L’allevamento degli ovini e di conseguenza l’abbondanza della lana, insieme alla presenza passata della coltivazione del lino, del cotone e della canapa ha supportato da sempre la lavorazione al telaio dei tessuti nell’area garganica. I segni di questa attività si perdono nella notte dei tempi come dimostra il ritrovamento dei pesi di telai negli scavi archeologici degli insediamenti Dauni.
E da quell’epoca, per secoli, sino a pochi decenni fa, quasi in ogni casa, il ritmico suono dei telai ha accompagnato il passaggio delle stagioni. Si filava a mano soprattutto il corredo della sposa e dello sposo. Nel 1866, mentre iniziava il declino di questa attività domestica, sul Gargano erano ancora presenti 1800 telai.
Telai storici ed esempi di tessiture si possono ammirare nei musei storico-antropologici di Monte Sant’Angelo, Sannicandro G. e Foggia. Ma filati moderni confezionati secondo le tradizionali tecniche si possono osservare ed acquistare a Carpino e Vico del G.
Alcuni anni fa infatti per iniziativa dell’Ente Parco è nato il progetto Penelope e le ultime artigiane del telaio hanno insegnato a giovani tessitrici l’antica arte. Ne sono nate due cooperative “Telaio di Carpino’ e ‘Penelope’ che, dopo un periodo di formazione professionale, hanno incominciato a produrre i manufatti in fibre naturali. Ma il vero motore del progetto sono state le anziane tessitrici di Vico e di Carpino che hanno conservato l’abilità nel realizzare le originali tecniche artigiane.
Lenzuola, tovaglie, tunacedde, stoffa per il materasso, indumenti vari si confezionavano con la tela che veniva prodotta dalle tessitrici. La loro bottega era la loro casa, per cui i loro attrezzi erano mescolati, spesso in ambienti piccoli, alla buffetta (tavolo lungo e stretto su cui mangiare, stirare, ecc.), al comò e ad altri mobili, magari vicino alla cemmeneia (caminetto).
Ma quali erano gli attrezzi che servivano oltre al telaio? C’era lu vinnele, la jurdeture, la ‘ndruvola, li cannedde ed altro.
La jurdeture era composto da due tavole strette e grosse con molti buchi sulla facciata con dentro un piolo per parte. Si appoggiava al muro e su quei pioli si faceva passare il cotone che andava a sua volta arrotolato su di un cilindro dalla parte posteriore del telaio.
La vinnele, invece, serviva a tenere su la matassa del cotone o della lana da cui si formavano i gomitoli, srotolando i quali, poi, si riempivano li cannnedde, che, a loro volta, s’inserivano nella ‘adruvola, attrezzo fondamentale nella tessitura. Era fatto a mo’ di barchetta, lungo una quindicina di centimetri per sei circa. Era un pezzo di legno scavato all’interno, con due buchi ciechi alle estremità che servivano ad accogliere un filo di ferro, il quale passava attraverso un sottile pezzo di canna su cui era avvolta una piccola quantità di filo che, passando attraverso la trama del telaio, formava, filo dopo filo, la tela. Ogni volta che passava il filo, la tessitrice, con un piede, azionava su di una pedacchia (pedale) per combinare la trama. Passato il filo, con una mano prendeva la ‘ndruvola e con l’altra tirava a sé, con una certa energia, lu pottene. Dopo di che azionava l’altro piede e contemporaneamente lanciava la ‘ndruvola nella trama, facendola passare dall’altra parte e ancora giù il piede e via con altri colpi per assestare bene il filo nella trama. Quando poi la tela cresceva, la donna srotolava il cotone dal cilindro posteriore, lo bloccava e arrotolava la tela al cilindro anteriore e via sempre così fino alla conclusione del lavoro ordinato.
Il telaio, invece, era formato da due grossi pezzi di trave lunghi circa due metri, poggianti su quattro “piedi” per trave, due avanti e due dietro. Sulle travi erano innestate due robuste tavole di legno duro, attraversate da un’altra tavola che le univa, sia da una parte che dall’altra. Quelle tavole verticali avevano due fori per parte di circa venti centimetri di diametro nei quali si inserivano i cilindri cui abbiamo accennato prima. Di sotto c’erano due (o quattro) pedacchie (pedali), pigiando sui quali con i piedi si permetteva l’apertura o la chiusura delle fasce di cotone provenienti dal cilindro posteriore. Lavorando con due pedali, si produceva tela liscia e leggera, mentre con quattro si produceva panno più duro e forte, detto “a spiga”: c’era, quindi, la tela a duje pede e la tela a quattre pede.
Testo dal sito del Parco Nazionale del Gargano
Intervista resa a Jano giugno/settembre2011
La musica, una delle principali forme di comunicazione ed espressione dell’uomo e Carpino ne diventa l’emblema.
Esistono luoghi simbolici, quasi mitici, in ogni settore tematico, in ogni disciplina.
Nella storia dell’Etnomusicologia italiana, Carpino, grazie ai suoi cantori e all’intera comunità, è divenuto una sorta di santuario simbolico dell’«altra musica» per aver creato, conservato e oggi valorizzato un linguaggio musicale originalissimo che, per le sue particolarità melodiche, ritmiche e timbriche, hanno
incuriosito prima e affascinato dopo musicologi, ricercatori e artisti.
Tre sono le principali forme musicali tradizionali nel Gargano e di Carpino, quali le derivazioni etnomusicali?
Tre sono le forme principali di tarantelle a Carpino (Viestesana, Mundanara, Ruriana), ma sia a Carpino (Rurianella e Cagnanese) che nel resto del paesi del Gargano esistono molteplici gamme espressive. Tutte queste forme musicali vengono utilizzate indifferentemente per cantare i «Sunette» accompagnandosi con la chitarra battente, la chitarra francese, la tammorra e le castagnole. Diversa invece è la forma della «Canzone» che, accompagnata dalla sola chitarra battente, rappresenta il punto più alto delle serenate. A Carpino questo repertorio, recitato a cappella, era funzionale ai lavori nei campi e, accelerato e accompagnato con gli strumenti musicali, era funzionale ai balli durante le occasioni festive, e a portare la serenata per rendere pubblico un fidanzamento.
Le sue origini?
Nel campo delle tradizioni orali il periodo di riferimento documentale è 100 anni. Ma certi evidenti caratteri arcaici ci indicano radici risalenti a molto tempo prima. Questi canti, ora praticamente scomparsi, si ascoltavano quotidianamente nelle campagne del nostro promontorio, conosciuto anche come
una terra musicale. Di recente, grazie anche allo studio di Roberto De Simone, è stata individuata la struttura colta della tarantella del Gargano che girava in Italia e in Europa nell’800: Saint-Saëns, op. 6, «Tarantelle in A minor for flute, clarinet, and orchestra» (1857). Dando per scontato che Saint-Saëns, che visitò Roma, non venne mai sul Gargano, possiamo dedurre che nei circoli musicali di Roma nei primi dell’800 dovevano circolare manoscritti che riportavano la «muntanara» del Gargano e quindi desumere che già nel 700 le forme principali delle nostre tarantelle erano sostanzialmente come oggi le conosciamo. Molto sarebbe ancora da indagare. A esempio Ettore De Carolis sosteneva che il canto di Andrea Sacco non fosse molto diverso dalle prime forme di flamenco prima ancora dell’aggiunta dei virtuosismi delle chitarre. Questo potrebbe significare che scambi importanti vi siano stati durante il regno dei Borbone anche grazie alla diffusione della chitarra battente in tutt’Europa. Ahimè! Il flamenco è stato riconosciuto patrimonio dell’umanità, le tarantelle del Gargano, cosi come tutti i canti della tradizione orale italiana, sono ben lontani da questo riconoscimento.
La libertà del canto è la libertà dell’uomo, dai gospel al CFF, quanta storia…
Oggi non si usa più cantare, ma cantare in passato svolgeva un’importante funzione umana, tra le più normali e quotidiane. Non si cantava solo davanti ad un pubblico.
Cantavano un po’ tutti, dovunque e nelle più disparate occasioni: di mattina, di giorno e di notte; in casa, per strada e durante i lavori. Era lo stimolo primordiale ad esprimersi localmente, più o meno, connaturale all’uomo. Quel qualcosa in forte vibrazione che partiva dalla fronte e coinvolgeva il naso, la mandibola, i denti, la gola e giù per il petto fino alla pancia. Il tutto finalizzato all’emissione di suoni che tendono a sublimarsi e che forse per imitazione corrispondono al canto degli uccelli o ai versi degli animali in genere. Poi la radio e la televisione hanno snaturato questa funzione e l’hanno sostituita quasi completamente. Oggi la stagione dei festival, dei grandi raduni e la voglia di stare insieme stanno facendo, forse, riscoprire questa voglia di cantare. Il Carpino Folk Festival è questo, oltre ad avere l’ambizione di essere uno strumento di mediazione nella trasmissione della cultura orale.
Rocco Draicchio e i Cantori, davvero un fortunato incontro.
Rocco Draicchio era un artista e un carpinese. Non aveva bisogno di incontrare i cantori. Era impregnato della musica degli anziani di Carpino, come lo sono ogni angolo e ogni campo del nostro Gargano. Dovette solo prendere coscienza di tutto ciò, dopodiché fece in modo che per noi altri tutto questo fosse naturale. Oggi appare ovvio che il Carpino Folk Festival si svolga puntualmente ogni anno, anche se non sarà mai scontato. È auspicabile che le nostre amministrazioni si accorgano dell’esistenza della nostra musica popolare e della sua vitalità, anche ai fini turistici.
Siamo alla XVI edizione, che sappiamo essere anche itinerante. Gioie e dolori di questo Festival.
La gioia è di far parte di un progetto portatore di valori, di legami con il territorio, di passione, tradizione, identità e credibilità. Il più grande dolore è quello di non essere ancora riusciti a far comprendere pienamente l’importanza della cultura popolare del nostro ambiente geografico, l’importanza del nostro festival anche come strumento di marketing territoriale e di essere identificati, ancora dopo quindici anni, come coloro che vedono le istituzioni come vacche da mungere.

Senza curiosità non ci può essere passione, e nel nostro caso la passione è musica, è cultura.
Da un semplice rimbalzo di link sul popolare social network facebook siamo arrivati ad intervistare Francesco Pellegrino, tenore interprete della musica tradizionale napoletana.
D. Francesco, raccontaci un pò di te:
R. Ho la passione per la musica tradizionale e classica napoletana da sempre, dall’età di dieci anni; ho conseguito il diploma di Canto col massimo dei voti al Conservatorio di Musica di Benevento.
La svolta è arrivata vincendo il Concorso Internazionale Arturo Toscanini dove ho catturato l’attenzione del famoso tenore Carlo Bergonzi che mi ha invitato a continuare gli studi con lui nella sua Accademia di Canto Verdiano in Busseto-Parma, e presso l’Accademia Chigiana di Siena.
Poi ho lavorato nel coro del Teatro Scala di Milano con mostri sacri come Riccardo Muti, Roberto Gabbiani, Valerie Gergiev, Lorin Maazel, Wolfgang Sawallisch, Vladimir Rostropovich, Kent Nagano, Georges Prêtre e Giuseppe Sinopoli. Come solista in opera ho interpretato i ruoli di Cavaradossi (Tosca), Pinkerton (Butterfly), Il Duca (Rigoletto)) e Alfredo (Traviata) in tutta Europa e negli Stati Uniti.
Attualmente vivo a Toronto, in Canada, dove insegno presso l’Università di Toronto dipartimento Studi della voce.
D.Come ti sei avvicinato al mondo della musica tradizionale?
E.Sono cresciuto suonando la tamorra alle varie feste della mia città, quindi ho assorbito naturalmente e sul campo questo immenso patrimonio.
D.Di quali zone del sud italia suoni le musiche?
R.Ovviamente la mia regione, la Campania, di cui è prevalentemente ricco il nostro repertorio ma vivendo in nord america abbiamo preferito allargare anche alla musica della Puglia e della Basilicata proprio per portare questa cultura ai tantissimi emigranti di queste regioni.
D.Che strumenti suoni solitamente nel gruppo?
R.Oltre al canto, ovviamente, suono la chitarra Battente e le castagnette
D.Come nasce l'idea di esportare questa musica all'estero?
R.L'idea nasce dal semplice fatto di continuare a fare anche qui in Canada, dove vivo da circa 10 anni, quello che ho sempre fatto, cioè cantare questa musica. Farla qui in nord america ha un sapore del tutto particolare perchè vedere piangere di gioia il nostro pubblico è qualcosa di inspiegabile.
Canto la musica napoletana da tutta una vita e in giro per il mondo ma il progetto del Vesuvius Ensemble è più puntato alla diffusione di questo genere popolare e il nostro intento è di portarla alla gente che non la conosce affatto e ai tanti emigranti che affollano questa parte del mondo.
Questo è quello che ci proponiamo nei nostri progetti che sono sono tanti.
D.Cosa avete in mente per il futuro?
R.In cantiere abbiamo altre tarantelle, le Villanelle, le Tammurriate o Canti sul tamburo, le cantate napoletane dell'epoca barocca, la messa in musica di alcune fiabe del Pentamerone del Basile, La cantata dei pastori etc etc
D.Siete in formazione fissa? Chi sono le persone con cui suoni?
R.La formazione di base è un trio, di volta in volta con ospiti; nel Vesuvius Ensemble invece oltre a me ci sono Lucas Harris (Tiorba, Chit.Barocca, Calascione, Chit Rinascimentale) e Marco Cera (Chit. Barocca, Chit Battente, Ciaramella).
D.Ci sono enti coinvolti?
R.Si, il Columbus Centre e l'istituto Italiano di Cultura
D.E l'università dove insegna svolge qualche ruolo?
R.No
D.Come risponde il pubblico? Da chi è composto solitamente? Ci sono discendenti di italiani o anziani italiani immigrati molto tempo fa che vi hanno ascoltato?
R.Il pubblico non è prevalentemente italiano essendo Toronto la città più multietnica al mondo.
Vivono in questa citta` ben 86 differenti etnie ed il nostro pubblico abbraccia un pò tutti. Il pubblico italiano non e` solo di anziani ma anche di tanti giovani di II o III gererazione. Certo, gli italiani sono quelli che si commuovono di più, perchè alla fine di ogni concerto ho solitamente un incontro con loro e le storie che raccontano sono tante e tutte molto emozionanti; c'è chi mi dice di aver ascoltato questi canti dai propri genitori, chi si ricorda che i nonni cantavano questi canti, chi si ricorda delle feste ai santuari e posso garantirti che le lacrime sono tante e di gioia.
D.Dove suonate solitamente?
R.Dappertutto, anche se prossimamente avremo un posto tutto nostro, "una nostra casa"
D.Come mai avete ripreso proprio la tradizione di una delle tarantelle che si suonano sul Gargano?
Lo scopo primario è portarla ai tanti pugliesi emigrati.
D.Cosa ci dici di Andrea Sacco?
R.Ho conosciuto Andrea Sacco molti anni fa quando da giovane giravo parecchio per le Puglie.
D.Conosci il testo e la musica originali della tradizione orale oltre a quelli che voi avete riproposto in maniera "barocca" (con gli strumenti usati secoli fa)?
R.Se ti riferisci alla Tarantella del Gargano si, conosco quella versione che si ritiene sia l'originale.
Sai, e` difficile venire a capo di musiche originali in questo genere, è la tradizione orale a fare da padrone. Noi cerchiamo di attenerci sempre alla purezza delle cose che mettiamo in atto proprio in rispetto alla tradizione…non contaminiamo, questo lo lasciamo fare ad altri.
D.Conosci il Carpino Folk Festival ed i Cantori di Carpino?
R.Si
D.Hai mai ascoltato una registrazione originale di un informatore garganico?
R.Si, posseggo parecchio materiale, anche da me registrato direttamente sul campo negli anni '80
D.Ti interesserebbe eventualmente una collaborazione con l'Associazione culturale Carpino Folk Festival che coinvolgesse anche l'Università di Toronto?
R.Possiamo parlarne
Discografia:
Puccini Magnificat (2003)
Serenata napulitana (2004)
Devozione (2009)
Intervista a cura di Domenico Sergio Antonacci
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
La Puglia al Vinitaly che fa tendenza. 4000 contatti aziende-operatori commerciali, oltre 150 giornalisti (non solo italiani) che hanno partecipato agli eventi pugliesi, 46 appuntamenti in programma, più di 1500 etichette; a cui si aggiungono le oltre 3000 persone al giorno al banco dell’Enoteca regionale, con 12 mila bicchieri lavati quotidianamente e un totale di 60 mila degustazioni.
Sono i numeri da capogiro della Puglia al 45° Vinitaly di Verona, che domani chiuderà i battenti confermandosi una delle regioni protagoniste del panorama vitivinicolo italiano ed europeo.
“Un sistema Puglia che sa fare tendenza – sottolinea l’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Dario Stefàno – una realtà finalmente orgogliosa e consapevole delle proprie potenzialità che ha saputo valorizzare con un efficace spirito di squadra”. Potenzialità riconosciute e apprezzate dagli osservatori esterni: il rosato per esempio, che grazie al primo concorso nazionale dedicato ai rosati italiani firmato Puglia e presentato in questi giorni a Verona, ha raggiunto finalmente la ribalta nazionale. Una tipologia enoica che per l’assessore Stefàno: “diventa il pretesto per trainare tutto il settore, agganciando le tendenze del mercato sempre più orientato verso vini leggeri, piacevoli e con un ottimo rapporto qualità prezzo”.
“La Puglia – aggiunge Stefàno – ha una gamma vasta e di prestigio, che va dai bianchi ai rossi passando attraverso i rosati fino agli spumanti, che oggi può competere con riconosciuta dignità con le etichette italiane tradizionalmente più blasonate”.
Una gamma di prodotti al centro delle iniziative organizzate nella cinque giorni di Verona da Regione Puglia e Unioncamere, in collaborazione con Movimento Turismo del Vino Puglia, Ais Puglia, Onav Puglia e Slow Food Puglia e degli incontri con i buyer provenienti da ogni angolo del mondo. Consolidamento degli accordi commerciali e apertura verso i nuovi mercati, rappresentano la tendenza del Vinitaly 2011.
Tra le nuove frontiere della Puglia del vino spiccano Estremo Oriente, Sud America e Canada. Giusto per ribadire che oltrepassare i confini nazionali, oltre ad essere un risultato già raggiunto nel 2010 (più 20,6% dell’export) è una prospettiva che può dare ancora molte soddisfazioni. Accanto a Svizzera, Germania, Danimarca e Olanda, sulle realtà produttrici pugliesi si affacciano ora Canada, America Latina (Brasile in testa), Cina, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong. Da segnalare, inoltre, Kazakistan, Laos, Vietnam, Abu Dhabi e Singapore.
Il Vinitaly è stata anche l’occasione per promuovere il territorio grazie al desk dell’Assessorato regionale al Turismo che ha fornito informazioni sulla Puglia e sugli eventi che caratterizzeranno l’estate pugliese. Tra i tanti: a giugno “Sotto le stelle”, la prima notte bianca in Masseria (week end del 18 )che animerà la rete delle Masserie didattiche pugliesi; Barinjazz ed I Dialoghi di Trani; a luglio ed agosto Il Festival di Lirica della Valle d’Itria tra i palazzi di Martina Franca; il Louis Festival di Locorotondo, il Carpino Folk Festival sul Gargano; la celeberrima Notte della Taranta di Melpignano.
“Continuano le azioni strutturate rivolte a consolidare l’offerta turistica nel rispetto delle tradizioni, –ha commentato l’Assessore regionale al Turismo Silvia Godelli – grazie alle quali, secondo il IX rapporto annuale dell’Osservatorio del Turismo del Vino per conto del Censis, la Puglia è l’unica regione del Sud in pieno decollo. La regione é infatti in grado di offrire una serie infinita di magnetismi enogastronomici, di destinazioni nelle quali il turista, attratto dalla bellezza del mare o dall’interesse per l’arte, è sollecitato anche da un forte richiamo enogastronomico.
Al fascino del Barocco salentino, dei Trulli o di Castel del Monte, a quello del mare lungo l’intera costa pugliese, si associa sempre più l’interesse per cantine, masserie, luoghi di ristoro di qualità distribuiti su tutto il territorio, e principalmente nelle aree interne e collinari della Puglia”.
Secondo il commissario europeo per le Politiche regionali Johannes Hahn per la Puglia c'è un rischio di disimpegno dei fondi comunitari di «500 milioni di euro».
Per non restituire nemmeno un euro a Bruxelles, chiediamo al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e al ministro dei rapporti con le regioni Raffaele Fitto di volgere lo sguardo verso il Gargano.
Il Gargano è un’area unica nel suo genere che – nonostante registri da anni un trend di crescita e sviluppo costante – deve consolidare il suo ruolo di polo turistico, proponendo in modo “sistemico” il mix degli attrattori turistico territoriali.
Tra i suoi punti di forza ha la capacità di proporsi come destinazione capace di unire il mare e la cultura, l’arte e le tradizioni, gli eventi e l’enogastronomia.
Un patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale, quindi, diffuso e consistente, ma quel che c’è di interessante e di bello da vedere non è quasi mai conosciuto. Manca una valorizzazione complessiva adeguata.
Per colmare questo gap, vi proponiamo un Auditorium che può e deve diventare il cuore della cultura, luogo di attrattive e polo di attenzione regionale e nazionale.
Sul Gargano è nota la scarsa presenza di spazi e contenitori attivi nell’ambito della produzione e della fruizione culturale.
Vi chiediamo di investire in cultura e nelle giovani generazioni valorizzando le peculiarità del territorio, in una struttura capace di mettere in connessione i luoghi (aree ambientali, siti archeologici, storico artistici e storico architettonici, vie di pellegrinaggio, piccoli centri, aree urbane, rurali, costiere ed interne) e le attività dell’uomo (tradizioni sacre e profane, produzioni d’artigiano d’arte ed enogastronomiche, musica popolare, teatro e danza).
Allo stato attuale il Progetto dell'Auditorium del Gargano prevede una spesa complessiva di 17.310.000,00 euro con possibilità per l'intervento di essere realizzazione a stralci.
Si possono aprire subito i cantiere per la realizzazione del Parco Polifunzionale, che ha già una progettazione esecutiva. Mentre per la Struttura Polifunzionale, che necessità delle necessarie autorizzazioni, occorre supportare il tavolo tecnico istituito presso il Comune di Carpino per passare dalla progettazione definitiva a quella esecutiva.
Quindi costituire la struttura consortile, o un qualcosa di equivalente, in cui vi è la presenza dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival e di tutti gli Enti pubblici (Regione, Provincia di Foggia, Ente Parco, Gal Gargano, Comune di Carpino e gli altri Comuni del Gargano che hanno dato segnali in questo senso) e privati che vogliano dare una speranza ai nostri giovani per evitare di condannarli alla fuga.
Maggiori dettagli sono forniti sulla Facebook Fanpage del Carpino Folk Festival
Il 30 marzo, nell'aula consiliare del Comune di Peschici, si è svolto il convegno organizzato dalla locale Associazione Culturale "Punto di Stella" per presentare il Comitato "Peschici Eventi" nato lo scorso 14 marzo (foto del titolo; ndr). L’incontro con la comunità si è aperto con gli auguri istituzionali del sindaco facente funzioni, Domenico Afferrante (foto 1 sotto, al microfono), che ha dato la sua disponibilità a collaborare col nuovo organismo negli eventi del paese. A seguire è intervenuto il presidente di “Punto di Stella”, Piero Giannini (foto 2, al centro), che ha spiegato le motivazioni della sua nascita, le funzioni e lo stretto sodalizio con la sua Associazione.
La parola è passata quindi al presidente del Comitato "Peschici Eventi", Elia Salcuni (foto 3, con la segretaria Sylvie Amelii). Illustrandone gli obiettivi, ha precisato che nasce al servizio del paese. Un Comitato di giovani, no profit, con lo scopo di “fare” di Peschici, oltre che una cittadina di mare-sole-spiaggia, anche di eventi: carnevale, giornate ecologiche, sagre, spettacoli musicali e via elencando. Il presidente, dopo averne presentato i membri e i ruoli affidati a ciascuno (leggi in calce; ndr), ha ceduto la parola al primo di loro: Stefano Biscotti (foto 4, al centro), responsabile settore musica e teatro, che ha illustrato un progetto teatrale coi ragazzi e l'importanza del suo ruolo all'interno del gruppo.
Successivamente è intervenuto Francesco D'Arenzo (foto 4, a dx), delegato allo spettacolo, il quale, dopo aver ringraziato la popolazione per la numerosa partecipazione all’evento del 17 marzo (“Peschici in tricolore”), si è soffermato sulle sue funzioni e sull'importanza dello spettacolo in ogni manifestazione, sottolineando che punterà molto sui giovani, sulla loro freschezza, sull'allegria e sulla leggerezza dei contenuti. Ha chiuso il suo intervento invitando le Associazioni presenti sul territorio, gli istituti scolastici e la collettività tutta a collaborare attivamente alle manifestazioni che Associazione e Comitato organizzeranno prossimamente.
Altro membro attivo a prendere la parola, il più giovane del Comitato: Matteo Pupillo (foto 5, in felpa bianca), delegato alla cultura, ha dichiarato di impegnarsi nella organizzazione di eventi culturali con la collaborazione di studenti e docenti insistendo sulla esigenza di valorizzare le aree archeologiche, storiche e naturalistiche insistenti sul territorio peschiciano. Quindi è stato il turno di Marcella Caroprese (foto 6, a sx), delegata allo sport, ruolo importante per l'organizzazione di eventi sportivi, che si impegnerà in prima persona a fare da collante con tutte le Associazioni sportive del paese.
A sorpresa, sotto la pressione di tutti, è intervenuto il vicepresidente-art director e “mente” del Comitato, Tea Lamargese (foto 6, a dx). Chiaramente emozionata, ha spiegato i motivi che l’hanno spinta a formarlo e la voglia di rimettersi in gioco dopo anni di "assenza". Soffermandosi sulle peculiarità di ciascun componente, evidenziandone il ruolo, puntualizzandone i motivi della presenza e augurando buon lavoro a tutti, ha spiegato il “perché” della scelta di affidarsi all’Associazione “Punto di Stella” avendone avuto sempre come suo punto di riferimento esistenziale la figura del presidente.
Anche Matteo Martella (foto 4, a sx) delegato alla comunicazione in qualità di conduttore di “Peschici on-air”, che va in onda tutti i martedì sulle frequenze della emittente viestana OndaRadio) ha voluto aggiungere qualcosa ricordando che il Comitato è chiamato anche alla sinergia col “Museo dei Nonni” (altro organismo entrato a far parte di “Punto di Stella” il 2010 con la sua responsabile artistica Laura Casasola – foto 5 – e il suo direttore Davis Maggiano) e invitando tutti alla collaborazione per facilitarne l’apertura prevista per la prossima Pasqua.
Espressamente invitato al microfono, ha chiuso il convegno il delegato al Turismo del Comune di Peschici, Vincenzo De Nittis (foto 7), con l’augurio che il Comitato possa riscuotere il successo che si merita fidando anche nella sua piena disponibilità a collaborare in tutti gli eventi. Il sipario è calato sull’importante e interessante appuntamento con la visione del dvd “Peschici in tricolore”, il primo impegno organizzato dal nuovo Comitato.
IL COMMENTO = «Sono convinto che "Peschici Eventi" rappresenti – insieme all'associazione "Punto di Stella" – un concreto esempio etico-morale di cooperazione nel nostro paese. Non è più possibile pensare che a Peschici ognuno – amministratore, politico, imprenditore, dirigente, impiegato, operaio, sindacalista, intellettuale, professionista, commerciante, sacerdote, insegnante, studente, scolaro o umile cittadino – possa fare 'storia a sè', continuando a coltivare il proprio orticello personale.
«Occorre in tal senso promuovere la cooperazione a tutti i livelli, senza pretese di 'superiorità' o – ancora peggio – tendenze 'autarchiche' da parte di nessuno. E' inaccettabile che soltanto quando accadano fatti di estrema gravità – come il tragico incendio del luglio 2007 – il paese riesca a essere unito e socialmente coeso. Non posso sopportare – e mi fa davvero rabbia! – il fatto che Peschici sia vista da molti 'non-peschiciani' come una cittadina emarginata e culturalmente arretrata, dove non possono esistere persone interessate alla cultura e ai saperi (scientifici, tecnologici e umanistici).
«"Peschici Eventi" ha il dovere morale – da tale punto di vista – di smentire una volta per tutte queste infondate e inique affermazioni, nonché di fare 'piazza pulita' dei luoghi comuni che sul piano psicologico impediscono il progresso del paese. "Peschici Eventi" deve diventare uno snodo fondamentale nella storia presente e futura di Peschici, deve costituire una svolta storica per il nostro paese. Prendiamo inoltre esempio dalle regioni della cooperazione: Emilia Romagna, Toscana e Umbria.» (Gianluigi Cofano)
COMITATO “PESCHICI EVENTI”: COMPOSIZIONE E FUNZIONI =
Elia Salcuni: presidente
Tea Lamargese: vicepresidente-art director
Sylvie Amelii: segretaria
Corinta Fasanella (foto 8, 2ª da dx): tesoriere-Tradizioni Popolari
Stefano Biscotti: Musica e Teatro
Marcella Caroprese: Sport
Francesco D'Arenzo: Spettacolo
Matteo Martella: Comunicazione e Marketing
Matteo Pupillo: Cultura
Armando Quaglia (foto 9, 1° a sx, in basso): Rapporti con Associazionismo
Simona Vecera (foto 8, 1ª a dx): Enogastronomia (in collaborazione con Paola Martella e Ezia Santoro – foto 10, prime due a sx, nell’ordine)
Lo scorso 8 marzo 2011 la Giunta Regionale approva il Piano del Polo del Gargano, insieme a quello del Salento, a seguito della relazione esposta dall’Assessore al Mediterraneo, Turismo e Attività culturali prof.ssa Silvia Godelli, unitamente all’Assessore alla Qualità del Territorio, Beni Culturali, Aree protette e Assetto del territorio prof.ssa Angela Barbanente, sulla base dell’istruttoria condotta dal Direttore dell’Area Politiche per la Promozione del Territorio dei Saperi e dei Talenti dott. Francesco Palumbo.
L'obiettivo di fondo del Piano è la valorizzazione e la promozione dell’offerta culturale e naturalistica del Gargano in un’ottica integrata e nel rispetto delle esigenze dei mercati internazionali.
In particolare secondo le intenzioni del Piano la strategia di valorizzazione che il Polo dovrà intraprendere, dovrà saper coniugare l’offerta naturalistica e culturale di cui il Polo è espressione quale elemento di integrazione tra turismo balneare, turismo nautico e tutte le altre forme di turismo compatibili con le risorse possedute con uno sviluppo sostenibile del territorio. Ciò anche nella direzione di inquadrare gli approdi turistici e le risorse naturali quali vere e proprie porte di accesso alla fruizione allargata e sostenibile del territorio.
Gli indirizzi strategici che il Polo del Gargano deve dunque porsi si muovono essenzialmente in una duplice direzione: da un lato, qualificare l’intera ospitalità territoriale; dall’altro promuovere la creazione, valorizzazione e promocommercializzazione di offerte turistiche integrate che rispondano alle esigenze dei target attuali e potenziali in un’ottica di sostenibilità e destagionalizzazione.
Indirizzi devono essere funzionali alla creazione e promozione di prodotti turistici integrati che aiutino la costa ad attrarre visitatori anche nei periodi di bassa stagione e l’entroterra a promuovere e valorizzare le proprie potenzialità, individuando forme di offerta integrata tra la costa e l’entroterra.
Il processo di sviluppo virtuoso che si immagina parte dalla consapevolezza che:
– il mare è la principale risorsa turistica del territorio del Polo e lo sarà ancora per molti anni, anche se va innovato, estendendo il concetto di prodotto collegato al mare nelle sue diverse articolazioni, in modo da parlare di “turismi” del mare, piuttosto che considerare il turismo balneare come fenomeno monolitico;
– la forte stagionalità può essere attenuata con un piano specifico fondato sulla attivazione di altri turismi, ma anche sull’allargamento del periodo estivo con lo sviluppo di nuove nicchie di turismi del mare (come diportismo nautico);
– l’incentivazione del low cost, insieme alle politiche di stimolo alla realizzazione di mostre, manifestazioni ed eventi, legati al patrimonio dei beni paesaggistici e culturali, deve contribuire a far compiere un salto di qualità all’appeal dei turismi locali verso i mercati internazionali.
Il Piano si articola in operazioni, c.d. Progetti portanti, individuate a titolarità regionale e caratterizzate da forte rilevanza strategica per la valorizzazione a fini turistici del territorio del Polo cui esse si riferiscono e da una portata finanziaria superiore a 5.000.000 euro.
Concludono il piano gli "Altri interventi", di cui si individuano le “linee specifiche di attività” sulle quali la Regione dovrà avviare il confronto con il territorio per la selezione, attraverso procedure negoziali e di evidenza pubblica, dei progetti da finanziare.
Nel dettaglio "Il polo Gargano" fa parte in via principale della Rete "In vacanza tra parchi e riserve naturali" e in via complementare della Rete “Gli approdi turistici del mediterraneo”.
Nella Rete “Gli approdi turistici del Mediterraneo” la Regione Puglia prevede un investimento complessivo di € 34.000.000,00
Serviranno a finanziare:
– i SERVIZI PER IL DIPORTISMO NAUTICO per garantire il miglioramento e, per conseguenza, l’attrattività dell’offerta non solo per i diportisti, crocieristi e turisti in transito via mare italiani, ma anche e soprattutto per quelli esteri.
– l'ACCESSIBILITA’ MARE/TERRA, LE PIAZZE SUL MARE e i NUOVI SISTEMI VACANZA volti alla creazione di un bacino nautico organizzato, trasformando la zona costiera in un area di sviluppo sostenibile basata sull’interazione e l’interdipendenza fra versante marittimo e quello terrestre.
Nella Rete “In vacanza tra Parchi e Riserve” è prevista un investimento ripartito in 5 anni di € 35.380.000,00
Questi serviranno per finanziare:
– il TRENOTRAM DEL GARGANO sulla tratta Rodi/Peschici
– L’ABBAZIA E GLI EREMI DI PULSANO
– LA MOBILITA’ LENTA con lo sviluppo di percorsi escursionistici e le Ciclovie
– i LUOGHI ED ITINERARI D’ARTE per la valorizzazione di beni culturali e il recupero di manufatti da destinare alla fruizione dei beni ambientali ed all’ospitalità diffusa
– la creazione di una CABINA DI REGIA PER L’ATTRATTIVITA' per ampliare e differenziare l’offerta turistica del Polo, anche in termini di destagionalizzazione e delocalizzazione balneare, con la messa in rete degli eventi spettacolari (Festival e rassegne musicali, teatrali e cinematografiche).
Resta il rammarico per non aver previsto al momento finanziamenti specifici per gli spazi e i contenitori attivi nell’ambito della produzione e della fruizione culturale pur essendo la limitata presenza sul Gargano citata tra i punti di debolezza dei servizi di ricettività, accoglienza e supporto alla fruizione turistica.
Lunedi 28 Marzo 2011
Ufficio Stampa Carpino Folk Festival – Antonio Basile
CC-BY
Nel 2013 previsti l'arrivo di migliaia di atleti provenienti da tutto il mondo.
L’annuncio ufficiale nei prossimi giorni. La lieta notizia è stata anticipata dal braccio destro del presidente del Coni, Michele Barbone all’assessore allo sport del Comune di Vico, Nicolino Scioscio.
Dopo i campionati italiani di orienteering che si svolgeranno a Vico e sul Gargano nel 2012, la chicca di quelli mondiali.
Felicissimo l’assessore Sciscio: “il lavoro paga, non abbiamo mollato, ora ci viene riconosciuto il giusto merito. Mercoledì 30 nella sala consiliare del comune di Vico, alle 11 abbiamo un’incontro con tutti i sindaci per iniziare il percorso e la messa a punto dell’iniziativa, che tanto lustro e beneficio porterà al nostro territorio”.
Dall'assessore al Mediterraneo, Cultura, Turismo. Silvia Godelli, riceviamo la seguente nota:
"La Regione Puglia ha costruito negli ultimi anni un vero e proprio “sistema della cultura”, i cui aspetti più significativi sono costituiti dagli interventi di sostegno ai soggetti professionali che operano nel campo dello spettacolo dal vivo, del cinema, dell’arte contemporanea e della “cultura del libro”.
"Gli esempi più significativi della nostra attività sono quelli legati al “distretto della creatività”, alla cui costituzione (in itinere) hanno aderito circa 200 tra soggetti artistici e imprese dei settori interessati. Nel distretto confluiranno tra l’altro le attività delle nostre 12 Residenze Teatrali, quelle di Puglia Sound’s, quelle dell’Apulia Film Commission.
"Anche quest’anno, nonostante i tagli drammatici che la Puglia ha subito nelle entrate generali conferitele dal Governo, destiniamo al funzionamento dello spettacolo pugliese (teatro, musica, danza, cinema, lirica) circa 9 milioni di Euro, cui si aggiungono altri 10 milioni dai Fondi Europei rivolti ai diversi “sistemi” (produzioni cinematografiche, Teatri Abitati, Puglia Sounds), e un altro milione e mezzo per le attività culturali (mostre, progetti di lettura, festival culturali ecc). Complessivamente oltre 20 milioni di finanziamenti regionali per consolidare il sistema delle attività culturali e dello spettacolo. Una Regione del Sud che investe nello sviluppo culturale, a fronte di un Governo nazionale che taglia spietatamente e mette in ginocchio la Cultura del Paese.
"Abbiamo calcolato in circa due milioni i tagli che la drammatica decurtazione del FUS da parte del Governo comporterà per i soggetti artistici pugliesi, e presumibilmente altri 3 milioni in meno per la Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli. Dunque circa 5 milioni in meno di derivazione ministeriale alla sola Puglia, e forse ancora di più.
"I tagli del FUS, che riguardano la realizzazione delle stagioni di spettacolo, colpiranno tutti i grandi soggetti artistici che operano nel teatro musica lirica e danza. Possiamo prevedere facilmente che una simile entità di tagli metterà in crisi le stagioni già programmate e taglierà pesantemente l’occupazione del settore, per taluni in modo irreversibile (ad esempio, i due Teatri Stabili privati Kismet e Koreja, il Festival della Valle d’Itria, la Fondazione Petruzzelli, il Consorzio Teatro Pubblico Pugliese rischiano letteralmente il collasso).
"Appare assurdo e barbarico che mentre una virtuosa Regione del Sud mette fondi su un sistema dello spettacolo di indubbia qualità, destinando ad esso anche risorse europee dell’Obiettivo Convergenza, lo Stato vanifichi gli sforzi mettendo in ginocchio d’un solo colpo l’intero sistema.
"Per queste ragioni, e in nome di un indispensabile impegno per la salvaguardia e lo sviluppo della Cultura e della democrazia nel nostro Paese, aderiamo, come Regione, come Assessorato e come sistema culturale pugliese, alla mobilitazione nazionale contro i tagli del FUS e solleciteremo nella riunione romana del 23 marzo le altre Regioni a condividere con noi la protesta nei confronti delle politiche culturali del Governo italiano, accompagnandola con la ferma richiesta di ripristinare il FUS almeno ai livelli del 2009."
L’assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati ha scritto una lettera ai Vescovi, ai Direttori generali delle Asl, ai Presidenti delle Province e ai Sindaci dei Comuni delle Province di Foggia, BAT, Bari e Taranto, che rientrano tra i destinatari dei fondi per la prevenzione del rischio sismico, per chiedere di presentare, entro il 21 aprile prossimo, un elenco di proposte di priorità per gli interventi sugli edifici che presentano le caratteristiche indicate dall’OPCM che ne disciplina i contributi.
Lo stesso ordinamento, pubblicato lo scorso febbraio, affida alle Regioni, sentiti i comuni interessati, la predisposizione dei programmi per la realizzazione degli interventi, l’individuazione degli stessi, nonché le modalità e i tempi di attuazione.
Alla luce dell’esiguità dei fondi disponibili per l’anno 2010, le risorse saranno destinate agli interventi strutturali di rafforzamento locale, di miglioramento sismico o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile e degli edifici e delle opere che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un collasso.
Questa specifica tipologia di interventi dovrà essere eseguita esclusivamente nel territorio degli 84 comuni pugliesi ricadenti nelle Province di Foggia, BAT, Bari e Taranto, selezionati in base a precisi calcoli dei parametri di pericolosità sismica.
I comuni interessati sono: Accadia, Alberona, Anzano di Puglia, Apricena, Ascoli Satriano, Biccari, Bovino, Cagnano Varano, Candela, Carapelle, Carlantino, Carpino, Castelnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio De Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Celle di san Vito, Cerignola, Chieuti, Delicato, Faeto, Foggia, Ischitella, Isole Tremiti, Lesina, Lucera, Manfredonia, Mattinata, Monteleone di Puglia, Monte Sant’Angelo, Motta Montecorvino, Ordina, corsara di Puglia, Ortanova, Panni, Peschici, Pietra Montecorvino, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, Rocchetta Sant’Antonio, Rodi Garganico, Roseto Valfortore, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Marco La Catola, Sannicandro Garganico, San Paolo Di Civitate, San Severo, Sant’Agata di Puglia, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Troia, Vico del Gargano, Vieste, Volturara Appula, Volturino, Zapponeta, Altamura, Corato, Gravina di Puglia, Poggiorsini, Ruvo di puglia, terlizzi, Castellaneta, Vinosa, Laterza, Massafra, Mottola, Palagianello, Palagiano, Andria, barletta, Risceglie, Canosa di Puglia, Margherita di Savoia, Minervino Murge, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola, Trani, Trinitapoli.
Dal contributo saranno esclusi gli edifici scolastici, ad eccezione degli edifici che nei piani di emergenza di protezione civile ospitano funzioni strategiche, e gli edifici oggetto di interventi strutturali, poiché destinatari di altri contributi pubblici.