Questo è il secondo LP delle registrazioni italiane realizzate da Alan Lomax nel 1954. Include musica tradizionale proveniente dal sud del Paese e dalle isole, Sicilia e Sardegna. Un altro straordinario esempio della meravigliosa diversità e bellezza arcaica della musica popolare italiana. Buon ascolto!
http://theworldjukebox.files.wordpress.com/2010/08/southern-italy.mp3








Nato a Cenauti in Romania (oggi Cernovtzy, Ucraina) nel 1919, cittadino italiano dal 1951, ha scritto opere teatrali, sinfoniche e da camera fra cui le Cinque elegie su testi biblici, Melodia variata e il celebre ciclo delle Stagioni giapponesi, 24 Haiku. E’ stato presidente della Siae, direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana, dell’Orchestra Sinfonica della Rai, della Scala e sovrintendente dell’Opera di Roma.
Ottobre 8, 2008
Un pomeriggio al telefono con Roman Vlad di Antonio Basile
A 50 anni dalle riprese de La legge / di Jules Dassin
Nel giugno 1956, uno scrittore in piena crisi ideologica trascorreva le sue vacanze nel Gargano, cercando la solitudine e la pace; nel giugno 1957, un romanzo di ambiente italiano “La Loi” compariva nelle librerie parigine; nel giugno 1958, Jule Dassin dava il primo giro di manovella al film che era stato tratto dal film. Interpreti del film sono Gina Lollobrigida, Pierre Brasseur, Marcello Mastroianni, Melina Mercouri, Yves Montand e Paolo Stoppa. Il luogo principale in cui viene girato il il film è Piazza del Popolo di Carpino.
Nel dicembre 2005 siamo venuti in possesso di un testo curato da Cecilia Mangini – La legge / di Jules Dassin ; a cura di Cecilia Mangini – Dal soggetto al film; Tratto dal romanzo [La loi] di Roger Vailland, Sceneggiatura di Françoise Giraud e Diego Fabbri, In copertina: Il romanzo di Roger Vailland e la nuova storia di Dassin, un paese a disposizione della “troupe” – in cui è presente un’intervista che potrebbe modificare la sequenza e l’elenco dei ricercatori che furono a Carpino e sul Gargano e che pertanto possono essere in possesso o possono essere d’aiuto al mondo accademico per l’individuazione di uno dei rari materiali sonori e video raccolto quando la televisione non aveva ancora contaminato completamente le tradizioni musicali dei nostri territori.
L’intervistato in questione nel raccontarci le difficoltà nella realizzazione delle musiche del film “La loi” di Jules Dassin afferma “In tutti questi paesi, radunavamo la sera, sulla piazza o in qualche casa, dei giovani e dei vecchi disposti a farci sentire i canti che sapevano”. “Tornai con ore di musica registrata della quale mi sarei poi ampiamente servito come della più preziosa e autentica fonte d’ispirazione”.
Come sappiamo molti sono gli studiosi che si sono recati nelle nostre terre, in questo caso stiamo parlando del periodo 1957/1958 e di un grande maestro, Roman Vlad.
Abbiamo contattato il maestro, che, gentilissimo, ci ha richiamato per telefono una domenica pomeriggio di questo autunno.
La telefonata è durata quasi un’ora, durante la quale Roman Vlad, emozionato e stupito della nostra trovata, ci ha raccontato di aneddoti, persone e paesaggi pieni di bellezza e schiettezza, di suoni, di sogni e di fatiche spesso indescrivibili e della veridicità di quanto riportato nell’intervista della Mangini.
Prima di chiamarmi, il maestro aveva già lavorato per noi cercato di recuperare il materiale.
Non era più in suo possesso e man mano che, pieno di gioia, per telefono ci parlava, gli venivano in mente quei lontani giorni a più di 40° gradi all’ombra e di quelle serate trascorse ad ascoltare e vedere danzare le musiche folkloristiche da giovani e anziani rigorosamente maschi.
Roman Vlad intraprese sul Gargano tre viaggi e la troupe di Dassin rimasse a Carpino per circa due mesi.
Secondo il maestro le musiche dovrebbero essere in possesso della Gite film – Monica film (dalle nostre informazioni risulta che le Musiche furono di Roman Vlad dirette da Marc Lanjean, il Fonico fu William R. Sivel, i Direttori di produzione sono stati Baccio Bandini – Luciano Perugia – Walter Rupp e la Produzione è quella di Maleno Malenotti e Jacquer Bar per la GESI cinematografia, la Titanus spa- Roma e Le Groupe des Quatres – Paris) due editori uno francese e uno italiano – e non si tratterebbe di solo materiale sonoro, ma anche video, anche se non raccolto per scopi scientifici nei territori di Carpino, Ischitella, Peschici, Rodi Garganico e Monte Sant’Angelo.
Questo vuole essere l’ennesimo grido di dolore per fare appello a tutti coloro che possono farlo di provvedere al recupero di questo materiale, anche perché ormai sono passati quasi 50 anni e le loro condizioni sicuramente necessitano di un urgente restauro.
Autore: Antonio Basile
Racconto breve presentato al concorso Letterario “Il rovo” – Cagnano Varano 2013; nell’edizione 2012 il racconto presentato era intitolato “Voli acsetici”.
di Gianfranco Pazienza
(a Rosetta Pirro e a tutte le altre persone incontrate sul Garago, che amano e lavorano con passione per questo “terroir”; tutt’altro da chi, con la presunzione di possederlo, lotrascura.)
Con le porte sempre aperte, ovunque protette da una tenda pesante, le
voci fuoriescono ovattate; una mano scosta la rete e appare a metà il bel
viso e un bel seno. Non mi chiede della presenza estranea, interroga
senza parlare. A quello sguardo rispondo: cosa sono gli spicchi rossi?
Pomodorini spaccati essiccati al sole, una parte della tela di Arcimboldo
fatta di melanzane a fette, conserva essiccata di pomodoro, capperi,
piante di basilico, prezzemolo, salvia e rosmarino, mazzetti di origano.
Collane di carrube e variopinti pomodorini e peperoncini. Fichi e mandorle ad essiccare in cesti intrecciati di rami sottili; anche la pasta fatta a mano, piccole orecchiette di farina di grano duro, ingiallisce al sole. Quei prodotti, sistemati con cura, sono il libro di ricette da sfogliare all’aperto.
Il giardino senza terra intorno lo aveva ereditato dai nonni; affidata alle
loro cure i genitori erano andati ad arrugginire nei freddi turni nella
fabbrica del nord. Il nonno in particolare si era adoperato per farla
crescere, attento ad ogni sua richiesta: lei era il frutto più bello di quel
giardino. Tutte le mattine lui si recava a irrigare gli orti fiorenti e i giardini di arance con l’acqua della sorgente di “cannella”, facendola scorrere
attraverso i formili in pietra. Era il suo lavoro, il solo ingegnere di quei
fontanili: l’acqua passava di pianta in pianta, di conca in conca, di terrazzo in terrazzo fino a “molino di mare”.
Sfogliando i ricordi della sua storia esce e porta un bicchiere di acqua
ghiacciata con latte di mandorla, sul vassoio arricchito di variopinti frutti in miniatura: castagne, mandorle, noci, fichi d’india, ciliegie, tutti fatti di pasta di mandorla e decorati. Li aveva visti creare dalle mani abili di sua nonna, ne conservava la ricetta solo ripetendo quei gesti premurosi.
Gustoso ristoro in quel giardino: vasi di latta e di plastica, ciascuno con la propria pianta; persino la vigna di uva spina si fa pergola, trae linfa dalle pietre con le radici del tralcio. Un leggero movimento dell’aria, al profumo di zagare rose gerani, di anice e basilico, in quel momento le spettina e le fa svolazzare l’abito leggero. Lo ferma imbarazzata con il braccio e quelle movenze graziose mi invitano a seguirla; senza dir nulla apre la porta accanto per farmi entrare nel suo laboratorio, fatto di ricordi e di arte. Una grotta scavata nel calcare bianco, come la nicchia e la statua di San
Michele con la spada, bianca di calce: qui la protezione dell’arcangelo
abita ovunque sulle case. Quel “santuario” artigianale sapeva di pulito e di
fresco, a prova di igiene di certi disciplinari. Nella penombra gli occhi
luminosi illustravano le sue creazioni: un telaio di legno di castagno,
armato di gomitoli e filati colorati con utensili di legno di ciliegio e radica di
ulivo, riempiva lo spazio di mezza stanza. Lo aveva costruito con il nonno
anzi, ricostruito. I tessuti riposti ordinati uno sull’altro erano le trame
variopinte delle sue storie, dei suoi desideri, raccontavano la sua vita.
Nel suo regno era ancora più bella; non conoscevo il suo nome, la
familiarità di quei momenti non prevedeva imbarazzanti presentazioni.
Oltre al suo laboratorio voleva farmi visitare quello della sua amica
Rosetta Pirro, in un paese vicino, poco distante dal mare; visto l’interesse,
mi affido a lei decidendo di andarci subito. Il breve tragitto è ammantato di
mistero di racconti e magia a me sconosciuti, conservati nelle strofe
cantate nelle calde serate, accompagnate con musiche e danze popolari.
Contaminazioni culturali affascinanti sopravvivono sul Gargano grazie
all’eredità dei “Cantori” con la voce calda e innamorata di Antonio
Piccininno, splendido novantenne capace ancora di incantare con la
bellezza seducente. In silenzio a lei dedico quel corteggiamento, bella, per
niente turbata dall’avere i capelli ricci spettinati.
Col breve viaggio, sospese tra il cielo e il mare, ci inoltriamo nei
microcosmi della “Montagna del Sole”, definizione perfetta per un
promontorio proteso verso l’oriente, specchiato nei due laghi di Lesina e
Varano, due occhi di taglio diverso bagnati dal mare. Sempre con più
fascino usa le metafore delle “Quattro stagioni del Gargano”: immagini di
mondi contadini che mutano dentro paesaggi naturali; mi parla con
familiare confidenza di Matteo Salvatore, un altro cantore di quelle
bellezze e di quelle storie. Tutte queste annotazioni rendono la geografia
del Gargano romantica, s’inoltra nel dedalo di valloni che penetrano il
massiccio montuoso, anche dal mare; sono unici gli scenari nel fondo valle
del torrente Romondato dove, cosa rara d’estate, una piccola sorgente
sgorga tra noduli di selce. Ci si va per sfuggire alla calura o cercar funghi,
verso la Fulecara “faggeta depressa” fresca e rigogliosa. Resto affascinata
da quella sua straordinaria conoscenza di luoghi e di ambienti, così
minuziosamente descritti. Le chiedo se le piacerebbe accompagnarmi,
avremmo potuto visitare il canale il giorno successivo.
Il viaggio di quel giorno si ferma all’ingresso del centro storico: noi
dobbiamo seguire per il rione Terra, appunto. La strada conduce alla
casa-laboratorio della sua amica.
Oltre il portone di legno, aperto anche di notte, la porta a vetri con due
tendine stile provenzale dava l’ingresso a una fiaba. Alambicchi di vetro e
rame per i rosolii, ciotole con canditi di bucce d’arancia e cioccolato,
mandorle tostate e pestate, zucchero caramellato e farina sui fornelli e la
cucina, gusci d’uovo aperti sul ripiano di marmo. Dolci “sospiri della sposa”
davano il benvenuto in quella che diventa un’altra storia, fatta di donne un
tempo sole, di carezze e di dolcezze, di cura.
Pensavamo che l’edizione 2013 sarebbe stata ricordata come quella della crisi; ci sbagliavamo! Eccoci qui invece ad aver festeggiato i 18 anni del CFF con un cartellone e un bilancio degni delle grandi occasioni. Molte sono state le manifestazioni musicali in Italia costrette a chiudere per mancanza sia di fondi che di spettatori. Il Carpino Folk Festival, in contro tendenza come sempre, ha visto crescere i suoi fan che durante i 10 giorni del festival hanno affollato le vie del centro garganico di Carpino ricreando quella tipica atmosfera di festa che evoca le prime edizioni.
Superate le 56.000 presenze in 9 giorni di spettacoli dislocati in varie location. Dalle anteprime di Rodi Garganico e di Foce Varano, al treno di Viaggiar Cantando, quindi gli spettacoli nella stazione di Carpino e poi in Largo San Nicola con Sergio Rubini, la Notte di Chi Ruba Donne, le celebrazioni del decimo anniversario della Convenzione Unesco per la tutela del patrimonio culturale immateriale. Infine le tre serate in Piazza del Popolo con un cartellone che ha voluto mostrare le nuove forme sonore della tradizione vicine all’elettronica e alle contaminazioni tra vari generi musicali per chiudere domenica mattina alle ore 2.00 con il custode della tradizione musicale garganica, Antonio Piccininno.
Una piazza piena che balla sulle note e i canti di un cantore di 98 anni crediamo sia un caso più unico che raro.
Attraverso l’utilizzo dell’hashtag #CFF2013, un aggregatore di social network, tutti hanno avuto la possibilità di scrivere la storia del 18 compleanno del festival, grazie ai contenuti che ciascuno ha diffuso in forma pubblica sui maggiori social network. Questi verranno raccolti in un grande mosaico che ci permetterà di fissare i momenti più belli del festival, visti con gli occhi della gente.
Per quanto riguarda i numeri del web si registrano oltre 60.000 visite al sito ufficiale del Carpino Folk Festival (www.carpinofolkfestival.com) e quasi 50 mila likes alla pagina facebook del CFF (http://www.facebook.com/CarpinoFolkFestivalUfficiale) in un solo mese dal 10 di luglio al 10 di agosto.
Un ringraziamento va dunque alle istituzioni, Unione Europea (PO FESR Puglia 2007-13-Asse IV-Linea 4.3-Azione 4.3.2/D) – Regione Puglia, assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo – Regione Puglia, assessorato alle Risorse agroalimentari – Comune di Carpino – Comune di Ischitella – Comune di Rodi Garganico – Comune di Orsara di Puglia – Parco Nazionale del Gargano – Gal Gargano – Consorzio Five Festival Sud System – Pugliaevents – Pugliapromozione, e ai partner e sponsor Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci”, Bcc San Giovanni Rotondo, Hotel Gran Paradiso, Ferrovie del Gargano, ICHNet, Birra Forst e ai piccoli sostenitori privati. Ma è soprattutto il pubblico, con il suo grande affetto, ha reso ancora una volta Carpino la grande capitale del Folk per 9 giorni e ha fatto si che il CFF2013 superasse la sua prova.
Il miracolo del Carpino Folk Festival è quello di aver creato un evento popolare dai grandi numeri e dalla forte risonanza, immerso in un ambiente assolutamente peculiare che non ha eguali in tutto il mondo e che, con l’aggiunta di qualche ineffabile elemento, lo rendono unico e irripetibile.
Arrivederci al Carpino Folk Festival #CFF2014 sul Gargano come sempre nella prima decade di Agosto.
Sarà la BANDA BORBONICA, il TESORO di SAN GENNARO e il 98-enne ANTONIO PICCININNO a concludere i festeggiamenti dei primi 18 anni del CARPINO FOLK FESTIVAL
Voci celebri e anziani cantori locali si sono alternati sugli strumenti della tradizione a evocare le storie e i desideri, la gioia e il dolore di un popolo della terra che riassume in sé alcuni tra i più importanti significati della Puglia, in dialogo con altre terre e altre musiche della nostra regione, ma poi il festival ha guardando oltre di sé, alla musica world, ai tanti altri messaggi musicali dei popoli del mondo per poi ritornare al Gargano. Un luogo di carnale coinvolgimento, ma anche di sognante simbolicità: questa piccola penisola protrusa nell’Adriatico, frastagliata da una scogliera di fascino, ricoperta di boschi e zone umide, punteggiata da borghi antichissimi di civiltà contadina, nelle sere d’estate che dalla calura cedono alle brezze del mare si anima delle voci pregnanti e delle martellanti sonorità del Carpino Folk Festival.
Il “Carpino Folk Festival” 2013 festeggia la maggiore età con il progetto speciale de IL TESORO di SAN GENNARO, la produzione ad hoc della BANDA BORBONICA, i CANTORI di CARPINO e il quasi centenario custode della memoria storica della tradizione musicale popolare carpinese, ANTONIO PICCININNO.
Diciotto anni non sono pochi per un festival, soprattutto alla luce di tempi difficili come gli attuali in cui altre rassegne e manifestazioni, certamente non meno prestigiose, registrano cali vertiginosi se non chiusure clamorose. Il Carpino Folk Festival al contrario si conferma tra i più importanti festival all’interno dei grandi eventi della Puglia, contribuendo a darne spessore e qualità.
La memoria connessa alla trasmissione orale mantiene traccia del ricordo del passato effettivamente avvenuto per un tempo non più ampio di cento anni. Essa, fatta com’è di ricordi soggettivi, è essenzialmente minacciata dall’oblio e dalla amnesia.
Ma questo principio non trova conferma a Carpino e non è valido per i suoi cantatori.
Nonostante l’aumento esponenziale di contaminazioni culturali, ibridazioni di tradizioni differenti, incroci di stimoli più diversi, crescita inarrestabile dei dati conoscitivi e informativi l’oblio e l’amnesia sembra non riguardare Antonio Piccininno il custode della memoria garganica che continua a girare il mondo mentre noi tutti continuiamo a dormire.
Dopo aver contribuito alla sua nascita, sarà quindi lui stesso e i suoi canti a chiudere i festeggiamenti dei primi 18 anni del primo grande festival della musica popolare pugliese.
A lui che cent’anni li ha quasi raggiunti non possiamo però augurargli lunga vita fino a cent’anni, ma dobbiamo allungarla almeno fino a centocinquanta.
Con la fibra e la lucidità che si ritrova potrebbe anche arrivarci.
Grazie Zì’ndonj
Venerdì 9 agosto gli Asian Dub Foundation saranno al Carpino Folk Festival (Piazza del Popolo) con gli Insintesi e Nando Citarella e i Tamburi del Vesuvio.
09 Agosto 2013 – CARPINO
“CAROSONANDO”
NANDO CITARELLA E I TAMBURI DEL VESUVIO
“Fimmene in dub”
INSINTESI
“SIGNAL & THE NOISE”
ASIAN DUB FOUNDATION
NANDO CITARELLA E I TAMBURI DEL VESUVIO
Nel vulcano Vesuvio pulsano i ritmi che da sempre accompagnano i canti ed i balli tradizionali dell’area campana e di tutta l’Italia centro-meridionale.
Ma questa terra fertile ha accolto anche il battito ritmico di tutte quelle genti che da altri luoghi, attraversando il grande mare sono approdati quaggiù.
Così, rispettando la natura vulcanica in questa “Terra e’ motus”, il Vesuvio è il “grande tamburo” che scandisce il tempo per canti antichi e per nuove contaminazioni. Il progetto Tamburi del Vesuvio nasce, nel 1994, dalla volontà di Nando Citarella di dare voce alle contaminazioni etnico-culturali che la realtà sociale italiana stava cominciando ad esprimere.
Da profondo conoscitore ed “appartenente” alla realtà sociale delle feste popolari e non del sud Italia già nel 1990, Nando Citarella, durante una conferenza presso l’Università di Rio de Janeiro su: “Sincretismi religiosi e Sinergie musicali” diceva:
“Percorrendo gli itinerari delle feste popolari, religiose e non, si possono incontrare persone provenienti da paesi diversi dal nostro (Turchia, Marocco, Senegal, Albania, India, Brasile, Cuba ecc.),le quali si integrano in quello che per loro è un esempio culturale che sembra evocare, nonostante la diversità, le proprie realtà d’origine. Non è un caso quindi che, durante le feste popolari del nostro Sud i suoni di Djembè africani o di Masar e Bendir nord africani, si mescolino agli antichi ritmi delle tammurriate e delle tarantelle”
Questa semplice considerazione ha ispirato ed ispira il percorso dei Tamburi del Vesuvio.
INSINTESI – Special guests: Anna Cinzia Villani, Raffaella Aprile e Alessia Tondo
Fimmene in dub
Nel 2010, dopo dodici anni di attività e grazie alla collaborazione con AnimaMundi, il duo leccese di dj/producer Insintesi (Alessandro Lorusso e Francesco Andriani de Vito), inaugurava il world groove salentino con Salento in dub (AnimaMundi, 2010), che seguiva la partecipazione a Jentu dei Nidi d’Arac (V2 music, 2003) e la pubblicazione di Subterranea (Altipiani/Edel, 2007), album d’esordio tra dub, elettronica, etnica e ragga, con alcuni dei più rappresentativi cantanti salentini.
Con Fimmene in dub gli Insintesi continuano sullo stesso solco ma concentrando le sperimentazioni, in particolar modo, sulla musica di tradizione salentina e sulla vocalità femminile, particolarmente significativa nel più remoto angolo della Puglia, dove alcune cantanti (molte delle quali presenti nel disco) riescono a interpretare rispettosamente una musica fortemente ancorata alle radici e, allo stesso tempo, a traghettarla nella dimensione artistica moderna. Sul palco di Carpino ospiti speciali tre delle voci più belle del Salento: Anna Cinzia Villani, Raffaella Aprile e Alessia Tondo
ASIAN DUB FOUNDATION
Signal & The Noise
Asian Dub Foundation, guerrieri midi del 21 secolo! Il loro inconfondibile sound è una combinazione di duri ritmi jungle, linee di basso indu-dub, energia e chitarre punk rock, struggenti sitar e suoni tradizionali indiani campionati dalle collezioni di dischi dei genitori, il tutto a supporto di liriche militanti sparate nello stile furioso e veloce del rap e del ragga!
Riconosciuti da tutti come una delle migliori band dal vivo del mondo, nella loro ormai lunga storia gli Asian Dub Foundation hanno diviso il palco con artisti del calibro di Rage Against The Machine, The Cure e Radiohead: un appeal trasversale e universale per un gruppo semplicemente unico e sempre al passo con i tempi.
Con il nuovo album SIGNAL AND THE NOISE, prodotto dal grande Adrian Sherwood ed in uscita ad agosto 2013 si apre una nuova fase artistica nella storia di ADF. L’album segna un ritorno ai suoni più dub e militanti di questa band, oltre al ritorno di importanti musicisti: il bassista e fondatore DR DAS, il batterista Rocky Singh, il cantante Ghetto Priest, ed il nuovo componente Nathan Flutebox Lee.
Il Carpino Folk Festival è abituato da anni a fare i conti con i grandi numeri e procede senza mostrare segni di invecchiamento dimostrandosi festival longevo grazie alla programmazione e alla costante attenzione posta sia nei confronti della memoria orale di storie, canti e balli e quindi nei confronti dei suonatori e cantatori tradizionali, sia nei confronti dei gruppi di riproposta fedeli che nei confronti degli artisti che si rifanno ai temi o alla musica di tradizione orale.
Anche questa edizione ci sembra sia riuscita ad abbinare nomi ed etichette emergenti di grande interesse e attualità con alcuni artisti affermati e con i cantori della tradizione.
Al Carpino Folk Festival 2013 dopo le esibizioni di Enza Pagliara, i Malicanti, Sergio Rubini, Nomad set, DonPasta, Luca Tota, Nazario Vasciarelli, i SuonidiSotto, gli Aiarule, le cantatrici di Ischitella, i Cantori di Mattinata e i cantori della tradizione di Carpino Antonio Piccininno, Mike Maccarone e Rocco Cozzola e la volta, con partenza il 08 agosto, dei grandi concerti in Piazza del Popolo. Nando Citarella e I Tamburi Del Vesuvio. Dalla Gran Bretagna arrivano gli Asian dub Foundation. Quindi l’ensemble inglese e cubana dei Ska Cubano. Dal salento Insintesi dub e i Crifiu. Il Tesoro di San Gennaro e il concerto inedito, produzione del festival 2013, della Banda Borbonica feat Giovanni Mauriello, Patrizio Trampetti e Marco Zurzolo e i Cantori di Carpino col 97-enne Antonio Piccininno a chiudere la XVIII edizione.
Giovedì 8 agosto
Ore 22:00
CRIFIU
Cuori e Confini
CRIFIU sono una delle band migliori che il Salento sta esportando in tutta Italia grazie ad una originale identità sonora (un incontro tra rock, elettronica, world music e melodie mediterranee) e un potente impatto scenico nei concerti dal vivo, in grado di raccogliere un sempre più numeroso pubblico.
Una forte vocazione per le esibizioni live porta la rock-band nei più importanti festival e club d’Italia condividendo palchi e collaborazioni con: Modena City Ramblers, Gang, Giuliano Palma & Bluebeaters, Max Gazzè, Mau Mau, Sud Sound System, Asian Dub Foundation (di cui aprono il concerto nella loro unica tappa italiana del tour mondiale “Punkara”), Massilia Sound System, Roy Paci & Aretuska, fino a Caparezza e Vinicio Capossela nell’ambito cartellone de “La Notte Bianca” di Roma
Dopo un lungo tour in tutta Italia e una moltitudine di concerti, la band torna in studio di registrazione e nella primavera del 2012 pubblica il nuovo lavoro discografico, CUORI E CONFINI, un album impreziosito dalla presenza di ospiti internazionali, tra cui Papet J, noto mc dei Massilia Sound System (Francia), Lou Dalfin, Gastone Pietrucci de La Macina, Cisco e Nandu Popu dei Sud Sound System. Tredici brani che hanno le antenne puntate sul mondo, in grado di guardare dentro i nostri giorni e di raccontarli con un linguaggio inedito, una propria identità artistica ed uno stile personale ed inconfondibile, svelando la freschezza del gruppo e, al tempo stesso, la maturazione artistica raggiunta.
SKA CUBANO
Mambo Ska
Ska Cubano, gruppo fondato dal manager inglese Peter Scott, amante dello ska giamaicano e della musica cubana, mescola insieme il mambo e lo ska, la rumba il rock e il reggae fino al son.
Sul palco del Carpino folk Festival Ska Cubano si esibisce con un insieme di 11 elementi, tra cui: Juan Manuel, Villy Carbonell (Berny Billy), il signor Ska di Santiago, Nathan Lerner (Natty Bo) cantautore e produttore di ska, Eddie “Tan Tan” Thornton, il leggendario trombettista dal talento straordinario, Legumi Mesako, sassofonista fondatore dei Tops Cats, Rey Crespo, contrabbasso.
E’ davvero difficile pensare che il gruppo sia stato creato come un “concetto” e non da un’evoluzione musicale naturale. Il risultato è un esplosione irresistibile di colori musicali che si fondono perfettamente per creare un suono che fa vibrare le corde più profonde dell’animo e del corpo del pubblico.
La Puglia, si sa, è capace di offrire al suo visitatore tanta qualità sotto tanti aspetti differenti, di questi ad oggi solo il patrimonio storico architettonico pugliese ha ottenuto il riconoscimento di patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco con i siti di Monte Sant’Angelo, Andria e Alberobello. Ma la Puglia ha anche grandi ricchezze culturali immateriali.
Con l’etnomusicologo Salvatore Villani mercoledì 7 agosto faremo il punto della situazione sul dossier su cui è impegnato personalmente per lanciare la candidatura all’Unesco della “Tarantella del Gargano”.
Ore 22.00 Largo San Nicola – Carpino
TARANTELLE DEL GARGANO
Presentazione dossier per la candidatura Unesco
A cura di SALVATORE VILLANI
– Proiezione del documentario “Gargano. La musica delle campagne”
Regia di Giandomenico Curi
– Spettacolo “Musiche, canti e tarantelle del Gargano.
Con Aiarule, Le cantatrici di Ischitella, I Cantori di Mattinata e con la partecipazione straordinaria di Antonio Piccininno e Rocco Cozzola
TARANTELLE DEL GARGANO – Presentazione dossier per la candidatura Unesco
Il 7 agosto 2013, nell’ambito della XVIII edizione del Carpino Folk Festival, un’intera serata verrà dedicata allo stato dei lavori del dossier “Le tarantelle del Gargano”, curato dall’etnomusicologo Salvatore Villani, per l’iscrizione nella lista rappresentativa dei beni culturali immateriali dell’UNESCO, dopo il meritato accreditamento dell’Associazione carpinese presso la Cultur Sector della Division for Cultural Expressions and Heritage dell’UNESCO. A seguire la proiezione del documentario “Gargano. La musica delle campagne” del regista Giandomenico Curi prodotto da Hi Folk e Video Sign (2005) e concerto di tarantelle del Gargano con il gruppo Li Ariarule con la partecipazione di Antonio Piccininno e Rocco Cozzola. Durante la kermesse musicale vi sarà l’intervento delle Cantatrici di Ischitella e dei Cantori di Mattinata, due gruppi spontanei della ricca tradizione orale polivocale del Gargano, che eseguiranno repertori che spaziano dalle ninne nanne, ai canti di lavoro, canti narrativi, stornelli, satire, etc.
Le tarantelle garganiche, pur rientrando in una famiglia molto più ampia e variegata di forme musicali e di ballo diffuse in tutto il meridione, a causa dell’isolamento storico del territorio, risultano assai differenziate dalle altre regioni italiane e presentano una loro specificità nei suoi tre aspetti: canto, ballo e strumenti tipici.
Attestazioni iconografiche su sculture antropomorfe protostoriche testimoniano l’uso del ballo e degli strumenti musicali in quest’area a partire dal X-IX sec. a.C.
Negli ultimi decenni si è acquisita maggiore consapevolezza della portata culturale della tradizione e pertanto sono sorti centri di ricerca, festivals, gruppi di riproposta e attività didattiche di trasmissione dei saperi che comprendono conoscenza di storia delle tradizioni popolari, danze, canto, strumenti musicali e drammatizzazione di formalizzati orali.
Gli anziani portatori sono diventati così i maestri privilegiati di questa trasmissione e punti di riferimento imprescindibili per una corretta interpretazione delle fonti orali.
Il grande ospite del 6 agosto è l’attore e regista Sergio Rubini che dedicherà un reading al cantautore foggiano Matteo Salvatore, dal titolo “di fame, di denaro, di passione – La vita di Matteo Salvatore”
“Non bisogna fare l’equazione: crisi economica uguale crisi culturale…è esattamente il contrario. La profonda crisi culturale che sta vivendo il paese, in particolare il Sud, si traduce in crisi economica”.
06 Agosto 2013
CANTAR VIAGGIANDO – “Una valigia di ricordi”
“Un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano”
Ore 18.00 in viaggio tratta San Severo/Carpino
SALVATORE LUCA TOTA – “Trik e trak e stoffa da vendere”
Con degustazione di prodotti tipici regionali
Ore 20.00 Stazione di Carpino
NAZARIO VASCIARELLI – “Terra, pane e libertà. La cantata di Michele Sciarra”
Commento musicale di Matteo Marolla
CARPINO FOLK FESTIVAL – L’ITALIA è la patria del diritto e del rovescio
Ore 22,00 Largo San Nicola – Carpino
SERGIO RUBINI – “di fame, di denaro, di passione – La vita di Matteo Salvatore”
In viaggio sulla tratta Ferrovie del Gargano San Severo-Carpino, partenza ore 19:05
SALVATORE LUCA TOTA
Tricche e tracche e stoffa da vendere
Le tradizioni locali, i modi di fare e i proverbi che caratterizzano la cultura popolare sanseverese diventano musica grazie a “Tricche e ttracche…”, il primo album di Salvatore Luca Tota.
L’esibizione “viaggiante” all’interno del CFF trasporterà il pubblico in un viaggio alla scoperta dei modi di dire dei personaggi sanseveresi, come “Ninetta 50 lire”, delle tradizioni locali, come la Festa del Soccorso, e di brani caratterizzati da francesismi che giocano sulla somiglianza del vernacolo alla lingua francese. L’autore, già noto per le sue qualità recitative e di interpretative, regala al pubblico anche brani più toccanti capaci di smuovere le corde dell’animo raccontando di un territorio caratterizzato da problematiche diverse, da storie parallele, ma tutte accomunate dalla presenza di una speranza che non può e non deve morire mai.
TERRA, PANE E LIBERTA’ – La cantata di Michele Sciarra
Spettacolo teatrale di e con Nazario Vasciarelli. Commento musicale di Matteo Marolla
Una storia di terra, pane e libertà. Una storia che attraversa gli anni, le guerre, gli oceani.
“Terra, pane e libertà. La cantata di Michele Sciarra” parla di Michele, socialista figlio di anarchici che, abbandonato dal padre fuggito nel Nuovo Mondo, cresce con la madre negli anni difficili del fascismo. La sua storia è una lenta e inesorabile presa di coscienza che lo condurrà, alla fine del secondo conflitto mondiale, a organizzare in sindacati i braccianti della sua terra per occupare quei latifondi che, rimasti incolti, erano la speranza di una classe sociale ridotta allo stremo.
Sarà il racconto di un’epoca quello in scena alla stazione ferroviaria di Carpino: il tempo dei difensori dei lavoratori come Giuseppe Di Vittorio, Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale e Carmine Cannelonga i quali, spinti da un’eccezionale e straordinaria personalità, completata da una grandissima autodisciplina, cambiarono per sempre i rapporti tra braccianti e grandi proprietari terrieri.
Un’ora di rievocazione e magia. Un’ora di emozioni in cui le immagini del lavoro nei campi, delle prepotenze dei fascisti, dell’iniziazione ai principi del socialismo, dell’apostolato tra i braccianti, rivivono attraverso la forza evocativa della parola, sottolineata dalla fisicità dell’attore che racconta la vicenda e dalla voce di Matteo Marolla che canta i brani del repertorio di Matteo Salvatore e scandisce i capitoli della vicenda.
SERGIO RUBINI in “Di fame, di denaro, di passione – La vita di Matteo Salvatore
Musica dal vivo di Umberto Sangiovanni e Daunia Orchestra
Con Sergio Rubini – voce recitante, Umberto Sangiovanni – pianoforte e composizioni, Serena Scocca- voce, Adriano Mactovich – basso.
Un viaggio tra le parole e la musica di Matteo Salvatore, il cantastorie pugliese, poeta degli “ultimi”, che con le sue ballate ha raccontato se stesso e la sua quotidianità. Dalla sua terra lui ha rubato tutto: il bianco pudore dell’ignoranza, la capacità di non mollare mai e la forza di rinascere ogni giorno e mille volte ancora. La miseria nera e la fame che accompagnarono tanti, troppi anni della sua vita, saranno linee parallele ai suoi ricordi, come chimere raggiunte e ritrovate, sognate e malcelate.
Versi che brillano di una bellezza sofferente, di una straziante realtà che spesso si mischia alla follia. I suoi passaggi vocali inaspettati, dai toni più gravi al falsetto, lasciavano quel senso malinconico come se tutto fosse cantato con il sottile timore di dover raccontare una biografia dolorosa. Gli anni passati in carcere per l’uccisione della sua compagna Adriana nel 1973, non gli tolsero la voglia di ricominciare, di ritrovare la gente per mettere ancora in piazza la sua forza, il suo talento di cantastorie. Della sua vita ha saputo tralasciare moralismi e giudizi, ha speso i molti soldi che gli regalò il destino, ha voluto bene ai suoi pochi amici e cercato sempre il sorriso di una donna. Adesso la sua musica ha un posto sicuro dove potersi posare perché, come Matteo, lascerà ogni volta il rimpianto di non averne mai parlato abbastanza, di non averne mai suonato abbastanza.
Mancano poche ore e il conto alla rovescia sta per terminare
Un festival che raggiunge i 18 anni (la maggiore età) deve per forza avere in sé forza e caratteristiche tali da essere apprezzato dal pubblico che annualmente lo segue. È il caso del “Carpino Folk Festival”, che promosso dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival trova collocazione temporale stabile all’interno dei grandi eventi della Puglia, contribuendo a darne spessore e qualità.
Al centro del sistema insediativo distribuito a corona intorno al lago di Varano, lungo la strada pedecollinare che lambisce l’anfiteatro naturale costituito da Capoiale, San Nicola di Varano, Cagnano Varano, Ischitella, Vico del Gargano fino a Rodi Garganico, in posizione rialzata e panoramica sul Poggio Pastromele si è realizzato un incontro di saperi, di generazioni, di competenze e di stimoli ideali che ha permesso a Carpino, grazie ai suoi cantori e all’intera comunità, di divenire in Puglia una sorta di santuario simbolico dell’“altra Musica”.
A celebrare questa musica è uno degli eventi musicali più importanti della Puglia e una delle feste popolari più longeve e più famose in Italia. Diventato tale semplicemente perché è un festival, nel suo genere, di qualità che attrae migliaia di persone, molti dei quali ritornano anno dopo anno.
Dopo le anteprime di Rodi Garganico e di Foce Varano domani, 4 agosto, il Carpino Folk Festival parte con il Premio Rocco Draicchio, i laboratori musicali e il “Cantar Viaggiando”.
Alla diciottesima edizione del Carpino Folk Festival il Premio Rocco Draicchio, omaggio al suo fondatore, si rinnova e si propone ai videomakers mettendo in palio un premio di 800,00 euro per colui che meglio interpreterà il nostro festival, il territorio e il suo paesaggio e il patrimonio culturale immateriale del Gargano.
(Su http://www.carpinofolkfestival.com il bando di partecipazione)
Anche sul fronte culturale il festival della musica popolare non vuole abbassare la guardia proponendo anche quest’anno lezioni/dimostrazioni in cui vengono esplorate di volta in volta le caratteristiche della musica e del ballo e la conoscenza degli strumenti musicali tradizionali del territorio garganico e quindi la pratica del suonare, cantare e ballare insieme. I partecipanti al festival potranno scegliere fra il corso di Ballo proposto dall’etnomusicologo Salvatore Villani (organizzatore di cultura, compositore, cantante e direttore di ensemble musicali, con al suo attivo numerose pubblicazioni, registrazioni e concerti in Italia ed all’estero), il corso di tamburello di Antonio Marotta (collaboratore del M° Roberto De Simone, come cantante, attore e musicista) e il corso sulla chitarra battente di Pio Gravina (musicista, cantante e studioso delle tradizioni di San Giovanni Rotondo e del Gargano).
All’interno del contesto del CARPINO FOLK FESTIVAL, l’Associazione Culturale con la partecipazione attiva del Gruppo di Azione Locale del Gargano, promotore del progetto, realizzerà nelle serate dal 4 al 6 agosto la III edizione di CANTAR VIAGGIANDO coll’obiettivo di promuovere nell’offerta turistica estiva del Gargano il turismo attento alla lentezza.
Con CANTAR VIAGGIANDO al terzo anno consecutivo, insieme alle Ferrovie del Gargano e al Comune di Carpino, innesteremo all’interno dei vagoni del treno e nelle stazioni elementi di creatività e sostenibilità per promuovere un turismo attento alla lentezza, ai valori del territorio, alle tipicità facendo, quindi alla mobilità sostenibile per godere a pieno gli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il tragitto del Gargano.
“Cantar Viaggiando” è un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano.
Partire da San Severo, toccare San Nicandro e Cagnano Varano e poi dritti su fino ad arrivare agli spettacoli del Carpino Folk Festival dove lo sguardo spazia sul Lago di Varano e sulla lingua di terra che spacca l’azzurro in due, dividendo lo specchio lacustre da quello marino. Stesso obiettivo, da Calenella lungo il blu della costa per tuffarsi a San Menaio e a Rodi garganico, toccare da lontano Ischitella e quindi immergersi nei ritmi delle tarantelle garganiche accompagnati dai suoni del tamburello, delle castagnole e delle chitarre battenti.
L’idea è quella di stimolare l’utilizzo del servizio treno/bus navetta delle Ferrovie del Gargano per permettere al pubblico di spostarsi comodamente all’interno del nostro territorio evitando l’uso della propria autovettura per raggiungere il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni.
Un viaggio impreziosito dalla presenza a bordo di microeventi tematici che renderanno piacevole e originale il tragitto, cantando e raccontando e godendo appieno i paesaggi che si attraversano nel tramonto di un estate garganica.
Con il Gruppo di Azione Locale del Gargano e il coinvolgimento delle aziende agricole o di commercializzazione dei prodotti della nostra terra, verrà svolta la degustazione gratuita e la somministrazione di prodotti agroalimentari locali.
CANTAR VIAGGIANDO 2013 prevede la partenza del viaggio da San Severo con arrivo a Carpino dove verranno realizzati eventi all’interno della stazione, per poi proseguire la serata nella parte più vecchia del centro storico del paese dei cantori.