Aveva 101 anni. Nato il 15 febbraio 1908
Era stato al Carpino Folk Festival nel 2007 con Salvatore Russo e i suoi amici Pio Gravina e Nunzio Mangiacotti.
Francesco Crisetti, che non sapeva né leggere e né scrivere, ha avuto dalla moglie Carmela De Mita (classe 1915) ben 19 figli, dei quali 6 ancora in vita, e 40 nipoti e pronipoti.
Nella sua lunga esistenza Francesco ha svolto vari mestieri legati al mondo della pastorizia e dell’agricoltura. Morto il papà quando aveva appena 4 anni, fu inviato dalla madre a fare il "pastorino" alla masseria Paglicci, in territorio di Rignano. Passò l’infanzia e l’adolescenza senza mai andare a scuola, in un periodo dove i bambini venivano impiegati nel lavoro per sostenere i bisogni economici familiari.
Grazie ad uno zio e al patrigno Nicola, Francesco imparò l’arte del canto; così, divenne animatore di tante serenate in una San Giovanni Rotondo che contava negli anni Trenta circa 9000 abitanti.
La serenata sangiovannese si apriva sempre con un sonetto iniziale:
"Bellà mo’ më në venghë chianë chianë / dretà la porta tójë m’avvëcinë / tróvë la porta apertë e më në traskë / tróvë la siggiulèlla e më rëposë / cë në vânë la padrona dë ‘sta casa / giuvënottë che va’ fa’ ‘nturnà ‘sti rosë / jé so’ vënutë pë’ darëtë onôrë / se tu më dà’ figghjëtë te chiamë mamma / se no të chiamë ‘cifërë dëll’Infernë".
In questo modo l’uomo chiedeva in sposa la ragazza amata alla suocera. Se questa acconsentiva il matrimonio era cosa fatta e lo sposo poteva chiamare "mamma" la suocera; in caso contrario, apostrofava la donna con l’appellativo di "Lucifero dell’Inferno". I canti per l’innamorata potevano cambiare di caso in caso, a seconda di chi ci si ritrovava di fronte. Anche alla sua amata Carmela Francesco aveva in mente di dedicare una lunga serenata, ma non la inscenò mai, per paura della reazione dei suoi genitori; infatti, i genitori di Carmela erano contrari al "parentato", perché benestanti e non volevano assolutamente che la loro figliuola sposasse un pastore analfabeta. Alla fine, però, Francesco riuscì a sposare Carmela a 23 anni.
Da allora visse nella località "Valle dell’Inferno", a pochi chilometri dal paese. Qui, nei lunghi anni che lo videro a "padrone" o come libero pastore, riuscì a metter su una piccola fortuna, formata da 520 pecore, 50 capre e 40 vaccini (mucche da carne e da latte). In un giorno, a piena attività, riusciva a produrre fino a 12 kg di ricotta, 20 kg di formaggio e tantissime mozzarelle e caciocavalli.
Per questioni legate al furto di alcuni capi di bestiame fu anche imprigionato e passò otto lunghi mesi tra le sbarre. Lui si è sempre dichiarato innocente. Si trattava, a suo dire, di una vendetta ordita ai suoi danni da un suo ex-dipendente. Accadde tutto durante il fascismo. Per fortuna, però, anche questa volta gli andò bene. Infatti, la moglie, che sapeva leggere e scrivere, sentito il parere del podestà sangiovannese (in realtà trattò con la consorte del capo fascista), inviò una missiva direttamente a Benito Mussolini, chiedendo la grazia per suo marito. Il Duce, stando alla versione di Crisetti, firmò l’atto di scarcerazione dopo alcuni giorni e lui fu subito libero di ritornare a casa ad accudire i figli e l’amata Carmela.
Per l’accaduto pensò di confessarsi da Padre Pio. La prima volta il futuro Santo del Gargano rifiutò di accoglierlo, perché stanco o perché occupato con altri fedeli. La seconda volta, invece, lo fece accomodare al confessionale accogliendolo con tanta allegria, come fossero amici fraterni. San Pio gli disse di non lamentarsi per aver passato quei mesi in galera da innocente, perché anche Cristo fu crocifisso senza peccato. Soddisfatto se ne ritornò a casa.
Tornando alle serenate, la scena canora, accompagnata il più delle volte dalla sola chitarra battente o anche da tamburello, armonica e "bughëdëbù" (tamburo a frizione: un strumento tipico della tradizione popolare pugliese e meridionale, fatto con un recipiente in creta o in metallo e una pelle ben tesa e dotata di un foro centrale, attraverso cui veniva issata un’asticella, la stessa che, fatta vibrare con un movimento sussultorio, produceva un tipico suono cupo dalle basse tonalità), veniva chiusa con un canto di "bona sera":
"Iammëcë a rëtërà iè fattë notta / li bellë ci stannì aspëttannë / allà fënästra cicata dë sônnë / tu donnë che sta’ fa perdë sônnë / jì quannë vaj’a casa e jabb’ a mamma / ritornë alli tuo fianch’a farëmë nu sônnë / më vurria fa nu sônnë alli toi fianchë / se ji më putèssë rëpusà / la vucëlla indë la macchia / volë e zompë ‘m pèttë a te / vajë a casa e lu dichë a mamma / quannë më ‘nzorë më pigghj’a té / bonasera padronë dë ca’/ cë vulimë a ié rëtërà / lu bonasera e ijé lu lascië a tuttë / lu padronë dëlla casë chiù dë tuttë".
Con questa "strapuletta conclusiva" l’uomo augurava ogni bene alla cara amata e al padrone di casa, sempre nella speranza che quest’ultimo decidesse di dargliela in sposa.
"Per chiedere in sposa mia moglie – ci spiegava Francesco – le ho regalato una ‘palma penda’ (un rametto d’ulivo lavorato e intrecciato a mo’ di cuore) e un anello d’oro. Il papà non l’ha gradito, così me l’ha rispedito indietro. Prima di me l’ha chiesta in sposa un altro pretendente, ma questa volta è stata Carmela a rifiutarlo, perché il suo cuore mi era già stato promesso. Infatti, dopo alcuni giorni, diede un ultimatum alla madre e al padre. Chiese loro di sposarmi o di avere il permesso di farsi suora. Fu così che i suoi decisero di concedermela.".
Non sempre le serenate avevano uno sfondo amoroso. Alcune "strapulette di sdegno" (i sonetti di scontro) venivano inscenate in disprezzo di qualcuno. Spesso le si metteva in scena semplicemente per scherzare o per sbeffeggiare il "cornuto" di turno, tradito dalla moglie e incapace di reagire.
E le tarantelle?
"Di tarantelle ne ho ballate tante – ricorda Francesco – da giovane salivo a piedi la montagna per venire qui a San Giovanni a casa di qualche amico; lo facevo per passare qualche momento in spensieratezza, soprattutto dopo ore e ore, giorni e giorni, passati a spaccarmi la schiena tra campi, formaggi e animali. Venivo in paese ogni quindici giorni. Ne approfittavo anche per rifornire la mia famiglia di viveri e vettovaglie necessari al sostentamento quotidiano".
Francesco ama stare tra ragazzi per insegnare la sua cultura: crea vere e proprie opere d’arte in legno. La sua abitazione è degna di un museo: qua e là per la casa si trovano cornici, piccoli altarini, edicole per santi, pesci, cavalli, collane, bastoni fatti a mano. Ma l’oggetto più sorprendente è senza dubbio il cosiddetto "segna pane", una sorta di timbro utilizzato per distinguere le pagnotte. Finemente intarsiato, è certamente il suo più bel capolavoro: rappresenta un uccello che sormonta una gabbia, realizzato a punta di coltello.
"Prima quando si trombava il pane in casa e lo si cuoceva nei forni comuni – conclude il nostro interlocutore – per distinguere le pagnotte, ogni famiglia aveva il suo segno di riconoscimento. Il nostro era questo, semplice ma, senza ombra di dubbio, unico nel suo genere"
San Giuvànne, lu pajèse mia…
Spunti tratti da "garganopress.net"
Scritto da Gianfranco Pazienza
Il Diario Montanaro
Mentre il Paese, anche quello che ha votato per l’attuale Governo, è paralizzato dai problemi giudiziari e patrimoniali del nostro premier, sul Gargano si avviano le "riforme" sulla giustizia.
Nel 2004 le inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA)di Bari, portavano in carcere la "Mafia Garganica" e pure qualche uomo dell’arma. Si parlava finalmente di una stagione nuova, capace di liberare il nostro territorio, anche di quegli intrecci tra affari e politica: malaffare e politica. Dopo quattro anni, celebrati i processi per i capi di imputazione minori, come il porto abusivo di armi, e scaduti i termini della carcerazione cautelare per i reati di mafia, per cui non possono essere celebrati i processi per quei reati, gli arrestati tornano in libertà.
Franco Romito (42 anni), non più amico della famiglia Libergolis, viene ucciso quasi subito, in un agguato eseguito nei pressi di Manfredonia. Era di martedì, il 21 aprile 2009. Anche Ciccillo Libergolis (67 anni) – il capo famiglia -viene sparato e ucciso di martedì, lo scorso 27 ottobre 2009.
Se si fossero celebrati quei processi, anche se lunghi, ma giusti, forse Romito e Libergolis sarebbero vivi; le loro famiglie non starebbero ora recuperando i corpi dei loro congiunti, crivellati dai proiettili. Forse (dico forse) la faida garganica avrebbe esaurito la linfa di odio, e forse, si sarebbe potuta arrestare. Così com’era nelle intenzioni della DDA. La celebrazione di quei processi avrebbe consentito di spiegare e far comprendere molte cose della degenerazione vissuta sul Gargano in quegli anni. Tra il 1998 e il 2004 il giro di miliardi immessi nel tessuto economico e sociale era ingente e appetibile al malaffare: non meno di duemila miliardi per il Contratto d’area di Manfredonia e li si sposta la faida e la mafia garganica; una settantina di miliardi per il Grande Giubileo del duemila e a san Giovanni Rotondo arriva la mafia dei parcheggi e dei santini e arrivano i primi morti ammazzati; qualche decina di miliardi per il Parco Nazionale del Gargano (e arriva Sgaramella).
Quella retata di arresti del 2004, aveva messo in difficoltà lo stesso Tribunale di Foggia, non certo dotato di un organico sufficiente per tutte quelle inchieste. Inoltre due sostituti procuratori della repubblica in servizio presso quel tribunale, risultavano coinvolti nell’inchiesta, giudicati vicini alle famiglie mafiose.
Sempre quell’estate, poche settimane prima degli arresti, il 15 luglio 2004, veniva coinvolto in un tragico e rocambolesco incidente tra cavalli e l’auto del Giudice Alessandro Galli, Presidente del Tribunale di Foggia.
Dunque, non si sono celebrati quei processi, ma si sono eseguite le sentenze.
Lo stile dei delitti mafiosi,inoltre, ha fatto scuola, coinvolgendo tragicamente anche molti ragazzi e ragazze, giovanissimi: aveva 15 anni Giusy Potenza, massacrata con un masso il 12 novembre 2004 (sospetto giro di prostituzione e droga) sulle scogliere dell’ex Enichem a Manfredonia; aveva 18 anni Giorgio Potenza, studente impegnato nel movimento contro tutte le mafie, dilaniato da un micidiale quanto perfetto pacco bomba (movente "ufficiale" un gesto di gelosia che era diretto al padre) arrivato a casa via posta ordinaria il 20 marzo 2006; ha 17 anni Alessandro Ciavarella di Monte Sant’Angelo, quando scompare la a sera dell’11 gennaio 2009 dopo essersi incontrato con i suoi amici (cattive compagnie?), e non rientra più a casa.
Oggi le associazioni dei giovani del gargano contro le mafie, l’associazione Libera e festAmbiente Sud (legambiente), Carpino Folk Festival, a San Nicandro, Manfredonia, Monte Sant’Angelo, ricevono dal Governo un’altra mazzata: con la finanziaria vengono venduti i beni confiscati alla mafia. Oltre al danno la beffa. Magari quei beni ora possono essere riacquistati con i soldi che anonimi rientreranno, "ripuliti", attraverso lo scudo fiscale. Comunque questi giovani sono migliori di quei politici e di quei sindaci che per rassicurarci di queste morti ammazzate, dicono che sono "normali", avvengono altrove. Ad ogni modo, se si fossero celebrati quei processi ne sapremmo di più, e potremmo dire a questi ragazzi del Gargano che il nostro stupendo e fragile promontorio non può morire di mafia, di speculazione edilizia, di incendi e aggressione alle coste. Ma c’è una nuova generazione, generosa e accogliente, che spera (e non spara) in un rinato Promontorio. Se solo quei processi, non brevi, avessero potuto aiutarci a svelare le verità.
Mettetevi comodi prima di iniziare a leggere questa intervista. E fatelo per due ragioni: la prima, preliminare, perché l’intervista è lunga. La seconda perché, proprio per il dettaglio delle risposte, vi racconterà un pezzo di storia che sui giornali leggete di rado. Dovete andare a cercarvela, questa informazione, tra le rare incursioni sui quotidiani nazionali o nelle colonne della stampa quasi di nicchia.
Eppure Gianni Lannes, il giornalista che parla nelle righe che seguono, a qualcuno dà fastidio. Dà fastidio al punto che nei giorni scorsi ha subìto una nuova – e non di scarso rilievo – intimidazione. Come scrisse il giornalista Andrea Purgatori nella sceneggiatura del film Il muro di gomma, il racconto della sua indagine sull’abbattimento del DC9 dell’Itavia sui cieli di Ustica, «la notizia è finita a pagina 16, ma qualcuno l’ha letta». Non occorre conquistarsi le aperture delle prime pagine per dimostrare la propria professionalità. E non occorre conquistarsele nemmeno per vedersi minacciati di morte.
Insomma, prendetevi il tempo che vi serve per leggere quanto vi viene raccontato. Fatelo “a puntate”, nel caso non possiate farlo in un fiato, ma arrivate fino in fondo. Perché ci sono aspetti della vostra vita che non vi vengono raccontati. Eppure qualcuno paga per tutti scontando la “colpa” di ricostruirli, quei fatti. Paga anche per voi.
Un’auto incendiata a luglio, promesse di morte arrivata via mail e nei giorni scorsi l’esplosione della seconda vettura. Ma cosa stai scrivendo che dà così tanto fastidio?
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Promossa dall’Assessorato al Turismo e Industria Alberghiera della Regione Puglia la terza edizione del Forum regionale del turismo in programma il 20 e 21 novembre a Bari.
"È – afferma l’assessore Terrevoli – la continuazione di un percorso di successo che, attraverso sessioni di lavoro ed incontri sul territorio, ha promosso un circuito virtuoso di ascolto e confronto con la partecipazione attiva di soggetti pubblici, Enti territoriali, operatori turistici, associazioni, imprese nazionali del settore e cittadini attraverso il quale valutare, individuare e raggiungere risultati certi a vantaggio di un settore trainante dell’economia locale.
Una partecipazione ampia e diversificata all’iniziativa consentirà di contribuire con idee, competenze, proposte ed esperienze, all’obiettivo finale: un turismo pugliese sempre più competitivo e di qualità".
‘Isole Tremiti. Le Tremiti saranno uno dei quattro scorci più belli d’Italia impressi sui francobolli del 2010. Lo ha annunciato il ministro Scajola. Insieme alle Diomedee sono stati scelti Courmayer in Valle D’Aosta, Todi (Umbria) e Viggiano (Basilicata). Altri due francobolli saranno dedicati a uno storico manifesto dell’Agenzia
nazionale del Turismo e ai 100 anni di Confindustria. Insieme all’emissione sulla Spedizione dei Mille, che partì il 6 maggio 1860 da Quarto di Genova alla volta della Sicilia, la creazione dell’Italia unita sarà ricordata da altre due tappe di questo percorso: Roma Capitale e la mostra filatelica «Quel magnifico biennio 1859-61», in programma il prossimo anno a Montecitorio. Le emissioni filateliche 2010 spazieranno, inoltre, dal Made in Italy alla promozione turistica del Paese, fino al ricordo dei Giochi Olimpici di Roma del 1960. Tra i francobolli in uscita nel prossimo anno apposite emissioni saranno dedicate all’Alfa Romeo, al completamento della linea ferroviaria ad Alta Velocità ed all’Arte romanica d’Abruzzo. Ampio spazio sarà dedicato allo sport con le emissioni riservate ai Campionati del mondo di pallavolo maschile, ai primi giochi olimpici della Gioventù nonchè ai Giochi Olimpici invernali di Vancouver. È stata prevista, inoltre, una serie tematica dedicata ai giardini e agli orti botanici d’Italia, e questo primo anno la scelta è ricaduta su Villa Hanbury di Ventimiglia.
Fonte: "www.primonumero.it"
Invitiamo a manifestare la vostra solidarietà per i contadini del Tavoliere, il cuore della nostra economia, delle nostre tradizioni e della nostra cultura.

Una dissennata politica dei prezzi alla produzione, sta uccidendo l’agricoltura pugliese con conseguenze negative non solo sul comparto, ma sull’intera comunità.
Il mondo agricolo meridionale vive un’acuta crisi che non trova al momento ascolto e considerazione degli interlocutori politici nazionali.
Una tradizione plurisecolare pare condannata all’oblio…
La cultura contadina dell’olio, del grano e del vino, si dibatte in una crisi strutturale non più sanabile.
Collasso epocale!!! Reso ancor più grave dai processi di mondializzazione dei flussi di merci e persone, con prezzi alla produzione dettati da un mercato “cieco e sordo”, incompatibile con la stessa sopravvivenza dei produttori.
Una consapevolezza nuova e più radicale, deve coinvolgere il mondo imprenditoriale agricolo, la politica e le comunità locali, in vista di una profonda revisione del comparto, per renderlo adeguato alle sfide del mercato da un lato, ma capace dall’altro di salvaguardare cultura e tradizioni, storia e paesaggio, valori e costumi.
Si è tutti con le spalle al muro e si devono avviare subito misure di urgenza con “fondi di solidarietà” per salvare il salvabile e progettare con decisione la ristrutturazione del mondo agricolo.
È ormai noto che l’agricoltura, rappresenta anche la nostra storia, la nostra anima ed una crescita umana e rispettosa dell’ambiente e delle nostre tradizioni.
Si tratta di condividere una idea di futuro…I CONTADINI non vanno lasciati soli, bisogna salvarli dall’eclissi e impedire un “SUICIDIO ANNUNCIATO”…
TUTTA LA COMUNITA’ E’ INVITATA AD INCONTRARE I CONTADINI E SOSTENERLI PARTECIPANDO ALLA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA, CHE SI PROTRARRA’ FINCHE’ NON SARANNO AFFRONTATI E RISOLTI DALLE ISTITUZIONI NAZIONALI I PROBLEMI CHE INVESTONO DA ANNNI IL COMPARTO AGRICOLO.
PS un buon bicchiere di vino ed una fetta di pane ed olio non verrà negata ai partecipanti
Ecco alcuni momenti della manifestazione:





Ecco cosa denunciamo, ecco i prezzi alla vendita:
Grano 16€ al quintale
Pomodoro 5€ al quintale
Uva 13€ al quintale
Oliva 25-30€ al quintale
Provo a tradurre in prezzi per massaia
Pomodoro 5 centesimi al Kg
Oliva 25-30 centesimi al Kg
Uva 13 centesimi al Kg
A quanto vengono venduti tali beni e derivati sugli scaffali dei supermercati?
Per saperne di più è possibile collegarsi a http://crisiagricolacapitanata.blogspot.com/ il neonato blog dedicato degli agricoltori della Capitanata
Video di presentazione e promo del PPTR sito di riferimento
Nel corso del 2007 l’Amministrazione Regionale ha avviato la redazione di un nuovo Piano Paesaggistico, coerente con le recenti innovazioni legislative, con l’obiettivo di realizzare uno strumento capace di riconoscere i principali valori del territorio della Regione, di definirne le regole d’uso e di trasformazione e di stabilire le condizioni normative e progettuali per la costruzione del paesaggio.
Il paesaggio è un bene comune
Il paesaggio ha il valore di un patrimonio che deve essere continuamente riprodotto mediante azioni di conservazione, valorizzazione, riqualificazione, progetto. Il paesaggio storico è ricco di idee, di invenzioni, di azioni, ma non dovrebbe essere inteso solo come una raccolta di beni di eccezionale bellezza e rarità; il paesaggio a indagato e decifrato come specchio dell’identità e dell’anima dei luoghi. Se lo si osserva così, il paesaggio storico è un giacimento straordinario di saperi e di culture d’uso del territorio. A volte quelle culture appaiono dormienti, soffocate da visioni individualistiche, economicistiche e contingenti; ma è proprio appoggiandosi su di esse che si può immaginare un futuro denso di valori collettivi e condivisi.
Il paesaggio è un ponte tra il passato e il futuro
La riflessione sul paesaggio consente alla cultura locale di ripensare se stessa e di ancorare l’innovazione alla propria identità. I paesaggi pugliesi, prodotti nel tempo lungo della storia da coloro che li hanno abitati e che li abitano, costituiscono il patrimonio sul quale fondare un futuro durevole e sostenibile della Regione non solo dal punto di vista ambientale, territoriale e urbano, ma anche dal punto di vista sociale e culturale. L’obiettivo del Piano è costruire regole condivise di trasformazione del territorio che consentano di mantenerne e svilupparne l’identità, i valori, e che ne elevino la qualità ecologica, paesaggistica e insediativa.
Si è tenuto mercoledì 11 novembre a Vieste, organizzato dall’associazione “Gargano Europa”, l’incontro “LE RADICI DEL FUTURO- I CENTRI STORICI DEL GARGANO".
Apertura lavori: saluti del Sindaco di Vieste Ersilia NOBILE, Maria Carla SIMONE e Antonio Giuffreda ( Ass. Culturale "Gargano Europa").
Fra gli interventi quelli di Franco Salcuni (Direzione Nazionale Legambiente) e Teresa Maria Rauzino (Pres. Centro Studi Martella).
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Ecco il servizio sul Convegno della giornalista Antonella Soccio (L’ATTACCO 13 ottobre 2009)
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Vieste/ I Centri storici sedotti e abbandonati del Gargano
Tra cineserie varie ed uffici tecnici attrezzati male. Se ne è discusso animatamente in un incontro. Più tutela per i luoghi delle origini.
La modernizzazione è un concetto superato. Dall’evoluzione della storia e dalle increspature della globalizzazione. Eppure sul Gargano i centri storici sembrano ancora destinati a dover fronteggiare le voglie e le ambizioni espansionistiche di chi vede nel mattone l’unico valore possibile, l’unica rendita ancora spendibile. Hanno discusso di questo e di tanto altro con la cittadinanza gli attivisti dell’associazione viestana Gargano Europa, alla loro prima uscita pubblica all’Hotel Falcone di Vieste. Il presidente Antonio Giuffreda durante l’incontro assai partecipato, arricchito dagli interventi di Franco Salcuni e Maria Teresa Rauzino e che avrebbe dovuto essere sostanziato dalla presenza dell’assessora regionale Angela Barbanente, ha ribadito la necessità di rilanciare l’immagine della Montagna Sacra a partire dai centri storici. Gli spunti di riflessione sono stati molteplici, tanto da animare un dibattito acceso prima tra il sindaco di Vieste Ersilia Nobile e l’ambientalista Franco Salcuni e poi tra Micheie Eugenio Di Carlo, esponente del Pd viestano e pezzi della maggioranza di centrodestra.
Il luogo delle origini
Le cupole grigie, le note lampie peschiciane, costruite dagli slavi, che “sembravano onde del mare e hanno meravigliato e attirato l’artista Bortoluzzi sul Gargano”. Le case a schiera, le stecche di Monte Sant’Angelo che sono sagoma e cartolina del paese. Le grotte. La necropoli viestana. Il diverso, che attira, la tipologia garganica, secondo la professoressa Rauzino, stanno lasciando il posto ad eterni non-luoghi, colmi di cineserie. Caratterizzati soltanto dal coacervo delle iniziative e dal baccano della movida estiva. “Quale tipologia hanno le casette del Porto turistico di Rodi?” ha chiesto ai presenti l’attivista che ha fatto del recupero di Kalena una delle sue battaglie più vigorose.
“Ciò che è antico’ha un valore. Hanno un valore le pietre, i rivestimenti, gli infissi autentici – ha rilevato nel suo intervento Franco Salcuni – c’è bisogno di luoghi delle origini perché ci aiutano nella nostra identità. L’identità si costruisce tenendo gli occhi fissi sulle pietre. Ognuno di noi quando entra nel suo profondo pensa al luogo delle origini. Riscopriamo una figura psicologica e sociale dei luoghi”. Il modo di vivere gli spazi è mutato. Se in passato bastavano i bassi delle viuzze del centro, oggi “il buco non basta” e l’appartamento nuovo di proprietà in zone periferiche è ancora considerato un buon investimento. Altrove – Umbria, Toscana, Marche – questo appartiene al passato recente. Altrove è tramontato il progetto abitativo di lungo respiro: la casa per sé, la casa in cui tornare per il migrante, la casetta del mare, l’appartamento per i figli, o il piano sopraelevato loro destinato. Restano i «cascami di città”, citati nel saggio di Federico Zanfi “Le città latenti” incistati e svuotati di senso. “Quanto valgono le case che costruiamo?- ha domandato Salcuni – ci sono ricchezze di generazioni nei quartieri di periferia. Si costruisce perché le persone affidano i loro investimenti all’acquisto di un immobile. Ma se si costruisce male, l’immobile non ha valore. E se c’è un abbassamento del valore immobiliare ci impoveriamo tutti”. La salvaguardia del valore delle case e del centro storico è, per Salcuni, uno dei mezzi per arginare la deriva sociale. Esiste un valore economico dell’integrità del paesaggio che è riassunto dagli assiomi: costruire meno e costruire bene.
Tutela&Uffici tecnici
Nel corso dell’incontro di Gargano Europa il dibattito è stato centrato sul livello qualitativo degli uffici tecnici. “La nostra tecnostruttura è attrezzata?” è stata la domanda del presidente Antonio Giuffreda. Ebbene, nel centro storico di Vieste è stata autorizzata la costruzione delle tettoie. Sì è dato il là ad interventi che hanno rotto la continuità prospettica dell’orizzonte del paesaggio comune della città. A Monte Sant’Angelo la maggioranza ha deliberato il deturpamento delle casette a schiera del rione Carmine per favorire gli interessi privati di un assessore. “Gli interventi sono fatti male, non c’è cura e c’è un problema legato alle maestranze. Gli uffici tecnici sono troppo distratti da altre cose. Se sono impegnati e tarati sull’espansione urbanistica non potranno favorire un recupero culturale dei centri storici” ha osservato Salcuni. Alzare i livelli di tutela reale porta, si è detto mercoledì pomeriggio a Vieste, a far crescere le maestranze.
Laddove forme di mobilitazione individualistiche o parentali vengono accolte da chi dovrebbe distinguere tra bene pubblico e bene privato, si incorre nell’abusivismo, che è sempre fonte di abbassamento dei livelli di sicurezza. Le imprese edili, con l’aiuto clientelare di uffici tecnici accondiscendenti e impreparati, si indeboliscono. Accanto all’approssimazione degli uffici tecnici Salcuni, il cui obiettivo è “rafforzare la lobby ambientalista sul Gargano” e i membri dell’associazione registrano il “ritardo della politica”, “sclerotizzata su vecchi sistemi”. La politica, che dovrebbe avere “l’orecchio aperto” alle associazioni, è incapace dì intuire dove va il mondo.
Realtà turistiche
In merito alla cultura degli uffici tecnici e alla abilità delle classi dirigenti di “rinnovarsi e innovare per costruire il futuro”, il sindaco Ersilia Nobile è intervenuta in atteggiamento polemico accusando bonariamente gli ambientalisti di avere “i paraocchi”. “La parola finale per le riqualificazioni è sempre data dalla Sovrintendenza. Solo se Comune, Provincia e Regione hanno lo stesso intendimento un intervento passa. Vorrei che voi di Legambiente non deste sempre la colpa alla politica”.
Del resto, come ha argomentato il presidente dell’associazione, le radici che si proiettano nella tutela sono un tema caldo. Vieste e tutto il Gargano sono alla terza fase, quella delle flessione, in cui mare e sole non bastano più al turista che ha fame di storia, tradizione e cultura. Nell’ultimo studio della Confcommercio si parla di desertificazione delle città e di qualità dei centri storici. “Senza un commercio di prossimità, realmente capillare, la città smette di vivere; è questione di tempo. E si riduce il benessere dei residenti ma anche il valore degli immobili di tutti i proprietari”. Vieste dopo la prima fase di sviluppo in cui non si poteva pensare a conservare e la seconda nella quale si è stabilizzata l’offerta turistica avanzata, vive un momento di riflessione, attraversato dallo spettro dell’abbandono e della possibile marginalità.
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Vieste/ I Centri storici sedotti e abbandonati del Gargano (2)
venerdì 13 novembre 2009 ore 16:13
Di Carlo denuncia lo strano caso della lottizzazione della Necropoli di S. Nicola. “La Classe politica è inadeguata”. L’assessore all’Urbanistica del comune di Vieste, Angelo De Vita lo smentisce “lì sorgerà un parco museale e non certo case”. Michele Eugenio Di Carlo, docente ed esponente viestano del PD, è una delle voci politiche più attente alla tutela del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale garganico. Mercoledì alla prima uscita dell’associazione Gargano Europa, il professore viestano ha letto un intervento sulla lottizzazione della Necropoli di San Nicola, che presenterà anche all’assessora Barbanente. “Come è stato possibile adottarvi una lottizzazione?” ha chiesto Di Carlo alla platea di addetti al lavori
presenti all’Hotel Falcone. Le sue sollecitazioni e la sua denuncia hanno scatenato delle reazioni violente da parte della classe politica. L’assessore Angelo De Vita ha precisato che “in quell’area sorgerà il parco museale e archeologico e non certo case”. Lo stesso ha voluto puntualizzare l’architetto Forte. “Quell’area lì è regolata dalla Sovrintendenza archeologica che con decreto l’ha delimitata. L’area di rispetto misura 3mila metri. Gli ambientalisti alle volte sono un po’ eccessivi nel dettare i limiti. Tuttavia gli eccessi ambientalisti di Di Carlo hanno permesso alcuni salvataggi importanti, benché temporanei. Come rileva l’Attacco: “tanti interventi sono stati per iniziative personali. E’ evidente che la classe politica è inadeguata. Lo abbiamo visto a Monte. In un momento in cui doveva dimostrare unità, c’è stata divisione su una questione culturale. Ci si chiedeva se sarebbe stata capace di reagire e tre giorni dopo otteniamo la variante che va a deturpare uno dei luoghi di maggior interesse paesaggistico del paese”. Anche Lazzaro Santoro laureato in architettura e attivista ambientalista crede nella necessità di preservare il paesaggio Credo che le associazioni non abbiano colore politico dichiara e aggiunge facendo una riflessione più ampia: “Ci sono dei manufatti posti sotto sequestro per i quali è dovuto intervenire il CircoMare Il centro storico in inverno è disabitato, è vissuto d’estate solo dai turisti, per lo più foggiani che hanno acquistato la seconda casa. I viestani invece si sono trasferiti nelle zone nuove L’estate il paese è un bazar, ma adesso resta un centro storico non vivo il che comporta problemi per la popolazione residente”. Vieste e forse diventata una mega struttura turistica un villaggio vacanze un non luogo? “Vieste e già un villaggio turistico. Via Mafrolla e spopolata ci sono pochissime famiglie di Vieste. Le case del centro storico contribuiscono alla ricchezza di agenti immobiliari.”
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Qui trovate le interviste effettuate da ONDARADIO:
http://www.ondaradio.info/index.php?option=com_content&task=view&id=16255&Itemid=1
PARTE 2
PARTE 3
Fotogrammi tratti dal video dell’inchiesta di rainews24 sulla EdenV e le altre navi affondate intorno al Gargano. La mappa è usata dai pescatori in modo da evitare le zone pericolose dove le reti potrebbero incagliarsi e provocare incidenti (vedi quello dell’Orca Marina che provocò un morto circa 10 anni fa).I punti neri ,nello specifico, sono quelli "critici". A breve il video dell’inchiestaDomenico S. Antonacci