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EMOZIONI DOMENICA SCORSA PER IL CARPINO FOLK FESTIVAL PROTAGONISTA NELLA CAPITALE IN OCCASIONE DEL SUO VENTENNALE

La Montagna del Sole all’Auditorium Parco della Musica di Roma
di LUCIA PIEMONTESE (Attacco, 19 maggio 2015)

Foto di Anna Maria Savarese

Foto di Anna Maria Savarese

E’ stata una serata colma di emozione e gioia quella di domenica scorsa per il Carpino Folk Festival. In occasione del suo ventennale, il festival garganico, il primo grande evento pugliese dedicato alla musica tradizionale e alle sue contaminazione che riesce ad attirare sul Gargano ogni anno decine di migliaia di spettatori, ha avuto un’anteprima d’eccezione a Roma. L’atteso concerto de “La Montagna del Sole” nel prestigioso Auditorium Parco della Musica è stato un successo ed ha avuto numerosi apprezzamenti, compresa la gradita visita dello showman foggiano Renzo Arbore, che ha voluto salutare personalmente i cantori e suonatori del Gargano. Lo spettacolo, organizzato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica e con il sostegno di Puglia Sounds, ha inteso perseguire, attraverso la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale del Gargano, la bellezza e la vitalità di un territorio unico per le sue espressioni musicali tradizionali, ma al tempo stesso universale per la straordinaria capacità di fascinazione intrinseca nei suoi cantori. Le liriche e le tarantelle garganiche, ma anche i cunti, i canti religiosi e della passione della Puglia garganica, ispirati ai valori e alla poetica dei suonatori e dei cantatori della tradizione, sotto la direzione scientifica dell’etnomusicologo Salvatore Villani, si sono alternati in maniera fluida al repertorio popolare italiano dell’Orchestra diretta da Ambrogio Sparagna, le une nelle altre senza interruzioni, in una festa di tammorre e tamburelli, nacchere, chitarre battenti e mandole, archi, organetti, zampogna. I Cantori di Carpino, le affascinanti voci delle donne di Ischitella, la confraternita di Vico, i suoni di Sannicandro e i canti arbëreshë di Chieuti, la tradizione di San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo e poi le voci di Mattinata e Apricena e altri ancora hanno fatto parte di questo viaggio e costituito un significativo esempio di come la musica popolare sia viva e varia e sempre pronta a rimettersi in gioco. “E’ stata una serata memorabile, partecipata e applauditissima. Nel tempio italiano della musica abbiamo reso onore alla musica di tradizione che è il fondamento e la storia di tutte le altre musiche”, spiega a l’Attacco il presidente del Carpino Folk Festival, Mario Pasquale Di Viesti.
“Ancora una volta la magia del Gargano ha stregato un pubblico non abituato a questo genere musicale, persone di tutte le età che hanno accompagnato l’intero concerto. Le parole del Maestro Sparagna nel descrivere la Montagna del Sole sono state splendide: un luogo mistico dove, una volta andati, non si può fare a meno di tornare. La compostezza di musici e cantori non abituati al pubblico e non abituati ai luoghi della musica colta è stata straordinaria.
Una magia partita con le confraternite di Vico del Gargano, che hanno letteralmente ammutolito il pubblico che è scoppiato in gioia all’arrivo dei cantori di Carpino, poi le parole delle immortali canzoni di Matteo Salvatore, le donne di Ischitella, l’unione mediterranea di Chieuti e poi il corpo di ballo di Monte S. Angelo, San Giovanni Rotondo e Rignano.
Infine la chiusura è stata all’insegna del novantenne Mike Maccarone da Carpino e del piccolo Manzo, che ha chiuso il concerto cantando Zi’ndrea sacco e la Muntanara del Gargano. Tutto lo spettacolo, a differenza di quanto era avvenuto a Carpino ad agosto dello scorso anno, durante il festival, è stato stavolta incentrato sui canti del Gargano”, prosegue Di Viesti.
“Se a Carpino in oltre 4 ore si era vista la commistione dei canti popolari italiani con quelli specificamente garganici, a Roma l’intero spettacolo è stato impregnato dalla musica garganica con il Maestro e l’Orchestra popolare a rilanciare ogni volta il cambio del testimone.
Per noi è stata una giornata lunghissima, iniziata alle 3 di mattina e chiusa alle 5 del giorno successivo”. Per i giovani ed adulti del CFF non si tratta solo di arte e intrattenimento: c’è uno scopo sociale,  una missione nel loro operato, tener stretti a sé e in vita le radici culturali del Promotorio Sacro, sottrandoli e salvandoli dall’oblìo imposto dalla società del consumo.

Appuntamento dal 3 al 9 agosto con l’edizione che celebra i primi 20, gloriosi anni del Carpino Folk Festival.

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