Le terre di San Cirillo sono nel paese di Carpino.
E’ il luogo in cui avveniva la fiera del bestiame in occasione delle festività carpinesi. Un simbolo che marca l’importante tradizione agro-pastorale della comunità.
E’ ai piedi di Carpino.
Il palco verrebbe posizionato alle spalle del paese e i visitatori che sarebbero comunque costretti a passare per la piazza (sarebbe bene parlare di queste cose) nel vedere gli artisti vedrebbero Carpino di notte come sfondo.
Nessuno vuole lasciare Carpino.
Ma dobbiamo far fronte ai disagi che un festival come il nostro inevitabilmente crea. Dobbiamo farlo prima che il disagio si trasformi in qualcosa di più negativo e prima che le circostanze ci costringano a prendere decisioni più traumatiche.
Se non lo facessimo saremmo degli irresponsabili.
Senza immaginare scenari catastrofici, dobbiamo considerare che l’eccessivo affollamente è una delle maggiori cause di perdità dell’autenticità e dell’identità della comunità locale e della popolazione autoctona, così come è una delle peggiori cause che genera relazioni e scambi malsani.
I comportamenti e le abitudini altrui vengono fatti propri dalla comunità ospitante che diventa col tempo un’altra cosa.
Il Carpino Folk Festival deve quindi essere realizzato in armonia con le specificità e le tradizioni di Carpino e del Gargano nel rispetto delle leggi e degli usi e costumi.
Questo dovere è dell’Associazione, ma anche di tutta la comunità carpinese e dell’autorità pubblica.
L’Associazione, la comunita carpinese e del Gargano, l’autorità pubblica, i turisti e i visitatori insieme debbono avere l’obiettivo di promuovere un festival responsabile, sostenibile e accessibile a tutti.
Confidiamo in una decisione responsabile che tenga conto di tutti gli interessi coinvolti, tanto di coloro che beneficiano direttamente degli effetti positivi dell’impatto economico, tanto di coloro che subiscono gli effetti negativi dell’impatto socio – culturale del festival del Gargano e non solo in primis di coloro che abitano in Piazza del Popolo e nelle vie immediatamente adiacenti.
Il sottoscritto, Avv. Michele ORTORE, in qualità di Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, in data 28 giugno 2010 ha richiesto al Sindaco del Comune di Carpino l’autorizzazione all’utilizzo, per i giorni 08, 09 e 10 agosto 2010, e fino alle ore 02.00, dell’area sita in località Terre di San Cirillo per lo svolgimento dei concerti previsti nel programma del “Carpino Folk Festival 2010”.
Quindi una nuova location per un festival speciale in una terra speciale.
Le motivazioni di questa scelta sono molteplici, ma riassumibili sostanzialmente in 3 punti:
1) per una maggiore sicurezza
2) per una migliore coesistenza tra gli abitanti e gli ospiti forestieri
3) per un ulteriore sviluppo della manifestazione
Riteniamo che queste ragioni siano di per se sufficienti per spostare gli spettacoli di maggiore attrazione in un area più sicura, meno insostenibile e con ulteriori opportunità di crescita di un festival che non può più essere considerato una rassegna localistica.
Per sgombrare il campo dagli equivoci ricordiamo che l’Associazione dal sottoscritto rappresentata è senza scopo di lucro, la sua maggiore manifestazione (il Carpino Folk Festival) rimmarrà completamente gratuita, ma per realizzarla occorre che le entrate siano tali da coprire tutti i costi e i progetti che si stanno portando avanti.
Lasciare Piazza del Popolo, luogo nativo del Carpino Folk Festival, è una decisione difficile da prendere, ne siamo consapevoli, ma col tempo è divenuta una decisione necessaria.
Ma non si tratta di un abbandono.
La XV edizione è lunga 10 serate. Due delle quali si svolgeranno in altrettanti comuni del Gargano.
Le tre serate di maggiore affluenza di pubblico, come detto, in località Terre di San Cirillo e le altre 5, comunque, nel centro storico del paese tra Piazza del Popolo e Largo San Nicola.
Affinchè ciò avvenga tuttavia è necessaria l’autorizzazione comunale in tempi brevi, per evidenti ragioni tecniche non oltre il 10 luglio.
Se l’autorizzazione non dovesse pervenire o arriverebbe oltre il termine indicato dovremo nostro malgrado realizzare anche le serate dell’8 – 9 – 10 agosto nella nostra piazza, ma sarebbe comunque l’ultimo anno.
Le ragioni sopraesposte non sono negoziabili per nessuno e quindi anche per la nostra associazione (non può essere che qualcuno si assuma i rischi e gli oneri e altri i maggiori benefici) e quindi comporterebbero evidentemente una rivisitazione dell’organizzazione del Carpino Folk Festival che fin da ora ci porterebbe verso una maggiore itinerarietà e/o verso la delocalizzazione in aree idonee al di fuori del comune di Carpino.
La location speciale delle Terre di San Cirillo è, credeteci, l’estremo tentativo di tenere ancorato un festival speciale in una terra speciale.
Convinti della comprensione di tutta la cittadinanza di Carpino, chiediamo di aiutarci a ridurre al minimo gli effetti negativi dell’impatto socio – culturale del maggiore festival del Gargano e non solo.
Carpino, il 04 luglio 2010
Il Presidente
Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Avv. Michele ORTORE
“PUNTO DI STELLA”-“MUSEO DEI NONNI”: ACCOPPIATA DI LUSSO
Peschici, una delle diciotto “Università” di “Città Gargano”, deve iniziare a costituire e considerarsi la mèta di una vacanza non solo di svago e semplice relax, ma anche intellettuale e culturale. I reperti documentali non mancano, in quanto il paese è ancora fedele alle antiche tradizioni e a un modo di vivere tranquillo e genuino, con tante abitudini e costumanze i cui “testimoni” sono ora raccolti e custoditi in un Museo, sicuramente punto di attrazione per turisti curiosi, interessati o alla ricerca di informazioni e notizie sul luogo scelto per le proprie ferie e le sue radici.
Peschici, oltre alle sue incantevoli location, possiede una storia alle spalle ricca di consuetudini e culture che il progresso dell’età moderna non ha per fortuna cancellato totalmente. Con la collaborazione di tutti – operatori turistici in testa, i primi a essere coinvolti per ovvii motivi nell’iniziativa che proponiamo – sarà d’ora in poi possibile tuffarsi in un passato, recente e remoto, ampiamente documentato nel “Museo dei Nonni”.
Come supportare tale Progetto? Gli albergatori, in primis, potranno mettere a disposizione del cliente soggiornante nella loro struttura ricettiva un servizio suppletivo offrendo una “entrata-omaggio” nelle sale e salette della Galleria “don Achille” di Via Castello – dove è raccontata la nostra Storia – i cui biglietti d’ingresso verranno forniti dalla sottoscritta Associazione dietro contributo “volontario” da utilizzare esclusivamente per le spese di manutenzione del contenitore culturale e sopportare i costi vivi che un’iniziativa del genere comporta.
Già in passato il turismo peschiciano ha dimostrato di gradire, apprezzare e amare la raccolta di beni culturali del luogo. Ma ciò che ammirerà in questa occasione sarà ben più ricco e di pregio rispetto ai due anni (2006 e 2007) in cui il Museo è rimasto aperto. Avallando il presente Progetto ogni operatore turistico – non solo quindi gli albergatori – renderà più completo il proprio “pacchetto”, ma soprattutto diventerà il garante-sponsor della tanto bistrattata cultura.
Sperando che tale scarna illustrazione dell’iniziativa raggiunga la sensibilità di ciascuno dei nostri referenti che, con la loro adesione, dimostreranno di averne inteso il significato socio-culturale, insieme potremo servire su un piatto d’argento ai nostri visitatori una possibilità in più di imparare a conoscerci. Le vaste pinete del nostro magnifico paese sono ormai un ricordo ma con una traccia indelebile negli animi di tutti noi. Operiamo adesso in modo da non far scomparire definitivamente anche la cultura. “La cultura è tesoro!”
I beni culturali sono parte del patrimonio dello Stato Italiano e hanno valore artistico, storico oppure archeologico. Sono inventariati negli archivi dei musei o nei magazzini delle biblioteche o, ancora, nelle collezioni dello Stato, e sono riconosciuti e protetti dalla Costituzione (art. 9 comma 2) che prevede, oltre alla tutela del paesaggio, anche quella del patrimonio storico-artistico nazionale. Lo Stato attribuisce alle Regioni il compito di rendere effettiva tale tutela, delegandole a emanare leggi volte a salvaguardare il patrimonio culturale.
Speriamo quindi che siate d’accordo coi nostri ideali di una migliore conservazione di quei beni che mettiamo in mostra e di renderne possibile la visita. Tutto questo è attuabile col vostro aiuto. Bisogna che la cultura risorga dalle profondità degli animi dov’è stata dimenticata per anni. La nostra iniziativa potrebbe offrire al visitatore non solo una “catena di storia” del nostro paese, ma soprattutto mostrargli un aspetto di enorme bellezza che non si è mai rivelato.
Davide Maggiano
Cari amici del Carpino Folk Festival,
ho appreso con sorpresa la discussione relativa al volantino "ironico" che pubblicizza la pro loco Ischitella.
Se molti carpinesi hanno interpretato in "negativo" quella scritta allora è opportuno fare una precisazione:
per la pro loco di Ischitella il Carpino Folk Festival è un evento culturale straordinario che mobilita centinaia di persone e favorisce la conoscenza della nostra cultura e del nostro territorio. Io stesso, in più occasioni, ho esternato il desiderio di voler ospitare in futuro ad Ischitella una tappa della Vostra manifestazione.
Ciò detto, Vi invito a leggere con ironia e in positivo quella scritta, e il passaggio sui carpinesi non è altro che un complimento al Carpino Folk Festival.
Quando si dice "per favore qualcuno lo dica ai carpinesi", sta a significare proprio il fatto che non esiste solo il Salento e non è vero che la taranta si balla solo in Salento. Al contrario! Esiste un'altra realtà pugliese che si chiama Gargano che si sta organizzando (vedi il Carpino Folk) e che desidera crescere anche attraverso le manifestazioni culturali.
Tuttavia, però, se quella scritta "ironica" ha ingenerato in Voi un ri-sentimento, allora sentiamo il dovere di ribadirVi quanto sia importante per noi il Carpino Folk Festival.
E' intenzione della Pro Loco Ischitella instaurare con Voi rapporti cordiali e di amicizia al fine di lavorare insieme per il futuro della nostra terra.
Un caloroso saluto.
Leonardo La Malva
Presidente Pro Loco Ischitella Gargano.
Parte la quinta edizione di “Città aperte e spiagge d’autore”, nato nel 2006 come progetto di accoglienza per volontà dell’assessorato regionale al Turismo e coordinato sul territorio dalle Aziende di Promozione Turistica (Apt). L’obiettivo è di cavalcare l’onda del successo crescente della “destinazione Puglia” rendendo sempre più accessibili – e per tutto l’anno- i tanti luoghi d’interesse architettonico, archeologico, paesaggistico, storico e culturale, poco fruibili, presenti nella nostra regione.
Il Programma “Città aperte” si è evoluto di anno in anno, divenendo un marchio riconoscibile che racchiude una ampia gamma d’iniziative di animazione del territorio e valorizzazione delle eccellenze della Puglia, come “Girocantine”, ovvero la possibilità, per i turisti presenti in Puglia, di scoprire il fascino delle nostre cantine prenotando una visita guidata tramite l'APT della zona, in collaborazione con le aziende associate al Movimento Turismo del Vino Puglia.
Quasi mille gli eventi promossi in più di cento città pugliesi, divisi tra escursioni nei luoghi noti e meno noti, alla scoperta dei tesori svelati, partendo dalle località dove più forte è la presenza turistica, itinerari che mettono in risalto le specificità locali, passeggiate per città, escursioni nei parchi aperti – di terra e di mare. Quest’anno più chiese aperte, più itinerari selezionati, più escursioni programmate, più passeggiate nelle città (centri storici), nei parchi e nelle riserve naturalistiche, ma anche più associazioni, enti, istituzioni, imprese, organizzazioni di categoria, aziende.
L’APT di Bari propone diverse iniziative spalmate su tutto il suo territorio.
Di particolare interesse, “il percorso dei briganti”, Itinerari storici e gastronomici a Noci, le visite guidate di "Viaggiare slow – idee per un turismo sostenibile", visite a masserie e luoghi di interesse naturalistico e storico, visite di chiese, di castelli, degustazione di rosati di annata, proposti da “Buona Puglia”
Il territorio della sesta provincia, con Puglia Imperiale, ha predisposto visite a castelli, musei civici oltre l’orario consueto e con visite guidate. Interessante la rievocazione del matrimonio di re Manfredi, in calendario a Trani.
Nel territorio di Brindisi sono più di i novanta i siti visitabili per i quali è stata predisposto un orario di apertura prolungato, compresi i giorni di sabato e domenica. Due i punti di forza di questa nuova edizione, l’apertura delle Chiese in accordo con l’Arcidiocesi di Brindisi ed Ostuni e la Diocesi di Oria; l’apertura straordinaria in orari mattutini festivi e serali del Museo Archeologico “F. Ribezzo” di Brindisi.
E’ stato predisposto un info point dedicato interamente alle esigenze dei turisti con disabilità. Le oltre 24 località coinvolte dall’APT di Foggia propongono diverse e interessanti visite ai propri gioielli culturali e storici.
Da non perdere il Five Festival Sud System, 5.F.S.S. dal 22 luglio al 19 agosto, l’unione dei cinque festivals più importanti ed eterogenei di quella parte di Puglia che va dal Gargano ai Monti Dauni.
Scarica il programma per la provincia di Foggia
Lecce punta su cinque sezioni tematiche ognuna ricca di iniziative: Città Aperte alla cultura, Paesaggi Ospitali, Salento è Gusto, Salento per Tutti, Manifestazione Salento nel Parco.
Cinque piccole e pratiche guide tematiche attraverso cui l’APT di Lecce intende descrivere e raccontare in maniera puntuale il programma che accompagna ogni singola iniziativa legata ai progetti di accoglienza e, al contempo, facilitare la ricerca delle informazioni da parte del lettore-turista.
L’APT di Taranto, in stretta collaborazione e con il concorso organizzativo di Comuni, Associazioni Pro Loco, operatori privati del comparto turistico, articola la sua proposta tra prolungamento dell’orario di apertura il di musei, luoghi di culto, parchi archeologici, l’apertura di siti non sempre visitabili, escursioni in bus alla riscoperta delle testimonianze della civiltà rupestre, l’archeologia, le masserie, le aree protette, gli antichi palazzi, tour guidati nei centri storici, trekking con percorsi lungo le gravine, escursioni in motonave nel Golfo di Taranto con degustazione del pescato cotto a bordo, visite ad alcuni parchi naturalistici, prevedendo anche escursioni notturne, visite a cantine e musei del vino, eventi musicali da tenersi nei chiostri, nei cortili e piazze d’armi di castelli, nelle sale dei musei, rappresentazioni teatrali e di animazione nei principali centri turistici della provincia.
“L’interesse dei turisti nei confronti della nostra regione è un risultato – commenta Silvia Godelli, assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia – che conferma il grande appeal della nostra regione anche a livello internazionale. A questo proposito ricordo che la performance dell’estate scorsa è stata in controtendenza rispetto all’andamento nazionale. Puglia meta sempre più appetibile, quindi. E, grazie all’accoglienza organizzata e guidata di Città Aperte , fruibile tutto l’anno.”
Presentato il programma della quarta edizione del Cagnano Living Festival presso l’APT di Foggia. Alla presentazione hanno partecipato Emanuele Sanzone, presidente dell’Associazione Culturale Schiamazzi di Cagnano Varano organizzatrice dell’evento, Nicola Vascello, commissario APT, Leonardo La Malva, vicesindaco di Ischitella e Giovanni Conte, assessore al bilancio del Comune di Cagnano Varano
.“Mi impegnerò affinché il Living Festival diventi l’evento giovanile di punta della Capitanata” ha commentato Nicola Vascello e poi rivolgendosi ai giovani “prendete in mano il vostro futuro”.“I giovani sono i protagonisti veri della società” esordisce Conte “Bisogna pensare al giovane come risorsa culturale e territoriale”.
La Malva invece ha ringraziato i giovani di Schiamazzi per aver portato il Living Festival a Ischitella “ e ciò deve far riflettere i comuni sul fatto che insieme si possono ottenete buoni risultati”.Nato come semplice evento musicale, per la sua quarta edizione l’organizzazione ha pensato di ampliare l’offerta culturale e artistica del Living Festival includendo tra gli ingredienti dell’iniziativa anche l’arte e la letteratura, rigorosamente giovanili. Per questo al concorso musicale quest’anno si affiancherà una mostra( la mostra ‘Le forme della creatività giovanile’ a cura di Valerio Agricola,Grazia Ventrella e Anna Marcantonio), un reading di Giovanna Peluso e Valerio Agricola e la presentazione del volume “ ANDIAMO CONTROCORRENTE” del giovane giornalista Massimiliano Arena e un festa in spiaggia di chiusura. Inoltre il festival diventa garganico allargando la location a Ischitella e Foce Varano. Di seguito riportiamo il programma completo dell’edizione 2010.
27 LUGLIO-ORE 21 – PIAZZA GIANNONE CAGNANO
Inaugurazione mostra ‘Le forme della creatività giovanile’ a cura di Valerio Agricola, Grazia Ventrella e Anna Marcantonio . Mostra che resterà aperte fino a fine festival dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 21.Reading delle composizioni poetiche di Giovanna Peluso
28 LUGLIO ORE 21- PIAZZA GIANNONE CAGNANO
Presentazione volume “Andiamo Controcorrente” del giovane giornalista Massimiliano Arena, membro della Pastorale Giovanile della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.
29 LUGLIO ORE 21.30- PIAZZA DE VERA D’ARAGONA ISCHITELLA
Concorso Musicale: Prima esibizione degli artisti in gara al Living Festival 2010 con giudizio della giuria demoscopica
30 LUGLIO ORE 21.30 -PIAZZA GIANNONE CAGNANO VARANO
Concorso Musicale: Esibizione degli artisti in gara con giudizio della giuria tecnica e proclamazione dei primi 3 classificati e dei vincitori del premio in memoria di Francesco Bocale per il miglior testo tra gli inediti presentati. Ospiti: la Garganstreet e i Merry Go Round di Siena
31 LUGLIO ORE 22.30 FOCE VARANO- spiaggia di Levante
Festa e musica dance di chiusura del Living festival in spiaggia
Gettando uno sguardo tra le memorie culturali del Gargano è impossibile non imbattersi nella tradizione musicale della Tarantella del Gargano in quella versione proposta al pubblico internazionale dai cantori di Carpino che di questa sono stati gli interpreti maggiori.Uno degli elementi specifici di analisi sarà il rapporto che esiste tra la tradizione orale e il genere popolare, rappresentazione di una civiltà ormai estinta, esorcismo e catarsi di ciò che non è più un bisogno e nemmeno un ricordo.Quando Diego Carpitella ed Ernesto De Martino girarono l’Italia del Sud, registrando musiche e documenti da cui nacque la “ Terra del rimorso”, erano gli anni ’50; il sud era ancora povero e fermo ad una cultura dei campi e della pastorizia che faceva sopravvivere convinzioni e tradizioni antiche; l’assenza di una scolarizzazione, specie tra gli adulti, conservava ancora la trasmissione orale della cultura popolare. Esisteva, insomma, la rappresentazione simbolica di quella cultura, di quell’ansia di scongiurare le angosce, le ansie di una esistenza precaria segnata dalla povertà e dalla emarginazione, cioè quelle motivazioni che prima Carpitella e De Martino avevano individuato come genitrici di quei modi di rappresentazione.
A 50 anni di distanza da quelle esperienze e dopo una profonda modificazione socio culturale, oltre ai documenti originali, esistono ancora pochi testimoni oculari e qualche gruppo locale di giovani appassionati continuamente in bilico tra “ricalco”, “revival” ed una terza via interpretativa che privilegi la ricerca dell’anima e delle origini alla fedele riproposizione della rappresentazione. A pensarci bene, sembra che la rappresentazione popolare della Tarantella stia ai giorni nostri un po’ come il dialetto di cui parlava Pasolini nel suo famoso “scritto Corsaro” stava ai suoi e anche ai tempi nostri. La tarantella rappresenta la sovrastruttura e non la struttura della società; la gente, diceva Pasolini, non parla il dialetto perchè il mondo che lo esprimeva non esiste più. Allora per evitare che la tradizione di un popolo diventi solo lo stigma di una arretratezza e non una risorsa culturale, proviamo a mettere in campo un ulteriore punto di vista, quello di un cantastorie che con una macchina da presa entri a raccontare la contemporaneità, non come gesto privato o familiare, ma a nome e per conto di un ente pubblico, il Parco Naturale del Gargano.
Con queste premesse, noi dovremmo restituire un quadro, a temporale, in bianco e nero, in grado di rappresentare continuità e contemporaneità.
Allora, un gruppo di artisti che portino oggi in giro per il mondo quei canti e quelle rappresentazioni, come i Cantori di Carpino fanno oggi, quali emozioni cercano per rimettere in scena ciò che non esiste più? Quali molle emotive, a parte l’amore per la propria terra, fanno scattare per ricostruire quel mondo? Sono domande alle quali mi piacerebbe rispondere. La storia dei cantori è cosa nota specialmente da quando hanno cominciato a calcare le scene nazionali ed internazionali. Meno conosciuti sono gli studi socio-antropologici che ricercano le cause e le origini di quel tipo di rappresentazione: la serenata d’amore o di sdegno, il rapporto tra gli elementi narrativi di un racconto cantato e soprattutto il rapporto con la tradizione contadina e con gli elementi di frustrazione e di disagio che la vita dei campi e della pastorizia generava e che trovavano nel canto, nel ballo e nelle strofe un momento di esorcismo.
Un primo piano interpretativo che mi piacerebbe dare al filmato è considerare i vari aspetti della tarantella come rappresentazioni, nel loro insieme, di parole, musica e danza e, nel loro contesto, di corteggiamento, sfida, iniziazione. Mi rendo conto che questo può far venire meno quell’aspetto di raffinata analisi letteraria e musicale che il libro di Nasuti mette in evidenza, ma il film non è un libro e la possibilità di tenere insieme le cose potrebbe essere già una chiave di lettura.
Parole, musica e danza costituiscono il linguaggio, il testo con cui il contesto veniva rappresentato. Il contesto era fatto di corteggiamento, sfida, iniziazione ad un mondo che, al di là della retorica bucolica, era fatto di fame, di stenti, di disagi e di violenza. Quest’ultima, quasi una costante della vita dei campi, giustificava l’esistenza di un esorcismo teatrale. Quindi i due elementi – testo e contesto – diventano inscindibili, almeno all’interno di un film che a sua volta vuole essere la rappresentazione di entrambe. Si, credo che gli elementi non siano scindibili, nonostante alcune raffinate escursioni intellettuali di grande rilievo, una delle quali quella di Nasuti alla quale ci siamo ispirati, che propone analisi letterarie musicali e socio-antropologiche del fenomeno facendone capitoli separati di un libro.
È naturale che la trasposizione filmica supera la caratteristica della pagina di un libro, fornendo visioni sempre di insieme. Scriveva Diego Carpitella in un saggio sulla storia del cinema: “In cosa consiste il contributo cognitivo del documento cinematografico? Nel documentare cose che la parola e lo scritto non possono costituzionalmente restituire….la parola può descrivere, non documentare”. Poi, con profetica coscienza, come solo un grande intellettuale sa fare, aggiunge: “oggi siamo di fronte ad apparecchiature sofisticate che possono dare documenti pertinenti e coerenti, anche se questa evoluzione tecnologica corrisponde spesso ad una eclisse e una trasformazione delle culture”.
Per questo eviterei una ripresa della rappresentazione come fosse teatro filmato, preferendo la ricostruzione di ciascuna scena.
Ci faranno da guida, ciascuno per la propria caratteristica specifica alcuni testimoni.
Unico ed ultimo superstite è Antonio Piccininno, che racconterà la sua vita come origine del suo canto: l’isolamento sui monti da piccolo e il canto come antidoto alla solitudine. La storia di lui che racconta il “dover imparare a scrivere” ricorda l’origine della scrittura, la negazione di quello che Platone scriveva di Socrate: “Dunque chi crede di poter tramandare un’arte affidandola all’alfabeto e chi a sua volta l’accoglie supponendo che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di permanente, deve esser pieno d’una grande ingenuità, e deve ignorare assolutamente la profezia di Ammone se s’immagina che le parole scritte siano qualcosa di piú [d] del rinfrescare la memoria a chi sa le cose di cui tratta lo scritto”
Il suo canto è la sua vita perchè ne rappresenta in pieno i momenti salienti, i drammi, l’incontro fugace con la sua donna, fatto di un solo sguardo e di una decisione unilaterale, la serenata, e poi il matrimonio. Antonio Piccininno dice che quando non canta gli fa male la testa, e “portare una serenata” è ancora il miglior modo di allietare le serate. Ecco allora che trova in se stesso evasione, impegno, informazione e svago. Le sue melodie, insomma, sono il suo l’equilibrio.
La guida spirituale del nostro viaggio è il Maestro Roberto De Simone, uno dei massimi esperti al mondo di musica popolare e delle connessioni tra questa e la realtà socio-culturale che l’ha di volta in volta generata, fautore di “una musica popolare innovativa che non è di ricalco nè di riproposta”. A partire da una rigorosa ricerca sui documenti originali egli crea una messa in scena del tutto nuova, ma estremamente aderente all’anima della tradizione da cui discende.
L’altra guida sarà il Professore Francesco Nasuti, studioso delle forme letterarie e musicali dei Cantori di Carpino nonchè autore del volume citato da cui abbiamo tratto libera ispirazione per questo filmato.
Scopo del film è anche quello di lasciare una traccia di questa memoria su di un supporto i cui diritti appartengano al pubblico.
Nel cuore del Centro Storico di Peschici, all’interno dell’ex frantoio del “Palazzo della Torre” ribattezzato “Galleria don Achille” (Via Castello). Fino a ottobre inoltrato, tutti i giorni dalle 18 alle 24. Prenotazione visite guidate
Il “Museo Etnografico dei Nonni” trova il suo naturale e più che congeniale spazio nel cuore del Centro Storico di Peschici, all’interno dell’ex frantoio del “Palazzo della Torre” ribattezzato “Galleria don Achille” (Via Castello). Fino a ottobre inoltrato, tutti i giorni dalle 18 alle 24, è possibile entrare in contatto con la storia e la cultura del Gargano, in particolare del paese. Seguendo un affascinante percorso nell’arte contadina e nobiliare, attraverso la fedele ricostruzione degli ambienti, la mostra riesce a celebrare un momento storicamente rievocativo di autentica suggestione.
Visitandola, l’insegnamento che se ne riceve (e non sembri assurdo) è la ferma volontà di lottare, oggi più di ieri, per mantenere vivi nel tempo usi e costumi – con una sola parola: le tradizioni – dei nostri preziosi luoghi e di chi li ha abitati e vissuti prima di noi. Non solo, ma di ricordarli e proporli a chi non viva la vacanza soltanto in funzione di mare e relax, ma la intenda anche come conoscenza e “degustazione” dei sapori della cultura, dell’arte, del folklore, della cucina tradizionale, delle bellezze naturalistiche e archeologiche del luogo dove si trova. Tutto ciò, o quasi, è esposto nelle otto sale tematiche che compongono il “Museo dei Nonni”: una storia del Gargano in sedicesimo.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’Associazione Culturale “Punto di Stella” che opera sul territorio con la ferma priorità di salvaguardare un patrimonio inestimabile e al costruttivo interessamento del suo presidente Piero Giannini. Mentre, per l’intelligente allestimento delle sale, un attestato di merito e stima va alla responsabile artistica Laura Casasola – la cui innata abilità organizzativa è riuscita a predisporre con stile ed eleganza ciascuno degli ambienti ricreati, – al direttore Davide Maggiano e al gruppo dei ragazzi di “Gargano giovani” (portale di Punto di Stella) aperto su facebook capitanati da Fefa Pupillo, e a donna Grazia Marino della Torre che, oltre a rendere disponibile la sua proprietà immobiliare, ha contribuito fattivamente ad arricchire la mostra donando un intero settore museale costituito da reperti essenziali alla sua completezza.
Per info e prenotazioni visite guidate: tel. 0884-96.44.18 – cell. 329.74.91.680 – e-mail info@puntodistella.it – sito web: http://www.puntodistella.it
Fonte: puntodistella.it
I Sapori dell'Arte “Gli artisti, tranne qualche rara eccezione, amano vivere bene, circondarsi di tutto ciò che è bello e di “buon cibo”. E se qualche buongustaio non ama l'arte, è solo perchè non ha ancora avuto l'occasione di incontrarla e di conoscerla.(B.Lucchi)

Per il terzo anno consecutivo l'Associazione Culturale Carpino Folk Festival indice il Concorso Fotografico il Patrimonio Immateriale del Gargano – Premio Rocco Draicchio.Il tema del Concorso di quest'anno è: "Col turismo vivere il Patrimonio Culturale come strumento di incontro e di rispetto e comprensione degli altri e del loro futuro".
Sono previsti i seguenti premi:
– € 500,00 primo classificato.
– € 300,00 secondo classificato.
Scarica Bando Concorso Fotografico 2010
La novità di questa edizione è costituita dall'obbligo di consegna di non meno di 2 fotografie riguardanti i paesaggi naturali estivi del Gargano sul presupposto che gli stessi e le arti umane esistono strette reciproche relazioni.
La giuria è composta da Michele Ortore – Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, Rocco Ruo – Assessore alla Cultura Comune di Carpino, Nicola Vascello – Commissario dell’Azienda di Promozione Turistica della provincia di Foggia, Giuseppe Torre – Coordinatore del Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale, da Valentino Piccolo – segretario prov. A.N.A.F. – "Tecanaf" (Onorificenza fotografica per meriti Tecnico Artistici) e componente la redazione(opinionista) del mensile locale "Fuoriporta", da Arcangelo Palumbo – Photographer de newsgargano.com, Angelo Del Vecchio – giornalista, scrittore e direttore respondabile di “Garganopress.net”, da Domenico Prencipe – direttore del portale di informazione “il diario Montanaro”, da Piero Giannini – direttore della testata giornalistica “Puntodistella” e corrispondente dal Gargano di "Puglia", da Gaetano Berthoud – direttore di TuttoGargano, da Anna Lucia Sticozzi – corrispondente dal Gargano per la Gazzetta del Mezzogiorno, da Ninì delli Santi – direttore di “Ondaradio”, da Piero Russo – direttore de "Il Grecale" e giornalista de "La Repubblica" e da Barbara Terenzi – Antropologa della Fondazione Basso Sezione Internazionale e Coordinatore del Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani.
Si intendono per “Patrimonio Culturale Immateriale” pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.
La definizione di questo patrimonio culturale immateriale si manifesta attraverso cinque ambiti dell’attività umana:
1. tradizioni e espressioni orali, incluso il linguaggio, intesi come veicolo del patrimonio culturale intangibile;
2. arti dello spettacolo;
3. pratiche sociali, riti e feste;
4. conoscenza e pratiche concernenti la natura e l’universo;
5. artigianato tradizionale.
Per ciascuno dei vari ambiti delle tradizioni orali e immateriali, l’Unesco propone programmi specifici di salvaguardia, incoraggia i Paesi Membri ad adottare appropriate misure legali, tecniche, amministrative e finanziarie affinché si istituiscano dei dipartimenti per la documentazione del loro patrimonio culturale immateriale e affinché quest’ultimo venga reso più accessibile.
L’UNESCO incoraggia altresì la partecipazione degli artisti tradizionali e dei creatori locali ad identificare e rivitalizzare il patrimonio immateriale, incoraggiando altresì gli enti pubblici, le associazioni non governative e le comunità locali a identificare, a salvaguardare e a promuovere tale patrimonio.
L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival ritiene che i temi lanciati annualmente con il concorso fotografico, insieme a tutte le altre attività che svolge e non per ultimo il festival della musica popolare possano far comprendere tale importanza e possano indurre orgoglio per esso.
Ufficio Stampa Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
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