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Quelle navi dei veleni affondate nel Gargano

di ANNA LUCIA STICOZZI
Settembre 20, 2009     Gazzetta del Mezzogiorno

SAN NICANDRO – Carico di aspettative, dopo il recente ritrovamento del relitto della nave in Calabria, il convegno in preparazione a San Nicandro sul tema: «Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica dei garganici?», a cura del movimento delle associazioni garganiche. Il tema è di quelli scottanti, di quelli che superano gli angusti ambiti territoriali e inducono ad immaginare scenari ed implicazioni molto più ampi ed inquietanti che potrebbero riguardare da vicino anche il nostro territorio perchè quelle navi dei veleni potrebbero essere anche qui da noi, nei fondali al largo del Gargano. Molto più di un sospetto, meno di una certezza, di quest’argomento si parla da sempre, sottovoce, ma le parole restano soffocate, sepolte da argomentazioni che chiamano in causa opportunità, immagine del territorio, turismo ed altre tematiche che riducono al silenzio gli allarmisti. Delle «navi dei veleni» si parlava da tempo anche fra le associazioni garganiche, con cautela e senso di responsabilità per non creare allarmismi inutili, ma con l’ansia di capire cosa sia successo davvero nelle acque al largo del Gargano a partire dagli anni ’80. 

Un’inchiesta di Gianni Lannes («Un cimitero di navi affondate al largo del Gargano» pubblicata sul settimanale Left Avvenimenti nel 2007) partita da indagini presso la sede dei Lloyd’s di Londra che confermavano le testimonianze di pescatori garganici sull’esistenza di relitti di navi affondate al largo, cita fatti, date, persone, pescatori morti o dispersi (forse testimoni scomodi) ed inchieste giudiziarie avviate, con il supporto di documenti, foto, filmati, testimonianze, ipotizzando presunti traffici illeciti che avrebbero interessato il nostro mare negli anni. Sarebbero diversi, a quanto pare, i relitti avvistati nei fondali al largo del Gargano, ma anche container, bidoni e relitti di pescherecci speronati ed affondati. 

Fra i mercantili avvistati, il «Selin» e, poco distante, il peschereccio Arcobaleno speronato e affondato da un mercantile sconosciuto di 2.582 tonnellate di stazza (che dai riscontri della Capitaneria di Porto risulta i pescatori avessero visto sversare in mare il contenuto di bidoni metallici). Stesso destino per l’imbarcazione «Messalina» speronata dalla «Esram» (12.670 tonnellate di stazza) e per l’«Orca marina» speronata forse dal mercantile bulgaro «Osogovo». E poi, ancora, nella lista di mercantili stranieri affondati da queste parti, la nave cipriota “Pa n ayota”affondata al largo delle Tremiti, la nota nave giapponese Et Suyo Maru (dai mille nomi, il più conosciuto dei quali è Eden V) incagliatasi inspiegabilmente a Lesina, oggetto di un’interrogazione parlamentare del senatore Francesco Ferrante. Fatti sui quali la gente del Gargano vuole ora risposte dalle istituzioni, circa presunti traffici illeciti e smaltimento di rifiuti tossici nelle acque dell’Adriatico prospicienti il Gargano, ma anche e soprattutto sui rischi per la salute, anche in virtù dell’alta incidenza di gravi patologie fra la popolazione del promontorio.

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