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Dopo Rosarno, il DPP, la r-evolution…

Un commentatore politico, uno dei più lucidi, nel ripercorrere le fasi più buie della storia patria, individua il 12 dicembre quale momento in cui il Paese ha perso la sua innocenza politica. Quella bomba di Piazza Fontana ha deflagrato un orizzonte di senso, disconnettendo un tessuto emozionale. Mi chiedevo cosa resta dopo Rosarno. Forse nulla. La dichiarazione caustica della Santanchè, forse. Cosa resta nella memoria di un Paese la caccia al “negro”, per dirla con le parole di un noto liberale quale Vittorio Feltri. Resta, a mio avviso, una ferita profonda. Forse le prove generali dell’Italia a venire, quella che ci è affianco, quella dei tronisti e delle vulve turbodiesel. Mi chiedo se il pensiero del mafioso calabrese diventa il vero pensiero debole, il “mediocrino” di fantozziana memoria, cosa resta del pensiero meridiano. E come pesa il nostro silenzio. Le nostre titubanze a non urlare quello che rende le nostre gole simili ad una ruota di scorta. Adriano Sofri ha scritto una poesia di rara bellezza. Potrebbe essere letta e recitata. Ovunque.

Da queste parti – ma non solo a queste latitudini – l’urbanistica è stata per tanto tempo la parente poverissima dell’edilizia. Non si spiega diversamente la persistenza di realtà – come quella sannicandrese – in cui ancora si gira con un programma di fabbricazione datato 1973. Speculazione su speculazione; soldi, affari, cemento. A latere, ma non troppo, il mito dell’abusivo creativo. Un territorio devastato, saccheggiato da un politica miope, infame, carogna. L’aver portato a compimento il percorso che ha condotto all’approvazione in consiglio comunale del documento programmatico preliminare al piano urbanistico generale rappresenta un momento importante per questa compagine amministrativa e per la nostra città. I contenuti del DPP li potete estrarre sul sito istituzionale dell’Ente. Solo alcune brevi considerazioni. La prima: il DPP incarna l’idea di regola. La seconda: la rigenerazione urbana rappresenterà il business plan dell’imprenditoria a venire, ma anche il momento in cui ripensare la città e i suoi spazi, ma anche il suo tempo. E’ un momento importante per la nostra città anche perché quelle direttrici sono state condivise, partecipate. L’approvazione all’unanimità in consiglio comunale del DPP – con le modifiche significative apportate – rappresenta non solo l’attenzione delle minoranze consigliari alle tematiche centrali per il territorio, ma la base su cui imbastire – da oggi – un nuovo percorso.

Ho fatto un salto a Vico, partecipando all’incontro dell’Associazionismo Attivo. Non dico niente di nuovo se ribadisco come il contesto sia per me assolutamente famigliare, bello, accogliente, vitale. Vitale, appunto. Qualcosa di vivo, ma anche passioni e prospettive per le quali vale la pena spendersi, dare qualcosa di sé. Nell’apprendere dell’ennesimo omicidio di Monte Sant’Angelo ho pensato a Domenico Principe, alla sua intelligenza, al suo coraggio, al suo pub; subito dopo mi è “apparso” Gegè Mangano, con le sue diavolerie, col suo riccio sulfureo, la sua passione. Anche quando lo stillicidio di morte e di violenza riempie pagine e pagine, la forza dispiegata e messa sul territorio rende quello che è accaduto “residuale”. C’è la mafia, certo. Ma c’è anche Domenico e Gegè; ci sono i giovani belli e vitali di questa terra che da magica e sterile diventerà vitale, feconda e prospera. La salmodia del male – la si mette in scena, molte volte in assoluta buona fede, a margine di omicidi efferati e di stampo mafioso – è funzionale sia con l’idea della terra invalicabile che con quella dell’eroe. Ribadisco. L’idea della terra invalicabile, la montagna sacra, l’identità ostentata è la figliastra – la più racchia e con l’alito al topo – della cultura mafiosa. E’ la razza protetta che ostenta la propria differenza, escludendo il contesto dalla normalità, dalla circolarità della vita e delle idee. La terra invalicabile genera l’eroe. Il mito che sbarra la strada al dragone e, quasi sempre, diventa martire della giustizia. Un filmaccio da tre soldi, roba da telecagnazzo. Anche a Vico si è tentato di scrivere una sceneggiatura diversa. Pur essendo assolutamente sobrio non vedo all’orizzonte nuvole basse. Il futuro è di quei ragazzi che già oggi chiedono alla politica ed alle istituzioni spazio vitale. Non per sé, ma per noi, per tutti.

Costantino Squeo

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