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TURISMO: REGIONE PUGLIA, SERVE PATTO CON GOVERNO E IMPRESE (ANSA)

Serve «immediatamente» un ‘patto per il turismo’ tra Regioni, Governo e imprese, per rafforzare e sviluppare un settore che in Italia rappresenta quote rilevanti di Pil, ma è sempre più esposto alla crisi economica in atto e al rischio di un declino inesorabile. È la proposta dell’assessore al Turismo della Regione Puglia, Massimo Ostillio, rilanciata in un intervento che apparso sul quotidiano, ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ – BARI, 8 MAR.

«Un accordo ampio e convinto tra sistema istituzionale e sistema imprenditoriale, potrebbe – secondo Ostillio – far superare le polemiche suscitate dal previsto commissariamento dell’Enit e dall’ipotesi di ricostituzione del Ministero del Turismo, per le quali le Regioni sono su posizioni ben distanti da quelle del Governo. Ma l’accordo servirebbe soprattutto ad evitare il tracollo del settore, focalizzando le questioni delle regole e delle risorse, riequilibrando cioè le competenze e la destinazione dei fondi pubblici che oggi finiscono in mille rivoli senza una vera finalizzazione e verifica dei risultati».
Qui il testo del comunicato ufficiale

CY.RO.N.MED Project – La Rete Ciclabile del Mediterraneo sul Gargano passa da Carpino

Individuati gli itinerari pugliesi
Su richiesta dell’Assessorato regionale ai Trasporti rendiamo disponibile la relazione dello studio di fattibilità del progetto CYRONMED, riguardante l’individuazione degli itinerari dei progetti di rete ciclabile EuroVelo e Bicitalia passanti per il territorio pugliese, e l’abstract in inglese della relazione stessa.

Particolare il tragitto che passa da Carpino

L’Alta via dell’Italia centrale, itinerario n. 11 di Bicitalia collega gli altipiani e i Parchi dell’Italia centrale, dalle Foreste Casentinesi sino al Parco Nazionale del Gargano.
L’itinerario, lungo 198,63 km, si sviluppa completamente all’interno dalla province di Foggia collegando il Sub Appennino Dauno con il Gargano.
L’itinerario n. 10 si sviluppa completamente all’interno dalla province di Foggia collegando il Sub Appennino Dauno con il Gargano.
Il percorso principale entra in Puglia, dopo aver lasciato i comuni molisani di San Giuliano di Puglia e Collotorto, attraverso la S.P. 5 che conduce a Casalnuovo Monterotaro e dal quale procede verso il centro abitato di Casalvecchio di Puglia percorrendo la S.P. 11.
Dopo aver lasciato il Sub Appennino entra nel territorio di Torremaggiore e quindi nel suo centro abitato che viene attraversato lungo le vie principali prima di imboccare la S.P. 38 che conduce a San Severo.
Giunto in questo centro abitato, anch’esso percorso lungo le vie principali, dopo un breve di tratto di S.S. 16 percorsa in direzione Foggia, imbocca prima la S.P. 27 e quindi la S.S. 47/bis che porta fino all’incrocio con la S.P. 28 che corre ai piedi del Gargano.
A questo punto sale sul promontorio percorrendo la S.P. 22 che porta a San Marco in Lamis e più in particolare alla frazione di Borgo Celano dalla quale partono due tracciati

alternativi, il primo coincide con il tracciato della S.S. 272 e passa per San Giovanni Rotondo per poi proseguire lungo il tracciato della S.P. 43 mentre il secondo, coincidendo con la S.P. 22, conduce all’interno della Foresta Umbra.
Entrambi questi tracciati si incontrano in corrispondenza dell’incrocio per Carpino atteso che il tracciato che sale da San Giovanni Rotondo attraverso la S.P. 22 confluisce nella S.P. 43 ed arriva al suddetto comune della Foresta Umbra.
Da Carpino il percorso si muove prima verso Ischitella e poi verso Vico del Gargano procedendo lungo la S.P. 51.

Giunto nel centro urbano di Vico, avanza procedendo lungo la S.P. 52 che risale in quota fino ad intersecare la S.P. 52/bis che conduce, dopo aver intercettato la S.P. 52, e quindi percorso il Lungomare Europa, il centro abitato di Vieste.
Anche per l’itinerario n. 11 è stato previsto un tratto di variante che di fatto è una derivazione verso Monte Sant’Angelo lungo un percorso interno da ricavarsi sfruttando i sentieri del Parco del Gargano.

L’offerta è molto ben diversificata per la presenza di strutture ricettive di diversa tipologia, concentrate soprattutto in località meta di turismo religioso (San Giovanni Rotondo con 6.355 posti letto) e lungo la costa, con Vieste (44.617 posti letto) e Mattinata (5.480 posti letto). Diffusi sono gli i campeggi lungo la costa (Vieste) che in termini di posti letto rappresentano l’offerta più cospicua e gli agriturismi (17) presenti nelle aree interne del Parco del Gargano.
Gli albergabici presenti lungo questo itinerario sono 12, dei quali 9 a Vieste (tra campeggi, alberghi e agriturismi) e 3 a San Giovanni Rotondo.
Più del 74% della lunghezza dell’itinerario n. 14 Alta Via dell’Italia Centrale ha un livello di ciclabilità non accettabile. Pertanto, per tali tratti che interessano più di 147 km dell’intero itinerario saranno necessari specifici interventi di adeguamento. Solo per 4,5 km l’itinerario percorre all’interno (nei territori di Monte Sant’Angelo e S. Giovanni Rotondo) tratti che possiedono requisiti ottimali di ciclabilità, mentre per 47 km l’itinerario si snoda su strade a bassa intensità di traffico.

Biol 2009 verso il record d’iscrizioni

Vola verso il record di iscrizioni il Premio Biol, la manifestazione olivicola internazionale che dal 20 al 25 aprile, per il quattordicesimo anno consecutivo, porrà a confronto in Puglia i migliori oli bio-extravergini dei vari continenti. Questa nuova edizione, che sancisce il ritorno dell’evento ad Andria, epicentro olivicolo di livello mondiale, conta al momento già 250 iscrizioni (l’anno scorso alla fine furono circa 300) di oli provenienti da 17 paesi: oltre l’Italia, Arabia Saudita, Albania, Australia, Cile, Croazia, Egitto, Grecia, Israele, Nuova Zelanda, Palestina, Portogallo, Spagna, Tunisia, Turchia e due news entry: Giordania e Slovenia.

E tra fine mese e i primi di aprile si terrà la fase concorsuale delle preselezioni territoriali, previste in Campania, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Molise, Puglia, Toscana, Sardegna, Sicilia, Umbria (che quest’anno include le Marche), Liguria (al debutto), nonché in Grecia.

Intanto fino al 20 marzo ci si può ancora iscrivere: le aziende che producono, imbottigliano o commercializzano olio extravergine biologico possono farlo tramite il sito http://www.premiobiol.it, o contattando l’organizzazione tecnica del CiBi-Consorzio Italiano per il Biologico (via O. Serena, 37 – 70126 Bari; Tel./ Fax + 39 080 5582512).

Dopo la fase delle preselezioni territoriali la giuria internazionale testerà gli oli finalisti e assegnerà vari riconoscimenti: il “Premio Biol”, rivolto al migliore olio extravergine biologico imbottigliato all’origine e pronto per la commercializzazione; il “Biolpack”, per il miglior packaging, ossia il confezionamento di prodotto con il migliore design e l’etichettatura più chiara; il “Biolblended”, premio per il miglior blended, cioè il prodotto finito (quindi imbottigliato) commercializzato con marchi non del produttore, ma che abbia comunque origine e qualità certa. Più vari riconoscimenti speciali e territoriali.
Ma come di consueto il Biol non è solo concorso:il programma collaterale prevederà varie iniziative gastronomiche, culturali e convegnistiche. E per il secondo anno consecutivo sarà mantenuto il binomio tra olio e pesce biologici grazie al connubio col BiolFish, progetto internazionale sulla pesca e acquacoltura sostenibile, su cui si accenderanno i riflettori a giugno a Monopoli.
Il Premio Biol è patrocinato da Ifoam e Ministero delle Politiche Agricole, e si svolge in collaborazione con enti locali e vari organismi di settore tra cui Regione Puglia, Camera di Commercio di Bari, Città di Andria, Comune di Monopoli, Aiab Puglia, Icea – Istituto Certificazione Etica e Ambientale, Consorzio Puglia Natura.
L’anno scorso vinse il premio biol puglia l’azienda di Carpino:
BIO DOP DAUNO GARGANO
Sio S.p.a.
C.da Coppa
71010 Carpino (Foggia)
http://www.siogargano.com

GARGANO: A QUALE SANTO CHIEDERE?

Incominciamo a guardare dentro la nostra comunità
di Michele Angelicchio da Puntodistella.it
Foto di Rocco Miucci (Le campagne di Carpino)

Non è passato molto tempo da un nostro precedente articolo (“Gargano: primi in turismo ultimi in infrastrutture”) e come sempre la personale casella di posta elettronica trabocca di testimonianze pro e contro. Altra lunga processione di contumelie e affettuose adesioni per un altro articolo di qualche giorno fa: “Meridione, questione infinita o finita”.

Fare riferimento al contenuto della nostra posta, per spiegare il cammino di questo Gargano, è poca cosa e poi non sarei certamente obiettivo. E allora leggiamo alcune cose a noi vicine per cercare di capire come viene guardato questo Gargano e cosa dobbiamo aspettarci dalla politica e da quel governo delle difficoltà che, a nostro parere, sono il vero banco di prova di una classe politica.

Su l’Attacco di oggi, sabato 7 marzo, leggiamo: «Sull’aeroporto del Gargano, Tatarella (eurodeputato Salvatore Tatarella) taglia corto: “Il piano di sviluppo dei trasporti non prevede nessuna nuova infrastruttura per i prossimi 50 anni. Bisogna essere più concreti, e fare piccoli passi alla volta”. Quindi, non si vola per il momento e per i prossimi 50 anni.»

Abbiamo pensato subito alla “mobilità lenta” ma, nel girare la pagina del giornale, leggiamo: “Il Gargano non usufruirà di una mobilità lenta su rotaia”. A dichiararlo è Daniele Giannetta responsabile del settore treni di Ferrovie del Gargano: “Avevamo avanzato una proposta al Parco Nazionale del Gargano, nell’ambito del progetto PIS, ma non abbiamo avuto risposte in merito”.

Come rispondere a queste cose? Come possiamo rispondere a queste cose? Siamo nella condizione di rispondere? Il Gargano possiede una forza e una identità per saper rispondere? Sono tutti interrogativi che resteranno senza risposta se non incominciamo a guardare dentro la nostra comunità. Questo Gargano ricco di storia e luogo di comunità, groviglio di tradizioni e pensieri che l’hanno portato a essere “un’enciclopedia di vite” deve incominciare a porre i primi tasselli per una sorta di convivenza e compatibilità attiva fra i vari interessi: San Giovanni Rotondo con Carpino; Vieste con Monte Sant’Angelo; San Marco con Rodi; Vico del Gargano con Sannicandro, ecc. ecc.

L’auspicio è di riuscire a costruire nel tempo un’identità solida in grado di reggere davvero la pochezza della politica che ci viene sbattuta in faccia quotidianamente. Una identità per costruire insieme le possibili, eventuali, ma sempre più necessarie, modalità di tali aggregazioni, sulla base di una concezione secondo cui anche le diversità quando opportunamente organizzate, possano trasformarsi in punti di forza.

Non siamo a chiedere un modello utopico che neghi le realtà individuali, ma una visione strategica che le contempli insieme nelle rispettive identità finalizzandole però a una crescita generale. Nulla impedisce che gli orizzonti possano essere allargati a tutto il Gargano.

E’ dell’ultimo minuto la notizia che i 258 sindaci di Puglia riceveranno una lettera con la quale si chiede di esprimersi sulla costruzione di centrali elettriche nucleari nella regione. Siamo curiosi di conoscere le risposte dei primi cittadini garganici.

SAN MARCO IN LAMIS, LA GROTTA DELLA VERGOGNA

Riceviamo e pubblichiamo la denuncia degli amici del Gruppo Speleologico "Montenero"

E’ sabato pomeriggio, contattati dagli scout di Foggia per un escursione in una delle grotte garganiche di facili accesso, ci rechiamo nel "Bosco Difesa di S. Matteo" per mostrare ai nostri ospiti la Grotta della Difesa.
La cavità suborizzontale impostata su frattura tettonica, ad orientamento NO-SE, è costituita da una caverna invasa da crolli cementati e ricca di concrezioni. Dopo una ventina di metri la cavità si strozza in un modesto ambiente in cui non vi sono prosecuzioni.

La grotta scoperta nel 1973, si presentò ad i suoi primi esploratori in tutto il suo splendore, riccamente concrezionata, in essa erano presenti formazioni carsiche come cannule, corralloidi, eccentriche e le classiche forme stalatto-stalagmitiche, dico erano in quanto la grotta della Difesa in realtà era "indifesa" da tutti e tutto. Il suo facile ingresso e la posizione proprio sul ciglio stradale ha fatto si che venisse depredata da ignoti di tutto il suo tesoro naturalistico.

Che la grotta fosse stata ormai svuotata di tutte le sue splendide concrezioni è cosa risaputa, la cosa invece che abbiamo scoperto attualmente è che essa viene usata come pattumiera, circa venti pacchi di volantini pubblicitari di una nota catena di ferramenta sono stati buttati all’interno della cavità pochi mesi fà, infatti la data dei volantini era quella di luglio 2008. E’ dire che solo qualche settimana fà era stato messo un cancello metallico a protezione dell’ingresso, ma evidentemente il cancello serviva altrove per cui i soliti ignoti hanno provveduto a sradicarlo nel giro di qualche giorno.

Perchè i volantini sono stati buttati in grotta, nonostante ci siano i bidoni dell’immondizia a circa 200 metri ? Come mai le agenzie di volantinaggio non controllano il loro personale durante lo svolgimento delle proprie mansioni? Il gruppo speleologico Montenero ovviamente esporrà denuncia alle autorità, e divulgherà la notizia attraverso un video girato durante la pulizia della grotta che verrà pubblicato in questi giorni sul sito www.speleomontenero.net . Povera grotta chissà cosa avrà fatto di male nella sua vita precedente per essere oggi trattata così…………. CHE VERGOGNA!!!

Michele Radatti
http://www.speleomontenero.net

Alga rossa nella diga di Occhito,finalmente l’Asl risponde

Nell’ambito del monitoraggio posti in essere tra ASL di Foggia e ARPA Puglia in relaziona alla situazione idrica della provincia di Foggia, gli ultimi campioni rilevati e riferiti al giorno 27.02.2009, confermano l’efficace azione dei sistemi correttivi decisi dal tavolo tecnico interistituzionale regionale e posti in essere da AQP. Il posizionamento dei filtri a carbone attivo nell’impianto del Fortore e la diluzione dell’acqua a valle del potabilizzatore hanno sortito i benefici effetti previsti.C’è chi ha fatto scorta di venti e più confezioni d’acqua in bottiglia per timore di rimanerne sprovvisto e c’è chi si chiede se può continuare a usare l’acqua che scorre dal rubinetto di casa per cucinare. La presenza dell’alga rossa nella diga di Occhito continua a creare molta preoccupazione.  Nessun allarmismo, nessuna paura, ma il monito è comunque quello di restare vigili e seguire gli sviluppi di questa vicenda, che a sentire gli esperti, è in continua e costante evoluzione. Ieri riunione in Provincia dell’Unità di crisi, che ha fatto sapere che nelle acque, al momento, non c’è la tossina più pericolosa. La microcistina. I campioni analizzati non ne manifestano la presenza. Ma gli esperti precisano che i controlli devono essere serrati perchè resta difficile prevedere se fra qualche ora o fra qualche giorno la situazione potrebbe già cambiare. L’alga rossa potrebbe reagire alla situazione ambientale dell’acqua e sprigionare durante la fioritura la microcistina, andando a variare o ad alterare i valori. Per questo ogni giorno dalla diga vengono prelevati due campioni di acqua con l’alga, analizzati minuziosamente. A metà aprile l’acqua dell’invaso sarà utilizzata per l’irrigazione dei campi ed è impensabile che possa essere potabilizzata. Il comitato provinciale continua a lavorare. Arpa, Asl, assessorato all’ambiente, facoltà di agraria e due istituti di ricerca, il Cnr e l’istituto zooprofilattico.

garganicus.blogspot.com
www.ondaradio.info

Effetto Sabato e Rai Uno sui Cantori di Carpino

I Cantori di Carpino oggi alle ore 15,00 a Effetto Sabato il magazine di informazione e intrattenimento dedicato ai personaggi del nostro tempo.

Le responsabilità degli stupidi e dei banditi del Gargano

Dopo "Stupidità e banditismo sul Gargano" Lazzaro Santoro continua a scuotere le coscienze dei garganici
Foto di Michele Eugenio Di Carlo

Centro storico di Vieste e "La Ripa", dove sbarcò Dragut nel 1554, visti da S. Francesco.

Le responsabilità degli stupidi e dei banditi del Gargano
Lazzaro Santoro
lazzarosantoro@yahoo.com

Una cittadinanza attiva e partecipe alla vita pubblica, con l’esercizio del diritto di voto, contribuisce a migliorare la qualità dell’ambiente in cui vive. Una cittadinanza disinteressata alla vita pubblica e molto interessata ai propri interessi personali elegge politici, spesso mediocri, che peggiorano l’ambiente sociale, economico, culturale e ambientale in cui la cittadinanza risiede. A volte, ma non sempre, gli eletti aumentano la condizione economica di chi ha contribuito alla loro elezione.
Spesso coloro che sono chiamati a gestire la cosa pubblica improvvisamente si trasformano in intraprendenti uomini d’affari scoprendo straordinarie capacità nella filiera del cemento. E diventano ricchi.
Nei piccoli Comuni i legami di parentela complicano la situazione: persone senza nessuna qualità morale, preparazione culturale e competenze ricoprono cariche elettive. In una sorta di democrazia dei clan familiari, vince la competizione elettorale chi ha più legami di parentela, di affinità e potere economico.
Ma non è questo il punto.
Qual è il rapporto esistente tra la responsabilità politica e la responsabilità degli elettori?
Credo siano due responsabilità inscindibilmente legate tra di loro ma diverse.
Credo che la responsabilità della classe politica sia superiore alla responsabilità della maggioranza degli elettori che attraverso l’esercizio del diritto di voto legittimano la classe politica.
Credo che la responsabilità politica preveda di agire nell’interesse comune della comunità e non della maggioranza e debba conseguentemente coinvolgere la tutela degli interessi condivisi e non solo degli interessi della maggioranza. Anche gli interessi della minoranza debbano essere prese nella giusta considerazione da parte di coloro che detengono il potere politico.
Credo che con il voto della maggioranza la classe politica sia chiamata a guardare oltre e a individuare le migliori soluzioni per garantire il massimo benessere culturale ed economico possibile non della maggioranza ma della comunità intera.
Credo che nel momento in cui la classe politica fosse incapace di trovare risposte a problemi condivisi della comunità, sarebbe politicamente irresponsabile.
Credo che una classe politica non possa deliberare un provvedimento che sradichi l’identità millenaria di un popolo, le radici storiche di una comunità, i valori paesaggistici che appartengono a tutti gli esseri umani, della maggioranza e della minoranza, presenti e futuri, residenti e non in un determinato Comune, e che sono il frutto della sapienza dei nostri antenati.
Molto spesso, all’interno dei consigli comunali, provvedimenti che intaccano l’essenza della vita di un popolo sono approvati con la formula dell’unanimità.
Credo che la legittimazione popolare, avvenuta in una brevissima fase storica, da parte di una maggioranza, sia politicamente assolutamente insignificante quando sono lesi valori che appartengono alla storia millenaria di un popolo.
Credo sia importante fare i nomi e i cognomi dei responsabili di questo disastro economico, sociale e politico. Basta con i proclami generici sul riformismo e altre diavolerie che non ci aiutano ma risultano essere soltanto degli abili diversivi. Chi vuole tutelare l’ambiente in cui vive deve fare i nomi dei responsabili senza nascondersi dietro proclami generici. Non sono interessato all’individuazione di un’eventuale responsabilità diversa da quella politica. Bisogna evitare che i responsabili del disastro ambientale abbiano la possibilità di commettere altri scempi ambientali in futuro.
Allo stesso tempo è fondamentale conoscere i nomi e i cognomi di coloro che vogliano garantire un futuro dignitoso ai propri figli all’insegna  dei principi di Agenda 21 . Basta con gli slogan e critiche al sistema non supportati da un impegno serio. Soltanto lo studio permette di conoscere la fattibilità dei rimedi, la prevenzione di altri scempi e la proposizione di soluzioni alternative a quelle formulate dalla classe politica locale. 
L’ambiente appartiene a tutti e quindi tutti devono impegnarsi affinché venga salvaguardato. Altrimenti rischiamo di passare per stupidi e di esserci venduti la libertà di parlare in cambio di un piatto di lenticchie. L’offerta di lavoro in cambio del disimpegno sociale – basta far finta di non vedere niente e stare in silenzio – è una prassi molto diffusa sul Gargano.
Non è possibile delegare a Italia Nostra, Legambiente, WWF e al Comitato per la difesa di Kàlena la tutela dell’ambiente in cui si vive mentre famelici professionisti spendono le proprie energie ad elemosinare una consulenza o un incarico presso gli enti pubblici o presso importanti imprenditori. Non accetto lezioni di tutela dell’ambiente da parte di quei professionisti che per denaro hanno messo all’incanto le proprie menti. E’ evidente che queste persone con l’omertà pensano di arricchirsi.
Ma la più vergognosa delle omertà proviene dai tanti uomini di cultura del Gargano (fortunatamente non tutti) che mai si esprimono sulle aggressioni ai danni dell’ambiente e dei beni archeologici.

MYAIR.COM – EVVIVA VIAGGI – INSIEME PER FACILITARE I PELLEGRINI CHE SI RECANO A SAN GIOVANNI ROTONDO

Vola..Vola..Vola


Si è chiuso in questi giorni un accordo di Partnership tra La Myair, compagnia  Low Cost che opera su Foggia con la Evviva Viaggi , Tour operator  di San Giovanni Rotondo,specializzato anche in viaggi di Gruppo, che consentirà  a coloro, che  ancora non conosco i nuovi collegamenti  dagli aeroporti di Milano, Bologna, Palermo, Torino e Ginevra  su Foggia, di raggiungere, in modo più agevole e vantaggioso,  San Giovanni Rotondo.
 
L’accordo prevede, una tariffa che garantirà, salvo disponibilità, una quotazione unica fino al 27 ottobre 2009 ;  non più, quindi, la corsa alla prenotazione per avere una quotazione bassa, ma basterà semplicemente contattare il  Tour Operator  Evviva Viaggi che sarà in grado di fornire  un pacchetto “All Inclusive “ assolutamente vantaggioso, che  includerà, il Volo di A/R comprensivo di tasse aeroportuali, Hotel, prenotazione Visita della Salma di padre Pio, Trasferimenti GRATIS dall’Aeroporto di Foggia agli Hotel in San Giovanni rotondo.

Una Iniziativa, quella dei trasferimenti gratuiti, dice il titolare, che spero  possa spingere, incoraggiare e invogliare, l’ Amministrazione Locale, la quale ,agevolando il costo dei trasferimenti su gomma,  incentiverebbero  e migliorerebbero il traffico dei passeggeri nel paese del Santo.

L’iniziativa Coinvolge anche i Frate Cappuccini di San Giovanni Rotondo, i quali da parte loro, per i pellegrini che raggiungeranno Il paese di padre Pio con questa iniziativa, metteranno, a disposizione, per un numero minimo di partecipanti,  e su richiesta, una Guida Locale, del tutto GRATUITA.

L’obiettivo – conclude Coco –  è quello di incrementare sia il traffico aereo che il numero di Pellegrini, con l’auspicio di aumentare i collegamenti di voli di linea e charter con lo scalo di Foggia Gino Lisa.

Tutto questo consentirà a noi operatori di migliorare l’offerta , avvicinandoci a tutte quelle realtà turistiche che, da tempo, pur non possedendo le caratteristiche climatiche e paesaggistiche della nostra Provincia,  sono avvantaggiate dai flussi aerei nazionali ed internazionali.

Evviva Viaggi
P.zza Europa, 114
71013 San Giovanni Rotondo ( Fg )
Tel 0882 41 27 03 – 45 98 77 – Fax 0882 45 90 64
Skype : evviva-viaggi
http://www.evvivaviaggi.cominfo@evvivaviaggi.com

Istituzione elenchi Provinciali Guida Turistica, Accompagnatori Turistico e Guida Ambientale Escursionistica

La Provincia di Foggia, a seguito dell’entrata in vigore della L.R. 19 Dicembre 2008 n. 37, con pubblicazione BURP n. 200 del 23.12.2008, istituisce gli elenchi provinciali:
                  A- Guida Turistica
                  B- Accompagnatore Turistico
                  C- Guida Ambientale Escursionistica

In sede di prima applicazione di detta legge art.7 comma 3 è consentito da subito l’iscrizione ad  uno o più degli elenchi provinciali previsti dall’art.5:
                  a) a coloro che esercitano la professione di guida turistica o accompagnatore turistico in Puglia e che possono dimostrare fiscalmente di aver svolto tale attività consecutivamente per almeno un quinquennio negli ultimi dieci anni;
                  b) a coloro che possono dimostrare di aver esercitato, consecutivamente per almeno un quinquennio negli ultimi dieci anni, attività professionale di guida turistica o accompagnatore turistico in Puglia, per conto di fondazioni senza scopo di lucro o per conto di enti morali, limitatamente all’elenco della provincia sul cui territorio insiste la fondazione o l’ente morale;
                  c) a coloro che possono dimostrare di aver esercitato,
                  consecutivamente per almeno un quinquennio negli ultimi dieci anni, attività professionale di guida ambientale escursionista, per conto di enti parco, enti di gestione di aree naturali protette, centri o laboratori di educazione ambientale, musei naturalistici o altri enti e istituzioni scientifiche assimilabili, limitatamente all’elenco della Provincia in cui si è prevalentemente operato.
                      Gli interessati, ai fini dell’iscrizione negli elenchi per guida turistica o accompagnatore turistico e per guida ambientale escursionista, dovranno produrre documentazione
                  attestante l’attività svolta:
                  – contratti di lavoro con specificazione delle mansioni;
                  – fatture emesse, possesso di partita IVA, lettere d’incarico;
                  – dichiarazioni dei redditi;
                  – ricevute di pagamento d’imposte e di versamento di oneri previdenziali connessi all’attività professionale turistica per la quale si richiede l’iscrizione;

                  – iscrizione negli appositi registri delle camere di commercio;
                  – atti amministrativi e ogni altro genere di documento dal quale possa desumersi l’esercizio delle attività professionali turistiche per le quali si richiede l’iscrizione.
                  Laddove non sia possibile certificare i requisiti di cui sopra (comma 3, lettera b), risulta efficace l’attestazione del solo rapporto di lavoro subordinato.
                       La domanda,  dovrà pervenire entro il  07 marzo 2009 a mezzo raccomandata/ar al seguente indirizzo: Provincia di FOGGIA -Servizio Turismo- P.zza XX Settembre n. 20 -70100 Foggia, riportando sulla busta la dicitura: "Iscrizione negli elenchi delle nuove professioni turistiche". La domanda può essere consegnata anche personalmente all’Ufficio protocollo.
Per maggiori dettagli consultare i documenti seguenti:

Le donne “del perduto amore”

di Teresa Maria Rauzino
"Novelle e leggende della Capitanata", a cura di Giovanni Saitto (Edizioni del Poggio, pp. 234, ill).

Giuseppe D’Addetta, fin dagli anni Cinquanta, intuì che anche i centri più sperduti del Gargano avrebbero avuto qualcosa di importante da comunicare a chi avesse avuto la curiosità di conoscerli.
Una tradizione folklorica ed etnografica intatta, e sorprendentemente attuale, era ancora da valorizzare. Essa attendeva di essere conosciuta da chi, mosso dal desiderio di conoscere ciò che un tempo, in un’altra vita, siamo stati, si fosse spinto per le balze più scoscese della Montagna del sole, alla ricerca di luoghi della memoria ormai dimenticati.

"Novelle e leggende della Capitanata", una bella raccolta curata da Giovanni Saitto (Edizioni del Poggio) prende le mosse proprio dall’indimenticabile saggio del d’Addetta. E ne prosegue l’ideale viaggio, alla scoperta di antiche tradizioni etnografiche e narrative. Emergono ricordi altamente suggestivi e poco noti, ed il lettore vi si accosta con il desiderio di farli rivivere in piena luce.
Desiderio che è anche di tutti gli studiosi che, lavorando in team, hanno messo a disposizione materiale raro, edito ed inedito. Il dato interessante è che, accanto alle leggende di Giuseppe d’Addetta, di Armando Petrucci, di Michelantonio Fini, troviamo le delicate illustrazioni di Primiana Nista ed i validi testi di alcuni giovani narratori che, partendo da uno spunto ambientale, da un aneddoto, o da una tradizione rigorosamente storica, si sono cimentati nell’invenzione artistica, creando dei nuovi racconti, che resteranno sicuramente impressi nell’immaginario del lettore.
Come "Il Confessore senza ostie" di Antonio Milone. Protagonisti il giovane imperatore Federico II di Svevia e Matteo, un umile manovale, addetto alla costruzione della fortezza di Apricena. Ambedue presi dallo stesso sogno, dallo stesso identico miraggio: “Angiola, bella come la seta la prima volta, bella come la luna quando si è felici, con quegli occhi di luce nera, con quella pelle che solo un Dio sa e può, quella pelle di petali di rose, di seta e latte, e raggi di sole”…
Una notte insonne, parallela, accomuna i due adolescenti. Una notte che, per Federico, è come una malattia, è come “un confessore senza ostie che non può assolvere, né può condannare”. Una notte in cui egli diventa veramente un re…

Nel racconto di Giovambattista Gifuni, "La danzatrice di Lucera", il biondo e inquieto Manfredi, e una misteriosa saracena, di nome Semrud, sono i protagonisti di una struggente storia di amore inappagato. Lo scenario è Lucera, e in particolare il castello sormontato da quindici torri, costruito secondo lo stile arabo: tremila colonnine orientali ne circondano il vasto cortile; le porte sono incrostate d’oro; un incantevole giardino di stelle cantanti, di fontane e di rose, circonda l’harem dalle inferriate d’oro. Qui Manfredi conduce Semrud, dopo averla acquistata, spinto dalla subitanea attrazione che ha provato vedendola danzare su una pista dorata. Ma invano ne cerca l’amore. Solo alla vigilia della battaglia di Benevento, che vedrà il tramonto della potenza sveva, Semrud, conscia del fatale destino che incombe sul suo re, gli sarà vicina come non mai…

Dalla raccolta viene, quindi, fuori un mondo di ieri, sorprendente per chi è abituato a vedere la Capitanata, ed il Gargano, con lo sguardo corto dell’oggi e della contemporaneità.
La leggenda de "Il ponte di cuoio", di Giuseppe d’Addetta, ci riporta al tempo lontano in cui la nostra provincia era terra di conquista di popoli diversi per cultura, consuetudini e tradizioni. Popoli come gli Arabi che, contrariamente ai pregiudizi di oggi, erano un popolo mite, rispettoso delle tradizioni locali e religiose delle genti conquistate.
Il protagonista della leggenda, Moham, un valoroso condottiero saraceno, si innamora perdu-tamente della castellana, bella e bionda come il sole e dolce come la luna, che vive nella roc-ca dirimpetto, in località Castelpagano.
Ma il suo sogno d’amore incontrerà seri ostacoli. Forti pregiudizi etnici, e soprattutto il timore che, sposando un seguace della religione mao-mettana, possano esserci ripercussioni negative per la propria anima e per i componenti della sua casata, inducono la bella principessa garganica ad avanzare una richiesta decisamente insolita…

Quando l’itinerario de "La Montagna del sole" tocca Vieste, la "sperduta", D’Addetta rievoca due suggestive leggende. Tragici scenari lo Spacco di Rosinella e il bianco faraglione di Pizzomunno. Qui le perfide sirene, invidiose e gelose dell’amore di due giovani, rapiscono la bellissima fanciulla e la tengono legata ad uno scoglio sommerso. Solo ogni cento anni le concederanno di riemergere, in un giorno di sole, per rivedere il suo fedele amante.

Altre leggende fioriscono sulle rive del Varano. Temi maliosi e mitici, che i pescatori narra-vano, durante le lunghe attese delle battute di caccia e di pesca. Come la storia di Nunziata, unica superstite all’ira divina che inabissa la città di Uria. Gli Dei le concedono il dono dell’immortalità, ma la sua è una vita segnata dal rimpianto per la perdita dell’innamorato, scomparso insieme a tutti gli abitanti della città. E la sua voce di pianto, ogni sera, è portata dal vento che spira sullo specchio del lago…

La "storia di Maddalena", ritrovata da Michele Tortorella fra i registri parrocchiali della collegiata di Vico del Gargano, narra una vicenda seicentesca. Lo sfondo è il castello svevo; protagonisti due inconsapevoli fratelli, portati dai capricci della sorte a un destino infelice. Antagonista il principe Caracciolo, che desideroso di impadronirsi del feudo, sottrae ai marchesi Spinelli, con un sotterfugio, l’unico figlio appena nato.
Due anni dopo, la nascita di Maddalena allieta il castello, consolando gli Spinelli della perdita dell’erede maschio… che un giorno, fatalmente, approda nella città natale. Conquista la simpatia dei feudatari, i quali lo invitano a diventare paggio alla loro corte. Maddalena è nel fiore degli anni, “è un bel bocciolo di rosa”, il giovane un giglio bianco e candido come la neve”.
Uno sguardo innocente, un voltar di testa, una mossa innocente fatta a caso. “E’ certo che nel cor gentile l’amore si fa strada”. Maddalena è perduta amante, e lui più di lei. L’amore “proibito” si consuma in un giardino di agrumi di Canneto, dietro ad uno frangivento… ma il finale è degno delle migliori tragedie greche.

Bionde bellezze garganiche, retaggio degli antichi conquistatori normanni e svevi, o di mi-grazioni di altri popoli italici, sono le eroine degli altri racconti.
Ad esse si affiancano le brune: come quelle che appaiono, sui marciapiedi stretti di San Gio-vanni Rotondo, all’immaginario turista incuriosito di D’Addetta. Donne dalle linee zingare-sche con lunghi orecchini d’oro, che dignitose abbozzano un sorriso in segno di saluto, men-tre due perfette file di bianchi denti rilucono fra il carminio naturale delle labbra.

Donne brune, come è bruna la bellezza slava di Sinella, protagonista de "La pazza", di Michelantonio Fini. La voce argentina e affabulante ella ragazza, intenta nella raccolta delle olive nella piana assolata di Calena ammalia Elia: egli si innamora perdutamente della sua fresca bocca di fragola matura, del profumo delle sue trecce di ebano, dell’ardore dei suoi profondi occhi di fuoco. Ma la bella Sinella non può corrispondere a questo ardente sentimento: da un anno i suoi l’hanno promessa a un altro, emigrato in America, impegnando così il suo onore e la sua fedeltà. L’innamorato, respinto e umiliato, schiavo, suo malgrado, della mentalità del tempo, si sente obbligato a lavare l’offesa agli occhi dell’intero paese…

L’epilogo è ancora più drammatico. Un giorno, dall’alto di un precipizio, sulla grotta dell’acqua calda, dalla Rupe gigantesca, Sinella che, in seguito a varie vicissitudini, ha perso la ragione, credé di poterlo trovare, di poterlo afferrare, il suo sogno, e stringerlo a sé forte-mente, per sempre. Un mese dopo, allo stesso vertice pietroso, fu visto ergersi un uomo che veniva dalla selva, veniva dalla solitudine, veniva dalla disperazione. I marinai raccontano di aver visto quel fantasma camminare sull’orlo dell’abisso, sfidando la morte… Così i due infelici amanti, forse, trovarono la pace in fondo a quel precipizio, in quel mare tenebroso e immenso come l’animo umano, come l’amore, come il destino, come la morte, come il mistero…

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