Gentile Direttore,
La invito, in qualità di socio fondatore dell’associazione “Gargano Europa”, all’incontro :
“I CENTRI STORICI DEL GARGANO",
che si terrà l’11 novembre 2009 a Vieste, presso la sala convegni dell’Hotel Falcone alle ore 17.30, organizzato dall’Associazione culturale "Gargano Europa" col patrocinio del Comune di Vieste.
Interverranno:
Franco Salcuni (Direzione Nazionale Legambiente),
Teresa Maria Rauzino (Pres. Centro Studi Martella),
Angela Barbanente (Assessore regionale Urbanistica).
Per comprendere la caratteristica dei centri storici del Gargano occorre tener conto di due aspetti essenziali: l’isolamento plurisecolare di questo lembo di terra, dovuto alle difficoltà di accesso e alla marginalità economica che esso presentava rispetto ad altre zone della Capitanata e la povertà dei materiali impiegati. Queste due caratteristiche hanno fatto sì che al visitatore di oggi si presentino paesi che hanno conservato pressoché immutata la loro caratteristica urbanistica, anche se gli edifici storici si presentano piuttosto dimessi, perché necessitano di una manutenzione continua. Un quartiere storico molto suggestivo si può visitare a Ischitella, che presenta una struttura urbanistica molto regolare, perfettamente adattata all’andamento della collina su cui sorge. Dall’asse principale, sul crinale della collina, si dipartono a pettine, a destra e a sinistra, numerose stradine che sboccano tutte in un’altra strada, detta Sottana. L’attuale centro storico ricalca fedelmente il tessuto urbano medievale, anche se tutte le costruzioni sono posteriori al 1646, anno in cui si verificò un forte terremoto che risparmiò solo la cinta muraria e alcune torri di difesa. Medievale è anche il quartiere Junno di Monte S. Angelo, con belle case bianche a schiera addossate in modo da seguire l’andamento del terreno. La sua posizione, a 850 m di altitudine, consente inoltre di dominare con lo sguardo un’ampia distesa di mare sul golfo di Manfredonia.
Vico del Gargano, famoso per la sua produzione di agrumi e olive, si svolge intorno ai resti di un castello federiciano e al convento dei Cappuccini. Dobbiamo a un certo frate Nicola il gigantesco leccio piantato nella prima metà del ‘600 che campeggia di fronte al convento. La caratteristica di questi centri agricoli garganici è quella di avere un punto di origine in una grande piazza principale: lo si nota perfettamente a Carpino e a Cagnano Varano (che si è visto aggiungere dal 1862 l’appellativo di Varano), dove la piazza chiude la principale via di accesso e forma un grande teatro per tutte le vicende cittadine. Vi si affaccia il palazzo baronale e la chiesa parrocchiale. Molto suggestiva è la vitalità che tale soluzione urbanistica è capace dì offrire a chi la abita. Interessante e anche il centro storico di Vieste e quello di di San Nicola, la più importante delle isole del piccolo arcipelago delle Isole Tremiti , sede del Comune, del Santuario di Santa Maria a Mare, dell’abbazia e del castello, in passato baluardo insuperabile per pirati e corsari turchi. Secondo la leggenda fu proprio l’altopiano di quest’isola che vide gli ultimi anni e la morte dell’eroe greco Diomede. Il Beato Giovanni da Foligno scelse proprio la tomba dell’eroe come luogo di eremitaggio. La fama di questo eremita giunse a conoscenza dei monaci benedettini di Montecassino che, desiderosi di aprire un’abbazia in un luogo solitario, vi si stabilirono con l’approvazione del Papa nel 1016 e vi rimasero fino al 1237. Subentrarono i Cistercensi che non riuscirono ad evitare l’assalto e il massacro da parte di briganti avvenuto, con uno stratagemma, nel 1313. La storia dell’abbazia a questo punto si fa confusa, e vede la presenza di diversi ordini. Nel 1760, dopo che ormai il centro religioso aveva perduto la sua forza, si impossessò dell’abbazia il re di Napoli, stabilendovi una colonia penale che durò fino all’avvento del fascismo, quando divenne luogo di confino politico.
Testi di Alberto Cavallini per l’Ufficio Docesano Comunicazioni Sociali di Manfredonia – Vieste.
Si è tenuto presso l’Assessorato alle Politiche della Salute la riunione del tavolo tecnico, composto dai Direttori dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, che sta affrontando l’organizzazione delle vaccinazioni per la pandemia influenzale da virus AH1N1v.Su tutto il territorio regionale a partire dal 5 novembre sarà possibile effettuare le prenotazioni per la campagna di vaccinazione delle categorie a rischio indicate dalla nuova Ordinanza ministeriale. La nuova Ordinanza prevede, contestualmente a quella del personale sanitario e socio-sanitario, la vaccinazione delle seguenti categorie: a) donne dal 4° mese di gravidanza; b) persone di età compresa tra 6 mesi e 17 anni con patologie, nonché i bambini tra 6 e 24 mesi nati pretermine; c) adulti di età inferiore ai 65 anni con patologie. Innanzitutto è stata ribadita l’importanza della vaccinazione, ricordando che il vaccino è il mezzo più sicuro ed efficace per non ammalarsi e per evitare la trasmissione della malattia. Quanto alla sua sicurezza si rammenta che il vaccino contro il virus AH1N1v è prodotto in Italia con la stessa tecnologia con cui da anni si produce il vaccino antinfluenzale stagionale. Per poter affrontare la vaccinazione di un così grande numero di soggetti, circa 750.000 in Puglia, e in considerazione del vincolo di dosi attualmente disponibili (93.000), e di quelle in arrivo (74.700), è stato predisposto dai Dipartimenti di prevenzione delle ASL il Piano straordinario di vaccinazione che prevede l’attivazione su tutto il territorio regionale di 137 centri di vaccinazione che vedranno impegnate 155 equipe vaccinali, composte da medici, infermieri e amministrativi, per un totale di 630 Unità di personale. Una parte dei centri di vaccinazione fungerà anche da centri di prenotazione ai quali i cittadini potranno rivolgersi per prenotare la vaccinazione, evitando affollamenti e inutili code.
Si allega l’elenco dei centri di prenotazione per la vaccinazione con i relativi numeri di telefono per le prenotazioni. Le vaccinazioni verranno eseguite cominciando dalle donne in stato di gravidanza dal 4 mese di gravidanza e dai bambini e adolescenti di età compresa tra 6 mesi e 17 anni con patologie, nonché i bambini tra 6 e 24 mesi nati pretermine. Le vaccinazioni per i soggetti, di età compresa tra i 18 anni e i 65 anni, affetti da patologie incluse nelle categorie a rischio, saranno effettuate a partire dal 9 novembre. Per i cittadini affetti da patologie, che si recheranno presso i centri vaccinali, sarà sufficiente portare in visione la documentazione sanitaria in proprio possesso, evitando in tal modo di rivolgersi ai medici curanti. Per i cittadini affetti dalle patologie che rientrano nelle categorie a rischio ed inclusi nei programmi di assistenza domiciliare programmata e assistenza domiciliare integrata, la vaccinazione sarà somministrata dai propri medici e pediatri di famiglia. Continuano le operazioni di vaccinazione del personale sanitario e socio sanitario già cominciate a partire dal 27 ottobre. Categorie di persone a maggior rischio di complicanze In particolare, le persone a rischio sono quelle che presentano almeno una delle seguenti condizioni: malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio, inclusa asma, displasia broncopolmonare, fibrosi cistica e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) gravi malattie dell’apparato cardiocircolatori, comprese le cardiopatie congenite ed acquistite diabete mellito e altre patologie metaboliche gravi epatopatie e cirrosi epatica malatte renali con insufficienza renale malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie neoplasie malattie congenite ed acquisite che comportino carente produzione di anticorpi immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie ad esempio malattie neuromuscolari obesità con indice di massa corporea (BMI)>30 e gravi patologie concomitanti Donne in gravidanza Per corrispondenti fasce d’età, un incremento di morbosità ed un più alto tasso di mortalità si registra nelle donne in gravidanza rispetto alla popolazione femminile generale, accentuati dalla copresenza di altre condizioni patologiche (es. obesita’, cardiopatie, malattie respiratorie, ecc.) e vi è attualmente un generale consenso nell’identificare la gravidanza come uno tra i maggiori fattori di rischio per gravi complicanze, in particolare quelle di tipo respiratorio, come, ad esempio, l’ARDS (Adult Respiratory Distress Syndrome).
ELENCO CENTRI VACCINAZIONE della provincia di Foggia
Fonte: Regione Puglia Comunicato Stampa
L’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia di Foggia ha pubblicato il bando relativo all’accesso ai contributi per il rilascio delle colture a perdere. Il bando – che si muove in attuazione del Piano Faunistico Regionale Provinciale – si inserisce all’interno delle misure varate dall’assessorato alle Politiche Agricole di Palazzo Dogana al fine di tutelare e ripristinare gli habitat naturali del territorio per l’incremento della fauna selvatica.
I contributi economici saranno erogati ai proprietari e ai conduttori di terreni agricoli che si impegneranno a destinare parte dei propri appezzamenti alla coltivazione di girasole, granturco, sorgo, erba medica, quali colture a perdere, per il rifugio, l’alimentazione e l’allevamento della prole della fauna selvatica. Il tutto, così come espressamente disposto dal Programma provinciale di attuazione dei miglioramenti ambientali approvato dalla Giunta dell’Ente di piazza XX Settembre lo scorso 2 febbraio.
“Si tratta di un bando estremamente importante – commenta l’assessore provinciale alle Politiche Agricole, Savino Santarella –. Con questa misura puntiamo infatti a farci promotori di una nuova cultura ambientale, in cui la difesa della fauna selvatica, elemento fondamentale nella dinamica di tutela del nostro ecosistema, divenga una priorità unanimemente riconosciuta. Pensiamo che attraverso l’erogazione di questi contributi economici si possa realizzare concretamente questo obiettivo, partendo proprio dal sostegno e dall’azione di sensibilizzazione dei nostri proprietari terrieri”.
Per poter avere accesso ai contributi gli interessati dovranno inviare idonea domanda alla Provincia di Foggia – Ufficio Caccia e Pesca, entro il prossimo 11 dicembre 2009.
Fonte: Provincia di Foggia
Pubblicato nel Bollettino ufficiale regionale n.174 del 4 novembre 2009 il provvedimento di adozione dello Schema del Piano paesaggistico territoriale della Regione Puglia – PPTR, in applicazione della Legge regionale n.20/2009
I documenti dello Schema adottato sono consultabili e scaricabili a ll’indirizzo: http://www.paesaggio.regione.puglia.it/index.php/area-download/schemadipptr.html
http://argoiani.blogspot.com/2009/11/piano-paesaggistico-territoriale-della.html
Da mercoledì 11 a venerdì 13 novembre si svolgerà a San Nicandro Garganico (Fg) la prima edizione del Festival Transiti ad Oriente, con la direzione artistica di Alessandro Langiu, promosso da Comune di San Nicandro Garganico e Associazione Nemesi con il patrocinio dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia.
La terra dei vigneti e degli ulivi, è stata da sempre luogo di transito, di passaggio, d’incontro verso e dai paesi del Mediterraneo. La presenza ebraica nel ‘900 ha coinvolto zone diverse della Puglia, creando legami, contraddizioni, silente solidarietà, attorno al destino profugo di un popolo. Dal Gargano al Salento ci sono le tracce sparse del passaggio del popolo ebraico, ed della sua presenza ancora oggi.
Il Festival prenderà il via mercoledì 11 novembre alle ore 10.30 presso l’Auditorium Palazzo Fioritto con il convengo dal titolo “Passaggi e migrazioni in Puglia. Dai Campi di concentramento ai campi profughi”. Interverranno Anna Foa – Università degli Studi Roma La Sapienza; Francesco Terzulli – Fondazione Cassa Rossa Onlus di Bari; Grazia Gualano – Rappresentante della comunità ebraica di San Nicandro; modera Antonio Demma – Università degli Studi Roma La Sapienza. Alle ore 20.30 presso il Cinema Teatro Italia andrà in scena lo spettacolo A memoria. La rigorosa interpretazione di Massimo Wertmuller e di Anna Ferruzzo, in una lettura di 60 minuti sarà accompagnata dalle musiche originali di Andrea Farri. Il percorso storico-umano e le agghiaccianti testimonianze di uomini sopravvissuti allo sterminio nazista vogliono essere un valido monito a non dimenticare e a recuperare il presente attraverso la storia dei “sopravvissuti”. Perché nella storia la violenza dell’uomo sull’uomo è una lezione da tenere per sempre… a Memoria.
Giovedì 12 novembre alle ore 18.30 presso Cinema Teatro Italia sarà presentato l’Archivio Sonoro Pugliese. Tracce sonore della presenza ebraica nella Puglia Contemporanea a cura di Vincenzo Santoro. L’Archivio nasce con l’intento di restituire alle comunità di provenienza quei documenti sonori che costituiscono aspetti significativi della loro identità culturale, rendendone più agevole la consultazione a studiosi, artisti e appassionati. Opera per definizione mai conclusa, l’Archivio si configura come uno spazio aperto a suggerimenti, indicazioni e continue integrazioni. A seguire musica con i Rione Junno, gruppo costituito da giovani interpreti esperti nelle tecniche musicali derivanti dallo stile garganico. Il gruppo, che prende il nome da un quartiere di epoca pre-romana di Monte Sant’Angelo, ha riscoperto storie ed usanze con un occhio particolarmente attento alla musica, al canto, al ballo e agli strumenti della tradizione. La serata si concluderà con la proiezione di San Nicandro, Zefat. Il Viaggio di Eti documentario di Vincenzo Condorelli, una coproduzione Medinet Audiovisuals e Associazione Culturale Antonello Branca con il sostegno dell’Apulia Film Commission. “San Nicandro, Zefat. Il viaggio di Eti” racconta il viaggio fisico, psicologico e storico della giovane Eti alla ricerca delle sue origini. Il documentario descrive tre generazioni originarie della comunità ebraica di San Nicandro Garganico, oggi residenti in Puglia nel Gargano, e in Israele in Galilea, e le loro interazioni mostrano le dinamiche attraverso le quali Storia, Memoria e Identità si fanno narrazione.
Venerdì 13 novembre, l’ultima giornata si aprirà alle ore 18.30 presso il Cinema Teatro Italia con la Premiazione del Bando Letterario Transiti ad Oriente. Il concorso, che si divide in due sezioni – una rivolta agli studenti delle scuole secondarie della Regione Puglia, l’altra libera – è destinato a racconti brevi inediti. La giuria dell’edizione 2009 del concorso è composta da 5 membri: Grazia Galuano (Presidente di giuria, rappresentante Comunità Ebraica di San Nicandro G.co), Graziano Graziani (critico teatrale, scrittore), Lorenzo Pavolini (scrittore), Attilio Scarpellini (critico teatrale e letterario, scrittore) e Nicola Viesti (critico del Corriere del Mezzogiorno). A seguire si esibirà la Municipale Balcanica, nata nel 2003 e con numerosi concerti in giro per l’Europa. Nel 2008, evolvendo il suo suono senza snaturarsi, la Municipale Balcanica pubblica Road To Damascus per l’etichetta Felmay, un prodotto fatto di pochi, irrinunciabili, brani tradizionali e tanti altri pezzi originali, alcuni più radicati e dal sapore classico, altri che hanno la forma più coraggiosa della sperimentazione.
Il direttore artistico è Alessandro Langiu nato a Taranto nel 1973, è autore, attore, regista di testi teatrali, racconti brevi, sceneggiature. Collabora con settimanali, mensili nazionali, quotidiani regionali, con racconti basati su fatti di cronaca sociale ed ambientale. Le storie scritte partono dalla realtà soprattutto di Taranto e della Puglia. Quelli che un tempo potevano sembrare problemi di una distante e lontana realtà di provincia, sono oggi i maggiori problemi d’inquinamento e salute in Italia ed Europa. Tra i suoi spettacoli Angolo Somma Zero, Anagrafe Lovecchio, Crack Epoque, Di Figlio Padre di Figlia Madre, Muro, Otto Mesi in residence e Venticinquemila granelli di sabbia. Alcuni sono stati ospitati da Ambiente Italia Rai 3, Fahreneit Radio Tre, WDR Funkahaus Europa/Radio Colonia. La stampa pugliese ha sempre sostenuto il percorso battezzandolo nel 2008, “l’alfiere delle lotte civili pugliesi” (Repubblica, Antonio Di Giacomo).
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Monte Sant’Angelo – Legambiente scrive all’Assessore al territorio della regione Puglia, al soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici, ed al Sindaco.
OGGETTO: Variante B2 a Monte Sant’Angelo, lunedì in discussione in Consiglio Comunale. Uno sfregio per le case a schiera del quartiere Carmine.
Si porta a conoscenza delle S.V. che nell’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale di Monte Sant’Angelo si porta a discussione ed approvazione un provvedimento che adotta come variante al PRG la possibilità di costruire sopra alcune delle case della celebre zona Carmine, quella delle storiche "case a schiera" tipiche dell’architettura di Monte Sant’Angelo e di una parte del Gargano.
Tali soprelevazioni riguardano immobili siti in via Celestino V, già incluse in zona di recupero nel vecchio PRG, ma protetti, tra l’altro, sia dalla normativa antisismica, che ne impediva la sopraelevazione, sia da un passaggio in consiglio comunale che di fatto rendeva inedificabili tutti gli immobili della zona B2 del PRG.
Crediamo che un’eventuale approvazione della variante urbanistica che riporta ad un regime di edificabilità le case a schiera di Via Celestino V possa arrecare un GRAVE DANNO AL PAESAGGIO ED ALL’IDENTITA’ URBANISTICA DELLE CASE A SCHIERA, che hanno connotato il paesaggio e l’identità urbanistica del territorio pugliese e garganico, presenti in tutte le pubblicazioni scientifiche sulla architettura meriodionale e utilizzate come elemento di comunicazione turistica di questo territorio.
Tale zona è stata peraltro già sfregiata da altri interventi passati e recenti che ne hanno violato l’integrità storica e paesaggistica.
Chiediamo pertanto che gli enti in indirizzo si attivino con urgenza per mettere in atto tutte le iniziative che possano evitare lo scempio in atto e che possano nel contempo accelerare eventuali iniziative di recupero paesaggistico del quartiere delle tipiche case a schiera.
Alleghiamo ordine del giorno del prossimo consiglio comunale di Monte Sant’Angelo.
Monte Sant’Angelo lì, 06/11/2009
Il Presidente di Legambiente
Circolo FestambienteSud di Monte Sant’Angelo
Francesco Paolo Salcuni
Ennesimo attentato incendiario di stampo mafioso ai danni del giornalista Gianni Lannes. Ignoti alle ore 23,40 circa del 5 novembre hanno dato fuoco ad un’altra automobile (non assicurata contro gli incendi) del cronista impegnato nell’inchiesta sulle navi dei veleni e recentemente nell’indagine sull’inceneritore che la Caviro vuole realizzare illegalmente a Carapelle in Puglia! Nella mattinata del 5 novembre il dottor Lannes si era recato e trattenuto in tribunale a Lucera (FG) per visionare la documentazione inerente il mercantile giapponese ET SUYO MARU affondato nel basso Adriatico il 16 dicembre 1988 in circostanze nebulose. Nel pomeriggio ai parenti delle vittime del peschereccio Francesco Padre, alla presenza del cronista è stata donata la pubblicazione del libro d’inchiesta NATO:COLPITO E AFFONDATO. Il primo attentato risale al 2 luglio scorso. L’8 luglio era stata presentata un’interrogazione parlamentare dal deputato Leoluca Orlando al presidente del consiglio Berlusconi e al ministro dell’interno Maroni. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta governativa. Il giornalista e la sua famiglia non godono di alcuna protezione da parte dello Stato.

Ancora pochi giorni e la Direzione Artistica, affidata a Mauro Palma e Fabio Prencipe, avrà completato il lavoro di selezione delle numerosissime opere giunte da tutta Italia e anche dall’estero alla Segreteria del Festival del Cinema Indipendente.
Sono in tutto 182 i lavori che si sono candidati nelle categorie in gara alla IX edizione della rassegna, organizzata dalla Provincia di Foggia, con il contributo della Regione Puglia, in programma dal 27 novembre al 5 dicembre.
Intanto, il Festival si rifà il look con un nuovo manifesto d’autore, su cui campeggia un’illustrazione realizzata in esclusiva da Giuseppe Petrilli, 39enne, artista lucerino di fama internazionale, che ha esposto le sue opere anche a Miami, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Montreal e Berlino. “Per il personaggio, che impugna la cinepresa come fosse un’arma, mi sono ispirato ai protagonisti dei film di Quentin Tarantino e di Fernando Di Leo” spiega Petrilli. “Ho voluto semplicemente rappresentare un soggetto che fosse in linea con la mia arte, accattivante, non certo cattivo. Un personaggio che in maniera provocatoria e con divertente spregiudicatezza trasmettesse passione, naturalmente quella per il cinema”.
Ultimi preparativi anche per l’omaggio a Luciano Emmer, maestro del neorealismo, scomparso lo scorso 16 settembre all’età di 91 anni. Profondamente legato al nostro territorio, tenne a battesimo il Festival nel 2001, presiedendo la prima giuria ufficiale dei film in gara. Ricco il calendario degli eventi dedicati al compianto cineasta: nella serata inaugurale, al Teatro del Fuoco, insieme al backstage del film “Il cardo rosso”, girato in provincia di Foggia, verrà presentata la copia restaurata, in versione integrale (non censurata) de “La ragazza in vetrina”, messa a disposizione dalla Cineteca Nazionale. Numerose le altre iniziative collaterali dedicate ad Emmer: dalle proiezioni di altre due pellicole, tra le più famose, alla mostra di manifesti e locandine dei suoi film; dalla retrospettiva per le scuole, alla videoinstallazione di materiale inedito e documentari d’arte presso la Torre Ducale di Pietramontecorvino.
Inoltre, dopo le numerose edizioni dedicate alla divulgazione delle opere ospitate nella Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Dogana, quest’anno il calendario dell’Assessorato Provinciale alla Cultura, curato da Pia Carducci, proporrà infatti immagini tratte dalla collezione di manifesti e locandine cinematografiche formata e custodita dalla Biblioteca Provinciale.
Ultima curiosità: per la prima volta, nella storia del Festival di Foggia, sarà una donna a presiedere la giuria tecnica del lungometraggi. Si tratta della regista Maria Sole Tognazzi, ultima di quattro figli dell’attore Ugo.
Uscirne insieme, colmando la distanza fra il territorio, la gente che lo abita e le istituzioni è la sfida lanciata dal convegno sulle “navi a perdere” organizzato dall’Associazionismo Attivo del Gargano composto da decine di associazioni dei vari paesi del promontorio.
Una sfida lanciata fin da questa prima uscita pubblica del movimento, caratterizzandosi con la scelta di un argomento complesso e difficile, vinta con la massiccia partecipazione che ha evidenziato una consapevolezza nuova, quella dell’appartenenza, dell’essere legati ad un comune destino. Qualcuno le considera prove generali di “Città Gargano”, augurandosi che sia davvero iniziata la svolta per le comunità del promontorio, da sempre distanti, imbrigliate nei campanilismi e negli egoismi di ruolo. Qui di seguito, suddiviso in cinque parti, la sintesi del convegno svoltosi a Sannicandro Garganico.

Vieste, 3 novembre 2009
Michele Eugenio Di Carlo
Una città, una storia: Monte S. Angelo
"Negli ultimi dieci anni, abbiamo vissuto e viviamo tuttora una situazione di relativa tranquillità. Tutto quello che stiamo vedendo nell’ultimo periodo sono cose che succedono dappertutto… Non esiste un’emergenza criminalità, sono cose che comunque succedono. E’ chiaro che se non succedono è meglio", queste le parole del Sindaco di Monte S. Angelo, all’indomani dell’ennesimo fatto di sangue, che gli sono valse le accuse di non essere consapevole del proprio ruolo istituzionale e di non essere all’altezza di guidare la comunità di fronte a problemi del genere. Accuse mosse dalle Associazioni del Patto per Monte S. Angelo: Arci Nuova Gestione, Legambiente, Obiettivo Gargano.
Una polemica sostenuta e avvalorata da Giuseppe Ciuffreda dell’IDV, attutita da Pasquale Renzulli e Antonio Rignanese del PD, i quali sostengono che bisogna essere uniti per contrastare il fenomeno della criminalità e dell’illegalità, mettendo da parte ogni strumentalizzazione politica con la piena collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, partiti politici.
Che si avviino pure le strade dei percorsi condivisi, dove sia realmente e razionalmente possibile aprire spiragli di democrazia e di partecipazione.
E’ ancora possibile a Monte Sant’Angelo? Se sì, vorrà dire che la politica e la società sono ancora sane.
Ma l’ eventuale insuccesso non costituisca la resa per quei pochi che nelle istituzioni, nella politica, nell’associazionismo, nella cultura, nelle forze dell’ordine, hanno finora costituito il vero e autentico baluardo a difesa della legalità, della giustizia, del buon governo.
Lasciata Monte S. Angelo alle sue decisioni, resta l’occasione per alcune riflessioni più generali sulla società in cui viviamo e sulla classe politica ed imprenditoriale che assume l’onere e l’onore di guidarla.
L’impressione, consigliata dai tanti fatti negativi che accadono e che si susseguono senza sosta in Capitanata e in Puglia, solo per non uscire da confini non più definibili nitidamente, è che il vero problema sia la debolezza della politica e delle istituzioni, quando si toccano i delicati e sensibili nodi irrisolti della cultura della legalità, della tutela dell’ambiente e del territorio, della difesa della salute pubblica e dei molteplici interessi diffusi ma poveri.
Problemi che configgendo con interessi e affari, in genere, le istituzioni delle nostre latitudini soffrono non solo a risolvere ma anche solo ad affrontare, intrise e sopraffatte dall’altro grande problema: la sempre più irrisolta “Questione morale” di una classe politica da tempo non più all’altezza di affrontare le sfide che possono generare un futuro migliore. Una classe politica che, sull’altare del consenso facile, ha ceduto anche rispetto alla richiesta di un semplice sistema di regole, indispensabile alla chiara esigenza di convivenza civile; in altre parole, una classe politica forte con i deboli e debole con i forti, che ha saldamente in mano le leve del potere e che, al fine di continuare a detenerlo, non si cura di come riottenerlo e con chi, rigenerando ad ogni occasione un sistema più debole e più fragile.
Il vero problema è che una stretta oligarchia composta da falsi politici, burocrati improvvisati, imprenditori senza etica gestisce gli interessi pubblici come fossero affari privati, cedendo la necessaria credibilità su una strada spesso lastricata di clientelismi, nepotismi, affarismi e favoritismi vari.
Certo, avviare il percorso della via condivisa per raggiungere obiettivi comuni è la strada maestra per raggiungere e consolidare quei difficili equilibri sociali e culturali di cui necessita una società moderna e progredita.
Ma non bisogna fingere di non sapere, o peggio dimenticare, che è proprio l’assenza di una convergenza comune su questi obiettivi, da parte della classe dirigente politica ed imprenditoriale italiana e locale, ad aver determinato gli squilibri sociali, economici e culturali di cui tanto si discute.
Un’altra città, un’altra storia: San Nicandro Garganico.
Il giorno dopo il fatto criminale di Monte S. Angelo, a San Nicandro Garganico, significativamente assenti le istituzioni del Gargano, Costantino Squeo ospitava e patrocinava il convegno “Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica?”, organizzato da associazioni di tutto il Gargano costituite da tanti giovani, definiti da Squeo “talenti così forti e liberi”da far pensare al domani con meno angoscia e da far sperare che una nuova idea di cittadinanza e partecipazione abbia preso corpo e sostanza nei nostri territori. Giovani che, alcune ore dopo, hanno fatto esclamare al convinto relatore del convegno, l’Assessore regionale alla cittadinanza attiva Guglielmo Minervini,: “ Bella pagina, ieri a San Nicandro Garganico. La cittadinanza attiva rompe il velo del silenzio e osa la verità. Navi di veleni affondate nei nostri mari. Traffici illeciti di rifiuti tossici. La Puglia del crimine come terra di scarto. Ieri il coraggio del popolo ha vinto sulla paura del singolo.”
A Monte S. Angelo, come a San Nicandro Garganico, i giovani dell’associazionismo attivo, della cultura autentica, dell’informazione libera hanno deciso semplicemente di prendere la parola e affrontare le problematiche, quelle vere.
La politica e le istituzioni si facciano coraggio, non hanno scelta: con i giovani “talenti” o senza (contro) di loro.
A Monte S. Angelo, come a San Nicandro Garganico, i giovani hanno detto che non è più il tempo di tacere, perché è il tempo di dare senso alle parole e valore alla vita.
I giovani delle associazioni del Gargano hanno “donato una goccia di spendore in un deserto abitato dalle tenebre”.
Semplicemente, grazie.
RIGNANO GARGANICO (Foggia) – Aveva la faccia scura come quella di un carbonaio, lo sguardo torvo e un’ idea fissa: il tesoro nascosto nella grotta. E per trovarlo aveva una mappa che indicava il luogo dove un brigante dell’ Ottocento aveva sepolto un baule pieno d’ oro. Gliela aveva data un compagno di cella mentre si trovava in galera e quando per lui era arrivata la fine della pena, l’ altro – che non sarebbe mai tornato libero – decise di rivelargli quel segreto che valeva davvero un tesoro. Dovevano essere gli anni Trenta del secolo scorso quando Leonardo Esposito uscì dal carcere con in tasca quel pezzo di carta e un pensiero solo: andare a Rignano Garganico, cercare la Grotta di Jalarde (Grotta Paglicci), trovare il punto preciso e scavare. A otto metri di profondità – gli aveva detto l’ ergastolano – c’ era il tesoro del brigante Briele Jalarde (Gabriele Galardi), che negli ultimi decenni dell’ Ottocento aveva scorazzato rapinando e uccidendo fino ad ammucchiare una vera ricchezza. Che nascose in quella grotta, dove andava a rifugiarsi con la sua banda. Poi erano arrivati i Piemontesi e come tanti briganti meridionali anche Jalarde era finito in galera. Anno dopo anno i sogni di libertà e di tesori da recuperare erano svaniti nel nulla e così il brigante decise di confidare il suo segreto a qualcun altro che anni dopo, sempre in galera, lo regalò a Esposito. Appena libero Esposito s’ arrampicò sui gradoni calcarei del Gargano sentendosi già ricco come un re. Nella sua mente brillavano monete, collane, calici, anelli, bracciali; tutti d’ oro naturalmente. Ma le cose si rivelarono più complicate del previsto. Scavò nel punto indicato dalla mappa, poi un po’ più in là, un po’ più a fondo. Niente. Riprese a scavare, sbriciolò a mazzate macigni da far paura, spostò mucchi di terra alti come montagne, scavò gallerie come una talpa. Niente. Per settimane e mesi, finché estati e inverni cominciarono a rincorrersi anno dopo anno. Niente. Esposito capì che a forza di braccia non ce l’ avrebbe mai fatta. Così ricorse alla dinamite e cercò di sbriciolare quella montagna di pietra con botti che facevano tremare mezzo Gargano. In quegli anni fu tutto un andare e venire da Sannicandro, dove abitava con la famiglia, per accumulare picconi, micce, polvere da sparo, corde, candele, dinamite, torce e mazze. Passavano gli anni e Esposito era sempre lì a frugare sottoterra, mentre pastori e contadini ridacchiavano di quell’ uomo nero come un diavolo che cercava un tesoro che forse non c’ era nemmeno. Ma altri dicevano che aveva trovato un Crocefisso, che nessuno aveva mai visto, ma era grande così e tutto d’ oro. «Nel 1960, quando arrivai alla Grotta Paglicci col collega Franco Mezzena – racconta Arturo Palma di Cesnola, archeologo dell’ università di Siena e specialista di preistoria – trovammo Esposito al lavoro. Ci disse che cercava asparagi, anche se dappertutto si vedevano i danni dei suoi scavi. Un anno dopo il professor Francesco Zorzi, direttore del museo di storia naturale di Verona, cominciò le ricerche all’ interno della grotta incontrando strati molto ricchi di materiale preistorico. Ma nessun tesoro». Era l’ inizio di una grande scoperta che in quasi mezzo secolo di ricerche ha fatto di Grotta Paglicci uno dei «santuari» della preistoria italiana. «I guai con Esposito cominciarono subito – continua Palma di Cesnola -. Lui era convinto che noi cercassimo il suo tesoro e per questo, appena possibile, distruggeva le nostre trincee di scavo. Non c’ era modo di fermarlo e allora Zorzi lo assunse come scavatore in modo che vedesse coi proprio occhi che noi cercavamo schegge di pietra, frammenti d’ ossa e non il tesoro del brigante. Ma l’ espediente non servì. Appena noi ce ne andavamo, lui riprendeva a scavare in proprio. Quando nel 1971 io assunsi la direzione degli scavi e i lavori ripresero, cominciò un braccio di ferro estenuante – ricorda Palma di Cesnola -. Esposito doveva avere più di sessant’ anni, ma era instancabile: lui distruggeva le nostre sezioni di scavo, io riempivo i cunicoli che lui scavava. Una lotta senza fine. Finché un giorno venne a farmi una proposta: "Tu hai i soldi e gli operai, io ho la mappa. Mettiamoci d’ accordo e facciamo a metà dal tesoro". Il mio rifiuto non lo scoraggiò affatto. Anzi, con tre compari fissati come lui, scavò un pozzo profondo otto metri e con la dinamite fece crollare il tetto della grotta. Era il 1972 e ricordo quell’ anno come quello di un disastro». A quel punto l’ archeologo chiese l’ intervento dei carabinieri che in un paio di occasioni misero Esposito in galera per «impiego non autorizzato di esplosivi». A ogni amnistia, però, usciva di galera e ricominciava. Ma con sempre meno lena perché a forza di comprare esplosivi e non fare altro che cercare il tesoro, aveva dovuto vendere un po’ di terra che aveva e s’ era ridotto sul lastrico. Oggi a Rignano qualcuno è pronto a giurare che il tesoro è ancora lì. E molti l’ hanno anche cercato. Un anziano signore ricorda qualcosa. «Sono passati più di cinquant’ anni – dice cercando tra i ricordi con qualche prudenza -. Tre compari di Rignano fecero venire un tale da Bari con un librone dove c’ era scritto il modo di far parlare i diavoli. L’ uomo disse che dovevano trovarsi davanti alla grotta portandoci anche una ragazzina "innocente". Per questo uno dei tre si presentò con una figliola, poco più che una bambina. L’ uomo la ipnotizzò e sparse nella grotta tanti foglietti numerati. A quel punto l’ "innocente" disse che vedeva una cassa piena d’ oro sotterrata proprio vicino al foglietto col 70. I tre compari e il mago entrarono nella grotta – prosegue il mio informatore – e accesero delle candele per mettersi a scavare, ma sentirono un lamento profondo e un soffio d’ aria spense i lumi. Tutti scapparono. Il mago si arrabbiò molto e disse che qualcuno di loro non aveva seguito le raccomandazioni che lui aveva fatto. Infatti si scoprì che uno dei tre paesani aveva all’ interno della coppola un’ immaginetta della Madonna col Bambino e questo aveva fatto arrabbiare il Maligno. Così il tesoro non venne trovato e il mago disse che per almeno una quindicina d’ anni sarebbe stato inutile riprovare». Carmine, un uomo che nelle vicinanze della grotta di Jalarde c’ è nato e ancora ci vive, ha qualcos’ altro da raccontare. «Il vecchio custode della Madre di Cristo – dice indicandomi una chiesina su uno sperone roccioso assediato dagli ulivi – mi disse che alla Grotta di Jalarde ci si arrivava anche passando dalla Grotta Nera, un buco nascosto tra pietre e cespugli vicino alla chiesa. Ma una volta ho visto strane cose laggiù ed è meglio stare alla larga». Insisto, anche se non serve, e Carmine continua a raccontare. «Successe una notte di una decina d’ anni fa. I cani si misero ad abbaiare e non smettevano più, mi guardai attorno e vidi una luce laggiù, vicino alla chiesa. Decisi di andare a vedere e mentre mi avvicinavo piano piano, sentii delle voci, come una cantilena. Mi affacciai da un muro e guardai nel cortile: c’ erano delle persone incappucciate che stavano in cerchio attorno a un fuoco e cantavano, pregavano. Ebbi paura e scappai. Chissà, forse facevano qualche rito per trovare il tesoro». Più difficile trovare notizie del brigante Jalarde perché solo i più vecchi possono raccontare quello che sentivano dire dai loro nonni e così, a forza di passaparola, i racconti arrivano come favole sbiadite. La signora Raffaela, ormai vicina all’ ottantina, ne racconta una proprio bella. «Quand’ era bambino, mio nonno abitava accanto alla
casa della moglie di Jalarde. Spesso la donna preparava un fagotto di vestiti puliti e li dava a mio nonno ragazzetto che senza farsi vedere da nessuno scendeva lungo i sentieri della montagna e li portava alla grotta dove il brigante e la sua banda si nascondevano coi loro cavalli. Un giorno, però, venne preso da uno dei briganti che non lo conosceva e che lo picchiò forte, dicendogli poi di non farsi più vedere da quelle parti. Proprio in quel momento arrivò Jalarde insieme ad altri briganti e visto quello che era successo, ordinò a uno dei suoi di sparare un colpo in testa all’ uomo che aveva picchiato mio nonno. Lo ammazzarono all’ istante – continua la signora Raffaela mettendosi le mani nei capelli – e mio nonno, spaventato, disse che non sarebbe più tornato a portare i vestiti puliti. Jalarde capì e per compensarlo di tutto quello che aveva fatto fino allora gli regalò un calice d’ oro che mio nonno portò a casa e suo padre nascose all’ interno di un muro. Io non so dove venne murato, ma in casa se ne parlava sempre. Poi sono passati tanti anni, i nonni sono morti, io sono diventata vecchia e la casa è stata venduta e rivenduta. La famiglia che ci vive ora non sa nulla di quel calice d’ oro, ma se dovessero trovarlo dovranno ridarcelo. Appartiene alla mia famiglia, ce lo regalò Jalarde, il brigante della grotta». Io alla Grotta Paglicci ci vado di giorno e accompagnato da due guide un po’ speciali, anche nei nomi: Paolo Gentile e Enzo Pazienza, fondatori delle due associazioni che per anni si sono combattute in nome della valorizzazione del patrimonio culturale di Paglicci. Ora hanno fatto fronte comune e inseguono lo stesso sogno: far conoscere la grotta e attirare visitatori. La strada per Paglicci è franata da mesi e così bisogna fare un giro largo con l’ auto, poi risalire a piedi il pendio sassoso tra gli ulivi e finalmente s’ arriva alla grotta. L’ ingresso è dietro grandi massi e cespugli fitti, una pesante porta di ferro sbarra l’ entrata. Nel pavimento dell’ atrio, accanto alla parete sinistra, si apre un pozzo quadrangolare profondo 13 metri. L’ hanno scavato gli archeologi in oltre quarant’ anni di ricerche ed è un vero pozzo del tempo. I primi strati di terreno, quelli a livello del pavimento, hanno restituito oggetti antichi di circa 11 mila anni, ma scendendo di strato in strato, di metro in metro, gli archeologi hanno trovato testimonianze di 20 mila anni, 50 mila, 100 mila, 250 mila anni fa, e sotto ci sono ancora livelli intatti che promettono storie ancora più antiche. Una sequenza stratigrafica imponente che racconta quando c’ erano altri uomini e altri climi, attraverso ossa di animali che non vivono più qui, utensili e armi di pietra, ossa incise con belle figure di animali, incisioni che fanno pensare a una forma di «scrittura» già oltre 15 mila anni fa. Ci sono anche due sepolture, una donna e un ragazzo, che raccontano riti funebri complessi e sepolture di corpi smembrati che evocano a rituali raccapriccianti. E, in fondo a tutto, nascosti nell’ ultima sala dove la luce non può arrivare, ci sono due cavallini rossi dipinti sulla parete e impronte di mani aperte che dicono «io sono stato qui», ventimila anni fa. Per tutto questo Paglicci è la vera grotta del tesoro ma, come quello del brigante, anche quello preistorico non si fa vedere perché in quasi mezzo secolo di ricerche nessuno è riuscito a fare in modo che il pubblico possa almeno affacciarsi in questo scrigno. Non per i sortilegi di Satana in questo caso, ma per quelli piccini piccini dei burocrati. vdomenici@corriere.it (5 – fine. Puntate precedenti: La ragazza dell’ harem, 3 agosto; Amore a fumetti, 11 agosto; La spada nella roccia, 15 agosto; Il paese delle streghe, 24 agosto). La mappa IL PAESE LA STRADA, IL LIBRO La Grotta Paglicci si trova a 8 chilometri da Rignano Garganico, 34 da Foggia. In paese, presso il Centro Studi Paglicci, è aperta una mostra con foto, oggetti originali e calchi. Informazioni: tel. 368/7505314, oppure Comitato Pro Grotta Paglicci: www.paglicci.com L’ unico libro divulgativo è «Paglicci», di A. Palma di Cesnola, distribuito gratis dalla Regione Puglia: 0882/832524
Domenici Viviano
(1 settembre 2003) – Corriere della Sera