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SOS DELLE ASSOCIAZIONI PER KALENA

PESCHICI – “Kàlena chiama, Gargano risponde”. Nelle parole di Piero Giannini dell’associazione “Punto di stella” (a fare gli onori di casa insieme a Teresa Maria Rauzino del “Centro Studi Martella” ed Armando Quaglia di “Rimboschiamo Peschici”) il senso della massiccia partecipazione delle associazioni culturali ed ambientaliste riunite nell’Associazionismo Attivo del Gargano alla festa di S. Maria di Kàlena, presso l’antica abbazia di Peschici. Le numerose associazioni aderenti al movimento garganico hanno scelto infatti proprio Peschici quale sede del loro ottavo incontro, per testimoniare l’impegno unitario per una causa comune: salvare il complesso di Kàlena dal disfacimento e restituire questo prezioso bene di interesse storico-culturale alla fruizione collettiva con una serie di iniziative, fra le quali anche la raccolta di firme per la petizione cartacea (dopo quella on-line). La manifestazione pro-Kàlena è proseguita nella sala consiliare del comune di Peschici, con l’incontro dell’Associazionismo Attivo che ha individuato nella tutela dei beni culturali, la questione legalità e la tutela della salute pubblica contro gli interessi legati ai traffici di rifiuti pericolosi, i temi prioritari dell’azione del movimento garganico, sottolineati anche dai giovanissimi del gruppo: Domenico Sergio Antonacci, Giuseppe Bruno e Domenico Maria Mascolo. A Mascolo il compito di illustrare un documento d’intesa al movimento con l’intento di avviare un percorso di informazione e sensibilizzazione su “Gargano e legalità” per l’attivazione di una serie di iniziative strettamente legate al territorio, la prima delle quali in programmazione per il prossimo autunno. Ribadito l’impegno per Kàlena, il dibattito si è sviluppato intorno alla proiezione di un accuratissimo video-documentario realizzato dal team archeo-speleologico Argod e commentato da Giovanni Barrella che ha rimarcato l’importanza storica e il ruolo di rilievo rivestito nelle varie epoche dall’abbazia di Kàlena (risalente all’872 d.C), evidenziandone le caratteristiche architettoniche e le numerose incisioni e fregi rinvenibili sui muri interni ed esterni. Desolante constatare la vulnerabilità dell’antico altare di pietra della chiesa nuova (dov’è stata “ospitata”, solo in occasione della ricorrenza di S. Maria, l’antica statuetta lignea del 1400 della madonnina di Kàlena) completamente esposto alle intemperie che, con l’approssimarsi della stagione invernale, provocheranno ulteriori danni all’interno, dopo il crollo della residua copertura del tetto dei mesi scorsi. Urgenti ed improcrastinabili gli interventi di messa in sicurezza, come aveva già intimato fin dal giugno scorso la Soprintendenza ai proprietari privati, cui è seguito anche il sollecito al Comune dalla direzione regionale del Ministero per i beni culturali. Intanto il sindaco Domenico Vecera, che ha portato il suo saluto alle associazioni garganiche riunite, ha assicurato l’impegno ad eseguire almeno i lavori per la copertura delle due chiese, mentre, al momento, lo scoglio da superare pare sia quello della consegna delle chiavi da parte degli eredi Martucci. Per il recupero, invece, ci vorrà ancora del tempo: occorrono risorse difficili da reperire e per questo motivo anche la strada dell’esproprio non pare trovare tutti d’accordo in amministrazione. Coda polemica al termine dell’incontro, sulle colpe per il degrado di Kàlena, con l’intervento dell’ex sindaco Franco Tavaglione che ha chiamato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, accusando l’ex arcivescovo D’Ambrosio, il Centro Studi Martella e il comitato pro Kàlena di aver impedito la firma di una convenzione con i Martucci nel 2005 con conseguente perdita di un finanziamento di 300.000 euro, così come la mancanza di accordo nel 2007 non consentì, a suo dire, di accedere ad un ulteriore finanziamento di 500.000 euro assegnati dall’ex ministro Francesco Rutelli alla Soprintendenza regionale, per Kàlena. Ma le contestazioni a quella convenzione (che doveva avere la durata di soli 5 anni) a quanto pare furono motivate da condizioni eccessivamente sbilanciate a favore dei privati, per le quali a fronte di un recupero con denaro pubblico non ne garantivano una completa fruibilità. Ora su Kàlena insiste un’altra convenzione tra il Comune e i proprietari, firmata l’anno scorso e della durata di 40 anni, che prevede la gestione delle due chiese all’ente e dell’abbazia e pertinenze ai privati. L’accordo c’è, dunque, ma mancano i finanziamenti. Ulteriori polemiche fra Tanaglione e il Centro Studi Martella sulla “questione esproprio” che l’ex sindaco asserisce di aver avviato, mentre una nota dettagliata del 2007 del Ministero (in risposta all’interrogazione dell’on. Di Gioia) in possesso dell’associazione chiarisce che “nessuna specifica attività volta all’espropriazione dell’Abbazia di Calena da parte del comune di Peschici risulta agli atti d’ufficio”. Sulla messa in sicurezza, intanto, resta l’urgenza di provvedere in fretta ed è questo che chiedono i garganici. Ora sono in tanti, infatti, a reggere i riflettori puntati su Kàlena e probabilmente non sarà più possibile nicchiare sulla questione. L’Associazionismo Attivo non intende abbassare la guardia: “Kàlena sarà il simbolo di tutte le nostre battaglie per i beni culturali del Gargano” il messaggio di Michele Eugenio Di Carlo nel sottolineare l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione dei tanti monumenti, chiese rurali, santuari del promontorio preda dell’incuria e dell’indifferenza, cui è seguita la proposta, avanzata da Armando Quaglia alle associazioni del movimento di predisporre schede tecniche dei beni culturali in decadenza in ogni località del promontorio garganico. Impegno ribadito anche dai giovanissimi dell’Associazionismo Attivo, come Domenico Sergio Antonacci: “Kàlena è il nostro primo obiettivo. La chiesa di Sant’Anna di Carpino, quella di S. Barbara di Rodi, Grotta Paglicci di Rignano sono solo alcuni degli esempi più emblematici dei tanti nostri monumenti in disfacimento. Noi daremo voce a quella parte del Gargano da sempre dimenticato, che ha interesse per la propria storia”.

di Anna Lucia Sticozzi

tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" – ed. "La Gazzetta di Capitanata" del 12-09-09

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