//
archives

La fine di tutto

Questo tag è associato a 14 articoli.

Come la politica distrugge le migliori operazioni culturali di Piero Paciello

Detti & contraddetti del 03/08/2021 quotidiano L’Attacco

NON C’È STATA NESSUNA DIVERSITÀ DI VEDUTE, L’ASSOCIAZIONE CULTURALE CARPINO FOLK FESTIVAL DOPO DUE ANNI DI AFFERMAZIONI AMBIGUE, SPECULATIVE E CONFUSIONARIE HA PORTATO A CONOSCENZA DEL PROPRIO PUBBLICO:
1) CHE E’ ESTRANEA ALL’ORGANIZZAZIONE DEL SEDICENTE FESTIVAL NATO SU INIZIATIVA DEL SINDACO DEL COMUNE DI CARPINO
2) CHE IL SINDACO HA DETERMINATO LA SOSPENSIONE DEL CARPINO FOLK FESTIVAL CON LA MANCATA CONCESSIONE DI UN AREA SICURA CHE ANDAVA INCONTRO ALLE INDICAZIONE DELLA QUESTURA E CONSENTISSE IL RISPETTO DELLE LEGGI in materia di sicurezza, sanità, inquinamento acustico, sicurezza e igiene sugli ambienti di lavoro, di viabilità, etc.;
3) CHE IL SINDACO, INVECE, DI CHIEDERE FINANZIAMENTI PER LAVORI DI ADEGUAMENTO DELL’AREA DA NOI INDIVIDUATA, HA PREFERITO ANDARE A CHIEDERE PER IL SUO FESTIVAL I FINANZIAMENTI CONSOLIDATI DAL CFF PER TUTTO QUANTO FATTO in tanti anni a Carpino e sul Gargano nell’interesse di tutto il movimento culturale pugliese;
4) CHE L’EVENTO CREATO DAL SINDACO SPECULA SUL LAVORO FATTO IN XXIII ANNI DAL CARPINO FOLK FESTIVAL CON PRATICHE SCORRETTE ED INGANNEVOLI volte a confondere il pubblico e gli artisti;
5) CHE LE RISORSE PER REALIZZARE L’EVENTO DEL SINDACO VENGONO AFFIDATE PER IL SECONDO ANNO SENZA GARA ad un organismo appena nato, dopo il flop della prima edizione e dopo la bocciatura del progetto nel settembre 2020 da parte della Regione Puglia (leggi “ritorno al sud”) e da parte del Ministero della Cultura a giugno 2021 (leggi “urban regeneration” in Borghi in Festival)
6) CHE TALI AFFIDAMENTI DIRETTI CONSENTONO DI PERPETUARE SPECULAZIONI NEI NOSTRI CONFRONTI E FALSANO LA CONCORRENZA FRA GLI OPERATORI DELLO SPETTACOLO PUGLIESE tanto più quando non prevedono quote di cofinanziamento, vincoli e controlli sull’attività e il rispetto degli stessi indicatori che vengono richiesti invece a tutti gli altri.
7) INFINE CHE SI STA OPERANDO LA SOSTITUZIONE DEL CARPINO FOLK FESTIVAL IN OGNI DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE SCREDITANDO LA NS ASSOCIAZIONE CON INSINUAZIONI SULLA GESTIONE DEL FESTIVAL QUANDO INVECE BISOGNEREBBE CHIARIRE PERCHE’ LA NEO CREATURA SPENDE PIU’ SOLDI PUBBLICI PER FARE MENO DELLA META DELLE ATTIVITA DEL CARPINO FOLK FESTIVAL (vedi https://tinyurl.com/5ebba3r8).
QUELLO CHE STA PER PARTIRE, PER MAX 200 PERSONE, VALE TUTTI I SOLDI PUBBLICI CHE GLI SONO STATI AFFIDATI SENZA GARA?
E NON FINISCE QUA perchè prima o poi, con calma e con l’arrivo dell’aria fresca di settembre, dovremo pur arrivare al vero motivo per cui il festival di ROCCO DRAICCHIO è diventato a Carpino il nemico pubblico numero uno.
IN MEMORIA DI ROCCO DRAICCHIO

Presidente Ass. Culturale
Carpino Folk Festival
Mario Pasquale Di Viesti

MOLTI PIU’ SOLDI E MOLTA MENO ATTIVITA’ DEL CARPINO FOLK FESTIVAL

Il Sindaco ieri sera ha tenuto il suo comizio estivo nella piazza di Carpino per ripercorrere l’attività amministrativa, ma non ha voluto affrontare le questioni che lo tengono sui quotidiani locali negli ultimi giorni, negando ancora responsabilità sulla sospensione del Carpino Folk Festival (anche se adesso vede un problema di congestione in Piazza) e confondendo ancora l’oggetto delle tradizioni di Carpino (la corsa dei cavalli è una tradizione, la modalità di esecuzione della montanara è una tradizione, la produzione delle fave sono una tradizione, il festival, quando raggiunge il suo scopo, è una vetrina, un divulgatore, uno strumento di valorizzazione) non ha proferito parola sulle questioni che gli ha posto il quotidiano L’ATTACCO.
1) COME HA FATTO AD OTTENERE COSI TANTI SOLDI IN COSI POCO TEMPO PER UNA PRIMA EDIZIONE, QUANDO PER GLI ALTRI CI VOGLIONO DECENNI?
2) E’ VERO CHE IL FESTIVAL CHE HA IDEATO NEL REPERIRE LE RISORSE PUBBLICHE HA UN CANALE PREFERENZIALE CHE FA LEVA SUL LAVORO FATTO DAL CARPINO FOLK FESTIVAL?
Per mostrare perchè il Carpino Folk Festival è un’altra cosa e una parte delle ragioni che ci hanno portato a prendere le distanze potete scaricare un lavoro di comparazione fra l’iniziativa del Sindaco 2019 e il Carpino Folk Festival 2018: https://tinyurl.com/5ebba3r8

70.000,00 – TEATRO PUBBLICO PUGLIESE (Determina Comunale n. 84/2019) 8.000,00 – COMUNE DI CARPINO (Determina Comunale n.135/2019) 10.000,00 – PARCO DEL GARGANO (Determina Parco n.337/2019) 15.000,00 di cui PROQUOTA – REGIONE PUGLIA coorganizzazione eventi (vedi Determina Comunale n. 70/2019) 30.000,00 di cui PROQUOTA – REGIONE PUGLIA ASS. AGRO-ALIMENTARE (Determina Regionale n. 47873/180/2019)
Senza entrare in particolarismi, potete vedere nella tabella che il Sindaco ha fornito un’offerta artistica con l’intendo di sostituirsi al Carpino Folk Festival e ha fatto intendere che chiunque avrebbe potuto fare quello che faceva lo staff dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, sminuendone le capacità e le competenze specifiche. Non parlo del pubblico che non è accorso a vedere gli spettacoli com’era ampiamente prevedibile. Non parlo neanche della vetrina (la promozione territoriale, la valorizzazione culturale, l’attrattività, ect) che non è mai stata accesa se non per chi si stupisce che i Cantori infiammino la piazza di Carpino nella serata a loro dedicata facendo ballare i carpinesi. Non parlo neanche della qualità degli artisti perché sarebbe scorretto nei loro confronti, non c’entrano nulla, è sbagliato tirarli in ballo, sono tutti bravissimi anche se non erano certamente novità assolute per Carpino o per la provincia di Foggia. Mi riferisco semplicemente all’iniziativa artistica facendo finta di non sapere come è andata, che i numeri degli spettatori e i nomi e la qualità degli artisti non hanno la loro importanza, e quindi la valutazione la faccio solo in base alle quantità. La tabella è molto chiara: pur avendo a disposizione sostanzialmente più soldi pubblici del Carpino Folk Festival ed. 2018, pur essendo liberi da lacci e lacciuoli e pur avendo a disposizione il cash (i soldoni) prima dell’avvio delle attività, sono stati messi in programma 9 spettacoli, contro 18 del CFF 2018, 3 giornate anziché 6 di programmazione, 0 performance internazionali anziché 2, e coinvolti 41 artisti anziché 102 del CFF 2018. La tabella, poi, dice anche altro e bisognerebbe parlarne, ad esempio del raggio d’azione, della capacità di coinvolgimento o della capacità di fare memoria, perché sono tutti aspetti da considerare se si vogliono far bene le cose e spendere bene i soldi dei cittadini.
Il Sindaco tace, la tocca piano, ma a questo punto dovrebbe spiegarci perché continua a insinuare una cattiva gestione (e mi sono già impegnato a riferire al Consiglio Comunale se verrò convocato) del Carpino Folk Festival quando la sua creatura spende di più per fare palesemente di meno?
APPENA AVREMO LE CONVENZIONI E LE DETERMINE MOSTREREMO CHE ANCHE QUEST’ANNO LA STORIA SI RIPETE.
In attesa delle spiegazione, voglio dire che, se il Carpino Folk Festival avesse svolto l’edizione 2019, con il programma e con i risultati prodotti dal Sindaco, in Regione Puglia ci avrebbero mandati via e certamente NON ci avrebbero confermato il finanziamento accordato, perché i soldi non stati spesi bene visto che gli indicatori di qualità e quantità stabiliti e controllati puntigliosamente delle commissioni deputate alle verifiche non sono stati raggiunti. Non servono grandi competenze nello spendere il denaro dei cittadini. Ci vuole, invece, una particolare esperienza per spenderlo bene e con efficacia, e non per “interessi” personali.

Presidente Ass. Culturale
Carpino Folk Festival
Mario Pasquale Di Viesti

Quanto urlano le marmotte del Carpino Folk Festival

Dopo le promesse mancate, fatte in piazza in pubblico comizio, mi sono rifiutato di sedermi nuovamente al tavolo delle tre carte ed oggi mezzo stampa ho chiesto al Sindaco (che non si fida evidentemente dei rendicontatori della Regione e di tutti gli altri enti che ci hanno sostenuto) di essere invitato in Consiglio Comunale per mostrate tutta la documentazione del festival alla presenza dei giornalisti che riterranno opportuno intervenire.
Il mio solo scopo è mostrare una volta per tutte che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha avuto come unico “interesse” quello di valorizzare le tradizioni musicali di Carpino e del Gargano e con essa promuovere il nostro territorio a chi in questi anni evidentemente deve aver avuto lo sguardo rivolto ad altro visto che non si è accorto che i ragazzi dell’organizzazione negli ultimi 23 anni sono stati nelle piazze, nelle vie, nei teatri, nelle sale stampe ed anche nei treni e nelle stazioni e masserie e quindi continuamente sotto i riflettori per accendere i fari che hanno illuminato le particolarità del nostro Gargano
Il Presidente Ass. Culturale
Carpino Folk Festival
Mario Pasquale Di Viesti

Attacco VENERDI 30 LUGLIO 2021
POLEMICHE&CULTURA
Tommi Guerrieri
Vale circa centocinquanta mila euro il Carpino Folk Festival. E’ intorno a questa cifra e intorno ai fondi messi insieme che si accende l’aspro botta e risposta fra il Sindaco di Carpino Rocco Di Brina e Pasquale Di Viesti, presidente dell’associazione culturale del Festival.
Rompe il silenzio Di Viesti e precisa che si assume tutta la responsabilità del comunicato stampa diffuso a nome dell’associazione. Lo precisa perché i componenti dell’associazione sono stati molestati telefonicamente. Presi in giro per l’inutilità di quelle spiegazioni diffuse sulla presa di distanza di Di Viesti dalla nuova gestione del Festival, il Carpino in Folk.
Finite le telefonate moleste, anche il Sindaco prende la parola e inizia a dire cose. Definisce le dichiarazioni di Di Viesti urla di rabbia e frustrazione, come quelle delle marmotte che si svegliano dal letargo. Ma ora che si sono svegliate, queste marmotte, hanno tante cose da dire. A partire, naturalmente dai soldi. Soldi e politica. Di Brina dice che il Carpino Folk Festival “si e alimentato con soldi pubblici ottenuti non solo attraverso bandi, ma grazie all’impegno di qualcuno che oggi viene preso di mira solo
per essersi preso la responsabilità di non far morire le nostre tradizioni”, “Caro Sindaco -replica Di Viesti-noi rispondiamo a bandi e otteniamo finanziamenti regolari.
Nel 2017 ci siamo presentati e posizionati al quarto posto di una graduatoria regionale. Ora lei sostiene che siamo andati avanti grazie alla sua intercessione. Quindi dice apertamente che questo suo intervento ha modificato le sorti di una graduatoria di merito. E chissà cosa ne pensano in Regione…”Sempre sui soldi, la diatriba si accende ancora. Il Sindaco mette in dubbio la gestione economica del passato. Eppure, Di Viesti sostiene che gli ha lasciato un rendiconto del 2016 che ancora non è stato interamente saldato. “Mancherebbero circa mille euro..”
Prende tempo dicendo che non c’è liquidità. E visto che mette in dubbio la nostra gestione, lo invito a visionare anche ora i rendiconti della gestione precedente, cosi gli dimostriamo come si fa, quando si fanno le cose in modo corretto”
L’associazione sceglie di parlare per dare una spiegazione. “Abbiamo gestito molti soldi pubblici – continua Di Viesti – ed è giusto dare un segnale agli Enti che ci sono stati vicini per anni. Ora però vorrei sapere qualcosa dei soldi dello scorso anno, quando sono arrivati all’organizzazione nata nel 2019 su iniziativa del Sindaco, oltre ai 30 mila euro dall’Assessorato Re-
gionale all’Agricoltura, oltre al soldi del Parco e ai soldi del Comune, anche i 70mila euro dritti dritti dal Teatro Pubblico Pugliese. Come sono stati spesi? E dove sono i rendiconto di quei 70 mila euro?”
Il punto, spiega Di Viesti, è che i bandi regionali assegnano fondi in base ai numerosi aspetti che tengono in considerazione, fra cui anche la capacità di cofinanziarsi. Di trovare quindi altri sponsor e sostenitori. Ci sono poi aspetti come la storicità dell’evento, che entrano in merito. Ecco perché per un’associazione nata nel 2019 diventa più difficile dimostrare affi-
dabilità e un legame con il territorio, se non si sfrutta il lavoro fatto in passato da chi c’è stato prima.
Ma quando si scopre che sono nati due anni fa, perdono. E infatti sono stati bocciati al bando del Mibact. E visto che le marmotte si sono svegliate, “d’ora in avanti nessuno potrà fare finta di non vedere, non sapere e non capire”, conclude Di Viesti.

IL CARPINO FOLK FESTIVAL RITIENE DOVEROSO E NECESSARIO PRENDERE UNA POSIZIONE PER FUGARE OGNI DUBBIO E FARE LUCE SU AFFERMAZIONI AMBIGUE, SPECULATIVE E CONFUSIONARIE

NESSUNA CONTINUITÀ, SOLO PRATICHE SCORRETTE ED INGANNEVOLI

COMUNICATO STAMPA
Carpino, li 28/07/2021
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival è del tutto estranea all’organizzazione del sedicente festival, nato nel luglio 2019 su iniziativa del Sindaco del Comune di Carpino.
L’escamotage usato a pretesto dal Sindaco era volto a fronteggiare il calo turistico dovuto, a suo dire, alla pausa che dal 2019 si erano presi gli organizzatori del CFF, il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni. La verità è che il Carpino Folk Festival è stato costretto a fermarsi, perché, visti i numeri in crescita, non poteva più proseguire con gli eventi in Piazza del Popolo, specie a fronte del parere contrario della Questura e stante la palese violazione delle norme di legge in materia di sicurezza, sanità, inquinamento acustico, sicurezza e igiene sugli ambienti di lavoro, di viabilità, etc.
Abbiamo tollerato anni di promesse disattese e abbiamo fatto investimenti diretti a spostare le serate centrali della manifestazione in un’area più sicura ma davanti all’ennesimo impegno non onorato abbiamo detto basta e ci siamo fermati. Ci siamo fermati perché abbiamo rispetto della legge ma, soprattutto, perché abbiamo rispetto del nostro pubblico e non volevamo essere ricordati per quelli che sono andati avanti nonostante tutto e hanno partorito l’ennesima tragedia annunciata.
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha assunto un ruolo da protagonista nell’attuazione di programmi regionali e nazionali frutto dell’attività realizzata in tanti anni a Carpino e sul Gargano nell’interesse di tutto il movimento culturale pugliese, eppure, per fare un esempio, nei documenti della Strategia dell’Area interna del Gargano, il Carpino Folk Festival viene, nell’indifferenza di tutte le istituzioni coinvolte, con disinvoltura sostituito come evento più rilevante del territorio per lo sviluppo della strategia d’integrazione dell’offerta turistica sostenibile ed esperienziale da chi sta facendo appassire la socialità e il patrimonio musicale del territorio .
Assistiamo a frustranti speculazioni, accostamenti forzati e funamboliche similitudini volte a confondere il pubblico e gli artisti. Un parassitismo che ha lo scopo di sfruttare quello che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha costruito in anni di duro lavoro. È innegabile, infatti, che la nostra rassegna si è guadagnata un posto di rilievo tra le più importanti manifestazioni regionali, del sud Italia e nazionali. E’ discutibile l’affidamento di finanziamenti pubblici, senza gara, per consentire di perpetuare tale speculazione nei nostri confronti. A tutela del nostro bagaglio e di quello che in tutti questi anni abbiamo costruito stiamo valutando, nostro malgrado, l’opportunità di rivolgerci sia in sede amministrativa che all’autorità giudiziaria per tutelare i nostri diritti e interessi.
Adesso, dopo due anni di silenzio, è arrivato il momento di far sentire la nostra voce e prendere le distanze, rivendicando la nostra diversità e, soprattutto, la nostra libertà. Non è compito nostro esprimere giudizi e pareri ma la precisazione di oggi è doverosa, per correttezza nei confronti di chi fa affidamento sulla credibilità e sulla serietà che abbiamo ampiamente dimostrato in XXIII edizioni consecutive.
Il Carpino Folk Festival non è solo un festival musicale, è sudore e sangue, è condivisione, è voglia di comunicare la nostra terra e le nostre tradizioni e far comprendere quella ostinata speranza della buona gente del Sud che continua a sognare riscatti, risvegliandosi puntualmente delusa e amareggiata.
Visti i continui e non pertinenti richiami agli ideali del fondatore del Carpino Folk Festival, ROCCO DRAICCHIO, va affermato con forza che i principi che hanno mosso il lungimirante fondatore del Carpino Folk Festival, sono lontanissimi ed incompatibili rispetto al modus operandi a cui siamo costretti ad assistere. Questo marca un punto di netta differenza con l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival che sull’eredità degli ideali di Rocco Draicchio, che non sono mai stati traditi, ha sempre mantenuto, caparbiamente e con grandi difficoltà, libertà e indipendenza culturale che, come risultato, hanno portato alla rinascita economica e culturale del luogo e, quindi, al riscatto sociale della nostra comunità, altro che urban regeneration per suonare il piffero dell’abbellimento del paese.
D’ora in avanti nessuno potrà far finta di non saperlo, di non vedere, di non capire.
Siamo fuori di testa, ma diversi da loro!
P.S. Infine, agli artisti che verranno a cantare “Bella Ciao” vogliamo dire per chiarezza e correttezza che chi gli ha firmato i contratti, nel novembre 2019, è stato investito del ruolo di segretario cittadino della Lega – Salvini Premier.

Il Presidente Associazione Culturale
CARPINO FOLK FESTIVAL
Mario Pasquale Di Viesti

DOPO IL CARPINO FOLK FESTIVAL, ANCHE L’ACCADIA BLUES FESTIVAL PERDE I SUOI STORICI ORGANIZZATORI

Nino Antonacci, ideatore e animatore dell’evento a Rione Fossi, non ci sta: “Lo sfruttamento dello stesso nome appare parassitario e incoerente”
di TOMMI GUERRIERI su l’Attacco di mercoledi 21 luglio 2021

Metti che artisti del calibro di Robben Ford, storico chitarrista di Miles Davis, hanno una sola data in Italia per il loro concerto. E questa data è ad Accadia. L’Accadia Blues Festival. Metti che altri artisti ugualmente importanti, ne abbiano due o tre sole, in Italia. E una di queste date sia sempre Accadia. Metti anche che a questo Festival arrivino appassionati dal Salento, dalla Puglia, ma anche dal resto d’Italia, dall’Inghilterra e dalla Svizzera. E che oltre ai nomi di grande richiamo, ci sia la location Il Rione Fossi, che diventa suggestivo scenario naturale, che rivive con due palchi e numerose attività commerciali a fare da supporto. Tu cresci e arrivi all’undicesima edizione, ma poi all’improvviso, cambia il sindaco di Accadia, la città che lo ospita e da cuill Festival prende il nome, e i nuovi amministratori siano sordi alla tua voglia di continuare a fare il festival. Non ti chiamano, non ti ricevono e non ti rispondono. Anzi, ti ignorano. Cambiano gli organizzatori e mettono su il loro programma.

Una storia andata già in scesa anche a Carpino dove con modalità molto molto simili si mette fine allo storico Carpino Folk Festival e si crea il Carpino in Folk. Colpo di spugna e si cancella tutto. Nel timido silenzio di chi viene messo da parte. Relegato a questo silenzio, al punto che è costretto a esprimere dispiacere e amarezza attraverso scarne parole, che esplicitano una non polemica. Una triste arrendevolezza alla consuetudine. Pasquale Di Viesti, del Carpino Folk Festival lo aveva detto mesi fa. Siamo in contrasto con l’amministrazione guidata dal sindaco Rocco Di Brina e non vogliamo rilasciare interviste per non alimentare polemiche. Restiamo in silenzio in attesa di tempi migliori”. Ad Accadia gli organizzatori scrivono che l’edizione 2021 appena presentata dall’amministrazione guidata dal Sindaco Agostino De Paolis “nulla ha a che fare con la direzione artistica di tutte le precedenti edizioni del Festival. Ci teniamo a precisare che la nostra organizzazione e direzione artistica ne è stata anche la madre che l’ha concepito, gli ha dato un nome, l’ha fatto crescere, l’ha amato e lo hareso quello che ė, o meglio che è stato, dal 2010 fino allo scorso 2020, con immenso impegno, dedizione e orgoglio”.

Il Festival Blues nasce da un’idea di Nino Antonacci. “Accettai di partire con questo festival nella speranza che facesse la storia ad Accadia, ricorda l’allora Sindaco Pasquale Murgante. “Capii che avrebbe dato lustro al paese”. Il primo anno in cartellone a sono nomi internazionali che in breve tempo hanno fatto uscire il Festival dal territorio, trasformandolo in appuntamento di richiamo per l’importanza degli ospiti e la bellezza dell’evento. “Ora era giunto alla sua 11esima edizione, aveva portato avanti un percorso di crescente interesse da parte del pubblico e di critica, proprio pergli artisti che si esibivano e che venivano invitati. Ma al cambio dell’amministrazione sifa tabula rasa del passato e oggi si propone un cartellone che con il blues a poco a che fare a mio dire. Sembra piuttosto un pacco napoletano, dove al posto della radio e del telefono che pensi di aver acquistato apri la scatola e troviun mattone”. “Una volta compreso il cambio di rotta legittimo ma celato fino all’ultimo, da parte della nuova Amministrazione di Accadia – scrivono gli storici organizzatori in un post – abbiamo inoltrato fomale e cordiale richiesta ad essa, di non utilizzare lo stesso nome per non creare confusione con la nuova manifestazione e direzione artistica. Tale richiesta è purtroppo caduta nel limbo dell’indifferenza sordomuta, e lo sfruttamento dello stesso nome, appare parassitario o quantomeno incoerente, dato che al tempo stesso non è stato riconosciuto evidentemente, il valore del nostro lavoro”. Insomma: gli organizzatori hanno chiesto un incontro prima per rinnovare la loro disponibilità mal’amministrazione non ha mai risposto e nemmeno li ha mai convocati. Poi hanno anche scritto una lettera, per dire di non appropriarsi del nome, ma nessuna risposta nemmeno a questa sollecitazione.

“Gli Unni erano meglio, almeno non agivano mossi da infantilismo sciocco. Sono comportamenti che ritengo ingiustificabili. Un’amministrazione che tenta di distruggere tutto ciò che è stato fatto, credo generi un danno alla sua comunità e all’intero territorio. Il risultato è quello che si vede oggi. Abbiamo perso un’altra eccellenza della Provincia di Foggia. – continua Murgante- Non sono un grande intenditore, ma non mi pare che siano nomi di spicco. Chissà se ci saranno visitatori e se Accadia per una settimana si animera…
La serata di domenica si chiuderà con un evento di musica napoletana in montagna. I nomi? Sono nomi che possono fare da richiamo per la gente del paese, che mentre passeggia magari ascolta anche la musica… ben diverso da ciò che era prima questo festival. Demolire poi anche il Rione Fossi, quella rinascita che ne era stata… I due palchi….ora invece l’evento si svolgerà nella piazzetta del paese e anche le attività di supporto, quelle commerciali, non si potranno svolgere. Il fascino del Rione Fossi era unico, un luogo che si rianimava in occasione del Festival Blues”.

Insomma, proprio come a Carpino, anche ad Accadia il lavoro di anni è andato distrutto. Per cosa? Qualcuno dice banalità, invidia, stupidità. Non vuole commentare Nino Antonacci. “Metto acqua sul fuoco, non benzina. Ho sentito con le mie parole di dover solo tracciare un solco fra il passato e il presente. Non mi permetterei di entrare nel merito di questo Festival, dico solo che non é piu quello che ho ideato e pensato io. Cosi come è un diritto legittimo degli amministratori cambiare, credo che lo sia anche il mio di voler prendere a questo punto, le distanze”.

Il Sindaco Agostino De Paolis contattato telefonicamente da l’Attacco risponde a tarda serata. Gli chiediamo come mai abbia scelto la linea della discontinuità nell’organizzazione e della continuità invece nel nome del festival. “Faccio fare la manifestazione a chi ritengo opportuno. O dobbiamo dare conto a voi? L’organizzazione precedente era affidata a un privato che ha guadagnato per molti anni. Lei permette che ora decida io a chi dare i soldi del Comune e che impostazione dare alla manifestazione? E non cambio il nome perche l’evento é del Comune, non certo del privato. Dice di non aver incontrato Antonacci perchè si è rivolto al vicesindaco e non a lui, ma che in ogni caso, non ci sono motivi di scontentezza rispetto al passato, solo la voglia di una nuova amministrazione di evolversi: “Sarà un evento più volto a recuperare il filone Daunia-Campania, perchè questo, più del blues che non ha a che fare con la tradizione, sarà una svolta per Accadia”. Legittimo. Ma chissà allora perche lo continua a chiamare così..

“SETTE SATANICHE” E VIL METALLO, COME SI È SPENTO IL CARPINO FOLK FESTIVAL

A distanza di tre anni la versione di TOMMI GUERRIERI sull’ATTACCO di mercoledi 30 giugno 2021

206451771_153429116745219_3154456296870004596_n

Il mesto epilogo del festival di Capitanata. Il CFF: da “setta satanica” a un addomesticato silenzio in attesa di tempi migliori
Non sono solo Festival. E quello di Sanremo a livello nazionale ne è ancora l’esempio. Una kermesse di musica su cui dirigenti di reti, istituzioni e artisti si giocano carriere e reputazione. Perché citiamo Sanremo? Perché nell’immaginario collettivo è l’emblema dell’evento canoro che divide, distrugge e santifica. In Puglia c’è quello salentino, che ormai è volato oltre i confini regionali, la Notte della Taranta e poi c’erano i Festival della Capitanata, eterna controversa Cenerentola, che almeno in questo era riuscita a dire la sua esprimendo con Apricena, Orsara, Carpino e Monte Sant’Angelo il meglio della musica tradizionale popolare. Oggi, di quel fermento che ha fatto la storia, di artisti e territorio, è rimasto molto poco. Troppo poco, diremmo. Solo Festambiente resiste. E diventa Festival del Territorio. Manifestazione itinerante, quest’anno fra Monte Sant’Angelo e Vieste. “Non ci fa piacere – dice l’ideatore e organizzatore Franco Salcuni essere rimasti l’unico Festival del territorio. Dovremmo interrogarci e capire che cosa non ha funzionato”.
La domanda è più che lecita. La risposta oggi la troviamo guardando poco lontano.
Carpino. Un luogo che tutti hanno conosciuto grazie al suo Festival. Quel Carpino Folk Festival fondato nel 1996 da Rocco Draicchio. Primo evento che è riuscito a trasformare un paese in un teatro, in cui ad andare in scena erano l’arte, la cultura, la musica, le tradizioni popolari. Agosto era Carpino. E Carpino era il Festival. Ora questo ricordo genera solo rabbia e amarezza. In tutti. In un territorio mortificato da questa perdita, avvelenato da guerre di principi che non fanno che impoverire e dividere. Superfluo spiegare cos’era il Carpino Folk Festival. “All’inizio non lo volevamo – ci ha raccontato uno dei commercianti del centro garganico – perche portava gente strana, che beveva e fumava. Gente che ci faceva paura. Ma con il passare degli anni è diventato la nostra vera ricchezza. Da ogni punto di vista. Sia per l’indotto economico che generava. Sia per l’enormità dei contenuti che passavano di qua. Era una gioia vedere quanta gente e quanta festa si faceva intomo a questo evento. Oggi, quello che è successo, è un dispiacere per tutti”.

Ma cosa è successo? Al Festival è successo quello che da queste parti succede spesso: l’esempio del fallimento di una classe politica che non riesce a vedere oltre il proprio perimetro. Che non coglie opportunità di crescita e di cambiamento, che non vede come risorsa, le espressioni del territorio. Che non vuole supportare, ma controllare, e dove non può, distrugge. Il Carpino Folk Festival si è fermato per ragioni legate ufficialmente alla scelta della sede a divergenze con l’amministrazione comunale sulla location. Il Sindaco, quando l’associazione Carpino Folk Festival decide di non andare avanti con l’evento, defini quelle motivazioni strumentali, disse che erano invece legate a finalità politiche. Che si voleva boicottare l’amministrazione. E dichiaro che anche chi aveva tentato di trovare una soluzione per mediare, era stato invitato ad attenersi alle decisioni prese dai vertici dell’associazione e cosi era andato via. Polemiche su polemiche anche per la decisione di tenere la conferenza stampa di presentazione della nuova associazione, il Carpino in Folk, nella sede della Federazione provinciale del Pd di Foggia. “Una scelta – questa fu la spiegazione fornita dal sindaco Rocco Di Brina – dipesa solo dalla difficoltà di reperire un altro luogo cosi velocemente, lo ho coperto personalmente i simboli del partito. Non avrei mai coinvolto il Pd se avessi trovato unaltro spazio. Mi sono fatto prestare la sede dopo aver coperto i simboli ma il partito non c’entra nulla”. Ma su che fondi ha contato la nuova manifestazione lo hanno visto tutti. Era il 2019 quando vennero destinati 10mila euro al Carpino in Folk, la tre giorni sostenuta da Comune e Regione che stava cercando di compensare l’assenza del CFF e che è costata oltre 88mila euro, stando al piano finanziario complessivo presentato al Parco. Non sono mancati i contributi ad altre numerose manifestazioni estive, ma la spesa più rilevante è legata a Gargano in Folk, fra comunicazione, stampa, grafica, spese di trasporto. Tutto per affidamento diretto.

Ecco perché la classe politica non ricuce, ma gestisce. Distribuisce. Dove necessario, mette una pietra e affossa. Toglie l’aria. E l’aria sono i soldi. Fondi che come per magia si tolgono a uno e si distribuiscono a un altro. Nasce quindi la nuova associazione che non si chiama per ragioni legali nello stesso modo, ma ne scimmiotta nome e finalità e cerca – per il bene del territorio, s’intende – di portare avanti oltre vent’anni di lavoro, sacrifici, passione e cultura. Ma è un favore a chi? Un contenitore per cosa? Dall’altra parte oggi, almeno ufficialmente, il silenzio. Senza voglia di dire nulla.

LA SINTESI

“Non potevano mettersi insieme e trovare il modo di fare meglio, di fare di più, qualcosa di più grande?”. No. C’è chi sostiene che l’associazione storica era una sorta di setta satanica, difficile da penetrare, rigida e irragionevole, quasi una casta”. E in effetti non è stato possibile parlare o capire le posizioni, né con il Presidente, Pasquale Di Viesti e nemmeno con l’altra anima del Carpino Folk Festival Luciano Castelluccia, chiusi in un silenzio asfittico (eppure anche oggi 01/07/2021 Luciano e Domenico parlano sull’Attacco dei loro progetti culturali e turistici).
Ma le guerre di principi le perdono tutti. I vinti, che si sono rassegnanti, in attesa di tempi migliori che chissà se e quando arriveranno, i nuovi, che pur essendo scesi in campo non hanno saputo o potuto dimostrare di superare i confini locali di un evento che per tradizione è ormai leggenda nell’immaginario di un territorio. E perde la coscienza politica, che invece di unire continua a dividere. E impone la dittatura di un silenzio che fa più rumore di una condanna.

Una setta già fa ridere di per se, satanica è il massimo della risata. Sto pensando all’informatore quanto gusto prova a leggere tutto questo sfascio.

DIVIDI ET IMPERA – CARPINO SENZA VOCE E DESTINO

di Tommi Guerrieri sull’Attacco di venerdi 25 giugno 2021

I cartelli con la scritta vendesi o affittasi sono scritti a penna e rimandano a numeri di cellulari personali. Sì vendono le case di famiglia, quelle ereditate da figli o nipoti che in estate non ci vogliono più venire; oppure si affittano stanze o piccole case arredate per chi invece la vacanza la immagina lenta e tranquilla. Carpino, un po’ distesa, po’ ‘arroccata; un po’ sgualcita, con facciate intere di palazzi in cui il sole ha mangiato il colore e anche l’intonaco. E poi altre, facciate su cui il sole batte forte e fa risplendere la pietra di Apricena che le riveste. Una terra di contrasti, di spaccature. Che si manifestano in maniera netta. La bellezza devastante di una immensa magnolia che si erge in centro, su un fazzoletto di terra davanti a un portone, balconi ammiccanti come dehor e sotto, le bombole di gas arrugginite che si arroventano al caldo. Balconi e scalini, che spuntano in mezzo alla strada senza un perché. Al punto che un segnale stradale ne segnala il pericolo. Balcone sporgente, avverte il cartello. Sporgente e appuntito, sta lì.
E tardi per abbattere o riqualificare. Del resto, non è stata edilizia speculativa, ma forse solo spazio rubato per bellezza o comodità. A che serve ora discutere, ordinare, litigare? Meglio il silenzio. ll quieto vivere. Quella calma apparente che fa sembrare tutto in ordine Se è tutto in ordine o no è difficile dirlo, per noi, che qui abbiamo trascorso una giornata a cercare di capire. Capire perché nessuno vuole parlare. Nessuno vuole raccontare. Il Sindaco Rocco Di Brina ha una serie di imprevisti che gli rendono impossibile conciliare i suoi impegni con la pianificazione di una intervista per il giornale e per il format “Cinque anni di solitudine”. I due ex sindaci Mario Trombetta e Rocco Manzo, sono entrambi impossibilitati a incontrarci per motivi lavorativi. Sono fuori per lavoro anche tutte le altre persone contattate per raccontare la ricettività di Carpino, o per parlare del Festival di tradizioni e musica popolare. E chi c’è preferisce non esporsi. Incontrarci solo per fare una chiacchierata senza telecamere. Quindi Reportage e Format su Carpino saranno inevitabilmente privi delle pluralità di voci che ci piace ascoltare e raccontare.

IL CARPINO FOLK FESTIVAL
Per la storica kermesse musicale rapporti molto tesi: due associazione diverse ma con le stesse finalità
Restano tesi i rapporti anche in aria Festival. Come conferma Pasquale DI Viesti, Presidente del Carpino Folk Festival, i contrasti con il sindaco vanno avanti già dal 2018. Non si vogliono alimentare polemiche rilasciando interviste e per questo si preferisce il silenzio in attesa di tempi migliori. Il Carpino Folk Festival era fiore all’occhiello di un paese come questo. Carpino è rappresentata dalla fava, dall’olio e dal Festival. Intanto, c’è un dato di fatto. Che c’è una divisione anche sul Festival, raccontata già a suo tempo sulle pagine dei giornali. Questa rottura e divisione ha portato a una desertificazione totale.
La manifestazione rischiava di saltare ad agosto 2019, quando, a pochi giorni dallo stop annunciato dall’associazione culturale Carpino Folk Festival, il Sindaco Rocco Di Brina replica con suo annuncio. La manifestazione si farà. Ma sì chiamerà in un altro modo. Si chiamerà ADIBAS, con gli stessi contenuti che per 23 anni sono stati portati avanti dall’associazione culturale Carpino Folk Festival. A quanto sembra, una prassì comune a Carpino, quando non si trova la quadra, quella di fondare una nuova realtà, con un nome diverso, che persegue stesse finalità e obiettivi. Fu già così dieci anni a, quando fu fatta nascere in maniera artificiosa una banda musicale del paese. Artificiosa, perché c’è n’era già un’altra.
La seconda era di indirizzo politico e dopo le elezioni, come d’incanto, la banda si scioglie. Ora, in un momento di grande difficoltà del paese, con uno stallo netto fra cultura e politica, accade questo anche al Festival. Nonostante le difficoltà all’interno dell’associazione, con la presidenza di Pasquale Di Viesti, il modo di rapportarsi dicono sia cambiato, trovandola strada di un approccio più morbido e aperto.
Eppure, alle prime difficoltà e dopo scontri che spesso sono anche legittimi, l’amministrazione ha favorito la nascita di una associazione che persegue fini identici, e l’associazione originale, quella storica, del Carpino Folk Festival, anche in concomitanza con il periodo di emergenza sanitaria, che di fatto ha limitato le attività e le uscite pubbliche, si è silenziata. Preferisce non parlare, per non alimentare polemiche, in attesa di tempi migliori. Eppure, chi rappresenta l’associazione sa che rappresenta un patrimonio culturale, storico e musicale della comunità e non si può esimere dal promuoverlo. Può non voler entrare nei meriti della polemica, ma non può esimersi dal ricordo della memoria e dalla storia. Eppure, come per l’amministrazione che ha visto il negarsi dei tre sindaci, anche per il Festival c’è stata questa scelta. Oggi, se uno vuole parlare, gli strumenti sono tanti. File audio, mail messaggio.

…………………………..

Vedi cara, quando l’intorno sociale è saturo di guastatori che passano la loro vita a rovinare le imprese altrui e quando il panorama ti lascia pensare che non ci sia più nulla da fare e che sia inutile fare qualunque cosa… per non diventare come loro se puoi vai via, scappi, se non puoi l’atto più significativo che puoi fare è tacere, ossia fare silenzio. Silenzio come atto d’igiene pubblica, come sospensione dagli obblighi e sovversione dagli ordini. Il tal senso, silenzio rivelatore e comunicativo.

…INFINE VENNE AGOSTO AMARO

“Piuttosto che niente è meglio piuttosto” dice un detto consolatorio ripetuto più volte negli ultimi periodi, ma il punto però è che non si è partito dal niente, ma piuttosto che sostenere nell’innovazione il Carpino Folk Festival, magari spronandolo a condividere le sue buone pratiche con il resto della comunità, si è deciso di mortificare i temperamenti costruttivi, di dividere e contrapporre gli interessi in gioco e far vincere le dinamiche scoraggianti di paese. Ma chi ne ha pagato le conseguenze se non proprio quelli che si diceva di voler tutelare?

Fate pure un breve sondaggio tra i commercianti e se vi rispondono di pancia e non da militanti vedrete se vi diranno che è meglio adesso, con il paese vuoto e i consumi sottoterra.
Prendiamo la munezza come indicatore dei consumi, questa è la situazione della raccolta dei rifiuti degli ultimi mesi di agosto:
193.860 kg 2019
219.780 kg 2018
212.030 kg 2017
215.770 kg 2016
212.869 kg 2015
213.370 kg 2014

Non c’è niente da ridere.
SENZA CARPINO FOLK FESTIVAL IN PAESE SI PRODUCONO MENO RIFIUTI PERCHÉ SI VA A CONSUMARE ALTROVE.
Cazzi loro, direte. No, cazzi amari perchè il calo dei consumi è solo l’effetto piu evidente. Il danno economico è ingente, ma ancora più grave è la perdita delle aspettative sentimentali, aver detto ai giovani fuori dal circo magico che è inutile coltivare sogni, speranze, fiducia in se stessi, è inutile coltivare il conflitto e attivarsi per la creazione di valori e di cultura necessari per cambiare passo e far uscire dall’abitudinario il nostro paese, meglio stare buoni, zitti, con le mani in mano perché poi, colpendo le avanguardie, sminuendo chi brilla di valore proprio, alla lunga vince sempre l’eroe locale che si adopera per demolire qualunque iniziativa altrui.

Aggiornamento. Per un caso di studio sull’impatto economico che un festival può avere sul proprio territorio, nel 2020/2021, nel mese in cui si svolgeva il festival, si registra un calo di rifiuti raccolti a 162.232 kg nel 2020 e 163.600 kg nel 2021 e quindi di consumi effettuati. In un contesto di sostanziale tenuta dei dati turistici in Puglia, nonostante il covid e con un incremento forte nel 2021, la piccola economia paesana è invece caduta rovinosamente perché da Carpino se ne sono andati tutti, specialmente chi è rimasto. Si perché questi dati purtroppo confermano che se non si attiva il capitale sociale locale riprende vigorosamente la tendenza depressiva delle aree interne che nel suo territorio il Carpino Folk Festival per 20 anni aveva tentato di rallentare, senza festival si torna ad andare altrove e lo spopolamento negli ultimi due anni è più che raddoppiato rispetto alla media ventennale (dati Istat).
È questo un problema? Neanche per sogno. Lo spopolamento, il recupero e la valorizzazione delle tradizioni, la cultura, il senso d’identità del paese, la fiducia degli abitanti non sono affatto un problema. Il problema è la perdita di un presunto primato locale di città degli eventi. Facciamo qualcosa, esattamente come quando un locale mette musica ad alto volume per attrarre i clienti e se un concorrente la mette pure lui allora si alza il volume più forte. È cosi si mette su un’operazione artificiosa, di parte, neanche minimamente mascherata che la gente capisce bene.
La bellezza si frantuma di fronte all’ignoranza dei nostri amministratori perchè ogni volta che alzeranno il volume dell’evento adibas per la legge del contrappasso non faranno altro che invocare l’autentico e vero Carpino Folk Festival e il rammarico per quello che poteva essere e non è stato ogni volta sarà maggiore. Buon lavoro, fateci vedere ancora cosa siete capaci.

PUNTUALIZZAZIONI PERSONALI QUA E LA SULLA QUERELLE INTORNO AL CARPINO FOLK FESTIVAL

FB_IMG_1563569739206

Conferenza Stampa Carpino Folk Festival 2010 – Teatro Petruzzelli di Bari

Violo il silenzio stampa a scrivere sul mio blog? Vabbè, se è cosi sai che c’è? Quanto uno sente una cosa deve dirla, almeno a se stesso.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei ssguenti contenuti.
Iniziamo dal Petruzzelli. Ho più di un aneddoto. Me li conservo per me. Punto. Un anno prima o comunque mesi prima l’allora Sindaco di Bari, Michele Emiliano, rilascio una dichiarazione il cui senso era: farò del Petruzzelli la casa di tutti i pugliesi. Fu in quel momento che in Associazione pensammo che fosse opportuno fare qualcosa in quell’opera d’arte. Incominciammo a tessere la tela, utilizzando ogni strumento ed ogni occasione propizia con coraggio, ostinazione, professionalità e impegno. Alla fine nel luglio del 2010 nella meraviglia completa dell’assessorona Silvia Godelli riuscimmo ad organizzare una conferenza spettacolo tra lo stupore dei giornalisti. La musica popolare con i suoi rappresentanti in uno dei teatri più importanti della musica colta. Nessuno ci ha regalato nulla.
Per quanto riguarda il logo della manifestazione occorre precisare che lo stesso è stato registrato molti anni fa, mentre lo scorso anno è stato solamente rinnovato. Per conferma a quanto dico, ci si può rivolgere all’ufficio brevetti e marchi di Foggia e già che si è lì chiedere informazioni in merito al plagio e alla concorrenza sleale.
In merito a quanto deliberato dall’assemblea del 4 luglio scorso è necessario specificare due aspetti.
In primo luogo, vi è da dire che anche lo scorso anno l’assemblea aveva deliberato l’opportunità che la manifestazione non si svolgesse in piazza del popolo, ma poi il direttivo, visto che non c’era alternativa logistica, decise di realizzare comunque la manifestazione, assumendosene le responsabilità.
Il passaggio dei soci da onorari a fondatori non ha cambiato di una virgola la loro posizione in termini di diritto di voto. Potevano votare già da soci onorari. L’assemblea ha deciso di nominarli soci fondatori per riconoscerene i meriti per quello che hanno fatto durante gli anni della presidenza di Pasquale Di Viesti (come è sempre stato fatto per chi si è impegnato nell’organizzazione del festival) e dare una maggiore possibilità all’associazione di avere, in futuro, un nuovo direttivo. Basterebbe conoscere lo Statuto di Rocco.
Per quanto concerne la questione della candidatura del nuovo direttivo, tutti i soci che avevano dato la loro delega, avevano indicato di votare per le persone che erano state individuate. Il sottoscritto con una delega vincolata letta in assemblea.
Il gruppo interessato a subentrare, però, non ha fatto mettere ai voti la candidatura. I componenti hanno chiesto un aggiornamento al giorno dopo ma, prima che l’assemblea si riunisse, hanno fatto avere le loro dimissioni in mano al Presidente. Quella mattina scoprii a mie spese che non tutti avevano dato la loro disponibilità ad essere candidati.
Infine i commercianti. Ma chi l’ha detto che il Carpino Folk Festival deve preoccuparsi dei commercianti? Ma non è loro il rischio d’impresa?

FB_IMG_1563569739206

Conferenza Stampa Carpino Folk Festival 2017 – Sala Stampa Presidenza Regione Puglia

Rocco Draicchio non l’ha mica pensato come un festival al servizio dei commercianti? No, cari non è cosi. Alla seconda edizione aveva gia avuto da ridire con chi aveva messo 5000 lire (2,5 euro) come contributo. Stiamo però nella parte di chi gli vuole attribuire anche questo ruolo, sempre a gratisse si intende. Bene, allora sappiate che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival è un impresa. Meraviglia? Si l’Associazione è regolarmente iscritta alla Camera di Commercio. Ha una partita iva e un codice fiscale, ed è classificata col codice ateco delle imprese dello spettacolo. Stupiti? Siii, ma non è ancora finita. E’ un impresa dello spettacolo che paga regolarmente le tasse e versa i contributi Enpals per i lavoratori e gli artisti che lavorano per il festival. Ma è anche un impresa senza scopo di lucro che utilizza i propri collaboratori/soci per svolgere le attività senza purtroppo riuscirgli a pagare la retribuzione. Si è scandaloso. Un impresa che ha fatto della propria passione un vero e proprio mestiere, ma non riesce a remunerarlo, anzi privileggia il numero degli spettacoli da proporre allo stipendio di chi ci lavora e questo perché è un impresa che lavora con l’obiettivo di promuovere la propria comunità e il proprio territorio. Pensate un po quanto siamo fessi. Ma ritorniamo al nostro argomento, la tutela delle attività economiche. Adesso, forse, che avete scoperto che il CFF è un impresa si può comprendere meglio che quando si dice che nelle scelte si è tenuto conto del mondo produttivo locale non si include però la prima impresa culturale di Carpino. No, il CFF non è stato tutelato, questo proprio no. Ma non solo, non si sono tutelate neanche le imprese fuori dalla piazza. Conti alla mano, in verità, non si è fatto neanche l’interesse degli esercizi commerciali della piazza e vi spiego perché. Quando si parla del Carpino Folk Festival tutti ci paragonano alla Notte della Taranta, indicando tale manifestazione come una “best practice” per lo sviluppo dei festival. Anch’essa nata in un piccolo comune, più piccolo di Carpino. Anche la Notte della Taranta ad un certo punto ha dovuto lasciare la piazza in cui si svolsero le prime edizioni. Lo spostamento ai margini del paese ha, però, prodotto dei danni alle attività economiche? Assolutamente no, anzi tutt’altro, lo spostamento ha comportato un aumento considerevole delle presenze e, quindi, del fatturato di tutte le attività non solo di Melpignano, ma di tutto il Salento.
In questo senso, quindi, abbiamo già perso troppo tempo.

Ve lo dice un fesso. Si lo sono stato per oltre 15 anni. La decisione dello scorso anno, in buona fede per carità di Dio e con tutte le buone intenzioni, non solo alla lunga non ha favorito nessuno, ma ha prodotto danni all’impresa culturale di Carpino, la più importante di tutto il Gargano. In 10 anni, attraversando tre amministrazioni, questo (leggi articolo del 7 luglio 2010) ha frenato non solo lo sviluppo del festival, non ha avvantaggiato gli operatori del territorio e neanche la classe dirigente che non ha saputo utilizzare la visibilità che ha prodotto e quella che avrebbe potuto generare se solo fossero stati capaci di intendere che certi fenomeni rappresentano una ricchezza per tutti e non un avversario “politico” da abbattere. In questo non abbiamo proprio nessuna colpa, ma solo tanto rammarico.
AB

P.s. alla domanda insistente su che cosa avesse dovuto fare il Comune nell’anno senza festival, ecco la mia risposta: qualunque cosa. Il Comune può fare qualunque cosa, anche una programmazione festivaliera lunga 365 giorni se se lo può permettere, ma bisognava essere corretti dicendo con chiarezza: non esiste nessuna continuità. Il Carpino Folk Festival quest’anno non ci sarà e il Comune garantisce un’offerta culturale, che è naturalmente un’altra cosa. Invece, con forza, ha cercato di inserirsi nel solco dell’Associazione addiritura sostendo che il Carpino Folk Festival si fa, solo che cambia nome. Questo non è leale e forse neanche legale.

Finalmente anche i piccoli comuni potranno avere la loro offerta culturale pubblica

Posso dirla una cosa pure io? Se ciò che luccica è oro siamo in presenza di una svolta, una #bestpractice da replicare all’infinito a partire da tutti i paesi del Gargano
I soldi a Carpino servivano sempre per fare altre cose, ricordo ancora la folla che chiedeva da mangiare dietro la porta del sindaco della vecchia amministrazione, ma da quest’anno si scopre che non solo la crisi è finita, ma, addirittura, ci sono i soldi che finalmente possono essere investiti per un’offerta culturale pubblica? Benissimo. Ora è il Comune che organizza direttamente, oltre alle feste patronali e alle sagre, anche in folk. Per me è un sogno che si avvera proprio nel mio paese e sono certo che lo auspicava anche il compagno Rocco Draicchio 24 anni fa. Nel nostro paese, quindi, si può fare a meno di operatori artistici, culturali, turistici, sportivi ed ambientali e si può fare a meno anche di tenere aperte certe strutture organizzative che sono delle vere e proprie centrali dell’autosfruttamento, perchè non c’è nessuna mancanza del sistema pubblico a cui bisogna sopperire. E’ questa la vera rivoluzione. Non aggiungere, ma sostituire è la parola d’ordine. Ad esempio non c’è più bisogno di competenze per cercare fondi e scrivere progetti per rispondere a bandi, non c’è più bisogno di correre rischi pazzeschi e di affrontare rendicontazioni molto complesse. Ci pensa il sistema pubblico locale. Non è eccezionale? Io sono felicissimo. Le sponsorizzazioni? Adesso fioccheranno e nessuno potrà dire di no.

Se si vuole, si può fare ed in pochi giorni. Cari Sindaci degli altri Comuni del Gargano, quindi, non avete più scuse, anche per questa estate avete tempo e non potete più negare almeno un festival al vostri cittadini. Scegliete la vostra peculiarità e organizzate e finanziate il festival che più vi rappresenta perchè diciamocele tutte le cose: senza un festival, nella vostra piazza centrale (ziamaje a distanza di cento metri in linea d’aria) tutto il vostro mondo produttivo si inaridisce. Gli auditorium, gli anfiteatri, le arene, i palazzetti o i parchi? Non servono a nulla.

Che dire allora? Buon lavoro a tutto lo staff.

Stessa vetrina, stessi contenuti, stessa spiaggia, stesso mare. Non potevo augurarmi di meglio, quindi per quanto mi riguarda in agosto ci vediamo a Lido del Sole e nelle altre spiagge del nostro meraviglioso Gargano e a seguire, quando il sole scende e muore, in piazza del Popolo.
Non venite mangiati! È tutto gratisse.

**CARPINO FOLK FESTIVAL, GLI ANNI PIU’ PASSIONALI DELLA MIA VITA**

20190628_162649_0000.png

Quando entrai da volontario nell’organizzazione del Carpino Folk Festival erano già state fatte cose straordinarie in situazioni finanziarie precarie, senza certezza del domani, ma con tante idee e tante speranze per il futuro. Il bilancio del festival quell’anno aveva 36 mila euro di finanziamenti (5mila il comune, 8mila la comunità montana, 8mila il parco e 15mila la provincia), il gruppo più famoso coinvolto fu “Il parto delle nuvole pesanti”. L’anno dopo, diedi sistematicità alle cose già fatte e fattibilità alle idee di Luciano, a quei finanziamenti si aggiunsero 25mila della Regione Ass. Cultura + 15mila contributo integrativo Ministero Cultura + 30 Regione Ass. Turismo e cosi via negli anni successivi. L’Associazione conquistò la propria indipendenza economica, culturale e artistica, i finanziamenti si consolidarono nel bene e nel male, il gruppo si solidifico diventando una perfetta macchina da guerra, ciascuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze, Antonio, Alessandro, Domenico, Sara e tutti gli altri inseriti, con i tempi giusti al momento giusto e tutti consapevoli che dopo il dire il festival occorreva farlo.

Le ambizioni? Dipesero dalle relazioni che trovammo e perdemmo per strada: grandi persone, pecorelle ed anche complete inutilità e perdi tempo.

Col passare degli anni il festival porta il paese a sognare, ad essere sotto le luci della ribalta, a riconoscersi e ad essere riconosciuto.

Alessandro Leogrande sul Corriere della Sera nel 2013 scrive “Da Otranto ad Acaya a Melpignano a Carpino, così come da Conversano a Polignano a Mare, la Puglia è attraversata da intelligenti festival culturali, che non si limitano unicamente alla rilettura del proprio passato. Al contrario, hanno svolto e svolgono una costante opera di collegamento tra la Puglia e il resto d’Italia, la Puglia e l’Europa, la Puglia e l’altra sponda dell’Adriatico, molto più che nei decenni precedenti. Il riscatto pugliese è nato anche da qui”.

L’evento diventa un elemento valorizzatore del territorio, in grado di determinare, con il proprio attuarsi, modificazioni più o meno sostanziali e di natura profondamente differente sul territorio in cui si realizza.

Carpino diventa citta dell’olio e paese della tarantella, delle tradizioni e della transumanza, si sviluppano le attivita legate ai prodotti tipici e genuini del territorio. La fava di Carpino vola nello spazio. Aziende agricole, pastori, artigiani e gli operatori delle filiere diventano protagonisti. Migliorano le aspettative di vità, le ragioni e motivazioni per restare e, infatti, rallenta la dinamica dello spopolamento. Il festival, i suoi cantori e la tarantella del Gargano diventano un attrattore, il paese piccolo e caro, in cui si parla la lingua delle madri, si sgancia dai sentimenti di vergogna, si apre alla complessità del mondo e diventa una destinazione turistica.

Antonio Maccarone dei Cantori di Carpino in una delle sue ultime apparizioni al festival dal palco urla “Ci siamo ancora, abbiamo nobilitato Carpino, una volta ci dicevano: questi cafoni non vanno a dormire la notte?” Era questo il modo degli anziani di mostrare di aver definitivamente preso coscienza della loro soggettività culturale, direi politica, e del valore dei saperi e delle pratiche del loro mondo.

Io conosco mia moglie Teresa e riempio la mia vita con due bambini, Giulia e Matteo.

Il festival più bello, quello del 2010, quello più costoso quello con Pasquale Di Viesti del 2017. Quello con più spettacoli, quello del 2018 con 18 spettacoli in 6 giorni. Quello più brutto, quello del 2011 perché me lo sono perso. La qualità, in tutti.
In tanti anni il festival ha hatto venire a Carpino una marea di artisti, tutti i più grandi nell’ambito della musica popolare italiana e tra i più bravi cantautori della scena nazionale come Capossela, Mannarino, De Andrè, Sparagna, Parodi, Branduardi, Sepe, artisti di vari livelli e varie competenze come Sergio Rubini, Gianluigi Trovesi, Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, David Riondino, Lina Sastri, artisti stranieri del calibro di Al di Meola e di Youssou n’dour, Asian Dub Foundation, Capleton (sotto trovate l’elenco completo). Il nostro successo? Un equilibrato mix fra tradizione e innovazione nella programmazione annuale pensata e diretta con gli occhi dei carpinesi. L’obiettivo? Far ascoltare i brani e i cantori della tradizione ad un pubblico che non li apprezzava perché li ignorava o addiritura se ne vergognava e far diventare il festival, il repertorio delle tradizioni del Gargano e i suoi principali interpreti, i Cantori di Carpino, un tutt’uno che potesse vivere da se e proiettarsi nel futuro. Un ciclo virtuoso di miglioramento continuo.

Lascio un festival che, percorrendo le strade ordinarie, negli anni ha avuto riconoscimenti internazionali (Ong Unesco) e certamente ha una rilevanza nazionale nel suo settore. Un festival che ha portato la cultura non ufficiale del nostro territorio nel tempio della musica italiana (Auditorium Santa Cecilia). Un festival che è perfettamente inserito in termini di credibilità e affidabilità nella regione Puglia. Uno dei festival più longevi d’Italia e, sicuramente, quello con la maggiore esperienza e storia nel territorio dell’intera provincia di Foggia. Un festival cresciuto in un piccolo paese del sud ma considerato da studiosi e artisti, uno dei centri più importanti della musica popolare italiana, di cui, però, i carpinesi stessi non ne hanno del tutto consapevolezza. Un festival che è tra gli aderenti al distretto della creatività della regione Puglia ed è socio fondatore del nuovo Gal Gargano.
Faccio venire meno il mio apporto ad un festival, che se avesse dovuto chiudere ieri avrebbe avuto bisogno di recuperare 13/14mila euro (aggiornato al 03/07/2019). Quando si opera per la cultura e il territorio il business non è importante, ma non è questo il caso e non lo è mai stato dal momento che anche se non si faceva quest’anno la XXIV edizione non significava che chiudeva l’Associazione di cui ricordo resto comunque socio. Ma doverosamente è meglio precisare che, cosi come sa chi conosce i meccanismi delle imprese, è inevitabile in organizzazioni che sono senza capitale iniziale e che hanno l’ambizione di crescere e non solo di sopravvivere, far ricorso al debito per alternare anni di contenimento ad anni di investimento e rilancio. E’ cosi che abbiamo raggiunto 23 edizioni.
Certo avremmo voluto azzerare anche questa situazione e lo avremmo fatto lo scorso anno, con un’edizione pilota che apriva al merchandising per avere cosi entrate proprie che permettessero di mettere da parte qualcosa per chiudere quest’anno un grande triennio. Ma la pianificazione ancora una volta ha dovuto fare i conti con la realtà, la location che ci era stata promessa ci viene negata a pochi giorni dal festival. In due giorni non si poteva riprogrammare, non si poteva, però, neanche tornare indietro. Il Carpino Folk Festival è un atto d’amore, quindi un atto rivoluzionario, una guerra da combattere giorno dopo giorno. Devi averci voglia. Invece lo sforzo contro natura, le cose fatte che non avevi voglia di fare …e li che è morta definitivamente la mia spinta motivazionale. Un anno a chiedermi come fare a mandare avanti le cose di cui mi occupavo, giorni interi a pensare come cambiare me stesso, come rigenerarmi e ritornare quello di prima. Ma non si può tornare indietro, col tempo mi ero distaccato dalla passione e dall’euforia che mi avevano accompagnavano per oltre un decennio e che erano parte integrante del ruolo che mi ero ritagliato nel festival senza aver mai avuto cariche e in modo assolutamente gratuito. Compresi allora che le vicende che ci avevano coinvolto mi avevano segnato profondamente ed allontanato da quel mondo. Le illazioni false, i pettegolezzi maliziosi, il mobbing fondato su presunte inadempienze, ma soprattutto i cambiamenti di cui dicevo sopra non erano solo culturali, di immagine ed economici, ma anche cambiamenti urbanistici, infrastrutturali e quindi politici istituzionali. Ne avevamo avuto sentore con il ns progetto dell’Auditorium della musica popolare. Con l’arrivo dei finanziamenti pubblici per le strutture di sostegno al festival, per le riqualificazioni urbanistiche e per le infrastrutture legate alla nuova vocazione turistica del paese, il festival che nella logica delle cose doveva fare da traino ed essere coinvolto, invece non tocca palla e diventa un affare per gli altri, un corpo estraneo da escludere, un ostacolo, un “nemico politico” da estirpare, anche per coloro che tutti sostenevano essere dalla ns parte e che invece hanno proseguito il lavorio iniziato da chi li ha preceduti con una determinazione da veri serial killer, facendo credere ai buontemponi e ai seguaci di riproporre lo stesso modello in continuità ma, facendo leva sul parassitismo e passatismo nostalgico, in realtà puntare direttamente all’involuzione e al ripristino della marginalità del ns paese. (Il tutto con una manovra di potere che ha portato nel dicembre 2020 alla creazione, sempre per il bene del paese …e per fare fuori il Carpino Folk Festival, di una compagine associativa che pare più un locale laboratorio politico unitario composto dai fedelissimi del Sindaco, Partito Democratico, capitanati niente po po di meno che dal segretario cittadino della Lega di Salvini nel ruolo di Presidente). La mia vita e la mia famiglia sono diventate ben più importanti della continuità di un festival e della valorizzazione di un territorio che non vuole essere più di tanto rinnovato. E’ finito cosi per me il festival.

Lascio, fatemelo dire solo per chiarezza, un festival che, per il lavoro da me svolto, lo scorso mese di aprile ha firmato con la Regione Puglia la Convenzione per il finanziamento delle attività 2019 per 70mila euro. Un festival a cui il Presidente del Parco Nazionale del Gargano ha garantito non più tardi di dieci giorni fa il massimo dello sforzo dell’Ente per far sì che il Folk continui a vivere e che in un primo incontro istituzionale tenutosi la settimana scorsa con Pasquale Di Viesti, è stata promessa la cifra di 20mila euro. Un festival che potrà sicuramente fare affidamento sul budget del Comune di Carpino e dei Comuni che verranno scelti come location per le serate dedicate agli attrattori culturale. Un festival che raccoglie sponsorizzazione varie, ma cito solo i 9mila euro già stanziati dell’azienda di trasporti più importante del Gargano. Un festival capace di raccogliere 8mila euro annuali di tesseramento e, quindi, un festival con un avviamento importante che garantisce la continuità per chi dovrà organizzarlo.
Lascio, insomma, un festival vivo in un campo santo di festival, e lo lascio cosi come quando sono entrato: senza chiedere nulla!

Lascio il festival e faccio i miei complimenti sinceri al nuovo direttivo che si è candidato per la responsabilità così forte che vuole assumere e auguri calorosi di buon lavoro a tutti i suoi membri. Il lavoro del Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival e del suo staff e quello della Direzione Artistica è un lavoro durissimo e di una complessità incredibile. In poco tempo occorre inventarsi professionalità inusuali, operosità e creatività e poi tenersi continuamente aperti al cambiamento. Spero darete vita ad un nuovo ciclo realizzando non solo la XXIV edizione ma molte altre ancora.
Non c’è nulla di male nel provare!
( Come non detto. Vincono ancora gli adattamenti regressivi. Il giorno dell’assemblea i candidati chiedono di aggiornare l’assemblea al giorno dopo, ma poi si presentano dimissionari. Non giudico, ma siccome questo gesto rappresenterà l’inizio di un percorso si sostituzione folle ci tengo a precisare che la mia delega vincolata non contemplava il voto contrario e che quanto poi accaduto è da considerarsi inaccettabile e spiegabile solo con la logica di appartenza ad un seducente circo magico insano. Si perchè mentre per parte mia mi adoperavo per preservare l’integrità dell’Associazione e al tempo stesso favorirne l’evoluzione attraverso una staffetta che mettesse insieme l’esperienza e la competenza con l’entusiasmo, il Sindaco, a cui fanno capo alcuni di coloro che avrebbero fatto parte del nuovo direttivo, per parte sua, invece, si era già attivato ed aveva avuto rassicurazioni in Regione per ottenere finanziamenti fuori gara, tramite le agenzie di promozione, e per realizzare un evento in continuità col Carpino Folk Festival ma che fosse sotto la sua diretta, esclusiva e dominante influenza.
Perchè continuare a dare un ruolo a chi per XXIII anni si era fatto il culo per il paese? Si decide, quindi, di far morire la vecchia esperienza e di appropriarsi dell’avviamento, della collocazione temporale, della struttura artistica, del lavoro svolto affinchè la rassegna sia fra le più accreditate all’interno dei grandi eventi della Puglia e delle risorse che non possono essere negate per quanto si è realizzato a Carpino nell’interesse di tutto il movimento pugliese, e si fa nascere un evento farlocco, che qualcuno chiamerà “adibas”, a tutti gli effetti un gioco del sindaco e della politica paesana, esattamente ciò che per tanti anni veniva accusato di essere il CFF e non era assolutamente vero. Almeno questo adesso dovrebbe essere chiaro a tutti.
La prima edizione di adibas si rivelerà un flop annunicato giustificato col detto “meglio di niente”. Piazza e vie vuote, nonostante una spesa complessiva superiore al festival vero del 2018. Ma ormai è guerra e in guerra si sa si fa terra bruciata intorno al nemico e si costruisce una narrazione che tutti sanno che è falsa ma che nessuno lo dice esplicitamente pensando di prendersene una parte o quantomeno di non prendersi la peggio parte. Si annuncia, quindi, in fretta e furia nei primi giorni di giugno 2020 quando non ci sono ancora i protocolli sanitari del covid la seconda edizione per evitare che quelli sbagliati possano avere strane idee e senza considerare le nuove condizioni imposte dal virus pubblicano un programma di spettacoli da farsi dicono in estrema sicurezza, infatti solo dopo 15 giorni anche su intervento del Prefetto di Foggia con una operazione di propaganda contraria fanno marcia indietro facendo credere di temere che i contagi turbino Carpino e il primato covid free del sindaco. Quindi “Niente di niente”, col primato che purtroppo e per ironia della sorte cade nel mese di ottobre 2020 quando nel paese ci sono solo i nativi che ancora non emigrano altrove. “Ancora” certo, infatti proprio sul tema dell’emigrazione e dello spopolamento nuova persecuzione. A settembre dello stesso anno il sindaco procede alla sostituzione del Carpino Folk Festival nella Strategia dell’Area Interna come evento più rilevante del territorio per lo sviluppo della strategia d’integrazione dell’offerta turistica sostenibile ed esperenziale, non curante del fatto che proprio dal 2018 lo spopolamento di Carpino riprende vigore e procede a velocità doppia rispetto al recente passato. Negli ultimi 2 anni sono spariti 162 residenti su 407 degli ultimi 10 anni, ossia il 40% in solo due anni. Quando si vuole vincere il proprio scopo, si vuole occupare tutto e si vuole favorire la propria cerchia si finisce per sragionare anche a scapito degli interessi generali del nostro paese di fronte al rischio reale dell’abbandono e del rimorso. Ma questa è un’altra storia.

Vedi caro, non lo facevamo per denaro, per qualcosa dentro che urlava per uscire ed in nome di una passione che ci appagava già.
Tu dovevi solo assecondare e facilitare la speranza nutrita di realtà che consapevole del proprio ruolo si sbatteva già.
Ora ti sembra di vincere col tuo gioco, ma superbo non capisci che avevamo gà smesso di lottare rassegnati dalla distanza tra i nostri pensieri e i tuoi.
Vedi caro, è difficile spiegare. È difficile capire se non hai capito già).
Qualche parola infine per i miei amici che rappresentano conoscenza, capacità organizzative e creazione di valore. Loro non avrebbero voluto, ma sentendosi di troppo mettono d’avanti il festival. Un’assurdità! Bisognerebbe non disperdere il sapere e i modi di operare e contrastare i particolarismi.
Domenico, tu sei cresciuto in mezzo a noi e ti sei impregnato e strutturato con le nostre megalomanie. Tuttavia, col know how incorporato sei riuscito a fare della nostra passione e dei valori della bellezza e dello sviluppo sostenibile un vero e proprio mestiere. Ti chiedo solo di non farti imbrigliare dallo stereotipo e dal Sud. Se funziona vai avanti, altrimenti vai via perché risorse come te sono preziosissime e non bisogna sprecarle.
Pasquale, amico mio, tranquillo! Lasciamo con dignità e col vanto di aver compiuto un cammino importante insieme, sempre fieri e con la schiena dritta. Senza aver mai mendicato nulla, ma chiedendo sempre quello che ci spettava e che spettava al nostro territorio. Non c’è stato altro Presidente ad aver fatto tutti i km che hai fatto tu con generosità.
Lasciamo perché come mi ha scritto un’amica in privato “quelli come voi, che hanno fatto una rivoluzione in un paesino del sud Italia, tracciano una linea di demarcazione e ad un certo punto si fermano, dicono basta. Non perché si sono arresi, ma perché ogni cosa ha una fine è, forse, perché ci credete talmente tanto che avete preferito fare un passo indietro piuttosto che far diventare patetico qualcosa che invece è stato, è e sarà sempre straordinario!“.
Sei stato il primo fan del festival ad essere diventato Presidente e con coraggio, ostinazione, disponibilità all’ascolto (si da non credere) e tanto impegno sei stato anche quello più giusto nella fase del “festival a distanza”.
Castelluccia ti ringrazio a nome di tutti i carpinesi intellettualmente onesti per il lavoro che hai fatto, è stato rivoluzionario. Per te parlano i fatti. Se Rocco è l’ideatore, tu sei il Carpino Folk Festival. Il sentimento che ci lega è quello di profonda amicizia e affetto. Tu hai dato bellezza e portato talento e luce sana a Carpino, hai rafforzato il senso di appartenenza alla nostra comunità, hai fatto diventare il Gargano un attrattore culturale, ci hai reso orgogliosi delle nostre origini e per questo ti chiedo, dopo un meritato riposo, di continuare ad essere presente nella nostra vita. Luciano ti chiedo anche scusa, ma credimi non ce la facevo proprio più.

Sono stati, insomma, assolutamente gli anni più felici della mia vita, ma ho trascorso anche periodi durissimi dal punto di vista psicologico. Mi prenderò tutto il tempo necessario per prendermi cura del mio stato di salute e spero di tornare quello di prima recuperando la passione e l’euforia perduta. Grazie a tutti.
AB
………………….
Sul palco del festival che lascio si sono esibiti i più grandi Cantori e Suonatori della Tradizione e i più grandi Artisti italiani della riproposta: Abbes Boufrioua – Al Darawish – Alfio Antico – Ambrogio Sparagna – Andrea Parodi – Angelo Branduardi – Angelo Pantaleo – Anna Cinzia Villani – Annamaria Bagorda – BandAdriatica – Antitodum Tarantulae – Antonello Paliotti – Antonio O’lione – Aretuska – Argento Vivo – Ariacorte – Assurd – Augusto Enriquez – Bag Ensemble – Bala Perdita – Balkanija – Bandabardo’ – Banditaliana – Beppe Barra – Bosio Big Band – Cantaiatra – Cantatrici Di Ischitella – Cantodiscanto – Cantori Di Carpino – Canzoniere Grecanico Salentino – Carlo D’angio – Carlo Faiello – Chilli Band – Collettivo Musicale Carpinese – Canzoniere Grecanico Salentino – Confraternita’ Delle Voci Di Vico del Gargano – Daniele Sepe – Davide Conte – Dodi Ei I Monodi – Elena Ledda – Ensamble Of Soccavo – Ensemble Barocco Pugliese – Ensemble Popolare Della Notte Della Taranta – Marta dell’Anno – Ensemble Tradizionale Siciliano – Enzo Avitabile – Enzo Del Re – Enzo Gragnaniello – Eugenio Bennato – Faisal Taher – Fanfara Tirana – Faraualla – Flamenco Vivo – Folkabbestia – Gabin E Paul Dabiree – Gianluigi Trovesi – Gianni Amati – Gianni Coscia – Gianni Perilli – Ginevra Di Marco – Giuseppe Spedino Moffa – Gruppo Polivalente Di Mattinata – Gruppo Popolare Di San Giovanni Rotondo – I Cantori Di Carpino – I Suonatori di Ruoti e Avigliano – I Suonatori e Cantatori di Caggiano – Michele Rinaldi – Antonio Steduto – Matteo Scanzuso – E ZèZi Gruppo operaio – Carlo Trombetta – Mike Maccarone – i Suonatori e Cantatori di Colliano – I Suonatori tradizionali della Calabria – Il Parto Delle Nuvole Pesanti – Indaco – James Senese – Kebana – Kocani Orkestar – La Banda Improvvisa – La Bella Cumpagnia – La Compagnia Dei Musicanti – Largo Criminale – Li Santandunjree – Lino Cannavacciuolo – Lou Dalfin – Luca De Nuzzo – Lucilla Galeazzi – Nicola Scagliozzi – Malicanti – Massimo Ferrante – Matteo Salvatore – Maurizio Cuzzocrea – Medit.Azione – Municipale Balcanica – Musica Nova – Musicisti Di Montemarano – Nando Citarella – Nico Berardi – Novue’ – Nuova Compagnia Di Canto Popolare – Cesare Dell’Anna – Officina Zoe – Opa Cupa – Adriano Castigliego – Orchestra Tzigana Di Budapest – Otello Profazio – Paco Suarez – Phaleg – Pino De Costanzo – Pino De Vittorio – Pneumatica Emiliano Romagnola – Popularia Cilentana – Radicanto – Raffaele Inserra – Raiz – Piero Caputo – Riccardo Tesi – Rosapaeda – Roy Pace – Salvatore Russo – Sergent Garcia – Spaccanapoli – Stefano Zuffi – Stephane Delicq – Suoni del Pollino – Tabule’ – Tamburi Del Vesuvio – Tarantolati Di Tricarico – Tarantula Garganica – Tarantula Rubra Ensemble – Teresa De Sio – Terza Moresca – Cisco – Tonino Zurlo – Tradere – Uaragnaun – Uccio Aloisi – Roberto Menonna – Marco e Giuseppe di Mauro – Enrico Noviello – Pio Gravina – Angela Castelluccia – Nicola Sansone – Progetto Cala la Sera – Saraabà – i Rareca Antica – Petriò mmia – Massimiliano Morabito – Davide Conte – Alexina – Mauro Semeraro – Simone Cristicchi e Il Coro dei minatori di Santa Fiora – Mimmo Epifani – Guglielmo Pagnozzi – Teo Ciavarella – David Riondino – la Corale del Conservatorio Statale di Musica “Umberto Giordano” di Rodi Garganico – Rita Botto – Giovanni Mauriello – GirodiBanda – Al Di Meola – Vinicio Capossela – Alessandro Mannarino – Youssou N’Dour – Almamegreta – Puglia Bite – Ettore Castagna – Amarimai – Calatia Ensemble – Pino Pontuali e Andrea delle Monache – Luca Bassanese – Patrizia Laquidara – Carlos Nunez – Zibba e Almalibre – Mau Mau – Progetto suonidisotto – Giovanni Rinaldi – Elena Ruzza – Antonio di Cataldo – Claudio Pelusi – Rione Junno – Faisel Taher – Pino Pecorelli – Mastri Cantori di Villa Castelli – Mascarimirì – Skatalites, Crifiu, Donpasta, Le Mulieres Garganiche, Taranterre, Salvatore Luca Tota, Michele Sciarra, Matteo Marolla, Sergio Rubini, Umberto Sangiovanni e Daunia Orchestra, Aiarule, Etnomusicantes, I Cantori di Mattinata, Ska Cubano, Insintesi, Asian Dub Foundation, Banda Borbonica, Il Tesoro di San Gennaro, Valentina Latiano, Alfabeto Runico, Beppe Lopez, Kore Ensemble, Peppe Leone, Lina Sastri, Cantori di Monte Sant Angelo, Cantori di San Giovanni Rotondo. Le Indie di Quaggiù, Peppa Marriti Band, Flo, Slivovitz, Tricky, Mop Mop, Riserva Moac, Bukurosh Balkan Orkestra, Capleton.

Archivi

I tuoi cinquettii

Ospiti