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Vendola, alla Fiera del Levante, ha tenuto un discorso da brividi dedicato ad Antonio Facenna

Foto di Gabriele Inglese

Foto di Gabriele Inglese

Non sono stato capace di scrivere niente dopo il ritrovamento del corpo di Antonio, per questo vi chiedo di permettermi di riportare le parole che il Presidente Vendola (in chiusura di mandato e non ricandidato) ha dedicato al nostro Antonio Facenna.

Signor Presidente del Consiglio, caro Matteo,
la rovina e la morte ci sono piovute addosso, con la furia di un evento alluvionale che ha ferito il nostro Gargano, insultando la sua bellezza, colpendo la sua ricchezza…

L’ho chiamata patria, per dire di un impegno corale, per dire della radicalità del cambiamento necessario. Ho incontrato qualcosa che somiglia a questa Patria, ne ho visto qualche traccia, proprio sul Gargano, in quei piccoli presepi incastonati sul monte. La gioventù di Vico e di Carpino, che organizza la festa della transumanza e un bellissimo folk festival, ha accompagnato con le chitarre e con i canti la bara di Antonio Facenna, 24 anni, travolto e ucciso dall’acqua. Antonio era corso alla sua masseria, dai suoi animali, per metterli al riparo dal maltempo. Dentro un pianterreno di gente umile e bella, la madre e il padre di Antonio raccontano di questo figlio che studia ma si fa contadino, pastore, allevatore (“non un mestiere, ma uno stile di vita” così scrive Antonio su Facebook). C’è una foto tenerissima che lo ritrae felice mentre abbraccia un maialino appena nato. Tanti ragazzi e ragazze come Antonio abbiamo incontrato in questi anni, una energia fresca e pulita a cui abbiamo offerto occasioni e percorsi per emergere: con i bollenti spiriti, con i principi attivi, con le start up innovative, con tutte le politiche giovanili, con il sostegno alla scuola e all’università, con gli incentivi all’auto-impresa, con un investimento strategico nel cinema, nella musica, nei teatri, nei laboratori urbani. Per queste politiche la Regione Puglia è stata premiata a Bruxelles dalla Commissione Europea. Abbiamo fatto una grande semina, e ovunque sono germogliate cose nuove e cose buone. Appunto, le tracce di una patria abitata da una nuova etica della responsabilità, magari tracce nel fango, quello delle alluvioni e quello dell’arroganza e del cinismo del potere.
Mentre mi accingo a congedarmi da un decennio che mi ha succhiato la vita, penso proprio ad Antonio e alla sua generazione e ai suoi sogni e alla sua masseria che diventerà – l’ho promesso ai genitori – una masseria didattica. Se ho fatto qualcosa di buono in questi dieci anni e in tutta una vita, vorrei dedicarlo proprio ad Antonio: è lui l’eroe della nostra storia.

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