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Un eremo in paradiso… i Cappuccini a Rodi Garganico

Un eremo in paradiso…  i Cappuccini a Rodi Garganico
martedì   3 – Marzo – 2009   ore 18,00
Sala Mazza – Museo Civico – P.zza V.Nigri – Foggia

Ambiente e storia si fondono mirabilmente in uno dei tanti luoghi ricchi di arte e natura di cui è costellato lo stupendo paesaggio garganico, vero contenitore di tesori nascosti; un antico convento dei padri Cappuccini si erge ancora tra le verdi colline di ulivi che degradano verso il mare fino ad incorniciare il minuscolo promontorio su cui sorge Rodi Garganico.
Questo sarà l’argomento della conferenza multimediale con proiezione di cartine e circa un centinaio di immagini che terrà Carmine de Leo, Ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali, giornalista e scrittore, già autore di varie pubblicazioni su Foggia ed il promontorio del Gargano.
La conferenza è stata organizzata dall’Assessorato ai Beni Culturali del Comune di Foggia e da quattro associazioni culturali impegnate nella difesa del territorio e dei suoi monumenti: Amici del Museo Civico, Italia Nostra, Archeoclub e F.A.I. ed è volta a far conoscere i preziosi gioielli di arte ed ambiente di cui è tanto ricca la nostra Capitanata.
La costruzione del monastero dei Cappuccini risale al 1538, anno in cui fu eretto con l’aiuto della comunità di Rodi G., su un precedente romitorio sorto nei pressi della fresca sorgente detta del Pincio lungo una mulattiera che da Ischitella scendeva verso il mare e Rodi Garganico.          Le prime fabbriche conventuali furono costruite seguendo la semplice pianta degli altri monasteri Cappuccini, con un piccolo chiostro e l’annessa chiesa, che venne dedicata allo Spirito Santo.
Nelle antiche “Cronache” Cappuccine si sottolinea “l’amenità e delizie particolare con le quali nostro Signore, a similitudine del paradiso terrestre, si era degnato arricchire quella contrada, per essere da sé quasi naturalmente abbondantissima di belli e saporosi frutti, vistosa di mare et affluenti di belli e freschissimi fonti”.
Rispetto a questa magnifica descrizione, oggi, ben poco è cambiato!
Il monastero è raggiungibile da Rodi Garganico in auto con una comoda strada asfaltata, meglio se a piedi, data la poca distanza di meno di 2 Km. che lo separa dal centro abitato.
Entrati nel locale della sacrestia ci accolgono, nella poca luce dell’ambiente, varie tracce di affreschi e muti riquadri di pitture perdute, forse i sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio; quasi un percorso di iniziazione verso la Luce della chiesa, in cui accediamo rapiti da una misteriosa atmosfera di pace, ma anche di percezione di velati messaggi espressi da minori architetture e rilievi.
Nella chiesa, sull’altare maggiore, in legno e di fattura barocca, domina una bellissima tela della Pentecoste, attribuita al Mazzaroppi (1550-1620), oggi sostituita da una copia serigrafica donata dalla presidente dell’Archeoclub Santa Picazio, affezionata stimatrice delle memorie storiche della sua terra; il quadro raffigura lo manifestazione della Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco agli Apostoli riuniti intorno alla Madonna.
La simbologia collegata allo Spirito Santo si esprime ancora a sinistra dell’altare maggiore in una singolare rappresentazione che avvolge in alto una finestra, incorniciata da due braccia che allungano le proprie mani verso il visitatore, rimarcando l’antica tradizione cristiana della imposizione delle mani di Dio per ricevere il dono dello Spirito Santo.
Le pareti ed il soffitto della chiesa sono decorati con affreschi di varia simbologia su cui domina il sigillo dello Spirito Santo, che quasi ti rapisce nella mistica contemplazione della penombra della chiesa per subito rapirti con la sua Luce all’apertura del massiccio portale dell’ingresso, quando tutta la luminosa bellezza dello stupendo panorama che circonda la chiesa sembra penetrare in questo ambiente per fondere la natura con il sacro, in un connubio primordiale.
La luce entra possente nella chiesa dal suo portale d’ingresso, studiato momento di architetture e giochi di luce che avvicinano i fedeli alla bellezza del creato, ricordandoci pure un’altra luce, protagonista nel Seicento, di un evento miracoloso descritto nelle ”Cronache” cappuccine, quando il duca Cesare Sanfelice, signore di Rodi, dalla loggia del suo palazzo… “alzando gli occhi vidde dal cielo calare sopra il convento alcuni raggi risplendenti, che tutto irradiano”.

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