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Antonio Basile (Ufficiale)

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Apriamo le porte del Teatro Petruzzelli al Carpino Folk Festival che è un patrimonio di tutta la Puglia

comunicato stampa, giovedì 4 marzo 2010
www.valelapuglia.blogspot.com  
 
Il Carpino Folk anche al Teatro Petruzzelli
La proposta di Aldo Ragni accolta da Michele Emiliano
Non pubblicheremo interventi di nessun candidato, salvo quelli che parlano dei nostri progetti 
“Apriamo le porte del Teatro Petruzzelli al Carpino Folk Festival che è un patrimonio di tutta la Puglia. Il Gargano non è soltanto sole e mare, per promuoverlo occorre valorizzarne anche lo straordinario patrimonio culturale della sua musica”. Anche Michele Emiliano – ieri a Carpino, Rodi Garganico e Vieste al fianco di Aldo Ragni – fa suoi i contenuti della piattaforma programmatica per il Gargano lanciata dal presidente del direttivo provinciale del Pd candidato al Consiglio regionale della Puglia. “Con Aldo Ragni – ha detto il sindaco di Bari – il Gargano per la prima volta ha la possibilità di essere realmente rappresentato nel Parlamento della Regione. Il successo di questa candidatura può determinare qualcosa di più importante dell’elezione di un consigliere regionale”. Nelle tre tappe di ieri, Aldo Ragni e Michele Emiliano hanno discusso di sanità, politiche sociali, viabilità e infrastrutture. “Voglio continuare a proporre l’attuazione di una vera e propria piattaforma programmatica per il Gargano – ha spiegato Ragni-. Bisogna compiere scelte strategiche, intervenire sugli squilibri territoriali, potenziare le politiche riguardano la formazione-lavoro, i trasporti, la viabilità, trasformando le potenzialità in sviluppo reale”. “La crescita del Gargano significa benessere per tutta la provincia e per l’intera Puglia. Il Gargano è una filiera di cose straordinarie da riorganizzare come un tutt’uno. Dobbiamo essere in grado di tematizzare e specializzare l’offerta. I siti d’interesse naturalistico e gli eventi che raccontano tradizioni e vocazioni devono essere messi in rete, integrati in un’offerta sistemica del territorio, solo in questo modo è possibile creare benessere, stabilendo interconnessioni stabili fra il turismo, la valorizzazione di qualità e tipicità del settore agroalimentare e la realizzazione del brand “Gargano” capace di esprimere appieno le sue caratteristiche anche per il settore ittico, del commercio e dell’export”.

Aldo Ragni sposa il progetto dell’’Auditorium della Musica Popolare”

Tour garganico per Aldo Ragni e Michele Emiliano

“Una piattaforma programmatica per il sistema Gargano

Si all’Auditorium della Musica Popolare”

Non pubblicheremo interventi di nessun candidato, salvo quelli che parlano dei nostri progetti

“Una piattaforma programmatica per il Gargano, con scelte strategiche che ne rendano organico lo sviluppo intervenendo sugli squilibri territoriali, attraverso l’integrazione su tutto l’ambito d’area delle politiche riguardano la formazione-lavoro, la questione sociosanitaria, trasporti e viabilità, infrastrutture, cultura, turismo, agricoltura, energia e ambiente”. E’ questa la proposta che Aldo Ragni, 34enne viestano, presidente del direttivo provinciale Pd e candidato al Consiglio Regionale nelle file del Partito Democratico illustrerà mercoledì 3 marzo ai cittadini di Carpino (ore 16), Rodi Garganico (17.30) e Vieste (ore 19). Al suo fianco ci sarà il presidente del Pd pugliese e sindaco di Bari Michele Emiliano. “Lo sviluppo del Gargano significa benessere e crescita per tutta la provincia e per l’intera Puglia – spiega Ragni – In scala, questa è un’area che presenta la principale caratteristica e potenzialità della Capitanata, vale a dire l’estrema varietà e la straordinaria ricchezza di un territorio che offre letteralmente mari e monti: 2100 chilometri quadrati di paesaggi straordinari, colture agricole uniche e preziose. Dobbiamo essere in grado di tematizzare e specializzare l’offerta turistica creando reti che uniscano e presentino il Gargano nel suo insieme. Il Gargano conta 16 comuni, 210mila abitanti e mette insieme un patrimonio che ha numeri d’eccezione: sette abbazie d’interesse europeo, tra cui la più antica d’Italia, quella di Kàlena; nell’itinerario dell’arte della fede abbiamo conventi, santuari, basiliche e cattedrali che il mondo c’invidia. Castelli, palazzi storici e siti archeologici sono una ricchezza assoluta che ancora non è stata valorizzata appieno per creare opportunità di crescita culturale e occupazionale. I siti d’interesse naturalistico e gli eventi che raccontano tradizioni e vocazioni devono essere messi in rete, integrati in un’offerta sistemica del territorio, solo in questo modo è possibile creare benessere, stabilendo interconnessioni stabili fra il turismo, la valorizzazione di qualità e tipicità del settore agroalimentare, la realizzazione del brand “Gargano” capace di esprimere appieno le sue caratteristiche anche per il settore ittico, del commercio e dell’export. Il Gargano è una filiera di cose straordinarie da riorganizzare come un tutt’uno, dalle biblioteche storiche ai musei, dai piatti tipici alle espressioni più autentiche delle radici culturali di un’area vasta e territorialmente variegata”. “ A questo proposito, voglio rispondere pubblicamente agli amici del Carpino Folk Festival circa il progetto inerente l’Auditorium della Musica Popolare del Gargano. Anch’io, come loro, ritengo che la cultura sia una priorità. In 15 anni, ci hanno regalato una manifestazione che riscopre e reinterpreta la tradizione del linguaggio musicale garganico. L’idea per cui si sono mobilitati è stato promosso all’interno del piano strategico di area vasta. Mi farò portavoce del progetto in Consiglio regionale e col presidente Vendola. So che Nichi ha valutato con favore una proposta che nel nuovo governo della regione che andrà a presiedere dovrà essere messa concretamente in cantiere”.

No faida day, in 3mila a Monte Sant’Angelo contro la nuova mafia

di Stefano Boccardi dalla GdM
MONTE SANT’ANGELO (FOGGIA) Duemila, forse anche tremila persone. Quasi tutta Monte Sant’Angelo. Ma anche tanti cittadini degli altri paesi del Gargano. Una partecipazione straordinaria. Inattesa. Alla quale ha fatto da cornice la presenza, tra gli altri, di don Luigi Ciotti e Nichi Vendola. Migliaia di fiaccole per dire no alla faida. Per dare una risposta civile alla barbarie della faida che da oltre un trentennio insanguina questo meraviglioso angolo del Gargano.

E sono stati proprio il fondatore dell’associazione «Libera», don Ciotti, e il presidente della Regione Puglia, Vendola, a segnare questa giornata di straordinaria partecipazione.

Appassionato, particolarmente appassionato, l’intervento di Nichi Vendola dal palco di piazza Beneficenza a pochi passi dal Belvedere. «Questo paese – ha detto – era famoso per i pellegrinaggi. Qui si veniva con gli autobus. Venivano le famiglie più povere da ogni parte del Mezzogiorno d’Italia in devozione a San Michele».

«Ma nel corso degli anni – ha aggiunto Monte Sant’Angelo è diventata famosa per il sangue, per la cosiddetta faida. A me non piace la parola faida. È un depistaggio. Le faide c’erano nel dopoguerra, nascevano quando c’erano le liti talvolta anche tra fratelli o tra vicini per i muretti che separavano gli appezzamenti di proprietà terriera. Ma quando la faida diventa controllo del narcotraffico, quando incrocia delle situazioni edilizie, quando incontra la speculazione e l’abusivismo del cemento, allora comincia ad avere un altro significato. Quando si espande per tutto il Gargano, cerca di controllare San Marco in Lamis, piuttosto che San Giovanni Rotondo, scende giù dove c’è il mare a Manfredonia, ficca il naso negli affari del Contratto d’area, fiuta ogni odore di denaro e cerca anche di girare attorno alle pubbliche amministrazioni, di mandare qualche messaggio nella bottiglia in qualche ufficio tecnico, cerca di condizionare le attività economiche. Ora non è più una lite tra due famiglie. È un’altra cosa. È un tessuto di criminalità organizzata che si sta insediando sul territorio e io ho molta rabbia perché le istituzioni sono state silenti per troppo anni»

Vendola ha quindi denunciato il fatto che sia stato necessario far «scorrere troppo sangue perché ci si accorgesse del pericolo. Abbiamo contato ad uno ad uno i delitti e abbiamo cercato anche di interpretarli». Vendola ha puntato l’indice sulla mafia imprenditrice, sulla mafia che ha «bucato il Gargano» (perché qui «talvolta si è stuprata la natura bellissima»), sulla mafia che controlla il narcotraffico («circola una quantità industriale di cocaina»).

«Per volere bene alla terra nostra . urla – dobbiamo saper indicare il male e colpirlo senza omertà, senza reticenza. La verità – ha detto volgendo lo sguardo al vescovo, mons, Michele Castoro scovo mons. Michele Castoro – vi farà liberi dal peccato. La verità ci farà liberi dal peccato».

«Io – ha continuato in un crescendo emotivo – sono venuto tantissimi anni fa, paese per paese, a raccontare le storie di mafia di ogni capo clan. Qua». Vendola ha ricordato in particolare di quella volta che dal palco fece il nome di Ciccillo Libergolis, il boss dell’omonima famiglia ucciso nell’ottobre scorso: «Appena io ho pronunciato quel nome e quel cognome si è fermata l’atmosfera. La gente non respirava. Chi mi ascoltava tratteneva il fiato».

«Nel giro di poche settimane – ha poi aggiunto – sono stati ammazzati a Monte Sant’Angelo e a Manfredonia i due principali e più famosi capi mafia e io considero una sconfitta dello Stato il fatto che siamo stati ammazzati, che fossero a piede libero. Perché per me anche la vita di Romito (Franco Romito, ndr) a Manfredonia e di Libergolis a Monte Sant’Angelo era una vita sacra. Andava semplicemente sterilizzata la potenza criminale, la potenza di fuoco. Avrei voluto averli vivi in carcere, laddove deve stare un criminale».

Vendola infine ha sottolinato che ieri «è stata scritta una una pagina importante. Era una pagina che mancava».

Quei sindaci assenti dal corteo della protesta
MONTE SANT’ANGELO (foggia) – Migliaia di fiaccole. Migliaia di luci che illuminano questo piccolo paese del Gargano.È troppo presto per dire quanto e come la fiaccolata del «No faida day» potrà lasciare il segno in questo straordinario angolo della Puglia. Ma non v’è dubbio che ieri sera qui, in questo bellissimo paese del Gargano è accaduto qualcosa di straordinario.

Ancora una volta, si può dire che a fare il miracolo è stato uno dei santi viventi del nostro Pese. Sì, quel prete torinese, don Luigi Ciotti, che da anni va in giro per l’Italia a raccontare che la mafia si può sconfiggere alzando la testa, mettendosi insieme, pregando insieme. Qui come a Milano perché – ha ribadito – «questo è un fenomeno trasversale».

E il miracolo c’è stato anche ieri sera. Perché in tanti, prima che dal Municipio partisse la fiaccolata, temevano un piccolo flop. E invece la partecipazione è stata straordinaria ed è andata al di là delle attese. E invece, è bastato solo accorgersi che a sfilare c’era anche lui, il fondatore di «Libera», per indurre tanti a farsi coraggio, a muoversi dal marciapiedi e ad entrare in corteo. Ad aggiungersi agli studenti, alle mamme, alle nonne e ai nonni di Monte Sant’Angelo.

Un lungo serpentone, in testa al quale, come da tradizione, c’erano le cosiddette autorità civili e religiose. Va detto subito, però, che anche quella di ieri sera non è stata l’occasione per mettere insieme tutto il fronte istituzionale del Gargano. E così, se è stato possibile notare la presenza dei sindaci e degli amministratori di Apricena, Vico del Gargano, Sannicandro Garganico, San Marco in Lamis, Manfredonia, San Giovanni Rotonto e Mattinata, si è notata pure l’assenza dei sindaci e degli amministratori di Vieste, Rodi Garganico e Peschici. Assenze significative non foss’altro che per un fatto. Sono tutti e tre Comuni guidati dal centrodestra. Che pure ieri sera è stato rappresentato dal vice sindaco di Mattinata e soprattutto dal presidente della Provincia di Foggia, il sen. Antonio Pepe.

A sfilare nelle prime file, tra gli altri, anche il deputato del Pd Michele Bordo, e i sindaci di Monte Sant’Angelo, Andrea Ciliberti, e di Foggia, Gianni Mongelli, nonché il vescovo della diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo-Vieste, mons. Michele Castoro.

Una partecipazione – quella del vescovo – tutt’altro che rituale. E a sottolinearlo sono stati proprio i cittadini di Monte Sant’Angelo, a cominciare da un gruppetto di nonnine che per tutto il tempo della fiaccolata hanno sfoggiato i loro visi sorridenti: quasi un segno di sfida nei confronti di chi – non pochissimi – se n’è rimasto sui marciapiedi o davanti ai bar della centralissima piazza Duca d’Aosta.

Una sfida silenziosa che è stata lanciata anche da centinaia di studenti, giovani e giovanissimi. Una sfida che ha visto come al solito in prima linea il mondo di quelle associazioni che qui sembrano in gran fermento. Come Legambiente, qui rappresentata da Franco Salcuni o come la stessa «Libera» che in Capitanata è guidata da Mimmo Di Gioia (autentica memoria storica delle lotte antimafia in provincia di Foggia) e da Daniela Marcone, figlia di Franco Marcone, il direttore dell’Ufficio del registro di Foggia assassinato il 31 marzo del 1995.[s. bocc.]

Inaugurazione del Palazzo Baronale “Centro Culturale Andrea Sacco”

ll 17 marzo p.v., il Comune di Carpino, in collaborazione con l’Associazione Culturale “Carpino Folk Festival” inaugurerà il Palazzo Baronale di Carpino. Grazie agli interventi di recupero e di restauro voluti dal Parco Nazionale del Gargano e dall’Amministrazione del Comune di Carpino il Palazzo Baronale, che costituisce uno dei pochi monumenti del Paese torna dopo molti lustri a far parlare di sé. Per l’occasione, sarà inaugurato il “Centro Culturale Andrea Sacco”.

Il Palazzo Baronale di Carpino
Rimaneggiato più volte, con i torrioni scapezzati ed oscene superfetazioni che ne hanno irrimediabilmente deturpato il primitivo assetto architettonico, il Palazzo Baronale di Carpino sembrava condannato ad un inglorioso trapasso di memoria. Crepe profonde, lesioni multiple, e diffusa corrosione delle murature avevano sempre più indebolito la massiccia mole dell’antico edificio. Grazie agli interventi di recupero e di restauro voluti dal Parco Nazionale del Gargano e dell’Amministrazione del Comune di Carpino con l’utilizzo dei fondi europei del PIS 15 “Territorio, cultura e ambiente nel Gargano” il Palazzo Baronale, che costituisce uno dei pochi monumenti del Paese torna dopo molti lustri a far parlare di sé.

La Storia del Palazzo Barone
Allo stato attuale delle conoscenze, è difficile assegnare una precisa datazione all’origine del Palazzo Baronale in argomento.
Dall’esame degli archivi comunali non è possibile avere un riferimento cronologico. Allora si è proceduto con un’analisti architettonica delle decorazione e dei fregi dei prospetti principali del palazzo. Da tale analisi si evince che l’edificio è stato realizzato nel periodo post classico. Quindi la costruzione sembra collocarsi nel periodo di tempo nel quale la famiglia Varga-Cussavagallo (circa 1700-1748) possedeva il feudo di Carpino, anche se non è da escludere un riadattamento ai gusti dell’epoca di un edificio già esistente.
Ultimi feudatari, ai quali appartenne l’edificio, furono i principi Brancaccio di Carpino fino all’eversione del feudalesimo decretata nel Decennio francese.
Con il fascismo il Palazzo divenne Casa del Fascio, e successivamente divenne centro ONMI, e quindi centro per i reduci di guerra.
Infine l’ultima sua utilizzazione fu quella di centrale Sip, la società di telecomunicazioni italiana inglobata di recente in Telecom.
Proprio l’abbondante uso dei cavi aveva profondamente deturpato le facciate e il palazzo era in completo stato di abbandono.

Le finalità odierne del Palazzo Barone
Fin dalle fasi progettazione degli interventi di recupero e di restauro l’idea dell’Amministrazione Comunale di Carpino è stata quella di creare un centro di animazione culturale, fruibile per i visitatori e i residenti. In particolare che consentisse attraverso questo edificio la gestione strutturata del Folk Festival di Carpino.

Dei giorni nostri l’intenzione di dare alla luce un Centro Culturale capace di valorizzare il patrimonio culturale immateriale del Gargano, che fosse dedicato alla memoria di Andrea Sacco.

L’uso del Palazzo Barone
Le attività fisse che ad oggi si prevedono di realizzare sono:
– Una Sala Espositiva
– La Biblioteca Comunale rientrante nel sistema della Biblioteca provinciale “La Magna Capitana
– La sede attività dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Il Patrimonio culturale Immateriale del Gargano
Il Gargano è una terra meravigliosa: i suoi centri storici, la sacralità dei luoghi, le sorprendenti strade panoramiche lungo la costa, la natura selvaggia dell’affascinante entroterra, tra Foresta Umbra e Parco Nazionale.
Tutte qualità note al “villaggio globale” a testimonianza di una natura straordinariamente generosa e di una spiritualità millenaria ma sempre molto presente.
Ma vi sono altri aspetti che rendono il Gargano una terra unica, motivo di orgoglio per la Puglia e per tutto il Paese prima ancora che motivo di competitività come destinazione turistica: le sue matrici culturali, che affondano le radici in un ricchissimo insieme di tradizioni che si rende necessario salvaguardare, tutelare, rivalutare, far conoscere e valorizzare.

Un luogo simbolico, quasi mitico, per le radici culturali dell’intera Capitanata è Carpino e i suoi cantori. Divenuto una sorta di santuario simbolico dell’«altra musica», nel quale vive una comunità capace di aver creato un linguaggio musicale originalissimo che, per le sue particolarità melodiche, ritmiche e timbriche, hanno incuriosito prima e affascinato dopo musicologi e ricercatori, Carpino si immerge in un tessuto folklorico, quello del Gargano, un tempo particolarmente ricco, perché terra marginale, non di passaggio e lontano dai grandi vettori di trasporto nord-sud e senza una particolare vocazione portuale e marittima.

Ciò che colpisce della musica tradizionale carpinese è soprattutto l’armonica simbiosi creata fra l’uso della voce e lo strumento principale di questa terra: la “chitarra battente”. La chitarra battente, suonata principalmente come armonizzazione ritmica e arricchita sui suoni gravi dalla “chitarra francese”, fa sa supporto e scenario sonoro alla voce, che si esalta in modi diversi, dal “canto di testa” al “canto lamentoso”, al canto di accompagnamento al ballo lento. I quattro “modi” più usati dagli esecutori di serenate sono
– alla “montanara” (alla maniera di Monte S. Angelo),
– alla “viestesana” (alla maniera di Vieste),
– alla “rodiana” e “rodianella” (alla maniera di Rodi Garganico).

Andrea Sacco
Suonatore ed interprete dei canti tradizionali carpinesi, sicuramente il patriarca dei Cantori di Carpino, la voce del Gargano fu Andrea Sacco.
Andrea Sacco, (Carpino (FG), 10 ottobre 1911 – Carpino (FG), 17 marzo 2006).

Un uomo assolutamente fuori dal comune, ha partecipato a tutte le raccolte effettuate sul Gargano e con la dolcezza della sua chitarra battente e la forza poetica delle sue parole ci ha tramandato i segreti della nostra terra, dall’amore per le donne alla fatica del campi. Un uomo che sfuggiva a ogni regola e a ogni legge, arguto e imprevedibile, geniale e sregolato, come un vero artista e incantatore, come ogni uomo destinato al successo. Tra gli ultimi discendenti di una tradizione popolare, fatta di suoni, di sogni e di fatiche spesso indescrivibili.

Biografia di Andrea Sacco
Andrea Sacco è nato in una famiglia di cantatori e suonatori di musica tradizionale: tali erano infatti gli zii e suo fratello Rocco Antonio. La sua occupazione primaria è stata quella di contadino, fino alla campagna d’Africa, a causa della quale fu chiamato al fronte.

Fatto prigioniero e trasferito in varie località, rimase assente dal suo paese natale e lontano dalla moglie per 13 anni. Rimpatriato, fu assunto come dipendente comunale con il ruolo di messo. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a letto, per le conseguenze di un’ischemia cerebrale.

Il suo talento come cantatore e suonatore è unanimemente riconosciuto. Un ruolo altrettanto grande gli è riconosciuto per la sua memoria, che gli ha consentito, fino alla sua scomparsa, di essere depositario di centinaia di sonetti. Il più noto di questi è Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë, impropriamente diffusa e conosciuta (grazie soprattutto alla versione della Nuova Compagnia di Canto Popolare) come Tarantella del Gargano.
La figura di Andrea Sacco è molto nota tra gli etnomusicologi che hanno operato negli anni Sessanta e Settanta.
Il suo particolare virtuosismo nel cantare e suonare la chitarra battente è stato oggetto di numerosi studi e pubblicazioni.
La prima ricerca documentata risale al 1966, ad opera di Roberto Leydi e Diego Carpitella. Tale ricerca si concluse con la pubblicazione di un suo brano sul disco “Folklore Musicale Italiano, vol.3” e con uno spettacolo di musica popolare (Sentite buona gente) al Teatro Piccolo di Milano.
Stando alle dichiarazioni di Roberto de Simone, Andrea Sacco fu anche oggetto di una ricerca da lui condotta nel 1965 che condusse alla nota “Tarantelle del Gargano”, pubblicata sull’album “Lo Guarracino” dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare. Tuttavia, sebbene la copertina interna dell’album riporti che il brano è stato raccolto a Carpino, il nome di Andrea Sacco non è comunque citato.
Negli anni Settanta, il gruppo Musicanova, di cui facevano, all’epoca, parte Eugenio Bennato, Teresa de Sio, Carlo d’Angiò e Robert Fix, si recò più volte a Carpino per documentare Andrea Sacco, Rocco Antonio Sacco, Rocco Di Mauro ed altri depositari della musica tradizionale carpinese. Molte di quelle registrazioni furono rielaborate e pubblicate tanto da Musicanova quanto dai singoli componenti nelle loro carriere da solisti.
Negli anni Ottanta sono documentate una serie di ricerche minori. Negli anni Novanta ad opera di Salvatore Villani, è stata effettuata una nuova campagna di ricerche tesa alla pubblicazione di documenti originali, che sono confluiti nel CD “I cantatori e sunatori di Carpino” pubblicato dalla casa discografica “Nota”, di Udine.
Del 2005, infine, il libro biografico di Enrico Noviello “Andrea Sacco suona e canta – Storie di un suonatore e cantatore di Carpino”.

Inaugurazione del “Centro Culturale Andrea Sacco”
Per l’inaugurazione il Comune di Carpino ha deciso di dedicare una giornata di festeggiamenti in cui si alterneranno un convegno e uno spettacolo musicale, proiezioni cinematografici e danze in modo da valorizzare tutta la gamma funzionale del Palazzo
* Incontro delle istituzioni con la stampa e con il pubblico
* Taglio del nastro

A seguire
* Convegno
* Proiezione filmati di Andrea Sacco
* Concerto finale dei Cantori di Carpino e di Antonio Piccininno e con i musicisti che ripropongono Andrea Sacco
* Buffet finale

Il Sindaco
Prof. Rocco MANZO
l’Assessore alla Cultura
Avv. Rocco RUO

Il Presidente dell’Associazione CFF
Avv. Michele Ortore

Comune di Carpino avvisi per l’edilizia pubblica e gli elenchi di avvocati

Comune di Carpino – AVVISO PUBBLICO ALLOGGI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA

BANDO DI CONCORSO GENERALE PER LA FORMAZIONE DELLA GRADUATORIA AI FINI DELL’ASSEGNAZIONE IN LOCAZIONE SEMPLICE DEGLI ALLOGGI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA CHE SI RENDERANNO DISPONIBILI NEL COMUNE DI CARPINO.
AVVISO PUBBLICO SHORT LIST

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Comune di Carpino – AVVISO PUBBLICO PER LA COSTITUZIONE DI DUE ELENCHI DI AVVOCATI

Il Comune di Carpino intende costituire due elenchi di avvocati, l’uno per gli avvocati civilisti l’altro per gli avvocati amministrativisti, cui affidare incarichi di patrocinio legale dell’Ente.
BANDO E DOMANDA ASSEGNAZIONE ALLOGGI IACP

NO FAIDA DAY | Il Gargano si ribella alla faida | 25 Febbraio 2010|

Clicca per Ingrandire "La lotta alla mafia non può fermarsi a una sola stanza, la lotta alla mafia deve coinvolgere l’intero palazzo. All’opera del muratore deve affiancarsi quella dell’ingegnere. Se pulisci una stanza non puoi ignorare che altre stanze possono essere sporche, che magari l’ascensore non funziona, che non ci sono le scale… Io vado a Roma per contribuire a costruire il palazzo" (Giovanni Falcone).

Il 25 febbraio a Monte Sant’Angelo (Fg), a partire dalle 17.30, tutte le istituzioni, i cittadini e le associazioni del Gargano sfileranno in corteo per "gridare" il proprio dissenso a tutte le forme di criminalità. Il mondo associativo del Gargano, e non solo, ha deciso di manifestare il proprio dissenso contro una piaga che da tempo affligge l’intera popolazione: la “faida”. L’Unione Degli Studenti, che da tempo esprime il proprio parere contrario a questa "malattia che pian piano sta distruggendo la nostra società”, ha deciso di aderire e scendere in piazza.

"La giornata contro la faida rappresenta un momento di riscatto di tutta la gente onesta stanca del sangue e della violenza che è costretta a subire, e a vedere. Ma attenzione: la Faida è solo un sintomo, la più evidente manifestazione di un fenomeno profondo, quello mafioso, che pervade la nostra terra. Fenomeno radicato che, probabilmente, ha già occupato un posizionamento ben più largo di una semplice nicchia criminale". Così Franco Salcuni, del direttivo nazionale di Legambiente e uno tra i principali animatori dell’evento.

Legambiente già a fine luglio, nella giornata conclusiva di FestambienteSud 2009 con la manifestazione "Io non sono mafioso", cui partecipò lo stesso don Luigi Ciotti, aveva rotto il silenzio che da anni accompagnava il fenomeno mafioso sul promontorio del Gargano. Al No Faida Day parteciperanno oltre al circolo Legambiente FestambienteSud di Monte Sant’Angelo, tutti gli altri circoli territoriali di Legambiente, con una folta delegazione. Previste anche le partecipazioni di don Luigi Ciotti (presidente dell’Associzione “Libera”) e del governatore uscente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Confermata la presenza delle maggiori cariche istituzionali e di molte delle associazioni dell’intero territorio garganico.

Il programma:
ore 15.30 – tavolo tecnico programmatico, nella sala consiliare del Comune di Monte Sant’Angelo, tra comitato promotore e istituzioni locali
ore 17.30 – fiaccolata per le vie cittadine. Partenza da piazza Municipio
ore 19.00 – (Piazza Beneficenza) interventi delle autorità e del comitato promotore
ore 20.30 – (Piazza Beneficenza) concerto finale di band locali

Hanno aderito finora al Comitato Promotore:
1. – Città di Monte Sant’Angelo
2. – Presidenza della Regione Puglia
3. – Provincia di Foggia
4. – Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie coord. provinciale di Foggia
5. – Legambiente circolo "FestambienteSud" (Monte Sant’Angelo)
6. – Arci Nuova Gestione (Monte Sant’Angelo)
7. – Associazione Culturale "Obiettivo Gargano" (Monte Sant’Angelo)
8. – Associazione Culturale "Insieme Per" di Monte Sant’Angelo
9. – UGR 27 – Associazione di protezione civile di Monte Sant’Angelo
10. – Associazione turistica "Pro Loco" di Monte Sant’Angelo
11. – Associazione Culturale "NewsGargano" di Monte Sant’Angelo
12. – Arci comitato provinciale di Foggia
13. – Legambiente Circolo "Gaia" (Foggia)
14. – Legambiente circolo "Iride" si Sannicandro Garganico
15. – Legambiente circolo "Nautilus" di Manfredonia
16. – Segreteria Provinciale CGIL
17. – Presidenza della Consulta Provinciale degli Studenti di Foggia
18. – Gruppo "Argod" (Sannicandro Garganico)
19. – Io Sono Garganico (Vico del Gargano)
20. – Centro Studi Martella (Peschici)
21. – Associazione culturale “Punto di Stella” (Peschici)
22. – Associazione "Rimboschiamo Peschici"
23. – Nuovo circolo culturale "Giulio Ricci" (Rignano Garganico)
24. – Associazione Pugliesi di Bologna e dell’Emilia Romagna
25. – Associazione Culturale Mo’l’estate – Festival Mo’l’estate Gargano (San Marco in Lamis)
26. – Arci "Pablo Neruda" (San Marco in Lamis)
27. – Associazione culturale Carpino Folk Festival (Carpino)
28. – Circolo Italia dei Valori "con Roberto Saviano" (Monte Sant’Angelo)
29. – Associazione commercianti ed imprenditori (Monte Sant’Angelo)
30. – Comitato garganico per la tutela del mare
31. – Partito Democratico circolo di Monte Sant’Angelo
32. – Popolo delle Libertà coordinamento di Monte Sant’Angelo
33. – Sinistra ecologia e libertà circolo di Monte Sant’Angelo
34. – Unione di Centro circolo di Monte Sant’Angelo
35. – Rifondazione comunista circolo di Monte Sant’Angelo
36. – Comunisti italiani circolo di Monte Sant’Angelo
37. – Associazione "Uniti a Sinistra" di Mattinata
38. – Associazione "Provo.Cult" (San Giovanni Rotondo)
39. – Associazione "Pro Monte" (Monte Sant’Angelo)
40. – Consorzio 5FSS – Five Festival Sud System
41. – Associazione culturale "Suonincava" di Apricena
42. – Giovani Democratici circolo di San Giovanni Rotondo
43. – UDS – Unione degli studenti di Monte Sant’Angelo
44. – Associazione "Gargano Europa" di Vieste
45. – PASER Manfredonia
46. – AVERS Sannicandro Garganico
47. – "Gli amici di Beppe Grillo" di San Marcon in Lamis e del Gargano
48. – Associazione Culturale "Il Sorriso di Claudio" di Monte Sant’Angelo
49. – Confesercenti provinciale – Foggia

"Ogni conflitto, dal momento in cui si manifesta, porta con sé la possibilità di essere risolto"

La spiaggia di Foce Varano


Il Vicesindaco di Ischitella, Leonardo La Malva è preoccupato per le conseguenze che questo fenomeno potrebbe arrecare al turismo estivo. La Regione Puglia intende stanziare dei fondi per questa emergenza, speriamo lo faccia presto!

Domenico Sergio Antonacci

Lettera di un militante del PD-Gargano, ai candidati al consiglio regionale

4 appuntamenti per il coordinamento dei circoli del Gargano non sono bastati per mandare il messaggio di una unica candidatura al consiglio regionale nelle liste del PD. Appuntamenti che hanno visto la partecipazione dei segretari di circolo o loro delegati (con qualche assenza o presenza discontinua), e di rappresentanti della federazione provinciale, e che sono stati dettati da una necessaria e urgente partecipazione garganica alla vita politica locale e regionale.

Il Gargano è una provincia spesso bistrattata elettoralmente, con rappresentanza politica discontinua o assente, causata dall’esiguità di un numero sufficientemente elevato di elettori, rispetto ad altre (121.000 su 620.000 in provincia di foggia).
Usurpata dai candidati dei partiti, che la usano come serbatoio elettorale recandosi nei singoli paesi dove promettere a te una cosa all’altro un’altra, in cambio della promessa: “se sarò eletto penserò anche a voi”. Qualche volta mantenute, ma che riguardano una discontinuità di interventi che non fanno bene al Gargano. Ma è questa la politica che il PD vuole perseguire? Quelle delle concessioni in cambio di voti?

Oggi con la crisi economica ancora davanti, e una crisi strutturale dell’apparato produttivo del Gargano (il turismo è tutt’altra cosa da quello che si vede oggi), nonché una più profonda crisi della classe dirigente (sia politica che produttiva, incapace di proporre e decidere), la via d’uscita è l’unità territoriale e la formazione di una identità garganica, che ci permetta di intervenire al più presto ed efficacemente. Ma come si può pensare che i problemi degli incendi boschivi, delle infrastrutture, della raccolta e smaltimento dei rifiuti, delle crisi ambientali e prospettive di sviluppo di energie alternative, del lavoro autonomo e dipendente (relegato alla sola esistenza di piccole e medie imprese), della sanità e della cultura (vedi auditorium di Carpino) possano essere risolte dai singoli comuni in modo slegato dal contesto garganico?
Oggi mi chiedevo cosa vengono a fare i turisti nel Gargano…e immaginavo: chi viene per il turismo religioso di Montesantangelo e San Giovanni Rotondo, può fermarsi a Rignano e Mattinata per l’enogastronomia….chi viene per il turismo naturalistico/sportivo a Vico del Gargano a Lesina e Cagnano Varano può andare a Peschici, a Rodi G.co e a Vieste per la costa….chi viene per il turismo culturale, come le abbazie sparse e i santuari di Montesantangelo e San Marco in Lamis o gli scavi archeologici di San Nicandro Garganico e Ischitella, può recarsi a Carpino per gli eventi folcloristici. Che questo discorso non sia né capito né affrontato dai nostri politici, e soprattutto da quelli di sinistra e del PD, dove milito, è allarmante e sconfortante. Ma lo vedete quanti giovani vanno via dalle nostre terre? Lo vedete lo svuotamento dei nostri paesi? E non si tratta più di quei giovani con i pacchi che si recano in città per un lavoro in fabbrica. A partire, o meglio a non tornare più, sono i nostri giovani più promettenti.

A soluzione di questo (visto che a livelli gerarchicamente più alti non si affronta), si è deciso di arrivare con i circoli garganici (o almeno con esponenti più illuminati dei circoli) ad un coordinamento dei circoli del Gargano, che hanno saputo cogliere il momento di urgenza e necessità ed hanno convinto la base a sostenerli in questa avventura.
Dopo vari tentativi questa è l’occasione giusta perché si possa parlare di un PROGETTO – GARGANO, che riguardi lo sviluppo, nel suo complesso, di un intero territorio. E il modo più diretto affinché questo avvenga è l’elezione di un solo candidato garganico al consiglio regionale con una forza di numeri e voti sufficientemente alta affinché ci sia un rapporto fidelizzato tra il progetto partorito dal coordinamento e il candidato. Non a caso parlo di candidato garganico, perché è il candidato di tutti i garganici, è colui che rappresenterà tutti noi, a prescindere che i suoi natali siano di un paese specifico. Ma è anche l’unica carta elettorale che il PD può giocarsi per fronteggiare l’avanzata elettorale della destra, con riferimento specifico al candidato Gatta, ex-presidente del parco nazionale del gargano.
Suo cavallo di battaglia sarà la non percepita politica di interventi nel Gargano, o se vogliamo gli scarsi interventi nel Gargano, della presente amministrazione regionale. Suo cavallo di battaglia sarà la sua posizione di presidente di un ente che si è occupato dei comuni garganici, assicurandoli di aver fatto molto per loro, quando sappiamo che sono stati interventi discontinui.
E la risposta del Gargano qual’è? Un solo candidato garganico, appoggiato da tutti noi, con alle spalle un progetto di garganicità che ad oggi non si è mai visto o sognato.
Il coordinamento ha indicato nella candidatura di Mangiacotti, il suo candidato garganico, per una scelta di strategia elettorale più improntata sulla difensiva, ossia sul bacino elettorale di riferimento. Un candidato che farà campagna elettorale nel e per il Gargano, affiancato da un comitato elettorale composto dai rappresentanti e segretari dei circoli garganici.

Ma allora perché la scelta della federazione provinciale di mettere due candidature garganiche? Perché sminuire il lavoro del coordinamento pronunciandosi su una candidatura espressa da San Giovanni ed un’altra rappresentativa del Gargano nord? Perché farlo senza interpellare il coordinamento e chiedere quale strada un territorio voglia seguire…e quindi rispettarlo? E perché il secondo candidato per il Gargano nord, Aldo Ragni, avendo partecipato alle riunioni del coordinamento, condividendo la strada da questo scelta, segnalandone l’urgenza e la ineccepibilità, abbia accettato tale candidatura, considerando il fatto che dopo aver fatto il suo nome come potenziale candidato garganico, si sia rifiutato dichiarandosi fuori dai giochi?
Quali che siano le motivazioni, il risultato è inequivocabile: aver indebolito il neonato coordinamento, che oggi con un unico candidato avrebbe potuto gia affrontare a testa alta la campagna elettorale imminente, e che invece di discutere e contarsi su chi ci sta o meno, starebbe già lavorando al progetto – gargano.
Aver indebolito la federazione provinciale. Un PD – Gargano forte, comporta un PD – Provinciale forte e radicato nel territorio; un PD – Gargano debole significa correnti all’interno della federazione provinciale forti e un PD – Provincia debole.
Di rischiare di perdere la sfida elettorale, non consentendo a nessuno dei candidati garganici di essere eletto, afflitti dall’esiguità dei suoi elettori, dalla concorrenzialità esterna di partiti a noi avversi e amici, e interna dai candidati che guardano al Gargano come loro bacino elettorale.
Di mancare alla realizzazione di quel progetto Gargano, che è l’unica strada percorribile per il Partito Democratico e per il nostro territorio!!
Chiedo, da militante, da colui che crede in un progetto, che mette la faccia davanti ai propri compaesani che si affidano a lui, a tutti i candidati, di fare un passo indietro, e di sottoporsi al volere dei circoli garganici. Chiedo ai candidati di ritirare la propria candidatura a favore di un’unica candidatura garganica. Chiedo troppo?!

Armando Quaglia

http://www.facebook.com/note.php?note_id=337543643342

Alla Bit si parla di trekking e tratturi

La Puglia è sbarcata alla Bit di Milano. E negli stand della regione Puglia viene presentato uno degli obiettivi che sta più a cuore a Michele Pesante dell’ufficio dei tratturi della regione Puglia: il ripristino di Foggia, come capitale della transumanza di tutti quei tratturi e quelle mulattiere che legano il capoluogo di provincia all’Abruzzo, al Molise ed al resto della regione. Ovvero riportare in auge la centralità che Foggia acquisisce a partire dal 1447, quando da Alfonso D Aragona viene insignita del titolo di Capitale doganale della transumanza delle pecore per il regno borbonico ovvero per le regioni di Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia. Nel 1886 un editto di Giuseppe Napoleone abolì il trasferimento degli ovini dalle regioni al Tavoliere d Italia in quanto questo viaggio era dannoso al territorio della Daunia e convogliava i guadagni altissimi solo nelle tasche dei pastori abruzzesi.
Furono gruppi illuministi ad accorgersi ed a sollevare la questione al Re venuto dalla Francia lamentando che il tavoliere delle Puglie era alla mercé di questi. “Prima di essere un lavoro questo mio occuparmi dei tratturi è un piacere – le parole di Pesante – Durante la settimana svolgo il mio lavoro occupando il mio ruolo di direttore dell’ufficio ma è nel fine settimana che svolgo la fase, che più mi entusiasma e che più mi piace porto il lavoro a casa, come si suol dire, e percorro personalmente le mulattiere ed i tratturi. Questo progetto, non sarebbe mai una realtà se non li percorressi tutti”. Il numero di questi è incalcolabile; centinaia, si snodano a raggiera dal centro di Foggia; “La legge regionale 29 del 2003 che richiama l’attenzione sui tratturi, li vuole riqualificati, promossi, e proposti. Sono una variante al solito turismo balneare -continua- In Alto Adige, io ci sono stato molte volte, puntano molto sul trekking, ed hanno, bellezze paesaggistiche, e soprattutto storiche molto minori”. In sostanza, attraverso il tratturo si propone la scoperta lenta di un territorio; “Pensiamo alla potenzialità di un percorso che collega Campo Reale (Avellino), a Vieste sottolinea con voce entusista – Al percorso che mostra le mille facce della Puglia: il Tavoliere con le sue distese di seminativo, le ombrose foreste del Promontorio, l’odore resinoso dei pini d’aleppo della costa; il tutto costellato di Masserie, cutini, chiese, grotte, insediamenti rupestri, paesi incantati”
E un bel modo per conoscere a fondo questo territorio; percorrere, come pecore mulattiere, che da Pescasseroli portano a Lucera, e che a loro volta si snodano in direzione di San Giovanni Rotondo, e che scendono verso Manfredonia. Un percorso a tutto tondo fatto di fede, e natura.
“Inoltre — ha continuato – è un bellissimo modo per unire realtà differenti dove il senso di appartenenza ad un territorio è quasi inesistente”. Creare una sorta di autostrada per bipedi, che ha il suo fulcro in capitanata e che taglia trasversalmente e longitudinalmente tutto il territorio”
Allo stand, è presente anche il direttore di Trekking,. Italo Clementi, che non nasconde il fascino che ha provato per la Puglia. “La Puglia è una regione da Trekkin è ben conformata, ha
tutte le potenzialità per attrarre una fetta di turismo che cresce sempre più in Italia. L’unico ostacolo è la non consapevolezza dei suoi abitanti, che ignorano, nonostante tutto, quello che possiedono e che ogni giorno calpestano sotto i piedi. Il Viaggio degli amanti di questa “disciplina , se così la vogliamo definire sono poi coloro che vivono a pieno il territorio che vanno a visitare. Coloro che pretendono qualità, ma che anche sono disposti a spendere, un turismo di qualità, a cui si dovrebbe aspirare.”
Lungo questi tratturi però questo tipo di turista vuole delle certezze, dei punti in cui sa di trovare ristoro, o rifugio, o ancora ospitalità; ed è questo l’aspetto piu importante. “più che insegne e depliant, importanti comunque, non fraintendermi, c’è bisogno di una rete di piccole comodità – conclude Michele Pesante.

Domenico Ottaviano j. – L’Attacco
fonte: argoiani.blogspot.com

GIALLO DI ‍CARPINO ACCUSATA DI UXORICIDIO: «Indizi insussistenti». Scarcerata la Russo

«Non ha ucciso lei il marito»
  Insussistenza di indizi: torna libera la donna accusata di uxoricidio

     • E’ scoppiata a piangere, cosi come aveva fatto al momento del fermo; si è lasciata andare ad un pianto dirotto non appena i giudici del Tribunale del riesame riuniti ieri mattina a Bari hanno pronunciato la frase «insussistenza di indizi». Antonia Grazia Russo la cinquantaquattrenne originaria di Rodi Garganico ma residente a ‍Carpino da ieri è una donna libera. Libera soprattutto dall’oppressione di chi per un mese le aveva messo addosso il marchio di uxoricida. L’ac – cusavano di aver ucciso il marito Michele Bramante un mese fa nella loro abitazione di via Vesuvio a ‍Carpino. Clamoroso abbaglio, vittima di un errore giudiziario per i giudici del riesame che hanno valutato inconsistenti gli indizi per tenere rinchiusa la      donna difesa dall’avvocato lucerino Raffaele Lepore.    «I giudici hanno accolto in pieno la nostra tesi, quella che ci aveva indotto a ricorrerere al Tdl», spiegava Lepore, il difensore. Ma come erano andati i fatti? Una sera Michele Bramante e Antonia Russo, soli in casa da quanto i flgli erano emigrati in Germania si trovano ad affrontare l’ennesima emergenza legata alla malattia di lui, Michele, da poco operato alla carotide. Michele sanguina   va, forse si era procurato lui quel sanguinamento alla gola. Lei, Antonia, lo soccorre, tampona l’emorragia. Poco dopo il marito muore. Antonia viene accusata di aver ucciso il marito. Ma l’ar ma del delitto non viene mai trovata. Come unico indizio un fazzoletto intriso di sangue, lo stesso che Antonia aveva utilizzato per ripulire il marito. Il carabinieri nutrono forti sospetti che sia stata lei a causare la morte dell’uomo. La fermano per uxoricidio. La donna protesta la sua innocenza. Scende in campo anche l’assistente sociale: «Non credo alla colpevolezza della donna: aveva accudito il marito fin dal giorno della sua malattia…». I figli dalla Germania si schierano dalla parte della madre. Antonia Russo però resta in carcere: solo sospetti su di lei e qualche labile indizio. Il difensore prima chiede la scarcerazione, poi si rivolge al Tribunale del riesame. E ieri mattina, la prununcia. «Gli indizi sono insussistenti». Antonia Russo, dopo un mese di carcere torna in libertà, e torna in quell’abitazione della tragedia, in quel vico Vesuvio dopo ha vissuto gli ultimi attimi accanto al marito. Forse un equivoco, le sue contraddizioni, la paura di rispondere e le telefonate di aiuto ai figli in Germania avevano indotto investigatori e inquirenti a sospettare di lei e sul suo profilo comportamentale nelle ore immediatamente successive alla morte del marito. Lei alle prese con un doppio incubo: quello di aver perso il marito e di essere accusata di uxoricidio. 
UN EPILOGO FELICE TRA TANTI DUBBI E MISTERI

Vascello: “La mia vittoria morale l’affetto della gente del Gargano”

I tam-tam su facebook ed i concitati appoggi dell’elettorato dell’intera provincia non sono stati ascoltati dal presidente Pepe, da ieri  infatti, Vascello e Guerrera, entrambi UDC; non fanno più parte della giunta di centrodestra che governa la Provincia. Ma nonostante ciò, Nicola Vascello, ormai solo un ex, che ha ricevuto la notizia proprio poco prima del più importante evento fieristico del turismo dell’intera penisola, non getta la spugna. Lo troviamo infatti ancora al lavoro; impegnato in ciò che gli è sempre piaciuto fare: promuovere la sua provincia.

Lei è stato accolto con molta diffidenza dalla comunità degli operatori turistici. Cosa è accaduto?
Io non nasco politico, sono inizialmente direttore dell’azienda di promozione turistica della Provincia di Foggia fino al 2006. A quanto pare proprio il lavoro qui svolto, che ritengo sia stato, e la stima di molti me lo conferma,un lavoro fatto di dedizione e fatica, è stato il mio biglietto da visita: nel 2008, infatti fu proprio il presidente Pepe a chiedermi di far parte del gruppo politico, della squadra composta per amministrare palazzo Dogana.

Quali sono stati i suoi obiettivi?

La cosa importante, l’obiettivo primario, è sempre stato cercare di infondere, di trasferire agli operatori turistici e culturali del Gargano e della intera Provincia, la consapevolezza di avere delle risorse e di avere un flusso turistico di assoluta importanza, non solo per Foggia, ma per tutta la Regione Puglia. Per anni, l’ATP e l’assessorato, hanno dato poca importanza all’aspetto economico di un’area che nel complesso vede un numero di presenze da capogiro: sono 4,5, con punte di 4,7 milioni di visitatori che ogni anno si crogiolano al sole delle spiagge del Gargano, e che pregano sui suoi più importanti santuari. La provincia di Foggia accoglie il 40% dei vacanzieri che scelgono la regione, si è creduto per molto che la Puglia, fosse esclusivamente Salento. Se mi permetto di prendermi un merito è proprio quello di aver smontato il castello di carte salentino, ed aver fatto sapere alla gente, soprattutto a quella della Capitanata, che è la nostra Provincia a trainare la Puglia in quel settore.

C’erano le condizioni tecnico operative e le risorse finanziarie. Per realizzare gli obiettivi del suo assessorato?

Le condizioni sono sempre state precarie. Abbiamo fatto promozione turistica solo con 300.000 euro all’anno; trovando molte difficoltà, ma nonostante ciò cercando sempre di dare il massimo, i “soldi” sono sempre stato il secondo problema, il primo è sempre stato trovare la buona volontà nelle persone. Inoltre nei bilanci il turismo è continuato ad essere l’ultima carrozza di un treno lentissimo, la politica non ha mai avuto l’effetto che io mi aspettavo sul settore.

Sente di aver fallito politicamente?
Un po’ amareggiato. E sereno, semplicemente perché posso dedicarmi alla mia famiglia, che ho trascurato in questi due anni, e al mio lavoro (produce gioielli, ndr). Sono” fallito politicamente” perché non sono sceso a compromessi, perché non ho sempre espresso le belle parole che spesso ipolitici sono tenuti a dire. Parole che poi restano tali.

E’ pentito di qualcosa?
No, non mi pento di nulla. Ho accettato perché me lo chiese Pepe che io considero un galantuomo. Avrei comunque dedicato una parte della mia vita alla politica, credo che chi ha la possibilità,  debba dedicare parte del suo tempo a cercare di risolvere i problemi della gente.

Dove ha sbagliato l’amministrazione di Palazzo Dogana?
Le mancanze sono della politica  più che di questa amministrazione. Manca del tutto l’interesse per il territorio. Gli ultimi dati parlano della disoccupazione; il 50% dei foggiani è senza lavoro, è disoccupato. Tutti i consiglieri che negli ultimi mesi si sono dimostrati molto solerti nel rivendicare poltrone, non si sono affatto interessati del lavoro che manca ai giovani, costretti a emigrare, degli stenti che sta incontrando il settore agricolo, della carenza infrastrutturale che taglia il Gargano fuori dai mercati internazionali. Mi sarebbe piaciuto che tanti invece di spendere parole per la politica e per le rivendicazioni dei partiti, avessero speso parole per risolvere i problemi. Mi spiace che la politica sia diventata un mezzo e non un fine, che sia diventata solo una gara per il potere.

Stima e affetto dalla popolazione garganica. Le ha fatto piacere?
L’affetto di persone, che io non conosco personalmente mi inorgoglisce molto. Mi ripaga forse di tutta la fatica e dell’impegno che ci ho messo in questi anni. Questa è di sicuro la mia vittoria morale.

Domenico Ottaviano J. – L’Attacco

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