Alcuni mesi fa, noi del Team Archeo – Speleologico ARGOD scoprimmo una nuova Triplice Cinta Sacra sulla facciata anteriore della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo. Per il gruppo si trattò della terza Triplice Cinta scoperta, dopo quella del Castello di Peschici e dell’Abbazia di Càlena. Poco tempo dopo, ad una ulteriore perlustrazione effettuata all’adiacente Tomba di Rotari, Battistero dedicato a San Giovanni, una nuova e sensazionale scoperta: due svastiche incise in un punto poco visibile nel cortile esterno della struttura, vicino alle basi delle quattro colonne di granito. Non svastiche qualsiasi [Fig.1], ma di una ben precisa cultura: Greca!

Fig. 1 Una delle due svastiche greche scoperte nel cortile della Tomba di Rotari.
Ebbene sì, due svastiche di indiscussa tipologia greca [Fig.2] incise in un sito ricco di simbologie rare. 
Fig. 2 Una delle due svastiche greche scoperte nel cortile della Tomba di Rotari.
Lo studio dei simboli percorre strade tortuose e complicate. Strade che spesso sembrano non condividere nulla, ma che inaspettatamente s’intersecano per svelare indizi sconcertanti, da cui poi si dipartono altre strade che alimentano la complessità della ricerca. Il mondo accademico affronta la simbologia con distacco e scetticismo, poiché affetta da troppe variabili, carente di documentazione, viziata da soggettive e variegate interpretazioni, ma soprattutto perché non univocamente identificabile. In pratica, ad oggi, non è stata ancora fondata una giusta metodologia scientifica per lo studio dei simboli.E’ anche vero, però, che la forza di un simbolo sta nel fatto di rivelare non una verità, bensì un concetto, che tanto più si sveste di segretezza tanto più alto è il grado di conoscenza e consapevolezza dello studioso che tenta di decrittarlo. Una conoscenza semplice e diretta, nella sua forma, che riesce a resistere allo scorrere dei secoli molto più di qualsiasi documento scritto, monumento o reperto archeologico, ma che se studiato, contestualizzato e soprattutto capito, riesce a dare una quantità considerevole di informazioni.
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Pochi giorni fa per “festeggiare” la promozione dell’esame "museologia, tecniche del restauro e della conservazione", ho deciso di portare in visita i miei compagni di corso in alcuni paesi del Gargano per mostrar loro le bellezze e gli scempi (vedi cattivi esempi di restauro e conservazione) dei nostri antichi centri storici. L’itinerario che avevo previsto, partiva da Vieste passando per Peschici, Vico e Rodi e Ischitella. La giornata, che a dir il vero non prometteva nulla di buono dal punto di vista meteorologico, si è svolta tra un paese e l’altro fino all’arrivo ad Ischitella nel primo pomeriggio; qui, iniziamo la nostra perlustrazione dal maestoso palazzo Pinto e continuiamo il nostro tragitto tra una foto e l’altra quando ad un certo punto rimango (anzi rimaniamo) a bocca aperta.
Contro qualsiasi regola del P.U.G. , del restauro e della conservazione dei centri storici, una bellissima ed antica struttura ad archi è stata letteralmente dilaniata (con i pericoli che ne conseguono, lavori del genere su fabbricati così antichi potrebbero provocarne il crollo) per crearne tre porte coperte in parte con un vistoso e stridente muro di cemento armato e blocchi in cemento. Il tutto, si scopre successivamente, è stato autorizzato dal Comune di Ischitella.
Questo comune non finisce di stupirci! Ho seguito con un certo interesse la costante e continua discussione sul progetto OFF-Shore deliberato “silenziosamente” dal Comune di Ischitella, e sui tanti risvolti poco chiari, ma anche le "balle mediatiche" che farebbero vergognare l’ultimo dei garganici, come la pala eolica con l’ascensore per portare i turisti. Idea prospettata non "dall’ultimo dei garganici" ma dal primo cittadino di questa località, ribattezzata anche "la bomboniera del Gargano".
Si ma della bomboniera mi sa che se continuiamo così ne resterà ben poco. Sembra manchi "la cultura della conservazione", il senso di appartenenza al territorio e agli aspetti storico-culturali che conserva.
E i miei amici arrivati dall’Aquila? Forse gli sarà sembrato (nel piccolo) di tornare al fatidico 6 aprile 2009. Ma questa volta a sfregiare la storia, l’arte di quelle antiche arcate nel cuore esterno del centro storico, non è colpa delle calamità naturali, ma di quell’essere che spesso a torto si professa intelligente: L’UOMO. Quell’uomo è rappresentato dalla mal politica che permette interventi che gli restituisce la fama di essere i primi speculatori della nostra terra.
Con i miei amici aquilani provavamo ad immaginare cosa stesse pensando in "quel" momento chi ha autorizz
ato questa oscenità. Tutto questo mentre provavo un’infinita vergogna per la mia terra agli occhi dei miei amici. Loro vengono da un’altra cultura, mi raccontavano che in piccoli centri dell’aquilano sono per prima le persone che "conservano", che non permettono, che si oppongono, ma che la stessa politica mai immaginerebbe di fare cose del genere poichè dimostrerebbe una certa pochezza. Stiamo parlando di centri tra le montagne, non di una zona turistica chiamata "Gargano". La cosa che più di ogni altra mi ha fatto male è stata l’affermazione di Eleonora: “Domenico ora abbiamo capito perché vuoi andar via da questo posto!”
La mia non vuol essere una denuncia politica ma sociale, il mio messaggio non vuol toccare la sensibilità di chi non l’ha, come di questi politici, il mio semmai vuol essere un grido verso questa società del gargano che permette tutto questo, non si interessa, non rileva queste “brutte firme indelibili” sulla nostra storia. Non possiamo vivere da ignoranti destinati a rimanerlo pensando che nessuno potrà cambiare questo stato di cose.
Forse siamo noi garganici per primi che dobbiamo dire no a chiunque dimostri scelleratezza, presunzione politica o disinteresse sebbene è stato chiamato dagli elettori ad amministrare. Forse c’è da scrivere una nuova cultura, forse è inutile provare a dialogare con chi non ha orecchie per sentire e cuore per il Gargano.
Continuando il nostro giro verso l’esterno, siamo passati da un altro punto che simboleggia la storia di questa “
ex” Bomboniera, definito come “La Porta del Rivellino”. Anche lì hanno avuto idee grandiose. In pratica è stata ricoperta la volta ad arcata di questa antica “Porta” come se fosse il supermercato “Sidis”. E’ stata trattata con del normale intonaco, coprendo tutta la volta delle antiche pietre che la caratterizzavano. Quasi come un colpo di coda, hanno lasciato qualche buchetto per far intravedere come era bella prima. Poi hanno messo un neon tipo officina meccanica e fili elettrici appesi come nei migliori scantinati. Roberto mi faceva notare che saranno stati costretti a farlo per via delle pietre che di tanto in tanto cedevano. Ma chiaramente il percorso per salvaguardare sia la sicurezza che “quelle pietre” non era certamente spalmando sopra del gesso.
Impariamo a coltivare “L’arte dell’ascolto” e dell’identità, perché è l’unica cosa che potrebbe salvarci da questo stato di cose a dir poco imbarazzante. Sempre che non decidiate di non invitare mai i vostri amici a vedere come è bella la nostra terra e come siamo incapaci noi di abbandonarla o peggio distruggerla.
Dove è finita l’attenzione per i beni culturali tanto decantata in occasione dell’inaugurazione dei reperti rinvenuti a Monte Civita?
Domenico Sergio Antonacci
fonte:l’Attacco
CARPINO IL GIALLO DELL’ANZIANO MORTO: RESTA IN CARCERE LA MOGLIE ANTONIA RUSSO
C A R P I N O. Resta in carcere, a distanza di dieci giorni dalla morte di Michele Bramante, la moglie, la 57enne Antonia Russo, nei confronti della quale il magistrato per le indagini preliminari del tribunale di Lucera, Caterina Lazzaro, ha emesso un provvedimento restrittivo ritenendo di aver raccolto elementi sufficienti per sostenere l’accusa di omicidio.Che del decesso del 68enne Bramante, avvenuto la notte tra il 30 e il 31 gennaio, nella sua abitazione in vicolo "Vesuvio", a Carpino, responsabile possa essere stata la moglie, però viene del tutto escluso dai familiari e dalla stessa assistente sociale che, da quattro anni, la seguiva. La signora Russo soffre di disturbi mentali, tant’è che viene seguita dai servizi sociali del Comune di Carpino, patologia che – a loro parere – non può, però, essere assolutamente collegabile alla morte del marito. Michele Bramante era un malato terminale, qualche mese fa era stato sottoposto ad intervento chirurgico per una neoplasia alla gola. Il 20 gennaio era stato necessario accompagnarlo presso Casa sollievo della Sofferenza per la medicazione della ferita da cui continuava a uscire sangue. I medici avevano già programmato il suo ricovero, che sarebbe dovuto esserci in questi giorni.Una coppia che, dopo il trasferimento dei figli, un maschio e una donna, in Germania per motivi di lavoro, viveva in una sorta di simbiosi, anche perchè la signora Russo, oltre a problemi mentali, aveva difficoltà di deambulazione. Certamente, le condizioni del marito avevano ancor più rafforzato tale rapporto, tant’è – ricorda una delle assistenti sociali – che a causa di un abbassamento della voce che, da qualche giorno, aveva colpito il marito, la signora gli preparava latte caldo con il miele. La stessa assistente sociale domenica pomeriggio aveva chiesto l’intervento del 118, dopo essere stata informata dalla figlia della signora, che le telefonava dalla Germania, del decesso del genitore. Certamente saranno i risultati degli esami istologici su parti di tessuto prelevate dalla gola dell’uomo a meglio chiarire la causa del decesso, ma per i familiari e la stessa assistente sociale il fatto che a di stanza di dieci giorni Antonia Russo resti ancora in carcere, non è comprensibile. Quanto poi al fatto che la donna sia caduta in numerose contraddizioni è possibile se pensiamo – spiega l’assistente sociale – alla sua patologia. Infatti, sono stata io stessa a chiederle il perchè non avesse telefonato a nessuno; si è giustificata dicendo che non conosceva il mio numero di cellulare. Altro elemento, il fatto che la casa fosse stata attentamente ripulita, addirittura lavate le pareti, spiegabile – ci dice l’assistente sociale – in quanto, il suo, era quasi maniacale il fatto della pulizia della casa. Quanto poi ai ferri per la lavorazione della lana che sono stati trovati in casa e sui quali, ad un primo esame, non sono state rilevate tracce ematiche, la signora non li usava proprio, preferendo l’uncinetto. Antonia Russo, che continua a chiedere di andare dai figli, in Germania – per l’assistente sociale è più che giustificabile in quanto che con la morte del marito è venuta meno quella sicurezza che le dava il forte legame con il coniuge. Tutto questo – ricorda – l’ho spiegato agli inquirenti già domenica pomeriggio e fino al giorno successivo quando Antonia Russo è stata associata alla casa circondariale del capoluogo, a seguito del provvedimento del magistrato.
Il Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, nel 2005 conferì il Premio Tarantella Fest 2005 a padre Remigio de Cristofaro, autore della Raccolta 104, la più completa compilation di musica popolare del Gargano.
Frate francescano ottantottenne, originario di Ischitella (FG), padre Remigio vive stabilmente a Siena, presso il convento dell’Osservanza, da ben trentanove anni. Compositore fecondo di musica sacra (messe, cantate, laudi, salmi, ecc) ha pubblicato due volumi di canti popolari: "Siena. I Canti del Popolo", e “Ischitella. I canti del popolo”, con la prefazione del grande etnomusicologo Roberto Leydi, scomparso qualche anno fa. «Non l’ho mai conosciuto – ha affermato de Cristofaro – né lui ha conosciuto me. Mi ha cercato un po’ dovunque, non mi ha mai trovato, né io ho trovato lui. Avemmo però intensi contatti telefonici».
Padre Remigio riferisce le esperienze di ricerca sui canti popolari che decenni or sono lo videro impegnato in area toscana e garganica: «Il materiale reperito è stato pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena: sono nati così i due volumi dei Canti del Popolo. Essi non contengono soltanto la trascrizione dei testi, ma anche gli spartiti musicali che permettono di interpretare correttamente il canto.
Per i canti di Siena, l’idea scaturì dalla necessità di fornire al coro della Basilica dell’Osservanza, da me fondato, materiale folclorico per serate accademiche, concertistiche, sia in loco sia fuori: «Siamo stati molte volte all’estero a cantare questi canti popolari, con adeguate “armonizzazioni”, alcune facili, altre più impegnate. Molte corali italiane, sapendo di questa mia pubblicazione, si sono date da fare per mettere insieme la tradizione dei loro canti popolari».
La passione di padre Remigio de Cristofaro per l’etnomusicologia è nata dalla frequenza dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra in Roma e dalle serate trascorse con gli amici intorno al “glorioso” magnetofono Geloso utilizzato per le rilevazioni: « Al mio paese – racconta padre Remigio – la sera ci si adunava in casa mia e si faceva dell’allegria intorno al registratore, per poi risentire le voci (Siamo noi? – mi chiedevano. Sì siamo noi, siamo tutti noi – li rassicuravo). Davvero una bella cosa. C’era una donna dalle qualità veramente artistiche, Colomba Coccia, era un vulcano, cantava con una veemenza, un entusiasmo, che ti metteva l’entusiasmo addosso».
Nel 1966 padre Remigio ebbe l’incarico dal Centro Nazionale di Musica Popolare di Roma di effettuare la campagna di rilevazione nella sua terra d’origine. Il Centro Nazionale di Musica Popolare era allora animato dal maestro Giorgio Nataletti e da intellettuali del calibro di Ernesto De Martino, Alberto Maria Cirese, Tullio Seppilli, Antonio Uccello, Antonio Pasqualino, Diego Carpitella, oltre all’etnomusicologo americano Alan Lomax.
Per il Gargano c’erano già delle raccolte pregevoli: la 24 B effettuata nel 1954 da Diego Carpitella e da Alan Lomax, e la 43 raccolta nel 1958 dallo stesso Carpitella e da Ernesto de Martino. Tra questi nomi eccelsi – ricorda padre Remigio – si inserì il mio, grazie alla raccolta numero 104».
La raccolta, depositata dal 1966 negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, è rimasta lì per tutti questi anni, nell’attesa che qualche studioso la valorizzasse. E’ toccato proprio a padre de Cristofaro iniziare l’opera. Incoraggiato dal successo dei canti popolari di Siena, qualche anno fa decise di estrapolare dalla raccolta garganica, la 104 appunto, i canti della sua Ischitella, per darli alle stampe nel 1997.
« Rimane ancora sconosciuto – precisa Padre Remigio – perché ancora inedito, l’enorme repertorio della raccolta 104 relativo ai canti delle altre cittadine garganiche, vi assicuro che c’è materiale pregevole, specialmente quello di Monte Sant’Angelo: «Qui la musicologia popolare aveva assunto un aspetto colto, c’era il coro, contaminato da troppe infiltrazioni degli strumenti, ma trovai anche degli informatori “puri”: i vecchi dell’Asilo di mendicità. Conoscevano tanti canti nella forma originale, recuperati da Giovanni Tancredi, insigne studioso di Monte Sant’Angelo che, oltre a Folclore garganico, pubblicò I canti e balli garganici e i Canti, suoni e balli del Gargano negli «Atti del IV Congresso nazionale arti e tradizioni popolari dell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro)».
L’editore Cantagalli di Siena ha pubblicato anche "Ischitella. Le leggende, le fiabe i personaggi", in cui padre Remigio de Cristofaro raccoglie le tradizioni popolari del suo paese d’origine. Un libro che gli è molto caro: «Le favole sono venute fuori in un momento di struggente nostalgia per i racconti dei nonni, degli avi e nel tentativo di trasmettere ai giovanissimi, se possibile, le radici su cui poggiare la loro formazione ». Un libro che è entrato subito nella stima dei lettori; “ bilingue” (dialetto e italiano) è corredato dai disegni dei bambini delle scuole elementari di Ischitella.
I libri di padre Remigio de Cristofaro seguono le indicazioni di altre pubblicazioni del genere, contengono note storiche del luogo e sui caratteri del canto popolare della tradizione. Sono suddivisi in sei capitoli: i canti delle mamme, i canti infantili, gli stornelli e i rispetti, i canti sociali, i canti religiosi e i lamenti funebri.
Padre Remigio ritiene di aver concluso il compito che si era prefisso per la raccolta dei canti di Ischitella: «Il mio lavoro è stato semplice, umile, ma ha richiesto impegno e tanto amore per la mia terra». Il testimone passa a quanti vorranno continuare un lavoro immane, ma stimolante: pubblicare i testi e le partiture dei canti degli altri dieci paesi del Gargano inseriti nella raccolta, corredati dai CD con le vive voci dei testimoni. Voci e suoni immortalati nella raccolta 104 dal mitico registratore “Geloso” di padre Remigio de Cristofaro, cui va la riconoscenza di tutti gli amanti della storia, delle tradizioni etnografiche e della musica popolare del Gargano.
LA RACCOLTA 104
La 104 è la più completa “raccolta” di musica popolare realizzata nel Novecento sul Gargano. L’ intera “impresa” durò dieci giorni: Padre Remigio de Cristofaro dal 26 settembre al 5 ottobre 1966 registrò le voci di numerosi “informatori” oggi quasi tutti scomparsi, portatori diretti di una tradizione di musica popolare che rischia di sparire nei meandri della dimenticanza o nella caoticità della riproposta. Rientrano nella "104" un centinaio di canti di undici paesi del Promontorio: Ischitella, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico, Sannicandro, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Vieste, Peschici, Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia. Nella raccolta vi sono anche i canti di due "vaccari anonimi", incontrati da padre Remigio in una radura della Foresta Umbra.
Le tre compilation citate da padre Remigio (la 24 b effettuata da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954, la 43 effettuata da Ernesto De Martino e Diego Carpitella nel 1958, e la 104 effettata nel 1966 dallo stesso de Cristofaro) sono le uniche raccolte di musica popolare del Gargano conservate presso un ente pubblico.
«Dopo la raccolta 104 – ha affermato l’etnomusicologo Salvatore Villani ( presidente del Centro Studi sulle Tradizioni popolari del Gargano) – il Centro Nazionale di Musica popolare di Roma non ha più commissionato ricerche sul territorio garganico. Alla fine degli anni settanta c’è stato l’esperimento di una raccolta della Biblioteca Provinciale di Foggia effettuata da Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero (autori de La memoria che resta Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del basso Tavoliere).
Ma i nastri di quelle registrazioni stranamente sono spariti. Quella che doveva essere la quarta raccolta di documenti sonori del Gargano depositata presso un ente pubblico oggi non c’è più …».
Teresa Maria Rauzino
Il presidente Pepe temporeggia sull’UDC, Nicola vascello, assessore al Turismo rischia di saltare a breve. Sulla questione si sta mobilitando l’associazionismo garganico. Anche sul web.
Il Presidente della Provincia Antonio Pepe temporeggia sull’Udc, ma gli elettori, la società civile prendono parte viva nel dibattito. La politica si accapiglia tatticamente su cariche, poste in gioco e alleanze contese e i cittadini garganici alzano la voce per difendere il loro assessore Nicola Vascello. Salvare il suo assessorato è l’obiettivo fondante dell’azione dell’associazionismo della Montagna del Sole, in questi giorni. L’iniziativa atta a tutelare Vascello è diventata un gruppo online dal nome eloquente: Difendiamo Nicola Vascello dalla bassa politica. Il modello Nichi Vendola, insomma, fa scuola: cresce la voglia da parte della base, degli amministrati, anche in Capitanata, di incidere nelle decisioni partitiche, vissute come lontane e opportunistiche. Ecco le motivazioni della nascita del gruppo: “In questi giorni si parla molto di poltrone e rivendicazioni
politiche, facendo cadere in secondo piano che il Gargano, in questo momento strategico per il Turismo, si ritroverà nel vuoto, dimostrando una grande irresponsabilità verso la classe turistica. Dopo anni di completo disinteresse da parte della politica provinciale per il Gargano, da circa 20 mesi abbiamo un assessore che ha pian piano ridato attenzione ed interesse al nostro Gargano. Con questo gruppo si vorrebbe dire no a tutta la mal politica, dire si invece a chi dalla politica vorrebbe vedere sempre persone che si impegnano mettendo in primo piano il loro ruolo, cioè amministrare.
In questi giorni la Provincia sta per scrivere probabilmente la pagina peggiore della storia della politica di Capitanata. Che si chiami Vascello, Squeo o D’Anelli, impariamo a difendere i politici seri dal cialtrume irresponsabile che li circonda e che puntualmente penalizza il Gargano”. Sono numerosi gli attivisti che hanno voluto manifestare solidarietà a Vascello, il quale, come evidenziano, da oltre un mese non riesce a pianificare il suo operato a causa dell’incertezza amministrativa che lo ha colpito del dilemma Udc sì, Udc no. Accanto al sostegno di Gaetano Berthoud operatore culturale, nettamente pro Vascello, si sono espressi anche intellettuali legati al centro sinistra come la professoressa Teresa Rauzino, Michele Eugenio Di Carlo, responsabile del Comitato a difesa del mare, o giornalisti attivi e attenti alle tematiche del territorio come Anna Lucia Sticozzi della Gazzetta del Mezzogiorno, Piero Russo corrispondente di Repubblica. Antonio Basile del Carpino Folk rileva: “Non possiamo rinunciare alla testardaggine di Nicola Vascello. L’unico che riesce a mettere insieme le parti e tra i pochi che riesce ad avere una visione d’insieme” E un elettore democratico spiega: “Sono del PD e sfegatato vendoliana. Ma quel che è giusto è giusto! Si tratta di epurazione messa in atto dal PDL nei confronti dell’UDC. Non è giusto. Paolo Campo ha preso il 44% al primo turno, contro il 38% di Pepe e se non fosse stato per l’Udc col cavolo che vinceva. Vascello è uno buono! tutta la mia solidarietà”. L’affetto politico per Vascello è trasversale. Gioacchino Rosa Rosa lo sottolinea con nettezza ad uno scettico. “E’ nell’interesse della provincia avere assessori capaci attenti e volenterosi. E se leggi sotto troverai persone di sinistra che confermano la validità di Nicola Vascello. Per una volta possiamo dimenticarci dei partiti e concentrarci sui fatti concreti?”. Amante “non a parole” del nostro Gargano, così viene definito l’assessore udiccino, che fu nominato dallo stesso Pepe. La domanda di Franco Salcuni di Legambiente, che con Vascello ha condiviso il percorso del consorzio dei cinque festival della provincia di Foggia è indicativa del mood garganico nei confronti dell’assessore che meglio ha rappresentato, a dire degli interessati, la Montagna Sacra. “Caro Presidente Pepe, è davvero sicuro di poter fare a meno di una risorsa valida come Nicola Vascello? “ si chiede l’ambientalista, possibile candidato alla Regione per Sel, che aggiunge: “Probabilmente, nella logica delle alleanze,la politica finisce per dimenticare che l’alleanza più forte va fatta con i cittadini. E l’attivismo di Nicola ha reso questa amministrazione provinciale più vicina alla gente, soprattutto alla comunità del Gargano”.
Antonella Soccio
l’Attacco
Domenico Manzo segretario del Partito Democratico di Carpino passa dalle parole ai fatti.
A Carpino è da oltre cinque anni che si convive con il pericolo alluvione e l’Amm. Comunale dice sempre "provvederemo". Ora basta denuncerò alla Comando dei Carabinieri di Carpino le varie inadempienze prima che accade qualcosa che poi tutti fanno finta di non conoscere e di non sapere.
Immediata la risposta di Rocco Ruo
L’amico Mimmo Manzo sa bene che il comune di carpino è stato beneficiato di un finanziamento di circa 1 ml e mezzo di euro e di un altro finanziamento di circa 300.000,00 euro. Stiamo per indire le gare d’appalto. Tengo a precisare che i su richiamati finanziamenti sono stati erogati garzie alla solerzia e alla tempestività di intervento dell’amministrazione comunale di Carpino che ha presentato dei progetti credibili, finanziabili e finanziati. Per concludere, ma non per polemica sterile e fine a se stessa. Mi piacerebbe conoscere un solo progetto per la messa in sicurezza del suolo che l’amministrazione comunale di Carpino ha avuto finanziato quando l’amico mimmo manzo era un importante e pesante assessore comunale.
Domenico Manzo
L’Assessorato al Lavoro ha licenziato la determina che comporta il varo di un bando per 12 milioni di euro destinati ai lavoratori come conseguenza delle scelte operate dalla Giunta con la delibera Welfare to Work dello scorso dicembre.
Il bando si pone due obiettivi:
1. contribuire alle assunzioni a tempo indeterminato da parte delle imprese di lavoratori svantaggiati come ad esempio i cassa integrati o i disoccupati da oltre 24 mesi grazie a un finanziamento straordinario della Regione di 12.000 euro a nuovo assunto, contributo che potrà arrivare a 14.000 e per chi avrà un’età superiore ai 45 anni nell’ottica di favorire la ricollocazione di lavoratori vittime dei processi di ristrutturazione aziendali;
2. contribuire alla riqualificazione degli stessi lavoratori attraverso un contributo regionale da 1500 a 4500 euro come dote formativa finalizzata all’adattamento delle competenze degli assunti.
Le domande delle imprese, a partire dalla pubblicazione sul BURP, dovranno pervenire agli Uffici del Servizio Politiche del Lavoro delle rispettive Province entro il 15 ottobre. Saranno infatti le Province, nell’ambito del decentramento dei poteri che la Regione ha loro attribuito, a valutare le domande e la valutazione procederà mese per mese in modo da dare risposte concrete alle richieste pervenute ogni 30 giorni. La graduatoria finale mensile sarà infine approvata dalla Regione con la verifica delle disponibilità finanziarie.
Il bando contiene il rischiamo esplicito al regolamento applicativo della Legge 28/06 di contrasto al lavoro irregolare, regolamento che prevede la revoca parziale o totale del finanziamento in caso di violazione del Contratto Nazionale di Lavoro da parte dell’impresa beneficiaria.
“La Regione – ha dichiarato l’Assessore Losappio- intende tutelare il lavoro anche e soprattutto con le sue politiche e i suoi finanziamenti; per questo stiamo rendendo operativa la legge di contrasto al lavoro irregolare che l’Europa ha considerato fra le buone pratiche da premiare e seguire e lo facciamo mentre finanziamo nuova occupazione in questa terribile crisi perché intendiamo respingere il ricatto del lavoro nero come male minore quando le imprese chiudono o licenziano. Per noi il lavoro è solo lavoro, senza aggettivi tranne uno: buono”.
Nei prossimi giorni l’Assessorato completerà le politiche di welfare to work con l’emanazione di altri due bandi, uno per l’autoimpiego dei lavoratori che si mettono in proprio e l’altro con i corsi di formazione professionale che prevedono l’integrazione del reddito dei cassaintegrati e dei disoccupati.
«Come le balene, anche le navi affondate si fanno uscire dalla pancia versi bassi come muggiti, rantoli cavernosi come un sospiro a bocca aperta, gemiti e mormorii lunghi, che viaggiano dentro l’acqua e arrivano lontano, senza che niente li fermi […] esiste un canto delle navi perdute?» (Carlo Lucarelli, Navi a perdere)
Negli abissi più profondi e oscuri ma mai troppo distanti dall’uomo, fauna e flora marine imparano in fretta a convivere con sinistre e fluorescenti presenze, diventate inesorabilmente parte integrante dell’habitat sommerso. Gli esemplari della nuova specie hanno forma e consistenza molteplici ma alcuni elementi distintivi comuni: non nascono in mare, sono altamente tossici e radioattivi e, per loro natura, fortemente indesiderati. Sono trasportati in alto mare dalle grandi navi dei veleni che a volte li accompagnano inabissandosi solidalmente. E le vicende alle loro spalle sono oscure come i fondali in cui giacciono! Storie di mafia, di politiche segrete, di accordi clandestini, di misteriosi omicidi e di sporchi interessi economici.. La nave Velenia è comandata da una piovra spavalda che ingrassa all’ombra di omertosi “non vedo”, “non sento” e “non parlo” e sta cercando un nuovo angolo di mare in cui scaricare i suoi trasporti eccezionali. E se ciò porterà all’ennesimo sconquasso, poco importa, purché l’unica salvaguardia sia quella del denaro… Deni Bianco
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Vogliate perdonarmi se quanto scriverò su questa morte offenderà talune sensibilità. Sento di doverlo fare.
Prima di tutto porgo le mie condoglianze alla famiglia.
Pare, come dice l’articolo di cui sotto, che abbiano risolto il caso. Le indagini portano inequivocabilmente alla moglie.
Nicola Mitrione qualche giorno fa scrisse che chiunque guardasse nei suoi occhi capiva il disagio che stava attraversando e che in fondo quello che è accaduto è anche colpa nostra.
Condivido in pieno questa visione. Sono anch’io convinto che questo delitto unisce in negativo l’intera comunità carpinese.
Vedete gli investigatori hanno trovato le probabili armi dell’omicidio e le urla della donna avvalorano la tesi accusatoria. Per tutti è stata la moglie.
Se ci fate caso una delle principali cause della morte di molti anziani è una caduta. Ma siamo proprio sicuri che sia cosi? Siamo proprio sicuri che la caduta abbia chiamato la morte?
Io penso proprio di no, penso che sia la morte a causare la caduta e a portarsi i nostri affetti.
Anche nel giallo di Carpino le cose sono andate cosi. Il tumore, l’arma, la donna sono la caduta di cui si è avvalsa la morte per portarsi via Michele Bramante.
Ma Michele non era anziano. Chi ha convocato la morte?
Michele Bramante era un piccolo uomo che parlava con un filo di voce per non distrurbare. Lo ricordo al Bar di mio padre a chiedermi verso le ore 20 della calura estiva una Birra. Non era come gli altri clienti. Michele Bramante non voleva dare fastidio a nessuno. Mi guardava negli occhi, Nicola quanto hai ragione, e quando gli sguardi si incrociavano alzava la mano con le sue mille lire e chiedeva la sua birra. Gliela prendevo, gli portavo anche il bicchiere, ma lui lo rifiutava, metteva il dito nella canna della bottiglia e la faceva scoccare. Poi mi guardava come un bimbo, mi sorrideva e sempre con quell’atteggiamento di chi non vuole fare danni, alzava il gomito è si beveva quella birra.
Spero che nella sua vita Michele Bramante abbia avuto molte altre gioie, ma l’impressione che avevo era che in quel momento lui si gustava il suo momento di gloria, il suo riscatto sociale.
Di Michele Bramante ricordo che non mi accorgevo quando arrivava e non mi accorgevo quando non c’era più. Ma se mi capitava di guardarlo negli occhi capivo subito che aveva bisogno di essere ascoltato.
Non lo feci. Se qualcuno gli rivolgeva la parola spesso era la persona sbagliata.
Era un uomo solo che soffriva in silenzio.
Sono certo che se ci fossimo fermati un attimo ad ascoltarlo Michele Bramante starebbe ancora con noi.
Ciao Michele Bramante piccolo uomo umile di Carpino.
Signor Sindaco, per Michele Bramante, le chiedo la cortesia di far verificare quanti casi di morte ci sono a Carpino a causa dei tumori. In particolare di verificare se il numero è nella media locale e nazionale. Se ci sono delle anomalie. Se i carpinesi possono stare tranquilli oppure se occorre prendere dei provvedimenti per la pubblica sicurezza. La ringrazio.
A distanza di cinque giorni si è finalmente composto il puzzle di indagini in merito all’uccisione di Michele Bramante, il pensionato di Carpino sgozzato all’interno della sua abitazione. I carabinieri avevano fermato la moglie dell’uomo, Antonia Russo, fermo poi convolidato dal Gip del tribunale di Lucera. Intorno a lei, infatti, si sono mosse le indagini. Domenica scorsa, giorno del delitto, i primi ad intervenire sul posto, dopo la telefonata dei figli della coppia che risiedono in Germania sono stati i sanitari del 118. Nella tarda serata, però, è stato richiesto l’intervento di un medico legale che ha constatato il decesso da ‘azione meccanica’ e non come si era sospettato in un primo momento da emorragia dovuta all’esplosione di una vena all’altezza della gola, dove l’uomo due mesi prima subì un intervento per un tumore. La scena del crimine è apparsa sin da subito poco chiara; la stanza, così come le pareti, erano state completamente ripulite da eventuali tracce di sangue. Poi, a seguito di una perquisizione, i carabinieri hanno recuperato la camicia da notte della donna, macchiata di sangue ed una sciarpa in lana completamente intrisa, probabilmente utilizzata dalla Russo, sostengono gli inquirenti, per tamponare la ferita alla gola del pensionato. Inoltre, immediatamente dopo il delitto i militari hanno anche sequestrato in casa dei due coniugi un paio di forbici e dei ferri utilizzati per lavorare la lana. Secondo gli stessi, queste potrebbero essere le probabili armi dell’omicidio. Inoltre la donna ha dichiarato versioni contrastanti in merito alla ricostruzione dell’accaduto, che non hanno affatto convinto gli investigatori che, pertanto, ne hanno disposto il fermo. Inoltre la pensionata chiedeva di continuo di poter raggiungere i figli in Germania. Particolare che, dicono i carabinieri, avvalorerebbe la tesi accusatoria nei suoi confronti.
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Delitto di Carpino, gli stava grattando la ferita alla gola: le sono sfuggite le forbici
Già in stato di fermo la moglie. In lavatrice i vestiti sporchi di sangue.
Sembra sia stato definitivamente chiarito il giallo della morte di Michele Bramante, 77 anni, trovato privo di vita nel letto della sua abitazione. La moglie Antonia Russo di 56 anni avrebbe cercato di alleviare il prurito al collo di suo marito provocato da una grave infezione forse utilizzando delle forbici o un altro oggetto metallico appuntito. Quello che poteva sembrare un gesto d’aiuto si è rivelato invece fatale per l’uomo.
L’accusa della donna potrebbe essere dunque di omicidio preterintenzionale o colposo. I carabinieri hanno recuperato nella lavatrice dell’abitazione una camicia da notte della donna macchiata di sangue e una sciarpa che Antonia Russo potrebbe aver utilizzato per tamponare l’emorragia di suo marito.
Una circostanza alquanto singolare ma giudicata credibile dagli inquirenti. Una vicenda che ha impegnato le forze dell’ordine nel chiarire un quadro della situazione che all’inizio sembrava banale. L’uomo venne trovato lunedì dagli agenti in una pozza di sangue. Accanto a lui la moglie in stato di shock.
Sembrava fin dall’inizio che fosse stato ferito alla gola con un punteruolo. Bramante, due mesi fa si era sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla gola per un tumore. All’inizio gli inquirenti ipotizzavano che la ferita potesse essersi infettata. L’allarme lo diedero i figli del 67enne che abitano in Germania.
L’uomo viveva proprio con la moglie, una donna di 56 anni. Dopo il primo intervento degli operatori del 118, che hanno constatato la morte sua morte, è intervenuto il medico legale che sospettava come il decesso fosse sopraggiunto con un colpo alla carotide inferto con un punteruolo. In base agli ultimi sviluppi sembra proprio che sia stato il colpo di forbici inferto dalla donna.