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Lettera di un militante del PD-Gargano, ai candidati al consiglio regionale

4 appuntamenti per il coordinamento dei circoli del Gargano non sono bastati per mandare il messaggio di una unica candidatura al consiglio regionale nelle liste del PD. Appuntamenti che hanno visto la partecipazione dei segretari di circolo o loro delegati (con qualche assenza o presenza discontinua), e di rappresentanti della federazione provinciale, e che sono stati dettati da una necessaria e urgente partecipazione garganica alla vita politica locale e regionale.

Il Gargano è una provincia spesso bistrattata elettoralmente, con rappresentanza politica discontinua o assente, causata dall’esiguità di un numero sufficientemente elevato di elettori, rispetto ad altre (121.000 su 620.000 in provincia di foggia).
Usurpata dai candidati dei partiti, che la usano come serbatoio elettorale recandosi nei singoli paesi dove promettere a te una cosa all’altro un’altra, in cambio della promessa: “se sarò eletto penserò anche a voi”. Qualche volta mantenute, ma che riguardano una discontinuità di interventi che non fanno bene al Gargano. Ma è questa la politica che il PD vuole perseguire? Quelle delle concessioni in cambio di voti?

Oggi con la crisi economica ancora davanti, e una crisi strutturale dell’apparato produttivo del Gargano (il turismo è tutt’altra cosa da quello che si vede oggi), nonché una più profonda crisi della classe dirigente (sia politica che produttiva, incapace di proporre e decidere), la via d’uscita è l’unità territoriale e la formazione di una identità garganica, che ci permetta di intervenire al più presto ed efficacemente. Ma come si può pensare che i problemi degli incendi boschivi, delle infrastrutture, della raccolta e smaltimento dei rifiuti, delle crisi ambientali e prospettive di sviluppo di energie alternative, del lavoro autonomo e dipendente (relegato alla sola esistenza di piccole e medie imprese), della sanità e della cultura (vedi auditorium di Carpino) possano essere risolte dai singoli comuni in modo slegato dal contesto garganico?
Oggi mi chiedevo cosa vengono a fare i turisti nel Gargano…e immaginavo: chi viene per il turismo religioso di Montesantangelo e San Giovanni Rotondo, può fermarsi a Rignano e Mattinata per l’enogastronomia….chi viene per il turismo naturalistico/sportivo a Vico del Gargano a Lesina e Cagnano Varano può andare a Peschici, a Rodi G.co e a Vieste per la costa….chi viene per il turismo culturale, come le abbazie sparse e i santuari di Montesantangelo e San Marco in Lamis o gli scavi archeologici di San Nicandro Garganico e Ischitella, può recarsi a Carpino per gli eventi folcloristici. Che questo discorso non sia né capito né affrontato dai nostri politici, e soprattutto da quelli di sinistra e del PD, dove milito, è allarmante e sconfortante. Ma lo vedete quanti giovani vanno via dalle nostre terre? Lo vedete lo svuotamento dei nostri paesi? E non si tratta più di quei giovani con i pacchi che si recano in città per un lavoro in fabbrica. A partire, o meglio a non tornare più, sono i nostri giovani più promettenti.

A soluzione di questo (visto che a livelli gerarchicamente più alti non si affronta), si è deciso di arrivare con i circoli garganici (o almeno con esponenti più illuminati dei circoli) ad un coordinamento dei circoli del Gargano, che hanno saputo cogliere il momento di urgenza e necessità ed hanno convinto la base a sostenerli in questa avventura.
Dopo vari tentativi questa è l’occasione giusta perché si possa parlare di un PROGETTO – GARGANO, che riguardi lo sviluppo, nel suo complesso, di un intero territorio. E il modo più diretto affinché questo avvenga è l’elezione di un solo candidato garganico al consiglio regionale con una forza di numeri e voti sufficientemente alta affinché ci sia un rapporto fidelizzato tra il progetto partorito dal coordinamento e il candidato. Non a caso parlo di candidato garganico, perché è il candidato di tutti i garganici, è colui che rappresenterà tutti noi, a prescindere che i suoi natali siano di un paese specifico. Ma è anche l’unica carta elettorale che il PD può giocarsi per fronteggiare l’avanzata elettorale della destra, con riferimento specifico al candidato Gatta, ex-presidente del parco nazionale del gargano.
Suo cavallo di battaglia sarà la non percepita politica di interventi nel Gargano, o se vogliamo gli scarsi interventi nel Gargano, della presente amministrazione regionale. Suo cavallo di battaglia sarà la sua posizione di presidente di un ente che si è occupato dei comuni garganici, assicurandoli di aver fatto molto per loro, quando sappiamo che sono stati interventi discontinui.
E la risposta del Gargano qual’è? Un solo candidato garganico, appoggiato da tutti noi, con alle spalle un progetto di garganicità che ad oggi non si è mai visto o sognato.
Il coordinamento ha indicato nella candidatura di Mangiacotti, il suo candidato garganico, per una scelta di strategia elettorale più improntata sulla difensiva, ossia sul bacino elettorale di riferimento. Un candidato che farà campagna elettorale nel e per il Gargano, affiancato da un comitato elettorale composto dai rappresentanti e segretari dei circoli garganici.

Ma allora perché la scelta della federazione provinciale di mettere due candidature garganiche? Perché sminuire il lavoro del coordinamento pronunciandosi su una candidatura espressa da San Giovanni ed un’altra rappresentativa del Gargano nord? Perché farlo senza interpellare il coordinamento e chiedere quale strada un territorio voglia seguire…e quindi rispettarlo? E perché il secondo candidato per il Gargano nord, Aldo Ragni, avendo partecipato alle riunioni del coordinamento, condividendo la strada da questo scelta, segnalandone l’urgenza e la ineccepibilità, abbia accettato tale candidatura, considerando il fatto che dopo aver fatto il suo nome come potenziale candidato garganico, si sia rifiutato dichiarandosi fuori dai giochi?
Quali che siano le motivazioni, il risultato è inequivocabile: aver indebolito il neonato coordinamento, che oggi con un unico candidato avrebbe potuto gia affrontare a testa alta la campagna elettorale imminente, e che invece di discutere e contarsi su chi ci sta o meno, starebbe già lavorando al progetto – gargano.
Aver indebolito la federazione provinciale. Un PD – Gargano forte, comporta un PD – Provinciale forte e radicato nel territorio; un PD – Gargano debole significa correnti all’interno della federazione provinciale forti e un PD – Provincia debole.
Di rischiare di perdere la sfida elettorale, non consentendo a nessuno dei candidati garganici di essere eletto, afflitti dall’esiguità dei suoi elettori, dalla concorrenzialità esterna di partiti a noi avversi e amici, e interna dai candidati che guardano al Gargano come loro bacino elettorale.
Di mancare alla realizzazione di quel progetto Gargano, che è l’unica strada percorribile per il Partito Democratico e per il nostro territorio!!
Chiedo, da militante, da colui che crede in un progetto, che mette la faccia davanti ai propri compaesani che si affidano a lui, a tutti i candidati, di fare un passo indietro, e di sottoporsi al volere dei circoli garganici. Chiedo ai candidati di ritirare la propria candidatura a favore di un’unica candidatura garganica. Chiedo troppo?!

Armando Quaglia

http://www.facebook.com/note.php?note_id=337543643342

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