In treno dopo una serata all’insegna del divertimento
CANTAR VIAGGIANDO in sicurezza aiuta il divertimento!
La ventunesima edizione del primo grande festival pugliese della musica popolare e delle sue contaminazioni si mette in viaggio sabato 6 agosto con tre suggestivi appuntamenti legati alla mobilità lenta in cui il treno delle Ferrovie del Gargano da mezzo di trasporto diventa palcoscenico grazie agli storytellers selezionati dal direttore artistico della manifestazione, Luciano Castelluccia.

Si parte, quindi, con Cantar Viaggiando e il treno-tram delle Ferrovie del Gargano da S. Severo direzione Gargano con tre appuntamenti previsti dal 6 all’8 agosto. Si tratta di performance sperimentali realizzate appositamente per il Carpino Folk Festival. All’etnomusicologo SALVATORE VILLANI che col canto, chitarra battente, liuto, organetto toccherà declinare l’anima del Gargano attraverso il racconto dell’esperienza vissuta a contatto con cantori e suonatori tradizionali che hanno lasciato un segno indelebile nella sua formazione musicale e umana. Ma è anche il racconto di luoghi, fatti e personaggi che appartengono alla memoria collettiva e che si snodano in questo viaggio lungo la ferrovia, coniugando il passato e il presente. Un racconto dialogico, assieme all’amico Gino Annolfi, in cui la voce cantata, accompagnata da sonorità strumentali minime, diventa protagonista per la giusta attinenza ai diversi contesti esecutivi. Seguirà “MAMMA QUANTE STORIE! Favole in ambulatorio, in treno, e in piazza” ideato da Andrea Satta pediatra di base nella periferia di Roma e cantante dei Têtes de Bois, che da circa sette anni, una volta al mese, organizza ‘la giornata delle favole’, chiedendo alle mamme di tutte le nazionalità di raccontare la fiaba con cui si addormentavano da piccole. Satta per l’occasione sarà accompagnato dal musicista e compositore ANGELO PELINI e dalla curatrice e conduttrice Radio Rai, la lucana, TIMISOARA PINTO. Infine concluderà la tre giorni il cantautore e musicista CIRO IANNACONE che descriverà il suo Gargano attraverso le proprie canzoni ed alcuni canti della tradizione popolare in chiave personalizzata. Elementi di creatività nelle ferrovie locali per promuovere un turismo attento alla lentezza, per favorire una migliore e più sicura mobilità collettiva e godere a pieno degli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il Gargano.
“CANTAR VIAGGIANDO, al sesto anno consecutivo, è tra la prime iniziative del genere nate in Italia – Luciano Castelluccia – quando vi pensammo non c’era niente di simile in giro: vi erano state esperienze artistiche sui treni storici che attraversano la Valle dei Templi in Sicilia e Time in jazz di Paolo Fresu a Berchidda in Sardegna (che scoprimmo due anni dopo).”
«Un momento di valorizzazione della cultura popolare – commenta il Dott. Vincenzo Germano, direttore generale delle Ferrovie del Gargano -, tema che sta molto a cuore alla nostra Azienda che è diventata partner del Carpino Folk Festival, e che dà una spinta notevole anche alla promozione del territorio in ambito turistico. Ecco perché ogni anno riproponiamo “Cantar viaggiando”. Un impegno che intendiamo ancora più ampliare con nuove idee».
“I nostri ringraziamenti – continua il Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, Mario Pasquale di Viesti, vanno al Direttore Generale delle Ferrovie del Gargano, Vincenzo Germano, che ha apprezzato e sostenuto il nostro impegno per assicurare ai tanti frequentatori del festival di poter raggiungere Carpino in modo sicuro ed economico contribuendo anche al rispetto per l’ambiente.”
“Cantar Viaggiando” è, infatti, un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano. Un viaggio che dalla stazione di San Severo, tocca Apricena, San Nicandro Garganico e Cagnano Varano e poi dritti su fino ad arrivare agli spettacoli del Carpino Folk Festival dove lo sguardo spazia sul Lago di Varano e sulla lingua di terra che spacca l’azzurro in due, dividendo lo specchio lacustre da quello marino. Un viaggio in sicurezza per aiutare il divertimento! Stimolare l’utilizzo del treno delle Ferrovie del Gargano per permettere al pubblico di spostarsi comodamente all’interno del nostro territorio evitando l’uso della propria autovettura.
Il successo dell’iniziativa negli anni scorsi è andato ben oltre le aspettative ed ha soddisfatto sia color che sono saliti sul treno per raggiungere il Carpino Folk Festival sia i turisti ignari in arrivo sul Gargano a cui il tutto è sembrato una sorta di festa dell’accoglienza dal momento che, oltre alla musica e ai cunti, vengono offerte degustazioni gratuite di prodotti agroalimentari locali.
Appuntamento, quindi, al 6/7/8 agosto prossimo a S.Severo col treno del Gargano in partenza alle ore 20.03. Il menù curato da Alessandro Iacubino (F&B coach) prevede “Legami, legumi e tradizioni…” – Viaggio alla scoperta dei primi piatti dell’orto garganico; “Pecorino amore mio” – Degustazione di formaggi locali; Selezione di vini in assaggio proposti da “Daunia Enoica”: Cantina Ariano, Cantina Antonio Pisante e Antica Cantina San Severo.
In occasione del Carpino Folk Festival 2016, negli orari notturni i treni delle Ferrovie del Gargano saranno integrati con autobus speciali che faranno da spola da Carpino alla Stazione di Carpino per consentire il deflusso di quanti si recheranno nel centro garganico per assistere agli spettacoli in programma il 9 e 10 Agosto.
Lo spirito libero del nostro Sud alla kermesse garganica
Un appuntamento tra sacro e profano, musica colta e musica popolare

L’edizione 2016 del Carpino Folk Festival si aprirà con il concerto di MARCO BEASLEY che proporrà dal vivo –e per la prima volta in Puglia- il suo lunghissimo viaggio musicale sulle coste dei mari del Sud alla scoperta di luoghi meravigliosi e gente straordinaria spesso senza nome ma dalle mille parole e dai mille canti.
Il tenore e musicologo italiano BEASLEY con la sua notevole presenza scenica e col suo modo di cantare caratterizzato da una vasta gamma di timbri differenti sarà protagonista il 7 Agosto nella chiesa di S. Cirillo di Alessandria. Specialista nel repertorio vocale del Rinascimento e del Barocco e nella letteratura musicale del XV e XVI secolo, è anche un profondo conoscitore della musica popolare dell’Italia meridionale.
Nel cuore della civiltà mediterranea, da quelle terre lambite dal mare che furono ricche e sapienti quando Roma era ancora un villaggio di pastori, ci arriva la voce potente ed incorrotta della Tradizione. Musica e mistero del suono primordiale.
Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar Ionio, Mare Adriatico: nomi geografici che appartengono ad un mare che sta al centro fra tante terre, il Mediterraneo, ma che ne ha al suo centro una, quasi fosse un’isola, lunga, sottile, ancora bellissima: l’Italia. Da Ventimiglia a Trieste, un lunghissimo viaggio sulle coste di questo mare dai tanti nomi fa scoprire luoghi meravigliosi e gente straordinaria. E verso Sud, dove la penisola italiana si spinge più profondamente in questo mare, l’aria della storia è ancora molto presente, ancora si raccontano leggende millenarie in questi anni di globalizzazione, molta ritualità sopravvive.
Una storia antica, come antichi sono i versi dei poeti che ci accompagnano in questo nuovo cammino. Poeti molto spesso senza nome ma dalle mille parole, dai mille canti. E in questi canti ci sono storie di bambini e di amori vissuti, il dolore di una perdita e la felicità di un’amicizia ritrovata. Sud è tutto questo e molto di più. E ancora, verso sud ci accompagnano strumenti viandanti da sempre, i suoni del liuto di Fabio e della chitarra di Stefano con la loro antica arte mascherata di semplicità. A loro, in viaggio, si affiancano il colascione di Leonardo e i tamburi di Vito, strumenti principe della tradizione napoletana. E incontreremo Laura dal nome pertrarchesco, che a passo di danza ci condurrà per i sentieri di questo Sud.
Sul palco, quindi Beasley, sarà accompagnato da Stefano Rocco, Fabio Accurso, Leonardo Massa, Vito De Lorenzi con la partecipazione della danzatrice Laura Boccadamo.
Alla ricerca di un canto che appartiene a mille voci, il repertorio che verrà proposto non segue una strada prefissata ma l’ordine dei brani musicali varierà da momento a momento, seguendo il dialogo che si instaura col pubblico.
Di seguito solo un elenco indicativo di alcuni dei brani in programma:
Tradizione Pugliese Tarantella del Gargano
Tradizione Pugliese / G. De Vittorio Sona a battenti
Adriano Willaert (1490-1562) Vecchie letrose
Giovane da Nola (1520 – 1592) Cingari simo, donne!
Joan Ambrosio Dalza (XV sec?) Piva
Tradizione Pugliese Tu bella…
Marco Beasley (1957) Ballo de li Sante
Vito De Lorenzi Sona e risona
Testo di Francesco Spinello (XV sec.) Como senza la vita poi campare
Tradizione Pugliese Alla Carpinese
Tradizione Pugliese Fronni d’alia
Anonimo Eufrosina
Tradizione Pugliese Tarantella del Passariello
Tradizione Napoletana Il Mattacino
Fabio Accurso & Stefano Rocco Compendium Tarantulae
Severino Corneti (XVI sec.) Fararirorella
Un CARPINO FOLK FESTIVAL per tutti i gusti
Ospiti Cristiano De Andrè e il Capitan Capitone Daniele Sepe e la sua ciurma, ma anche tanta tradizione

La caratteristica principale del Carpino Folk Festival, che si terrà dal 6 al 10 agosto nel piccolo centro garganico, è l’essenziale: valorizzare la tradizione musicale italiana mescolandola in un programma che strizza l’occhio alla musica colta ma anche al folk revival italiano, alla musica d’autore e quella internazionale. Non mancano i laboratori di canto, chitarra battente e tamburello, e continua la sezione dei concerti e cunti sui treni delle Ferrovie del Gargano. Ma l’evento più importante è sempre lo stesso da 21 anni: il concerto finale con i Cantori di Carpino “armati” di chitarre battenti e francesi, tamburelli e nacchere e guidati dal centenario Antonio Piccininno.
La 21esima edizione del carpino Folk Festival, organizzata dall’omonima associazione culturale e sostenuta dalla Regione Puglia con fondi europei, dal Parco Nazionale del Gargano, dal Comune di Carpino e dagli enti come la Camera di Commercio di Foggia e le sponsorizzazioni private, è stata presentata sulla pagina facebook ufficiale del festival non prima di aver spiegato le difficoltà che gli operatori culturali stanno attraversando a causa del sentenza del Tar del Lazio che ha bloccato gli stanziamenti del 2016 allo spettacolo del vivo. Non che il Carpino Folk Festival fosse tra i beneficiari, ma è chiaro che se i grandi contenitori culturali non sono finanziati dal Fondo (nazionale) Unico dello Spettacolo allora con le medesime risorse gli enti regionali e locali debbono far fronte alle necessità sia dei grandi che dei piccoli attrattori culturali.
Il tema di questa edizione resta ancora legato alla madre terra, ma quest’anno sente il bisogno di distaccarsene “COLTIVARE LA MUSICA È NUTRIRE L’ANIMA“: non si può vivere di sole sostanze materiali, ma l’anima umana per non soffocare ha bisogno di estraniarsi. La musica è parte integrante della nostra vita e costituisce il miglior antidoto omeopatico al caos e alla noia della quotidianità o alle amarezze che il destino ci riserva.
Si parte, quindi, con Cantar Viaggiano e il treno delle Ferrovie del Gargano da S. Severo direzione Gargano con tre appuntamenti previsti dal 6 all’8 agosto. Il primo con l’etnomusicologo SALVATORE VILLANI che declinerà a suo modo l’anima del Gargano (a proposito l’hashtag della XXI edizione è #ANIMACFF); seguirà una doppia rappresentanza del gruppo dei Têtes de Bois, ANDREA SATTA E ANGELO PELINI accompagnati dalla curatrice e conduttrice Radio Rai, la lucana, TIMISOARA PINTO; infine il cantautore e musicista locale CIRO IANNACONE. Elementi di creatività nelle ferrovie locali per promuovere un turismo attento alla lentezza, per favorire una migliore e più sicura mobilità collettiva e godere a pieno degli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il Gargano.
I concerti iniziano il 7 Agosto con un appuntamento tra sacro e profano, musica colta e musica popolare previsto nella chiesa patronale di Carpino resa famosa proprio dalle fotografie scattate dalle migliaia di appassionati che ogni anno si recano al festival, la chiesa di S. Cirillo di Alessandria. Protagonista il tenore e musicologo italiano MARCO BEASLEY specialista nel repertorio vocale del Rinascimento e del Barocco e nella letteratura musicale del XV e XVI secolo, ma anche profondo conoscitore della musica popolare dell’Italia meridionale che col suo modo di cantare caratterizzato da grande vitalità e sensibilità, da una vasta gamma di timbri differenti e una notevole presenza scenica. ci offrirà un lunghissimo viaggio musicale sulle coste dei mari del Sud alla scoperta di luoghi meravigliosi e gente straordinaria spesso senza nome ma dalle mille parole, dai mille canti.
L’8 agosto si cambia genere. Dalla musica colta che interpreta i versi dei poeti popolari si passa ai cantastorie che l’Italia l’hanno cantata dal sud: Otello Profazio, Matteo Salvatore, Enzo Del Re e Antonio Infantino. Canti, parole e visioni di studiosi, scrittori, giornalisti e artisti (Andrea Satta, Angelo Pelini, Timisoara Pinto, Giovanni Rinaldi, Mimmo Ferraro, Maurizio Agamennone, Salvatore Villani e Anna Corcione) passeranno così in rassegna la stagione del folk revival italiano, della quale i 4 suddetti sono le espressioni più significative e motivo di ispirazione per molti dei protagonisti della scena musicale italiana attuale: una perdurante attualità che sarà bene evidenziata dal concerto di PEPPE VOLTARELLI dedicato a OTELLO PROFAZIO che per decenni ha raccontato l’anima dolente e stralunata di un meridione eternamente uguale a se stesso, Qui si campa d’aria.
Il 9 e il 10 agosto il programma continua in piazza del Popolo con ANTONIO INFANTINO, (Daniele Sepe e la sua numerosa ciurma in) CAPITAN CAPITONE E I FRATELLI DELLA COSTA, Yaite Ramos, la musicista cubana meglio nota come LA DAME BLANCHE, il concerto di CRISTIANO DE ANDRÉ CANTA DE ANDRÉ, il progetto calabrese di RE NILIU e la chiusura dei CANTORI DI CARPINO.
L’ingresso è gratuito come sempre e le informazioni sono su
con aggiornamenti quotidiani sulla pagina facebook/carpinofolkfestivalufficiale
Mario Pasquale Di Viesti,
Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival
I contenitori culturali come i festival sono un veicolo importante di promozione dell’immagine della nostra terra. Attraverso la cultura, la musica, la danza è possibile far vivere le città e la loro economia. Il Carpino Folk Festival si realizza con l’impegno di molti, il mio ringraziamento va al Parco Nazionale del Gargano, alla Camera di Commercio di Foggia e al Comune di Carpino che affiancano la Regione Puglia, agli sponsor (come le Ferrovie del Gargano) e alle imprese locali (ad es. Foodaunia) che ci permettono di mantenere alta la qualità artistica. Ringrazio tutti i volontari che si impegnano gratuitamente e il pubblico che in tutti questi anni ci ha premiato con la fedeltà.
Viviamo in una regione ricca di storia e di cultura che negli ultimi decenni si è caratterizzata anche con i suoi festival che a loro volta hanno saputo raccontare al mondo la bellezza di una terra “naturalmente” musicale. Deve essere fatto ogni sforzo per sostenere queste cartoline. Occorre metterli in condizione di sapere per tempo il sostegno pubblico e consentirgli di programmare e di realizzare produzioni artistiche proprie e quindi di raccogliere più efficacemente risorse private.
L’avvio del nuovo sessennio di programmazione, invece, sembra dirci che l’Europa ha smarrito il valore unificante della diversità culturale e sembra aver messo in dubbio l’uso dei fondi europei per promuovere e tutelare il patrimonio immateriale che va dalla musica allo spettacolo, dall’arte al cinema. In questo clima di incertezza degli stanziamenti, sento, pertanto, il bisogno di esprimere un plauso particolare all’Assessore Regionale, Raffaele Piemontese, che, ci ha incoraggiati ed invitati a continuare ad essere presidio di cultura permanente e di realizzare coraggiosamente la XXI edizione del festival del Gargano, tra i più rappresentativi e identitari contenitori culturali della Puglia.
Quest’anno l’edizione l’abbiamo qualificata “essenziale”. Essenziale perché, per non smentire la qualità della nostra proposta artistica, abbiamo deciso di rinnovarci e di riproporre solo le iniziative essenziali, quelle che ci hanno reso un eccellenza nazionale. Crediamo di esserci riusciti.
Buon XXInesimo Carpino Folk Festival a tutt*.
#WeAreinPuglia

Foto di Nazario Cruciano
Riti, pratiche comunitarie, processioni, luminarie, fiere, concerti, spettacoli pirotecnici: sono le Feste Patronali che si svolgono in Puglia per dimostrare la devozione e l’affetto al proprio santo.
Una gara a sorprendere che si svolge tra rioni e paesi durante tutto l’anno.
In onore della Vergine Bruna “MARIA SS. DEL SOCCORSO” é la Festa Patronale della Città di San Severo che si celebra durante il “triduo” composto dalla terza domenica di maggio, dal sabato precedente e dal lunedì seguente. Quest’anno dal 14 al 16 maggio.
I festeggiamenti in realtà si estendono ben oltre il triduo, occupando le due settimane a cavallo della terza domenica e sono caratterizzati dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche fuochi, incendiate negli oltre venti rioni al passaggio dei sacri cortei (un idea di cosa accade www.youtube.com/watch?v=By5P3YVeKDU&feature=related).
In occasione dei festeggiamenti venerdì 13 il concerto dei I CANTORI DI CARPINO stile ,storia e musica ” ALLA CARPINESE “ e dell’Orchestra Popolare La Notte della Taranta – pagina ufficiale voluto dall’Amministrazione Comunale di San Severo.
La serata, curata dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, ideazione e direzione artistica Luciano Castelluccia, avrà inizio alle ore 21.30 in Piazza Carmine con lo spettacolo “Tricche e ttracche” del cantore 2.0 Salvatore Luca Tota che mette in musica i modi di fare, i proverbi e le tradizioni sanseveresi comprese quelle legate alla Festa del Soccorso.
Continua, cosi, l’impegno del Carpino Folk Festival nel mettere insieme il buon mangiare e il buon vivere, il turismo e le tradizioni musicali agropastorali della #Puglia (Tavoliere, Gargano, Salento), in questo caso in un contesto molto appropriato, infatti, pur svolgendosi in una grande città, rurali restano molti rituali di questa lunga festa dedicata alla Vergine bruna che porta nella mano destra alcune spighe di grano, un ramo d’ulivo e un grappolo d’uva e che, considerata la protettrice dei campi, viene invocata ogni volta che siccità e tempeste minacciano le coltivazioni dei sanseveresi.
La mandria di podoliche come scelta alternativa di vita a contatto con gli animali e la natura

Foto Di Domenico Sergio Antonacci
Il prossimo 24 aprile la Famiglia Facenna, pastori garganici, riporteranno la loro mandria di vacche podoliche dalla piana alla montagna. Uno degli ultimi esempi di un rito destinato a scomparire oppure un rituale che riemerge dal passato come alternativa alla frenetica e continua evoluzione del mondo moderno?
Non ci è dato sapere. ANTONIO FACENNA, però, ci credeva e rappresentava con dignità la figura del nuovo allevatore: immenso amore per gli animali, grande passione per le tradizioni più antiche e la voglia di comunicare lo stile di vita podolico attraverso i social network. Il direttore artistico, Luciano Castelluccia, se ne innamora subito e da qui l’idea della cena-spettacolo LA TRANSGARGANICA e la prima FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO. Ma proprio quell’amore per gli animali e le piogge torrenziali del settembre 2014 si portano via Antonio.
Resta l’idea di rivivere la storia e le attività tradizionali del mondo rurale che diventa il progetto dell’Ass.Cult. Carpino Folk Festival della RETE DELLE ANTICHE MASSERIE GARGANICHE: evocare le tradizioni e i fattori culturali del recente passato e promuovere e valorizzare uno sviluppo territoriale centrato sulle caratteristiche endogene ambientali, culturali, paesaggistiche e artigianali tipiche del Gargano. La MASSERIA FACENNA con la FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO diventa, pertanto, la tappa obbligata dei futuri percorsi di fruizione del territorio.

Foto Di Domenico Sergio Antonacci
Si parte, quindi, alle prime luci dell’alba di domenica 24 aprile e si va su. Alle 6 del mattino alle porte di Carpino è previsto il raduno di quanti desiderano accompagnare gli animali lungo tutto il percorso. Per gli altri sarà possibile in qualsiasi momento aggregarsi al cammino. Dopo caffè e cornetto, varie istruzioni saranno fornite ai partecipanti per il successo della giornata. Alle 6.30 ci si trasferirà con la navetta al punto di partenza. Dal paesino basta un quarto d’ora. Alle 7, la mandria composta da capre, pecore, vacche podoliche, cavalli, cani e pastori si incamminerà dal podere della famiglia Facenna in località TARTARETA (Agro Ischitella). È un tragitto impegnativo, che però si fa con molta tranquillità, a passo di animale. Da Ischitella si costeggia Poggio Pastromele di Carpino percorrendo le vie naturali dei tratturi. Lungo il percorso le emozioni non mancano. Si entra per un breve tratto nel paese dove gli anziani si commuovono nel sentire lo scampanio delle vacche che attraversano il loro borgo, un suono che ridesta in loro ricordi incancellabili. Quindi, lungo la piana, attraversando i terreni in cui stanno crescendo le famose fave di Carpino, tutti su fino a contrada MINIZZO presso la Masseria didattica dedicata ad Antonio Facenna. Con la vista panoramica del lago di Varano, del mare Adriatico e delle incantevoli isole Tremiti partirà la lunga programmazione della festa che prevede la mungitura della capra garganica per la colazione podolica, quindi la preparazione comunitaria del pranzo sociale. Nel pomeriggio la lavorazione del caciocavallo podolico a cura di Giacomo Facenna e l’intreccio dei cesti tipici “Panarë e Panareddë”. Contemporaneamente i vecchi giochi d’una volta, la musica e le ballate dei suonatori e cantatori della tradizione del Molise (Giuseppe Spedino Moffa), di San Giovanni Rotondo (Cantatori e Suonatori) e di Carpino (Cantori). Alle 18 l’escursione per raggiungere il pascolo delle nere capre garganiche e la raccolta delle erbe spontanee selvatiche. In serata la festa si conclude risiedendosi a tavola per la cena podolica e la transumanzaroots dei più rinomati dj selecta reggae, dub e hip-hop della Puglia: Zaio, Mimmo Superbass, MC Papa Buju.
La FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO – 24 aprile 2016, prodotta dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, ideazione e direzione artistica Luciano Castelluccia, in collaborazione con la Masseria Facenna – Carpino ha visto la partecipazione di Slow Food Gargano Nord e delle aziende agricole facenti parte dell’Associazione “Fave DiCarpino” (Francesco Cannarozzi, Michele Cannarozzi, Domenico Pio Di Mauro e Mario Di Nunzio). La FESTA inoltre è stata scelta come caso di studio dall’Università del Salento ed ha ricevuto il patrocinio e il supporto logistico del COMUNE DI CARPINO, dell’Università degli Studi di Foggia e della Fondazione Apulia Film Commission. La quota podolica di partecipazione è di 28 euro.
Al momento si registrano il doppio dei partecipanti dell’ultima edizione con provenienze da tutt’Italia, Belgio e Francia. Per informazioni consultare i siti www.carpinofolkfestival.com e www.facebook.com/CarpinoFolkFestivalUfficiale e contattare le guide Sara Di Bari +39 327.2940882 e Domenico Antonacci Tel: +39 393.1753151.
Qui il video dell’ultima edizione: https://www.youtube.com/watch?v=QI7UFg-VqXY
Evento FB: https://www.facebook.com/events/246160005729822
Hashtag: #transumanzaroots
A seguire il MENÙ EMOZIONALE della FESTA con gli odori, i profumi e i sapori d’una volta.
COLAZIONE PODOLICA
– Latte di Capra Garganica con Puparati
PRANZO PODOLICO
– Saporito antipasto con Pecorino primo sale e Fave tenere di Carpino
– Fave e Zucca alla Carpinese
– Zuppa di Fave di Carpino con cicorie selvatiche e patate
– Passata di Cicerchie su pane tostato
– Recchietelle alla Carpinese con pomodoro fresco, basilico e cacioricotta di Capra Garganica
– Ziffë e zaffë di Vitello Podolico con cipolla, patate, carote e sedano
CENA PODOLICA “MINIMALISTA”
– Carne arrëstutë a base di maiale nostrano e vitello podolico
– Caciocavallo Podolico
– Cacioricotta
– Mozzarella
Pane, Acqua e Vino quanto basta
Il film è girato in un paese del Gargano, vicino alla laguna di Lesina e documenta la vita della popolazione di questo paese, a soli 350 km da Roma, nella loro mondo di vita quotidiana. Nel film si snodano due storie, quella di Zaruccio e quella di Nicandro, entrambi pescatori d’anguille, ma che nel film avranno destini diversi. Inoltre vengono documentata la Scuola del pianto, e la festa di San Primiano.
Mio padre scrive nei suoi appunti quando nel 1963 andò da Cristaldi e gli disse: “Voglio girare nel Gargano”. Non aveva una sceneggiatura e nemmeno un soggetto. Cristaldi gli rispose: “Qui ci sono i soldi. Torna quando hai finito.”
Prima di girare il film, in questo paese dell’italia a soli 350 Km da Roma, papà ha vissuto tre mesi con la popolazione del Gargano, conducendo la stessa vita quotidiana di quella gente perchè: “Solo così avrei compreso quel regime di esistenza contraddittorio nel quale, il vecchio e il nuovo, ciò che muore e ciò che nasce caratterizzano l’oggi della società meridionale. Mi interessava lo scontro tra tradizione e innovazione… uno scontro complesso ma era questa contraddittorietà ciò che volevo filmare consapevole che “riprendere” usando un’angolazione, un obiettivo….. è sempre dare un’interpretazione della realtà.”
In questo paese del Gargano, esemplificativo di tanti altri, era possibile documentare la precarietà dei beni elementari della vita, l’incertezza delle prospettive concernenti il futuro, la pressione esercitata sugli individui dalla forze naturali e sociali non controllabili, la carenza di assistenza sociale. Inoltre era possibile documentare quel folklore religioso del Sud per cercare di capire, di dare un senso, per far comprendere agli italiani i significati impliciti che esso conteneva.
“Mi trovavo di fronte a della gente che aveva conservato una vita arcaica. La presenza di antichi comportamenti rituali rischiava di far vedere al pubblico questa terra, del nostro paese, come una terra fuori dalla storia, ancora legata a pure “superstizioni” pagane, divertenti e pittoresche nelle loro manifestazioni…”.
L’ obiettivo di mio padre era un altro riportare questo “mondo” nella nostra storia culturale perché “Le immagini corrono ma noi che viviamo nel “miracolo” economico non possiamo rimanere estranei rispetto a questa terra… non ho voluto fare un film-inchiesta o un film di propaganda; ho soltanto voluto imprimere sulla pellicola, naturalmente con immagini calibrate e formalmente selezionate, uno stato di fatto, una realtà qual è. Il film è indubbiamente crudele, spietatamente vero, crudelmente reale e scomodo per un certo tipo di borghesia.”
Le riprese sono durate un anno nel quale papà con la macchina da presa sotto il braccio e senza una “troupe” gira 20 mila metri di pellicola. Determinante era la scelta di impiegare attori non professionisti e di conservare i dialoghi originali.
Per realizzare questo progetto utilizzò come attori i pescatori del lago di Lesina e obiettivi a lungo fuoco per non generare “timore” o “controllo” dovuti alla vicinanza della macchina da presa.
Durissimo è stato il lavoro di montaggio e di sincronizzazione del parlato al momento della ripresa.
La storia di due pescatori
Nel film vengono raccontate due storie: quella di Nicandro e quella di Zaruccio. Entrambi fanno parte della comunità di pescatori del lago di Lesina, ma vogliono progettare le loro vite in maniera diversa. Vivono in condizioni di assoluta miseria economica ed esistenziale, tuttavia vogliono impadronirsi del loro destino per non restare immobili di fronte al divenire della storia che li consumerebbe in un semplice stato di indigenza senza orizzonte di progettualità. Essi vogliono che le loro giornate senza luce, vissute in tane immonde che sembrano stalle o grotte, diventino case. Essi vogliono che il loro sforzo, per emanciparsi, dal fondo delle loro spelonche, giunga a noi protagonisti del cosiddetto “miracolo” economico.
Così Nicandro, in questi anni del boom economico e delle grandi migrazioni dal Sud verso il Nord, compie una scelta coraggiosa.
I soldi che ha guadagnato lavorando all’estero li utilizza per costruirsi una barca e restare nella sua “patria culturale”: quella dei pescatori del lago di Lesina. Nicandro si immerge, come gli altri pescatori, nella laguna e strappa l’erba che rende impossibile pescare le anguille. Con un lavoro estenuante apre la sua “carrara”; ma sotto la sferza del sole e della fatica drammaticamente annega nella laguna.
Ancora una volta la natura potente, devastante mette in scacco il progetto di Nicandro di trasformare con il suo lavoro, seppur per un breve periodo, la laguna informale in cultura.
Zaruccio è in bilico fra la trasmissione di una memoria culturale, quella di essere un pescatore, e la volontà di un progetto innovativo che cambi la sua situazione esistenziale. Egli vuole dunque sfuggire la schiavitù della laguna e tentare di realizzare un campo coltivabile per diventare agricoltore.
Con l’aiuto della moglie affondando nell’acqua, giorno dopo giorno , porta con la barca secchi di terra in mezzo alla laguna. A mano a mano il suo pezzo di terra emerge dall’acqua. Ma a stagione avanzata l’opera è quasi impossibile e un temporale violentissimo distrugge in pochi attimi il suo piccolo campo. Mesi di duro lavoro vengono spazzati via in pochi minuti. E l’acqua della laguna torna padrona del suo destino.
Il destino dei protagonisti dell’Antimiracolo è un destino drammatico che testimonia la provvisorietà e la caducità dell’esistere in determinate situazioni storiche e culturali.
Questi uomini tentano disperatamente di trasformare la natura informale per creare un “mondo” domestico, utilizzabile. Ma la loro volontà di esser-ci in un mondo viene meno di fronte alla natura. La natura ha dunque il sopravvento e mette in scacco l’uomo nella sua volontà di emergere e progredire oltre la naturalità.
L’urlo di Zaruccio, il suo dibattersi nell’acqua della palude, così come il lamento funebre della moglie di Nicandro raccontano il flettersi radicale di quello che De Martino definisce ethos del trascendimento:
L’ ethos del trascendimento è valore precategoriale e non già nel senso della pura e semplice vita, ma nel senso della vita colta nell’atto di aprirsi ai valori categoriali, cioè alle forme di coerenza culturale. Questo ethos del trascendimento, questo doveroso andar oltre secondo valori categoriali è il valore dei valori, la condizione del loro dispiegarsi: un andar oltre primordiale che non può essere mai oltrepassato perché ogni oltrepassare secondo valori categoriali si compie in esso e per esso. L’ethos del trascendimento può tuttavia passare fondando il rischio estremo di tutti i valori che risultano in tal modo colpiti alla radice: è questo il chiudersi del ventaglio della vita culturale, il non poterci essere in nessun mondo culturale possibile” (Ernesto de Martino “La Fine del Mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali” a cura di C.Gallini, Einaudi, 1977, pag.675)
La “Scuola del Pianto”
Il film presenta un documento di grande importanza etno-antropologica: la “Scuola del Pianto”. Purtroppo le riprese della “Scuola del Pianto” sono state ampiamente tagliate dalla censura e nel film rimane poco di questo raro documento etno-antropologico. Ora l’intervento del cristianesimo ha sì riplasmato la concezione della morte e dell’al di là ma non ha sradicato in questa terra del nostro meridione, l’antico rituale del lamento funebre.
Qui seguiremo la rigorosa analisi teorica, del lamento funebre, compiuta da Ernesto de Martino in “Morte e Pianto rituale: dal lamento funebre antico al pianto di Maria” (1958). Inutile ricordare lo spessore di questo grande studioso italiano che ha dedicato gran parte della sua vita a comprendere alcuni orizzonti mitico-rituali del nostro meridione d’Italia che, senza il suo contributo, sarebbero rimasti dei puri fenomeni di superstizione popolare. Inoltre per lo studioso italiano si trattava di guardare al folklore religioso del Sud per cercare di capire perchè il cattolicesimo sembra parlare un linguaggio non sufficientemente allineato con i veri bisogni di quelle comunità. Del resto qualunque persistenza insita nel folklore popolare e vista da noi come arcaizzante (o “superstizione”) se c’è e persiste, vuol dire che agisce, funziona. Si tratta dunque di spiegare e capire in che senso funziona e dunque perchè persiste. De Martino in “Morte e pianto rituale” si domanda proprio questo: perché il lamento funebre persiste in alcune zone del Sud d’Italia?
Accenni sulla teoria del sacro di Ernesto de Martino di Natalia Piccon
In tutta la sua produzione teoretica, Ernesto de Martino, ha sempre sostenuto che il compito della storiografia religiosa consiste nel ricostruire il senso culturale di una determinata esperienza religiosa.
Infatti secondo l’autore la storia delle religioni ha per oggetto specifico l’analisi del sacro. Il sacro è inteso come quell’insieme di miti e di riti che si esprimono per mezzo di un linguaggio simbolico. La speculazione demartiniana sul sacro è estremamente complessa, frutto di lunghi anni di ricerca e di studio. Pertanto in questa sede non possiamo affrontarla interamente ma solo darne alcuni accenni. I saggi “Fenomenologia religiosa e storicismo assoluto” (1953-54) e “Storicismo e irrazionalismo nella storia delle religioni” (1957) sono determinanti per il nostro percorso. Inoltre il concetto di presenza e la dialettica cisri-riscatto sono indispensabili per capire l’interpretazione demartiniana dei fenomeni mitico-religiosi.
Il concetto di presenza ricalca il dasein di Martin Heidegger (“Essere e Tempo”, Longanesi, 1927).
L’ “uomo demartiniano” come presenza o esser-ci è un uomo in situazione, un soggetto storico-psicologico.
In quanto essere-nel-mondo, l’uomo è quell’ente che si trova procedente da un certo passato. In particolare possiamo dire che il sistema psichico dell’uomo si struttura sulla memoria di sé come soggetto di atti passati e sul senso di appartenenza ad un determinato mondo culturale e storico. In questa prospettiva, il sentimento dell’unità dell’io e della presenza di sé a se stessi, come bene primario affinché l’uomo possa effettivamente vivere in un mondo, necessita di una dimensione sincronica e di una dimensione diacronica.
Questo significa che ogni individuo ha bisogno di essere in un territorio geografico, domestico, nel quale si ritrova. Dall’altro sono necessari determinati significati simbolici, facenti capo al sistema della cultura alla quale l’individuo appartiene, per mezzo dei quali il mondo acquista un senso e un valore. Tuttavia la struttura della soggettività è estremamente precaria, vulnerabile. Il suo mantenersi come presenza al mondo dipenderà infatti, dalla sua capacità di controllare, rispondere e riconferire un nuovo significato alle continue modificazioni della realtà.
Il nesso dialettico crisi-riscatto consente di sottrarre il sacro ad un piano metafisico per ricondurlo al piano umano della storia: il sacro è un prodotto culturale che in determinati momenti consente di superare la crisi e reimboccare la strada dell’esser-ci.
La dinamica crisi-crollo della presenza e reintegrazione si struttura sulla distinzione posta da De Martino tra destorificazione religiosa o istituzionale e destorificazione irrelativa:
“Tutto il movimento della ripresa religiosa è dominato da una tecnica fondamentale che può essere concettualmente formulata come tecnica di destorificazione istituzionale dai rischi di alienazione attuali o possibili….tale tecnica protegge dalla destorificazione irrelativa, senza orizzonte di cultura, che ha luogo nella alienazione radicale o perdita della presenza.” (“Storicismo e irrazionalismo nella storia delle religioni” in Studi e Materiali di Storia delle religioni, 1957, pag.94).
Il lamento funebre di Natalia Piccon
Ad un primo sguardo il lamento funebre, come esperienza religiosa in atto, può apparire un rituale assolutamente irrazionale.
Ma l’obiettivo di De Martino è quello di distinguere tra esperienza religiosa in atto (concretamente vissuta) e esperienza religiosa rigenerata dalla ragione storica. Si tratta dunque, anche per il pianto rituale, di individuare e riportare alla luce, la sua interna razionalità, la sua funzione culturale, la sua rigorosa necessità storica.
Il rituale della lamentazione ha una funzione precisa: esso si innesta nella crisi psicologica di fronte alla morte di un proprio caro e la sblocca mediante un pianto ritualizzato. Il cordoglio può sfociare in una pericolosa crisi che investe l’io nella sua integrità psichica. Ma la cultura mette a disposizione un istituto per oltrepassare l’evento luttuoso.
Ora il lamento funebre è un pianto “artificiale”. Ciò significa soltanto che il lamento si svolge secondo regole stabili sia nei moduli verbali, sia nella mimica e sia nella melodia. L’alternativa ermeneutica artificio-sincerità non ha senso. Ciò che appare come pianto senza anima, convenzionale, automatico è in realtà destorificazione intenzionale del momento critico della morte, o quanto meno attenuazione della sua storicità.
In sostanza possiamo dire che il lamento funebre è un “discorso” che permette il passaggio da un pianto senza orizzonte a un pianto ritualizzato, ossia ad un discorso protetto e “destorificato” mediante il quale è possibile dar sfogo al proprio dolore in modo controllato.
Come documenta il regista questo antico prodotto culturale, ormai ridotto a “relitto”, è ancora, per questa gente, l’unico strumento che rende possibile il passaggio dalla morte naturale ad una “seconda morte” accettabile: quella culturale. Infatti il lamento “artificiale” è spesso tendenzialmente “epico”.
Inteso nella sua specifica qualità e funzione storicamente e culturalmente determinate il pianto rituale dimostra dunque tutta la sua efficacia: sblocca la singolarizzazione del dolore e il pericolo di una crisi psicologica senza orizzonte e ridischiude un discorso nel quale “il planctus irrelativo è riplasmato in ritornelli emotivi periodici che danno un orizzonte protetto nel qual dar sfogo al proprio dolore” (Ernesto de Martino “Morte e Pianto Rituale: dal lamento funebre antico al pianto di Maria”, Bollati Boringhieri, 1983, pag.110).
La Festa di San Primiano
La festa in onore di San Primiano Martire, patrono di Lesina, si svolge ogni anno dal 14 al 16 maggio ed il paese garganico si veste a festa per questo straordinario evento. Il 14 maggio, la processione della statua dell’Assunta parte dalla Cattedrale e ad essa seguono i festeggiamenti pirotecnici e musicali; il 15 maggio si svolge una seconda processione che percorre tutte le vie cittadine, con la statua di San Primiano, accompagnata dai fedeli.
Anche per la festa di San Primiano il Cristianesimo sembra non corrispondere in pieno ai bisogni della comunità per cui si assiste ad un sincretismo pagano-cattolico. Non possiamo, in questa sede, entrare nel merito del complesso fenomeno dell’incontro-scontro, trasmissione-innovazione tra due diversi orizzonti religiosi.
In primo luogo la festa abolisce il tempo profano e fa entrare la collettività in un tempo “fuori dalla storia”: il tempo sacro. Durante il tempo della festa si può far esplodere, secondo moduli controllati, l’angoscia per la precarietà dei beni elementari della vita, per l’incertezza del futuro, per l’indomabile divenire della natura. Così nel corso della festa si assiste ad un ribaltamento dei normali comportamenti quotidiani: comportamenti che rispettano la cultura ufficiale rappresentata dalla chiesa cristiana.
Caratteristico del periodo festivo è il tabu del lavoro e la comparsa di elementi chiaramente pagani. Divertimenti orgiastici, gare a base di cibo, danze, …, tutti comportamenti che non sono certo rispettosi della licenziosità propria della chiesa cattolica; la povertà di cibo propria della quotidianeità viene “annullata” con una gara dove si assiste ad una vera orgia di cibo: un enorme piatto di spaghetti deve essere mangiato velocissimamente per mostrare a tutti il piatto completamente pulito e vincere la gara. Fiumi di birra scorrono nelle locande dei pescatori. E ancora chi, con la faccia coperta di farina come un fantasma, cerca di raccogliere con l’uso della sola bocca le cinquecento lire nascoste in una ciotola colma di farina.
E in un paese dove le donne vestono perennemente di nero “rinchiuse” in una condizione di castità e subalternità, gli uomini durante la festa potranno vedere altre donne… donne venute dalla città, donne “odalische” che baciano serpenti con evidenti riferimenti sessuali. Ma l’elemento centrale della festa consiste in una raccolta di soldi che avviene in un modo particolare: per entrare in “contatto” con il “sacro” la comunità attacca dei soldi di carta sulla statua del santo utilizzando degli spilli. E una volta raccolti i soldi (che sono ben di più delle tasse!), la tradizione vuole che le donne reclamino a gran voce i “sacri” spilli che, entrati in contatto con il sacro, sono diventati “reliquie”.
Chi può si paga un giro sulla giostra dove una voce dice: “…sempre più veloci col progresso!”.
Il ritorno della bella stagione segna l’arrivo di un tempo nuovo e il rinnovarsi della secolare TRANSUMANZA del Gargano
24 aprile 2016 raduno ore 6.00
[Masseria Facenna – Contrada Minizzo|Carpino]
Food ● Art ● Move ● Entertainment
La Festa della Transumanza del Gargano che si svolgerà il prossimo 24 aprile 2016 a Carpino è l’occasione per rivivere la storia e le attività tradizionali del mondo rurale, favorendo la ricerca di un rapporto antico tra uomini, animali e ambiente.
Una via di scambio di sapori e saperi antichi e universali tra campagna e città al ritmo lento degli animali.
Qui il video dell’ultima edizione: https://www.youtube.com/watch?v=QI7UFg-VqXY
Il CARPINO FOLK FESTIVAL nasce nel 1996 con l’intento di valorizzare la tradizione musicale agropastorale di Carpino e del Gargano. Nel solco di questa tradizione si inserisce l’organizzazione della TRANSUMANZA DEL GARGANO presso la MASSERIA FACENNA. Lo scopo è quello di evocare le tradizioni e i fattori culturali del recente passato e di promuovere e valorizzare uno sviluppo territoriale centrato sulle caratteristiche endogene ambientali, culturali, paesaggistiche e artigianali tipiche del Gargano.
Natura, Movimento, Enogastronomia, Eventi per suscitare lo stupore e la voglia di partire per soggiorni brevi nel Gargano come esploratori al centro di un’esperienza inusuale rispetto all’immagine tradizionale della Puglia.
Trasformare la visita del Gargano da un semplice momento di svago in un’esperienza da vivere unica, autentica e non massificata, in cui la transumanza è il pretesto per conoscere non solo luoghi nascosti e fuori dai circuiti tradizionali, ma anche per apprendere la cultura e le tradizioni delle comunità del Parco Nazionale del Gargano, godere della salubrità dell’aria e scoprire l’incredibile tasso di biodiversità del più grande polmone verde della Puglia che altro non è che una sorta di ecomuseo diffuso e vivente da vivere tutto l’anno.
La MASSERIA FACENNA per riprendere ad avviare le maglie di un discorso interrotto bruscamente dall’alluvione del settembre 2014 e tessere la RETE DELLE ANTICHE MASSERIE GARGANICHE come tappe di percorsi di fruizione del territorio.
La festa della TRANSUMANZA DEL GARGANO, ideata da Luciano Castelluccia, è, quindi, parte di un più ampio programma dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival per contribuire allo sviluppo endogeno del sistema territoriale garganico, in considerazione delle importanti ricadute economiche, sociali e turistiche che esso può produrre.
Il 24 aprile 2016, nell’anfiteatro naturale costituito da Capoiale, San Nicola di Varano, Cagnano Varano, Ischitella, Vico del Gargano fino a Rodi Garganico, mandrie di vacche podoliche, pecore, capre garganiche e pastori animeranno e invaderanno le strade pedecollinari che lambiscono Poggio Pastromele di Carpino e che si sono cristallizzate nel corso dei secoli nelle vie transumanti dal piano alla montagna secondo caratteristiche e organizzazione simili al fenomeno della grande transumanza che dagli Abruzzi portava greggi e mandrie verso il Tavoliere e il Gargano percorrendo le vie naturali dei tratturi.
Nel passato sulla montagna del sole la zona più adatta alle pecore era quella di San Giovanni Rotondo, il paese dei pastori, dove la pastorizia, in genere, era totalizzante rispetto agli altri paesi del Gargano. Di pecore se ne trovavano anche a San Marco, ad Apricena, a Rignano, a Sannicandro, a Carpino, a Cagnano, ecc. Moltissimi erano gli allevamenti di capre sul Gargano. Assai diffusi lo erano nei paesi confinanti con la Foresta Umbra, cioè vicino Monte Sant’Angelo, Mattinata, Vieste, Vico, ma ce n’erano molti anche a Sannicandro, a San Marco in Lamis e in genere su tutto il territorio garganico, dove la capra nera era forse l’animale più diffuso.
Nelle Puglie ed in particolare su tutto il promontorio era particolarmente diffusa la Vacca podolica. La Podolica del Gargano è una razza allevata allo stato brado e che quindi offre carni sapide, sane, ricche di sali minerali dal suo latte vengono prodotti ricotte e formaggi dai sapori unici, come il caciocavallo podolico.
PROGRAMMA
Ore 6:00 RITROVO presso ampio parcheggio Bar Caffè – Distributore Carburante Varano Petroli – posto all’entrata di Carpino (subito dopo l’uscita della SS 693 – strada a scorrimento veloce del Gargano)
Ore 6:30 TRASFERIMENTO con navetta in Località TARTARETA (Agro Ischitella)
Ore 7:00 PARTENZA della TRANSUMANZA, percorso 8km a piedi su un sentiero sterrato, ma agevole (Si consiglia abbigliamento pratico e comodo possibilmente dai colori non vivaci ed idoneo alla stagione, scarpe da trekking, cappellino, acqua, snack)
Ore 9:30 ARRIVO Località MINIZZO Azienda Zootecnica FACENNA
La vista panoramica del lago di Varano, del mare Adriatico e delle incantevoli isole Tremiti vi regaleranno emozioni uniche.
Ore 10:00 Mungitura della Capra Garganica e Colazione Podolica
Ore 11:30 Preparazione comunitaria del pranzo sociale
Ore 12:00 PRANZO PODOLICO SOCIALE
Ore 15:00 Laboratori Didattici
– Lavorazione del Caciocavallo Podolico a cura di Giacomo Facenna
– Intrecci dei cesti tipici “Panarë e Panareddë” a cura di Pio Gravina e Luisa Martino
Ore 16:00 Musica e Balli con Suonatori e Cantatori
– Giuseppe Spedino Moffa di Riccia (Campobasso)
– I Cantatori e Suonatori di San Giovanni Rotondo
– I Cantori di Carpino
Ore 17:00 Escursione – Pascolo della capra Garganica e raccolta delle erbe spontanee selvatiche.
Ore 18.00 Giochi Tradizionali: Mazzë a Curtë e Savëza n’goddë
Ore 19:30 CENA PODOLICA SOCIALE
Ore 20:30 TRANSUMANZAROOTS
– Zaio (San Giovanni Rotondo)
– Mimmo Superbass (Bari)
– MC Papa Buju (Altamura)
QUOTA PODOLICA DI PARTECIPAZIONE
€. 28,00 adulti >16 anni – €. 20,00 ragazzi 12/15 anni – €. 15,00 bambini 4/11 anni – Gratis infant < 3 anni – Qui tutte le informazioni.
Quando si pensò a VIAGGIAR CANTANDO non c’era niente di simile in giro per l’Italia e se c’era non ne eravamo a conoscenza. C’erano
state esperienze artistiche sui treni storici che attraversano la Valle dei Templi in Sicilia e Time in jazz di Paolo Fresu a Berchidda in Sardegna (che scoprimmo due anni dopo). Forse perchè il Gargano è notoriamente un isola, decidemmo quindi di caratterizzare il Carpino Folk Festival in termini di mobilità lenta e quindi di ecosostenibilità con piccoli eventi di riproposta della musica tradizionale (e che volete? Uno fa quello che sa fare) sulle Ferrovie del Gargano che dovevano avere uno scopo promozionale per il festival e di accoglienza con la somministrazione delle produzioni tipiche locali e allo stesso tempo valorizzare la rete ferroviaria per lo sviluppo, la promozione turistica e la partecipazione sociale del territorio.
Tutto gratisse, si intende.
Il progetto come sempre nacque complesso con tappe, fermate, visite guidate, spettacoli nelle stazioni e microeventi sui binari. In origine doveva essere il modo di tenere insieme il festival a Carpino e le anteprime nei paesi del Gargano, ma poi di necessità bisogna fare virtù e quindi quello che si intendeva fare tutto insieme è stato fatto a pezzi in più edizioni acquistando una propria autonomia dal resto del festival della musica popolare.
Avrà un futuro? Non credo. Campanilismo esasperato e competenza territoriale nosense non aiutano ed anche le Ferrovie del Gargano preferiscono di più messaggi mediocri e banali.
– NELLO BISCOTTI – “Al Monte Gargano, tra mitologie, letteratura e scienze naturali” con l’ ACCOMPAGNAMENTO di NICOLA GIULIANO e LUCA D’APOLITO
– GIANFRANCO PIEMONTESE “Il Gargano nelle impressioni di una viaggiatrice statunitense degli anni Venti: Katharine Hooker” con ACCOMPAGNAMENTO DELL’ARPA DI GIULIANA DE DONNO, HARPS TO HARPS
– PATRIZIA RESTA ” Dalla natura alle culture. Nascere e rinascere nel tempo, nello spazio e nei luoghi” con ACCOMPAGNAMENTO DEL QUINTANA ENSEMBLE CON ARPA BAROCCA E VOCE, ARCILIUTI, UD E PERCUSSIONI
– GIANNI LANNES “Gargano: la madre terra daunia” con ACCOMPAGNAMENTO DI REDI HASA E MARIA MAZZOTTA CON PROGETTO “URA”
– NICOLA GIULIANO “La magna mater e la Daunia” con ACCOMPAGNAMENTO DI ELENA RUZZA E MATTEO CANTAMESSA CON PROGETTO “DAMATIRA DUB”
– LUCA MORINO – “MorinoMigrante”
– NÁPOLES Y SICILIA – “Cocina y música itinerante”
– GIOVANNI RINALDI – “Un cantastorie sul treno”
– NOMAD set – AFF IN CFF
– DONPASTA- Emigrante con dispensa occupata da passata di pomodoro fatta in casa e vinile
– LE MUIERES GARGANICHE- “Stornelli e tarantelle”
– SALVATORE LUCA TOTA – “Trik e trak e stoffa da vendere
– NAZARIO VASCIARELLI – “Terra, pane e liberta’ ” La cantata di Michele Sciarra
– TARANTULA GARGANICA
– I TRENI DELLA FELICITA’ di Giovanni Rinaldi
– PUGLIA BITE – “L’ideale unione della Puglia attraverso le musiche dei suoi estremi”
– PROGETTO CALA LA SERA – La luna aggira il mondo e voi dormite!
Il cantore secolare più famoso delle Puglie ancora in attività per diffondere quella che fu la sua cultura
Pecceninne pe nn’àvete e ccènd’anne!

Fotografia di Mariano Iorio, 2012
Temperamento forte, amore per la vita, per la famiglia, per i compagni e un forte attaccamento al paese che gli ha dato i natali un secolo fa, Antonio Piccininno (Pecceninne), il cantore con le nacchere, è nato il 18 febbraio 1916 a Carpino, in provincia di Foggia.
All’età di due anni perde entrambi i genitori a causa dell’influenza spagnola e viene affidato ai nonni materni. A otto anni deve già contribuire al mantenimento della famiglia ed è mandato a guardare le pecore. Nei boschi di quello che oggi è il Parco Nazionale del Gargano i pastori adulti gli tramandano i canti popolari che lui ripete ossessivamente guardando le pecore. Diventato adulto lascia il mestiere del pastore e si dedica alla coltura dei campi. Pastore e, contadino, con le sue 100 primavere rappresenta una delle “personalità più interessanti, autentiche e complesse della tradizione musicale del Gargano. Cantatore eccellente, tra i più anziani del paese, porta con sé un bagaglio di conoscenze che lascia quale eredità culturale alle nuove generazioni. La sua testimonianza di vita, la sua interpretazione canora e la sua raccolta di canti sono punti di riferimento imprescindibili per un’adeguata comprensione della sua unicità. Il suo percorso si colloca in un ambito intermedio tra oralità e scrittura, frutto di stratificazioni in progress di apprendimento, dalla fase mnemotecnica orale del periodo giovanile, alla fase della partecipazione diretta ai riti collettivi delle serenate e dei balli (quando non ancora defunzionalizzati), alla fase dell’appropriazione autodidattica della scrittura per la raccolta dei canti popolari (Villani S., 2008)”.
In occasione dei festeggiamenti per i suoi cent’anni, giovedì pomeriggio 18 febbraio al “Centro Culturale Andrea Sacco”, Palazzo Barone di Carpino, con inizio alle ore 17.00 si svolgerà l’incontro IL PASTORE CANTORE organizzato dal Carpino Folk Festival insieme al Comune di Carpino e al Parco Nazionale del Gargano con gli studiosi e gli artisti che hanno attinto dal suo bagaglio di conoscenze popolari per narrarne la vita artistica attraverso il repertorio, le esperienze, le preferenze, gli atteggiamenti, le abilità, in una parola l’identità del cantore che instancabilmente continua a tramandare quella che fu la sua cultura: tra gli altri, son attesi lo studioso Francesco NASUTI, l’etnomusicologo Salvatore VILLANI, l’attrice Caterina PONTRANDOLFO, Eugenio BENNATO e Teresa De SIO.
Interverranno: Rocco MANZO (Sindaco di Carpino), Stefano PECORELLA (Presidente Ente Parco Nazionale del Gargano), Pasquale Mario Di VIESTI (Presidente Ass. Cult. Carpino Folk Festival), Michele ORTORE (Fondatore Ass. Cult. Carpino Folk Festival).
In mattinata, alle ore 9.30, la Messa per i 100ANNI nella Chiesa di S. Cirillo.
Dopo l’incontro, invece, la presentazione di “CHI SONA E CANTA NO NMORE MAJE”, il nuovo CD dei Cantori di Carpino con la voce di Pecceninne.
In serata, in Piazza del Popolo, la famiglia ha organizzato il taglio della torta con brindisi augurale e successivamente il live gratuito dei CANTORI DI CARPINO E DEGLI AMICI DI PECCENINNE che coriaceo ha già stabilito che canterà a sua volta per i presenti. Quindi, tutti ancora una volta ad aspettare il momento quando si alzerà e si recherà sul palco per esibirsi in colorite e applaudite introduzioni alla personalità del Cantore. Inizierà con la descrizione delle origini del canto popolare carpinese e racconterà la sua storia personale come esempio di quelle di altri cantori. Verseggerà le strofe che andrà poi a cantare intercalandole con curiose spiegazione della vita di una volta e quando ormai col suo parlare schietto avrà accattivato le simpatie e gli animi, trascinerà il suo pubblico in una vertiginosa tarantella in modalità rudianella.
Non esistono parole per significare la realtà di un nonno che canta la ninna nanna ad un pubblico in religioso silenzio e non esiste cantore in attività più anziano. Per questa ragione il 18 febbraio 2016 sul Gargano avverrà qualcosa di unico con quest’artista particolare che a 100anni, con un vigore sorprendente ed una serenità contagiosa, va ancora in giro a cantare sonetti d’amore.
Sempre presente sul palco del Carpino Folk Festival, Piccininno come tutti i Cantori di Carpino è oggetto di studi sulle tradizioni musicali italiane; Antonio in particolare viene interessato per la prima volta da tali studi nei primi anni 80 da Roberto Lèydi, considerato tra i fondatori dell’etnomusicologia scientifica in Italia, ed è portato alla ribalta nazionale dai cantautori e musicisti Eugenio Bennato (la prima esibizione fuori dai contesti tradizionali risale all’8 aprile 1980 presso il Teatro San Ferdinando di Napoli) e Teresa De Sio.
Segue un breve elenco delle ricerche, dei documenti sonori e dei film in cui appare come protagonista.
Ricerche scientifiche
1980/tuttora, Salvatore Villani
1980/1987, Michele Giuseppe Gala
1984, Gabriele Leggieri, Giovanni Canistro
1987, Ettore De Carolis
1988, Roberto Leydi con Salvatore Villani (monografia)
2001/2009 Adriano Castigliego
2010/2011 Enrico Noviello e Pio Gravina
Documenti sonori rilevanti
1997, I cantatori e suonatori di Carpino / Salvatore Villani, NOTA/EDT
1997, Guitares “battente” du Gargano / Salvatore Villani, Nanterre (France), CD Al Sur
1997, La voce del Gargano
1999, Canti della memoria. Canti tradizionali del Gargano Francesco Nasuti, Centro Grafico Francescano
2000, Lezioni di tarantella / Eugenio Bennato, DVF
2000, La tarantella del Gargano / Giuseppe Michele Gala, Ethnica
2001, Tarantella del Gargano / Eugenio Bennato, DVF
2002, Ragnatele: Antologia di voci e suoni della Puglia / Antonello Lamanna
2004, Alla carpinese: il sonetto garganico nei canti popolari di Carpino / F.Nasuti, edizioni FN
2006, Stile, storia e musica alla carpinese / I Cantori di Carpino, Mea Sound
2007, Le tribù italiche. Puglia, EDT
2007, Canti, poeti, pupi e tarante / Valter Giuliano, Squilibri
2008, Antonio Piccininno. Cantatore e Raccoglitore dei Canti Popolari di Carpino Cd allegato al libro / Salvatore Villani, Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata
2011, Canti e suoni della tradizione di Carpino / E.Noviello-P.Gravina. Kurumuny
2012, I cantori e musici di Carpino. Le tarantelle del Gargano, Salvatore Villani, NOTA/EDT
2016, Chi sonä e càntä no nmore màji / I Cantori di Carpino
Film da (co)protagonista:
1996, Foggia, non dirle mai addio, Luciano Emmer (con Eugenio Bennato)
2000, Chi ruba donne, Maurizio Sciarra (con Eugenio Bennato)
2005, Craj, Davide Marengo (con Teresa De Sio, Giovanni Lindo Ferretti)
2007, Les Chanteurs de Carpino, Thierry Gentet
2010, Buon giorno Zi Antò, Aldo di Russo (con Roberto De Simone)
2015, Le storie cantate. Viaggio tra i Cantastorie di Puglia, Trevisi-Morisco
Dalla mattina alla sera con il popolo, i suoi fan, con i danzatori, con i suoi amici e tutti le persone arrivate a Carpino! Antonio Piccininno sei uno spettacolo!!!
Pubblicato da Vincenzo de Pinto su Giovedì 18 febbraio 2016
PECCENINNE PE NN’ÀVETE E CCÈND’ANNE!
#100zendonjepecceninne
Il nostro paese è la culla di una delle più antiche e importanti tradizioni musicali dell’intero territorio nazionale, oggetto di campagne di registrazione, ricerca e studio da parte di etnomusicologi e studiosi di fama mondiale.
Questa tradizione musicale, che per ragioni legate a diversi fattori storici e socio-culturali era quasi stata dimenticata, grazie alla straordinaria caparbietà degli anziani depositari che sono riusciti a farla arrivare intatta sino ai nostri giorni, è stata oggetto di riscoperta da parte delle giovani generazioni di carpinesi che hanno preso coscienza dell’importanza identitaria e dell’altissimo valore culturale di quella musica.
L’attività ventennale dell’Associazione culturale Carpino folk festival volta alla ricerca ed alla valorizzazione di questo immenso patrimonio culturale ha contribuito affinchè ciò avvenisse.
Antonio Piccininno rappresenta la memoria viva di questa cultura e la sua presenza qui oggi è di un’importanza straordinaria. Significa che tutti siamo riusciti a non disperdere il patrimonio di sapere popolare da lui rappresentato.
Concludo con un’immagine che a mio parere rappresenta visivamente questo passaggio, un’immagine che personalmente mi commuove e mi tocca particolarmente: il religioso silenzio con il quale, a notte fonda, le migliaia di giovani presenti nella piazza del Carpino Folk Festival ascoltano Antonio Piccininno cantare la sua ninna nanna.
Ecco, in quel momento si realizza un vero e proprio miracolo: la tradizione popolare, incarnata da un cantore centenario, diventa punto di riferimento per i cuori di chi l’ascolta.
E allora Zi Antonio ti aspettiamo ad agosto sul palco.
Mario Pasquale Di Viesti – Presidente Ass. Cult. Carpino Folk Festival – AS
Lo storico e ricercatore non ha dubbi: A Melpignano la musica popolare è usata come merce, prodotto di marketing territoriale, tradendone i valori originari. Il CFF invece resiste.
di Lucia Piemontese, da l’Attacco, sabato 12 dicembre 2015
Parole, suoni e immagini, per raccontare “il lungo silenzio della gente del Sud”. Una serata unica e irripetibile registrata su un Uher 4400 da un giovane ricercatore, Giovanni Rinaldi, presente il 14 gennaio del 1978 nella Biblioteca Provinciale De Gemmis di Bari. Fu lì che Matteo Salvatore, il cantore di Apricena, prese parte ad un evento irripetibile, rendendolo ancora più unico con la sua musica e con le sue parole. È tutto in A Sud. Il racconto del lungo silenzio, edito da SquiLibri, straordinario documento audio, testuale e fotografico a cura dello storico e autore cerignolano Giovanni Rinaldi, protagonista giovedì sera nello spazio live della Ubik di Foggia, per la presentazione di questo lavoro editoriale. Testimone e autore delle registrazioni conservate nell’Archivio Sonoro della Puglia, Rinaldi ha ripercorso con i lettori della libreria questo appassionante reading multimediale che, oltre alla musica di Matteo Salvatore, accoglie anche la voce di Riccardo Cucciolla e le fotografie di Paolo Longo.
Per Matteo Salvatore si trattò del coronamento di un sogno: quello di suonare in una biblioteca e l’ascolto ci restituisce il confronto e l’incontro tra il punto di vista della ricerca meridionalistica, e la prospettiva di chi era parte di quel mondo popolare oggetto di studio. La voce di Cucciolla è lo strumento attraverso il quale De Martino incontra Matteo Salvatore, il quale non si risparmia nello snocciolare storie, ricordi e canzoni, partendo dalla forte senso religioso popolare, passando per il lavoro nei campi, e per concludere con un paio di classici del suo repertorio.
L’ascolto regala così perle rare come la dolce ninna nanna La leggenda di San Nicola, i canti devozionali Maria Santissima Incoronata, San Lazzaro e San Luca, pittoreschi spaccati della realtà di paese come Il Venditore Ambulante, l’ammiccante Il Pescivendolo, e Arrecunète, Lu Bene Mio e Il Forestiero. L’occasione per ascoltare una delle performance più intense ed ispirate di Matteo Salvatore.
“Matteo Salvatore è citato e ricordato sempre per le canzoni più conosciute e com- merciali, che non sono necessariamente le migliori”, ha spiegato Rinaldi a l’Attacco. “Le sue cose migliori stanno in dischi non più rieditati. E’ come se Sinatra fosse ricordato solo per My way. In questo libro, ad esempio, cito 3-4 canti religiosi conosciuti pochissimo, dedicati a San Nicola di Bari, alla Madonna dell’Incoronata, alla chiesa di San Nazario a Sannicandro. Ci sono pezzi di poesia pura in musica, buona parte dei quali fanno parte di archivi privati, o si trovano nell’Archivio sonoro di Puglia, o infine in questo mio libro. Sono molto contento anche perché nel ’78 Matteo Salvatore aveva ancora la sua voce, col famoso falsetto, come pure per il fatto che si tratta di una delle poche registrazioni dal vivo in un contesto collettivo, davanti a circa 200 persone. Erano gli anni in cui era preso a modello della cultura popolare, in un contesto intellettuale che lo amava e studiava”. Il giudizio di Rinaldi sulla maniera in cui oggi viene usata la musica popolare è netto. “Matteo Salvatore rappresentava tutta la cultura popolare, che non può essere utilizzata solo come strumento di marketing territoriale. Farlo significa svilirla a merce. Certo, da una parte tale uso è servito a conservare questi pezzi di storia, ma dall’altro si è verificato talvolta un eccesso di commercializzazione della cultura popolare. Il rischio è quello di proporre un prodotto finalizzato alla massima partecipazione e al ritorno economico, quando invece queste cose arcaiche vanno per prima cosa capite. E’ un fenomeno che la Notte della Taranta ha portato all’esasperazione, facendo diventare moda ciò che moda non era. Il 90% dei valori trasmessi non ha più nulla a che fare con l’origine, col serio rischio del livellamento di massa anziché recupero”. Non a caso sono state molteplici le polemiche suscitate dall’ultima edizione della fortunatissima manifestazione di Melpignano, sia per la presenza del rocker emiliano Ligabue sia per l’addio tumultuoso del suo inventore, Sergio Blasi.
“Certamente usare la musica popolare così come fa la Notte della Taranta porta posti di lavoro, ma così la si riduce a prodotto, a merce”, prosegue lo storico e ricercatore ceri- gnolano.
“Quanto al Carpino Folk Festival, vive di alti e bassi. Ma la cosa più importante è che riesce a resistere alla massificazione, un po’ perché non può permettersela, visti gli spazi contenuti a disposizioni, un po’ perché è stata fatta una scelta diversa. A Carpino la contaminazione non è solo musicale, ma fa parte del metodo di lavoro. Ci sono ad ogni edizione tanti eventi di vario tipo, che arrivano a più fasce di pubblico. Penso ad esempio all’idea della festa della transumanza, che trovo bellissima. Il Carpino Folk Festival riesce a non farsi travolgere dall’aspetto mass-mediatico, invece la Notte della Taranta vive dei mass media. Ma la cultura popolare racconta spesso il dolore, la sofferenza, la povertà. Ed è qualcosa di opposto al potere”.
Chi conosce il Gargano come luogo da anni apprezzato per la villeggiatura, forse non sa che questo territorio da lungo tempo è stato preferito anche per girare importanti film da parte di registi e produttori cinematografici. E cinema e turismo spesso si sono incontrati in questo bellissimo territorio del sud Italia. Quando nel 1958 Gina Lollobrigida partecipa – nel ruolo della giovane e sensuale Marietta – alle riprese a Porto Manacore ed a Rodi Garganico del film «La Legge (La loi)», diretta da Jules Dassin, estratto dal romanzo di Roger Vailland, arriva sul promontorio una troupe del cinegiornale ‘’Caleidoscopio Ciak’’ e realizza un servizio relativo alla pellicola, poi proiettato nelle sale Italiane il 6 Novembre. Appaiono le (antiche) macchine da presa, il ciak e le attrezzature. È inquadrato anche Marcello Mastroianni. Ma l’attrice – qui nel suo unico set in Puglia – aveva rapporti con questa regione già da lungo tempo, tanto che nel 1950 era stata la protagonista del film «Alina», diretta dal regista Giorgio Pàstina, nativo di Andria, e prodotto da Arrigo Atti, per la casa cinematografica barese ‘’Acta Film’’ dei fratelli Atti.
Ma la storia della cinematografia nel promontorio era iniziata oltre un secolo fa ed ha coinvolto progressivamente Manfredonia, Vico del Gargano, Monte Sant’Angelo, Peschici, Carpino, Mattinata, Lesina e Sannicandro Garganico, oltre alla stessa Rodi ed alle Isole Tremiti. Al di fuori del Gargano si è iniziato a girare anche in altre due località della Daunia: Lucera e Cerignola. Questo per fermarci al 1968, anno che segna il punto finale di questa breve storia. Ma andiamo per ordine ed esaminiamo i primi dieci film ed un documentario, tutti girati in provincia di Foggia in questo arco di tempo.
Manfredonia. Cominciamo proprio dal turismo, perché nel 1912 la Cittadina (che ha già dodicimila abitanti) è la protagonista del documentario, destinato al mercato estero, «Manfredonia, Southern Italy», girato in formato 35mm. su 85 metri di pellicola (durata poi ridotta a dodici minuti), prodotto dalla Società Italiana Cines di Roma. La pellicola è molto importante perché è in assoluto la prima girata in Puglia. Ecco le case del centro, gli uomini seduti accanto al muretto; la piazza con la chiesa ed il grande campanile quadrato; uno zoom sul castello in rovina; una donna in posa per la macchina fotografica; altre scene di strada; un vecchio ed una donna; i ruderi di una chiesa, il particolare di una scultura; il palazzo del Comune e la Cattedrale. Non manca un viaggio al vicino e antichissimo Santuario di San Michele, a Monte Sant’Angelo, con “La Colonna dell’Arcangelo”, vista attraverso un arco e la celebre Grotta. Il film fa parte di una serie dedicata alle località turistiche Italiane e viene proiettato in Francia, Gran Bretagna e Stati uniti d’America. Bisogna attendere mezzo secolo per rivedere un set a Manfredonia, anche questo rivolto al mercato internazionale: è il regista inglese Ralph Thomas che gira «The High Bright Sun» (In Italia distribuito con il titolo ‘’Il Sole scotta a Cipro’’), con location nella base militare vicino al castello di Manfredi di Svevia ed anche al Monte Saraceno, a Monte Sant’Angelo, a Mattinata e dintorni, per ambientare le isole del Mediterraneo. Siamo nel 1964 ed arrivano sul Gargano grandi attori britannici come Dirk Bogarde e Denholm Elliot o americani come George Chakiris e Susan Strasberg.
Vico del Gargano. La seconda località nel promontorio coinvolta dal Cinema è San Menaio, borgo marinaro e frazione di Vico del Gargano: nel 1927 si gira uno degli ultimi film muti: «L’Intrusa (Una Straniera a San Menaio)» diretto da C. Louis Martini e prodotto dalla casa di produzione Garganica Film con sede a Lucera (lunghezza metri 2057). Protagonista è Pina Serena, della Scuola Azzurri.
Da segnalare che anche in questo Paese avviene la lavorazione del citato film «La Legge».
Monte Sant’Angelo. Arriviamo al 1940 con il film drammatico «La Morte civile» (distribuito nel 1942 da Generalcine) di Ferdinando Maria Poggioli, trasposizione cinematografica del dramma di Paolo Giacometti, girato interamente a Monte, comprese le scene in interni, che raffigurano il Penitenziario, realizzate nelle case di Monte. Nel cast: Renato Cialente, Carlo Ninchi, Dina Sassoli, Vittorio Sanni.
Nel film si esibisce il gruppo folkloristico ‘’La Pacchianella’’. Il prossimo film sarà ‘’Il sole scotta a Cipro’’. Vanno ricordate le immagini che raffigurano com’era un secolo fa il Santuario di San Michele Arcangelo, inserite nel citato documentario su Manfredonia.
Peschici. Siamo nel 1954 ed esce nelle sale «Il figlio dell’Uomo (Ecce homo. Il figlio dell’uomo)» film religioso in bianco e nero di Virgilio Sabel con Fiorella Mari, prodotto dalla San Paolo Film di Don Giacomo Alberione (il quale ha curato la sceneggiatura) e girato l’anno precedente (92’, distribuito sia in 16mm che in 35mm) tra Torre di Monte Pucci, Monte d’Elio, nella striscia di terra tra i laghi di Lesina e Varano e nella spiaggia di Capojale, poi all’Abbazia di Kàlena ed a Rodi Garganico. Nella lavorazione prende parte attiva la popolazione di Peschici; l’Ultima Cena avviene nella Chiesa della Madonna di Loreto; e sono coinvolti i pescatori della zona e i contadini dell’agro nelle casette a cupola del Borgo San Nicola, con gli asini e le mucche nelle grotte. Il prossimo film sarà «La Legge».
Rodi Garganico. Il piccolo Paese è coinvolto nel periodo 1954/58 in due film di cui si è già detto: «Il Figlio dell’Uomo» e «La Legge».
Carpino. Alcune scene del film «La Legge» sono girate a Carpino nel periodo in cui il Paese raggiunge il massimo della popolazione (settemila abitanti, che andranno poi diminuendo progressivamente).
Isole Tremiti. Anche le Diomedee sono coinvolte in varie produzioni. Le prime due sono: nel 1961 «The Guns of Navarone» di J. Lee Thompson con David Niven Gregory Peck, Antony Qeen, Irene Papas (‘’I Cannoni di Navarone’’), prodotto e distribuito dalla Columbia Pictures, con poche scene che risultano ambientate nelle isole Elleniche e – nel 1968 – «Violenza al sole (un’estate in quattro)», film di Florestano Vancini, girato ed ambientato interamente nelle isole al largo del Gargano, con Bibi Andersson, Giuliano Gemma, Gunnar Björnstrand, Rosemarie Dexter e con l’attore salentino Brizio Montinaro.
Mattinata. Paese coinvolto nelle riprese del citato film «Il Sole scotta a Cipro».
Lesina e Sannicandro Garganico. Ed eccoci nel 1965, anno in cui viene girato principalmente in questi due Paesi (ma anche nei centri vicini, ma ambientato tutto nel centro maggiore, Sannicandro) il documentario «L’antimiracolo» (87’) di Elio Piccon, con voce fuori campo del compianto attore barese Riccardo Cucciolla, film premiato alla XXVI Mostra del Cinema di Venezia con targa Leone di San Marco. Per concludere pare corretto inserire una nota relativa a due grandi centri della provincia di Foggia più volte coinvolti nella lavorazione di film, per citare i primi set allestiti.
Lucera. Già nel 1923 Gennaro Jovine gira interamente a Lucera il film muto dal titolo «Maria …vieni a Marcello», una commedia prodotta dalla Garganica Film, società con sede nello stesso Comune, con l’attore napoletano Gennarino Sebastiani e con Liana Vittori. Un reportage nel 1976 de ‘’Il Panorama Cinematografico’’ sul set de «Il Soldato di ventura», ispirato alla Disfida di Barletta e girato nella Fortezza Normanna di Lucera da Pasquale Festa Campanile, contiene una intervista al regista ed a Bud Spencer nel ruolo di Ettore Fieramosca, al fianco di Philippe Leroy.
Cerignola. Il primo film girato è nel 1958 «Gambe d’oro», commedia musicale di Turi Vasile con Totò, prodotto per la Titanus. Le scene mostrano lo stadio, la Cattedrale, il nuovo Cinema Corso (tuttora funzionante), una casa vinicola e le strade della Cittadina. La colonna sonora, con musiche di Lelio Luttazzi, è ‘’Questo è il fascino del football’’. Una parte è riservata a Jimmy il Fenomeno, attore nativo di Lucera.
Tantissimi film saranno girati a Foggia e provincia negli anni seguenti, soprattutto a partire dal 2007, con la Fondazione Apulia Film Commission.
Adriano Silvestri
Diari di Cineclub periodico indipendente di cultura e informazione cinematografica, n. 29 – giugno 2015