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Chíja dícë che Ccarpínö non jé bbèllä

E’ questo, forse, l’unico canto politico in senso stretto di Carpino di cui si ha memoria.
Il canto in modo estremamente ermetico ci descrive il contesto territoriale in cui si trova il bel paese. Carpínö stà chiàntatë sópä na rípä, è situato sopra un altura, un colle ripido, dirupato a Sud sul canale Antonino che insieme ad altri torrenti scorgono dall’anfiteatro naturale del Monte Gargano verso il Lago di Varano (Nord) non prima di aver attraversato una lunga pianura (lu chiánë).
Data questa conformazione paesaggistica, è possibile desumere che, al momento il cui il canto ha assunto questa formulazione, a Carpino era diffusa l’agricoltura, la pastorizia, la pesca nei torrenti e presso Varano e le attività dei boschi. Grazie a Michelangelo Manicone sappiamo inoltre che cesine, carpini, faggi, grano, biade, legumi, lino, olio e vino erano le produzioni locali. Pecore, capre e vacche gli allevamenti, insieme all’immacabile maiale e al pollame.
In questo contesto il canto ci fornisce anche la composizione dei gruppi sociali: da una parte i galantuomini e dall’altra i cafoni.
Sti quàttë ģalandòmïnï cë sònnë rumástë” ci indica che siamo in un momento storico in cui non ci sono più i principi ed anche i galantuomini stanno per sparire per essere sostituiti dalla piccola borghesia, probabilmente, quindi, dopo il 1860. Li cafune, ossia i contadini e i pastori, i vinti vivono in stato di indigenza, ai margini della società classista, condannati a un ineluttabile destino di asservimento, non possono votare e piegati dalla fatica non possono partecipare alla lotta per la conquista del potere, ma solo assistere a quella feroce per la sopravvivenza dei galantuomini. Una lotta che per sua natura non ha nulla a che fare con una reale lotta politica, ma come in tutto il meridione, è solo lotta per arraffare il potere e assicurarsi i posti di comando e le professioni remunerate per se o i loro parenti o i loro compari e cosi alternativamente continuare a dominare sui cafoni che tentano di stare uniti ad altri alla pari solo per difendersi e non per ribellarsi, ad esempio immaginando di formare bande di briganti, ma al massimo per prendersi piccole e rapide vendette di sangue dettate dall’emotività: compagni miei stiamoci uniti altrimenti ce lo mettono d’indrë lu varcàturë e renë.

Il sonetto, del repertorio di Rocco Antonio Sacco, è contenuto in “Canti e suoni della tradizione di Carpino“.

Quartiere la Ripa, 1961.

«Vedi», gli disse «in città succedono molti fatti. In città, ogni giorno succede almeno un fatto. Ogni giorno, dicono, esce un giornale e racconta almeno un fatto. In capo all’anno, quanti fatti sono? Centinaia e centinaia. E in capo a vari anni? Migliaia e migliaia. Immagina. Come può un cafone, un povero cafone, un povero verme della terra conoscere tutti questi fatti? Non può. Ma una cosa sono i fatti, un’altra è chi comanda. I fatti cambiano ogni giorno, chi comanda è sempre quello. L’autorità è sempre quella.»
«E le gerarchie?» chiese il forestiero. Ma allora noi ancora non sapevamo che cosa significasse la strana parola. Il cittadino dovette ripetercela varie volte e con altri termini. E Michele pazientemente gli spiegò la nostra idea:
«In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa.
Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra.
Poi vengono le guardie del principe.
Poi vengono i cani delle guardie del principe.
Poi, nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi, ancora nulla.
Poi vengono i cafoni.
E si può dire ch’è finito.»
Fontamara, Ignazio Silone, 1933

LA MUSICA È CAMBIATA di Antonella Cignarale

A seguito dei gravi incidenti di Piazza San Carlo a Torino sono state imposte direttive e procedure mirate a garantire alti livelli di sicurezza per la tutela dei partecipanti alle manifestazioni pubbliche in luoghi aperti. Per gli organizzatori di concerti, sagre e feste popolari la musica è cambiata. Costi e responsabilità per mitigare i possibili rischi di un evento sono aumentati a tal punto che c’è chi ha dovuto rinunciare a confermare un festival che si teneva da 20 anni. E quando l’applicazione delle misure di safety si va a scontrare con le più antiche tradizioni di una festa patronale qual è il rischio?
Lunedì 4 novembre se ne occupato Report Rai3 e il nostro Domenico Antonacci è stato intervistato per conto del Carpino Folk Festival.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Dopo la tragedia avvenuta durante la visione della finale di Champions League in piazza San Carlo a Torino, sono state introdotte nuove misure di sicurezza per le manifestazioni all’aperto.
PIERO MARRESE – SINDACO DI MONTALBANO JONICO (MT)
C’è stata sicuramente una rivoluzione.
SANDRA MEO – PRIMO DIRIGENTE POLIZIA DI STATO LECCE
Quello che si mette in campo è sempre in rapporto all’entità del rischio che la manifestazione comporta.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Per ottenere l’autorizzazione ad un evento vanno garantite vie di accesso e di deflusso per il pubblico, aree dedicate al soccorso, un operatore di sicurezza ogni 250 partecipanti e un piano di evacuazione. Tutto va coordinato con il comune e le commissioni di vigilanza di pubblico spettacolo tra cui vigili del fuoco, dirigenti medici e forze di polizia. Se il rischio è elevato entra in gioco anche la prefettura. Per chi organizza un festival, aumentano responsabilità e costi, fino al 30%.
GIORDANO SANGIORGI – PRESIDENTE RETE DEI FESTIVAL
Trattandosi di iniziative senza ingressi e senza sponsor, ma solo per promuovere la nuova musica giovanile emergente un 20 per cento circa di operatori sono stati costretti ad annullare gli eventi.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Come hanno inciso le direttive per l’incolumità e la sicurezza pubblica su concerti, festival e feste popolari?
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Buonasera è il 3 giugno 2017, in piazza San Carlo a Torino si sta proiettando su un gigantesco schermo la finale di Champions League Juventus – Real Madrid; quattro
delinquenti dopo aver rubato oggetti di valore si fanno largo tra la folla spruzzando uno spray urticante. La conta è tremenda. Due morti, 1500 feriti. Ma quella sera emerge che c’è stato un mancato coordinamento tra le forze di pubblica sicurezza e i
soccorritori. Emergono anche delle criticità e delle carenze tra chi ha organizzato l’evento. Il ministero dell’Interno emette delle direttive in tema di sicurezza e vediamo
quanto questo gesto scriteriato di quattro delinquenti ha condizionato e messo in crisi le casse dei comuni, la storia, le tradizioni di un intero Paese. La nostra Antonella Cignarale.
ANTONELLA CIGNARALE
È proprio la zona rossa questa!
ELIO DI GIUSEPPE – LIDO SABBIA D’ORO – MONTESILVANO (PE)
Si è la zona rossa, è il cuore del concerto.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Il tour di Jovanotti è stato valutato un evento ad alto rischio, sia per il numero di partecipanti, circa 33mila, che per la location: la spiaggia. La sicurezza è la principale voce di spesa.
MAURIZIO SALVADORI – TRIDENT MUSIC – PRODUTTORE JOVA BEACH PARTY
Il 40, il 50 per cento che è dedicato alla sicurezza; nell’ambito del tour parliamo di milioni di euro.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
È stato predisposto un piano di sicurezza balneare: l’area A, nei primi 60 metri dalla riva, è vigilata da trenta bagnini. Dopo i 60 metri c’è l’area B.
NICOLA ATTANASIO – CAPO REPARTO OPERATIVO GUARDIA COSTIERA MONTESILVANO (PE)
L’area B è dedicata ai mezzi di soccorso e ai mezzi dedicati alla sicurezza della manifestazione.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Chilometri di reti di acciaio e transenne per delimitare la manifestazione. L’area pubblico deve essere divisa in tre settori lasciando al centro un corridoio di emergenza
destinato al soccorso. I palloni verdi indicano le vie di fuga e ai varchi di ingresso i controlli sono come in aeroporto: vengono vietate anche creme solari e l’antizanzara.
ANTONELLA CIGNARALE
Ti hanno detto che lo devi buttare perché?
DONNA
Perché è infiammabile.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
E un concerto è saltato a Vasto, il comitato provinciale per l’ordine e la sicurrezza pubblica ha rilevato “carenze nelle misure di security e safety” e ha dato parere negativo allo svolgimento dell’evento. Un rischio era il deflusso del pubblico e il traffico sulla strada statale.
MAURIZIO SALVADORI – TRIDENT MUSIC – PRODUTTORE JOVA BEACH PARTY
L’annullamento in relazione alla sicurezza non c’entra proprio nulla. Abbiamo presentato tre progetti: uno con la statale aperta, uno con la statale chiusa e uno semiaperta. Ci è stato detto tutto e il contrario di tutto.
ANTONELLA CIGNARALE
Da provincia a provincia voi avete avuto prescrizioni differenti per il tour sulle spiagge?
MAURIZIO SALVADORI – TRIDENT MUSIC – PRODUTTORE JOVA BEACH PARTY
Sì e la applicazione delle regole è abbastanza soggettiva.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
E non dappertutto le indicazioni sono uguali. Lo sportello del pubblico spettacolo di Roma fornisce una tabella per calcolare il rischio dell’evento: se è religioso o un concerto rock, o se i partecipanti sono 1000 o 1001 il punteggio aumenta e anche le misure da adottare per mettere in sicurezza la manifestazione. A Bologna invece, non va compilata perché non è prevista dall’ultima direttiva ministeriale.
ANTONELLA CIGNARALE
Per cui voi qui a Bologna non chiedete di compilare quella tabella?
MONACO FELICE – PRES. SPETTACOLO BOLOGNA
Io non la chiedo.
ANTONELLA CIGNARALE
È una valutazione soggettiva?
MONACO FELICE – PRESIDENTE COMMISSIONE DI VIGILANZA DI PUBBLICO SPETTACOLO BOLOGNA
Tutte le valutazioni del rischio sono soggettive.
GIUSEPPE BENNARDO – COMANDANTE PROVINCIALE VIGILI DEL FUOCO LECCE
Queste misure qua si applicano in tutte le manifestazioni, ovviamente graduando l’applicazione in maniera flessibile.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
E per farlo ci vuole un ingegnere che redige il piano di emergenza. Nel borgo medioevale di Novi Velia, in Cilento, il Festival Antichi Suoni si svolge lungo tutto il centro storico e tra le vie di fuga individuate ci sono vicoli, scalinate e anche il retro di
una corte con i tavoli apparecchiati.
ANTONELLA CIGNARALE
Questa è una via di fuga?
PASQUALE CROCAMO – ING. PIANO SICUREZZA FESTIVAL ANTICHI SUONI NOVI VELIA (SA)
Non sembra, ma è una via di fuga. La difficoltà maggiore è quella di applicare una norma a un centro storico, cioè ci vorrebbero delle deroghe a queste situazioni.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Cambiare la normativa anche per le manifestazioni con poco più di 200 spettatori ha comportato l’annullamento di feste e sagre nei piccoli centri.
LUIGI PASOTTO – VOLONTARIO FESTA RIVE GAUCHE – CASALMAGGIORE (CR)
Nonostante nella circolare venga specificato che si cerca di salvaguardare quello che è
il patrimonio di sagre e di tradizioni, questa richiesta di sicurezza rischia e rischierà di strozzarci.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Per evitare il rischio affollamento nell’area della manifestazione, la capienza massima è due persone a metro quadro. C’è chi sceglie di limitare il numero di ingressi con il conta persone elettronico e chi di annullare il festival dopo 23 anni, perché un’alternativa all’unica piazza del paese non c’è.
ANTONELLA CIGNARALE
Secondo la normativa sulla sicurezza in questa piazza quante persone ci possono stare durante il Festival?
DOMENICO ANTONACCI – VOLONTARIO ASS. CARPINO FOLK FESTIVAL – CARPINO (FG)
Circa 800.
ANTONELLA CIGNARALE
E invece quante persone arrivano al festival?
DOMENICO ANTONACCI – VOLONTARIO ASS. CARPINO FOLK FESTIVAL – CARPINO (FG)
Circa dalle 4000 alle 5000.
ANTONELLA CIGNARALE
Quindi praticamente è impossibile secondo la direttiva fare il festival qua.
DOMENICO ANTONACCI – VOLONTARIO ASS. CARPINO FOLK FESTIVAL – CARPINO (FG)
Sostanzialmente sì. Se questa passione viene intaccata da aspetti burocratici che a noi non competono direttamente, il fuoco che abbiamo dentro va a spegnersi.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
E quando il fuoco è il centro di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione da duecento anni, spegnerlo è un problema. A San Severo in provincia di Foggia in occasione della festa patronale della Madonna del Soccorso, la città viene addobbata con le cosiddette batterie, sequenze di fuochi sparati in omaggio alla Madonna.
DONNA
La Madonna, la Madonna del Soccorso lei è contenta quando fanno i fuochi. Arriva la Madonna e sparano!
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
E quando sparano la tradizione è fuggire dal fuoco.
ANTONELLA CIGNARALE
Ogni volta che corri torni a casa con qualche bruciatura o no?
RAGAZZO
Sì, sul braccio, sulla gamba anche. Torni a casa con i vestiti che non si riconoscono più.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Qui applicare le direttive di safety è stata un’impresa. Se il rischio da mitigare è quello dei fuochi, a San Severo è un rischio anche non sparare le batterie il giorno della
festa.
MICHELE DEL SORDO – CONSIGLIERE COMUNALE SAN SEVERO (FG)
A un sanseverese se gli tocchi un bene non ti dicono niente, se gli tocchi le batterie creano problemi.
ANTONELLA CIGNARALE
La gente qua si arrabbia?
MICHELE ALTRUI – PIROTECNICO PIRODAUNIA SAN SEVERO (FG)
Parecchio.
UMBERTO PRESUTTO – PIROTECNICA SANPIO- SAN SEVERO (FG)
Soprattutto.
MATTERO CALVANO – ARCICONFRATERNITA SAN SEVERO (FG)
È stato un grosso pericolo per i festeggiamenti. Spari, batterie, fuochi, processioni, opere di carità: è un unicum.
DONNA
Ci vogliono i fuochi! Io mi ribello!
ANTONELLA CIGNARALE
Questa è la batteria che a San Severo non si può sparare più?
UMBERTO PRESUTTO – PIROTECNICA SAN PIO – SAN SEVERO (FG)
Non si può sparare più.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Per consentire i festeggiamenti la quantità di polvere da sparo è stata ridotta.
UMBERTO PRESUTTO – PIROTECNICA SAN PIO – SAN SEVERO (FG)
Prima si utilizzava una polvere di circa 5 grammi, attualmente viene inserito una grammatura di 0,30 grammi.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
Quest’anno è stata appesa solo una fila al centro delle strade più larghe per lasciare una distanza di sicurezza ai lati dei fuochi. Ma cosa sarebbe successo se fosse stato impedito ai sanseveresi di avvinarsi alle batterie?
PAOLO LACCI – ING. PIANO SAFETY MANIFESTAZIONE PIROTECNICA SAN
SEVERO (FG)
Ci sarebbe voluto l’esercito per impedire questo.
ANTONELLA CIGNARALE
Il problema principale era proprio la gente che correva sotto le batterie?
ROBERTO DEL SORDO – ASSOCIAZIONE FUJENTI – SAN SEVERO (FG)
Sì, noi fujenti! Siamo stati il problema e la risoluzione.
ANDREA GIAMMETTA – ASSOCIAZIONE FUJENTI – SAN SEVERO (FG)
Eravamo i gilet gialli di San severo
FUORICAMPO
I fujenti, coloro che fuggono dal fuoco, pur di mantenere la tradizione, la norma l’hanno un po’ rivisitata: indossando il gilet giallo, hanno creato a modo loro un servizio di sicurezza in corsa sotto le batterie, volante, tutelando i partecipanti.
ROBERTO DEL SORDO – ASSOCIAZIONE FUJENTI – SAN SEVERO (FG)
La parte più problematica è stata dopo calmare gli animi di molti sanseveresi.
ANTONELLA CIGNARALE FUORI CAMPO
A cui le batterie non sono piaciute.
DONNA
La Madonna stava triste.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Certo che a San Severo non scherzano, ma non bisogna farlo neppure sulla sicurezza.
É vero anche che le feste popolari sono un’attrattiva soprattutto per le modalità spettacolari con cui si svolgono; sono anche un indotto per le casse di quei comuni
che rischiano di sparire. Ci vorrebbe il buon senso, come è sacra la festa del patrono, è sacra anche la sicurezza e allora bisognerebbe finanziarla per evitare che certe manifestazioni spariscano. Il finanziamento farebbe bene anche alle casse di quei ppcomuni, in previsione della richiesta di autonomia da parte delle regioni del Nord.
Servirebbe a contrasterebbe la disoccupazione, disoccupazione che è fonte della disperazione e a cui attinge la criminalità organizzata.

Il mondo diviso in «Luigini e Contadini»

Don Luigino, il maestro di scuola, segretario del fascio e podestà di Gagliano (Aliano) divenne per Carlo Levi l’emblema delle « ameboidi piccole borghesie » di ogni tempo, con tutte le sue miserie e i suoi complessi di inferiorità. Da quel momento Levi divise il mondo in due categorie: «Luigini e Contadini», che è anche il titolo di un suo libro postumo (Basilicata Editrice, Roma –Matera, 1975). Nella dolorosa esperienza della malattia e della cecità, in Levi si fa strada, con l’uso preferito della metafora, la convinzione che la storia del mondo è iscritta nella malattia assai più che nella storia delle idee e delle istituzioni. In uno dei testi più belli e innovativi del dopoguerra, « L’Orologio » Levi fa spiegare a un compagno del protagonista che cosa volesse intendere questa distinzione del mondo tra Contadini e Luigini.

“[…] Ebbene: chi sono i Contadini? Sono prima di tutto i contadini: quelli del Sud, e anche quelli del Nord: quasi tutti; con la loro civiltà fuori del tempo e della storia, con la loro aderenza alle cose, con la loro vicinanza agli animali, alle forze della natura e della terra, con i loro dèi e i loro santi, pagani e pre-pagani, con la loro pazienza e la loro ira. […] Ma non sono soltanto i contadini. Sono anche, naturalmente i baroni […], quelli veri, con il castello in cima al monte: i baroni contadini. […] E poi ci sono gli industriali, gli imprenditori, i tecnici: soprattutto quelli della piccola e media industria, e anche qualcuno della grande: non quelli che vivono di protezioni, di sussidi, di colpi di borsa, di mance governative, di furti, di favoritismi, di tariffe doganali, di contingenti, di diritti di importazione, di privilegi corporativi. Gli altri, quelli che sanno creare una fabbrica, quel poco di borghesia attiva e moderna che, malgrado tutto, c’è ancora nel nostro paese, per quanto possa sembrare un anacronismo. E anche gli agrari, magari i grossi proprietari di terre, ma quelli che sanno dirigere una bonifica, ridare una faccia alla terra abbandonata e degenerata. […]
E gli operai, […] la grande massa operaia abituata all’ordine creativo della fabbrica, alla disciplina volontaria, al valore che sta nelle cose. Non importa come la pensino, in quale partito siano organizzati: sono Contadini anche loro, e non solo perché vengono dalla campagna; ma perché, su un altro piano, hanno la stessa sostanza: la natura per loro non è più la terra, ma sono torni, frese, magli, presse, trapani, forni, macchine; con questa natura di ferro, sono a contatto diretto, e ne fanno nascere le cose, e la speranza e la disperazione, e una visione mitologica del mondo. Sono Contadini tutti quelli che fanno le cose, che le creano, che le amano, che se ne contentano. Sono Contadini anche gli artigiani, i medici, i matematici, i pittori, le donne, quelle vere non quelle finte. Infine, siamo Contadini noi: […] quelli che si usano chiamare, con una parola odiosa, gli “intellettuali“[…]. […] quelli che io definisco Contadini sarebbero i produttori: e se vi piace, usate pure questo termine”.

“E i Luigini, chi sono? Sono gli altri. La grande maggioranza della sterminata, informe, ameboide piccola borghesia, con tutte le sue specie, sottospecie e varianti, con tutte le sue miserie, i suoi complessi d’inferiorità, i suoi moralismi e immoralismi, e ambizioni sbagliate, e idolatriche paure. Sono quelli che dipendono e comandano; e amano e odiano le gerarchie, e servono e imperano. Sono la folla dei burocrati, degli statali, dei bancari, degli impiegati di concetto, dei militari, dei magistrati, degli avvocati, dei poliziotti, dei laureati, dei procaccianti, degli studenti, dei parassiti. Ecco i Luigini. Anche i preti, naturalmente, per quanto ne conosca molti che credono a quello che dicono […]. E anche gli industriali e commercianti che si reggono sui miliardi dello Stato, e anche gli operai che stanno con loro, e anche gli agrari e i contadini della stessa specie. […] Poi ci sono i politicanti, gli organizzatori di tutte le tendenze e qualità […]. Ce li metto tutti: comunisti, socialisti, repubblicani, democristiani, azionisti, liberali, qualunquisti, neofascisti, di destra e di sinistra, rivoluzionari o conservatori o reazionari che siano o pretendano di essere. E aggiungete infine, per completare il quadro, i letterati, gli eterni letterati dell’eterna Arcadia […]. […] i Luigini sono la maggioranza. […] Sono di più, ma non molto, per ragioni evidenti. […] perché ogni Luigino ha bisogno di un Contadino per vivere, per succhiarlo e nutrirsene, e perciò non può permettere che la stirpe contadina si assottigli troppo. […] I Luigini hanno il numero, hanno lo Stato, la Chiesa, i Partiti, il linguaggio politico, l’esercito, la Giustizia e le parole. I Contadini non hanno niente di tutto questo: non sanno neppure di esistere, di avere degli interessi comuni. Sono una grande forza che non si esprime, che non parla. Il problema è tutto qui”.
L’orologio, Carlo Levi, Einaudi, 1989

Finalmente anche i piccoli comuni potranno avere la loro offerta culturale pubblica

Posso dirla una cosa pure io? Se ciò che luccica è oro siamo in presenza di una svolta, una #bestpractice da replicare all’infinito a partire da tutti i paesi del Gargano
I soldi a Carpino servivano sempre per fare altre cose, ricordo ancora la folla che chiedeva da mangiare dietro la porta del sindaco della vecchia amministrazione, ma da quest’anno si scopre che non solo la crisi è finita, ma, addirittura, ci sono i soldi che finalmente possono essere investiti per un’offerta culturale pubblica? Benissimo. Ora è il Comune che organizza direttamente, oltre alle feste patronali e alle sagre, anche in folk. Per me è un sogno che si avvera proprio nel mio paese e sono certo che lo auspicava anche il compagno Rocco Draicchio 24 anni fa. Nel nostro paese, quindi, si può fare a meno di operatori artistici, culturali, turistici, sportivi ed ambientali e si può fare a meno anche di tenere aperte certe strutture organizzative che sono delle vere e proprie centrali dell’autosfruttamento, perchè non c’è nessuna mancanza del sistema pubblico a cui bisogna sopperire. E’ questa la vera rivoluzione. Non aggiungere, ma sostituire è la parola d’ordine. Ad esempio non c’è più bisogno di competenze per cercare fondi e scrivere progetti per rispondere a bandi, non c’è più bisogno di correre rischi pazzeschi e di affrontare rendicontazioni molto complesse. Ci pensa il sistema pubblico locale. Non è eccezionale? Io sono felicissimo. Le sponsorizzazioni? Adesso fioccheranno e nessuno potrà dire di no.

Se si vuole, si può fare ed in pochi giorni. Cari Sindaci degli altri Comuni del Gargano, quindi, non avete più scuse, anche per questa estate avete tempo e non potete più negare almeno un festival al vostri cittadini. Scegliete la vostra peculiarità e organizzate e finanziate il festival che più vi rappresenta perchè diciamocele tutte le cose: senza un festival, nella vostra piazza centrale (ziamaje a distanza di cento metri in linea d’aria) tutto il vostro mondo produttivo si inaridisce. Gli auditorium, gli anfiteatri, le arene, i palazzetti o i parchi? Non servono a nulla.

Che dire allora? Buon lavoro a tutto lo staff.

Stessa vetrina, stessi contenuti, stessa spiaggia, stesso mare. Non potevo augurarmi di meglio, quindi per quanto mi riguarda in agosto ci vediamo a Lido del Sole e nelle altre spiagge del nostro meraviglioso Gargano e a seguire, quando il sole scende e muore, in piazza del Popolo.
Non venite mangiati! È tutto gratisse.

**CARPINO FOLK FESTIVAL, GLI ANNI PIU’ FELICI DELLA MIA VITA**

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Quando entrai in modo organico nell’organizzazione del Carpino Folk Festival erano già state fatte cose straordinarie in situazioni finanziarie precarie, senza certezza del domani, ma con tante idee e tante speranze per il futuro. Il bilancio del festival quell’anno aveva 36 mila euro di finanziamenti (5mila il comune, 8mila la comunità montana, 8mila il parco e 15mila la provincia), il gruppo più famoso coinvolto fu “Il parto delle nuvole pesanti”. L’anno dopo, diedi una sistematicità alle cose già fatte e fattibilità alle idee di Luciano, a quei finanziamenti si aggiunsero 25mila della Regione Ass. Cultura + 15mila contributo integrativo Ministero Cultura + 30 Regione Ass. Turismo e cosi via negli anni successivi. L’Associazione conquistò la propria indipendenza economica, culturale e artistica, i finanziamenti si consolidarono nel bene e nel male, il gruppo si solidifico diventando una perfetta macchina da guerra, ciascuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze, Antonio, Alessandro, Domenico, Sara e tutti gli altri inseriti, con i tempi giusti al momento giusto e tutti consapevoli che dopo il dire il festival occorreva farlo. Le ambizioni dipesero come sempre dalle relazioni che trovammo e perdemmo per strada: grandi persone, pecorelle ed anche inutilità.
Il festival più bello, quello del 2010, quello più costoso quello con Pasquale Di Viesti del 2017. Quello con più spettacoli, quello del 2018 con 18 spettacoli in 6 giorni. Quello più brutto, quello del 2011 perché me lo sono perso. La qualità, in tutti.
In tanti anni il mio festival ha hatto venire a Carpino una marea di artisti, tutti i più grandi nell’ambito della musica popolare italiana e tra i più bravi cantautori della scena nazionale come Capossela, Mannarino, De Andrè, Sparagna, Parodi, Branduardi, Sepe, artisti di vari livelli e varie competenze come Sergio Rubini, Gianluigi Trovesi, Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, David Riondino, Lina Sastri, artisti stranieri del calibro di Al di Meola e di Youssou n’dour, Asian Dub Foundation, Capleton (sotto trovate l’elenco completo). Il nostro successo? Un equilibrato mix fra tradizione e innovazione nella programmazione annuale. L’obiettivo? Far ascoltare i brani e i cantori della tradizione ad un pubblico che non li apprezzava perché li ignorava o addiriturra se ne vergognava e far diventare il festival, il repertorio delle tradizioni del Gargano e i suoi principali interpreti, i Cantori di Carpino, un tutt’uno che potesse vivere da se e proiettarsi nel futuro. Un ciclo virtuoso di miglioramento continuo.

Lascio un festival che, percorrendo le strade ordinarie, negli anni ha avuto riconoscimenti internazionali (Ong Unesco) e certamente ha una rilevanza nazionale nel suo settore. Un festival che ha portato la cultura non ufficiale del nostro territorio nel tempio della musica italiana (Auditorium Santa Cecilia). Un festival che è perfettamente inserito in termini di credibilità e affidabilità nella regione Puglia. Uno dei festival più longevi d’Italia e, sicuramente, quello con la maggiore esperienza e storia nel territorio dell’intera provincia di Foggia. Un festival cresciuto in un piccolo paese del sud ma considerato da studiosi e artisti, uno dei centri più importanti della musica popolare italiana, di cui, però, i carpinesi stessi non ne hanno del tutto consapevolezza. Un festival che è tra gli aderenti al distretto della creatività della regione Puglia ed è socio fondatore del nuovo Gal Gargano.
Lascio un festival che se avesse dovuto chiudere ieri avrebbe avuto bisogno di recuperare 13/14mila euro ( € 10.116,00 aggiornato al 03/07/2019 ), transabili con saldo e stralcio. Ma non è questo il caso e non lo è mai stato dal momento che anche se non si faceva quest’anno la XXIV edizione non significava che chiudeva l’Associazione di cui ricordo resto comunque socio fondatore. Ma doverosamente è meglio precisare che, cosi come sa chi conosce i meccanismi delle imprese, è inevitabile in organizzazioni che sono senza capitale iniziale e che hanno l’ambizione di crescere e non solo di sopravvivere, far ricorso al debito per alternare anni di contenimento ad anni di investimento e rilancio. E’ cosi che abbiamo raggiunto 23 edizioni.
Certo avrei voluto azzerare anche questa situazione e lo avremmo fatto lo scorso anno, con un’edizione pilota che apriva al merchandising per avere cosi entrate proprie che permettessero di mettere da parte qualcosa per chiudere quest’anno un grande triennio. Ma la pianificazione ancora una volta ha dovuto fare i conti con la realtà. In due giorni non si poteva riprogrammare il festival, non si poteva, però, neanche tornare indietro. Il Carpino Folk Festival è un atto d’amore, quindi un atto rivoluzionario, una guerra da combattere giorno dopo giorno. Devi averci voglia. Invece lo sforzo contro natura, le cose fatte che non avevi voglia di fare …e li che è morta definitivamente la mia spinta motivazionale. Un anno a chiedermi come fare a mandare avanti le cose, giorni interi a pensare come cambiare me stesso, come rigenerarmi e ritornare quello di prima. Ma non si può tornare indietro, le cose intorno a te cambiano e senza motivazione non c’è possibilità di rinnovarti. E’ finito cosi per me il mio festival.
Lascio, fatemelo dire solo per chiarezza, un festival che, per il lavoro da me svolto, lo scorso mese di aprile ha firmato con la Regione Puglia la Convenzione per il finanziamento delle attività 2019 per 70mila euro. Un festival a cui il Presidente del Parco Nazionale del Gargano ha garantito non più tardi di dieci giorni fa il massimo dello sforzo dell’Ente per far sì che il Folk continui a vivere e che in un primo incontro istituzionale tenutosi la settimana scorsa con Pasquale Di Viesti, è stata promessa la cifra di 20mila euro. Un festival che potrà sicuramente fare affidamento sul budget del Comune di Carpino e dei Comuni che verranno scelti come location per le serate dedicate agli attrattori culturale. Un festival che raccoglie sponsorizzazione varie, ma cito solo i 9mila euro già stanziati dell’azienda di trasporti più importante del Gargano. Un festival capace di raccogliere 8mila euro annuali di tesseramento e, quindi, un festival con un avviamento importante che garantisce la continuità per chi dovrà organizzarlo.
Lascio, insomma, un festival vivo in un campo santo di festival, e lo lascio cosi come quando sono entrato: senza chiedere nulla!

Lascio il festival e faccio i miei complimenti sinceri al nuovo direttivo che si è candidato per la responsabilità così forte che vuole assumere e auguri calorosi di buon lavoro a tutti i suoi membri. Il lavoro del Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival e del suo staff e quello della Direzione Artistica è un lavoro durissimo e di una complessità incredibile. In poco tempo occorre inventarsi professionalità inusuali, operosità e creatività e poi tenersi continuamente aperti al cambiamento. Spero darete vita ad un nuovo ciclo realizzando non solo la XXIV edizione ma molte altre ancora.
Non c’è nulla di male nel provare!
( Come non detto. Vincono ancora gli adattamenti regressivi. Il giorno dell’assemblea i candidati chiedono di aggiornare l’assemblea al giorno dopo, ma poi si presentano dimissionari. Non giudico, ma la mia delega vincolata non contemplava il voto contrario. – aggiornamento al 5 luglio )
Qualche parola per i miei amici che rappresentano conoscenza, capacità organizzative e creazione di valore. Loro non avrebbero voluto, ma sentendosi di troppo mettono d’avanti il festival. Un’assurdità! Bisognerebbe non disperdere il sapere e i modi di operare e contrastare i particolarismi.
Domenico, tu sei cresciuto in mezzo a noi e ti sei impregnato e strutturato con le nostre megalomanie. Tuttavia, col know how incorporato sei riuscito a fare della nostra passione e dei valori della bellezza e dello sviluppo sostenibile un vero e proprio mestiere. Ti chiedo solo di non farti imbrigliare dallo stereotipo e dal Sud. Se funziona vai avanti, altrimenti vai via perché risorse come te sono preziosissime e non bisogna sprecarle.
Pasquale, amico mio, tranquillo! Lasciamo con dignità e col vanto di aver compiuto un cammino importante insieme, sempre fieri e con la schiena dritta. Senza aver mai mendicato nulla, ma chiedendo sempre quello che ci spettava e che spettava al nostro territorio. Non c’è stato altro Presidente ad aver fatto tutti i km che hai fatto tu con generosità.
Lasciamo perché come mi ha scritto un’amica in privato “quelli come voi, che hanno fatto una rivoluzione in un paesino del sud Italia, tracciano una linea di demarcazione e ad un certo punto si fermano, dicono basta. Non perché si sono arresi, ma perché ogni cosa ha una fine è, forse, perché ci credete talmente tanto che avete preferito fare un passo indietro piuttosto che far diventare patetico qualcosa che invece è stato, è e sarà sempre straordinario!“.
Sei stato il primo fan del festival ad essere diventato Presidente e con coraggio, ostinazione, disponibilità all’ascolto (si da non credere) e tanto impegno sei stato anche quello più giusto nella fase del “festival a distanza”.
Castelluccia ti ringrazio a nome di tutti i carpinesi intellettualmente onesti per il lavoro che hai fatto, è stato rivoluzionario. Per te parlano i fatti. Se Rocco è l’ideatore, tu sei il Carpino Folk Festival. Il sentimento che ci lega è quello di profonda amicizia e affetto. Tu hai dato bellezza e portato talento e luce sana a Carpino, hai rafforzato il senso di appartenenza alla nostra comunità, hai fatto diventare il Gargano un attrattore culturale, ci hai reso orgogliosi delle nostre origini e per questo ti chiedo, dopo un meritato riposo, di continuare ad essere presente nella nostra vita. Luciano ti chiedo anche scusa, ma credimi non ce la facevo proprio più.

Sono stati, insomma, assolutamente gli anni più felici della mia vita, ma ho trascorso anche periodi durissimi dal punto di vista psicologico. Mi prenderò tutto il tempo necessario per prendermi cura della mia salute mentale. Spero di tornare operativo quanto prima e al 100%. Grazie a tutti.
AB
………………….
Sul palco del festival che lascio si sono esibiti i più grandi Cantori e Suonatori della Tradizione e i più grandi Artisti italiani della riproposta: Abbes Boufrioua – Al Darawish – Alfio Antico – Ambrogio Sparagna – Andrea Parodi – Angelo Branduardi – Angelo Pantaleo – Anna Cinzia Villani – Annamaria Bagorda – BandAdriatica – Antitodum Tarantulae – Antonello Paliotti – Antonio O’lione – Aretuska – Argento Vivo – Ariacorte – Assurd – Augusto Enriquez – Bag Ensemble – Bala Perdita – Balkanija – Bandabardo’ – Banditaliana – Beppe Barra – Bosio Big Band – Cantaiatra – Cantatrici Di Ischitella – Cantodiscanto – Cantori Di Carpino – Canzoniere Grecanico Salentino – Carlo D’angio – Carlo Faiello – Chilli Band – Collettivo Musicle Carpinese – Canzoniere Grecanico Salentino – Confraternita’ Delle Voci Di Vico del Gargano – Daniele Sepe – Davide Conte – Dodi Ei I Monodi – Elena Ledda – Ensamble Of Soccavo – Ensemble Barocco Pugliese – Ensemble Popolare Della Notte Della Taranta – Marta dell’Anno – Ensemble Tradizionale Siciliano – Enzo Avitabile – Enzo Del Re – Enzo Gragnaniello – Eugenio Bennato – Faisal Taher – Fanfara Tirana – Faraualla – Flamenco Vivo – Folkabbestia – Gabin E Paul Dabiree – Gianluigi Trovesi – Gianni Amati – Gianni Coscia – Gianni Perilli – Ginevra Di Marco – Giuseppe Spedino Moffa – Gruppo Polivalente Di Mattinata – Gruppo Popolare Di San Giovanni Rotondo – I Cantori Di Carpino – I Suonatori di Ruoti e Avigliano – I Suonatori e Cantatori di Caggiano – Michele Rinaldi – Antonio Steduto – Matteo Scanzuso – E ZèZi Gruppo operaio – Carlo Trombetta – Mike Maccarone – i Suonatori e Cantatori di Colliano – I Suonatori tradizionali della Calabria – Il Parto Delle Nuvole Pesanti – Indaco – James Senese – Kebana – Kocani Orkestar – La Banda Improvvisa – La Bella Cumpagnia – La Compagnia Dei Musicanti – Largo Criminale – Li Santandunjree – Lino Cannavacciuolo – Lou Dalfin – Luca De Nuzzo – Lucilla Galeazzi – Nicola Scagliozzi – Malicanti – Massimo Ferrante – Matteo Salvatore – Maurizio Cuzzocrea – Medit.Azione – Municipale Balcanica – Musica Nova – Musicisti Di Montemarano – Nando Citarella – Nico Berardi – Novue’ – Nuova Compagnia Di Canto Popolare – Cesare Dell’Anna – Officina Zoe – Opa Cupa – Adriano Castigliego – Orchestra Tzigana Di Budapest – Otello Profazio – Paco Suarez – Phaleg – Pino De Costanzo – Pino De Vittorio – Pneumatica Emiliano Romagnola – Popularia Cilentana – Radicanto – Raffaele Inserra – Raiz – Piero Caputo – Riccardo Tesi – Rosapaeda – Roy Pace – Salvatore Russo – Sergent Garcia – Spaccanapoli – Stefano Zuffi – Stephane Delicq – Suoni del Pollino – Tabule’ – Tamburi Del Vesuvio – Tarantolati Di Tricarico – Tarantula Garganica – Tarantula Rubra Ensemble – Teresa De Sio – Terza Moresca – Cisco – Tonino Zurlo – Tradere – Uaragnaun – Uccio Aloisi – Roberto Menonna – Marco e Giuseppe di Mauro – Enrico Noviello – Pio Gravina – Angela Castelluccia – Nicola Sansone – Progetto Cala la Sera – Saraabà – i Rareca Antica – Petriò mmia – Massimiliano Morabito – Davide Conte – Alexina – Mauro Semeraro – Simone Cristicchi e Il Coro dei minatori di Santa Fiora – Mimmo Epifani – Guglielmo Pagnozzi – Teo Ciavarella – David Riondino – la Corale del Conservatorio Statale di Musica “Umberto Giordano” di Rodi Garganico – Rita Botto – Giovanni Mauriello – GirodiBanda – Al Di Meola – Vinicio Capossela – Alessandro Mannarino – Youssou N’Dour – Almamegreta – Puglia Bite – Ettore Castagna – Amarimai – Calatia Ensemble – Pino Pontuali e Andrea delle Monache – Luca Bassanese – Patrizia Laquidara – Carlos Nunez – Zibba e Almalibre – Mau Mau – Progetto suonidisotto – Giovanni Rinaldi – Elena Ruzza – Antonio di Cataldo – Claudio Pelusi – Rione Junno – Faisel Taher – Pino Pecorelli – Mastri Cantori di Villa Castelli – Mascarimirì – Skatalites, Crifiu, Donpasta, Le Mulieres Garganiche, Taranterre, Salvatore Luca Tota, Michele Sciarra, Matteo Marolla, Sergio Rubini, Umberto Sangiovanni e Daunia Orchestra, Aiarule, Etnomusicantes, I Cantori di Mattinata, Ska Cubano, Insintesi, Asian Dub Foundation, Banda Borbonica, Il Tesoro di San Gennaro, Valentina Latiano, Alfabeto Runico, Beppe Lopez, Kore Ensemble, Peppe Leone, Lina Sastri, Cantori di Monte Sant Angelo, Cantori di San Giovanni Rotondo. Le Indie di Quaggiù, Peppa Marriti Band, Flo, Slivovitz, Tricky, Mop Mop, Riserva Moac, Bukurosh Balkan Orkestra, Capleton.

+++SI STA FACENDO MORIRE IL CARPINO FOLK FESTIVAL+++

Il festival che per 23 anni si è mosso in direzione ostinata e contraria

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Per anni abbiamo detto che il problema che avevano gli organizzatori era quello che per far arrivare risorse adeguate ed andare avanti nell’attività c’era bisogno di sostegno, incoraggiamento, facilitazioni e cofinanziamento locale. Ci hanno sempre spiegato che in realtà il problema eravamo noi organizzatori poco istituzionali, troppo di sinistra o troppo di destra o troppo in generale. Bene, adesso che ciascuno, per propri motivi, ma tutti accumunati dalla stanchezza di andare avanti, si sono “finalmente” messi da parte la classe dirigente di Carpino si è chiusa nel silenzio.

Nel 2017, valorizzando il nostro territorio, la sua cultura, la sua comunità, il proprio paesaggio e la ricchezza impareggiabile della tradizione musicale in maniera originale e innovativa, quelli sbagliati hanno scritto un progetto triennale arrivato 2° su oltre 150 progetti presentati da tutti gli operatori regionali della Puglia. Ogni anno, e per 3 anni, la Regione affida, quindi, all’Associazione 70mila euro. Per due anni, come in quelli precedenti, il festival lo hanno continuato a fare quelli sbagliati. Adesso, che finalmente si sono messi da parte, la classe dirigente fa perdere il finanziamento di 70mila euro dell’annualità 2019 e lascia morire il Carpino Folk Festival.
Cosa dovrebbe fare? Semplice, svolgere appieno il proprio ruolo, ossia tutta insieme individuare i propri rappresentanti in seno ai soci fondatori e onorari (e ce ne sono), quindi dargli le garanzie che non hanno mai voluto dare a quelli sbagliati, farli nominare componenti e Presidente del Consiglio Direttivo dagli altri soci dell’Associazione in base a una proposta minimamente seria e convincente e quindi metterli in condizioni di organizzare la XXIV edizione del festival con un costo almeno pari a 126mila euro. Come? Raddoppiando il finanziamento comunale e quello del Parco del Gargano. È proprio cosi impossibile per la classe dirigente di Carpino? E’ proprio cosi impossibile per il comune, quest’anno di transizione, contribuire per 20mila euro cash? Non mi pare. Lo scorso anno il bilancio comunale riportava 45mila euro alla voce eventi e feste.
Solo che in un’area geografica economicamente e civilmente arretrata, impermeabile alla contemporaneità, pervasa da particolarismi, inefficienze, corruzione e criminalità, diciamocelo è piu comodo e dolce naufragare negli adattamenti regressivi che deprimono le potenzialità di sviluppo e innovazione del nostro paese, piuttosto che attirare risorse e incentivare i singoli e le esperienze endogene eccellenti che possono movimentare le economie locali.

Nei prossimi giorni, quindi, di cosa si parlerà? Nell’ipocrisia generale (culminata in passato nell’intestazione della via a Rocco Draicchio) si parlerà di sospetti, di fini volti a non perdere la tradizione dei cantori e di eventi alternativi (surrogati) che invece saranno effimere serate occasionali di animazioni paesane fini a se stesse come tante sono state create in questi anni a) per farci vedere che erano/sono capaci pure loro (come se ci fosse una gara) ma che in realtà ridicolizzano spesso in modo non del tutto consapevole uno dei centri più importanti della cultura popolare italiana e b) per dare in pasto al consenso un’argomentazione da usare contro quelli sbagliati come me che sanno fare solo attacchi politici o peggio personali ed invece non è vero, non mi interessa, non devo dimostrare niente, sono certo politicamente orientato ma il festival è qualcosa che va al di la e per amor suo dico semplicemente come sempre le cose come stanno.

N.B. La locuzione classe dirigente si riferisce alla classe sociale che domina le strutture politiche, economiche, sociali e culturali di un paese.

Poiché è un temperamento costruttivo, di quelli che gli astrologhi direbbero solari, e la sua bontà attiva non ama gli indugi, passava il tempo a parlare con me di quello che si potesse fare, e mi esponeva dei progetti pratici per aiutare i contadini di Gagliano, i bambini di Matera. Ospedali, asili, lotta antimalarica, scuole, opere pubbliche, medici di Stato ed eventualmente volontari, campagna nazionale per il rinnovamento di questi paesi, e così via. Lei stessa avrebbe dato volentieri il suo tempo per una causa che le pareva così giusta. Bisognava fare, non dormire, né rimandare sempre a un nuovo domani.
I quattro giorni della sua permanenza passarono presto. Quando la 500 del meccanico, che la portava, scomparve alla svolta dietro il cimitero, in nuvola di polvere, anche quel mondo di attiva creazione, di valori e di cultura a cui ero legato e che, con lei, mi era riapparso presente, parve dileguarsi, come risucchiato nel tempo, nella nuvola lontanissima del ricordo.
Cristo si è fermato a Eboli, Carlo Levi

Per me finisce qua la rivoluzione del Carpino Folk Festival

𝐓𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢, 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝟐𝟎 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞, 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚̀ 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐃𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬.𝐧𝐞 𝐂𝐮𝐥𝐭.𝐥𝐞 𝐂𝐅𝐅 𝐞, 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚̀, 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐞 𝐞̀ 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐥𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐠𝐢𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞: 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐨̀ 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐚𝐫𝐩𝐢𝐧𝐨 𝐅𝐨𝐥𝐤 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥.
carpino
I motivi, oltre a quelli personali e professionali, che mi hanno indotto a prendere questa decisione sono molteplici e sedimentati nel tempo, e non mi interessa elencarli. Per intenderci niente che non possa essere superato rinnovandosi e trovando le giuste motivazioni. L’ho fatto per tanti anni credendo e mostrando insieme agli altri compagni che anche in un piccolo paese è possibile un grande festival. Ma tutt’a un tratto è giunta la stanchezza e quello che prima facevo con passione ora non mi diverte più, non è più cosa e non vabbene.
🔖È, quindi, ora di passare il testimone.
Per questo a chi prenderà le attività del festival, a cui personalmente mi sono dedicato da oltre 15 anni spontaneamente, senza nomina, auguro ogni bene e che possa svolgerle, come è successo al sottoscritto, come una vera missione vissuta con passione e trasporto in omaggio alle nostre antiche e preziose tradizioni musicali.
📌Ai miei compagni: grazie per tutto!
❌Per me finisce qua.
𝘝𝘪𝘷𝘢 𝘪𝘭 𝘧𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘢𝘭 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘶𝘴𝘪𝘤𝘢 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘶𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘮𝘪𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪, 𝘱𝘦𝘳𝘧𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘮𝘪𝘹 𝘧𝘳𝘢 𝘪𝘯𝘯𝘰𝘷𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘌, 𝘤𝘰𝘯 𝘪𝘭 𝘯𝘰𝘥𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘰𝘭𝘢, 𝘷𝘪𝘷𝘢 𝘪 𝘊𝘢𝘯𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘳𝘱𝘪𝘯𝘰, 𝘷𝘪𝘷𝘢 𝘭𝘢 𝘨𝘢𝘵𝘵𝘢 𝘷𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢 𝘷𝘢𝘴𝘤𝘦̈ 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘨𝘢𝘱𝘱𝘦̈ 𝘭𝘶 𝘴𝘶𝘳𝘨𝘦 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘢𝘴𝘤𝘦̈ 𝘦 𝘷𝘪𝘷𝘢 𝘪𝘭 𝘊𝘢𝘳𝘱𝘪𝘯𝘰 𝘍𝘰𝘭𝘬 𝘍𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘢𝘭!
𝑨𝒏𝒕𝒐𝒏𝒊𝒐 𝑩𝒂𝒔𝒊𝒍𝒆

Voce in video di Sacco Andrea

Sacco Andrea nello studio di Angelo Cioffi a Cervinara (AV), alle prese con le registrazioni del disco “Tarantella del Gargano” con i Cantori di Carpino, e sotto la produzione artistica di Eugenio Bennato.

CARPINO FOLK FESTIVAL, I VINCITORI DEL CONCORSO FOTOGRAFICO…. E I NUMERI DELL’EDIZIONE 2018

Carpino Folk Festival, ecco i vincitori dell’11^ edizione del concorso fotografico
Il Cff 2018: 47mila presenze, impatto economico di un milione e 400mila euro a fronte di un budget di 140mila euro, ogni euro investito ha prodotto 10,20 euro

Cff foto di Mariano Iorio

E’ Mariano Iorio il vincitore della 11.ma edizione del Premio Rocco Draicchio, concorso fotografico abbinato al 23° Carpino Folk Festival; secondo classificato Pasquale D’Apolito. Il punteggio è stato ottenuto sommando i voti della giuria popolare (circa 6mila con un peso del 30%) con quelli della giuria tecnica (con un peso del 70%). I premi (800 euro al primo, 200 al secondo) saranno consegnati nella prossima edizione del “Carpino Folk Festival” in programma nell’agosto 2019.

«Dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival – commenta il presidente Pasquale Di Viesti – un ringraziamento va tutti i giurati e ai partecipanti. Ai vincitori vanno invece i complimenti per aver saputo interpretare al meglio lo spirito del Carpino Folk Festival 2018. Input che trova nel Concorso fotografico un grande happening per esaltare il backstage naturale del Festival, con i suoi protagonisti, i suoi momenti, sul palco e sulla piazza. Scatti che ci permettono di vivere l'”altro” Festival, fatto di momenti, passioni, lavoro…». La giuria tecnica era composta da alcuni vincitori delle scorse edizioni del concorso Rocco Draicchio: Daniele Bisceglia, Giovanni Pernice, Fabrizio Pizzulo, Tony Esposito e Bartolomeo Ciavarella

Il Concorso per “fotografare” la 23.ma edizione del Festival del Gargano: musica, tradizioni popolari, culture ed enogastronomia. C’è stato questo e molto altro al Carpino Folk Festival 2018, svoltosi dal 6 all’11 agosto a Carpino. In 6 giorni, 18 spettacoli dal vivo, 120 artisti, tanti interpreti della tradizione del Gargano, molta contaminazione, ospiti internazionali, progetti speciali, laboratori musicali e oltre 47mila presenze interne ed esterne con un impatto economico diretto quantificato in oltre un milione e 400mila euro a fronte di un budget di circa 140mila euro speso nell’organizzazione. Ogni euro, quindi, investito nell’evento produce almeno 10,20 euro di spesa dei visitatori. Un trend che poche “imprese” in Italia possono produrre.

Una manifestazione basata unicamente sul volontariato giovanile, organizzato da operatori del mondo dello spettacolo e semplici appassionati che lavorano alla sua riuscita per il solo piacere di farlo e senza scopo di lucro: unico obiettivo divertire valorizzando il territorio e le sue eccellenze con la cultura della musica popolare. Ma anche mobilità con le tre serate dedicate al “Cantar Viaggiando” sui convogli di Ferrovie del Gargano che, con un grande sforzo organizzativo, hanno messo a disposizione treni e bus straordinari per il rientro post concerti a San Severo, Apricena, San Nicandro e nelle località turistiche della costa come Rodi, San Menaio, Peschici, Vico, Ischitella e Vieste.

Tutte le foto dei partecipanti cliccando su > https://www.facebook.com/pg/CarpinoFolkFestivalUfficiale/photos/?tab=album&album_id=10157834409060968

CARPINO FOLK FESTIVAL 2018, E’ GIA’ CONTO ALLA ROVESCIA

Dal 6 all’11 agosto sul Gargano sei serate di spettacoli e eventi
con 120 artisti ma anche attività in bike, lezioni e concorso fotografico

Sei giorni di spettacoli ed eventi, centoventi artisti pronti ad alternarsi: sono i numeri della ventitreesima edizione del Carpino Folk Festival, il festival free organizzato dall’omonima Associazione Culturale, che torna sul Gargano dal 6 all’11 agosto con tanti eventi, tutti accessibili a titolo rigorosamente gratuito. Tra laboratori musicali e attività ricreative in bike, lezioni di taranta atelier e concorso fotografico, incontri e presentazione editoriali, mostre e spettacoli, concerti e dj set, il Carpino Folk Festival è pronto a regalare sei giorni di musica e cultura, con una full immersion nella natura del Parco Nazionale del Gargano, a soli 15 minuti di automobile sia dalla grande riserva naturale della Foresta Umbra, sia dalle spiagge più belle della Puglia: levante e ponente di Rodi Garganico con la sabbia fine e dorata, la spiaggia Zaiana con i suoi trampolini naturali, Manaccora e Cala Lunga sempre a Peschici ed ancora Porto Greco a Vieste e Baia delle Zagare a Mattinata.

Ma anche mobilità in treno con le tre serate dedicate al “Cantar Viaggiando” sui treni di Ferrovie del Gargano che metteranno anche a disposizione treni e bus straordinari per il rientro post concerti a San Severo, Apricena, San Nicandro e nelle località turistiche della costa.

La freschezza e l’originalità degli Alfabeto Runico; lo spettacolo della danzatrice e coreografa salentina, Maristella Martella, Kore Ensemble; il teatro musicale di Lina Sastri; il ritmo frenetico della tradizione degli interpreti della tarantella: Cantori di Monte Sant’Angelo, Cantori di San Giovanni Rotondo, Tarantula Garganica e Le Indie di Quaggiù; i concerti di Flo, Livovitz, Mop Mop, Tricky, Peppa Marriti Band, Riserva Moac & Bukurosh Balkan Orkestra, Capleton e la magia della pastorale dei Cantori di Carpino animeranno le serate estive di un festival che da ben 23 anni ha fatto dell’autenticità il suo punto di forza.

Caratteristica che contraddistingue da sempre il Carpino Folk Festival dagli altri festival è proprio la sua gratuità e il suo essere una manifestazione basata unicamente sul volontariato giovanile organizzato da operatori del mondo dello spettacolo e semplici appassionati che lavorano alla sua riuscita per il solo piacere di farlo e senza scopo di lucro: unico obiettivo divertire valorizzando il territorio e le sue eccellenze con la cultura della musica popolare.

 

LINE UP COMPLETA DEL CARPINO FOLK FESTIVAL 2018
6 Agosto
Cantar Viaggiando treno San Severo – San Menaio
Un viaggio slow a bordo dei treni delle Ferrovie del Gargano
Ore 19.00 – Conversazione con #TONY_DI_CORCIA, autore del libro “La femmina è meravigliosa. Vita impaziente di Andrea Pazienza”, Cairo Editore, accompagnato dalla chitarra battente di #VALENTINA_LATIANO

Paesaggi Sonori Stazione di San Menaio
Camminando… raccontando il paesaggio attraverso la musica, la danza, la letteratura, il teatro
Ore 22.00 – #ALFABETO_RUNICO
Ore 23.30 – Proiezione del documentario “Fuori Binario”, con il regista Giuseppe Sansonna

7 Agosto
Cantar Viaggiando treno San Severo – Cagnano Varano
Un viaggio slow a bordo dei treni delle Ferrovie del Gargano
Ore 19.00 – Conversazione con #BEPPE_LOPEZ, autore del libro “Matteo Salvatore, l’ultimo cantastorie”, Aliberti Editore, accompagnato da #PASTA_NERA_JAZZ_TRIO

Paesaggi Sonori Centro storico di Cagnano Varano
Camminando… raccontando il paesaggio attraverso la musica, la danza, la letteratura, il teatro
Ore 20.00 – Esplorazione urbana nel centro storico di Cagnano Varano in occasione della rassegna Cavù 2018
Ore 21.00 – Teatro in musica con #KORE_ENSEMBLE, Mito, rituale e ballo della terra di Puglia

8 Agosto
Cantar Viaggiando treno San Severo – Carpino
Un viaggio slow a bordo dei treni delle Ferrovie del Gargano
Ore 19.00 – Dialogo tra percussioni in movimento con #PEPPE_LEONE detto Pepperino

Paesaggi Sonori Carpino
Camminando… raccontando il paesaggio attraverso la musica, la danza, la letteratura, il teatro
Ore 20.30 – Esplorazione urbana nel centro storico di Carpino
Ore 21.00 – Teatro in musica con #LINA_SASTRI, Appunti di viaggio

9 Agosto Carpino
La notte di chi ruba donne, concerti della tradizione (Centro storico di Carpino)
Ore 21.00
Presentazione del volume fotografico “Carpino Folk Festival, un viaggio emozionale” con Tony Rizzo, Barbara De Finis e Emilia Sfilio, Secop Edizioni

Dalle ore 22.00
#TARANTULA_GARGANICA
#CANTORI_DI_MONTE_SANT_ANGELO
#CANTORI_DI_SAN_GIOVANNI_ROTONDO
#LE_INDIE_DI_QUAGGIÙ

10 Agosto Carpino
Ore 21.00 – #PEPPA_MARRITI_BAND, Ajeret
Ore 22.00 – #FLO, La Mentirosa
Ore 23.00 – #SLIVOVITZ, Liver
Ore 00.00 – #TRICKY

11 Agosto Carpino
Ore 21.30 – #MOP_MOP, A bastard performance of modern jazz
Ore 23.00 – #RISERVA_MOAC & #BUKUROSH_BALKAN_ORKESTRA, Balkan, World, Patchanka
Ore 00.00 – #I_CANTORI_DI_CARPINO, Stile, storia e musica alla Carpinese
Ore 01.00 – #CAPLETON, The Prophet

Direzione Artistica: Luciano Castelluccia
Produzione: Ass. Cult. Carpino Folk Festival
Ufficio stampa: CDP Service – Referente Ufficio Stampa: Francesca Fatone – f.fatone@cdpservice.it – 0882.375761

CONTATTI E SOCIAL
Facebook www.facebook.com/CarpinoFolkFestivalUfficiale
Web www.carpinofolkfestival.com
Mail info@carpinofolkfestival.com

Cartella Stampa: https://t.co/KXEQkrq4p3
Volantino: https://t.co/FXAK4Wldnt
Locandina: https://t.co/fpkHFtTs0j
Manifesto: https://t.co/MujVhSVi1q

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