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“Canti e suoni della tradizione di Carpino”, il doppio cd è ora acquistabile online!!

Da qualche giorno il portale ufficiale del Carpino Folk Festival è tornato online rinnovandosi ed introducendo una nuova sezione dedicata all’acquisto del doppio cd prodotto quest’estate dall’associazione:
“Canti e suoni della tradizione di Carpino”

Per perpetuare la crescita in coscienza della comunità e per ritessere i fili della propria memoria può essere utile raccogliere in un unico supporto digitale le voci testimonianti il repertorio ricchissimo di Carpino: Nunzia D’Antuono, Michele Maich Maccarone, Matteo Scansuso, Carlo Trombetta, Michele Di Giacomo, Angela Sacco, Maria Di Perna, Maria Vittoria Sacco, Nicola Di Perna, Andrea Sacco, Rocco Antonio Sacco, Rocco Valente, Antonio Piccininno.

Il doppio cd si può acquistare a questo link, (verrà spedito al vostro indirizzo)

Oppure su iTUNES:
Volume 1
Volume 2

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Baladi/Cantodiscanto – Tarantella di Carpino

La figlia del dottore, una figlia che onora il padre

La figlia del dottore arriva dal Gargano e precisamente da Monte Sant'Angelo, paese d'origine del cantante e produttore del progetto, Matteo Rignanese, già membro del gruppo di musica popolare "E’llariulà" (e le sue origini non le ha tradite dato che in "che sarà" c’è un acceno di un brano popolare di Monte S.Angelo, “Mont è lu paes mije”..c'è da considerare che la canzone inizia con il verso “paese mio che stai sulla collina”).

La storia delle cover è molto variegata e complessa tanto da meritare un ampio discorso che non si può affrontare in questa sede. Tuttavia bisogna dare un contesto a questo progetto, questa “cover band” inconsueta, collocandola all’interno dell’ ampio panorama di gruppi musicali che hanno reinterpretato lavori altrui. La pratica del coprire i brani musicali è nata negli anni ’50 in America laddove durante la piena esplosione del rock’n’roll, che era una musica nata e praticata prettamente da cantanti afroamericani, bisognava fornire delle versioni di queste canzoni più orecchiabili e fruibili dalla massa popolare e per questo venivano riadattate da artisti bianchi. Queste versioni “ripulite” finivano con l’avere più successo e quindi col coprire le versioni originali dei brani che rimanevano pressocché sconosciute. Qualche decennio dopo in Italia, per non essere da meno, dei gruppi famosi andavano a pescare dal repertorio americano e inglese traducendo, riadattando e cantando dei brani, senza dichiararne la provenienza; quindi, ancora una volta coprendoli.
Tuttavia la reinterpretazione di un’opera altrui non sempre ha lo scopo di soverchiarla e oscurarla, anzi, la maggior parte delle volte ha il proponimento molto più nobile di omaggiarla, di rendere un tributo al suo autore.
E proprio in quest’ottica e con quest’etica che il gruppo “La figlia del dottore” muove i primi passi nel panorama musicale italiano. Ma lo fa con una manifestazione d’intenti alquanto singolare. Consapevole della poco pulita operazione dei gruppi musicali italiani degli anni ‘60 e ’70 (e non solo) che hanno snaturato, talvolta anche con successo, canzoni pensate e suonate in inglese, “La figlia del dottore” ha voluto ribaltare e riscattare la situazione calando per tutta risposta una serie di  famosissimi classici italiani di quel periodo in un ambito musicale totalmente straniante, quello del rock contemporaneo (anche pesante) di matrice anglosassone. Moltissimi classici italiani sono stati e sono tuttora cantati in altre lingue, suonati in altri modi, velocizzati, anche rifatti con un appeal più rock, ma nessuno prima d’ora ne aveva mai tentato una sistematica riproposizione con contaminazioni  hard rock, metal, stoner e quant’altro fa parte della cosiddetta cultura musicale alternativa giovanile. Nessuno prima d’ora e soprattutto nello stesso album aveva messo il riff di “Orgasmatron” dei Motorhead all’inizio del “Cuore matto” di Little Tony, suonato “Storia d’amore” di Celentano alla maniera dei Voivod e nessuno ha mai lontanamente immaginato che si potessero coniugare Ozzy Osbourne (e i Black Sabbath) e Caterina Caselli.
Questo giusto per citare gli esperimenti più azzardati, ma in generale tutto il progetto cerca il giusto compromesso ed equilibrio tra generi così diversi, che appartengono a generazioni e culture così lontane. E’ come se un adolescente “alternativo” dei nostri giorni volesse trovare il punto d’unione con i gusti musicali dei suoi genitori e per farlo abbia inventato queste cover così originali, di modo che i suoi possano scoprire e apprezzare la sua musica mentre lui riscopre e ama le loro canzoni preferite.
Al di là di un appariscente desiderio di stupire, disorientare, sperimentare,  e addirittura perturbare, “Lei mi amava, mi odiava” manifesta nel suo equilibrismo tra gli opposti un grande e rispettoso amore per questi due mondi e di riflesso per tutti i generi musicali perché la musica vera non conosce  né vuole alcuna classificazione.

Il disco ancora non è stato pubblicato ma potete ascoltare delle anteprime qui (gruppo ufficiale Facebook) e qui (Myspace ufficiale)

Per chi volesse saperne di più

Guerrica

FESTIVAL DEL FOLKLORE E DELLE TRADIZIONI POPOLARI

Saranno i “Sud Folk” di Monte Sant’Angelo ad aprire la terza edizione del Festival del Folklore e delle Tradizioni Popolari “Città di San Severo”, organizzato dal Centro Studi Tradizioni Popolari “Terra di Capitanata” e dalla Pro Loco, in collaborazione con la Federazione Italiana Tradizioni Popolari, lo IOV Italia e il patrocinio del Comune di San Severo. Evento ancora una volta incluso nel programma ufficiale della Festa Patronale in onore della Madonna del Soccorso.

Il primo appuntamento del 2010 è in programma sabato 8 maggio, alle ore 21.30, su viale Matteotti. La serata inaugurale di questa edizione del Festival propone i “Sud Folk”, gruppo di musica popolare molto attento alle tradizioni del Foggiano. L’ensemble garganico, guidato da Bernardo Bisceglia, è noto anche a livello nazionale: da ricordare la vittoria alla prima edizione del Festival Nazionale della Canzone Popolare, svoltasi a Sgurgola, in provincia di Frosinone. Presenterà la manifestazione Luciano Alfieri.

Il 15 maggio (ore 9, Auditorium Teatro Comunale “Verdi”) convegno sul tema: “Forme ed espressioni della religiosità popolare”. Previste le relazioni di Luigi Maria Lombardi Satriani dell’Università “La Sapienza” di Roma (“Corporeità e Sacralizzazione”), Mario Atzori dell’Università degli Studi di Sassari (“Devozione e feste nella tradizione sarda”), Maria Margherita Satta dell’Università degli Studi di Sassari (“Religiosità popolare, naufragi e tavolette votive”). Le conclusioni saranno affidate a Patrizia Resta dell’Università degli Studi di Foggia (“Belle da vedere. Immagini della religiosità popolare in Capitanata”). Prevista la presenza di mons. Lucio Angelo Renna, vescovo della Diocesi di San Severo, mons. Mario Cota, commissario Arciconfraternita del Soccorso, Benito Ripoli, presidente nazionale della FITP.

L’ultimo appuntamento con il Festival del Folklore e delle Tradizioni Popolari “Città di San Severo” si terrà domenica 30 maggio. Protagonisti i Gruppi Folklorici “I Terrazzani” di San Severo e “L’Eco del Gargano” di San Giovanni Rotondo. Durante la serata, è in programma anche la premiazione dell’8° Palio delle batterie serali “Maria Santissima del Soccorso”, organizzato dalla Pro Loco

Matteo Salvatore..ancora una volta

Ieri sera un'emozione incredibile: "Ora farò una canzone di un grande cantore,del più grande cantore sullo sfruttamento,il grande Matteo Salvatore", parole di Vinicio Capossela che subito dopo ha invitato sul palco Ginevra di Marco..vi lascio al video (scusate per la bassa qualità):

 

E' proprio vero, chi suona e canta non muore mai

Anche nel 2009 alcune parole di Matteo Salvatore furono "recitate" sul grande palco di Piazza San Giovanni da Sergio Castellitto con l'accompagnamento del cantautore Alessandro Mannarino (video), scusate se è poco, fieri di essere garganici..

Padre Remigio de Cristofaro, etnomusicologo del Gargano… e non solo

Il Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, nel 2005 conferì il Premio Tarantella Fest 2005 a padre Remigio de Cristofaro, autore della Raccolta 104, la più completa compilation di musica popolare del Gargano.
Frate francescano ottantottenne, originario di Ischitella (FG), padre Remigio vive stabilmente a Siena, presso il convento dell’Osservanza, da ben trentanove anni. Compositore fecondo di musica sacra (messe, cantate, laudi, salmi, ecc) ha pubblicato due volumi di canti popolari: "Siena. I Canti del Popolo", e “Ischitella. I canti del popolo”, con la prefazione del grande etnomusicologo Roberto Leydi, scomparso qualche anno fa. «Non l’ho mai conosciuto – ha affermato de Cristofaro – né lui ha conosciuto me. Mi ha cercato un po’ dovunque, non mi ha mai trovato, né io ho trovato lui. Avemmo però intensi contatti telefonici».
Padre Remigio riferisce le esperienze di ricerca sui canti popolari che decenni or sono lo videro impegnato in area toscana e garganica: «Il materiale reperito è stato pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena: sono nati così i due volumi dei Canti del Popolo. Essi non contengono soltanto la trascrizione dei testi, ma anche gli spartiti musicali che permettono di interpretare correttamente il canto.
Per i canti di Siena, l’idea scaturì dalla necessità di fornire al coro della Basilica dell’Osservanza, da me fondato, materiale folclorico per serate accademiche, concertistiche, sia in loco sia fuori: «Siamo stati molte volte all’estero a cantare questi canti popolari, con adeguate “armonizzazioni”, alcune facili, altre più impegnate. Molte corali italiane, sapendo di questa mia pubblicazione, si sono date da fare per mettere insieme la tradizione dei loro canti popolari».
La passione di padre Remigio de Cristofaro per l’etnomusicologia è nata dalla frequenza dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra in Roma e dalle serate trascorse con gli amici intorno al “glorioso” magnetofono Geloso utilizzato per le rilevazioni: « Al mio paese – racconta padre Remigio – la sera ci si adunava in casa mia e si faceva dell’allegria intorno al registratore, per poi risentire le voci (Siamo noi? – mi chiedevano. Sì siamo noi, siamo tutti noi – li rassicuravo). Davvero una bella cosa. C’era una donna dalle qualità veramente artistiche, Colomba Coccia, era un vulcano, cantava con una veemenza, un entusiasmo, che ti metteva l’entusiasmo addosso».
Nel 1966 padre Remigio ebbe l’incarico dal Centro Nazionale di Musica Popolare di Roma di effettuare la campagna di rilevazione nella sua terra d’origine. Il Centro Nazionale di Musica Popolare era allora animato dal maestro Giorgio Nataletti e da intellettuali del calibro di Ernesto De Martino, Alberto Maria Cirese, Tullio Seppilli, Antonio Uccello, Antonio Pasqualino, Diego Carpitella, oltre all’etnomusicologo americano Alan Lomax.
Per il Gargano c’erano già delle raccolte pregevoli: la 24 B effettuata nel 1954 da Diego Carpitella e da Alan Lomax, e la 43 raccolta nel 1958 dallo stesso Carpitella e da Ernesto de Martino. Tra questi nomi eccelsi – ricorda padre Remigio – si inserì il mio, grazie alla raccolta numero 104».
La raccolta, depositata dal 1966 negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, è rimasta lì per tutti questi anni, nell’attesa che qualche studioso la valorizzasse. E’ toccato proprio a padre de Cristofaro iniziare l’opera. Incoraggiato dal successo dei canti popolari di Siena, qualche anno fa decise di estrapolare dalla raccolta garganica, la 104 appunto, i canti della sua Ischitella, per darli alle stampe nel 1997.
« Rimane ancora sconosciuto – precisa Padre Remigio – perché ancora inedito, l’enorme repertorio della raccolta 104 relativo ai canti delle altre cittadine garganiche, vi assicuro che c’è materiale pregevole, specialmente quello di Monte Sant’Angelo: «Qui la musicologia popolare aveva assunto un aspetto colto, c’era il coro, contaminato da troppe infiltrazioni degli strumenti, ma trovai anche degli informatori “puri”: i vecchi dell’Asilo di mendicità. Conoscevano tanti canti nella forma originale, recuperati da Giovanni Tancredi, insigne studioso di Monte Sant’Angelo che, oltre a Folclore garganico, pubblicò I canti e balli garganici e i Canti, suoni e balli del Gargano negli «Atti del IV Congresso nazionale arti e tradizioni popolari dell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro)».
L’editore Cantagalli di Siena ha pubblicato anche "Ischitella. Le leggende, le fiabe i personaggi", in cui padre Remigio de Cristofaro raccoglie le tradizioni popolari del suo paese d’origine. Un libro che gli è molto caro: «Le favole sono venute fuori in un momento di struggente nostalgia per i racconti dei nonni, degli avi e nel tentativo di trasmettere ai giovanissimi, se possibile, le radici su cui poggiare la loro formazione ». Un libro che è entrato subito nella stima dei lettori; “ bilingue” (dialetto e italiano) è corredato dai disegni dei bambini delle scuole elementari di Ischitella.
I libri di padre Remigio de Cristofaro seguono le indicazioni di altre pubblicazioni del genere, contengono note storiche del luogo e sui caratteri del canto popolare della tradizione. Sono suddivisi in sei capitoli: i canti delle mamme, i canti infantili, gli stornelli e i rispetti, i canti sociali, i canti religiosi e i lamenti funebri.
Padre Remigio ritiene di aver concluso il compito che si era prefisso per la raccolta dei canti di Ischitella: «Il mio lavoro è stato semplice, umile, ma ha richiesto impegno e tanto amore per la mia terra». Il testimone passa a quanti vorranno continuare un lavoro immane, ma stimolante: pubblicare i testi e le partiture dei canti degli altri dieci paesi del Gargano inseriti nella raccolta, corredati dai CD con le vive voci dei testimoni. Voci e suoni immortalati nella raccolta 104 dal mitico registratore “Geloso” di padre Remigio de Cristofaro, cui va la riconoscenza di tutti gli amanti della storia, delle tradizioni etnografiche e della musica popolare del Gargano.
LA RACCOLTA 104
La 104 è la più completa “raccolta” di musica popolare realizzata nel Novecento sul Gargano. L’ intera “impresa” durò dieci giorni: Padre Remigio de Cristofaro dal 26 settembre al 5 ottobre 1966 registrò le voci di numerosi “informatori” oggi quasi tutti scomparsi, portatori diretti di una tradizione di musica popolare che rischia di sparire nei meandri della dimenticanza o nella caoticità della riproposta. Rientrano nella "104" un centinaio di canti di undici paesi del Promontorio: Ischitella, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico, Sannicandro, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Vieste, Peschici, Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia. Nella raccolta vi sono anche i canti di due "vaccari anonimi", incontrati da padre Remigio in una radura della Foresta Umbra.
Le tre compilation citate da padre Remigio (la 24 b effettuata da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954, la 43 effettuata da Ernesto De Martino e Diego Carpitella nel 1958, e la 104 effettata nel 1966 dallo stesso de Cristofaro) sono le uniche raccolte di musica popolare del Gargano conservate presso un ente pubblico.
«Dopo la raccolta 104 – ha affermato l’etnomusicologo Salvatore Villani ( presidente del Centro Studi sulle Tradizioni popolari del Gargano) – il Centro Nazionale di Musica popolare di Roma non ha più commissionato ricerche sul territorio garganico. Alla fine degli anni settanta c’è stato l’esperimento di una raccolta della Biblioteca Provinciale di Foggia effettuata da Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero (autori de La memoria che resta Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del basso Tavoliere).
Ma i nastri di quelle registrazioni stranamente sono spariti. Quella che doveva essere la quarta raccolta di documenti sonori del Gargano depositata presso un ente pubblico oggi non c’è più …».

Teresa Maria Rauzino

Antonio Piccininno canta la Ninna Nanna all’Università di Bologna

Quando Padre Pio ascoltò Vinicio

Comunicato stampa: PROGETTO “RIFIUTATI”

Comunicato stampa.
Con Preghiera di diffussione

 
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.
Fabrizio de Andrè

La Comunità terapeutica di riabilitazione psichiatrica “Oasi” di Vico del Gargano, in collaborazione con l’ Associazione Culturale Carpino Folk festival, organizza RIFIUTATI: laboratorio per la costruzione di strumenti musicali riutilizzando oggetti e materiali destinati ad essere scartati e buttati via.

Il progetto “RIFIUTATI” nasce dall’esigenza di prevenire il disagio e dalla necessità di lotta allo stigma, richiamando l’attenzione e l’impegno dell’intera collettività, delle istituzioni, della società e dei singoli cittadini sulla malattia mentale e sul disagio psicologico, attraverso l’organizzazione di saggi, di dimostrazioni, di mostre e documentazioni fotografiche, tecniche, storiche e geografiche per ogni strumento.

In un percorso terapeutico riabilitativo gli obiettivi che il laboratorio intende raggiungere sono diversi: favorire, con la lavorazione di materiali poveri, lo sviluppo della creatività degli utenti; accrescere la loro abilità manuale e la fiducia nelle proprie capacità; contribuire alla diffusione di una pratica concreta di riuso e riciclaggio di oggetti e materiali, che rappresenta il primo passo per il sorgere di un atteggiamento attento e responsabile verso le sempre più attuali questioni dell’ecologia e del rispetto per l’ambiente. Infine si vuole far in modo che gli utenti possano avere una prima conoscenza degli strumenti musicali e imparino a riconoscerli dal timbro, dalla forma e dal modo in cui vengono suonati. Il laboratorio di costruzione degli oggetti sonori offre inoltre molti spunti all’attività interdisciplinare: oltre alla musica il corso coinvolge anche l’educazione artistica (gli strumenti, infatti, potranno essere dipinti o decorati), ma anche la storia e la geografia, perché di ogni strumento sarà indicato il paese di provenienza e il periodo in cui è nato.

La Comunità “Oasi” è una struttura residenziale di riabilitazione psichiatrica, rivolta a persone con disturbi mentali e comportamentali per le quali si ritiene necessario un sostegno nel percorso di autonomia, di inserimento o reinserimento sociale; essa offre ospitalità e assistenza a un nucleo di convivenza di tipo familiare a carattere temporaneo, composto da un numero di circa 14 utenti, inviati dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Foggia.

RIFIUTATI è un progetto dell’Associazione culturale Carpino folk Festival, che intende così allargare il proprio ambito di azione sul territorio anche a collaborazioni con istituzioni, quali le Comunità terapeutiche per la riabilitazione psichiatrica, che possono sembrare dei luoghi di chiusura e di abbandono della personalità umana ma che invece rappresentano una grande opportunità di crescita per tutti gli operatori del settore culturale.

Il progetto rappresenta una nuova sfida per l’Associazione, che con entusiasmo ha accettato l’invito della Comunità terapeutica “Oasi” di Vico del Gargano ad una collaborazione per offrire ai propri ospiti nuove attività formative ed esperienze riabilitative.

L’Associazione culturale Carpino folk Festival, nata nel 1996, oltre a curare l’organizzazione del Festival omonimo, giunto alla quindicesima edizione, promuove un complesso progetto di tutela del patrimonio artistico culturale della musica popolare del Gargano.

Proprio dalla decennale esperienza nel settore della cultura e dello spettacolo non solo musicale (decine i progetti attuati e le collaborazioni sia con enti pubblici che privati), l’Associazione ha tratto spunto per il progetto RIFIUTATI: per entrare nel circuito primordiale della musica quale strumento di comunicazione universale, per condividere un percorso di crescita personale e di gruppo, per intuire la magia di far nascere dalle proprie mani un oggetto che “si esprime”, che suona, non serve altro che uscire, guardarsi intorno, chinarsi a raccogliere un RIFIUTO, modellarlo e aspettare che da esso nasca la vita.

E pertanto persone in un certo senso RIFIUTATE dal mondo possono scoprire che, anche dai rifiuti, possono nascere la magia e la meraviglia.

Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Mostra e spettacolo di chitarra battente a Foggia

La manifestazione è organizzata dalla Provincia di Foggia e dal Club Unesco di Capitanata e sarà inaugurata martedì 5 gennaio 2010, ore 18.30, presso la Sala del Tribunale di Palazzo Dogana. Presenti anche i Sud Folk.


Gli elementi immateriali del patrimonio culturale, come noto, possono costituire fattori importanti delle caratteristiche identitarie di un territorio. L’importanza del Patrimonio Culturale Immateriale, in quanto fattore principale della diversità culturale e garanzia di uno sviluppo duraturo, è già stato sottolineato nella raccomandazione UNESCO sulla salvaguardia della cultura tradizionale e del folklore del 1989.

Creare maggiore consapevolezza, riguardo la rilevanza e la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, rafforzando il senso di appartenenza e l’identità culturale della popolazione residente, soprattutto tra i giovani, potrà costituire un elemento volto a potenziare l’attrattività del territorio, qualificandola sia in termini di destagionalizzazione che di qualità dell’utenza.

Il tessuto del canto, della musica e della danza delle nostre "Tarantelle Garganiche" è, in realtà, la sintesi e la rappresentazione raccontata della trama sociale, culturale ed economica di una società agro-pastorale relativa ad un territorio, il Gargano, che solo negli ultimi decenni si è aperto al mondo.

Il progetto del Club UNESCO di Foggia, che si inaugura con le manifestazioni della giornata odierna, è il primo step di un lungo percorso volto a promuovere nei prossimi due anni una serie di iniziative finalizzate alla costituzione di un dossier, per proporre la candidatura delle "Tarantelle del Gargano" alla Commissione UNESCO quale Bene Immateriale del Patrimonio Mondiale.

Tali iniziative, parametrate ai requisiti richiesti dall’UNESCO, prevederanno: concerti, mostre, manifestazioni, attività formative per i giovani, stages su arti e mestieri tipici, pubblicazione di ricerche etnomusicologiche ed etnocoreologiche.

Il secondo obiettivo è quello di concorrere all’attivazione di un meccanismo virtuoso e sostenibile di sviluppo locale che consideri la valorizzazione di una parte del nostro Patrimonio Immateriale e Materiale, come uno degli strumenti che possono determinare ricadute positive su alcuni settori della nostra economia: turismo culturale, percorsi relativi a siti di Pace, eno-gastronomia, artigianato tipico, ecc.

Le Tarantelle del Gargano, in quanto musica, coralità, eventi, danza, spettacolo e tradizioni, sono linguaggi universali che esaltano tre importanti obiettivi: la Partecipazione, la Condivisione, la Memoria.

Nei prossimi mesi, auspichiamo la compartecipazione al progetto delle Istituzioni, della Società Civile, degli Enti Territoriali, delle Associazioni e di tutti i Custodi della Tradizione che credono nella salvaguardia di un bene collettivo dell’Umanità.

Un ringraziamento particolare all’Amministrazione Provinciale che ha immediatamente creduto e sostenuto questo ambizioso, ma importantissimo progetto, contribuendo all’apertura delle porte della Capitanata al mondo.

(*) Presidente Club UNESCO Foggia

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Club Unesco Foggia – Provincia di Foggia

Mostra

La chitarra battente nella tradizione del Gargano

Sala del Tribunale di Palazzo Dogana

Inaugurazione 5 gennaio 2010 – ore 18.30

Da martedì 5 a sabato 9 gennaio 2010

Orari di apertura:

9.00 -13.00

16.30 -19.30

La presente mostra rientra nell’ambito del progetto: "Le tarantelle del Gargano"

Durante l’inaugurazione è prevista una dimostrazione dei costruttori: Rocco Cozzola di Carpino e Gabriele Orlando di Rignano Garganico

Direzione organizzativa:

Floredana Arnò

Mostra a cura di:

Salvatore Villani

Collaboratori:

Angelo Frascaria

Carmine Cipriani

Coordinamento:

Angelo De Luca

A seguire

Spettacolo al Teatro del Fuoco "Tarantelle… che passione"

Ore 20:30

con la partecipazione di:

Le Cantatrici di Ischitella

Li Ariarule

Sud Folk
 

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