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Capodogli spiaggiati, Greenpeace: “Prematuro dire che la plastica li ha uccisi”

"Il ritrovamento durante l’autopsia di buste di plastica nel tratto digerente dei capodogli spiaggiati alla Foce di Capoiale-Laguna, non ci sorprende e dimostra ancora una volta il grave stato di degrado dei nostri mari. – sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – Ci sembra però prematuro (e poco credibile) affermare che questa sia la causa dello spiaggiamento." In una nota-stampa di Greenpeace si legge ancora: "Le ipotesi sono tante: da un possibile terremoto sottomarino all’immissione in mare di suoni a grande intensità (causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimenti di petrolio), all’inquinamento (verosimilmente analisi tossicologiche potrebbero confermare la presenza di metalli pesanti o altri inquinanti)". "Bisogna aspettare che gli esperti terminino di lavorare sui campioni prelevati per poter indicare con sicurezza le cause di questo disastro ambientale. Quello che è certo, però, è che il Mediterraneo, un mare semi chiuso, soffre particolarmente dell’impatto delle attività umane. E nulla viene fatto per preservarlo. Ad oggi meno dell’1% della sua superficie in alto mare, dove le balene vivono, è protetto. Non possiamo aspettare che muoiano i capodogli per intervenire." conclude Monti.

redazione Teleradioerre

La macelleria a cielo aperto…

Mare Adriatico che accarezza il Gargano quando infuria il Maestrale. “Il 9 dicembre sono stati avvistati 10 capodogli in difficoltà” rivela una elevata fonte militare italiana. Strano. Ma allora come mai la notizia è stata fatta trapelare agli organi di informazione soltanto il 10 dicembre? Cosa ha causato lo spiaggiamento di ben 7 cetacei e la loro morte sull’istmo di Varano? Inquinamento chimico e radioattivo, o inquinamento sonoro? Che fine hanno fatto gli altri esemplari? Tutte le balene potevano essere salvate? Qualcuna si è per caso riversata sul litorale di Vieste? Forse, era in corso un esperimento bellico? C’è un nesso con il recente ritrovamento nelle acque dell’omonimo e adiacente lago costiero (comunicante con il mare attraverso due canali), di tracce consistenti del radionuclide artificiale cesio 137? Esiste un legame con la presenza a poche miglia dal luogo dell’insabbiamento dei cetacei di numerose navi imbottite di veleni chimici, affondate nell’ultimo trentennio (Et Suyo Maru e Panayota senza citarle tutte)? Proprio dinanzi alla fascia costiera di Capojale e Foce Varano – anticamente una baia marina sulla quale si ergeva la città di Uria – si staglia la minuscola isola di Pianosa, soffocata da numerosi relitti inquinanti e da un tappeto di ordigni inesplosi risalenti alla seconda guerra mondiale e al più recente bombardamento della ex Jugoslavia (perfino all’uranio impoverito e tutti di marca angloamericana). Il fenomeno è ben noto ai tanti governi italiani e al padrone Usa. Non è tutto. Al largo del promontorio garganico alcuni ricercatori dell’Icram, oggi Ispra, hanno riscontrato e segnalato alle autorità (già a conoscenza ma silenti) la presenza di un’area sottomarina – diametro 10 miglia – contenente un numero imprecisato di ordigni convenzionali e chimici, alla profondità di 230 metri. Ancora al largo del Gargano, come è noto allo Stato Maggiore della Marina italiana, all’Us Navy ed al Pentagono, ad una profondità variabile tra i 200 e i 400 metri su una estensione notevole insiste un’autentica discarica di bombe chimiche inutilizzate. Basta esaminare i dati dei progetti REDCOD e ACAB per comprendere appieno il diastro ecologico appena annunciato dalla strana morte di questi nostri fratelli del mare. “Nei capodogli i primi esami hanno rivelato la presenza di embolie gassose” spiegano due cetologi, gli unici esperti che il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, una perfetta incompetente in materia, si è ben guardata dal chiamare in loco. Il nemico numero uno di questo tesoro biologico è l’inquinamento. L’affondo acustico dei sonar militari spaventa i cetacei e li spinge ad un a risalita troppo rapida, in cui trovano frequentemente la morte. I cetacei sono estremamente dioednenti dall’udito per la loro sopravvivenza. Molti esperti sono preoccupati per i cetacei colpiti dall’inquinamento acustico causato dalla navigazione, dalle rilevazioni sismiche, dalle trivellazioni per l’estrazione degli idrocarburi, dalle costruzioni marine e dai dispositivi sonar. La marina militare Usa attualmente sta sperimentando dei cannoni pneumatici che sparano sugli abissi onde sonore fino a 270 decibel con intervalli di 20 secondi. La tolleranza acustica massima dei capodogli è di 150 decibel. La Cetacean International Society pubblica bollettini di cetacei uccisi da questo tipo di contaminazione acustica. Tra l’altro questo organismo scientifico indipendente da lobby economiche e governi ha denunciato una dozzina di esperimenti realizzati in gran segreto nel mar Ligure. Contaminazione causata non solo dai cannoni acustici calibrati, ma anche dai meno conosciuti Surtass Lfai dell’US Navy e della Nato. Si tratta di sistemi sonori per individuare sommergibili con uso di onde sonore di 250 decibel a bassa frequenza di 450-750 Hz. 2Dopo una nottata movimentata passata al telefono a sollecitare e avvisare vari enti, la mattina di venerdi 11 dicembre, tre esemplari risultavano ancora vivi mostrandosi relativamente vitali dopo circa 24 ore in una condizione di spiaggiamento. Gli altri erano purtroppo deceduti” denuncia Vincenzo Rizzi, presidente del centro studi naturalistici di Capitanata. “Malgrado la ferma volontà sinistra che delle centinaia di pescatori locali, di tentare di recuperare i tre esemplari, le istituzioni nazionali da Roma e sottolineo da Roma telefonicamente hanno deciso che gli animali dovevano morire” conclude con le lacrime agli occhi uno pochi veri ecologisti della Puglia. Per quale ragione il ministro Prestigiacomo ha decretato la morte a tavolino di questi giganti del mare? Terra Nostra ha interpellato il ministro della Difesa, Ignazio la Russa per sapere quantomeno se era in corso qualche esercitazione militare nella zona, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Allora abbiamo deciso di andare a fondo nell’indagine giornalistica e abbiamo scoperto che la Capitaneria di porto di Termoli, con l’ordinanza numero 46/09, firmata il 20 novembre 2009 dal capitano di fregata Raffaele Esposito, ha interdetto dal primo al 31 dicembre di quest’anno, un’area marina vicina alla zona di spiaggiamento, per consentire la realizzatone di un’esercitazione dell’Aeronautica militare italiana. Nel testo si legge: “lo specchio acqueo centrato nel punto di coordinate latitudine 42°00’00’’ N – longitudine 015°16’00’’ E e per un raggio di 2,5 miglia nautiche, è interdetto alla navigazione, ancoraggio, sosta e pesca comunque effettuata, nonché ogni altra attività direttamente e/o di riflesso connessa agli usi pubblici del mare”. E’ davvero strano che i pescatori del Gargano, come i naviganti civili, non siano informati. Come mai l’autopsia – più simile ad una gratuita macelleria – condotta dai vivisezionatori dell’università di Padova è stata realizzata sugli ultimi due capodogli agonizzanti (esemplari 6 e 7) e non sui primi cetacei arenati per stabilire le cause della morte? Il disastro combinato macellai universitari è documentato dalle immagini: questi animali hanno pure banchettato sul luogo della carneficina e si sono pure fatti ritrarre in foto ricordo dei trofei. Il ministero ambientale ha stanziato 150 mila euro per le balene che attualmente giacciono in putrefazione sul litorale. Un’altra enormità ingiustificata. Il disastroso evento ha dimostrato che il parco nazionale del Gargano ed il parco marino delle Tremiti sono due carrozzoni, anzi due poltronifici, enti incapaci di articolare il benché minimo intervento, alla stregua della Provincia di Foggia con i balbettanti Pepe e Pecorella. Nel Gargano nonostante convegni e conferenze a spese del contribuente negli ultimi 20 anni, non esiste ancora un osservatorio marino. Le balene sono i nostri antenati evoluti. Queste nobili creature degli abissi non conoscono frontiere, si muovono libere nei mari. Sono la specie simbolo dello stato di salute dei nostri mari. La voce di una balena viaggia fino a 1500 chilometri di distanza: se si ascolta attentamente si comprende che chiede aiuto. Purtroppo gli umani sono la specie più pericolosa sul globo terrestre.

A breve le immagini e il video dell’inchiesta

Gianni Lannes

Estrazioni petrolifere vicino alle Tremiti

Al più presto partiranno le estrazioni di petrolio nei mari circostanti le nostre meravigliose isole (foto del titolo, la zona interessata è la 498, ultima a destra; ndr). E’ una società irlandese ad avere ottenuto il permesso di ricerca, la PetrolCeltic International, che data l’economicità dell’operazione ne ha chiesti parecchi di permessi di estrazione, a partire da Martinsicuro fino alle Isole Tremiti. C’è da chiedersi come possa essere economico chiedere permessi di ricerca per trivellare nelle nostre bellissime acque, ma molte agevolazioni fiscali e un bassissimo canone da conferire allo Stato rendono la speculazione da parte di società estere veramente allettante.

Pagheranno circa 5 euro per metro quadro di concessione annuale: una miseria, che non rende conto dei danni ambientali che tale operazione può portare. Si tratta di petrolio di pessima qualità, difficile e costoso da estrarre, e sono estrazioni più soggette a incidenti. Nessuna manna dal cielo quindi per le Amministrazioni locali competenti che si vedranno corrispondere cifre quasi simboliche, per farsi bucherellare i fondali marini in prossimità di riserve naturali.

Negli Stati Uniti la società petrolifera Hevron ha dovuto inserire un messaggio grosso 2 pagine nel Washington Post, imposto per legge, dove praticamente ammette che le estrazioni di idrocarburi provocano malattie alle popolazioni che vivono vicine ai pozzi. Tumori, leucemie, malattie ai polmoni, neoplasie, in tutto il mondo civilizzato non viene più permessa l’estrazione vicino a centri abitati, e ancor più vicino a zone d’interesse paesaggistico-naturale.

Basterebbe un minimo incidente, qualcosa che va storto, e la filiera del turismo alle Isole Tremiti sarebbe distrutta per sempre. A Timor Est un piccolo incidente ha provocato la fuoriuscita di greggio e altre sostanza nocive che hanno contaminato le acque in maniera irreversibile, o quasi. Gli scienziati affermano che ci vorranno cento anni prima che l’ecosistema torni come prima.

Noi nell’Adriatico abbiamo la bella esperienza dell’ENI (compagnia petrolifera nostrana) che negli anni ’70-’80 riversò tonnellate di rifiuti tossici nelle acque tra Venezia e Bari, senza mai essere identificato un colpevole, e quindi sappiamo bene come possano restare impuniti tali disastri ambientali dalle nostre parti. Ma le associazioni a difesa del territorio si stanno muovendo.

Pio Luigi Staniscia

Per conoscenza:

PERMESSO DEL MINISTERO
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=144

MAPPA ZONE INTERVENTI
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/mappa.asp?cod=144

N.B. – In VIDEO DELLA SETTIMANA le Isole Tremiti come vorremmo rimanessero sempre così!

puntodistella.it

Ultimo aggiornamento sullo spiaggiamento dei capodogli

Non sarà la cava a pochi chilometri da Cagnano Varano ad ospitare le carcasse sezionate dei sette capodogli spiaggiati ad Isola Varano e Capojale. Lo ha deciso un secondo tavolo tecnico in prefettura, a cui hanno preso parte il prefetto Nunziante, l’assessore provinciale all’ambiente Pecorella, l’asl, la protezione civile, i sindaci di Cagnano Varano, Nicola Tavaglione ed Ischitella, Piero Colecchia. E proprio i due primi cittadini garganici avranno il compito di trovare zone dove seppellire i resti dei cetacei, visto che la cava cagnanese non ha i requisiti giusti e non è stato possibile, nell’immediatezza, rilevare l’altezza della falda acquifera, che potrebbe inquinarsi facilmente. Una soluzione deve essere trovata nel giro di poche ore, più che di pochi giorni, anche perché i capodogli sono in decomposizione e vanno smaltiti al più presto. In ogni caso i loro scheletri potranno essere recuperati, perché richiesti da numerosi musei di storia naturale, tra cui quello nascente di Manfredonia e l’oasi del lago Salso, sempre nel Foggiano.
teleblu.it

Capojale – Tutti gli esemplari di capodogli sono ormai deceduti. A questo punto è venuto il crearsi il problema di come smaltire le carcasse dei cetacei.
Alcuni esemplari, i primi che sono venuti a mancare, sono stati trasportati su grossi camion verso una destinazione non meglio precisata nell’hinterland cagnanese. Gli ultimi animali morti, invece, sono sottoposti ad autopsia dagli esperti del CNR di Lesina, i quali sperano di riuscire a trovare delle tracce che indichino quali possano essere state le cause che hanno generato l’anomalia.
Qui di seguito metto a disposizione alcuni video, trovati in rete, che testimoniano il lavoro svolto dagli scienziati.
cagnanovarano.org

Nel suo capo si trova un enorme quantità (da 1 a 5 tonnellate) di una sostanza cerosa e trasparente detta "spermaceti", usata in cosmetica e come lubrificante. Altra sostanza ricercata è l’ambra grigia, concrezione che si rinviene nell’intestino del capodoglio, originata da resti di cefalopodi ingeriti. Un capodoglio può avere fino a 60 kg di ambra, usata in profumeria come fissativo
.
Che siano tra le cause del mancato tentativo di salvataggio?
 

Video sul sezionamento dei capodogli:

 

! Attenzione ! i filmati presentano immagini esplicite che potrebbero urtare la sensibilità di alcune persone!!

Una stella nel cuore della notte

“Soffia…soffia…soffia…!”
Trasportato dal vento è un grido di guerra.
Al grido di guerra poi segue l’attacco. Per ogni trenta centimetri di lunghezza, un respiro in superficie, un minuto sott’acqua alla successiva immersione.
È questa la regola empirica dei balenieri mentre scrutano l’acqua alla ricerca del mio sbruffo, per fare lesti un po’ di calcoli.
E se dopo al grido, ai calcoli arriva l’attacco, la nostra morte, seppure siamo giganti, s’appende anche ad altre esche.
Non c’è un grido, né una fiocina che sibila, ma mi sono ritrovato spiaggiato sul Gargano.
Era l’alba.
Mai vista l’alba da questa insolita posizione.
Sdraiato su di un fianco. Un occhio schiacciato sulla sabbia, un occhio rivolto al cielo.
Bei colori in questo cielo all’alba.
Respiro con fatica e nella mia quasi totale immobilità, fatta eccezione per la coda che cerco di sbandierare, mi sento addosso il mare che va a morire sulla spiaggia e la brezza che deve guidare il mare.
Non vedo un granché con un occhio solo.
Il cielo, però, sì. Via via diventa più chiaro e mi sembra proprio di emergere e di essere giunto alle ultime centinaia di metri dalla superficie, dove la luce riesce a penetrare e a sconfiggere il buio.
Con l’aumentare della luce, aumentano i rumori. Strani suoni emettono questi umani.
Si staranno organizzando.
Il tempo passa lento. Non sono abituato a restare a lungo fermo e il respiro…ah, cosa darei per uno sbruffo!!
Gli umani giungono numerosi.
Chissà se la vita, qui, è simile a quella negli abissi?!Se il più grande divora il più piccolo?!
È un sistema d’equilibrio giù nel mare.
Ma adesso questo sistema non vale.
Io sono approdato in un mondo che non è il mio.
Sono il più grande, ma in realtà riverso su di un fianco senza sbruffo e con un occhio affossato sono il più debole.
Che questi strani suoni umani stiano organizzando il mio salvataggio, in modo che non si guasti l’equilibrio del mio mondo e non disturbi quello della terra?!
Intanto la luce comincia a diminuire e immagino di inabissarmi.
Chiedo collaborazione al mio corpo; la coda non risponde ai comandi e resta fissa come una bandiera inamidata.
E allora mi aggrappo al ricordo e ai viaggi tra i profondi fondali, ai misteri abissali che questi umani credono di aver compreso e di poter governare… giusto per ignorare i flash delle macchine fotografiche che ho capito non servono affatto per la mia salvezza.
Quando l’occhio ritorna presente, si riempie di crepuscolo e di lì a poco il cielo pieno di luce si fa cielo pieno di buio.
E nel buio un piccolo piccolo puntino bianco mi fissa, immobile quanto me.
Ormai c’è poco movimento sulla spiaggia.
Il moto delle onde mi fa sentire a casa mia, nonostante qualcosa mi abbia cacciato sulla soglia.
Riportarmi dentro deve essere complicato o poco desiderato, altrimenti cosa ci farei ancora qui?!
Il puntino bianco brilla ancora uguale ed è ciò che vedo come ultimo ricordo.
Solo una stella nel cuore della notte

Grazia D’Altilia (da fuoriporta.info)

Capodogli: le carcasse saranno conservate a scopo scientifico

E’ stata decisa, questa mattina durante un vertice in prefettura, la sorte delle carcasse dei capodogli spiaggiati sulle coste del Gargano. Doppio il problema all’esame degli esperti e delle autorità: come effettuare il trasporto e come procedere allo smaltimento di oltre 140mila chilogrammi di carne. Scartata l’idea di smaltire in mare le carcasse, ci si è posti il problema di quale discarica avrebbe potuto ospitare tanto materiale da smaltire. La soluzione è arrivata dal mondo scientifico e culturale. Tanti i musei di storia naturale che hanno chiesto lo scheletro dei cetacei. Per questo le carcasse non saranno distrutte, ma sezionate e depositate in una cava, che sarà messa in sicurezza, e sepolte da uno strato di terra e calce. Al termine del processo di decomposizione delle carni, gli scheletri saranno recuperati e affidati a chi ne ha fatto richiesta. Il sito individuato per questa operazione, che non costerà meno di 150mila euro, è una cava a due km da Cagnano Varano.

Vincenzo D’Errico

Intanto vi lascio ad una riflessione che nasce da un commento lasciato ad uno dei tanti video su youtube sul fatto:

Nessuno ha interesse a salvare i capodogli arenati, ma non serve ucciderli per ottenere la loro preziosa AMBRA GRIGIA. Basta avere un po di fortuna e trovarne più di 10 chili su una spiaggia, Il valore del vomito?Più di 600.000 euro. La sostanza viene usata soprattutto per fabbricare profumi: un solo grammo costa tra i 20 e i 65 dollari. Invece a noi diranno ke è stato un bene, visto ke ci sono poke ricerke su questi cetacei e i loro skeletri serviranno agli istituti ke potranno analizzarli.

Che pensare?

Capodogli spiaggiati: domani incontro in Prefettura per la rimozione delle carcasse

Foto di Domenico RosaE’ stata convocato per domani mattina nella prefettura di Foggia una riunione interistituzionale che dovrà risolvere il problema della rimozione e destinazione finale dello smaltimento delle carcasse dei sette capodogli spiaggiati tre giorni fa per cause ancora sconosciute lungo il litorale della Foce Varano, tra i comuni di Cagnano Varano e Ischitella. Dalla prefettura di Foggia fanno sapere che i primi tentativi che sono stati fatti per rimuovere le carcasse sono falliti a causa dell’enorme mole degli animali che sono lunghi tra i 10 e i 15 metri e pesano fino oltre 13 tonnellate. Intanto nella zona dello spiaggiamento sono state disposte particolari misure di ordine pubblico e prevenzione sanitaria per evitare l’avvicinamento di curiosi che possano entrare in contatto con le carcasse ormai in decomposizione.

redazione Teleradioerre,foto di Domenico Rosa e ondaradio

Il calendario della biodiversità di alberi e frutti del Gargano

Il calendario, come mezzo che è utile, non solo per l’utilizzo classico, ma questa volta per approcciarsi ad un tema nuovissimo: la BIODIVERSITA’, intesa come caratteristica determinante della vita (varietà di specie animali e vegetali, di habitat naturali, di biocenosi e di geni) e base importante per l’esistenza e le attività dello stesso uomo.

Il tema non è casuale: il 2010 è l’anno mondiale della biodiversità delle
Nazioni Unite (ONU)
, con il grande obiettivo di frenare la riduzione a cui essa è esposta. Abbiamo perso non solo vita spontanea ma stiamo per perdere definitivamente anche la diversità di specie e varietà agrarie (biodiversità alimentare).

In questo calendario vogliamo trattare di biodiversità alimentare, appunto, e cioè di quelle entità biologiche, i frutti, quale prodotto della secolare azione dei nostri contadini e che si è impoverita drasticamente: mangiamo non più di 4 tipi di mele, più o meno in tutti i paesi sviluppati; i nostri nonni mangiavano fino a 40 varietà diverse. Nell’arco di un quarantennio sulle nostre tavole si è persa questa diversità.

Ma gli alberi ancora restano, per fortuna, per ricostruire storie, tradizioni, per poter salvare frutti, sapori, entità biologiche: è l’Archeologia degli alberi, dei loro frutti dimenticati, dei Frutti Antichi. Basta andare indietro di due generazioni e già si può parlare di antichità. I frutti antichi sono quelli che nell’arco di questi ultimi 30-40 anni hanno conosciuto un lento, silenzioso e graduale abbandono con l’affermazione della frutticoltura moderna o di quella cosiddetta industriale che ha investito solo marginalmente il Gargano, rivelandosi oggi uno straordinario serbatoio di frutti antichi, la struttura fondamentale della sua agricoltura che ha radici lontane.

Non è nostalgia del passato: perdiamo geni, sapori, conoscenze, risorse con sicure prospettive economiche (prodotti tipici) che possono servire al nostro Gargano.

È questa l’idea della Banca di Credito Cooperativo di San Giovanni Rotondo, “la Banca con radici profonde nel territorio”.

L’autore del calendario (foto e testi) è Nello Biscotti insegnante, naturalista di professione (botanico), che da anni dedica le sue energie allo studio della biodiversità vegetale del nostro Gargano.

Gallery in fondo pagina

Gargano, cimitero di Moby Dick Sette capodogli giacciono sulla sabbia

FOGGIA – L’acre visione di sette capodogli morti sulla spiaggia alla Foce di Varano la dice lunga sul riscaldamento dei mari e sulle nuove "rotte" di balenotteri e simili. Sarebbe infatti la prima volta, informa la Capitaneria di porto di Vieste, «che cetacei di queste dimensioni (dai 7 ai 10 metri di lunghezza, ndr),vengono trovati spiaggiati sulle coste dell’Adriatico». La costa pugliese del Gargano diventa per un giorno un triste cimitero delle balene. I mammiferi sono stati trovati sul litorale al nord, Foce di Varano, in prossimità del lago di Lesina.

 

Sull’arenile sono da molte ore presenti gli uomini di Protezione civile, Capitaneria, e i veterinari dell’Asl che hanno provato senza riuscirci a salvare due dei capodogli «arenati», ancora in vita ma in lenta agonia. E la possibilità di farli riprendere il largo, a quanto pare, si è rivelata una strada non praticabile.

TRASPORTO A PADOVA – I mezzi meccanici e le gru in queste ore trovano non poche difficoltà nelle operazioni di approccio agli animali sulla sabbia, data l’ampiezza della spiaggia. Sul posto è presente anche il professor Alessandro Bortolotto, responsabile nazionale del Centro studi sui cetacei. Si ipotizza anche il trasporto all’università di Padova di alcuni esemplari a scopo di studio.

 
 

LE IPOTESI – Perchè il Gargano è diventato nello spazio di un mattino un cimitero di capodogli? Secondo gli animalisti, avrebbero perso l’orientamento finendo sulle spiagge del promontorio pugliese, forse, ma è solo un’ipotesi, a causa delle forti mareggiate che hanno interessato l’Adriatico in questi giorni.

IL MINISTERO – Il Ministero dell’Ambiente, appresa la notizia ha allertato l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e la Guardia costiera, che ha mandato lungo il litorale – oggi segnato da avverse condizioni atmosferiche e da mare agitato – una motovedetta che sta pattugliando la zona per monitorare la situazione e per individuare, magari, altri capodogli nelle acque pugliesi.

IDENTIKIT DEL CAPODOGLIO – Il capodoglio più famoso della storia è Moby Dick, nato dalla fantasia di Melville, romanticamente identificato con l’appellativo di «balena bianca». Ma il capodoglio, dalla testa enorme e allungata, non è una balena (spesso si fa confusione) perchè ha i denti. Il nome scientifico è Physeter macrocephalus, appartiene alla famiglia degli Odontoceti, come i delfini. Il maschio può anche superare i venti metri per sessanta tonnellate.

corrieredelmezzogiorno.it

Video del servizio del Tg2

GARGANO: attenti al lupo, risarcimenti per gli allevatori.

La presenza ormai accertata sui monti della Daunia e del Gargano, ma sempre, comunque, ai limiti della sopravvivenza, del Lupo in Provincia di Foggia (14-18 Lupi su una popolazione italiana di 400-500), va considerata come una risorsa, una ricchezza in più, la testimonianza dell’elevato indice di naturalità dell’intero comprensorio e del buono stato di conservazione del patrimonio boschivo, che le popolazioni locali hanno saputo conservare e preservare nel tempo.

Sottraendolo all’antropizzazione selvaggia e al degrado. Da dove nasce, quindi la loro cattiva fama? Forse dal fatto che si tratta di animali elusivi, enigmatici e intelligenti, come l’homo sapiens, cacciatori sociali, comunitari, gerarchici e, perciò competitori, per di più irriducibili a schiavitù. Il Lupo, come è noto, è il più grande predatore europeo, di solito preda animali selvatici di piccola e media taglia, arrivando persino ad aggredire cinghiali giovani o con qualche difficoltà, raramente, però, e solo in alcuni periodi dell’anno, preda animali domestici, soprattutto ovini. La mancanza di animali selvatici in una determinata area durante il periodo dello svezzamento dei piccoli, induce i Lupi adulti ad aggredire occasionalmente bestiame domestico, causando inevitabilmente dei danni agli allevatori. A questo proposito, a seguito di un accordo tra Regione, Provincia ed ASL, si è stabilita una procedura per il risarcimento dei danni, che la Regione riconosce ed indennizza.

La procedura prevede che l’allevatore, il quale ha subito danni da Lupo o presunto Lupo, deve, nel più breve tempo possibile, contattare un Veterinario dell’ASL competente sul quel territorio, il quale deve recarsi sul posto e stilare un verbale sulle cause della morte degli animali, riportando il numero e la matricola degli animali morti. Il verbale, così compilato, deve essere consegnato all’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia di Foggia, che insieme alla richiesta di indennizzo, redatta su apposito modulo dall’allevatore, verrà spedita agli Uffici competenti della Regione Puglia.

Le informazioni sulla procedura di indennizzo sui danni da Lupo sono disponibili presso la sede dell’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia di Foggia, in Via Telesforo, 25, oppure contattando i seguenti numeri telefonici:

0881-791765 Domenico Guerra responsabile dell’Osservatorio Faunistico Provinciale

338-7274916 Michele Zullo Ossrvatoio Faunistico Provinciale

335-7128380 Luigi Paciello vice Com.te Polizia Provinciale

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