//
archives

Antonio Basile (Ufficiale)

Antonio Basile (Ufficiale) ha scritto 2098 articoli per Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

Aereoporto a Foggia, ne parla l’assessore Vascello

La Puglia è una regione stretta e lunga. Per andare da Vieste a Leuca occorrono cinque ore di macchina. Grosso modo lo stesso tempo di percorrenza per andare da Foggia a Bologna.

La Puglia è una delle principali mete turistiche del sud dell’Italia. Delle provincie pugliesi Foggia è quella che registra il maggior numero di arrivi e presenze turistiche. Per essere più chiari nel 2008 il Salento ha avuto 3.800.000 presenze turistiche a fronte di quelle del Gargano che ammontano a 4.500.000 circa. La provincia di Foggia inoltre detiene circa il 50% dei posti letto dell’intera regione.

Il mercato mondiale delle vacanze negli ultimi anni si è caratterizzato per il diffondersi di una tendenza che è quella di vacanze sempre più brevi ma più frequenti durante l’anno. Questo impone a tutte le località turistiche di avere aeroporti a servizio che non distino più di un’ora e mezza, ma soprattutto è indispensabile evitare ai flussi turistici rotture di carico durante il viaggio.

L’aeroporto di Bari dista più di tre ore dalle località turistiche del Gargano con la presenza di almeno tre rotture di carico. La distanza tra Bari e Peschici è superiore a quella tra Bari e Leuca. In passato sono stati investiti 120 mln di euro per la costruzione della pista di Grottaglie, infrastruttura necessaria per un importante insediamento industriale (Alenia) che ha creato 400 nuovi posti di lavoro.

L’industria alberghiera del Gargano da occupazione a oltre 7.000 addetti considerando solo i settori della ristorazione e della ricettività. Non più di qualche mese fa sono stati stanziati 205 mln di euro per potenziare le infrastrutture del sistema aeroportuale pugliese, così ripartite 200 mln divisi tra gli aeroporti di Bari e Brindisi e 5 mln per quello di Foggia. La regione Calabria che ha una conformazione geografica simile a quella della Puglia sviluppa il suo sistema aeroportuale puntando su tre scali Lamezia, Reggio e Crotone.

La domanda è: perchè in Puglia questo non può avvenire?
Perché la provincia di Foggia non può avere un aeroporto degno di questo nome?

Nicola Vascello . Assessore al Turismo e Trasporti . Provincia di Foggia.

Alla carpinese Concetta Zezza il premio Saccia 2009

Sabato 19 dicembre, alle ore 19,00 presso l’auditorium comunale di Vico del Gargano, si svolgerà la quinta edizione del premio “Antonio Saccia” IL GARGANO CHE LAVORA, una manifestazione itinerante che ha già toccato i comuni di Ischitella, Rodi, Peschici e Vieste.

Nel corso della cerimonia verranno premiati imprenditori, professionisti, associazioni del volontariato, rappresentati dello sport, della comunicazione, dell’arte e della cultura, figli della terra garganica che attraverso il proprio impegno hanno particolarmente contribuito alla crescita sociale ed economica.
La manifestazione verrà condotta da Luca Sardella e Manila Nazzaro, noti personaggi dello spettacolo anch’essi conterranei così come gli allievi del conservatorio che eseguiranno alcuni brani di musica classica e folk.
Così come nelle passate edizioni verranno assegnate 5 borse di studio riservate agli alunni del quinto anno  degli istituti superiori del Gargano che sono risultati primi nello svolgimento di una traccia avente oggetto “Il turismo quale veicolo per la valorizzazione dell’olio d’oliva garganico” ed un videoclip della durata di 15 minuti.
La commissione che ha esaminato i lavori è qualificata ed autorevole:
Prof. Lazzaro Rino CAPUTO – Preside della facoltà di lettere e filosofia
Prof. Franco SALVATORI – Ordinario di Geografia – presidente della società geografica italiana
Prof.ssa Francesca CHIUSAROLI -Docente di linguistica generale ed applicata
Prof. Ernesto DI RENZO – Docente di storia delle tradizioni popolari ed antropologia del Turismo
Tutti dell’università di Tor Vergata – Roma.
I riconoscimenti 2009 saranno conferiti a:
Concetta ZEZZA – Direttore generale del ministero dell’Economia e delle Finanze (orig. Carpino)
Luciano CANNAROZI de GRAZIA – Direttore generale min. Funzione Pubblica (orig. Ischitella)
Mario MARATEA – Imprenditore nel settore della produzione di liquori tipici (Monte S.A)
Domenico ROMONDIA – Imprenditore – Prodotti di pasticceria (Vico del G.no)
Michele SCARALE – presidente dell’associazione commercianti “corso Matteotti” (San Marco )
Antonio VILLANI – Giornalista (Sannicandro)
Carlo NOBILE – Premio “alla memoria” – (Vieste)

Come nelle passate edizioni è prevista la partecipazione di tutte le istituzioni del territorio.

Concetta Zezza già nel 2001 viene nominata dal Presidente della Repubblica "Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana" si tratta di una onorificenza assegnata per  "ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari.".

Una stella nel cuore della notte

“Soffia…soffia…soffia…!”
Trasportato dal vento è un grido di guerra.
Al grido di guerra poi segue l’attacco. Per ogni trenta centimetri di lunghezza, un respiro in superficie, un minuto sott’acqua alla successiva immersione.
È questa la regola empirica dei balenieri mentre scrutano l’acqua alla ricerca del mio sbruffo, per fare lesti un po’ di calcoli.
E se dopo al grido, ai calcoli arriva l’attacco, la nostra morte, seppure siamo giganti, s’appende anche ad altre esche.
Non c’è un grido, né una fiocina che sibila, ma mi sono ritrovato spiaggiato sul Gargano.
Era l’alba.
Mai vista l’alba da questa insolita posizione.
Sdraiato su di un fianco. Un occhio schiacciato sulla sabbia, un occhio rivolto al cielo.
Bei colori in questo cielo all’alba.
Respiro con fatica e nella mia quasi totale immobilità, fatta eccezione per la coda che cerco di sbandierare, mi sento addosso il mare che va a morire sulla spiaggia e la brezza che deve guidare il mare.
Non vedo un granché con un occhio solo.
Il cielo, però, sì. Via via diventa più chiaro e mi sembra proprio di emergere e di essere giunto alle ultime centinaia di metri dalla superficie, dove la luce riesce a penetrare e a sconfiggere il buio.
Con l’aumentare della luce, aumentano i rumori. Strani suoni emettono questi umani.
Si staranno organizzando.
Il tempo passa lento. Non sono abituato a restare a lungo fermo e il respiro…ah, cosa darei per uno sbruffo!!
Gli umani giungono numerosi.
Chissà se la vita, qui, è simile a quella negli abissi?!Se il più grande divora il più piccolo?!
È un sistema d’equilibrio giù nel mare.
Ma adesso questo sistema non vale.
Io sono approdato in un mondo che non è il mio.
Sono il più grande, ma in realtà riverso su di un fianco senza sbruffo e con un occhio affossato sono il più debole.
Che questi strani suoni umani stiano organizzando il mio salvataggio, in modo che non si guasti l’equilibrio del mio mondo e non disturbi quello della terra?!
Intanto la luce comincia a diminuire e immagino di inabissarmi.
Chiedo collaborazione al mio corpo; la coda non risponde ai comandi e resta fissa come una bandiera inamidata.
E allora mi aggrappo al ricordo e ai viaggi tra i profondi fondali, ai misteri abissali che questi umani credono di aver compreso e di poter governare… giusto per ignorare i flash delle macchine fotografiche che ho capito non servono affatto per la mia salvezza.
Quando l’occhio ritorna presente, si riempie di crepuscolo e di lì a poco il cielo pieno di luce si fa cielo pieno di buio.
E nel buio un piccolo piccolo puntino bianco mi fissa, immobile quanto me.
Ormai c’è poco movimento sulla spiaggia.
Il moto delle onde mi fa sentire a casa mia, nonostante qualcosa mi abbia cacciato sulla soglia.
Riportarmi dentro deve essere complicato o poco desiderato, altrimenti cosa ci farei ancora qui?!
Il puntino bianco brilla ancora uguale ed è ciò che vedo come ultimo ricordo.
Solo una stella nel cuore della notte

Grazia D’Altilia (da fuoriporta.info)

Capodogli: le carcasse saranno conservate a scopo scientifico

E’ stata decisa, questa mattina durante un vertice in prefettura, la sorte delle carcasse dei capodogli spiaggiati sulle coste del Gargano. Doppio il problema all’esame degli esperti e delle autorità: come effettuare il trasporto e come procedere allo smaltimento di oltre 140mila chilogrammi di carne. Scartata l’idea di smaltire in mare le carcasse, ci si è posti il problema di quale discarica avrebbe potuto ospitare tanto materiale da smaltire. La soluzione è arrivata dal mondo scientifico e culturale. Tanti i musei di storia naturale che hanno chiesto lo scheletro dei cetacei. Per questo le carcasse non saranno distrutte, ma sezionate e depositate in una cava, che sarà messa in sicurezza, e sepolte da uno strato di terra e calce. Al termine del processo di decomposizione delle carni, gli scheletri saranno recuperati e affidati a chi ne ha fatto richiesta. Il sito individuato per questa operazione, che non costerà meno di 150mila euro, è una cava a due km da Cagnano Varano.

Vincenzo D’Errico

Intanto vi lascio ad una riflessione che nasce da un commento lasciato ad uno dei tanti video su youtube sul fatto:

Nessuno ha interesse a salvare i capodogli arenati, ma non serve ucciderli per ottenere la loro preziosa AMBRA GRIGIA. Basta avere un po di fortuna e trovarne più di 10 chili su una spiaggia, Il valore del vomito?Più di 600.000 euro. La sostanza viene usata soprattutto per fabbricare profumi: un solo grammo costa tra i 20 e i 65 dollari. Invece a noi diranno ke è stato un bene, visto ke ci sono poke ricerke su questi cetacei e i loro skeletri serviranno agli istituti ke potranno analizzarli.

Che pensare?

Capodogli spiaggiati: domani incontro in Prefettura per la rimozione delle carcasse

Foto di Domenico RosaE’ stata convocato per domani mattina nella prefettura di Foggia una riunione interistituzionale che dovrà risolvere il problema della rimozione e destinazione finale dello smaltimento delle carcasse dei sette capodogli spiaggiati tre giorni fa per cause ancora sconosciute lungo il litorale della Foce Varano, tra i comuni di Cagnano Varano e Ischitella. Dalla prefettura di Foggia fanno sapere che i primi tentativi che sono stati fatti per rimuovere le carcasse sono falliti a causa dell’enorme mole degli animali che sono lunghi tra i 10 e i 15 metri e pesano fino oltre 13 tonnellate. Intanto nella zona dello spiaggiamento sono state disposte particolari misure di ordine pubblico e prevenzione sanitaria per evitare l’avvicinamento di curiosi che possano entrare in contatto con le carcasse ormai in decomposizione.

redazione Teleradioerre,foto di Domenico Rosa e ondaradio

San Severo non è più una fermata degli Eurostar

Il tempo di scorrerlo e il nuovo orario invernale di Trenitalia – in vigore da domenica tredici dicembre – ha già innescato un nuovo caso diplomatico in Puglia. A San Severo e Barletta nelle cui stazioni non ci saranno più fermate di treni Eurostar e a Lecce dove è stato cancellato il collegamento diretto con Torino.

Una decisione che avrà delle ripercussioni pesanti sull’economia della Regione e che ha mandato in crisi i tanti pugliesi che lavorano al nord e che ora, per tornare a casa, dovranno adattarsi ai tempi più lunghi degli Espressi e degli Intercity o optare per l’auto. Tante le prese di posizione di esponenti politici come Francesco Damone che si è fatto promotore di un ordine del giorno approvato all’unanimità in Consiglio regionale con il quale si chiede al Governo Vendola di intervenire pesantemente sui vertici dell’azienda per evitare che la decisione di Trenitalia vada in porto. A scongiurare i tagli anche l’assessore provinciale ai Trasporti Nicola Vascello per il quale ‘è impensabile che sia penalizzata San Severo che rappresenta uno snodo centrale per i flussi turistici che ogni anno affollano il Gargano’. Le novità di Trenitalia renderebbero peraltro vane quelle risorse economiche che la Regione Puglia eroga proprio per assicurare il collegamento tra san Severo e le località del promontorio. "E’ un’ingiustizia, ha dichiarato l’assessore regionale ai trasporti Mario Loizzo, che da due mesi chiede al ministero di intervenire, ma senza risultati. Intanto domenica tredici è arrivata e con essa l’ennesima penalizzazione per la Puglia intera.

http://www.sanmarcoinlamis.eu

Il calendario della biodiversità di alberi e frutti del Gargano

Il calendario, come mezzo che è utile, non solo per l’utilizzo classico, ma questa volta per approcciarsi ad un tema nuovissimo: la BIODIVERSITA’, intesa come caratteristica determinante della vita (varietà di specie animali e vegetali, di habitat naturali, di biocenosi e di geni) e base importante per l’esistenza e le attività dello stesso uomo.

Il tema non è casuale: il 2010 è l’anno mondiale della biodiversità delle
Nazioni Unite (ONU)
, con il grande obiettivo di frenare la riduzione a cui essa è esposta. Abbiamo perso non solo vita spontanea ma stiamo per perdere definitivamente anche la diversità di specie e varietà agrarie (biodiversità alimentare).

In questo calendario vogliamo trattare di biodiversità alimentare, appunto, e cioè di quelle entità biologiche, i frutti, quale prodotto della secolare azione dei nostri contadini e che si è impoverita drasticamente: mangiamo non più di 4 tipi di mele, più o meno in tutti i paesi sviluppati; i nostri nonni mangiavano fino a 40 varietà diverse. Nell’arco di un quarantennio sulle nostre tavole si è persa questa diversità.

Ma gli alberi ancora restano, per fortuna, per ricostruire storie, tradizioni, per poter salvare frutti, sapori, entità biologiche: è l’Archeologia degli alberi, dei loro frutti dimenticati, dei Frutti Antichi. Basta andare indietro di due generazioni e già si può parlare di antichità. I frutti antichi sono quelli che nell’arco di questi ultimi 30-40 anni hanno conosciuto un lento, silenzioso e graduale abbandono con l’affermazione della frutticoltura moderna o di quella cosiddetta industriale che ha investito solo marginalmente il Gargano, rivelandosi oggi uno straordinario serbatoio di frutti antichi, la struttura fondamentale della sua agricoltura che ha radici lontane.

Non è nostalgia del passato: perdiamo geni, sapori, conoscenze, risorse con sicure prospettive economiche (prodotti tipici) che possono servire al nostro Gargano.

È questa l’idea della Banca di Credito Cooperativo di San Giovanni Rotondo, “la Banca con radici profonde nel territorio”.

L’autore del calendario (foto e testi) è Nello Biscotti insegnante, naturalista di professione (botanico), che da anni dedica le sue energie allo studio della biodiversità vegetale del nostro Gargano.

Gallery in fondo pagina

Ma il Parco Nazionale del Gargano non era il più visitato d’Europa?

LA CLASSIFICA DEI MIGLIORI PARCHI D’ITALIA. E QUELLO DEL GARGANO?
di Federico Massimo Ceschin

Secondo i tour operator internazionali, il Parco dell’Etna è il più richiesto tra i Parchi regionali italiani dai turisti interessati in maniera specifica al "prodotto parchi", mentre tra i Parchi nazionali i più gettonati sono il Parco d’Abruzzo e quelli del Gran Paradiso, delle Cinque Terre, delle Dolomiti.

E’ quanto emerge dal "Rapporto Turismo-Natura 2009" del Centro Studi Permanente dell’Osservatorio di Ecotur, la più importante manifestazione italiana sul turismo naturalistico, che ha celebrato lo scorso fine settimana a Chieti la sua 19esima edizione.

Fin qui, probabilmente, niente di nuovo. I complimenti all’Abruzzo rischiano di diventare rituali, quindi quest’anno preferisco indirizzarli ai siciliani che sono stati i veri protagonisti della manifestazione.

Ma… vediamo la classifica finale dei Parchi Nazionali più visitati d’Italia:
11° P.N. del Gran Sasso
10° P.N. della Maiella
09° P.N. della Sila
08° P.N. dei Monti Sibillini
07° P.N. dello Stelvio
06° P.N. dell’Arcipelago Maddalena
05° P.N. delle Cinque Terre
04° P.N. del Gran Paradiso
03° P.N. del Pollino
02° P.N. delle Foreste Casentinesi
01° P.N. d’Abruzzo

Ritengo che numerosi altri, come me, potranno notare il particolare di una assenza.
Eppure ho sempre sentito dire – da fonti autorevoli – che ci sarebbe nel nostro Paese il Parco Nazionale "più visitato d’Europa"!

Mi si perdonerà, ma questa storia dei dati che mancano (ma che nessuno sembra intenzionato a commissionare!), inizia ad apparirmi soltanto come un alibi. Un pretesto per affermare tutto ed il contrario di tutto.
Non inizia a farsi strada il legittimo sospetto che i vari milioni di pellegrini di San Giovanni Rotondo siano soltanto il risultato di un counter privo di qualsiasi forma di intelligenza? E che nel contempo questi numeri privi di fondamento scientifico possano rendersi utili unicamente a legittimare qualche ego campanilistico sempre in ansia da prestazioni e affamato di risultati da "nove colonne"?

Se la Città di Padre Pio realizzasse davvero quei numeri, sommati a quelli di Vieste, certamente non si farebbe fatica a far decollare l’aeroporto e non mancherebbero gli investimenti (locali ma anche "forestieri") per rilanciare le infrastrutture ed i servizi (come fu negli anni Settanta del secolo lungo).
Invece è notizia di ieri che l’apertura di decine di nuove rotte aeroportuali verso la Germania ed il Nord Europa riguarderà solo Bari e Brindisi.

E se davvero qui attorno ci fosse l’area protetta "più visitata d’Europa", sono sicuro che moltissimi giovani che incontro – e che rimangono alla ricerca di un futuro – sarebbero diventati guide, guardie, tour operator, accompagnatori, traduttori, interpreti; avrebbero costituito associazioni e cooperative che, invece di attendere il contributo per la sopravvivenza, sarebbero andate a costituire l’indotto economico che trasforma un Parco in una risorsa per tutto il territorio, migliorando l’accoglienza con una infinita gamma di servizi a valore aggiunto (noleggi, maneggi, agriturismo, cicloturismo, ecc.).

Forse questa mattina ho messo il piede sbagliato giù dal letto? Il buon senso mi ha definitivamente abbandonato? Sono vittima di un abbaglio? Tutto possibile. Non me ne si voglia.
Mi chiedo se esista un Ente che – tra le sue competenze non condivise e frammentabili – intenda commissionare uno studio sulle presenze reali, una ricerca sulla attrattività reale del territorio, un censimento serio del patrimonio culturale ed ambientale che ha qualche chance realistica di competere sui mercati nazionali ed internazionali (rifuggendo la logica della banale distribuzione a pioggia sul territorio, anche dove i turisti non potranno arrivare mai), avviare una qualche attività di "pricing" che renda tangibile il profitto che potrebbe derivare da ciascun attrattore (magari all’interno di un piano industriale), che si prenda la responsabilità di stabilire quali eventi possono esercitare un ruolo turistico distinguendoli (attraverso l’attribuzione delle risorse) da quelli che hanno un valore sociale, e che – infine – si assuma l’onere di posizionare il territorio tra le mete turistiche di eccellenza con un piano di investimenti (pubblico-privati) di prim’ordine.

La tarantella NON E’ SOLO SALENTINA!

In questo estratto dalla "Fisica Appula" (1806) , Michelangelo Manicone tratta del fenomeno del tarantismo in capitanata; questo documento è la prova storica che la tarantella era un’usanza diffusa anche nella nostra provincia e non solo legata al Salento.

Le ragioni degli Antitarantisti, e risposte de Tarantisti

Mi piglierò io il laborioso impegno di descriver qui la Tarantola appula? Favellerò io delle tante inezie, ciance, e mentecattaggini, che dai collettori di favole sonosi su questo celebre Ragno scritte, e dette? Perderò io il tempo ed il senno nel confutare gravemente tutte le opinioni, che fino ad ora sono state avanzate per ispiegar la danza de Tarantolati? No. Io esaminerò solo due punti tarantistici, che col clima appulo han rapporto; riferirò le ragioni dell’ uno e dell’ altro partito; e nulla deciderò io, ma deciderà il Leggitore illuminato insieme e disappassionato.

Or il Tarantismo è un vero ed effettivo morbo, oppure un inganno, un’ impostura, una favola? Il Signor Suaammerdam, il nostro Tommaso Cornelio, e cent’altri Antitarantisti sono di sentimento, che il Tarantismo altro non sia che una favola di mendichi, e di vagabondi. Parecchi Naturalisti, dicon essi, non ci fanno forse sapere, che i ragni non sono velenosi?

Rispondono i Tarantisti, che i ragni non sono velenosi ne’ climi freddi, e che lo sono ne’ climi roventi. Si sa, che il clima influisce molto sulla genesi, e sull’ esaltamento del veleno. Si sa, che que’ Serpenti, i quali ne’ nostri climi temperati sono esenti da veleno, nella zona torrida sono velenosissimi. Si sa dalle sperienze del Redi, che le vipere sono più velenose nella estiva stagione, che in tempo d’ inverno. Si sa finalmente dalle sperienze dello stesso Redi, che gli scorpioni Africani non erano più velenosi nel mese di Novembre; che ripigliavano la forza velenosa ai 23 di Febbrajo; e che erano velenosissimi nella state. Or caldo è il clima dell’Apulia, ed arido il terreno; ed ecco perché qui sono velenose le Tarantole.

Replicano gli Antitarantisti: si trovano le Tarantole non solo nell’Apulia, ma eziandio nella Calabria, nella Sicilia, nell’Asia; nella Persia, ed in cent’altri climi più caldi di quello dell’ Apulia. Or perché nessun’ombra di Tarantismo sentesi in tali Regioni, ed il Tarantismo ha risuonato per secoli nell’Apulia?

Rispondono i Tarantisti con un’apostrofe: Antitarantisti, dicono, agevole non è lo svolgere dall’ aspo questa matassa. La natura è un gruppo d’arcani . Chiedetene dunque lo scoprimento a que’ Filosofi, i quali malgrado della natura si fanno sacerdoti di lei, e siccome oracoli spacciano delle spiegazioni intorno i più ombrati misteri della medesima. Ma dal che noi non possiamo spiegare l’arcano, di cui si tratta, potete voi dedurne da ciò, essere una favola il Tarantismo? No certamente. Se è una favola, perché subito, o dopo alcune ore dal morso cominciasi a sentire dal Tarantolato un ardore, e dolore nella parte morsicata? Perché intromettendosi il veleno entro i nervi, ed accrescendosi per conseguenza la tensione dei medesimi, e la infezione del fluido nervoso , si sente dallo stesso Tarantolato una oppressione di cuore, una turgescenza del ventricolo e degli intestini, una sete grande, una mancanza di respiro? Perché finalmente a questi sintomi sussieguono una lassezza universale, una lipotimia, e così l’ ammalato rimarrebbe, e ‘l tutto andrebbe in peggio, se non si desse un pronto rimedio? E dunque un morbo vero il Tarantismo .

Opinione del Rosati

Il chiarissimo Signor Rosati di Foggia chiama il Tarantismo morbo ridicolo e ideale, e pensa, che il distruggitore di un tale immaginario morbo sia stato il lume delle Scienze.

Diffatti, soggiungo io, quanti pregiudizj non ha tolto via la Fisica? Quei, che posti nel bagno, stavano a galla, quarantanni addietro erano riguardati come indemoniati. Oggi questo è un fenomeno fisico. A vista de’ fuochi fatui, d’ una ecclisse, d’una aurora boreale, e d’ una cometa il popolo pochi anni addietro tremava: oggi non trema più ;e da tali felsi timori lo ha liberato la Fisica.

Quindi essendo vero, che il Tarantismo sia un morbo ideale, è vero ben anche, che il distruggitore del medesimo sia stato il lume della vera Fisica, ma se poi il veleno della Tarantola è un vero e reale veleno, per qual ragione, domandasi, non si parla più nella Daunia di Tarantismo, ancorché i morsi insensibili di questo insetto seguissero ad accadere?

Tutte le preparazioni delle officine sono inutili per la cura del Tarantismo. L’unico rimedio è la Musica. Il Tarantolato balla, e mercé del furioso dimenamento del corpo, suda grandemente, e cosi si espelle il veleno. La sonata, che usano gli Apuliesi per fare che i Tarantolati ballino, chiamasi Tarantella. Questo vocabolo pare essere di Greca origine; giacché il verbo "tarantin" significa commovere grandemente: il che concorda assai bene colle azioni de’ Tarantolati. Forse la voce Tarantola deriva da questa Greca dizione.

Io sospetto che ciò dipenda dalla diminuzione del caldo estivo qui accaduta. Che il calore vada in pieno scemando, ed il freddo nel totale crescendo sempre, l’ ho altrove dimostrato. Or posta una tale verità meteorologica, ecco com’io ragiono. Il caldo influisce grandemente sulla genesi, e sull’esaltamento del veleno; qui il caldo estivo è scemato; dunque potrebbe essere, che la diminuzione del caldo fosse la cagione, perché i morsi della Tarantola erano funesti ne’ tempi andati, ed innocenti a’ dì nostri. Questa conseguenza è piuttosto un mio dubbio, che un mio sentimento. Il Leggitore pensante vedrà, se esso, sia appoggiata ad un fondamento sodo, e se in conseguenza s’inalzi al supremo grado della probabilità.

Opinione de Serao

Il celebre nostro Serao, crede, che il Tarantismo sia un morbo endemico degli Apuliesi, il quale deesi ridurre al genere de’ delirj malinconici originati dal calar del clima, dai vegetabili sostanziosi e dalle carni straordinariamente nutrienti. Udiamo come la discorre, ed eccone le proprie parole. Il clima, della Puglia piana, dic’egli, è caldo oltre misura… La natura poi di quella terra è tale, che tutti i frutti di essa, le erbe, le biade, e per conseguente le carni degli animali, che hanno ivi la loro pastura, sono di robustezza, e di efficacia straordinaria. Or tutte queste cose devono, partorite una qualità. De’ sughi del corpo in colui che le usa giornalmente, ed una tessitura del corpo stesso, tale da render gli umori parte violenti ed impetuosi né movimenti del loro anima, e parte ponderosi e compatti, e di elementi troppo stretti ed affollati insieme: dalla qual disposizione nasce di leggieri, a quel che si può capire medicinalmente. Misterica nelle donne, e una specie d’Ipocondria negli uomini; o sia per dirla con meno parole nella lingua de vecchi Medici, il Temperamento Malinconico, quello che esaltato di poco, costituisce gli uomini assai vicini alla mestizia luttuosa, alla mattezza, e talora al furore, ed all’ insania. Fin qui l’illustre Serao.

Veramente il credere, che il Tarantismo dipenda dal clima, e dagli alimenti, mi pare che non sia un ragionato delirio mentre si sa, che il calore grande del clima può generare una prava crase di umori, ed indi il delirio melancolici. Ma se i Tarantisti avesser domandato al Serao: se il Tarantismo è un morbo indigeno, perché 30 o 40 anni indietro in Foggia, ed in tutta la Daunia, le piazze e le campagne erano nella state piene di deliranti, ed al presente non si fa veruna commemorazione di un tal morbo? Il clima d’ oggi non è lo stesso che quello di 30 anni addietro? Gli alimenti non sono pure gli stessi? Perché dunque il clima, e gli alimenti anni sono producevano il delirio malanconico, ed al presente non l producono più? O non l’han mai prodotto o dovrebbon produrlo anch’oggi. Se i Tarantisti, dico, avessero così domandato al Serao, che avrebb’egli risposto? Lettori, indovinate, ch’io vò favellare di altri nocivi insetti.

Documento trascritto da Sara Di Bari e Domenico S. Antonacci

Capodogli arenati a Capojale: tutti morti

Alla fine non è servita a nulla la lotta contro il tempo per salvare i sette capodogli arenatisi questa mattina a Foce Varano. I sette cetacei sono tutti morti nelle ultime ore, a causa dei danni riportati nello spiaggiamento. Lo rende noto l’assessore all’Ambiente della Provincia di Foggia, Stefano Pecorella che ha convocato nella sede della Guardia di Finanza a Foce Capoiale una riunione tecnica – che è in corso – per pianificare e coordinare gli interventi necessari per affrontare l’emergenza. Al tavolo tecnico partecipano rappresentanti dell’Istituto Zooprofilattico di Foggia, i sindaci del Comuni di Ischitella e di Cagnano Varano, i responsabili del Servizio Veterinario dell’Ausl di Foggia, il responsabile nazionale del Centro studi sui Cetacei e i responsabili del Parco Nazionale del Gargano. ‘Quello che è accaduto – spiega Pecorella – è un fenomeno assolutamente straordinario, che impone la massima e seria analisi da parte degli addetti ai lavori sulle cause che hanno determinato lo spiaggiamento’. ‘Il fenomeno – conclude l’assessore – impone la massima responsabilità degli enti coordinati anche per gli interventi di rimozione delle carcasse dei mammiferi, che diversamente già oggi potrebbero costituire un serio problema di carattere ambientale’.

Tatiana Bellizzi,teleradioerre

Greenpeace: spiaggiamento molto, molto, anomalo ma non esistono strutture per recuperare i grandi cetacei

BARI – «Si tratta di uno spiaggiamento molto, molto, anomalo – dice Giorgia Monti, responsabile campagna mare Greenpeace – però è anche vero che la gente solleva la testa quando accadono questi eventi drammatici ma poi non si interroga su ciò che ha fatto. Ha limitato le attività umane dannose? Ha creato aree protette?».
La prima segnalazione dei capodogli in difficoltà risale a 24 ore fa, possibile che non si sia riusciti a salvarli? Non c’è un sistema di pronto intervento sulla falsa riga di quello americano?
«No, per il recupero manca un sistema di pronto intervento e forse si dovrebbe creare un centro di riferimento nel Mediterraneo. Ed è vero che perdere sette capodogli è drammatico perché sono animali adulti e magari pronti per la riproduzione, però è anche vero che il loro spiaggiamento è molto difficile da gestire». «Si deve considerare – spiega Giorgia Monti – che potrebbero essersi spiaggiati perché qualcosa ha interferito col loro sistema di orientamento. E allora, anche se li si rimettesse al largo, gli animali tornerebbero a spiaggiarsi. Il recupero di questi animali, infatti, si fa in piscina ma, d’altro canto, di piscine per cetacei molto grandi, come sono i capodogli spiaggiati in Puglia, non ne esistono».

«Per noi di Greenpeace – conclude Giorgia Monti – è una tragedia la perdita di questi capodogli e c’è un grande senso di impotenza. Però noi andiamo ancora più a monte della fase di salvataggio. Secondo noi, il miglior modo per evitare questi spiaggiamenti risiede nella tutela del mare, nel controllo delle fonti di inquinamento (anche acustico), del traffico marittimo, nella creazione di aree protette. Se si operasse in questo modo si proteggerebbero tutte le specie marine e non solo i capodogli».
MARISA INGROSSO dalla GdM

Archivi