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La fine di tutto

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DOPO IL CARPINO FOLK FESTIVAL, ANCHE L’ACCADIA BLUES FESTIVAL PERDE I SUOI STORICI ORGANIZZATORI

Nino Antonacci, ideatore e animatore dell’evento a Rione Fossi, non ci sta: “Lo sfruttamento dello stesso nome appare parassitario e incoerente”
di TOMMI GUERRIERI su l’Attacco di mercoledi 21 luglio 2021

Metti che artisti del calibro di Robben Ford, storico chitarrista di Miles Davis, hanno una sola data in Italia per il loro concerto. E questa data è ad Accadia. L’Accadia Blues Festival. Metti che altri artisti ugualmente importanti, ne abbiano due o tre sole, in Italia. E una di queste date sia sempre Accadia. Metti anche che a questo Festival arrivino appassionati dal Salento, dalla Puglia, ma anche dal resto d’Italia, dall’Inghilterra e dalla Svizzera. E che oltre ai nomi di grande richiamo, ci sia la location Il Rione Fossi, che diventa suggestivo scenario naturale, che rivive con due palchi e numerose attività commerciali a fare da supporto. Tu cresci e arrivi all’undicesima edizione, ma poi all’improvviso, cambia il sindaco di Accadia, la città che lo ospita e da cuill Festival prende il nome, e i nuovi amministratori siano sordi alla tua voglia di continuare a fare il festival. Non ti chiamano, non ti ricevono e non ti rispondono. Anzi, ti ignorano. Cambiano gli organizzatori e mettono su il loro programma.

Una storia andata già in scesa anche a Carpino dove con modalità molto molto simili si mette fine allo storico Carpino Folk Festival e si crea il Carpino in Folk. Colpo di spugna e si cancella tutto. Nel timido silenzio di chi viene messo da parte. Relegato a questo silenzio, al punto che è costretto a esprimere dispiacere e amarezza attraverso scarne parole, che esplicitano una non polemica. Una triste arrendevolezza alla consuetudine. Pasquale Di Viesti, del Carpino Folk Festival lo aveva detto mesi fa. Siamo in contrasto con l’amministrazione guidata dal sindaco Rocco Di Brina e non vogliamo rilasciare interviste per non alimentare polemiche. Restiamo in silenzio in attesa di tempi migliori”. Ad Accadia gli organizzatori scrivono che l’edizione 2021 appena presentata dall’amministrazione guidata dal Sindaco Agostino De Paolis “nulla ha a che fare con la direzione artistica di tutte le precedenti edizioni del Festival. Ci teniamo a precisare che la nostra organizzazione e direzione artistica ne è stata anche la madre che l’ha concepito, gli ha dato un nome, l’ha fatto crescere, l’ha amato e lo hareso quello che ė, o meglio che è stato, dal 2010 fino allo scorso 2020, con immenso impegno, dedizione e orgoglio”.

Il Festival Blues nasce da un’idea di Nino Antonacci. “Accettai di partire con questo festival nella speranza che facesse la storia ad Accadia, ricorda l’allora Sindaco Pasquale Murgante. “Capii che avrebbe dato lustro al paese”. Il primo anno in cartellone a sono nomi internazionali che in breve tempo hanno fatto uscire il Festival dal territorio, trasformandolo in appuntamento di richiamo per l’importanza degli ospiti e la bellezza dell’evento. “Ora era giunto alla sua 11esima edizione, aveva portato avanti un percorso di crescente interesse da parte del pubblico e di critica, proprio pergli artisti che si esibivano e che venivano invitati. Ma al cambio dell’amministrazione sifa tabula rasa del passato e oggi si propone un cartellone che con il blues a poco a che fare a mio dire. Sembra piuttosto un pacco napoletano, dove al posto della radio e del telefono che pensi di aver acquistato apri la scatola e troviun mattone”. “Una volta compreso il cambio di rotta legittimo ma celato fino all’ultimo, da parte della nuova Amministrazione di Accadia – scrivono gli storici organizzatori in un post – abbiamo inoltrato fomale e cordiale richiesta ad essa, di non utilizzare lo stesso nome per non creare confusione con la nuova manifestazione e direzione artistica. Tale richiesta è purtroppo caduta nel limbo dell’indifferenza sordomuta, e lo sfruttamento dello stesso nome, appare parassitario o quantomeno incoerente, dato che al tempo stesso non è stato riconosciuto evidentemente, il valore del nostro lavoro”. Insomma: gli organizzatori hanno chiesto un incontro prima per rinnovare la loro disponibilità mal’amministrazione non ha mai risposto e nemmeno li ha mai convocati. Poi hanno anche scritto una lettera, per dire di non appropriarsi del nome, ma nessuna risposta nemmeno a questa sollecitazione.

“Gli Unni erano meglio, almeno non agivano mossi da infantilismo sciocco. Sono comportamenti che ritengo ingiustificabili. Un’amministrazione che tenta di distruggere tutto ciò che è stato fatto, credo generi un danno alla sua comunità e all’intero territorio. Il risultato è quello che si vede oggi. Abbiamo perso un’altra eccellenza della Provincia di Foggia. – continua Murgante- Non sono un grande intenditore, ma non mi pare che siano nomi di spicco. Chissà se ci saranno visitatori e se Accadia per una settimana si animera…
La serata di domenica si chiuderà con un evento di musica napoletana in montagna. I nomi? Sono nomi che possono fare da richiamo per la gente del paese, che mentre passeggia magari ascolta anche la musica… ben diverso da ciò che era prima questo festival. Demolire poi anche il Rione Fossi, quella rinascita che ne era stata… I due palchi….ora invece l’evento si svolgerà nella piazzetta del paese e anche le attività di supporto, quelle commerciali, non si potranno svolgere. Il fascino del Rione Fossi era unico, un luogo che si rianimava in occasione del Festival Blues”.

Insomma, proprio come a Carpino, anche ad Accadia il lavoro di anni è andato distrutto. Per cosa? Qualcuno dice banalità, invidia, stupidità. Non vuole commentare Nino Antonacci. “Metto acqua sul fuoco, non benzina. Ho sentito con le mie parole di dover solo tracciare un solco fra il passato e il presente. Non mi permetterei di entrare nel merito di questo Festival, dico solo che non é piu quello che ho ideato e pensato io. Cosi come è un diritto legittimo degli amministratori cambiare, credo che lo sia anche il mio di voler prendere a questo punto, le distanze”.

Il Sindaco Agostino De Paolis contattato telefonicamente da l’Attacco risponde a tarda serata. Gli chiediamo come mai abbia scelto la linea della discontinuità nell’organizzazione e della continuità invece nel nome del festival. “Faccio fare la manifestazione a chi ritengo opportuno. O dobbiamo dare conto a voi? L’organizzazione precedente era affidata a un privato che ha guadagnato per molti anni. Lei permette che ora decida io a chi dare i soldi del Comune e che impostazione dare alla manifestazione? E non cambio il nome perche l’evento é del Comune, non certo del privato. Dice di non aver incontrato Antonacci perchè si è rivolto al vicesindaco e non a lui, ma che in ogni caso, non ci sono motivi di scontentezza rispetto al passato, solo la voglia di una nuova amministrazione di evolversi: “Sarà un evento più volto a recuperare il filone Daunia-Campania, perchè questo, più del blues che non ha a che fare con la tradizione, sarà una svolta per Accadia”. Legittimo. Ma chissà allora perche lo continua a chiamare così..

“SETTE SATANICHE” E VIL METALLO, COME SI È SPENTO IL CARPINO FOLK FESTIVAL

A distanza di tre anni la versione di TOMMI GUERRIERI sull’ATTACCO di mercoledi 30 giugno 2021

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Il mesto epilogo del festival di Capitanata. Il CFF: da “setta satanica” a un addomesticato silenzio in attesa di tempi migliori
Non sono solo Festival. E quello di Sanremo a livello nazionale ne è ancora l’esempio. Una kermesse di musica su cui dirigenti di reti, istituzioni e artisti si giocano carriere e reputazione. Perché citiamo Sanremo? Perché nell’immaginario collettivo è l’emblema dell’evento canoro che divide, distrugge e santifica. In Puglia c’è quello salentino, che ormai è volato oltre i confini regionali, la Notte della Taranta e poi c’erano i Festival della Capitanata, eterna controversa Cenerentola, che almeno in questo era riuscita a dire la sua esprimendo con Apricena, Orsara, Carpino e Monte Sant’Angelo il meglio della musica tradizionale popolare. Oggi, di quel fermento che ha fatto la storia, di artisti e territorio, è rimasto molto poco. Troppo poco, diremmo. Solo Festambiente resiste. E diventa Festival del Territorio. Manifestazione itinerante, quest’anno fra Monte Sant’Angelo e Vieste. “Non ci fa piacere – dice l’ideatore e organizzatore Franco Salcuni essere rimasti l’unico Festival del territorio. Dovremmo interrogarci e capire che cosa non ha funzionato”.
La domanda è più che lecita. La risposta oggi la troviamo guardando poco lontano.
Carpino. Un luogo che tutti hanno conosciuto grazie al suo Festival. Quel Carpino Folk Festival fondato nel 1996 da Rocco Draicchio. Primo evento che è riuscito a trasformare un paese in un teatro, in cui ad andare in scena erano l’arte, la cultura, la musica, le tradizioni popolari. Agosto era Carpino. E Carpino era il Festival. Ora questo ricordo genera solo rabbia e amarezza. In tutti. In un territorio mortificato da questa perdita, avvelenato da guerre di principi che non fanno che impoverire e dividere. Superfluo spiegare cos’era il Carpino Folk Festival. “All’inizio non lo volevamo – ci ha raccontato uno dei commercianti del centro garganico – perche portava gente strana, che beveva e fumava. Gente che ci faceva paura. Ma con il passare degli anni è diventato la nostra vera ricchezza. Da ogni punto di vista. Sia per l’indotto economico che generava. Sia per l’enormità dei contenuti che passavano di qua. Era una gioia vedere quanta gente e quanta festa si faceva intomo a questo evento. Oggi, quello che è successo, è un dispiacere per tutti”.

Ma cosa è successo? Al Festival è successo quello che da queste parti succede spesso: l’esempio del fallimento di una classe politica che non riesce a vedere oltre il proprio perimetro. Che non coglie opportunità di crescita e di cambiamento, che non vede come risorsa, le espressioni del territorio. Che non vuole supportare, ma controllare, e dove non può, distrugge. Il Carpino Folk Festival si è fermato per ragioni legate ufficialmente alla scelta della sede a divergenze con l’amministrazione comunale sulla location. Il Sindaco, quando l’associazione Carpino Folk Festival decide di non andare avanti con l’evento, defini quelle motivazioni strumentali, disse che erano invece legate a finalità politiche. Che si voleva boicottare l’amministrazione. E dichiaro che anche chi aveva tentato di trovare una soluzione per mediare, era stato invitato ad attenersi alle decisioni prese dai vertici dell’associazione e cosi era andato via. Polemiche su polemiche anche per la decisione di tenere la conferenza stampa di presentazione della nuova associazione, il Carpino in Folk, nella sede della Federazione provinciale del Pd di Foggia. “Una scelta – questa fu la spiegazione fornita dal sindaco Rocco Di Brina – dipesa solo dalla difficoltà di reperire un altro luogo cosi velocemente, lo ho coperto personalmente i simboli del partito. Non avrei mai coinvolto il Pd se avessi trovato unaltro spazio. Mi sono fatto prestare la sede dopo aver coperto i simboli ma il partito non c’entra nulla”. Ma su che fondi ha contato la nuova manifestazione lo hanno visto tutti. Era il 2019 quando vennero destinati 10mila euro al Carpino in Folk, la tre giorni sostenuta da Comune e Regione che stava cercando di compensare l’assenza del CFF e che è costata oltre 88mila euro, stando al piano finanziario complessivo presentato al Parco. Non sono mancati i contributi ad altre numerose manifestazioni estive, ma la spesa più rilevante è legata a Gargano in Folk, fra comunicazione, stampa, grafica, spese di trasporto. Tutto per affidamento diretto.

Ecco perché la classe politica non ricuce, ma gestisce. Distribuisce. Dove necessario, mette una pietra e affossa. Toglie l’aria. E l’aria sono i soldi. Fondi che come per magia si tolgono a uno e si distribuiscono a un altro. Nasce quindi la nuova associazione che non si chiama per ragioni legali nello stesso modo, ma ne scimmiotta nome e finalità e cerca – per il bene del territorio, s’intende – di portare avanti oltre vent’anni di lavoro, sacrifici, passione e cultura. Ma è un favore a chi? Un contenitore per cosa? Dall’altra parte oggi, almeno ufficialmente, il silenzio. Senza voglia di dire nulla.

LA SINTESI

“Non potevano mettersi insieme e trovare il modo di fare meglio, di fare di più, qualcosa di più grande?”. No. C’è chi sostiene che l’associazione storica era una sorta di setta satanica, difficile da penetrare, rigida e irragionevole, quasi una casta”. E in effetti non è stato possibile parlare o capire le posizioni, né con il Presidente, Pasquale Di Viesti e nemmeno con l’altra anima del Carpino Folk Festival Luciano Castelluccia, chiusi in un silenzio asfittico (eppure anche oggi 01/07/2021 Luciano e Domenico parlano sull’Attacco dei loro progetti culturali e turistici).
Ma le guerre di principi le perdono tutti. I vinti, che si sono rassegnanti, in attesa di tempi migliori che chissà se e quando arriveranno, i nuovi, che pur essendo scesi in campo non hanno saputo o potuto dimostrare di superare i confini locali di un evento che per tradizione è ormai leggenda nell’immaginario di un territorio. E perde la coscienza politica, che invece di unire continua a dividere. E impone la dittatura di un silenzio che fa più rumore di una condanna.

Una setta già fa ridere di per se, satanica è il massimo della risata. Sto pensando all’informatore quanto gusto prova a leggere tutto questo sfascio.

DIVIDI ET IMPERA – CARPINO SENZA VOCE E DESTINO

di Tommi Guerrieri sull’Attacco di venerdi 25 giugno 2021

I cartelli con la scritta vendesi o affittasi sono scritti a penna e rimandano a numeri di cellulari personali. Sì vendono le case di famiglia, quelle ereditate da figli o nipoti che in estate non ci vogliono più venire; oppure si affittano stanze o piccole case arredate per chi invece la vacanza la immagina lenta e tranquilla. Carpino, un po’ distesa, po’ ‘arroccata; un po’ sgualcita, con facciate intere di palazzi in cui il sole ha mangiato il colore e anche l’intonaco. E poi altre, facciate su cui il sole batte forte e fa risplendere la pietra di Apricena che le riveste. Una terra di contrasti, di spaccature. Che si manifestano in maniera netta. La bellezza devastante di una immensa magnolia che si erge in centro, su un fazzoletto di terra davanti a un portone, balconi ammiccanti come dehor e sotto, le bombole di gas arrugginite che si arroventano al caldo. Balconi e scalini, che spuntano in mezzo alla strada senza un perché. Al punto che un segnale stradale ne segnala il pericolo. Balcone sporgente, avverte il cartello. Sporgente e appuntito, sta lì.
E tardi per abbattere o riqualificare. Del resto, non è stata edilizia speculativa, ma forse solo spazio rubato per bellezza o comodità. A che serve ora discutere, ordinare, litigare? Meglio il silenzio. ll quieto vivere. Quella calma apparente che fa sembrare tutto in ordine Se è tutto in ordine o no è difficile dirlo, per noi, che qui abbiamo trascorso una giornata a cercare di capire. Capire perché nessuno vuole parlare. Nessuno vuole raccontare. Il Sindaco Rocco Di Brina ha una serie di imprevisti che gli rendono impossibile conciliare i suoi impegni con la pianificazione di una intervista per il giornale e per il format “Cinque anni di solitudine”. I due ex sindaci Mario Trombetta e Rocco Manzo, sono entrambi impossibilitati a incontrarci per motivi lavorativi. Sono fuori per lavoro anche tutte le altre persone contattate per raccontare la ricettività di Carpino, o per parlare del Festival di tradizioni e musica popolare. E chi c’è preferisce non esporsi. Incontrarci solo per fare una chiacchierata senza telecamere. Quindi Reportage e Format su Carpino saranno inevitabilmente privi delle pluralità di voci che ci piace ascoltare e raccontare.

IL CARPINO FOLK FESTIVAL
Per la storica kermesse musicale rapporti molto tesi: due associazione diverse ma con le stesse finalità
Restano tesi i rapporti anche in aria Festival. Come conferma Pasquale DI Viesti, Presidente del Carpino Folk Festival, i contrasti con il sindaco vanno avanti già dal 2018. Non si vogliono alimentare polemiche rilasciando interviste e per questo si preferisce il silenzio in attesa di tempi migliori. Il Carpino Folk Festival era fiore all’occhiello di un paese come questo. Carpino è rappresentata dalla fava, dall’olio e dal Festival. Intanto, c’è un dato di fatto. Che c’è una divisione anche sul Festival, raccontata già a suo tempo sulle pagine dei giornali. Questa rottura e divisione ha portato a una desertificazione totale.
La manifestazione rischiava di saltare ad agosto 2019, quando, a pochi giorni dallo stop annunciato dall’associazione culturale Carpino Folk Festival, il Sindaco Rocco Di Brina replica con suo annuncio. La manifestazione si farà. Ma sì chiamerà in un altro modo. Si chiamerà ADIBAS, con gli stessi contenuti che per 23 anni sono stati portati avanti dall’associazione culturale Carpino Folk Festival. A quanto sembra, una prassì comune a Carpino, quando non si trova la quadra, quella di fondare una nuova realtà, con un nome diverso, che persegue stesse finalità e obiettivi. Fu già così dieci anni a, quando fu fatta nascere in maniera artificiosa una banda musicale del paese. Artificiosa, perché c’è n’era già un’altra.
La seconda era di indirizzo politico e dopo le elezioni, come d’incanto, la banda si scioglie. Ora, in un momento di grande difficoltà del paese, con uno stallo netto fra cultura e politica, accade questo anche al Festival. Nonostante le difficoltà all’interno dell’associazione, con la presidenza di Pasquale Di Viesti, il modo di rapportarsi dicono sia cambiato, trovandola strada di un approccio più morbido e aperto.
Eppure, alle prime difficoltà e dopo scontri che spesso sono anche legittimi, l’amministrazione ha favorito la nascita di una associazione che persegue fini identici, e l’associazione originale, quella storica, del Carpino Folk Festival, anche in concomitanza con il periodo di emergenza sanitaria, che di fatto ha limitato le attività e le uscite pubbliche, si è silenziata. Preferisce non parlare, per non alimentare polemiche, in attesa di tempi migliori. Eppure, chi rappresenta l’associazione sa che rappresenta un patrimonio culturale, storico e musicale della comunità e non si può esimere dal promuoverlo. Può non voler entrare nei meriti della polemica, ma non può esimersi dal ricordo della memoria e dalla storia. Eppure, come per l’amministrazione che ha visto il negarsi dei tre sindaci, anche per il Festival c’è stata questa scelta. Oggi, se uno vuole parlare, gli strumenti sono tanti. File audio, mail messaggio.

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Vedi cara, quando l’intorno sociale è saturo di guastatori che passano la loro vita a rovinare le imprese altrui e quando il panorama ti lascia pensare che non ci sia più nulla da fare e che sia inutile fare qualunque cosa… per non diventare come loro se puoi vai via, scappi, se non puoi l’atto più significativo che puoi fare è tacere, ossia fare silenzio. Silenzio come atto d’igiene pubblica, come sospensione dagli obblighi e sovversione dagli ordini. Il tal senso, silenzio rivelatore e comunicativo.

Spopolamento

PUNTUALIZZAZIONI PERSONALI QUA E LA SULLA QUERELLE INTORNO AL CARPINO FOLK FESTIVAL

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Conferenza Stampa Carpino Folk Festival 2010 – Teatro Petruzzelli di Bari

Violo il silenzio stampa a scrivere sul mio blog? Vabbè, se è cosi sai che c’è? Quanto uno sente una cosa deve dirla, almeno a se stesso.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei ssguenti contenuti.
Iniziamo dal Petruzzelli. Ho più di un aneddoto. Me li conservo per me. Punto. Un anno prima o comunque mesi prima l’allora Sindaco di Bari, Michele Emiliano, rilascio una dichiarazione il cui senso era: farò del Petruzzelli la casa di tutti i pugliesi. Fu in quel momento che in Associazione pensammo che fosse opportuno fare qualcosa in quell’opera d’arte. Incominciammo a tessere la tela, utilizzando ogni strumento ed ogni occasione propizia con coraggio, ostinazione, professionalità e impegno. Alla fine nel luglio del 2010 nella meraviglia completa dell’assessorona Silvia Godelli riuscimmo ad organizzare una conferenza spettacolo tra lo stupore dei giornalisti. La musica popolare con i suoi rappresentanti in uno dei teatri più importanti della musica colta. Nessuno ci ha regalato nulla.
Per quanto riguarda il logo della manifestazione occorre precisare che lo stesso è stato registrato molti anni fa, mentre lo scorso anno è stato solamente rinnovato. Per conferma a quanto dico, ci si può rivolgere all’ufficio brevetti e marchi di Foggia e già che si è lì chiedere informazioni in merito al plagio e alla concorrenza sleale.
In merito a quanto deliberato dall’assemblea del 4 luglio scorso è necessario specificare due aspetti.
In primo luogo, vi è da dire che anche lo scorso anno l’assemblea aveva deliberato l’opportunità che la manifestazione non si svolgesse in piazza del popolo, ma poi il direttivo, visto che non c’era alternativa logistica, decise di realizzare comunque la manifestazione, assumendosene le responsabilità.
Il passaggio dei soci da onorari a fondatori non ha cambiato di una virgola la loro posizione in termini di diritto di voto. Potevano votare già da soci onorari. L’assemblea ha deciso di nominarli soci fondatori per riconoscerene i meriti per quello che hanno fatto durante gli anni della presidenza di Pasquale Di Viesti (come è sempre stato fatto per chi si è impegnato nell’organizzazione del festival) e dare una maggiore possibilità all’associazione di avere, in futuro, un nuovo direttivo. Basterebbe conoscere lo Statuto di Rocco.
Per quanto concerne la questione della candidatura del nuovo direttivo, tutti i soci che avevano dato la loro delega, avevano indicato di votare per le persone che erano state individuate. Il sottoscritto con una delega vincolata letta in assemblea.
Il gruppo interessato a subentrare, però, non ha fatto mettere ai voti la candidatura. I componenti hanno chiesto un aggiornamento al giorno dopo ma, prima che l’assemblea si riunisse, hanno fatto avere le loro dimissioni in mano al Presidente. Quella mattina scoprii a mie spese che non tutti avevano dato la loro disponibilità ad essere candidati.
Infine i commercianti. Ma chi l’ha detto che il Carpino Folk Festival deve preoccuparsi dei commercianti? Ma non è loro il rischio d’impresa?

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Conferenza Stampa Carpino Folk Festival 2017 – Sala Stampa Presidenza Regione Puglia

Rocco Draicchio non l’ha mica pensato come un festival al servizio dei commercianti? No, cari non è cosi. Alla seconda edizione aveva gia avuto da ridire con chi aveva messo 5000 lire (2,5 euro) come contributo. Stiamo però nella parte di chi gli vuole attribuire anche questo ruolo, sempre a gratisse si intende. Bene, allora sappiate che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival è un impresa. Meraviglia? Si l’Associazione è regolarmente iscritta alla Camera di Commercio. Ha una partita iva e un codice fiscale, ed è classificata col codice ateco delle imprese dello spettacolo. Stupiti? Siii, ma non è ancora finita. E’ un impresa dello spettacolo che paga regolarmente le tasse e versa i contributi Enpals per i lavoratori e gli artisti che lavorano per il festival. Ma è anche un impresa senza scopo di lucro che utilizza i propri collaboratori/soci per svolgere le attività senza purtroppo riuscirgli a pagare la retribuzione. Si è scandaloso. Un impresa che ha fatto della propria passione un vero e proprio mestiere, ma non riesce a remunerarlo, anzi privileggia il numero degli spettacoli da proporre allo stipendio di chi ci lavora e questo perché è un impresa che lavora con l’obiettivo di promuovere la propria comunità e il proprio territorio. Pensate un po quanto siamo fessi. Ma ritorniamo al nostro argomento, la tutela delle attività economiche. Adesso, forse, che avete scoperto che il CFF è un impresa si può comprendere meglio che quando si dice che nelle scelte si è tenuto conto del mondo produttivo locale non si include però la prima impresa culturale di Carpino. No, il CFF non è stato tutelato, questo proprio no. Ma non solo, non si sono tutelate neanche le imprese fuori dalla piazza. Conti alla mano, in verità, non si è fatto neanche l’interesse degli esercizi commerciali della piazza e vi spiego perché. Quando si parla del Carpino Folk Festival tutti ci paragonano alla Notte della Taranta, indicando tale manifestazione come una “best practice” per lo sviluppo dei festival. Anch’essa nata in un piccolo comune, più piccolo di Carpino. Anche la Notte della Taranta ad un certo punto ha dovuto lasciare la piazza in cui si svolsero le prime edizioni. Lo spostamento ai margini del paese ha, però, prodotto dei danni alle attività economiche? Assolutamente no, anzi tutt’altro, lo spostamento ha comportato un aumento considerevole delle presenze e, quindi, del fatturato di tutte le attività non solo di Melpignano, ma di tutto il Salento.
In questo senso, quindi, abbiamo già perso troppo tempo.

Ve lo dice un fesso. Si lo sono stato per oltre 15 anni. La decisione dello scorso anno, in buona fede per carità di Dio e con tutte le buone intenzioni, non solo alla lunga non ha favorito nessuno, ma ha prodotto danni all’impresa culturale di Carpino, la più importante di tutto il Gargano. In 10 anni, attraversando tre amministrazioni, questo (leggi articolo del 7 luglio 2010) ha frenato non solo lo sviluppo del festival, non ha avvantaggiato gli operatori del territorio e neanche la classe dirigente che non ha saputo utilizzare la visibilità che ha prodotto e quella che avrebbe potuto generare se solo fossero stati capaci di intendere che certi fenomeni rappresentano una ricchezza per tutti e non un avversario “politico” da abbattere. In questo non abbiamo proprio nessuna colpa, ma solo tanto rammarico.
AB

P.s. alla domanda insistente su che cosa avesse dovuto fare il Comune nell’anno senza festival, ecco la mia risposta: qualunque cosa. Il Comune può fare qualunque cosa, anche una programmazione festivaliera lunga 365 giorni se se lo può permettere, ma bisognava essere corretti dicendo con chiarezza: non esiste nessuna continuità. Il Carpino Folk Festival quest’anno non ci sarà e il Comune garantisce un’offerta culturale, che è naturalmente un’altra cosa. Invece, con forza, ha cercato di inserirsi nel solco dell’Associazione addiritura sostendo che il Carpino Folk Festival si fa, solo che cambia nome. Questo non è leale e forse neanche legale.

Finalmente anche i piccoli comuni potranno avere la loro offerta culturale pubblica

Posso dirla una cosa pure io? Se ciò che luccica è oro siamo in presenza di una svolta, una #bestpractice da replicare all’infinito a partire da tutti i paesi del Gargano
I soldi a Carpino servivano sempre per fare altre cose, ricordo ancora la folla che chiedeva da mangiare dietro la porta del sindaco della vecchia amministrazione, ma da quest’anno si scopre che non solo la crisi è finita, ma, addirittura, ci sono i soldi che finalmente possono essere investiti per un’offerta culturale pubblica? Benissimo. Ora è il Comune che organizza direttamente, oltre alle feste patronali e alle sagre, anche in folk. Per me è un sogno che si avvera proprio nel mio paese e sono certo che lo auspicava anche il compagno Rocco Draicchio 24 anni fa. Nel nostro paese, quindi, si può fare a meno di operatori artistici, culturali, turistici, sportivi ed ambientali e si può fare a meno anche di tenere aperte certe strutture organizzative che sono delle vere e proprie centrali dell’autosfruttamento, perchè non c’è nessuna mancanza del sistema pubblico a cui bisogna sopperire. E’ questa la vera rivoluzione. Non aggiungere, ma sostituire è la parola d’ordine. Ad esempio non c’è più bisogno di competenze per cercare fondi e scrivere progetti per rispondere a bandi, non c’è più bisogno di correre rischi pazzeschi e di affrontare rendicontazioni molto complesse. Ci pensa il sistema pubblico locale. Non è eccezionale? Io sono felicissimo. Le sponsorizzazioni? Adesso fioccheranno e nessuno potrà dire di no.

Se si vuole, si può fare ed in pochi giorni. Cari Sindaci degli altri Comuni del Gargano, quindi, non avete più scuse, anche per questa estate avete tempo e non potete più negare almeno un festival al vostri cittadini. Scegliete la vostra peculiarità e organizzate e finanziate il festival che più vi rappresenta perchè diciamocele tutte le cose: senza un festival, nella vostra piazza centrale (ziamaje a distanza di cento metri in linea d’aria) tutto il vostro mondo produttivo si inaridisce. Gli auditorium, gli anfiteatri, le arene, i palazzetti o i parchi? Non servono a nulla.

Che dire allora? Buon lavoro a tutto lo staff.

Stessa vetrina, stessi contenuti, stessa spiaggia, stesso mare. Non potevo augurarmi di meglio, quindi per quanto mi riguarda in agosto ci vediamo a Lido del Sole e nelle altre spiagge del nostro meraviglioso Gargano e a seguire, quando il sole scende e muore, in piazza del Popolo.
Non venite mangiati! È tutto gratisse.

**CARPINO FOLK FESTIVAL, GLI ANNI PIU’ PASSIONALI DELLA MIA VITA**

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Quando entrai da volontario nell’organizzazione del Carpino Folk Festival erano già state fatte cose straordinarie in situazioni finanziarie precarie, senza certezza del domani, ma con tante idee e tante speranze per il futuro. Il bilancio del festival quell’anno aveva 36 mila euro di finanziamenti (5mila il comune, 8mila la comunità montana, 8mila il parco e 15mila la provincia), il gruppo più famoso coinvolto fu “Il parto delle nuvole pesanti”. L’anno dopo, diedi sistematicità alle cose già fatte e fattibilità alle idee di Luciano, a quei finanziamenti si aggiunsero 25mila della Regione Ass. Cultura + 15mila contributo integrativo Ministero Cultura + 30 Regione Ass. Turismo e cosi via negli anni successivi. L’Associazione conquistò la propria indipendenza economica, culturale e artistica, i finanziamenti si consolidarono nel bene e nel male, il gruppo si solidifico diventando una perfetta macchina da guerra, ciascuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze, Antonio, Alessandro, Domenico, Sara e tutti gli altri inseriti, con i tempi giusti al momento giusto e tutti consapevoli che dopo il dire il festival occorreva farlo.

Le ambizioni? Dipesero dalle relazioni che trovammo e perdemmo per strada: grandi persone, pecorelle ed anche complete inutilità e perdi tempo.

Col passare degli anni il festival porta il paese a sognare, ad essere sotto le luci della ribalta, a riconoscersi e ad essere riconosciuto.

Alessandro Leogrande sul Corriere della Sera nel 2013 scrive “Da Otranto ad Acaya a Melpignano a Carpino, così come da Conversano a Polignano a Mare, la Puglia è attraversata da intelligenti festival culturali, che non si limitano unicamente alla rilettura del proprio passato. Al contrario, hanno svolto e svolgono una costante opera di collegamento tra la Puglia e il resto d’Italia, la Puglia e l’Europa, la Puglia e l’altra sponda dell’Adriatico, molto più che nei decenni precedenti. Il riscatto pugliese è nato anche da qui”.

L’evento diventa un elemento valorizzatore del territorio, in grado di determinare, con il proprio attuarsi, modificazioni più o meno sostanziali e di natura profondamente differente sul territorio in cui si realizza.

Carpino diventa citta dell’olio e paese della tarantella, delle tradizioni e della transumanza, si sviluppano le attivita legate ai prodotti tipici e genuini del territorio. La fava di Carpino vola nello spazio. Aziende agricole, pastori, artigiani e gli operatori delle filiere diventano protagonisti. Migliorano le aspettative di vità, le ragioni e motivazioni per restare e, infatti, rallenta la dinamica dello spopolamento. Il festival, i suoi cantori e la tarantella del Gargano diventano un attrattore, il paese piccolo e caro, in cui si parla la lingua delle madri, si sgancia dai sentimenti di vergogna, si apre alla complessità del mondo e diventa una destinazione turistica.

Antonio Maccarone dei Cantori di Carpino in una delle sue ultime apparizioni al festival dal palco urla “Ci siamo ancora, abbiamo nobilitato Carpino, una volta ci dicevano: questi cafoni non vanno a dormire la notte?” Era questo il modo degli anziani di mostrare di aver definitivamente preso coscienza della loro soggettività culturale, direi politica, e del valore dei saperi e delle pratiche del loro mondo.

Io conosco mia moglie Teresa e riempio la mia vita con due bambini, Giulia e Matteo.

Il festival più bello, quello del 2010, quello più costoso quello con Pasquale Di Viesti del 2017. Quello con più spettacoli, quello del 2018 con 18 spettacoli in 6 giorni. Quello più brutto, quello del 2011 perché me lo sono perso. La qualità, in tutti.
In tanti anni il festival ha hatto venire a Carpino una marea di artisti, tutti i più grandi nell’ambito della musica popolare italiana e tra i più bravi cantautori della scena nazionale come Capossela, Mannarino, De Andrè, Sparagna, Parodi, Branduardi, Sepe, artisti di vari livelli e varie competenze come Sergio Rubini, Gianluigi Trovesi, Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, David Riondino, Lina Sastri, artisti stranieri del calibro di Al di Meola e di Youssou n’dour, Asian Dub Foundation, Capleton (sotto trovate l’elenco completo). Il nostro successo? Un equilibrato mix fra tradizione e innovazione nella programmazione annuale pensata e diretta con gli occhi dei carpinesi. L’obiettivo? Far ascoltare i brani e i cantori della tradizione ad un pubblico che non li apprezzava perché li ignorava o addiritura se ne vergognava e far diventare il festival, il repertorio delle tradizioni del Gargano e i suoi principali interpreti, i Cantori di Carpino, un tutt’uno che potesse vivere da se e proiettarsi nel futuro. Un ciclo virtuoso di miglioramento continuo.

Lascio un festival che, percorrendo le strade ordinarie, negli anni ha avuto riconoscimenti internazionali (Ong Unesco) e certamente ha una rilevanza nazionale nel suo settore. Un festival che ha portato la cultura non ufficiale del nostro territorio nel tempio della musica italiana (Auditorium Santa Cecilia). Un festival che è perfettamente inserito in termini di credibilità e affidabilità nella regione Puglia. Uno dei festival più longevi d’Italia e, sicuramente, quello con la maggiore esperienza e storia nel territorio dell’intera provincia di Foggia. Un festival cresciuto in un piccolo paese del sud ma considerato da studiosi e artisti, uno dei centri più importanti della musica popolare italiana, di cui, però, i carpinesi stessi non ne hanno del tutto consapevolezza. Un festival che è tra gli aderenti al distretto della creatività della regione Puglia ed è socio fondatore del nuovo Gal Gargano.
Faccio venire meno il mio apporto ad un festival, che se avesse dovuto chiudere ieri avrebbe avuto bisogno di recuperare 13/14mila euro (aggiornato al 03/07/2019). Quando si opera per la cultura e il territorio il business non è importante, ma non è questo il caso e non lo è mai stato dal momento che anche se non si faceva quest’anno la XXIV edizione non significava che chiudeva l’Associazione di cui ricordo resto comunque socio. Ma doverosamente è meglio precisare che, cosi come sa chi conosce i meccanismi delle imprese, è inevitabile in organizzazioni che sono senza capitale iniziale e che hanno l’ambizione di crescere e non solo di sopravvivere, far ricorso al debito per alternare anni di contenimento ad anni di investimento e rilancio. E’ cosi che abbiamo raggiunto 23 edizioni.
Certo avremmo voluto azzerare anche questa situazione e lo avremmo fatto lo scorso anno, con un’edizione pilota che apriva al merchandising per avere cosi entrate proprie che permettessero di mettere da parte qualcosa per chiudere quest’anno un grande triennio. Ma la pianificazione ancora una volta ha dovuto fare i conti con la realtà, la location che ci era stata promessa ci viene negata a pochi giorni dal festival. In due giorni non si poteva riprogrammare, non si poteva, però, neanche tornare indietro. Il Carpino Folk Festival è un atto d’amore, quindi un atto rivoluzionario, una guerra da combattere giorno dopo giorno. Devi averci voglia. Invece lo sforzo contro natura, le cose fatte che non avevi voglia di fare …e li che è morta definitivamente la mia spinta motivazionale. Un anno a chiedermi come fare a mandare avanti le cose di cui mi occupavo, giorni interi a pensare come cambiare me stesso, come rigenerarmi e ritornare quello di prima. Ma non si può tornare indietro, col tempo mi ero distaccato dalla passione e dall’euforia che mi avevano accompagnavano per oltre un decennio e che erano parte integrante del ruolo che mi ero ritagliato nel festival senza aver mai avuto cariche e in modo assolutamente gratuito. Compresi allora che le vicende che ci avevano coinvolto mi avevano segnato profondamente ed allontanato da quel mondo. Le illazioni false, i pettegolezzi maliziosi, il mobbing fondato su presunte inadempienze, ma soprattutto i cambiamenti di cui dicevo sopra non erano solo culturali, di immagine ed economici, ma anche cambiamenti urbanistici, infrastrutturali e quindi politici istituzionali. Ne avevamo avuto sentore con il ns progetto dell’Auditorium della musica popolare. Con l’arrivo dei finanziamenti pubblici per le strutture di sostegno al festival, per le riqualificazioni urbanistiche e per le infrastrutture legate alla nuova vocazione turistica del paese, il festival che nella logica delle cose doveva fare da traino ed essere coinvolto, invece non tocca palla e diventa un affare per gli altri, un corpo estraneo da escludere, un ostacolo, un “nemico politico” da estirpare, anche per coloro che tutti sostenevano essere dalla ns parte e che invece hanno proseguito il lavorio iniziato da chi li ha preceduti con una determinazione da veri serial killer, facendo credere ai buontemponi e ai seguaci di riproporre lo stesso modello in continuità ma, facendo leva sul passatismo nostalgico, in realtà puntare direttamente all’involuzione e al ripristino della marginalità del ns paese. (Il tutto con una manovra di potere che ha portato nel dicembre 2020 alla creazione, sempre per il bene del paese …e per fare fuori il Carpino Folk Festival, di una compagine associativa che pare più un locale laboratorio politico unitario composto dai fedelissimi del Sindaco, Partito Democratico, capitanati niente po po di meno che dal segretario cittadino della Lega di Salvini nel ruolo di Presidente). La mia vita e la mia famiglia sono diventate ben più importanti della continuità di un festival e della valorizzazione di un territorio che non vuole essere più di tanto rinnovato. E’ finito cosi per me il festival.

Lascio, fatemelo dire solo per chiarezza, un festival che, per il lavoro da me svolto, lo scorso mese di aprile ha firmato con la Regione Puglia la Convenzione per il finanziamento delle attività 2019 per 70mila euro. Un festival a cui il Presidente del Parco Nazionale del Gargano ha garantito non più tardi di dieci giorni fa il massimo dello sforzo dell’Ente per far sì che il Folk continui a vivere e che in un primo incontro istituzionale tenutosi la settimana scorsa con Pasquale Di Viesti, è stata promessa la cifra di 20mila euro. Un festival che potrà sicuramente fare affidamento sul budget del Comune di Carpino e dei Comuni che verranno scelti come location per le serate dedicate agli attrattori culturale. Un festival che raccoglie sponsorizzazione varie, ma cito solo i 9mila euro già stanziati dell’azienda di trasporti più importante del Gargano. Un festival capace di raccogliere 8mila euro annuali di tesseramento e, quindi, un festival con un avviamento importante che garantisce la continuità per chi dovrà organizzarlo.
Lascio, insomma, un festival vivo in un campo santo di festival, e lo lascio cosi come quando sono entrato: senza chiedere nulla!

Lascio il festival e faccio i miei complimenti sinceri al nuovo direttivo che si è candidato per la responsabilità così forte che vuole assumere e auguri calorosi di buon lavoro a tutti i suoi membri. Il lavoro del Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival e del suo staff e quello della Direzione Artistica è un lavoro durissimo e di una complessità incredibile. In poco tempo occorre inventarsi professionalità inusuali, operosità e creatività e poi tenersi continuamente aperti al cambiamento. Spero darete vita ad un nuovo ciclo realizzando non solo la XXIV edizione ma molte altre ancora.
Non c’è nulla di male nel provare!
( Come non detto. Vincono ancora gli adattamenti regressivi. Il giorno dell’assemblea i candidati chiedono di aggiornare l’assemblea al giorno dopo, ma poi si presentano dimissionari. Non giudico, ma siccome questo gesto rappresenterà l’inizio di un percorso si sostituzione folle ci tengo a precisare che la mia delega vincolata non contemplava il voto contrario e che quanto poi accaduto è da considerarsi inaccettabile e spiegabile solo con la logica di appartenza ad un seducente circo magico insano ).
Qualche parola per i miei amici che rappresentano conoscenza, capacità organizzative e creazione di valore. Loro non avrebbero voluto, ma sentendosi di troppo mettono d’avanti il festival. Un’assurdità! Bisognerebbe non disperdere il sapere e i modi di operare e contrastare i particolarismi.
Domenico, tu sei cresciuto in mezzo a noi e ti sei impregnato e strutturato con le nostre megalomanie. Tuttavia, col know how incorporato sei riuscito a fare della nostra passione e dei valori della bellezza e dello sviluppo sostenibile un vero e proprio mestiere. Ti chiedo solo di non farti imbrigliare dallo stereotipo e dal Sud. Se funziona vai avanti, altrimenti vai via perché risorse come te sono preziosissime e non bisogna sprecarle.
Pasquale, amico mio, tranquillo! Lasciamo con dignità e col vanto di aver compiuto un cammino importante insieme, sempre fieri e con la schiena dritta. Senza aver mai mendicato nulla, ma chiedendo sempre quello che ci spettava e che spettava al nostro territorio. Non c’è stato altro Presidente ad aver fatto tutti i km che hai fatto tu con generosità.
Lasciamo perché come mi ha scritto un’amica in privato “quelli come voi, che hanno fatto una rivoluzione in un paesino del sud Italia, tracciano una linea di demarcazione e ad un certo punto si fermano, dicono basta. Non perché si sono arresi, ma perché ogni cosa ha una fine è, forse, perché ci credete talmente tanto che avete preferito fare un passo indietro piuttosto che far diventare patetico qualcosa che invece è stato, è e sarà sempre straordinario!“.
Sei stato il primo fan del festival ad essere diventato Presidente e con coraggio, ostinazione, disponibilità all’ascolto (si da non credere) e tanto impegno sei stato anche quello più giusto nella fase del “festival a distanza”.
Castelluccia ti ringrazio a nome di tutti i carpinesi intellettualmente onesti per il lavoro che hai fatto, è stato rivoluzionario. Per te parlano i fatti. Se Rocco è l’ideatore, tu sei il Carpino Folk Festival. Il sentimento che ci lega è quello di profonda amicizia e affetto. Tu hai dato bellezza e portato talento e luce sana a Carpino, hai rafforzato il senso di appartenenza alla nostra comunità, hai fatto diventare il Gargano un attrattore culturale, ci hai reso orgogliosi delle nostre origini e per questo ti chiedo, dopo un meritato riposo, di continuare ad essere presente nella nostra vita. Luciano ti chiedo anche scusa, ma credimi non ce la facevo proprio più.

Sono stati, insomma, assolutamente gli anni più felici della mia vita, ma ho trascorso anche periodi durissimi dal punto di vista psicologico. Mi prenderò tutto il tempo necessario per prendermi cura del mio stato di salute e spero di tornare quello di prima recuperando la passione e l’euforia perduta. Grazie a tutti.
AB
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Sul palco del festival che lascio si sono esibiti i più grandi Cantori e Suonatori della Tradizione e i più grandi Artisti italiani della riproposta: Abbes Boufrioua – Al Darawish – Alfio Antico – Ambrogio Sparagna – Andrea Parodi – Angelo Branduardi – Angelo Pantaleo – Anna Cinzia Villani – Annamaria Bagorda – BandAdriatica – Antitodum Tarantulae – Antonello Paliotti – Antonio O’lione – Aretuska – Argento Vivo – Ariacorte – Assurd – Augusto Enriquez – Bag Ensemble – Bala Perdita – Balkanija – Bandabardo’ – Banditaliana – Beppe Barra – Bosio Big Band – Cantaiatra – Cantatrici Di Ischitella – Cantodiscanto – Cantori Di Carpino – Canzoniere Grecanico Salentino – Carlo D’angio – Carlo Faiello – Chilli Band – Collettivo Musicle Carpinese – Canzoniere Grecanico Salentino – Confraternita’ Delle Voci Di Vico del Gargano – Daniele Sepe – Davide Conte – Dodi Ei I Monodi – Elena Ledda – Ensamble Of Soccavo – Ensemble Barocco Pugliese – Ensemble Popolare Della Notte Della Taranta – Marta dell’Anno – Ensemble Tradizionale Siciliano – Enzo Avitabile – Enzo Del Re – Enzo Gragnaniello – Eugenio Bennato – Faisal Taher – Fanfara Tirana – Faraualla – Flamenco Vivo – Folkabbestia – Gabin E Paul Dabiree – Gianluigi Trovesi – Gianni Amati – Gianni Coscia – Gianni Perilli – Ginevra Di Marco – Giuseppe Spedino Moffa – Gruppo Polivalente Di Mattinata – Gruppo Popolare Di San Giovanni Rotondo – I Cantori Di Carpino – I Suonatori di Ruoti e Avigliano – I Suonatori e Cantatori di Caggiano – Michele Rinaldi – Antonio Steduto – Matteo Scanzuso – E ZèZi Gruppo operaio – Carlo Trombetta – Mike Maccarone – i Suonatori e Cantatori di Colliano – I Suonatori tradizionali della Calabria – Il Parto Delle Nuvole Pesanti – Indaco – James Senese – Kebana – Kocani Orkestar – La Banda Improvvisa – La Bella Cumpagnia – La Compagnia Dei Musicanti – Largo Criminale – Li Santandunjree – Lino Cannavacciuolo – Lou Dalfin – Luca De Nuzzo – Lucilla Galeazzi – Nicola Scagliozzi – Malicanti – Massimo Ferrante – Matteo Salvatore – Maurizio Cuzzocrea – Medit.Azione – Municipale Balcanica – Musica Nova – Musicisti Di Montemarano – Nando Citarella – Nico Berardi – Novue’ – Nuova Compagnia Di Canto Popolare – Cesare Dell’Anna – Officina Zoe – Opa Cupa – Adriano Castigliego – Orchestra Tzigana Di Budapest – Otello Profazio – Paco Suarez – Phaleg – Pino De Costanzo – Pino De Vittorio – Pneumatica Emiliano Romagnola – Popularia Cilentana – Radicanto – Raffaele Inserra – Raiz – Piero Caputo – Riccardo Tesi – Rosapaeda – Roy Pace – Salvatore Russo – Sergent Garcia – Spaccanapoli – Stefano Zuffi – Stephane Delicq – Suoni del Pollino – Tabule’ – Tamburi Del Vesuvio – Tarantolati Di Tricarico – Tarantula Garganica – Tarantula Rubra Ensemble – Teresa De Sio – Terza Moresca – Cisco – Tonino Zurlo – Tradere – Uaragnaun – Uccio Aloisi – Roberto Menonna – Marco e Giuseppe di Mauro – Enrico Noviello – Pio Gravina – Angela Castelluccia – Nicola Sansone – Progetto Cala la Sera – Saraabà – i Rareca Antica – Petriò mmia – Massimiliano Morabito – Davide Conte – Alexina – Mauro Semeraro – Simone Cristicchi e Il Coro dei minatori di Santa Fiora – Mimmo Epifani – Guglielmo Pagnozzi – Teo Ciavarella – David Riondino – la Corale del Conservatorio Statale di Musica “Umberto Giordano” di Rodi Garganico – Rita Botto – Giovanni Mauriello – GirodiBanda – Al Di Meola – Vinicio Capossela – Alessandro Mannarino – Youssou N’Dour – Almamegreta – Puglia Bite – Ettore Castagna – Amarimai – Calatia Ensemble – Pino Pontuali e Andrea delle Monache – Luca Bassanese – Patrizia Laquidara – Carlos Nunez – Zibba e Almalibre – Mau Mau – Progetto suonidisotto – Giovanni Rinaldi – Elena Ruzza – Antonio di Cataldo – Claudio Pelusi – Rione Junno – Faisel Taher – Pino Pecorelli – Mastri Cantori di Villa Castelli – Mascarimirì – Skatalites, Crifiu, Donpasta, Le Mulieres Garganiche, Taranterre, Salvatore Luca Tota, Michele Sciarra, Matteo Marolla, Sergio Rubini, Umberto Sangiovanni e Daunia Orchestra, Aiarule, Etnomusicantes, I Cantori di Mattinata, Ska Cubano, Insintesi, Asian Dub Foundation, Banda Borbonica, Il Tesoro di San Gennaro, Valentina Latiano, Alfabeto Runico, Beppe Lopez, Kore Ensemble, Peppe Leone, Lina Sastri, Cantori di Monte Sant Angelo, Cantori di San Giovanni Rotondo. Le Indie di Quaggiù, Peppa Marriti Band, Flo, Slivovitz, Tricky, Mop Mop, Riserva Moac, Bukurosh Balkan Orkestra, Capleton.

+++SI STA FACENDO MORIRE IL CARPINO FOLK FESTIVAL+++

Il festival che per 23 anni si è mosso in direzione ostinata e contraria

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Per anni abbiamo detto che il problema che avevano gli organizzatori era quello che per far arrivare risorse adeguate ed andare avanti nell’attività c’era bisogno di sostegno, incoraggiamento, facilitazioni e cofinanziamento locale. Ci hanno sempre spiegato che in realtà il problema eravamo noi organizzatori poco istituzionali, troppo di sinistra o troppo di destra o troppo in generale. Bene, adesso che ciascuno, per propri motivi, ma tutti accumunati dalla stanchezza di andare avanti, si sono “finalmente” messi da parte la classe dirigente di Carpino si è chiusa nel silenzio.

Nel 2017, valorizzando il nostro territorio, la sua cultura, la sua comunità, il proprio paesaggio e la ricchezza impareggiabile della tradizione musicale in maniera originale e innovativa, quelli sbagliati hanno scritto un progetto triennale arrivato 2° su oltre 150 progetti presentati da tutti gli operatori regionali della Puglia. Ogni anno, e per 3 anni, la Regione affida, quindi, all’Associazione 70mila euro. Per due anni, come in quelli precedenti, il festival lo hanno continuato a fare quelli sbagliati. Adesso, che finalmente si sono messi da parte, la classe dirigente fa perdere il finanziamento di 70mila euro dell’annualità 2019 e lascia morire il Carpino Folk Festival.
Cosa dovrebbe fare? Semplice, svolgere appieno il proprio ruolo, ossia tutta insieme individuare i propri rappresentanti in seno ai soci fondatori e onorari (e ce ne sono), quindi dargli le garanzie che non hanno mai voluto dare a quelli sbagliati, farli nominare componenti e Presidente del Consiglio Direttivo dagli altri soci dell’Associazione in base a una proposta minimamente seria e convincente e quindi metterli in condizioni di organizzare la XXIV edizione del festival con un costo almeno pari a 126mila euro. Come? Raddoppiando il finanziamento comunale e quello del Parco del Gargano. È proprio cosi impossibile per la classe dirigente di Carpino? E’ proprio cosi impossibile per il comune, quest’anno di transizione, contribuire per 20mila euro cash? Non mi pare. Lo scorso anno il bilancio comunale riportava 45mila euro alla voce eventi e feste.
Solo che in un’area geografica economicamente e civilmente arretrata, impermeabile alla contemporaneità, pervasa da particolarismi, inefficienze, corruzione e criminalità, diciamocelo è piu comodo e dolce naufragare negli adattamenti regressivi che deprimono le potenzialità di sviluppo e innovazione del nostro paese, piuttosto che attirare risorse e incentivare i singoli e le esperienze endogene eccellenti che possono movimentare le economie locali.

Nei prossimi giorni, quindi, di cosa si parlerà? Nell’ipocrisia generale (culminata in passato nell’intestazione della via a Rocco Draicchio) si parlerà di sospetti, di fini volti a non perdere la tradizione dei cantori e di eventi alternativi (surrogati) che invece saranno effimere serate occasionali di animazioni paesane fini a se stesse come tante sono state create in questi anni a) per farci vedere che erano/sono capaci pure loro (come se ci fosse una gara) ma che in realtà ridicolizzano spesso in modo non del tutto consapevole uno dei centri più importanti della cultura popolare italiana e b) per dare in pasto al consenso un’argomentazione da usare contro quelli sbagliati come me che sanno fare solo attacchi politici o peggio personali ed invece non è vero, non mi interessano, non devo dimostrare niente, sono certo politicamente orientato a sinistra, ma il festival è qualcosa che va al di la e per amor suo dico semplicemente come sempre le cose come stanno.

N.B. La locuzione classe dirigente si riferisce alla classe sociale che domina le strutture politiche, economiche, sociali e culturali di un paese.

Poiché è un temperamento costruttivo, di quelli che gli astrologhi direbbero solari, e la sua bontà attiva non ama gli indugi, passava il tempo a parlare con me di quello che si potesse fare, e mi esponeva dei progetti pratici per aiutare i contadini di Gagliano, i bambini di Matera. Ospedali, asili, lotta antimalarica, scuole, opere pubbliche, medici di Stato ed eventualmente volontari, campagna nazionale per il rinnovamento di questi paesi, e così via. Lei stessa avrebbe dato volentieri il suo tempo per una causa che le pareva così giusta. Bisognava fare, non dormire, né rimandare sempre a un nuovo domani.
I quattro giorni della sua permanenza passarono presto. Quando la 500 del meccanico, che la portava, scomparve alla svolta dietro il cimitero, in nuvola di polvere, anche quel mondo di attiva creazione, di valori e di cultura a cui ero legato e che, con lei, mi era riapparso presente, parve dileguarsi, come risucchiato nel tempo, nella nuvola lontanissima del ricordo.
Cristo si è fermato a Eboli, Carlo Levi

Il giorno più duro. Per me finisce oggi la rivoluzione del Carpino Folk Festival

𝐓𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢, 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝟐𝟎 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞, 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚̀ 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐃𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬.𝐧𝐞 𝐂𝐮𝐥𝐭.𝐥𝐞 𝐂𝐅𝐅 𝐞, 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚̀, 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐞 𝐞̀ 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐥𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐠𝐢𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞: 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐨̀ 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐚𝐫𝐩𝐢𝐧𝐨 𝐅𝐨𝐥𝐤 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥.
carpino
I motivi, oltre a quelli personali e professionali, che mi hanno indotto a prendere questa decisione sono molteplici e sedimentati nel tempo, e non mi interessa elencarli. Per intenderci niente che non possa essere superato rinnovandosi e trovando le giuste motivazioni. L’ho fatto per tanti anni credendo e mostrando insieme agli altri compagni che anche in un piccolo paese è possibile un grande festival. Ma tutt’a un tratto è giunta la stanchezza e quello che prima facevo con passione ora non mi diverte più, non è più cosa e non vabbene.
🔖È, quindi, ora di passare il testimone.
Per questo a chi prenderà le attività del festival, a cui personalmente mi sono dedicato da oltre 15 anni spontaneamente, senza nomina, auguro ogni bene e che possa svolgerle, come è successo al sottoscritto, come una vera missione vissuta con passione e trasporto in omaggio alle nostre antiche e preziose tradizioni musicali.
📌Ai miei compagni: grazie per tutto!
❌Per me finisce qua.
𝘝𝘪𝘷𝘢 𝘪𝘭 𝘧𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘢𝘭 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘶𝘴𝘪𝘤𝘢 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘶𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘮𝘪𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪, 𝘱𝘦𝘳𝘧𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘮𝘪𝘹 𝘧𝘳𝘢 𝘪𝘯𝘯𝘰𝘷𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘌, 𝘤𝘰𝘯 𝘪𝘭 𝘯𝘰𝘥𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘰𝘭𝘢, 𝘷𝘪𝘷𝘢 𝘪 𝘊𝘢𝘯𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘳𝘱𝘪𝘯𝘰, 𝘷𝘪𝘷𝘢 𝘭𝘢 𝘨𝘢𝘵𝘵𝘢 𝘷𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢 𝘷𝘢𝘴𝘤𝘦̈ 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘨𝘢𝘱𝘱𝘦̈ 𝘭𝘶 𝘴𝘶𝘳𝘨𝘦 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘢𝘴𝘤𝘦̈ 𝘦 𝘷𝘪𝘷𝘢 𝘪𝘭 𝘊𝘢𝘳𝘱𝘪𝘯𝘰 𝘍𝘰𝘭𝘬 𝘍𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘢𝘭!
𝑨𝒏𝒕𝒐𝒏𝒊𝒐 𝑩𝒂𝒔𝒊𝒍𝒆

Gli eventi stanno sparendo in tutte le zone d’Italia

L’ANCI (Ass. Nazionale Comuni Italiani), e non degli eversivi, da mesi ormai ha preso posizione sulle “#stringenti norme attinenti la sicurezza” che rischiano di far sparire eventi e sagre di paese per spingere il Parlamento a modificarle per #alleggerirle. Gli eventi stanno già sparendo in tutte le zone d’Italia, ad es. a San Severo, ad Apricena, a Sannicandro ed a Cagnano divieti hanno impedito attivita caratteristiche delle tradizionali feste patronali.

Sono, quindi, le norme a dettare comportamenti e non gli organizzatori che nonostante tutte le responsabilità che gli sono cadute addosso continuano ad affannarsi a promuovere iniziative culturali ed occasioni di promozione del nostro territorio.

Bene ha fatto il Sindaco di Carpino a chiarire una volta per tutte ieri sera in comizio pubblico che le autorità lo scorso anno hanno dato parere contrario ai concerti in Piazza del Carpino Folk Festival.
Collaboriamo tutti con intelligenza perchè il rischio reale, ancora in essere, è che le autorità che interpretano le norme possano farlo in maniera ancora più rigida perché su di loro ricadono parte delle responsabilità (non gli organizzatori, l’ultimo anello della filiera dello scarica barile), buttino a mare il festival e tutte le altre attività borderline del paese.

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