Scadenza ore 13.00 lunedì 16 marzo 2009
Per maggiori informazioni scarica allegato
E’ indetto Avviso Pubblico per l’istituzione presso il Servizio pianificazione territoriale della Provincia di Foggia di un elenco di soggetti esperti da cui attingere per la costituzione di gruppi di lavoro interdisciplinari preordinati ad attività di pianificazione territoriale cui potranno essere affidati incarichi per le seguenti attività e/o materie:
– pianificazione territoriale e progettazione urbana;
– pianificazione del paesaggio;
– storia dell’architettura e beni culturali;
– produzione di energia da fonti rinnovabili;
– studi geologici;
– studi naturalistici;
– uso e gestione esperta di software in ambiente GIS.
Agli esperti inclusi negli elenchi potranno essere affidati incarichi professionali e/o consulenziali, di importo inferiore a Euro 20.000,00 (ventimila).
Figura professionale n. 1 – esperto in pianificazione territoriale e progettazione urbana
Per l’ammissione alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
* laurea in architettura, ingegneria civile, urbanistica;
* esperienza in materia pianificazione territoriale, urbanistica e progettazione urbana
Figura professionale n. 2 – esperto in pianificazione del paesaggio
Per l’ammissione alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
* laurea in architettura, ingegneria civile;
* esperienza in materia di pianificazione, tutela e gestione del paesaggio;
Figura professionale n. 3 – esperto in storia dell’architettura e beni culturali
Per l’ammissione alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
* laurea in architettura, ingegneria civile e beni culturali
* esperienza in materia di analisi e studi sulla storia del’architettura e dei paesaggi, tutela e conservazione dei beni culturali;
Figura professionale n. 4 – esperto in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili
Per l’ammissione alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
* laurea in ingegneria;
* esperienza in materia di analisi e studi sulla produzione di energia da fonti rinnovabili;
Figura professionale n. 5– esperto geologo
Per l’ammissione alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
* laurea in geologia;
* esperienza in materia di analisi e studi sui caratteri geologici e geomorfologici delle terre, specifica esperienza nel campo della pianificazione del territorio e della conservazione della natura
Figura professionale n. 6 – esperto naturalista
Per l’ammissione alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
* laurea in scienze naturali, biologiche, agrarie e forestali;
* esperienza nel campo della pianificazione del territorio e della conservazione della natura
Figura professionale n. 7 – esperto uso e gestione sistemi gis
Per l’ammissione alla selezione sono richiesti i seguenti requisiti:
* laurea in sistemi informativi territoriali, architettura, ingegneria;
* esperienza specifica nell’uso di software gis dedicati alla pianificazione del territorio
RIGNANO GARGANICO. Un volume dello scrittore verista Giulio Ricci scaricabile gratuitamente dal web. L’opera, realizzata dall’artista rignanese nella seconda metà dell’Ottocento, è stata fornita dal Centro Servizi Educativi e Culturali FG/27 della Regione Puglia ed è stata curata nella sua versione digitale dalla redazione dell’agenzia di stampa Garganopress e dai soci del Nuovo Circolo Culturale "Giulio Ricci". Il coordinamento editoriale è stato curato dal giornalista, storico e scrittore Antonio Del Vecchio.
Leggendo l’e-book ritornerete indietro nel tempo fino al Settecento e all’Ottocento, scoprendo o riscoprendo momenti di vita, vizi, deliri e virtù dei rignanesi e garganici di un tempo.
Il viso di Rosedda, rappresentato sulla copertina del libro, è stato immaginato dall’artista rignanese Maria Rosaria Del Re.
Questa opera e il volume "Il lunario di uno spostato" saranno presentati nei prossimi giorni a Rignano Garganico nell’ambito di un incontro culturale promosso dai giornalisti Roberto Parisi (pronipote di Giulio Ricci) e Angelo Del Vecchio (presidente del Nuovo Circolo Culturale "Giulio Ricci").
Buona lettura!
CLICCATE QUI PER SCARICARE GRATUITAMENTE IL VOLUME IN PDF
http://giulioricci.interfree.it/Rosedda.pdf
Ricordate Capitan Nemo?
Ne parlammo poche settimane fa (vedi qui).
E’ tornato con 2 nuovi pezzi "molto coraggiosi" e che sicuramente faranno saltare qualcuno dalla sedia della propria scrivania;si tratta ,nello specifico, della reinterpretazione "rock" della Rodianella e di Ragazzetta di 14 anni.Per ascoltarle basta andare sul profilo myspace di Capitan Nemo cliccando qui.
Voi che ne pensate?
Parte con la costituzione di un tavolo tecnico la fase operativa del progetto di cooperazione tra l’Università degli Studi di Foggia e il piano strategico di area vasta del Comune di Foggia “Capitanata 2020” che mira alla creazione di una filiera turistica organizzata in maniera da essere riconosciuta come Sistema Turistico Locale in grado di produrre benefici sull’Area vasta. Il gruppo di lavoro, costituitosi nel pomeriggio di ieri presso il Laboratorio di Pianificazione strategica del Comune di Foggia, si occuperà, sulla base di quanto concordato con la Regione Puglia, della creazione di una gerarchia del parco progetti, valorizzando gli obiettivi di indirizzo e le “dorsali” individuate dal Piano strategico.
In quest’ambito un focus specifico riguarderà il “Sistema dei Percorsi” che, nel metaplan trasmesso alla Regione Puglia nell’autunno scorso, si articola, fra l’altro nel Sistema dei Tratturi e nel Sistema degli Ipogei, immaginato per sostenere le politiche di destagionalizzazione e di intervento sulla rete dei beni culturali emerse come prioritarie nel dialogo che ha coinvolto istituzioni e partenariati socio-economico dell’area vasta.
Dall’obiettivo di indirizzo “Produzione e Servizi”, tale attività si spingerà fino ad integrarsi con le progettualità dell’obiettivo di indirizzo “Città e Solidarietà”, in particolare sul “Sistema di fruizione dell’Archeologia e del patrimonio connesso”.
Tale progetto consiste in un set di interventi che va dai Campi Diomedei di Foggia a Herdonia, dal Parco Archeologico di Siponto alle aree archeologiche di Monte Pucci e Monte Tabor a Vico del Gargano, dalla realizzazione di un parco archeologico a Monte Granato di San Marco in Lamis al Parco archeologico e paesaggistico di Monte Saraceno di Mattinata con la messa in rete di siti e musei archeologici del Gargano, dal restauro urbanistico ambientale delle Fosse Granarie in Piazzale San Rocco a Cerignola al Parco Archeologico dell’Alto Tavoliere e in connessione con analoghi progetti dell’area vasta dei Monti dauni relativi ai siti storici archeologici.
«Dobbiamo confermare la nostra strategia tendente a non disperdere le risorse in una semplice lista della spesa e a indirizzare gli sforzi progettuali verso la vision dell’innovazione e delle connessioni per aumentare tutti i valori costitutivi della qualità della vita», commenta l’assessore all’Urbanistica, Michele Salatto, neodelegato a svolgere le funzioni connesse al ruolo di capofila che il Comune di Foggia riveste nel Piano strategico.
«L’Università degli studi di Foggia – dichiara il Rettore dell’Università degli Studi di Foggia, Giulio Volpe – conferma la scelta di operare in un clima di leale e fattiva cooperazione con gli enti locali e con le organizzazioni imprenditoriali, culturali e sociali, per lo sviluppo della Capitanata, offrendo il proprio contributo di idee e di competenze. Il notevole patrimonio culturale e paesaggistico della Capitanata, finora assai poco valorizzato, potrà rappresentare uno dei settori principali di crescita e di occupazione, soprattutto se si sapranno individuare forme innovative di fruizione anche con l’ausilio delle nuove tecnologie».
Il gruppo di lavoro, coordinato dal project manager del Piano, Francesco Paolo Affatato, è composto da Massimiliano Mancini e Giovanni Dello Iacovo, per il Laboratorio di Pianificazione strategica del Comune di Foggia; Angelo Valentino Romano, Roberta Giuliani, Pasquale Favia, Danilo Leone, Maria Turchiano, Saverio Russo e Antonio Tritto per l’Università degli studi di Foggia.
Turismo, nascono in Italia gli ‘Hotel della cultura’. I palazzi storici diventano alberghi
ll sottosegretario alla presidenza del Consiglio Brambilla: ”Il progetto avrà tutto il mio sostegno. finora la politica ha dormito, ora il settore trainerà l’economia”
Roma, 26 feb. (Adnkronos Cultura) – Nasceranno in Italia gli "Hotel della Cultura". Un’iniziativa per rilanciare il turismo culturale attraverso l’innovazione di formule per l’ospitalita’ e la ricettivita’ alberghiera. Civita ed Ance, con il sostegno di Arcus e la collaborazione di Unicredit e Federalberghi, hanno pensato a un nuovo sistema di ricettivita’ alberghiera, fortemente connessa con il territorio e legata al turismo culturale, per rispondere all’incremento dei visitatori nelle citta’ d’arte.
"Stiamo perdendo la capacita’ di attrarre turisti sia interni che esterni. Il 70% del turismo ha come motivazione la conoscenza della nostra cultura" ha affermato nel corso della presentazione del progetto "HdC" all’Ara Pacis di Roma, Mario Resca, consigliere del ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali, che ha aggiunto: "L’interesse per il nostro Paese grazie al patrimonio che offriamo e’ limitato dalla capacita’ di offrire accoglienza adeguata a quelle che sono le esigenze del nuovo turismo culturale".
Gli "Hotel della Cultura" si dovranno distinguere da altri modelli, come ad esempio i Paradores spagnoli o le Pousadas portoghesi, perche’ non si limiteranno alla riqualificazione degli edifici storici non utilizzati, ma saranno concepiti per la promozione e l’integrazione tra offerta turistica e offerta culturale del territorio. In questo senso, il turista sceglie l’albergo, non solo per il sistema di accoglienza che e’ in grado di offrire, ma anche per la sua capacita’ di proporre i costumi e lo stile di vita delle tante culture locali di cui e’ ricca l’Italia.
Il turismo e’ una risorsa incredibile per l’economia del Paese. Ma "finora non e’ stata sfruttata come si sarebbe dovuto. La politica in questi anni ha dormito. E’ mancata la necessaria programmazione. Una colpa grave. Se cosi’ non fosse stato oggi l’economia vivrebbe una situazione diversa" perche’ avrebbe dalla sua parte un settore turistico competitivo in grado di fare da traino soprattutto in un momento di crisi come questo. Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Turismo, richiama l’attenzione sul ruolo strategico del settore sottolineando il ‘cambio di passo’ scelto dal nuovo governo.
L’idea e’ quella di trasformare palazzi storici di grande valore ma abbandonati in alberghi (ciascuno integrato nella catena ‘Hotel della cultura’) mirati a soddisfare una specifica domanda turistica. Come? Mettendo a disposizione del viaggiatore navette che lo conducano nei luoghi del circuito culturale scelto, servizi ad hoc che disvelino al turista gli aspetti interessanti del territorio e servizi attraverso i quali il turista possa conoscere tutti i prodotti enogastronomici che raccontano la Regione che lo ospita.
Pieno il plauso della Brambilla: "Gli ‘Hotel della cultura’ costituiscono un progetto di straordinario interesse e sono certa che produrra’ riflessi positivi su tutte le strutture ricettive italiane. Il network e’ una delle carte vincenti per riguadagnare quote di mercato. Il mio Dipartimento e’ pronto ad operare per sostenere questo progetto facendo anche pressione sulle altre istituzioni".
Un eremo in paradiso… i Cappuccini a Rodi Garganico
martedì 3 – Marzo – 2009 ore 18,00
Sala Mazza – Museo Civico – P.zza V.Nigri – Foggia
Ambiente e storia si fondono mirabilmente in uno dei tanti luoghi ricchi di arte e natura di cui è costellato lo stupendo paesaggio garganico, vero contenitore di tesori nascosti; un antico convento dei padri Cappuccini si erge ancora tra le verdi colline di ulivi che degradano verso il mare fino ad incorniciare il minuscolo promontorio su cui sorge Rodi Garganico.
Questo sarà l’argomento della conferenza multimediale con proiezione di cartine e circa un centinaio di immagini che terrà Carmine de Leo, Ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali, giornalista e scrittore, già autore di varie pubblicazioni su Foggia ed il promontorio del Gargano.
La conferenza è stata organizzata dall’Assessorato ai Beni Culturali del Comune di Foggia e da quattro associazioni culturali impegnate nella difesa del territorio e dei suoi monumenti: Amici del Museo Civico, Italia Nostra, Archeoclub e F.A.I. ed è volta a far conoscere i preziosi gioielli di arte ed ambiente di cui è tanto ricca la nostra Capitanata.
La costruzione del monastero dei Cappuccini risale al 1538, anno in cui fu eretto con l’aiuto della comunità di Rodi G., su un precedente romitorio sorto nei pressi della fresca sorgente detta del Pincio lungo una mulattiera che da Ischitella scendeva verso il mare e Rodi Garganico. Le prime fabbriche conventuali furono costruite seguendo la semplice pianta degli altri monasteri Cappuccini, con un piccolo chiostro e l’annessa chiesa, che venne dedicata allo Spirito Santo.
Nelle antiche “Cronache” Cappuccine si sottolinea “l’amenità e delizie particolare con le quali nostro Signore, a similitudine del paradiso terrestre, si era degnato arricchire quella contrada, per essere da sé quasi naturalmente abbondantissima di belli e saporosi frutti, vistosa di mare et affluenti di belli e freschissimi fonti”.
Rispetto a questa magnifica descrizione, oggi, ben poco è cambiato!
Il monastero è raggiungibile da Rodi Garganico in auto con una comoda strada asfaltata, meglio se a piedi, data la poca distanza di meno di 2 Km. che lo separa dal centro abitato.
Entrati nel locale della sacrestia ci accolgono, nella poca luce dell’ambiente, varie tracce di affreschi e muti riquadri di pitture perdute, forse i sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio; quasi un percorso di iniziazione verso la Luce della chiesa, in cui accediamo rapiti da una misteriosa atmosfera di pace, ma anche di percezione di velati messaggi espressi da minori architetture e rilievi.
Nella chiesa, sull’altare maggiore, in legno e di fattura barocca, domina una bellissima tela della Pentecoste, attribuita al Mazzaroppi (1550-1620), oggi sostituita da una copia serigrafica donata dalla presidente dell’Archeoclub Santa Picazio, affezionata stimatrice delle memorie storiche della sua terra; il quadro raffigura lo manifestazione della Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco agli Apostoli riuniti intorno alla Madonna.
La simbologia collegata allo Spirito Santo si esprime ancora a sinistra dell’altare maggiore in una singolare rappresentazione che avvolge in alto una finestra, incorniciata da due braccia che allungano le proprie mani verso il visitatore, rimarcando l’antica tradizione cristiana della imposizione delle mani di Dio per ricevere il dono dello Spirito Santo.
Le pareti ed il soffitto della chiesa sono decorati con affreschi di varia simbologia su cui domina il sigillo dello Spirito Santo, che quasi ti rapisce nella mistica contemplazione della penombra della chiesa per subito rapirti con la sua Luce all’apertura del massiccio portale dell’ingresso, quando tutta la luminosa bellezza dello stupendo panorama che circonda la chiesa sembra penetrare in questo ambiente per fondere la natura con il sacro, in un connubio primordiale.
La luce entra possente nella chiesa dal suo portale d’ingresso, studiato momento di architetture e giochi di luce che avvicinano i fedeli alla bellezza del creato, ricordandoci pure un’altra luce, protagonista nel Seicento, di un evento miracoloso descritto nelle ”Cronache” cappuccine, quando il duca Cesare Sanfelice, signore di Rodi, dalla loggia del suo palazzo… “alzando gli occhi vidde dal cielo calare sopra il convento alcuni raggi risplendenti, che tutto irradiano”.
“Costruire un nuovo rapporto tra la società ed il progresso scientifico, avvicinando a questo tema soprattutto le giovani generazioni perché diventino protagoniste di un processo di costante sensibilizzazione e partecipazione”. Così Billa Consiglio, assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Foggia, sintetizza la finalità del cartellone di iniziative organizzate dall’Amministrazione provinciale nell’ambito della XIX Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica, l’ambizioso progetto elaborato e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per la diffusione di una solida e critica cultura tecnico-scientifica.
Le manifestazioni si svolgeranno dal 3 al 9 marzo “come anticipazione per conferire ancora più rilievo ad un evento che riveste, oggi più che mai, un’importanza strategica per il riscatto culturale del territorio e più in generale dell’intero Paese”.
Gli appuntamenti presso il Museo Provinciale Interattivo delle Scienze ‘Via Futura’, il Museo Provinciale di Storia Naturale ed ‘ilDock’, Centro di Documentazioni Multimediali della Biblioteca Provinciale, infatti, si svolgeranno prima dell’apertura ufficiale dell’evento, previsto dal 23 al 29 marzo prossimi.
“Il programma della manifestazione – spiega l’assessore Consiglio – è particolarmente ricco e mira a favorire la partecipazione dei giovani in età scolare, provvedendo nel contempo alla valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico del nostro territorio”. Per il vicepresidente della Provincia è infatti “soprattutto ai giovani che possono essere affidate le speranze di un radicale rinnovamento e di un proficuo arricchimento della cultura di base del nostro Paese. Per questa ragione, le Settimane sono promosse nel periodo primaverile, quando si verifica la massima mobilità della scuola”.
“La Provincia di Foggia – evidenzia Franco Mercurio, responsabile dei Serivi Bibliotecari e Museali della Provincia di Foggia, che nel corso della conferenza stampa di presentazione delle iniziative tenutasi questa mattina all’interno dei locali del Museo Provinciale di Storia Naturale ha mostrato ai giornalisti in anteprima il diorama antropologico della Grotta di Manaccore – ha disposto che l’ingresso, la visita guidata, i laboratori didattici e gli eventi siano gratuiti per tutti coloro che vorranno prenotare la propria presenza. Siamo fiduciosi che il nostro ‘cartellone’ saprà ottenere una massiccia partecipazione soprattutto degli studenti più giovani”. La XIX Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica sarà anche l’occasione per una piena rivalutazione dei musei provinciali, in particolare quello Interattivo e quello di Storia Naturale. “Il Museo Interattivo delle Scienze – aggiunge l’assessore Consiglio – sarà presto al centro di un intenso lavoro di ristrutturazione finalizzato a migliorare l’offerta culturale dell’Amministrazione provinciale guidata dal presidente Antonio Pepe. Un’offerta che si sta significativamente e progressivamente arricchendo e potenziando, nella convinzione che la crescita e lo sviluppo di una comunità non possano prescindere da un’attenzione per la promozione culturale”.
Un tavolo tecnico per avviare l’analisi scientifica delle cause che sono alla base della presenza dell’aga ‘Planktothrix rubescens’ nella diga di Occhito. L’annuncio è stato fatto dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Foggia, Stefano Pecorella, al termine della riunione dell’Unità di crisi regionale tenutasi questo pomeriggio a Bari. Il tavolo tecnico si riunirà mercoledì, alle 10.30 presso gli uffici dell’assessorato provinciale all’Ambiente della sede di via Telesforo, e vedrà la partecipazione dei rappresentanti del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), dell’Università degli Stud
i di Foggia, dell’Asl Foggia e dell’Arpa. ‘La nostra iniziativa – spiega l’assessore Pecorella – vuole essere un supporto di studio all’attività dell’Unità di crisi regionale, tesa ad individuare le ragioni della presenza dell’alga e le soluzioni più idonee a scongiurare rischi per la popolazione della Capitanata’.’Al momento – prosegue Pecorella – tutti i dati relativi alle analisi effettuate fortunatamente ci consegnano una situazione non ancora d’emergenza. Tuttavia – conclude l’assessore provinciale – occorre tenere alta la guardia e lavorare per comprendere le cause di questo fenomeno rispetto al quale la Provincia di Foggia, anche grazie alla sua presenza autorevole al tavolo regionale, sta mettendo in campo tutta la propria azione di puntuale ed attenta vigilanza’.
ondaradio.info
Ricordiamo che la sostanza prodotta dall’alga è altamente tossica per l’uomo (provoca tumori).Casi del genere in Italia si sono già verificati in passato e spesso sono stati seguiti da un’interruzione dell’approvigionamento idrico dal bacino interessato.Io ,personalmente, sono molto preoccupato anche dalla possibile diffusione dell’alga nel fiume Fortore che sarebbe un ulteriore gravissimo problema di difficilissima (se non impossibile) risoluzione.
A Peschici è andata in onda domenica 22 (e lo sarà anche oggi martedì 24) una riedizione di quello che era il Carnevale di una volta sul Gargano. Dopo trent’anni di oblio, Lucrezia D’Errico e Stefano Biscotti hanno lanciato l’idea di rappresentare l’antica sceneggiata della “Zeza-Zeza” in uno spettacolo itinerante per le vie di Peschici, coinvolgendo gli studenti del Liceo Fazzini, per ridare fiato alle tradizioni ed insegnare ai ragazzi di oggi come i giovani di ieri erano soliti divertirsi. A chi non conoscesse la storia della ZEZA, gliela ricordiamo noi. Durante il Ventennio fascista, precisamente nel 1931, in occasione della festa del Carnevale, venne inviata a tutti i Podestà della Capitanata, da parte della Regia Questura di Foggia, una circolare che ribadiva l’assoluto divieto ai cittadini di “comparire mascherati in luoghi pubblici”; si potevano usare maschere soltanto nei teatri e in altri luoghi strettamente privati. Questa ordinanza, nel Gargano nord, non veniva rispettata. I Peschiciani, anche in tempi magri come quelli degli anni Trenta, festeggiavano il Carnevale con grande entusiasmo: gli uomini si travestivano da donna e le donne da uomo ed andavano girando per il paese, fermandosi in tutte le case dove c’erano allegre feste da ballo. A Peschici ogni quartiere preparava il suo fantoccio di Carnevale, si usava paglia, carta e abiti, i più malandati che ci fossero in circolazione. La mattina di martedì, ultimo giorno di Carnevale, tutti i fantocci, vestiti di tutto punto, con in braccio l’immancabile bottiglione di vino, venivano appesi ai crocevia, sostenuti da robuste corde. Dopo aver mangiato e bevuto, ci si mascherava e si girava in gruppo per il paese; non mancava chi si improvvisava attore e si esibiva in scenette umoristiche. Fra le drammatizzazioni, degna di nota era “l’Operazione”, un vero e proprio intervento chirurgico cui veniva sottoposto Carnevale. Si preparava un fantoccio nella cui pancia si metteva di tutto, scarpe vecchie, cipolle, corde, patate, ecc., lo si caricava su di un asino al cui seguito c’era un chirurgo, accompagnato da un corteo di gente mascherata da madre, moglie, figli e parenti di Carnevale. Il dottore tagliava la pancia del pupazzo e ne estraeva stracci, indumenti, verdure: solo alla fine estraeva il gigantesco maccherone che aveva provocato l’indigestione del Signor Carnevale. Durante l’operazione, la gente che si ammassava intorno cantava lo stornello Il piede del porco. L’Operazione veniva ripetuta in diverse strade del paese, accompagnata da urla, frastuono e risate degli astanti. All’imbrunire, l’asino con il suo carico e tutto il seguito si dirigevano verso il Castello, dove il fantoccio di Carnevale veniva gettato in mare dalla Rupe antistante. I Carnevali appesi nei vicoli, invece, venivano bruciati. Le alte fiamme illuminavano la notte, segnando l’avvento della Quaresima. Durante il Carnevale, fino agli anni Settanta, nella cittadina garganica si usava rappresentare la “Zeza Zeza”, un “pezzo” di antico teatro popolare di origine settecentesca, importato da Napoli. La rivista napoletana delle tradizioni popolari, il «Giambattista Basile», riporta la definizione della Zeza napoletana come «cantata vernacola… sul gusto delle atellane che successero alle feste Bacchiche, alle Dionisiche e, quindi, ai fescennini e alle satire. Trae argomento dagli amori di un Don Nicola, studente calabrese, con Vincinzella, figlia di Zeza e Pulcinella». I fescennini sono l’esempio più arcaico di teatro nella cultura latina, caratterizzati da versi mordaci, pungenti, espressioni spinte e a doppio senso che dovevano suscitare ilarità in chi li ascoltava. Nella Zeza di Peschici i personaggi erano quattro: Zeza (la madre), il Padre, Vincenzella (la figlia) e Don Nicola (il giovane avvocato innamorato della ragazza). C’erano anche il Coro, formato da un folto gruppo di maschere, ed i suonatori. Di sfondo, un elemento caratteristico della società feudale: lo jus primae noctis che i padroni esercitavano sulle ragazze del popolo, debitrici sempre di qualcosa (qui è l’affitto arretrato della casa) nei loro confronti, a causa dell’estrema povertà. Ma nella logica del mondo alla rovescia, di cui è espressione il Carnevale, le classi popolari, con l’unica ricchezza gratuita che posseggono, cioè la bellezza delle loro donne, vincono sull’altro mondo, attirandolo, sfruttandolo e traendone profitto. Il sogno popolare sembra finalmente realizzarsi in quei magici giorni. Il personaggio del Padre, anticamente interpretato da Pulcinella, è un ruolo patriarcale caratteristico della tradizione meridionale: chiuso in una falsa mentalità puritana, ponendosi come retto difensore dell’ “onore” della figlia, la tiene segregata in casa, impedendole di “praticare” con chiunque. Emerge con chiarezza l’importanza della sua figura, chiamato da Vincenzella “Gnor padre”, ma anche il fatto che ad averla vinta su di lui è sempre Zeza, la moglie, che sa bene come blandirlo. Zeza è una popolana che cerca di sbarcare il lunario. Per questo, pressata dalla paura di essere sfrattata in quanto l’affitto è ancora da pagare, non esita a far entrare in camera di Vincenzella don Nicola, il padrone di casa. Il marito di Zeza, rientrato all’improvviso, trova Don Nicola nascosto sotto il letto della figlia. Accecato dall’ira, accusa la moglie di non aver vigilato sull’onore della ragazza. Zeza, a questo punto, si ribella: fa notare al marito che la pigione è arretrata di tre mesi, che Don Nicola è venuto a esigerla e che, se non fosse stato per la “generosità” di Vincenzella, lui sarebbe già in carcere. Zeza, tutta presa dal suo ruolo matriarcale, rivendica per la figlia il diritto di praticare l’amore "liberamente" con cento innamorati e con tutti quelli che le garbano: con principi, marchesi e persino con gli abati che bazzicano spesso nei dintorni della casa. La chiusa della farsa è a lieto fine. Il padre, convinto dalle argomentazioni di Zeza, acconsente alle nozze riparatrici. In fondo, imparentarsi con chi frequenta la Vicaria significa risolvere in modo indolore i pressanti problemi economici della famiglia. Resta il dubbio se sia stata tutta una messa in scena per costringere il giovane al matrimonio riparatore. L’ipotesi viene avvalorata considerando la resa del padre. Nella Zeza solofrana Pulcinella si arrende solo quando il giovane gli consegna un capace portafoglio. Nella Zeza di Peschici il motivo della resa del padre è diverso: non è solo la paura del fucile o del fucilone imbracciati dal giovane don Nicola che lo minaccia di scaricargli una schioppettata tra le gambe per togliergli la sua virilità (e qui il dubbio del complotto sembra sciogliersi) a costringerlo ad arrendersi. Ma è Vincenzella che scioglie l’intreccio, interponendosi tra i due e inducendoli alla ragione, con argomentazioni forti: «Mio caro Don Nicola non ammazzare mio padre, non farmi ricordare per sempre questa giornata! Ti dico di lasciarlo andare, di lasciarlo stare. Lui, per forza, deve darmi a te!». La ragazza si rivolge con toni irati verso il genitore: «Che hai signor padre? Perché non vuoi farmi sposare? Dopo ti farò vedere io cosa ti combino!». Il padre, offeso dal suo parteggiare per chi sembra averla plagiata come un diavolo tentatore, arriva a minacciarla di morte insieme al suo amante. L’amore, alla fine, vincerà e Don Nicola potrà sposare liberamente la sua Vin
cenzella. Il giovane invita tutti alla festa: «E adesso faccio un invito a tutti questi signori, perché a casa di Don Nicola si mangiano i maccheroni, anche quello lungo (cannaruto) oinè!». A Peschici, il giorno del martedì grasso, il menu prevedeva i maccheroni fatti in casa, “tirati” dalle massaie con un ferro a sezione quadrangolare. Li si condiva con il sugo di carne per i ricchi e con il sugo di polpette e ventresca per poveri. Era usanza stendere un maccherone più lungo degli altri. Poiché si usava mettere in tavola un unico piatto, chi, per sorte, mangiava questo maccherone, veniva canzonato come cannaròute, cioè il “goloso” della famiglia. Evidenti concordanze con la Zeza Zeza di Peschici si trovano nelle versioni di alcuni centri della pianura irpina come San Potito, in provincia di Salerno e Galluccio, in provincia di Caserta. I nomi dei personaggi sono gli stessi con qualche piccola variante. Don Nicola si chiama ’0 si’ Ronnicola (il signor don Nicola). Questa antica farsa popolare è oggi rappresentata a Solofra, elaborata e fatta propria dal popolo irpino con il titolo di Canzone di Zeza. Durante il Carnevale viene presentata da vari gruppi che la cantano nelle vie della città, accompagnandosi con nacchere, triccheballacche e tamburelli. Segue l’immancabile tarantella cui partecipano tutti gli spettatori. La Zeza è interpretata solo da attori uomini poiché alle donne, come nell’antica commedia, l’esposizione al pubblico è vietata. C’è un capozeza-regista che guida la presentazione, dialoga con il pubblico e dà inizio alla sfrenata tarantella finale. E’ presumibile che anche le modalità di presentazione, gli strumenti musicali d’accompagnamento e il ballo di chiusura fossero gli stessi anche a Peschici. La Zeza Zeza ormai da un trentennio non si rappresentava più, ma il testo della farsa, ricostruito nel 1987 grazie alla testimonianza orale di Giulio D’Errico, oggi è stato rappresentato dagli studenti del Liceo Scientifico di Peschici guidati dalla prof.ssa Lucrezia D’Errico e da Stefano Biscotti. La Zeza potrebbe ritornare ad essere cantata dagli amanti delle tradizioni. Inserito nel repertorio dei gruppi di musica popolare del Gargano, potrebbe essere proposto come “borgo narrante” all’attenzione dei turisti che visitano il Promontorio.
Album fotografico
Video
Teresa Maria Rauzino
In anteprima on line il Fuoriporta di Febbraio.
Scarica il giornale www.fuoriporta.info/download.php
Contatti:
direttore@fuoriporta.info – articoli@fuoriporta.info
tel. 0884 991075
Redazione: Corso Umberto, 83 Vico del Gargano
L’ascolto in streaming è raggiungibile da qui:
http://www.carpinofolkfestival.com e http://carpinofolkfestival.splinder.com
Non Mancate Di seguito la PLAYLIST della trasmissione:
(1) Luna Calante: Tarantella da’ fatica (2:40)
Luna Calante: Demo live (tr.4) (ohne nähere Angaben)
(2) Pizzica degli Ucci (La Notte della Taranta 2003) (3:01)
La Notte della Taranta – Live in Melpignano tr. 1, ponderosa CD 022
(3) Aremu rindineddha (La Notte della Taranta 2003) (1:48)
La Notte della Taranta – Live in Melpignano, tr. 6, ponderosa CD 022
(4) Orchestra Popolare La Notte della Taranta: Nu baciu ‘ncanna (4:00)
La Notte della Taranta 2006 (tr.10) Parco della Musica Records MPR 007 CD
(5) Malicanti: Pizzica di San Vitu (6:27)
La Pizzica Taranta in Puglia, tr.2 (ohne nähere Angaben)
(6) Malicanti: Pizzica di San Vitu (2:23)
Atmo Carpino Folk Festival, Aufnahme der Autoren
(7) Atmo und Musik vom Carpino Folk Festival (2:05)
Aufnahme der Autoren
(8) Antonio Piccininno: Accome j’eja fa’ p’ama ‘sta donne (2:00)
Centro Studi di tradizioni popolari del Gargano e della Capitanata, Buch/CD
(9) Antonio Piccininno: Eje camenate lu munne a palme a palme (1:23)
Aufnahme der Autoren
(10) Officina Zoé: Santu Paulu de le tarante (4:55)
Officina Zoé: Live in Japan, Label, tr. 8, Polosud PS 062
(10) Officina Zoé: Don Pizzica (6:39)
Officina Zoé: Live in Japan, tr. 12, Label Polosud PS 062
(11) Uaragniaun: Trinze Trinze (tr. 4) (3:10)
Uaragniaun: U diavule e l’acqua sante, dunya records 8021750812820
(12) Luna Calante: Pizzica minore (4:18)
Luna Calante: Demo live (tr.2) (ohne nähere Angaben)