BARI – «Si tratta di uno spiaggiamento molto, molto, anomalo – dice Giorgia Monti, responsabile campagna mare Greenpeace – però è anche vero che la gente solleva la testa quando accadono questi eventi drammatici ma poi non si interroga su ciò che ha fatto. Ha limitato le attività umane dannose? Ha creato aree protette?».
La prima segnalazione dei capodogli in difficoltà risale a 24 ore fa, possibile che non si sia riusciti a salvarli? Non c’è un sistema di pronto intervento sulla falsa riga di quello americano?
«No, per il recupero manca un sistema di pronto intervento e forse si dovrebbe creare un centro di riferimento nel Mediterraneo. Ed è vero che perdere sette capodogli è drammatico perché sono animali adulti e magari pronti per la riproduzione, però è anche vero che il loro spiaggiamento è molto difficile da gestire». «Si deve considerare – spiega Giorgia Monti – che potrebbero essersi spiaggiati perché qualcosa ha interferito col loro sistema di orientamento. E allora, anche se li si rimettesse al largo, gli animali tornerebbero a spiaggiarsi. Il recupero di questi animali, infatti, si fa in piscina ma, d’altro canto, di piscine per cetacei molto grandi, come sono i capodogli spiaggiati in Puglia, non ne esistono».
«Per noi di Greenpeace – conclude Giorgia Monti – è una tragedia la perdita di questi capodogli e c’è un grande senso di impotenza. Però noi andiamo ancora più a monte della fase di salvataggio. Secondo noi, il miglior modo per evitare questi spiaggiamenti risiede nella tutela del mare, nel controllo delle fonti di inquinamento (anche acustico), del traffico marittimo, nella creazione di aree protette. Se si operasse in questo modo si proteggerebbero tutte le specie marine e non solo i capodogli».
MARISA INGROSSO dalla GdM
FOGGIA – L’acre visione di sette capodogli morti sulla spiaggia alla Foce di Varano la dice lunga sul riscaldamento dei mari e sulle nuove "rotte" di balenotteri e simili. Sarebbe infatti la prima volta, informa la Capitaneria di porto di Vieste, «che cetacei di queste dimensioni (dai 7 ai 10 metri di lunghezza, ndr),vengono trovati spiaggiati sulle coste dell’Adriatico». La costa pugliese del Gargano diventa per un giorno un triste cimitero delle balene. I mammiferi sono stati trovati sul litorale al nord, Foce di Varano, in prossimità del lago di Lesina.
TRASPORTO A PADOVA – I mezzi meccanici e le gru in queste ore trovano non poche difficoltà nelle operazioni di approccio agli animali sulla sabbia, data l’ampiezza della spiaggia. Sul posto è presente anche il professor Alessandro Bortolotto, responsabile nazionale del Centro studi sui cetacei. Si ipotizza anche il trasporto all’università di Padova di alcuni esemplari a scopo di studio.
LE IPOTESI – Perchè il Gargano è diventato nello spazio di un mattino un cimitero di capodogli? Secondo gli animalisti, avrebbero perso l’orientamento finendo sulle spiagge del promontorio pugliese, forse, ma è solo un’ipotesi, a causa delle forti mareggiate che hanno interessato l’Adriatico in questi giorni.
IL MINISTERO – Il Ministero dell’Ambiente, appresa la notizia ha allertato l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e la Guardia costiera, che ha mandato lungo il litorale – oggi segnato da avverse condizioni atmosferiche e da mare agitato – una motovedetta che sta pattugliando la zona per monitorare la situazione e per individuare, magari, altri capodogli nelle acque pugliesi.
IDENTIKIT DEL CAPODOGLIO – Il capodoglio più famoso della storia è Moby Dick, nato dalla fantasia di Melville, romanticamente identificato con l’appellativo di «balena bianca». Ma il capodoglio, dalla testa enorme e allungata, non è una balena (spesso si fa confusione) perchè ha i denti. Il nome scientifico è Physeter macrocephalus, appartiene alla famiglia degli Odontoceti, come i delfini. Il maschio può anche superare i venti metri per sessanta tonnellate.
corrieredelmezzogiorno.it
"Lo stesso Longano dir osa, che qui il caldo rende le femmine baccanti. La stessa infamazione ripetei io a chiusi occhi nel mio Ragionamento chimico fisico intorno al mefitismo della Città di San severo . Io mi ritiro da questa opinione . Dicono , che i soli Eroi sanno piegarsi a cosiffatte ritirate. Io mi piego senza presumere di Eroismo .
Dico adunque,essere la proposizione del Longano una menzogna di rapido girovago. Le vaghe e spiritose donzelle appule, precise le Manfredoniane amano la danza;e ballano mirabilmente la vivave e movitiva Tarantella:ma la ballano per passatempo,e non perchè il caldo le rende baccanti.Ritiratezza,onestà,fatica,e modesta e discreta liberà;ecco la divisa delle donne appule.I Manfredoniani amano appassionatamente il Canto e l’ballo. Essi discendono dagli antichi Sipontini, i quali , come scrisse de’ medesimi l’Imperador Federico , erano furenti pel canto, e per la danza: Ad Cantum promptunt subsaltat molle Sipontum .Ad un buon uomo , il quale bramava , che da Mantredonia proscritta fosse la danza , io per risposta gli narrai cio che Monsignor di Fenelon disse ad un Curato. Un dì un Curato vantavasi in presenza del Fenelon d’aver ne’ giorni festivi proscritta la danza dal suo villaggio. Signor Curato , disse l’umano Prelato , siamo meno severi verso gli altri; astenamci noi di ballare, e che i contadini ballino. Perché non permetter loro, che dimentichino per qualche istante le loro sciagure?
Ma dicesi: le donne Foggiane non corrono ogni anno nell’ultima Domenica di Aprile alla Chiesa della Madonna dell’ Incoronata, dove tutto il giorno gozzovigliano e danzano, e tornan poi la sera a casa facendo in carrette le vere baccanti? Rattristante e vera obbiezione! Si; l’ultima Domenica di Aprile era un giorno di ubriachezze, di libertinaggio, di risse, e di omicidj. Oh profanazione! Sclamava il vero Cristiano; oh vitupero della santa Religione! Ho detto era; perché la profanazione della Festa è pressoché finita. Anni addietro era una vera manìa; perché non era il basso popolo quello, che portava la battuta, e dava il tuono e la voce in quella Musica, ma il Gentiluomo. Oggi i Gentiluomini portano in trionfo la moriggeratezza; ed ecco perché il popolo si è corretto, ed il baccantismo è terminato. Quindi le Foggiane erano baccanti non per ragion di clima, ma sibbene per ragion di educazione. Primamente, in Aprile il caldo non è in Foggia tale da render baccanti le femmine. Secondamente, se il clima le rendeva baccanti altre volte, perché non le rende tali anche al presente? Finalmente, perché sotto il medesimo clima non eran tutte baccanti, ma solo quelle, che amavano di portare in trionfo la scostumatezza? Dunque il cattivo esempio le rendeva tali, non già il clima.
Dicesi ancora, che Foggia sia un vasto bordello; quindi quel proverbio appulo:fuggi da Foggia. Ma questa è una vecchia calunnia ripetuta oggi solo da quei, che non conoscono i costumi de’ Paesi. Le donne pubbliche, che sono qui confinate in uno stretto vicolo detto Pontescuro, sono, forestiere: una o due sono Foggiane. Laonde siccome mal si giudicherebbe, a modo di esempio, della Filosofia Italiana dalle opinioni di tre o quattro Preti Calabresi, così non è da lodarsi la precipitazion di coloro, i quali per due donne pubbliche tutto il bel sesso Foggiano accusano di deboscia.
El vero: vi sono in Foggia, molte donne mantenute, che passano da una mano all’ altra: ma la deboscia di queste è l’effetto della miseria, e non già del feroce caldo, e del costume dominante. Voi difficilmente troverete donne di cattivo odore in quelle famiglie, in cui avvi da mangiare, da bere, da vestire, e da soddisfare onestamente gli altri appetiti della natura. Veggonsi donne brifalde solo nelle famiglie bisognose; e queste vendono i loro miseratibili favori ai Soldati d’ Amore, non perché il caldo le rende baccanti, e le colafizza la carne, ma perché la fame rode loro le budella. Il perché le manierose, amabili e gentili Signore Foggiane, sono vergini modeste, mogli fedeli, e madri virtuose. Quindi ecco il senso del proverbio fuggi da Foggia; cioè fuggi da Foggja nella state ,e nell’autunno. Nella state, perché il caldo ti annoja, e le zanzare, i moscherini, ed altri impertinentissimi insetti ti mangiano; e nell’autunno, perché l’aria è incostante e la febbre terzana ti farà una ingrata visita."
La fisica Appula,Manicone
GARGANO – Una decina di capodogli si sono arenati al largo della costa di Foce Varano sul Gargano. La prima segnalazione di avvistamento dei cetacei è stata lanciata ieri pomeriggio alle 15.30 da quando gli uomini della Capitaneria di Porto di Vieste hanno allertato il Centro Nazionale Studi Cetacei e il servizio Veterinario.
Dalle prime ore di questa mattina gli esperti, con alcuni mezzi della Guardia Costiera di Vieste, stanno operando per tentare le procedure per portare in salvo i cetacei.
«A me han detto che ce ne sono tre spiaggiati e tre o quattro in zona – dice Marco Affronte (biologo marino e responsabile scientifico della Fondazione Cetacea onlus di Riccione) – e mi risulta che, di quelli spiaggiati, due sono morti e uno sta morendo adesso».
Secondo Affronte, sul luogo stanno convergendo vari esperti dell’Università di Bari e anche dall’Università di Padova. Per lui «Si tratta di un evento eccezionale perché in Adriatico non è assolutamente frequente. Anzi, in Adriatico i capodogli capitano rarissimamente».
Intanto si stanno mobilitando anche i volontari. «Sto cercando di raggiungere la zona via mare – dice Giovanni Furii, biologo che lavora al Centro di recupero tartarughe marine di Manfredonia – ma non sarà facile perché c’è mare grosso da quella parte. Per i cetacei spiaggiati forse non c’è nulla da fare ma, speriamo di poter aiutare gli altri che, al momento, sono a una quarantina di metri dalla riva».
Ancora nulla di fatto alla Comunità Montana del Gargano e cosi il prefetto di Foggia commissaria l’ente.
Il resoconto del Consiglio di oggi
Si è consumata l’ennesima pagina negativa sul rapporto tra istituzioni e struttura tecnico-amministrativa nel Consiglio del 10 dicembre alla Comunità Montana del Gargano. Il Presidente dell’ente dott. Nicola Pinto esordisce con una comunicazione ai consiglieri, facendo presente a tutti dell’ennesimo tentativo di boicottaggio messo in atto del Segretario Ugo Galli nei confronti della politica dell’ente. il Segretario, che dovrebbe affiancare il Presidente nel regolare svolgimento dei suoi ruoli, ha fatto letteralmente saltare due sedute di consiglio per cavilli tecnici, impedendo gli adempimenti e l’adeguamento dello statuto come previsto dalla legge Regionale. Addirittura il segretario ha impedito al presidente l’utilizzo della carta intestata per comunicazioni istituzionali, motivando che Nicola Pinto è in fase di prorogatio e non può usare carta intestata. La seduta è stata incandescente, in effetti gli interventi dei consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza, hanno “condannato” l’atteggiamento del dipendente. – Stiamo aspettando che il TAR si pronunci sul ricorso presentato per accedere agli atti- ha sostenuto Pinto, dopodichè percorreremo tutte le strade possibili per far venire alla luce tutti gli abusi e soprusi dei dipendenti che ormai hanno dichiarato guerra alla politica che voleva un ente vitale e funzionale al territorio. Ovvio che il prezzo da pagare da parte dei dipendenti sarebbe stato quello di piegare la testa e lavorare, rinunciando a tutti i privilegi di cui godono oggi. Gli stacanovisti del riposo li ha ribattezzati il prof. Peppino Maratea.
Il TAR si pronuncerà a giorni e molto probabilmente in maniera favorevole ai due amministratori dell’ente che per due anni hanno passato le pene dell’inferno per poi essere assolti con formula piena. La richiesta è di accedere a tutti gli atti posseduti dalla Comunità Montana in merito al progetto WDCNET. Potrebbero uscire novità da quei documenti, uno su tanti ad esempio chi usava l’auto dell’ente (acquistata all’insaputa di tutti) per andare a Giulianova nelle Marche e a che fare… Giulianova ricordiamo, è il paese dell’accusatore Gino Verrocchi. Da qui potrebbero nascere nuovi scenari e magari le cose potrebbero capovolgersi a favore dei due amministratori ed ovviamente a sfavore del Segretario Galli e dell’ ing. Verrocchi… Ma di questo ne parleremo più in la. E’ inconcepibile pensare che il presidente non possa avere a disposizione i documenti dell’ente da egli stesso presieduto. Eppure sul Gargano succede anche questo. Un altro abuso venuto alla luce proprio nella seduta del consiglio è il cambio della serratura agli uffici del GAL Gargano che ha sede nella struttura della CMG. Si pensi che Galli ha cambiato le serrature e non ha permesso l’accesso ai dipendenti del GAL. Non si è capito bene, ma Galli sostiene che l’artefice sia proprio il presidente del Gal, Nicola Abatantuono. Lo stesso Abatantuono delegato dalla giunta a rappresentare la CMG nel cda del Gal.. Da qui partono le critiche da parte di maggioranza e minoranza sull’atteggiamento del presidente del Gal e sulle mancate comunicazioni. E’ da giugno che ormai la chiave della serratura degli uffici del Gal è posseduta soltanto da Ugo Galli. Ma la comunità montana, socio di maggioranza del Gal, era tenuta all’oscuro di tutto. Abatantuono e Galli si rimbalzano le colpe, ma si ha l’impressione che ci sia combutta tra i due. Comunque, su proposta di Vincenzo Totaro (UDC) dell’ opposizione e di Nicola Pinto, c’è stata una mozione d’ordine votata all’unanimità per far restare il Gal nei locali della CMG per questa programmazione ormai al termine e per la prossima. Intanto si attendono sviluppi sulle nuove nomine e sul nuovo Consiglio dell’ente montano che non si è insediato nemmeno questa volta a causa della mancata nomina di tutti i 13 membri che costituiranno il nuovo organo rappresentativo. Si ha l’impressione che si vada per le lunghe anche perché in diversi comuni a marzo si rinnovano i consigli comunali e fino ad allora la situazione potrebbe restare ferma, con Pinto alla presidenza.
Invece Peppino Maratea nel suo intervento comunica a tutti che, dopo il successo dell’iniziativa pubblica tenuta a Vico (almeno 300 i presenti) per raccontare i retroscena della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, scenderà in altre piazze come Monte, Manfredonia, Vieste, Mattinata pubblicamente per raccontare i "Due anni di inferno, dall’arresto all’assoluzione: i fatti (e tutto quello che c’è stato dietro…)" come egli stesso ha voluto intitolare le sue itineranti iniziative. Da quanto si è capito l’unico a fare opposizione a Nicola Pinto è Ugo Galli, anche perché tutti gli ultimi atti sono passati sempre all’unanimità.
I prossimi saranno mesi caldi nei vari enti, nonostante le basse temperature invernali che attanagliano Monte Sant’Angelo, sede di molti enti sovracomunali.
Daniela Aponte commissario ad acta
Daniela Aponte, capo gabinetto dell’ufficio territorio del governo della Prefettura di Foggia, è stata nominata commissario ad acta della Comunità Montana del Gargano. Con l’arrivo del commissario, chiamato all’adeguamento dello statuto della Comunità Montana, rimane in carica solo il presidente Nicola Pinto e l’organo rappresentativo dell’ente montano, annullato l’organo esecutivo. La prossima settimana, in attesa di conoscere il nome del rappresentante del comune di Cagnano Varano, si provvederà all’elezione del nuovo consiglio e del nuovo presidente.
Diversi gli assi e le progettualità contenute nel corposo dossier presentato alla stampa: alla realizzazione della Strada a Scorrimento Veloce del Gargano a quella della Strada Regionale 1 – con i relativi assi di penetrazione che collegheranno l’arteria alle aree interne – sino agli interventi nel campo della messa in sicurezza del territorio dal rischio idraulico e dal dissesto idrogeologico; dal progetto per la riqualificazione dell’Abbazia di Kàlena sino all’innovativa idea di costruire una rete integrata e moderna dei servizi bibliotecari e museali della Capitanata.Il sistema è saltato. Non usa mezzi termini l’assessore provinciale al bilancio Leo Di Gioia, nel definire cosa sta succedendo nei rapporti tra Enti locali e Regione a proposito del finanziamento dei progetti elaborati in vista dei finanziamenti europei nell’ambito della pianificazione strategica di Area Vasta. Le dichiarazioni di Di Gioia arrivano il giorno dopo l’esternazione di un altro malessere, quello del sindaco del capoluogo Gianni Mongelli. "Non è questione di partigianeria politica – chiarisce Di Gioia durante la presentazione del dossier della provincia di Foggia contenente gli interventi proposti sui fondi europei – la questione è che viene cancellata la libera scelta degli Enti sui quali siano le priorità del territorio, e quindi si mette in onda un corto circuito". Il sistema saltato cui si riferisce Di Gioia è quello organizzativo della Regione. Se fino a poche settimane fa l’unico interlocutore dei capifila dell’Area Vasta era l’assessore regionale alla pianificazione strategica, ora i punti di riferimento degli enti sono i singoli assessorati, che determinano anche quali sono gli interventi da finanziare, scavalcando le priorità individuate dalla cabine di regia. E’ il caso della rete wi-fi, individuata da Palazzo Dogana come una priorità del territorio provinciale, ed ora avocata alla Regione, che procederà con un suo progetto regionale. Il sistema dell’Area vasta, per Di Gioia come per Mongelli, funziona solo se viene rispettato il lavoro fatto dal territorio, e cioè finanziato il progetto nato sul territorio. Se invece, si lascia andare Di Gioia, deve decidere tutto la Regione, allora abbiamo buttato via tre anni di lavoro. Con il rischio che scadano i termini ed i progetti vengano definanziati. Per questo Pepe e Di Gioia, chiedono regole chiare e risposte urgenti.Un parco progetti da circa due miliardi di euro per una piattaforma di interventi spendibile sui tavoli regionali, nazionali ed europei. Sono i numeri e le finalità del lavoro progettuale condotto dall’Amministrazione provinciale nel campo della Pianificazione Strategica di Area Vasta, raccolto in un dossier e presentato questa mattina nella Sala Giunta di Palazzo Dogana dal presidente della Provincia, Antonio Pepe; dall’assessore alla Pianificazione Strategica, Leonardo Di Gioia; e dal Dirigente del Settore Pianificazione Strategica, Potito Belgioioso. 155 pagine in cui è stata raccolta la sintesi del contributo tecnico che la Provincia ha affiancato al determinante ruolo di coordinamento politico nella definizione delle opzioni di sviluppo presentate a valere sui Fondi Fas e Fesr 2007-2013. "La Pianificazione Strategica di Area Vasta – ha affermato il presidente Pepe – rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare adeguatamente le nostre eccellenze e per colmare i ritardi di carattere infrastrutturale. Un ringraziamento sincero voglio rivolgerlo all’ingegner Belgioioso, a tutto il personale e ai tecnici del Settore Pianificazione Strategica del nostro Ente, perché è grazie alla loro competenza e alla loro professionalità se siamo stati in grado di presentarci a questo appuntamento con un’autorevolezza non soltanto politica, ma anche di carattere progettuale. Ringrazio poi l’assessore Di Gioia, perché attraverso il suo lavoro la Provincia di Foggia è riuscita a riappropriarsi di un ruolo centrale in questo settore; a diventare camera di coordinamento e di compensazione degli interessi territoriali, disegnando una prospettiva di sviluppo armonica per la Capitanata". Secondo il presidente della Provincia, tuttavia, "adesso tocca alla Regione e al Governo supportare il nostro sistema degli Enti Locali, confermando l’impianto delle priorità individuate dal territorio e accelerando l’assegnazione delle risorse economiche".Diversi gli assi e le progettualità contenute nel corposo dossier presentato alla stampa: alla realizzazione della Strada a Scorrimento Veloce del Gargano a quella della Strada Regionale 1 – con i relativi assi di penetrazione che collegheranno l’arteria alle aree interne – sino agli interventi nel campo della messa in sicurezza del territorio dal rischio idraulico e dal dissesto idrogeologico; dal progetto per la riqualificazione dell’Abbazia di Kàlena sino all’innovativa idea di costruire una rete integrata e moderna dei servizi bibliotecari e museali della Capitanata, per i quali proprio nei giorni scorsi la Regione Puglia ha deciso, riconoscendo al progetto una rilevanza ed una strategicità di respiro regionale, di stipulare un apposito Accordo di Programma Quadro. "Per la prima volta – ha spiegato l’ingegner Belgioioso – un Ente Locale si dota di uno strumento di straordinaria importanza, in grado di essere spendibile su tutti i tavoli di contrattazione, contenente opzioni strategiche capaci di intercettare finanziamenti nazionali, regionali europei".Complessivamente, l’attività progettuale condotta dalla Provincia contiene interventi per un totale di 1.618.059.633 euro per le reti di collegamento (all’interno delle quali rientrano la Strada Regionale 1, la Strada a Scorrimento Veloce del Gargano); 23 milioni 500mila euro per la valorizzazione e messa in rete delle risorse storico-culturali e naturali (all’interno delle quali rientrano la riqualificazione dell’Abbazia di Kàlena e la costruzione una rete integrata e moderna dei servizi bibliotecari e museali della Capitanata); 124 milioni 35mila euro per la salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio (all’interno delle quali rientrano gli interventi per combattere il dissesto idrogeologico del territorio); 14 milioni 146mila euro per lo sviluppo di energia da fonti rinnovabili; 3 milioni 859mila 600 euro per il potenziamento delle infrastrutture digitali. Interventi per altri 270 milioni di euro, invece, riguardano la manutenzione e la messa in sicurezza dell’edilizia scolastica."Si tratta di un lavoro imponente – ha spiegato l’assessore Di Gioia – che individua le prospettive di sviluppo della Capitanata in una logica di stretta e totale interconnessione con gli altri strumenti di pianificazione territoriale, come il Piano di Coordinamento Provinciale ed il Piano Regionale dei Trasporti e che interessa entrambi i Piani Strategici attivati sul territorio (‘Capitanata 2020’ e ‘Monti Dauni’, ndr). Questa nostra capacità di programmazione, però, rischia di essere vanificata senza un cambio di rotta radicale da parte della Regione Puglia, che ha sostanzialmente cambiato le carte in tavola, avocando a sé la scelta delle priorità e parcellizzando tra i diversi assessorati regionali la gestione delle risorse economiche. Manca un quadro di regole chiare all’interno delle quali muoverci, manca il rispetto delle priorità di sviluppo individuate dal territorio. Si ribalta e si sconfessa così la filosofia stessa della Pianificazione Strategica di Area Vasta, con un ritardo drammatico che se non colmato rischia di far tornare a Bruxelles milioni e milioni di euro". "A tre anni dall’avvio di questo importante processo – ha proseguito l’assessore Di Gioia – la Regione Puglia non è ancora in grado di definire l’entità
e l’ambito di utilizzo dei fondi destinati al cosiddetto ‘Piano Stralcio’. Dal governo regionale aspettiamo dunque risposte certe sui criteri di valutazione dei progetti e sui tempi di erogazione dei finanziamenti, decisi a difendere fino in fondo ed in tutte le sedi il lavoro prodotto sino ad oggi in maniera unanime e condivisa dal sistema degli Enti Locali, dell’imprenditoria, delle organizzazioni sindacali e dell’associazionismo del territorio".
ondaradio.info
Arrivano le feste con tutte le sue palle di Natale, ma nel Gargano oltre ai colori delle luci e il sapore delle tradizioni, qualcos’altro distrae l’attenzione dai grigi inverni del nostro territorio.
Articolo di Gaetano Berthoud
Sto parlando delle diaboliche iniziative di alcuni comuni, pronti a risolvere i loro problemi di bilancio, o meglio, l’incapacità di gestione di un territorio, con colpi di bacchetta magica, comodamente seduti “in poltrona”.
Parliamo questa volta del Comune di Ischitella, che comprende tutto il comprensorio di Foce Varano, parte del lago di Varano, senza contare le tante aree culturali a forte vocazione turistica, dimenticate e lasciate al loro destino.
La riflessione è del tutto spontanea; questi enti stanno trovando risorse nel modo più semplice possibile, cioè speculando per primi su questo territorio, baciato dalla fortuna per natura, ma messo sotto i piedi per scelta.
Veniamo però ai fatti. Siamo al 19 agosto 2009. Mentre chi più, chi meno, si dedica a qualche giorno di ferie, magari con un bel bagnetto a mare, c’è un comune che non conosce soste e lavora con applicazione e sacrificio agli impegni. E’ appunto il Comune di Ischitella che, nel bel mezzo di feste e festicciole, si riunisce in consiglio comunale e delibera qualcosa di davvero scandaloso per il territorio, aggiungiamoci vergognoso per l’etica e mancanza totale di chiarezza.
Delibera che la società Seva srl, VISTO quello e VISTO quell’altro, può tranquillamente procedere alla progettualità di impiantare 80 pale eoliche nel mare al largo di Foce Varano, per la precisione a 6 chilometri dalla spiaggia, quindi tranquillamente visibili da Foce Varano, Ischitella, Vico, Torre Mileto, Rodi, San Nicandro e Lesina.
A questo si aggiunge che chiunque attraverserà il nostro mare in direzione Tremiti, parliamo di milioni di turisti l’anno, passerà dinnanzi a questo Parco Eolico, per il quale suggerisco un chiosco così da creare attrattiva ai naviganti.
Ora, dal momento che la legge sulle risorse a basso impatto ambientale, nello specifico gli offshore, non richiedono nessun tipo di avvallo da istituzioni superiori, ecco come la genialata raggiunge il suo senso. Cosa possiamo fare per risanare le casse del Comune? Signori politici stiamo calmi (sembra aver pensato qualcuno del Comune di Ischitella), possiamo ancora continuare a stare seduti come spettatori alla distruzione del territorio senza aver troppi problemi, mettiamo le pale eoliche al largo e i soldi per risanare arriveranno.
Ma che belle idee. Idee che dimostrano totalmente come alcuni comuni del Gargano mostrano tutti i loro limiti nella capacità di gestione di un territorio, continuando a non pensare a grandi sacrifici, idee ed opportunità per rendere un territorio vincente, ma preoccupandosi solo di dove andare a trovare la pezza a colori per risolvere “’l’ultimo dei problemi”, senza pianificazioni strategiche e sviluppo imprenditoriale.
Si continua a pensare alle feste, ai fuochi, ai loro giochetti politici di disgregazione, poi invece le emergenze vengono gestite un po’ come dei Last minute.
Ma poi pensiamo ad altro, ad esempio come un Comune di Ischitella e non solo, non si rendono conto che hanno tra le mani una Ferrari che necessiterebbe solo della benzina, che poi sarebbero le idee, per farli andare a 300 km all’ora, invece sembrano dei paesi del subappennino, sempre a piangere, a pensare di risolvere problemi accontentandosi della loro posizione, non riuscendo quasi mai a capire un concetto semplice; per avere i risultati occorre del lavoro vero, fatto di passione per il territorio, fatto di sacrifici come qualsiasi azienda fa, invece il luogo comune, non a torto, è che fare politica locale significa pensare ai fatti propri senza rischiare mai, senza impegnarsi troppo, dispensando favori a seconda della situazione, è soprattutto non sporcarsi mai le mani di lavoro, perché sembra che quello non tocchi a loro.
Intanto però giocano con i nostri territori per attutire la loro incapacità. Quindi signori abituiamoci a questo ed altro, chissà che tra qualche anno non si potranno vendere le spiagge, allora vedrete che faranno anche questo, vendere chiese, santuari, monumenti.
Magari un giorno sarà possibile vendere le piazze, poi il mare del comprensorio, i laghi e la natura circostante, venderanno l’ombra ma se sarà possibile anche il sole, l’importante è che loro non si sbattono troppo, in compenso però dovremmo sbatterci di più noi per rendere decoroso un territorio dove nei politici trova molte volte i primi nemici.
Ma completiamo questa minestra aggiungendoci un po’ di sale e pepe. Detto che, secondo la loro visione futuristica, con questa scusa del basso impatto ambientale sembra che ci stiano facendo un favore a fare cattedrali nel mare, aggiunto che sentir parlare di nuovi posti di lavoro attraverso questa cattedrale è una fesseria inascoltabile (guardare il subappennino se ha avuto posti di lavoro), resta la poca chiarezza dell’operazione.
In pratica questo Comune delibera il nulla, se non la totale disponibilità nel concedersi tra le braccia della Seva srl e lasciargli fare quanto da loro proposto. Mi spiego meglio.
Da quel che si evince non c’è nessuna analisi economica che possa dire quanto il Comune di Ischitella ricavi da questa operazione, cioè non sappiamo nemmeno se ne valga la pena, pur di tenere i politici ancora nei bar, intanto però viene deliberato il nulla, cioè tutto.
Dopo il sale veniamo al pepe. Non risulta un po’ strano anche a voi deliberare cose di cui non si sa il beneficio? Come mai l’opposizione non si è presentata a manifestare l’assenso o il dissenso? Siamo certi che non ci sia altro considerando come questa delibera così pesante, poiché riguarda tutto il Gargano, venga fatta così in sordina nei giorni di festa? Voi vendereste una macchina senza sapere cosa vi danno? Magari se non è vostra si, ed è forse questo il problema vero, quello di non spiegare niente o poco alla popolazione, di riempirsi la bocca con il basso impatto ambientale, di promettere posti di lavoro che non arriveranno e soprattutto mi viene da chiedere se non sia giusto che ci sia un sospetto su un’operazione che non ha niente di saggio, etico e chiaro nei confronti di un territorio ad altissima propensione turistica.
A questo punto è anche prevedibile una risposta ufficiale del Comune di ischitella che dichiara di aver “solo” valutato un vantaggio per poi a seguire considerare i vantaggi economici, ma a quel punto devono anche spiegare la necessità di una delibera convoncando il 19 agosto un consiglio apposito, in giorni che di solito l’assenteismo è più che scontato.
Come dice un proverbio “chi non cura la propria magione è un uomo senza ragione”.
La Croazia e le isole della Dalmazia nella prossima stagione estiva potranno essere raggiunte partendo dal porto turistico di Rodi Garganico. Sarà infatti attivo un servizio di collegamento due volte alla settimana. Nei giorni scorsi il Consiglio comunale della cit tadina garganica ha votato al l’unanimità, senza distinzioni tra centrosinistra e centro destra, la proposta del sindaco, Carmine D’Anelli di ampliare l’offerta affiancando ai collegamenti per le Isole Tremiti anche quelli con la Croazia. Sarà la società Ltm di Termoli a garantire i collegamen ti in circa due ore e mezza con l’isola di Korcula, e l’isola di Kvar il martedì e il mercoledì. Sarà utilizzato un catamarano jet che potrà trasportare 400 passeggeri in ogni viaggio. L’obietti vo è intercettare i turisti mordi e fuggi, quelli che come accade per le Tremiti vanno e tornano in giornata; ma soprattutto fare di Rodi un punto di imbarco per chi trascorre una settimana o più di ferie in Croazia. Entrato in funzione il 25 luglio scorso, il porto turistico di Rodi Garganico è al momento nell’Adriatico il punto più vicino alla costa della Cro azia.
Il progetto di attivare questo nuovo servizio di collegamento era stato preannunciato proprio durante la cerimonia di inaugurazione del porto cinque mesi fa. «Proseguiamo sulla strada intrapresa. Il nostro obiettivo non era solo quello di costruire un porto turistico ma di attivare una delle tante autostrade del ma re», spiega il sindaco D’Anelli che ha voluto il coinvolgimento del Consiglio comunale nonostante non fosse necessario questo tipo di passaggio amministrativo. «Il porto è di Rodi e del Gargano. Su questo tipo di scelte che riguardano la comunità e il territorio non possono esserci divisioni», spiega D’Anelli.
Da luglio a settembre il porto turistico di Rodi ha visto 300 transiti, un risultato giudicato positivo dal Comune e dalla società di gestione per un punto d’approdo al suo esordio. «I collegamenti con la Croazia non nascono con l’obiettivo di consentire ai nostri turisti di poter trascorrere una giornata o 48 ore sul l’altra sponda dell’Adriatico, ma di creare un rapporto proficuo con la Dalmazia tra i loro operatori turistici e i nostri – aggiunge il primo cittadino – e, perché no, far conoscere anche i nostri prodotti come si faceva nel novecento con le arance degli agrumeti di Rodi e Vico». Quest’estate si faranno dunque le prove generali per verificare se il collegamento con le isole della Dalmazia funziona e quanto interesse c’è. Il Comune infatti non esclude che sia possibile pensare in futuro anche ad un col legamento settimanale nel corso di tutto l’inverno. «E’ presto per dirlo, ma dobbiamo lavorare anche guardando a questo tipo di prospettiva».
Antonella Caruso
Un calendario di Archeobotanica cioè sulla Biodiversità di alberi e frutti del Gargano, un lavoro fatto dall’ufficio stampa e comunicazione della BCC e dal botanico Nello Biscotti. Tutto ciò nel calendario del 2010 che è l’anno mondiale della biodiversità delle Nazioni Unite (ONU), con il grande obiettivo di tutelare la terra.
Scandire i mesi con i frutti, conoscere i vari frutti del Gargano è questo l’obiettivo culturale e divulgativo del progetto. I frutti, quale prodotto del secolare lavoro dei nostri contadini e che si è impoverito drasticamente: mangiamo non più di quattro tipi di mele, più o meno in tutti i paesi sviluppati; i nostri nonni mangiavano fino a quaranta varietà diverse. Nell’arco di non più di un quarantennio sulle nostre tavole non vi è traccia di questa diversità. Ma gli alberi ancora restano, per fortuna, per ricostruire storie, tradizioni, per poter salvare frutti, sapori, entità biologiche: è l’Archeologia degli alberi, dei loro frutti dimenticati, dei Frutti Antichi. Basta andare indietro di due generazioni e già si può parlare di antichità.
I frutti antichi sono quelli che nell’arco di questi ultimi 30-40 anni hanno conosciuto un lento, silenzioso e graduale abbandono con l’affermazione della frutticoltura moderna o di quella cosiddetta industriale. Ed è così che non mancano sorprese nel calendario come ad esempio le olive bianche, ci sono solo una decina di alberi in tutto il Gargano uno a Vieste e un noto albero anche a Vico del Gargano nei pressi del convento dei frati cappuccini. Da quanto raccontano anziani contadini sembra che l’olio che se ne ricavava, molto dolce e delicato, di eccellenti qualità organolettiche, veniva usato nell’estrema unzione. Il calendario sarà distribuito, gratuitamente , nei prossimi giorni presso le filiali della BCC.
L’autore, Nello Biscotti è agronomo naturalista (dottore di ricerca in geobotanica) impegnato nel campo della ricerca e della divulgazione scientifico-naturalistica. Ha pubblicato: Ambiente ed educazione ambientale, Schena Editore, Brindisi, 1996; Padre M. Manicone, un dimenticato naturalista del ‘700, Claudio Grenzi Editore, Foggia, 1997; Gargano terra di viaggi e peregrinazioni scientifico-naturalistiche, Ed. Quaderni del Parco, Foggia 2000; Botanica del Gargano, vol. I, II, Gerni Editori, San Severo, 2002. E’ autore di articoli, saggi, monografie (quotidiani, riviste scientifiche) su tematiche naturalistiche e coautore di : Il verde del Gargano. Appunti di una ricerca. Quad. n. 1 della Comunità Montana, 1990; Il Parco Nazionale del Gargano. Uomini, caprioli e faggi. Gerni Editori, San Severo 1992; Paesaggio nel Gargano, Schena Editore, Brindisi, 1993. In corso di stampa: Paesaggi e biodiversità (Gerni Editori, San Severo); I frutti antichi del Gargano (Claudio Grenzi Editore)
Delizia e croce di una terra che non conosce soluzione alla continuità delle sue sofferenze. Delizia, per averne decretato la notorietà in tutto il pianeta; croce, perché continuano a sparirne a decine. Abbiamo fatto nostra, da sempre, sia sul cartaceo sia su questo sito, la “battaglia” del geologo locale Stefano Biscotti, finanche portatore di una soluzione.
L’11 aprile 2008, alla vigilia del primo Consiglio Comunale dopo le elezioni, ne pubblicammo l’appello ai nuovi amministratori, in cui fra l’altro si ammoniva: “Abbiamo massacrato il nostro paese con scatoloni orribili a tetti piatti, piatti come la mente di chi li ha concepiti, a rinnegare una cultura architettonica che aveva reso Peschici unica, una cultura che vogliamo a tutti i costi cancellare e rinnegare, come scomoda e agonizzante realtà”.
E poi, invocando “una semplice ma efficacissima DELIBERA DI CONSIGLIO COMUNALE”, in attesa del nuovo Piano Urbanistico Generale, lanciava l’idea di una progettazione di tutti i nuovi fabbricati “esclusivamente con tetto a cupola o a botte: una rivoluzione che nel giro di un decennio porterebbe lentamente a riconfigurare l’aspetto edilizio, specie nelle zone extraurbane”.
Ebbene, da adesso, tutto ciò sarà possibile. La Regione Puglia, lo scorso 27 ottobre, ha emanato una legge (la n. 26) per la “Tutela e valorizzazione del sistema costruttivo con copertura a volta” al fine – si legge nel testo – di conservare e promuovere le costruzioni tipiche e a volta del territorio pugliese, con l’obiettivo di tutelare e valorizzare le tecniche costruttive tradizionali, “riconoscendole come elementi caratterizzanti della storia, della tradizione e della cultura della popolazione pugliese”.
Scendendo nel particolare, la Regione pensa, con l’art. 2 della legge, a incentivare l’utilizzo delle tipologie di copertura a volta e la conservazione delle stesse, promuovendo “progetti formativi, anche in collaborazione con Università, enti territoriali preposti e associazioni di categoria, per la trasmissione e la conservazione delle conoscenze tecniche e applicative necessarie alla realizzazione di tali strutture”.
Signori – rivolgendoci a chi di dovere – il gioco è fatto! Sì, perché nel testo si prevede tutto: le nuove costruzioni, le sopraelevazioni, la demolizione e successiva costruzione, e – udite, udite! – il … finanziamento! Al riguardo riportiamo pari pari il comma 1 dell’art. 5: “La Regione Puglia, al fine di favorire l’utilizzo di materiali e manufatti tradizionali e delle tecniche tipiche locali di costruzione, incentiva l’inclusione degli interventi di manutenzione, restauro e ripristino delle costruzioni tipiche a volta nei programmi integrati di rigenerazione urbana di cui alla legge regionale 29 luglio 2008, n. 21 (‘Norme per la rigenerazione urbana’), e in ogni altro strumento di pianificazione e programmazione orientato al recupero edilizio e alla riqualificazione urbana. Tale inclusione rappresenta criterio di valutazione nell’erogazione dei finanziamenti destinati alla riqualificazione urbana”.
Ma “cosa vuoi di più dalla vita”, suggerisce un famoso spot pubblicitario. E il di più ve lo serviamo subito su un vassoio d’argento. Infatti, il comma 2 dello stesso articolo recita: “La Regione Puglia promuove altresì progetti culturali rivolti alla formazione e all’aggiornamento di operatori tecnici e professionali, in maniera da garantire la trasmissione delle conoscenze e delle esperienze necessarie alla realizzazione delle strutture a volta. L’inclusione di detti progetti, previsti all’articolo 2, nelle graduatorie previste per l’erogazione dei finanziamenti destinati alla formazione professionale, può usufruire di criteri di valutazione di priorità”.
Tutte le carte, a questo punto, sono sul tavolo, Chi saprà giocarsele meglio avrà vinta la partita, una partita che non può vanificarsi nella sfrenata e smodata voglia di apparire “cittadini” (nel significato di abitanti di città) a tutti i costi preferendo "orribili" strutture scatolari e lasciandoci alle spalle un’architettura secolare, rappresentazione di un tempo in cui, come si legge su qualche richiamo commerciale del posto, “regnava una dignitosa povertà”.
Piero Giannini, puntodistella.it
Battuta d’arresto per il settore fotovoltaico pugliese e non è colpa della crisi ma di alcune limitazioni introdotte con la delibera n. 1947, approvata dalla Giunta regionale il 20 ottobre scorso e pubblicata sul Bollettino Ufficiale pugliese del 4 novembre. Tra queste, il “divieto di localizzazione su suolo di impianti fotovoltaici in aree agricole” e il “divieto del fotovoltaico a terra”. Il settore fotovoltaico pugliese ed in particolare quello del comparto foggiano, ha registrato negli ultimi anni una crescita superiore alla media nazionale, ma questa crescita rischia di venire compromessa dai limiti posti dalla Giunta Vendola. La denuncia arriva da Assosolare, l’Associazione nazionale dell’industria solare fotovoltaica, ed è contenuta in una lettera che il presidente dell’Associazione Gianni Chianetta ha inviato al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Nella missiva viene espressa preoccupazione per la delibera. “Grazie alle semplificazioni e ai provvedimenti emanati negli ultimi anni dal governo” – sottolinea Gianni Chiavetta – “la Puglia è diventata capofila in Italia in un settore nuovo e ad alto valore aggiunto. In questo senso, è stato accolto con molto favore l’auspicio di Vendola di fare della Puglia uno dei Parchi energetici mirati alle fonti rinnovabili e all’innovazione”. Le nuove Norme per la pianificazione paesaggistica contenuto nel bollettino pubblicato lo scorso 4 novembre sono in contraddizione con quanto espresso da Vendola. In particolare, nelle “Linee guida sulla progettazione e localizzazione”. Tra le forti restrizioni al fotovoltaico, si stabilisce di “progettare il passaggio dai campi alle officine, favorendo la concentrazione delle nuove centrali di produzione di energia da fonti rinnovabili in aree produttive o prossime ad esse e in particolare il divieto del fotovoltaico a terra”. Con la delibera 1947 si privilegia la localizzazione degli impianti “nelle aree produttive pianificate”; sulle “coperture e sulle facciate degli edifici”; “su pensiline e strutture di copertura di parcheggi, zone di sosta o aree pedonali”. “In Puglia” – osserva Assosolare – “il fotovoltaico, così come in altre regioni italiane ha generato un’economia ed un’occupazione senza precedenti, grazie anche ad ingenti investimenti di aziende italiane e multinazionali che hanno apportato un notevole know how sul territorio occupando varie realtà professionali quali società di ingegneria, progettazione, installazione e manutenzione degli impianti, oltre ad un indotto non indifferente che ha coinvolto avvocati, notai, commercialisti, ristoratori ed albergatori". Con questa decisione, ha concluso Chiavetta, “Si rischia di compromettere uno dei pochi settori in controtendenza e su cui abbiamo chiesto l’impegno della Regione per rivederne i contenuti".
Il Grecale