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Quel vento che da Carpino arrivò al Maestro Roberto De Simone

Ci sono maestri che non appartengono soltanto alla città in cui sono nati. Appartengono ai luoghi che hanno saputo ascoltare, alle voci che hanno raccolto, alle tradizioni che hanno restituito alla dignità della scena, della musica, del teatro, della memoria.

Roberto De Simone è stato uno di questi.

Napoli lo ha generato, certo. Ma il suo sguardo, la sua ricerca e la sua intelligenza artistica hanno attraversato tutto il Sud, cercando non il folklore da cartolina, ma la verità profonda dei canti popolari: quella che nasceva nelle case, nelle strade, nei campi, nelle feste, nelle serenate, nei riti. Quella che spesso il mondo colto guardava dall’alto, senza capire che lì dentro c’era una sapienza antica, potente, raffinatissima.

Per questo, quando in questi giorni uno spettacolo prende il titolo **“Damme nu vento ca pozza navigare”** e viene dedicato al Maestro Roberto De Simone, non possiamo leggerlo soltanto come un omaggio napoletano. Dentro quel titolo c’è una rotta più lunga. C’è un viaggio che parte anche da Carpino.

Perché quel vento, prima di diventare immagine teatrale e musicale, attraversa il nostro sonetto: **“Di primë ammorë ti venë a salutajë”**. Un canto d’amore carpinese, un frammento prezioso della nostra tradizione orale, raccolto e consegnato alla storia dagli studiosi che vennero a Carpino ad ascoltare i cantori, le voci, le melodie, i modi antichi di dire l’amore.

De Simone seppe fare una cosa rara: non prese quel materiale per abbellirlo artificialmente, né per trasformarlo in un oggetto da museo. Lo riconobbe. Lo rispettò. Lo fece navigare.

Nella sua **“Marinaresca”**, il sonetto carpinese diventa approdo e partenza insieme. Carpino incontra Napoli, il Gargano incontra il mare, la serenata diventa racconto universale. Il verso amoroso si apre alla navigazione, alla lontananza, al desiderio, alla ricerca di un vento capace di muovere una barca ferma nel porto.

Ed è forse proprio questa la grandezza del Maestro: avere capito che la tradizione non è mai immobilità. La tradizione è movimento. È vento. È una voce che passa da una generazione all’altra, da una terra all’altra, da una bocca all’altra, cambiando forma ma non perdendo l’anima.

Carpino, in questa storia, non è una nota a margine. È una sorgente.

I nostri cantori non cantavano per diventare celebri. Cantavano perché il canto era parte della vita. Era corteggiamento, memoria, comunità, sfida, consolazione. Era un modo per dire quello che spesso non si riusciva a dire diversamente. La serenata, il sonetto, la chitarra battente, il dialetto: tutto concorreva a costruire un linguaggio potente, intimo e collettivo allo stesso tempo.

Roberto De Simone ebbe il merito di ascoltare quel linguaggio senza addomesticarlo. Da grande uomo di teatro e da grande musicologo, comprese che il canto popolare non aveva bisogno di essere “nobilitato”: era già nobile. Aveva solo bisogno di essere riconosciuto, studiato, attraversato con rispetto e restituito al pubblico senza tradirne la forza originaria.

Oggi, dunque, il titolo **“Damme nu vento ca pozza navigare”** suona come un omaggio doppio. Al Maestro, certamente. Ma anche a quella cultura popolare meridionale che lui ha saputo raccogliere e rilanciare, facendola uscire dai confini locali senza sradicarla.

E per noi carpinesi quel titolo ha un’emozione particolare. Perché ci ricorda che un canto nato in un paese del Gargano può arrivare lontano. Può attraversare il teatro, il cinema, la musica contemporanea. Può parlare a Napoli, al Salento, all’Europa. Può continuare a vivere, se qualcuno lo ascolta davvero.

La morte di Roberto De Simone ha lasciato un vuoto enorme nel panorama culturale italiano. Ma i maestri veri non scompaiono del tutto. Restano nelle opere, nei discepoli, negli archivi, nei canti che hanno salvato, nelle parole che hanno rimesso in cammino.

E allora forse il modo migliore per ricordarlo non è soltanto dire grazie. È continuare a navigare sulle rotte che ha indicato.

Con carte antiche, sì.
Ma con vento nuovo.

E quel vento, da Carpino, continua ancora a soffiare.

Mi assumo tutte le responsabilità per ciò che dico, ma non per quello che tu capisci!

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