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Antonio Basile (Ufficiale)

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Comunicato stampa: PROGETTO “RIFIUTATI”

Comunicato stampa.
Con Preghiera di diffussione

 
“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.
Fabrizio de Andrè

La Comunità terapeutica di riabilitazione psichiatrica “Oasi” di Vico del Gargano, in collaborazione con l’ Associazione Culturale Carpino Folk festival, organizza RIFIUTATI: laboratorio per la costruzione di strumenti musicali riutilizzando oggetti e materiali destinati ad essere scartati e buttati via.

Il progetto “RIFIUTATI” nasce dall’esigenza di prevenire il disagio e dalla necessità di lotta allo stigma, richiamando l’attenzione e l’impegno dell’intera collettività, delle istituzioni, della società e dei singoli cittadini sulla malattia mentale e sul disagio psicologico, attraverso l’organizzazione di saggi, di dimostrazioni, di mostre e documentazioni fotografiche, tecniche, storiche e geografiche per ogni strumento.

In un percorso terapeutico riabilitativo gli obiettivi che il laboratorio intende raggiungere sono diversi: favorire, con la lavorazione di materiali poveri, lo sviluppo della creatività degli utenti; accrescere la loro abilità manuale e la fiducia nelle proprie capacità; contribuire alla diffusione di una pratica concreta di riuso e riciclaggio di oggetti e materiali, che rappresenta il primo passo per il sorgere di un atteggiamento attento e responsabile verso le sempre più attuali questioni dell’ecologia e del rispetto per l’ambiente. Infine si vuole far in modo che gli utenti possano avere una prima conoscenza degli strumenti musicali e imparino a riconoscerli dal timbro, dalla forma e dal modo in cui vengono suonati. Il laboratorio di costruzione degli oggetti sonori offre inoltre molti spunti all’attività interdisciplinare: oltre alla musica il corso coinvolge anche l’educazione artistica (gli strumenti, infatti, potranno essere dipinti o decorati), ma anche la storia e la geografia, perché di ogni strumento sarà indicato il paese di provenienza e il periodo in cui è nato.

La Comunità “Oasi” è una struttura residenziale di riabilitazione psichiatrica, rivolta a persone con disturbi mentali e comportamentali per le quali si ritiene necessario un sostegno nel percorso di autonomia, di inserimento o reinserimento sociale; essa offre ospitalità e assistenza a un nucleo di convivenza di tipo familiare a carattere temporaneo, composto da un numero di circa 14 utenti, inviati dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Foggia.

RIFIUTATI è un progetto dell’Associazione culturale Carpino folk Festival, che intende così allargare il proprio ambito di azione sul territorio anche a collaborazioni con istituzioni, quali le Comunità terapeutiche per la riabilitazione psichiatrica, che possono sembrare dei luoghi di chiusura e di abbandono della personalità umana ma che invece rappresentano una grande opportunità di crescita per tutti gli operatori del settore culturale.

Il progetto rappresenta una nuova sfida per l’Associazione, che con entusiasmo ha accettato l’invito della Comunità terapeutica “Oasi” di Vico del Gargano ad una collaborazione per offrire ai propri ospiti nuove attività formative ed esperienze riabilitative.

L’Associazione culturale Carpino folk Festival, nata nel 1996, oltre a curare l’organizzazione del Festival omonimo, giunto alla quindicesima edizione, promuove un complesso progetto di tutela del patrimonio artistico culturale della musica popolare del Gargano.

Proprio dalla decennale esperienza nel settore della cultura e dello spettacolo non solo musicale (decine i progetti attuati e le collaborazioni sia con enti pubblici che privati), l’Associazione ha tratto spunto per il progetto RIFIUTATI: per entrare nel circuito primordiale della musica quale strumento di comunicazione universale, per condividere un percorso di crescita personale e di gruppo, per intuire la magia di far nascere dalle proprie mani un oggetto che “si esprime”, che suona, non serve altro che uscire, guardarsi intorno, chinarsi a raccogliere un RIFIUTO, modellarlo e aspettare che da esso nasca la vita.

E pertanto persone in un certo senso RIFIUTATE dal mondo possono scoprire che, anche dai rifiuti, possono nascere la magia e la meraviglia.

Associazione Culturale Carpino Folk Festival

300.000 EURO L’ANNO VALE IL TRAMONTO DI FOCE VARANO?

Si sperava che almeno il tesoro principale della Provincia di Foggia, il Gargano, già pesantemente martoriato da incendi, speculazione edilizia, abusivismo e navi affondate con relativi carichi di veleni, fosse lasciato in pace dalle società che, con gli impianti eolici industriali, hanno devastato il territorio della Capitanata.
Purtroppo non è così e la lobby eolica, non contenta della distruzione operata sulla terraferma, è passate all’attacco della costa garganica richiedendo, a diversi comuni, concessioni demaniali per l’installazione di impianti eolici nelle loro acque.
E’ il caso dei comuni di Rodi Gargano e di Ischitella che si sono visti indirizzare da una società valdostana, S.E.V.A. s.rl, una richiesta per installare circa 80 pale per un potenza nominale complessiva di circa 300 Mw.
La società S.E.V.A.è pressoché sconosciuta nel panorama eolico italiano, non sembra avere all’attivo nessun impianto eolico in Puglia e addirittura si fa difficoltà a rintracciarne un sito web: situazione impensabile per una società che vuole realizzare opere di questa portata economica.
C’è forse il rischio che anche sugli impianti off-shore assisteremo al solito film già visto sulla terraferma con società che, una volta trovata la strada “burocratica“ giusta, ottengono le autorizzazioni e le rivendono alle multinazionali del settore?
La competenza per l’autorizzazione questo tipo di impianti è dello Stato e ai Comuni è richiesto un parere che comunque non è vincolante per l’autorizzazione ai lavori.
Questo non significa che i Comuni non possano bloccare queste iniziative: gli istituti di credito, non finanzierebbero mai progetti di questa portata economica senza che ci sia il consenso delle amministrazioni e della popolazione residente.
L’Amministrazione di Rodi Garganico, si è opposta al progetto perché l’area interessata, oltre che essere inserita nel Parco Nazionale del Gargano è anche di particolare pregio turistico e naturalistico.
A pochi chilometri di distanza, l’Amministrazione del Comune di Ischitella, che comprende tutto il comprensorio di Foce Varano e parte del lago di Varano, ha effettuato una valutazione opposta a quella di Rodi Garganico e, in un Consiglio Comunale convocato in pieno solleone (19 agosto), ha dato parere favorevole al progetto.
La scelta dell’amministrazione, che vede nel Sindaco un convinto assertore, ha provocato violente proteste nei cittadini di Ischitella e in quelli dei paesi limitrofi, che oltre a non capire l’urgenza di convocare un Consiglio Comunale in pieno periodo estivo, si sono sentiti esclusi da una scelta che impatterà su tutta la costa garganica e non solo sul demanio di Ischitella.
Sul sito Garganonews.it, riferimento importante per la popolazione garganica, si legge di “diaboliche iniziative di alcuni comuni, pronti a risolvere i loro problemi di bilancio…” e si accusa il consiglio comunale di Ischitella di aver deliberato “qualcosa di davvero scandaloso per il territorio, aggiungiamoci vergognoso per l’etica e mancanza totale di chiarezza”.
Parole pesantissime che illustrano egregiamente il clima che si è creato su questa vicenda che interessa tutti i cittadini della Provincia di Foggia e non solo l’Amministrazione di Ischitella, che evidentemente pensa poter disporre di un bene che è un patrimonio di tutti a proprio piacimento.
La situazione è resa ancora più scandalosa perchè al Comune sono stati offerti (non si capisce a che titolo!), dalla società valdostana, la miseria di 300.000 euro l’anno.
A fronte di un possibile utile annuo, per la società privata, di circa 120 milioni di euro (240 miliardi di lire!) al Comune è stato offerto appena lo 0,4% e scandalosamente questa miseria è stata ritenuta congrua dal primo cittadino e dalla sua amministrazione!
Una miseria che non ha eguali in Italia e in Provincia di Foggia, dove le società eoliche non sono state certo di manica larga con i Comuni dove hanno realizzato gli impianti.
Un’offerta del genere dovrebbe indignare e offendere l’intero territorio garganico ed è veramente incredibile che un’amministrazione che dovrebbe preservare il suo territorio, gia in pesante sofferenza, prenda in considerazione proposte simili.
Naturalmente sono stati offerti anche posti di lavoro ma ovviamente senza spiegare, il come, il dove e il quando essi dovrebbero nascere.
Selve di pale eoliche hanno prodotto non più di 40-50 posti di lavoro a tempo indeterminato in tutta la Provincia di Foggia. Non si capisce che posti di lavoro può produrre un impianto off-shore dove la manutenzione è praticamente inesistente.
Il Sindaco di Ischitella, accusato da molti di non avere mai coinvolto la cittadinanza su questo tema, ha partecipato ad un incontro organizzato da un circolo politico di centro destra che lo sostiene politicamente.
L’incontro pubblicizzato (in maniera improvvida secondo qualcuno) sul gruppo che su Facebook si oppone al progetto, ha visto la partecipazione di tantissimi cittadini, dei rappresentanti di numerose associazioni garganiche, tra le quali il Comitato per la tutela del mare garganico e di “Io sono garganico”.
Dalla registrazione dell’incontro (ascolta) è possibile rendersi conto che non è stato facile per il Sindaco Colecchia e per il suo vice, Leonardo La Malva, tenere testa alle critiche e ai dubbi di tutti coloro che vedono in questa decisione un atto scellerato teso a deturpare irrimediabilmente il territorio e di cui tra l’altro, viste le offerte fatte, non se ne comprendono i reali motivi.
Molto bello e toccante l’intervento di un giovane garganico: Pio Speraddio
Farò sentire sempre la mia voce perchè amo la mia terra meravigliosa e soffro nel vedere di quanto siamo incapaci di gestirla e valorizzarla. Sono favorevole all’energia pulita però il nostro Gargano, Sig. Sindaco, non è il posto giusto per questo progetto."
E d’altronde come dargli torto, le collanine offerte ai nativi da Cristoforo Colombo quando conquistò l’America, erano una fortuna se paragonate alle trecentomila euro offerte dalla società valdostana all’amministrazione di Ischitella.

Pasquale Trivisonne
http://www.adessoilsud.it

Leggende marinare: Il corvo di Manuela

Si racconta che tanti anni fa, al trabucco di Manaccora (Vieste),  c’era un corvo che non se ne andava neppure venendo cacciato a sassate. I trabucchisti gli si affezionarono e cominciarono a trattarlo come uno di loro, dandogli pane, acqua dolce e, a fine giornata una porzione del pescato: u ciambuttill (anche lui lavorava). Ed infatti lo consideravano un trabucchista a tutti gli effetti: se ne stava tutto il giorno sull’antenna più alta della vedetta fermo a fissare il mare e non si spostava mai neanche quando pioveva; muoveva le ali solo quando avvistava sotto l’acqua la sagoma scura del banco di cefali. I pescatori avevano imparato che quello era il momento giusto per sollevare le reti. In paese si cominciò a parlare di questo strano corvo che, al contrario degli altri uccelli, invece di librarsi in volo restava lì fermo per tutto il giorno a scrutare il mare. Sicuramente era un corvo diverso da tutti gli altri! Un vecchio del paese si ricordò di una storia sentita quando era bambino. C’era una volta una ragazza bella come il sole di nome Manuela. La famiglia era poverissima e per questo il padre decise di darla in sposa ad un vecchio ricco. Manuela però amava perdutamente Domenico, un giovane trabucchista di Manaccora. Ai due giovani fu precluso vedersi e parlarsi. Il padre non perdeva mai di vista Manuela. Tra rimpianti e sofferenze arrivò per lei il giorno fissato per le nozze con l’uomo che non avrebbe mai amato. Domenico, alle prime luci dell’alba, andò al trabucco per non vedere e sentire, sof friva troppo, inutile aggiungere sofferenza a sofferenza! Manuela, da parte sua, subì come un automa il peso di quell’interminabile giornata: quando potè, mentre gli invitati festeggiavano ancora, scappò via e, rubato dalla stalla del marito un asino per fare più in fretta, corse a casa di Domenico. Non trovandolo, si diresse al trabucco, ma vi erano soltanto i suoi vestiti. Non ci mise molto ad immaginare quel-lo che poteva essere accaduto, e, senza pensarci due volte, si buttò anche lei in mare. Fino a quattro o cinque anni fa, chi andava al trabucco di Manaccora poteva ancora vedere un corvo. Ed il vecchio diceva a tutti: «Quell’uccello non può essere che Manuela. Trasformata in corvo, guarda fisso il mare per scorgere fra le onde il suo grande amore».

Il racconto è tratto da “Il trabucco tra storia e leggenda" ,di Angela Campanile

Bachna ae haseeno,il film indiano girato sul Gargano

Un film indiano è stato girato sul Gargano l’anno scorso. Nel trailer di presentazione si possono vedere le bellissima falesie di Vieste e Mattinata; ho tagliato il video ma per chi fosse interessato a vedere tutto il trailer basta cliccare qui.
http://swf.tubechop.com/tubechop.swf?vurl=B60zgr-Phc4&start=109&end=170&cid=46044

Fedele deceduta nella grotta di San Michele a Cagnano V.no

«A nome mio, dell’Amministrazione comunale e della città di Cagnano Varano esprimo tutta la vicinanza al dolore che ha colpito la famiglia Colombaro». Parole di grande partecipazione sono state espresse dal sindaco Nicola Tavaglione ai familiari della donna deceduta, a causa di un malore improvviso, mentre visitava la Grotta di San Michele a Cagnano Varano. La donna, Angiolina Colombaro, 57 anni, era originaria di San Salvo in provincia di Chieti. Durante il recente ricovero presso Casa Sollievo della Sofferenza aveva più volte sentito parlare dell’antica Sacra Spelonca cagnanese e così in compagnia del marito aveva deciso di visitarla. Mentre era in preghiera, davanti all’altare, ha avuto un malore; allertato prontamente il 118, il personale sanitario accorso sul posto ha cercato di rianimarla, anche con l’aiuto di un defibrillatore, ma ogni tentativo è risultato vano. «Si è trattata di una tragica fatalità che ha colpito tutti noi – afferma ancora il sindaco Tavaglione – Abbiamo dato la nostra piena disponibilità ai familiari della donna. I nostri uffici e il nostro personale si sono messi a completa disposizione per venire incontro alle esigenze del caso e alle richieste dei familiari. In questo senso voglio ringraziare i carabinieri, i vigili urbani, il personale comunale e sanitario per la professionalità e la sensibilità dimostrata in un contesto tragico come quello avvenuto nella Grotta di S. Michele».

Discussa la realizzazione di un Parco eolico con 80 torri a mare

ISCHITELLA – E’ bastato il tam tam su facebook per richiamare gente da vari paesi del Gargano all’incontro sul tema dell’eolico off-shore del sindaco Pietro Colecchia e di altri rappresentanti dell’amministrazione comunale organizzato dal movimento politico “Ischitella prima di tutto”. Dopo lo stupore iniziale per la presenza degli ospiti nella sede del gruppo politico locale e qualche scaramuccia tra rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione, si è sviluppato un vero e proprio dibattito sul progetto per il quale il comune di Ischitella ha espresso la propria disponibilità. Serrato il confronto tra il sindaco Colecchia, il vicesindaco Leonardo La Malva, il consigliere di opposizione Giuseppe D’Errico, cittadini comuni e i rappresentanti di associazioni garganiche intervenuti, fra i quali anche alcuni membri del Comitato per la tutela del mare garganico e di Io sono garganico. Preoccupazione comune degli “ospiti” (che ritengono non potersi circoscrivere la decisione al solo comune di Ischitella) l’impatto ambientale delle pale eoliche in mare, non solo per le attività economiche (turismo e pesca), ma anche per il danno alle rotte migratorie dell’avifauna locale. Ma il sindaco Colecchia, pur non negando la rilevanza dell’impatto ambientale, ha evidenziato la necessità, da amministratore, di una valutazione complessiva del progetto, anche in termini di vantaggi economici ed occupazionali, azzardando anche l’ipotesi di un’attrattiva turistico-didattica delle torri sormontate dagli aerogeneratori (grazie alla collocazione di un ascensore interno ad una delle torri). Trecentomila euro sarebbe, approssimativamente, l’introito delle royalties per l’amministrazione di Ischitella a fronte di 60/80 pale eoliche posizionate a circa 8 chilomentri dalla costa al largo di Foce Varano, in posizione intermedia tra la costa e le Isole Tremiti. Una ricaduta economica che, al di là delle obiezioni di natura paesaggistica ed ambientale, è stata ritenuta irrisoria dagli astanti se paragonata all’enorme profitto realizzato dalla società che gestirebbe il parco off-shore. Argomento questo, che per il sindaco Colecchia, potrebbe rappresentare motivo di ulteriore contrattazione nella convenzione che dovrà ancora essere stipulata, prevedendo magari anche la riduzione del numero di torri in mare, per ridurre l’impatto ambientale. “Un parco eolico con 80 torri in mare da 4 megawatt l’una potrebbe illuminare l’intero Molise” l’appunto di Francesco De Rosa, di San Nicandro che ha evidenziato la sproporzione tra il vantaggio economico della società privata e quello della comunità ischitelliana. Dal consigliere comunale di Rodi Garganico, Michele Azzellino, ribadita invece, la netta contrarietà, “per qualsiasi somma”, al progetto sul quale il comune di Rodi, anch’esso contattato, ha già espresso nel febbraio 2009 il suo rifiuto con i voti della maggioranza consiliare (l’opposizione si astenne). Ma, a detta del sindaco Colecchia, che non ritiene comunque vincolanti le deliberazioni dei comuni a favore o contro (riconducendo la potestà decisionale unicamente al Ministero per l’ambiente) anche i comuni di Carpino e Cagnano Varano pare siano favorevoli all’eolico off-shore lungo la costa del Gargano nord. Ma la questione pare tutt’altro che risolta e l’incontro di Ischitella si è concluso con l’impegno di approfondirla in un confronto pubblico, organizzato dall’amministrazione comunale ed alcuni rappresentanti del movimento delle associazioni garganiche, con l’intervento di esperti del settore che possano fornire elementi tecnici specifici su cui fondare le valutazioni.

Anna Lucia Sticozzi
Gazzetta del mezzogiorno- Gazzetta di Capitanata 16-01-2010

Di cosa ha bisogno il turismo sul gargano?!

Scrivo ora un pezzo che il mio amico Ninì Delli Santi, a seguito del Forum provinciale del Turismo che si tenne molto tempo fa a Vieste, mi aveva sollecitato per il suo libro sul turismo che non ha aspettato il mio ritardo ed è fortunatamente già a disposizione dei lettori, senza il mio intervento. Grazie all’appuntamento dedicato al turismo che si è tenuto a Vico del Gargano sabato scorso, ho l’occasione di riordinare le mie idee per affidarle ad uno scritto.

Se ci chiediamo come rilanciare il turismo nella provincia di Foggia, senza chiederci come rilanciare l’intera economia provinciale, a mio avviso perdiamo tempo. E se ci chiediamo come rilanciare l’economia del nostro territorio, senza rilanciare socialmente e culturalmente la comunità, ancora una volta perdiamo tempo.

Per fare, sul Gargano, un turismo che stia in campo, capace di presente e di futuro, capace di intercettare la parte migliore del nostro Paese e dei nostri "concittadini" europei, per ricostruire una economia non di retroguardia, occorre assicurare sei requisiti imprescindibili: 1. la qualità ambientale, 2. la qualità culturale del territorio, 3. la legalità, 4. un cambiamento della e nella attuale classe dirigente, 5. l’attrattività per i consumi interni della nostra provincia e non solo per l’utenza esterna, 6. la concentrazione della promozione solo in alcune realtà, evitando di sprecare denaro con interventi di comunicazione a pioggia.

In premessa voglio dire che chiunque ponga il problema del rilancio del turismo "unicamente" in termini di presenza/assenza di infrastrutture e servizi materiali fa un errore strategico, poiché ha dimenticato che i flussi dipendono principalmente dal "motivo del viaggio" e solo secondariamente dalla facilità o difficoltà di raggiungimento o di permanenza per la presenza di strade, autostrade, porti, aeroporti, a meno che non si parli di target specifici. Del resto l’età dell’oro del turismo garganico l’abbiamo vissuta quando le infrastrutture viarie e d’altro tipo erano scarse o inesistenti. Ora, indubitabilmente, stiamo vivendo un declino del turismo del Gargano, pur avendo più servizi e un’offerta più organizzata rispetto al passato.

Perché accade questo? Perché il Gargano ha perso la sua verginità ambientale e culturale che rappresentava il suo attrattore più forte e il principale motivo del viaggio. Non voglio essere frainteso: le infrastrutture materiali sono importanti, (attenzione, voglio ricordare che accanto a sistemi di comunicazione e spostamento, servizi sanitari e igienici, spazi pubblici, infrastrutture sono anche auditorium, librerie, teatri, biblioteche, summer e winter schools, monumenti e musei aperti e funzionanti, banda larga…), ma ritengo che, la loro presenza/mancanza non rappresenti l’unico motivo del successo/insuccesso del turismo. I fattori che garantiscono il successo sono prevalentemente altri.

1. La qualità ambientale del territorio è pertanto il primo requisito per il rilancio del turismo sul Gargano. La qualità del paesaggio rurale e dei centri storici, del mare, delle coste; la lotta all’abusivismo edilizio ed alla "speculazione organizzata"; una moderna gestione dei rifiuti; il rilancio del Parco Nazionale del Gargano, che ha smarrito la sua mission di volano e attrattore di un turismo nuovo nel momento in cui non ha saputo trovare la strada per assolvere all’altro suo compito principale, quello di garantire la tutela dei valori ambientali e culturali del territorio. Tutto questo garantisce che una fetta importante dei potenziali turisti consideri il Gargano tra le mete possibili, meritevoli di un viaggio e di una spesa. In assenza di questi requisiti siamo destinati a uscire fuori non solo dai circuiti di business, ma anche dai circuiti mentali dei nostri connazionali e dei fratelli europei. Saremo semplicemente dimenticati.

2. La qualità culturale del territorio. Il Salento e altre zone della nostra Puglia, la Toscana, le Marche, il Lazio, l’Umbria, alcune aree della Sicilia, parte delle regioni del Nord, affidano il successo turistico alla presenza di qualità culturale nel territorio. Attenzione, non parliamo solo dei beni culturali, che abbiamo tutti, ma di attività e di servizi, accompagnati da un livello medio di cultura dei residenti, che si traduce nella giusta sensibilità degli operatori di intercettare, con una offerta colta, la parte del ceto medio più disposta a spendere per gustare il territorio, per incontrarlo, per crescere e per formarsi. Qualità culturale è anche quella dei residenti, che, se rozzi e ignoranti, rappresentano il primo dissuasore dei flussi turistici, se, invece, sono colti, intelligenti e sensibili ne rappresentano il principale attrattore. E la qualità culturale delle comunità accoglienti dipende da ottime politiche formative e culturali, e anche da un livello alto dei "consumi" culturali, che attualmente in Capitanata sono al fondo delle classifiche nazionali. Stessa cosa dicasi per gli eventi. Ormai sono numerosi studi e ricerche sull’impatto economico dei festival e sul Gargano esistono già delle realtà festivaliere consolidate che attualmente rappresentano un attrattore e un volano di attività economiche (e non mi riferisco solamente a quelle storiche, Carpino Folk Festival e FestambienteSud, aderenti al consorzio 5FSS di cui, indegnamente, sono il presidente pro tempore). I festival vanno potenziati e va potenziato un circuito degli eventi culturali e di spettacolo che può dare il suo importante contributo. Noi su questo stiamo lavorando, ma serve il pieno e appassionato appoggio delle amministrazioni locali e degli operatori.

3. Legalità. Stiamo sempre a parlare di marketing per rilanciare il buon nome del Gargano e decantare le sue bellezze e non ci accorgiamo che la criminalità locale opera un contro marketing micidiale. Quanti milioni di euro occorre spendere in comunicazione per cancellare nell’opinione pubblica nazionale e internazionale l’effetto nefasto della notizia di un omicidio di mafia? O della notizia che proprio il turismo sul Gargano è vittima di un racket organizzato e martellante? Che le istituzioni locali, invece che affrontare e risolvere il problema della legalità, tendono, invece, a sottovalutare, sottacere, negare? Ci siamo mai chiesti quale impatto abbia la criminalità sui clienti o potenziali tali del turismo del Gargano? E quale effetto sortisca l’idea che la politica e la cultura locale siano deboli e omertosi? E’ inutile scagliarsi contro il sistema dell’informazione o contro le associazioni che denunciano quanto accade sul territorio. Non c’è sopravvalutazione del fenomeno: semplicemente c’è il fenomeno criminale e un ridicolo tentativo di sottovalutazione. Estirpare l’illegalità e il crimine può contribuire a rilanciare l’immagine del Gargano. Anche il solo combattere, senza ambiguità e finzioni, riscatterebbe il nostro territorio. La nascita dell’associazione anti racket di Vieste, da questo punto di vista, rappresenta un importante segnale positivo proprio per i potenziali clienti del turismo garganico.

4. Il ricambio della classe dirigente. Sembra chiaro come, tranne alcune importanti eccezioni, con questa classe dirigente (che non è solo politica) non si vada lontani. Le sue responsabilità storiche possono essere riassunte in tre punti. 1. Non ha saputo trovare una strada per l’economia locale, confondendo economia e speculazione. L’economia è un processo sociale capace di produrre, e riprodurre nel tempo, ricchezza diffusa e competenze professionali e di cittadinanza, di generare relazioni positive per la comunità, di facilitare la sua apertura e non la sua chiusura. La speculazione, al contrario, produce ricchezze immediate, in un lasso di tempo limitato e concentrate nelle mani di poche persone, genera conflitti, disgrega la comunità, alimenta vizi e qualità negative uccidendo la democrazia e la cittadinanza. La politica può fare molto in campo economico: un sindaco in politica economica ha più potere del Ministro del Tesoro, per orientare le scelte e il destino di una comunità. La speculazione si è, invece, impadronita del Gargano. 2. La seconda responsabilità consiste nel non aver saputo aprire il Gargano alla Puglia, all’Italia e all’Europa. Il Gargano è isolato, politicamente, culturalmente, socialmente. Siamo i peggiori nella nostra regione che negli ultimi anni è invece cresciuta tutta. Diamo sempre la colpa a Foggia e a Bari che ci escludono. La verità e che la nostra classe dirigente è generalmente arretrata, debole, culturalmente e politicamente arroccata. La "sindrome di Calimero" non ci farà uscire dall’isolamento, ma continuerà ad affossarci. 3. La terza responsabilità della classe dirigente è quella di non aver compreso oppure, peggio, di aver compreso e colpevolmente ostacolato la nascita di una politica sovra comunale, all’altezza dell’idea della "Città Gargano". Sprecando due grandi opportunità: la Comunità Montana, ridotta ad uno spettacolo indecente; il Parco nazionale del Gargano di cui abbiamo già detto.

5. L’economia turistica non può reggersi solo sui turisti extra regionali ed extra provinciali. Anzi, i cosiddetti consumi interni al territorio sono una fonte determinante di reddito e di guadagno, ma soprattutto sono la fonte primaria dei processi della cosiddetta destagionalizzazione (almeno all’inizio del suo processo). L’unica maniera, infatti, per far crescere la qualità e la quantità dell’economia turistica, da anni ce lo diciamo senza che molto sia accaduto, è destagionalizzare. Un turismo per tutto l’anno crea stabilità lavorativa e continuità aziendale, uniche garanzie di crescita e di professionalità. Il turista che viene da lontano tende a concentrare nei soliti periodi le vacanze sul Gargano e nei week end non pensa di venirci, poiché attualmente manca l’offerta. E’ chi vive vicino che, come una specie pioniera, può fare turismo durante l’anno, soprattutto nei week end favorendo la nascita dell’offerta stessa. A questo proposito, però, dobbiamo chiederci chi siano i potenziali clienti del turismo interno. Non tutte le fasce della popolazione sentono allo stesso modo il bisogno o hanno la possibilità di vivere più volte l’anno l’esperienza del week end sul Gargano, o di un’escursione giornaliera in grado di servirsi, però, dei servizi del turismo locale. Ad eccezione dei flussi di turismo religioso, per i quali va fatto un discorso a parte, è il ceto medio cosiddetto "riflessivo" che tiene alto questo genere di consumi interni. Lo stesso gruppo sociale che compra libri, giornali, va al cinema e al teatro, frequenta la ristorazione di medio-alta qualità, è sensibile agli eventi e si muove sul territorio con una certa facilità. Lo stesso che, spesso giovane, è, nella nostra provincia costretto ad emigrare, perché sono assenti o deboli le politiche che ne favoriscano la permanenza e la prosperità. E questa debolezza rappresenta un problema per tutte le regioni meridionali, con maggiore gravità nelle aree marginali. Lo ha intuito il governo regionale che, investendo significativamente sui giovani e sulla cultura, ha gettato le basi per un rafforzamento di questa fascia sociale in tutta la Puglia. E’ la debolezza di questa fascia di popolazione che finora ha contribuito a rendere difficile la nascita di un turismo "fuori stagione" sul Gargano. La Capitanata solo in parte ha intuito la grande opportunità fornita dalla Regione. A questa debolezza si aggiunge la debolezza della nostra città capoluogo. Foggia sta crescendo troppo lentamente ed è lontana dall’essere una città media come Bari, che tiene alti i flussi nel Salento, o grande come Roma che, con i suoi flussi, regge l’intero sistema turistico laziale, abruzzese, umbro e della Bassa Toscana. Meno problemi ci sono per il preappenninno meridionale (l’asse Orsara-Troia, per intenderci), più raggiungibile del Gargano, perché oltre che su Foggia può contare anche su parte della Campania e rivolgersi pertanto ad un territorio più ampio. Le uniche realtà garganiche che possono dirsi realmente destagionalizzate, oltre a San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo per via del turismo religioso, sono Mattinata che pesca su un bacino di prossimità sull’asse Manfredonia-Foggia, e più lentamente Lesina, che sta beneficiando della presenza dell’uscita autostradale. Il resto è tutto da costruire e si può fare solo mettendo su un sistema di attrattori fondato sulla cultura, lo spettacolo dal vivo, il turismo natura. E considerando un’area di prossimità che sicuramente coinvolga anche il Molise, la BAT, e la provincia di Benevento.

6. Manca una compiuta strategia di promozione. A volte lo spreco di risorse è la cifra della nostra comunicazione pubblica. A mio avviso si deve concentrare la maggior parte dell’attenzione e dei finanziamenti per cercare di intercettare i flussi interni e di prossimità e le aree e gli assi metropolitani più vicini, quelli cioè, che hanno la possibilità, anche in mancanza di un aeroporto che funzioni come si deve, di frequentare il Gargano nei week end. L’offerta deve pertanto rivolgersi al ceto medio delle aree metropolitane di Bari, Napoli e Roma, e all’asse urbano abruzzese e marchigiano che corre sulla A14. E la comunicazione deve essere continua e presente principalmente in queste aree, che complessivamente sono abitate da più di dieci milioni di persone e sono raggiungibili in meno di tre ore. Tutto questo a condizione che sul Gargano ci sia la volontà di ricostruire un’economia turistica, abbandonando una visione meramente speculativa dell’economia. A volte è forte l’impressione che la stagionalità sia una condizione accettata volentieri da molti operatori e che in alcuni casi il turismo sia diventato l’alibi per portare acqua al mulino della speculazione edilizia. Aspettando di essere smentiti con i fatti, siamo disponibili a fare la nostra parte collaborando con le persone, le aziende e le istituzioni di buona volontà che credono nel trinomio ambiente-cultura-economia e che vogliano costruire un’intelligente strategia di attrazione dei flussi.

Franco Salcuni,responsabile di Legambiente Gargano

Dopo Rosarno, il DPP, la r-evolution…

Un commentatore politico, uno dei più lucidi, nel ripercorrere le fasi più buie della storia patria, individua il 12 dicembre quale momento in cui il Paese ha perso la sua innocenza politica. Quella bomba di Piazza Fontana ha deflagrato un orizzonte di senso, disconnettendo un tessuto emozionale. Mi chiedevo cosa resta dopo Rosarno. Forse nulla. La dichiarazione caustica della Santanchè, forse. Cosa resta nella memoria di un Paese la caccia al “negro”, per dirla con le parole di un noto liberale quale Vittorio Feltri. Resta, a mio avviso, una ferita profonda. Forse le prove generali dell’Italia a venire, quella che ci è affianco, quella dei tronisti e delle vulve turbodiesel. Mi chiedo se il pensiero del mafioso calabrese diventa il vero pensiero debole, il “mediocrino” di fantozziana memoria, cosa resta del pensiero meridiano. E come pesa il nostro silenzio. Le nostre titubanze a non urlare quello che rende le nostre gole simili ad una ruota di scorta. Adriano Sofri ha scritto una poesia di rara bellezza. Potrebbe essere letta e recitata. Ovunque.

Da queste parti – ma non solo a queste latitudini – l’urbanistica è stata per tanto tempo la parente poverissima dell’edilizia. Non si spiega diversamente la persistenza di realtà – come quella sannicandrese – in cui ancora si gira con un programma di fabbricazione datato 1973. Speculazione su speculazione; soldi, affari, cemento. A latere, ma non troppo, il mito dell’abusivo creativo. Un territorio devastato, saccheggiato da un politica miope, infame, carogna. L’aver portato a compimento il percorso che ha condotto all’approvazione in consiglio comunale del documento programmatico preliminare al piano urbanistico generale rappresenta un momento importante per questa compagine amministrativa e per la nostra città. I contenuti del DPP li potete estrarre sul sito istituzionale dell’Ente. Solo alcune brevi considerazioni. La prima: il DPP incarna l’idea di regola. La seconda: la rigenerazione urbana rappresenterà il business plan dell’imprenditoria a venire, ma anche il momento in cui ripensare la città e i suoi spazi, ma anche il suo tempo. E’ un momento importante per la nostra città anche perché quelle direttrici sono state condivise, partecipate. L’approvazione all’unanimità in consiglio comunale del DPP – con le modifiche significative apportate – rappresenta non solo l’attenzione delle minoranze consigliari alle tematiche centrali per il territorio, ma la base su cui imbastire – da oggi – un nuovo percorso.

Ho fatto un salto a Vico, partecipando all’incontro dell’Associazionismo Attivo. Non dico niente di nuovo se ribadisco come il contesto sia per me assolutamente famigliare, bello, accogliente, vitale. Vitale, appunto. Qualcosa di vivo, ma anche passioni e prospettive per le quali vale la pena spendersi, dare qualcosa di sé. Nell’apprendere dell’ennesimo omicidio di Monte Sant’Angelo ho pensato a Domenico Principe, alla sua intelligenza, al suo coraggio, al suo pub; subito dopo mi è “apparso” Gegè Mangano, con le sue diavolerie, col suo riccio sulfureo, la sua passione. Anche quando lo stillicidio di morte e di violenza riempie pagine e pagine, la forza dispiegata e messa sul territorio rende quello che è accaduto “residuale”. C’è la mafia, certo. Ma c’è anche Domenico e Gegè; ci sono i giovani belli e vitali di questa terra che da magica e sterile diventerà vitale, feconda e prospera. La salmodia del male – la si mette in scena, molte volte in assoluta buona fede, a margine di omicidi efferati e di stampo mafioso – è funzionale sia con l’idea della terra invalicabile che con quella dell’eroe. Ribadisco. L’idea della terra invalicabile, la montagna sacra, l’identità ostentata è la figliastra – la più racchia e con l’alito al topo – della cultura mafiosa. E’ la razza protetta che ostenta la propria differenza, escludendo il contesto dalla normalità, dalla circolarità della vita e delle idee. La terra invalicabile genera l’eroe. Il mito che sbarra la strada al dragone e, quasi sempre, diventa martire della giustizia. Un filmaccio da tre soldi, roba da telecagnazzo. Anche a Vico si è tentato di scrivere una sceneggiatura diversa. Pur essendo assolutamente sobrio non vedo all’orizzonte nuvole basse. Il futuro è di quei ragazzi che già oggi chiedono alla politica ed alle istituzioni spazio vitale. Non per sé, ma per noi, per tutti.

Costantino Squeo

Quando il territorio chiama, noi “dovremmo” rispondere…

Domani 14 Gennaio tutto il Gargano ad Ischitella contro l’Off Shore

Domani 14 Gennaio alle ore 19.00 in un locale sito nella Piazza De Vera D’Aragona (piazza del paese) il comune d’Ischitella affronterà la questione riguardante l’energia eolica, tema che dovrebbe essere a cuore di tutti i cittadini del comune di Ischitella e non solo.
 
In merito riteniamo opportuno ricordare quanto è accaduto il 19 agosto del 2009, quando il consiglio comunale di Ischitella si riunisce e delibera la disponibilità al progetto di impiantare oltre 80 pale eoliche nel mare al largo di Foce Varano, a 6 chilometri dalla spiaggia.
 
Si può ancora essere spettatori di tutto questo?
L’associazione Io Sono Garganico insieme alle altre associazioni hanno deciso di esserci domani ad Ischitella a manifestare il proprio dissenso e a capire le ragioni di tutto ciò chiedendo all’amministrazione comunale i tanti perché.
 
L’occasione dovrebbe sensibilizzare le coscienze, in quanto si parla della difesa del nostro territorio e non possiamo restare a guardare qualsiasi cosa succeda. E’ il momento di reagire e di manifestare le nostre idee che in quanto Garganici, credo, siano condivise, tutti amiamo il nostro territorio e questa delibera non riguarda solo il comune di Ischitella ma il Gargano che è di tutti.

Questo per non ritrovarci tra 3 o 4 mesi a dover organizzare un evento "Contro l’OFF SHORE di ischitella", mentre riteniamo importante manifestare ora, prima che vengano avviate ulteriori procedure di realizzazione.

PERTANTO DOMANI 14 GENNAIO ALLE ORE 19 TUTTI AD ISCHITELLA A MANIFESTARE IL PROPRIO DISSENSO A QUESTA INIZIATIVA.

Gaetano Berthoud

Il sindaco di Ischitella incontra i cittadini per discutere a riguardo del parco eolico off-shore



Giovedì 13 gennaio, ore 19,00 il Sindaco di Ischitella incontra i cittadini per discutere del parco eolico off-shore che verrà costruito a 6km dalla costa di foce varano. L’incontro si svolgerà nel locale sito in C.so C. Battisti vicino la rotonda (ex COPPO).

Precipitato aereospia a Campomarino, a pochi km dalle coste garganiche

Il Predator A della base di Amendola, schiantatosi a Campomarino nella mattina di mercoledì 13 gennaio, in fase di recupero da parte dell’Aeronautica. Il velivolo è stato imbracato e trascinato a riva, dove sarà smontato e riportato alla base. Il colonnello Di Palma, che coordina le operazioni: "E’ la prima volta che accade, e non ci sono problemi per eventuali dispersioni di carburante". Intanto sia l’Aereonautica che la Procura della Repubblica di Larino hanno avviato le indagini formali per chiarire dinamica e cause dell’ammaraggio avenuto a poca distanza dal centro abitato del Lido. L’incidente non ha provocato feriti, dal momento che l’aereo è senza pilota. Il tratto di spiaggia è presidiato dalle forze dell’ordine per garantire la sicurezza.

Campomarino. Due le inchieste aperte dopo lo schianto in mare del velivolo Predator A: l’Aeronautica militare e la Procura della Repubblica di Larino dovranno appurare la dinamica e le ragioni dell’ammaraggio avvenuto in fase di addestramento nella mattina di mercoledì 13 gennaio, poco dopo le 11 e 30. Procura e Aeronautica stanno già lavorando a stretto contatto per appurare le cause e la dinamica, oltre che eventuali responsabilità qualora l’origine dell’incidente dovesse essere riconducibile a un errore umano. Ipotesi che, al momento, non sembra prevalere. Dai primi accertamenti l’aereo sarebbe caduto per un’avaria tecnica, ma le forze dell’ordine stanno raccogliendo tutti gli elementi utili, sul tratto di spiaggia di Campomarino, off limits dalla mattina del 13 gennaio.

Intanto sono iniziate anche le operazioni di recupero dei resti ritrovati in mare. Hanno raggiunto la spiaggia anche i militari dell’Aeronautica, provenienti dall base militare di Amendola (Foggia) che in mattinata ha perso il segnale del Predator in addestramento, mandando in ricognizioni Sul luogo, la spiaggia di campomarino lido all’altezza del depuratore, sono arrivate le camionette militari, un gruppo di persone incaricate di provvedere al recupero e una gru. I militari hanno imbragato il velivolo con delle grosse cime e lo hanno avicinato a riva, dove sarà smontato e trasportato via terra fino ad Amendola.

Secondo il Colonnello Di Palma, che coordina le operazioni, proveniente anche lui dalla base di Amendola, non esisterebbero rischi di dispersione del carburante. «L’aero, al momento dello schianto, trasportava solo un centinaio di litri, rispetto ai 500 che può contenere il serbatoio». Il Predator, nell’impatto, è rimasto pressochè integro, con le ali che sono rimaste intatte ed è riverso a "pancia" in giù.

I primi a notare l’aereo-spia che volava stranamente radente alla terra sono stati alcuni operai di un cantiere proprio vicino alla costa, che hanno seguito con un po’ di sorpresa le evoluzioni in aria del Predator, fino a quando lo stesso è precipitato in mare. E’ accaduto intorno alle 11 e 30.

L’aereo militare radiocomandato da terra, senza pilota, è caduto nello specchio acqueo antistante la spiaggia di Campomarino Lido, nella parte più a a sud.
Si tratta di un Predator A, così come comunicato dallo Stato Maggiore dell’Auronautica.
E’ uno dei velivoli tecnicamente chiamati droni, aerei sonda, di solito impiegati nelle esercitazioni per scattare foto dall’alto oppure per rilevare segnali satellitari, mentre durante i combattimenti vengono inviati nei territori nemici come spie per captare le frequenze. Il controllo avviene da terra, tramite una cabina di pilotaggio, collegata tramite antenne e ricevitori.
Il velivolo è stato impiegato in una esercitazione, proveniva dalla base di Amendola, che si trova a metà strada tra Foggia e Manfredonia. La mattina del 13 gennaio infatti anche a Termoli molti hanno avvistato una serie di piccoli aerei militari, almeno quattro, in volo anche in corrispondenza del quartiere di Difesa Grande. Alcuni testimoni, che si trovavano al lavoro nel depuratore, sempre a Campomarino Lido, hanno notato con stupore ion concomitanza con lo schianto anche altri due velivoli che facevano evoluzioni.

«Non mi era mai capitato di vedere arei volare così bassi» racconta uno dei dipendenti in servizio presso il depuratore, a mezzo chilometro in linea d’aria dalla riva che ha inghiottito l’aereo. Non è stato l’unico a seguire le evoluzioni del velivolo. «Anche un agricoltore della zona ha notato le strane acrobazie dell’areo prima che finisse in mare ed è venuto ad avvisarmi. Fortuna che è caduto in acqua, se no succedeva un bel casino».

Secondo una prima ricostruzione dell’Aeronautica Militare, il Predator A decollato dal 32/o Stormo di Amendola (Foggia) alle 10.15 per una missione addestrativa, si trovava in «volo livellato», quando ha perso i contatti con la base dopo circa un’ora dal decollo. Una coppia di velivoli AMX dello stesso stormo di Amendola sono immediatamente decollati dalla base foggiana per ricercare il Predator che è stato avvistato sul mare al largo di Campomarino.

È la prima volta, sostengono all’Aeronautica, di un incidente aereo per il Predator dopo circa 6.000 ore di volo operativo sia in Italia che nei teatri operativi dell’Afghanistan e dell’Iraq. A confermare che si tratti del primo caso è stato anche il colonnello Di Palma, arrivato in tutta fretta a Campomarino direttamente dalla base di Amendola. Il colonnello si sta occupando di coordinare le operazioni e ha già comunicato che una volta riportato a terra, il velivolo verrà trasportato sino alla base militare da cui era partito.

Lo schianto non ha provocato conseguenze: l’incidente è avvenuto in mare aperto, tanto che i rottami del velivolo fluttuano in acqua, e dalla riva è visibile un pezzo della parte posteriore, di colore grigio. Tutta l’area è blindata dalle forze dell’ordine, che impediscono ai curiosi di avvicinarsi per motivi di sicurezza. Sono intervenuti Vigili del Fuoco, Polizia, Protezione civile, e una vedetta della Capitaneria di Porto di Termoli. Proprio la Capitaneria è stata la prima ad arrivare sul posto anche con uomini e mezzi a terra, e ha coordinato la giornata di emergenza

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