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Carpino, Pasquale Farnese e il Veltro

Corriere delle PuglieCerignola 21 aprile 1988
(L.) Pasquale Farnese mi manda Il Veltro da Carpino. Ora bisogna che io vi parli di queste tre cose: Carpino, Pasquale Farnese e Il Veltro.
Carpino è un paesello del Gargano, il monte di S. Michele, intorno a cui la leggenda si allarga, e ondeggia tra il bibblico e il romanzesco; il monte dei pellegrini, che traggono dagli angoli più remoti delle Puglie e della Lucania, e passano in lunga fila salmodiando, attraversando, citta e campagne, sotto il sole del meriggio, tra umidità delle paludi; il monte aspro e fragante, per cui clivi auliscono gli armenti, declinando al mare. Carpino è un paesello insalubre, messo fuori della grazia di Dio, presso il palude di Varano: dove gli uomini son cacciatori, e si arrampiacano su per le balze a inseguire lepri; dove gli uomini son poeti, e sangono sulle vette per mirarvi di là lo spettacolo della natura, e lanciar strofe libere all’aria.
Cosi Pasquale Farnese, fibra forte di artista e lottatore, temprata alle battaglie della vita, sognante sempre, come un uterno fanciullo, tante cose belle, tante cose nobili e grandi.
Io lo conobbi a Napoli nell’ottantatre, e diventammmo subito amici. Piccolo, tozzo, bruno, col gran cappello calabrese in testa, congiurava per la repubblica, questo grande ideale dei giovani, questo stupendo miraggio, che seduce. Allora era cessata da poco l’epopea patriottica della Spira, un giornale intorno a cui, come ad unico vessillo si raccoglievano tutti i maggiori repubblicani d’Italia; da poco era cessata la campagna irredenta del Pro patria, e i giovani pensavano a qualche pubblicazione più modesta a sostituirvi. Pasquale Farnese mise fuori un giornalettuccio domenicale chiamato il titolo?, una povera cosa; ma subito dopo venne fuori la Bandiera, che usciva tutti i giorni, e meritava di viver più lungamente. Venne Ettore Vollo da Roma a dirigerla, e si raccolse un gruppo di giovani arditi che questa colta cominciava ad avere veramente una forza nelle mani; ma alcuni mesi dopo Ettore Vollo se ne andò a Roma, e poi in America, dove trapianto la Bandiera di Napoli; e questa per allora rimase a Pasquale Farnese, che vi dedico tutte le sue forze, v’infuse tutta la sua vitalità. Poi la Bandiera fini e Pasquela Farnese se ne andò a Carpino.
Intanto era venuto seminando su pei giornali di Napoli e di fuori i suoi sonetti pieni di fuochi, poi riuniti nei Pampini, ed era diventato quasi celebre con l’inno al canape, un’ardita e felice risposta all’inno al canape di quel fiero spirito, che di Vittorio Jmbriani.
Ed allora Pasquale Farnese mi manda il Veltro, monito della democrazia pugliese: e mi pare che l’intendimento sia buono, che lo scopo sia lodevole.
Ma, ohimè ! quanto” durerà questo Veltro.’ E dov’ è , e che cos’è la democrazia in Puglia? E come, e quando si manifesta e si afferma?
Io son forse scettico; ma, mi perdoni il mio carissimo Farnese, questa democrazia io non la vedo. Io vedo una borghesia, per metà aristocratica, che eredita e sostiene il pregiudizio di casta, e pensa ad afferrare il potere, e si agita per esso (né mi si parli di eccezioni, che ne conosco anch’io qualcuna ); per metà contadinesca, ancora curva sulla terra, da cui deriva, a null’altro pensando che al modo di sfruttarla in proprio vantaggio.
Restano gli operai? Via non parliamo neanche di questi: sono troppo ignoranti ancora.
Pensano (e fanno bene) a formare associazioni di mutuo soccorso, e prender parte con la loro bandiera (e in ciò fanno male) a tutti i ricevimenti politici, e a tutte le commemorazioni, senza capir mai il come e il perché, guidati da un aristocratico, da un intrigante o da un farabutto. Ciò è forse duro, mio caro Farnese, ma è vero; e di verità dure a me pare che ce ne siano molte da constatare in questi poveri e disgraziati paesi.
Con tutto ciò questo Veltro potrà essere utile, molto utile se mirerà ad uno scopo veramente pratico, e se i mezzi vi corrisponderanno; se l’ottimo Farnese saprà bandire dal suo giornale la rettorica declamatoria, che fa ridere, e le dissertazioni dottrinarie dell’alta politica, se non darà troppo campo alla letteratura sgrammaticata, che aumenta il numero dei pretensiosi, e discredita il giornale; se cercherà d’escludere completamente le corrispondenzucce piene di pettegolezzi, che destano inutili malumori, e non cavano mai un ragno da un buco.
Dica Pasquale Farnese, poiché egli ne ha la forza e il coraggio, dicano gli altri egregi i mali, che affliggono la nostra provincia: ne mettano le piaghe chiaramente a nudo; ne indichino i rimedi con franchezza e pertinacia, e vadano avanti senza riguardi e senza renitenze. I buoni non potranno che fare plauso alla nobile iniziativa: gli altri, se non l’ameranno questo Veltro, lo temeranno certamente. Prenda esempio ( mi permetta signor Direttore, e non lo tenga per un complimento ); prenda esempio dal Corriere delle Puglie, che ha apparenza così modesta, e pochissime pretese; ma va attuando lealmente e coraggiosamente il suo programma, e corre diritto e sicuro alla meta.

FARNESE Pasquale Poeta e giornalista, nato a Carpino nel 1857

Il Veltro – monito settimanale della democrazia pugliese, nato nel 1888 a Carpino, direttore P. Farnese.
Tra i primi periodici garganici insieme a «Il Gargano» e «Il Risveglio».

Inno al canape / Vittorio Imbriani, Pasquale Farnese, Roma : Loescher, 1881 – In cui si rivolge al re Umberto I, perchè “si riscuota dalla sua sonnolenza”.

Pampini, Carmi esecrati (Napoli, Tipografia Artistica 1884)

pampini

Aggiornamento 27 novembre 2017 – Grazie a Michele Lauriola veniamo in possesso di un’immagine del settimanale.

ilveltro

Dall’immagine di Domenico Sergio Antonacci del volume “Viaggio tra giornali e giornalisti garganici” Giuseppe De Cato, C.Grenzi Editore si legge “Il Veltro” iniziò le sue pubblicazioni il 28 maggio 1885 (dall’immagine di cui sopra essendo riferita al I anno sono portato a credere che la prima pubblicazione è quella del 24 maggio 1888) e aveva come sottotitolo “Monito settimanale della democrazie pugliese” (lo stesso che tre anni prima era stato utilizzato per “il corriere di Capitanata”). Il foglio ebbe una vita “intermittente e stentata, nel carattere battagliero che gli si riconosceva (…) usciva il giovedi a Carpino, mentre era stampato dalla tipografia Vecchi e de Girolamo in San severo. Di Formtato 48×68 (…) le tre colonne su larga giustezza (…) erano in corpo di 12 e 10 (…) l’Abbonamento annuo era di cinque lire; ogni numero costava dieci centesimi” cosi D’addetta in Giornali e giornalisti garganici.
Michele Ferri negli atti del “Il 35° Convegno nazionale sulla Preistoria, Protostoria, Storia della daunia” tenutosi a San Severo 15 – 16 novembre 2014 scrive: Il reperimento dei due periodici (“Il Risveglio municipale” e “Lo Sprone”) ha permesso di accertare che anche Rodi rientra, insieme con Apricena, Cagnano, Carpino, Ischitella, Manfredonia, Monte Sant’Angelo, San Marco in Lamis e Sannicandro, tra i Comuni garganici che possono vantare la presenza di una tipografia (più o meno importante) tra Ottocento e novecento.
Michele Lauriola infatti conferma che Giuseppe d’Addetta scrisse che “Ai primi di settembre 1903 Pasquale Farnese si presenta ancora con un nuovo giornale, stampato questa volta a Carpino, dal titolo “La Rupe”. Aveva egli stesso impiantata una tipografia nella sua patria nell’odierna via Palestro (sotto la cosiddetta Madonnella)”.

(M. Ferri, Editori e tipografi di Capitanata, pag. 380) Carpino in via Palestro era ubicata la tipografia Rupe (La), Gazzetta della democrazia garganica (1903-1904), direttore Pasquale Farnese, responsabile Nicola De Cata.

Alessandro Sinigagliese a Milano recupera il numero del Il Veltro del 13 settembre 1888

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