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Il basso della mundanarë di Carpino nella Buona Novella di Faber?

La Columbia nel 1957 ha già pubblicato i sunèttë di Vincenzo Grossi, i cantori di Carpino sono già stati alla IV edizione della “Giostra del Menestrello” e successivamente al Piccolo di Milano per lo spettacolo “Sentite buona gente”.
Siamo nel 1970. Non sono un etnomusicologo e nemmeno un artista, per questo chiedo a Salvatore Villani un suo parere sul passaggio del basso di questo famoso brano di Fabrizio De André – “Maria nella bottega di un falegname” contenuta nella Buona Novella.
Salvatore VillaniIl discorso è alquanto complesso e si lega alla riscoperta della musica antica a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Molti cantautori italiani già a metà degli anni Sessanta hanno fatto tesoro di questa riscoperta, utilizzando melodie dal Medioevo al periodo Barocco, tra cui Fabrizio De Andrè, Angelo Branduardi ed altri. Il basso in “Maria nella bottega…” somiglia a quello di Carpino ma non è lo stesso, la melodia del flauto per esempio è medievale…Anche molti gruppi Rock inglesi hanno attinto a piene mani dalla musica colta dello stesso periodo.
E pensare che molte delle melodie dal periodo medioevale fino ad oggi sono di origine popolare: il Cinquecento, per esempio, è segnato da questa osmosi popolare/colto colto/popolare.

Quindi possiamo escluderlo una volta x tutte?
Le ripeto la domanda perchè il suo incipit (il discorso è alquanto complesso) e la sua sua conclusioni sull’osmosi rendono incerta la risposta. Invece lei conferma che non è cosi e che indubbiamente quel flauto ed altri elementi escludono categoricamente che quel passaggio del basso possa far pensare alla mundanarë?
La ringrazio per le sue risposte.
Salvatore VillaniNon ho detto questo, anzi conferma, come ho scritto sia nella mia pubblicazione del 1997 e quella più recente del 2011, che il basso simile alla mundanarë di Carpino, ha avuto larga circolazione, dai documenti in nostro possesso, a partire già dal XVII sec. Non sappiamo se fosse in uso in precedenza, perché non è ancora stata ritrovata documentazione scritta, ma si sa la tradizione orale precede sempre quella scritta: come il caso del basso di Gaetano Greco, sicuramente ascoltato per le strade da suonatori tradizionali e poi utilizzato come basso d’armonia per gli allievi del Conservatorio di Napoli.
La struttura accordale e una certa somiglianza del basso è già presente in alcune pubblicazione di Athanasius Kircher, tra cui nel Magnes sive de arte magnetica libri tres, 1641.

Ok, grazie. E’ sicuramente fondata la sua tesi. Ma non le nascondo che a me piace pensare che chi come lui aveva una sensibilita particolarmente attenta alle tradizioni musicali regionali non poteva farsi sfuggire lo spettacolo di Milano al teatro di Strehler. Quindi mi piace pensare che avesse ascoltato le nostre musiche tradizionali se non dal vivo almeno attraverso le registrazioni di Leydi. Ma questa, mi raccomando, è solo una mia suggestione, niente di più.
Grazie di tutto, alla prossima.

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