ISCHITELLA IL LUOGO È SUBITO DIVENTATO META DI SPELEOLOGI E DI ESPERTI PROVENIENTI DA OGNI PARTE DEL PAESE
Una cavità sotterranea di 300 metri quadri, scoperta per caso, si sta rivelando uno scrigno di bellezza
FRANCO MASTROPAOLO
Non finisce mai di stupire "Monte Civita", la collinetta in territorio di Ischitella che, dopo i preziosi ritrovamenti archeologici, testimonianze di un passato che avrebbe fatto registrare, tra gli altri, anche la presenza degli Etruschi, alcuni giorni fa ha aperto un altro suo "scrigno": una grotta scoperta, per puro caso, che gli esperti intervenuti su posto hanno classificato tra le più belle che siano state mai rinvenute, almeno finora, sul Gargano.
Dicevamo della pura fatalità che ha portato alla scoperta della grotta: un cane da caccia che era caduto, accidentalmente, nella caverna, l’affannoso tentativo del proprietario di riportarlo in superficie e, alla fine, l’ingresso in un mondo fiabesco, tra stalattiti e stalagmiti a sfiorargli il viso.
L’altro ieri, nel corso del primo sopralluogo tecnico-speleologico che è stato effettuato nella cavità da parte della Federazione speleologica pugliese, insieme con il curatore del Catasto delle grotte della Puglia, è stato possibile definirne le dimensioni: circa trecento metri quadrati di caverne, uno sviluppo orizzontale di circa trenta metri, con un’altezza massima di sei-sette metri.
Si sono subito presentate spettacolari le concrezioni, con una notevole presenza di capelli d’angelo, stalattiti bianchissime molto sottili e lunghe, alcune anche più di due metri, diventate ormai rarissime sul Gargano.
Da evidenziare che il calcare delle concrezioni risulta essere pulito e quindi in diverse zone della grotta le stalattiti sono bianchissime. Nella parte centrale della camera un agglomerato di stalagmiti di discrete dimensioni fanno da altare a questo magnifico tempio della natura.
Ad accompagnare gli speleologi, il vice sindaco del centro garganico, Leonardo La Malva; con il primo cittadino, gli uomini della Brigata della guardia di finanza di Rodi Garganico e funzionari della Soprintendenza ai beni archeologici per la Puglia.
La scoperta della caverna sta suscitando notevole interesse da parte dei gruppi speleologici, tant’è che sono accorsi in tanti: dal team Archeo-speleologico "Argod", l’archeo speleo club di Rignano Garganico, il gruppo speleologico di San Giovanni Rotondo, il gruppo speleologico di Montenero di San Marco in Lamis e Paolo Giuliani, responsabile del Catasto grotte del gruppo speleologico "Dauno" di Foggia.
C’è da aspettarsi che il flusso di visitatori aumenti considerevolmente, vista la grande bellezza e, per questo, l’unicità della grotta che la natura, e soprattutto il caso, hanno inaspettatamente regalato alla fruizione di esperti e turisti della Montagna del S o l e.
Su Facebook in regalo i Beni Immateriali del Gargano a cura dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Diamo un nome a questi volti che rappresentano la musicalità di una terra magica
Foto scattate nell’agosto del 1954 dall’etnomusicologo Alan Lomax tra Carpino, Cagnano, Varano, Monte Sant’Angelo e San Nicandro Garganico.
Italia 1954-1955
Oltre 1.300 fotografie in bianco e nero di Alan Lomax illustrano, sei mesi di registrazione sul campo in Italia, con Diego Carpitella fra il 1954 e nel 1955. L’abilità crescente di Lomax con la fotocamera ha prodotto una collezione di immagini che evocano la cultura musicale di contadini, pastori, pescatori, artigiani e di oltre un centinaio di località, dalla Sicilia alle Alpi. Essi testimoniano un’epoca nella vita italiana e della storia che è stata tragica ma estremamente feconda.
Nessuno l’aveva mai vista finora
Ha un’estensione di circa 200 metri quadri, con migliaia di stalattiti, stalagmiti e colonne alte anche cinque metri
FOGGIA – A volte succede come nei film: ragazzini che inseguono un cane o una palla nei boschi e rotolano in una buca, scoprendo un mondo meraviglioso. È capitato così anche a degli adolescenti del Gargano che sono entrati per la prima volta in una caverna affascinante, mai vista da occhio umano. Una grotta carsica che, forse, si è formata in migliaia e migliaia di anni.
Si trova tra Ischitella e Carpino, centri situati nel cuore del Gargano. L’«antro» millenario si apre nei pressi di un bosco di lecci e querce, estensione di 200 metri quadri, con migliaia di stalattiti, stalagmiti e colonne alte anche cinque metri.
Tutto era nato dalla ricerca di un cagnolino precipitato in un crepaccio. Dopo un salto di circa tre metri, la scoperta: all’interno sono state trovate migliaia di stalattiti e figure modellate dall’acqua e dal calcare nei millenni. Nella grotta, che è ubicata in un fondo privato, è presente un elevatissimo livello di umidità e, da un primo sopralluogo, sembra certo che nessun essere umano ci abbia mai messo piede: le stalattiti e le stalagmiti sono apparentemente intatte.
Fonte: corrieredelmezzogiorno.it
Tra Ischitella e Carpino è stata scoperta una grotta dell’estensione di circa 200 metri quadri, con migliaia di stalattiti, stalagmiti e colonne alte anche cinque metri. Del ritrovamento sarà informata la sovrintendenza ai beni culturali, che dovrà studiare la grotta e cercare di valorizzarla.
Contemporaneamente un operazione della Finanza nel Gargano scopre decine di reperti che stavano per essere trafugati a Monte Civita
RISALGONO al VI al IV secolo avanti Cristo
Monili in bronzo, lance, sculture e vasi
Intercettato il tesoro dei «tombaroli»
Una parte dei reperti scoperti dalla Finanza
FOGGIA – Intercettato il tesoro dei tombaroli nel Gargano. I militari della Guardia di finanza di San Severo e della Brigata di Rodi Garganico, agli ordini del capitano Corrado Palmiotti, hanno trovato su un’area archeologica a Monte Civita, nel territorio di Ischitella, 39 reperti che probabilmente erano stati portati in superficie e che stavano per essere trafugati.
Secondo i primi accertamenti, risalgono a un periodo che va dal VI al IV secolo avanti Cristo. Si tratta di ventuno monili in bronzo, cinque lance, diversi oggetti in vasellame e una parte di una scultura in pietra di notevole interesse storico.
Non è la prima volta che i finanzieri di San Severo e della Brigata di Rodi Garganico intervengono nel territorio di Ischitella. A maggio erano stati intercettati quarantotto reperti, tra cui cinque scheletri quasi integri, mentre a giugno erano stati recuperati cinquantanove oggetti che erano stati trafugati all’interno di due sepolcri.
La ricetta del giorno: Cannarozzi con Trombetta
Due ex sindaci ed esponenti di spicco della politica garganica tornano alla Comunità Montana del Gargano. Si tratta di Mario Trombetta, attuale direttore del Gal Gargano e Matteo Cannarozzi De Grazia, consigliere comunale di maggioranza ed ex sindaco di Vico del Gargano. I due sono stati designati all’unanimità dai rispettivi consigli comunali riunitisi ieri sera. Le città di Carpino e Vico sono state tra le prime a votare i propri rappresentanti, mentre in altri comuni tutto è ancora in alto mare.
Le ricette di:

Ingredienti:
– Due ex sindaci ed esponenti di spicco della politica garganica, un Mario Trombetta, un Matteo Cannarozzi De Grazia.
– Mescolare, mescolare e rimescolare il rimpasto fino ad ottenere una maggioranza dura.
– Tempo di cottura: dipende!
– Servire impiattando con del rosmarino raccolto nella Comunità Montana del Gargano.
– Vino consigliato: Cacc’è mitte DOC annata 2008.
Buona digestione!
Da garganicus.blogspot.com
Salvano cane caduto in un fosso e scoprono grotte con stalattiti
Tra Ischitella e Carpino una stupenda cavità carsica. Oggi sarà avvisata la Soprintendenza
ISCHITELLA – La scoperta ha un valore inestimabile ed eccezionale. Tra Ischitella e Carpino, nel cuore del Gargano e nei pressi di un folto bosco di lecci e querce e di un’area di macchia mediterranea, è stata scoperta una grotta dell’estensione di circa 200 metri quadri, con migliaia di stalattiti, stalagmiti e colonne alte anche cinque metri. Il ritrovamento della caverna, in cui tuttora è in atto lo stillicidio che nei millenni ha formato queste strutture inorganiche, tipiche delle grotte carsiche, è stato casuale. Alcuni ragazzi del posto erano nella zona di Monte Civita (interessata nei mesi scorsi da eccezionali scoperte archeologiche, risalenti all’epoca etrusca), un’area molto frequentata dai cercatori di funghi, ma anche dai pastori.
Il loro cagnolino è entrato in un crepaccio del diametro di poco più di mezzo metro e i giovani lo hanno seguito. Dopo un salto di circa tre metri, la scoperta: all’interno di quella che si pensava fosse una delle tante buche presenti sul Gargano, sono state trovate migliaia di stalattiti e figure modellate dall’acqua e dal calcare nei millenni. Nella grotta, che è ubicata in un fondo privato, è presente un elevatissimo livello di umidità e, da un primo sopralluogo, sembra certo che nessun essere umano ci abbia messo piede: le stalattiti e le stalagmiti sono apparentemente intatte.
Dell’eccezionale ritrovamento sarà informata la sovrintendenza ai beni culturali. Troppo presto per ipotizzare l’apertura della caverna al pubblico, visto che un primo sopralluogo tecnico non è ancora avvenuto e che la zona, oltre ad essere privata, è di difficile accesso. Si rende necessaria, adesso, la protezione della grotta dai malintenzionati, dai vandali e dai cercatori di souvenir, che più di una volta, in Capitanata, hanno devastato tombe e grotte, senza lasciare la possibilità di studiarle.
Fonte: Repubblica.it 22 settembre 2009
Domenicoooooo urge tuo intervento!!!!

Il padre delle commedie all’italiana e di Carosello
Parlando di "Foggia non dirle mai addio" aveva detto : la Capitanata è anche la sua musica, in cui colori, sapori e passato si ritrovano per diventare espressione artistica vera. L’ho scoperta nello sguardo dei Cantori di Carpino, le cui canzoni concludono il film assieme ad una canzone di Bennato. Uno sguardo profondo che guarda lontano, la canzone popolare vola ad abbracciare e ad inventare il futuro.
Due i film girati in provincia di Foggia: ‘Foggia non dirle mai addio’ e ‘Il Cardo Rosso’. Quest’ultimo mai andato in distribuzione
articolo di Marzia Campagna di teleradioerre.it
A 91 anni si è spento il regista e sceneggiatore Luciano Emmer. E’ morto stamattina al policlinico Gemelli di Roma, era in gravi condizioni dall’estate, in seguito a un brutto incidente stradale. Proprio nei giorni scorsi la Mostra del Cinema di Venezia gli aveva dedicato nella sezione retrospettiva ‘Questi Fantasmi’ e la proiezione di ‘La ragazza in vetrina’, una sua pellicola del 1960. Luciano Emmer è ricordato per aver girato la prima sigla di ‘Carosello’, quella con i siparietti che si aprivano uno dopo l’altro. Un’intera generazione di artisti è passata davanti alla sua macchina da presa per interpretare gli spot mandati in onda dalla celebre trasmissione preserale: da Totò a Walter Chiari, da Mina a Carlo Dapporto, fino a Dario Fo. Un regista legato alla Capitanata e soprattutto a Foggia a cui ha dedicato il film "Foggia non dirle mai addio" girato nel 1996. Un territorio che lo ha affascinato a tal punto da diventare location di un altro film, girato nel 2005, ‘Il Cardo Rosso", dedicato ai terrazzani e ambientato nel tardo Ottocento. Un film che non è mai andato in distribuzione, perchè ancora in fase montaggio e alla cui prima il suo regista non potrà più assistere. Un film che è anche un po’ figlio di Teleradioerre che ha collaborato alla sua produzione fornendo materiali, attrezzature e supporto finanziario. Dopo ‘Il Cardo Rosso’ Emmer si è dedicato al suo ultimo lavoro ‘Masolino’, un vero cortometraggio d’arte.
Il senso vero dello spazio e del tempo
Luciano Emmer, il suo amore racconta la nostra terra
articolo di Gaetano Berthoud da garganonews.it
Ero ancora forestiero per questa terra quando ho imparato a conoscerla nel profondo e ad amarla. Mi legava ad essa prima del film un’antica amicizia con le persone. Ma non ancora un rapporto vero con la terra, quel rapporto che ad un certo punto ti fa smettere di essere forestiero e ti fa scoprire amico, fratello, amante.
Ho dovuto salire sull’elicottero per le prime riprese di “Foggia, non dirle mai addio” per scoprirla del tutto. Per le esigenze del film, giravamo in giugno, nei giorni intensi della mietitura del grano, quando le colline sono un mare giallo oro e già nel Tavoliere si alternano ai campi ancora gravidi di spighe quelli già mietuti, neri per la bruciatura delle stoppie. Sull’elicottero pareva non vi fosse confine tra la terra ed il cielo, tra la piana e le alture tutte coperte d’oro. A Castelfiorentino, tra i ruderi del luogo dove Federico II concluse la sua vita terrena, mi ha colto una sensazione di infinito: è come se la millenaria storia della Capitanata s’intrecciasse d’incanto con la distesa senza fine del Tavoliere che prorompe improvviso dalle balze del castello.
La Capitanata dei due mari: il mare azzurro del Gargano e quello giallo del Tavoliere. La Capitanata è i suoi colori, ma non in un senso oleografico o bozzettistico. Per dipingerla occorre armarsi di una tavolozza infinita. I colori di questa terra ne disvelano l’identità profonda. Il film stesso è un incredibile alternarsi di colori, che solo questa terra è in grado di offrire: l’oro del grano, l’azzurro del mare, il verde delle olive “Belle di Cerignola”, il rosso dei pomodori stesi ad essiccare, il bianco delle piramidi di sale di Margherita di Savoia. Il paesaggio trasuda la storia di cui questo territorio è intriso: i campi, le colline, i santuari, i castelli raccontano secoli di vita. Le spigolatrici, i braccianti, i pastori e le greggi transumanti, i terrazzani che da Borgo Croci partivano in cerca di erbe selvatiche, di funghi, di allodole, perfino la spiritualità dell’arcangelo Michele a Monte S.Angelo e di Padre Pio a S.Giovanni Rotondo, lo hanno plasmato e modellato.
L’uomo ha cambiato il territorio e ne è stato cambiato, e da questo continuo rapporto è scaturita la storia, il mito, come racconta la leggenda di Vieste e Pizzomunno, amanti sfortunati, il cui amore si ammanta d’eternità nel faraglione di Vieste. Ha ragione Eugenio Bennato quando canta: “Foggia è quello che è stato, e quello che ancora deve venire”. La Capitanata è anche la sua musica, in cui colori, sapori e passato si ritrovano per diventare espressione artistica vera. L’ho scoperta nello sguardo dei Cantori di Carpino, le cui canzoni concludono il film assieme alla poesia di Bennato. Uno sguardo profondo che guarda lontano, la canzone popolare vola ad abbracciare e ad inventare il futuro.
Il Gargano riesce ad essere contemporaneamente ieri, oggi e domani. L’invito che rivolgo a quanti la visitano ma anche a quanti la abitano è di lasciarsi contagiare da questo spirito che solo qui può ritrovarsi, in un’epoca in cui tutto sembra vivere fuori tempo, sempre più in fretta. Perché solo qui, si può ritrovare il senso vero dello spazio e del tempo.
Jonas era appena arrivato con la sua moto a vedere il lago di quella che una volta chiamavano Lesina, diretto nel luogo dove da decenni viveva, e gli venne in mente della sua prima volta che raggiunse il Gargano da ragazzo: era un ragazzo ventenne che viveva ad Harlem, pieno di disagio per quella che era la società e le regole che imponeva, allora decise di affrontare il viaggio della sua vita. Aveva visto molti partire e non ritornare, ed ora sentiva che toccava anche a lui, era il suo turno. Doveva affrontare il suo viaggio, quello che trovare se stesso.
Decise allora di prendere il primo volo verso la vecchia Europa che le sue tasche permettevano. Giunse a Roma, quella città che nei millenni era stata la capitale del mondo intero. In viaggio per l’Italia senza una meta precisa, cerco’ di andare a vedere quella città tanto nominata dai suoi genitori una volta, per la tragedia delle case che crollarono a causa di un terremoto, inghiottendo centinaia di persone, e di lì scese verso il mare eppoi verso le coste del piccolo Molise. Giunto agli inizi della Puglia scorse in lontananza levarsi in mare modesti rilievi verdeggianti, così decise di visitare il promontorio. E mentre si inoltrava il sole sorgente gli prometteva di riscaldargli la giornata, i riflessi sulle acque del lago di Lesina emulavano i colori del cielo albeggiante.
Alle spalle il lago e monte Delio si ritrovò un altro lago, quello di Varano a riflettargli forse l’azzurro del cielo. Di lì in avanti seguì sempre più stupito il succedersi dei paesaggi, a destra irti rilievi, a sinistra il lago ed in lontananza delle isole. Ad un tratto un mucchio di case che suggerivano un vecchio indumento intimo femminile usato per contenere il traboccare mammellare. Tali case abbarbicate su una piatta collina ne avevano invece ricoperto una più modesta. Non fù per un motivo preciso che, appena giunto un vecchio cartello, decise di uscire dalla strada, per raggiungere questo piccolo paesino.
Una lunga ma leggera salita prima di giungere in una piccolissima piazza avvolgente. Persone che camminavano in quel ristretto anfiteatro, vecchietti sulle panchine a fissarlo per qpogliarlo dei suoi segreti più intimi, il tutto molto lontano dal caos delle città nordamericane. Si fece coraggio ed armato del suo scarso italico idioma, si diresse verso uno dei tanti bar che riempivano la piccola piazza, ordinando una birra locale. Al barista chiese informazioni sul luogo, quali erano i monumenti e i luoghi da visitare, ma ben presto si accorse che essi scarseggiavano nella conoscenza comune. Il ragazzo chiamo’ il più maturo proprietario che gli rispose: “vai a parlare con quel vecchio seduto là fuori che ti saprà ben indirizzare”. Incoraggiato Jonas si avvio’ mentre alle spalle il barista avvertiva il ragazzo ed alcune persone al bancone:”godiamoci la scenetta, l’ho mandato dal visionario Giotto, che gli dirà una delle sue fesserie. Appensa giunto al suo cospetto Jonas, si presentò dicendo:”Buongiorno sono un visitatore d’oltreoceano e vorrei sapere che cosa c’è da vedere qui in loco”.
Il canuto Giotto rispose disturbato dal torpore iperglicemico: ”qui non c’è alcuna cosa che possa stimolare appieno il tuo nervo ottico, tranne i paesaggi di campagna”. Insoddisfatto, Jonas continuo’: ”scusi intendevo chiedere quali sono i monumenti e i posti di interesse da visitare”.
Giotto rispose: “ Qui non ci sono luoghi, qui si visitano cose non visibili”. Jonas meditò sulla risposta non trovandone significato. Forse non si era espresso bene oppure non aveva capito la risposta, quindi si girò in aiuto verso il barista, che vide sghignazzare attorniato da persone sorridenti. Allora ritornò da lui e gli chiese spiegazione, ottenendo un:” non fare caso a quello che dice e un visionario con qualche rotella in meno; lo era anche da giovane e nel tempo ha capito che immaginava sciocchezze”.Jonas per quel giorno decise di riposarsi cercando da dormire, si risveglio’ nel pomeriggio e decise di fare un giro in paese. Vide stradine anguste ed un fantasioso modo di addossare le case, salite e scale, tante scale, diseguali, a volte alte, a volte bassissime, spesso insidiose per lo straniero. La sera potè godersi lo spettacolo che forse una volta aveva visto nei film su Harlem, tutta la gente sedersi fuori e chiacchierare, godersi il fresco venticello serale.
Lui tento’ di socializzare e presentarsi nel migliore dei modi a quella gente. Avendo raccontato un po’ di sé chiese informazioni sul vecchio Giotto adoperando il compreso metodo di parlare di un argomento per indurre questa gente a commentare ed incentrare la discussione principalmente su di esso: aveva capito che era gente molto chiacchierona, a cui bastava uno spunto per scrivere epopee. Riuscì a capire che il vecchio Giotto era una persona diversa dalla maggior parte dei suoi coetani, non per gravi carenze fisiche o mentali, bensì per l’apertura mentale e la fulgida immaginazione. Egli aveva molte idee che voleva realizzare ma non vi era riuscito. Molti decenni fa lui faceva parte di un gruppo di giovani che organizzavano dei concerti popolati da persone agli occhi dei più poco raccomandabili, essi vestivano abiti usurati e facevano poco uso dell’acqua e del sapone. Perciò la gente del posto decise di riprendersi i suoi spazi impedendo ai forestieri di partecipare ai concerti, che poi furono annullati e sostituiti da musica più adatta all’epoca moderna. Jonas chiese che tipo di musica si eseguiva durante questi concerti e si sentì rispondere:”musica dei vecchi, con chitarre stonate e tamburi fatti con pelli di capra…”. Jonas aveva iniziato a capire che tra questa gente il disprezzo era la miglior arma per rendersi lindo agli occhi degli altri, ma che si potevano fare molte cose, a patto poi di criticare gli altri che lo fanno. L’immagine descritta gli fece ricordare che suo nonno gli suonava qualche volta quel blues ormai caduto in disgrazia tra il popolo ideatore,e questo da bambino lo rendeva molto felice, erano i pochi ricordi di suo nonno. Si chiese allora perché tanto disprezzo della gente per una musica del popolo. Quindi il giorno dopo cerco di intratterere discussione con il vecchio Giotto per capirne qualcosa in più: ”Mi scusi se disturbo, ieri le ho chiesto che cosa posso visitare e lei mi ha risposto che qui si visitano non luoghi, che cosa significa?”. Giotto rispose: “siediti, ma non prima di avermi potato qualcosa da bere”…”dunque, qui si visitano morti ed i loro lamenti..”. Dopo che Jonas ebbe chiesto chiarimenti, si sentì rimproverare: “sarai pure forestiero, ma non capisci proprio niente: qui si visitano morti e si odono i loro lamenti. Un tempo i lamenti dei morti erano ascoltati dai vivi, ma venne un giorno in cui i vivi seppellirono definitivamente i morti e non gli fecero più omaggio coi fiori…”.
Il gesto di onorare i morti coi fiori era ormai caduto in disuso da qualche decennio, che cosa intendeva con tutta questa storia Giotto?Jonas azzardò: ”scusi, ma io non parlo molto bene l’italiano, per cui chiedo se puo’ esprimersi più esplicitamente con me, per favore, mi spieghi le cose come farebbe ad un bambino”. Giotto rispose :” Povera Italia, allora un tempo qui i cafoni modulavano i loro lamenti accompagnandoli con una musica grezza eseguita da chitarre fatte con freni di biciclette e tamburi di pelle di capra; ma figlio mio, i loro lamenti, seppur espressi con strumenti musicali di fortuna, giungevano in cielo e con le loro serenate hanno rubato le donne più belle. Dopo la prima modernizzazione a seguito della fine della seconda Guerra nessuno faceva più quella musica e a nessuno piaceva, finché le visite frequenti di molti esploratori fecero rinascere l’apprezzamento e alla fine del millannio scorso i pochi conoscitori rimasti venivano osannati e i giovani erano avidi delle loro esibizioni. Ma quando divennero morti, la gente smise di ascoltare i loro lamenti e quella musica venne disprezzata fino ad esiliare dalla società i paesani che ancora la eseguivano. Ora ne sono rimasti pochi e fra poco i loro canti diventeranno lamenti di morti. Un tempo noi amavamo quella musica e quella cultura, tutti i nostri sforzi erano rivolti a garantirne una degna espressione, ma abbiamo fallito e perso nello scontro contro le forza modernizzatrici, che in realtà sono espressione del conservatorismo più estremo..uno scrittore antico diceva:tutto deve cambiare affinché tutto resti com’è. E’ una questione sociale, non solo prettamente musicale. Ha vinto l’omologazione alla cultura dominante, che ci vuole tutti uguali nei pensieri e nei comportamenti per garantirsi il futuro nel nostro consumismo”. Le parole di Giotto sembravano le parole di un vecchio socialista, uno di quelli che il secolo scorso avevano sfidato il capitalismo in imprese dalla riuscita molto improbabile, come realizzare società in cui vigeva la comunanza dei beni, ideetanto lontane dalla sua società occidentale….
Ma Jonas sentiva che Giotto poteva insegnargli molto, per cui decise di carpine quante più informazioni su chi fossero i sommersi dalla cultura moderna e potessero fargli sentire i canti proibiti. Capiì che Giotto non erano un grande esecutore, ma conosceva molti canti e molti aspetti della vecchia cultura e che in gioventù era stato una forza viva nel promuoverla, ma che si era scontrato contro l’insormontabile scoglio della integrazione sociale con gli altri paesani.
Jonas fece visita ai profughi della musica popolare e con una modesta videocamera ne fermò a futura memoria i gesti e le espressioni, nonché i lamenti.
Spesso nei discorsi di Giotto aveva sentito parlare di un vecchio edificio crollato ed abbandonato dall’interesse comune; tale costruzione era situata nella parte piana delle campagne cittadine e molto probabilmente era una chiesa qualche secolo prima. Un giorno decise di farne visita e s’inoltrò tra rovi e macerie: che scempio, un edificio di tal importanza per questo popolo, lasciato alla furia del tempo, abbandonato al succedersi delle stagioni, dimenticato dalla stessa gente che lo aveva costruito. Quel giorno decise che qualcosa si doveva fare, non riflettè molto su come usare i suoi pochi risparmi accumulati in qualche annetto di lavoro nel piccolo borgo, sotto copertura di un comportamento moralmente onesto e di una linda reputazione (aveva ben celato i suoi incontri con Giotto e gli altri diseredati), decise di comprare quel piccolissimo fazzoletto di terra desolata.
Con duro lavoro rimosse la vegetazione che copriva quella vecchia chiesa e ne tento di rimettere in piedi le macerie. Vi riusci, con imperturbabile dedizione e vi depose le memorie dei lamenti dei morti che negli anni aveva raccolto. Poi decise di rendere pubblico il suo lavoro e a decine nuovi esploratori si presentarono, da lui ospitati, e fecero risplendere la gloria dei morti. Il suo ruolo divenne quello di custode di questa nuova biblioteca di Alessandria, situata nei campi di uno sperduto paese del Sud Italia. E lì per decenni custodì il suo tesoro dell’archivio di Sant’Anna, avendo trovato finalmente il senso del suo viaggio. Ne era valsa la pena lasciare tutto quello che aveva nella moderna America, per salpare daoccidente ed approdare ad oriente e trovare il suo ruolo nel ricordare i lamenti dei morti.
Rocco D’Antuono
Se non è qualità questa!
Dopo la prima fase di votazione, il Club Tenco può annunciare i finalisti delle Targhe Tenco 2009, i cui vincitori saranno premiati nel corso della 34a edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, in programma dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.
Il voto della giuria di giornalisti avviene in due fasi. Nella prima vengono selezionati i finalisti; nella seconda, che si svolgerà nei prossimi giorni, il vincitore di ogni sezione.
Ecco i candidati per questa edizione (elencati in ordine alfabetico per artista):
Sezione 1 – Album dell’anno (di cantautore non esordiente):
Vinicio Capossela “Da solo”, Dente “L’amore non è bello”, Ivano Fossati “Musica moderna”, Max Manfredi “Luna persa”, Bobo Rondelli “Per amor del cielo”.
Sezione 2 – Album in dialetto (di cantautore):
Enzo Avitabile “Napoletana”, Luca De Nuzzo “Jomene jomene”, Vittorio De Scalzi “Mandilli”, Radicanto “Il mondo alla rovescia”, Loris Vescovo “Borderline”.
Sezione 3 – Opera prima (di cantautore):
Franco Boggero “Lo so che non c’entra niente”, Roberta Carrieri “Dico a tutti così”, Elisir “Pere e cioccolato”, Gina Trio “Segreto”, Humus “Popular greggio”, Alessandro Mannarino “Al bar della rabbia”.
Sezione 4 – Interprete di canzoni non proprie:
Gerardo Balestrieri “Un turco napoletano a Venezia”, Franco Battiato “Fleurs 2”, Luca Carboni “Musiche ribelli”, Ginevra Di Marco “Donna Ginevra”, Morgan “Italian Songbook vol.1”.
La sezione “Opera prima” comprende sei album in conseguenza di un ex aequo, contro i consueti cinque delle altre.
La giuria (che, composta da circa 160 giornalisti, è di gran lunga la più ampia e rappresentativa in Italia in campo musicale) procederà ora al secondo voto su queste rose di album. Nelle prossime settimane saranno anche comunicati il cast completo della manifestazione ed i Premi Tenco, assegnati, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali segnatamente internazionali.
Lo scorso anno le Targhe Tenco erano andate a Baustelle (“Album dell’anno” con “Amen”), Davide Van De Sfroos (“Album in dialetto” con “Pica!”), Eugenio Finardi (miglior interprete con “Il cantante al microfono. Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” realizzato con Sentieri Selvaggi e Carlo Boccadoro) e Le Luci della Centrale Elettrica (migliore opera prima con “Canzoni da spiaggia deturpata”).
Maggiori informazioni sulla manifestazione e l’elenco dei giornalisti chiamati a votare si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it
di Mario Guglielmi
LE CIFRE DELLA 14.a EDIZIONE DEL CARPINO FOLK FESTIVAL
Superati i 50.000 spettatori in Piazza del Popolo e i 270.000 su Telenorba.
Meno finanziamenti meno spettacoli, ma il Carpino Folk Festival 09 regge alla crisi, confermandosi come appuntamento fisso per tutti i buongustai che amano anche la musica di tradizione.
Tutte le serate sono state apprezzatissime dal pubblico e, per i concerti, la Piazza del Popolo di Carpino è sempre risultata affollata, totalizzando precisamente 53.700 spettatori. Segno che i record del 2008 sono raggiungibili e superabili.
Se la riduzione importante dei finanziamenti ha comportato una riduzione drastica delle giornate dei concerti da 5 a 3, non è avvenuta una corrispondente riduzione delle presenze, anzi percentualmente gli spettatori sono aumentati. Sintomo che dà ragione alle scelte operate dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival sugli artisti coinvolti e la qualità dei progetti proposti, nonché le importanti collaborazioni avviate col Conservatorio Statale di Musica “UMBERTO GIORDANO” dI Foggia e Rodi Garganico, col Coro Polifonico “STEFANO MANDUZIO” di San Nicandro Garganico, con l’Archivio Sonoro della Puglia e con la Fondazione De Andrè.
Al successo in Piazza si è aggiunto quello della diretta televisiva di Telenorba.
Secondo l’auditel, i contatti diversi ottenuti dal Carpino Folk Festival sulla tv Telenorba dalle 21,15 di sabato 8 agosto alle 2 di domenica 9 sono stati oltre 270.000.
Molti i giornalisti e i fotografi accreditati.
Boom di visite anche per il portale online del Carpino Folk Festival che dalla sua nascita ha cosi quasi raggiunto i 2 milioni di visitatori, con contatti da tutto il mondo.
Questa edizione è stata anche l’occasione per sondare questa numerosa tribù eterogenea che segue il festival.
Somministrato nelle serate del 6, 7 e 8 agosto il questionario di gradimento ci dice che i frequentatori del festival sono per il 55% uomini e 45% donne. Per il 36% di età fino ai 24 anni, il 22% tra i 24-34 anni e un altro 36% fra i 35-53 anni.
Il 54% è diplomato e il 46% ha una laurea. Il 38% è un lavoratore dipendente, il 33% è uno studente e il 16% un libero professionista.
La loro provenienza è per il 48% all’interno del raggio dei 100km da Carpino, poi vi è un altro 15% sopra i 100km ma comunque pugliese, oltre il 35% non è pugliese e proviene dalle altre regioni italiane e il 2% proviene dall’estero.
Il 60% viene sul Gargano per il Carpino Folk Festival e il 40% è già sul posto per le sue vacanze.
Per il 98% il giudizio sul festival è almeno positivo.
La gratuità è la forza principale solo per l’11%; mentre il 33% considera importantissimo il ruolo del festival nella valorizzazione dei beni culturali immateriali; il 29,5% invece tiene in considerazione la funzione di promozione del territorio e un altro 12% prende in considerazione il divertimento.
Come punto di debolezza viene vista la mancanza di parcheggi per il 33%, l’eccessivo affollamento per il 17,5% e la carenza dei trasporti per il 14%. Solo il 6,35% considera un problema l’ordine pubblico. Oltre il 22% vede altri punti deboli, tra cui il 3% il basso livello qualitativo dell’evento (molto denunciato il problema della mancanza di strutture di accoglienza gratuite o a basso costo).
L’88% percento considera il Carpino Folk Festival un forte stimolo a conoscere altri luoghi/beni/eventi del territorio. Per il 98% si tratta di un evento efficace per la promozione turistica del Gargano/Puglia ed il 93% ritiene che contribuisca fortemente nel creare un immagine positiva del territorio.
Il 60% ha rinunciato a fare altro per esservi presente ed il 76% dichiara di aver già partecipato ad altre edizioni del festival confermando la riuscita della fidelizzazione operata in questi anni.
Per il 41% il motivo per cui vengono al Carpino Folk Festival è la voglia di esserci, per il 36% per gli spettacoli proposti, per il 14% la curiosità e per il 9% per essere un occasione di socializzazione.
Venendo ai dati economici il 31,2% dichiara di aver pernottato in una delle strutture del Gargano. Il 29% per almeno due giorni, mentre oltre il 70% per oltre tre giorni confermando che si viene per il festival e non per il singolo spettacolo.
Ma il dato sorprendente è che il 44,44% dichiara di rimanere anche dopo il festival e il 22% di aver pernottato anche prima del festival spendendo in media per l’alloggio 21,70 €uro e altri 32,94 €uro per altre spese, quindi 54,64 €uro al giorno (ben oltre quanto stimato per il 2008 nel rapporto su "L’impatto economico del Carpino Folk Festival" – Pubblicazione Carpino Folk Festival, Luglio 2009).
Con tutti questi dati resta il tema, più volte posto dal Carpino Folk Festival, di uno spazio adeguato, un Auditorium anche per il Gargano.
Grande successo, infine, ha avuto la campagna "Vivi la Strada" per l’educazione e la sicurezza stradale promossa dall’Amministrazione Provinciale – Assessorato ai Trasporti – di Foggia condotta nell’ambito della nostra manifestazione ed in collaborazione col Consorzio 5FSS. L’opera di sensibilizzazione realizzata dall’Associazione "Vivi la Strada" e i controlli preventivi coll’etilometro hanno ridotto sensibilmente le infrazioni al codice della strada risultanti di fatto quasi irrilevanti rispetto alle migliaia di ospiti della manifestazione.
Dalle cifre alle note
La quattordicesima edizione del festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo e dell’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dal Parco Nazionale del Gargano, è stato organizzato secondo gli standard di eccellenza che hanno caratterizzato le ultime edizioni nell’ambito del Five Festival Sud System dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia e la Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci di Foggia e col sostegno della Birra Dreher.
L’entusiasmante avvio della manifestazione è avvenuto a Largo San Nicola con la proiezione del video/documento "Sentite buona gente", con la presentazione del libro "Il ritorno della taranta" di Vincenzo Santoro e il concerto acustico di Gianni Amati e Annamaria Bagorda. Ancora sempre a Largo San Nicola la tradizionale Notte di Chi Ruba Donne e i Concerti della Tradizione dei Rareca Antica – Canzoniere vesuviano, dei Petriò mmia – Canti e saltarelli marchigiani e dei Cantori di Carpino con Antonio Piccininno e le Serenate e le tarantelle alla carpinese. Rammarico resta per il meeting organizzato per i suonatori di chitarra battente. Purtroppo la pioggia ha interrotto la serata prima ancora di iniziare sulla proiezione del video di Andrea Sacco a cura di Giuseppe Michele Gala.
Numeroso il pubblico in Piazza del Popolo per i concerti: Terre Tumare” di Anna Cinzia Villani, Massimiliano Morabito, Davide Conte e Mauro Semeraro; “Canti di miniera, d’amore, vino e anarchia” di Simone Cristicchi e Il Coro dei minatori di Santa Fiora; Progetto Speciale Carpino Folk Festival 2009 di Guglielmo Pagnozzi & Voodoo Sound Club con il Collettivo Musicale Carpinese e il l’ospite speciale Teo Ciavarella.
Apprezzatissimi dal pubblico, novità di questa edizione del Carpino Folk Festival, gli omaggi del Carpino Folk Festival. David Riondino ha riproposto La Buona Novella di Fabrizio De’André che ha visto la straordinaria partecipazione, per complessivi 60 elementi sul palco, della Banda del Conservatorio Statale di Musica “Umberto Giordano” di Rodi Garganico e del Coro Polifonico Stefano Manduzio di Sannicandro Garganico. Quindi Rita Botto ha reso degnamente omaggio alla Sicilia di Rosa Balistreri e al nostro pugliese Domenico Modugno e Rosapaeda ha dedicato il suo concerto a Miriam Makeba e a Roberto Murolo ricevendo numerosi scrosci di applausi.
Infine “standing ovation” per le note poetiche di Giovanni Mauriello, l’inimitabile Teresa de Sio e l’esibizione dei Cantori di Carpino che hanno spento le luci su questa edizione del Festival.
Arrivederci al Carpino Folk Festival n.15 sul Gargano nella prima decade di agosto 2010.