E’ ON LINE "IL GARGANO NUOVO" FEBBRAIO 2009
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Il territorio del Gargano per molti decenni è stato usato come discarica abusiva.
Lazzaro Santoro
http://www.lazzarosantoro.blogspot.com
Sono almeno un migliaio le discariche contaminate del Gargano.
Il dato è emerso durante l’audizione della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti del 15 gennaio 1998.
La Commissione ha anche accertato la presenza sul Gargano di discariche illegali di rifiuti ospedalieri radioattivi provenienti dall’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza.
In attesa che le "relazioni di causa-effetto tra esposizione ed esiti sanitari " siano provate, la letteratura scientifica afferma senza ombra di dubbio che la presenza di discariche abusive aumenta il rischio di diverse patologie.
E’ da approfondire la questione dei container che giacciono sul fondale marino al largo del Gargano. Troppi, inquietanti, silenzi istituzionali. A tutti i livelli. E’ come se le navi non fossero mai esistite.
Ma i pescatori sono davvero morti.
La storia ci insegna che quando i problemi sono rinviati, poi, all’improvviso, le problematiche esplodono con tutta la loro forza accumulata nel tempo, travolgendo tutto e tutti.
Molti pensano che sia opportuno nascondere le problematiche per difendere l’industria turistica.
Turismo e tumori!
Perché secondo voi la storia si è fermata di fronte a importanti economie?
Davvero pensate che la salute dei garganici vale di meno dei vostri portafogli?
A proposito di turismo, spero che i delegati regionali della Federazione Italiana Sport Orienteering siano muniti di una mappa delle discariche contaminate del Gargano.
Per evitare inutili rischi agli atleti.
E spero vivamente che gli organizzatori del campionato di foto subacquea che si terrà a settembre alle Tremiti, conoscano bene i fondali marini. Perché li ci sono i container, che la Marina Militare ha ripreso con filmati video, dal contenuto sconosciuto.
Per evitare inutili rischi agli atleti.
Promuovere il territorio è molto importante per lo sviluppo economico; tuttavia, in primis, è opportuno affrontare le criticità del territorio.
Nei dettagli.
Il 16 gennaio 1998, a Foggia, durante una missione della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il Presidente inizia la seduta affermando:” Dalla documentazione in possesso della Commissione risulta che la provincia di Foggia, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, sembra essere in ritardo rispetto alle altre provincie pugliesi. Ci risulta, infatti, che oltre il 50 per cento delle discariche si trova in una situazione abusiva o illegale”.
Sempre il Presidente, poco più tardi, nella stessa seduta, afferma, con riferimento al territorio di Apricena: “E’ noto che in quell’area, sia per la presenza di cave sia per l’eccessiva disinvoltura dei proprietari dei terreni su cui si trovano le cave, lo smaltimento dei rifiuti non avviene a norma, nel senso che nelle cave si butta un po’ di tutto”.
Negli archivi di Legambiente, è presente un’interrogazione parlamentare, senza firma, rivolta ai Ministri dell’Interno, della Salute e dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare. Era il 2 febbraio 2007. L’oggetto dell’interrogazione parlamentare è lo spiaggiamento, avvenuto sulle dune di Lesina il 16 dicembre 1988, della nave “Eden V”.
Voglio attirare la vostra attenzione su una parte dell’interrogazione parlamentare: “ il 3 ottobre 1997, Vincenzo Morante, comandante della Capitaneria Portuale di Manfredonia aveva richiesto al Presidio multizonale di Foggia “…urgenti verifiche onde accertare eventuale presenza di idrocarburi e tracce di sostanze radioattive…” Tecnici ed esperti dell’Azienda sanitaria locale non hanno ancora messo piede a bordo. La ragione di questa gravissima inerzia sembrerebbe dovuta al pericolo di contaminazione radioattiva e alla mancanza di attrezzature idonee; – nel medesimo territorio (Lesina-Poggio Imperiale) i vigili sanitari dell’Azienda sanitaria Foggia/1, hanno ritrovato alcune tonnellate di scorie radioattive. “…Nei cumuli di scorie radioattive abbiamo rilevato 1700 becquerel per chilogrammo di sostanza, sedici oltre la soglia di rischio per l’essere umano stabilita convenzionalmente in 100 becquerel” ha dichiarato il professor Domenico Palermo, direttore del dipartimento di chimica dell’istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata, centro nazionale di referenza per la radioattività alimentare; dagli archivi degli ospedali locali (San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, San Severo, Torremaggiore, Foggia, Manfredonia) e dai riscontri incrociati di medici di base e specialisti facenti capo alle Aziende sanitarie locali Foggia 1, Foggia 2, e Foggia 3, emergono dati scientifici inquietanti sulla popolazione del Gargano (220 mila residenti) e di Capitanata (700 mila cittadini): soprattutto leucemie mieloidi e tumori alla tiroide in percentuale superiore del 50 per cento rispetto alla media nazionale.
Presso l’Osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia, è attivo da 10 anni il Registro nominativo delle Cause di morte (RENCAM).
Grazie ai dati raccolti nel RENCAM è stato possibile costruire un Atlante delle cause di morte della Regione Puglia anni 2000-2005.
L’osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia ha anche redatto un Rapporto sullo stato di salute della popolazione della ASL Foggia.
In attesa che gli scienziati individuino il nesso ci causalità tra esposizione ed esiti sanitari, la letteratura scientifica ritiene che la presenza di discariche abusive aumenta il rischio di diverse patologie.
Primo interrogativo: dove sono finite le scorie radioattive recuperate nel territorio di Lesina Poggio Imperiale e menzionate nell’interrogazione parlamentare?
Questa è una domanda cruciale perché, all’epoca dei fatti, le discariche erano fuori controllo delle istituzioni.
Dalla lettura delle audizioni effettuate in Puglia dalla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nel 1998, a pochi mesi quindi dalla richiesta del comandante della Capitaneria Portuale di Manfredonia, non c’è traccia delle scorie radioattive del tipo menzionate nell’interrogazione parlamentare.
Dalla lettura dell’audizione del 16 gennaio 1998, emerge che il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera, Dott. Antonio La Ronga, si è occupato delle indagini sui rifiuti radioattivi, ma non del tipo menzionate nell’interrogazione parlamentare.
Ma leggete voi stessi:
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi, ho ricevuto una notizia di reato da parte della USL Foggia 1 di San Severo, su segnalazione di un gruppo di ispettori che si chiama Novis e si occupa esclusivamente di attività di polizia giudiziaria. La prima notizia la ricevemmo, sempre dalla USL, per un deposito di materiali in agro di Poggio Imperiale: l’ispettore dell’USL ci disse che i rifiuti accumulati in un capannone abbandonato potevano essere di natura radioattiva. Vista la gravità del fatto, assunsi direttamente la conduzione delle indagini ma fin dal primo momento, per la verità, ricevemmo notizie tranquillizzanti: mandai sul posto la Guardia di finanza con i vigili del fuoco di Foggia, che hanno speciali apparecchiature per rilevare la radioattività, e già quel pomeriggio ricevemmo notizie tranquillizzanti, successivamente confermate da analisi effettuate presso l’unità sanitaria locale 7 di Ancona.
PRESIDENTE. Per chiarire, lei ha disposto il prelievo di alcuni materiali e li ha fatti analizzare ad Ancona?
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. Sì, autorizzai il prelievo di materiali che sono stati successivamente analizzati dalla USL 7 di Ancona. Ho qui la relativa documentazione.
PRESIDENTE. Mi permetta di sottolineare l’opportunità di questa azione, perché l’apparecchiatura standard a disposizione dei vigili del fuoco non ha un potere analitico molto accurato.
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. In effetti, parlai anche con i responsabili dell’istituto zooprofilattico di Foggia (anch’esso si era occupato dell’esame di questi campioni) e decisi di autorizzare questi prelievi per l’esame da parte della USL di Ancona, che sostanzialmente ha escluso certi pericoli. Leggo, per brevità, le sue conclusioni relative ai campioni, che conterrebbero "solo radionuclidi di origine naturale in concentrazioni inferiori ai valori previsti dal decreto legislativo n. 230 del 1995 e pertanto non soggetti alle disposizioni previste dal suddetto decreto in tema di detenzione, impiego e smaltimento di materie radioattive".
PRESIDENTE. Si trattava di rifiuti ospedalieri?
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. No, se ben ricordo era materiale di risulta proveniente da costruzioni.
PRESIDENTE. Allora si spiega l’arcano, perché facendo riferimento a radionuclidi di origine naturale si pensa al radion(non ve ne sono tanti altri). Il materiale da costruzione può essere, per esempio, tufaceo.
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. Ad analoga conclusione siamo giunti per un’altra indagine, sempre in materia di rifiuti radioattivi, rinvenuti in questo caso in agro di San Nicandro garganico e di Lesina. Anche in questo caso abbiamo investito l’ASL Bari 4: si trattava sempre di materiali provenienti da costruzioni e le analisi diedero per fortuna esito favorevole, poiché sostanzialmente non erano materiali radioattivi ma contenevano soltanto radionuclidi naturali nelle quantità caratteristiche dei terreni. Queste indagini hanno sostanzialmente smentito il clima di allarme che si era creato in provincia, clima che a mio avviso ha ingenerato paure e timori poco fondati; prima di diffondere notizie così allarmanti, sarebbe importante fare accertamenti di carattere scientifico, non soltanto basarsi sul sentito dire.
E’ come se le scorie radioattive del tipo menzionate nell’interrogazione parlamentare non fossero mai esistite.
Perché altrimenti, se fossero esistite, il Dott. La Ronga avrebbe portato a conoscenza della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti la presenza sul Gargano di rifiuti radioattivi molto pericolosi.
Un’altra parte dell’interrogazione parlamentare importante riguarda i container abbandonati sul fondale marino adiacente il Gargano: “inoltre bisogna evidenziare che l’8 marzo 1998, affonda a 12 miglia est al largo del Gargano, con mare calma piatta, il peschereccio Orca Marina; – in questa disgrazia perde la vita il giovane Cosimo Troiano. Cinque mesi più tardi la Capitaneria di Porto sipontina incalzata dai familiari della vittima e dalla comunità dei pescatori, sollecita l’intervento della Marina militare per recuperare la salma;- in una nota inviata dalla capitaneria di porto al comando navale dell’Adriatico si legge: “…Il sinistro marittimo potrebbe essersi verificato a causa del probabile incattivamento dell’attrezzo da pesca a strascico in un ostacolo presente sul fondale marino. Inoltre, dall’esame delle deposizioni testimoniali rese dai naufraghi, è risultato che tale ostacolo potrebbe essere uno tra i tanti containers presenti nella zona, sbarcati tempo addietro da nave sconosciuta”.
Secondo interrogativo: cosa contengono quei container e qual è il loro stato di conservazione?
Terzo interrogativo: è mai stato attuato un monitoraggio delle discariche esaurite, in funzione, presenti, passate, legali e illegali del Gargano?
Quarto interrogativo: è’ stato mai attuato uno screening epidemiologico delle popolazioni garganiche da parte di organismi scientifici super partes?
La disattenzione delle istituzioni verso il territorio ha trasformato il Gargano in una pattumiera.
La mancata partecipazione alla vita politica delle popolazioni garganiche, la preferenza elettorale verso persone con scarse sensibilità ambientali e ridicole competenze, ha avuto come logica conseguenza questo disastro sociale, economico, umano.
La sensazione è che il peggio debba ancora venire.
Tanti sapevano e hanno taciuto.
Tanti sanno e tacciono.
Paolo Borsellino amava ricordare queste parole: “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola".
Sul Gargano siamo già morti. Traditi dalle istituzioni e dalla politica. E dal nostro disinteresse per i beni comuni.
Manfredonia – Il Rettore dell’Università di Foggia Volpe ha proposto la creazione a Manfredonia di una scuola di archeologia marina – Il sindaco Campo rilancia il Museo del mare integrato nel Museo nazionale archeologico del Castello – Il punto nel Convegno indetto dal Lions Club. Una scuola di archeologia subacquea a Manfredonia: è la proposta avanzata dal Rettore dell’Università degli studi di Foggia, Giuliano Volpe, al meeting “La cultura del mare a Manfredonia: i beni archeologici marini” organizzato dal Lions club Manfredonia Host e tenutosi con grande partecipazione di autorità del settore e di pubblico, all’Auditorium comunale dei Celestini. Un Museo del mare integrato nel Museo nazionale archeologico del Castello svevo-angioino, rilancia il sindaco di Manfredonia Paolo Campo indicando per uno sviluppo efficace la strada “della utilizzazione delle risorse e degli strumenti che già si hanno a disposizione per supportare progetti concreti e lungimiranti”.

Un convegno niente affatto di routine, bensì essenzialmente propositivo, vivace di contributi che hanno scostato molti veli che gravano sullo sviluppo complessivo creati spesso per una certa incapacità di guardare oltre la siepe. Università degli studi di Foggia e Comune di Manfredonia si sono trovati d’accordo all’unisono nel pensare iniziative che prima ancora che riportare alla luce e dunque alla pubblica attenzione reperti archeologici della cultura storica di questa terra e di questo mare, tendono a far emergere, sgombri da infingimenti e da ataviche indolenze, l’attivismo di un territorio che ha in sé risorse umane di eccellenza di straordinaria forza creativa. Il sindaco Campo ha tra l’altro fatto cenno ai progetti realizzativi riguardanti il recupero di beni archeologici come gli Ipogei Capparelli e a campagne di scavi programmati nell’area sipontina. Scavare oltre le apparenze in una sorta di operazione archeologica culturale, era del resto l’obiettivo dichiarato del presidente del Lion club Salvatore Guglielmi. “I temi del mare – ha affermato – sono solo uno dei molteplici aspetti del potenziale patrimonio culturale marino non solo del Golfo di Manfredonia, uno stimolo per risvegliare la consapevolezza della collettività e il ruolo delle istituzioni nel recepire ed interpretare le istanze sociali, in una azione sempre più sinergica con la comunità, l’economia locale e le associazioni”. Un invito che Campo ha rafforzato e arricchito. “Occorre ragionare – ha sollecitato aprendo a nuove prospettive – con spirito e proponimenti diversi rispetto al passato. Vi sono le condizioni per valorizzare al meglio le nostre potenzialità. Lo sforzo è quello di Innovare, connettere, valorizzare risorse e competenze spesso malamente trascurate”. In questo contesto di spinte allo sviluppo e al nuovo, la situazione in cui si ritrova l’archeologia in genere, ma più segnatamente quella marina, è oltremodo emblematica, se non di irragionevole dimenticanza, di colpevole disinteresse. “Il bacino di mare che va dalle Isole Tremiti lambendo la costiera sipontina fin giù oltre Salapia, è – ha rivelato il Rettore Volpe, docente di archeologia – uno scrigno pieno zeppo di reperti eccezionali mai scandagliati”. Qua e là qualche saggio con riscontri stupefacenti di resti di velieri, spesso quasi affioranti, carichi di mercanzie di ogni genere. “E’ questione anche – ha spiegato – di personale: la formazione non solo di archeologi ma che siano anche sub”. Danilo Leone e Maria Turchiano, ricercatori di Scienze archeologiche all’Università di Foggia, hanno portato gli edificanti esempi delle esperienze fatte in Francia e lungo la costa albanese. Il problema non sta solo nel poter fare ricerca in mare, ma – ha spiegato Arcangelo Alessio, responsabile del Servizio archeologia subacquea di Puglia – nelle fasi successive della conservazione e della valorizzazione: i tanti esempi documentati offerti hanno fatto rimanere allibiti. Che si tratti di coltri di terra o di profondità marine, la strada dell’archeologia è lunga e nebulosa.
Ufficio stampa e comunicazione Comune di Manfredonia
Priorità alla lotta agli incendi boschivi. In vista della imminente stagione estiva, è questo l’obiettivo al centro dell’azione di governo del Parco Nazionale del Gargano. A tal proposito l’Ente vuole attrezzarsi contro i piromani. Come? Il presidente Gatta ha avviato la fase “di ascolto” del territorio attraverso un confronto con le associazioni di protezione civile dislocate sul Gargano per raccogliere suggerimenti validi a perfezionare la macchina d’intervento del Parco.
La settimana prossima l’Ente bandirà l’assegnazione di fondi (per vitto, alloggio, occorrente quotidiano) alle associazione di volontari, seguendo però un criterio di premialità diverso rispetto al passato: non si terrà conto del numero degli incendi spenti, bensì di quelli scongiurati. Quindi zero incendi, più fondi. Proprio nei giorni scorsi Gatta ha incontrato tre associazioni di San Marco in Lamis. “Incontri proficui – ha spiegato il presidente – che confermano la volontà dell’ente di coinvolgere tutti perchè su questo versante, per avere successo, bisogna fare squadra e responsabilizzare il più possibile la popolazione del promontorio”.
Accanto alla fase di “ascolto” degli “attori” del territorio, il Parco del Gargano ha già intrapreso la fase progettuale con la stesura del Piano di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. Piano la cui approvazione è già partita, con tanto di invio al Ministero dell’Ambiente, avvenuto qualche giorno fa. Una volta incassato l’ok di Roma, il documento sbarcherà alla Regione Puglia, cui spetta la competenza finale.
Il Piano stilato dal Parco è pertanto un contributo che verrà recepito e inglobato in quello regionale. Ma cosa ha previsto il Parco nel Piano? Tutta una serie di interventi selvicolturali per il recupero dei boschi percorsi dal fuoco, volti al ripristino delle potenzialità naturali delle biocenosi interessate, tenendo conto del livello di degrado indotto dal tipo e dall’intensità dell’incendio e in funzione delle caratteristiche dell’ambiente.
newsgargano.it
Occhito – Risale il livello del lago di Occhito: siamo nell’ordine di qualche centimetro, «nulla di preoccupante» si affrettano a precisare dal Consorzio di bonifica. La perturbazione però è destinata a sorvolare la Capitanata almeno fino a domenica, ma la soglia di contenimento dell’acqua nell’invaso è di poco al di sotto del limite. La situazione ieri appariva la seguente: in diga l’acqua arriva a un’altezza di 193,17 metri, al di sotto della soglia di guardia fissata dalla Protezione civile a 195 metri. Ciò significa che c’è poco meno di un metro e mezzo ancora da riempire anche se ovviamente nessuno si augura di poter attingere a questa quota residua.
Tanto più che per evitare il peggio il Consorzio da unpaio di settimane rilascia a valle una quantità minima di acqua che non causa danni a popolazioni e colture finendo placidamente in mare (prova ne sia che sulla spiaggia sono state avvistate macchie dell’alga rossa che infesta l’invaso, ma questo è un altro problema). Dunque il livello, dicevamo, resta al di sotto della soglia di guardia. Il direttore del Consorzio di bonifica, Giuseppe D’Arcangelo, fornisce un dato: «Negli ultimi giorni abbiamo ridotto lo sfioro di superficie da 50 a 38 metri cubi al secondo proprio in virtù del fatto che il livello ha ripreso a scendere facendoci guadagnare centimetri nella diga». Adesso però che il livello dell’acqua ha ripreso a crescere è probabile che il Consorzio, già da oggi, dovrà riportare lo sfioro di superficie ai 50 metri cubi originari. Staremo a vedere. Se sulla diga è piovuto ieri per quasi l’intera giornata, intorno alla valle di Occhito è invece nevicato. Ciò impedisce all’invaso di immagazzinare altra acqua dai terreni ormai inzuppati che non sono quindi più in grado di trattenerla. Nel frattempo ieri il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in cui si chiede di «avviare immediatamente le procedure necessarie alla chiusura dei progetti e all’apertura dei cantieri per la diga di Piano dei limiti». Il governatore fra l’altro fa presente che la Piano Dei Limiti «è un’opera necessaria per consentire alla diga di Occhito di essere bonificata e messa in sicurezza».
lagazzettadelmezzogiorno.it
Qui potete controllare il livello della Diga:
Il ciclo dei rifiuti nell’ATO FG1 ha raggiunto un livello di criticità tale da imporre, innanzitutto alla Provincia, lo studio e l’adozione di un programma concertato di gestione dell’emergenza che scaturirà dalla inevitabile chiusura della discarica di Vieste.
E’, in estrema sintesi, l’esito dell’incontro, svoltosi nel pomeriggio di ieri presso la sede dell’Unione provinciale, sul delicato tema della gestione del sistema di stoccaggio e smaltimento cui hanno partecipato: Aldo Ragni, responsabile provinciale Organizzazione; Peppino Marcucci, responsabile provinciale Enti locali; i sindaci e i segretari del PD dei Comuni garganici che compongono il bacino Foggia 1, presenti, tra gli altri, i primi cittadini di Apricena, San Marco in Lamis, Vico del Gargano e l’assessore all’Ambiente di San Nicandro Garganico; il coordinatore provinciale dell’Assoato e presidente dell’ATO FG4, Matteo Valentino; il sindaco di Deliceto e presidente dell’ATO FG5, Benito Nigro.
L’urgenza di imprimere una svolta alla governance del ciclo dei rifiuti dipende dalla paventata chiusura della discarica di Vieste il prossimo 31 marzo. «Tale rischio è scongiurabile solo se, entro lo stesso termine, la Provincia autorizzi il progetto di sopralevazione del ‘panettone’ – ha spiegato Vito Zuccarino, sindaco di Apricena – che l’Amministrazione comunale di Vieste ha formalmente presentato lunedì scorso». Tale intervento emergenziale, però, rinvierebbe la chiusura definitiva dell’impianto al 30 settembre.
«A partire da quella data – ha sottolineato il sindaco di San Marco in Lamis, Michelangelo Lombardi – l’emergenza è inevitabile ed è nostro dovere, unitamente all’Amministrazione provinciale, elaborare soluzioni per ridurre l’impatto finanziario sui bilanci comunali e sui fondi che l’ATO avrà a disposizione per la pianficazione d’ambito e l’incremento della raccolta differenziata». Per ridurre l’impatto della crisi, «occorre accelerare e sostenere, prima a Palazzo Dogana poi in Regione Puglia, il percorso amministrativo intrapreso dall’Amministrazione comunale di San Nicandro Garganico per l’individuazione del sito idoneo ad accogliere l’impianto di biostabilizzazione e la discarica di soccorso», ha aggiunto Luigi Damiani, sindaco di Vico del Gargano. A questo proposito, l’assessore all’Ambiente di San Nicandro, Riccardo Tricarico, ha ribadito quanto già affermato in occasione di altri incontri istituzionali: «Entro la fine del mese, il Consiglio comunale si pronuncerà sullo studio di fattibilità già sottoposto al vaglio della cittadinanza». Quanto è accaduto e accadrà nel bacino garganico è «il risultato di un insieme di criticità che, un pò ovunque, i Comuni e le Province fanno fatica ad affrontare», ha affermato Matteo Valentino, riferendosi ai problemi connessi a: localizzazione degli impianti; definizione degli assetti e dei compiti degli organismi di gestione; programmazione finanziaria. «Quando, a causa dei ritardi, si precipita nell’emergenza – ha aggiunto Benito Nigro – rischiano di essere travolte anche le buone prassi amministrative, ed è un lusso che non possiamo permetterci».
lagazzettadelmezzogiorno.it
Il sindaco Domenico Vecera non ha dubbi: il nuovo insediamento della 167 sarà realizzato nella Piana di Kalena, nonostante le forti opposizioni degli ambientalisti e le perplessità espresse dall’assessore regionale all’assetto del territorio, Angela Barbanente. Il primo cittadino l’ha spiegato, in una nota inviata alle associazioni ambientaliste le quali avevano espresso molti dubbi sulla localizzazione del comparto edilizio, trattandosi di un’area sensibile per il suo valore culturale essendo, a poche centinaia di metri, presente una delle testimonianze più significative: l’omonima abbazia, la cui nascita risale all’anno 872. Il sindaco rassicura che la “167”, di fatto, «ricade a circa 420 metri dal monumento come previsto dal nulla osta paesaggistico comunale».
Da parte loro le associazioni, che sono pronte ad impugnare tutti gli atti, sottolineano che «non sono 420 i metri di distanza a poter tutelare il paesaggio e l’abbazia. Il monumento è di tale importanza che la distanza risulta risicata, perciò l’abbazia finirà per stare in mezzo alle case».
Chiaro, a questo punto, che la palla passa alla Soprintendenza regionale che con decreto potrebbe vincolare l’area esterna all’abbazia definendo una fascia di rispetto più ampia. E’ quanto auspicano gli ambientalisti i quali, insieme alla Soprintendenza, chiedono un intervento anche da parte dell’assessore Barbanente, la quale, tra l’altro, ha già detto che la Regione «non consentirà alcuno scempio. La lottizzazione dovrà passare al vaglio della Regione essendo stata approvata una variante». C’è anche la valutazione di carattere più strettamente culturale, trattandosi – come viene sottolineato – di un progetto che ricade in un’area dal grande valore paesaggistico e culturale, con ulivi secolari e con un contesto idrogeologico molto delicato. Gli ambientalisti, in particolare, non si spiegano tanta rigidità da parte dell’amministrazione nel mantenere ferma l’idea di una “167” che, a meno di ripensamenti dell ultima ora, nasce su un’area dove non ci sono opere di urbanizzazione prima e secondaria; inoltre – come spiega il presidente della sezione “Gargano” di Italia nostra, Menuccia Fontana – bisogna espropriarla perché privata e non comunale (appartiene alla famiglia Martucci, proprietaria dell’abbazia); ancora, essendo sottolivello, si spenderà . un patrimonio per la necessaria realizzazione della massicciata, dalle dimensioni ciclopiche, sull’attuale piano di campagna. Urbanisticamente – conclude – non e neppure cosa saggia da fare, essendo distante due km dal centro abitato. Non secondaria la considerazione che è vicina all’abbazia. La soluzione dell’esproprio, rigettata per per decenni, appare ore la soluzione primaria.
Bari, 30 marzo ore 18, Cittadella della Cultura (Biblioteca Nazionale, Archivio di Stato), via Oreste Pietro 45
Dalle campagne di ricerca di Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954 alla documentazione di questue pasquali tuttora in uso alle porte di Bari, finalmente fruibili per studiosi ed appassionati
Un’impressionante quantità di documenti sonori di straordinario valore culturale tra i quali le raccolte dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, lo sterminato archivio di Roberto Leydi, depositato in Svizzera presso il Centro di Etnografia e Dialettologia di Bellinzona, i Fondi Giovanni Rinaldi e Otello Profazio e le recentissime rilevazioni di Giovanni Amati, Annamaria Bagorda e Massimiliano Morabito.
Intervengono: Silvia Godelli (assessore alla cultura Regione Puglia), Domenico Ferraro (presidente Altrosud), Vincenzo Santoro (coordinatore progetto), Maurizio Agamennone (consulente scientifico), Giovanni Rinaldi (direttore Casa Di Vittorio Cerignola) e Nicola Scaldaferri (responsabile LEAV-Università di Milano).
www.archiviosonoro.org/puglia
A seguire: "Chi suona e canta non muore mai"
rassegna di musiche tradizionali
a cura di Giovanni Amati e Annamaria Bagorda
Con il rimando a una celebre massima di Andrea Sacco, una rappresentazione dei generi e repertori tuttora in uso in Puglia, attraverso esecutori tradizionali presenti nelle raccolte dell’Archivio.
I Passiuna tu Christù la Passione delle comunità grecaniche – Zollino (LE)
Antimo Pellegrino è l’ultimo erede di una celebrata famiglia di cantatori della Passiuna tu Christù, lungo canto delle comunità grecaniche del Salento, eseguito e mimato da due cantatori che si alternano, accompagnati da una fisarmonica e un portatore di palma. Oggi, decaduta l’originaria funzione di canto di questua, la Passione di Cristo viene cantata la mattina della domenica delle Palme e la mattina del Sabato Santo, momenti molto attesi dalla comunità zollinese che in queste occasioni reinsalda i legami con la propria identità culturale.
Il Venerdì Santo dell’Alta Murgia – Grumo Appula (BA)
In alcune comunità dell’Alta Murgia è ancora il canto del Venerdì Santo eseguito a più voci da un folto gruppo di uomini tutti i venerdì di quaresima, fino al momento della processione dell’Addolorata. La carica emotiva, che conferisce al canto una forza espressiva di straordinaria intensità, e mestizia del periodo caricano l’aria una drammaticità quasi tangibile.
I fornai, tarantelle e canti di questua natalizia dell’Alta Murgia – Toritto (BA)
La notte dell’antivigilia di Natale, gruppi di suonatori e cantatori eseguono la questua con una lenta e cadenzata tarantella cantata, accompagnata in passato con la chitarra battente, oggi sostituita dalla fisarmonica e dalla chitarra francese. L’arrivo della squadra, viene annunciato dal grido, anticamente utilizzato dai garzoni dei forni pubblici, che riecheggia forte tra i vicoli del paese, in un atmosfera festosa che dura fino all’alba.
Lu Lazzarenu e le matinate, canti di questua pasquale del Salento jonico, Famiglia De Prezzo – Sannicola (LE)
Nei paesi dell’arco jonico e dell’entroterra basso-salentino la notte del sabato che precede la domenica delle Palme, gruppi di cantatori, accompagnandosi con l’organetto o con la fisarmonica, eseguono un lacerante canto di questua per poi ripetere il giro delle famiglie visitate la notte del Sabato Santo dopo la resurrezione di Cristo, per ringraziarli cantando matinate, con lo scopo di omaggiare anche la donna amata. I Fratelli De Prezzo sono tra i più stimati e tenaci depositari di questi canti appresi per tradizione familiare, detentori di una vocalità antica, nonostante la loro giovane età.
Canti all’organetto e sul traino dalla Valle d’Itria, Famiglia Zizzi – Cisternino (BR)
Tre generazioni della famiglia Zizzi i talegrë , da sempre trainieri, allevatori, commercianti di cavalli suonatori e cantatori. Rappresentano un raro caso di continuità familiare, mai interrotta, sono infatti eredi ed eccezionali esecutori degli stili di canto e di ballo sull’organetto, e canti legati al loro mestiere, tuttora apprezzate e funzionali alla vita sociale delle comunità rurali nei momenti di convivialità.
Il Sabato Santo – canto di questua pasquale della Valle d’Itria, Coniugi Albanese – Cisternino (BR)
Nella Valle d’Itria dal pomeriggio del Sabato Santo alla mattina di Pasqua coppie di suonatori visitano le masserie e le case di campagna cantando un lungo canto di Passione e di questua e portando gli auguri di Pasqua accompagnandosi con l’organetto, ricevono in cambio dalle famiglie uova, dolci pasquali, salumi e vino. I coniugi Albanese sono due tra i migliori esponenti di questa tradizione ancora viva e radicata sul territorio.
Le serenate e le pizziche pizziche della Bassa Murgia – Suonatori, cantatori e ballatori- Ostuni (BR)
A Ostuni (BR) tutti i giovedì che vanno da Sant’Antonio Abate al carnevale, gruppi di amici, accompagnandosi con l’organetto e il tamburello dalla sera fino a notte inoltrata, portano serenate alle famiglie di parenti e amici che offrono ai suonatori da bere e da mangiare per poi ballare pizziche pizziche tra uomini dai forti tratti di allusione sessuale .
Zampogne e fischietto del Sub Appennino Dauno, Francesco Capobianco – Panni (FG)
A Panni (FG), paese del Sub Appennino Dauno, sopravvive l’uso di una particolare zampogna di canna, l’unica ancora in uso in tutta la regione, caratterizzata da un chanter con tre fori e un lungo bordone con una grande zucca essiccata all’ estremità, tenuto dal suonatore in posizione verticale. Venivano utilizzate a decine, fino a pochi decenni addietro, per annunciare in chiesa l’avvenuta nascita di Cristo, la mattina di Natale per una questua in paese e il giorno dell’Epifania per accompagnare la processione di Gesu bambino, saturando il paese di sonorità, acute e gravi, che si contrappongono offrendo quasi imponendolo, un impatto acustico estremamente intenso e penetrante. Francesco Capobianco è uno degli ultimi costruttori e suonatori di questo strumento arcaico e primordiale dal profondo valore rituale.
Canti sulla cupa cupa e tarantelle del carnevale dall’Alta Murgia – Altamura (BA)
Nell’Alta Murgia, area con forte vocazione pastorale, ai confini della Lucania, nel periodo di Carnevale veniva eseguita da gruppi mascherati una questua con il tamburo a frizione, la cupa cupë, strumento emblematico della tradizione musicale locale, che con il suo tipico suono grave accompagna canti a strofette e narrativi.
Il tamburello, ancora oggi ad Altamura (BA) strumento elettivo delle donne, accompagna insieme alla cupa cupa, lunghe tarantelle cantate, caratterizzate da un sostegno ritmico estremamente intenso.
Canti delle donne arbëreshe dall’Alto Salento Jonico – San Marzano di San Giuseppe (TA)
San Marzano di San Giuseppe, comunità arbëreshe dell’Alto Salento jonico, conserva tuttora un forte legame con la propria identità culturale. Il repertorio, profondamente legato al mondo femminile, è composto da canti sul lavoro, canti religiosi, ninne nanne, eseguiti a una o più voci.
Serenate e tarantelle dal Gargano, Salvatore Russo e Pio Gravina – San Giovanni Rotondo (FG)
La tarantella è una delle forme più rappresentative della tradizione garganica, è eseguita in numerosi stili locali, durante le feste per accompagnare il ballo, nelle serenate prima e dopo i canti a distesa, vero fulcro dell’esecuzione.
Salvatore Russo, pastore ultraottantenne di San Giovanni Rotondo (FG) dotato di una vocalità antica ed estremamente vigorosa, è uno degli ultimi depositari degli stili di canto sulla chitarra battente, lo strumento più rappresentativo ed emblematico del promontorio, suonata da Pio Gravina, giovane compaesano che ha recuperato una tradizione di famiglia riappropriandosi della propria cultura musicale.
Canti sul lavoro dal Basso Salento – Casamassella (LE)
Autentici detentori e straordinari esecutori degli stili di canto polivocali, peculiari del Basso Salento eseguiti durante i lavori agricoli, che fino a un passato non tanto remoto, dominavano il paesaggio sonoro delle campagne e delle comunità rurali.
INGRESSO GRATUITO
info: organettara@hotmail.it – tel. 3894729396
Da ildiariomontanaro.it – Scritto da Domenico Prencipe e Toni Augello
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival era presente
Una nuova entusiasmante primavera attende l’associazionismo garganico. L’incontro di Monte Sant’Angelo del 18 marzo ha visto protagonista il mondo del non-profit. Presenti da tutto il Gargano, le associazioni hanno partecipato ad una giornata intensa, piena di contenuti, di novità e di nuove proposte.
Una rete tra le associazioni che nasce dall’esigenza di fondere energie ed impegno delle singole realtà associative per valorizzare in maniera più adeguata non solo il proprio territorio ma anche le sue risorse umane, troppo spesse costrette all’esilio forzato.
La rete attraverso incontri mensili che si svolgeranno in tutti i centri garganici, permetterà un nuovo confronto tra le associazioni stesse, favorendo un vero e proprio laboratorio di idee. Esperienze e competenze reciprocamente maturate consentiranno l’elaborazione di progetti sostenibili e faciliteranno l’attuazione di quelli più ardui o di quelli dove meno intensa si dimostrerà la sensibilità delle istituzioni.
L’incontro, tenutosi a Monte Sant’Angelo, getta le basi per la costruzione di un futuro in cui la cultura torna ad essere l’espressione più viva della società che rappresenta e l’associazione suo catalizzatore per eccellenza.
Massiccia la presenza istituzionale alla manifestazione: le forze politiche di Monte Sant’Angelo e l’amministrazione comunale, l’assessore al turismo di San Giovanni Rotondo, l’assessore al turismo di Mattinata, l’assessore regionale alla solidarietà Elena Gentile, l’Università di Foggia, lo Svimez; presente anche l’attore Michele de Virgilio, che per l’occasione ha proposto di girare un film sul Gargano, ed in particolare a Monte Sant’Angelo.
Il programma della giornata: il mattino ha visto l’inaugurazione del "Laboratorio delle idee e dei progetti", nuova sede del patto interassociativo per il rilancio di Monte Sant’Angelo. Il pomeriggio è proseguito con un incontro tra le associazioni garganiche, per poi proseguire con un incontro aperto sul tema: "Un popolo di fuorisede, la nuova emigrazione giovanile".
La manifestazione, in serata, si è conclusa con le "Fanoje di San Giuseppe" nei rioni della città, con una grande presenza di cittadini da tutto il promontorio. Le associazioni garganiche si rinnovano l’appuntamento per il 19 Aprile, a Rignano Garganico con un obiettivo: passare dall’ "I care", al "We do"…
Cosimo D’Ettorre, il maratoneta della pace, è giunto a Vieste accolto dalla popolazione, dalle istituzioni e dalle associazioni. Oggi 23 proseguirà il suo cammino a piedi diretto all’Abbazia di Kàlena, entro fine mese finirà il suo percorso a S. Giovanni Rotondo. Ha bisogno di tutto, in quanto confida semplicemente nella Divina Provvidenza. Ancora adesso,alle 0.30, non sappiamo se l’Abbazia domani aprirà le sue porte al mondo e alla speranza, nè chi a Peschici accoglierà Cosimo.
Invito tutti gli amici a far il possibile per accogliere e rifocillare Cosimo durante il suo ormai breve tragitto. Invito anche gli amici dell’informazione a pubblicizzare l’iniziativa di Cosimo.
Cosimo ha percorso migliaia di chilometri a piedi in pellegrinaggio tra l’Europa e la Puglia per sensibilizzare la gente sul tema dei diversamente abili.
L’anno scorso ha percorso oltre 4.500 chilometri a piedi in giro per l’Europa. Quest’anno ha deciso di camminare lungo la Puglia.
37 tappe in 37 giorni per l’approdo nella sua meta finale, San Giovanni Rotondo. Incontra gente, stringe mani, parla col cuore.
Sempre a piedi. Sempre in nome dei disabili.
Sono loro infatti il "motore" che spinge Cosimo D’Ettorre, 65enne professore di italiano in pensione, da Fragagnano – borgo del tarantino che non conta più di cinquemila abitanti – a non sentire più il dolore delle vesciche ed a consumare le suole delle scarpe.
Cosa lo spinge a macinare tutti questi chilometri?
«Sono partito il 20 Febbraio da Laterza ed a fine mese conto di arrivare a San Giovanni Rotondo. Non raccolgo soldi, non chiedo nulla, non ho sponsor. L’unico mio scopo è quello di creare occasioni di dialogo con la gente per sensibilizzarla sul tema dei disabili. Insieme a quello dei disabili, voglio aprire gli occhi alla gente anche sulla natura e sull’ecologia: non cammino infatti lungo strade "convenzionali", ma solo lungo le strade di campagna, i vecchi e bellissimi tratturi. Seguo la via francigena e mi fermo laddove trovo un santuario».
Si definisce un matto, Cosimo.
E come dargli torto, se è vero com’è vero che fa tutto da solo. Ha fatto tre volte il celebre "cammino di Santiago" ed ha imparato a portare con sè poche cose: la conchiglia, simbolo universale del pellegrino, un piccolo navigatore, perchè orientarsi lungo strade mai battute non è semplice, ed una bisaccia, sempre aperta, «per dare e per ricevere».
Il nome dell’azienda che porta ancora sulle magliette ha dato un piccolo contributo lo scorso anno. Per il resto solo patrocini morali di Comune di Fragagnano e Provincia di Taranto.
Per Cosimo l’amore per i disabili nasce nella sua città d’origine, dov’è membro di un’associazione di volontariato, l’ "Acca muta… parlante".
«Si chiama così – ha detto – perchè quei ragazzi non parlano molto, ma hanno tantissimo da raccontare…».
Li portà sempre con sè, quei ragazzi. La loro immagine campeggia sul quadretto che si trova in cima al bastone che stringe sempre tra le mani.
«E’ bello, al mio ritorno, raccontare loro ciò che ho visto».
Facile etichettare questa "impresa" come poco producente.
«Invece ho ottenuto tanta attenzione sul tema dei disabili. Soprattutto nell’Italia meridionale. Ma anche in Portogallo ed in Francia, dove probabilmente sono più avanti di noi nella cura dei diversamente abili».
Ogni mattina Cosimo è nuovamente in viaggio.
Sempre a piedi. Sempre in nome dei disabili.