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L’AUTORE DI “LA SCORDANZA” VUOLE GIOVANNA MARINI “SENATRICE A VITA”

Alla notizia che Beppe Lopez, giornalista – fondatore tra gli altri di “Repubblica”, nonché “inventore” del Quotidiano di Lecce – e scrittore (in calce la sua scheda), avrebbe presentato il suo romanzo “La Scordanza” nell’ambito della 14.ma edizione del Carpino Folk Festival (serata del 3 agosto), non ci abbiamo pensato due volte e l’abbiamo contattato chiedendogli un’intervista. Gentilmente ce l’ha concessa e ve la proponiamo.

Domanda – Dottor Lopez, se Le dico “storia orale cantata”, l’adrenalina dove La porta
Risposta – A me, complessivamente, interessa la storia: non quella dei sovrani e dei grandi eserciti, ma la storia vera degli uomini, delle comunità, della società, del genere umano, degli animali, dell’ambiente naturale. Insomma, la storia della vita vera. Sino alla modernità e in particolare sino agli ultimi decenni – quando ha cominciato a svilupparsi finalmente una certa attenzione per gli individui, i gruppi umani, le classi e le problematiche fino ad allora “senza voce” – a farsi carico della memoria è stata la "storia orale". E in particolare in Italia, terra di frontiera fra arcaicità e modernità, la storia orale cantata: la musica popolare che, grazie alle ricerche e alle iniziative sviluppatesi fra gli anni Cinquanta e Settanta, ha fatto delle nostre tradizioni musicali legate al lavoro, alle ingiustizie sociali e alle lotte politiche, un fatto "vivo" ancora oggi fra i giovani, non mero repertorio per artisti e intellettuali dai gusti raffinati.

D. – Tale excursus ci porta inevitabilmente a Giovanna Marini (foto del titolo; ndr), la più rappresentativa etnomusicologa (ma il termine è riduttivo) italiana. La sua figura “altisonante” cosa rappresenta per Beppe Lopez.
R. – Non solo "altisonante" e "alticantante", ma una delle più alte figure di intellettuali rimasteci. L’intellettuale è per definizione capace di comprendere e rappresentare la complessità: alto e basso, materiale e ideale, territoriale e universale, lavoro e "tempo libero"… Tutte categorie, come si sarebbe detto una volta, "borghesi". La realtà è una e complessa. Giovanna è tra i pochi italiani che per tutta la vita è rimasta fedele a questa semplice verità, coniugando altissima poesia e alta testimonianza civile.

D. – Pertanto – citiamo i critici della Marini – il “ruolo dell’intellettuale nella società” quale dev’essere e la musica, “sempre orientata alle problematiche sociali”?
R. – La musica è popolare, è cioè "cultura", se non è autoreferenziale, se non è artificiosa, se racconta la vita vera, se non è chiusa in una sfera definita di genere. Perciò non può essere rivolta esclusivamente alle problematiche sociali, ma anche all’allegria, all’amore, all’amicizia…

D. – Le cito un altro aforisma sulla produzione della Marini: “L’allegoria non è mai disgiunta dalla riflessione militante”. Come reagisce?
R. – Di primo acchito, male. Si tratta evidentemente di una estrapolazione teorica, che non va mai disgiunta, appunto, dalla pratica. Se poi significa che, quando ricorre alla musica (o al narrare o al recitare o al dipingere ecc.) e anche all’artificio retorico, un intellettuale serio non dimentica mai la sua "funzione" e la sua utilità per la società, e in particolare per i meno privilegiati, mi pare che sia il minimo che si possa dire di Giovanna.

D. – E tutto ciò ha portato Lei a rivolgere al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, un appello particolare (la richiesta di nominare la Marini “senatrice a vita”; ndr*). Ce ne parli.
R. – Io credo nella democrazia rappresentativa e nelle istituzioni parlamentari, nonostante lo scempio che se ne fa in Italia. Anzi, più esse sono sfregiate e umiliate, più cresce il mio attaccamento e la mia convinzione di fondo che in esse risieda ancora e per sempre il futuro di una umanità che non rinunci né alla libertà individuale e collettiva né alla giustizia sociale. E’ proprio ciò che vorrebbero gli sfregiatori e gli umiliatori: convincerci, con illusioni di "democrazia diretta" o iper-maggioritaria o presidenzialistica, che la democrazia moderna non possa più essere quella di una volta, quella che prevede delegati fortemente dipendenti (e controllati) dai deleganti. Nelle nostre Camere oggi ci sono solo "nominati" dagli oligarchi. Non mi faccio illusioni, nel breve. Ma non bisogna mollare. Continuare a votare per il "meno lontano" o il "meno peggio" e, intanto, se possibile, vederci rappresentati al Senato almeno da un "senatori a vita" che non siano necessariamente costruttori di automobili o solo intellettuali organici al sistema.

D. – Cosa ne pensa se si potesse rilanciare l’appello (che abbiamo sottoscritto con convinzione sul Suo blog) da un palco di tutto rispetto. Tanto per citarne uno: il “Carpino Folk Festival” che si tiene sul Gargano.
R. – Potrebbe essere una splendida idea. Io ho fatto quello che potevo con il mio sito. Ma se riusciamo ad aggregare, è meglio. L’individualismo è uno degli ostacoli principali che impediscono ai molti, che vogliono sinceramente cambiare le cose in Italia, di farlo. Manca appunto quello che sino agli anni Settanta c’era: l’istinto all’aggregazione, la convinzione che senza aggregazione non si va da nessuna parte.

D. – Passiamo al Suo impegno letterario: nel Suo secondo romanzo (il primo è stato “Capatosta”), “La Scordanza”, ha dedicato un cameo a Carpino. Prima di parlarne, però, ci confermi una nostra “impressione” sul libro: è “strettamente” autobiografico? E poi, quella maniera di stendere le frasi, tra lingua e dialetto, deve essere stata una faticaccia!
R. – Il libro è, più o meno strettamente, autobiografico. E usare quel linguaggio non è stata una faticaccia. L’ho già fatto in altri libri, a cominciare dal mio primo romanzo "Capatosta" nel 2000. E poi, quell’idioletto ha una sua intima coerenza e si basa su regole di intreccio fra italiano parlato, italiano formale e materiale dialettale pugliese che prevede automatismi. Mi è già capitato di dire che è una lingua che si è scritta da sola.

D. – Si torna a Carpino. Anzi: si ritorna a Carpino, visto che già s’è accennato al Folk Festival e al cameo che gli ha dedicato. Lei sa che la prima decade di agosto se ne svolge la 14.ma edizione: è la prima per Lei? Quale “peso” ha nella Sua formazione culturale il c.d. “patrimonio intangibile”.
R. – Sono venuto negli anni più volte a Carpino e nel foggiano per motivi, diciamo così, musicali. Un peso notevole nella mia "formazione" civile l’ha esercitato il corpus di recuperi/invenzioni popolari dell’apricenese Matteo Salvatore, che insieme ai Cantori, alla pizzica salentina e ai canti murgesi costituiscono un formidabile patrimonio culturale identitario per la Puglia.

D. – Inutile puntualizzare che a Niudd’ – il protagonista della “Scordanza”… cioè Lei – piace la musica che si suona al Festival. Basta rileggere una sola frase: “Piangette ininterrottamente per tutt’e tre le volte, una dopo l’altra, che Andrea Sacco cantò, ricantò e arricantò a furor di popolo quella nenia dolce e disperata”. Conferma?
R. – Confermo. Amo quella melodia da più di trent’anni. Conservo come una reliquia il vinile con la registrazione della Tarantella di Andrea Sacco effettuata da Roberto "sul campo", come si diceva una volta. Eh sì, ho pianto di gioia e di dolore quando mi è capitato, in un particolare momento della mia vita, di arrivare a Carpino e di sentire inaspettatamente la voce di Andrea che la cantava in piazzetta.

D. – Lasciamoci con un Suo commento a una frase della Marini (così chiudiamo questo bel circolo virtuoso): “E’ difficile essere una persona intellettuale, perché arrivi a un certo punto in cui la cultura non ti basta più e devi inventarti una vita”.
R. – Giovanna è generosa e molto severa con se stessa. Credo che in lei mai la persona e l’intellettuale siano state cose separate, che mai abbia dovuto "inventarsi una vita". La vita è complessa e una. Solo chi non ha la consapevolezza della complessità ha la necessità di dividere (la cultura e la vita, l’anima e il corpo, il maschio e la femmina, il bianco e il negro…) e non sa distinguere. E un intellettuale che non abbia la consapevolezza della complessità mi pare una contraddizione in termini.

Piero Giannini da http://www.puntodistella.it

* Appello a tutti coloro che ritengono giusto e per certi versi gratificante (per lei e per noi) che Giovanna Marini sia nominata “Senatrice a vita”: visitate il blog di Beppe Lopez (http://www.infodem.it/); in fondo alla homepage trovate la richiesta già presentata al Capo dello Stato Giorgio Napolitano e seguite le istruzioni. Oppure andate direttamente al link http://www.infodem.it/iniziative.asp?id=1449. Da questo momento vale!

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Balli e Suoni al Ritmo Garganico dal 02 al 05 agosto 2009

Arrivato alla quattordicesima edizione, il festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo e dell’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dal Parco Nazionale del Gargano ed organizzato nell’ambito del Five Festival Sud System dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia e la Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci di Foggia e col sostegno della Birra Dreher

presenta
“Suoni di passi” – I laboratori didattici del Carpino Folk Festival 2009

LE TARANTELLE DEL GARGANO E I SALTARELLI DELLE MARCHE

Ideazione e direzione artistica prof. Pino Gala

Foto di Laura Marinaccio

Tradizione, musica popolare, capacità d’improvvisazione, una rosa, 5 corde e una chitarra. Il resto vien da sé. Che sia una serenata sotto casa della propria amata o semplicemente un sonetto a sdegno e di "stramurte" con evidenti traslati erotico-allusivi. È la chitarra battente, antico strumento popolare del Gargano, che torna come ogni anno con il suo ritmo e le sue particolarissime armonie a riproporre la storia, con suoni che rispolverano antichi usi e costumi.
La chitarra battente tra filosofia, antropologia e musica. Ma non solo. Coltivano la passione per questo strumento particolare da anni. Da quando erano bambini. Spettatori dei "nonni". Da quando assistevano alle feste di famiglia. La sua musica racconta di atmosfere e vissuti passati. Di quando bastavano una chitarra e quattro amici per rendere un semplice momento, un evento da ricordare. Le dita della mano destra dei suonatori sfregano e colpiscono, rimbombando, il piano armonico creando un effetto armonico percussivo. Si produce così un suono battente, da cui deriva il nome dello strumento. Ai suonatori di chitarra battente si accompagna la voce del "cantori". E poi i balli. Le tarantelle. Il tutto sulle note di antichi sonetti dedicati all’amore e alla passione. La passione per la musica popolare.
Scarica modulo di iscrizione

Continua l’originale cammino dei Laboratori didattici del Carpino Folk Festival, basati sul confronto fra tradizioni regionali diverse. La collaborazione con l’Ass. Taranta permette di insegnare danze direttamente attinte nei trenta anni di ricerca etnocoreutica e studiate nei luoghi di pratica tradizionale.

Quest’anno le danze del Gargano si confrontano con quelle delle Marche.

IL SALTARELLO MARCHIGIANO

Tra i balli delle 4 province marchigiane più propriamente dette (Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno) domina il saltarello, mentre il Montefeltro (provincia di Pesaro-Urbino) è a tutti gli effetti di cultura etnica romagnola.

Nelle Marche abbiano documentato tra gli anziani almeno 4 sottotipi stilistici diversi di saltarello, oltre a microvarianti locali. Così come ormai da decenni domina fra gli strumenti l’organetto, accompagnato spesso dal tamburello. Durante il corso affronteremo il saltarello maceratese e la castellana (balli della Valle del Chienti): si tratta di balli di coppia energici e rapidi, che esigevano una buona conoscenza dei passi e un vigore tutto contadino per eseguire con animosità appropriati movimenti corporei dal ritmo vivacissimo.

LE TARANTELLE DEL GARGANO

Anche se sempre più rare, in alcuni paesi garganici si conservano significative tracce di tarantelle di stile agro-pastorale arcaico. Carpino è uno dei paesi più conservativi dell’area ; ancora oggi si può assistere in situazioni strettamente private a esecuzioni di tarantelle, il cui repertorio però si sta sempre più semplificando e riducendo a schermaglie coreutiche a causa della non pratica, soprattutto da parte dei giovani. Il corso diventa dunque di importanza vitale perché trasmette i modi originali del ballo, visti e appresi dagli anziani, di cui si potranno visionare lunghe sequenze filmiche. La peculiarità delle tarantelle garganiche sta anche nel supporto strumentale di accompagnamento al ballo: chitarre battenti, chitarre francesi, tammurro e canto.

CORSO DI BALLO POPOLARE

Le tarantelle del Gargano e i saltarelli delle Marche
Repertorio: tarantella di Carpino, S. Giovanni Rotondo e Ischitella, valzer fiorato, saltarello della media valle del Chienti, castellana di Petriolo-Corridonia.
Antropologia della danza e della musica: prof. Pino Gala
Tecnica del ballo: Pino Gala e Tamara Biagi.
Durata totale: 15 ore

Il percorso didattico continua con la proposizione dei corsi sulle tecniche e gli stili esecutivi della Chitarra Battente e del Tamburello per l’accompagnamento dei canti e delle tarantelle del Gargano e di gran parte del sud Italia.

CORSO DI CHITARRA BATTENTE

A Carpino grazie soprattutto ad Andrea Sacco è stato possibile tramandare le tecniche e gli stili esecutivi dello strumento principe della musica popolare garganica, la chitarra battente.
Chi ha imparato alla maniera tradizionale a suonare la chitarra battente e a cantare le tarantelle di Carpino, ossia affiancando il più grande suonatore e cantatore del Gargano, trasmetterà le tecniche e gli stili esecutivi della chitarra battente per l’accompagnamento dei canti e delle tarantelle del Gargano.
Repertorio: Montanara, Rodianella e Viestesana
Durata totale: 12 ore
Tecnica del suono : Roberto Menonna (suonatore dei Cantori di Carpino).

CORSO DI TAMBURELLO

L’esecuzione dell’altro strumento magico di tutte le tradizioni del Sud Italia, il tamburello, ci verrà tramandato da chi, oltre agli studi accademici, ha potuto apprendere lo stile musicale direttamente dai depositari della tradizione. I partecipanti potranno così acquisire una conoscenza di base di gran parte dei ritmi e delle tecniche tradizionali del Gargano e del Sud Italia nonché, compatibilmente con il tempo dedicato allo strumento, la capacità di eseguire alcuni di questi brani.
Repertorio: garganico, vari
Durata totale: 12 ore
Tecnica del suono : Davide Torrente

La partecipazione ai corsi è subordinata al versamento della quota associativa di €uro 80,00 che comprende la sola quota d’iscrizione ad uno dei corsi proposti.

Per informazioni : Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88 – 71010 Carpino (FG) Tel. 0884 326145
laboratorididattici@carpinofolkfestival.com
Domenico Sergio Antonacci 329.1613763 e Sara Di Bari 347.9224940

Strutture Convenzionate
Hotel Bellavista a Carpino
pernottamento e prima colazione
€ 20,00 a persona – in quadrupla o quintupla
€ 25,00 a persona – in tripla
€ 30,00 a persona – in doppia
Camera singola su richiesta
Contattare Antonio Ortore: 0884.900358 – 338.2859550 –
info@hotelbellavista.com

Inizia la festa popolare del Carpino Folk Festival 2009

L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival

e il Consorzio Five Festival Sud System

presentano

Carpino Folk Festival 2009

Il promontorio del Gargano, pur essendo una delle prime terre emerse in tutta Italia, fino a non molto tempo fa era costituito da un inaccessibile e misterioso gruppo di montagne circondate da zone paludose e inabitabili.

Fotografo Antonio Soimero

Arroccato nel suo isolamento viveva una vita stenta e piena di lotte continue con la sua terra arida e brulla che favorì localismi che rallentarono ilunlentaronolismi che impedirono sano e fisiologico sviluppo economico.

Questo aspetto selvaggio e primitivo e la mancanza di facili vie di comunicazione tenne lontano i viaggiatori e rese i commerci umani e culturali molto radi e casuali, ma allo stesso tempo permise ai suoi abitanti di coltivare le proprie tradizioni e i propri miti, tramandati oralmente da generazione in generazione, come fonti esclusive della propria maturazione civile e culturale.

Il Gargano, la terra sperduta che fino a poco tempo fa pochi sentivano nominare, la terra delle selve, dei giardini, degli aranceti e dei limoni, la terra della chitarra battente e della tarantella, la terra schiva, refrattaria a confidenze, che spesso nasconde il meglio di sè sotto coltri di pudore primitivo, col Carpino Folk Festival svela le sue bellezze segrete e i suoi più preziosi tesori.

Arrivato alla XIV edizione, il festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo e dellAssessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dal Parco Nazionale del Gargano ed organizzato nell’ambito del Five Festival Sud System dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia e la Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci di Foggia, è senza dubbio il primo evento internazione per promuovere la tutela delle ricchezze culturali immateriali.

Col Carpino Folk Festival le tradizioni musicali del Sud Italia non sono più una reliquia culturale di cattivo gusto, ma tesori che raccontano l’evoluzione di una civiltà e collegano il passato con il presente.

Da quando nel 1996 fu inaugurata la prima edizione al Carpino Folk Festival si sono esibiti i più grandi Cantori della tradizione e gli Artisti italiani della riproposta, e come da formula collaudata, nonostante la crisi economica mondiale, la rassegna di quest’anno sarà ricca e densa di musica popolare, di eventi e di progetti speciali.

Simone Cristicchi e il Coro dei Minatori di Santa Fiora apriranno giovedi 06 agosto in Piazza del Popolo la sezione dei concerti del Carpino Folk Festival 2009. Uno straordinario progetto speciale che verrà presentato in esclusiva in Puglia.

Come il manicomio, la miniera è un’istituzione totalizzante” ha dichiarato il cantante che due anni fa vinse il Festival di Sanremo proprio con una canzone dedicata al disagio mentale.

“Si tratta di mantenere viva una memoria – Luciano Castelluccia Direttore Artistico – e il festival che si occupa, con grande successo di pubblico e di critica, delle culture popolari e delle contaminazioni musicali vuole quest’anno partire con uno spettacolo legato alla Maremma, al Monte Amiata e alla sue tradizioni”.

Sette le date del festival che si snoderà nel piccolo comune del Gargano ogni sera fino a notte fonda dall’2 all’8 agosto, molti i gruppi per un totale che supera i 150 musicisti impegnati a coniugare innovazione e tradizione. Ma ancora 3 i laboratori didattici per i giovani musicisti che arrivano a Carpino da tutta l’Italia e anche dall’estero, e poi progetti speciali, produzioni originali del festival, un concorso fotografico, una serata omaggio per i grandi artisti italiani, un convegno nazionale in collaborazione l’Archivio delle Musiche di Tradizione della Puglia, proiezioni cinematografiche e presentazioni editoriali, La Notte di Chi Ruba Donne con i concerti della tradizione e l’esibizioni dei Cantori di Carpino che chiuderà come ogni anno la rassegna accompagnati quest’anno da due grandi artisti, Teresa De Sio e Giovanni Mauriello, che insiema a loro stanno preparando un progetto tutto incentrato sul ritmo della puglia garganica.

Ufficio Stampa

Associazione Culturale

Carpino Folk Festival

info@carpinofolkfestival

www.carpinofolkfestival.com

Nuovi posti di lavoro a Foggia grazie all’AR Industrie Alimentari S.p.A.

Fonte: Uil Monte Sant’Angelo
http://www.arindustriealimentari.com

Nei prossimi mesi aprirà a Foggia, nei pressi dell’Incoronata – zona industriale -, un nuovo stabilimento di trasformazione di prodotti agricoli.

AR Industrie Alimentari S.p.A. è il più importante Gruppo privato nel settore delle conserve alimentari in Italia ed uno dei maggiori a livello mondiale.
Trattasi di una multinazionale con gran parte della produzione destinata al mercato estero.
Saranno assunti 40 giovani di età fino a 29 anni, ai quali sarà offerto un contratto a tempo indeterminato, e 700 lavoratori stagionali.

Gli interessati possono inviare richiesta di assunzione e curriculum info@ar-spa.it
Si ricorda che oltre alla richiesta di assunzione e al curriculum va comunicato l’indirizzo di posta elettronica presso il quale l’azienda dovrà inviare le comunicazioni per il colloquio.

XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica: Carpino in scena

Il 30 novembre scorso a San Marino la Tarantella di Carpino è andata di scena. L’occasione è stata il XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica dal titolo ‘Parole nell’aria. Sincretismo fra musica e altri linguaggi’. Il Convegno dell’AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici) quest’anno è stato dedicato al tema della musica come sistema semiotico visto in relazione dinamica (appunto ‘sincretica’) con possibili altri linguaggi. Tre sezioni hanno articolato gli interventi dei più importanti docenti e studiosi di semiotica italiani (tra cui Umberto Eco) e dei più attivi giovani ricercatori: la prima, dedicata al rapporto tra musica e linguaggio verbale; la seconda, dedicata al rapporto tra la musica ed il complesso tema della narrazione; il terzo, infine, dedicato al sincretismo tra la musica ed altri linguaggi ‘non convenzionali’.
È proprio all’interno della terza sezione intitolata ‘Musica e performance’ che Amedeo Trezza, insieme ad Antonio Basile già Ufficio Stampa del Carpino Folk Festival e referente campano dell’AISS, ha posto all’attenzione della semiotica italiana la performance musico-gestuale di un particolare segmento della Tarantella di Carpino.
 Amedeo Trezza, Dottore di Ricerca in Teoria delle Lingue e del Linguaggio, collaboratore alla cattedra di Semiotica presso l’Università di Napoli L’Orientale e docente a contratto in Semiotica del testo architettonico e paesaggistico presso l’Università di Napoli Federico II, ha proposto un’inedita lettura del fenomeno della Serenata ad personam della tradizione musicale e canora di Carpino.
Consapevole della complessità e della straordinarietà dell’evento-serenata che fino a pochi decenni fa ha caratterizzato la musica popolare di Carpino e del Gargano, ma altrettanto consapevole dell’oblio di questo fenomeno dalle performances realizzative troppo complesse a favore invece di una reiterata riproposizione, negli anni, di frammenti ormai defunzionalizzati e praticati solo a scopo ludico (sonetti e strofette ‘liberi’), Amedeo Trezza ha voluto proporre una prima e del tutto iniziale lettura inedita in campo semiotico della serenata carpinese, di fatto intravedendo un ricco filone d’indagine interdisciplinare tutto da seguire.
"Mentre in Salento tale espressione sonora e canora ha assunto nel tempo sempre più un carattere religioso e catartico (laddove alle prese con la pizzica salentina si è in presenza di una vera e propria attività iatromusicale) e nelle altre regioni d’Italia ha assunto perlopiù un carattere ludico di festa e di intrattenimento, nel Gargano (e con punte di ormai ineguagliabile raffinatezza ed eccellenza musicale e poetica a Carpino – per cui, d’ora in poi, parleremo solo di ‘tarantella di Carpino’) questa forma musico-canora ha fatto suo in maniera prevalente, anche se non assoluto, il tema dell’amore tra l’uomo e la donna".

Qui l’abstract dell’intervento così come è possibile reperirlo anche sul sito dell’AISS (www.associazionesemiotica.it).

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La prosperità e il futuro di una comunità dipendono anche dalla funzione decisiva della Cultura. E’ per questo motivo che chiediamo a tutti coloro l’abbiano a cuore di sottoscrivere il nostro messaggio indirizzato al Presidente della Regione Puglia per un Auditorium/Infrastruttura centro culturale del Gargano. Firma la lettera

Dal 5 al 7 dicembre sarà “Puglia Night Parade” che metterà in scena più di 80 spettacoli

Puglia Night Parade
 

La Puglia diventa il più grande palcoscenico a cielo aperto del mondo. Dal 5 al 7 dicembre, infatti, “Puglia Night Parade” metterà in scena più di 80 spettacoli, il meglio degli artisti di strada, danza, teatro, musica e concerti, in un sapiente mix fra turismo, cultura e intrattenimento. Dai colossi del nuovo circo visuale Cirque du Soleil e Les Farfadais, al teatro di strada dei Transe Express, alle compagnie teatrali Els Comediants e La Fura dels Baus, le eccellenze sulla scena artistica mondiale, trasformeranno la Puglia in una vetrina internazionale. La rassegna è promossa dall’Assessorato al Turismo della Regione Puglia con l’organizzazione del Teatro Pubblico Pugliese.
Tutti i capoluoghi di provincia, Bari, Foggia, Brindisi, Lecce, Taranto, insieme a Barletta e ai due siti tutelati dall’Unesco, Castel del Monte ed Alberobello, ospiteranno una folta serie di spettacoli di altissimo livello artistico e culturale. Oltre alle spettacolari parate che travolgeranno la scena urbana, strade, piazze, chiese, castelli e palazzi storici saranno occupati da eventi, mostre, spettacoli teatrali e musicali. In calendario concerti di Battiato, Venditti, Baglioni, Roy Paci e performance di poeti, scrittori e testimonial della pugliesità nel mondo.
I dettagli del programma verranno illustrati nei prossimi giorni in una conferenza stampa che si terrà a Roma e Bari.

CHI SIA SENZA PECCATO…

Se da un lato meriti e vittorie televisive di Domenico Cilenti, lo chef che non conosce rivali, rilanciano nel mondo una ben definita (e positiva) immagine di Peschici, dall’altro c’è chi tenta di distruggerla. E come non è intimamente del paese il vanto di avere un cuoco meridionale emergente, televisivo, anche telegenico (!) e richiesto da più parti, perché è solo una questione di dna e gran voglia di emergere, così non riteniamo sia un demerito del paese avere cani che scorrazzano per le strade liberi fino ad accoppiarsi nel più naturale dei loro comportamenti, perché ciò è il prodotto di una forma d’abitudine consolidata – pochi sono infatti i veramente randagi, di cui sarebbe decisamente curioso sapere come lo siano diventati e “chi” li abbia fatti diventare randagi – e legata a una cultura contadina che vuole gli animali liberi da catene e legacci, da ‘qualcuno’ scambiata per crudeltà.

Lo stesso ‘qualcuno’ che adesso, obnubilato da falsi moralismi e assetato di inattendibili sentimentalismi, che con la solidarietà hanno poco a che vedere (ché se fosse autentica lo spingerebbe a non risparmiarsi nelle adozioni a distanza, e se vi abbia già provveduto vi si dedichi con maggior dispendio di energie), si lancia in una emergenza animalista che lascia il tempo che trova, degna di miglior causa, dedicandosi a una ignobile forma di ostracismo che lo porta a sobillare le menti con una volgare azione di plagio sfociante in esortazioni, per le quali si chiede spazio su siti web (vedi http://www.chiliamacisegua.org) e giornali (leggi “la Padania” del 1° novembre), del seguente tenore, in un delirio di punti interrogativi e esclamativi, e uno spreco di maiuscole atte a rafforzare il concetto e renderlo convincente perché alle sue stesse orecchie già non è tale:

«Perchè non seppellire il Sindaco e la sua amministrazione sotto le loro responsabilità, grazie a una pioggia di mail di protesta, ma anche di promessa a disertare la loro ‘RIDENTE’ località turistica per le prossime vacanze? Il testo della mail (con tutte le sue ‘smagliature’; ndr) è il seguente: “Sig. Sindaco: Il suo silenzio riguardo la questione di quei poveri cuccioli sollevata quest’estate da un turista, parla più di molte parole. A Lei a alla sua amministrazione cosa sarebbe costato dare una mano per poter salvare quei poveri cuccioli? Pochissimo, quasi niente. Le è stata data la possibilità di "LIBERARSI" di 4/5 di loro grazie all’aiuto di VOLONTARI, ha capito Signor Sindaco? VOLONTARI, Gente che LAVORA a GRATIS!!! Sa cosa vuol dire??? Perchè non ha fatto nulla??? Non si stupisca signor Sindaco se la prossima estate i turisti saranno un pò meno, non creda di vivere in una bolla protetta dove tutto viene messo a tacere. Certe cose indignano le coscenze delle persone civili, che poi si comportano di conseguenza. Molta gente è stata informata di queste crudeltà, perche di ciò si tratta, e molta altra gente ancora verrà a sapere.
P.S. fatemi sapere se vi può interessare l’iniziativa. Grazie a tutti fin da adesso.”
(Fate copia e incolla del testo e spedite all’indirizzo mail: sindaco@comune.peschici.fg.it)»

(In altra sede questo ‘qualcuno’ ha anche reso noto, in aperta violazione della privacy, il numero di cellulare del vicesindaco con cui aveva avuto uno scambio di vedute.)

Tale ‘qualcuno’, il Savonarola di turno, nella sua delirante sollecitazione a disertare una… ‘RIDENTE’ cittadina, si riferisce a un “branco” di cani che avrebbe accudito nel suo periodo di vacanza garganica. Un “branco” che non si muove senza meta ma ha trovato un rifugio, una persona che li alimenta e pensa a loro, forse un padrone cui affezionarsi. Un “branco” prodotto di salvataggi operati da una persona – nella patetica esortazione dichiarata “fuori di testa” (se il Savonarola la conoscesse come la conosciamo noi e ne scoprisse la sensibilità d’animo come l’abbiamo scoperta noi, farebbe meno il salvatore della patria canina! Ma come si permette di valutare gente che non conosce e non si è minimamente sprecato nel voler conoscere!) – che non ha fatto altro…

APERTA PARENTESI: non conosciamo le statistiche relative all’abbandono di animali e quindi le percentuali geografiche riferite a quanti settentrionali o meridionali si dedichino a questo maledetto sport, però un sospettino ce l’abbiamo. CHIUSA PARENTESI.

… non ha fatto altro, si scriveva, che rastrellare i cani abbandonati da altri, sfamarli con enormi buste di ossa, tranci di carne invendibile e frattaglie raccolte durante il quotidiano giro per le macellerie del paese al momento della chiusura. Altro che “tranci di pizza vecchia che raccatta dagli scarti delle panetterie, di resti di carne o pesce che raccatta nei ristoranti della zona, o di avanzi di pasta recuperati sempre non si sa bene dove” di cui farnetica il Nostro nelle sue esternazioni di basso profilo, solo per il gusto di sputare nel piatto dove ha mangiato nel periodo della vacanza.

Conosciamo il genere: non potendo rilevare e denunciare le manchevolezze dell’albergo dove ha alloggiato, altro sport cui si rivolgono altri ‘qualcuno’, si è ugualmente sfogato buttandosi a corpo morto su una situazione, lo ripetiamo, talmente consolidata in paese da considerare gli animali, cani in particolare, parte della famiglia, da trattare come componenti della famiglia e se vogliono uscire di casa, che escano, se vogliono farsi una passeggiata, se la facciano, e se vogliono fare sesso, vi si abbandonino. Aspetto, totalmente ignorato dal Nostro, che contrasta apertamente con una delle sue esilaranti affermazioni: “Sì perché qui la gente del luogo salvo rari casi non vuole molto bene agli animali”! Ci mancava, un altro San Vito (nella foto, statua lignea di Giuseppe Picano; ndr)!

Il “branco” ha trovato anche un rifugio. Certo, non è la suite di un 7 stelle, è una casa-grotta, ma sono decine le case-grotta in cui si vive in paese, antiche abitazioni rese abitabili, abbellite, allargate, rimodernate, provviste di ogni confort e, le assicuriamo esimio Savonarola, fornite di luce elettrica e impianti idro-fognanti, diventate caratteristiche e ricercate da turisti che vogliano investire. Ma cosa ne sa lo sprovveduto Savonarola di questo paese. Si è mai soffermato a parlare con qualcuno, ne ha mai sfiorato l’esistenza, carpito i secolari segreti, le usanze, i costumi, le leggende e i miti, ne ha visitato qualche ‘casa-grotta’ uscendone allibito? Cosa ne sa della sua storia, delle sue antiche miserie, della sua fame millenaria, della mancanza di lavoro, della sua povertà, che ha spinto molti a emigrare, a lasciare casa (-grotta, sì!) e famiglia per andare a finire in una città dove i cartelli “non si affitta ai meridionali” si sprecavano (oggi trasfigurati in “non si affitta ai negri”)?

Ce li abbiamo ancora in memoria fotografica quegli orrendi avvisi e ancora ne avvertiamo la vergogna, non per noi ma per chi li ha affissi alle proprie porte. Li abbiamo visti, letti e girammo la testa dall’altra parte. Non ce li siamo dimenticati, eppure li abbiamo cancellati con la nostra capacità di integrarci manifestando tutto il nostro “voler fare, voler impegnarci, voler costruire, voler progredire”, elevandoci a modello per tante generazioni dovunque un meridionale si sia portato, Italia o Europa, Americhe o Australia! Eravamo in quella città negli anni Cinquanta. Guarda caso la stessa da cui proviene il nostro Savonarola: Torino!

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. E’ talmente noto l’aforisma che di certo lo conoscerà anche il Savonarola di turno. Solo che c’è pietra e pietra, destinazione e destinazione. All’epoca, al Nord, le pietre avevano per destinazione gli uomini, ed erano reali, vere, velenose. Oggi, al Sud, sono indirizzate ai cani, a sentir lui, ed è tutto da vedere se siano reali, vere, velenose. Non c’è niente di più agevole che scovare il peluzzo nell’occhio del prossimo, e non sentirsi la trave che rende orbo il proprio! E così vien facile consigliare al Nostro “impari a vivere”, perché farlo veramente non vuol dire cercare i difetti – ammesso e non concesso che si debba parlare di difetti – negli altri e degli altri, ma ridurre le distanze, avvicinarsi, capirsi le istanze, far proprie le altrui urgenze e, a monte di tutto ciò, guardarsi dentro e scoprire i propri, di difetti.

Piero Giannini (www.puntodistella.it)

Stabilite le date della XIII edizione del Carpino Folk Festival

Scritto dal Comitato Direttivo dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival   
 
Grisetti fotografato da alemacrini La riunione di ieri sera del Comitato Direttivo dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha stabilito le date della nuova festa della musica popolare italiana.
La tredicesima edizione del Carpino Folk Festival si terrà dal 01 al 09 Agosto 2008.
 
Tutto il meglio della musica popolare, anziani cantori, artisti e gruppi di riproposta, si troveranno in quello che negli anni passati è stato un evento e una festa, un equilibrato mix tra riti pagani e religiosi, un magico binomio tra un festival/concerto e una festa paesana/patronale alla scoperta di un mondo antico, per molti sconosciuto e incomprensibile, ma proprio per questo carico di un fascino inesauribile che fa del nostro festival qualcosa di unico nel panorama musicale popolare.
 
Ogni edizione è sempre un nuovo punto di partenza. Il programma del 2008 sarà un grande spot per il patrimonio immateriale culturale del Gargano affinché i numerosi Suonatori e Cantatori del Gargano, i loro canti e la loro funzione, la chitarra battente, i balli e i tre principali motivi ritmici della musica del Gargano, la rurianella, la viestesana e la mundanara, entrino di diritto nella lista dell’Unesco rappresentativa del “Patrimonio Culturale immateriale dell’Umanità”.
 
Il Carpino Folk Festival 2008 si inserisce all’interno di F.F.S.S., l’iniziativa fortemente sostenuta e voluta dalla Regione Puglia, dalla Provincia e dall’Azienda di Promozione Turistica di Foggia per proporre un unico festival di grande qualità, con ben due mesi di programmazione, luglio ed agosto, per attrarre molte migliaia di spettatori grazie agli oltre 250 artisti coinvolti negli spettacoli (dal Teatro Civile al Folk, alle Tradizioni Popolari, alla Musica Classica, al Jazz), diffusi su un territorio di venti comuni tra il Gargano e i Monti Dauni.
 
La line up del Carpino Folk Festival 2008 è in via di definizione, molte le sorprese e gli appuntamenti. Saranno pubblicate anticipazioni sul sito man mano…

Agriturismo sul Gargano Biorussi

Nel Parco Nazionale del Gargano… nella piana di Carpino, Citta’ dell’Olio, rivolta sul Lago di Varano… esiste, da generazioni, la nostra azienda.
L’agriturismo accoglie i propri ospiti in una atmosfera familiare e conviviale che contribuisce ad una vacanza di relax e benessere. Particolare è la cura con cui è stato edificato, secondo le regole di una volta, usando materiali naturali e tecniche tradizionali.
La nostra filosofia aziendale e’ quella di assicurare una produzione di qualita’ che tuteli la salute del consumatore e rispetti l’ambiente. Poniamo molta cura nei vari cicli di lavorazione (concimazione, irrigazione, irrorazione, raccolta), escludiamo qualsiasi uso di diserbanti chimici, di antiparassitari di sintesi, di conservanti e di prodotti e metodi per la maturazione non naturale.

Perché votare la canzone di Eugenio Bennato a Sanremo?

…e dalla sala Radio e Tv private di SanRemo Eugenio Bennato rilancia il nostro allarme, leggi il suo intervento.

Il percussionista è per l’occasione Roberto Menonna erede in realtà del stile di suono della battente del Cantore Andrea Sacco

Perché votare la canzone di Eugenio Bennato a Sanremo?

Semplice…perché ha portato la chitarra battente sul palco dell’Ariston.
La chitarra battente di Eugenio Bennato rappresenta, infatti, uno dei simboli più nobili, belli e antichi del nostro Paese, come il buon pane, la pasta, il caffè di questo meraviglioso Paese.
"Chitarra battente", "chitarra mandola", "guitare en bateau", "guitare capucine", "guitare toscane-chitarra toscana", "chitarra a volta-wolbgitarre". Molteplici denominazione per un solo strumento, quello a cinque corde che fra il XVIII e il XIX secolo influenzò molta della musica e della danza italiana e che è giunta fino a noi quasi totalmente immutata.

I primi documenti scritti sulla chitarra detta "battente" sono della metà del ‘600. Questo strumento, tutto italiano, si differenziava dalla chitarra spagnola (quella che comunemente chiamiamo ancora oggi chitarra) per avere i tasti fissi, ottenuti intarsiando delle sbarrette di metallo o avorio sulla tastiera, e perché il suo ponticello era mobile, tenuto in posizione dalla tensione delle corde. Queste caratteristiche fanno pensare che sullo strumento fossero normalmente montate corde di metallo (ottone o acciaio a bassa tempera).
La chitarra battente trae origine quasi sicuramente da quella barocca, tuttavia, col passare dei secoli, la chitarra barocca ha subito molte trasformazioni fino alla sua forma attuale, mentre la chitarra battente, salvo particolari trascurabili, è rimasta per lo più identica. Non a caso, la famiglia dei famosi liutai De Bonis, per la piegatura delle fasce, utilizza ancora oggi delle forme del 1700.
Strumento diffusissimo fino ai primi decenni del nostro secolo, attualmente è presente in Calabria, Cilento, Gargano, Campania, ma è stato relegato ad ambiti musicali sempre più ristretti, per cui i numerosi costruttori hanno quasi smesso di costruire questo antico strumento.
Chiediamo di votare per il suono della chitarra battente perché la riteniamo il simbolo delle tradizioni musicali italiane, tradizioni che attendono da molto tempo di essere tutelate e protette.
Questa tutela sembra essere ormai a portata di mano grazie alla Convenzione dell’Unesco in materia di Patrimonio Culturale Immateriale. Infatti la convenzione finalmente disciplina un settore sinora scarsamente riconosciuto dal punto di vista giuridico, comunemente definito come “cultura tradizionale”, “folclore” o “cultura popolare”.

In particolare la Convenzione mirerebbe a salvaguardare, promuovere e condurre attività di ricerca sulle forme di espressione culturale tradizionali quali la musica, le leggende, la danza nonché il sapere tradizionale relativo all’ambiente e alle tecniche artigianali, ponendo al centro dell’attenzione l’importanza della trasmissione orale e la pluralità globale delle forme tradizionali di espressione culturale.
Ma è notizia degli ultimi giorni che l’Italia, come già accaduto in Francia, vorrebbe tutelare tutta una miriade di beni che la logica delle cose vorrebbe che venissero tenuti fuori dalla Convenzione sulla salvaguardia del patrimonio intangibile. Non che questi ultimi non siano meritevoli di tutela, ma poiché già giuridicamente abbondantemente protetti sarebbe bene privilegiare in questa circostanza un patrimonio che man mano che gli anziani portatori scompaiono è destinato altrimenti a scomparire con loro.
Ecco perché invitiamo tutti gli italiani e gli amanti della musica della tradizione popolare del nostro Paese a votare per Eugenio Bennato e la chitarra battente, la vera chitarra italiana.

IL SISTEMA DI VOTAZIONE SANREMO 2008
Il meccanismo di votazione sarà affidato ad una giuria demoscopica, diversa per ciascuna serata, dislocata nelle venti sedi Rai: la classifica definitiva di questa giuria, una per sezione, risulterà dalla media delle votazioni nelle diverse serate, per la definizione della canzone vincitrice con un peso uguale al 50%.
Da giovedì 28 febbraio (terza serata) si potrà votare anche attraverso il sistema del televoto: attraverso telefonia fissa e telefonia mobile (sms). La media dei risultati delle serate in cui sarà attivo il televoto avrà un peso del 30%.
Venerdì 29 febbraio e sabato 1° marzo, rispettivamente serata conclusiva della sezione Giovani e della sezione Campioni, è prevista una terza giuria: la giuria di qualità, nominata dall’Organizzazione e formata da esperti nel campo della musica, cultura e spettacolo che opererà in composizione diversa nella quarta serata (Giovani) e nella quinta (Campioni). Per la classifica generale conclusiva delle due distinte sezioni, i valori espressi peseranno il 20%.

NB: Per la tradizione popolare italiana il voto potrà essere dato giovedì e sabato.
Dalle rilevazioni di Repubblica.it i giochi non sono ancora decisi, anzi…

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  • È normale che in una caserma dello Stato sbandieri una bandiera che non sia quella Italiana? Quando sbatteremo... fb.me/MBejHzGs 1 week ago