//
archives

gargano

Questo tag è associato a 1005 articoli.

Il parco del Gargano per i disabili

Si rafforza ancor più il rapporto Parco-disabili. Al convegno di fine anno andato in onda lo scorso venerdì 18 dicembre 2009 alle ore 10 presso l’Agriturismo Nonno Peppe in località Parco del Barone, s.p. 144 Monte Sant’Angelo-Foresta Umbra, se n’ è avuta una lampante dimostrazione. In quella occasione infatti il Parco ha presentato il sentiero attrezzato per disabili e la prima guida al Parco per non vedenti e ipovedenti. Un doppio segnale di massima attenzione dell’ente verso le esigenze di chi è affetto da handicap. Il tutto all’insegna di un “Parco fruibile a tutti”. “Perché” ha spiegato il commissario Giandiego Gatta “intendiamo far godere, e quindi applicare il principio della condivisione, a chi è stato meno fortunato di noi, le bellezze che il buon Dio ci ha donato e che noi abbiamo il dovere di proteggere e preservare”. Dopo la presentazione delle due iniziative di Michele Guidato, funzionario dell’Ente Parco (insieme a Carmela Strizzi direttrice facente funzione), il programma ha visto gli interventi di Michele Corcio, presidente dell’istituito ricerca, formazione e riabilitazione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Foggia, e di Giancarlo Caputo, responsabile dell’associazione Superamento Handicap, quest’ultimo accompagnato da Nino Di Tullio, segretario nazionale SFIDA, il Sindacato Famiglie Italiane Diversamente Abili. Caputo e Corcio, entrambi, nei loro interventi hanno espresso parole di caloroso ringraziamento per il commissario straordinario del Parco Nazionale del Gargano. “Ringraziamo Gatta per tutte queste attenzioni e per la sensibilità dimostrata” hanno detto in sintesi i rappresentanti dell’UICIF e di Sfida. Va rimarcato che mai come nel corso del quinquennio 2004-2009 l’attenzione alla disabilità da parte dell’ente è stata così continua ed alta. Basti pensare che uno dei primi atti del Presidente Gatta nel 2004 al momento del suo insediamento al vertice dell’ente fu quello di rendere accessibile il sito web del Parco proprio ai non vedenti. Un rapporto, come si è poi visto, che si è negli anni rafforzato sempre più fino a concretizzarsi in eventi di una certa portata come appunto la Festa di Primavera organizzata sempre dal Parco e successivamente la prima guida al Parco per i disabili e il primo sentiero attrezzato per disabili.

Fonte: Parco del Gargano

Capitanata 2020. Il 2010 è l’anno dell’Auditorium Centro Culturale del Gargano

Auditorium della musica popolare proposto dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival.

Continua la campagna dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival per l’Auditorium della Musica Popolare del Gargano.
Articolo di Antonio Basile
Non permetteremo che si ritardi ancora la possibilità di dotare tutto il Gargano di un centro culturale in grado di incentivare attività ed eventi culturali di richiamo di scala nazionale e internazionale per rilanciare anche nel nostro territorio uno sviluppo sostenibile.
Il 17 dicembre, Gianni Mongelli, sindaco di Foggia, Comune capofila del Piano strategico “Capitanata 2020”, ha chiuso con la Regione Puglia l’intesa su 34 milioni 377mila 370,72 euro, il 90 percento delle risorse assegnate nell’ambito del Programma stralcio.
In questo modo i primi progetti della gerarchia della pianificazione strategica di “Capitanata 2020” potranno essere cantierizzati.
Nei giorni scorsi il monito della Cabina di Regia “tutti i progetti candidati al Programma Stralcio restano confermati e si chiederà alla Regione Puglia di sostenerli finanziariamente, a prescindere dai limiti prefigurati negli Assi e nelle Linee di intervento del Programma Operativo FESR 2007-2013 per le Aree vaste”.
Solo cosi afferma il sindaco di Foggia, Gianni Mongelli, si potrà “dare valore e conservare coesione intorno al Piano strategico Capitanata 2020”.
E di fatti è cosi. Soli cosi si può conservare la coesione di tutte le aree vaste della Capitanata compreso il Gargano.
Diversamente al danno si avrebbe ancora una volta la beffa.
Ricordiamo che a suo tempo allorquanto si trovò l’accordo per il primo stralcio fummo molto critici con i criteri adottati per la formazione della gerarchia dei progetti perchè danneggiavano ancora una volta il Gargano a vantaggio delle altre aree della provincia di Foggia. Critici fummo anche quando vi fù l’assegnazione delle prime risorse da parte della Regione Puglia perchè le decisioni prese dalla classe dirigente foggiana, in particolare quella di non aver istituito un Area Vasta per il Gargano, aveva fatto si che il traino turistico di tutta la Puglia fosse stato di fatto danneggiato anche in rapporto all’altra Area Vasta quella dei Monti Dauni.
Adesso bisogna rispettare la gerarchia del piano strategico perchè è l’ora per il nostro territorio.
E’, cioè, l’ora di puntare agli investimenti per la valorizzazione delle risorse culturali, naturali e sul pieno sviluppo delle potenzialità turistiche del territorio garganico.
Come ci ricorda Giovanni Dello Iacovo, responsabile delle Relazioni esterne e istituzionali “Capitanata 2020”, mercoledi prossimo 23 dicembre è fissato un incontro specifico sul recupero dell’Abbazia di Calena.
Per quanto ci riguarda il 2010 deve essere l’anno in cui puntare su una infrastruttura assolutamente necessaria per l’attrattività e per rendere urbano il Gargano che ha tanto bisogno di urbanità.
Nel corso del 2009 centinaia fra artisti, giornalisti, scrittori, registi, politici, albergatori, associazioni culturali, semplici simpatizzanti e tanta gente comune hanno sottoscritto il nostro appello per l’arte, la cultura e lo spettacolo anche sul Gargano.
Il 2010 deve essere l’anno dell’Auditorium della musica popolare come proposto dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, un luogo della cultura che trasformi il Gargano in un grande parco abitato dalla musica come è sempre stato nella sua storia.
Al momento nella pianificazione strategica, l’Auditorium è classificato sotto l’obiettivo di indirizzo “Città e Solidarietà” al III Livello, in una scala di priorità che va da I al IV, come: struttura di accoglienza a supporto del “Carpino Folk Festival”.
I soggetti coinvolti sono il Comune di Carpino, la Provincia di Foggia e il Parco Nazionale del Gargano. Importo stimato 3.150.000,00 Euro.
E’ l’ora di partire con gli studi di fattibilità e il progetto di dettaglio.
Per essere chiari non si sta parlando di una struttura minore, una nuova colata di asfalto e cemento come quelle che si vedono in tante cittadine italiane. Si discute di una struttura multifunzionale che agisca sia come sofisticato strumento di forte attrazione turistica sia come strumento di normalità urbanistica, ossia un impianto che dia anche all’area territoriale vasta del Gargano la possibilità di realizzare ogni tipo di evento, da quelli artistici e culturali (concerti, spettacoli, mostre artistiche, proiezioni) a quelli economici (fiere, esposizioni) e politici (congressi, dibattiti, comizi) che sia anche una piazza dove ci sta gente che lavora, ma allo stesso tempo anche un luogo piacevole per fare soste perchè ci sono negozi, bookshop, bar e ristoranti.
Una struttura d’eccellenza, insomma, che consenta il suo utilizzo per ogni aspetto della vita sociale delle nostre terre per creare un argine al degrado sociale e all’imbarbarimento, ma allo stesso tempo capace di sviluppare nuove attività in grado di attrarre flussi consistenti e sostenibili di visitatori, nonché qualificare, diversificare e ampliare la filiera turistica, di supportare lo sviluppo economico, l’accrescimento dell’identità culturale e sociale e di migliorare qualitativamente il sistema insediativo e infrastrutturale del Gargano, della provincia di Foggia e quindi della Puglia.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo non serve al Gargano una struttura tipo palazzetto dello sport da dedicare alla musica, ma serve un complesso multifunzionale architettonico, testimonianza dei nostri tempi, progettato da un grande architetto, nell’area definita dal Piano Paesaggistico Regionale una sorta di anfiteatro naturale del promontorio, che faccia dal punto di vista artistico da contraltare all’opera di Renzo Piano a San Giovanni R. per Padre Pio, abbiamo parlato di Fuksas e di Richard Meier.
Un esempio dell’Auditorim della musica popolare del Gargano confacente con le esigenze del nostro territorio è possibile visualizzarlo a questo indirizzo:

D’ora in poi seguiremo puntigliosamente i lavori della Cabina di Regia di Capitanata 2020 e dell’Assessorato regionale alla Programmazione e Politiche Comunitarie. Un ruolo centrale potrà essere svolto anche dai Sistemi Turistici Locali e dai Sistemi turistici di prodotto, ma anche dai progetti che verrano attuati con i POIN, i PAIN e i FAS.
Ogni volta che rileveremo rallentamenti o cambi di rotta denunceremo all’opinione pubblica l’accaduto e i loro responsabili. Cosi come daremo massimo risalto ad ogni accellerazione e a coloro che ne avranno i meriti.
A questo proposito permetteteci di dire che consideriamo sconvolgenti i ritardi del Governo nazionale e del Cipe sui Fas, i fondi comunitari destinati allo sviluppo delle aree sottosvilupate. Francamente non è possibile che a ridosso del 2010 non siano ancora disponibili per le regioni del Sud le risorse del periodo di programmazione 2007/2013.
Tanti sinceri auguri di un dolce e felice Natale.
Si prega la massima condivisione e divulgazione.

In Puglia, petrolio al posto del turismo

Non facciamoci infinocchiare, lo stesso avvenne in Basilicata.
I lucani non hanno visto ne sviluppo ne euro.

La Gazzetta del Mezzogiorno.it
di Giuseppe Armenise
BARI – Vocazione turistica? Provate voi a promuovere le spiagge sterminate sulle quali si affaccia il promontorio del Gargano o le acque cristalline del Salento mentre sul destino della regione con l’esposizione costiera più estesa d’Italia incombe la minaccia del petrolio. Il passo tra la Puglia perla del turismo e la Puglia pattumiera è davvero breve. E le popolazioni già si mobilitano per dire no a questo possibile scempio. Al loro fianco anche l’amministrazione regionale che proprio ieri, attraverso l’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna, ha annunciato di voler affiancare l’azione di rivendicazione di quanti «si oppongono alle ricerche petrolifere in una delle più belle zone costiere d’Italia».

La ricerca del petrolio sui fondali di fronte al litorale di Puglia promette di portare solo danni. L’esiguità dei possibili giacimenti, la cui portata si esaurirebbe, secondo alcuni, in poco più di un anno e mezzo, non giustifica affatto il costo ambientale richiesto alle popolazioni in termini di interferenze deleterie con l’attività di pesca, di sconvolgimenti inevitabili degli ecosistemi marini (nelle aree interessate affacciano riserve marine protette, parchi regionali e zone umide di assoluto pregio), di compromissione dell’industria turistica (stabilimenti balneari e strutture ricettive) che negli ultimi due anni proprio in Puglia ha mostrato segnali in controtendenza rispetto al generale calo registrato ovunque.

Il primo a lanciare l’allarme, un paio di settimane fa, il deputato di Monopoli, città a 40 km da Bari, Pierfelice Zazzera. Proprio nel mare di Monopoli e nella zona Sud tra le province di Bari e Brindisi (a una distanza che varia tra i 10 e i 37 km al largo) si segnalano tre punti di potenziale perforazione. Al momento, il ministero dell’Ambiente ha autorizzato solo le prospezioni sismiche (a colpi di proiettili ad aria, tecnicamente air gun) per la caratterizzazione delle aree oggetto dell’interesse delle società petrolifere (tutte con sede all’estero anche se in almeno in case partecipate da società italiane). Ma quei tre punti di prospezione sono diventati, nel frattempo, 7. Sui tavoli delle Capitanerie di porto competenti, infatti, sono arrivate richieste per l’avvio di attività in mare anche a Molfetta (20 km a nord di Bari) e poi a Gallipoli e a Taranto. Nel comprensorio della Capitaneria di Termoli, invece, ricadono i punti di interesse al largo delle isole Tremiti, sede di una delle più estese riserve marine di Puglia. E da Monopoli, i Verdi annunciano per bocca del portavoce Giuseppe De Leonibus: «I punti complessivi di possibile perforazione, in prospettiva sono addirittura 15, 5 dei quali nell’arco jonico».

Gli elementi per rendere inquiete le popolazioni locali e le amministrazioni (compresa quella monopolitana che è retta da un sindaco di centrodestra, quindi affine al governo nazionale) ci sono tutti. Non ultimo il fatto che Regione e enti locali sostengono di aver saputo di questa campagna di ricerca del petrolio ormai a cose fatte, quando cioè ormai non era più possibile esprimere alcun parere. Una lettera, in realtà, risulta inviata dal ministero dell’Ambiente alle amministrazioni delle città costiere (compreso il capoluogo di regione, Bari) a gennaio. Ma gli uffici competenti di ciascuno dei Comuni in indirizzo sostengono di non averla mai ricevuta. In più, tra i due quotidiani scelti per rendere pubblica la procedura avviata ne è stato scelto uno («Il Giorno» di Milano) che non ha alcuna diffusione in Puglia. E così la protesta si sposterà molto presto in strada. Il comitato di cittadini cui già hanno dato la propria adesione Italia dei valori e Verdi si costituirà ufficialmente la prossima settimana, il 28 dicembre, e già si annunciano una serie di manifestazioni.

Decisamente duro l’attacco dell’assessore Introna al ministro Stefania Prestigiacomo: «Mentre sta rappresentando l’Italia al vertice di Copenhagen – dice Introna – sul clima, dal suo ministero arrivano bordate che renderanno la Puglia la pattumiera d’Italia e di Europa. I più grandi scienziati e i più eminenti statisti cercano modi per ridurre le emissioni di gas serra in Danimarca. Mentre il ministro si fa bella con discorsi sul Bel Paese, ci viene reso noto che risultano depositate alle Capitanerie di porto ben 7 nuove richieste di prospezioni geologiche per ricerche di gas e petrolio. La Regione non può neppure restare inerte. La Prestigiacomo sta a Copenaghen e i suoi uffici dicono che per il rigassificatore di Brindisi a due passi dalla case va tutto bene. Il Ministro parla al vertice Onu sull’ambiente, ma con una mano nascosta firma il raddoppio della centrale Eni di Taranto. Si tratta di scelte scellerate. Appena arriveranno i decreti, stia pur sicura il ministro che saranno impugnati dalla Regione».

Nasce il Comitato per la tutela del mare garganico

VIESTE – E’ nato a Vieste, ma solo per le formalità costitutive, in quanto riunisce rappresentanti da vari paesi del Gargano, il "Comitato per la tutela del mare del Gargano", prima creatura con rilevanza giuridica del movimento delle associazioni garganiche che si riconoscono nell’Associazionismo Attivo del Gargano. Alla firma dell’atto costitutivo, presso lo studio legale dell’avvocato Francescantonio Bosco si sono dati appuntamento un gruppo di promotori che hanno individuato quale presidente del comitato Michele Eugenio Di Carlo, fra i membri più attivi dell’associazionismo garganico, con un impegno costante per le tematiche ambientali e la difesa della salute pubblica. Moltissime le adesioni già pervenute al Comitato che si propone di attivare ogni iniziativa utile per "salvaguardare l’ecosistema marino, occupandosi al contempo di tutelare la salute delle popolazioni garganiche e di tutti coloro che visitano il territorio per finalità turistiche, lavorative e scientifiche; sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della salubrità del mare e dei rischi per la salute umana derivanti dall’inquinamento dello stesso; istituire un canale diretto e preferenziale con le autorità (politiche, giudiziarie e militari) nazionali, regionali e locali, al fine di promuovere le azioni necessario per realizzare tali obiettivi". E’ la "società civile" che scende in campo, un esempio di quella cittadinanza che intende interpretare un ruolo attivo e diretto nella gestione del territorio, intervenendo, qualora si ritiene possa derivargliene pregiudizio, nei procedimenti promossi dalle amministrazioni territoriali e dagli enti pubblici, per la tutela degli interessi generali delle comunità e del territorio. "La costituzione del Comitato è un appuntamento che viene da lontano – spiega il presidente Di Carlo – e che ha attraversato nella sua lunga fase di gestazione numerose remore e traversie di tutti i tipi. L’inchiesta del giornalista Gianni Lannes di circa tre anni fa e il riuscito convegno del 28 ottobre scorso a San Nicandro Garganico con la netta presa di posizione dell’assessore regionale alla legalità, alla trasparenza e alla cittadinanza attiva, Guglielmo Minervini, hanno determinato la volontà comune di costituire un Comitato." Fra le prime iniziative del Comitato, proprio la sollecitazione degli impegni presi da Minervini nel corso del convegno sulle navi affondate al largo del Gargano, rispetto all’istituzione di un tavolo tecnico, l’indizione di una conferenza di servizi e la destinazione di fondi per la rimozione dell’Eden V dalla costa lesinese. Forte e decisivo l’impegno di molti giovani del mondo dell’associazionismo garganico che inaugurano una nuova stagione di impegno, contro i silenzi e l’immobilismo della poltica, l’indifferenza di tanti, per partecipare alla costruzione del proprio futuro.
Anna Lucia Sticozzi

tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed. "La Gazzetta di Capitanata" del 20 dicembre 2009tma

Neve a Carpino

Foto scattata da Contrada Coppa

Neve sul Gargano

Da questa mattina nevica su quasi tutto il Gargano, da San Marco in Lamis a Monte Sant’Angelo. Nella zona della Foresta Umbra, come potrete notare dalla webcam in alto di MeteoGargano.com, il manto nevoso ha raggiunto già i 5-6 centimetri d’altezza. Al momento si circola regolarmente sulle principali arterie, qualche difficoltà si riscontra solo sulla strada che da Monte Sant’Angelo conduce alla Foresta Umbra e a Vico del Gargano dove sono attesi i mezzi spargisale e spazzaneve. Gli uomini del servizio meteomont del Corpo Forestale dello Stato sono al lavoro nelle campagne di Monte Calvo e Monte Nero, le vette più alte del Promontorio, per assistere le aziende agricole e zootecniche della zona.

Fonte: TeleRadioErre

Capodogli spiaggiati, Greenpeace: “Prematuro dire che la plastica li ha uccisi”

"Il ritrovamento durante l’autopsia di buste di plastica nel tratto digerente dei capodogli spiaggiati alla Foce di Capoiale-Laguna, non ci sorprende e dimostra ancora una volta il grave stato di degrado dei nostri mari. – sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – Ci sembra però prematuro (e poco credibile) affermare che questa sia la causa dello spiaggiamento." In una nota-stampa di Greenpeace si legge ancora: "Le ipotesi sono tante: da un possibile terremoto sottomarino all’immissione in mare di suoni a grande intensità (causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimenti di petrolio), all’inquinamento (verosimilmente analisi tossicologiche potrebbero confermare la presenza di metalli pesanti o altri inquinanti)". "Bisogna aspettare che gli esperti terminino di lavorare sui campioni prelevati per poter indicare con sicurezza le cause di questo disastro ambientale. Quello che è certo, però, è che il Mediterraneo, un mare semi chiuso, soffre particolarmente dell’impatto delle attività umane. E nulla viene fatto per preservarlo. Ad oggi meno dell’1% della sua superficie in alto mare, dove le balene vivono, è protetto. Non possiamo aspettare che muoiano i capodogli per intervenire." conclude Monti.

redazione Teleradioerre

La macelleria a cielo aperto…

Mare Adriatico che accarezza il Gargano quando infuria il Maestrale. “Il 9 dicembre sono stati avvistati 10 capodogli in difficoltà” rivela una elevata fonte militare italiana. Strano. Ma allora come mai la notizia è stata fatta trapelare agli organi di informazione soltanto il 10 dicembre? Cosa ha causato lo spiaggiamento di ben 7 cetacei e la loro morte sull’istmo di Varano? Inquinamento chimico e radioattivo, o inquinamento sonoro? Che fine hanno fatto gli altri esemplari? Tutte le balene potevano essere salvate? Qualcuna si è per caso riversata sul litorale di Vieste? Forse, era in corso un esperimento bellico? C’è un nesso con il recente ritrovamento nelle acque dell’omonimo e adiacente lago costiero (comunicante con il mare attraverso due canali), di tracce consistenti del radionuclide artificiale cesio 137? Esiste un legame con la presenza a poche miglia dal luogo dell’insabbiamento dei cetacei di numerose navi imbottite di veleni chimici, affondate nell’ultimo trentennio (Et Suyo Maru e Panayota senza citarle tutte)? Proprio dinanzi alla fascia costiera di Capojale e Foce Varano – anticamente una baia marina sulla quale si ergeva la città di Uria – si staglia la minuscola isola di Pianosa, soffocata da numerosi relitti inquinanti e da un tappeto di ordigni inesplosi risalenti alla seconda guerra mondiale e al più recente bombardamento della ex Jugoslavia (perfino all’uranio impoverito e tutti di marca angloamericana). Il fenomeno è ben noto ai tanti governi italiani e al padrone Usa. Non è tutto. Al largo del promontorio garganico alcuni ricercatori dell’Icram, oggi Ispra, hanno riscontrato e segnalato alle autorità (già a conoscenza ma silenti) la presenza di un’area sottomarina – diametro 10 miglia – contenente un numero imprecisato di ordigni convenzionali e chimici, alla profondità di 230 metri. Ancora al largo del Gargano, come è noto allo Stato Maggiore della Marina italiana, all’Us Navy ed al Pentagono, ad una profondità variabile tra i 200 e i 400 metri su una estensione notevole insiste un’autentica discarica di bombe chimiche inutilizzate. Basta esaminare i dati dei progetti REDCOD e ACAB per comprendere appieno il diastro ecologico appena annunciato dalla strana morte di questi nostri fratelli del mare. “Nei capodogli i primi esami hanno rivelato la presenza di embolie gassose” spiegano due cetologi, gli unici esperti che il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, una perfetta incompetente in materia, si è ben guardata dal chiamare in loco. Il nemico numero uno di questo tesoro biologico è l’inquinamento. L’affondo acustico dei sonar militari spaventa i cetacei e li spinge ad un a risalita troppo rapida, in cui trovano frequentemente la morte. I cetacei sono estremamente dioednenti dall’udito per la loro sopravvivenza. Molti esperti sono preoccupati per i cetacei colpiti dall’inquinamento acustico causato dalla navigazione, dalle rilevazioni sismiche, dalle trivellazioni per l’estrazione degli idrocarburi, dalle costruzioni marine e dai dispositivi sonar. La marina militare Usa attualmente sta sperimentando dei cannoni pneumatici che sparano sugli abissi onde sonore fino a 270 decibel con intervalli di 20 secondi. La tolleranza acustica massima dei capodogli è di 150 decibel. La Cetacean International Society pubblica bollettini di cetacei uccisi da questo tipo di contaminazione acustica. Tra l’altro questo organismo scientifico indipendente da lobby economiche e governi ha denunciato una dozzina di esperimenti realizzati in gran segreto nel mar Ligure. Contaminazione causata non solo dai cannoni acustici calibrati, ma anche dai meno conosciuti Surtass Lfai dell’US Navy e della Nato. Si tratta di sistemi sonori per individuare sommergibili con uso di onde sonore di 250 decibel a bassa frequenza di 450-750 Hz. 2Dopo una nottata movimentata passata al telefono a sollecitare e avvisare vari enti, la mattina di venerdi 11 dicembre, tre esemplari risultavano ancora vivi mostrandosi relativamente vitali dopo circa 24 ore in una condizione di spiaggiamento. Gli altri erano purtroppo deceduti” denuncia Vincenzo Rizzi, presidente del centro studi naturalistici di Capitanata. “Malgrado la ferma volontà sinistra che delle centinaia di pescatori locali, di tentare di recuperare i tre esemplari, le istituzioni nazionali da Roma e sottolineo da Roma telefonicamente hanno deciso che gli animali dovevano morire” conclude con le lacrime agli occhi uno pochi veri ecologisti della Puglia. Per quale ragione il ministro Prestigiacomo ha decretato la morte a tavolino di questi giganti del mare? Terra Nostra ha interpellato il ministro della Difesa, Ignazio la Russa per sapere quantomeno se era in corso qualche esercitazione militare nella zona, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Allora abbiamo deciso di andare a fondo nell’indagine giornalistica e abbiamo scoperto che la Capitaneria di porto di Termoli, con l’ordinanza numero 46/09, firmata il 20 novembre 2009 dal capitano di fregata Raffaele Esposito, ha interdetto dal primo al 31 dicembre di quest’anno, un’area marina vicina alla zona di spiaggiamento, per consentire la realizzatone di un’esercitazione dell’Aeronautica militare italiana. Nel testo si legge: “lo specchio acqueo centrato nel punto di coordinate latitudine 42°00’00’’ N – longitudine 015°16’00’’ E e per un raggio di 2,5 miglia nautiche, è interdetto alla navigazione, ancoraggio, sosta e pesca comunque effettuata, nonché ogni altra attività direttamente e/o di riflesso connessa agli usi pubblici del mare”. E’ davvero strano che i pescatori del Gargano, come i naviganti civili, non siano informati. Come mai l’autopsia – più simile ad una gratuita macelleria – condotta dai vivisezionatori dell’università di Padova è stata realizzata sugli ultimi due capodogli agonizzanti (esemplari 6 e 7) e non sui primi cetacei arenati per stabilire le cause della morte? Il disastro combinato macellai universitari è documentato dalle immagini: questi animali hanno pure banchettato sul luogo della carneficina e si sono pure fatti ritrarre in foto ricordo dei trofei. Il ministero ambientale ha stanziato 150 mila euro per le balene che attualmente giacciono in putrefazione sul litorale. Un’altra enormità ingiustificata. Il disastroso evento ha dimostrato che il parco nazionale del Gargano ed il parco marino delle Tremiti sono due carrozzoni, anzi due poltronifici, enti incapaci di articolare il benché minimo intervento, alla stregua della Provincia di Foggia con i balbettanti Pepe e Pecorella. Nel Gargano nonostante convegni e conferenze a spese del contribuente negli ultimi 20 anni, non esiste ancora un osservatorio marino. Le balene sono i nostri antenati evoluti. Queste nobili creature degli abissi non conoscono frontiere, si muovono libere nei mari. Sono la specie simbolo dello stato di salute dei nostri mari. La voce di una balena viaggia fino a 1500 chilometri di distanza: se si ascolta attentamente si comprende che chiede aiuto. Purtroppo gli umani sono la specie più pericolosa sul globo terrestre.

A breve le immagini e il video dell’inchiesta

Gianni Lannes

Il progetto di marketing territoriale della Provincia di Foggia intitolato ‘Mettiamo le ali ai vostri sci’

Presentato questa mattina a Palazzo Dogana il calendario 2010 della Provincia di Foggia

Un progetto di ampio respiro che vedrà le province di Foggia e Belluno protagoniste della propria promozione turistica, culturale ed enogastronomica attraverso una collaborazione virtuosa che, questa mattina presso la Sala Giunta di Palazzo Dogana, ha visto nella presentazione del calendario ufficiale 2010 della Provincia di Foggia il suo atto inaugurale. Alla presenza degli assessori provinciali al Turismo, Nicola Vascello e alla Cultura, Billa Consiglio, e dell’assessore al Turismo della Provincia di Belluno, Matteo Toscani, è stato presentato agli organi di informazione il nuovo calendario, ancora una volta nella duplice versione da parete e da scrivania. Gli scatti di Franco Cautillo, quest’anno dedicati ai castelli della Daunia, racconteranno per 12 mesi le ricchezze architettoniche della provincia di Foggia. La copertina è dedicata a Castel Fiorentino, luogo dove morì l’imperatore Federico II di Svevia, all’interno spazio ai castelli di Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata di Puglia, Bovino, Lucera, Monte Sant’Angelo, Peschici, Isole Tremiti, Torremaggiore, Serracapriola, Manfredonia, Pietramontecorvino e Deliceto.

Il progetto di marketing territoriale intitolato ‘Mettiamo le ali ai vostri sci’, inaugurato stamane, parte subito con la promozione turistica della provincia di Belluno sui calendari realizzati dall’Ente di Palazzo Dogana. Un’intera pagina dedicata a ‘Belluno, terra da vedere, gustare e vivere!’ arricchita dagli scatti fotografici delle Dolomiti, di recente riconosciute patrimonio dell’umanità e che per larga parte ricadono all’interno del territorio provinciale bellunese.

“Dopo il successo dello scorso anno abbiamo deciso di continuare sulla strada della promozione territoriale – ha evidenziato l’assessore provinciale alla Cultura, Billa Consiglio – attraverso l’esaltazione dei castelli della Daunia, in taluni casi ancora poco conosciuti e valorizzati ma che costituiscono una parte fondamentale della nostra ricchissima storia. Veicolarne la bellezza, non solo all’interno del nostro territorio ma anche fuori dai confini provinciali, attraverso le belle fotografie che rendono questo calendario un prodotto di gran pregio, è il modo migliore per esaltare le nostre molteplici eccellenze culturali”.

Entrando nel dettaglio della collaborazione con la Provincia di Belluno, l’assessore al Turismo della Provincia di Foggia Nicola Vascello ha spiegato che si tratta di “un progetto in cui le azioni di promozione reciproca saranno molteplici: dalla presentazione e distribuzione del nostro calendario, a gennaio a Belluno, alla promozione delle Dolomiti, in estate sul Gargano, che sarà conseguente alla promozione del nostro Gargano nella provincia bellunese già a partire dalle prossime settimane. Un interscambio denso sia da un punto di vista turistico che culturale ed enogastronomico tra due territori che, per caratteristiche variegate e diversificate, possiedono una grande capacità di integrazione”.

L’assessore al Turismo della Provincia di Belluno, Matteo Toscani, al quale la Provincia di Foggia ha donato il San Michele d’argento, simbolo del territorio, ha espresso “soddisfazione per un progetto di grande respiro in cui l’integrazione tra i monti bellunesi delle Dolomiti e il mare del Gargano, accomunati dall’essere meta di turismo di alta qualità, potrà giovarsi di una importante opportunità fornita dal rispettivo marketing territoriale. Un turismo che non è solo paesaggistico. Le province di Foggia e Belluno sono accomunate anche dalla caratteristica di essere mete del turismo religioso, San Giovanni Rotondo con Padre Pio e il territorio bellunese con il Papa Giovanni Paolo I nonché da una importante opportunità di completamento sotto il profilo del turismo enogastronomico con le rispettive eccellenze, olio e vino per la Capitanata, formaggi e salumi per il bellunese, che si integrano perfettamente tra loro. Si tratta di un progetto ambizioso – ha concluso Toscani – che ci vedrà più volte impegnati nella reciproca promozione attraverso diverse iniziative che, sicuramente, costituiranno una grande opportunità per gli operatori turistici e per le comunità dei nostri territorio”.

Il Gargano che non c’è!

Quanto contano la tutela e le sinergie nel turismo?
articolo di Gaetano Berthoud

Qualche settimana fa, pubblicando l’articolo “Gargano: Indietro Tutta”, ponevo delle riflessioni senza risposte sulle evoluzioni del turismo, sui nuovi problemi che diversi operatori stanno riscontrando, sulle difficoltà nelle sinergie e sulle strategie prospettate da alcuni illuminanti.
 
Proviamo però a dare delle risposte o comunque ad entrare meglio nella discussione e nelle varie e ipotetiche soluzioni da intraprendere, considerando che il 2010 e il 2011 saranno anni difficili per il settore. Ad esempio cominciamo a chiederci cosa non c’è nel nostro amato Gargano, cosa occorrerebbe per far si che il reparto turistico possa strutturarsi per poter meglio intraprendere le sfide che il mercato turistico globale esige.
 
Personalmente credo che più di ogni altra cosa, manchi una discussione SERIA sul turismo, un confronto che vede tutte le parti coinvolte intorno ad un tavolo, quindi operatori, enti, rappresentanti di categoria, consorzi, associazioni del territorio, associazioni di categoria, ma anche la popolazione garganica. Questo perché non se ne può più dei tanti luoghi comuni per poi ritrovarsi tutti in perfetta solitudine ad affrontare ogni tipo di problema, ad iniziare dalle tante difficoltà degli operatori turistici.
 
I luoghi comuni, secondo un mio parere da abbattere, sono quelli che gli operatori turistici siano tutti degli impostori, eco mafiosi, abusivisti, senza scrupoli né etica, che gli operatori pensano solo ai fatti loro, che si fanno “un’insaccata di soldi” lavorando 3 mesi l’anno.
 
I luoghi comuni sono quelli che chi non lavora nel settore pensa che l’attività turistica, anche se di riflesso, non gli porta nessun beneficio, ma poi chiediamoci se non ci fosse il turismo quanta verdura in meno si venderebbe, oppure che all’ufficio postale basterebbero meno impiegati, che le imprese edili avrebbero certamente meno da fare, che anche il cantoniere avrebbe meno strade da sistemare.
 
Riflettiamo… Se non ci fosse il turismo , avremmo strade ancora peggiori di quelle che abbiamo, basta pensare al Subappennino. Nelle scuole occorrerebbero molti meno insegnanti, poiché se non ci fosse il salvagente del turismo, molta gente, ancor più di quanto già accade, sarebbe costretta ad andar via, con relativi figli a seguito.
 
E poi ci sono, più che da abbattere, da combattere, i tanti luoghi comuni sulle istituzioni. Evitare anche qui le solite sagre di pensiero negativo, che, seppur giustificato, non porta certamente verso politiche di condivisione, anzi, sono dell’idea che i segnali devono sempre venire dal basso per poter meglio essere interpretati dalle istituzioni. Ci sono anche i tanti luoghi comuni sulle persone del Gargano, che non vogliono lavorare, che non sono professionali per il settore turistico, che non credono nel supporto organizzato alle strutture di settore, quindi anche qui si dilaga su concetti che tutto sommato portano ad ulteriore distacco.
 
Ora mi chiedo e vi chiedo:
Vogliamo cominciare a pensare che tutti insieme, coinvolti direttamente o indirettamente, dovremmo dare più dignità a questo settore che è la vera ricchezza di questo territorio, augurandoci che lo sia anche per le generazioni future? Possiamo provare ad uscire fuori da tutti questi luoghi comuni e confrontarci, dando ognuno il suo apporto e la propria risorsa e serietà a questo settore? Riusciremo mai a scavalcare le tante banalità che diciamo sul turismo, sugli operatori, sui cittadini garganici che ci lavorano o vorrebbero lavorarci?
 
Personalmente conosco cittadini garganici molto sensibili al turismo, conosco operatori (la gran parte) che fanno molti sacrifici e rischiano anche molto, operatori con un’etica ben delineata, e che grazie a loro portano occupazione, conosco politici che vorrebbero solo la spinta giusta dal settore per intraprendere un salto di qualità, così come apprezzo i tanti consorzi che, aldilà delle strategie giuste o perfezionabili, comunque svolgono un ruolo di promozione del territorio importante.
 
Ora rifletto sulla possibilità, se non sulla necessità, che tutte queste energie insieme possano rappresentare un’ottima linea guida per il settore.
 
Anche perché, nei tanti e timidi tentativi a volte fatti dalle istituzioni, altre volte da consorzi, non si è mai arrivati ad una consulta importante, immaginando il turismo come “L’azienda Gargano”, questo vuol dire che si continua ad operare senza mai fermarsi per delle riflessioni, senza mai chiedersi cosa fa bene, cosa va bene… eppure chiunque ha un’azienda ma anche semplicemente un’economia dettata da scelte, l’analisi la fa puntualmente, come ad esempio un operatore turistico ad ottobre sulla stagione trascorsa.
 
E’ necessaria un’analisi del settore perché si commette un errore se si pensa che quello che fa vendere è l’albergo bello e moderno, e si sbaglia se si pensa che si lavora solo grazie alle proprie capacità. Si sbaglia perché le capacità sono fondamentali, così come la costanza e la serietà, ma se c’è una cosa a cui noi garganici dovremmo ogni giorno dire grazie è quella di essere in questo territorio baciato da madre natura, quindi diventa fondamentale la tutela, perché è il Gargano la nostra prima insegna luminosa, è il Gargano che ci da queste possibilità poiché gli ospiti accorrono, le spiagge si affollano, gli alberghi si riempiono grazie al Gargano.
 
L’azienda Gargano è di tutti, di tutte le persone che ci lavorano, ci vivono, ci operano, lo sostengono, un’azienda che non bisogna tradire, per questo da tutelare. Ma per tutelarla c’è bisogno proprio di tutti lasciando a casa banalità e luoghi comuni.
 
Perché ci arrabbiamo se qualcuno ci sfregia la macchina, invece ci importa poco se qualcuno ci sfregia un Trabucco? Lì forse dimentichiamo che prima ancora del danno alla natura, sta creando un danno alla nostra azienda.

Avete notato l’assenteismo del settore turistico di fronte a qualsiasi tipo di attacco che il nostro territorio ha ricevuto?
 
Ogni anno puntualmente si ripetono episodi incresciosi, solo negli ultimi 2 anni il settore turistico ha assistito passivamente al disastro dell’incendio nel 2007, all’attacco dei media nazionali, agli attacchi esasperati da parte della Gazzetta del Mezzogiorno “filo salentina”, agli incidenti dove ogni anno perdono la vita turisti, ad esempio nella galleria di Mattinata. Quest’estate un residence di Peschici ha vissuto la disavventura, che poteva capitare anche ad altre strutture non recentissime, di aver visto una famiglia ospite, essere vittima di una bombola di gas esplosa semplicemente per una disattenzione. Ho visto anche come quella struttura ha dovuto difendersi da sola, intanto dalle reti nazionali e dal televideo, continuavano ad uscire comunicati che destabilizzavano il nostro settore turistico, facendo passare per gravissime le condizioni della famiglia, quando poi in realtà sono stati dimessi il giorno dopo, per fortuna di tutti.
 
Ora vi chiedo, quanto occorrerebbe questo tipo di tutela? Quanto ne gioverebbe il territorio se ci fosse un’associazione di categoria di tutela del turismo? Magari con un presidente dalle spiccate doti interlocutive, con esperienza nel settore, un presidente di peso, che chiaramente andrebbe individuato tra gli operatori turistici.
 
Così La Gazzetta che ci insulta puntualmente ogni estate avrebbe risposte ufficiali dal settore, che essendo comunque di parte, non rischia ritorsioni personali, ecco perché i politici, sindaci, assessori, non parlano di fronte a questi affondi frontali sul turismo fatti da alcuni media, ecco anche perché loro continuano a fare ciò che ritengono, poiché non c’è nessuna associazione di categoria che gli potrebbe creare problemi o addirittura denunciarli.
 
Quando malauguratamente avremo episodi incresciosi, ci saranno dei comunicati ufficiali nel rispetto delle vittime, cosa importantissima anche per rispetto dei loro familiari. Ma tutto questo occorre anche per le nostre belle iniziative, fiere, eventi, insomma per tutto ciò che gira intorno al settore. Un associazione di categoria turistica aiuterebbe a far si che quella galleria di Mattinata fosse più monitorata e migliorata nella sicurezza, oppure pensiamo al tratto che da Vieste conduce verso la zona di Porticello, centinaia di metri di strada statale affiancando una recinzione fatta con del semplice filo spinato, dove basta una caduta da bicicletta per perdere la vita. Bene, una categoria che solleva questi casi aiuterebbe certamente il lavoro di Ersilia Nobile verso gli Enti sopra comunali.
 
Diciamo questo. La tutela è necessaria in tutti i settori del turismo, ad esempio da qualche giorno è nato il Comitato in difesa del mare, nato da anime ambientaliste, ma come non possiamo pensare che ciò aiuterà il turismo? Tranquilli che chi vorrà compiere atti illeciti nel nostro mare, d’ora in poi ci penserà una volta di più. Basta con le riunioni, molte volte occasionali, dove si conclude invitando gli operatori a mettere 300 euro o 500 euro a testa per fare quella fiera o quel catalogo.
 
Oggi non occorrono i soldi ma il cuore e possibilmente anche l’anima per un turismo più tutelato e di qualità. Per far questo occorre maturità ed intelligenza, come ad esempio fanno a Rimini, in Trentino o in Veneto.
 
Ricordate un paio d’anni fa la vicenda di una ragazza violentata sul lungomare di Rimini? Pensate che sia stata l’istituzione a incastrare “l’aggressore” dopo solo 2 giorni? No, è stata l’Associazione degli albergatori che in modo strategico mise una taglia diffondendo l’identikit del delinquente. Ecco così che una notizia negativa, loro riescono a convertirla in positiva, diffondendo tramite i mezzi stampa che Rimini era così sicura che, se qualcuno commetteva qualcosa, veniva subito “incastrato”.
 
Dobbiamo crescere, sono i tempi che ce lo impongono, ma anche un “nuovo” tessuto sociale che nel Gargano sta pian piano prendendo coscienza attraverso persone sensibili e giovanissimi audaci. Ora dovremmo davvero tentare di fare un passo avanti importante, qualcosa che non è mai stato fatto, cioè cercare di condividere idee, insieme a persone che possiamo anche rinnegare, non salutare, invidiare apertamente, ma ciò non significa che non dobbiamo sederci insieme allo stesso tavolo, proprio perché anche loro rappresentano il settore, quanto meglio o peggio di noi non lo so, ma certamente anch’essi coinvolti.
 
Mettere su quel tavolo tutte le idee, progetti, opinioni, pensieri, suggerimenti per un Gargano migliore, per dare pian piano vita ad una consulta importante e costante nel tempo sul tema “Turismo”.
 
I porti del Gargano, la difesa dei beni culturali, l’eolico che incombe, l’aeroporto, il trenino, le strade, gli uffici turistici, i rifiuti, l’ospedale, le ordinanze, le regole che non ci sono, l’offerta turistica coordinata, l’occupazione professionale del settore. E poi le statistiche di qualità del turismo, i rilevamenti sui motivi della presenza degli ospiti.
 
 
Tante cose da fare… Insieme! Lo scorso anno si parlava di Gargano Channel, altra iniziativa molto interessante e lungimirante, bene, perché non sederci tutti insieme per chiederci se ne valga la pena e semmai su come fare? Oppure tutti insieme decidere che non ci interessa…. Ma una discussione occorre su tutte le cose che ho appena scritto. Certo, ce ne sono alcune esclusivamente di responsabilità istituzionale, ma se l’istituzione comprende le volontà di un territorio non può far altro che comportarsi di conseguenza, quindi anche per loro diventa un aiuto percepire la volontà e la determinazione di un settore, per non dire di un territorio.
 
Il 9 Gennaio a Vico del Gargano con le associazioni Io Sono Garganico e Obiettivo Gargano promuoveremo proprio questa idea, un’idea semplice, pulita, lineare, o meglio, una linea orizzontale sul turismo dove ognuno è a fianco di qualcun altro, nessuno sopra, nessuno sotto.
 
Inviteremo tutti gli operatori turistici, tutti i consorzi, tutti i Comuni del Gargano, tutti gli enti sopra comunali, tutti i cittadini del Gargano sensibili al settore turistico e al territorio.
 
Ma soprattutto ad aspettarvi ci saranno le tante associazioni che proprio in quel giorno di un anno fa s’incontrarono per la prima volta, avviando così, senza troppe domande e con poche risposte, l’idea dell’associazionismo del Gargano, un’attività che in un solo anno ha visto almeno 20 incontri su temi a tutti noi cari, ma soprattutto la volontà di dare costanza a questi incontri ed avviare dibattiti e discussioni certamente fondamentali per la crescita culturale, prima ancora di quella del settore turistico.
 
Riproporremo lo stesso modello, tutti insieme in modo informale, senza linee guida di chi pensa di avere un progetto già scritto, ma TUTTO ancora da scrivere insieme sul capitolo TURISMO.
 
Ci incontreremo e magari per la prima volta lasceremo a casa o nella nostra azienda i nostri rancori personali, ma capiremo invece che la vera forza sta nello stare insieme, dove tutti insieme ne potremmo beneficiare, anche se poi i nostri rancori personali ce li teniamo lo stesso.
 
Ci sarebbe da chiedere quanto c’è di solo turistico in quest’analisi, forse poco, per questo mi auguro che tutti si sentano coinvolti da queste parole e abbiano voglia di venire il 9 a Vico, fosse solo per dare la propria disponibilità.
 
Anche perché la conclusione sta proprio in questo; il 9 a Vico non lanceremo altre idee se non quella di far sì che si cominci a radicare una consulta sul turismo.
 
L’incontro permetterà a tutti di dire la propria sul turismo, ma soprattutto, attraverso un form, chiederemo a tutti se intendono in futuro sedersi al tavolo di consulta, che sia istituzione, associazione, consorzio, privato, l’importante è che la volontà sia decretata da un sentimento sincero, sebbene eventualmente dettato da interessi. Così facendo potremmo arrivare ad un successivo incontro dove già sappiamo di cosa parlare e cosa chiederci, guardandoci in faccia, se abbiamo davvero voglia di continuare a vederci, a discutere, a dibattere, a lottare per auspicare il meglio per il turismo del nostro territorio.
 
Anche perché non bastano le idee, occorre capire se c’è davvero questo interesse, se ci sono persone che vogliono dare un contributo, fosse solo per passione del territorio, persone che hanno voglia di far nascere una nuova cultura turistica, che sacrificano tante volte il tempo, proprio perché forse pensano un po’ di più al domani.  L’esempio delle associazioni del Gargano vale per tutti.

Vi aspettiamo il 9 gennaio a Vico.

Estrazioni petrolifere vicino alle Tremiti

Al più presto partiranno le estrazioni di petrolio nei mari circostanti le nostre meravigliose isole (foto del titolo, la zona interessata è la 498, ultima a destra; ndr). E’ una società irlandese ad avere ottenuto il permesso di ricerca, la PetrolCeltic International, che data l’economicità dell’operazione ne ha chiesti parecchi di permessi di estrazione, a partire da Martinsicuro fino alle Isole Tremiti. C’è da chiedersi come possa essere economico chiedere permessi di ricerca per trivellare nelle nostre bellissime acque, ma molte agevolazioni fiscali e un bassissimo canone da conferire allo Stato rendono la speculazione da parte di società estere veramente allettante.

Pagheranno circa 5 euro per metro quadro di concessione annuale: una miseria, che non rende conto dei danni ambientali che tale operazione può portare. Si tratta di petrolio di pessima qualità, difficile e costoso da estrarre, e sono estrazioni più soggette a incidenti. Nessuna manna dal cielo quindi per le Amministrazioni locali competenti che si vedranno corrispondere cifre quasi simboliche, per farsi bucherellare i fondali marini in prossimità di riserve naturali.

Negli Stati Uniti la società petrolifera Hevron ha dovuto inserire un messaggio grosso 2 pagine nel Washington Post, imposto per legge, dove praticamente ammette che le estrazioni di idrocarburi provocano malattie alle popolazioni che vivono vicine ai pozzi. Tumori, leucemie, malattie ai polmoni, neoplasie, in tutto il mondo civilizzato non viene più permessa l’estrazione vicino a centri abitati, e ancor più vicino a zone d’interesse paesaggistico-naturale.

Basterebbe un minimo incidente, qualcosa che va storto, e la filiera del turismo alle Isole Tremiti sarebbe distrutta per sempre. A Timor Est un piccolo incidente ha provocato la fuoriuscita di greggio e altre sostanza nocive che hanno contaminato le acque in maniera irreversibile, o quasi. Gli scienziati affermano che ci vorranno cento anni prima che l’ecosistema torni come prima.

Noi nell’Adriatico abbiamo la bella esperienza dell’ENI (compagnia petrolifera nostrana) che negli anni ’70-’80 riversò tonnellate di rifiuti tossici nelle acque tra Venezia e Bari, senza mai essere identificato un colpevole, e quindi sappiamo bene come possano restare impuniti tali disastri ambientali dalle nostre parti. Ma le associazioni a difesa del territorio si stanno muovendo.

Pio Luigi Staniscia

Per conoscenza:

PERMESSO DEL MINISTERO
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=144

MAPPA ZONE INTERVENTI
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/mappa.asp?cod=144

N.B. – In VIDEO DELLA SETTIMANA le Isole Tremiti come vorremmo rimanessero sempre così!

puntodistella.it

Archivi