//
archives

Tutti i post

Questa categoria contiene 1914 articoli

Buon giorno Zi Antò – si gira il film di Aldo di Russo

Gettando uno sguardo tra le memorie culturali del Gargano è impossibile non imbattersi nella tradizione musicale della Tarantella del Gargano in quella versione proposta al pubblico internazionale dai cantori di Carpino che di questa sono stati gli interpreti maggiori.Uno degli elementi specifici di analisi sarà il rapporto che esiste tra la tradizione orale e il genere popolare, rappresentazione di una civiltà ormai estinta, esorcismo e catarsi di ciò che non è più un bisogno e nemmeno un ricordo.Quando Diego Carpitella ed Ernesto De Martino girarono l’Italia del Sud, registrando musiche e documenti da cui nacque la “ Terra del rimorso”, erano gli anni ’50; il sud era ancora povero e fermo ad una cultura dei campi e della pastorizia che faceva sopravvivere convinzioni e tradizioni antiche; l’assenza di una scolarizzazione, specie tra gli adulti, conservava ancora la trasmissione orale della cultura popolare. Esisteva, insomma, la rappresentazione simbolica di quella cultura, di quell’ansia di scongiurare le angosce, le ansie di una esistenza precaria segnata dalla povertà e dalla emarginazione, cioè quelle motivazioni che prima Carpitella e De Martino avevano individuato come genitrici di quei modi di rappresentazione.

A 50 anni di distanza da quelle esperienze e dopo una profonda modificazione socio culturale, oltre ai documenti originali, esistono ancora pochi testimoni oculari e qualche gruppo locale di giovani appassionati continuamente in bilico tra “ricalco”, “revival” ed una terza via interpretativa che privilegi la ricerca dell’anima e delle origini alla fedele riproposizione della rappresentazione. A pensarci bene, sembra che la rappresentazione popolare della Tarantella stia ai giorni nostri un po’ come il dialetto di cui parlava Pasolini nel suo famoso “scritto Corsaro” stava ai suoi e anche ai tempi nostri. La tarantella rappresenta la sovrastruttura e non la struttura della società; la gente, diceva Pasolini, non parla il dialetto perchè il mondo che lo esprimeva non esiste più. Allora per evitare che la tradizione di un popolo diventi solo lo stigma di una arretratezza e non una risorsa culturale, proviamo a mettere in campo un ulteriore punto di vista, quello di un cantastorie che con una macchina da presa entri a raccontare la contemporaneità, non come gesto privato o familiare, ma a nome e per conto di un ente pubblico, il Parco Naturale del Gargano.

Con queste premesse, noi dovremmo restituire un quadro, a temporale, in bianco e nero, in grado di rappresentare continuità e contemporaneità.
Allora, un gruppo di artisti che portino oggi in giro per il mondo quei canti e quelle rappresentazioni, come i Cantori di Carpino fanno oggi, quali emozioni cercano per rimettere in scena ciò che non esiste più? Quali molle emotive, a parte l’amore per la propria terra, fanno scattare per ricostruire quel mondo? Sono domande alle quali mi piacerebbe rispondere. La storia dei cantori è cosa nota specialmente da quando hanno cominciato a calcare le scene nazionali ed internazionali. Meno conosciuti sono gli studi socio-antropologici che ricercano le cause e le origini di quel tipo di rappresentazione: la serenata d’amore o di sdegno, il rapporto tra gli elementi narrativi di un racconto cantato e soprattutto il rapporto con la tradizione contadina e con gli elementi di frustrazione e di disagio che la vita dei campi e della pastorizia generava e che trovavano nel canto, nel ballo e nelle strofe un momento di esorcismo.

Un primo piano interpretativo che mi piacerebbe dare al filmato è considerare i vari aspetti della tarantella come rappresentazioni, nel loro insieme, di parole, musica e danza e, nel loro contesto, di corteggiamento, sfida, iniziazione. Mi rendo conto che questo può far venire meno quell’aspetto di raffinata analisi letteraria e musicale che il libro di Nasuti mette in evidenza, ma il film non è un libro e la possibilità di tenere insieme le cose potrebbe essere già una chiave di lettura.

Parole, musica e danza costituiscono il linguaggio, il testo con cui il contesto veniva rappresentato. Il contesto era fatto di corteggiamento, sfida, iniziazione ad un mondo che, al di là della retorica bucolica, era fatto di fame, di stenti, di disagi e di violenza. Quest’ultima, quasi una costante della vita dei campi, giustificava l’esistenza di un esorcismo teatrale. Quindi i due elementi – testo e contesto – diventano inscindibili, almeno all’interno di un film che a sua volta vuole essere la rappresentazione di entrambe. Si, credo che gli elementi non siano scindibili, nonostante alcune raffinate escursioni intellettuali di grande rilievo, una delle quali quella di Nasuti alla quale ci siamo ispirati, che propone analisi letterarie musicali e socio-antropologiche del fenomeno facendone capitoli separati di un libro.
È naturale che la trasposizione filmica supera la caratteristica della pagina di un libro, fornendo visioni sempre di insieme. Scriveva Diego Carpitella in un saggio sulla storia del cinema: “In cosa consiste il contributo cognitivo del documento cinematografico? Nel documentare cose che la parola e lo scritto non possono costituzionalmente restituire….la parola può descrivere, non documentare”. Poi, con profetica coscienza, come solo un grande intellettuale sa fare, aggiunge: “oggi siamo di fronte ad apparecchiature sofisticate che possono dare documenti pertinenti e coerenti, anche se questa evoluzione tecnologica corrisponde spesso ad una eclisse e una trasformazione delle culture”.
Per questo eviterei una ripresa della rappresentazione come fosse teatro filmato, preferendo la ricostruzione di ciascuna scena.
Ci faranno da guida, ciascuno per la propria caratteristica specifica alcuni testimoni.
Unico ed ultimo superstite è Antonio Piccininno, che racconterà la sua vita come origine del suo canto: l’isolamento sui monti da piccolo e il canto come antidoto alla solitudine. La storia di lui che racconta il “dover imparare a scrivere” ricorda l’origine della scrittura, la negazione di quello che Platone scriveva di Socrate: “Dunque chi crede di poter tramandare un’arte affidandola all’alfabeto e chi a sua volta l’accoglie supponendo che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di permanente, deve esser pieno d’una grande ingenuità, e deve ignorare assolutamente la profezia di Ammone se s’immagina che le parole scritte siano qualcosa di piú [d] del rinfrescare la memoria a chi sa le cose di cui tratta lo scritto”
Il suo canto è la sua vita perchè ne rappresenta in pieno i momenti salienti, i drammi, l’incontro fugace con la sua donna, fatto di un solo sguardo e di una decisione unilaterale, la serenata, e poi il matrimonio. Antonio Piccininno dice che quando non canta gli fa male la testa, e “portare una serenata” è ancora il miglior modo di allietare le serate. Ecco allora che trova in se stesso evasione, impegno, informazione e svago. Le sue melodie, insomma, sono il suo l’equilibrio.

La guida spirituale del nostro viaggio è il Maestro Roberto De Simone, uno dei massimi esperti al mondo di musica popolare e delle connessioni tra questa e la realtà socio-culturale che l’ha di volta in volta generata, fautore di “una musica popolare innovativa che non è di ricalco nè di riproposta”. A partire da una rigorosa ricerca sui documenti originali egli crea una messa in scena del tutto nuova, ma estremamente aderente all’anima della tradizione da cui discende.
L’altra guida sarà il Professore Francesco Nasuti, studioso delle forme letterarie e musicali dei Cantori di Carpino nonchè autore del volume citato da cui abbiamo tratto libera ispirazione per questo filmato.

Scopo del film è anche quello di lasciare una traccia di questa memoria su di un supporto i cui diritti appartengano al pubblico.

 

IL “MUSEO DEI NONNI” VI ASPETTA A PESCHICI

Nel cuore del Centro Storico di Peschici, all’interno dell’ex frantoio del “Palazzo della Torre” ribattezzato “Galleria don Achille” (Via Castello). Fino a ottobre inoltrato, tutti i giorni dalle 18 alle 24. Prenotazione visite guidate
 
Il “Museo Etnografico dei Nonni” trova il suo naturale e più che congeniale spazio nel cuore del Centro Storico di Peschici, all’interno dell’ex frantoio del “Palazzo della Torre” ribattezzato “Galleria don Achille” (Via Castello). Fino a ottobre inoltrato, tutti i giorni dalle 18 alle 24, è possibile entrare in contatto con la storia e la cultura del Gargano, in particolare del paese. Seguendo un affascinante percorso nell’arte contadina e nobiliare, attraverso la fedele ricostruzione degli ambienti, la mostra riesce a celebrare un momento storicamente rievocativo di autentica suggestione.

Visitandola, l’insegnamento che se ne riceve (e non sembri assurdo) è la ferma volontà di lottare, oggi più di ieri, per mantenere vivi nel tempo usi e costumi – con una sola parola: le tradizioni – dei nostri preziosi luoghi e di chi li ha abitati e vissuti prima di noi. Non solo, ma di ricordarli e proporli a chi non viva la vacanza soltanto in funzione di mare e relax, ma la intenda anche come conoscenza e “degustazione” dei sapori della cultura, dell’arte, del folklore, della cucina tradizionale, delle bellezze naturalistiche e archeologiche del luogo dove si trova. Tutto ciò, o quasi, è esposto nelle otto sale tematiche che compongono il “Museo dei Nonni”: una storia del Gargano in sedicesimo.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’Associazione Culturale “Punto di Stella” che opera sul territorio con la ferma priorità di salvaguardare un patrimonio inestimabile e al costruttivo interessamento del suo presidente Piero Giannini. Mentre, per l’intelligente allestimento delle sale, un attestato di merito e stima va alla responsabile artistica Laura Casasola – la cui innata abilità organizzativa è riuscita a predisporre con stile ed eleganza ciascuno degli ambienti ricreati, – al direttore Davide Maggiano e al gruppo dei ragazzi di “Gargano giovani” (portale di Punto di Stella) aperto su facebook capitanati da Fefa Pupillo, e a donna Grazia Marino della Torre che, oltre a rendere disponibile la sua proprietà immobiliare, ha contribuito fattivamente ad arricchire la mostra donando un intero settore museale costituito da reperti essenziali alla sua completezza.
 
Per info e prenotazioni visite guidate: tel. 0884-96.44.18 – cell. 329.74.91.680 – e-mail info@puntodistella.it – sito web: http://www.puntodistella.it
 
Fonte: puntodistella.it

I Sapori dell’Arte presso l’Agriturismo Biorussi di Carpino

I Sapori dell'Arte “Gli artisti, tranne qualche rara eccezione, amano vivere bene, circondarsi di tutto ciò che è bello e di “buon cibo”. E se qualche buongustaio non ama l'arte, è solo perchè non ha ancora avuto l'occasione di incontrarla e di conoscerla.(B.Lucchi)

 

Col turismo vivere il Patrimonio Culturale come strumento di incontro e di rispetto e comprensione degli altri e del loro futuro

Concorso Fotografico

“Vivere il Patrimonio Culturale Immateriale del Gargano”

Premio Rocco Draicchio III Edizione

"Col turismo vivere il Patrimonio Culturale come strumento di incontro e di rispetto e comprensione degli altri e del loro futuro"

Per il terzo anno consecutivo l'Associazione Culturale Carpino Folk Festival indice il Concorso Fotografico il Patrimonio Immateriale del Gargano – Premio Rocco Draicchio.
Come noto lo scopo è quello di sensibilizzare le genti sull'esistenza di una ricchezza che molti neppure sanno di avere: il Patrimonio culturale immateriale del Gargano.

Il tema del Concorso di quest'anno è: "Col turismo vivere il Patrimonio Culturale come strumento di incontro e di rispetto e comprensione degli altri e del loro futuro".

Sono previsti i seguenti premi:
–    € 500,00 primo classificato.
–    € 300,00 secondo classificato.

Scarica Bando Concorso Fotografico 2010
La novità di questa edizione è costituita dall'obbligo di consegna di non meno di 2 fotografie riguardanti i paesaggi naturali estivi del Gargano sul presupposto che gli stessi e le arti umane esistono strette reciproche relazioni.
La giuria è composta da Michele Ortore – Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, Rocco Ruo – Assessore alla Cultura Comune di Carpino, Nicola Vascello – Commissario dell’Azienda di Promozione Turistica della provincia di Foggia, Giuseppe Torre – Coordinatore del Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale, da Valentino Piccolo – segretario prov. A.N.A.F. – "Tecanaf" (Onorificenza fotografica per meriti Tecnico Artistici) e componente la redazione(opinionista) del mensile locale "Fuoriporta", da Arcangelo Palumbo – Photographer de newsgargano.com, Angelo Del Vecchio – giornalista, scrittore e direttore respondabile di “Garganopress.net”, da Domenico Prencipe – direttore del portale di informazione “il diario Montanaro”, da Piero Giannini – direttore della testata giornalistica “Puntodistella” e corrispondente dal Gargano di "Puglia", da Gaetano Berthoud – direttore di TuttoGargano, da Anna Lucia Sticozzi – corrispondente dal Gargano per la Gazzetta del Mezzogiorno, da Ninì delli Santi – direttore di “Ondaradio”, da Piero Russo – direttore de "Il Grecale" e giornalista de "La Repubblica" e da Barbara Terenzi – Antropologa della Fondazione Basso Sezione Internazionale e Coordinatore del Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani.

Si intendono per “Patrimonio Culturale Immateriale” pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

La definizione di questo patrimonio culturale immateriale si manifesta attraverso cinque ambiti dell’attività umana:
   1. tradizioni e espressioni orali, incluso il linguaggio, intesi come veicolo del patrimonio culturale intangibile;
   2. arti dello spettacolo;
   3. pratiche sociali, riti e feste;
   4. conoscenza e pratiche concernenti la natura e l’universo;
   5. artigianato tradizionale.

Per ciascuno dei vari ambiti delle tradizioni orali e immateriali, l’Unesco propone programmi specifici di salvaguardia, incoraggia i Paesi Membri ad adottare appropriate misure legali, tecniche, amministrative e finanziarie affinché si istituiscano dei dipartimenti per la documentazione del loro patrimonio culturale immateriale e affinché quest’ultimo venga reso più accessibile.

L’UNESCO incoraggia altresì la partecipazione degli artisti tradizionali e dei creatori locali ad identificare e rivitalizzare il patrimonio immateriale, incoraggiando altresì gli enti pubblici, le associazioni non governative e le comunità locali a identificare, a salvaguardare e a promuovere tale patrimonio.

L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival ritiene che i temi lanciati annualmente con il concorso fotografico, insieme a tutte le altre attività che svolge e non per ultimo il festival della musica popolare possano far comprendere tale importanza e possano indurre orgoglio per esso.

 
Testi e materiali per la comunicazione
Antonio Basile
Alessandro Sinigagliese

Ufficio Stampa Associazione Culturale
Carpino Folk Festival

Via Mazzini, 88
71010 Carpino (FG)
Antonio Basile
tel. 339 5299998
info@carpinofolkfestival.com

 

 

Il Carpino Folk Festival è cofinanziato dall'UE-PO PUGLIA FESR 2007-2013 ASSE IV AZIONE 4.3.2

Il Gargano tra terra e mare del TGCOM

Un viaggio lungo la costa e le isole

Il Gargano possiede oltre duecento chilometri di spiagge, baie, grotte, calette e isole, un paesaggio stupendo tra il blu del mare e il verde della natura circostante. E' questo lo sfondo dell'itinerario che comprende la costa della penisola pugliese sino alle isole Tremiti a nord di Peschici. Un viaggio da fare in macchina e a bordo del traghetto tra il profumo degli ulivi, per scoprire le bellezze arroccate sulle coste rocciose.

Mattinata –  Baia delle Zagare – Pugnochiuso – Vieste – Peschici – Rodi Garganico – Isole tremiti

L'itinerario comincia da Mattinata, l'antica Matinatum. E' chiamata la "farfalla sul Gargano" per la forma data dalle due colllinette di Castelluccio e Coppa della Madonna, su cui è adagiata. Arrivando si vedono un pugno di case bianche affacciate sulla costa ed un mare incantevole. La spiaggia è una lunga distesa di ciottoli chiari circondati da un paesaggio tipicamente mediterraneo con grandi distese di ulivi, mandorli, fichi d’india e albicocchi. Il territorio circostante è ricco di testimonianze di insediamenti paleolitici.

Si possono visitare le Necropoli di Monte Saraceno, dove si trovano 500 tombe scavate nella rocia. A pochi metri dal mare, si trovano le Ville Romane dell’Agnuli, un gruppo di case patrizie nelle quali è ancora ben visibile la tecnica muraria di piccoli mattoni a reticolo e pavimenti a spina di pesce.

Poco distante da Mattinata, lungo la strada costiera, ci si imbatte nella baia delle Zagare, dominata dai due pittoreschi faraglioni. Le grotte che caratterizzano questo tratto di costa si sono formate a causa della natura calcarea delle rocce del Gargano e hanno nomi a volte suggestivi, come Grotta dei Pipistrelli, dei Sogni, dei Contrabbandieri, dei Due occhi.  Lungo la strada tra Mattinata e Vieste, una serie di tornanti porta a Pugnochiuso, località che negli anni Sessanta vide sorgere uno dei complessi turistici più all'avanguradia della regione. Davanti alla città di Vieste domina il paesaggio l'imponente Pizzomunno, una roccia verticale incastonata nella sabbia. Il faraglione, alto 20 metri, sarrebbe, secondo la  leggenda, l'incarnazione di un pescatore innamorato della bella Cristalda che ogni anno, nelle nottti di luna piena, ritorna uomo per incontrare la sua amata.  

Poco oltre si arriva a Vieste, la città più orientale del promontorio del Gargano, delimitata da due lunghe spiagge sabbiose. Nella parte piana, si estende il quartiere ottocentesco e moderno, mentre sul versante roccioso è arroccato il centro storico, tipico del periodo medioevale. Qui si trovano un gruppo  di abitazioni medievali interrotte da vicoli a scale, cornici di archi fioriti e piazzette. Nella parte alta si può ammirare la cattedrale eretta dai Bizantini nell'XI secolo su un tempio romano, il campanile barocco e il castello costruito da Federico II nel 1240 e fortificato da Carlo d'Angiò, da cui si può godere di un meraviglioso panorama sul mare.

Procedendo verso Nord lungo la strada costiera, si giunge a Peschici. Chiamata la "perla del Gargano", la cittadina pugliese sorge sull'alto di un costone roccioso, difeso da alte mura e sovrasta una baia dalla sabbia finissima. E' circondata da fitti boschi ed estese pinete, e ai piedi del borgo si trova l'antica abbazia benedettina di Santa Maria di Càlena.

La tappa successiva è Rodi Garganico, antico crocevia di commerci. Il centro storico, Vuccolo, è un intrico di stradine e case in verticale costrute su un'alta rupe. Qui si può prendere il traghetto per approdare alle isole Tremiti. Formate da San Domino, San Nicola, Capraia, Cretaccio e Pianosa, le isole hanno un aspetto selvaggio e sono ricoperte dalla macchia mediterranea. Intorno si stende un mare profondo e trasparente, diventato riserva marina nel 1989. Nell'isola di San Domino, la più grande, si possono visitare diverse grotte, mentre su quella di San Nicola si trova il principale centro abitato dell'arcipelago, San Nicola in Tremiti, dove si può ammirare l'antica chiesa di Santa Maria.

A bando 20milioni di euro per migliorare l’offerta turistica territoriale dei villaggi turistici, alberghi e residence

Il turismo pugliese ha a propria disposizione 20milioni di euro per destagionalizzare. I visitatori potranno essere incentivati a venire in Puglia, dal Gargano al Salento, in ogni periodo dell’anno, grazie ad un nuovo bando, “Pia Turismo”, pubblicato oggi, 17 giugno 2010, sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia. L’intervento (che si chiama per intero “Aiuti alle medie imprese ed ai Consorzi di PMI per Programmi integrati di investimento – PIA Turismo”) si rivolge alle medie imprese ed ai consorzi di piccole e medie imprese, in pratica villaggi turistici, alberghi e residence, che intendono investire per migliorare l’offerta turistica territoriale. I titolari, grazie alle agevolazioni previste dall’avviso, potranno realizzare nuove strutture turistico-alberghiere anche attraverso il recupero funzionale di vecchi immobili in passato destinati ad altro, oppure ristrutturare, ampliare e ammodernare strutture turistico-alberghiere già esistenti, innalzandone così gli standard di qualità. Grazie all’incentivo sarà possibile agli imprenditori realizzare anche le cosiddette “strutture connesse”, cioè collegate all’impresa ricettiva principale. Una categoria della quale fanno parte, secondo il bando, campi da golf (da ameno 18 buche), nuovi porti, approdi turistici e aeroclub, infrastrutture sportive in grado di ospitare gare nazionali e internazionali, centri congressuali o auditorium da almeno duemila posti, aree verdi (dai 200 ettari in su), piste ciclabili, sentieri attrezzati, percorsi sportivi e punti di ristoro. E non solo. Poiché la destagionalizzazione è un obiettivo che richiede interventi articolati e attenti ai particolari, il bando regionale prevede che si possano realizzare anche “servizi funzionali” che migliorino la qualità ricettiva della struttura principale, come piscine, ristoranti, bar, market, impianti sportivi, discoteche, parcheggi, servizi termali, centri benessere, attrezzature per l’accoglienza di bambini e anziani, aree attrezzate e percorsi per disabili. Tutte strutture che – avverte il bando – devono essere gestite direttamente da chi dirige la struttura turistico-alberghiera. I progetti di investimento non possono essere inferiori a 2 milioni di euro e non devono superare i 20. Nel caso delle singole imprese consorziate, l’importo dell’intervento per ciascuna di esse non può essere inferiore a 500mila euro. Gli aiuti riguardano sia i beni che i servizi e sono erogati sotto forma di contributi in conto impianti con un’agevolazione pari al 35% dell’investimento per le medie imprese e al 45% per le piccole imprese. Le domande potranno essere presentate a partire dal I luglio 2010 con raccomandata A R. indirizza all’Area Politiche per Sviluppo, il Lavoro e l’Innovazione, Servizio Ricerca e Competitività, Corso Sonnino 177 – 70121 Bari. Il bando è a sportello, dunque non ha scadenza, ma è aperto fino all’esaurimento delle risorse. Soddisfazione è stata espressa dalla Vice Presidente della Regione Puglia e Assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone: “Questo bando – ha detto – è il sedicesimo della manovra anticiclica regionale ed ha una forte valenza anticrisi perché riserva particolare attenzione allo sviluppo economico ed occupazionale dei territori ai quali fa riferimento ed anche alla tempistica di realizzazione del progetto. Inoltre per la prima volta i PIA, Programmi Integrati di Agevolazione, adottati fino ad oggi per altri settori economici vengono estesi al turismo. Per questo abbiamo previsto di implementare la dotazione finanziaria attuale con eventuali ulteriori risorse che si rendessero disponibili successivamente”. “Questo bando – ha dichiarato l’Assessore al Mediterraneo, Cultura, Turismo Silvia Godelli – è uno dei più rilevanti strumenti operativi attraverso il quale si realizzano le politiche regionali finalizzate alla destagionalizzazione. Dopo l’avviso da 25 milioni attivato a marzo per le piccole imprese, la Puglia apre ad un’idea di turismo che valorizza la cultura insieme con il tempo libero, che punta sul benessere delle persona quanto sullo sport agonistico. Un’idea di turismo aperta a tutte le esigenze con una particolare attenzione per gli anziani, i bambini e i disabili per i quali è espressamente prevista l’accessibilità e la fruibilità delle strutture”. Per l’Assessore alla Qualità del Territorio Angela Barbanente “questo bando è importante anche perché valuta con particolare attenzione gli interventi finalizzati al miglioramento delle prestazioni ambientali e valorizza la qualità dell’inserimento delle strutture nel contesto territoriale, attraverso l’analisi paesaggistica e di sostenibilità ambientale”. “Così – ha detto – proporremo un’immagine della Puglia e delle nostre strutture ricettive più accoglienti sia sotto il profilo della funzionalità che della bellezza”.

I soldi ci sono, per fare cosa non è chiaro

La Daunia ha tutti gli ingredienti per diventare modello. Una grossa mano per colmare le lacune arriva dal POIn. Come armonizzare le risorse dei Gal e di Area Vasta. Le idee di Ceschin.

La Capitanata deve smetterla di ragionare con il senno di POI(n). L'invito-bacchettata giunge da Federico Massimo Ceschin, esperto di turismo locale e marketing territoriale che a L'Attacco fa un ragionamento generale sullo sviluppo, alla luce dell'incontro tenutosi a Bari per la discussione del POIn, finanziamenti europei mirati a valorizzare gli attrattori culturali, naturali e turistici.

"In questi cinque anni di presenza sul territorio, anche se alterna e incostante, mi sono fatto un'idea precisa" – dichiara Ceschin – "La questione è anzitutto culturale, non solo diffusa ma prima di tutto fra la classe dirigente: occorre smetterla di inseguire modelli di sviluppo altrui e capire che la Puglia, anzitutto la Daunia, ha tra le mani tutti gli ingredienti per diventare un modello. L'intero Mezzogiorno è una grande "spa": un unico enorme centro benessere in grado di rispondere alle esigenze e ai trend più attuali del mercato turistico nazionale e internazionale. Un patrimonio materiale e immateriale immenso e immensamente poco valorizzato. E non mi riferisco solo ai beni culturali ma al clima, alla luce, ai bassi livelli di inquinamento, alla lentezza di rapporti misurati sull'alternarsi delle stagioni, ai prodotti della terra, alla dieta mediterranea e persino la spiritualità dei luoghi e delle manifestazioni che maggiormente indicano un rapporto sacrale tra uomo e ambiente".

L'inghippo sembra essere nello sfilacciamento pubblico-privato. "Molte imprese italiane" – spiega Ceschin – "sono riuscite a diventare protagoniste dei mercati facendo leva sull'inclinazione tutta italiana a produrre sviluppo facendo leva su fattori inusuali quali la bellezza, la tradizione, l’artigianalità, la cultura, il rispetto per la persona e per l’ambiente: un modello economico di competitività fondato sulla qualità che parte dal concetto, coinvolge il dettaglio, agisce sui processi e arricchisce il prodotto di un valore aggiunto unico e irripetibile, proprio come l’esperienza che di generazione in generazione tramanda saperi e sapori locali".

Attualmente vi sono troppi tavoli. "L'organizzazione territoriale dovrebbe fare perno sul livello provinciale o almeno comprensoriale, di Area Vasta. Il territorio è ricolmo di straordinarie bellezze che si presentano come perle di una collana senza filo: stupende, attraenti, di grande potenziale ma sostanzialmente inutilizzabili. A livello provinciale occorrerebbe un patto "inter pares" tra l'Ente territoriale e la Prefettura, la Camera di Commercio, l'Università e le Associazioni di categoria, con quattro o cinque punti all'ordine del giorno: definire le priorità e affrontarle una ad una senza divagare. E poi formare un tavolo permanente con i Comuni, ad un secondo livello, per riverberare gli effetti localmente e puntualmente".

Inevitabilmente il discorso sviluppo non poteva che cadere sul nervo scoperto del territorio, il Gino Lisa. "Anche se personalmente non credo che l'aeroporto possa essere la panacea di tutti i mali del turismo dauno" – chiosa Ceschin – "vi sembra possibile che in ambito di Area Vasta, sebbene siano state ammesse richieste favoleggianti rispetto ai fondi disponibili, non vi sia un solo cenno allo scalo di Foggia? Purtroppo il Gino Lisa è davvero l'evidenza più dolora delle criticità culturali e politiche del territorio. Ribadisco la centralità per le diverse economie del territorio della presenza di uno scalo efficiente. E certamente sarebbe utile anche al turismo: si pensi anche soltanto ai milioni di pellegrini diretti a San Giovanni Rotondo. Mi si consenta però di dire che cercare di individuare un problema per giustificare le debolezze del sistema turistico mi appare piuttosto un alibi. Ci si è mai accorti di quanto sia lontano un aeroporto da Cortina d'Ampezzo? I più vicini sono Venezia e Treviso: in entrambe i casi dovranno affrontare un centinaio di chilometri lungo la Strada Statale 51 "Alemagna", che è meno transitabile del tratto più impervio di costa del Gargano, con il rischio di trascorrere mezza giornata in coda. No, le carenze sono ben altre" – sottolinea – "Invito tutti ad immaginarsi di scendere al Gino Lisa, anche potenziato, magari da linee internazionali low cost, bagagli in mano, famiglia al seguito, stress da viaggio compreso e con grande attesa di scoperta, di emozioni e di esperienze: non troverà mezzi di trasporto pubblico, né uffici informazioni, né interpreti, né guide, né cartine con itinerari chiari. E persino i cartelli stradali non aiuteranno. Per non dire che – orientati a fatica e noleggiata un'auto – si troveranno musei chiusi, chiese inaccessibili, siti archeologici abbandonati, strade panoramiche non transitabili, aree protette inarrivabili ed eccellenze territoriali assolutamente riservate ai residenti. Questo certo non accade sulle Dolomiti".

Una grossa mano per colmare queste lacune arriva dal POIn. "Proprio in questi giorni" – conclude Ceschin – "siamo di fronte ad una delle scommesse più importanti del territorio. In attuazione di quanto previsto dal QSN 2007-2013, tale strumento svilupperà opzioni per circa 20 milioni di euro sul Gargano. L'obiettivo sarà quello di promuovere e sostenere lo sviluppo economico e sociale attraverso la valorizzazione delle risorse naturali, culturali e paesaggistiche. E' una tra le ultime opportunità dell'Obiettivo Convergenza, che dalla prossima stagione si sposterà nei Paesi dell'Est europeo: la responsabilità delle scelte che si attueranno sarà quindi pesantissima: sbagliare oggi significherà rendere inarrestabile l'esodo delle migliori menti e delle migliori energie che già si è tornati prepotentemente a registrare, minacciando il futuro alle radici. Chi deve scegliere scelga, chi deve vigilare vigili…

[ Tratto da L'Attacco di venerdì 18 giugno 2010 – Matteo Palumbo ]

Il Gargano: Un Set Cinematografico Naturale

gina-lollobrigida[1]

Il Gargano, con la sua straordinaria varietà paesaggistica e la ricchezza culturale, è stato più volte scelto come location per numerose produzioni cinematografiche. Dal mare cristallino delle sue coste alle foreste rigogliose dell’entroterra, questa perla della Puglia ha offerto scenari unici per registi italiani e internazionali.

Ecco un elenco di film girati nel Gargano, che testimoniano la versatilità di questo territorio come set cinematografico:

  • 1940: La morte civile – Girato interamente a Monte Sant’Angelo.
  • 1954: Il figlio dell’uomo – Ambientato a Peschici.
  • 1958: La legge – Con Gina Lollobrigida, riprese tra Carpino e Rodi.
  • 1964: Il sole scotta a Cipro – Manfredonia e Mattinata con il Monte Saraceno come protagonista.
  • 1965: L’antimiracolo – Scene girate tra San Nicandro Garganico e Lesina.
  • 1970: Debito coniugale – Riprese effettuate a Peschici.
  • 1972: Non si sevizia un paperino – Capolavoro di Lucio Fulci, ambientato a Monte Sant’Angelo, nella Foresta Umbra e presso la famosa “scala Scannamugliera”.
  • 1984: Il ragazzo di Ebalus – Scenari di Peschici e Vieste.
  • 1991: La stazione – Film di Sergio Rubini girato nella stazione di San Marco in Lamis, vincitore di diversi premi tra cui il David di Donatello.
  • 2000: I cavalieri che fecero l’impresa – Ambientato tra Peschici e la Foresta Umbra.
  • 2000: Chi ruba donne – Carpino come location principale.
  • 2001: Nemmeno in sogno – Riprese tra Peschici e Vieste.
  • 2002: Zana – Scene realizzate presso l’idroscalo di San Nicola Imbuti e Cagnano Varano.
  • 2005: Craj – Documentario girato a Carpino.
  • 2007: Les chanteur de Carpino – Omaggio alla tradizione musicale carpinese.
  • 2010: Zefat, San Nicandro – Il viaggio di Eti – Ambientato a San Nicandro Garganico.

Scenari Iconici e Riconoscimenti

Molti di questi film hanno sfruttato gli scorci più iconici del Gargano. Ad esempio, “Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci, considerato un capolavoro del giallo italiano, ha reso celebri luoghi come la Foresta Umbra e il centro storico di Monte Sant’Angelo. “La stazione” di Sergio Rubini ha immortalato la stazione di San Marco in Lamis, contribuendo alla valorizzazione del territorio grazie ai numerosi premi ricevuti.

Il Gargano Oggi: Continuo Fascino Cinematografico

Anche negli anni recenti, il Gargano continua ad attrarre l’industria cinematografica. Tra le opere più recenti troviamo il film Netflix “Lo Spietato” (2019), girato tra Foggia e i dintorni, e altri progetti che hanno scelto di mettere in scena la bellezza senza tempo di questa terra.

Il Gargano si conferma dunque non solo una meta turistica di grande fascino, ma anche un luogo capace di ispirare storie cinematografiche che lasciano il segno nel cuore degli spettatori.

Nel mondo nuovo di Nichi Vendola c’è il Carpino Folk Festival

Ieri mattina Nichi Vendola ha illustrato al Consiglio regionale pugliese il programma per i prossimi cinque anni di governo.

Il Carpino Folk Festival nel programma per la valorizzazione del patrimonio delle tradizioni immateriali e popolari della Puglia. PAG 47

Leggi le dichiarazioni programmatiche

Puglia a “gonfie vele” seconda dopo la Sardegna con 36 località

Anche per l'estate 2010 è la costa tirrenica a rappresentare l'eccellenza dell'offerta turistica balneare della Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano che quest'anno festeggia la sua decima edizione con una veste grafica tutta nuova. Aumentano ancora le località, ben 14, che conquistano il massimo riconoscimento, le 5 vele, segno che sono sempre di più le Amministrazioni impegnate ad aumentare la qualità ambientale del loro territorio. Con una media di 3,4 vele per località la Sardegna mantiene il timone anche in questa edizione ma quest'anno a seguirla è la Puglia che con 3,2 vele per località supera la Toscana a quota 3,1. Per festeggiare i suoi 10 anni la Guida Blu non solo si è rifatta il look ma ha anche arricchito la sezione dedicata alle grotte marine, ne ha realizzata una in collaborazione con Ucina (Unione Nazionale dei Cantieri e delle Industrie Nautiche e Affini) dedicata alla nautica da diporto, che propone ben 14 itinerari alla portata di tutti. Inoltre, per gli amanti dell'acqua dolce anche quest'anno c'è una parte dedicata ai laghi con le località migliori per il turismo lacustre e per finire non poteva mancare la sezione dedicata agli alberghi per l'ambiente che si fregiano dell'etichetta ecologica (ecolabel) di Legambiente Turismo.
Il giudizio attribuito a ciascuna località è frutto di valutazioni approfondite. I parametri (21 indicatori) sono suddivisi in due principali categorie: qualità ambientale e qualità dei servizi ricettivi. Lo stato di conservazione del territorio e del paesaggio, la qualità dell’accoglienza, la pulizia del mare e delle spiagge, la presenza di servizi per disabili, le iniziative nel campo della gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti, della mobilità, del risparmio idrico ed energetico e la presenza di parchi e aree marine protette, costituiscono per Legambiente chiari indicatori di merito.
I dati pugliesi della Guida Blu sono stati presentati in conferenza stampa, questa mattina a Bari, da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia e Michele Lamacchia, Presidente ANCI Puglia. Alla conferenza erano presenti, in rappresentanza dei comuni premiati con le 5 vele, Luciano Cariddi, Sindaco di Otranto, Domenico Tanzarella, Sindaco di Ostuni e Gustavo Petolicchio, Assessore all'Ambiente del Comune di Nardò.
“Nella classifica di quest’anno – commenta Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia – la Puglia va a ‘gonfie vele’ piazzandosi al secondo posto dopo la Sardegna fra le regioni più blu. Sono 36 le località pugliesi e 32 le spiagge -dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia- che Guida Blu 2010 consiglia di visitare per paesaggi, accoglienza turistica, fondali particolarmente interessanti, luoghi d’interesse storico-culturale e pulizia del mare e delle spiagge. Mentre salgono a tre i comuni che quest’anno premiamo con le 5 vele: oltre Ostuni e Nardò, già premiate lo scorso anno, si aggiunge Otranto”.
Queste le motivazioni. Ostuni (Br) “ha attuato una serie di interventi che rientrano in una logica di sostenibilità: ha promosso iniziative di mobilità sostenibile come treno più bici lungo i percorsi ciclabili della via Traiana, avviato un progetto di recupero della Casa Cantoniera ex ANAS da destinare ad Albergabici e Bicigrill a supporto del cicloturismo e ciclo escursionismo. Ha ottimizzato il ciclo dell'acqua attraverso il riutilizzo delle acque affinate dell'impianto di depurazione di Ostuni per scopi irrigui e ha aperto un Centro di Educazione Ambientale presso l'ex stazione ferroviaria di Fontevecchia e attuale Casa del Parco regionale delle dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo che interessa 8 km di costa con bacini di acqua dolce dove è stato ripristinato un impianto di acquacoltura di fine ottocento per l'allevamento biologico di cefali e anguille. Organizza il Festival dell'Ambiente nelle aree naturali e rurali del Parco regionale delle dune costiere con iniziative a favore dell'agricoltura biologica, della biodiversità e della tutela del paesaggio agrario degli olivi monumentali della Puglia”.
Otranto (Le), “ha avviato politiche di sostenibilità sul fronte dei rifiuti, con la raccolta differenziata 'porta a porta', ha migliorato e potenziato il sistema di depurazione e della mobilità locale con la chiusura al traffico del centro storico e delle aree limitrofe con individuazione di parcheggi esterni. Diverse le iniziative attivate che hanno riguardato la valorizzazione degli habitat e dei siti naturalistici: ripreso l’Iter per l’istituzione della Area Marina Protetta, istituito un Osservatorio sugli ecosistemi mediterranei al Faro di Palascia, un Centro di accoglienza e divulgazione del Parco Otranto – Santa Maria di Leuca Bosco di Tricase e un Centro di Educazione Ambientale. Inoltre, nel campo delle energie rinnovabili è stata attivata la Campagna AzzeroCo2 (indagine conoscitiva sulle famiglie) e intrapreso l’iter per dotare gli edifici pubblici di impianti che utilizzano fonti di energia alternativa (solare-fotovoltaico)”
Nardò (Le),“si è distinta per aver attuato una forte politica contro l’abusivismo edilizio costiero, ha redatto un piano antincendio e di fruizione sostenibile dell’area del Parco Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, uno dei gioielli naturalistici, paesaggistici ed archeologici del Salento. Ha proposto e ottenuto l’ampliamento dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo per la parte che ricade nel suo territorio. Altro punto importante che qualifica il territorio neretino  è l’attivazione della raccolta differenziata porta a porta, estesa anche alle marine di Nardò”. 
Quest’anno sono 10 le località a 4 vele (l’anno scorso erano 7): si aggiungono Monopoli (BA), Salve (LE), Polignano a Mare (BA) e Rodi Garganico (FG) che l'anno scorso avevano tre vele, a Diso (LE), Manduria (TA), Andrano (LE), Chieuti (FG), Gallipoli (LE) e Castro (LE). In 16 località sventolano 3 vele e in 6 sventolano 2 vele. Chiude la classifica Castellaneta (TA) con una sola vela. “Quelli che ogni estate suggeriamo come meta di vacanze – continua Tarantini –  sono luoghi che hanno scommesso sulla qualità a trecento sessanta gradi e che coniugano l’offerta turistica con il rispetto dell’ambiente, trasformandolo in un punto di forza. La decima edizione di Guida Blu conferma la forte vocazione turistica della nostra regione, totalmente incompatibile con eventuali ubicazioni di centrali nucleari e piattaforme petrolifere.”
“Quando parliamo dello sviluppo turistico della Puglia, dichiara l'Assessore Godelli – non ci riferiamo solo alla fruibilità della stagione balneare, ma abbiamo una considerazione più ampia che concerne non solo la qualità dell'acqua, ma anche del paesaggio, della sostenibilità, dell'enogastronomia di ogni località. Questi sono valori territoriali che fanno della Puglia una delle regioni più premiate e più riconosciute nel panorama italiano ed europeo.”
Anche secondo Michele Lamacchia la Puglia è una regione di eccellenza “non solo per il turismo, ma anche per la qualità dell'ambiente. La gran parte dei meriti vanno attribuiti alle amministr
azioni locali che purtroppo, con la manovra finanziaria varata nel 2010 rischiano di veder decurtate le risorse da investire in questi ambiti.”
La Guida Blu 2010 (disponibile in libreria) riporta circa 300 località balneari e più di 70 lacustri. Le spiagge più belle, le grotte e 14 itinerari per andar per mare.

Trekking dell’Angelo. Gargano fantastico.

Procede spedito il progetto del Trekking dell’Angelo grazie alla determinazione dell’Apt di Foggia e del Comune capofila Rodi Garganico. Sia il commissario dell’APT Nicola Vascello, che l’assessore al turismo di Rodi Garganico Arturo Fabiani credono con forza a questa nuova forma di turismo attivo che nel centro e nord Europa è praticato da circa 10 milioni di appassionati. Da qualche tempo anche sul Gargano si notano turisti che praticano il trekking con la tecnica del Nordic Walking (due bastoncini di supporto e spinta delle braccia nella camminata). La scorsa settimana sono stati due giorni intensi per Pino Dellasega e Gabriele Viale, ideatori del progetto del Trekking dell’Angelo, che assistiti dall’istruttrice Paola Baldassarri ed accompagnati dall’On. Franco Mele, hanno immortalato il percorso con ben 3.700 foto in prospettiva del primo happening-test di ottobre. Il prossimo autunno infatti, subito dopo il TTG di Rimini, durante il test del percorso, saranno invitati a Rodi Garganico operatori scandinavi e dell’arco alpino specializzati nella vendita dei prodotti Trekking. In questo arco di tempo saranno inoltre individuate le strutture ricettive partner del progetto al fine di garantire le esigenze del cliente trekker. Numerosi gli incontri intercorsi per sensibilizzare le istituzioni al progetto del Trekking dell’Angelo – oltre 120 km di percorsi ad anello per scoprire i tesori del Gargano, dal mare, alla montagna, tra laghi e monumenti storici e percorsi dello spirito – che vede, oltre al comune capofila di Rodi Garganico, i comuni di Ischitella, Vico e Peschici attivi interlocutori fin da questa fase iniziale. In queste settimane sono attese le adesioni e le segnalazioni delle altre amministrazioni interessate dal percorso del Trekking dell’Angelo (in totale 14 i comuni interessati: Rodi Garganico, Vico del Gargano, Ischitella, Peschici, Vieste, Mattinata, Monte Sant’Angelo, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Carpino, Cagnano Varano, Sannicandro Garganico, Apricena, Isole Tremiti). Il Trekking dell’Angelo prende il nome da uno dei luoghi più antichi della Cristianità come la Grotta dell’Angelo dove vi è stata l’apparizione di San Michele Arcangelo e che nei secoli ha visto transitare Sovrani, Papi e San Francesco D’assisi in pellegrinaggio. La peculiarità del circuito ad anello permetterà ad ogni Comune di essere integrato come possibile punto di partenza/arrivo con un proprio percorso cittadino.
Il Trekking dell’Angelo inizia dal porto di Rodi Garganico, da qui, lungo la costa si arriverà al Lago Varano dove vi è il Cristo delle Acque e porterà sul crinale del Monte D’Elio (chiesa di Santa Maria e grotta dell’Angelo) con sosta a Torre Mileto. Raggiungerà San Marco in Lamis con il suo monastero di San Matteo transitando per i crinali di Sannicandro Garganico e Apricena. Prosegue il suo itinerario passando e dando possibilità all’utente di visitare San Giovanni Rotondo con i luoghi dove ha vissuto San Pio da Pietrelcina e dove è attualmente sepolto nella nuova chiesa progettata dall’architetto Renzo Piano. Scavalcata la cima sopra San Giovanni Rotondo si prosegue tra gli ulivi sino dalla parte opposta del Gargano, toccando l’abbazia di Santa Maria di Pulsano e gli eremi della valle, lambendo la cittadina di Manfredonia e proseguendo sul lungomare che porta a Mattinata, dove si potranno ammirare le oltre 140 specie di orchidee, uno spettacolo unico ed un vero laboratorio botanico a cielo aperto. Da Mattinata si sale sino a Monte Sant’Angelo per il paese vecchio e si arriva alla Grotta dell’Angelo, luogo straordinario e di alta spiritualità. Una visita al Castello per poi proseguire in un saliscendi continuo, toccando il territorio di Vieste con passaggio in spiaggia al Faraglione, ed entrando nella foresta Umbra, che prende il nome di ombrosa, in quanto i raggi del sole faticano a toccare il suolo. Il bosco è qualche cosa di meraviglioso, faggi secolari su di un terreno di facilissima percorribilità e segnato da stupendi tratturi. Si prosegue scendendo verso Peschici con visita al Trabucco di Manaccora, continuando per il centro storico di Peschici, si risale il crinale di pineta Mazzini fino a raggiungere il centro storico di Vico del Gargano. Da Vico si prosegue infine per Ischitella/Monte Civita per transitare nuovamente attraverso Rodi Garganico. Appendice del percorso sarà lo sconfinamento alle isole Tremiti (tappa di giornata), che può essere l’apertura o la chiusura del Trekking dell’Angelo.
Orienteering: il prossimo week end, 19-20 giugno, si svolgerà ad Kytäjä-Helsinki la 61^ l’edizione della mitica Jukola, la staffetta in notturna finlandese con al via 15.234 iscritti ed un pubblico stimato in circa 40.000 spettatori. Il più grande evento sportivo di massa in Finlandia. Il marchio Gargano sarà presente sulle tute degli atleti della nazionale finlandese rappresentati dalla madrina della manifestazione e pluricampionessa mondiale Minna Kauppi. Per l’occasione sarà allestito da Park World Tour Italia un info point per la promozione della orienteering Five Days Puglia- Gargano del prossimo ottobre.

Archivi