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CHI SIA SENZA PECCATO…

Se da un lato meriti e vittorie televisive di Domenico Cilenti, lo chef che non conosce rivali, rilanciano nel mondo una ben definita (e positiva) immagine di Peschici, dall’altro c’è chi tenta di distruggerla. E come non è intimamente del paese il vanto di avere un cuoco meridionale emergente, televisivo, anche telegenico (!) e richiesto da più parti, perché è solo una questione di dna e gran voglia di emergere, così non riteniamo sia un demerito del paese avere cani che scorrazzano per le strade liberi fino ad accoppiarsi nel più naturale dei loro comportamenti, perché ciò è il prodotto di una forma d’abitudine consolidata – pochi sono infatti i veramente randagi, di cui sarebbe decisamente curioso sapere come lo siano diventati e “chi” li abbia fatti diventare randagi – e legata a una cultura contadina che vuole gli animali liberi da catene e legacci, da ‘qualcuno’ scambiata per crudeltà.

Lo stesso ‘qualcuno’ che adesso, obnubilato da falsi moralismi e assetato di inattendibili sentimentalismi, che con la solidarietà hanno poco a che vedere (ché se fosse autentica lo spingerebbe a non risparmiarsi nelle adozioni a distanza, e se vi abbia già provveduto vi si dedichi con maggior dispendio di energie), si lancia in una emergenza animalista che lascia il tempo che trova, degna di miglior causa, dedicandosi a una ignobile forma di ostracismo che lo porta a sobillare le menti con una volgare azione di plagio sfociante in esortazioni, per le quali si chiede spazio su siti web (vedi http://www.chiliamacisegua.org) e giornali (leggi “la Padania” del 1° novembre), del seguente tenore, in un delirio di punti interrogativi e esclamativi, e uno spreco di maiuscole atte a rafforzare il concetto e renderlo convincente perché alle sue stesse orecchie già non è tale:

«Perchè non seppellire il Sindaco e la sua amministrazione sotto le loro responsabilità, grazie a una pioggia di mail di protesta, ma anche di promessa a disertare la loro ‘RIDENTE’ località turistica per le prossime vacanze? Il testo della mail (con tutte le sue ‘smagliature’; ndr) è il seguente: “Sig. Sindaco: Il suo silenzio riguardo la questione di quei poveri cuccioli sollevata quest’estate da un turista, parla più di molte parole. A Lei a alla sua amministrazione cosa sarebbe costato dare una mano per poter salvare quei poveri cuccioli? Pochissimo, quasi niente. Le è stata data la possibilità di "LIBERARSI" di 4/5 di loro grazie all’aiuto di VOLONTARI, ha capito Signor Sindaco? VOLONTARI, Gente che LAVORA a GRATIS!!! Sa cosa vuol dire??? Perchè non ha fatto nulla??? Non si stupisca signor Sindaco se la prossima estate i turisti saranno un pò meno, non creda di vivere in una bolla protetta dove tutto viene messo a tacere. Certe cose indignano le coscenze delle persone civili, che poi si comportano di conseguenza. Molta gente è stata informata di queste crudeltà, perche di ciò si tratta, e molta altra gente ancora verrà a sapere.
P.S. fatemi sapere se vi può interessare l’iniziativa. Grazie a tutti fin da adesso.”
(Fate copia e incolla del testo e spedite all’indirizzo mail: sindaco@comune.peschici.fg.it)»

(In altra sede questo ‘qualcuno’ ha anche reso noto, in aperta violazione della privacy, il numero di cellulare del vicesindaco con cui aveva avuto uno scambio di vedute.)

Tale ‘qualcuno’, il Savonarola di turno, nella sua delirante sollecitazione a disertare una… ‘RIDENTE’ cittadina, si riferisce a un “branco” di cani che avrebbe accudito nel suo periodo di vacanza garganica. Un “branco” che non si muove senza meta ma ha trovato un rifugio, una persona che li alimenta e pensa a loro, forse un padrone cui affezionarsi. Un “branco” prodotto di salvataggi operati da una persona – nella patetica esortazione dichiarata “fuori di testa” (se il Savonarola la conoscesse come la conosciamo noi e ne scoprisse la sensibilità d’animo come l’abbiamo scoperta noi, farebbe meno il salvatore della patria canina! Ma come si permette di valutare gente che non conosce e non si è minimamente sprecato nel voler conoscere!) – che non ha fatto altro…

APERTA PARENTESI: non conosciamo le statistiche relative all’abbandono di animali e quindi le percentuali geografiche riferite a quanti settentrionali o meridionali si dedichino a questo maledetto sport, però un sospettino ce l’abbiamo. CHIUSA PARENTESI.

… non ha fatto altro, si scriveva, che rastrellare i cani abbandonati da altri, sfamarli con enormi buste di ossa, tranci di carne invendibile e frattaglie raccolte durante il quotidiano giro per le macellerie del paese al momento della chiusura. Altro che “tranci di pizza vecchia che raccatta dagli scarti delle panetterie, di resti di carne o pesce che raccatta nei ristoranti della zona, o di avanzi di pasta recuperati sempre non si sa bene dove” di cui farnetica il Nostro nelle sue esternazioni di basso profilo, solo per il gusto di sputare nel piatto dove ha mangiato nel periodo della vacanza.

Conosciamo il genere: non potendo rilevare e denunciare le manchevolezze dell’albergo dove ha alloggiato, altro sport cui si rivolgono altri ‘qualcuno’, si è ugualmente sfogato buttandosi a corpo morto su una situazione, lo ripetiamo, talmente consolidata in paese da considerare gli animali, cani in particolare, parte della famiglia, da trattare come componenti della famiglia e se vogliono uscire di casa, che escano, se vogliono farsi una passeggiata, se la facciano, e se vogliono fare sesso, vi si abbandonino. Aspetto, totalmente ignorato dal Nostro, che contrasta apertamente con una delle sue esilaranti affermazioni: “Sì perché qui la gente del luogo salvo rari casi non vuole molto bene agli animali”! Ci mancava, un altro San Vito (nella foto, statua lignea di Giuseppe Picano; ndr)!

Il “branco” ha trovato anche un rifugio. Certo, non è la suite di un 7 stelle, è una casa-grotta, ma sono decine le case-grotta in cui si vive in paese, antiche abitazioni rese abitabili, abbellite, allargate, rimodernate, provviste di ogni confort e, le assicuriamo esimio Savonarola, fornite di luce elettrica e impianti idro-fognanti, diventate caratteristiche e ricercate da turisti che vogliano investire. Ma cosa ne sa lo sprovveduto Savonarola di questo paese. Si è mai soffermato a parlare con qualcuno, ne ha mai sfiorato l’esistenza, carpito i secolari segreti, le usanze, i costumi, le leggende e i miti, ne ha visitato qualche ‘casa-grotta’ uscendone allibito? Cosa ne sa della sua storia, delle sue antiche miserie, della sua fame millenaria, della mancanza di lavoro, della sua povertà, che ha spinto molti a emigrare, a lasciare casa (-grotta, sì!) e famiglia per andare a finire in una città dove i cartelli “non si affitta ai meridionali” si sprecavano (oggi trasfigurati in “non si affitta ai negri”)?

Ce li abbiamo ancora in memoria fotografica quegli orrendi avvisi e ancora ne avvertiamo la vergogna, non per noi ma per chi li ha affissi alle proprie porte. Li abbiamo visti, letti e girammo la testa dall’altra parte. Non ce li siamo dimenticati, eppure li abbiamo cancellati con la nostra capacità di integrarci manifestando tutto il nostro “voler fare, voler impegnarci, voler costruire, voler progredire”, elevandoci a modello per tante generazioni dovunque un meridionale si sia portato, Italia o Europa, Americhe o Australia! Eravamo in quella città negli anni Cinquanta. Guarda caso la stessa da cui proviene il nostro Savonarola: Torino!

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. E’ talmente noto l’aforisma che di certo lo conoscerà anche il Savonarola di turno. Solo che c’è pietra e pietra, destinazione e destinazione. All’epoca, al Nord, le pietre avevano per destinazione gli uomini, ed erano reali, vere, velenose. Oggi, al Sud, sono indirizzate ai cani, a sentir lui, ed è tutto da vedere se siano reali, vere, velenose. Non c’è niente di più agevole che scovare il peluzzo nell’occhio del prossimo, e non sentirsi la trave che rende orbo il proprio! E così vien facile consigliare al Nostro “impari a vivere”, perché farlo veramente non vuol dire cercare i difetti – ammesso e non concesso che si debba parlare di difetti – negli altri e degli altri, ma ridurre le distanze, avvicinarsi, capirsi le istanze, far proprie le altrui urgenze e, a monte di tutto ciò, guardarsi dentro e scoprire i propri, di difetti.

Piero Giannini (www.puntodistella.it)

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