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Il basso della mundanarë di Carpino nella Buona Novella di Faber?

La Columbia nel 1957 ha già pubblicato i sunèttë di Vincenzo Grossi, i cantori di Carpino sono già stati alla IV edizione della “Giostra del Menestrello” e successivamente al Piccolo di Milano per lo spettacolo “Sentite buona gente”.
Siamo nel 1970. Non sono un etnomusicologo e nemmeno un artista, per questo chiedo a Salvatore Villani un suo parere sul passaggio del basso di questo famoso brano di Fabrizio De André – “Maria nella bottega di un falegname” contenuta nella Buona Novella.
Salvatore VillaniIl discorso è alquanto complesso e si lega alla riscoperta della musica antica a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Molti cantautori italiani già a metà degli anni Sessanta hanno fatto tesoro di questa riscoperta, utilizzando melodie dal Medioevo al periodo Barocco, tra cui Fabrizio De Andrè, Angelo Branduardi ed altri. Il basso in “Maria nella bottega…” somiglia a quello di Carpino ma non è lo stesso, la melodia del flauto per esempio è medievale…Anche molti gruppi Rock inglesi hanno attinto a piene mani dalla musica colta dello stesso periodo.
E pensare che molte delle melodie dal periodo medioevale fino ad oggi sono di origine popolare: il Cinquecento, per esempio, è segnato da questa osmosi popolare/colto colto/popolare.

Quindi possiamo escluderlo una volta x tutte?
Le ripeto la domanda perchè il suo incipit (il discorso è alquanto complesso) e la sua sua conclusioni sull’osmosi rendono incerta la risposta. Invece lei conferma che non è cosi e che indubbiamente quel flauto ed altri elementi escludono categoricamente che quel passaggio del basso possa far pensare alla mundanarë?
La ringrazio per le sue risposte.
Salvatore VillaniNon ho detto questo, anzi conferma, come ho scritto sia nella mia pubblicazione del 1997 e quella più recente del 2011, che il basso simile alla mundanarë di Carpino, ha avuto larga circolazione, dai documenti in nostro possesso, a partire già dal XVII sec. Non sappiamo se fosse in uso in precedenza, perché non è ancora stata ritrovata documentazione scritta, ma si sa la tradizione orale precede sempre quella scritta: come il caso del basso di Gaetano Greco, sicuramente ascoltato per le strade da suonatori tradizionali e poi utilizzato come basso d’armonia per gli allievi del Conservatorio di Napoli.
La struttura accordale e una certa somiglianza del basso è già presente in alcune pubblicazione di Athanasius Kircher, tra cui nel Magnes sive de arte magnetica libri tres, 1641.

Ok, grazie. E’ sicuramente fondata la sua tesi. Ma non le nascondo che a me piace pensare che chi come lui aveva una sensibilita particolarmente attenta alle tradizioni musicali regionali non poteva farsi sfuggire lo spettacolo di Milano al teatro di Strehler. Quindi mi piace pensare che avesse ascoltato le nostre musiche tradizionali se non dal vivo almeno attraverso le registrazioni di Leydi. Ma questa, mi raccomando, è solo una mia suggestione, niente di più.
Grazie di tutto, alla prossima.

Una fotografia dell’Italia di Alan Lomax

Credits photo Alan Lomax (Ace) 1954

Credits photo Alan Lomax (Ace) 1954

«La maggior parte degli italiani – non importa chi siano o come vivano – ha una passione per l’estetica – scriveva il ricercatore nel suo diario – Magari hanno soltanto una collina rocciosa e le mani nude per lavorare, ma su quella collina costruiranno una casa o un intero paese le cui linee si armonizzano perfettamente con il contesto. Allo stesso modo una comunità può avere una tradizione limitata soltanto a una o due melodie, ma sa esattamente come debbano essere cantate». «L’espressione sui volti di questi cantori è tesa e dolorosa. Non sembrano cantare, ma gridare e lamentarsi come abbandonati a un’angoscia che dà tormento – concludeva l’etnomusicologo, sintetizzando in un’immagine il senso di ciò che aveva visto e documentato con i suoi nastri – Le ciglia sono aggrottate. i muscoli facciali sono tesi all’altezza degli zigomi, il volto e il collo sono arrossati per la tensione, le vene e i muscoli del collo sono in rilievo, come se invece di cantare stessero sollevando dei pesi. Possono intonare i loro accordi solo urlando così: quando chiesi loro di ripetere un verso a bassa voce, l’armonia andò in pezzi e non riuscirono a ricordare la melodia»
Alan Lomax, L’ anno più felice della mia vita. Un viaggio in Italia (1954-55) curato da Goffredo Plastino.

Lino Bramante e lu p’trolj

A proposito del “soprannome” lu p’trolj, era piucchealtro un attributo di una certa personana Duminch lu p’trolj me lo ricordo benissimo, era un povero e simpatico vecchierello che si arrangiava a fare un po’ di tutto. Era un venditore ambulante di sapone, saponina e vari oggettini che la ditta P’trucc’ Mariell, il negozio dove c’era scritto sopra MARGA nella piazza del popolo (anni 50/primo 60) affianco all’emporio di Ciavarella, ci davano da vendere in cambio di poche lire per comprarsi da mangiare (mi ricordo quando avevamo il negozio di generi alimentari lui veniva a comprare quasi ogni giorno 20 lire di provolone ed una fetta di pane). Nei tempi prima che io fossi nato lui vendeva anche il petrolio per lampade ed era addetto ad alimentare i famosi 3 lampioni che stavano in mezzo alla piazza, prima che arrivasse l’elettricita’. Lui era anche confratello di S.Rocco e faceva anche il sacrestano, chierico, suona campane ecc. della chiesa di S.Cirillo. Aveva un difetto fisico nelle gambe e camminava barcollando e semprava che corresse sempre per tenersi in equilibrio. Forse e’ morto negli anni 60 ed abitava al ricovero affianco alla chiesa Madre. Attacco una foto dove appare in processione vestito da confratello di S Rocco. La foto non so’ esattamente quando fu fatta ma credo nel periodo 1956-58. — con Duminch Lu Ptrolj e Rilluccio Tammarillo.

E’ Vincenzo Grossi e la sua “Alla Carpinese” che Alan Lomax e Diego Carpitella registrano col magnetofono nel 1954

Nella foto è Vincenzo Grossi Photo of Alan Lomax 08-23-1954 – ACE

Se il brano più conosciuto nell’ambito della riproposizione è la cosiddetta Tarantella del Gargano (sunèttë nella forma di tarantella alla mundanarë cantanta da Andrea Sacco), quello che invece ha permesso l’approfondimento delle ricerche su Carpino è Alla Carpinese, un titolo probabilmente dato dagli stessi due ricercatori che in realtà si compone di due sunèttë: pijiti la palèll’e va’ pë’ fòchë – Lucë lu solë quannë jè bonë tempë.
Sono questi due sonetti che vengono pubblicati dalla Columbia nel 1957, in Southern Italy and the Islands e successivamente ripubblicati in una edizione italiana dalla Pull nel secondo volume del Folklore musicale italiano nel 1973.
I sunèttë sono stati registrati al lago di Varano e cantati da Vincenzo Grossi. Entrambi i sonetti sono accompagnati dalla sola chitarra battente suonata dallo stesso Grossi sul ritmo melodico della Viestesana.

Questo il testo cantato trascritto dall’etnomusicolo Salvatore Villani:
vai pí’ fochi
pijiti la palèll’e va’ pë’ fòchë
va’ ’lla casë di
va’ ’lla casë dillu ’nnamoratë
pijiti doi orë

spassi jochi
pijti doi orë di spassi joche
se mamëtë ci n’addone
e mamëtë ci n’addonë di li jochë
dillë che so’ fajellë vampà dë fochë

Sarà lo stesso Villani ad informare che in realtà il cantato di Grossi manca dei due versi iniziali:
Non të l’e’ dittë ’na parola malë
t’ejë dittë se vu’ fa’ l’amorë
Questi versi mancheranno in tutte le esecuzioni di riproposta a partire da quella iniziale di Carmelina Gadaleta (contenuta nel disco dell’Albatros Canti popolari di Puglia e Lucania, La buona sera.) fino al CD del 2000 coordinato da Eugenio Bennato dove il primo sonetto viene riproposto dai giovani cantori di Carpino, nella forma di tarantella alla rurianë.
Qui video.php?v=1246111201220 è possibile ascoltare la voce di Vincenzo Grossi in Pijiti la palèll’e va’ pë’ fòchë – Lucë lu solë quannë jè bonë tempë – Giojë l’occhjë tuuë so’ dui fiorillë.

Vincenzo Grossi, detto lu toms, nasce a Carpino nella famiglia Scarpunettë. Contrariamente a quanto riportato da Lomax e Carpitella non è pescatore, ma come ci informa Antonio Mario Russi “a quel tempo viveva giorno e notte facendo il guardiano in un oliveto nella zona delle terre a Sant’Anna e nelle sere d’estate si sentivano da lontano le sue canzoni”. Lino Bramante conferma quanto dice Antonio Mario Russi ed in merito alle sue esibizioni canore dice “che i suoi canti si sentivano nelle notti calme venire fino a sopra il corso dove abitavo”.

Dopo le registrazioni di Lomax e Carpitella, Vincenzo Grossi è protagonista di una nuova avvventura. Questa volta in trasferta a San Remo.
Salvatore Villani nella prefazione del libro “Andrea Sacco suona e canta. Storie di un suonatore e cantatore di Carpino” di Enrico Noviello, afferma che Andrea Sacco, con Vincenzo Grossi, Michelantonio Maccarone e Gaetano Basanisi furono portati a San Remo nel 1957 da Diego Carpitella per portare le serenate per le strade della città.
Questa affermazione mi portato a riflettere sul fatto che non esistono registrazione targate Carpitella su Carpino fatte salve quelle compiute con Lomax nel 1954. Quindi mi pare strano che Carpitella ritorna a Carpino nel 1957 e con i cantori fa questa spedizione a Sanremo ma sente la necessità di effettuare altre registrazioni tanto più se nella cittadina ligure vanno per portare le serenate ed ha a disposizione un gruppo di cantori e non singoli cantori come nel 1954.
Pongo la questione allo stesso Etnomusicolo che conviene con me tant’è che nel suo ultimo lavoro (I cantori e musici di Carpino, 2012) dice di non aver menzionato più Carpitella.
Inoltre lo informo che Antonio Mario Russi sostiene che “Zi Andrea, Toms ed un’altra persona che non ricordo chi fosse parteciparono San Remo ad un concorso di canzoni dialettali popolari e vinsero il 3 premio e ricordo che si esibirono in piazza durante la festa di sanRocco e loro portarono a conoscenza della loro avventura canora.
Sulla base di questa sollecitazione Villani si reca nei giorni scorsi a Carpino per effettuare nuove domande ai propri informatori e viene fuori che in effetti Vincenzo Grossi e gli altri si recano a SanRemo non perchè invitati da Carpitella, ma da “un personaggio carpinese che nella città rivierasca svolgeva la professione di agente musicale. Quindi Carpitella non c’entra nulla”.
Rocky Valente, nato a Carpino ma trasferitosi a Melbourne in Australia conferma che “ricordo di aver visto un gruppo (3-4) di cantori sull’orchestra in piazza per San Rocco …presentati dal figlio del tabbaconista che era sulla villa. E se non sbaglio hanno presentato un certificato come premio ricevuto a San Remo, …era nel 59-60.
Nella discussione interviene Enrico Noviello: Andrea Sacco raccontava di due visite dei professori: la prima nel 1954 (Lomax/Carpitella), e la seconda “da Bologna” nel 1961 (S-carpitella/Leydi). Probabilmente i racconti di Andrea non erano precisi per le date e per le successioni di eventi. Nella ricostruzione che faccio a partire dai dati di cui dispongo, Andrea racconta che a seguito della prima visita Carpitella chiese a Sacco di fondare un gruppo, i cui nomi corrispondono a quelli da te citati, Antonio. Poi, a seguito della seconda visita, e più probabilmente vicini alla data di Milano, Andrea fonda il secondo gruppo, i cui componenti citati anche da Andrea sono: Basanisi Gaetano, Rocco di Mauro, Di Cosimo Antonio, Giuseppe Conforti, Angela Gentile. Per quanto concerne Sanremo, Andrea raccontava di esserci stato con il primo gruppo, ma la data ricorrente nei suoi racconti è quella del 1963.
A questo punto Salvatore Villani afferma “Veramente, Andrea Sacco molti anni fa mi diceva di essere stato a San Remo con Scarpunette (Vincenzo Grossi), con dovizie di particolari verso il 1957. Ma si sa, chi studia le scienze sociali, e in questo caso l’etnologia, deve sempre mettere a confronto le informazioni orali con le fonti scritte, vanno sempre verificate e ri-presentificate. La ricerca euristica è importante per scrivere la storia delle classi ‘subalterne’. La mia presentazione al libro testé citato, del 2005, difettava delle fonti scritte. Nel mio nuovo libro, avendo a disposizione una copia dell’articolo del Secolo XIX, datato 3 luglio 1962, segnalatomi dal mio caro amico etnomusicologo genovese Mauro Balma, ho potuto emendare la fonte orale.
Alcuni giorni dopo è lo stesso Etnomusicolgo a farsi risentire: Dal mio libro I cantori e musici di Carpino: “Nell’estate del 1962, Vincenzo Grossi viene chiamato ad organizzare un piccolo gruppo di musici carpinesi, per partecipare alla IV Giostra del Menestrello, concorso canoro ideato da Mario Giani, in arte Clizia, nel centro storico di San Remo. Come da regolamento il gruppo non può superare i cinque componenti, ed è così che Vincenzo Grossi (voce e chitarra battente), che compare come referente per le Puglie in un articolo del quotidiano «Il Secolo XIX » con il suo soprannome ‘Scarponetto’ (in dialetto carpinese ‘Scarpunèttë’), contatta per l’occasione Andrea Sacco (voce e chitarra battente),
Giuseppe Conforte (voce e chitarra francese), Michelantonio Maccarone e Gaetano Basanisi (chitarre francesi), per cantare e suonare per le strade del centro di San Remo.
Ricorda a tal proposito Andrea Sacco:
Eh! Con lui siamo andati a San Remo. […] Mi ha chiamato Grossi Vincenzo. Ha chiamato me, ha chiamato Basanisi, [per l’] accompagnamento, poi ha chiamato a Maccarone Antonio, la chitarra francese Conforte Giuseppe. Cinque persone.
[…] Ci hanno dato una cosa d’argento, un pigna d’argento.

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4633579245804&set=a.1046204083667.2008869.1482601386

Nel 1958 Mario Giani, in arte Clizia, promuove l’associazione “Amici della Pigna” con la quale organizza una riuscita manifestazione per alcuni anni: la “Giostra del Menestrello”, che si terrà per cinque edizioni, fino al 1963.

La giostra del menestrello Sanremo

Ci piace concludere ricordando che i due sonetti di Vincenzo Grossi girano il mondo riproposti ad esempio come in questo video da Marco Beasley e Pino De Vittorio

CARPINO | Poveri che prendevano in giro altri poveri

Adesso vi racconto una storiella. Mio padre è originario di un piccolo paesino del Gargano, Carpino per la precisione. Da ragazzino mi raccontava spesso un aneddoto che mi piace davvero tanto, e che proverò a raccontare a voi. Subito dopo la guerra, molte delle famiglie del paese non potevano permettersi praticamente nulla da mangiare. La domenica mattina, le signore, quelle molto povere, usavano bussare alla porta delle loro vicina di casa, che invece almeno il sugo con la carne potevano permetterselo. Intingevano un fazzoletto nel sugo e macchiavano le camicie bianche, quelle della festa, dei loro figlioletti, che mandavano subito a giocare nella piazza centrale del paese. I bambini poveri, che ovviamente erano a stomaco vuoto ma con la patacca di sugo sulla camicia, prendevano in giro gli altri bambini poveri come loro, che però non potevano permettersi nemmeno la camicia pataccata di sugo. Poveri che prendevano in giro altri poveri. Una guerra tra poveri.

Cose che si trovano su facebook, La Fabbrica Del Degrado.

Roman Vlad, La Legge, Salvatore Villani e Carpino

Ho chiesto a Salvatore Villani, etnomusicologo e fondatore del Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano, tramite facebook se fosse a conoscenza delle ricerche condotte Roman Vlad.
La discussione intera è a questo link: http://www.facebook.com/alias.Antonio.Basile/posts/367439320000796

Salvatore Villani Le chiedo se sa qualcosa delle rilevazioni fatte fra il ‘57 e il ’58, dal compositore e musicologo Roman Vlad, in esplorazione sul Gargano per preparare il film La legge di Jules Dassin. L’ho contattai personalmente 5/6 anni fa, dovrebbe essere ancora in vita, ma molto anziano, è del 1916. Lui stesso per telefono mi disse che registrò a Carpino e a Rodi Garganico molti canti per trovare l’ispirazione delle musiche del film. Si ricordava ad esempio che il brano cantato dai marinai nel film è nato proprio cosi. Mi racconto ad esempio delle registrazione audio e video fatte nei giorni delle riprese del film durante le feste che organizzavano per intrattenere la troupe di sera. Mi spiegò che il film era stato una coproduzione italo/francese e che a suo parere i nastri dovrebbero essere in possesso della produzione francese.

Salvatore Villani Di questo non ho informazioni in merito, anche se Franco Leonardo, suonatore di chitarra battente di Cagnano Varano mi ha detto, nel 1986, che negli anni delle riprese del film sono stati a Cagnano Gina Lollobrigida ed altri, per sentirlo cantare e suonare. Non so se abbiano registrato in quell’occasione, però avendo visto il film “La legge” dubito che vi siano melodie o testi tradizionali del Gargano. D’altronde la location non doveva essere Carpino, ma la Corsica. Probabilmente sono stati scelti Carpino e altre località del nord del Gargano, idealmente e geograficamente molti simili alla Corsica, per problemi indipendentistici che la Corsica ha sempre vantato nei confronti della Francia.
P.S. Rocco Cozzola che ha partecipato a tutte le riprese del film mi ha raccontato che non sono mai state fatte registrazioni di documenti sonori tradizionali.
Anch’io sono curioso di sapere se esistono queste famose registrazioni della metà degli anni ’50. Putroppo ho visto il film solo dopo la morte di Leydi, che mi poteva dare una mano in quanto amico di Vlad. Certo sapere dove sono conservate le registrazioni e le rimanenti riprese, non utilizzate nel film sarebbe una bella scoperta e ancor più renderle pubbliche. Questo è il nostro compito partecipare la conoscenza tra simili.

Roman Vlad è nato il 29 dicembre 1919 a Cernauti, in Romania (l’attuale Cernovtzy, ora in Ucraina). Prima di lasciare la città nativa, conseguì il diploma di pianoforte presso il Conservatorio e, nel 1938, si trasferì a Roma, ottenendo nel 1951 la cittadinanza italiana. Ha frequentato l’Università di Roma e si è diplomato nel 1942 seguendo il corso di perfezionamento di Alfredo Casella presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il suo lavoro Sinfonietta ottenne il Premio ENESCU nel 1942. Nel dopoguerra Roman Vlad, pur continuando la sua attività di concertista e compositore, si è fatto apprezzare come saggista e conferenziere in Italia come pure in Germania, in Francia, nelle due Americhe, in Giappone e in Inghilterra, dove insegnò presso la Summer School of Music, a Dartington Hall, durante i corsi 1954 e 1955. Direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana dal ‘55 al ‘58 e dal ‘66 al ‘69, fu anche condirettore della sezione musicale della Enciclopedia dello Spettacolo (1958-62). E’ stato inoltre presidente della Società Italiana di Musica Contemporanea (1960), consulente e collaboratore del Terzo Programma RAI, Direttore Artistico del Maggio Musicale a Firenze nel 1964 e del Teatro Comunale della stessa città (1968-72); Presidente della Società Aquilana dei Concerti (dal 1973 al 1992); ha ricoperto il ruolo di Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma. Dal 1967 è condirettore della Nuova Rivista Musicale Italiana, e dal 1973 al 1989 è stato Direttore Artistico dell’Orchestra Sinfonica della Radio-Televisione Italiana di Torino. Dal 1980 al 1982 e, per due mandati consecutivi, dal 1990 al 1994, è stato presidente della C.I.S.A.C. (Confédération Internationale des Auteurs et Compositeurs). Fa tuttora parte del consiglio di amministrazione della stessa C.I.S.A.C. E’ attualmente membro del Comitato direttivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Inoltre, è Consulente Artistico del Ravenna Festival, del Festival Settembre Musica e del Festival Musicale di Ravello. Nel 1994 è stato nominato Presidente dell’Accademia Filarmonica Romana. Vlad è autore di opere teatrali, sinfoniche e da camera, fra cui si ricordano Cinque elegie su testi biblici (1990), Melodia variata (1990) e il recente Stagioni giapponesi, 24 Haiku (1993-1994). Ha composto musiche di scena e da film, tra cui La beautè du diable di Renè Clair. Ha collaborato con i periodici italiani e stranieri più importanti, con numerosi teatri e con la Radio-Televisione Italiana. E’ altresì l’autore di importanti opere saggistiche tra cui ricordiamo Capire la musica (1989), Introduzione alla civiltà musicale (1988), Storia della Dodecafonia (1958), Stravisky (1958), Dallapiccola (1957). Nel 1950 ha ottenuto il Nastro d’Argento per le sue composizioni cinematografiche. Nel 1974 la National University of Ireland di Dublino gli accordò il titolo onorario di Dottore in Musica. biblioteca torna a personaggi torna a tematiche search back home page Dal 1991 è stato eletto membro della Koninlijke Academie voor Wetenschappen, Letteren en Schone Kunsten del Belgio. Ha inoltre ricevuto il grado di Commandeur des Art et des Lettres della Académie des Arts et des Lettres francese. Dal 1987 all’estate del 1993, è stato Presidente della S.I.A.E. (Società Italiana degli Autore ed Editori), di cui è stato successivamente nominato Commissario Straordinario, incarico che ha rivestito dall’inizio del 1994 al gennaio 1996.

Roman Vlad ha spesso tenuto alte cariche in varie istituzioni musicali italiane: direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana per due mandati negli anni cinquanta e sessanta, è stato in seguito direttore artistico del Teatro Comunale di Firenze (1968-1972), direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino (1973-1989), presidente della Società Aquilana dei Concerti (1973-1992), presidente dell’Accademia Filarmonica Romana (dal 1994), membro del comitato direttivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. È stato inoltre direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano e sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma.

Saint-Saëns, Salvatore Villani, Roberto De Simone intorno alle musiche di Carpino

Ho chiesto a Salvatore Villani, etnomusicologo e fondatore del Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano, tramite facebook un suo parere su Saint-Saëns, ne è nata una discussione a tratti aspra a cui ha partecipato anche Franco Salcuni, direttore di FestambienteSud, da cui però è possibile trarre informazioni utili intorno alle musiche di Carpino.
La discussione intera è a questo link: http://www.facebook.com/alias.Antonio.Basile/posts/367439320000796

Qui fissiamo le cose importanti.
Salve Salvatore Villani,
nel film/documentario del 2010, Buon giorno Zi Antò di Aldo di Russo, il maestro Roberto De Simone intervistato sostiene che la struttura musicale della “tarantella del Gargano” (la muntanara) girava in Italia e in Europa nell’800 attraverso Saint-Saëns, op. 6, «Tarantelle in A minor for flute, clarinet, and orchestra» (1857).
A questo riguardo vorrei un suo parere. Può gentilmente darle un ascolto? Grazie.

Salvatore Villani – Effettivamente nella struttura di base ricorda il passaggio del basso della francese di Carpino. Bisogna però dire che Roberto, che conosco personalmente abbastanza bene, di solito si appropria di scoperte non sue: es. il basso di Gaetano Greco del ‘600 è stato scoperto da Antonio Florio, come il confronto tra il basso di Gaetano greco e il basso sulla francese di Antonio Maccarone è opera mia, mentre nel film lui la addebita a se stesso. De Simone è un bravo compositore ed anche ricercatore, ma spesso non dice le cose come stanno in realtà. Altro esempio: lui dice di essere stato a Carpino negli anni ’60 per fare delle registrazioni, tra cui con Andrea Sacco. Ebbene, Andrea non l’ha mai visto in quegli anni. A conferma di ciò, nel 2002 se non erro la data, ci siamo ritrovati Roberto, Andrea ed io a Carpino per una conferenza organizzata dalla locale Lyons Club, alla mia domanda se conosceva De Simone, Andrea mi ha risposto che non l’aveva mai visto in vita sua, era la prima volta che lo incontrava. Ed è strano perché Andrea ha sempre avuto una buona memoria: per esempio, ricordava benissimo Leydi, Carpitella e Pino Gala. Mi chiederai: ma la registrazioni originale della famosa “Tarantelle del Gargano” che De Simone ha inserito nel LP ‘lo guarraccino’ chi l’ha fatta?. Ed io ti rispondo: Roberto Leydi. E’ la registrazione contenuta sia nel mio Cd del 1997, sia nel mio ultimo libro: I cantori e musici di Carpino. La conferma l’ho avuta da Leydi stesso durante la fase di preparazione del CD prima citato, il quale mi ha riferito di aver dato copia delle registrazioni di Carpino del 1966 a Roberto De Simone, alla fine degli anni ’60, visto che erano buoni amici e che stava conducendo delle ricerche sul campo in Campania e in Puglia (Monte Sant’Angelo), soprattutto riguardo al culto micaelico. Questo è quanto: ai posteri l’ardua sentenza. Buona giornata e cordiali saluti.
P.S. Come ho scritto nel Cd del 1997 questo basso aveva larga circolazione nel Sud Italia, ed è probabile che Gaetano Greco l’abbia sentito suonare da musicisti tradizionali e che poi lo abbia utilizzato come basso per gli esercizi di armonia dei suoi allievi del Conservatorio di Napoli, tra cui allievi figurava anche Pergolesi. Basta scorrere la vasta letteratura musicale del ‘700 p ritrovare in più punti l’uso di questo basso.

Franco Salcuni – Salvatore, sai quanto ti stimo e ti voglio bene, ma pemettimi di dire che crederei alla favola di un de Simone che non avesse riconosciuto, nel modo di suonare il basso della chitarra francese di carpino noto come alla muntanara, un motivo ultra noto e ultra ricorrente nella musica meridionale del sei settecento, e che avesse dovuto apprendere da te la scoperta per poi appropriarsene, solo se mi dimostrassi che Roberto de Simone all’epoca era copletamente sordo.

Salvatore Villani – De Simone ha scritto la prefazione al mio libro e Cd del 1997, e quindi conosceva il mio lavoro, da cui ha ricavato il confronto testé citato. Non dico che lui non lo conoscesse, è ovvio, ma l’analisi della somiglianza pedissequa è stato possibile solo grazie al basso di francese di Antonio Maccarone, che è rientrato a Carpino da Milano, alla fine degli anni ’80, e prima non era mai stato indagato. Il basso registrato negli anni precedenti pur avendo la stessa linea melodica, si discosta alquanto dai bassi confrontati. Anch’io ti stimo, caro Franco, ma ognuno ha le proprie conoscenze e specificità: pertanto prima di esprimere giudizi sommari è meglio informarsi prima.

Franco Salcuni – Insomma! Quanto a un De Simone che ruba i diritti intellettuali di una registrazione fatta sul campo sul Gargano negli anni sessanta, mi permetto di avanzare una ulteriore perplessità: non lo sapevi quando, alla prima edizione di FestambienteSud nel 2005 facemmo del concerto del tuo Tarantella fest, festival ospitato per una serata nel nostro festival, per tuo volere una serata omaggio al tuo dire grande Roberto de Simone? Non lo sapevi quando lo andammo a trovare assieme, nella sua casa museo a Napoli, in quella bellissima chiacchierata di due ore, in cui parlammo di tutto con lui, ma non ti sentii rivendicare proprietà intellettuali di nessuna sorta e in cui ci raccontò con dovizia di particolare la sua visita a Carpino raccontandoci anche il fatto che, mentre registrava, i cantori indossavano la cappa, particolare che mi rimase impresso. Ricordo anche che ci raccontò di quel viaggio e disse non don essere solo, am in compagnia. Sarebbe pertanto facile raccogliere delle testimonianze per ricostruire la vicenda storica di quella registrazione per capire se c’è stata oppure no. E comunque in generale non mi sembra che De Simone dovesse rubacchiare in giro per poter dire la sua sulla musica tradizionale meridionale. E poi mi chiedo anche: se sapevi tutto questo, perchè lo invitammo l’anno successivo a Monte e Mattinata per continuare il confronto con lui?

Franco Salcuni – Non mi riferivo alla proprietà intellettuale dei brani, ma a quella di rilevazioni sul campo, di studi, scoperte e ricerche.

Salvatore Villani – Il fatto c’è: quando sono stato a Napoli nel 1997 ho chiesto a Roberto quelle famose registrazioni della fine degli anni ’60 effettuate a Carpino, tergiversando mi ha risposto che non riusciva a trovarle. I fatti sono questi, e non penso che sia Leydi sia Sacco mentissero dicendomi quello che ho citato sopra. Stimo Andrea Sacco e Roberto Leydi, ora nei Campi Ellisi, e non credo, visto la lunga frequentazione, che mi abbiano rifilato una suola.

Franco Salcuni No caro Salvatore, qui si sta parlando di onestà e disonestà intellettuale di persone che hanno scritto pagine di storia. e se mi permetti, prima di far passare il concetto che De Simone è un ladro, anche un NON etnomusicologo come me, che non sono della materia, può dire la sua. Anche io stimo sia Leydi che Andrea Sacco, entrambi andati e quindi non interpellabili. Ma che c’entra? Le circostanze che riferisci non provano che lui non abbia fatto le registrazioni. Anche perché può darsi che Sacco non ricordasse al momento il volto di de Simone. E il fatto che Leydi abbia dato la registrazione a de Simone non prova che non ne avesse di sue. Credo che ci sia materiale per un caso. e che ci toccherà approfondire. E la mia curiosità di cittadino informato mi spinge a cercare di capire di più su una accusa di furto intellettuale di cui si sarebbe macchiato un celebre compositore, musicista ed etnomusicologo noto in tutto il mondo per la sua opera. E non taccio!

Poichè era della discussione anche Vincenzo Santoro, l’ho coinvolto: a proposito di riscontri, Vincenzo che tu sappia l’archivio sonoro della Puglia ha contattato Roberto De Simone?
In ogni caso a te risulta questa ricerca sul campo?
Lo chiedo perchè è risaputo che per l’archivio della Campania ci si è speso molto per ripubblicare “Son sei sorelle” e quindi qualche ragionamento dovrebbe essere stato fatto in merito. Grazie.

Vincenzo Santoro – De Simone è stato ovviamente coinvolto sull’archivio pugliese, anche perché il soggetto attuatore è lo stesso che sta lavorando sull’archivio campano, e lo in gran parte lo stesso che ha ripubblicato Son sei sorelle. Per farla breve, a me non risulta che esistano registrazioni carpinesi di De Simone degli anni 60, e ritengo verosimile che la versione NCCP sia una rielaborazione dei materiali raccolti da Leydi. Quindi tendenzialmente ritengo che abbia ragione Salvatore Villani.

Chiudo la discussione intorno a De Simone ricordando che tempo fa approposito di una discussione sulle radio libere a Carpino sul blog da me curato, Pierluigi Pelusi disse: “Io ricordo che in un torrido pomeriggio d’estate arrivano a Carpino degli “spezzapttural” che ci chiedono se conoscevamo qualcuno che cantava canzoni locali, noi li accompagnammo da z Ndrej e dopo ore di “parlamenti” vennero tutti alla Radio mi ricordo che a casa di Gino Zurlo si mangiava i “mulagnan chijn” i nostri ospiti ne approfittarono facendosi fuori una decina di pacch. solo dopo venimmo a sapere chi erano (Carlo d’Angiò- Roberto De Simone- Eugenio Bennato ecc.)
Da lì (anno 1974/75) iniziò l’elaborazione del Disco Garofane d’ammore.”
Quanto scritto coinciderebbe con la testimonianza di d’Angiò che dice di essere arrivato a Carpino con De Simone. Quindi si parla di 1974-’75 e non di 1965. Di conseguenza la reg. alla base dell’interpretazione della NCCP potrebbe essere quella di Leydi, ma rimarrebbe il fatto che De Simone possa aver incontrato Andrea Sacco. Forse non nell’anno 1965 come dichiarato dallo stesso De Simone nella prefazione del libro e Cd del 1997 di Villani.

Salvatore Villani – Bisogna ricordare che Garofano d’ammore nasce dalla rottura tra Bennato e De Simone, che era più interessato alla riesecuzione delle villanelle nello stile popolare che della riproposta di brani tradizionali. Dalle informazioni in mio possesso, furono soltanto Bennato e D’Angiò a recarsi da Andrea Sacco a Carpino in quegli anni. Difatti, sulla copertina del LP compaiono solo Bennato e D’Angiò, probabilmente scattata nella foresta umbra, a dimostrazione di ciò che mi è stato riferito. Avrei voluto mettere alcune di quelle registrazioni nel CD del 1997, ho contattato personalmente Bennato, che all’inizio fu alquanto disponibile, ma col tempo, e i tempi stringevano visto che doveva essere presentato alla seconda edizione del CFF, la sua disponibilità scemò. Lui mi ha riferito di averle nel suo archivio, potete anche chiedere a lui direttamente una eventuale copia. Per quanto riguarda il materiale degli anni ”50 ci vorrebbe un volontario che abbia del tempo disponibile per recuperare tale materiale.

Non è stata solo una pacifica contestazione ma l’ennesima occasione per osteggiare il festival e i suoi organizzatori da parte dei politicanti del paese che non ne sono mai stati all’altezza

561986_4415683038535_1556830823_n[1]Perchè il Carpino Folk Festival è diventato quello che è?
Perchè i suoi organizzatori ci hanno messo sempre la faccia, perchè hanno sempre difeso le loro idee e le loro decisioni, perchè non saranno mai come li volete. Al Carpino Folk Festival non è mai stato regalato nulla, non ha mai avuto un appoggio politico, anzi i politicanti lo ha sempre osteggiato, lo hanno spesso deriso, lo hanno denigrato, quanto meno sminuito, non gli hanno mai attribuito il ruolo che in altri territori è stata la loro fortuna. Gli organizzatori si sono sempre meritati gli applausi ricevuti. Non hanno mai ricevuto civetterie gratuite, nessun incarico di quelli che contano, mai una proposta concreta degli altri sulle cose da fare. Sempre derubato delle proprie idee, dei propri progetti. Il Carpino Folk Festival è lavoro, tanto sacrificio, tanta passione, ma anche tanta competenza e conoscenza e tante relazioni e soprattutto tanto senso dell’importanza che nel tempo ha assunto.

Se pensate che questi siano i volti di coloro che stanno affrontando una pacifica contestazione vi sbagliate di grosso. Perchè quella sera non c’è stata solo una pacifica contestazione sulle scelte organizzative del Carpino Folk Festival 2012, come vi vogliono far credere, è successo dell’altro cosi come la sera dopo e quelle prima e anche quelle dopo.
Il Sindaco R. Manzo e il suo assessore R. Ruo non sono mai stati all’altezza del festival che si è celebrato per 17 anni nonostante loro.

I ragazzi che rendono possibile il Carpino Folk Festival

Perchè il Carpino Folk Festival è diventato quello che è? Perchè i suoi organizzatori ci hanno messo sempre la faccia, perchè hanno sempre difeso le loro idee e le loro decisioni, perchè non saranno mai come li volete. Al Carpino Folk Festival non è mai stato regalato nulla, non ha mai avuto un appoggio politico, anzi i politicanti lo ha sempre osteggiato, lo hanno spesso deriso, lo hanno denigrato, quanto meno sminuito, non gli hanno mai attribuito il ruolo che in altri territori è stata la loro fortuna. Gli organizzatori si sono sempre meritati gli applausi ricevuti. Non hanno mai ricevuto civetterie gratuite, nessun incarico di quelli che contano, mai una proposta concreta degli altri sulle cose da fare. Sempre derubato delle proprie idee, dei propri progetti. Il Carpino Folk Festival è lavoro, tanto sacrificio, tanta passione, ma anche tanta competenza e conoscenza e tante relazioni e soprattutto tanto senso dell’importanza che nel tempo ha assunto.
Se pensate che questi siano i volti di coloro che stanno affrontando una pacifica contestazione vi sbagliate di grosso. Perchè quella sera non c’è stata solo una pacifica contestazione sulle scelte organizzative del Carpino Folk Festival 2012, come vi vogliono far credere, è successo dell’altro cosi come la sera dopo e quelle prima e anche quelle dopo.

Elezioni Comunali 2012: Carpino, sindaco, consiglieri comunali eletti e preferenze

Elezioni 2012: Rocco Manzo è il nuovo sindaco di Carpino
Con la lista “Per Carpino” vince la tornata elettorale con 1656 voti e il 56,28%
Rocco Manzo eletto sindaco di Carpino con 1656 voti e il 56,28% delle preferenze.

Le elezioni amministrative del 2012 si sono tenute il 6 e 7 maggio, seguono i voti di preferenza di ciascuna lista:
PER CARPINO – ROCCO MANZO
Michele Antonio Calvano 229
Giuseppe Gentile 311
Rocco Pio Giambattista 245
Mario Felice Ortore 184
Rocco Ruo 289
Vincenzo M. Russi 124
Domenico Tabacco 167

L’ALTERNATIVA C’E’ – ROCCO DI BRINA
Antonio Basile 132
Angelo Di Mauro 158
Lucia Di Viesti 144
Michele Gallo 253
Michele Palmieri 227
Antonio Pizzarelli 143
Maria Grazia Pia Vaira 81

Il progetto di riqualificazione urbana che ricerca l’armonia della musica tradizionale

417013_376645519012355_2040089778_n[1]Nel 2010 l’Amministrazione Comunale ha indetto un concorso di idee per la riqualificazione del centro urbano. Vincitrice di detto concorso è stata l’Arch. Michela Mezzanotte di Carpino che nell’autunno dello stesso anno ha redatto, in collaborazione con l’Ing. Alberto Maccarone, il progetto esecutivo.

Adesso che l’iter procedurale lo permette abbiamo chiesto all’Arch. Michela Mezzanotte di spiegarci l’idea da cui è partita la sua progettazione.

L’Arch. ci spiega subito che tutto il concept progettuale affonda le proprie radici nello sviluppo delle tradizioni musicali e nella trasposizione di esse in elementi architettonici figurativi dati dalla duplicità di colorazione e dai disegni della pavimentazione che richiamano l’armonia della musica insita nell’animo dei carpinesi.

Come ogni progetto architettonico – ci spiega Michela Mezzanotte – non ha niente di inventato, ma si guarda ben attorno.

E’ il frutto di uno studio iniziale basato sulle mancanze e sulla povertà d’arredo che ha Carpino, sulle esigenze intrinseche dei suoi cittadini e sul finale obiettivo di legare il futuro intervento al luogo di progetto, in modo tale che esso possa svilupparsi solo in quel determinato contesto.

Ovviamente non ci sono note reali nel progetto, ma la fluidità dei disegni iniziali della pavimentazione richiamano il propagarsi delle note, come nei fumetti, come le vignette, come nell’immaginazione di un bambino.

 

A differenza della solita musica elettronica che spesso i giovani architetti ascoltano durante lo sviluppo delle loro idee, ho iniziato a schizzare avendo come sottofondo musicale le tarantelle carpinesi e guardando e riguardando immagini folkloristiche autoctone.

Tra i punti fermi per lo sviluppo del progetto vi era anche il fare dei cittadini carpinesi: lo stare seduti ore ed ore a contemplare il nulla (da parte soprattutto degli anziani) e l’arrangiarsi dei giovani nel crearsi spazi di sosta (uno scalino, un muretto…) dove poter tranquillamente chiacchierare.

Dal guardare evinsi che mancavano gli elementi principali di un qualsiasi spazio abitato dall’uomo mentalmente sviluppato: niente panchine (tranne in piazza e piazzetta), pochi elementi naturali (tenuti male) e molte macchine.

Quindi gli obiettivi dovevano essere:

– creazione di spazi per i pedoni, spazi ora non utilizzati che potevano dare momenti di sosta anche all’ombra;

– meno parcheggi con la finalità di cambiare le cattive abitudini;

– inventarsi delle piccole zone verdi, con  fiori sia ornamentali che piante da cucina, come la mera tradizione mediterranea vuole, (lavanda, rosmarino, salvia…);

– dedicare la piazzetta ai cantori di Carpino circondandola con una ringhiera a forma di pentagramma con le note dei sonetti della tradizione.

 

Nel progetto esecutivo il concept è rimasto lo stesso, ma sono mutate alcune parti di progetto, come sempre accade per motivi economici.

Mi è dispiaciuto dover rinunciare alla pavimentazione in porfido rosso e pietra bianca per regole ben precise da seguire dettate dalla sovrintendenza.

Tuttavia il manto stradale, ora costituito da bitume, sara pavimentato con materiale lapideo in duplice colorazione per creare anche visivamente una differenza di spazi destinati ai pedoni e altri alla viabilità carraia.

Il tutto sarà arricchito da motivi ornamentali che richiamano alla fluidità della musica e alle decorazioni di uno stile liberty.

L’impianto di illuminazione è stato studiato affinchè metta in risalto le peculiarità architettoniche e naturalistiche.

La piazzetta, pur mantenendo la propria struttura, verrà riqualificata con forme anch’esse più fluide, sedute sinuose e fontane che andranno ad arricchire tutta le scenografia. Ma non ci sarà, per motivi strutturali, la zona d’ombra prevista in origine.

L’augurio che infine faccio ai carpinesi e ai visitatori è certamente quello di una nuova viabilità che permetta una mobilità più fluida e con meno ingorghi date le ridotte dimensioni del paese.

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