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Vascello: “La mia vittoria morale l’affetto della gente del Gargano”

I tam-tam su facebook ed i concitati appoggi dell’elettorato dell’intera provincia non sono stati ascoltati dal presidente Pepe, da ieri  infatti, Vascello e Guerrera, entrambi UDC; non fanno più parte della giunta di centrodestra che governa la Provincia. Ma nonostante ciò, Nicola Vascello, ormai solo un ex, che ha ricevuto la notizia proprio poco prima del più importante evento fieristico del turismo dell’intera penisola, non getta la spugna. Lo troviamo infatti ancora al lavoro; impegnato in ciò che gli è sempre piaciuto fare: promuovere la sua provincia.

Lei è stato accolto con molta diffidenza dalla comunità degli operatori turistici. Cosa è accaduto?
Io non nasco politico, sono inizialmente direttore dell’azienda di promozione turistica della Provincia di Foggia fino al 2006. A quanto pare proprio il lavoro qui svolto, che ritengo sia stato, e la stima di molti me lo conferma,un lavoro fatto di dedizione e fatica, è stato il mio biglietto da visita: nel 2008, infatti fu proprio il presidente Pepe a chiedermi di far parte del gruppo politico, della squadra composta per amministrare palazzo Dogana.

Quali sono stati i suoi obiettivi?

La cosa importante, l’obiettivo primario, è sempre stato cercare di infondere, di trasferire agli operatori turistici e culturali del Gargano e della intera Provincia, la consapevolezza di avere delle risorse e di avere un flusso turistico di assoluta importanza, non solo per Foggia, ma per tutta la Regione Puglia. Per anni, l’ATP e l’assessorato, hanno dato poca importanza all’aspetto economico di un’area che nel complesso vede un numero di presenze da capogiro: sono 4,5, con punte di 4,7 milioni di visitatori che ogni anno si crogiolano al sole delle spiagge del Gargano, e che pregano sui suoi più importanti santuari. La provincia di Foggia accoglie il 40% dei vacanzieri che scelgono la regione, si è creduto per molto che la Puglia, fosse esclusivamente Salento. Se mi permetto di prendermi un merito è proprio quello di aver smontato il castello di carte salentino, ed aver fatto sapere alla gente, soprattutto a quella della Capitanata, che è la nostra Provincia a trainare la Puglia in quel settore.

C’erano le condizioni tecnico operative e le risorse finanziarie. Per realizzare gli obiettivi del suo assessorato?

Le condizioni sono sempre state precarie. Abbiamo fatto promozione turistica solo con 300.000 euro all’anno; trovando molte difficoltà, ma nonostante ciò cercando sempre di dare il massimo, i “soldi” sono sempre stato il secondo problema, il primo è sempre stato trovare la buona volontà nelle persone. Inoltre nei bilanci il turismo è continuato ad essere l’ultima carrozza di un treno lentissimo, la politica non ha mai avuto l’effetto che io mi aspettavo sul settore.

Sente di aver fallito politicamente?
Un po’ amareggiato. E sereno, semplicemente perché posso dedicarmi alla mia famiglia, che ho trascurato in questi due anni, e al mio lavoro (produce gioielli, ndr). Sono” fallito politicamente” perché non sono sceso a compromessi, perché non ho sempre espresso le belle parole che spesso ipolitici sono tenuti a dire. Parole che poi restano tali.

E’ pentito di qualcosa?
No, non mi pento di nulla. Ho accettato perché me lo chiese Pepe che io considero un galantuomo. Avrei comunque dedicato una parte della mia vita alla politica, credo che chi ha la possibilità,  debba dedicare parte del suo tempo a cercare di risolvere i problemi della gente.

Dove ha sbagliato l’amministrazione di Palazzo Dogana?
Le mancanze sono della politica  più che di questa amministrazione. Manca del tutto l’interesse per il territorio. Gli ultimi dati parlano della disoccupazione; il 50% dei foggiani è senza lavoro, è disoccupato. Tutti i consiglieri che negli ultimi mesi si sono dimostrati molto solerti nel rivendicare poltrone, non si sono affatto interessati del lavoro che manca ai giovani, costretti a emigrare, degli stenti che sta incontrando il settore agricolo, della carenza infrastrutturale che taglia il Gargano fuori dai mercati internazionali. Mi sarebbe piaciuto che tanti invece di spendere parole per la politica e per le rivendicazioni dei partiti, avessero speso parole per risolvere i problemi. Mi spiace che la politica sia diventata un mezzo e non un fine, che sia diventata solo una gara per il potere.

Stima e affetto dalla popolazione garganica. Le ha fatto piacere?
L’affetto di persone, che io non conosco personalmente mi inorgoglisce molto. Mi ripaga forse di tutta la fatica e dell’impegno che ci ho messo in questi anni. Questa è di sicuro la mia vittoria morale.

Domenico Ottaviano J. – L’Attacco

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