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Antonio Basile (Ufficiale)

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Piano Strategico Nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico

I Cantori Di Carpino su RAI 1 Effetto Sabato del 07 Marzo 2009

Le Gemme del Gargano Junior rappresenteranno la Puglia alla XXVª EDIZIONE DE “IL FANCIULLO E IL FOLKLORE”

Devozione popolare: festa tradizionale
articolo a cura di Dina Crisetti
IL GRUPPO FOLK “LE GEMME DEL GARGANO JUNIOR” annuncia la partecipazione alla XXVª EDIZIONE DE “IL FANCIULLO E IL FOLKLORE”, importante manifestazione folcloristica nazionale organizzata dalla FITP (Federazione italiana Tradizioni Popolari), riservata ai ragazzi dai 9 ai 14 anni, che avrà luogo a Clusone (Bergamo) dal 27 al 29 marzo 2009 e rappresenterà la Puglia.

Il gruppo – che da diversi anni ho il piacere di guidare insieme al presidente Gianni Cerrone, ha già vinto due competizioni, conseguendo nel 2007 ad Assisi il primo premio con il tema “Il presepe come immagine della tradizione locale” e l’anno successivo il secondo con “Usi, rituaili e cerimonialità legati alla Nascita”. E siccome non c’è due senza tre, non rimane che incrociare le dita.

Domenica 22 marzo nell’atrio del comune di Cagnano Varano alle ore 17.30, il gruppo ha presentato il nuovo DVD, covolto a ricostruire la devozione cagnanese verso la Madonna delle Grazie. Il tema di quest’anno è, infatti, Devozione popolare, festa tradizionale.

Il gruppo porta in scena una narrazione ideata e prodotta da chi scrive e da Gianni Cerrone, attraverso il coinvolgimento di anziani e sacerdoti del luogo, incentrata sul culto dei cagnanesi verso la Madonna delle Grazie.
Nel ricostruire la “narrazione” a più voci della “Devozione popolare Festa tradizionale”, il gruppo Folk “Le Gemme del Gargano” è sceso sul campo, interrogando soprattutto donne e uomini anziani del luogo. Prima, però, guidato opportunamente da esperti e studiosi locali, ha prodotto l’idea progettuale, assumendo dati di conoscenza dalla letteratura e dalla storia locale. Dall’indagine preliminare è emerso che i cagnanesi erano fortementi devoti alla Madonna delle Grazie, oltre che ai santi Michele e Cataldo, tanto da eleggerla compatrona dei cagnanesi.
La devozione popolare ha, pertanto, condotto il gruppo di ricerca verso la tradizione mariana che affonda le radici nel medioevo e che attraversa tutto il popolo cristiano, flettendosi, tuttavia, alla cultura del posto, assumendo “colori” locali.
Prendendo spunto da elementi affiorati durante la ricerca, è stata delineata la trama della sceneggiatura che si è poi dipanata nelle scene del “sogno”, del “ritrovamento del quadro della Madonna” nel convento abbandonato, dei rituali dell’“abb’tine”, della “vestizione”, “della cerca”, della “fiera”, della “cerimonia religiosa” dell’8 settembre, delle reiterate “processioni” per invocare la pioggia[foto].
Delineate le scene, descritte le parti, sono stati individuati i personaggi e assegnati i ruoli, tenendo conto delle caratteristiche individuali dei fanciulli. Per allestire la coreografia sono stati ricostruiti ambienti, ricercati costumi e materiali del luogo, meticolosamente raccolti con l’aiuto delle famiglie, dei parroci, di quei signori del posto che amano conservare le “fonti”.
I piccoli ricercatori sono scesi, dunque, “sul campo” per conoscere il rapporto tra i cagnanesi e la Madonna delle Grazie, per individuare i luoghi, reperire abiti e attrezzi, per trovare conferma di particolari narrativi utili per meglio entrare nel personaggio.
Durante le prove hanno vissuto momenti intensi dal punto di vista socio-emotivo, ad esempio nei passaggi della partecipazione del sogno,1 della coralità e condivisione di eventi,2 della processione.3 Sequenze in cui erano evidenti la povertà materiale dell’esistenza e la sete di miracoli dei nostri nonni.4
Si sono, inoltre, divertiti nell’interpretare le sequenze della compravendita fruttata dalla “cerca”5 e della “contrattazione” in fiera, dove i fanciulli si sono rivelati veri mercanti “in erba”, riscoprendo la figura del mediatore o, come si dice a Cagnano, “de lu nzanzane”.
Significativa la lettura della icona della Madonna col Bambino, tavola singolare del Quattrocento rivenuta nel convento di San Francesco.6 I fanciulli si sono, infine, incuriositi nei momenti in cui hanno socializzato antiche espressioni e termini oggi in via di estinzione.7
Ancora una volta, perciò, la Federazione italiana Tradizioni Popolari ha colto nel segno, consentendo ai partecipanti di giocare “a fare la Madonna”, “il contadino”, “la moglie”, “la mamma”, “la figlia”, “il malato”. E mentre sono stati coivolti nel gioco drammatico, sono entrati nell’humus della propria terra e hanno annaffiato le proprie radici.
Nel riesumare la devozione verso Madonna, i ragazzi hanno avuto, in definitiva, l’opportunità di alimentare sia i propri processi cognitivi, sia quelli socio-affettivi e religiosi, di soddisfare il bisogno di sacro, avvalendosi del contributo della comunità.

III Giornata dell’Associazionismo Garganico: il video

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3788181&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1
Giornata dell’Associazionismo Garganico 18 Marzo 2009 from il diario Montanaro on Vimeo.

Nel mare pugliese c’è un cimitero di navi inquinanti affondate per nascondere il veleno

Le imbarcazioni sono inabissate nei fondali fra il Gargano e il parco naturale delle Tremiti.Dai registri della Capitaneria di Porto e dei Lloyd’s di Londra abbiamo ricostruito i loro ultimi spostamenti .Testo e foto di Gianni Lannes.

Per leggere il testo dell’inchiesta di Gianni Lannes clicca qui (da pagina 30 in poi).
Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento ci sono dei video di Gianni Lannes disponibili a questo link.

A riguardo ci sono anche 2 video sulla discarica abusiva di Giardinetto (15 km in linea d’aria da Foggia) contenente tonnellate di rifiuti tossici che inquinano i campi circostanti (dai quali si esporta alle maggiori aziende italiane tra le quali la Chicco) provocando tumori e morti negli abitanti della zona.
1° video    |  2° video

Tutto il materiale qui presente è stato trovato da Lazzaro Santoro che ringrazio personalmente.

Ancora una volta l’olio di Carpino tra i migliori oli Extravergine del Made in Italy

Concorso Ercole Olivario – XVII Edizione IN UMBRIA DAL 23 AL 28 MARZO

250 milioni di piante di ulivi, sparsi su 1.200.000 mila ettari, a costellare il paesaggio della nostra penisola. Oltre 350 diverse cultivar e testimoniare un patrimonio che non ha eguali nel mondo. Oltre un milione di persone impegnate nell’intera filiera produttiva.

Sono questi i numeri dell’olio extravergine italiano, autentico patrimonio culturale e sociale, fondamentale risorsa economica.

E il meglio della produzione nostrana sarà protagonista della XVIIesima edizione dell’Ercole Olivario. Ben 313 (167 extravergine e 146 Dop) le etichette in gara in quello che viene considerato il più importante concorso del settore in Italia. Con un incremento del 20% rispetto al 2008 e con la presenza degli extravergine di ben 17 regioni italiane.

In particolare per la Puglia i finalisti sono:
Az. Agricola Ing.Gregorio Minervini – 70056 Molfetta (Ba)
S.I.O. Società Italiana Olearia spa – 71010 Carpino (FG)
Rollo Antonio – 73010 Veglie (LE)
Agrigioia sas di Andrea Cantore & C. – 70023 Gioia del Colle (BA)
Az. Agricola Spagnoletti Zeuli Onofrio – 70031 Andria (BA)
Oleificio Stasi srl – 72028 Torre S. Susanna (BR)

E’ ON LINE “IL GARGANO NUOVO” FEBBRAIO 2009

E’ ON LINE "IL GARGANO NUOVO" FEBBRAIO 2009

Potete scaricarlo cliccando su questo link:

http://files.splinder.com/ef8d7cc96f983560e77acff088501f97.pdf

Lazzaro continua ad accendere i riflettori e a turbare i nostri sogni

Il territorio del Gargano per molti decenni è stato usato come discarica abusiva.
Lazzaro Santoro
http://www.lazzarosantoro.blogspot.com

Sono almeno un migliaio le discariche contaminate del Gargano.
Il dato è emerso durante l’audizione della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti del 15 gennaio 1998.
La Commissione ha anche accertato la presenza sul Gargano di discariche illegali di rifiuti ospedalieri radioattivi provenienti dall’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza.
In attesa che le "relazioni di causa-effetto tra esposizione ed esiti sanitari " siano provate, la letteratura scientifica afferma senza ombra di dubbio che la presenza di discariche abusive aumenta il rischio di diverse patologie.
E’ da approfondire la questione dei container che giacciono sul fondale marino al largo del Gargano. Troppi, inquietanti, silenzi istituzionali. A tutti i livelli. E’ come se le navi non fossero mai esistite.
Ma i pescatori sono davvero morti.
La storia ci insegna che quando i problemi sono rinviati, poi, all’improvviso, le problematiche esplodono con tutta la loro forza accumulata nel tempo, travolgendo tutto e tutti.
Molti pensano che sia opportuno nascondere le problematiche per difendere l’industria turistica.
Turismo e tumori!
Perché secondo voi la storia si è fermata di fronte a importanti economie?
Davvero pensate che la salute dei garganici vale di meno dei vostri portafogli?
A proposito di turismo, spero che i delegati regionali della Federazione Italiana Sport Orienteering siano muniti di una mappa delle discariche contaminate del Gargano.
Per evitare inutili rischi agli atleti.
E spero vivamente che gli organizzatori del campionato di foto subacquea che si terrà a settembre alle Tremiti, conoscano bene i fondali marini. Perché li ci sono i container, che la Marina Militare ha ripreso con filmati video, dal contenuto sconosciuto.
Per evitare inutili rischi agli atleti.
Promuovere il territorio è molto importante per lo sviluppo economico; tuttavia, in primis, è opportuno affrontare le criticità del territorio.
Nei dettagli.
Il 16 gennaio 1998, a Foggia, durante una missione della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il Presidente inizia la seduta affermando:” Dalla documentazione in possesso della Commissione risulta che la provincia di Foggia, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, sembra essere in ritardo rispetto alle altre provincie pugliesi. Ci risulta, infatti, che oltre il 50 per cento delle discariche si trova in una situazione abusiva o illegale”.
Sempre il Presidente, poco più tardi, nella stessa seduta, afferma, con riferimento al territorio di Apricena: “E’ noto che in quell’area, sia per la presenza di cave sia per l’eccessiva disinvoltura dei proprietari dei terreni su cui si trovano le cave, lo smaltimento dei rifiuti non avviene a  norma, nel senso che nelle cave si butta un po’ di tutto”.
Negli archivi di Legambiente, è presente un’interrogazione parlamentare, senza firma, rivolta ai Ministri dell’Interno, della Salute e dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare. Era il 2 febbraio 2007. L’oggetto dell’interrogazione parlamentare è lo spiaggiamento, avvenuto sulle dune di Lesina il 16 dicembre 1988, della nave “Eden V”.
Voglio attirare la vostra attenzione su una parte dell’interrogazione parlamentare: “ il 3 ottobre 1997, Vincenzo Morante, comandante della Capitaneria Portuale di Manfredonia aveva richiesto al Presidio multizonale di Foggia “…urgenti verifiche onde accertare eventuale presenza di idrocarburi e tracce di sostanze radioattive…” Tecnici ed esperti dell’Azienda sanitaria locale non hanno ancora messo piede a bordo. La ragione di questa gravissima inerzia sembrerebbe dovuta al pericolo di contaminazione radioattiva e alla mancanza di attrezzature idonee; – nel medesimo territorio (Lesina-Poggio Imperiale) i vigili sanitari dell’Azienda sanitaria Foggia/1, hanno ritrovato alcune tonnellate di scorie radioattive.  “…Nei cumuli di scorie radioattive abbiamo rilevato 1700 becquerel per chilogrammo di sostanza, sedici oltre la soglia di rischio per l’essere umano stabilita convenzionalmente in 100 becquerel” ha dichiarato il professor Domenico Palermo, direttore del dipartimento di chimica dell’istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata, centro nazionale di referenza per la radioattività alimentare; dagli archivi degli ospedali locali (San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, San Severo, Torremaggiore, Foggia, Manfredonia) e dai riscontri incrociati di medici di base e specialisti facenti capo alle Aziende sanitarie locali Foggia 1, Foggia 2, e Foggia 3, emergono dati scientifici inquietanti sulla popolazione del Gargano (220 mila residenti) e di Capitanata (700 mila cittadini): soprattutto leucemie mieloidi e tumori alla tiroide in percentuale superiore del 50 per cento rispetto alla media nazionale.
Presso l’Osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia, è attivo da 10 anni il Registro nominativo delle Cause di morte (RENCAM).
Grazie ai dati raccolti nel RENCAM è stato possibile costruire un Atlante delle cause di morte della Regione Puglia anni 2000-2005.
L’osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia ha anche redatto un Rapporto sullo stato di salute della popolazione della ASL Foggia.
In attesa che gli scienziati individuino il nesso ci causalità tra esposizione ed esiti sanitari, la letteratura scientifica ritiene che la presenza di discariche abusive aumenta il rischio di diverse patologie.
Primo interrogativo: dove sono finite le scorie radioattive recuperate nel territorio di Lesina Poggio Imperiale e menzionate nell’interrogazione parlamentare?
Questa è una domanda cruciale perché, all’epoca dei fatti, le discariche erano fuori controllo delle istituzioni.
Dalla lettura delle audizioni effettuate in Puglia dalla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nel 1998, a pochi mesi quindi dalla richiesta del comandante della Capitaneria Portuale di Manfredonia, non c’è traccia delle scorie radioattive del tipo menzionate nell’interrogazione parlamentare.
Dalla lettura dell’audizione del 16 gennaio 1998, emerge che il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera, Dott. Antonio La Ronga, si è occupato delle indagini sui rifiuti radioattivi, ma non del tipo menzionate nell’interrogazione parlamentare.
Ma leggete voi stessi:
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi, ho ricevuto una notizia di reato da parte della USL Foggia 1 di San Severo, su segnalazione di un gruppo di ispettori che si chiama Novis e si occupa esclusivamente di attività di polizia giudiziaria. La prima notizia la ricevemmo, sempre dalla USL, per un deposito di materiali in agro di Poggio Imperiale: l’ispettore dell’USL ci disse che i rifiuti accumulati in un capannone abbandonato potevano essere di natura radioattiva. Vista la gravità del fatto, assunsi direttamente la conduzione delle indagini ma fin dal primo momento, per la verità, ricevemmo notizie tranquillizzanti: mandai sul posto la Guardia di finanza con i vigili del fuoco di Foggia, che hanno speciali apparecchiature per rilevare la radioattività, e già quel pomeriggio ricevemmo notizie tranquillizzanti, successivamente confermate da analisi effettuate presso l’unità sanitaria locale 7 di Ancona.
PRESIDENTE. Per chiarire, lei ha disposto il prelievo di alcuni materiali e li ha fatti analizzare ad Ancona?
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. Sì, autorizzai il prelievo di materiali che sono stati successivamente analizzati dalla USL 7 di Ancona. Ho qui la relativa documentazione.
PRESIDENTE. Mi permetta di sottolineare l’opportunità di questa azione, perché l’apparecchiatura standard a disposizione dei vigili del fuoco non ha un potere analitico molto accurato.
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. In effetti, parlai anche con i responsabili dell’istituto zooprofilattico di Foggia (anch’esso si era occupato dell’esame di questi campioni) e decisi di autorizzare questi prelievi per l’esame da parte della USL di Ancona, che sostanzialmente ha escluso certi pericoli. Leggo, per brevità, le sue conclusioni relative ai campioni, che conterrebbero "solo radionuclidi di origine naturale in concentrazioni inferiori ai valori previsti dal decreto legislativo n. 230 del 1995 e pertanto non soggetti alle disposizioni previste dal suddetto decreto in tema di detenzione, impiego e smaltimento di materie radioattive".
PRESIDENTE. Si trattava di rifiuti ospedalieri?
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. No, se ben ricordo era materiale di risulta proveniente da costruzioni.
PRESIDENTE. Allora si spiega l’arcano, perché facendo riferimento a radionuclidi di origine naturale si pensa al radion(non ve ne sono tanti altri). Il materiale da costruzione può essere, per esempio, tufaceo.
ANTONIO LA RONGA, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lucera. Ad analoga conclusione siamo giunti per un’altra indagine, sempre in materia di rifiuti radioattivi, rinvenuti in questo caso in agro di San Nicandro garganico e di Lesina. Anche in questo caso abbiamo investito l’ASL Bari 4: si trattava sempre di materiali provenienti da costruzioni e le analisi diedero per fortuna esito favorevole, poiché sostanzialmente non erano materiali radioattivi ma contenevano soltanto radionuclidi naturali nelle quantità caratteristiche dei terreni. Queste indagini hanno sostanzialmente smentito il clima di allarme che si era creato in provincia, clima che a mio avviso ha ingenerato paure e timori poco fondati; prima di diffondere notizie così allarmanti, sarebbe importante fare accertamenti di carattere scientifico, non soltanto basarsi sul sentito dire.
E’ come se le scorie radioattive del tipo menzionate nell’interrogazione parlamentare non fossero mai esistite.
Perché altrimenti, se fossero esistite, il Dott. La Ronga avrebbe portato a conoscenza della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti la presenza sul Gargano di rifiuti radioattivi molto pericolosi.
Un’altra parte dell’interrogazione parlamentare importante riguarda i container abbandonati sul fondale marino adiacente il Gargano: “inoltre bisogna evidenziare che l’8 marzo 1998, affonda a 12 miglia est al largo del Gargano, con mare calma piatta, il peschereccio Orca Marina; –         in questa disgrazia perde la vita il giovane Cosimo Troiano. Cinque mesi più tardi la Capitaneria di Porto sipontina incalzata dai familiari della vittima e dalla comunità dei pescatori, sollecita l’intervento della Marina militare per recuperare la salma;-         in una nota inviata dalla capitaneria di porto al comando navale dell’Adriatico si legge: “…Il sinistro marittimo potrebbe essersi verificato a causa del probabile incattivamento dell’attrezzo da pesca a strascico in un ostacolo presente sul fondale marino. Inoltre, dall’esame delle deposizioni testimoniali rese dai naufraghi, è risultato che tale ostacolo potrebbe essere uno tra i tanti containers presenti nella zona, sbarcati tempo addietro da nave sconosciuta”.
Secondo interrogativo: cosa contengono quei container e qual è il loro stato di conservazione?
Terzo interrogativo: è mai stato attuato un monitoraggio delle discariche esaurite, in funzione, presenti, passate, legali e illegali del Gargano?
Quarto interrogativo: è’ stato mai attuato uno screening epidemiologico delle popolazioni garganiche da parte di organismi scientifici super partes?
La disattenzione delle istituzioni verso il territorio ha trasformato il Gargano in una pattumiera.
La mancata partecipazione alla vita politica delle popolazioni garganiche, la preferenza elettorale verso persone con scarse sensibilità ambientali e ridicole competenze, ha avuto come logica conseguenza questo disastro sociale, economico, umano.
La sensazione è che il peggio debba ancora venire.
Tanti sapevano e hanno taciuto.
Tanti sanno e tacciono.
Paolo Borsellino amava ricordare queste parole: “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola".
Sul Gargano siamo già morti. Traditi dalle istituzioni e dalla politica. E dal nostro disinteresse per i beni comuni.

Archeologia subacquea settore trainante di sviluppo

Manfredonia – Il Rettore dell’Università di Foggia Volpe ha proposto la creazione a Manfredonia di una scuola di archeologia marina – Il sindaco Campo rilancia il Museo del mare integrato nel Museo nazionale archeologico del Castello – Il punto nel Convegno indetto dal Lions Club. Una scuola di archeologia subacquea a Manfredonia: è la proposta avanzata dal Rettore dell’Università degli studi di Foggia, Giuliano Volpe, al meeting “La cultura del mare a Manfredonia: i beni archeologici marini” organizzato dal Lions club Manfredonia Host e tenutosi con  grande partecipazione di autorità del settore e di pubblico, all’Auditorium comunale dei Celestini. Un Museo del mare integrato nel Museo nazionale archeologico del Castello svevo-angioino, rilancia il sindaco di Manfredonia Paolo Campo indicando per uno sviluppo efficace la strada “della utilizzazione delle risorse e degli strumenti che già si hanno a disposizione per supportare progetti concreti e lungimiranti”.

Un convegno niente affatto di routine, bensì essenzialmente propositivo, vivace di contributi che hanno scostato molti veli che gravano sullo sviluppo complessivo creati spesso per una certa incapacità di guardare oltre la siepe. Università degli studi di Foggia e Comune di Manfredonia si sono trovati d’accordo all’unisono nel pensare iniziative che prima ancora che riportare alla luce e dunque alla pubblica attenzione reperti archeologici della cultura storica di questa terra e di questo mare, tendono a far emergere, sgombri da infingimenti e da ataviche indolenze, l’attivismo di un territorio che ha in sé risorse umane di eccellenza di straordinaria forza creativa. Il sindaco Campo ha tra l’altro fatto cenno ai progetti realizzativi riguardanti il recupero di beni archeologici come gli Ipogei Capparelli e a campagne di scavi programmati nell’area sipontina. Scavare oltre le apparenze in una sorta di operazione archeologica culturale, era del resto l’obiettivo dichiarato del presidente del Lion club Salvatore Guglielmi. “I temi del mare – ha affermato – sono solo uno dei molteplici aspetti del potenziale patrimonio culturale marino non solo del Golfo di Manfredonia, uno stimolo per risvegliare la consapevolezza della collettività e il ruolo delle istituzioni nel recepire ed interpretare le istanze sociali, in una azione sempre più sinergica con la comunità, l’economia locale e le associazioni”. Un invito che Campo ha rafforzato e arricchito. “Occorre ragionare – ha sollecitato aprendo a nuove prospettive – con spirito e proponimenti diversi rispetto al passato. Vi sono le condizioni per valorizzare al meglio le nostre potenzialità. Lo sforzo è quello di Innovare, connettere, valorizzare risorse e competenze spesso malamente trascurate”. In questo contesto di spinte allo sviluppo e al nuovo, la situazione in cui si ritrova l’archeologia in genere, ma più segnatamente quella marina, è oltremodo emblematica, se non di irragionevole dimenticanza, di colpevole disinteresse. “Il bacino di mare che va dalle Isole Tremiti lambendo la costiera sipontina fin giù oltre Salapia, è – ha rivelato il Rettore Volpe, docente di archeologia – uno scrigno pieno zeppo di reperti eccezionali mai scandagliati”. Qua e là qualche saggio con riscontri stupefacenti di resti di velieri, spesso quasi affioranti, carichi di mercanzie di ogni genere. “E’ questione anche – ha spiegato – di personale: la formazione non solo di archeologi ma che siano anche sub”. Danilo Leone e Maria Turchiano, ricercatori di Scienze archeologiche all’Università di Foggia, hanno portato gli edificanti esempi delle esperienze fatte in Francia e lungo la costa albanese. Il problema non sta solo nel poter fare ricerca in mare, ma – ha spiegato Arcangelo Alessio, responsabile del Servizio archeologia subacquea di Puglia – nelle fasi successive della conservazione e della valorizzazione: i tanti esempi documentati offerti hanno fatto rimanere allibiti. Che si tratti di coltri di terra o di profondità marine, la strada dell’archeologia è lunga e nebulosa.

Ufficio stampa e comunicazione Comune di Manfredonia

ZERO INCENDI, PIU FONDI DAL PARCO

Priorità alla lotta agli incendi boschivi. In vista della imminente stagione estiva, è questo l’obiettivo al centro dell’azione di governo del Parco Nazionale del Gargano. A tal proposito l’Ente vuole attrezzarsi contro i piromani. Come? Il presidente Gatta ha avviato la fase “di ascolto” del territorio attraverso un confronto con le associazioni di protezione civile dislocate sul Gargano per raccogliere suggerimenti validi a perfezionare la macchina d’intervento del Parco.
La settimana prossima l’Ente bandirà l’assegnazione di fondi (per vitto, alloggio, occorrente quotidiano) alle associazione di volontari, seguendo però un criterio di premialità diverso rispetto al passato: non si terrà conto del numero degli incendi spenti, bensì di quelli scongiurati. Quindi zero incendi, più fondi. Proprio nei giorni scorsi Gatta ha incontrato tre associazioni di San Marco in Lamis. “Incontri proficui – ha spiegato il presidente – che confermano la volontà dell’ente di coinvolgere tutti perchè su questo versante, per avere successo, bisogna fare squadra e responsabilizzare il più possibile la popolazione del promontorio”.
Accanto alla fase di “ascolto” degli “attori” del territorio, il Parco del Gargano ha già intrapreso la fase progettuale con la stesura del Piano di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. Piano la cui approvazione è già partita, con tanto di invio al Ministero dell’Ambiente, avvenuto qualche giorno fa. Una volta incassato l’ok di Roma, il documento sbarcherà alla Regione Puglia, cui spetta la competenza finale.
Il Piano stilato dal Parco è pertanto un contributo che verrà recepito e inglobato in quello regionale. Ma cosa ha previsto il Parco nel Piano? Tutta una serie di interventi selvicolturali per il recupero dei boschi percorsi dal fuoco, volti al ripristino delle potenzialità naturali delle biocenosi interessate, tenendo conto del livello di degrado indotto dal tipo e dall’intensità dell’incendio e in funzione delle caratteristiche dell’ambiente.

newsgargano.it

Piove su Occhito, ma non c’è allarme

Occhito – Risale il livello del lago di Occhito: siamo nell’ordine di qualche centimetro, «nulla di preoccupante» si affrettano a precisare dal Consorzio di bonifica. La perturbazione però è destinata a sorvolare la Capitanata almeno fino a domenica, ma la soglia di contenimento dell’acqua nell’invaso è di poco al di sotto del limite. La situazione ieri appariva la seguente: in diga l’acqua arriva a un’altezza di 193,17 metri, al di sotto della soglia di guardia fissata dalla Protezione civile a 195 metri. Ciò significa che c’è poco meno di un metro e mezzo ancora da riempire anche se ovviamente nessuno si augura di poter attingere a questa quota residua.
Tanto più che per evitare il peggio il Consorzio da unpaio di settimane rilascia a valle una quantità minima di acqua che non causa danni a popolazioni e colture finendo placidamente in mare (prova ne sia che sulla spiaggia sono state avvistate macchie dell’alga rossa che infesta l’invaso, ma questo è un altro problema). Dunque il livello, dicevamo, resta al di sotto della soglia di guardia. Il direttore del Consorzio di bonifica, Giuseppe D’Arcangelo, fornisce un dato: «Negli ultimi giorni abbiamo ridotto lo sfioro di superficie da 50 a 38 metri cubi al secondo proprio in virtù del fatto che il livello ha ripreso a scendere facendoci guadagnare centimetri nella diga». Adesso però che il livello dell’acqua ha ripreso a crescere è probabile che il Consorzio, già da oggi, dovrà riportare lo sfioro di superficie ai 50 metri cubi originari. Staremo a vedere. Se sulla diga è piovuto ieri per quasi l’intera giornata, intorno alla valle di Occhito è invece nevicato. Ciò impedisce all’invaso di immagazzinare altra acqua dai terreni ormai inzuppati che non sono quindi più in grado di trattenerla. Nel frattempo ieri il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in cui si chiede di «avviare immediatamente le procedure necessarie alla chiusura dei progetti e all’apertura dei cantieri per la diga di Piano dei limiti». Il governatore fra l’altro fa presente che la Piano Dei Limiti «è un’opera necessaria per consentire alla diga di Occhito di essere bonificata e messa in sicurezza».

lagazzettadelmezzogiorno.it

Qui potete controllare il livello della Diga:

http://www.consorzio.fg.it/LivelloDighe/livelloOcchito.htm

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