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LE RADIO LIBERE A CARPINO – Quando l’etere diventò la voce di un paese

C’è stato un momento, nella seconda metà degli anni Settanta, in cui a Carpino sembrava esserci più gente davanti a un microfono che davanti a un televisore.Erano gli anni delle radio libere, quando la radiofonia italiana stava vivendo una trasformazione radicale e, dopo decenni di monopolio pubblico, l’etere cominciava a riempirsi di voci nuove.

Anche a Carpino quella rivoluzione arrivò molto presto.

Arrivò attraverso ragazzi giovanissimi, trasmettitori costruiti artigianalmente, giradischi, microfoni, antenne improvvisate e una quantità incredibile di entusiasmo.

Nacquero così Radio Supernational, Radio Onda Amica, Radio Onda Rossa, RC1 Radio Carpino Uno, Radio G.A.R.A., Radio Odeon, Radio Erre e altre esperienze che oggi, a distanza di mezzo secolo, appartengono alla memoria collettiva del paese.

Non furono semplicemente delle radio.

Furono il modo attraverso il quale una generazione di carpinesi scoprì che poteva parlare al proprio paese e, contemporaneamente, farsi ascoltare oltre i confini del paese.

L’Italia scopre le radio libere

Per comprendere ciò che accadde a Carpino bisogna ricordare il clima dell’Italia di quegli anni.

Il sistema radiofonico era stato a lungo dominato dal monopolio pubblico. La svolta decisiva arrivò il 28 luglio 1976, quando la Corte costituzionale, con la sentenza n. 202, riconobbe la legittimità delle trasmissioni radiotelevisive private in ambito locale. Era lo spartiacque che avrebbe favorito la moltiplicazione delle emittenti private in tutta Italia.

In pochi anni centinaia di radio cominciarono a trasmettere da città e paesi grandi e piccoli.

Non servivano necessariamente grandi capitali.

Servivano un trasmettitore, un’antenna, qualche apparecchiatura, un luogo da cui trasmettere e, soprattutto, qualcuno disposto a mettersi davanti a un microfono.

A Carpino quella possibilità viene raccolta con entusiasmo.

Ma la storia carpinese, secondo le testimonianze dei protagonisti, comincia addirittura prima della sentenza del luglio 1976.

RADIO SUPERNATIONAL

La primavera del 1976

La più antica e meglio documentata esperienza radiofonica carpinese è Radio Supernational.

Secondo la testimonianza di Pierluigi Pelusi, nella primavera del 1976 suo fratello Giancarlo Pelusi, insieme a Tonino D’Arnese, detto “Cucc’”, costruisce un trasmettitore.

È una macchina artigianale, costruita da appassionati di elettronica in un’epoca nella quale procurarsi e assemblare apparecchiature radio non era certo semplice come oggi.

Le prime prove vengono effettuate nei locali dove si riuniva il gruppo della Comunità cristiana, negli ambienti annessi alla chiesa madre.

Gli strumenti sono pochissimi: un trasmettitore, un giradischi e un microfono.

Niente mixer. Niente computer. Niente regia.

La radio nasce prima ancora come esperimento tecnico che come vera e propria emittente. Bisogna capire se il segnale arriva.

Bisogna capire fin dove arriva. Bisogna imparare a trasmettere. E poi bisogna trovare qualcuno disposto a parlare.

Secondo la testimonianza di Pelusi, nelle prime prove esisteva anche l’ipotesi di una radio con una connotazione cattolica, legata all’ambiente della Comunità cristiana e alla figura di don Francesco Gramazio, allora da poco ordinato sacerdote.

L’idea però prende rapidamente una strada diversa.

LA PRIMA RADIO LIBERA DI CARPINO

Dopo le prime prove, il trasmettitore viene utilizzato da Matteo Maccarone, che insieme ad altri giovani avvia Radio Supernational.

La testimonianza ricorda tra i primi collaboratori Pierluigi Pelusi, Mario Massa, Rocco Manzo, Michele Russi e altri ragazzi.

Le trasmissioni vengono realizzate con mezzi rudimentali.

Il giradischi di Pierluigi diventa uno degli strumenti fondamentali della radio.

Un microfono passa di mano in mano. La musica viene scelta direttamente dai ragazzi. La radio comincia così a entrare nelle case di Carpino.

È difficile oggi comprendere quanto questo rappresentasse una novità. Nel paese non esistevano televisioni locali, internet, social network, smartphone o piattaforme musicali. Le possibilità di comunicazione erano enormemente più limitate.

E improvvisamente una voce di Carpino poteva essere ascoltata da altre persone di Carpino.

La comunità cominciava ad ascoltare se stessa.

DUE IDEE DIVERSE PER LA RADIO

L’esperienza di Radio Supernational dura però poco nella sua prima formazione.

All’interno del gruppo emergono differenti idee sull’impostazione dell’emittente.

Secondo il ricordo di Pierluigi Pelusi, Matteo Maccarone avrebbe voluto dare alla radio un’impronta politica vicina alla destra dell’epoca, mentre altri ragazzi volevano una radio prevalentemente musicale, libera e destinata al divertimento.

Il contrasto porta alla fuoriuscita di un gruppo di collaboratori.

Pierluigi Pelusi si riprende il proprio giradischi e, insieme agli altri, dà vita a una nuova esperienza.

Nasce così Radio Onda Amica.

Ed è qui che la storia delle radio carpinesi prende definitivamente velocità.

RADIO ONDA AMICA

La radio fatta dai ragazzi

Radio Onda Amica, sulla frequenza ricordata come FM 90.5, nasce nell’estate del 1976.

Tra i protagonisti dell’esperienza vengono ricordati Pierluigi Pelusi, Mario Massa, Gianfranco Di Viesti, Michele Russi, Rocco Romagnolo, Angelo Circolone e Mario Caputo.

Sono ragazzi giovanissimi. Hanno quindici, sedici, diciassette, diciotto anni.

E proprio questo elemento è fondamentale per comprendere lo spirito dell’esperienza.

Non stanno costruendo una grande azienda radiofonica.

Stanno facendo radio perché è divertente. Perché possono scegliere la musica. Perché possono parlare. Perché possono dedicare una canzone. Perché possono creare qualcosa che prima non esisteva.

Pelusi ha ricordato negli anni proprio la volontà di mantenere la radio indipendente da condizionamenti politici ed economici e di finanziarla attraverso la pubblicità locale.

La radio deve pagare l’affitto, la corrente, i dischi. Il resto lo fanno i ragazzi.

A volte arrivano persino piccoli contributi degli ascoltatori: qualche 50 o 100 lire infilato insieme al biglietto di una dedica nella cassettina lasciata al Bar Teo.

È una fotografia straordinaria della radiofonia locale di quegli anni.

LA RADIO ENTRA NELLA VITA DEL PAESE

La radio non è più soltanto un trasmettitore. Diventa un appuntamento.

Gli ascoltatori mandano dediche. Chiedono canzoni. Telefonano. Gli speaker diventano personaggi conosciuti. Le loro voci entrano nella quotidianità.

Uno dei programmi più ricordati è Dedicomania, condotto da Mario Massa.

La sigla è “Hey, Tonight” dei Creedence Clearwater Revival.

Secondo la testimonianza di Pelusi, quando partiva quella sigla, la musica si diffondeva per le strade di Carpino.

La radio aveva conquistato il paese.

Era nata una nuova forma di socialità.

RADIO ONDA ROSSA

Nello stesso periodo, a Carpino, nasce anche un’esperienza completamente diversa.

È Radio Onda Rossa.

Le fonti la collocano nel 1976 e la descrivono come un’emittente politicamente vicina all’area di Lotta Continua.

Tra i protagonisti vengono ricordati Gino Zurlo, Giovanni Cantucci, Lino Savio, Gino Di Tullio e Rocco Draicchio.

Radio Onda Rossa non ha la stessa impostazione di Onda Amica. La musica non è il centro dell’esperienza.

La radio diventa uno strumento di discussione, informazione e comunicazione politica. Si parla di attualità, di società, di guerra, di cultura.

E anche qui non mancano gli scherzi telefonici, alcuni dei quali sono rimasti nella memoria del paese.

Uno dei più celebri racconta di una persona convinta che il giorno successivo sarebbe arrivato a Carpino il Presidente della Repubblica.

La notizia avrebbe provocato un piccolo caos, coinvolgendo diverse persone e istituzioni del paese.

È un episodio tramandato dalla memoria dei protagonisti e, proprio per questo, va considerato come testimonianza orale, non come fatto documentato da una fonte contemporanea.

Ma racconta bene il clima di quegli anni.

«CI SONO PIÙ RADIO CHE PERSONE»

La proliferazione delle emittenti diventa tale che una frase entra nella memoria di quel periodo:

«A Carpino ci sono più radio che persone!»

È una battuta, naturalmente.

Ma fotografa bene ciò che stava accadendo.

Un piccolo paese del Gargano si ritrova improvvisamente pieno di antenne, trasmettitori, studi improvvisati e giovani che vogliono fare radio.

La radio diventa una palestra.

Chi sa parlare impara a fare lo speaker. Chi sa usare il saldatore diventa tecnico. Chi conosce l’elettronica costruisce trasmettitori e sistema antenne. Chi ha una buona collezione di dischi diventa indispensabile.

Tutto avviene dal basso.

LA TECNOLOGIA ARTIGIANALE

Quella delle radio carpinesi è anche una storia di elettronica fatta in casa.

Le apparecchiature costano. Non esistono i moderni negozi online. Non esistono schede tecniche facilmente reperibili. Non esistono tutorial su YouTube.

Bisogna sapere dove comprare i componenti, come montarli e come regolare un trasmettitore.

Le testimonianze ricordano in particolare Rocco, appassionato di elettronica, che avrebbe aiutato diverse emittenti a mettere a punto le antenne.

Molte utilizzavano antenne nate per altri impieghi e successivamente adattate alle frequenze FM.

È una competenza tecnica che oggi rischiamo di sottovalutare.

Per quei ragazzi significava saper trasformare un insieme di componenti elettronici in una stazione radio capace di coprire un paese.

9 MAGGIO 1979

Quando le radio di Carpino arrivarono al radiofaro di Vieste

La vicenda più sorprendente della storia delle radio carpinesi si verifica nel maggio 1979.

Il 9 maggio arrivano a Carpino tecnici del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.

Nella testimonianza di Pierluigi Pelusi vengono ricordati Domenico Ranieri e Domenico Marra, arrivati con un furgone attrezzato per effettuare controlli sulle emissioni delle radio.

Il problema riguarda le cosiddette frequenze spurie, cioè emissioni indesiderate al di fuori della frequenza sulla quale l’emittente avrebbe dovuto trasmettere.

Secondo la testimonianza, le emissioni erano molto potenti.

E non disturbavano soltanto altri apparecchi presenti nelle case.

La questione aveva conseguenze molto più importanti.

Le interferenze erano state associate al VOR di Vieste, un radiofaro utilizzato per la navigazione aerea.

La storia delle radio di Carpino usciva così dai confini del paese.

12 MAGGIO 1979

«Chiuse quattro radio private: disturbavano il radiofaro»

Tre giorni dopo i controlli, il caso arriva sulla stampa nazionale.

Il 12 maggio 1979, l’Unità pubblica un articolo dal titolo:

«Chiuse quattro radio private: disturbavano il radiofaro»

Il giornale riferisce che quattro radio private di Chieti, Carpino e Rodi Garganico, in provincia di Foggia, avevano interrotto le trasmissioni dopo una diffida del Circolo costruzioni dell’aeroporto di Bari.

Il motivo indicato era l’interferenza con il VOR di Vieste, sul promontorio del Gargano.

L’articolo spiega che il VOR era un sistema di radionavigazione e indica la frequenza di 112,06 MHz.

La vicenda assume così un valore documentario importante.

Non siamo più soltanto davanti al ricordo di chi aveva vissuto quelle giornate. Abbiamo una notizia pubblicata dalla stampa nazionale pochi giorni dopo i controlli.

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

«Renato Zero ormai non canta più»

Ma nella memoria carpinese quella vicenda è rimasta soprattutto attraverso la Gazzetta del Mezzogiorno.

Il 12 maggio 1979 il giornale dedica alla vicenda un titolo destinato a rimanere nella memoria:

«Renato Zero ormai non canta più»

Il richiamo riguarda i radiofari utilizzati per assistere gli aerei.

Il titolo è curioso, quasi surreale. Ma dietro quella frase c’è una vicenda tecnica molto seria.

Secondo il racconto tramandato dai protagonisti, le interferenze delle radio di Carpino erano tali che, invece dei normali segnali del radiofaro, sulle apparecchiature degli aerei potevano arrivare le trasmissioni musicali delle radio locali.

Da qui l’immagine, diventata ormai parte della memoria collettiva:

i piloti ascoltavano Renato Zero al posto del segnale del radiofaro.

È importante però distinguere la memoria dal documento.

L’articolo de l’Unità documenta la vicenda delle interferenze e la sospensione delle trasmissioni.

La Gazzetta del Mezzogiorno ci restituisce invece il modo, molto più suggestivo, con cui quella storia venne raccontata al pubblico.

E il titolo su Renato Zero è rimasto nella memoria dei carpinesi.

Le due fonti, quindi, non si escludono. Si completano.

LA FINE DI RADIO ONDA ROSSA E ONDA AMICA

Secondo la testimonianza di Pelusi, il 9 maggio 1979 rappresenta il momento della chiusura di Radio Onda Rossa e della conclusione dell’esperienza di Radio Onda Amica.

È un momento simbolico.

Una stagione sta finendo.

Ma non finisce la voglia di fare radio.

Anzi. Nel giro di poco tempo nasceranno nuove emittenti.

RC1 – RADIO CARPINO UNO

Nel 1979 viene ricordata la nascita di RC1 – Radio Carpino Uno.

Tra i protagonisti vengono indicati Giuseppe Belmonte e Marcello Russi, insieme ad altri appassionati.

Anche questa esperienza dimostra quanto il fenomeno fosse ormai radicato.

Le radio non erano più una novità. Erano diventate parte del paesaggio sociale e culturale di Carpino.

RADIO G.A.R.A.

Nel 1980 arriva una nuova esperienza destinata ad avere una certa importanza:

Radio G.A.R.A.

Le fonti ricordano tra i fondatori Giovanni e Antonio Di Mauro, Rocco “Rocky” Manzo e Antonio e indicano in Tonino D’Arnese il riferimento per gli aspetti tecnici.

La tecnologia è ormai più evoluta.

Nello studio vengono installati:

  • un mixer;
  • piatti per giradischi;
  • un registratore a bobine;
  • un trasmettitore da 300 watt;
  • una grande antenna direzionale.

La sede viene collocata in via Santa Croce, negli stessi locali già utilizzati da Radio Onda Amica.

La radio amplia notevolmente il proprio bacino di ascolto.

Secondo le testimonianze raccolte, il segnale arriva a Cagnano Varano, Foce Varano e lungo la fascia costiera adriatica, fino alla zona di Termoli e Vasto.

È il passaggio da una radio quasi domestica a una vera emittente locale.

RADIO ODEON E RADIO ERRE

Nel 1982 una nuova scissione modifica ancora il panorama radiofonico carpinese.

Da Radio G.A.R.A. nascono due nuove esperienze:

Radio Odeon e Radio Erre.

Anche questa volta le radio diventano luoghi di incontro, sperimentazione e creatività.

Gli speaker inventano programmi e personaggi. Nascono sigle. Si sperimentano nuovi linguaggi.

Uno dei programmi ricordati dalle testimonianze è Il Mattotino, trasmesso da Radio Odeon nel 1983.

Sono anni nei quali la radio locale non è più una semplice curiosità. È diventata una parte della cultura popolare del paese.

UNA MAPPA DELLE RADIO DI CARPINO

Oggi, sulla base delle fonti disponibili e delle testimonianze raccolte, possiamo ricostruire almeno questo percorso:

1976 – Radio Supernational
La prima esperienza più ampiamente documentata. Giancarlo Pelusi e Tonino D’Arnese costruiscono il trasmettitore; le prime prove vengono effettuate nei locali della Comunità cristiana.

1976 – Radio Onda Amica
Nasce nell’estate, dopo la fuoriuscita di Pierluigi Pelusi e di altri ragazzi da Radio Supernational.

1976 – Radio Onda Rossa
Emittente politicamente caratterizzata, collegata dalle fonti all’area di Lotta Continua.

1979 – RC1 Radio Carpino Uno
Nuova esperienza radiofonica che prosegue la stagione delle emittenti locali.

1980 – Radio G.A.R.A.
Una delle esperienze più strutturate, con maggiore potenza e un bacino di ascolto più ampio.

1982 – Radio Odeon e Radio Erre
Nascono dalla scissione di Radio G.A.R.A.

Questa, tuttavia, non deve essere considerata una lista definitiva.

Le fonti stesse invitano a integrare il censimento con nuove testimonianze e documenti.

E proprio qui comincia la parte più interessante della ricerca.

UNA QUESTIONE ANCORA APERTA: RADIO ANTENNA SUPERSONIC

C’è infatti un’altra testimonianza che merita di essere conservata.

In un intervento pubblicato sul mio blog, un testimone sostiene che la prima radio di Carpino non sarebbe stata Radio Supernational, ma Radio Antenna Supersonic.

Secondo questo ricordo, l’emittente sarebbe stata fondata da Gino Di Tullio, Tonino Di Perna, Angelo Antonio Di Lella, Stefano Bramante, Nicola Finizio e altri ragazzi.

Il trasmettitore sarebbe stato costruito dallo stesso Gino Di Tullio e le prime trasmissioni sarebbero avvenute dietro il tabacchino di Tanino, nella casa di zia Ninnella, per poi trasferirsi a Pastrumel.

È una testimonianza interessante.

Ma proprio perché non è accompagnata, allo stato attuale della ricerca, da una documentazione indipendente altrettanto forte, non possiamo trasformarla automaticamente in una certezza cronologica.

La formulazione più corretta è quindi questa: Radio Supernational è oggi la prima esperienza radiofonica carpinese meglio documentata; Radio Antenna Supersonic rappresenta una possibile esperienza precedente o contemporanea, ancora da verificare attraverso ulteriori testimonianze e documenti.

E forse è proprio questo il bello della ricerca storica.

Non tutto è già scritto.

Alcune storie aspettano ancora qualcuno che le racconti.

LA RADIO COME LUOGO DI LIBERTÀ

Al di là dei nomi, delle frequenze e delle apparecchiature, quello che colpisce maggiormente nelle testimonianze è un altro elemento.

La libertà.

Libertà di scegliere una canzone. Libertà di parlare. Libertà di mandare una dedica. Libertà di discutere di politica. Libertà di scherzare. Libertà di inventare.

E, soprattutto, libertà di fare qualcosa senza aspettare che qualcun altro lo facesse al posto proprio.

Questi ragazzi non avevano grandi mezzi. Avevano però entusiasmo, curiosità e una straordinaria capacità di arrangiarsi.

Il trasmettitore si costruiva. L’antenna si adattava. Il programma si inventava. La sigla si sceglieva. La pubblicità si andava a cercare nei negozi.

E poi si accendeva il microfono.

CARPINO COMINCIÒ AD ASCOLTARE SE STESSA

Forse è questa la vera eredità delle radio libere.

Prima di loro, Carpino era soprattutto un paese che ascoltava.

Ascoltava la radio nazionale. Guardava la televisione nazionale. Leggeva i giornali prodotti altrove.

Con le radio libere, per la prima volta, Carpino cominciò anche a raccontarsi.

Le sue voci. Le sue canzoni. Le sue discussioni. I suoi scherzi. I suoi giovani. Le sue passioni. Persino i suoi conflitti.

La radio trasformò per qualche anno il paese in un piccolo laboratorio di comunicazione.

E lo fece senza grandi finanziamenti, senza strutture professionali e senza un progetto industriale.

Lo fece con la forza dell’entusiasmo.

CINQUANT’ANNI DOPO

Oggi, a quasi cinquant’anni dalle prime trasmissioni, quelle radio possono sembrare un ricordo lontanissimo.

Le apparecchiature che allora sembravano sofisticatissime oggi appaiono quasi primitive.

Il giradischi è stato sostituito dal computer. Le cassette sono diventate file digitali. Le antenne sono diventate invisibili dentro gli smartphone. La radio stessa è cambiata.

Ma una cosa è rimasta. Il bisogno di raccontarsi.

Per questo la storia delle radio libere di Carpino non appartiene soltanto alla storia della tecnologia.

Appartiene alla storia sociale e culturale del paese.

È la storia di una generazione che, in un’epoca nella quale per essere ascoltati bisognava avere accesso a strumenti normalmente fuori dalla portata dei singoli, trovò il modo di costruirsi da sola quei mezzi.

Fonti principali

  • Corte costituzionale, sentenza n. 202/1976, fonte istituzionale sulla liberalizzazione delle trasmissioni locali.
  • L’Unità, 12 maggio 1979, articolo «Chiuse quattro radio private: disturbavano il radiofaro», documento giornalistico coevo sulla vicenda del VOR di Vieste.
  • Gazzetta del Mezzogiorno, 12 maggio 1979, con il titolo «Renato Zero ormai non canta più».
  • Pierluigi Pelusi, testimonianze sulla nascita e sulla storia delle radio carpinesi, raccolte da Domenico Sergio Antonacci sul suo blog: amaraterramia.it
  • Antonio Basile – Official Blog, discussione e ricostruzione sulla nascita di Radio Supernational e sulle successive radio carpinesi.

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