Carpino Folk Festival’09: intervista a Luciano Castellucciadi Antonio Basile
Inizia la bella stagione, il Gargano e i suoi luoghi storici iniziano a riempirsi di gente, le serate si fanno più calde e l’aria inizia a profumarsi di un’adrenalina tutta particolare. Un’adrenalina che si respira solo sotto il cielo estivo di Carpino e che cresce per diventare meravigliosamente insopportabile nei giorni precedenti il più grande evento che riguarda questo territorio. Il Carpino Folk Festival non è semplicemente un festival musicale ma un vero e proprio punto di riferimento per il panorama musicale. Riconosciuto unanimemente come il festival di musica popolare e delle sue contaminazioni di maggior qualità in Italia, e tra i più apprezzati a livello internazionale è, per chi vive (e non) sul Gargano, un appuntamento imperdibile. Impossibile descrivere l’atmosfera che si respira a Carpino nella settimana più caratteristica e divertente, impossibile dire quello che il Carpino Folk Festival rappresenta per chi l’ha conosciuta, e pian piano apprezzato fino ad innamorarsene follemente. Una manifestazione che negli anni ha cambiato volto e alla quale Carpino lega, ormai visceralmente, il suo nome. Al telefono è Luciano Castelluccia (Direttore Artistico Carpino Folk Festival) a rispondere alle mie domande con passione ed entusiasmo che più di tutto il resto hanno caratterizzato, e caratterizzano ancora dopo quasi quattordici anni, questo festival.
Luciano, il Carpino Folk Festival arriva al suo 14esimo compleanno. Qual è la fortuna della sua formula?
Dal 1996 la manifestazione ha sicuramente modificato aspetto nella formula, ma non ha mai abbandonato lo spirito e l’identità che fin dall’inizio ne hanno fatto, insieme alla qualità delle proposte artistiche, la fortuna. E questa è sicuramente una peculiarità, che il Carpino Folk Festival ha conservato gelosamente, e che ancora oggi, assieme al sempre altissimo standard del cartellone, è alla base del suo grande successo. Il Carpino Folk Festival nasce da un’illuminazione di Rocco Draicchio, musicista carpinese appassionato di tradizioni, che si realizza in pochissimi mesi. Allora la formula era molto diversa e trovava i suoi elementi vincenti nel fatto di essere il primo festival di musica popolare della Puglia, ma soprattutto nel fatto di essere lo strumento attraverso cui riemergevano tradizioni musicali in via di estinzione.
Da allora la musica popolare ne ha fatta di strada ed oggi è al centro del dibattito sull’Intangible Cultural Heritage, e festival di questo tipo nascono in tutta Italia.
Il presente ci parla di una manifestazione che continua a non fa pagare nessun biglietto e che considera la musica un patrimonio condiviso.
Personalmente, penso che, al di là dei cambiamenti riguardanti l’organizzazione, la sua fortuna si debba proprio all’intreccio di musica e ambienti che diventano un tutt’uno creando suggestioni inedite e uniche.
Quali le novità di quest’edizione?
A livello tecnico e organizzativo la struttura del festival resta pressoché invariata con i concerti gratuiti in Piazza del Popolo e i momenti letterari e teatrali nei quartieri caratteristici della Città. La novità più grande riguarda i rapporti con le altre realtà Festivaliere della Capitanata, unitesi nel Consorzio 5FSS, e le collaborazioni instaurate con altre istituzioni musicali del territorio. Poi ci sono tante piccole novità che sono quelle che ci caratterizzano e si traducono in altrettante produzioni originali. Ma diremo più avanti in un’apposita conferenza stampa.
Qualche anticipazione sul cartellone?
Tanti i nomi previsti per quest’edizione 2009. Star indiscusse della riproposta e naturalmente i cantatori e cantori della musica popolare italiana si alterneranno sul palco di Piazza del Popolo e nelle strade adiacenti dove il Festival si svolgerà dal 2 al 9 Agosto. Nomi non ne possiamo ancora fare, ma possiamo anticipare che estingueremo un debito contratto con il pubblico la scorsa edizione e faremo un omaggio ad uno dei più grandi artisti italiani artefice tra le altre della rinascita del Folk Revival degli anni’90.
Nei prossimi giorni pubblicheremo il bando per la II Edizione del Premio Fotografico Rocco Draicchio. Quindi seguiranno le informazioni per le iscrizioni ai nostri laboratori di danza, chitarra battente e Percussioni.
Infine consegneremo alla stampa uno studio condotto per valutare l’impatto economico del festival che ha calcolato il beneficio economico goduto dalla sola area del Gargano.
I dati concreti che emergono ci dicono che il Carpino Folk Festival, nato come occasione per la comunità locale di misurarsi con il proprio patrimonio, rafforzando il senso di identità e il tessuto delle relazioni umane, è divenuto, anche e soprattutto, una grande risorsa economica e turistica che va sostenuta e tutelata seriamente dalle amministrazioni locali e dagli imprenditori del territorio.
Per tenervi aggiornati seguite il portale dell’Associazione Culturale: www.carpinofolkfestival.com
Ufficio Stampa
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
È dell’ultim’ora la notizia che vuole la candidatura UNESCO del sito Italia Longobardorum, in cui è presente anche Monte Sant’Angelo, rimandata di un anno.La decisione è stata presa per consentire ai vari siti di adeguarsi a delle direttive dell’ICOMOS. A Monte Sant’Angelo, a quanto pare, è stato chiesto di migliorare il servizio di accoglienza dei pellegrini.Sul numero di oggi(21 maggio) de "l’Attacco" la pagina 5 è dedicata ad un’approfondimento della notizia.Nelle prossime ore vi terremo aggiornati sulla vicenda…
fonte:ildiariomontanaro.it

Valorizzare un territorio significa parlare dei molteplici aspetti, legati all’economia, alla cultura, all’ambiente naturale ma anche alle interazioni che questo ha avuto nei secoli con l’essere umano, che ha modellato ed adattato il paesaggio alle sue esigenze.
L’Associazione Culturale Green Tourism –Gargano- nasce proprio con l’obiettivo di dare valore a tutte quelle peculiarità del contesto garganico che ne disegnano la forte identità ma che molto spesso rimangono nell’ombra.
Da qui l’idea di realizzare visite guidate nell’oasi agrumaria garganica, e di svelare misteri e curiosità su questo territorio e la sua storia; un vero e proprio esperimento culturale che si pone come obiettivo quello di riportare l’attenzione su un paesaggio che per secoli ha prodotto ricchezza economica, ma che oggi si sta lentamente e inesorabilmente deteriorando, portando via con se nell’oblio anche tanti valori e tradizioni legate alla storia e cultura locali.
Un tentativo, quello di Green Tourism –Gargano-, di contribuire a salvare questo importante patrimonio naturalistico e paesaggistico, coinvolgendo la popolazione locale ma anche i turisti a visitare questi luoghi, a prendere confidenza con questo bellissimo e rigoglioso Gargano interno.
Le visite guidate si svolgeranno attraverso un singolare percorso naturalistico, che attraverserà i vari ambienti del territorio, dalla pineta, agli uliveti, dai centri storici ai “giardini” e che sarà piacevolmente arricchito dalla degustazione di prodotti tipici; si potranno effettuare nel corso di tutto il periodo estivo e, su prenotazione, anche in altri periodi dell’anno.
Questo progetto, che è stato finanziato grazie al concorso Principi Attivi. Giovani idee per una Puglia Migliore dell’Assessorato per le Politiche Giovanili della Regione Puglia, ha ottenuto vari patrocini e collaborazioni: l’Ente Parco Nazionale del Gargano, la Provincia di Foggia, il Comune di Rodi Garganico e di Vico del Gargano, Legambiente e il Consorzio Gargano Agrumi.
Un modo nuovo, giovane e originale per dare impulso vitale ad un Gargano ancora sconosciuto, e per imparare a scoprirlo.. in Armonia con la Natura!
Stefania Presutto
Green Tourism –Gargano-
Per info:
Stefania Presutto Tel. +39 338 1131630 e +39 347 9438927
Sito Internet: http://www.garganogreen.com
FB: Green Tourism –Gargano-
Mail: info@garganogreen.com

A proposito di STL, come Io Sono Garganico si è pensato di lanciare un concorso a premi dal nome "Chi li ha visti…?. Tale iniziativa nasce dal fatto che a questo importante appuntamento turistico ed istituzionale, svoltosi nella sala conferenze della Nuova Provincia, non si è visto nessun esponente politico del Gargano fatta eccezione di Vincenzo De Nittis (giovanissimo assessore al Turismo di Peschici e Salvatore Taronno, assessore al Turismo di San Giovanni).
Va anche aggiunto però che non godo di buona vista e dovrei cambiare anche gli occhiali, quindi invito tutti a partecipare indicando nomi e cognomi di politici garganici presenti, ma che per colpa della mia cecità, non ho visto o riconosciuto.
Il Concorso riserva premi esclusivi a chi potrà dimostrare e documentare che in effetti altri politici garganici c’erano, mentre per tutti gli altri ci saranno magliette donate ad estrazione con la scritta "Non Vedo, Non Sento, Non Parlo".
Forza signori, partecipate in massa e così anche voi potrete gridare…. IO LI HO VISTI…
Sul sito ondaradio.info , in una nota della Capitaneria di Porto di Vieste si legge: "Nei giorni 19 – 20 – 21 e 22 maggio 2009 dalle ore 08.00 fino a termine esigenza, nelle acque tra Vieste e Peschici, nei pressi della troore di Sfinale, si svolgeranno le operazioni relative al brillamento di alcuni ordigni bellici. La capitaneria di Porto di Vieste comunica che, in quel periodo, nel raggio di 3000 metri sono interdetti il transito, la sosta, la pesca, la balneazione ed ogni attività subacquea e diportistica." Si potrebbe però trattare anche di ordigni bellici sganciati dai velivoli alleati durante la recente guerra dei Balcani.
Molti utenti del sito viestano avanzano delle ipotesi, potrebbe infatti trattarsi di bombe inesplose sganciate dagli aerei alleati di stanza negli aeroporti italiani nella recente guerra della ex Jugoslavia. Ancora una volta torna alla ribalta delle cronache locali il tema dell’inquinamento del nostro splendido Adriatico.
Vi riporto quanto trovato sul sito www.biografiadiunabomba.it
L’accordo mira alla ricognizione dei fondali marini del basso Adriatico per l’individuazione di ordigni lasciati sul fondo dopo la seconda guerra mondiale
Firmato stamani l’accordo di programma tra Regione Puglia – assessorato all’Ecologia, Icram – istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, Ministero dell’Ambiente e Arpa per la caratterizzazione e la bonifica da ordigni bellici ai fini del risanamento ambientale del basso Adriatico. Tutte le misure nella Finanziaria 2008 per l’Ambiente In presidenza hanno firmato l’assessore all’Ecologia Michele Losappio, il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato, la dott.ssa Magaletti e il dott Alcaro per il Ministero e l’Icram, con l’assistenza del dirigente del settore Rifiuti e Bonifica della Regione, ing. Antonicelli.
L’accordo mira alla ricognizione dei fondali marini del basso Adriatico per l’individuazione di ordigni lasciati sul fondo dopo la seconda guerra mondiale. Numerose sono le bombe al fosforo, all’iprite o esplosive lasciate dopo bonifiche frettolose alla fine degli anni Quaranta davanti ad alcuni porti pescherecci pugliesi, ripescate però da pescatori colpiti dalle sostanze dopo aver issato a bordo ordigni. L’ultimo caso registrato risale al 1997, poi i pescatori sono stati informati ufficialmente del pericolo, con l’avvio delle prime campagne di bonifica e sminamento. L’accordo prevede ulteriori studi e formazione e informazione per i pescatori. L’accordo, finanziato dal 2002 per 5 milioni di euro dal Ministero, prevede che i vari enti interessati osservino i fondali, analizzino i sedimenti e identifichino gli ordigni e poi procedano, con l’ausilio dello Sdai della Marina militare, all’eliminazione. “Si tratta di un lavoro complesso – ha confermato Losappio – che vede la collaborazione di enti e personale specializzato, con alto impegno di capitale umano e finanziario, con precisi impegni per tutti gli enti firmatari”. Un’interrogazione parlamentare dell’allora deputato Nichi Vendola nel 1994 portò allo stanziamento – nel 2002 – della somma di 5 milioni di euro per la bonifica delle acque pugliesi. I porti principali sotto osservazione sono Manfredonia (bombe al fosforo), Molfetta e zona Torre Gavetone (iprite), Bari (iprite) e isola Otranto (esplosivi). In una seconda fase saranno sorvegliati vari altri porti, da Vieste a Leuca. “Tutto partì – ha spiegato Assennato – nel 1993 quando l’esercito Usa chiese all’Università di Bari di analizzare i postumi dell’esposizione all’iprite dei pescatori pugliesi. A Bari infatti il 2 dicembre del 1943 un bombardamento tedesco fece saltare una nave carica di bombe all’iprite, la bonifica successiva fu fatta buttando a mare le bombe inesplose. Si tratta di aggressivi chimici pericolosissimi e vietati, i cui effetti erano ignoti agli Usa che eppure sperimentarono sui loro soldati gli aggressivi in altre occasioni. Il disastro di Bari diede vita a studi medici che portarono anche alla sperimentazione dei primi chemioterapici antiblastici antitumorali per curare i feriti”.
La cosa che però fà restare l’amaro in bocca, è la totale indifferenza di chi dovrebbe affanarsi a far luce sui tanti misteri che avvolgono il nostro territorio, invece di continuare a fare lo struzzo o per dirla alla casalinga, a nascondere la polvere sotto il tappeto. Per chi volesse approfondire l’argomento vi ripropongo degli articoli già trattati da Sanmarcoinlamis.eu e che in verità, hanno mosso le coscienze di alcuni, invitando la redazione ad occuparsi delle cose belle del Gargano tralasciando queste notizie che secondo Loro infangano il nome della nostra terra….da che pulpito viene la predica !!!
LE SCORIE RADIOATTIVE E DISCARICHE ABUSIVE DEL GARGANO di Lazzaro Santoro (con contributo video
GARGANO: UN CIMITERO DI NAVI INQUINANTI AFFONDATE NELL’ADRIATICO di Gianni Lannes
EDEN V, LA NAVE DEI MISTERI E DELLE MEZZE VERITA’
Buona Lettura,
sanmarcoinlamis.eu
Forza Gargano… Si può farearticolo di Gaetano Berthoud
Presidente dell’Associazione Io Sono Garganico
Ci sono giorni che possono essere dimenticati poichè rappresentano l’ennesimo ed inutile tentativo di far quadrare un sistema, di provare a far cerchio, giornate dalle innumerevoli discussioni che però non portano a nessun risultato gratificante. Ci sono altri giorni che potrebbero lasciare il segno, ricordati come date simboliche, giorni dove emerge una forte volontà da parte di tutti di voler cambiare registro.
Stiamo parlando di tematiche Turistiche che riguardano la nostra Provincia, discusse nell’incontro avutosi venerdì mattina nella sede della Nuova Provincia, sui Sistemi Turistici Locali, fortemente voluto dall’Assessore al Turismo provinciale Nicola Vascello, che con costanza sta portando avanti un progetto reale e tangibile sull’evoluzione del Turismo della Provincia di Foggia.
Certo i processi di cambiamento sono lenti e complessi ma come Presidente dell’Associazione Io Sono Garganico, riconosco all’Assessore Vascello questa ferma volontà di credere che mattone su mattone le cose e soprattutto la sensibilità degli addetti al turismo possa maturare verso nuove strategie di sistema. Una costanza come la goccia che fa il buco: è questo il grande merito, cioè la ferma consapevolezza di avere pazienza, di trovare entusiasmo già nelle piccole cose, nei piccoli cambiamenti, merito altrettanto riconosciuto allo stesso Ente Provincia.
Il tentativo di venerdì mattina è l’ennesima dimostrazione di quanto appena scritto: un incontro che ha visto la partecipazione di diversi esponenti nazionali come i relatori Bruno Bernardi (Ordinario Facoltà di Economia dell’Università "Ca’ Foscari" Venezia), Eugenio Magnani (Direttore Generale E.N.I.T.), Giuliano Turcato (Esperto in Sistemi Turistici Locali), inoltre il Presidente della Provincia di Foggia Antonio Pepe, Isabella Varraso (Presidente Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Foggia), il già citato Nicola Vascello (Assessore al Turismo della Provinia di Foggia) e Eliseo Zanasi (Presidente della Camera di Commercio di Foggia).
Durante l’incontro, moderato dalla giornalista Marzia Campagna, tutti hanno portato testimonianza di quanto il nostro territorio sia turisticamente interessante, ma anche di quanto lavoro e cammino bisognerà fare, con esempi concreti di altre aree turistiche non solo italiane.
Questo perchè il vero problema turistico legato al futuro è il dover essere necessariamente competitivi, competitivi con l’ospitalità, con la cura del cliente, con nuovi territori turistici che, seppur non avendo le nostre tante bellezze, fanno dell’ospitalità il vero fiore all’occhiello. Nel Gargano bisogna innanzitutto migliorare questo aspetto, cioè non più cullarsi unicamente sulle bellezze paesaggistiche, ma impegnarsi quanto più a far sentire speciale un ospite.
Da garganico ho apprezzato molto anche i meriti che Nicola Vascello ha riservato ai tanti operatori del Gargano che grazie al loro coraggio hanno creato una zona turistica invidiata da molti, ma a questo punto non basta più il solo coraggio, occorre sempre più professionalità, dove aggiungerei un’altra parola chiave "passione per il territorio".
A dire queste cose in modo diretto, cioè cosa occorrerebbe per creare un valido STL (Sistema Turistico Locale), ci ha pensato Giuliano Turcato, che ha sintetizzato: "chi vuol fare sistema cercando solo i propri interessi farebbe bene a mettersi da parte e starsene a casa". Parole sante. *(me la prendo facilmente con chi da fuori ci critica, ma Turcato non ci critica, ci indica.)
Ora è tempo innanzitutto di persone con la volontà di amare questa terra e credere nel suo futuro turistico, dove chiaramente gli interessi personali potranno essere la naturale conseguenza. Al contrario, rischiamo di continuare ad avere valanghe di consorzi che oltre ad autoproclamarsi, di altro niente c’è. Forza Gargano… Si può fare.
Ecco "Capitanata Folk" (http://www.capitanatafolk.com), il portale nato per inventariare ed incentivare gli eventi, i gruppi e i ricercatori di canti, suoni e danze popolari della provincia di Foggia. L’iniziativa nasce dall’intesa tra il portale d’informazione Garganopress (http://www.garganopress.net) e il Nuovo Circolo Culturale "Giulio Ricci" di Rignano Garganico.
Il portale "Capitanata Folk" sarà aggiornato periodicamente con l’innesto di nuovi gruppi e di nuovi eventi.
A tale scopo si chiede a tutti i lettori, ai gruppi e agli organizzatori interessati di segnalare eventi, band, artigiani costruttori ed eventuali errori.
Un abbraccio a tutti!
VI ASPETTIAMO SU HTTP://WWW.CAPITANATAFOLK.COM
Con un grande concerto si è inaugurata a Bari la biblioteca dei suoni di Puglia. Aperta a tutti, terrà viva la tradizione
di Riccardo Piaggio
nella foto i Cantori di Carpino al Teatro Piccolo di Milano, 1966
dall’inserto culturale domenicale del Sole 24 Ore del 17 maggio 2009
Sono strani suoni, che si cofnondono con quelli dei grilli e dei trattori della campagna pugliese, almeno per ora. Bisognerà aspettare alcuni decenni. Poi – è questa la scommessa del popolo del folk di questa terra – quei suoni torneranno a vivere, diventando la nuova cartolina turistica e culturale del Salento e del Gargano. Quei suoni sono le musiche e le voci dei cantori della pizzica e della tarantella. L’eredità viva degli appassionati raccoglitori delle musiche folk del nostro sud, da Alan Lomax a Roberto Leydi diventa ora una biblioteca aperta.
L’Archivio sonoro della Puglia è stato inaugurato in queste settimane a Bari, presso la Biblioteca Nazionale, con un grande concerto, dal titolo evocativo, «Chi suona e canta non muore mai», animato da oltre sessanta musicisti tradizionali pugliesi.
La vocazione è chiara: la memoria sonora va tutelata e coltivata, anche se le musiche popolari cominciano a portare nelle piazze un pubblico paragonabile, almeno numericamente, a quello degli eventi pop. Tra i diversi Fondi, uno è dedicato all’opera di un grande cantore del sud, il calabrese Otello Prefazio, con preziosi documenti sul folk del Gargano e sul poeta contadino Matteo Salvatore.
Un nuovo archivio sonoro è sempre un azzardo. Un luogo che racconta una cultura immateriale non assimilabile ad altri patrimoni culturali popolari rivela una debolezza: non esiste una classicità a cui ispirarsi, né una età dell’oro da riguadagnare, nel mondo delle musiche tradizionali. Non esistono copie né originali. Non ci sono firme da autenticare, ma una immensa e scomposta massa di testimoni che ci raccontano la storia e il futuro di un’intera comunità. Potremmo chiamarla folk brand, questa nuova onda che rimesta la terra e porta a galla ogni sorta di memoria.
Melpignano & Co. sta diventando una sorta di Centro internazionale del folk, dove si fa ricerca, si producono suoni e idee, oltre a una dose di entetainment culturale, con la «Notte della Taranta» e il festival a Carpino. Che non diventi una Disneyland, dipenderà da chi (amministratori e musicisti) ci metterà, nei prossimi anni, le mani e il cuore.
Cinema Al seguito di «Ne te retourne pas», girato a Lecce
In vetrina la guida cineturistica di Laterza
di Nicola Signorile dal Corriere del Mezzogiorno
BARI — La Puglia si mette in mostra all’incredibile 62a edizione del festival di Cannes, sicuramente una delle annate migliori della rassegna francese. Protagonista l’Apulia Film Commission che ieri sera ha indossato il suo abito di gala per la presentazione di Ne te retourne pas («Non ti voltare»), il film che la giovane regista francese Marina De Van ha girato tra Parigi, il Lussemburgo e, per quattro settimane, a Lecce e nel Salento. Ed è proprio la Film Commission pugliese, insieme ai co-produttori italiani, francesi, belgi e lussemburghesi, ad organizzare la festa dedicata alla pellicola (alla spiaggia 3.14 sulla Croisette), con tanto di cocktail rigorosamente pugliese offerto dall’assessorato regionale alle risorse Agroalimentari e realizzato dallo chef Domenico Maggi.
Un lieto fine forse insperato per Ne te retourne pas che, nell’ottobre del 2007, fu il primo progetto al quale contribuì, con circa 40mila euro, l’allora nascente Film Commission. Il film racconta la storia di Jeanne, una scrittrice madre di due figli alle prese col suo primo romanzo, che all’improvviso si accorge di una serie di inquietanti mutamenti nella sua vita: spostamenti in casa, il suo corpo che si trasforma, ma nessuna delle persone che le stanno intorno sembra dar peso alla cosa. Una fotografia di una misteriosa donna italiana, scovata in casa di sua madre, innescherà un viaggio in Italia dove, ormai trasformata fisicamente, (forse) scoprirà le ragioni della sua crisi di identità. Le donne protagoniste della pellicola sono interpretate da due assolute icone del cinema contemporaneo, soprattutto di quello transalpino, la «nostra» Monica Bellucci e la parigina Sophie Marceau, due delle donne più amate di Francia, anche grazie alla loro straordinaria bellezza.
Le iniziative pugliesi a Cannes proseguiranno poi, domenica 17 maggio alle 12, all’Italia Pavilion (al numero 42 della Croisette) dove lo stesso presidente della Afc Oscar Iarussi presenterà agli addetti ai lavori internazionali la guida cineturistica Effetto Puglia (nella sua versione in lingua inglese Apulia – A Film Tourism Guide), edita dalla casa editrice Laterza. Un vademecum alla scoperta delle innumerevoli località pugliesi scelte come location dai migliori cineasti del presente e del passato: Pasolini, i fratelli Taviani, Monicelli, Lina Wertmüller, e poi Placido, Amelio, Salvatores, Rubini, Moretti, sono solo alcuni dei registi che si sono lasciati ammaliare dalle bellezze offerte della regione. La guida è arricchita inoltre dai contributi «pugliofili» di personalità della cultura e del cinema italiano, pugliesi e non come Renzo Arbore, Alessandro Baricco, Gianrico Carofiglio, Roberto Cotroneo, Steve Della Casa e tanti altri.
La Puglia sarà presente al festival di Cannes, per l’intera durata della rassegna, quindi fino al 24 maggio, presso due stand: l’Italia Pavillion al 42 della Croisette e nella sede dell’associazione Italia Film Commission, al Villane Internazionale al Pantiero. Ai visitatori verrà offerta in omaggio una copia della guida Effetto Puglia e una borsa realizzata dalle donne detenute nel carcere femminile di Lecce.
I test clinici effettuate nei giorni scorsi per conto dell’ assessorato di Tommaso Fiore hanno segnalato una presenza "preoccupante" di tossine dell’ alga tossica all’ interno delle cozze analizzate. A suggerire al tavolo permanente convocato da Fiore di estendere i controlli anche all’ esterno delle diga è stato l’ evento catastrofico dello scorso 23 aprile. Una pioggia senza precedenti obbligò i gestori della diga di Occhito ad aprire le paratieea far defluire in mare milioni di metri cubi di acqua infestata dall’ alga tossica.
L’ assessore Tommaso Fiore, ieri, però, invitava alla calma: «È vero – ha detto – abbiamo riscontrato una presenza di tossine dell’ alga tossica, ma per sospenderne la vendita avremmo aspettato di sottoporre le analisi all’ Istituto superiore di sanità. Abbiamo proceduto subito solo perché nei mitili analizzati abbiamo trovato anche traccia di salmonellosi».
Le cozze sono due volte pericolose ma è la presenza delle tossine dell’ alga rossa a preoccupare di più gli esperti. «Se i dati delle analisi troveranno conferma questo potrebbe essere il primo caso in Italia di cozze marine infestate dall’ alga tossica», ha spiegato ieri il direttore dell’ Arpa, Giorgio Assennato. «Un’ anomalia – ha ipotizzato il professore – che può essere spiegata solo alla luce dell’ eccezionale sversamento della diga nel mare Adriatico».
Solitamente, infatti, l’ alga rossa infetta solo i pesci e frutti di mare di acqua dolce. Per questo, dall’ assessorato alla Salute, stanno seguendo con grande attenzione lo strano caso delle cozze foggiane per capire se possa interessare anche ad altri allevamenti di mitili. Ieri Fulvio Longo, dirigente del settore Prevenzione della Regione, è volato a Roma per consultare gli esperti dell’ istituto superiore di sanità sul caso alga rossa.
L’ assessore Fiore ha preferito non rendere noto l’ esito dell’ incontro con gli esperti del settore per "non creare inutili allarmismi". «Le informazioni sulle analisi che stiamo compiendo in questi giorni saranno rese pubbliche il prossimo 18 maggio – ha annunciato – quando i dati raccolti, ormai stabilizzati nel tempo, saranno sottoposti al tavolo permanente aperto in assessorato». Ma, in Puglia è già scattata la psicosi. «Il blocco della vendita dei mitili desta grande preoccupazione – hanno scritto in una nota i vertici degli Ambientalisti democratici di Foggia – la stagione irrigua è ormai partita e l’ acqua di Occhito, senza passare per i filtri al carbonio attivo destinati solo al potabile, sta silenziosamente attraversando i campi della Capitanata per irrigare i prodotti agricoli che arriveranno a breve sulle tavole dei foggiani. La Regione intervenga subito, prima che l’ alga rossa comprometta per sempre il principale serbatoio idrico della Puglia». – (p. rus.)
…lu dcev ji….
Fotografia poco edificante quella scattata dagli esperti sulla comunicazione
Matteo Palumbo
da L’Attacco
Quando le diciamo noi queste cose siamo dei poveri illusi
Un territorio passivo, incapace di trasferire emozioni e storia al turista. Il tutto a causa di mancanza di comunicazione. E’ questa la fotografia scattata al settore turistico di Capitanata da Bruno Bernardi, Ordinario della Facoltà di Economia dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia e Eugenio Magnani, Direttore Generale ENIT. Quindi, una situazione non proprio positiva, ma che, con opportuni e tempestivi correttivi, si può ripristinare “I successi o le sconfitte, non dipendono dal caso dai finanziamenti, ma dall’organizzazione tra gli Enti locali- afferma Bernardi -.Lo Stato, non può essere l’unico soggetto dello sviluppo, perché ora il potere si è decentrato.
Comunque, bisogna puntare sull’offerta culturale ed enogastronomia, i cui consumi non hanno subito i contraccolpi della crisi, anzi sono in espansione. Questo, è il momento per richiamare le radici, la naturalità, la cura di sé, che però vanno costruite e coltivate, e non lasciate alla spontaneità del fenomeno-aggiunge-.
Dovete concentrarvi sui significati, sulla costruzione di esperienze e non raccontare favolette, perché la gente viaggia per ricercare un senso. Ma, le bellezze naturali, sono una condizione abilitante, e solo su di esse non si può basare il turismo.
Quindi, è un errore gestire il territorio passivamente, e non serve a nulla accontentarsi del poco che si ha a disposizione. Queste condizioni, in cui si riflette molto il Gargano, creano stagionalità, favoriscono comportamenti opportunistici, lavoro sommerso o illegalità diffusa con danni d’immagine e fortissima dipendenza dal prezzo. Queste le cause dello spopolamento dei centri interni alla costa e la differenza di reddito che crea lo sgretolamento della coesione sociale”.
Bernardi dà suggerimenti ad amministratori ed imprenditori. “Non possiamo fare un’offerta copiata ed omogeneizzata, ma bisogna valorizzare le caratteristiche locali, il che non significa fare una vetrina dell’artigianato. L’idea di sito web, se non con contenuti personalizzati che raggiunge ogni singolo navigatore, è vecchia ed inutile, piuttosto bisogna investire sull’accoglienza turistica-sottolinea-. Non basta la disposizione d’animo per fare accoglienza, ma bisogna imparare le buone pratiche. Bisogna investire sul cliente e sulle sue esigenze. Ecco perché, non bisogna pensare a come andare su Marte, ma di combinare ciò che il territorio ci offre in maniera originale. Per quest’aspetto avvaliamoci dell’aiuto della Camera di Commercio, dell’Università e dell’associazioni di categoria”. Sulla stessa linea d’onda, è Magnani. “Dobbiamo saper sorprendere e coinvolgere il turista, che deve essere regista ed attore della sua esperienza. Oltre all’attitudine turistica serve il desiderio di ospitare perché il fatto umano è distintivo del prodotto, in quanto trasmette le emozioni che rendono autentico ed unico un territorio- aggiunge. Bisogna avere la voglia di battersi per riappropriarsi delle proprie radici e della propria storia, per poi potere raccontare il tutto al turista. Oltre alla tecnica (formazione e programmazione),la vera carta vincente, è la passione per quello che si fa. L’Italia ha la passione per l’ospitalità, e nessuno può insegnarcelo, ed è proprio questo il nostro valore aggiunto. Dobbiamo essere in grado di offrire esperienze uniche ed indimenticabili”. Magnani, conclude, parlando della nuova campagna di comunicazione: Italia much more. “Italia, è una parola magica, che da sola dà forza ad un prodotto nel mondo. Per questo bisogna utilizzare i mega brand per avanzare nei mercati turistici. In questo modo, si fa promozione facendo conoscere anche le realtà più piccole. Noi abbiamo pensato di utilizzare negli spot Roma, Napoli e Venezia come porta del grande contenitore di sorprese qual’è l’Italia”.