L’attrice Gina Lollobrigida intervistata sul set del film “La Legge” di JULES DASSIN, 1958 – Piazza del Popolo, Carpino.
La storia di Mario Ronghi, noto anche come Sonny Ray, in viaggio dall’Italia a New York, da Melbourne a Londra, da Hollywood a Sidney tra sogni ambiziosi e gioiose risate, cadute rovinose, dolore e disperazione.
A cura di Antonio Basile, Domenico Sergio Antonacci e Pierluigi Pelusi
Tra coloro che cercarono fortuna negli Stati Uniti nella grande emigrazione italiana avvenuta fra il 1880 e il 1915 vi fu Francesco Ronghi e Gioffreda Antonietta di Carpino (FG) che arrivano a New York il 4 giugno 1907. Qui ebbero due figli, Mario e Gino e poco dopo come molti altri emigrati fecero ritorno in Italia, nelle Puglie.
Gino, nato nel 1914, si sposo con Rosa D’addetta, si laureò in Legge, ma poiché non professava fece l’agricoltore nei molti terreni di proprietà della moglie.
Più grande di Gino era Mario che nato a Manhattan al 173 di Blecker Street, il 24 marzo 1908 passò la sua giovinezza a Carpino, dove i genitori volerò avviarlo all’arte di orefice e orologia. Ma la natura di Mario era un’altra, far ridere la gente, e man mano che cresceva, la sua ambizione si salire sui palchi prese saldamente radici nel suo cervello fertile, cosi riprese la nave e fece ritorno nelle americhe. Da questo momento in poi nel paese garganico si perdono le sue tracce.
Agli inizi degli anni 80 è in Italia, a Carpino, dove muore e viene sepolto.
Prima di morire, però, lascia la traccia del suo passaggio.
Assolutamente stravagante e con atteggiamenti femminili, su sollecitazione di un suo grande amico, Antonio Ermanno Santoro, organizza uno spettacolo per mostrare la sua arte e lasciare un suo ricordo ai carpinesi.
Non sono molte le notizie in proposito. Tuttavia molti parlano di un vero attore da avanspettacolo, particolarmente portato per le parti comiche alla “gastone” per intenderci. Cantava benissimo tant’è che nello spettacolo realizzato a Carpino interpretò (fra le altre cose) anche la parte di una sciantosa, truccato e vestito perfettamente (voci di popolo parlano di costumi presi a nolo a Napoli e di una valigia piena di trucci da far invidia a moltissime donne).
Niente di più.
Mario Ronghi con la sua morte scompare il 16 Novembre del 1984.
Ma la memoria gioca brutti scherzi (in questo caso, uno scherzo bellissimo).
E’ il 03 Maggio 2010 e il social network facebook ci fa un regalo. Pierluigi Pelusi parla a Domenico Sergio Antonacci della storia delle radio libere di Carpino e tra i personaggi dell’epoca (ultimi anni 70) menziona un certo Sonni Rey, un attore di avanspettacolo che sosteneva di aver vissuto negli Stati Uniti e di aver lavorato a Hollywood.
Domenico mi contatta per chiedere lumi in proposito. Non ne so nulla, anche se la memoria va subito ad un certo Mario che viveva sopra l’alimentare di mio padre in Piazza del Popolo. Me lo ricordo solo perché lo vedevo girare con un maglione di cotone azzurro e in calzamaglie. Domenico mi conferma che si tratta di Mario Ronghi alias Sonni Rey.
Inserisco “Sonni Rey Carpino” in Google, ma non appare nulla che possa essere ricollegabile al nostro Mario Ronghi. Domenico e Pierluigi fanno lo stesso percorso, ma nulla. Raffino la ricerca e tutto ad un tratto nell’elenco di Google appare un Sonny Ray nei panni di The Artful Dodger nel film “Oliver Twist” del 1933.
Non faccio in tempo a dare la notizia a Domenico e a Pierluigi che ritorna a nascere il nostro Mario Ronghi, ossia “Sonny Ray”. Nel giro di pochi minuti è un accavallarsi di notizie e di emozioni fra noi tre. La notte passa insonne.
Era da non crederci: un carpinese a Hollywood negli anni 30 nei cast dei film che contavano. Emerse subito una vera è propria filmografia.
– Nel 1932 è nel cast di Jimmy’s New Yacht.
– Nel 1933 è in Oliver Twist, film americano diretto da William J.Cowen. Si tratta dell’adattamento cinematografico (la prima versione sonora) del popolare romanzo di Charles Dickens. Sonny Ray è nei panni di Jack Dawkins, meglio conosciuto come Artful Dodger, il capobanda dei bambini criminali addestrati dal vecchio Fagin. Artful Dodger tradisce Oliver Twist facendolo catturare da Fagin, ma poi ne diventa il suo più caro amico cercando di fare di lui un borseggiatore. Il Dodger è appunto un borseggiatore, così chiamato per la sua abilità e astuzia.
In verità con Sonny Ray la critica è molto feroce: considerato troppo plateale e troppo vecchio nel ruolo di Artful Dodger.
– Sempre nel 1933 partecipa a The Perils of Pauline di Ray Taylor, un serial movie in cui veste i panni comici di Willie Dodge.
– Nel 1934 è nel cast di The Gay Divorcee diretto da Mark Sandrich: il grande musical con Fred Astaire, Ginger Rogers e Alice Brady – Premio Oscar per la migliore canzone originale, The continental, cantata da Ginger che balla in coppia con Fred Astaire. Del Film anche la canzone Night and Day (di Cole Porter) cantata da Fred, sulla spiaggia di notte mentre danza con la Ginger.
– Nel 1935 è nel cast di The Personal History, Adventures, Experience, & Observation of David Copperfield the Younger (normalmente abbreviato in David Copperfield), l’adattamento cinematografico dell’altro popolare romanzo di Charles Dickens diretto questa volta dal regista George Cukor.
Nominato al Festival del Film di Venezia, ottiene tre nomination ai premi Oscar per la migliore direzione, miglior film e migliore fotografia.
A questo punto finisce la sua carriera cinematografica.
I paesani intervistati da Domenico pur non conoscendo la carriera holliwoodiana di Mario Ronghi, sostengono che, fino al suo rientro in Italia, Mario trovasse da vivere con piccoli spettacoli di burlesque in teatro, ma soprattutto cantando e danzando nei nightclub di New York.
E’ cosi, infatti spuntano gli articoli dei giornali dell’epoca: il New York Times, il Baltimore News, il Buffalo News, il Philadelphia Enquirer.
Tutti parlano di una star internazionale, un One-man show in viaggio tra Londra, Hollywood e Parigi.
Sonny Ray the showman of a million changes. Praticamente l’Arturo Brachetti del secolo scorso che in un batter d’occhio riusciva a cambiarsi d’abito, dalle scarpe alla parrucca, a diventare un altro.
In uno degli articoli si parla di una tournée in Italia ed infatti gli informatori, Carmine Mancini e Maria Vicedomini, concordano su una sua presunta carriera teatrale anche in Italia nelle riviste di avanspettacolo. In particolare a Napoli, ma non si trovano tracce.
Il suo atteggiamento stravagante – racconta Pierluigi – si prestava a valutazione da millantatore, lui ne era consapevole e poco ci diceva del suo passato, nonostante Antonio Ermanno Santoro ci ripeteva e assicurava, anche in sua presenza, che era stato veramente un artista holliwoodiano.
Ma ancora una volta la storia si ripete perché la memoria gioca il suo secondo scherzo.
Nei giorni scorsi infatti vengo contattato da Jessica, una ragazza australiana, proprio sulla fan page di facebook aperta nel 2010 come punto di ritrovo per chi come noi cerchi notizie su Sonny Ray. Jessica mi racconta un’altra storia ancora tutta da verificare, ma dalle prime conferme pare certa la presenza di Sonny Ray a Melbourne, in Australia. Qui il nostro eroe non si capisce come e non si capisce perchè ha l’identità di Albert Barr-Smith.
Jessica tempestata dalle mie domande in inglese googlerizzato, mi mostra la foto di Sonny Ray australiano e un articolo di giornale. La foto (un fotogramma) è quella di Sonny nei panni di Artful Dodger in Oliver Twist e il giornale, the Arrow, parla degli inizi della sua carriera.
Il pretesto sono la durezza delle leggi per l’immigrazione e l’arresto di Sonny Ray a Hollywood con l’accusa di essere entrato illegalmente negli Stati Uniti, quindi la difesa del perseguitato e punito per un reato che in Australia non esiste. Un vero e proprio speciale su Sonny Ray definito ‘il ragazzo più popolare alla festa’ per la sua danza eccentrica, la sua piacevole voce, il volto felice e sorridente e soprattutto per la sua personalità vivace, la vera chiave della sua popolarità.
Un ragazzo che desiderava cosi tanto il palcoscenico e il successo che busso alla porta di ogni manager teatrale di Melbourne, ma senza alcun risultato, così, presto, raccolse le sue poche cose e se ne andò a Sydney. Ma anche qui ebbe modo di constatare che il percorso dell’aspirante attore non è cosparso di rose, cosi aveva quasi rinunciato alla speranza di realizzare la sua ambizione quando gli venne offerto un posto di lavoro in un piccolo spettacolo che lo porto in giro per le cittadine del New South Wales. Colse subito l’occasione al volo, ma lo stipendio era appena sufficiente per tenerlo a pane e burro. Tuttavia gli servi per capire il suo valore e cambiato il suo nome per ragione di scena in Sonny Ray, gli permise di realizzare il suo primo tour.
Lo spettacolo in realtà fu un ‘flop’ e Sonny si trovò presto nuovamente arenato. Divenne, però, amico di altri due giovani australiani, Jack Edwards e Andy Patterson, che come lui stavano cercando di fare sentire la loro presenza nel mondo dello spettacolo.
I tre per un po’ girarono insieme e poiché il successo negli Stati dell’Est tardava a venire, decisero di andare a Perth, dove ricevettero un paio di impegni che gli permisero di sopravvivere per un po’. Ma venne presto il giorno, nel dicembre del 1926 a Moreton Bay, in cui i tre decisero che era arrivato il momento di salpare per l’Inghilterra. Quella sera sorrisero a lungo e cenarono col roast beef inglese, invece che col solito paio di aringhe affumicate.
Con lo spettacolo ‘The Sunshine Boys’, iniziarono la loro avventura a Mile End, e dal momento in cui il sipario si alzò il loro successo non fu più in dubbio. Alla fine dello spettacolo per ciascuno di loro ci furono solo applausi. Jack Edwards deliziò il pubblico con la sua chitarra in acciaio e la sua ricca voce; Andy Patterson provocò risate a crepapelle con le sue imitazioni di sesso femminile e la voce di soprano, mentre Sonny Ray fu il più grande di tutti con la sua danza eccentrica, la sua voce calma e piacevole, e la sua personalità. Bastò un sorriso a Sonny per conquistare subito tutto il pubblico. La mattina dopo i quotidiani di Londra acclamarono lo spettacolo, e paragonarono i tre a ‘The Australian Boys,’ lo spettacolo che in quel momento andava per la maggiore nella città.
Ma purtroppo ‘The Sunshine Boys’ andò in scena solo per due settimane. I tre nonostante il successo e forse a causa del successo non andarono più d’accordo come prima e così il gruppo si sciolse. Jack Edwards andò a lavorare in una trasmissione radio, dove ricevete 7,7 sterline a notte per il suo talento. Altre volte fece cabaret per lavoro, ed una volta, ebbe la possibilità di pagare 35 sterline per una settimana al Piccadilly Hotel. Andy Patterson entrò in “Splinters”, uno spettacolo di rivista, e ben presto divenne uno degli headliner. E apparso nella versione cinematografica di “Splinters” e anche lui fece bene la sua professione. A Sonny toccò la strada più difficile fra tutti. Dopo la separazione non riusciva nemmeno a trovare un lavoro durante i concerti del giovedì sera dedicati alle operaie e difficilmente si trovava in tasca qualcosa.
Quando Sonny Ray sbarcò in Inghilterra il 28 gennaio del 1927 era un freddo, nebbioso e tipico giorno inglese d’inverno. Egli non aveva un cappotto, le suole non c’erano nel suo unico paio di scarpe e niente di ciò che aveva addosso tintinnava.
Però era in possesso di una cosa importante. Possedeva il coraggio, e con esso l’ottimismo.
Per fortuna, agli inizi, il trio fu in grado di raccogliere un po’ di soldi, e cosi presero dei posti letto in una casa a Marylebone Road, proprio vicino a Baker Street. Ogni giorno provarono per due ore di fila, e poi in strada vicino alle agenzie teatrali in cerca di lavoro. Alla fine la ruota della fortuna girò. Un’agenzia gli diede un occasione per due settimane. Si esibirono cosi una settimana a Stamford Bridge Impero, e la seconda settimana a Mile End Empire. Ricevettero però solo un paio di sterline per il loro primo successo.
In questo modo era veramente molto difficile mantenere insieme il corpo e l’anima e i tre si separarono. Molti giorni Sonny passò senza un pasto. Poi incontrò Dorothy e Jack Seward Hooker, una coppia australiana, che stavano facendo bene sui palcoscenici inglese. Questo fu per lui un altro punto di svolta. Sonny ottenne un lavoro a 8 sterline a settimana in X.Y.Z. Revue Company, e girò la provincia.
Per diversi mesi Sonny rimase con quella compagnia, fino a quando gli si presentò un’occasione migliore che prese al volo. Gli venne offerto un posto nel ‘The Show World’, un’altra compagnia di rivista, con la quale girò Londra e dintorni. Saltò a 12 sterline a settimana.
Poi, proprio quando sembrava che le cose funzionassero, si ammalò e dovette lasciare lo show.
Successivamente la salute migliorò, ma ancora una volta la sfortuna lo perseguitò.
In quel periodo si legò affettivamente con Jane Moore, una giovane attrice americana, ma la coppia presto scoppiò. Successivamente Sonny incontra Helen Fay, una giovane attrice che aveva girato il mondo con Lee White e Clay Smith. La coppia mise su un piccolo spettacolo con una troupe di sei ragazze. Fecero abbastanza bene, ma le serate non era abbastanza regolari. Ancora una volta Sonny è sul punto di perdere ogni speranza di carriera e in preda alla disperazione accetta un contratto per andare in India e in Estremo Oriente con una commedia musicale per poche sterline a settimana. Ma proprio prima di salpare la grande occasione di Sonny inaspettatamente arrivò. Un sabato mattina fa uno dei tanti provini al Teatro Pavilion di Londra con Cochran, il più grande produttore d’Inghilterra, e si può immaginare la sua sorpresa quando Cochran lo fermò a metà provino e gli fece cenno di scendere nella platea dove era seduto con Beatrice Lillie e due o tre altri artisti da 500 sterline a settimana.
‘Chi sei e dove sei stato nascosto?’ furono le parole del produttore. In quel preciso momento Sonny capì che i suoi sogni si sarebbero avverati.
Solo pochi giorni dopo il produttore gli chiese se voleva partire per New York per far parte dello spettacolo ‘This Year of Grace’ con uno stipendio triplicato. Sonny rimane a bocca aperta, ma non di fronte a Cochran. Chiese tempo per pensarci.
Il suo cruccio era il contratto firmato per andare in India. Non riusciva a trovare il modo di uscirne. Improvvisamente si rese conto che avrebbe potuto non essere fisicamente in forma per resistere a una torride estate orientale, e se così penso che forse avrebbe potuto chiedere un certificato medico che gli permettesse di annullare il viaggio. Con questo pensiero si fece visitare da un medico. Immaginate la sua sorpresa quando il medico una volta finita la visita gli disse che era per davvero un uomo molto malato, e che doveva fare un lungo periodo di riposo totale! Certo, questo gli fece risolvere il problema del contratto per l’India, ma dimenticò tutto il resto. Andò in America con la compagnia di Cochran, e fu subito un successo. Ma ancora una volta la malattia lo raggiunse. Fu costretto a lasciare lo show per essere operato di appendicite. La sua carriera fu di nuovo in pericolo. Ottimista, come sempre, Sonny che era fatto per Hollywood divenne ben presto amico di Jack Pickford, Georges Carpentier, Bessie Love, Bebe Daniels, Ramon Na Varrone, Arbuckle ‘Fatty’, e una miriade di altri. Nel 1930 con ‘Mr. Cinders” ritornò in Australia. Lo spettacolo ebbe un gran successo e la compagnia ritorno presto in America. Nel 1932 lo rividero di nuovo in Australia, ma questa volta in una piccola parte del film ‘Johnny’s New Yacht’ della Paramount che rappresentò per Sonny Ray la prima grande occasione nel grande cinema di cui abbiamo già detto, ma soprattutto Albert Barr-Smith diventa Mario Ronghi.
Il giornale The Arrow (Sydney, Friday 10 February 1933) essendo in fotocopia riporta tre foto annerite. In una di queste la didascalia riporta “Sonny Ray con Grazia Savieri, nota attrice australiana, che amoreggiano su una spiaggia di Sydney qualche anno fa”.
Proprio questa didascalia suggerisce che la memoria cela ancora molte altre sorprese sul pugliese che calcò le scene del centro dell’industria cinematografica americana.
Al momento possiamo solo svelare che la foto mostrata da Jessica, il fotogramma di Sonny Ray, ossia di Mario Ronghi, nei panni di Artful Dodger in Oliver Twist, era quella che gli mostrava sua nonna Grazia Savieri quando gli parlava di Albert Barr-Smith.
Infine Albert Barr-Smith al momento dell’arresto a Hollywood ha esattamente 24 anni come Mario Ronghi e non 28 come invece ritengono in Australia.
Sicuri di nuovi aggiornamenti chiudiamo con le parole che Sonny Ray, quando torno a Carpino, in occasione dello spettacolo prodotto prima di morire, scrisse rivolgendosi ai giovani per invocarli a “mettere su qualcosa di serio e di buono, perché la vita non è un patrimonio individuale, ma coralità e che la poesia, lo spettacolo e, in una parola, l’arte sono il momento e lo strumento per il trapasso dell’individuo alla comunità”.
Carpino, li 20/11/2014
di FILIPPO SANTIGLIANO
Gazzetta del Mezzogiorno del 27 settembre 2014
Siamo tutti «podolici». E non potrebbe essere altrimenti se davvero guardiamo a questa terra non solo come ad una occasione perduta ma come ad una possibilità di riscatto.
Siamo tutti «podolici». E non potrebbe essere altrimenti se davvero vogliamo ricordare con l’affetto e l’ammirazione che gli è dovuta una giovane vittima dell’alluvione di inizio settembre sul Gargano, Antonio Facenna, morto perché travolto dalle acque mentre cercava di salvare il suo allevamento dalla furia della natura, quella natura che lui invece aveva deciso di rispettare puntando su un mestiere «antico», che non appartiene più a questi tempi, quello del pastore stanziale.
Siamo tutti «podolici» è una rassegna musicale ma anche un racconto di vita che si terrà domani al Teatro del Fuoco di Foggia.
Un evento musicale benefico in memoria di Antonio Facenna, organizzato dall’Associazione di Promozione Sociale e Culturale Jaco di Foggia, l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival e il Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata.
Una bella idea per rendere omaggio a questo giovanissimo di 24 anni che ci ha lasciato troppo presto. E’ una festa per Antonio anche se restano le cicatrici del dolore. Onoriamolo per il sentimento più nobile che ha lasciato a tutti noi nel suo testamento morale: la dignità.
Di seguito le informazioni relative alla festa di Antonio
ESSERE “PODOLICO” È UNO STILE DI VITA
La musica e la sua gente in ricordo di Antonio Facenna
Si terrà domenica 28 Settembre 2014, presso il Teatro del Fuoco di Foggia, l’evento musicale benefico in memoria di Antonio Facenna, organizzato dall’Associazione di Promozione Sociale e Culturale JACO di Foggia, l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival e il Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata.
Si tratterà di un lungo concerto che si svolgerà a partire dal primo pomeriggio fino a tarda sera, in cui si alterneranno gruppi autentici di musica tradizionale con gruppi di riproposta e artisti che a loro modo hanno contaminato le tradizioni musicali del Gargano e di Carpino nonché le canzoni di Matteo Salvatore, cosi come piacevano ad Antonio.
Il concerto sarà intervallato da testimonianze audio/video su Antonio e diviso in due blocchi per dare la possibilità di partecipare al maggior numero di persone: uno il pomeriggio, dalle ore 16:00 alle 19:00, e l’altro la sera, dalle ore 20:00 alle 22:30.
L’idea è nata da una forte sinergia tra le associazioni e dalla volontà comune di rendere omaggio ad un giovane 24enne che ha dato la vita per la sua terra.
Grazie all’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, dopo aver sentito Giacomo, il papà di Antonio che si è mostrato subito felice di questa iniziativa, le associazioni hanno attivato immediatamente l’organizzazione ricevendo adesioni da tutti i musicisti interpellati, cosi come l’adesione del Commissario della Provincia di Foggia a concedere, in via del tutto eccezionale, l’autorizzazione all’uso gratuito del Teatro del Fuoco.
Di seguito gli artisti che si esibiranno, suddivisi per momento pomeridiano e momento serale:
Spettacolo pomeridiano:
– Spedino Moffa
– Cantori di Carpino
– Nicola Briuolo (allievo del M.stro Matteo Salvatore)
– Nicola Scagliozzi
– Pio Gravina
– Tarantula Garganica
– Cantori di Monte Sant’Angelo
– Antonio Pizzarelli
– Antonio Manzo
– Angelo Pantaleo
– Ruggiero Inchingolo
– Traditional Sound Sistem
– Tarantelle del Gargano (Gino Annolfi, Nazario Di Tullio, Angelo Frascaria, Carmine Cipriani, Libera Lamacchia, Lorella Palermo)
– Franco Arminio
Spettacolo serale:
– OGM Organici Gezzisticamente Modificabili (Gina Palmieri, Luana Croella, Tiziano Paragone,
Luciano Pannese, Massimo Cianciaruso, Pucci Chiappinelli)
– Unza Unza Band (Pierluigi Vannella, Guido Paolo Longo, Giancarlo Leggieri, Mario Canfora)
– Klez Note (Elena De Bellis, Gianluigi Valente, Ermanno Ciccone, Francesca Scarano, Michele
Rampino, Marco Destino)
– Harlem Blues Band
– No Limits (Valeria Locurcio, Pucci Chiappinelli, Lello Dragone, Carmine Masciello)
In Teatro, tra il pubblico, saranno inoltre presenti i gruppi di danze popolari dell’Associazione ETHNOS, di Lucera e dell’Associazione AGORART di Biccari, che ringraziamo per la loro disponibilità.
Si ringrazia la Provincia di Foggia per la concessione in uso del Teatro del Fuoco, la Biblioteca Magna di Capitanata per il Patrocinio gratuito concesso, il Comune di Carpino, per il supporto logistico, Mottola Solutions per il service audio-luci, Artsolute creative Creative Hug di Foggia per il servizio fotografico, la Libreria UBIK di Foggia, che devolverà il 50% degli utili di sabato 27 settembre 2014 alla raccolta per la famiglia Facenna, e tutta la gente che interverrà.
Per l’ingresso sono state previste donazioni spontanee, che verranno raccolte dall’organizzazione. Tuttavia, dato il numero dei posti a sedere totali, si è deciso di procedere per prenotazioni, quindi:
– per lo spettacolo pomeridiano occorre prenotare chiamando: Mario Pasquale Di Viesti – 348.8102899.
– per lo spettacolo serale occorre prenotare chiamando: Alfonsina Spirito – 329.8484102.
Sarà in modo sobrio, “una festa per Antonio”, come dice suo padre.
Non sono stato capace di scrivere niente dopo il ritrovamento del corpo di Antonio, per questo vi chiedo di permettermi di riportare le parole che il Presidente Vendola (in chiusura di mandato e non ricandidato) ha dedicato al nostro Antonio Facenna.
Signor Presidente del Consiglio, caro Matteo,
la rovina e la morte ci sono piovute addosso, con la furia di un evento alluvionale che ha ferito il nostro Gargano, insultando la sua bellezza, colpendo la sua ricchezza…
L’ho chiamata patria, per dire di un impegno corale, per dire della radicalità del cambiamento necessario. Ho incontrato qualcosa che somiglia a questa Patria, ne ho visto qualche traccia, proprio sul Gargano, in quei piccoli presepi incastonati sul monte. La gioventù di Vico e di Carpino, che organizza la festa della transumanza e un bellissimo folk festival, ha accompagnato con le chitarre e con i canti la bara di Antonio Facenna, 24 anni, travolto e ucciso dall’acqua. Antonio era corso alla sua masseria, dai suoi animali, per metterli al riparo dal maltempo. Dentro un pianterreno di gente umile e bella, la madre e il padre di Antonio raccontano di questo figlio che studia ma si fa contadino, pastore, allevatore (“non un mestiere, ma uno stile di vita” così scrive Antonio su Facebook). C’è una foto tenerissima che lo ritrae felice mentre abbraccia un maialino appena nato. Tanti ragazzi e ragazze come Antonio abbiamo incontrato in questi anni, una energia fresca e pulita a cui abbiamo offerto occasioni e percorsi per emergere: con i bollenti spiriti, con i principi attivi, con le start up innovative, con tutte le politiche giovanili, con il sostegno alla scuola e all’università, con gli incentivi all’auto-impresa, con un investimento strategico nel cinema, nella musica, nei teatri, nei laboratori urbani. Per queste politiche la Regione Puglia è stata premiata a Bruxelles dalla Commissione Europea. Abbiamo fatto una grande semina, e ovunque sono germogliate cose nuove e cose buone. Appunto, le tracce di una patria abitata da una nuova etica della responsabilità, magari tracce nel fango, quello delle alluvioni e quello dell’arroganza e del cinismo del potere.
Mentre mi accingo a congedarmi da un decennio che mi ha succhiato la vita, penso proprio ad Antonio e alla sua generazione e ai suoi sogni e alla sua masseria che diventerà – l’ho promesso ai genitori – una masseria didattica. Se ho fatto qualcosa di buono in questi dieci anni e in tutta una vita, vorrei dedicarlo proprio ad Antonio: è lui l’eroe della nostra storia.
Nel periodo 1-6 settembre, eventi meteorologici avversi localmente di eccezionale intensità e gravità hanno interessato il Gargano e parte dell’asta del fiume Candelaro, arrecando notevoli danni alle infrastrutture ed edifici pubblici, alle reti dei servizi pubblici, ai sistemi di regolazione idraulica del territorio, ai privati ed alle attività economiche.
In particolare a partire dalla notte tra il 1 e 2 settembre 2014 una forte perturbazione ha interessato l’area di Capitanata pedegarganica, con la formazione di una imponente onda piena nel fiume Candelaro che ha determinato rotture arginali ed esondanzioni in più punti. La perturbazione ha quindi interessato ripetutamente in più riprese fino a tutto il 6 settembre 2014 l’area del Gargano, con il manifestarsi di fenomeni alluvionali e franosi. Particolarmente esposta è risultata prima l’area dei Comuni San Giovanni Rotondo e di San Marco in Lamis e quindi quelle degli altri Comuni interni e litoranei a Nordest/Nord del Gargano, con particolare, ma non esclusiva, cruenza nei territori di Carpino, Vico del Gargano, Rodi Garganico e Peschici, con esiti anche luttuosi a Carpino e Peschici con la perdita di due vite umane e compromissione del reticolo idrografico, della viabilità locale, principale e secondaria, delle attività produttive locali, soprattutto agricole e turistiche e danneggiamento dei servizi pubblici a rete (distribuzione idrica, sistemi fognari, elettricità), di edifici pubblici e privati, di beni mobili ed immobili di imprese.
L’evento che nel suo sviluppo ha fatto registrare nei pluviometri della rete di monitoraggio in telemisura di alcune specifiche aree, cumulati di pioggia molto elevati, senza precedenti nell’analisi storica, fino ai 336 e 282 mm. nelle 24 ore e complessivi 544,2 e 640,2 mm. di pioggia rispettivamente a San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, ha complessivamente interessato, pur con differente gravità, i territori dei seguenti 14 Comuni dell’Area pedegarganica e Garganica: Apricena, Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Lesina, Peschici, Rignano Garganico, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Severo, Sannicando Garganico, Vico del Gargano e Vieste.
Stralcio relazione dell’Assessore alla Protezione Civile Delibera Giunta n. 1862 del 09-09-2014 – Richiesta dichiarazioni dello stato di emergenza.
SARÀ ENZO AVITABILE & BOTTARI con DABY TOURE’, l’Ensemble di ANTONIO MAROTTA e I CANTORI DI CARPINO A CONCLUDERE L’EDIZIONE MERAVIGLIOSA DEL CARPINO FOLK FESTIVAL 2014
La piccola penisola protrusa nell’Adriatico, frastagliata da una scogliera di fascino, ricoperta di boschi e zone umide e punteggiata da borghi antichissimi di civiltà contadina che plasma l’elaborata conchiglia del mollusco e insegna agli uccelli a fare il nido canta con i suoi cantori ciò che è passato, o che è, o che sarà.
Comunicato Stampa
Si prega la massima diffusione e divulgazione
Carpino, li 09 Agosto 2014
Ambiente, musica, cibo, cinema, archeologia, storia e antropologia trasformano un semplice festival in una grande festa di popolo nella quale i tamburelli e le chitarre battenti, le voci antiche delle musiche di tradizione, i cantori, uomini e donne, fanno risuonare il Gargano dei suoni di una terra antica e generosa che parla delle radici contadine a cui si ispirano musiche e danze. Riti millenari, volti scavati dal sole, voci aspre e profonde, ritmi che evocano un mondo arcaico e autentico: una suggestione straordinaria che avvolge il promontorio, risuona verso la sua foresta, evoca cerimonie pagane e tradizioni religiose, attraversa i campi e i piccoli centri storici con il fremito della musica e l’incanto delle voci.
10 Agosto 2014
CARPINO FOLK FESTIVAL – SPIRITUS MUNDI
Ore 22.00 Piazza del Popolo / CARPINO
– ANTONIO MAROTTA ENSEMBLE
– ENZO AVITABILE & BOTTARI Special guests: DABY TOURE’ (Mauritania)
– CANTORI DI CARPINO
Stile, storia e musica alla Carpinese
ANTONIO MAROTTA ENSEMBLE
Catene
Tradizioni garganiche, campane, laziali e lucane in un unico progetto che ha come idea di fondo quella di far finta, almeno per una sera, che non esistano “generi musicali”, ma solo suoni! Sonorità attribuite!
“Il marketing musicale europeo generato dalla nascita del primo teatro a pagamento (1637), sino a quello americano, in particolar modo dal dopoguerra ad oggi, ha continuamente veicolato il gusto ed a volte letteralmente plasmato il pubblico , dividendolo in classi”. Certo questo è un fatto…!
Oggi nell’ era di internet sembra tutto così saturo che un discorso del genere potrebbe apparire forse obsoleto; il caos dilaga? Ma la vita non è forse caos ?… Del resto non è dal caos che l’artista crea? “bisogna approfittare di questo disordine momentaneo che la rete ha in parte alimentato… per scardinare un sistema di canali che ha contribuito all’appiattimento del gusto artistico generale…!
Il sound proposto dall’ensemble spazia da atmosfere “jazz/rock “ a vecchie forme di “cantautorato” o ancora alla musica detta “classica”, catapultandosi poi nel “canto rituale “ con particolare riferimento all’area campana e garganica.
ENZO AVITABILE & BOTTARI con DABY TOURE’ AL CARPINO FOLK FESTIVAL
Enzo Avitabile, un partenopeo doc ma influenzato dai suoni del mondo. Virtuoso sassofonista e polistrumentista , musicista del mondo in viaggio perenne tra l’America nera, i villaggi della sofferenza africani e i sentieri più veri del nostro mediterraneo, propone musiche che, come l’albero della vita, sembrano nascere dalla terra stessa, svelandocene la meravigliosa utilità. Suoni dal Sud, dunque, ma anche suoni dal mondo quelli che da anni caratterizzano la bravura di questo grande interprete che per mezzo di importanti lavori discografici riesce a far parlare e suonare, con la sua musica e il suo cuore napoletano.
L’amore per la musica è un sentimento che vuole condividere e lo fa in ogni occasione possibile. Daby Touré, musicista eclettico che è stato capace di portare la musica tradizionale al di là dei confini della sua terra, la Mauritania; dal piccolo villaggio Djeole, dove Daby impara a suonare colpendo delle scatole di latta o dei bidoni di metallo, all’Inghilterra dove l’Etichetta Real Word Records (Peter Gabriel) lo appoggia e crede nel suo progetto, tanto da pubblicargli il suo ultimo album “Stereo Spirit”. La sua musica ha raccolto lungo questo viaggio i suoni e lo spirito di terre lontane, mutandone le forme e facendole rivivere in una continua trasformazione che è il divenire della musica stessa. Il grande valore artistico di queste due personalità, virtuosi musicisti che amalgamano e uniscono con tecnica, carisma e incredibile facilità due culture, daranno vita ad un mix di sonorità culturali “Afro – Partenopee”.
CANTORI DI CARPINO
Stile, storia e musica alla Carpinese
Semplicemente straordinari, gli unici grandi maestri della tarantella. Grazie alla loro memoria non si sono perse nel tempo quelle tradizioni che hanno reso Carpino il punto di riferimento della musica Folk italiana. Le fortunate collaborazioni con Eugenio Bennato, Teresa de Sio, Giovanni Lindo Ferretti e altri hanno portato loro, e soprattutto la loro musica, alla ribalta, riscoprendone e valorizzandone le portentose caratteristiche. Sicuramente i decani della musica italiana: i “Buena vista social club” Garganici, capaci, ultraottantenni, di portare le loro note, la loro arte, la loro inventiva, fatta di ritmi trascinanti e melodie struggenti, in giro per la nostra penisola, di concerto in concerto. Mille anni di musica che risuonano sulle corde della chitarra battente.
Scomparsi Andrea Sacco e Antonio Maccarone, all’eta di 99 anni è ancora Antonio Piccininno il riconosciuto guardiano della tradizione. Non solo perché l’ha custodita e trasmessa cantando, ma anche perché si è accollato un compito difficile e di straordinario valore: mettere per iscritto questa sapienza orale. Prima che fosse troppo tardi. Antonio Piccininno indubbiamente incarna la figura tipica del cantore tradizionale. Nato nel 1916, dopo appena un anno rimane orfano di entrambi i genitori. Inizia a lavorare come pastore e in seguito come contadino bracciante, per poi spostarsi in paese per prendere moglie. Attualmente è bisnonno. Antonio Piccininno come i “mistici pastori” descritti dal Tancredi in “Folklore Garganico”, ispira un innato senso di rispetto verso la saggezza antica del tuo popolo, come gli antichi aedi dell’Iliade e dell’Odissea.” Allo spettacolo collaborano i giovani musicisti carpinesi, che tutt’ora accompagnano il loro “nonno” in giro per il mondo.
Il 9 agosto a salire sul palco del festival della musica popolare del Gargano sarà Hevia, il suonatore di cornamusa asturiana che con ‘No man’s land’ ha venduto oltre due milioni di copie.
Più che un’esibizione si tratta di un vero e proprio evento, in quanto Hevia rappresenta uno straordinario fenomeno musicale che ha contribuito, e ancora contribuisce, a rivitalizzare la scena del folk e della world music internazionale.Il segreto? Sonorità che nascono da uno strumento tradizionale, la cornamusa, sapientemente rivoluzionato ed elettrificato.
Comunicato Stampa
Si prega la massima diffusione e divulgazione
Carpino, li 08 Agosto 2014
Anche quest’anno il Carpino Folk Festival 2014 (fino al 10 settembre) si conferma tra le rassegne di punta del panorama italiano, capace come ogni anno di richiamare appassionati da tutto il mondo nel cuore del promontorio del Gargano, con oltre venti appuntamenti tra musica, teatro, danza, arti visive, letteratura e tanto altro.
I prossimi appuntamenti sul palco del Carpino Folk Festival il 9 agosto le cornamuse elettroniche di Hevia, la “Poliritmia” di Mercedes Peón e la tradizione siciliana di Matilde Politi.
L’artista asturiano Hevia, cui va riconosciuto il merito di aver rinnovato l’interesse per la cornamusa, presenterà in concerto il repertorio del suo ultimo lavoro in studio, Obsession. Oltre a pezzi inediti, Hevia proporrà reinterpretazioni di brani tratti dal repertorio di tango argentino dei gaiteros (suonatori di cornamusa) asturiani emigrati in Sudamerica. Il musicista, accompagnato dalla ZampognOrchestra, porterà in scena la tradizione musicale del proprio paese e rivisiterà in acustico quei brani originali, come “Busindre Reel”, che lo hanno reso famoso nel mondo. Hevia è l’inventore della gaita MIDI, una cornamusa elettronica con la quale si esibisce regolarmente.
La grande Artista Mercedes Peón (Cantautrice, compositrice, Produttrice ed Etnografa) è considerata attualmente come l´Artista della Galizia con maggiore proiezione internazionale una tra le donne più carismatiche del circuito della “World Music” (“Musiche del Mondo”). Mercedes Peón ha una traiettoria consolidata nella “Musica Tradizionale” e nella “Musica Folk” sia in Galizia, che fuori dalla sua regione. La sua musica si nutre di ritmi ancestrali e della musica più innovatrice (da lei stessa creata), e ciò le ha permesso portare la “Musica Tradizionale” nel XXI Secolo.
Mercedes Peón è la più grande investigatrice e raccoglitrice di materiali della “Musica Tradizionale Galiziana”. Difficile da comparare con altri Artisti, lei stessa definisce la sua musica come sincera e molto libera. Lontana de pregiudizi, non esita a combinare il “Folk” con l’elettronica, testi di canzoni tradizionali con moderni, ed utilizzare strumenti musicali “alternativi”. Mercedes Peón è un Artista originale, brillante, indipendente, e avanguardista, però senza perdere il senso originario del Folk. Nelle sue composizioni musicali è presente la “Poliritmia”, coesistendo i ritmi più tradizionali con quelli più contemporanei, gli strumenti acustici con quelli elettrici ed elettronici, le melodie e la timbrica della sua bella Voce con i suoni e voci delle città (questa è la fusione che lei ama definire elettroacustica); in definitiva, la sua caratteristica è l’innovazione permanente. Attraverso l’esperienza della sua vita, nei suoi dischi sono sempre presenti temi con compromesso sociale come: il femminismo, le minorie, la scomparsa di lingue minoritarie, la diseguaglianza sociale, etc.
Matilde Politi è una cantautrice italiana, interprete di musica tradizionale siciliana.
Oltre a cantare, suona diversi strumenti: chitarra, fisarmonica, tamburello, percussioni, marranzano.
La sua è una formazione teatrale maturata presso la Fondazione Pontedera Teatro (1995-96), nell’ambito dunque del teatro di ricerca; lavora negli anni in numerose produzioni teatrali, come attrice, cantante e musicista, nonchè come creatrice delle parti musicali degli spettacoli e come trainer vocale degli attori.
Gli studi musicali cominciano nel 1985 con lo studio del pianoforte e solfeggio, per passare poi da autodidatta allo studio della chitarra, della fisarmonica e del canto dal 1990.
Durante gli anni porta avanti un percorso di autoformazione, attraverso seminari e workshop di varia natura sul canto (Giovanna Marini, La Reverdie, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, etc), affiancati da un costante lavoro di ricerca e sperimentazione, e da una intensa attività di concerti da strada, con repertorio folk americano, spagnolo e siciliano.
Dal 2000 sceglie di dedicarsi esclusivamente al lavoro di ricerca sul repertorio di tradizione orale siciliano, ricerca che si allarga costantemente al riferimento alle musiche tradizionali di area mediterranea; da allora, come cantante, accompagnandosi con chitarra, fisarmonica e tamburello, ha suonato in tante piazze grandi e piccole della Sicilia e d’Italia, partecipato a numerosi festival di musica popolare, anche all’estero (Spagna, Svizzera, Tunisia, Mali, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Germania), come interprete del canto monodico di tradizione orale siciliano, con la missione di riportare alla “popolarità” brani scomparsi dal paesaggio sonoro contemporaneo.
Ha dato vita, contribuito o partecipato a diversi gruppi, sia nel teatro che nella musica, realizzando collaborazioni artistiche con artisti locali e stranieri di area non solo etnico-popolare, ma anche jazz e contemporanea, cantautorale, e classica. Dal dicembre 2003 porta avanti a Palermo e in Sicilia una attività di ricerca e monitoraggio delle tradizioni locali siciliane e palermitane in particolare, affiancata da una serie di progetti finalizzati alla valorizzazione, alla condivisione e diffusione della musica popolare.
Al Carpino Folk Festival 2014 presenterà in concerto il repertorio del suo ultimo lavoro: ACANTI SUGNU CHINA
SARÀ AMBROGIO SPARAGNA A COORDINARE E DIRIGERE I SUONI E I CANTI DELLA PUGLIA GARGANICA
E’ il ‘paesaggio’ sonoro e coreutico della Montagna del Sole il progetto speciale Gargano della 19ª edizione del CARPINO FOLK FESTIVAL
E’ un’emozione unica – afferma Sparagna – poter lavorare a questo progetto
Comunicato Stampa
Si prega la massima diffusione e divulgazione
Carpino, li 07 agosto 2014
L’edizione 2014 del Carpino Folk Festival è quella del progetto artistico speciale volto alla valorizzazione e diffusione della tradizione orale del Gargano con l’ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA DELL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA diretta da AMBROGIO SPARAGNA ed in particolare all’inserimento delle musiche, dei canti, degli strumenti musicali dei musicisti, suonatori e cantanti, cantatori del Gargano all’interno del repertorio con il quale l’Orchestra si esibisce nelle principali piazze e teatri italiani.
Oltre 4 ore di spettacolo da non perdere, in cui le liriche e le tarantelle garganiche, ma anche i cunti, i canti religiosi e della passione del nostro territorio ispirandosi ai valori, alla poetica e alle capacità dei suonatori e dai cantatori della tradizione si alterneranno e fluiranno nel repertorio italiano, le une nelle altre senza soluzione di continuità, in una festa di tammorre e tamburelli, nacchere, chitarre battenti e mandole, archi, organetti, zampogna.
Le musiche e canti di Carpino, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Mattinata, Sannicandro Garganico, Vico del Gargano, Ischitella, Rignano e quelli arbëreshë di Chieuti, con l’apporto scientifico dell’etnomusicologo Salvatore Villani innestati all’interno di uno spettacolo unico diretto dal maestro Ambrogio Sparagna che si svolgerà solo al Carpino Folk Festival il prossimo 8 agosto nella Piazza che da 19 anni nel mese di Agosto diventa teatro della musica popolare e delle sue contaminazioni.
E’ un’emozione unica – afferma Ambrogio Sparagna – poter lavorare a questo progetto che vede coinvolti così tanti validi e importanti musicisti della tradizione del Gargano. Questo territorio e la sua straordinaria tradizione, sono stati per me fonte di studio e di ispirazione fin dai miei esordi come ricercatore di etnomusicologia e come musicista.
Erano tempi in cui si favoleggiava su alcuni straordinari interpreti della tradizione attivi nei vari paesi del promontorio e per questa ragione diversi sono stati i viaggi per ascoltare e condividere i momenti di festa, di lavoro, di convivialità.
Ritrovarmi oggi a coordinare e dirigere, insieme a validi studiosi come Salvatore Villani, tanti musicisti e cantori di varie età e di diversa tradizione, è come mettere a frutto la passione per questi repertori che mi ha accompagnato in tutti questi anni.
I Cantori di Carpino, le affascinanti voci delle donne di Ischitella, la confraternita di Vico, i suoni di Sannicandro e Chieuti, la tradizione di San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo e poi le voci di Mattinata e Apricena e altri ancora che ci accompagneranno in questo viaggio, costituiscono un significativo esempio di come la musica popolare sia viva e varia e sempre pronta a rimettersi in gioco.
E io sono qui, insieme a tutti loro e all’Orchestra Popolare Italiana, per omaggiare questo territorio con suoni e voci di una vera nuova festa.
Venerdi 08 Agosto
in collaborazione con Parco Nazionale del Gargano
CARPINO FOLK FESTIVAL – SPIRITUS MUNDI
Ore 22.00 Piazza del Popolo / CARPINO
L’Orchestra Popolare Italiana diretta da AMBROGIO SPARAGNA incontra i suoni e i canti della Puglia Garganica
LA MONTAGNA DEL SOLE con
– Pio Gravina e Michele Rinaldi di San Giovanni Rotondo
– Nichi Sanzone di Monte Sant’Angelo
– Angelo Frascaria di San Nicandro Garganico
– Salvatore Villani di Rignano Garganico
– Le cantatrici di Ischitella
– I cantori di Mattinata
– Le voci delle confraternite di Vico del Gargano
– Gli arbëreshë di Chieuti, Angela Dell’Aquila e Donato Meola
– Danny Ritrovato di Apricena
– Antonio Piccininno, Carlo Trombetta, Mike Maccarone, Rocco Cozzola, I Cantori di Carpino, Collettivo musicale Carpinese, Antonio Pizzarelli ed Antonio Manzo di Carpino.
“LA NOTTE DI CHI RUBA DONNE”- CONCERTI DELLA TRADIZIONE
a cura di Salvatore Villani
Con l’etnomusicologo Salvatore Villani giovedì 7 agosto, al Carpino Folk Festival 2014, si farà il punto della situazione sul patrimonio musicale della Puglia garganica con la proiezione di un documentario inedito di Roberto Leydi, una conferenza sui temi dei rituali delle comunità agro-pastorali come quella carpinese e sull’estate del 1954 di Alan Lomax e Diego Carpitella a 60 anni dal loro viaggio allo scoperta delle musiche tradizionali italiane. Seguiranno due interventi musicali riguardanti i canti Arbëreshë della Capitanata e i suoni ritrovati della tradizione di San Nicandro Garganico.
Comunicato Stampa
Si prega la massima diffusione e divulgazione
Carpino, li 06 agosto 2014
Per secoli, le tradizioni musicali e coreutiche del Gargano – cosi l’etnomusicologo Salvatore Villani – sono state tramandate di generazione in generazione, senza subire modifiche sostanziali durante l’occasione-funzione, coinvolgendo gli strati profondi dell’essere umano su differenti piani: antropologico, psicologico, sociale.
L’intero ciclo dell’anno è stato scandito da precisi momenti calendariali di ritualità vissuta, quali espressioni normative in cui l’intera comunità si riconosceva, sia nella sfera pubblica che in quella privata.
L’isolamento storico del Promontorio ha certamente favorito questa conservazione, almeno fino alla seconda metà del Novecento, quando l’arrivo dei nuovi mezzi di comunicazione di massa – radio e televisione –, l’emigrazione e la meccanizzazione nelle attività agro-silvo-pastorali, hanno segnato la progressiva scomparsa – defunzionalizzazione – di alcuni repertori, quali la serenata, la tarantella, alcuni canti di lavoro e sul lavoro.
Le ricerche sul campo, a partire dalla raccolta sonora e fotografica di Alan Lomax e Diego Carpitella del 1954, che documentano la ricchezza del patrimonio etnomusicale garganico, comprendente non soltanto le rinomate varie forme di tarantella, ma un vasto corpus di canti monodici e canti polivocali sacri e profani – dalle ninne-nanne al lamento funebre –, con o senza accompagnamento strumentale, hanno fatto sì che questa ‘sapienza’ tramandata oralmente non fosse destinata all’oblio ma venisse degnamente conservata quale eredità culturale per le future generazioni.
Molti dei protagonisti di queste ricerche, oramai non ci sono più. Nati fra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, hanno lasciato però un segno indelebile nella memoria collettiva. Essi sono diventati i ‘maestri’ di riferimento per un recupero consapevole della vocalità tradizionale, dello strumentario popolare – tra cui spiccano la chitarra battente, la chitarra francese, il tamburello, le castagnette, l’organetto, etc. – e delle forme coreutiche, anche in un processo di rifunzionalizzazione, soprattutto per coloro i quali hanno avuto la fortuna di conoscerli personalmente. Come non ricordare, tra i tanti: Vincenzo Grossi, Andrea Sacco, Rocco Di Mauro, Angela Gentile, Antonio Maccarone di Carpino, Gennaro Liguori di Cagnano Varano, Rocco Castelluccia di Ischitella, Michele Prencipe e Michele Stuppiello di Monte Sant’Angelo, Domenico Rinaldi, Luigi Longo, Francesco Crisetti, Giuseppe Di Maggio e Arcangelo Marchesani di San Giovanni Rotondo, Antonio Mastrovalerio e Francesco Solimando di San Nicandro Garganico, Michele Saracino di Rignano Garganico, ed anche un artista come Matteo Salvatore – a cavallo tra tradizione ed invenzione –.
Eppure, nonostante gli anni trascorsi e i profondi cambiamenti avvenuti, esistono forme di espressività popolare che ancor oggi sono praticate, come in passato, e che ci restituiscono quei caratteri performativi tipici di una cultura non ancora omologata.
Canti liturgici e paraliturgici, monodici e polivocali, è possibile ascoltarli in funzione durante tutto l’arco dell’anno in molti paesi del Gargano, in particolare durante la settimana santa, quando si manifestano forme di coralità e repertori preconciliari, come per esempio l’esecuzione del Miserere in lingua latina o Lu giuvidija sandë, nei vari dialetti locali. Ma anche canti licenziosi, narrativi, lirico-monostrofici, e balli eseguiti nei momenti di convivialità durante le feste, i lavori collettivi o all’interno di luoghi specifici come alcune cantine del territorio.
Queste considerazioni consegnano al Carpino Folk Festival una grande responsabilità: unire agli indispensabili momenti ludici e ricreativi della manifestazione anche momenti di sensibilizzazione ai significati culturali che sono contenuti nelle tradizioni popolari, soprattutto per il tramite del protagonismo attivo degli ultimi testimoni e la condivisione di studi e ricerche.
07 Agosto 2014
Ore 21.30 Largo San Nicola / CARPINO
“LA NOTTE DI CHI RUBA DONNE” – CONCERTI DELLA TRADIZIONE
A cura di SALVATORE VILLANI
Proiezione del documentario
Roberto Leydi, L’altra musica di Aurelio Citelli, con la consulenza di Febo Guizzi (Provincia di Milano, Medialogo, 2004, 35 min.).
Un inedito videoritratto sulla figura e l’opera di Roberto Leydi, realizzato attraverso due interviste: l’interesse per il jazz e la musica popolare americana, l’incontro con Alan Lomax, lo “scandalo di Bella ciao”, il rapporto con cantori e suonatori popolari, l’insegnamento al DAMS di Bologna. Testimonianze di Umberto Eco, Moni Ovadia, Bruno Pianta e Ferdinando Scianna.
Conferenza
Gino Annolfi: La comunità agro-pastorale tra riti collettivi, scarsità di risorse e cooperazione.
Salvatore Villani: Gargano, agosto 1954. A sessant’anni dal viaggio di Alan Lomax e Diego Carpitella. – In ricordo di Remigio de Cristofaro –.
Interventi musicali
Prima parte
“Essere stati quaggiù”: suoni e tradizioni di San Nicandro Garganico a cura di Angelo Frascaria
“Essere stati quaggiù” è la ricerca etnografica che si fa narrazione, racconto vissuto di un viaggio, in bilico tra passato e presente, alla ricerca dei suoni ritrovati della tradizione di San Nicandro Garganico. Dalle campagne, seguendo le greggi, passando per i saloni da barba, dove la chitarra “francese” e il mandolino affabulano storie di polke, mazurke e serenate, fino a disperdersi nella periferia, fra il vociare delle donne marocchine e il ritmo dei loro bendir. Queste le “Indie” ritrovate…
Angelo Frascaria, canto e chitarra alla “barbiera”
Libera Lamacchia, canto e “paccagnole”
Marco Montemitro, fisarmonica
Carmine Cipriani, tamburello
Mario e Costanza Di Leo, ballo
Con la partecipazione di suonatori tradizionali.
Durante la lezione–concerto saranno proiettati filmati raccolti durante la ricerca sul campo.
Seconda parte
Canti Arbëreshë della Capitanata
La Capitanata, prima del 1811, si estendeva anche nella provincia di Campobasso e comprendeva nel suo territorio sei paesi di origine albanese di cui oggi quattro sono situati nel basso Molise – Montecilfone, Portocannone, Ururi e Campomarino – e due in provincia di Foggia – Casalvecchio di Puglia e Chieuti –. Gli albanesi si stanziarono in Capitanata per la prima volta nel 1464, quando Ferdinando I, re di Napoli, concesse a Giorgio Castriota Scanderbeg, per l’aiuto ricevuto contro gli angioini, i feudi di Monte Sant’Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo.
La lezione–concerto ripropone l’esperienza musicale del gruppo Arbëreshë di Chieuti degli anni Settanta del ‘900, con alcuni dei suoi protagonisti. Il gruppo nacque sotto la spinta di Giorgio Ruberto, su materiale di ricerca di suo fratello Roberto, prematuramente scomparso, con canti in lingua albanese della tradizione di Chieuti, della Calabria, dell’Albania e del Kossovo.
Angela Dell’Aquila, canto
Donato Meola, canto e chitarra
Salvatore Villani, voce narrante e baglamas
Angelo Frascaria, chitarra battente
Marco Montemitro, fisarmonica
Carmine Cipriani, tamburello
Durante la serata – per il progetto UNESCO “Le tarantelle del Gargano” – sarà possibile visionare una mostra iconografica sulla chitarra battente nel Gargano con esposizione e mercatino di strumenti musicali tradizionali.
Giunto nella sua sede naturale nel centro storico di CARPINO, al Carpino Folk Festival il 06 agosto si celebra il teatro civile e di narrazione di ELENA RUZZA e NAZARIO VASCIARELLI con le incursioni acustiche di LUCA MORINO
Comunicato Stampa
Si prega la massima diffusione e divulgazione
Carpino, li 05 Agosto 2014
il ritornello che un orecchio fine ed educato rifiuterebbe di ascoltare, ha ricevuto il tesoro di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite di cui fu la ispirazione, la consolazione sempre pronta, la grazia e l’idea. (Marcel Proust)
Diversamente dalla musica colta, che viene di solito eseguita al chiuso, nei teatri o nelle sale da concerto, la musica popolare al festival della musica popolare di Carpino viene eseguita all’aperto, nelle strade, nelle piazze, nei cortili.
Con ELENA RUZZA, al pianoforte Barbara Pungitore, si assisterà ad una lettura di parole e musica. Le note del pianoforte intrecceranno in trame, le storie come in un tessuto prezioso di figure femminili, rivoluzionarie o sante che curano figli, nipoti, madri…
Le “dee della discordia” sono voci femminili di rara sensibilità e durezza. Portano al mondo una saggezza a lungo cullata tra le braccia, custodita nel buio delle case, in segreto, fingendo di non vedere o non sentire. E quando ciò che tace decide di parlare, il risultato è un tuono, o una risata, essendo la denuncia e l’ironia, in fondo, le enigmatiche facce di una stessa medaglia.
Uno spettacolo dalle muse, dee divine, al ruolo di casalinghe, assistenti sociali, sindacaliste infermiere. Sempre e comunque donne.
NAZARIO VASCIARELLI (musiche di Matteo Marolla) è un Cantastorie ed un menestrello; una chitarra e un tamburello; una tromba, mitica e odiata, e un testamento misterioso; moderne video-proiezioni invece di un telo disegnato: pochi elementi sono necessari per far rivivere le stagioni della memoria, che si tramanda con una voce e si dipana nei percorsi di una narrazione fatta di ‘cunti ovvero di ricordi e di canzoni: canzoni popolari, canzoni d’autore, canzoni da osteria, canti di lavoro fanno convivere Matteo Salvatore con Cristiano De Andrè, Modugno con la nuova produzione folk di cui Matteo Marolla è un giovane e capace esponente. Ogni canzone è il naturale commento ai racconti che Nazario Vasciarelli, il Cantastorie Ingannamorte, anima immergendosi totalmente ed appassionatamente nella vita di suo nonno, tale “Lazzare Presutte” (Cantastorie Ingannamorte prima di lui), che cercava di tener viva la tradizione del ‘cunto nell’Osteria di cui era proprietario e che era diventata luogo di riunione clandestine durante il ventennio fascista.
Nelle ore passate davanti al fuoco o sotto un albero con un bicchiere di vino in mano, l’anziano cantastorie raccontava ora la tragica storia di Sacco e Vanzetti oppure quelle oscure storie di braccianti comuni che si erano trasformati in briganti per sfuggire ad mondo ceh cambiava e li travolgeva.
L’Osteria dei Ricordi è uno spettacolo di teatro di narrazione che diverte e appassiona ricco com’è di richiami alla tradizione degli attori girovaghi che rallegravano con dei ‘cunti le piazze nei tempi in cui i lavoratori, spossati da una massacrante giornata passata nei campi, alleviavano la fatica e la stanchezza nell’evocazione dei fatti e fatterelli che dipingevano i personaggi più curiosi e cupi del loro vivere quotidiano.
Riportando una frase dello spettacolo: “ Lo spirito del mondo passa attraverso la Memoria…e non c’è civiltà senza memoria. Ma soprattutto non c’è memoria se qualcuno non racconta, e quello che abbiamo cercato di fare stasera, all’osteria dei ricordi, è raccontare storie!”.
LUCA MORINO è il rocker leader della storica band dei Mau Mau: con il suo progetto solista è rimasto molto sensibile alle tematiche di emigrazione e derive di vita, esperienze di sopravvivenza e bassa cultura al confine tra la metropoli e il far-west.
Luca si esibisce con un set acustico “solo” molto energetico basato sulle nuove canzoni (ma non solo) contaminate da generi anche geograficamente molto distanti come il flamenco, i ritmi sudamericani o la musica balcanica.
Tra i nuovi titoli si distinguono Babilonia canta, Ballata per Mira, Vajassa, As dis, Campi di battaglia, S. Maria del Deserto.
Nel centro storico di Carpino per i giorni 6 e 7 agosto è stato organizzato un percorso gustativo e sensoriale con aziende agricole del territorio.
“Con il ricco programma organizzato a Carpino completiamo il progetto Piazza Gal che abbiamo messo in campo sul territorio per l’estate 2014 – ha affermato il presidente del Gal Gargano, Francesco Schiavone. – Il tentativo, riteniamo riuscito, di fare informazione sul territorio in modo innovativo e coinvolgente; dando valore alla tradizione e alla cultura delle nostre comunità ma svolgendo al tempo stesso una funzione propositiva e di coordinamento sul territorio, anche in funzione di marketing turistico per le aree interne. Eventi come quello di Carpino, che raccoglie pubblico da tutta Italia – ha concluso il presidente Schiavone – sono la testimonianza di quanto possano essere vive e interessanti le nostre antiche tradizioni contadine”.
PAESAGGI SONORI RURALI al Carpino Folk Festival 2014
Il lavoro, il bestiame, la ritualità, la musica e la convivialità del Gargano
Con LUCA MORINO, il compositore, cantante, chitarrista, fondatore dei Mau Mau e la sua cosmopolita sensibilità musicale il Carpino Folk Festival scende dal treno di Cantar Viaggiano e si avvia nella sua location naturale. Quest’anno la novità è la tappa sull’altopiano di Caminizzo tra i pascoli estivi in cui la fanno da padrone le vacche podoliche e le capre garganiche. Qui si svolgerà giorno 5 agosto la cena spettacolo de LATRANSGARGANICA e lo spettacolo unico di due protagonisti della cucina e della ruralità: FRANCO ARMINIO e DONPASTA.
Comunicato Stampa
Si prega la massima diffusione e divulgazione
Carpino, li 04 Agosto 2014
Ogni paesaggio ha le proprie “toniche”, i propri“segnali” e le proprie “impronte sonore” che connotano e contribuiscono, al pari delle altre manifestazioni umane, alla creazione dell’identità locale.
I suoni del paesaggio sonoro sono peculiari e inconfondibili, nella misura e secondo le modalità percettive dei singoli e dei gruppi.
Il 5 Agosto sull’altopiano di Caminizzo il Carpino Folk Festival dà voce a tali percezioni per innescare percorsi di riflessione e di educazione all’ascolto in grado di amplificare un canale sensoriale che la cultura occidentale oggi tende sempre più a emarginare.
Caminizzo, o meglio “au Rerëtë”, per chi segue le attività dell’Associazione, è la località in cui nella scorsa primavera si è svolta la festa della transumanza, ossia nel paradiso in terra della masseria della famiglia Facenna affacciata sull’azzurro del lago di Varano e dell’adriatico tra le vacche podoliche, le capre garganiche, cavalli, pecore, galli e galline e i maialini di mamma maiale.
Questa volta la festa è in notturna. Niente transumanza, tranquilli. Nonostante tutto è ancora troppo caldo e non è giunto il momento di compiere il tragitto all’incontrario.
La serata parte, nel vero senso della parola, alle ore 19.12 da San Severo. Infatti c’è la tappa finale del progetto Cantar Viaggiando con il leader dei Mau Mau, Luca Morino e il suo progetto MorinoMigrante. Arrivo a Carpino alle ore 20:16. Qui una navetta che fà da spola condurrà i partecipanti in località Caminizzo.
Per chi, invece è impossibile prendere il treno e, raggiunge il festival in macchina il punto di incontro è all’entrata di Carpino presso la struttura del campo sportivo. Qui parcheggia nell’area camping e raggiunge Caminizzo sempre grazie alla navetta gratuita che per tutta la serata farà da spola.
Per tutti gli aggiornamenti e informazioni controllare l’evento FB raggiungibile a questo indirizzo: https://www.facebook.com/events/1438743829722046
————————————-
Il PROGRAMMA
05 Agosto 2014
PIAZZA GAL / CARPINO FOOD FESTIVAL
CANTAR VIAGGIANDO – “Una valigia di ricordi”
“Un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano”
In collaborazione con Gal Gargano
Ore 19.12 in viaggio tratta San Severo/Carpino
LUCA MORINO – “MorinoMigrante”
con degustazione di prodotti tipici regionali a bordo
PAESAGGI SONORI RURALI
Ore 21.00 Azienda Zootecnica FACENNA / CARPINO
#LATRANSGARGANICA “Cena/Spettacolo podolico”
DONPASTA e FRANCO ARMINIO “Cucina dell’anima e ruralità resistente” con la partecipazione dei CICUTA QUARTET
————————————-
PIAZZA GAL: FESTIVAL DELLA CULTURA RURALE
Gli eventi di informazione del Gal Gargano
“Quella che abbiamo messo in campo a Carpino – ha dichiarato il presidente, Francesco Schiavone – è la dimostrazione della volontà del Gal Gargano di operare in sinergia con le realtà del territorio. Un lavoro che, con un’attenta programmazione e con le sinergie giuste, può dare nuovo valore alle aree interne ed alle tradizioni culturali del promontorio”.
“Gli obiettivi che ci eravamo prefissati nel PSL nella definizione di questa misura d’intervento erano: incentivare le attività turistiche dando continuità logico-fisica fra l’offerta turistica balneare e le risorse rurali; diffondere e valorizzare i prodotti, il patrimonio naturale e la cultura del territorio; sviluppare la creazione di un sistema a rete tra tutti gli operatori e le comunità. Riteniamo – ha concluso Schiavone – che con iniziative e programmi come questi siamo sulla strada giusta”.
————————————-
Station To Station. Lo storyteller Luca Morino chiude Cantar Viaggiando
Sull’esempio dei pioneristici happening nomadici che negli anni 70 si svolgevano negli USA, le tappe di Cantar Viaggiando sono una festa di performance, visual, concerti e prodotti tipici che da 4 anni viene organizzata dal Carpino Folk Festival sui treni delle ferrovie del Gargano.
MORINO MIGRANTE
E’ una mente illuminata, uno sperimentatore curioso Luca Morino. Il compositore, cantante, chitarrista, fondatore dei Mau Mau torna protagonista con un nuovo progetto che vede ancora più in luce il suo talento di story teller e la sua cosmopolita sensibilità musicale. Si chiama Morino Migrante e nonostante si tratti del suo progetto solista Luca non rinuncia a dinamiche collettive, ad approdi innovativi e meticci.
Un lavoro spumeggiante, fresco, intrigante dal punto di vista delle sonorità, intenso e insinuante da quella dei testi, che disegnano storie senza confine, derive metropolitane, racconti di vita. Il tutto con un sound energetico in cui rumba, electro-cumbia, reggae, rock, ma anche spaghetti western e steampunk.
#LATRANSGARGANICA
Massari, cantori, cuochi, suonatori, agricoltori, custodi di sementi racconteranno, condivideranno, suoneranno e cucineranno i sapori della terra da dove a sera si saluta il sole.
Una lunga transumanza di persone si è incamminata verso il mondo per condividere storie di pastori con la bocca d’armonica; voci di un dio verde che sopporta anche l’offesa sotto il sole rovente che insegue vacche e capre; profumi di mani ammorbidite dal siero; litanìe di graticci per fichi che si asciugano; parti di giovenche che manifestano sapienza.
Stanno arrivando e ci apparecchieranno una tavola per una serata di convivialità festosa.
E tra un piatto e l’altro il filo di comunità sarà svolto dalle musiche che suoneranno, dal caciocavallo podolico che faranno sotto i nostri occhi, dai profumi che questo cucinare diffonderà tra noi, dalle storie della transumanza che condivideremo.
E insieme mangeremo, danzeremo, canteremo e brinderemo.
Tutto per tessere tele di comunità.
Saranno con noi Giacomo, Dora, Maria Antonietta, Michele, Rocco e Luciano
CUCINA DELL’ANIMA E RURALITÀ RESISTENTE
Don Pasta selecter è un dj, economista, appassionato di gastronomia.
Il suo primo progetto, “Food sound system” è divenuto un libro, edito da Kowalski, e uno spettacolo multimediale, in tournée tra Italia, Francia e Spagna, protagonista di importanti eventi per l’Auditorium Parco della Musica di Roma, Slow Food on film, Taormina Arte, Time in Jazz, Città del Gusto, Taste, Mescolanze Food Festival. A questo ha fatto seguito nel 2009 “Wine Sound System” sempre edito da Kowalski, tradotto anche in francese dal marzo 2011. Nel fabbraio 2013 è stato pubblicato il suo terzo libro: La Parmigiana e la Rivoluzione.
Collabora tra gli altri con Paolo Fresu, David Riondino, Daniele di Bonaventura. Scrive regolarmente per Slow Food, Repubblica, Left Avvenimenti e collabora con Smemoranda, Alias, Fooding, l’Università del Gusto di Slow Food, CasArtusi e Cultura gastronomica. Organizza a Roma il Festival Soul Food con Terreni Fertili e a Toulouse, dove vive, l’Academie des Cuisines Metisses.
Paesaggi, paesi, poesia. Arminio, Franco, paesologo, poeta e scrittore Escursioni sulla nuca sassosa della Puglia. Scuola di Paesologia dentro una masseria Osservazioni più che opinioni, percezioni più che astrazioni. Luoghi e sentimenti i fili conduttori di una visione ispirata al FIL, Felicità Interna Lorda. Ospitalità, ozio e lavoro, computer e pero selvatico, nuovo umanesimo delle montagne, comunità provvisorie contro l’autismo corale. Gioia di stare in un luogo dove si fa il formaggio, dove gli animali e gli umani lasciano sulla terra la stessa orma. Idea della terra come madre comune, idea della terra da fasciare, accudire, idea di lenire il dolore, idea di ammirare più che di scoraggiare. Arrivederci al cinque agosto in località CAMINIZZO.
Archivio Fotografico Carpino Folk Festival
Autore della Foto: Giuseppe de Grandis