Che poi Piccininno non doveva esserci il 9 agosto scorso al CFFXX. Se il Carpino Folk Festival ha festeggiato il ventesimo anno, Ze ‘Ndònïjö era fermo a 18 edizioni. Infatti nel 2014 come ricorderete avvenne la prima esibizione dei Cantori senza nessuno degli anziani.
Tutti quindi davamo per scontato che il quasi centenario ormai non avrebbe mai più calcato il palco del festival nato per omaggiare la sua rodianella come tutti gli altri modi di cantare alla carpinese. Quando Michele Simone verso le 16.30 mi ha detto sto andando a Rodi a prendere papanonno pensavo quindi ad uno scherzo. Avevo visto negli ultimi mesi foto, di lui e familiari e non, che lo andavano a trovare e mai avrei pensato che si potesse riascoltarlo cantare in pubblico. Solo che quando gli hanno chiesto se fosse sicuro di quello che stava dicendo, Michele risponde che non era una sua idea ma di Ze ‘Ndònïjö che gli aveva imposto di andarlo a prendere e che di fronte a questa insistenza anche i dottori non se la sentivano di negargli la gioia di riabbracciare il suo pubblico. Il resto lo conoscete. Ze ‘Ndònïjö arriva in panda a Carpino. Sale le scale di casa sua. Fa una breve intervista e poi chiede di essere accompagnato dietro al palco per aspettare il suo turno. È mezzanotte passata e mentre i cantori iniziano il concerto lui sale sul palco, si siede a destra del pubblico e quando arriva il momento i suoi 99anni vengono dimenticati ed ancora una volta la piazza incredula balla con lui e per lui. Poi gli altri decidono che si deve abbindare e lui accondiscende, si risiede e riaspetta il suo turno che arriva minuti dopo. L’intera piazza in silenzio religioso si lascia nuovamente cullare da quella ninna nanna che sua madre gli cantava e che lui ha ricantato per noi.
Non credo che esista posto in cui questa magia sia capitata e non credo che vi sia cantore in attività più anziano.
Il festival iniziato con la polemica intorno ai big e alla tradizione non poteva trovare migliore interprete. A noi basta Ze ‘Ndònïjö Piccininno per tutto il resto c’è Mastercard.
La memoria storica della tradizione popolare carpinese, l’african jazzy soul e l’espiritu del sol a chiudere i festeggiamenti della ventesima edizione
Voci celebri e anziani cantori locali si sono alternati sugli strumenti della tradizione a evocare le storie e i desideri, la gioia e il dolore di un popolo della terra che riassume in sé alcuni tra i più importanti significati della Puglia, in dialogo con altre terre e altre musiche della nostra regione, ma poi il festival ha guardando oltre di sé, alla musica world, ai tanti altri messaggi musicali dei popoli del mondo per poi ritornare al Gargano. Un luogo di carnale coinvolgimento, ma anche di sognante simbolicità: questa piccola penisola protrusa nell’Adriatico, frastagliata da una scogliera di fascino, ricoperta di boschi e zone umide, punteggiata da borghi antichissimi di civiltà contadina, nelle sere d’estate che dalla calura cedono alle brezze del mare si anima delle voci pregnanti e delle martellanti sonorità del Carpino Folk Festival.
Il “Carpino Folk Festival” 2015 festeggia i suoi primi vent’anni il 9 agosto con l’african jazzy soul di GASANDJI, la spagnola AMPARO SANCHEZ e in chiusura i sonetti e la travolgente tarantella dei CANTORI DI CARPINO.
Venti anni non sono pochi per un festival, soprattutto alla luce di tempi difficili come gli attuali in cui altre rassegne e manifestazioni, certamente non meno prestigiose, registrano cali vertiginosi e chiusure clamorose. Il Carpino Folk Festival resiste all’interno dei grandi eventi della Puglia, contribuendo a dare qualità, ma soprattutto autenticità e tradizione.
Domenica 09 Agosto 2015
CARPINO FOLK FESTIVAL – DAMATIRA
Ore 22.00 Piazza del Popolo / CARPINO
GASANDJI
AFRICAN JAZZY SOUL
AMPARO SANCHEZ
ESPIRITU DEL SOL
CANTORI DI CARPINO
STILE, STORIA E MUSICA ALLA CARPINESE
GASANDJI
AFRICAN JAZZY SOUL
Gasandji è “colei che risveglia la coscienza”. Ma è anche una voce, uno stile (testa rasata ornata da una sola treccia) e uno spirito. Sul palco si respira un’aria di classe, empatia e finezza. La sua band è composta da tamburi impreziositi da percussioni africane, una chitarra acustica e un flauto. I suoi sideman sono a sua completa disposizione, attenti e sempre pronti a seguirla in uno qualsiasi dei suoi molti mondi musicali, dal più intimo al più festoso. Sia il canto in lingala, francese o inglese, Gasandji è un’artista che tocca il suo pubblico con tutto il cuore. La sua ammaliante, magica voce può essere ascoltata in numerosi festival (Francofolies, Womad, Cully Jazz Festival) in tutto il circuito europeo così come in vari workshop, conferenze , concerti per bambini, Gasandji è sempre pronta a condividere i temi che le sono cari con tutte le parti del mondo. Una vera rivelazione.
AMPARO SANCHEZ
ESPIRITU DEL SOL
“Espìritu del Sol”, questo è il titolo del terzo album solista della cantante spagnola Amparo Sanchez. Dopo l’uscita di “Alma de Cantaora” (2012) ed il primo album solista “Tucson-Habana” (2010), in questo nuovo album sono contenute 12 coloratissime canzoni ed è uscito nell’ottobre 2014 per World Village/Harmonia Mundi. Come per ‘Tucson-Habana, anche questo nuovo album è stato registrato presso i Wavelab Studios a Tucson (Arizona) tra gennaio e febbraio 2014. Joey Burns (Calexico) non solo ha prodotto l’album ma ha anche invitato gli altri musicisti dei Calexico, John Convertino (batteria), Sergio Mendoza (tastiere e fisarmonica), Ryan Alfred (basso), Jacob Valenzuela (fiati), Brian Lopez (voce), Mona Chambers, Vicky Brown (strumenti a corda) e i Mariachi Luz de la Luna alle registrazioni. Inoltre, alcune delle canzoni sono state arrangiate durante i tour di Amparo attraverso Argentina e Messico. ‘El ultimo Cuarteto en Paris’ è nato dalla collaborazione con il leggendario Cordoba-cuarteto-star ‘La Mona Jimenez.’ Altri musicisti latinoamericani come Raly Barrionuevo, Malena de Alessio (Actitud María Marta) ed i messicani ‘Colectivo Tapacamino de Oaxaca’ hanno dato un tocco tipico a questo nuovo album.
“Espìritu del Sol” ci mostra ancora una volta come Amparo Sanchez abbia una delle più caratteristiche, allegre e calde voci della scena musicale spagnola. Da quando Amparo pubblicò il suo primo album “Amparanoia”, nel 1997, molte cose sono successe. E’ diventata una delle più leggendarie artiste “mestizo” del mondo, ha vinto nel 2005 il World Music Award della BBC ed è arrivata ad essere una brillante artista live capace di suonare ai grandi festival come nei piccoli club.
“Positivo” e “femminile” sono forse le parole giuste per descrivere l’ambientazione del nuovo album di Amparo Sanchez. Le nuove canzoni esprimono la forte convinzione di Amparo che le donne possono giocare un ruolo positivo ed importante nel nostro mondo. Come aveva già fatto in passato, anche in questo album si riflette la sua passione per il bolero, la rumba ed anche il “quarteto” argentino, tutto miscelato nella calda produzione desertica di Joey Burns. Nel disco sono presenti anche una cover originale di ‘Long Long Night’ di Mano Negra ed una di ‘Ultimo Trago’ di Chavela Varga’s.
L’8 agosto sul palco del festival della musica popolare del Gargano le pratiche magiche e le atmosfere ipnotiche della musica/medicina popolare pugliese e la moderna tradizione musicale dell0 Yemen
Si tratta di canzoni popolari secolari, create e cantate da donne, tramandate da donna a donna attraverso una tradizione orale. Ad ogni donna è permesso di aggiungere il proprio tocco personale. In questo modo, la tradizione è mantenuta viva e continua a trovare il suo posto in ogni nuova era.
CARPINO FOLK FESTIVAL – DAMATIRA
Ore 22.00 Piazza del Popolo / CARPINO
A-WA
YEMENITE FOLK SINGING
Quando si viene a sapere che Tomer Yosef dei Balkan Beat Box ha prodotto il loro album di debutto, si capisce immediatamente che c’è una buona probabilità che le A-WA saranno il prossimo grande prodotto di Israele. Le tre sorelle reinterpretano la musica delle proprie radici Yemenite con beat moderni, per creare un mix contagioso di canzoni arab-folk ed elettronica.
Tair, Liron e Tagel Haim sono cresciute in un piccolo villaggio chiamato Shaharut, nella Valle di Arava nel sud di Israele, ma le loro radici si trovano ancora più a sud, nello Yemen.
“I nostri nonni sono immigrati dallo Yemen ad Israele” dice Tair, la sorella maggiore. “Questa migrazione ha portato tante meravigliose tradizioni ad Israele: danza, musica e cerimonie coloratissime. Con noi è la donna che canta, nel dialetto arabo degli ebrei yemeniti” aggiunge Tair, la portavoce del gruppo che, con le tre sorelle cantanti, include quattro musicisti con basso/violino, batteria/loop, tastiera e chitarra elettrica.
Loro assorbono le radici di cui parlano con il latte materno. “Siamo cresciute in una famiglia di musicisti: cantiamo e ci esibiamo da sempre, vogliamo dare le nostre radici di un rinnovamento moderno”.
Quelle canzoni popolari hanno attirato l’attenzione di Tomer Yosef, cantante dei Balkan Beat Box di, anche lui di famiglia yemenita. “Abbiamo parlato con lui ed è stato subito incantato dai canti yemeniti.”
Fu solo nel 1960, quando gli yemeniti arrivarono in Israele, che Shlomo Moga un cantautore israeliano, ha iniziato a registrare quelle canzoni. Sono così belle, senza tempo, semplici e oneste. Abbiamo iniziato a mescolare queste fondamenta con la musica della nostra generazione: hip hop, reggae, ed elettronica. Così abbiamo pensato di prendere qualcosa dalle nostre radici familiari e dargli un tocco moderno”
FARAUALLA
OGNE MALE FORE
“Ogni Male Fore” è il titolo del nuovo progetto del quartetto vocale barese Faraualla (Serena Fortebraccio, Gabriella Schiavone, Maristella Schiavone, Teresa Vallarella) e rappresenta un ideale percorso nell’affascinante territorio della medicina popolare pugliese. Le formule di guarigione univano gli aspetti più pagani della cultura popolare ad una fervida religiosità, la pratica magica o taumaturgica ad una medicina legata alla reale conoscenza delle erbe curative in una unione che non risultava mai essere forzata. Il materiale relativo a questa ricerca è difficile da recuperare, in quanto nascosto in una parte della memoria popolare misteriosa e accessibile solo a pochi prescelti. In ogni brano le formule rivivranno nel canto e nel suono delle Faraualla, in un ideale percorso verso la guarigione fisica e spirituale. Faraualla presenta delle novità nel sound e nell’organico. Il quartetto vocale sarà accompagnato, oltre che dalle percussioni (Cesare Pastanella), da una sezione ritmica di basso (Angelo Pantaleo) e batteria (Pippo D’Ambrosio), che conferisce al suono del gruppo un carattere decisamente innovativo, pur non modificandone la forte identità. Il quartetto vocale FARAUALLA è nato nel 1995. Dopo aver approfondito singolarmente lo studio e la pratica della vocalità in ambiti musicali differenti, le quattro cantanti hanno trovato un interesse comune nella ricerca sull’uso della voce come “strumento”, attraverso la pratica della polifonia e la conoscenza delle espressioni vocali di diverse etnie e di periodi storici differenti. Gli esiti di questo lavoro si ritrovano nel repertorio Faraualla, nelle composizioni originali come nei brani tradizionali. Le suggestioni di un percorso attraverso culture tanto lontane fra loro si fondono in una sintesi originale in cui emergono con forza le radici culturali del gruppo. La Puglia, per secoli terra d’incontro e di passaggio di popoli, è presente nel “suono” che connota la formazione barese, negli strumenti che accompagnano l’esecuzione, nello stesso nome del gruppo. FARAUALLA è una delle cavità carsiche più profonde presenti sull’altopiano murgiano, a nord-ovest di Bari.
TRIACE
INCANTI E TRADIMENTI
Un progetto che da otto anni caratterizza la sua musica con giochi di stile e attenzioni al dettaglio, fondendo antico e moderno per costruire un nuovo sound carico di suggestioni della tradizione ma anche di sperimentazione, che spinge il progetto verso un’ambientazione sonora che va aldilà della popolarità dei testi.
Il linguaggio della cultura popolare lascia ampio spazio al jazz, all’improvvisazione, alle percussioni incisive e calde che portano Triace a caricarsi di atmosfere ipnotiche, pronte quasi a spezzare il rapporto melodico con la tradizione per poi, a tratti, ricongiungersi con esso.
Energia, carisma e innovatività sono le carte vincenti di Triace.
L’ultimo disco “Incanti e Tradimenti”, uscito nel 2012, prodotto da Elena Ledda e S’ard music e distribuito da Egea, sta avendo ottimi risultati sul territorio nazionale:
“La Tabaccara” è un brano selezionato nel 2013 per una compilation, distribuita in tutte le edicole nazionali, con TV SORRISI E CANZONI e CHI.
“Incanti” è un brano della colonna sonora del film “La Santa” di Cosimo Alemà selezionato al Festival del cinema di Roma.
“Pinguli Pinguli Giuvacchinu” è un brano utilizzato da Luciano Melchionna per lo spettacolo “Dignità Autonome di prostituzione”.
9 i concerti che coniugheranno tradizione, autenticità, cultura e spettacolo dal 7 al 9 agosto
Il Carpino Folk Festival è abituato da 20 anni è abituato a stupire con i grandi numeri e procede senza mostrare segni di invecchiamento dimostrandosi festival longevo grazie alla programmazione e alla costante attenzione posta sia nei confronti della memoria orale di storie, canti e balli e quindi nei confronti dei suonatori e cantatori tradizionali, sia nei confronti dei gruppi di riproposta fedeli, che nei confronti degli artisti che si rifanno ai temi o alla musica di tradizione orale.
Anche in questa edizione è riuscito ad abbinare nomi ed etichette emergenti di grande interesse e attualità con alcuni artisti affermati e con i cantori della tradizione.
Al Carpino Folk Festival 2015 dopo le perfomance sperimentali sul treno delle Ferrovie del Gargano dello storico dell’arte Gianfranco Piemontese, dell’antropologa Patrizia Resta, il giornalista Gianni Lannes e l’attrice Elena Ruzza accompagnati dalle esibizioni di Giuliana De Donno, Quintana Ensemble, Redi Hasa, Maria Mazzotta e il dub di Matteo Cantamessa; dopo i concerti della tradizione di Giovanna Stifani, delle Cantatrici di Ischitella, di Angela Dell’Aquila, di Mariella Brindisi e dei Suonatori della Valle del Savena diretti da Dina Staro e dopo lo spettacolo sulle tessitrici della terra d’Arneo di Caterina Pontrandolfo, Assunta Zecca, Silvia Lodi, Elisa Murrone, Roberta Paladino, Benedetta Siciliano accompagnati dalla fisarmonica di Admir Shkurtaj e le voci delle sorelle Gaballo; è la volta, con partenza il 07 agosto, dei grandi concerti in Piazza del Popolo: i BUFU’ DI SEPINO, la brasiliana ROSALIA DE SOUZA, il progetto a sud del mondo di GIULIANA DE DONNO, MASSIMO CUSATO, RAFFAELLO SIMEONI, l’8 agosto le performance delle FARAUALLA, della TRIACE e delle Yemenite A-WA. il finale il 9 agosto con l’african jazzy soul di GASANDJI, la spagnola AMPARO SANCHEZ e in chiusura i sonetti e la travolgente tarantella dei CANTORI DI CARPINO.
Tutti gli spettacoli del Carpino Folk Festival sono ad ingresso gratuito
Venerdì 07 Agosto 2015
CARPINO FOLK FESTIVAL – DAMATIRA
Ore 22.00 Piazza del Popolo / CARPINO
BUFU’ DI SEPINO
IL RUMORE CUPO DELLA TRADIZIONE
GIULIANA DE DONNO, MASSIMO CUSATO, RAFFAELLO SIMEONI
A SUD DEL MONDO
ROSALIA DE SOUZA
OBRIGADO BRASIL
BUFU’ DI SEPINO
IL RUMORE CUPO DELLA TRADIZIONE
Nella notte di San Silvestro le strade di Sepino si affollano di suonatori che accompagnati dai loro strumenti, girano per le contrade del paese, portando a tutti l’augurio di buon anno, con le famose “serenate” (prima della mezzanotte) e le “matinate” (dopo). E’ questa una delle tradizioni più sentite dai sepinesi, una tradizione le cui origini si perdono nella notte dei tempi. I suonatori si riuniscono in diverse squadre chiamate appunto “bande di bufù” e circa un mese prima dell’atteso evento viene scelto un luogo, solitamente una vecchia casa, dove preparare i bufù.
Il Bufù è lo strumento musicale monopelle costituito da una botte di legno, con il fondo chiuso e con il lato superiore aperto intorno a cui è tesa una pelle di capra o di vitello, al centro della quale è inserita una canna. Lo strumento produce suono quando la canna viene “frizionata” dal suonatore con un panno umido, mettendo in tal modo in vibrazione la pelle che, utilizzando come camera di risonanza la botte, produce un rumore cupo, così caratteristico da averne preso il nome “bufù”.
GIULIANA DE DONNO, MASSIMO CUSATO, RAFFAELLO SIMEONI
A SUD DEL MONDO
Un affascinante viaggio musicale che parte dal nord Europa attraversando quei paesi (Irlanda, Francia, Spagna) dove le leggendarie popolazioni dei Celti si insediarono. Con gioiose danze, canzoni d’armi e d’amore, proseguirà il fantastico viaggio alla riscoperta del prezioso patrimonio musicale del sud Italia caratterizzato da tarantelle, tammorriate e ballate a cui si uniranno ed intrecceranno seducenti melodie di antico sapore mesopotamico. Un tuffo nell’Oceano ci condurrà laddove giunsero un tempo coraggiosi uomini e donne che sfidarono l’ignoto per conoscere nuove terre e nuovi sud del mondo: al Sud America sarà dedicata l’ultima parte dell’itinerante concerto, un omaggio alla “terra” che ha saputo creare una sua straordinaria ed originale identità fondendo sapientemente la propria storia all’esuberante cultura degli uomini giunti dal lontano Mediterraneo.
Il Trio è l’incontro di virtuosi musicisti che si sono divertiti a fondere le loro diverse culture ed esperienze musicali, creando un originalissimo connubio di ritmi e suoni; ha effettuato numerosi concerti in varie manifestazioni e Festivals di musica etnica e popolare, riscuotendo entusiasmanti consensi di critica e di pubblico.
Il primo Cd del Trio “A SUD DEL MONDO”, prodotto nel 2004, è stato acclamato dalla critica per l’originalità d’interpretazione e recensito da prestigiose riviste musicali specializzate ed è stato inoltre utilizzato come colonna sonora per cortometraggi nonchè per il video promozionale della Regione Basilicata (testimonial Francis Ford Coppola).
ROSALIA DE SOUZA
OBRIGADO BRASIL
Nata a Rio De Janeiro nel quartiere di Nilopolis, famoso per le scuole di samba, eredita la grande passione verso la musica dal padre, che ascoltava i Beatles, Dionne Warwick e tanti altri artisti internazionali. Nel 1988 Rosalia De Souza arriva in Italia e frequenta i corsi della Scuola di Musica Popolare del Testaccio a Roma ed inizia a studiare, da interprete, tutti i grandi autori della tradizione musicale brasiliana dei ’60 come Tom Jobim, Baden Powell, Joao Gilberto, Sergio Mendes, Edu Lobo, Vinicius de Moraes, Djavan, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque, Milton Nascimento ed alcune nostre grandi dive di quell’epoca, come Mina ed Ornella Vanoni. Nel ’95 debutta come cantante del Quintetto X, una delle band più importanti della scena acid jazz del periodo. Il produttore artistico di “Novo Esquema De Bossa” è Nicola Conte, luogo del delitto il Fez di Bari, ed il jazz, soul, la musica afroamericana e brasiliana sono i linguaggi musicali sui quali si sviluppa questo prima esperienza discografica e prende forma l’immagine artistica di Rosalia De Souza, che ricorda così quell’epoca: “Il disco con il Quintetto X è stato fatto con la spensieratezza che quel tempo si lasciava concedere. Avevamo voglia di fare musica insieme e abbiamo fatto un ottimo lavoro,che ha dato gioia e speranze a tutti. Per me è il disco che mi ha dato modo di capire quale risultato avrei potuto ottenere da interprete, ed il vero punto di partenza per esprimere la mia musica e la mia cultura, di cittadina non italiana, in Italia.” Il Quintetto X inizia ad andare in tour all’estero portando, con grande successo, il nostro paese sulla mappa della scena musicale alternativa, allora etichettata come acid jazz.
Un’onda lunga che prosegue per molti anni, nonostante lo scioglimento della band, e che porta Rosalia ad esibirsi al Barbican Centre e al Jazz Cafè a Londra (nel 2000) e sul prestigioso palcoscenico del Montreux Jazz Festival, l’anno successivo. E’ il 2001, un anno che segna un ulteriore punto di svolta, che si concretizza con il debutto da solista di “Garota Moderna” un lavoro modellato ad arte per la sua voce e prodotto ancora da Nicola Conte, che perfeziona a livelli notevoli quel sottile gioco di specchi fra tradizione e modernità, usando un linguaggio modernissimo per una musica nata tanti decenni fa, e che viene etichettato dagli addetti ai lavori come Nu-Bossa.
Nel 2003 arriva “Garota Diferente”, disco che contiene le rivisitazioni di artisti e top dj’s come il Trüby Trio, Zero dB, Buscemi e gli italiani Gianluca Petrella, Gerardo Frisina e The Dining Rooms. Un disco che conferma il momento d’oro dell’artista brasiliana, che riceve stima anche dai più importanti dj’s della scena alternativa elettronica. Nel 2005, Rosalia De Souza calca nuovamente le scene internazionali più prestigiose, come l’Olympia di Parigi, il World Festival a Madrid ed il
Womad di Peter Gabriel, in scena a Las Palmas, nelle Gran Canarie. In Italia è scelta da Maurizio Giammarco come interprete vocale del Parco della Musica Jazz Orchestra, da lui diretta. Il 2006 è l’anno della consacrazione, la Schema Records pubblica “Brasil Precisa Balançar”. La giovane interprete brasiliana ha raggiunto una grande maturità artistica. Per Rosalia si corona il sogno di una vita: registrare un disco nel suo paese d’origine, con musicisti brasiliani e sotto la supervisione di uno dei pesi massimi della bossa nova, il leggendario Roberto Menescal, che insieme a Joao Gilberto e Tom Jobim, è stato protagonista dello storico Festival della Bossa Nova alla Carnegie Hall di New York, nel lontano 1962.
Il 26 gennaio 2009 è uscito “D’improvviso”, il nuovo album di Rosalia De Souza. Fascino e magia, sensualità e misticismo, queste alcune sensazioni emanate da questo nuovo
lavoro dell’artista brasiliana, che stavolta si è affidata alla produzione artistica di Luciano Cantone, co-fondatore della Schema e già produttore del pluripremiato “Handful Of Soul” di Mario Biondi. “D’Improvviso” conferma lo status di Rosalia De Souza come miglior cantante ed interprete della musica brasiliana che abbiamo nel nostro paese.
Attualmente la voce più intensa e significativa della riproposta del canto contadino lucano con la fisarmonica e il talento di Admir Shkurtaj in uno spettacolo di canti, ballate e serenate salentine della terra d’Arneo in passato frequentata da greggi e briganti
Dopo la notte dedicata ai concerti proposti dalle donne che hanno vissuto la tradizione contadina il 6 agosto il treno di Cantar Viaggiando che da San Severo porta al Carpino Folk Festival condurrà i viaggiatori all’interno di un canzoniere teatrale ricchissimo fatto di stornelli a dispetto e canti d’amore, ballate dai testi struggenti, canti narrativi e serenate, canti a “paravoce” raccolti da Caterina Pontradolfo e Assunta Zecca in una delle isole sonanti d’Italia attraversata dalla melodia, oltre che dagli ormai celebri ritmi pizzicati.
Prima dello spettacolo teatrale sarà Elena Ruzza quindi a condurre il treno delle Ferrovie del Gargano delle ore 19.12 per l’ultima tappa di Cantar Viaggiando. A seguire la visita della guida turistica Domenico Sergio Antonacci che attraverso i nomi storicizzati della cultura popolare carpinese in vie, vicoli e piazze introdurrà i passeggeri nell’itinerario del gusto promosso dal Gal Gargano con protagoniste le fave tornate dal viaggio nello spazio con l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti.
Tutti gli spettacoli del Carpino Folk Festival sono ad ingresso gratuito
Giovedì 06 Agosto 2015
CARPINO FOOD FESTIVAL – #ExpoGargano
Promosso dal Gal Gargano
CANTAR VIAGGIANDO – “Una valigia di ricordi”
“Un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano”
Ore 19.12 in viaggio tratta San Severo/Calenella
con degustazione di prodotti tipici regionali a bordo
ELENA RUZZA E MATTEO CANTAMESSA CON PROGETTO “DAMATIRA DUB”
Reading mitologico elettronico dedicato alla Madre Terra
a cura di Elena Ruzza
dub selecta Matteo Cantamessa
Damatira – Demetra rappresenta l’energia materna per eccellenza, la vera nutrice e protettrice dei giovani e vulnerabili. Non necessariamente è la madre biologica delle sue creature, poichè sa nutrire con pari amore anche amici, conoscenti e compagni, che in lei vedono la buona madre sulla cui spalla si può piangere. Il suo senso protettivo e la sua determinazione nel difendere sono leggendarie, come l’orsa che protegge il suo cucciolo.
Il suo limite consiste nell’identificarsi nel solo ruolo di madre e nella difficoltà a lasciare andare le sue creature.
La donna che incarna l’archetipo Damatira ha bisogno di comprendere che, come la natura con il ciclo delle stagioni insegna, il cambiamento è parte del ciclo naturale delle cose, e resistere ad esso significa solo ristagnare.
La Dea della fertilità può essere madre di tante creature, di un figlio, di un animale, di un opera d’arte o di un progetto creativo. Ma qualsiasi sia l’oggetto del suo amore, deve imparare a lasciarlo andare, affinchè a sua volta segua il suo percorso.
Scegliamo di utilizzare la musica dub come genere capace di attraversare le epoche.
La loop station potrà garantire l’ascolto di ambienti sonori diversi, dal mare alla città. E il tessuto sonoro delle stesse storie. La musica non è utilizzata come accompagnamento al testo parlato, ma essa stessa è testo dello spettacolo.
Le musiche originali, sono selezionate ed eseguite dal vivo.
Ore 20.30 dalla stazione di Carpino
VISITA AL CENTRO STORICO DI CARPINO
con la guida DOMENICO SERGIO ANTONACCI
Ore 21.30 Largo San Nicola / CARPINO
“ITINERARI DEL GUSTO: LE FAVE”, PERCORSO DEGUSTATIVO E SENSORIALE PROMOSSO DAL GAL GARGANO
Il tessuto produttivo agroalimentare garganico offre uno straordinario paniere di cibi di alta qualità e straordinaria varietà. Una varietà che proietta nel gusto tutta l’essenza di una civiltà secolare che si è sviluppata tra montagne aspre e boschi rigogliosi, specchi lagunari in cui si riflette il caldo del sole del Mediterraneo e coste che guardano il mare verso l’Oriente. Un territorio dall’identità unica, per storia, risorse e tradizioni, che può essere raccontato attraverso la mirabile sintesi della rosa delle sette eccellenze, prodotti tipici i cui sapori permettono di vivere un’autentica esperienza multisensoriale. Sette delizie i cui antichi segreti sono custoditi dalle abili e appassionate mani di produttori che fanno della cultura gastronomica garganica un patrimonio nazionale.
A Carpino la fava si coltiva da secoli: i suoi terreni calcarei e argillosi sono l’ideale per questo legume che è da sempre alla base della dieta contadina. Rinomata a livello nazionale per le sue qualità e caratteristi- che organolettiche, la fava di Carpino (o sottovarietà della Vicia Faba Maior) è di dimensioni medio-piccole e con una fossetta nella parte inferiore. Caratteristica principale è la sua facile cottura, determinata dalla buccia sottile, porosa e friabile che permette di sprigionare l’aroma e il gusto intenso della polpa.
Un’occasione unica quindi per scoprirne le caratteristiche e le modalità di preparazione attraverso gli show cooking che si terranno durante tutta la serata
Ore 22.00 Largo San Nicola / CARPINO
CATERINA PONTRANDOLFO “CANTAR PER TERRE”
Tessitura di voci e canti delle donne d’Arneo
uno spettacolo scritto e diretto da Caterina Pontrandolfo
Cantar per terre è stato il primo evento di teatro canto in terra d’Arneo andato in scena con grande successo e partecipazione di pubblico a Veglie, nell’ aja della masseria Casa Porcara, il 29 settembre 2013. E’ stato una delle tappe del progetto partecipato di teatro e comunità: Fimmine Fimmine, canti memorie e storie delle donne dell’ Arneo 2013, un progetto ideato da Caterina Pontrandolfo, attrice, autrice, regista, cantante e ricercatrice lucana, in collaborazione con Assunta Zecca, operatrice culturale salentina, e con la scrittrice marchigiana Maira Marzioni.
Il progetto condotto a partire dalla primavera 2013 tra i Comuni di Leverano, Veglie, Nardò, San Pancrazio, Copertino, etc…ha avuto l’ obiettivo di raccogliere la memoria e le testimonianze delle anziane dell’ Arneo.
Oltre all’ accurata ricerca etnografica, ha realizzato:
– un laboratorio di teatro e canto a Leverano
– lo spettacolo Cantar per Terre
– il libro Fimmine Fimmine Il Teatro della Vita, a cura di Maira Marzioni, Caterina Pontrandolfo, Assunta Zecca (con un ricco apparato fotografico di Pina Muci e Corrado d’ Elìa) edito da Spagine/Fondo Verri Editore di Lecce.
Le varie fasi del progetto sono state sostenute dalla Camera di Commercio di Lecce (ricerca e laboratorio); dal GAL TERRA d’ Arneo (produzione dello spettacolo), e dalla BCC di Leverano (pubblicazione del libro)
Cantar per terre – Lo spettacolo
ll tempo trascorso con le anziane d’ Arneo per raccoglierne le biografie, i canti, i racconti, ci ha aperto il vasto mondo femminile e reso fortemente consapevoli del ruolo straordinario che le donne hanno avuto nell’ economia rurale del secolo scorso in questo lembo del Salento. La tessitura, la cura familiare, il lavoro nei campi lungo l’intero ciclo stagionale e nei magazzini di tabacco dall’ alba al tramonto, la casa, la cucina: ci siamo avviate lungo i sentieri delle storie nascoste di queste donne affidate al soffio della melodia. Il canto, infatti, ha dato il ritmo a queste vite difficilissime, le ha tenute insieme e le ha, in fin dei conti, salvate. Un vaso di Pandora, un canzoniere ricchissimo fatto di stornelli a dispetto e canti d’amore, ballate dai testi struggenti, canti narrativi e serenate, canti a “paravoce”: una terra attraversata dalla melodia, oltre che dagli ormai celebri ritmi pizzicati. Il rimpianto di tutte: “ora non si canta più, ognuna sta per conto suo”. Denunciando l’assenza di occasioni e luoghi d’incontro per le donne nei nostri paesi.
In scena sei artiste girovaghe (Caterina Pontrandolfo, Assunta Zecca, Silvia Lodi, Elisa Murrone, Roberta Paladino, Benedetta Siciliano) che vanno di terra in terra, di paese in paese con la vocazione di trattenere la memoria antica, farla propria. Testimoniano che le melodie non hanno confini, viaggiano insieme ai popoli, ai ricami, ai cibi. Per questo motivo oltre ai canti raccolti, lo spettacolo è fatto di altri suoni, altri canti, perché: “ i canti non sono di nessuno e sono di tutti” come ci hanno detto in uno dei nostri primi incontri le Sorelle Gaballo, le cantore di Nardò, che sono in scena con noi nello spettacolo. Allo stesso tempo testimoni e monumenti viventi di questa memoria. Una tessitura di voci, narrazioni e canti dunque attraversa la scena che è paesaggio d’ Arneo.
Lo spettacolo si svolge nelle ore del tramonto, nell’ aja della masseria. Le artiste girovaghe, ”sorelle d’arte” arrivano, un vecchio traino le porta, orizzonte visivo e mitico del mondo raccontato: “mettono in scena” nello spazio circolare quelle madri, figlie, sorelle, spose, contadine, operaie, ricamatrici, donne al telaio o nei campi di cui hanno ascoltato i racconti. E’ la vita che scorre con i suoi cicli di nascite e di morti. Mettono in scena la sapienza e la cultura delle mani, della vita e della morte. Le feste, la comunità. Pochi oggetti essenziali d’ uso quotidiano e tessuti. Sullo sfondo, la casa-traìno è di volta in volta carro funebre e carro della “fujuta” delle ragazze osteggiate nei loro amori. Come le ave messapiche. Il pubblico è tutto intorno a noi: è una festa del canto, una canzoniera, si offre del cibo…e si intravede già la luna. Il traìno s’accende delle luci del sogno, del desiderio, della speranza e da una generazione di donne all’ altra ci fa nuove raccoglitrici, nuove tessitrici: di memorie, di canti e di storie antenate. A tessere e a ritessere suoni, storie e canti, con noi la fisarmonica e il talento di Admir Shkurtaj.
Premio alla Carriera alla musicista, cantautrice e ricercatrice etnomusicale GIOVANNA MARINI
Tra le voci più importanti nel panorama delle musiche popolari del nostro paese
Dal 5 Agosto le tappe di Cantar Viaggiando arrivano nel centro storico di Carpino dove le vie si arricchiranno di artisti e personalità di spicco riempiendo il paese di suoni, vivacità e quella luce carica di festosità tipica del Carpino Folk Festival.
Il programma della giornata è molto lungo. Si parte alle 19.12 da San Severo per la 3a tappa di Cantar Viaggiando con il giornalista della controinformazione GIANNI LANNES e il progetto “URA” di REDI HASA E MARIA MAZZOTTA.
La serata, a cura di SALVATORE VILLANI con la conduzione del giornalista RAI Enzo Del Vecchio, è dedicata al culto della Madre Terra in Capitanata – Damatira -, e trae il titolo “Matre del Creator” dalla forma orecchiatta e dialettizzata di Mater Creatoris (Litaniae Lauretanae), il canto delle Cantatrici di Ischitella registrato durante la processione del Crocifisso di Varano del 26 aprile del 1997.
Alle ore 21.00, la conferenza dal titolo “IL CULTO DELLA MADRE TERRA NELLA CAPITANATA”. Alle ore 22.00, la presentazione del libro ROBERTO LEYDI E IL “SENTITE BUONA GENTE” con Domenico Ferraro (autore – docente Università di Roma) e Maurizio Agamennone (docente Università di Firenze), quindi la proiezione dei filmati dello spettacolo del 1967 dei Cantori di Carpino e dei musici terapeuti di Nardò.
Seguiranno, ore 23.00, i 5 concerti della tradizione con GIOVANNA STIFANI che interpreta Luigi Stifani (Mesciu Gigi, barbiere violinista che nel corso della sua vita ha condotto innumerevoli esorcismi su donne tarantate); LE CANTATRICI DI ISCHITELLA in Matre del Creator; ANGELA DELL’AQUILA in canti della tradizione albanese d’Italia, Albania e Kossovo; MARIELLA BRINDISI accompagnata da Mario Mancini in canti della Valle del Fortore; I SUONATORI DELLA VALLE DEL SAVENA diretti da Dina Staro.
I concerti della tradizione saranno intervallati dalla consegna del premio alla carriera alla cantautrice GIOVANNA MARINI, una vita dedicata allo studio, alla raccolta e alla riproposta di musiche di tradizione orale, collaborando con tanti ricercatori e studiosi.
Tutti gli spettacoli del Carpino Folk Festival sono ad ingresso gratuito
Mercoledì 05 Agosto 2015
CARPINO FOOD FESTIVAL – #ExpoGargano
Promosso dal Gal Gargano
CANTAR VIAGGIANDO – “Una valigia di ricordi”
“Un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano”
Ore 19.12 in viaggio tratta San Severo/Calenella
Degustazione di prodotti tipici regionali a bordo
GIANNI LANNES “Gargano: la madre terra daunia”
Su questo lembo di storia si sono aggrappate mille leggende, a partire dall’approdo di Diomede dopo la guerra di Troia. Gente rude e criminali di importazione. Il sangue illirico, greco, teutonico, svevo, arabo, normanno, iberico, slavo e albanese si è raggrumato sul promontorio. Alcuni sono venuti a bivaccare da queste parti; molti, però, sono partiti con le pezze al culo, e mai più tornati. Progresso e sviluppo annunciato e promesso dal 1861 dopo aver stroncato la rivolta patriota dei briganti? Gli autoctoni emigrano ancora a testa bassa, mentre sovente i giovani sopravvivono consumando nel vuoto i giorni e l’intelligenza. Così sebbene sia legalmente assente nel belpaese la pena di morte, vige inesorabile la morte per pena.
Gianni Lannes è scrittore, fotografo, documentarista, esploratore, subacqueo, ex giornalista e fotografo. Ha lavorato sia in Italia che all’estero, occupandosi di controinformazione con inchieste riguardanti i traffici di armi (inchiesta su Ilaria Alpi e Miran Hrovatin), di esseri umani, di rifiuti tossici, scorie radioattive, di ecomafie. A causa del suo lavoro ha subito numerosi attentati e minacce di morte. Dal dicembre 2009 all’agosto 2011 ha vissuto sotto scorta della Polizia di Stato.
ACCOMPAGNAMENTO DI REDI HASA E MARIA MAZZOTTA – PROGETTO “URA”
I primi incontri musicali tra Redi Hasa e Maria Mazzotta avvengono nel 2005 quando, suonando per puro divertimento, cominciano a capire che tra di loro c’è grande affinità musicale. Di nota in nota trascorrono lunghe serate in compagnia di musiche tradizionali e libere improvvisazioni.
Il puro piacere dell’ascolto reciproco diventa, man mano, un appuntamento costante e ad ogni incontro entrambi portano nuovi brani e nuovi arrangiamenti, quasi a stupirsi l’un l’altro delle grandi potenzialità della loro musica.
E’ così che, nel 2010, cominciano a credere seriamente in un progetto di ricerca che leghi le potenti note del violoncello alla leggerezza della voce, passando attraverso le tradizioni delle loro terre e di quelle che incontrano nei numerosi viaggi. Vibrazioni che si snodano dalla pancia di un violoncello, frequenze liberate che sostengono e si fondono con la voce; note sapienti che prendono corpo dal ventre, che giocano con le simmetrie e con le dissonanze.
Fondamenta del repertorio sono le storie del sud Italia e dei Balcani, delle genti della Vecchia Europa e dei migranti di ogni tempo e luogo che Maria e Redi interpretano e ripropongono secondo il proprio sentire.
Dalla collaborazione musicale tra i due scaturiscono forti emozioni che li nutrono e li ispirano al contempo.
Colori, sapori, profumi, luci e ombre dell’esistenza umana vengono trasformati in suono che coinvolge e in storia che ammalia, in emozione. Sperimentazione e improvvisazione sono strumenti dosati con saggezza per sentire l’appartenenza di un brano e imprimervi la propria personalità.
“MATRE DEL CREATOR, IL CANTO DELLE DONNE”
in collaborazione con Parco del Gargano – Expo e territori – Motherchef
A cura di SALVATORE VILLANI con la conduzione del giornalista RAI Enzo Del Vecchio
Ore 21.00 Largo San Nicola / CARPINO
La dea gravida della vegetazione – popolarmente nota come dea della terra, o Madre terra – fu una delle figure femminili più rappresentate tra quelle riprodotte nell’Europa antica del neolitico.
La dea era la Creatrice dalla quale tutta la vita – umana, vegetale e animale – deriva, e alla quale tutto ritorna.
Nell’epoca neolitica, e ancor prima nel paleolitico superiore, la religione era centrata sulla potenza femminile, come dimostra la predominanza del simbolismo femminile. Proprio come il corpo femminile era considerato come la dea creatrice, allo stesso modo anche il mondo veniva considerato come il corpo della dea che crea costantemente la nuova vita da sé medesima. La dea è essa stessa la terra e la natura, pulsante con le stagioni: porta la vita in primavera e la morte in inverno.
Anche quando la cultura dell’Europa antica scomparve, con il sopravvento dei sistemi sociali e religiosi indoeuropei, i contadini europei continuarono tenacemente a venerare questa dea. Le festività agrarie praticate in Grecia e a Roma proseguirono la tradizione ereditata dal neolitico (Gimbutas 2005).
CONFERENZA: “IL CULTO DELLA MADRE TERRA NELLA CAPITANATA”
La conferenza, curata da Salvatore Villani, illustrerà l’origine della lettera M, quale script risalente a circa 300.000 anni fa, da cui deriva probabilmente la parola Mater latina, attraverso lo studio della ritualità connessa ai culti della rigenerazione della natura e quindi anche della nascita/rinascita degli esseri viventi del Paleolitico, fino al culto della Dea Madre del Neolitico. Il relatore si soffermerà sulla religione e sulla struttura sociale dell’Europa antica, per dimostrare che era una società matrilineare, tea-cratica e democratica, guidata da una regina-sacerdotessa e da un concilio di donne che fungeva da corpo governante, a differenza delle società patriarcali dei popoli belligeranti Indo-europei. Una struttura sociale ginocentrica che, nell’arco di alcuni millenni, ha potuto garantire una qualità della vita superiore a molte società androcratiche e classiste, ed ha goduto di un lungo periodo pacifico. Indagherà poi la civiltà dei Dauni, attraverso l’analisi di alcune stele, per capire l’importanza delle donne nella vita sociale e politica e il culto speciale nei confronti di Demetra e di Kore, importato successivamente presso i romani, perchè legato alla vita agricola e alle vicende della vegetazione, fondamentale per la sopravvivenza in una società stanziale. «La dea gravida della vegetazione – popolarmente nota come dea della terra, o Madre terra – fu una delle figure femminili più rappresentate tra quelle riprodotte nell’Europa antica del neolitico. La dea era la Creatrice dalla quale tutta la vita –umana, vegetale e animale– deriva, e alla quale tutto ritorna. La dea è essa stessa la terra e la natura, pulsante con le stagioni: porta la vita in primavera e la morte in inverno. Anche quando la cultura dell’Europa antica scomparve, con il sopravvento dei sistemi sociali e religiosi indoeuropei, i contadini europei continuarono tenacemente a venerare questa dea. Le festività agrarie praticate in Grecia e a Roma proseguirono la tradizione ereditata dal neolitico» (Marija Gimbutas 2005).
ROBERTO LEYDI E IL “SENTITE BUONA GENTE”
Presentazione del libro a cura di Domenico Ferraro (autore-Università di Roma), Maurizio Agamennone (Università di Firenze), edizione Squilibri-2015, con proiezione di filmati del 1967 (Cantori di Carpino e Musici terapeuti di Nardò).
Promosso da Roberto Leydi per la stagione 1966-’67 del Piccolo Teatro di Milano, con la consulenza di Diego Carpitella e la regia di Alberto Negrin, il Sentite buona gente intendeva attestare l’esistenza di una cultura musicale ‘altra’ attraverso la viva voce dei suoi protagonisti: i musici terapeuti del Salento, le sorelle Bettinelli di Ripalta Cremasca, i cantori di Carpino, la Compagnia Sacco di Ceriana, i suonatori di Maracalagonis, gli spadonari di Venaus, i musicisti e danzatori di San Giorgio di Resia e i tenores di Orgosolo accompagnati da Peppino Marotto.
Concepito in polemica con il Ci ragiono e canto di Dario Fo e del Nuovo Canzoniere Italiano, lo spettacolo costituiva in realtà un provvisorio punto di arrivo nella straordinaria carriera di un autore che attraversa da protagonista gran parte della cultura italiana del secondo Novecento, in una straripante ricchezza di relazioni intellettuali, da Elio Vittorini a Paolo Grassi, da Giorgio Strehler a Enzo Paci, da Tullio Kezich a Oreste Del Buono, da Enzo Jannacci a Giorgio Gaber, e in una ininterrotta solidarietà di intenti con Luciano Berio e Umberto Eco, gli amici di tutta una vita. L’inedito ritratto dell’autore del Sentite buona gente accompagna così la ricostruzione di un frastagliato ambiente culturale, contrassegnato dall’insofferenza verso rigide ripartizioni di ambiti disciplinari e dall’avversione verso tendenze e ideologie affermatesi nel frattempo a Roma, all’interno del principale partito della sinistra, quando la “realtà effettiva” del mondo popolare animava una pluralità di posizioni teoriche, da De Martino a Pasolini, da Calvino a Fortini, prima di essere riassorbita nelle intenzioni militanti di un “teatro politico” e di una “canzone di lotta e di protesta”.
Con le fotografie di Luigi Ciminaghi e di Alberto Negrin e testi inediti di Carpitella e Negrin; nel DVD la riduzione televisiva dello spettacolo e, nel CD, una selezione dei brani musicali registrati nel corso delle ricognizioni sul campo anche in Abruzzo e Toscana, con brani delle cantatrici di Cerqueto di Fano Adriano, dei Cardellini del Fontanino e dei poeti improvvisatori di Arezzo che non presero poi parte allo spettacolo.
CONCERTI DELLA TRADIZIONE
GIOVANNA STIFANI interpreta Luigi Stifani (Mesciu Gigi), accompagnata da Antonio Stifani
LE CANTATRICI DI ISCHITELLA in Matre del Creator
PREMIO ALLA CARRIERA: GIOVANNA MARINI
ANGELA DELL’AQUILA in canti della tradizione albanese d’Italia, Albania e Kossovo
MARIELLA BRINDISI accompagnata da Mario Mancini in canti della Valle del Fortore
I SUONATORI DELLA VALLE DEL SAVENA: Dina Staro, le donne, il violino e la danza dell’Appeninno Bolognese
GIOVANNA STIFANI (accompagnata alla chitarra da suo fratello Antonio)
Figlia di Luigi ‘Mesciu Gigi’, il violinista-barbiere del tarantismo, dopo la morte del padre, avvenuta il 28 giugno 2000, è stata l’ideatrice e la promotrice a partire dal 2001, assieme ad Antonio Spano, del ‘Memorial Luigi Stifani’. Ha creato un piccolo museo nel centro storico di Nardò con gli strumenti musicali e gli oggetti della barberia di suo padre, per valorizzare e far conoscere la poliedricità di questo complesso personaggio salentino. Ripropone, durante le sue performances culturali-musicali, i canti e i racconti che ha imparato da Luigi Stifani, suo padre. Si è esibita in importanti festival tra cui il ‘Memorial Luigi Stifani’ (Santa Maria al Bagno- Nardò), il Tarantella Fest (Gargano), Suoni dal Mediterraneo (Andria), etc.
LE CANTATRICI DI ISCHITELLA in Matre del Creator
Scoperte da Salvatore Villani nel 1997, durante una ricognizione etnomusicale sui canti religiosi processionali, è un gruppo unico nel suo genere e rappresentativo della tradizione polivocale del Gargano. Il gruppo spontaneo delle Cantatrici di Ischitella conosce un vasto repertorio di ninne-nanne, canti sacri, di lavoro, di emigrazione, narrativi, satirici, ecc., a due e tre voci, appresi direttamente dalla viva tradizione, durante i lavori campestri.
La bellezza delle loro voci ha colpito fortemente Giovanna Marini che così si è espressa: “Le donne di Ischitella sono un corpo unico, con tanti occhi, tante voci, tanti sorrisi uno diverso dall’altro, tanti caratteri, ma sono una donna sola. La loro voce è un’unica voce potente, con un’emissione controllata, non urlano mai, eppure tesa come un sassofono suonato da un maestro. La loro musicalità è evidente, lineare, quasi tangibile. I loro codici d’interpretazione unanimi. È questa solidità, questa monoliticità, questa massa di suono, di corpo, di maternità, che coinvolge, avviluppa, non lascia possibilità al dubbio: le donne di Ischitella sono una certezza”.
Le Cantatrici si sono esibite in importanti festival tra cui il Tarantella Fest (Gargano), il Carpino Folk Festival, Festambientesud (Monte Sant’Angelo), Suoni dal Mediterraneo (Andria), Circolo Gianni Bosio – Museo Nazionale degli Strumenti Musicali (Roma), rassegna Canti della Settimana Santa (Campolieto-Molise), rassegna Canti di Passione (Salento).
PREMIO ALLA CARRIERA: GIOVANNA MARINI
Nata a Roma in una famiglia di musicisti, Giovanna Marini si diploma in chitarra classica al Conservatorio di Santa Cecilia nel 1959 e si perfeziona con Andres Segovia. Di seguito suona per qualche anno il liuto con il “Concentus Antiqui” del Maestro Quaranta.
All’inizio degli anni Sessanta incontra un gruppo di intellettuali fra cui Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Roberto Leydi, Gianni Bosio e Diego Carpitella e scopre il canto sociale e la storia orale cantata. Nel 1964 il “Bella Ciao”, spettacolo di canto politico e sociale, dato a Spoleto con grande scandalo per un pubblico molto chic e poco abituato, le dà la possibilità di cantare e raccogliere canti popolari in giro per l’Italia, nelle situazioni sempre incandescenti degli anni Sessanta.
Partecipa allora alla storia del “Nuovo Canzoniere Italiano” cantando con i gruppi formati per l’occasione da cantautori politici come Ivan Della Mea, Gualtiero Bertelli, Paolo Pietrangeli, ma anche cantanti contadini come Giovanna Daffini (ne impara l’emissione vocale e il repertorio), il Gruppo di Piadena, i Pastori di Orgosolo con il poeta Peppino Marotto (da cui impara l’arte del racconto, dell’improvvisazione) e da tanti altri cantori e cantastorie a cui deve sempre molto.
Continuando la ricerca musicale e il suo impegno negli spettacoli e iniziative del “Nuovo Canzoniere” come per il “Ci ragiono e canto” di cui Dario Fo cura la regia, cresce il suo gusto del teatro, dell’affabulazione teatrale, dello stare in scena. E nel 1965 incomincia a comporre lunghe ballate che raccontano la sua esperienza e che interpreta sola in scena accompagnandosi con la chitarra non avendo la possibilità di usare altre voci ed altri strumenti: da “Vi parlo dell’America” nel 1965 all’ “Eroe” nel 1974.
Nel 1974, con un gruppo di musicisti anch’essi provenienti da percorsi non tradizionali, fonda la Scuola Popolare di Testaccio a Roma.
Parallelamente al suo sviluppo di compositore, Giovanna Marini ha sempre continuato l’insegnamento dell’etnomusicologia applicata al canto di tradizione orale italiano presso la SPMT e dal 1991 al 2000 anche presso l’Università di Paris VIII – Saint Denis.
Con i suoi allievi di Roma e Parigi ha fatto fino ad oggi una decina di viaggi di studio per ascoltare e registrare i canti di tradizione orale ancora presenti in Italia nelle feste religiose o profane.
Nel 1976 crea il Quartetto Vocale per il quale compone da allora le “Cantate” e con il quale si esibisce in concerti e tournées in Italia e all’estero.
La sua intensa attività musicale l’ha portata anche a comporre per il cinema: per registi come Loy, Maselli, Pietrangeli o Gianikian; per il teatro fra cui numerose tragedie greche: dalle “Troiane” di Thierry Salmon nel 1988, musiche premiate dal UBU, alle “Coefore” di Elio De Capitani o alle “Antigone”: la prima per il regista tedesco Hans-Günter Heyme nel 1995 e la seconda per il francese Patrice Kerbrat nel 2000; e ugualmente per la danza contemporanea, come “Animarrovescio” della coreografa Adriana Borriello. Inoltre compone numerosi oratori, poemi sinfonici e opere fra cui: “Pour Pier Paolo” dodici liriche dalla “Meglio Gioventù” di Pasolini, “Concerto per Leopardi”.
Nel 2002 con Francesco De Gregori incide il disco “Il Fischio del Vapore” che si distingue per un numero di vendite eccezionale.
Nel 2005 esce il suo libro “Una mattina mi son svegliata. Le storie di un’Italia perduta”, edito da Rizzoli, che racconta da un lato i viaggi collettivi fatti con allievi di nazionalità diverse, dall’altra i propri ricordi e pensieri sul lavoro svolto attraverso gli anni con il gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano e la conoscenza ed amicizia con Pier Paolo Pasolini.
Per il Festival Angelica di Musica Contemporanea scrive la partitura per “Le ceneri di Gramsci” di P.P.Pasolini. La prima esecuzione a Parma il 2 novembre 2005 con la regìa di Giuseppe Bertolucci.
MARIELLA BRINDISI (chitarra battente e voce) accompagnata da Mario Mancini (tamburi a cornice)
Il gruppo “I Musicanti della Memoria” nasce e si esibisce la prima volta nel 2010 presso il Circolo “Gianni Bosio” di Roma invitato da Giovanna Marini dopo un lungo periodo dedicato alla ricerca e raccolta di testimonianze, sui canti di tradizione orale, del territorio molisano della Valle del Fortore. La ricerca dà buoni risultati e nasce, quindi, la necessità di approfondire l’argomento frequentando i luoghi “maestri” della tradizione: il Tarantella Fest che li vede presenti a Rignano fin dal 2005, il Carpino Folk Festival, e la presenza, nel 2006, di Giovanna Marini e dei suoi allievi di Testaccio, a Macchia Valfortore, che segnano una tappa fondamentale per il consolidamento, la passione e l’amore per i canti della propria terra.
ANGELA DELL’AQUILA in canti della tradizione albanese d’Italia, Albania e Kossovo
Angela Dell’Aquila (voce), Salvatore Villani (baglama), Ciro Iannacone (chitarra), Vittorio Basanese (fisarmonica)
Angela Dell’Aquila è nata a Chieuti e si interessa di canti della tradizione arbëreshë a partire alla fine degli anni Sessanta, quando conosce Roberto Ruberto, musicista, poeta e scrittore chieutino, che la sprona ad interpretare con la sua bella voce i canti della tradizione albanese italiana. Dopo la morte di Roberto, sotto la spinta di Giorgio Ruberto, entra a far parte del gruppo musicale arbëreshë di Chieuti, con cui realizza una incisione e vari concerti in Italia e all’estero, fino allo scioglimento del gruppo avvenuto alla fine degli anni Settanta. Nel 2005 entra a far parte del gruppo musicale del Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, sotto la direzione musicale di Salvatore Villani, con cui realizza importanti concerti a Vasto Etnofestival, al ‘Memorial Giorgio Ruberto’ di Chieuti, al Tarantella Fest, al Carpino Folk Festival, a Suoni dal Mediterraneo (Andria), al ‘Memorial Luigi Stifani’ (Santa Maria al Bagno- Nardò), etc.
I SUONATORI DELLA VALLE DEL SAVENA: Dina Staro, le donne, il violino e la danza dell’Appeninno Bolognese
Placida Staro, detta Dina, è etnomusicologa ed etnocoreologa di fama internazionale. È direttrice del Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara e della Piccola Scuola di Musica e Danza Tradizionale nel paese di Monghidoro (Bo). Svolge anche attività come ricercatore indipendente, come formatore a contratto, autore di testi letterari e come violinista. Dal 1986 è membro dell’International Council for Traditional Music (UNESCO Status C), e dal 2012 vicepresidente dell’Ethnochoreology Study Group della stessa istituzione. È stata cantante, chitarrista e violinista in diversi gruppi, attrice e coreografa per la televisione, cinema e teatro dal 1974 ad oggi. È violinista, cantante e responsabile del gruppo ” I Suonatori della valle del Savena” dal 1986.
Suonatori della Valle del Savena, è la formazione che riunisce dal 1974 ‘I Suonatori della valle bolognese’ che suonano per il ballo antico, staccato e liscio. Per quarant’anni hanno portato nelle case, nei cortili, nelle piazze e sui palchi tre generazioni di suonatori. Attualmente, ne fanno parte Bruno Zanella, chitarra bolognese, Placida Staro, violino e voce, Domenico Salomoni, percussioni, Elisa Lorenzini, Carolina Conventi, Stefano Reyes, violino, Davide Dobrilla, fisarmonica, Gabriele Roda, contrabbasso e basso elettrico. Hanno una ricca discografia a iniziare dai due dischi editi per l’Albatros nel 1974 (Musiche e canti popolari dell’Emilia 1) e nel 1976 (Musiche e canti popolari dell’Emilia 2) curati da Stefano Cammelli, per finire con i dischi curati da Placida Staro nel 1991, nel 1995, nel 1996. Per la Nota di Udine hanno pubblicato nel 2002 due CD “Concerto a Bologna” e “I rest d’la sòzia”, nel 2007 il CD doppio “Al di là delle parole”, nel 2012 il CD doppio “E’ qui la festa?”.
Il festival organizzato a Carpino sul Gargano parte il 3 agosto con gli storytellers
La ventesima edizione del primo grande festival pugliese della musica popolare e delle sue contaminazioni si mette in viaggio lunedì 3 agosto con quattro suggestivi appuntamenti legati alla mobilità lenta in cui il trenino delle Ferrovie del Gargano da mezzo di trasporto diventa palcoscenico grazie agli storytellers ossia all’innovativo metodo di narrare con la retorica e quindi valorizzare il paesaggio, la natura e la cultura locale.
Si tratta di performance sperimentali realizzate appositamente per il Carpino Folk Festival dallo storico dell’arte Gianfranco Piemontese, dall’antropologa Patrizia Resta, il giornalista Gianni Lannes, l’attrice Elena Ruzza e i musicisti e artisti Giuliana De Donno, Quintana Ensemble, Redi Hasa, Maria Mazzotta e Matteo Cantamessa.
CANTAR VIAGGIANDO è una produzione Carpino Folk Festival promossa dal Gal Gargano sotto la direzione artistica di Luciano Castelluccia
Lunedì 03 Agosto 2015
GIANFRANCO PIEMONTESE, ricercatore Mibac e docente di Storia all’Accademia di Belle Arti di Lecce, lungo il tragitto che da San Severo porta a Peschici, svelerà il Gargano con le impressioni di una viaggiatrice statunitense degli anni Venti: Katharine Hooker.
L’Italia intera, dai più grandi e noti centri ai più piccoli e sperduti comuni dell’entroterra, è stata da sempre meta di intellettuali e viaggiatori curiosi di conoscere la millenaria cultura e l’incantevole paesaggio della penisola. Anche la Puglia e il Gargano sono stati percorsi, nel primo quarto del XX secolo, da questi viaggiatori. Tra questi, Katharine Hooker si deve considerare, a ragione, una delle ultime viaggiatrici di quel Gran Tour iniziato nel XVIII e continuato fino al primo quarto del XX secolo.
La scrittrice grazie alla sua innata curiosità ed ai lunghi periodi di soggiorno in una villa del fiesolano, venne in contatto con personalità del mondo della Cultura e non solo con quelli toscani ma anche con molti pugliesi e, tra questi, il garganico Michele Vocino. La Hooker viaggiava utilizzando un’autovettura con un autista che conosceva bene l’italiano e i diversi dialetti. Il viaggio nel Meridione d’Italia sarà da lei raccontato in due distinti volumi: “Farmhouses and Small Provincial Buildings in Southern Italy” edito a New York nel 1925 e “Trough the heel of Italy” edito a New York nel 1927. Il primo è una ricca raccolta di immagini dei luoghi visitati, il secondo contiene una profonda descrizione di luoghi e monumenti che ne fanno un’ottima guida per i lettori d’oltreoceano.
La letture e la descrizione dei luoghi presenti in questi volumi saranno il filo conduttore del viaggio di partenza del Carpino Folk Festival il 3 Agosto.
Ad accompagnarci ci sarà l’ARPA DI GIULIANA DE DONNO con HARPS TO HARPS
Di origini lucano-salentine, diplomata in arpa classica, ha approfondito la sua formazione e la sua ricerca nell’ambito della musica popolare, specializzandosi in arpe popolari quali celtica, paraguayana e viggianese della quale è una delle poche arpiste al mondo a suonare e possederne un esemplare originale. Il suo ultimo Cd “Harp to Harps” rappresenta la sintesi del suo percorso musicale. E’ un percorso musicale che parte dalle origini popolari con l’arpa celtica: strumento questo che nasce probabilmente intorno all’anno 1000 nelle Terre d’Irlanda e fu elevato a simbolo di quelle terre. Grazie al movimento dei trovatori e trovieri, intorno al XII secolo l’arpa si diffuse in Francia (Bretagna), Spagna (Galizia), Italia e durante il periodo di conquista e colonizzazione delle Americhe (xiv sec.) le missioni Gesuite esportarono l’arpa in quelle regioni che oggi conosciamo come Argentina, Uruguay, Paraguay ecc. E’ da qui che prende forma l’arpa paraguayana, che acquisisce poi una propria identità e la caratteristica di strumento altamente sonoro e dal timbro tipicamente argentino, a differenza dell’arpa celtica che ha un timbro più caldo e pastoso. Anche l’Italia vanta una tradizione arpistica, che affonda le sue radici nel mondo contadino ed in particolar modo nel paese di Viggiano nella Val d’Agri in provincia di Potenza. Per alcuni secoli Viggiano era conosciuta in altre parti d’Italia per essere il principale centro di fabbricazione dello strumento. Gli arpisti Viggianesi erano famosi oltre che in Italia anche in Europa e in America come musici girovaghi che vivevano della propria musica suonando “tarantelle, valzer, serenate” .
Martedì 04 Agosto 2015
PATRIZIA RESTA, professore di Antropologia Culturale dell’Università degli Studi di Foggia, Presidente dell’Associazione Italiana Scienze Etno-Antropologiche e Direttore della Collana “Antropologia culturale e sociale” per la Casa Editrice Franco Angeli, il 4 agosto ci parlerà delle culture delle comunità locali espressioni dense di dinamicità, perfomatività e capacità comunicativa, i cui significati raramente sono noti agli attori sociali che le vivono o che le fruiscono. Il percorso propone le chiavi di lettura di alcuni tratti culturali specifici delle comunità attraversate dal treno del Gargano, ovvero culture enogastronomiche, know-how locali, cerimonie, ritualità ed eventi festivi, dinamiche sociali e patrimoni tradizionali nella loro continua rifunzionalizzazione, in un racconto che si snoderà a partire da diversi stimoli.
L’osservazione degli spazi come luoghi che parlano della presenza degli uomini e delle donne e della loro organizzazione socio-culturale: spazi di lavoro, spazi di conquista (i laghi di Lesina e Varano), spazi di conflitto (Sannicandro Garganico).
La degustazione dei cibi, di cui si esalterà la funzione di marcatori identitari di una tradizione culturale ed economica contadina e/o marinara, ma anche la valenza cerimoniale, se consumati in particolari occasioni, e la valenza produttiva con tutte le implicazioni nelle forme di organizzazione sociale.
Le evocazioni musicali offerte dai musicisti presenti sul treno per parlare delle tradizioni musicali locali che vanno dalla tarantella agli ‘ndrandl (canti d’altalena presenti a Sannicandro garganico) e ai cantori di Carpino e delle evocazioni sonore che accompagnano le cerimonie rituali e della religiosità popolare di queste realtà (il rumore degli zoccoli dei cavalli nella corsa degli asini di Carpino, il crepitio dei falò rituali di molti comuni, i canti dei pellegrini che si recano a Monte Sant’Angelo o a Cagnano Varano o al Santuario di san Nazario, ecc.).
Lo sfondo dei laghi e del mare per parlare della continua lotta per la sopravvivenza degli abitanti lagunari e costieri in uno scenario di ritualità magico-religiose e di manifestazioni cerimoniali e oggetti votivi, che si esprimono attraverso diversi percorsi processionali sia nelle vie del paese che in mare (Peschici, Rodi Garganico, Ischitella, ecc.) e attraverso gli ex voto.
Ci accompegneranno in questo percorso le QUINTANA ENSEMBLE, concertiste di musica medievale, rinascimentale e barocca, che dopo aver partecipato ad importanti rassegne e progetti, decidono di unire le conoscenze dell’arte antica con la scoperta delle lontane melodie della musica Sefardita, le remote tarantelle del Sud dell’Italia e il sapore lontano di alcune melodie arabe.
Sefarditi (termine che deriva da Sepharad, denominazione medievale della penisola iberica) furono detti gli ebrei delle comunità viventi in Spagna, per distinguerli da quelli abitanti la Germania e le altre regioni dell’Europa centrale e orientale, indicati con il nome di ashkenaziti. Le parole che accompagnano le antiche melodie del repertorio sono di lingua ladina, cioè l’antico spagnolo con le infiltrazioni dall’ebraico e da altri idiomi.
Tra le dominazioni, i conflitti religiosi e politici, le egemonie e le conquiste, i progressi e le tradizioni, dalla terra e dal mare giungono a noi le melodie del folclore che tramandandosi ha portato con sé lingue, note e culture diverse che in questo repertorio cerchiamo di unire, raccontando di un unico viaggio, rivelatoci dal vento del Sud.
Mercoledì 05 Agosto 2015
GIANNI LANNES, scrittore, fotografo, documentarista, esploratore, subacqueo, ex giornalista che si occupa di controinformazione con inchieste riguardanti i traffici di armi (inchiesta su Ilaria Alpi e Miran Hrovatin), di esseri umani, di rifiuti tossici, scorie radioattive, di ecomafie, al Carpino Folk Festival per raccontare la madre terra daunia.
Su questo lembo di storia si sono aggrappate mille leggende, a partire dall’approdo di Diomede dopo la guerra di Troia. Gente rude e criminali di importazione. Il sangue illirico, greco, teutonico, svevo, arabo, normanno, iberico, slavo e albanese si è raggrumato sul promontorio. Alcuni sono venuti a bivaccare da queste parti; molti, però, sono partiti con le pezze al culo, e mai più tornati. Progresso e sviluppo annunciato e promesso dal 1861 dopo aver stroncato la rivolta patriota dei briganti? Gli autoctoni emigrano ancora a testa bassa, mentre sovente i giovani sopravvivono consumando nel vuoto i giorni e l’intelligenza. Così sebbene sia legalmente assente nel belpaese la pena di morte, vige inesorabile la morte per pena.
L’accompagnamento della terza tappa di Cantar Viaggiano è di REDI HASA E MARIA MAZZOTTA un solidale artistico partito nel 2005 quando, suonando per puro divertimento, cominciano a capire che tra di loro c’è grande affinità musicale. Di nota in nota trascorrono lunghe serate in compagnia di musiche tradizionali e libere improvvisazioni. Il puro piacere dell’ascolto reciproco diventa, man mano, un appuntamento costante e ad ogni incontro entrambi portano nuovi brani e nuovi arrangiamenti, quasi a stupirsi l’un l’altro delle grandi potenzialità della loro musica.
E’ così che, nel 2010, cominciano a credere seriamente in un progetto di ricerca che leghi le potenti note del violoncello alla leggerezza della voce, passando attraverso le tradizioni delle loro terre e di quelle che incontrano nei numerosi viaggi. Vibrazioni che si snodano dalla pancia di un violoncello, frequenze liberate che sostengono e si fondono con la voce; note sapienti che prendono corpo dal ventre, che giocano con le simmetrie e con le dissonanze.
Fondamenta del repertorio sono le storie del sud Italia e dei Balcani, delle genti della Vecchia Europa e dei migranti di ogni tempo e luogo che Maria e Redi interpretano e ripropongono secondo il proprio sentire.
Dalla collaborazione musicale tra i due scaturiscono forti emozioni che li nutrono e li ispirano al contempo.
Colori, sapori, profumi, luci e ombre dell’esistenza umana vengono trasformati in suono che coinvolge e in storia che ammalia, in emozione. Sperimentazione e improvvisazione sono strumenti dosati con saggezza per sentire l’appartenenza di un brano e imprimervi la propria personalità.
Giovedì 06 Agosto 2015
Chiuderanno la sezione sperimentale del Carpino Folk Festival (la V edizione di Cantar Viaggiano) sul treno delle Ferrovie del Gargano ELENA RUZZA E MATTEO CANTAMESSA il 6 agosto con il progetto “DAMATIRA DUB”, un reading mitologico elettronico dedicato alla Madre Terra.
Damatira – Demetra rappresenta l’energia materna per eccellenza, la vera nutrice e protettrice dei giovani e vulnerabili. Non necessariamente è la madre biologica delle sue creature, poichè sa nutrire con pari amore anche amici, conoscenti e compagni, che in lei vedono la buona madre sulla cui spalla si può piangere. Il suo senso protettivo e la sua determinazione nel difendere sono leggendarie, come l’orsa che protegge il suo cucciolo.
Il suo limite consiste nell’identificarsi nel solo ruolo di madre e nella difficoltà a lasciare andare le sue creature.
La donna che incarna l’archetipo Damatira ha bisogno di comprendere che, come la natura con il ciclo delle stagioni insegna, il cambiamento è parte del ciclo naturale delle cose, e resistere ad esso significa solo ristagnare.
La Dea della fertilità può essere madre di tante creature, di un figlio, di un animale, di un opera d’arte o di un progetto creativo. Ma qualsiasi sia l’oggetto del suo amore, deve imparare a lasciarlo andare, affinchè a sua volta segua il suo percorso.
Elena Ruzza e Matteo Cantamessa scelgono di utilizzare la musica dub come genere capace di attraversare le epoche.
La loop station potrà garantire l’ascolto di ambienti sonori diversi, dal mare alla città. E il tessuto sonoro delle stesse storie. La musica non è utilizzata come accompagnamento al testo parlato, ma essa stessa è testo dello spettacolo.
Le musiche originali, sono selezionate ed eseguite dal vivo.
AGOLZON VINANA DIVA DAMATIRA – CARPINO FOLK FESTIVAL 2015
Ritmi che evocano tradizione e autenticità da 20 anni divenuti una delle principali attrazioni dell’estate pugliese
Un festival tutto da vivere, dal 3 al 9 Agosto in Puglia, con l’obiettivo ambizioso di promuovere la cultura per tutti e il turismo culturale.
Comunicato Stampa
Si prega la massima diffusione e divulgazione
Carpino, li 21 luglio 2015
“Eccoci pronti, anche quest’anno, per far rivivere uno dei più bei momenti aggregativi d’Italia che da vent’anni si dà appuntamento, ad Agosto, alla grande festa del Carpino Folk Festival”.
Così il Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival Mario Pasquale Di Viesti ha annunciato il programma completo del Carpino Folk Festival 2015 su facebook raggiungendo in un solo week end ben oltre 50mila visualizzazioni.
“La ventesima edizione è un appuntamento straordinario per la nostra manifestazione, che genera una forte aspettativa nel pubblico che ci segue. Come sempre, grande è stato l’impegno profuso e, personalmente, sono molto soddisfatto. Le difficoltà, tuttavia, persistono e tutti i giorni si sente di festival che si arrendono alle criticità, alle difficoltà economiche, alle voci “nonsense”. Anche per questo, essere riusciti a dare continuità alla nostra manifestazione, cercando al contempo di mantenere elevata l’offerta culturale, è motivo di forte soddisfazione per tutta l’Associazione culturale Carpino Folk Festival.
“Ringrazio la Regione Puglia, il Gal Gargano, il Parco Nazionale del Gargano e il Comune di Carpino per aver riconfermato la fiducia nella nostra ambizione di rompere la catena di provincialismo e far vedere un Gargano diverso con una programmazione culturale composta da 19 performance di cui 15 nel centro storico di Carpino tutte incentrate su Damatira [la forma messapica della dea Demetra], la “Madre Terra”, simbolo della Natura che, nella sua qualità eterna, ha dato vita all’umanità e che è capace di rigenerarsi sempre, in ogni avversità.
«Carpino Folk Festival – Damatira» è il nostro modo per ricordare un amico che l’anno scorso era con noi ad organizzare il festival e a preparare l’accoglienza di quanti poi ci seguirono nella serata organizzata presso la sua masseria. Damatira, quindi, per ricordare NON la sua tragedia (avvenuta coll’alluvione che colpì il Gargano lo scorso mese di settembre), ma il suo stato di armonia dato dal suo particolare rapporto con la natura e, quindi, invocare l’inizio di un nuovo ciclo di vita per il nostro mondo fondato su nuovi modelli di economia e di sviluppo, nuovi stili di vita che possano segnare la strada verso scelte migliori per la nostra salute e per quella del Pianeta.
Dedicandolo a Damatira, il Carpino Folk Festival ha inteso caratterizzare il suo ventennale con una forte prevalenza della componente femminile in tutte le performance proposte, abbracciando diverse discipline artistiche: dallo storytelling, valorizzando il patrimonio culturale e naturalistico a bordo dei treni delle Ferrovie del Gargano, all’arte del teatro civile e popolare, alla musica nelle sue varianti legate alla popular music e musica tradizionale (folk e etnica) e quindi alla world music”.
Per il direttore artistico Luciano Castelluccia “nel Carpino Folk Festival Damatira non esiste il dualismo fra cultura e spettacolo. La programmazione della ventesima edizione del Carpino Folk Festival è concepita come una storia da vivere insieme intorno ad una passione condivisa con lo spettatore che diventa così, a sua volta, attore protagonista sul grande palcoscenico ricco di luoghi, paesaggi, storia, cultura, arte, tradizioni, agricoltura, enogastronomia.
Si parte con Cantar Viaggiando, la sezione del festival che si svolge sui treni delle Ferrovie del Gargano che, da mezzo di trasporto, diventano palcoscenico grazie agli storytellers: GIANFRANCO PIEMONTESE, con l’accompagnamento dell’arpa di GIULIANA DE DONNO, propone “Il Gargano nelle impressioni di una viaggiatrice statunitense degli anni Venti: Katharine Hooker”; la professoressa dell’Università di Foggia PATRIZIA RESTA, con l’accompagnamento musicale del QUINTANA ENSEMBLE, propone “Il ciclo della vita e i rituali di passaggio”; il giornalista GIANNI LANNES, accompagnato da REDI HASA e MARIA MAZZOTTA, ci parla del “Gargano: la madre terra daunia”; infine NICOLA GIULIANO e il progetto “Damatira Dub” di ELENA RUZZA e MATTEO CANTAMESSA per informarci su “La magna mater e la Daunia”.
Dal 5 Agosto le tappe di Cantar Viaggiando arrivano nel centro storico di Carpino dove, sotto la direzione scientifica di Salvatore Villani, avremo la presentazione del libro ROBERTO LEYDI E IL “SENTITE BUONA GENTE” con Domenico Ferraro (autore – docente Università di Roma) e Maurizio Agamennone (docente Università di Firenze), quindi la proiezione dei filmati del 1967 (Cantori di Carpino e musici terapeuti di Nardò).
Nella stessa serata studiosi ed etnomusicologi daranno luogo alla CONFERENZA “IL CULTO DELLA MADRE TERRA NELLA CAPITANATA”. Quindi i concerti della tradizione: GIOVANNA STIFANI interpreta Luigi Stifani (Mesciu Gigi), accompagnata da Antonio Stifani; LE CANTATRICI DI ISCHITELLA in Matre del Creator; ANGELA DELL’AQUILA in canti della tradizione albanese d’Italia, Albania e Kossovo; MARIELLA BRINDISI accompagnata da Mario Mancini in canti della Valle del Fortore; I SUONATORI DELLA VALLE DEL SAVENA: Dina Staro, le donne, il violino e la danza dell’Appeninno bolognese.
Prima e durate, il CONCORSO VIDEOMAKER per l’assegnazione del Premio Rocco Draicchio e i CORSI DEL FESTIVAL: Tamburello, Canto e Chitarra Battente, Tarantella e Scherma di Carpino, Antropologia e balli dell’Appennino Bolognese.
Il 6 agosto lo spettacolo teatrale CATERINA PONTRANDOLFO – “Cantar per terre” (Tessitura di voci e canti delle donne d’Arneo). Il 7 agosto per ascoltare il suono cupo e coinvolgente della tradizione dei BUFU’ DI SEPINO, la brasiliana ROSALIA DE SOUZA e il progetto A SUD DEL MONDO di GIULIANA DE DONNO, MASSIMO CUSATO, RAFFAELLO SIMEONI; l’8 agosto le FARAUALLA, le TRIACE, le Yemenite A-WA. Il finale con l’african jazzy soul dei GASANDJI, la spagnola AMPARO SANCHEZ e in chiusura i CANTORI DI CARPINO”.
Qui il PROGRAMMA della 20ª edizione.
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Culto risalente al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, la Madre Terra o Grande Madre è stata rappresentata in numerose figure ritrovate in tutto il mondo dal 30.000 al 1.000 a.C. e, col variare delle generazioni, dei popoli e delle culture si è moltiplicata in diverse divinità femminili a seconda delle competenze che gli venivano attribuite: Ishtar – Astarte – Afrodite – Venere per rappresentare l’amore e la bellezza, Ecate triforme per la fertilità delle donne, Artemide – Diana per la caccia, Demetra – Cerere e Persefone – Proserpina per la fertilità delle sementa.
Templi, abitazioni, ceramiche, statuette, abitazioni, portano evidenti tracce di questo culto. In esse sono incisi o dipinti semi, boccioli, germogli, uova, crisalidi e segni acquatici come rappresentazione della rinascita e rigenerazione, del divenire e della trasformazione.
Sul Gargano la presenza del culto è testimoniato dalla stele dauna ritrovata a Vieste con l’iscrizione “AGOLZON VINANA DIVA DAMATIRA” risalente al IV o III secolo a.C. Damatira infatti è la forma messapica della dea Demetra.
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Responsabile Comunicazione
Domenico Sergio Antonacci: 393.1753151
domenico.antonacci@carpinofolkfestival.com
Direzione Artistica
Luciano Castelluccia: 338.9160125
direzioneartistica@carpinofolkfestival.com
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
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Per la posta certificata: associazione@pec.carpinofolkfestival.com
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di Roberto Vigliotti (www.amadeusonline.net)
Bellissima serata di musica popolare garganica quella andata in scena ieri, 17 maggio, all’Auditorium Parco della musica di Roma con il titolo La montagna del sole, per la direzione artistica dell’etnomusicologo e musicista Ambrogio Sparagna, in collaborazione con il Carpino Folk Festival, che si tiene nell’omonima cittadina ogni prima decade di agosto.
Nel prologo al concerto, condiviso con Salvatore Villani, Sparagna ha augurato agli spettatori di sentirsi proiettati attraverso le musiche dinanzi alla Montagna del sole. Perché questo accadesse, ha ideato uno spettacolo privo di pause, ponendo la sua Orchestra Popolare Italiana a transizione tra le sonate delle confraternite e dei gruppi dei vari comuni Garganici alternatisi per circa novanta minuti sul palco: da Carpino a San Giovanni Rotondo, da Monte Sant’Angelo a San Nicandro Garganico, Vico del Gargano, Ischitella, Apricena.
Fra le rappresentazioni, tutte degne di plauso, si segnalano quella della Confraternita di Vico del Gargano, con il Miserere, l’Inno alla croce, e il Cristus e respice, canti tipici della settimana santa rappresentati con le tipiche tuniche bianche che s’indossano durante la Via crucis, e l’esibizione dei Cantori di Carpino, “trainati” dalla suggestiva voce dell’ultranovantenne Mike Maccarone, che nel brano di chiusura è stato affiancato da un giovane cantore garganico, quasi a testimoniare passato, presente e futuro della musica popolare garganica. Va dato atto ad Ambrogio Sparagna di essere riuscito, ancora una volta, a ideare uno spettacolo coinvolgente e commovente, in cui le liriche e le tarantelle garganiche si sposano per dar vita una grande festa di tamburelli e nacchere, chitarre battenti e mandole, organetti e zampogne. Gli va anche riconosciuto di essere riuscito a preservare i canti e le musiche tradizionali del Gargano dalla contaminazione, e a traghettarle fino a noi com’erano state concepite molti decenni orsono. Non è scontato, infatti, lasciare che ritmi, suoni e voci ci arrivino intatti dopo un lungo viaggio in una moderna macchina del tempo…
Domenico Ferraro per la Squilibri, ha recentemente pubblicato il volume “Roberto Leydi e il Sentite buona gente. Musiche e cultura nel secondo dopoguerra”, con allegati un DVD e un CD con la riduzione televisiva dello spettacolo e una selezione dei brani raccolti sul campo dagli autori in otto regioni italiane.
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Salutato nel 1967 come una novità assoluta sulle scene italiane e fortemente voluto da Paolo Grassi e Giorgio Strehler nella programmazione del Piccolo Teatro di Milano, lo spettacolo Sentite buona gente accoglieva otto gruppi musicali, provenienti da sei regioni italiane, che al suono di launeddas e chitarre battenti svelarono l’esistenza di una meravigliosa varietà di musiche e danze, dalla pizzica salentina al ballo tondo della Sardegna fino alle tarantelle del Gargano. Tra loro anche i Tenores di Orgosolo e i Cantori di Carpino, sui quali anni dopo si appunterà l’attenzione di musicisti come Roberto De Simone e Peter Gabriel, nelle riprese audiovisive realizzate da Lino Procacci per la Rai di Milano ma mai apparse sugli schermi nazionali. Concepito in polemica con Gianni Bosio e il Nuovo Canzoniere Italiano, dal quale Leydi si era appena distaccato, il Sentite buona gente si contrapponeva al Ci ragiono e canto di Dario Fo in quanto intendeva testimoniare l’esistenza di una cultura musicale ‘altra’ attraverso la viva voce dei suoi protagonisti, senza tutele o mediazioni di interpreti borghesi. La messa in scena era di Alberto Negrin, allora giovane assistente alla regia di Giorgio Strehler, avviato a una fortunata carriera come uomo di teatro, cinema e televisione: sue alcune delle più seguite fiction degli ultimi anni, da Pane e libertà su Giuseppe Di Vittorio a Qualunque cosa succeda su Giorgio Ambrosoli. Consulente dello spettacolo era Diego Carpitella, considerato assieme a Leydi il fondatore della moderna etnomusicologia italiana.
Per tutta la durata della mostra, in programma fino al 17 maggio all’Auditorium Parco della Musica, presso il MUSA-Museo degli Strumenti musicali dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, incontri con testimoni e protagonisti di quegli anni e appuntamenti in musica con alcuni gruppi musicali, eredi dei protagonisti dello spettacolo del 1967, dai Tenores di Orgosolo ai suonatori e danzatori della Val Resia. Si inizia il 16 aprile, alle ore 18, con Alberto Negrin e i musicisti di Maracalagonis, guidati da Orlando Mascia, virtuoso di launeddas di fama internazionale, formatosi alla scuola dei Kalagonis, il gruppo che, nel 1967, apriva il Sentite buona gente. L’autore del Sentite buona gente era Roberto Leydi, poliedrico intellettuale capace di spaziare, con grande disinvoltura, tra ambiti e competenze diverse. Tra i protagonisti della diffusione del jazz in Italia dopo le chiusure del fascismo, con Luciano Berio e Bruno Maderna firma la prima opera italiana di musica elettronica. Alla RAI già nei primi anni ‘50, è tra gli esperti incaricati di preparare le domande di Lascia o raddoppia, dove tiene a battesimo la prima esibizione in TV di una giovanissima Mina. Dal 1958 è redattore e inviato de “L’Europeo”, dove stringe duraturi rapporti di amicizia e collaborazione con Mario Soldati, Giorgio Bocca e Ferdinando Scianna. Nel 1962 porta in scena Milanin Milanon giudicato da Umberto Eco uno “straordinario rinnovamento di costume”: tra gli interpreti anche Enzo Jannacci, ai suoi primi passi come interprete e autore. Suo anche il Bella Ciao che, nel 1964, suscita scandalo al Festival dei due mondi di Spoleto.
Lomax e Carpitella furono i primi a rivalutare i canti della tradizione
Faceva caldo quando Alan Lomax e Diego Carpitella raggiunsero il Gargano per la loro ricerca. Quel Gargano, con cicale e caldo torrido dove suonare una chitarra battente o intonare una «strappuleta» era l’unico modo per dimenticare il peso della fatica nei campi. Era il 24 agosto del 1954 e, in pochi giorni, si sarebbero imbattuti in un fenomeno che di lì a poco avrebbe attratto ricercatori e musicisti di tutta Italia e non. Intuirono subito che a Carpino c’era qualcosa di unico. I suoi cantori riecheggiavano melodie particolari, sonetti e ballate che richiamavano bagagli culturali di un mondo che aveva conservato intatto la sua bellezza. A Carpino, Carpitella ci torna il 10 dicembre 1966 con Roberto Levdi. Sta allestendo uno spettacolo con cantori e suonatori tradizionali. Durante questa visita viene registrata la cosiddetta «Accomé j’èjafap’amà ‘sta donne», che tanto successo ha avuto presso i gruppi di riproposta, in realtà un sonetto nella forma di tarantella alla «muntànare». Dopo questa raccolta il gruppo dei Cantori di Carpino (Rocco Di Mauro, Andrea Sacco, Gaetano Basanisi, Giuseppe Conforte, Angela Gentile e Antonio Di Cosmo) viene invitato a Milano nel marzo del1967 a partecipare allo spettacolo «Sentite buona gente» presso il Teatro Lirico. Nasce allora il progetto che ha in questo gruppo il punto di riferimento di un movimento culturale che ha varcato i confini del Gargano e che ha coinvolto decine di artisti di fama internazionale.
[a.d.a.]
Il 2014 che è appena terminato segna il 60.mo anniversario di una ricerca sistematica sulle tradizioni popolari realizzata dallo statunitense Alan Lomax e dall’etnomusicologo calabrese Diego Carpitella. Lavorò commissionato dalla Columbia World “Library and Primitive Music, che li porterà a registrare circa tremila documenti. La raccolta conservata presso gli Archivi di etnomusicologia di Roma comprende documenti sonori, con vari organici vocali e strumentali, registrati in ogni angolo d’Italia, con particolare attenzione alla Puglia, e al Gargano. “Alan Lomax, antropologo statunitense questo impegno lo aveva assunto in pieno: a bordo di uno sgangherato furgone, con l’ausilio di un magnetofono «Magnerecord» e in compagnia di Carpitella. Un inquieto viaggiatore della cultura – come è stato definito – costretto a ripercorrere le strade d’Europa, suo esilio volontario per sfuggire alle liste di proscrizione del «maccartiste», ma anche per censire e raccogliere documenti sonori di tradizione orale da responsabile della sezione musicale della Biblioteca del Congresso. In quella sua ricerca sul Gargano c’è di tutto. Immagini sbiadite dal tempo, uomini e donne che sembrano usciti da un mondo lontano e accumunati da modi di vivere, costumi, abiti tradizionali; contadini, pastori, cavamonti, pescatori di tonno, tutti tenuti insieme dal filo conduttore di un unico disegno culturale. Quello legato alla tradizione e alla musica popolare, e nella fattispecie la “tarantella garganica”. Piccole enclavi di un patrimonio folkoristico di ineguagliabile bellezza. Note raccolte su una cinquantina di taccuini su cui si leggono i messaggi culturali di un mondo che da lì a poco sarebbe stato minacciato é dimenticato dal boom economico. È questo il valore aggiunto dei diari di Alan Lomax. Appunti di un viaggio senza soste, fagocitato dalle emozioni e della passione che solo un cultore – vero – della materia può avere. Alan Lomax ha lasciato un importante insegnamento di questa sua ricerca “on road” sul Gargano e cioè l’atteggiamento che ogni antropologo della musica dovrebbe tenere: riuscire a parlare con tutti tenendo fermo allo allo spirito di umiltà propria e di rispetto per l’altro. Lomax seppe farlo come pochi. Trattò alla pari le tabaccaie del Salento, i pastori e i caprai dell’ Aspromonte, registi cinematografici come De Sica e De Seta, produttori radiofonici come Nataletti, studiosi come De Martino” e Cinese e tanta altra gente incontrata. Viaggio che, cinque anni fa, la casa editrice il Saggiatore ha riproposto pubblicando il libro «L’anno più felice della vita. Un viaggio in Italia 1954-1955» che raccoglie i diari di quell’iter italicum insieme alle foto struggenti di un paese popolato da pescatori di tonni, montanari, raccoglitrici di tabacco, cavapietre e mondine prima dell’irruzione della modernità. Il tutto con la fazione di Martin Scorsese
[Antonio d’Amico]