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Il cantore più famoso delle Puglie ci ha lasciati oggi pomeriggio.

Foto: Pasquale D'apolito

Foto: Pasquale D’apolito

ANTONIO PICCININNO (18 febbraio 1916 – 9 dicembre 2016), patriarca centenario del canto alla carpinese. Figura filiforme, tratto asciutto e austero, occhi intensi di chi ha trascorso una vita dura. Ultimo dei grandi cantatori, padrone delle serenate, dei sonetti e degli stornelli, di espressioni sonore complesse, contraddistinte da off-beat, alternanze ritmiche, voci che vanno oltre il sistema temperato. La sua storia coincide con quella della ricerca etnomusicologica e delle diverse stagioni del folk revival nostrano*.

Ci sono uomini che posseggono i talenti per rappresentare, oltre se stessi, una intera epoca.
La prima esibizione conosciuta di Antonio Piccininno fuori dai contesti tradizionali risale all’8 aprile 1980 presso il Teatro San Ferdinando di Napoli.
Sempre presente sul palco del Carpino Folk Festival insieme ai Cantori di Carpino, Piccininno è oggetto di studi sulle tradizioni musicali italiane; Antonio in particolare viene interessato per la prima volta da tali studi nei primi anni 80 da Roberto Lèydi, considerato tra i fondatori dell’etnomusicologia scientifica in Italia, ed è portato alla ribalta nazionale dai cantautori e musicisti Eugenio Bennato e Teresa De Sio.
Segue un breve elenco delle ricerche, dei documenti sonori e dei film in cui appare come protagonista.
Ricerche scientifiche
1980/tuttora, Salvatore Villani
1980/1987, Michele Giuseppe Gala
1984, Gabriele Leggieri, Giovanni Canistro
1987, Ettore De Carolis
1988, Roberto Leydi con Salvatore Villani (monografia)
2001/2009 Adriano Castigliego
2010/2011 Enrico Noviello e Pio Gravina

Documenti sonori rilevanti
1997, I cantatori e suonatori di Carpino / Salvatore Villani, NOTA/EDT
1997, Guitares “battente” du Gargano / Salvatore Villani, Nanterre (France), CD Al Sur
1997, La voce del Gargano
1999, Canti della memoria. Canti tradizionali del Gargano Francesco Nasuti, Centro Grafico Francescano
2000, Lezioni di tarantella / Eugenio Bennato, DVF
2000, La tarantella del Gargano / Giuseppe Michele Gala, Ethnica
2001, Tarantella del Gargano / Eugenio Bennato, DVF
2002, Ragnatele: Antologia di voci e suoni della Puglia / Antonello Lamanna
2004, Alla carpinese: il sonetto garganico nei canti popolari di Carpino / F.Nasuti, edizioni FN
2006, Stile, storia e musica alla carpinese / I Cantori di Carpino, Mea Sound
2007, Le tribù italiche. Puglia, EDT
2007, Canti, poeti, pupi e tarante / Valter Giuliano, Squilibri
2008, Antonio Piccininno. Cantatore e Raccoglitore dei Canti Popolari di Carpino Cd allegato al libro / Salvatore Villani, Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata
2011, Canti e suoni della tradizione di Carpino / E.Noviello-P.Gravina. Kurumuny
2012, I cantori e musici di Carpino. Le tarantelle del Gargano, Salvatore Villani, NOTA/EDT
2016, Chi sonä e càntä no nmore màji / I Cantori di Carpino, STUDIOUNO

Film da (co)protagonista:
1996, Foggia, non dirle mai addio, Luciano Emmer (con Eugenio Bennato)
2000, Chi ruba donne, Maurizio Sciarra (con Eugenio Bennato)
2005, Craj, Davide Marengo (con Teresa De Sio, Giovanni Lindo Ferretti)
2007, Les Chanteurs de Carpino, Thierry Gentet
2010, Buon giorno Zi Antò, Aldo di Russo (con Roberto De Simone)
2015, Le storie cantate. Viaggio tra i Cantastorie di Puglia, Trevisi-Morisco

Antonio Piccininno (Pecceninne), il cantore con le nacchere, era nato il 18 febbraio 1916 a Carpino, in provincia di Foggia.
All’età di due anni perse entrambi i genitori a causa dell’influenza spagnola e venne affidato ai nonni materni. A otto anni dovette contribuire al mantenimento della famiglia ed fù mandato a guardare le pecore. Nei boschi di quello che oggi è il Parco Nazionale del Gargano i pastori adulti gli tramandarono i canti popolari che lui ripetette ossessivamente guardando le pecore. Diventato adulto lasciò il mestiere del pastore e si dedicò alla coltura dei campi.
Pastore e, contadino, con le sue 100 primavere rappresenta una delle “personalità più interessanti, autentiche e complesse della tradizione musicale del Gargano. Cantatore eccellente, tra i più anziani del paese, porta con sé un bagaglio di conoscenze che lascia quale eredità culturale alle nuove generazioni. La sua testimonianza di vita, la sua interpretazione canora e la sua raccolta di canti sono punti di riferimento imprescindibili per un’adeguata comprensione della sua unicità. Il suo percorso si colloca in un ambito intermedio tra oralità e scrittura, frutto di stratificazioni in progress di apprendimento, dalla fase mnemotecnica orale del periodo giovanile, alla fase della partecipazione diretta ai riti collettivi delle serenate e dei balli (quando non ancora defunzionalizzati), alla fase dell’appropriazione autodidattica della scrittura per la raccolta dei canti popolari (Villani S., 2008)”.

Ass. Cult. Carpino Folk Festival

*Ciro De Rosa

Il canto d’amore più bello mai scritto nella tradizione popolare dell’Italia Meridionale

In occasione dell’uscita del nuovo disco che festeggia i 50 anni della Nuova Compagnia di Canto Popolare, intervistata da Salvatore Esposito su Blogfoolk, Fausta Vetere a domanda cosi risponde.

Come mai avete deciso di rileggere “Tarantella Del Gargano”?
Io e Pasquale Ziccardi ci occupiamo di comporre la maggior parte dei brani, e abbiamo pensato che questo fosse il canto d’amore più bello mai scritto nella tradizione popolare dell’Italia Meridionale. E’ una visione onirica di un atto d’amore verso una persona incredibile. Volevamo rileggerla per farne una versione particolare, una versione quasi aristocratica con il quartetto d’archi, con un cambio di durezza senza usare una settima, ma ritornando con una cadenza ingannata che lascia in sospeso senza concludere il discorso musicale. Il brano è cantato da Pasquale e l’arrangiamento è iperclassico nel senso che abbiamo usato tutti gli strumenti della tradizione con l’aggiunta di questo elegant quartetto d’archi. Considero la musica popolare aristocratica perché è complessa e non si risolve mai con due accordi. Dietro ogni brano c’è una storia ed è sempre questa grande aristocrazia del mondo popolare ad ispirarci. Non aveva senso farlo uguale a quello dei Cantori di Carpino. Spero piaccia, ma i gusti nostri non sempre combaciano con quelli degli ascoltatori.

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LA TARANTELLA ALLA MUNDANARË DI CARPINO RIELABORATA DIVENTA LA TARANTELLA DEL GARGANO

Quarantacinque fa, gli Showmen, poco prima del loro scioglimento, ascoltano una registrazione della Tarantella del Gargano, riscrivono un nuovo testo, completamente estraneo al carattere del brano originale, e incidono nel 1971 ‘Che farai’, cantata da James Senese, sassofonista del complesso fondato insieme a Mario Musella.

45 giri – Che succede dentro me/Che farai (Storm, AR 4045)

Alla fine degli anni 60 quando la canzone italiana è caratterizzata da bassa creativa e molta superficialità. A Napoli tentano di mettere insieme il popolare con il pop. De gustibus non est disputandum. Ma se escludiamo il testo dall’analisi e ci concentriamo sulla musica allora questo brano diventa molto importante per Carpino perché può aiutarci a comprendere chi ha rielaborato la muntanara che suonava Andrea Sacco e i suoi amici facendola diventare per l’universo mondo la tarantella del Gargano. Fin’ora questa rielaborazione veniva attribuita per la sua competenza compositiva a Roberto De Simone e alla Nuova Compagnia di Canto Popolare (formazione: Eugenio Bennato, Patrizio Trampetti, Fausta Vetere, Carlo D’Angiò, Giovanni Mauriello, Giuseppe Barra) che nel 1971 pubblica LP “NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE (SIF/RAR)” che contiene appunto il brano “Tarantella del Gargano”. “Bellissimo esempio di viva tradizione orale osservato a Carpino in provincia di Foggia” [nota riportate nell’album].

Il brano degli Showmen è anch’esso del 1971 e James Senese non è l’ultimo arrivato.

D’Angiò, l’ingegnere che ricostruì il folk

Nel 1976 riscoprimmo Carpino, nel Gargano, la capitale della musica del futuro con uno straordinario passato.
Io e Carlo abbandonammo il conservatorio ufficiale e ci iscrivemmo all’università popolare di Carpino, il nostro docente inconsapevole era Andrea Sacco.
E già. Sacco ha una personalità affascinante. Da lui e dai suoi seguaci apprendemmo le varianti della tarantella melodica e gentile.

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Al Carpino Folk Festival 2016 Peppe Voltarelli in concerto

a conclusione di un’articolata riflessione su “L’Italia cantata dal sud”
(Otello Profazio, Matteo Salvatore, Enzo Del Re e Antonio Infantino)

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La programmazione del festival della musica popolare del Gargano questa sera, 8 agosto 2016, prevede la partenza alle ore 20.03 da San Severo sui treni delle Ferrovie del Gargano con CANTAR VIAGGIANDO – “Una valigia di ricordi – Un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano” con Ciro Iannacone che descriverà il suo Gargano attraverso le proprie canzoni ed alcuni canti della tradizione popolare in chiave personalizzata.

A seguire il primo dei concerti all’aperto del Carpino Folk Festival, Voltarelli canta Profazio, chiuderà un’articolata riflessione attorno a due differenti stagioni del folk revival italiano, contrassegnate allo stesso modo da una spiccata vocazione civile. Un incontro unico, e urgente come le eterne questioni del sud, che prenderà a pretesto alcuni volumi dedicati dalla Squilibri a quegli anni e a quegli autori per entrare nel vivo con gli interventi –in voce e in musica- di due dei protagonisti di allora e di studiosi, artisti e musicisti che a quel periodo guardano con grande interesse, rinvenendovi elementi di ispirazione per una proposta artistica che coltiva ancora l’ambizione di raccontare in musica il nostro presente e la realtà che ci circonda.

Con Otello Profazio (l’antesignano del folk revival in Italia, Premio Tenco 2016), Giovanni Rinaldi (curatore del volume con cd allegato di Matteo Salvatore e Riccardo Cucciolla, A sud. Il racconto del lungo silenzio), Timisoara Pinto (autrice del volume con due cd allegati Lavorare con lentezza. Enzo Del Re, il corpofonista), Antonio Infantino (il fondatore dei Tarantolati di Tricarico che con Enzo Del Re condivise l’inizio della carriera oltre che speranze e progetti), Domenico Ferraro (curatore e promotore di diversi volumi su Profazio, nonché autore del monumentale lavoro su Roberto Leydi, altro protagonista di quegli anni), Salvatore Villani (ricercatore e studioso che a Matteo Salvatore ha dedicato molte delle sue registrazioni sul campo), Andrea Satta e Angelo Pelini dei Têtes de Bois (tra i primi a interpretare il canto della fatica e della rivolta, da Léo Ferré a Matteo Salvatore, e a offrire una ribalta nazionale a Enzo Del Re negli ultimi anni della sua vita), Peppe Voltarelli (già Premio Tenco per il miglior album in dialetto che con il suo recentissimo omaggio a Otello Profazio ha rimesso al centro dell’agenda culturale il confronto con quell’irripetibile stagione di impegno meridionalistico) e Anna Corcione (l’artista che assieme alla sorella Rosaria ha realizzato le opere che corredano il cd-book di Voltarelli).

 

Tra canti, parole e visioni si passeranno così in rassegna le piccole e grandi vicende che hanno segnato profondamente la canzone italiana che, con Otello Profazio e Matteo Salvatore, si apriva a temi del tutto inusuali in un panorama dominato da Paperi e papaveri e Grazie dei fiori. Sull’esangue tronco della tradizione canora nazionale, Otello immetteva la grande poesia civile di Ignazio Buttitta e il fatalismo e la rassegnazione di contadini ed emigrati traditi dalla storia, mentre Matteo Salvatore vi innestava la fatica e la miseria di popolazioni altrimenti condannate a un silenzio definitivo. I due cantori, legati anche da personali rapporti di amicizia e di lavoro, sono da intendersi come l’effettivo avvio di un folk revival che, contro ogni evidenza, ci si ostina a far iniziare un decennio dopo, quando la rivisitazione dei repertori popolari si sarebbe caricata di urgenze politiche e di entusiasmi ideologici: una nuova stagione del folk revival italiano della quale Enzo Del Re e Antonio Infantino sono forse le espressioni più emblematiche.

 

A sorprendere oggi, a distanza di decenni, è la sorprendente vitalità di molte delle istanze agitate in quegli anni al punto da costituire un motivo di ispirazione per molti dei protagonisti della scena musicale italiana: una perdurante attualità che sarà bene evidenziata dal concerto di Peppe Voltarelli, artista a dir poco eclettico –scrittore, attore e compositore per il cinema e il teatro-, considerato la voce più rappresentativa della cosiddetta ‘onda calabra’ assunta a vessillo di un meridionalismo al passo di tempi decisamente diversi da quelli di Nilla Pizzi e Cinico Angelini. Questo suo omaggio al “penultimo dei cantastorie”, in particolare, risponde all’urgenza di rivendicare con fierezza le proprie origini, senza lasciarsi tentare da fughe estetizzanti verso lidi lontani, per offrire al suo pubblico, senza inutili orpelli, alcune gemme del repertorio di Profazio e restituire così, a un paese senza memoria, pezzi significativi della sua storia culturale.

 

La tradizione dei cantastorie rivive infatti nella sua interpretazione, animando la rappresentazione dolente e stralunata di un meridione eternamente eguale a se stesso per cantare ancora, a passo di danza, le ferite sanguinolente della storia, il flagello della mafia, il dramma dell’emigrazione, la desolazione di periferie abbandonate senza mai cedere al lamento compassionevole o all’autocommiserazione pietosa. Un concerto carico di suggestioni che andranno a infittirsi con la proiezione sullo sfondo delle opere artistiche realizzate appositamente per lo spettacolo da Anna e Rosaria Corcione che, lavorando su materiali storici con strappi e stratificazioni, hanno reso a loro volta omaggio a un altro grande calabrese, Mimmo Rotella, dando vita a una riproposta dinamica e innovativa dei vecchi cartelloni da cantastorie.

 

A rendere in qualche modo unico il concerto di Carpino sarà la partecipazione straordinaria dello stesso Otello Profazio che affiancherà Voltarelli con la sua voce e la sua chitarra, quasi a suggellare sul palco il patto tra due generazioni di artisti accomunati da un viscerale amore per la propria terra ma ostinati a intendere il campanile del paese come veicolo di istanze universali per declinare in musica la consapevolezza e l’orgoglio di essere periferia che, in un panorama di tediosa uniformità, è un diritto da rivendicare e un valore da salvaguardare.

IL CARPINO FOLK FESTIVAL AL VIA SUL TRENO DELLE FERROVIE DEL GARGANO

In treno dopo una serata all’insegna del divertimento

CANTAR VIAGGIANDO in sicurezza aiuta il divertimento!

La ventunesima edizione del primo grande festival pugliese della musica popolare e delle sue contaminazioni si mette in viaggio sabato 6 agosto con tre suggestivi appuntamenti legati alla mobilità lenta in cui il treno delle Ferrovie del Gargano da mezzo di trasporto diventa palcoscenico grazie agli storytellers selezionati dal direttore artistico della manifestazione, Luciano Castelluccia.

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Si parte, quindi, con Cantar Viaggiando e il treno-tram delle Ferrovie del Gargano da S. Severo direzione Gargano con tre appuntamenti previsti dal 6 all’8 agosto. Si tratta di performance sperimentali realizzate appositamente per il Carpino Folk Festival. All’etnomusicologo SALVATORE VILLANI che col canto, chitarra battente, liuto, organetto toccherà declinare l’anima del Gargano attraverso il racconto dell’esperienza vissuta a contatto con cantori e suonatori tradizionali che hanno lasciato un segno indelebile nella sua formazione musicale e umana. Ma è anche il racconto di luoghi, fatti e personaggi che appartengono alla memoria collettiva e che si snodano in questo viaggio lungo la ferrovia, coniugando il passato e il presente. Un racconto dialogico, assieme all’amico Gino Annolfi, in cui la voce cantata, accompagnata da sonorità strumentali minime, diventa protagonista per la giusta attinenza ai diversi contesti esecutivi. Seguirà “MAMMA QUANTE STORIE! Favole in ambulatorio, in treno, e in piazza” ideato da Andrea Satta pediatra di base nella periferia di Roma e cantante dei Têtes de Bois, che da circa sette anni, una volta al mese, organizza ‘la giornata delle favole’, chiedendo alle mamme di tutte le nazionalità di raccontare la fiaba con cui si addormentavano da piccole. Satta per l’occasione sarà accompagnato dal musicista e compositore ANGELO PELINI e dalla curatrice e conduttrice Radio Rai, la lucana, TIMISOARA PINTO. Infine concluderà la tre giorni il cantautore e musicista CIRO IANNACONE che descriverà il suo Gargano attraverso le proprie canzoni ed alcuni canti della tradizione popolare in chiave personalizzata. Elementi di creatività nelle ferrovie locali per promuovere  un turismo attento alla lentezza, per favorire una migliore e più sicura mobilità collettiva e godere a pieno degli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il Gargano.

 

CANTAR VIAGGIANDO, al sesto anno consecutivo, è tra la prime iniziative del genere nate in Italia – Luciano Castelluccia – quando vi pensammo non c’era niente di simile in giro: vi erano state esperienze artistiche sui treni storici che attraversano la Valle dei Templi in Sicilia e Time in jazz di Paolo Fresu a Berchidda in Sardegna (che scoprimmo due anni dopo).”

«Un momento di valorizzazione della cultura popolare – commenta il Dott. Vincenzo Germano, direttore generale delle Ferrovie del Gargano -, tema che sta molto a cuore alla nostra Azienda che è diventata partner del Carpino Folk Festival, e che dà una spinta notevole anche alla promozione del territorio in ambito turistico. Ecco perché ogni anno riproponiamo “Cantar viaggiando”. Un impegno che intendiamo ancora più ampliare con nuove idee».

 “I nostri ringraziamenti – continua il Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, Mario Pasquale di Viesti,  vanno al Direttore Generale delle Ferrovie del Gargano, Vincenzo Germano, che ha apprezzato e sostenuto il nostro impegno per assicurare ai tanti frequentatori del festival di poter raggiungere Carpino in modo sicuro ed economico contribuendo anche al rispetto per l’ambiente.”

“Cantar Viaggiando” è, infatti, un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano. Un viaggio che dalla stazione di San Severo, tocca Apricena, San Nicandro Garganico e Cagnano Varano e poi dritti su fino ad arrivare agli spettacoli del Carpino Folk Festival dove lo sguardo spazia sul Lago di Varano e sulla lingua di terra che spacca l’azzurro in due, dividendo lo specchio lacustre da quello marino. Un viaggio in sicurezza per aiutare il divertimento! Stimolare l’utilizzo del treno delle Ferrovie del Gargano per permettere al pubblico di spostarsi comodamente all’interno del nostro territorio evitando l’uso della propria autovettura.

Il successo dell’iniziativa negli anni scorsi è andato ben oltre le aspettative ed ha soddisfatto sia color che sono saliti sul treno per raggiungere il Carpino Folk Festival sia i turisti ignari in arrivo sul Gargano a cui il tutto è sembrato una sorta di festa dell’accoglienza dal momento che, oltre alla musica e ai cunti, vengono offerte degustazioni gratuite di prodotti agroalimentari locali.

 

Appuntamento, quindi, al 6/7/8 agosto prossimo a S.Severo col treno del Gargano in partenza alle ore 20.03. Il menù curato da Alessandro Iacubino (F&B coach) prevede “Legami, legumi e tradizioni…” – Viaggio alla scoperta dei primi piatti dell’orto garganico; “Pecorino amore mio” – Degustazione di formaggi locali; Selezione di vini in assaggio proposti da “Daunia Enoica”: Cantina Ariano, Cantina Antonio Pisante e Antica Cantina San Severo.

 

In occasione del Carpino Folk Festival 2016, negli orari notturni i treni delle Ferrovie del Gargano saranno integrati con autobus speciali che faranno da spola da Carpino alla Stazione di Carpino per consentire il deflusso di quanti si recheranno nel centro garganico per assistere agli spettacoli in programma il 9 e 10 Agosto.

Al CARPINO FOLK FESTIVAL 2016 MARCO BEASLEY in concerto

Lo spirito libero del nostro Sud alla kermesse garganica

Un appuntamento tra sacro e profano, musica colta e musica popolare

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L’edizione 2016 del Carpino Folk Festival si aprirà con il concerto di MARCO BEASLEY che proporrà dal vivo –e per la prima volta in Puglia- il suo lunghissimo viaggio musicale sulle coste dei mari del Sud alla scoperta di luoghi meravigliosi e gente straordinaria spesso senza nome ma dalle mille parole e dai mille canti.

Il tenore e musicologo italiano BEASLEY con la sua notevole presenza scenica e col suo modo di cantare caratterizzato da una vasta gamma di timbri differenti sarà protagonista il 7 Agosto nella chiesa di S. Cirillo di Alessandria. Specialista nel repertorio vocale del Rinascimento e del Barocco e nella letteratura musicale del XV e XVI secolo, è anche un profondo conoscitore della musica popolare dell’Italia meridionale.

Nel cuore della civiltà mediterranea, da quelle terre lambite dal mare che furono ricche e sapienti quando Roma era ancora un villaggio di pastori, ci arriva la voce potente ed incorrotta della Tradizione. Musica e mistero del suono primordiale.

Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar Ionio, Mare Adriatico: nomi geografici che appartengono ad un mare che sta al centro fra tante terre, il Mediterraneo, ma che ne ha al suo centro una, quasi fosse un’isola, lunga, sottile, ancora bellissima: l’Italia. Da Ventimiglia a Trieste, un lunghissimo viaggio sulle coste di questo mare dai tanti nomi fa scoprire luoghi meravigliosi e gente straordinaria. E verso Sud, dove la penisola italiana si spinge più profondamente in questo mare, l’aria della storia è ancora molto presente, ancora si raccontano leggende millenarie in questi anni di globalizzazione, molta ritualità sopravvive.

Una storia antica, come antichi sono i versi dei poeti che ci accompagnano in questo nuovo cammino. Poeti molto spesso senza nome ma dalle mille parole, dai mille canti. E in questi canti ci sono storie di bambini e di amori vissuti, il dolore di una perdita e la felicità di un’amicizia ritrovata. Sud è tutto questo e molto di più. E ancora, verso sud ci accompagnano strumenti viandanti da sempre, i suoni del liuto di Fabio e della chitarra di Stefano con la loro antica arte mascherata di semplicità. A loro, in viaggio, si affiancano il colascione di Leonardo e i tamburi di Vito, strumenti principe della tradizione napoletana. E incontreremo Laura dal nome pertrarchesco, che a passo di danza ci condurrà per i sentieri di questo Sud.
Sul palco, quindi Beasley, sarà accompagnato da Stefano Rocco, Fabio Accurso, Leonardo Massa, Vito De Lorenzi con la partecipazione della danzatrice Laura Boccadamo.

Alla ricerca di un canto che appartiene a mille voci, il repertorio che verrà proposto non segue una strada prefissata ma l’ordine dei brani musicali varierà da momento a momento, seguendo il dialogo che si instaura col pubblico.

 

Di seguito solo un elenco indicativo di alcuni dei brani in programma:

Tradizione Pugliese                                      Tarantella del Gargano

Tradizione Pugliese / G. De Vittorio              Sona a battenti

Adriano Willaert (1490-1562)                        Vecchie letrose

Giovane da Nola (1520 – 1592)                     Cingari simo, donne!

Joan Ambrosio Dalza        (XV sec?)            Piva

Tradizione Pugliese                                      Tu bella…

Marco Beasley (1957)                                  Ballo de li Sante

Vito De Lorenzi                                            Sona e risona

Testo di Francesco Spinello (XV sec.)          Como senza la vita poi campare

Tradizione Pugliese                                      Alla Carpinese

Tradizione Pugliese                                      Fronni d’alia

Anonimo                                                      Eufrosina

Tradizione Pugliese                                      Tarantella del Passariello

Tradizione Napoletana                                  Il Mattacino

Fabio Accurso & Stefano Rocco                             Compendium Tarantulae

Severino Corneti (XVI sec.)                         Fararirorella

Presentata la XXI edizione della storica kermesse garganica. Un programma essenziale, al tempo stesso ricco di qualità

Un CARPINO FOLK FESTIVAL per tutti i gusti

Ospiti Cristiano De Andrè e il Capitan Capitone Daniele Sepe e la sua ciurma, ma anche tanta tradizione

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La caratteristica principale del Carpino Folk Festival, che si terrà dal 6 al 10 agosto nel piccolo centro garganico, è l’essenziale: valorizzare la tradizione musicale italiana mescolandola in un programma che strizza l’occhio alla musica colta ma anche al folk revival italiano, alla musica d’autore e quella internazionale. Non mancano i laboratori di canto, chitarra battente e tamburello, e continua la sezione dei concerti e cunti sui treni delle Ferrovie del Gargano. Ma l’evento più importante è sempre lo stesso da 21 anni: il concerto finale con i Cantori di Carpino “armati” di chitarre battenti e francesi, tamburelli e nacchere e guidati dal centenario Antonio Piccininno.

La 21esima edizione del carpino Folk Festival, organizzata dall’omonima associazione culturale e sostenuta dalla Regione Puglia con fondi europei, dal Parco Nazionale del Gargano, dal Comune di Carpino e dagli enti come la Camera di Commercio di Foggia e le sponsorizzazioni private, è stata presentata sulla pagina facebook ufficiale del festival non prima di aver spiegato le difficoltà che gli operatori culturali stanno attraversando a causa del sentenza del Tar del Lazio che ha bloccato gli stanziamenti del 2016 allo spettacolo del vivo. Non che il Carpino Folk Festival fosse tra i beneficiari, ma è chiaro che se i grandi contenitori culturali non sono finanziati dal Fondo (nazionale) Unico dello Spettacolo allora con le medesime risorse gli enti regionali e locali debbono far fronte alle necessità sia dei grandi che dei piccoli attrattori culturali.

Il tema di questa edizione resta ancora legato alla madre terra, ma quest’anno sente il bisogno di distaccarsene “COLTIVARE LA MUSICA È NUTRIRE L’ANIMA“: non si può vivere di sole sostanze materiali, ma l’anima umana per non soffocare ha bisogno di estraniarsi. La musica è parte integrante della nostra vita e costituisce il miglior antidoto omeopatico al caos e alla noia della quotidianità o alle amarezze che il destino ci riserva.

Si parte, quindi, con Cantar Viaggiano e il treno delle Ferrovie del Gargano da S. Severo direzione Gargano con tre appuntamenti previsti dal 6 all’8 agosto. Il primo con l’etnomusicologo SALVATORE VILLANI che declinerà a suo modo l’anima del Gargano (a proposito l’hashtag della XXI edizione è #ANIMACFF); seguirà una doppia rappresentanza del gruppo dei Têtes de Bois, ANDREA SATTA E ANGELO PELINI accompagnati dalla curatrice e conduttrice Radio Rai, la lucana, TIMISOARA PINTO; infine il cantautore e musicista locale CIRO IANNACONE. Elementi di creatività nelle ferrovie locali per promuovere un turismo attento alla lentezza, per favorire una migliore e più sicura mobilità collettiva e godere a pieno degli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il Gargano.

I concerti iniziano il 7 Agosto con un appuntamento tra sacro e profano, musica colta e musica popolare previsto nella chiesa patronale di Carpino resa famosa proprio dalle fotografie scattate dalle migliaia di appassionati che ogni anno si recano al festival, la chiesa di S. Cirillo di Alessandria. Protagonista il tenore e musicologo italiano MARCO BEASLEY specialista nel repertorio vocale del Rinascimento e del Barocco e nella letteratura musicale del XV e XVI secolo, ma anche profondo conoscitore della musica popolare dell’Italia meridionale che col suo modo di cantare caratterizzato da grande vitalità e sensibilità, da una vasta gamma di timbri differenti e una notevole presenza scenica. ci offrirà un lunghissimo viaggio musicale sulle coste dei mari del Sud alla scoperta di luoghi meravigliosi e gente straordinaria spesso senza nome ma dalle mille parole, dai mille canti.

L’8 agosto si cambia genere. Dalla musica colta che interpreta i versi dei poeti popolari si passa ai cantastorie che l’Italia l’hanno cantata dal sud: Otello Profazio, Matteo Salvatore, Enzo Del Re e Antonio Infantino. Canti, parole e visioni di studiosi, scrittori, giornalisti e artisti (Andrea Satta, Angelo Pelini, Timisoara Pinto, Giovanni Rinaldi, Mimmo Ferraro, Maurizio Agamennone, Salvatore Villani e Anna Corcione) passeranno così in rassegna la stagione del folk revival italiano, della quale i 4 suddetti sono le espressioni più significative e motivo di ispirazione per molti dei protagonisti della scena musicale italiana attuale: una perdurante attualità che sarà bene evidenziata dal concerto di PEPPE VOLTARELLI dedicato a OTELLO PROFAZIO che per decenni ha raccontato l’anima dolente e stralunata di un meridione eternamente uguale a se stesso, Qui si campa d’aria.

Il 9 e il 10 agosto il programma continua in piazza del Popolo con ANTONIO INFANTINO, (Daniele Sepe e la sua numerosa ciurma in) CAPITAN CAPITONE E I FRATELLI DELLA COSTA, Yaite Ramos, la musicista cubana meglio nota come LA DAME BLANCHE, il concerto di CRISTIANO DE ANDRÉ CANTA DE ANDRÉ, il progetto calabrese di RE NILIU e la chiusura dei CANTORI DI CARPINO.

L’ingresso è gratuito come sempre e le informazioni sono su

www.carpinofolkfestival.com

con aggiornamenti quotidiani sulla pagina facebook/carpinofolkfestivalufficiale

 

Mario Pasquale Di Viesti,

Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival

I contenitori culturali come i festival sono un veicolo importante di promozione dell’immagine della nostra terra. Attraverso la cultura, la musica, la danza è possibile far vivere le città e la loro economia. Il Carpino Folk Festival si realizza con l’impegno di molti, il mio ringraziamento va al Parco Nazionale del Gargano, alla Camera di Commercio di Foggia e al Comune di Carpino che affiancano la Regione Puglia, agli sponsor (come le Ferrovie del Gargano) e alle imprese locali (ad es.  Foodaunia) che ci permettono di mantenere alta la qualità artistica. Ringrazio tutti i volontari che si impegnano gratuitamente e il pubblico che in tutti questi anni ci ha premiato con la fedeltà.

Viviamo in una regione ricca di storia e di cultura che negli ultimi decenni si è caratterizzata anche con i suoi festival che a loro volta hanno saputo raccontare al mondo la bellezza di una terra “naturalmente” musicale. Deve essere fatto ogni sforzo per sostenere queste cartoline. Occorre metterli in condizione di sapere per tempo il sostegno pubblico e consentirgli di programmare e di realizzare produzioni artistiche proprie e quindi di raccogliere più efficacemente risorse private.

L’avvio del nuovo sessennio di programmazione, invece, sembra dirci che l’Europa ha smarrito il valore unificante della diversità culturale e sembra aver messo in dubbio l’uso dei fondi europei per promuovere e tutelare il patrimonio immateriale che va dalla musica allo spettacolo, dall’arte al cinema. In questo clima di incertezza degli stanziamenti, sento, pertanto, il bisogno di esprimere un plauso particolare all’Assessore Regionale, Raffaele Piemontese, che, ci ha incoraggiati ed invitati a continuare ad essere presidio di cultura permanente e di realizzare coraggiosamente la XXI edizione del festival del Gargano, tra i più rappresentativi e identitari contenitori culturali della Puglia.

Quest’anno l’edizione l’abbiamo qualificata “essenziale”. Essenziale perché, per non smentire la qualità della nostra proposta artistica, abbiamo deciso di rinnovarci e di riproporre solo le iniziative essenziali, quelle che ci hanno reso un eccellenza nazionale. Crediamo di esserci riusciti.

Buon XXInesimo Carpino Folk Festival a tutt*.

#WeAreinPuglia

I CANTORI DI CARPINO E L’ORCHESTRA LA NOTTE DELLA TARANTA VENERDÌ 13 MAGGIO ALLA FESTA DEL SOCCORSO DI SAN SEVERO

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Foto di Nazario Cruciano

Riti, pratiche comunitarie, processioni, luminarie, fiere, concerti, spettacoli pirotecnici: sono le Feste Patronali che si svolgono in Puglia per dimostrare la devozione e l’affetto al proprio santo.
Una gara a sorprendere che si svolge tra rioni e paesi durante tutto l’anno.
In onore della Vergine Bruna “MARIA SS. DEL SOCCORSO” é la Festa Patronale della Città di San Severo che si celebra durante il “triduo” composto dalla terza domenica di maggio, dal sabato precedente e dal lunedì seguente. Quest’anno dal 14 al 16 maggio.
I festeggiamenti in realtà si estendono ben oltre il triduo, occupando le due settimane a cavallo della terza domenica e sono caratterizzati dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche fuochi, incendiate negli oltre venti rioni al passaggio dei sacri cortei (un idea di cosa accade www.youtube.com/watch?v=By5P3YVeKDU&feature=related).
In occasione dei festeggiamenti venerdì 13 il concerto dei I CANTORI DI CARPINO stile ,storia e musica ” ALLA CARPINESE “ e dell’Orchestra Popolare La Notte della Taranta – pagina ufficiale voluto dall’Amministrazione Comunale di San Severo.
La serata, curata dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, ideazione e direzione artistica Luciano Castelluccia, avrà inizio alle ore 21.30 in Piazza Carmine con lo spettacolo “Tricche e ttracche” del cantore 2.0 Salvatore Luca Tota che mette in musica i modi di fare, i proverbi e le tradizioni sanseveresi comprese quelle legate alla Festa del Soccorso.

 

Continua, cosi, l’impegno del Carpino Folk Festival nel mettere insieme il buon mangiare e il buon vivere, il turismo e le tradizioni musicali agropastorali della ‪#‎Puglia‬ (Tavoliere, Gargano, Salento), in questo caso in un contesto molto appropriato, infatti, pur svolgendosi in una grande città, rurali restano molti rituali di questa lunga festa dedicata alla Vergine bruna che porta nella mano destra alcune spighe di grano, un ramo d’ulivo e un grappolo d’uva e che, considerata la protettrice dei campi, viene invocata ogni volta che siccità e tempeste minacciano le coltivazioni dei sanseveresi.

TRANSUMANZA: SUI TRATTURI DEL GARGANO RITORNA L’ECO DEL BRIOOO! IPTAAAA!!

La mandria di podoliche come scelta alternativa di vita a contatto con gli animali e la natura

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Foto Di Domenico Sergio Antonacci

Il prossimo 24 aprile la Famiglia Facenna, pastori garganici, riporteranno la loro mandria di vacche podoliche dalla piana alla montagna. Uno degli ultimi esempi di un rito destinato a scomparire oppure un rituale che riemerge dal passato come alternativa alla frenetica e continua evoluzione del mondo moderno?
Non ci è dato sapere. ANTONIO FACENNA, però, ci credeva e rappresentava con dignità la figura del nuovo allevatore: immenso amore per gli animali, grande passione per le tradizioni più antiche e la voglia di comunicare lo stile di vita podolico attraverso i social network. Il direttore artistico, Luciano Castelluccia, se ne innamora subito e da qui l’idea della cena-spettacolo LA TRANSGARGANICA e la prima FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO. Ma proprio quell’amore per gli animali e le piogge torrenziali del settembre 2014 si portano via Antonio.
Resta l’idea di rivivere la storia e le attività tradizionali del mondo rurale che diventa il progetto dell’Ass.Cult. Carpino Folk Festival della RETE DELLE ANTICHE MASSERIE GARGANICHE: evocare le tradizioni e i fattori culturali del recente passato e promuovere e valorizzare uno sviluppo territoriale centrato sulle caratteristiche endogene ambientali, culturali, paesaggistiche e artigianali tipiche del Gargano. La MASSERIA FACENNA con la FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO diventa, pertanto, la tappa obbligata dei futuri percorsi di fruizione del territorio.

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Foto Di Domenico Sergio Antonacci

Si parte, quindi, alle prime luci dell’alba di domenica 24 aprile e si va su. Alle 6 del mattino alle porte di Carpino è previsto il raduno di quanti desiderano accompagnare gli animali lungo tutto il percorso. Per gli altri sarà possibile in qualsiasi momento aggregarsi al cammino. Dopo caffè e cornetto, varie istruzioni saranno fornite ai partecipanti per il successo della giornata. Alle 6.30 ci si trasferirà con la navetta al punto di partenza. Dal paesino basta un quarto d’ora. Alle 7, la mandria composta da capre, pecore, vacche podoliche, cavalli, cani e pastori si incamminerà dal podere della famiglia Facenna in località TARTARETA (Agro Ischitella). È un tragitto impegnativo, che però si fa con molta tranquillità, a passo di animale. Da Ischitella si costeggia Poggio Pastromele di Carpino percorrendo le vie naturali dei tratturi. Lungo il percorso le emozioni non mancano. Si entra per un breve tratto nel paese dove gli anziani si commuovono nel sentire lo scampanio delle vacche che attraversano il loro borgo, un suono che ridesta in loro ricordi incancellabili. Quindi, lungo la piana, attraversando i terreni in cui stanno crescendo le famose fave di Carpino, tutti su fino a contrada MINIZZO presso la Masseria didattica dedicata ad Antonio Facenna. Con la vista panoramica del lago di Varano, del mare Adriatico e delle incantevoli isole Tremiti partirà la lunga programmazione della festa che prevede la mungitura della capra garganica per la colazione podolica, quindi la preparazione comunitaria del pranzo sociale. Nel pomeriggio la lavorazione del caciocavallo podolico a cura di Giacomo Facenna e l’intreccio dei cesti tipici “Panarë e Panareddë”. Contemporaneamente i vecchi giochi d’una volta, la musica e le ballate dei suonatori e cantatori della tradizione del Molise (Giuseppe Spedino Moffa), di San Giovanni Rotondo (Cantatori e Suonatori) e di Carpino (Cantori). Alle 18 l’escursione per raggiungere il pascolo delle nere capre garganiche e la raccolta delle erbe spontanee selvatiche. In serata la festa si conclude risiedendosi a tavola per la cena podolica e la transumanzaroots dei più rinomati dj selecta reggae, dub e hip-hop della Puglia: Zaio, Mimmo Superbass, MC Papa Buju.
La FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO – 24 aprile 2016, prodotta dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, ideazione e direzione artistica Luciano Castelluccia, in collaborazione con la Masseria Facenna – Carpino ha visto la partecipazione di Slow Food Gargano Nord e delle aziende agricole facenti parte dell’Associazione “Fave DiCarpino” (Francesco Cannarozzi, Michele Cannarozzi, Domenico Pio Di Mauro e Mario Di Nunzio). La FESTA inoltre è stata scelta come caso di studio dall’Università del Salento ed ha ricevuto il patrocinio e il supporto logistico del COMUNE DI CARPINO, dell’Università degli Studi di Foggia e della Fondazione Apulia Film Commission. La quota podolica di partecipazione è di 28 euro.

Al momento si registrano il doppio dei partecipanti dell’ultima edizione con provenienze da tutt’Italia, Belgio e Francia. Per informazioni consultare i siti www.carpinofolkfestival.com e www.facebook.com/CarpinoFolkFestivalUfficiale e contattare le guide Sara Di Bari +39 327.2940882 e Domenico Antonacci Tel: +39 393.1753151.

Qui il video dell’ultima edizione: https://www.youtube.com/watch?v=QI7UFg-VqXY

Evento FB: https://www.facebook.com/events/246160005729822

Hashtag: #transumanzaroots

A seguire il MENÙ EMOZIONALE della FESTA con gli odori, i profumi e i sapori d’una volta.
COLAZIONE PODOLICA‬
– Latte di Capra Garganica con Puparati
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PRANZO PODOLICO‬
– Saporito antipasto con Pecorino primo sale e Fave tenere di Carpino
– Fave e Zucca alla Carpinese
– Zuppa di Fave di Carpino con cicorie selvatiche e patate
– Passata di Cicerchie su pane tostato
– Recchietelle alla Carpinese con pomodoro fresco, basilico e cacioricotta di Capra Garganica
– Ziffë e zaffë di Vitello Podolico con cipolla, patate, carote e sedano
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CENA PODOLICA “MINIMALISTA”‬
– Carne arrëstutë a base di maiale nostrano e vitello podolico
– Caciocavallo Podolico
– Cacioricotta
– Mozzarella

Pane, Acqua e Vino quanto basta

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