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Echi popolari garganici

Un concerto che presenta la varietà della musica etnica, sotto la direzione di Ambrogio Sparagna

di Roberto Vigliotti (www.amadeusonline.net)

Foto di Anna Maria Savarese

Foto di Anna Maria Savarese

Bellissima serata di musica popolare garganica quella andata in scena ieri, 17 maggio, all’Auditorium Parco della musica di Roma con il titolo La montagna del sole, per la direzione artistica dell’etnomusicologo e musicista Ambrogio Sparagna, in collaborazione con il Carpino Folk Festival, che si tiene nell’omonima cittadina ogni prima decade di agosto.
Nel prologo al concerto, condiviso con Salvatore Villani, Sparagna ha augurato agli spettatori di sentirsi proiettati attraverso le musiche dinanzi alla Montagna del sole. Perché questo accadesse, ha ideato uno spettacolo privo di pause, ponendo la sua Orchestra Popolare Italiana a transizione tra le sonate delle confraternite e dei gruppi dei vari comuni Garganici alternatisi per circa novanta minuti sul palco: da Carpino a San Giovanni Rotondo, da Monte Sant’Angelo a San Nicandro Garganico, Vico del Gargano, Ischitella, Apricena.

Fra le rappresentazioni, tutte degne di plauso, si segnalano quella della Confraternita di Vico del Gargano, con il Miserere, l’Inno alla croce, e il Cristus e respice, canti tipici della settimana santa rappresentati con le tipiche tuniche bianche che s’indossano durante la Via crucis, e l’esibizione dei Cantori di Carpino, “trainati” dalla suggestiva voce dell’ultranovantenne Mike Maccarone, che nel brano di chiusura è stato affiancato da un giovane cantore garganico, quasi a testimoniare passato, presente e futuro della musica popolare garganica. Va dato atto ad Ambrogio Sparagna di essere riuscito, ancora una volta, a ideare uno spettacolo coinvolgente e commovente, in cui le liriche e le tarantelle garganiche si sposano per dar vita una grande festa di tamburelli e nacchere, chitarre battenti e mandole, organetti e zampogne. Gli va anche riconosciuto di essere riuscito a preservare i canti e le musiche tradizionali del Gargano dalla contaminazione, e a traghettarle fino a noi com’erano state concepite molti decenni orsono. Non è scontato, infatti, lasciare che ritmi, suoni e voci ci arrivino intatti dopo un lungo viaggio in una moderna macchina del tempo…

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