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Antonio Basile (Ufficiale)

Antonio Basile (Ufficiale) ha scritto 2101 articoli per Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

Se questa è una Comunità

PAURA, DISORIENTAMENTO E
RASSEGNAZIONE IN COMUNITA’ MONTANA A MONTE SANT’ANGELO

L’ARRINGA DI NICOLA PINTO, PRESIDENTE SENZA PASSWORD

di Angelo Del Vecchio

MONTE SANT’ANGELO. E’ stato ribattezzato il "Presidente senza password". Si
tratta di Nicola Pinto, responsabile politico della rinata Comunità Montana
del Gargano che stamane, nel corso di una lunga arringa difensiva presso la
sala consiliare dell’Ente, ha dichiarato di essere talmente in contrasto con
una parte della dirigenza della Comunità da vedersi negare persino la password
per fare delle fotocopie istituzionali.

I litigi vengono da lontano e riguardano astii che si sono acuiti all’indomani
dell’avvio di una inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Foggia
per presunte tangenti intascate dallo stesso presidente Pinto e dal suo vice
Peppino Maratea.

Pinto oggi in aula se l’è presa frontalmente con una parte dei suoi
dipendenti, rei a suo dire di nascondergli atti e documenti utili alla sua
difesa nel suddetto processo e soprattutto per la corretta prosecuzione della
conduzione amministrativa dell’Ente.

L’assemblea rappresentativa era stata convocata per discutere del seguente
ordine del giorno: Comunicazioni del Presidente; Articolo apparso sul
quotidiano l’ATTACCO in data 08/08/09 a firma del dott. Nicola Taglione
Sindaco del Comune di Cagnano Varano – Determinazione; Articolo apparso sul
quotidiano l’ATTACCO in data 28/07/2009 a firma del “Curiosone” –
Determinazione; Prot. 2010 del 26/08/09, prot. 2014 del 26/08/09, prot. 2042
del 27/08/09, prot. 2049 del 27/08/09, prot. 2099 del 02/09/09 –
Determinazione; Prot. 1999 del 24/08/09 – Determinazione; Legge Regionale n.
10 del 30/04/09, adempimenti ai sensi dell’art. 44.

Quest’ultimo accapo è stato rinviato.
Di questo e di altro ne parleremo nelle prossime ore nell’ambito di un
apposito servizio di cronaca da cui trasparirà chiaramente lo stato di disagio
in cui versavano i consiglieri presenti in aula, spauriti da una inchiesta in
corso, preoccupati per un probabile non ritorno in Comunità dopo le
indicazione dei 13 sindaci del Gargano e rassegnati per uno stato latente di
confuzione tutta intestina all’area tecnico-amministrativa della struttura
montana.

Fonte Garganopress.net

Intervento del vice-presidente della Comunità Montana del
Gargano, Luigi Vergura – Seduta del 14/09/2009

 

Non tutte le istituzioni vengono per nuocere

Quando si dice “facciamo sistema”. Certo, ma quante volte abbiamo utilizzato impropriamente questo termine? C’è davvero qualcuno che possa dire di fare sistema oltre ai soliti incontri, conditi di tante promesse, tante strette di mano, belle parole, grandi consorzi e poi? Poco più del nulla.
Ma c’è un Gargano che si muove, che ha voglia di fare aldilà di tutto, che esprime passioni sincere verso il nostro territorio,
un Gargano che si muove “lento”, silenzioso e concreto nelle sue iniziative.
Oggi abbiamo avuto un ulteriore prova di questo Gargano meno blasonato, ma che, nello stesso tempo, guarda più lontano, dove nella sede Io Sono Garganico  a Vico del Gargano, si sono riunite ancora una volta
tutte le agenzie e associazioni che propongono escursioni turistiche alla scoperta del “Gargano Segreto”, alla presenza dell’Assessore allo sport e turismo provinciale Nicola Vascello.
I protagonisti sono stati ancora loro,
tanti giovani ma anche esperti del territorio, dove ancora una volta hanno ribadito la fiducia in questa sinergia e collaborazione verso nuove strategie (cosa già avvenuta attraverso il catalogo turistico “Città Aperte”).
La novità di questo nuovo incontro è stata la presenza dell’agenzia Gtours che, dopo aver conosciuto le varie attività escursionistiche,
ha prospettato una collaborazione più fattiva, proponendo a tutte loro di entrare a far parte del catalogo turistico da loro prodotto con tiratura di 300.000 copie, distibuito in tutti i mercati turistici internazionali.
La strategia consiste nel
proporre a mercati di nicchia, ma non per questo meno importanti, vacanze nel Gargano di un certo livello culturale e naturalistico, come dire “quel” mercato che tanto rivendichiamo per poter finalmente destagionalizzare la nostra offerta turistica.
Proviamo quindi ad immaginare un catalogo distribuito in Finlandia che propone un week end ad Aprile sul Gargano a 199 euro “alla scoperta delle Orchidee”, con un’ esperta guida turistica, pronta ad accogliere gli ospiti,
in accordo con la struttura ricettiva? Questo è esattamente un esempio calzante di quello che si vuol fare.
Tante le agenzie e associazioni,
delle diverse località del Gargano, interessate e disponibili da subito a condividere l’iniziativa, cosa molto apprezzata dall’assessore Vascello, dove ha anche auspicato la realizzazione di una brochure specifica di queste attività, da proporre all’interno di pacchetti turistici già dal prossimo appuntamento di un certo rilievo, la fiera TTG di Rimini in programma il prossimo Ottobre.
E’ certo è che queste attività sono già largamente organizzate in altri territori turistici, ma è importante avviare anche nel nostro Gargano iniziative che inducono a riflessioni sulle condivisioni di sistema turistico ed organizzativo.

di Gaetano Berthoud

E’ partita ieri la prima edizione della Borsa del Turismo del Gargano

Benvenuti nella terra dei cantori e della serenata con chitarra battente.
Welcome to the land of singers and serenade with guitar swing.
Willkommen im Land der Sänger und Ständchen mit Gitarre Gange.
Fáilte chuig an talamh amhránaithe agus serenade le swing ghiotár.
Velkommen til jorden af sangere og serenade med guitar swing.
Välkommen till landet av sångare och serenad med gitarr swing.
Bienvenue au pays des chanteurs et des sérénades avec balançoire guitare.
Tervetuloa maa laulajien ja Serenade kitaristi vauhdissa.


E’ iniziata la prima "Borsa del Turismo del Gargano" (BTG)
L’evento, promosso da cinque Consorzi turistici di Vieste (Gargano Mare, Promozione Gargano, Fantastico Gargano, Idea Gargano, Itinerario Gargano) si propone di far entrare fattivamente in contatto il mondo dell’impresa turistica del Gargano con i tour operator di Germania, Inghilterra, Irlanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Francia, Finlandia.
Dal turismo balneare all’enogastronomia, dai tour storico-culturali al turismo benessere e offerte ad hoc per i vari segmenti: sono queste le risposte alle esigenze dei propri clienti che i tour operator internazionali cercheranno di trovare tra le città, le strutture turistiche e i paesaggi del Gargano.

Numerossime le aziende turistico-ricettive del Gargano che si sono accreditati per incontrare i 30 tour operator del Nord Europa che sono arrivati nel pomeriggio di ieri.

Le aziende che partecipano al BTG sono strutture alberghiere, residence, villaggi, agriturismi, bed and breakfast, campeggi così da offrire un’ampia selezione dell’offerta turistica garganica. Ai buyers stranieri saranno proposte degustazioni di prodotti tipici locali, per favorire anche la promozione delle aziende agroalimentari del territorio, in un’ottica sempre più orientata a sottolineare il connubio tra cibo e turismo.

Non mancheranno, ovviamente, i momenti istituzionali, con la presenza dei rappresentati degli Enti locali, provinciali e regionali, per un momento di riflessione e di programmazione riguardo al "brand Gargano" che può aprirsi a nuovi mercati proprio con la "Borsa del Turismo del Gargano" che ambisce a divenire un appuntamento fisso sul territorio.

Compito nostro è quello di rammentare agli organizzatori e ai tour operator, che dal 14 al 17 settembre dialogheranno per trovare le migliori soluzioni possibili, che il Gargano ha anche un patrimonio reale di idee. Ed è proprio su questo che occorre investire.
Gli investimenti in cultura non sono solo celebrazione dell’effimero, ma riappropriazioni del patrimonio culturale locale.
La cultura in genere rappresenta, molto spesso, un fattore chiave di sviluppo, soprattutto per un territorio come il nostro ricco di testimonianze storiche e con un’economia fortemente condizionata dal turismo e dal settore primario.
La valorizzazione della vocazione turistica del territorio passa anche attraverso una più attenta tutela del patrimonio culturale materiale e immateriale.
Fino ad oggi sul Gargano i privati si sono visti poco. Questa borsa rappresenta un nuovo inizio.
E’ giunto il momento che le amministrazioni pubbliche e il mondo delle imprese guardino i risultati degli eventi che tradizionalmente vengono realizzati ed insieme ai loro organizzatori realizzino finalmente il marketing sul e per il territorio garganico promuovendo il suo patrimonio e le sue eccellenze artistiche e culturali.

Alluvione sul Gargano, Amati: “Intervento in tre fasi”

Regione Web News – Notiziario istituzionale di sintesi dei fatti
d’attualità della Regione Puglia.

Al via i campionati italiani di fotografia subacquea alle Isole Tremiti

Stamane a Palazzo Dogana la presentazione

Foggia – “Ospitare in provincia di Foggia l’edizione 2009 dei campionati italiani di fotografia subacquea è per noi un motivo di orgoglio ed insieme un’occasione per proseguire sulla strada di una politica finalizzata ad una valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico e ad piena e reale destagionalizzazione dei flussi turistici”. Così Nicola Vascello, assessore provinciale allo Sport e al Turismo, ha introdotto la conferenza stampa di presentazione dei campionati nazionali di fotografia subacquea in programma dal 19 al 27 settembre nella straordinaria cornice delle Isole Tremiti. “Siamo convinti – ha affermato l’assessore Vascello – che questa iniziativa rafforzi le strategie che l’Amministrazione provinciale ha messo in campo fino ad oggi. Lo sport è infatti un veicolo importante per l’attrazione di nuovi flussi turistici in periodi dell’anno non propriamente ‘canonici’, come dimostrano le risposte che ci sono arrivate in relazione alla pratica dell’Orienteering, disciplina di cui siamo certi la provincia di Foggia riuscirà ad ospitare i campionati mondiali. Molti, non a torto , hanno definito le Isole Tremiti isole ‘selvagge’. Il loro paesaggio incontaminato, i variopinti colori del mare, dei coralli e delle stelle marine, hanno reso le cinque isole, diventate Parco Marino nel 1989, un’attrazione unica.
isole_tremiti.jpgL’opportunità che ci viene offerta dai campionati mondiali di fotografia subacquea, dunque, ci consente di attivare una vera e grande azione di marketing territoriale”. Una tesi, quella dell’assessore provinciale allo Sport e al Turismo, condivisa anche dal sindaco delle Isole Tremiti, Giuseppe Calabrese, secondo il quale “questi campionati ci permettono di rilanciare l’immagine ambientale dell’intera provincia di Foggia”. Ringraziando le istituzioni che hanno sostenuto e creduto in questa iniziativa, il primo cittadino delle Isole Tremiti ha sottolineato la valenza di un evento “che ricorda a tutti noi quanto sia fondamentale saper coniugare la pratica sportiva con la tutela e la difesa del nostro meraviglioso patrimonio ambientale”. Il sindaco Calabrese ha annunciato inoltre che proprio in vista di questa competizione, e nella prospettiva di un sempre maggiore rafforzamento del rapporto tra le Isole Tremiti e Foggia, sarà attivato dal capoluogo dauno un collegamento aereo con le cinque isole attraverso un velivolo da 17 posti.

Saranno in tutto 130 i concorrenti che parteciperanno ai campionati, come ha spiegato Arturo Santoro, già campione mondiale di pesca subacquea, tra i quali alcuni componenti della squadra che ha recentemente partecipato ai campionati mondiali tenutisi in Cina. “Siamo fiduciosi – ha concluso Santoro – del fatto che questi campionati possano inaugurare una stagione che veda il nostro territorio protagonista in questa disciplina, magari anche candidandoci ad ospitarne i mondiali”.

http://www.ilgrecale.it

Ritrovo in un paese sperduto

Jonas era appena arrivato con la sua moto a vedere il lago di quella che una volta chiamavano Lesina, diretto nel luogo dove da decenni viveva, e gli venne in mente della sua prima volta che raggiunse il Gargano da ragazzo: era un ragazzo ventenne che viveva ad Harlem, pieno di disagio per quella che era la società e le regole che imponeva, allora decise di affrontare il viaggio della sua vita. Aveva visto molti partire e non ritornare, ed ora sentiva che toccava anche a lui, era il suo turno. Doveva affrontare il suo viaggio, quello che trovare se stesso.

Decise allora di prendere il primo volo verso la vecchia Europa che le sue tasche permettevano. Giunse a Roma, quella città che nei millenni era stata la capitale del mondo intero. In viaggio per l’Italia senza una meta precisa, cerco’ di andare a vedere quella città tanto nominata dai suoi genitori una volta, per la tragedia delle case che crollarono a causa di un terremoto, inghiottendo centinaia di persone, e di lì scese verso il mare eppoi verso le coste del piccolo Molise. Giunto agli inizi della Puglia scorse in lontananza levarsi in mare modesti rilievi verdeggianti, così decise di visitare il promontorio. E mentre si inoltrava il sole sorgente gli prometteva di riscaldargli la giornata, i riflessi sulle acque del lago di Lesina emulavano i colori del cielo albeggiante.

Alle spalle il lago e monte Delio si ritrovò un altro lago, quello di Varano a riflettargli forse l’azzurro del cielo. Di lì in avanti seguì sempre più stupito il succedersi dei paesaggi, a destra irti rilievi, a sinistra il lago ed in lontananza delle isole. Ad un tratto un mucchio di case che suggerivano un vecchio indumento intimo femminile usato per contenere il traboccare mammellare. Tali case abbarbicate su una piatta collina ne avevano invece ricoperto una più modesta. Non fù per un motivo preciso che, appena giunto un vecchio cartello, decise di uscire dalla strada, per raggiungere questo piccolo paesino.

Una lunga ma leggera salita prima di giungere in una piccolissima piazza avvolgente. Persone che camminavano in quel ristretto anfiteatro, vecchietti sulle panchine a fissarlo per qpogliarlo dei suoi segreti più intimi, il tutto molto lontano dal caos delle città nordamericane. Si fece coraggio ed armato del suo scarso italico idioma, si diresse verso uno dei tanti bar che riempivano la piccola piazza, ordinando una birra locale. Al barista chiese informazioni sul luogo, quali erano i monumenti e i luoghi da visitare, ma ben presto si accorse che essi scarseggiavano nella conoscenza comune. Il ragazzo chiamo’ il più maturo proprietario che gli rispose: “vai a parlare con quel vecchio seduto là fuori che ti saprà ben indirizzare”. Incoraggiato Jonas si avvio’ mentre alle spalle il barista avvertiva il ragazzo ed alcune persone al bancone:”godiamoci la scenetta, l’ho mandato dal visionario Giotto, che gli dirà una delle sue fesserie. Appensa giunto al suo cospetto Jonas, si presentò dicendo:”Buongiorno sono un visitatore d’oltreoceano e vorrei sapere che cosa c’è da vedere qui in loco”.

Il canuto Giotto rispose disturbato dal torpore iperglicemico: ”qui non c’è alcuna cosa che possa stimolare appieno il tuo nervo ottico, tranne i paesaggi di campagna”. Insoddisfatto, Jonas continuo’: ”scusi intendevo chiedere quali sono i monumenti e i posti di interesse da visitare”.

Giotto rispose: “ Qui non ci sono luoghi, qui si visitano cose non visibili”. Jonas meditò sulla risposta non trovandone significato. Forse non si era espresso bene oppure non aveva capito la risposta, quindi si girò in aiuto verso il barista, che vide sghignazzare attorniato da persone sorridenti. Allora ritornò da lui e gli chiese spiegazione, ottenendo un:” non fare caso a quello che dice e un visionario con qualche rotella in meno; lo era anche da giovane e nel tempo ha capito che immaginava sciocchezze”.Jonas per quel giorno decise di riposarsi cercando da dormire, si risveglio’ nel pomeriggio e decise di fare un giro in paese. Vide stradine anguste ed un fantasioso modo di addossare le case, salite e scale, tante scale, diseguali, a volte alte, a volte bassissime, spesso insidiose per lo straniero. La sera potè godersi lo spettacolo che forse una volta aveva visto nei film su Harlem, tutta la gente sedersi fuori e chiacchierare, godersi il fresco venticello serale.

Lui tento’ di socializzare e presentarsi nel migliore dei modi a quella gente. Avendo raccontato un po’ di sé chiese informazioni sul vecchio Giotto adoperando il compreso metodo di parlare di un argomento per indurre questa gente a commentare ed incentrare la discussione principalmente su di esso: aveva capito che era gente molto chiacchierona, a cui bastava uno spunto per scrivere epopee. Riuscì a capire che il vecchio Giotto era una persona diversa dalla maggior parte dei suoi coetani, non per gravi carenze fisiche o mentali, bensì per l’apertura mentale e la fulgida immaginazione. Egli aveva molte idee che voleva realizzare ma non vi era riuscito. Molti decenni fa lui faceva parte di un gruppo di giovani che organizzavano dei concerti popolati da persone agli occhi dei più poco raccomandabili, essi vestivano abiti usurati e facevano poco uso dell’acqua e del sapone. Perciò la gente del posto decise di riprendersi i suoi spazi impedendo ai forestieri di partecipare ai concerti, che poi furono annullati e sostituiti da musica più adatta all’epoca moderna. Jonas chiese che tipo di musica si eseguiva durante questi concerti e si sentì rispondere:”musica dei vecchi, con chitarre stonate e tamburi fatti con pelli di capra…”. Jonas aveva iniziato a capire che tra questa gente il disprezzo era la miglior arma per rendersi lindo agli occhi degli altri, ma che si potevano fare molte cose, a patto poi di criticare gli altri che lo fanno. L’immagine descritta gli fece ricordare che suo nonno gli suonava qualche volta quel blues ormai caduto in disgrazia tra il popolo ideatore,e questo da bambino lo rendeva molto felice, erano i pochi ricordi di suo nonno. Si chiese allora perché tanto disprezzo della gente per una musica del popolo. Quindi il giorno dopo cerco di intratterere discussione con il vecchio Giotto per capirne qualcosa in più: ”Mi scusi se disturbo, ieri le ho chiesto che cosa posso visitare e lei mi ha risposto che qui si visitano non luoghi, che cosa significa?”. Giotto rispose: “siediti, ma non prima di avermi potato qualcosa da bere”…”dunque, qui si visitano morti ed i loro lamenti..”. Dopo che Jonas ebbe chiesto chiarimenti, si sentì rimproverare: “sarai pure forestiero, ma non capisci proprio niente: qui si visitano morti e si odono i loro lamenti. Un tempo i lamenti dei morti erano ascoltati dai vivi, ma venne un giorno in cui i vivi seppellirono definitivamente i morti e non gli fecero più omaggio coi fiori…”.

Il gesto di onorare i morti coi fiori era ormai caduto in disuso da qualche decennio, che cosa intendeva con tutta questa storia Giotto?Jonas azzardò: ”scusi, ma io non parlo molto bene l’italiano, per cui chiedo se puo’ esprimersi più esplicitamente con me, per favore, mi spieghi le cose come farebbe ad un bambino”. Giotto rispose :” Povera Italia, allora un tempo qui i cafoni modulavano i loro lamenti accompagnandoli con una musica grezza eseguita da chitarre fatte con freni di biciclette e tamburi di pelle di capra; ma figlio mio, i loro lamenti, seppur espressi con strumenti musicali di fortuna, giungevano in cielo e con le loro serenate hanno rubato le donne più belle. Dopo la prima modernizzazione a seguito della fine della seconda Guerra nessuno faceva più quella musica e a nessuno piaceva, finché le visite frequenti di molti esploratori fecero rinascere l’apprezzamento e alla fine del millannio scorso i pochi conoscitori rimasti venivano osannati e i giovani erano avidi delle loro esibizioni. Ma quando divennero morti, la gente smise di ascoltare i loro lamenti e quella musica venne disprezzata fino ad esiliare dalla società i paesani che ancora la eseguivano. Ora ne sono rimasti pochi e fra poco i loro canti diventeranno lamenti di morti. Un tempo noi amavamo quella musica e quella cultura, tutti i nostri sforzi erano rivolti a garantirne una degna espressione, ma abbiamo fallito e perso nello scontro contro le forza modernizzatrici, che in realtà sono espressione del conservatorismo più estremo..uno scrittore antico diceva:tutto deve cambiare affinché tutto resti com’è. E’ una questione sociale, non solo prettamente musicale. Ha vinto l’omologazione alla cultura dominante, che ci vuole tutti uguali nei pensieri e nei comportamenti per garantirsi il futuro nel nostro consumismo”. Le parole di Giotto sembravano le parole di un vecchio socialista, uno di quelli che il secolo scorso avevano sfidato il capitalismo in imprese dalla riuscita molto improbabile, come realizzare società in cui vigeva la comunanza dei beni, ideetanto lontane dalla sua società occidentale….

Ma Jonas sentiva che Giotto poteva insegnargli molto, per cui decise di carpine quante più informazioni su chi fossero i sommersi dalla cultura moderna e potessero fargli sentire i canti proibiti. Capiì che Giotto non erano un grande esecutore, ma conosceva molti canti e molti aspetti della vecchia cultura e che in gioventù era stato una forza viva nel promuoverla, ma che si era scontrato contro l’insormontabile scoglio della integrazione sociale con gli altri paesani.

Jonas fece visita ai profughi della musica popolare e con una modesta videocamera ne fermò a futura memoria i gesti e le espressioni, nonché i lamenti.

Spesso nei discorsi di Giotto aveva sentito parlare di un vecchio edificio crollato ed abbandonato dall’interesse comune; tale costruzione era situata nella parte piana delle campagne cittadine e molto probabilmente era una chiesa qualche secolo prima. Un giorno decise di farne visita e s’inoltrò tra rovi e macerie: che scempio, un edificio di tal importanza per questo popolo, lasciato alla furia del tempo, abbandonato al succedersi delle stagioni, dimenticato dalla stessa gente che lo aveva costruito. Quel giorno decise che qualcosa si doveva fare, non riflettè molto su come usare i suoi pochi risparmi accumulati in qualche annetto di lavoro nel piccolo borgo, sotto copertura di un comportamento moralmente onesto e di una linda reputazione (aveva ben celato i suoi incontri con Giotto e gli altri diseredati), decise di comprare quel piccolissimo fazzoletto di terra desolata.

Con duro lavoro rimosse la vegetazione che copriva quella vecchia chiesa e ne tento di rimettere in piedi le macerie. Vi riusci, con imperturbabile dedizione e vi depose le memorie dei lamenti dei morti che negli anni aveva raccolto. Poi decise di rendere pubblico il suo lavoro e a decine nuovi esploratori si presentarono, da lui ospitati, e fecero risplendere la gloria dei morti. Il suo ruolo divenne quello di custode di questa nuova biblioteca di Alessandria, situata nei campi di uno sperduto paese del Sud Italia. E lì per decenni custodì il suo tesoro dell’archivio di Sant’Anna, avendo trovato finalmente il senso del suo viaggio. Ne era valsa la pena lasciare tutto quello che aveva nella moderna America, per salpare daoccidente ed approdare ad oriente e trovare il suo ruolo nel ricordare i lamenti dei morti.

Rocco D’Antuono

Nulla è impossibile a Vieste, dove nulla è possibile!

"La Grande Implosione"

In vendita nelle edicole e cartolibrerie di Vieste
Prenotazioni e spedizioni 0884/704191

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(….) Le principali vittime del materialismo viestano sono state la bellezza ed il rispetto della natura diventata preda della cementificazione, l’amicizia disinteressata e gratuita, l’accoglienza generosa, la vita familiare basata sulla fedeltà, la solidarietà e soprattutto le giovani generazioni che sono state, di fatto, abolite, come riferisce delli Santi: “Noi non ce ne siamo accorti, ma nel 2008 a Vieste hanno abolito la gioventù. Esistono solo adulti in via di sviluppo o bambini in età avanzata; esistono soprattutto come singoli, al più come accoppiati o al massimo come membri di qualche branco. Non esistono invece come generazione, come soggetto pubblico o sociale”.
Alla fine della lettura del saggio di delli Santi si percepisce che la vera causa dell’implosione viestana è la sua tragica mancanza di cultura. Infatti, ad una rapida crescita economica non è seguita una conseguente crescita culturale, capace di ridefinire il rapporto di un popolo con la natura, tra le persone e con il mondo simbolico.
In conclusione, è fondamentale per Vieste (ed i suoi cittadini) avviare un nuovo progetto educativo, capace di riconoscere ed inserirsi in una tradizione, cioè in un continuo processo di trasmissione dei valori, non tanto per conservare e ibernare la memoria di un passato che non torna più, ma per rielaborare modelli di vita in accordo con le necessità del presente e del futuro, al fine di ottenere una rinnovata società civile. delli Santi ricorda, allora, che un territorio è forte se investe in formazione, se forma debitamente i propri giovani e prepara progetti culturali ed imprenditoriali capaci di utilizzare le risorse date; solo un territorio che inizi a muoversi in tal senso è un territorio che ha un futuro, perché alla base c’è un progetto, un progetto condiviso ed accettato, che può fare ben sperare per il domani.
In questo progetto educativo, senza l’ancoraggio che viene dalla coscienza e dalla ragione, l’assolutizzazione del particolare può portare l’uomo a qualsiasi aberrazione: dall’eresia della “purificazione” etnica o religiosa, all’eliminazione di ogni solidarietà e giustizia e alla perdita della stessa libertà. Infatti, come ricorda Montesquieu nei suoi “Pensieri”, “se scoprissi qualcosa di utile a me, ma dannoso alla mia famiglia, lo cancellerei dalle mie conoscenze. Se scoprissi qualcosa di utile alla mia famiglia, ma dannoso alla mia patria, lo eliminerei dal mia mente. Se scoprissi qualcosa di utile alla mia patria, ma dannoso all’Europa, o di utile per l’Europa, ma dannoso per il genere umano, considererei tutto questo come un vero crimine”.
In tale prospettiva di sempre nuova relazione da ripensare tra il locale ed il globale, tra Vieste e il mondo, non bisogna mai dimenticare che, come affermava Mons. Scalabrini: “il cammino delle idee è di una lentezza disperante, soprattutto quando urtano interessi e passioni, ma è continuo quando le idee proposte sono giuste e di vera utilità. Insistiamo, dunque, poiché ogni lentezza giunge alla meta, a condizione che la stanchezza non vinca chi se ne è fatto banditore”.

Buona lettura.
Lorenzo Prencipe, scalabriniano
Presidente Centro Studi Emigrazione, Roma

SOS DELLE ASSOCIAZIONI PER KALENA

PESCHICI – “Kàlena chiama, Gargano risponde”. Nelle parole di Piero Giannini dell’associazione “Punto di stella” (a fare gli onori di casa insieme a Teresa Maria Rauzino del “Centro Studi Martella” ed Armando Quaglia di “Rimboschiamo Peschici”) il senso della massiccia partecipazione delle associazioni culturali ed ambientaliste riunite nell’Associazionismo Attivo del Gargano alla festa di S. Maria di Kàlena, presso l’antica abbazia di Peschici. Le numerose associazioni aderenti al movimento garganico hanno scelto infatti proprio Peschici quale sede del loro ottavo incontro, per testimoniare l’impegno unitario per una causa comune: salvare il complesso di Kàlena dal disfacimento e restituire questo prezioso bene di interesse storico-culturale alla fruizione collettiva con una serie di iniziative, fra le quali anche la raccolta di firme per la petizione cartacea (dopo quella on-line). La manifestazione pro-Kàlena è proseguita nella sala consiliare del comune di Peschici, con l’incontro dell’Associazionismo Attivo che ha individuato nella tutela dei beni culturali, la questione legalità e la tutela della salute pubblica contro gli interessi legati ai traffici di rifiuti pericolosi, i temi prioritari dell’azione del movimento garganico, sottolineati anche dai giovanissimi del gruppo: Domenico Sergio Antonacci, Giuseppe Bruno e Domenico Maria Mascolo. A Mascolo il compito di illustrare un documento d’intesa al movimento con l’intento di avviare un percorso di informazione e sensibilizzazione su “Gargano e legalità” per l’attivazione di una serie di iniziative strettamente legate al territorio, la prima delle quali in programmazione per il prossimo autunno. Ribadito l’impegno per Kàlena, il dibattito si è sviluppato intorno alla proiezione di un accuratissimo video-documentario realizzato dal team archeo-speleologico Argod e commentato da Giovanni Barrella che ha rimarcato l’importanza storica e il ruolo di rilievo rivestito nelle varie epoche dall’abbazia di Kàlena (risalente all’872 d.C), evidenziandone le caratteristiche architettoniche e le numerose incisioni e fregi rinvenibili sui muri interni ed esterni. Desolante constatare la vulnerabilità dell’antico altare di pietra della chiesa nuova (dov’è stata “ospitata”, solo in occasione della ricorrenza di S. Maria, l’antica statuetta lignea del 1400 della madonnina di Kàlena) completamente esposto alle intemperie che, con l’approssimarsi della stagione invernale, provocheranno ulteriori danni all’interno, dopo il crollo della residua copertura del tetto dei mesi scorsi. Urgenti ed improcrastinabili gli interventi di messa in sicurezza, come aveva già intimato fin dal giugno scorso la Soprintendenza ai proprietari privati, cui è seguito anche il sollecito al Comune dalla direzione regionale del Ministero per i beni culturali. Intanto il sindaco Domenico Vecera, che ha portato il suo saluto alle associazioni garganiche riunite, ha assicurato l’impegno ad eseguire almeno i lavori per la copertura delle due chiese, mentre, al momento, lo scoglio da superare pare sia quello della consegna delle chiavi da parte degli eredi Martucci. Per il recupero, invece, ci vorrà ancora del tempo: occorrono risorse difficili da reperire e per questo motivo anche la strada dell’esproprio non pare trovare tutti d’accordo in amministrazione. Coda polemica al termine dell’incontro, sulle colpe per il degrado di Kàlena, con l’intervento dell’ex sindaco Franco Tavaglione che ha chiamato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, accusando l’ex arcivescovo D’Ambrosio, il Centro Studi Martella e il comitato pro Kàlena di aver impedito la firma di una convenzione con i Martucci nel 2005 con conseguente perdita di un finanziamento di 300.000 euro, così come la mancanza di accordo nel 2007 non consentì, a suo dire, di accedere ad un ulteriore finanziamento di 500.000 euro assegnati dall’ex ministro Francesco Rutelli alla Soprintendenza regionale, per Kàlena. Ma le contestazioni a quella convenzione (che doveva avere la durata di soli 5 anni) a quanto pare furono motivate da condizioni eccessivamente sbilanciate a favore dei privati, per le quali a fronte di un recupero con denaro pubblico non ne garantivano una completa fruibilità. Ora su Kàlena insiste un’altra convenzione tra il Comune e i proprietari, firmata l’anno scorso e della durata di 40 anni, che prevede la gestione delle due chiese all’ente e dell’abbazia e pertinenze ai privati. L’accordo c’è, dunque, ma mancano i finanziamenti. Ulteriori polemiche fra Tanaglione e il Centro Studi Martella sulla “questione esproprio” che l’ex sindaco asserisce di aver avviato, mentre una nota dettagliata del 2007 del Ministero (in risposta all’interrogazione dell’on. Di Gioia) in possesso dell’associazione chiarisce che “nessuna specifica attività volta all’espropriazione dell’Abbazia di Calena da parte del comune di Peschici risulta agli atti d’ufficio”. Sulla messa in sicurezza, intanto, resta l’urgenza di provvedere in fretta ed è questo che chiedono i garganici. Ora sono in tanti, infatti, a reggere i riflettori puntati su Kàlena e probabilmente non sarà più possibile nicchiare sulla questione. L’Associazionismo Attivo non intende abbassare la guardia: “Kàlena sarà il simbolo di tutte le nostre battaglie per i beni culturali del Gargano” il messaggio di Michele Eugenio Di Carlo nel sottolineare l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione dei tanti monumenti, chiese rurali, santuari del promontorio preda dell’incuria e dell’indifferenza, cui è seguita la proposta, avanzata da Armando Quaglia alle associazioni del movimento di predisporre schede tecniche dei beni culturali in decadenza in ogni località del promontorio garganico. Impegno ribadito anche dai giovanissimi dell’Associazionismo Attivo, come Domenico Sergio Antonacci: “Kàlena è il nostro primo obiettivo. La chiesa di Sant’Anna di Carpino, quella di S. Barbara di Rodi, Grotta Paglicci di Rignano sono solo alcuni degli esempi più emblematici dei tanti nostri monumenti in disfacimento. Noi daremo voce a quella parte del Gargano da sempre dimenticato, che ha interesse per la propria storia”.

di Anna Lucia Sticozzi

tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" – ed. "La Gazzetta di Capitanata" del 12-09-09

Il silenzio del mare

Al largo delle nostre coste sono segnalati depositi di armi chimiche residuate dagli ultimi conflitti bellici

Alla fine della II Guerra Mondiale la parte più a sud del Mar Adriatico rappresentava la principale “dumping area in the basin for chemical weapons ”. La maggior parte del materiale bellico scaricato in mare proveniva dai depositi di armi convenzionali e chimiche che i tedeschi prima e gli Alleati dopo avevano installato nei pressi di Foggia e Bari.

A peggiorare la situazione, con la fine della II Guerra Mondiale, sui fondali del Mare Adriatico al largo della Puglia venivano abbandonati gli ordigni recuperati dalle navi affondate nei porti e nelle baie pugliesi, oltre bombe inesplose della Luftwaffe. Da molte interviste con i pescatori locali (pugliesi, ma anche maltesi, albanesi e croati), risulta evidente l’esistenza di “dumping sites non offi cially reported”. La Convenzione internazionale che disciplinava gli armamenti durante la II Guerra Mondiale era il Protocollo di Ginevra del 1925, proibiva «l’uso in guerra di gas asfi ssianti, tossici o simili, nonché di tutti i liquidi, materiali o procedimenti analoghi». Il Protocollo di Ginevra non vietava la produzione e l’immagazzinamento di armi chimiche e non escludeva l’uso dei gas asfissianti come rappresaglia ad un’eventuale attacco militare con l’uso di armi chimiche. Ciò spiega la presenza sul territorio pugliese, durante la II Guerra Mondiale, di un loro vastissimo arsenale. La Convenzione sulla loro proibizione firmata a Parigi il 13 gennaio 1993 stabilisce che tutti gli Stati Membri devono procedere alla distruzione di tutte le armi chimiche nei territori sotto la loro giurisdizione; devono, inoltre, provvedere alle rimozione delle armi lasciate sul territorio di altri Stati.

Queste disposizioni non si applicano «a discrezione dello Stato Parte, alle armi chimiche sotterrate nel suo territorio anteriormente al 1 gennaio 1977 e che rimangono sotterrate, o che sono state scaricate in mare anteriormente al 1 gennaio 1985». Dalla lettura della Convenzione di Parigi, si evince che il recupero delle armi chimiche rilasciate in mare è di assoluta responsabilità dello Stato che effettua il recupero, senza distinzione tra acque territoriali o internazionali. La Convenzione di Parigi non affronta l’impatto sull’ambiente delle sostanze chimiche rilasciate dagli ordigni inesplosi. Gli esperti affermano tuttavia l’assoluta necessità di localizzare i luoghi dove si trovano le armi chimiche, di approntare studi ecologici per valutarne l’impatto sull’ambiente e di raccogliere informazioni sullo stato di corrosione delle munizioni. Al largo del Gargano è stata segnalata, dagli operatori dell’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifi ca e Tecnologica Applicata al mare, un’area contenente armi convenzionali e chimiche alla profondità di 230 metri, su un’area estesa approssimativamente 2 x 5 miglia nautiche. Sempre al largo del Gargano è stata segnalata, dagli operatori dell’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifi ca e Tecnologica applicata al mare, e confermata grazie alle interviste con i pescatori, la presenza di armi chimiche con iprite a profondità variabile tra i 200 e i 400 metri, su una estensione di circa 14 x 29 miglia nautiche, distante dalla costa di Vieste approssimativamente 30 miglia nautiche.

Un’altra area di forma circolare di fronte al Gargano, è segnata sulle carte nautiche come “unexploded ordnance dumping area”: profondità 50 metri, distanza dal centro dell’area alla costa di Vieste approssimativamente 5,5 miglia nautiche, raggio dell’area 1,4 miglia nautiche. Per quanto riguarda gli effetti sull’ambiente marino delle sostanze chimiche contenute nei residuati bellici, grazie al progetto A.C.A.B. (Armi chimiche e affondate e Benthos) realizzato dall’I.C.R.A.M. (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e al progetto R.E.D.C.O.D. (Research on environmental damage caused by chemical ordnance dumped at sea), nato dalla collaborazione tra l’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e tecnologica Applicata al Mare, il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena, l’Istituto di Biomedicina e di Immunologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Centro Tecnico Logistico Interforce NBC, pubblicato nell’ottobre del 2006, la comunità scientifica dispone di dati attendibili che preoccupano gli studiosi.

Da un punto di vista generale, gli alti livelli di arsenico rintracciati negli organismi marini pongono dei serissimi interrogativi sulla salute umana. Gli studiosi non escludono che le cause dell’elevata presenza di arsenico riscontrate nelle aree di studio sia dovuto esclusivamente agli ordigni inesplosi adagiati sui fondali marini. Non sono state rilevate tracce di iprite negli organismi marini, e questo è dovuto probabilmente al rapido passaggio nella circolazione sanguigna.

L.S. Gargano Nuovo Settembre 2009

Il Gargano nuovo di Settembre

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“Ma quanta qualità è passata dal Carpino Folk Festival”

Vinicio Capossela, Enzo Avitabile, Radicanto, Ginevra Di Marco, Luca De Nuzzo

Se non è qualità questa!

Dopo la prima fase di votazione, il Club Tenco può annunciare i finalisti delle Targhe Tenco 2009, i cui vincitori saranno premiati nel corso della 34a edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, in programma dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.
Il voto della giuria di giornalisti avviene in due fasi. Nella prima vengono selezionati i finalisti; nella seconda, che si svolgerà nei prossimi giorni, il vincitore di ogni sezione.

Ecco i candidati per questa edizione (elencati in ordine alfabetico per artista):
Sezione 1 – Album dell’anno (di cantautore non esordiente):
Vinicio Capossela “Da solo”, Dente “L’amore non è bello”, Ivano Fossati “Musica moderna”, Max Manfredi “Luna persa”, Bobo Rondelli “Per amor del cielo”.

Sezione 2 – Album in dialetto (di cantautore):
Enzo Avitabile “Napoletana”, Luca De Nuzzo “Jomene jomene”, Vittorio De Scalzi “Mandilli”, Radicanto “Il mondo alla rovescia”, Loris Vescovo “Borderline”.

Sezione 3 – Opera prima (di cantautore):
Franco Boggero “Lo so che non c’entra niente”, Roberta Carrieri “Dico a tutti così”, Elisir “Pere e cioccolato”, Gina Trio “Segreto”, Humus “Popular greggio”, Alessandro Mannarino “Al bar della rabbia”.

Sezione 4 – Interprete di canzoni non proprie:
Gerardo Balestrieri “Un turco napoletano a Venezia”, Franco Battiato “Fleurs 2”, Luca Carboni “Musiche ribelli”, Ginevra Di Marco “Donna Ginevra”, Morgan “Italian Songbook vol.1”.

La sezione “Opera prima” comprende sei album in conseguenza di un ex aequo, contro i consueti cinque delle altre.
La giuria (che, composta da circa 160 giornalisti, è di gran lunga la più ampia e rappresentativa in Italia in campo musicale) procederà ora al secondo voto su queste rose di album. Nelle prossime settimane saranno anche comunicati il cast completo della manifestazione ed i Premi Tenco, assegnati, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali segnatamente internazionali.
Lo scorso anno le Targhe Tenco erano andate a Baustelle (“Album dell’anno” con “Amen”), Davide Van De Sfroos (“Album in dialetto” con “Pica!”), Eugenio Finardi (miglior interprete con “Il cantante al microfono. Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” realizzato con Sentieri Selvaggi e Carlo Boccadoro) e Le Luci della Centrale Elettrica (migliore opera prima con “Canzoni da spiaggia deturpata”).

Maggiori informazioni sulla manifestazione e l’elenco dei giornalisti chiamati a votare si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it
 

di Mario Guglielmi

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