Grande opportunità per dimostrare la forza del Gargano per poter definitivamente ottenere l’assegnazione dei Campionati Mondiali Veterani del 2012.
Evento patrocinato anche dal Comune di Carpino
La seconda edizione della 5 giorni a tappe Puglia si preannuncia di caratura internazionale e si terrà in Gargano dal 5 al 9 ottobre 2009. Sono attesi al via 400 atleti di cui ben 300 provenienti dall’estero (centro e nord europa) in rapprentanza di 15 nazioni. Un ottimo risultato che conferma come l’orienteering possa essere uno degli innovativi attrattori turistici in periodi destagionalizzati.
A Vico del Gargano, quartier generale dell’orienteering, fervono i preparativi con l’appoggio di enti, associazioni locali e volontari, tutti desiderosi di sentirsi partecipi della piena riuscita organizzativa di questo evento e di far ben figurare il Gargano e la Puglia tutta, considerando che l’assegnazione del Campionato del Mondo 2012, per il quale l’Italia ha candidato il Gargano, avverrà il 7 novembre a Losanna.
Ricco il programma della manifestazioni, che oltre alle gare sportive, prevede delle feste e degustazioni in piazza di prodotti tipici, un convegno internazionale ed un particolare aperitivo pomeridiano in piazza ad Ischitella.
L’evento è patrocinato e sponsorizzato da: Regione Puglia, Provincia di Foggia, Parco Nazionale del Gargano, CONI Puglia, Ufficio Scolastico Regionale di Educazione Fisica, dai comuni di Vico del Gargano, Peschici, Ischitella, Vieste, Monte Sant’Angelo, Rodi Garganico e Carpino .
Programma:
Lunedì 5 ottobre: Apertura e 1^ tappa 5 days Puglia – Vico del Gargano centro storico ore 19.00 a seguire degustazione prodotti tipici per le delegazioni internazionali offerti dalla Provincia di Foggia.
Martedì 6 ottobre: 9.30 Convegno internazionale a tema “Orienteering: sport– ambiente-turismo-scuola-salute” presso l’Auditorium di Vico del Gargano
Martedì 6 ottobre: 2^ tappa 5 days Puglia – Foresta Umbra ore 15.00
Mercoledì 7 ottobre: 3^ tappa 5 days Puglia – Foresta Umbra ore 11.00
Giovedì 8 ottobre: 4^ tappa 5 days Puglia – Ischitella/Foce di Varano ore 11.00
Giovedì 8 ottobre: Ischitella – centro storico – happy aperitivo orienteering ore 16.00
Venerdì 9 ottobre: 5^ tappa 5 days Puglia – Peschici centro storico ore 9.00.
Per Info: www.wmocitaly.eu dove invitiamo i lettori a vistare e sostenere il sito della candidatura dei mondiali WMOC 2012.
Fonte: fuoriporta.info
Abbazia di Kàlena, la Provincia di Foggia candida a finanziamento l’intervento di riqualificazione della struttura nell’ambito del Piano Strategico “Capitanata 2020”Foto di Giuseppe Bruno
“Il recupero e la riqualificazione dell’abbazia di Santa Maria di Kàlena devono tornare ad essere una priorità per il sistema delle istituzioni della provincia di Foggia. La sua storia e le sue caratteristiche ne fanno una ricchezza straordinaria del nostro territorio, che oggi necessita di una piena valorizzazione”. Così Leonardo Di Gioia, assessore provinciale alla Pianificazione Strategica, annuncia la volontà dell’Amministrazione provinciale di sostenere, nel corso della prossima riunione della Cabina di Regia del Piano Strategico ‘Capitanata 2020’, la candidatura a finanziamento degli interventi di sistemazione dell’abbazia peschiciana nell’ambito dell’asse relativo ai Beni Culturali.
“L’investimento sulle risorse culturali della provincia di Foggia – afferma l’assessore Di Gioia – ha assunto un’importanza strategica nel lavoro che la Provincia ha svolto tanto nella redazione del Piano Territoriale di Coordinamento quanto nell’azione di sintesi politica e di proposta progettuale per i Piani Strategici. Ci siamo fatti promotori di un dettagliato censimento dei beni culturali presenti in Capitanata, così come siamo stati i protagonisti della costruzione di una rete delle biblioteche della provincia. Ora intendiamo sollecitare la Cabina di Regia ad accendere i riflettori sull’abbazia di Kàlena, in questi anni divenuta tristemente simbolo dei monumenti dimenticati del territorio, nonostante essa sia annoverata tra le più antiche abbazie d’Italia”.
Nell’ottobre del 2008 il Consiglio comunale di Peschici ratificò all’unanimità una convenzione con la quale i privati proprietari dell’abbazia cedevano in fruizione al Comune garganico la struttura, autorizzandolo anche ad avviare la fase di progettazione per gli interventi di recupero e di sistemazione. “Attraverso quella convenzione – spiega l’assessore provinciale – siamo oggi nelle condizioni, d’intesa il Comune di Peschici, di poter intervenire concretamente, dando una risposta agli appelli autorevoli arrivati dalle autorità civili e religiose, che nel recente passato avevano sollecitato un’azione di salvaguardia per uno dei gioielli più preziosi dell’intero territorio provinciale, dall’immenso valore di carattere storico, artistico e architettonico”. Proprio ieri l’assessore Di Gioia ha incontrato i sindaci di Peschici, Domenico Vecera, e di Vieste, Ersilia Nobile, anticipando l’iniziativa dell’Amministrazione provinciale.
Oltre a sostenere la possibilità che i lavori di recupero dell’abbazia di Kàlena ottengano una parte dei finanziamenti del ciclo di risorse comunitarie 2007-2013, infatti, la Provincia di Foggia si farà carico di supportare economicamente la prima fase della progettazione con un investimento pari a circa 100mila euro, offrendo contestualmente il contributo tecnico delle proprie strutture: dal settore della Pianificazione Territoriale a quello della Pianificazione Strategica. Questo al fine di mettere gli interventi di sistemazione nella condizione di godere di un canale privilegiato nell’attribuzione dei fondi comunitari. “È una filosofia che abbiamo applicato in tutte le ‘schede tecniche’ elaborate dall’Amministrazione provinciale e per le quali la Provincia ha già finanziato i relativi progetti preliminari – sottolinea Di Gioia – perché siamo convinti che nella partita della pianificazione strategica il compito degli Enti locali non sia soltanto quello di immaginare azioni di sviluppo, ma anche e soprattutto quello di costruirne la realizzazione. Per la provincia di Foggia non è possibile pensare ad una prospettiva di progresso senza operare una tutela delle proprie radici e del proprio patrimonio storico e culturale. In quest’ottica – conclude l’assessore provinciale – è opportuno che un’identica attenzione sia riservata, di concerto e in accordo con le Amministrazioni comunali del territorio, a partire dal Comune di Foggia, a tutte le altre risorse storiche e culturali della nostra provincia”.
di ANNA LUCIA STICOZZI
Settembre 20, 2009 Gazzetta del Mezzogiorno
SAN NICANDRO – Carico di aspettative, dopo il recente ritrovamento del relitto della nave in Calabria, il convegno in preparazione a San Nicandro sul tema: «Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica dei garganici?», a cura del movimento delle associazioni garganiche. Il tema è di quelli scottanti, di quelli che superano gli angusti ambiti territoriali e inducono ad immaginare scenari ed implicazioni molto più ampi ed inquietanti che potrebbero riguardare da vicino anche il nostro territorio perchè quelle navi dei veleni potrebbero essere anche qui da noi, nei fondali al largo del Gargano. Molto più di un sospetto, meno di una certezza, di quest’argomento si parla da sempre, sottovoce, ma le parole restano soffocate, sepolte da argomentazioni che chiamano in causa opportunità, immagine del territorio, turismo ed altre tematiche che riducono al silenzio gli allarmisti. Delle «navi dei veleni» si parlava da tempo anche fra le associazioni garganiche, con cautela e senso di responsabilità per non creare allarmismi inutili, ma con l’ansia di capire cosa sia successo davvero nelle acque al largo del Gargano a partire dagli anni ’80.
Un’inchiesta di Gianni Lannes («Un cimitero di navi affondate al largo del Gargano» pubblicata sul settimanale Left Avvenimenti nel 2007) partita da indagini presso la sede dei Lloyd’s di Londra che confermavano le testimonianze di pescatori garganici sull’esistenza di relitti di navi affondate al largo, cita fatti, date, persone, pescatori morti o dispersi (forse testimoni scomodi) ed inchieste giudiziarie avviate, con il supporto di documenti, foto, filmati, testimonianze, ipotizzando presunti traffici illeciti che avrebbero interessato il nostro mare negli anni. Sarebbero diversi, a quanto pare, i relitti avvistati nei fondali al largo del Gargano, ma anche container, bidoni e relitti di pescherecci speronati ed affondati.
Fra i mercantili avvistati, il «Selin» e, poco distante, il peschereccio Arcobaleno speronato e affondato da un mercantile sconosciuto di 2.582 tonnellate di stazza (che dai riscontri della Capitaneria di Porto risulta i pescatori avessero visto sversare in mare il contenuto di bidoni metallici). Stesso destino per l’imbarcazione «Messalina» speronata dalla «Esram» (12.670 tonnellate di stazza) e per l’«Orca marina» speronata forse dal mercantile bulgaro «Osogovo». E poi, ancora, nella lista di mercantili stranieri affondati da queste parti, la nave cipriota “Pa n ayota”affondata al largo delle Tremiti, la nota nave giapponese Et Suyo Maru (dai mille nomi, il più conosciuto dei quali è Eden V) incagliatasi inspiegabilmente a Lesina, oggetto di un’interrogazione parlamentare del senatore Francesco Ferrante. Fatti sui quali la gente del Gargano vuole ora risposte dalle istituzioni, circa presunti traffici illeciti e smaltimento di rifiuti tossici nelle acque dell’Adriatico prospicienti il Gargano, ma anche e soprattutto sui rischi per la salute, anche in virtù dell’alta incidenza di gravi patologie fra la popolazione del promontorio.
Fonte ondaradio.info
Come già accaduto in altre occasioni, il fascino del Promontorio ha sciolto la presunta ritrosia commerciale dei buyers del Nord Europa alla prima edizione della Borsa del Turismo del Gargano (BTG). Tutti, senza distinzione di nazionalità, si sono detti disposti a commercializzare la vacanza di questo territorio.
L’evento, svoltosi a Vieste dal 14 al 17 settembre scorsi, è stato organizzato da quattro consorzi di aziende turistiche di Vieste («Promozione Gargano», «Fantastico Gargano», «Idea Gargano» e «Itinerario Gargano») in collaborazione con il consorzio turistico, di più lunga tradizione, «Gargano Mare».
Momento clou della BTG, che ha previsto anche delle escursioni sul territorio per i buyers con visita alle aziende ricettive, è stato il workshop svoltosi fra la mattina ed il pomeriggio di martedì 15 settembre presso l’Hotel Oasi Club di Vieste in due sale appositamente allestite.
Numerosa e di prestigio la partecipazione di aziende turistiche provenienti da tutto il Gargano che, in rappresentanza dei più importanti imprenditori, hanno aderito alla disponibilità offerta dai consorzi organizzatori di partecipare a costo zero ad un evento che per molti ha riservato importanti risvolti commerciali. Sempre affollate le due sale riservate alla contrattazione fra i 29 buyers del Nord Europa ed i rappresentanti delle aziende del Gargano accreditatesi per tempo alla BTG secondo una procedura già sperimentata da anni al TTI di Rimini.
«Per noi questa BTG è stata soprattutto un’occasione di crescita imprenditoriale. — ha spiegato Vittoria Vescera, presidente del consorzio «Gargano Mare» — Stiamo cercando di educarci ad offrire un prodotto appetibile per nuovi flussi, diversi da tutto ciò che finora, generosamente ci si ritrovati facilmente disponibile. Oggi il turista dobbiamo andarcelo a cercare e per questo bisogna prima apprendere le opportune tecniche di seduzione per poterlo soddisfare a pieno».
A curare la scelta del «portafoglio» dei buyers (in rappresentanza di Inghilterra, Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia) alla BTG ha provveduto la «TTG Italia», società di Rimini, leader nel settore dell’organizzazione di eventi di promozione e commercializzazione turistica, la stessa che a metà ottobre allestisce alla Fiera di Rimini l’appuntamento del TTI (Travel Trade Italy), divenuto ormai un appuntamento immancabile per nel settore turistico.
«Il prodotto turistico del Gargano — ha detto Antonio Dell’Aquilano, responsabile della divisione eventi della TTG Italia — ha un fascino innegabile. Ora però è fondamentale far conoscere meglio l’entroterra, la gastronomia, la cultura. Intorno a queste peculiarità siamo sicuri che i buyers partecipanti sapranno confezionare a giusta proposta per la loro clientela».
Nel corso del workshop, negli incontri b2b ed a margine dell’evento si è spesso sottolineata la necessità di avere un aeroporto più vicino al Gargano così da portare con maggior comodità attraverso collegamenti diretti turisti proprio dal Nord Europa.
Così al workshop della BTG c’era anche la Darwin Airlines per presentare un quinto aereo dal «Gino Lisa» di Foggia, un Saab da 50 posti, da usare come charter nell’ambito di accordi con i buyers presenti alla manifestazione. Fra l’altro anche la società Aeroporti di Puglia si è interessata alla BTG per valutare possibili sviluppi di collegamenti.
Allo stesso tempo i buyers presenti hanno evidenziato come per soddisfare la loro clientela sia necessario potenziare i servizi e valorizzare il territorio curandone la vivibilità. Soprattutto si è detto dell’importanza di rendere il soggiorno un qualcosa di esclusivo e speciale evitando soprattutto la facile omologazione in modo da privilegiare la vendita del prodotto-territorio, realtà esclusiva, e non del prodotto-struttura ricettiva, realtà non esclusiva e ritrovabile in altre realtà turistiche.
UFFICIALIZZATA L’ALTRA MATTINA A PALAZZO DOGANA DAL CLUB UNESCO DI FOGGIA E DALLA PRESIDENTESSA FLOREDANA ARNO’ IL PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DEL DOSSIER PER LA PROPOSTA DI CANDIDATURA DELLE "TARANTELLE DEL GARGANO"
Fonte: garganopress
FOGGIA. E’ stato ufficializzato l’altra mattina presso la sala giunta della Provincia di Foggia il progetto del Club Unesco di Foggia per la realizzazione del dossier, necessario per la proposta di candidatura delle Tarantelle del Gargano da presentare al Ministero dei Beni Culturali. A fare da bigliettino da visita saranno le tarantelle, gli strumenti musicali, i canti e le danze popolari della Montagna del Sole.
L’annuncio è stato dato da Floredana Arnò, presidentessa del Club Unesco di Foggia, alla presenza del vice-presidente dell’Ente Provincia Maria Elvira Consiglio, degli assessori provinciali Leonardo Di Gioia, Leonardo Francesco Lallo e Pasquale Pazienza e di numerosi rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni culturali del Promontorio. A coordinare il progetto, ribattezzato per l’occasione “Le tarantelle del Gargano”, sarà il giornalista Angelo De Luca; la direzione artistica è stata affidata, invece, al regista, autore e attore Germano Benincaso, mentre la direzione scientifica all’etnomusicologo Salvatore Villani. Come risaputo, la Conferenza generale dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), riunitasi nella sua trentaduesima sessione a Parigi nel 2003, ha adottato una convenzione per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale.
I punti salienti della convenzione evidenziano: l’importanza culturale immateriale in quanto fattore principale della diversità culturale e garanzia di uno sviluppo duraturo, come sottolineato dalla Raccomandazione Unesco sulla salvaguardia della cultura tradizionale e del folklore del 1989; il bisogno di creare sempre maggiore consapevolezza sull’argomento soprattutto tra i giovani, educandoli alla tutela e alla salvaguardia del loro passato; la considerazione dei programmi Unesco relativi alla proclamazione del patrimonio orale e immateriale dell’umanità; il rilevante ruolo del patrimonio culturale immateriale in quanto fattore per riavvicinare gli esseri umani e assicurare gli scambi e l’intesa fra loro.
Ma cos’è il Patrimonio Culturale Immateriale? In pratica le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, gli oggetti, gli strumenti, le esperienze, le arti dello spettacolo, la gastronomia, le consuetudini sociali, gli eventi rituali, l’artigianato tradizionale, le espressioni orali e il linguaggio. A tal proposito il Club Unesco di Foggia, come ha ricordato in Provincia la presidentessa Floredana Arnò, ha elaborato un progetto per la valorizzazione di b.c.i. del Gargano e della Capitanata, individuando in particolare le “Tarantelle del Gargano”, in quanto la musica, la danza, la coralità e lo spettacolo sono linguaggi universali che esaltano tre importanti obiettivi: la partecipazione, la condivisione, la memoria. Il progetto prevede la realizzazione di un dossier da inviare all’Unesco che metta in evidenza le peculiarità di 16 comunità del Promontorio di San Michele: Carpino, Rignano Garganico, Cagnano Varano, Ischitella, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, San Nicandro Garganico, Monte Sant’Angelo, Vico del Gargano, Vieste, Rodi Garganico, Peschici, Apricena, Mattinata, Manfredonia e Lesina. Previsti, inoltre, momenti di studio e di approfondimento, spettacoli itineranti, concorsi riservati a solisti e gruppi della tradizione canoro-musicale pura del Gargano, corsi di conoscenza e costruzione degli strumenti musicali a fiato, a percussione e a corda della Montagna del Sole, gemellaggi con altri Paesi del Mediterraneo, manifestazioni gastronomiche e fiere dell’artigianato strumentale. Il vice-presidente della Provincia Maria Elvira Consiglio e i suoi colleghi di giunta, che per l’occasione hanno informato e convocato tutti e 16 i sindaci dei comuni garganici interessati, si sono detti entusiasti dell’iniziativa messa in piedi dal Club Unesco di Foggia, che per la prima volta parte da un comitato di esperti conoscitori della materia per arrivare ad una proposta di candidatura al Ministero che potrebbe portare un ottimo risultato nel giro di alcuni anni. Oltre ad Arnò, De Luca, Villani e Benincaso, compongono il comitato promotore de “Le tarantelle del Gargano”: Angelo Del Vecchio, giornalista e direttore dell’Agenzia di Stampa Garganopres.net; Gennaro de Biase coordinatore tecnico Giuseppe Del Vecchio, musicista professionista; Domenico Ioli, costruttore di strumenti musicali; Gabriele Orlando, costruttore di chitarre battenti; Angela Bisceglia, cantatrice ed esperta di danze popolari; Pio Gravina, musicista e ricercatore; Bernardo Bisceglia, musicista professionista; Mimmo Impagnatiello, musicista ed esperto di strumenti musicali a percussione. Nei prossimi giorni, per concludere, sarà “on line” un apposito sito internet (www.tarantelledelgargano.com) dedicato al progetto che fornirà maggiori informazioni su “Le tarantelle del Gargano” e su una candidatura che dovrà interessare per forze di cose tutti i rappresentanti del popolo garganico, dalla società civile alle Istituzioni comunali, dagli Enti territoriali sovra-municipali alle associazioni culturali, dai custodi della tradizioni ai giovani che credono nella salvaguardia di un bene collettivo dell’umanità.
Lo stesso Gargano è una pagina tutta da scrivere
articolo di Antonio V. Gelormini
foto di Domenico S. Antonacci
Nell’arido scenario di un’estate grama di risultati per il turismo mondiale in genere, italiano in forma specifica e per quello del Mezzogiorno più in particolare, la Puglia si staglia come un’oasi, in apparenza surreale, e fa registrare dati confortanti in decisa controtendenza. Non si tratta di un miraggio. Ma del concreto consolidarsi di una performance, riscontrata dalla totalità degli indicatori economici, frutto di un’azione allargata e di concerto da anni perseguita dalla regione levantina.
L’industria del turismo è in calo dappertutto, gli effetti di una crisi diffusa e niente affatto passeggera, malgrado i flebili segnali di ripresa, lasciano il segno su multinazionali come il Club Med (-13%) o su mete balneari come la Sicilia, la Campania e la Sardegna. Le cinghie da tempo continuano a stringersi, e non sono molti quelli che possono ancora contare su qualche foro residuo. Flessioni a due cifre percentuali delle presenze nelle strutture ricettive. Riduzione vistosa dei fatturati e ulteriore concentrazione dei flussi nei picchi centrali di stagione. C’è solo la Puglia che tiene. E i suoi incrementi tra il 7 e il 10%, in Salento specialmente e sul Gargano in parte, sono gli unici a ravvivare il desolante quadro d’insieme.
I gestori dei lidi balneari confermano l’incremento di presenze in spiaggia, ma denunciano il sofferto contenimento di spese accessorie (bar e ristorazione). Lamentano l’inclemenza climatica del mese di giugno e continuano a sollecitare una revisione dei calendari scolastici. Contare su un’appendice estiva più lunga a settembre, magari a scapito di qualche settimana a giugno (da dedicare ad attività più pratiche), non solo aiuterebbe in concreto gli sforzi di destagionalizzazione nel comparto turistico, ma andrebbe incontro alle stesse esigenze delle famiglie, per cui giugno rappresenta spesso un problema.
La Puglia tiene. In un Italia che doveva essere “magica”, ma che si rivela inadeguata a realizzare politiche e azioni per trattenere. Mettendo a frutto quel suo straordinario potere d’attrazione, che le deriva dal privilegio di essere “unica”. La Puglia tiene perché, con caparbietà, sta riappropriandosi della sua antica attitudine alla fidelizzazione degli ospiti. Favorita dalla versatilità e dalla varietà di declinazioni della sua offerta turistica. Ma anche dai germogli di una riscoperta logica di sistema.
Per cui se il Salento traina, l’incremento esponenziale degli approdi crocieristici nel porto di Bari e la crescente attenzione del mondo del cinema a una location ricca di umori, sapori, luce e colori, diventano il palcoscenico di una destinazione con la maggior parte dei suoi tesori ancora nascosti. Per cui, il potenziale inespresso tra costa, entroterra e colline si rivela il valore aggiunto qualificante a una più larga offerta di turismo culturale. Funzionale a una proposta rinnovata, che individua nei convegni, nei congressi e nei servizi relativi, la moderna frontiera del turismo d’affari.
L’oasi può e vuole farsi più accogliente. Lo stesso Gargano è una pagina tutta da scrivere nei margini di riqualificazione e di sviluppo dell’industria alberghiera di Puglia. Se solo non ci si accontentasse più di un turismo di campeggio e non ci si facesse più confondere dagli arrivi senza presenze di un turismo di prossimità, puntando a servizi alberghieri più performanti, più variegati e ovviamente più redditizi.
E ancora. Se solo non ci si cullasse troppo, e soprattutto non ci si illudesse più tanto, sui ritorni di un turismo religioso da “toccata e fuga”, da integrare magari con dosi massicce di turismo culturale e turismo da diporto. A tal proposito, l’inaugurazione della moderna infrastruttura portuale di Rodi Garganico apre nuove prospettive di scambi e di flussi, sul tratto di mare più corto con la Croazia.
L’oasi Puglia non si nasconde tra le dune del deserto. E’ ben visibile al centro del Mediterraneo. E’ come un trabucco affascinante con i suoi pali a tentacoli, che si allungano come antenne sensibili di crostaceo. L’anima portante di un agile sistema di canapi e gomene. Riuscire a governarne la ragnatela di intrecci e diramazioni è l’opportunità che si offre all’Assessore al Turismo Magda Terrevoli. Se lo farà con maestria, la pesca continuerà ad essere senz’altro proficua.
“Caratteri della religiosità… che attraversano il Gargano e il mondo, per quel comune sentire e voglia di sacro che caratterizza il genere umano.”
Estratto dell’INTERVENTO DI LEONARDA CRISETTI
È un piacere per me rappresentare Cagnano nel programma “Gargano Letteratura”. Sono con noi tenaci seppur delicate “Le Gemme del Gargano”, accompagnate dall’infaticabile e crestivo direttore artistico Gianni Cerrone, dalle famiglie dei ragazzi e delle ragazze del gruppo folclorico, che seguono ogni evento culturale.
Sono, inoltre, Emanuele Sanzone, Tommaso Stefania e Costanza Schiavone, che ci declameranno i versi che andrò a commentare. È, infine, il cantore Antonio Di Cataldo che ci proporrà qualche canto popolare che bene si sposa con il tema di questa sera.
Vi condurrò – spero piacevolmente – sui caratteri della Religiosità popolare dei cagnanesi che attraversano il Gargano e il mondo, per quel comune sentire e voglia di sacro che caratterizza il genere umano. Religiosità che si radica a mio avviso nella paura della morte livellatrice che recide sul più bello il filo della vita. A questro riguardo non posso non ricordare che in quest’anno seno venute a mancare due personalità della cultura cagnanese molto attive: Francesco Bocale poeta e narratore e Francesco Ferrante giornalista e ricercatore storico. Ad essi va il nostro pensiero; alle loro famiglie il nostro cordoglio.
Saggio Religiosità popolare a CAGNANO VARANO (estratto)
Parlare di religiosità popolare e di devozione potrebbe sembrare anacronistico e demodé, ma non lo è. Discorrere su questo tema è utile perché i rituali e le festività religiose, attraverso cui si manifesta la devozione:
1. fanno parte delle nostre radici;
2. costituiscono momenti aggreganti, di coesione sociale, di terapia collettiva, anche quando dietro i cortei processionali si finisce con il chiacchierare anziché pregare;
3. sono occasioni per rivitalizzare il culto, i costumi, i valori, i piatti della tradizione, così contenendo gli effetti omogeneizzanti della globalizzazione;
4. offrono l’opportunità di gustare versi, canzoni, storie, attraverso cui si è espresso il sentimento umano e il rapporto con il sacro fino al recente passato;
5. appartengono anche al nostro mondo.
Le festività popolari influenzano, pertanto, la personalità globale, curando le dimensioni: religiosa, conoscitiva, estetica, socio-affettiva e morale. Ritengo, perciò, che sia conveniente conservare le forme devozionali della religiosità popolare e che le amministrazioni locali facciano bene a dare spazio a questi momenti culturali.
Prima di entrare nel vivo del tema, consentitemi di ricordare a tutti noi il significato di religione e religiosità popolare, accennare al rapporto tra religiosità popolare-folclore-devozione-superstizione-magia, parole che -come ciascuno sa – sono interrelate. […]
La religione è quell’istituzione universale – per il fatto che interessa tutti i cittadini-, che ha il potere di influenzare anche gli organi di potere dello stato, che si esprime attraverso manifestazioni e forme organizzative molto differenti, sia per quanto riguarda la ritualità, sia per quanto concerne l’oggetto del culto. L’espressione “religiosità popolare” riguarda le forme concrete e diverse con cui gli uomini si rapportano con il sacro, nelle differenti realtà di contesto e nei diversi periodi storici.
Riguardo al termine “popolare” va detto che se in passato ha significato tutto ciò che era ascrivibile ad uno stato sociale di basso livello, con il tempo, ripulito dalle incrostazioni ideologiche e classiste, ha assunto significati sempre più positivi. “Popolare” vuol dire “universale”, che appartiene al popolo devoto, quel popolo che in passato si è messo in cammno verso i luoghi sacri. Un popolo rappresentato da uomini e donne di ogni età e ceto sociale. Sotto questo profilo la religiosità popolare non è qualcosa di “apocrifo e bastardo”, da ridicolizzare e condannare anche attraverso la spettacolarizzazione.
[…] Il fenomeno della religiosità popolare va colto nella sua dinamicità storica, letto in chiave reticolare, analizzato alla luce della complessità. Ci si rende conto che “… la religione popolare non esiste allo stato puro; che in essa entrano, in varia misura, elementi folkloristici, pratiche superstiziose e magiche, sopravvivenze pagane”; che non è agevole tracciare i confini tra la religione popolare, da una parte, e il folklore, la superstizione e la magia, dall’altra; che “è anche molto difficile stabilire se una pratica sia una sopravvivenza pagana o sia invece una pratica cristiana più o meno deviata”.
Si comprende che i rituali, le cerimonie, le feste, le fiere, i pellegrinaggi attraversano il mondo dei credenti, che le forme devozionali sono da sempre esistite, anche prima del cristianesimo, perché da sempre l’uomo si è sentito fragile e impotente e ha avvertito il bisogno di protezione, di affidarsi alle forze soprannaturali in modo che queste potessero assicurare la salute materiale e spirituale dell’individuo e della collettività.
Nell’esprimere la propria devozione verso santi e divinità, inoltre, l’uomo ha utilizzato ogni tipo di linguaggio, manifestando la propria devozione con danze, gesti, canti, preghiere, addobbi, luci, colori, pellegrinaggi.
Incapace di dominare le forze occulte della materia e della vita, fatto ricorso alla magia, che pretende di controllare la morte, il dolore, il destino, di operare incantesimi, tramite persone speciali, che mediano tra la divinità e gli uomini.
[…] Nonostante il cristianesimo abbia condannato il magismo, ritenendolo espressione delle forze demoniache, le pratiche legate alla superstizione e alla magia non solo non sono cessate, ma hanno ripreso vigore proprio in concomitanza dell’affermarsi del cristianesimo e della nascita d’interesse verso il culto di Maria e di altri Santi.
Si pensi alle reliquie che hanno messo in moto tutto il popolo dei devoti in pellegrinaggio verso i luoghi, ove esse si conservano, per poterle vedere e così sperare di ricevere una grazia. Si pensi agli amuleti e alle formule magiche.
A Cagnano, ad esempio, molti credono ancora oggi che sia sufficiente invocare “Sande Martine”, per allontanare il malocchio . L’invocazione, però, per avere efficacia, deve essere accompagnata dal gesto di farsi toccare dalla persona ritenuta responsabile dello “sguardo” iettatore. Se invece la ragazza è già stata “affascenata” , c’è bisogno dell’intervento della comare che è a conoscenza della formula terapeutica. È, questa, una sorta di nenia che si pronuncia mentre si scioglie il malocchio; può essere appresa solo la sera di Natale e può essere insegnata solamente a due persone, per cogliere nel segno. Il bambino il “mal di vermi”? un dolore? Eccolo dalla comare ritenuta esperta-guaritrice dalla comunità. Era sufficiente che ella lo segnasse con il segno di croce, gli toccasse la parte dolorante e pronunciasse alcune parole, tra cui rientravano i nomi dei Santi, di Maria, di Cristo. L’immaginario collettivo cagnanese aveva, inoltre, conferito ad alcune donne – le fattucchiere – il potere speciale di fare la “fattura”, utile per riconquistare il fidanzato, per far scatenare l’odio o per far nascere l’amore. Donne ricercate e temute, le fattucchiere. Guai a mettersele contro!
Tra le manifestazioni popolari delle società contadine, c’erano riti augurali, propiziatori per sé, per le proprie messi e per le proprie greggi, legittimati dal bisogno di sicurezza, si soddisfare le sigenze primarie. Ed ecco, la massaia che, dopo aver impastato il pane, fa un segno di croce prima di coprirlo per bene, in modo che lieviti. Nel frattempo chi entra in casa è tenuto a dire: “Sande Martine”, oppure: “Bbenedica!” Ecco il massaro che, nel lavorare il latte per fare scamorze, caciocavalli e altri prodotti caseari, fa anch’egli il segno di croce sull’impasto. Ecco il pastore in grotta per entrare nelle grazie di San Michele, perché tenga lontano da sé e dal suo gregge peste e terremoti. Ecco il pescatore che implora i santi per augurarsi una pesca miracolosa.
Quando, da bambina, accompagnavo mio padre a buttare le reti nelle acque del Varano, ogni sera prima di tornare alla “torra”, m’invitava a ripetere con lui, che in chiesa era andato solo per sposarsi e per battezzare i figli: “Nda lu nome de Sand’Addècchia, ogni magghjia ‘na vurrecchia”. A mia madre, invece, continuano a illuminarsi gli occhi, quando mi racconta della pesca miracolosa dell’8 settembre: cinque quintali di anguille, di cui due e mezzo di capitoni. – “ E chija ce ne po’ scurdà! Vo jèsse bbenedètta la Madonna de li Grazije”.
L’olio era da tutti ritenuto “sacro”. Se accidentalmente se ne versava un po’ sul pavimento, bisognava buttarci sopra prontamente del sale, per neutralizzare gli effetti negativi dell’incidente, altrimenti la famiglia si sarebbe imbattuta in una disgrazia. Anche la rottura di uno specchio era ritenuta di maleaugurio.
Chi era stato graziato dalla Madonna, da San Michele o da Sant’Antonio, era tenuto a vestire un bambino della famiglia come la Madonna o come il Santo. Come buon auspicio, quasi tutti appuntavano sotto il vestito “l’abbetine”, un sacchettino che conteneva un santino piegato più volte, acini di sale e altri oggettini ritenuti scaramatici. Altri si appuntavano anche il “mazzetto”, che raggruppava un piccolo corno, un crocifisso, una manuzza.
“Mettendo insieme curnecèdde, sale e sandine, voi mischiate il sacro con il profano – protestava don Angelo Pasquarelli, parroco del paese negli anni Sessanta. Le donne, però, non lo ascoltavano e hanno continuato a mettere lu trappète sotto il letto, “nu poche de cudacchje” dietro la porta, un bel paio di corna all’ingresso, perché questi oggetti, le formule magiche, determinati gesti – dichiara convinta una signora da me intervistata – “vanno contro la malaggende, contro il malocchio, contro li nemici”.
Nel mondo in cui la scienza e la tecnica non registravano gli attuali progressi, nelle società in cui dominavano la precarietà, la miseria e l’ignoranza, nel mondo in cui anche l’emicrania e il mal di pancia erano inspiegabili, l’uomo faceva, dunque, ricorso ai Santi, alla superstizione e alla magia. La commistione di superstizione-magia e devozione cristiana, presente in ogni pratica popolare, era perciò finalizzata alla salute psico-fisica dell’individuo e della comunità.
Lo sconfinamento della religiosità nella magia è evidente nella tradizione di San Giovanni che cade in 24 giugno di ciascun anno. A questa festa religiosa erano particolarmente devote le donne da marito che, curiose di conoscere il proprio futuro, ricorrevano all’arte divinatoria interpellando, appunto, San Giovanni. Tenendo il setaccio sospeso con delle forbici, l’interrogante diceva:
“San Giuuanne che vi ‘na vota all’anne,
dimme Mechèle me penza, si o no?
Se il setaccio ruotava verso destra o verso sinistra, era segno che Michele la pensava. La sera di San Giovanni, inoltre, queste giovani donne, per conoscere il mestiere del futuro sposo, solevano mettere “a llu serine” l’albume dell’uovo in un bicchiere d’acqua. Se al mattino seguente l’albume, rapprendendosi, assumeva la forma di una pecorella, era segno che la ragazza doveva sposare un pastore, se diventava una falce, il futuro sposo sarebbe stato contadino, se assumeva la forma di una scarpa, avrebbe sposato un calzolaio, se diventava un pesce, quella donna sarebbe diventata moglie di un pescatore. Altre donne, più impazienti, nel bicchiere insieme all’acqua, anziché l’albume, vi versavano del piombo fuso.. Le fidanzate, che desideravano informazioni sulla futura vita coniugale, interpellavano, invece, il cardo, che la sera di San Giovanni veniva bruciacchiato e lasciato all’aperto durante la notte. Se all’indomani avvizziva, non era di buon auspicio, se rinverdiva, prometteva una vita coniugale serena.
Comportamenti supersiziosi che hanno accompagnato l’uomo di sempre. E se San Giovanni e/o San Michele sembrano avere assorbito le funzioni di Calcante, l’indovino greco giunto a Roma per dare responsi dentro le grotte, e quelle di Asclepio guaritore, poi, sono subentrati l’oroscopo e i medium. Oggi i maghi, i morti, i Santi s’interpellano ancora, soprattutto per guarire da una malattia e … per aver un numero vincente da giocare, alimentando la speranza di potersi arricchire, mentre, di fatto, ci si finisce con l’indebitare di più. Anche nella società conoscitiva e tecnologica, caratterizzata dai progressi della scienza e della tecnica, atteggiamenti e comportamenti superstiziosi trovano, perciò, ancora spazio.
A fronte delle ragazze che consultavano San Giovanni di nascosto, i giovani di Cagnano, molto più concreti, attendevano ansiosi le feste religiose per conoscere e corteggiare le ragazze. Il motivo religioso è, perciò, associato anche al tema dell’amore. Lo dimostrano alcuni testi da me raccolti in Canti e storie di vita contadina. In sije bbèlla ca dumane è ffèsta, una canzone popolare che assume la struttura della manuetta, l’anonimo autore invita la ragazza a farsi bella per l’indomani, giorno dell’Ascensione o del Corpus Domini, ad affacciarsi alla finestra, a lanciare i fiori sul corteo processionale. Ascoltiamo questi versi, con la voce e l’interpretazione di Emanuele. A tradurli è Tommaso.
Sije bbèlla ca duman’è ffèsta
L’Ascinzijόne e llu corpo de Criste.
Gàvizite e vvatti mitti a lla funèstra,
mèna li fiori quanni passa Criste.
Tu li mini pi la mana dèstra
E lui li raccogli pi la sinistra.
Quillu ch’àvita fa, facitilu prèste.
Ca sinnò ce mèna e la funisce.
La funisce e la
Nzia ma’ nzia ma’
Vola palomma
E cu la pampena ti risponde.
E funisce e vvola
Si la fiamma di lu core
Quanne ce à ddà luuà
Quanne lui pi ttè po’ stà.
Di questo brano vi vorrei proporre la versione cantata. Prima, però, mi sia consentito un breve commento sul passaggio che recita “Tu li mine cu la mana dèstra e lui li piglia cu ma mana senistra”, nel quale c’è un senso che può essere colto solo andando con la mente alla cultura medievale. La donna qui lancia i fiori con la destra, sinonimo di forza, di grandezza, della mano di Dio, mentre a sé, essere debole, il cantore concede di afferrarli con la mano sinistra, simbolo della debolezza, della tentazione, del peccato. La donna rappresenta, pertanto, il mezzo che permette all’uomo di elevarsi. Nel canto, e solo nel canto, attraverso il corteggiamento, si riflette la visione angelicata della donna, paragonata alla Madonna, perché la realtà quotidiana della donna era molto diversa. Sul tema della condizione della donna ho scritto diversi articoli e con gli alunni del liceo abbiamo fatto una ricerca intervistando oltre venti nonne (vedi blog Dina Crisetti o il Gargano nuovo), mentre ora è giunto il momento di porporvi la versione cantata del testo appena presentato.
Nel riprendere il nostro tema, vorrei farvi notare che i canti popolari e, nel nostro caso, quelli che parlano di religiosità popolare non sono solo di Cagnano, ma appartengono a tutto il Gargano e vanno anche oltre. Lo verificheremo attraverso il testo che segue, di cui presenteremo tre versioni. Sono certa però che ne esistano altre. Verificate da voi, ad es., se è presente nel vostro dialetto. Il brano porta il titolo: “Quarandasètte jurne songh state uneste” e allude alla tradizione della penitenza, della preghiera, del digiuno e degli impedimenti, associata alla Quaresima. Il cantore, anonimo come in molti canti popolari, dice, infatti, di essere stato fedele alla sua donna per quarantasette giorni, che giunta la Pasqua, le ragioni del cuore non possono più tacere. Bisogna assolutamente incontrarsi.
Versione cagnanese
Quarandasètte jurne sònghe state unèste
E cce so state pe fféde e ppe propòsete
E mmo che ssò menute li sande fèste
raggiόne de cόre ce ne jèsce tòste.
Sàbbete sande sfèrrene li cambane
Jè lu jurne de Pasqua, nghiésa ce vedime.
A San Giovanni Rotondo i comportamenti da assumere durante la Quaresima si tramandavano così:
Bèlla mò ce ne vane la Quarandana
Mo nge fa l’amòre com’e pprima.
Mìttete ‘na crona longa mmane
E vvatte sinde la mèssa ògne mmatina.
Sàbbete sfàrrene li cambane
E allòra facime l’amòre com’e pprima.
È qui evidente la contaminazione di culti pagani e cristiani. È chiaro che la Quaresima è andata a sotituire la Quarandana (nna). Da un mio saggio”, ho scoperto che quello della Quarandanna era un rito tutto femminile riconducibile ai greci, che rifletteva la condizione difficile, subalterna della donna, incerta soprattutto in età adolescenziale, quando era in attesa di “sistemazione”. Il rituale voleva che si costruisse una pupa di pezza, chela si vestisse con gli abiti tradizionali femminili (gonna, gunnèdda e tuccate in testaù), che in una mano portasse lu fuse e nell’altro la chenocchia (fuso e rocca). Questa pupa nel periodo della Quaresima era appesa a una corda, tesa tra due pali della strada, oppure sulla mezza porta, o ancora alla finestra. Là restava sospesa per quaranta giorni. Il sabato santo veniva, slegata e, infine, bruciata o impiccata. Il rituale della Quarandana fu poi assorbito dalla cultura cristiana, che ne ha mutuato il nome [solo in parte modificato] e ne ha fatti coincidere i tempi di celebrazione. Nella versione sangiovannese oltre alla variante della "Quarandanna” al posto dei “Quarantasette giorni” della Quaresima, si registra l’imperativo dell’innamorato che ordina alla donna di recarsi in chiesa, a pregare.
A San Marco in Lamis, i comportamenti da assumere in Quaresima si tramandavano con questi versi:
Quarandasètte jurne jè la Quarèseme.
Non è ttèmbe cchiù de fa l’amόre.
Mìttete ‘na crona jinde li mane,
decème uammarije e rrazione.
La matina che te jàveze da lu lètte,
vàttela sinde ‘na prèdeca devine.
Sàbbete Sande a sciolate d’è cambane
Ce vedème arrète com’e pprime.
Il brano di San Marco in Lamis è quello che, oltre a meglio evidenziare il tema della religiosità associato all’amore, è più completo. Negli otto versi [quelli tipici dello strambotto], l’autore dice espressamente che durante i quarantasette giorni della Quaresima non è tempo di amoreggiare, che bisogna recitare lunghe preghiere (la corona del rosario deve essere, perciò, con molti grani), che bisogna andare in chiesa ogni mattina, che solamente il sabato santo, allorché saranno state slegate le campane – una volta cessato il periodo di “lutto”- sarà possibile incontrarsi in chiesa e rivedersi come un tempo. In tutte e tre le versioni è, comunque, presente il motivo dell’astensione dei rapporti sessuali durante il periodo quaresimale.
In genere erano i maschi a esprimere la propria devozione verso le ragazze, cogliendo le opportunità offerte dalle feste religiose. Ho trovato, tuttavia, un testo che ha come protagonista una voce femminile. Ci troviamo di fronte a una giovane donna che si rivolge a un giovanotto e lo fa con molta delicatezza, con devozione – oserei dire- religiosa.
Àveza quidd’occhje, giuvinotte galande,
Ch’èia vède li bbillizzi di lu tuo visu.
Tu sumigghje a doi viole bianghe
O puramende a lu fiore de lu paravisù.
E guarda bellù, a chi ti rassumigghi?
A la spèra de lu solu, a ‘nu friscu ggigliu.
E guarda, bellu, a chi àssumigghiate?
Alla spèra di lu solu, quannu jè levate.
Un brano che ricorre alla figura retorica dell’analogia per indicare la nobiltà d’animo del giovanotto, che si coglie con gli elementi indicanti la luminosità, lo splendore, tutto ciò che è bianco. Nel testo, infatti, la donna paragona il bel giovanotto alle viole bianche, al fresco giglio, al fiore del paradiso, alla sfera sole.
Proseguendo il nostro viaggio sulla religiosità popolare così come si è sincretizzata a Cagnano Varano, un paese del Gargano nord, che ha i piedi puntati sull’anfiteatro di colline e le spalle rivolte alla laguna e al mare, un territorio dai mille volti, che riflette la civiltà dinamica del mare e del lago e quella più chiusa ma non meno interessante della realtà agro-silvo-pastorale, un paese che presenta le anime religiosa e turistica, proprio come quella garganica, di cui rappresenta un piccolo ma prezioso tassello, non posso non soffermarmi sulle figure di due santità molto significative: quella angelicata dell’Arcangelo Michele e quella tutta umana, della Madonna delle Grazie, nella quale molte donne del posto si sono identificate. Figure molto apprezzate, per altro, in tutta la Capitanata, come dimostra la frequenza dei pellegrini ai loro santuari. […]

Parlando di "Foggia non dirle mai addio" aveva detto : la Capitanata è anche la sua musica, in cui colori, sapori e passato si ritrovano per diventare espressione artistica vera. L’ho scoperta nello sguardo dei Cantori di Carpino, le cui canzoni concludono il film assieme ad una canzone di Bennato. Uno sguardo profondo che guarda lontano, la canzone popolare vola ad abbracciare e ad inventare il futuro.
Due i film girati in provincia di Foggia: ‘Foggia non dirle mai addio’ e ‘Il Cardo Rosso’. Quest’ultimo mai andato in distribuzione
articolo di Marzia Campagna di teleradioerre.it
A 91 anni si è spento il regista e sceneggiatore Luciano Emmer. E’ morto stamattina al policlinico Gemelli di Roma, era in gravi condizioni dall’estate, in seguito a un brutto incidente stradale. Proprio nei giorni scorsi la Mostra del Cinema di Venezia gli aveva dedicato nella sezione retrospettiva ‘Questi Fantasmi’ e la proiezione di ‘La ragazza in vetrina’, una sua pellicola del 1960. Luciano Emmer è ricordato per aver girato la prima sigla di ‘Carosello’, quella con i siparietti che si aprivano uno dopo l’altro. Un’intera generazione di artisti è passata davanti alla sua macchina da presa per interpretare gli spot mandati in onda dalla celebre trasmissione preserale: da Totò a Walter Chiari, da Mina a Carlo Dapporto, fino a Dario Fo. Un regista legato alla Capitanata e soprattutto a Foggia a cui ha dedicato il film "Foggia non dirle mai addio" girato nel 1996. Un territorio che lo ha affascinato a tal punto da diventare location di un altro film, girato nel 2005, ‘Il Cardo Rosso", dedicato ai terrazzani e ambientato nel tardo Ottocento. Un film che non è mai andato in distribuzione, perchè ancora in fase montaggio e alla cui prima il suo regista non potrà più assistere. Un film che è anche un po’ figlio di Teleradioerre che ha collaborato alla sua produzione fornendo materiali, attrezzature e supporto finanziario. Dopo ‘Il Cardo Rosso’ Emmer si è dedicato al suo ultimo lavoro ‘Masolino’, un vero cortometraggio d’arte.
Il senso vero dello spazio e del tempo
Luciano Emmer, il suo amore racconta la nostra terra
articolo di Gaetano Berthoud da garganonews.it
Ero ancora forestiero per questa terra quando ho imparato a conoscerla nel profondo e ad amarla. Mi legava ad essa prima del film un’antica amicizia con le persone. Ma non ancora un rapporto vero con la terra, quel rapporto che ad un certo punto ti fa smettere di essere forestiero e ti fa scoprire amico, fratello, amante.
Ho dovuto salire sull’elicottero per le prime riprese di “Foggia, non dirle mai addio” per scoprirla del tutto. Per le esigenze del film, giravamo in giugno, nei giorni intensi della mietitura del grano, quando le colline sono un mare giallo oro e già nel Tavoliere si alternano ai campi ancora gravidi di spighe quelli già mietuti, neri per la bruciatura delle stoppie. Sull’elicottero pareva non vi fosse confine tra la terra ed il cielo, tra la piana e le alture tutte coperte d’oro. A Castelfiorentino, tra i ruderi del luogo dove Federico II concluse la sua vita terrena, mi ha colto una sensazione di infinito: è come se la millenaria storia della Capitanata s’intrecciasse d’incanto con la distesa senza fine del Tavoliere che prorompe improvviso dalle balze del castello.
La Capitanata dei due mari: il mare azzurro del Gargano e quello giallo del Tavoliere. La Capitanata è i suoi colori, ma non in un senso oleografico o bozzettistico. Per dipingerla occorre armarsi di una tavolozza infinita. I colori di questa terra ne disvelano l’identità profonda. Il film stesso è un incredibile alternarsi di colori, che solo questa terra è in grado di offrire: l’oro del grano, l’azzurro del mare, il verde delle olive “Belle di Cerignola”, il rosso dei pomodori stesi ad essiccare, il bianco delle piramidi di sale di Margherita di Savoia. Il paesaggio trasuda la storia di cui questo territorio è intriso: i campi, le colline, i santuari, i castelli raccontano secoli di vita. Le spigolatrici, i braccianti, i pastori e le greggi transumanti, i terrazzani che da Borgo Croci partivano in cerca di erbe selvatiche, di funghi, di allodole, perfino la spiritualità dell’arcangelo Michele a Monte S.Angelo e di Padre Pio a S.Giovanni Rotondo, lo hanno plasmato e modellato.
L’uomo ha cambiato il territorio e ne è stato cambiato, e da questo continuo rapporto è scaturita la storia, il mito, come racconta la leggenda di Vieste e Pizzomunno, amanti sfortunati, il cui amore si ammanta d’eternità nel faraglione di Vieste. Ha ragione Eugenio Bennato quando canta: “Foggia è quello che è stato, e quello che ancora deve venire”. La Capitanata è anche la sua musica, in cui colori, sapori e passato si ritrovano per diventare espressione artistica vera. L’ho scoperta nello sguardo dei Cantori di Carpino, le cui canzoni concludono il film assieme alla poesia di Bennato. Uno sguardo profondo che guarda lontano, la canzone popolare vola ad abbracciare e ad inventare il futuro.
Il Gargano riesce ad essere contemporaneamente ieri, oggi e domani. L’invito che rivolgo a quanti la visitano ma anche a quanti la abitano è di lasciarsi contagiare da questo spirito che solo qui può ritrovarsi, in un’epoca in cui tutto sembra vivere fuori tempo, sempre più in fretta. Perché solo qui, si può ritrovare il senso vero dello spazio e del tempo.
PAURA, DISORIENTAMENTO E
RASSEGNAZIONE IN COMUNITA’ MONTANA A MONTE SANT’ANGELO
L’ARRINGA DI NICOLA PINTO, PRESIDENTE SENZA PASSWORD
di Angelo Del Vecchio
MONTE SANT’ANGELO. E’ stato ribattezzato il "Presidente senza password". Si
tratta di Nicola Pinto, responsabile politico della rinata Comunità Montana
del Gargano che stamane, nel corso di una lunga arringa difensiva presso la
sala consiliare dell’Ente, ha dichiarato di essere talmente in contrasto con
una parte della dirigenza della Comunità da vedersi negare persino la password
per fare delle fotocopie istituzionali.
I litigi vengono da lontano e riguardano astii che si sono acuiti all’indomani
dell’avvio di una inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Foggia
per presunte tangenti intascate dallo stesso presidente Pinto e dal suo vice
Peppino Maratea.
Pinto oggi in aula se l’è presa frontalmente con una parte dei suoi
dipendenti, rei a suo dire di nascondergli atti e documenti utili alla sua
difesa nel suddetto processo e soprattutto per la corretta prosecuzione della
conduzione amministrativa dell’Ente.
L’assemblea rappresentativa era stata convocata per discutere del seguente
ordine del giorno: Comunicazioni del Presidente; Articolo apparso sul
quotidiano l’ATTACCO in data 08/08/09 a firma del dott. Nicola Taglione
Sindaco del Comune di Cagnano Varano – Determinazione; Articolo apparso sul
quotidiano l’ATTACCO in data 28/07/2009 a firma del “Curiosone” –
Determinazione; Prot. 2010 del 26/08/09, prot. 2014 del 26/08/09, prot. 2042
del 27/08/09, prot. 2049 del 27/08/09, prot. 2099 del 02/09/09 –
Determinazione; Prot. 1999 del 24/08/09 – Determinazione; Legge Regionale n.
10 del 30/04/09, adempimenti ai sensi dell’art. 44.
Quest’ultimo accapo è stato rinviato.
Di questo e di altro ne parleremo nelle prossime ore nell’ambito di un
apposito servizio di cronaca da cui trasparirà chiaramente lo stato di disagio
in cui versavano i consiglieri presenti in aula, spauriti da una inchiesta in
corso, preoccupati per un probabile non ritorno in Comunità dopo le
indicazione dei 13 sindaci del Gargano e rassegnati per uno stato latente di
confuzione tutta intestina all’area tecnico-amministrativa della struttura
montana.
Fonte Garganopress.net
Intervento del vice-presidente della Comunità Montana del
Gargano, Luigi Vergura – Seduta del 14/09/2009
Quando si dice “facciamo sistema”. Certo, ma quante volte abbiamo utilizzato impropriamente questo termine? C’è davvero qualcuno che possa dire di fare sistema oltre ai soliti incontri, conditi di tante promesse, tante strette di mano, belle parole, grandi consorzi e poi? Poco più del nulla.
Ma c’è un Gargano che si muove, che ha voglia di fare aldilà di tutto, che esprime passioni sincere verso il nostro territorio, un Gargano che si muove “lento”, silenzioso e concreto nelle sue iniziative.
Oggi abbiamo avuto un ulteriore prova di questo Gargano meno blasonato, ma che, nello stesso tempo, guarda più lontano, dove nella sede Io Sono Garganico a Vico del Gargano, si sono riunite ancora una volta tutte le agenzie e associazioni che propongono escursioni turistiche alla scoperta del “Gargano Segreto”, alla presenza dell’Assessore allo sport e turismo provinciale Nicola Vascello.
I protagonisti sono stati ancora loro, tanti giovani ma anche esperti del territorio, dove ancora una volta hanno ribadito la fiducia in questa sinergia e collaborazione verso nuove strategie (cosa già avvenuta attraverso il catalogo turistico “Città Aperte”).
La novità di questo nuovo incontro è stata la presenza dell’agenzia Gtours che, dopo aver conosciuto le varie attività escursionistiche, ha prospettato una collaborazione più fattiva, proponendo a tutte loro di entrare a far parte del catalogo turistico da loro prodotto con tiratura di 300.000 copie, distibuito in tutti i mercati turistici internazionali.
La strategia consiste nel proporre a mercati di nicchia, ma non per questo meno importanti, vacanze nel Gargano di un certo livello culturale e naturalistico, come dire “quel” mercato che tanto rivendichiamo per poter finalmente destagionalizzare la nostra offerta turistica.
Proviamo quindi ad immaginare un catalogo distribuito in Finlandia che propone un week end ad Aprile sul Gargano a 199 euro “alla scoperta delle Orchidee”, con un’ esperta guida turistica, pronta ad accogliere gli ospiti, in accordo con la struttura ricettiva? Questo è esattamente un esempio calzante di quello che si vuol fare.
Tante le agenzie e associazioni, delle diverse località del Gargano, interessate e disponibili da subito a condividere l’iniziativa, cosa molto apprezzata dall’assessore Vascello, dove ha anche auspicato la realizzazione di una brochure specifica di queste attività, da proporre all’interno di pacchetti turistici già dal prossimo appuntamento di un certo rilievo, la fiera TTG di Rimini in programma il prossimo Ottobre.
E’ certo è che queste attività sono già largamente organizzate in altri territori turistici, ma è importante avviare anche nel nostro Gargano iniziative che inducono a riflessioni sulle condivisioni di sistema turistico ed organizzativo.
di Gaetano Berthoud
E’ iniziata la prima "Borsa del Turismo del Gargano" (BTG)
L’evento, promosso da cinque Consorzi turistici di Vieste (Gargano Mare, Promozione Gargano, Fantastico Gargano, Idea Gargano, Itinerario Gargano) si propone di far entrare fattivamente in contatto il mondo dell’impresa turistica del Gargano con i tour operator di Germania, Inghilterra, Irlanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Francia, Finlandia.
Dal turismo balneare all’enogastronomia, dai tour storico-culturali al turismo benessere e offerte ad hoc per i vari segmenti: sono queste le risposte alle esigenze dei propri clienti che i tour operator internazionali cercheranno di trovare tra le città, le strutture turistiche e i paesaggi del Gargano.
Numerossime le aziende turistico-ricettive del Gargano che si sono accreditati per incontrare i 30 tour operator del Nord Europa che sono arrivati nel pomeriggio di ieri.
Le aziende che partecipano al BTG sono strutture alberghiere, residence, villaggi, agriturismi, bed and breakfast, campeggi così da offrire un’ampia selezione dell’offerta turistica garganica. Ai buyers stranieri saranno proposte degustazioni di prodotti tipici locali, per favorire anche la promozione delle aziende agroalimentari del territorio, in un’ottica sempre più orientata a sottolineare il connubio tra cibo e turismo.
Non mancheranno, ovviamente, i momenti istituzionali, con la presenza dei rappresentati degli Enti locali, provinciali e regionali, per un momento di riflessione e di programmazione riguardo al "brand Gargano" che può aprirsi a nuovi mercati proprio con la "Borsa del Turismo del Gargano" che ambisce a divenire un appuntamento fisso sul territorio.
Compito nostro è quello di rammentare agli organizzatori e ai tour operator, che dal 14 al 17 settembre dialogheranno per trovare le migliori soluzioni possibili, che il Gargano ha anche un patrimonio reale di idee. Ed è proprio su questo che occorre investire.
Gli investimenti in cultura non sono solo celebrazione dell’effimero, ma riappropriazioni del patrimonio culturale locale.
La cultura in genere rappresenta, molto spesso, un fattore chiave di sviluppo, soprattutto per un territorio come il nostro ricco di testimonianze storiche e con un’economia fortemente condizionata dal turismo e dal settore primario.
La valorizzazione della vocazione turistica del territorio passa anche attraverso una più attenta tutela del patrimonio culturale materiale e immateriale.
Fino ad oggi sul Gargano i privati si sono visti poco. Questa borsa rappresenta un nuovo inizio.
E’ giunto il momento che le amministrazioni pubbliche e il mondo delle imprese guardino i risultati degli eventi che tradizionalmente vengono realizzati ed insieme ai loro organizzatori realizzino finalmente il marketing sul e per il territorio garganico promuovendo il suo patrimonio e le sue eccellenze artistiche e culturali.