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Antonio Basile (Ufficiale)

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Il Gargano scippato dei Fondi Europei per lo Sviluppo di Area Vasta

E’ Ufficiale: Capitanata2020 non è il Piano strategico per il Gargano

Il Gargano scippato dei Fondi Europei per lo Sviluppo di Area Vasta
Articolo a cura di Antonio Basile

Il 27/05/2009 la Giunta della Regione Puglia ha approvato la delibera che dispone 340 milioni di euro e stabilisce le procedure per il Programma Stralcio di Interventi di Area vasta.
Al Piano strategico di area vasta “Capitanata 2020 – Innovare e Connettere” è stata attribuita una quota di 38,7 milioni di euro. Una dotazione inferiore solo ai 53,2 del Piano Metropoli Terra di Bari 2015. Al Piano dei Monti Dauni, 23,3 milioni di euro.
La ripartizione è avvenuta attribuendo 20 milioni di euro a ciascuna delle dieci aree vaste pugliesi e ripartendo 140 milioni della dotazione variabile in funzione della popolazione e della superficie territoriale.
Quindi al territorio della provincia di Foggia sono stati assegnati complessivamente 62 milioni di euro per finanziare i progetti inseriti nel Primo Accordo Stralcio che le due cabine di regia (di Capitanata 2020 e dei Monti Dauni) hanno proposto alla Regione Puglia.
Sul portale di Capitanata2020 la delibera e tutti i dati :
http://www.capitanata2020.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=455&Itemid=31

La Cabina di Regia è uno dei tre organi del Piano strategico "Capitanata 2020", con sede presso il Comune di Foggia.
È composta dal sindaco di Foggia, Comune capofila, che la presiede, dai sindaci di San Severo, Manfredonia, Cerignola, dal presidente dell’Amministrazione Provinciale, dal presidente dell’Ente Parco nazionale del Gargano e dal presidente della Comunità Montana del Gargano (ora pro nobis).
La Cabina di Regia il 23 aprile 2009 approva l’elenco dei progetti di Capitanata 2020 da sottoporre alla Regione Puglia per un totale finanziamento richiesti di 50 milioni di euro.
Per il Gargano l’elenco prevede solo briciole. (vedi portale Capitanata2020.eu di su
http://www.capitanata2020.eu/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=217&&Itemid=96).

Se i tecnici di Capitanata2020 che hanno lavorato al piano fornissero i dati della ricaduta dei progetti in elenco sul territorio, si scoprirebbe che per il Gargano l’Accordo Stralcio proposto alla regione attribuisce una quota che si aggira sui 5 milioni di euro. Un dato questo che adesso dovrà essere aggiornato per tenere conto della riparametrazione operata dai 50 a 38,7 milioni di euro approvati (non ci meraviglieremo se la ‘nostra’ Cabina di Regia facesse ricadere pesantemente il taglio ancora sulla quota del Gargano).
Al momento, quindi, i Fondi Europei per gli interventi di Area Vasta per colpe, se di colpe possiamo parlare, della nostra classe politica di centro, di sinistra e di destra non miglioreranno di certo la qualità della vita della popolazione dei 18 comuni del Gargano.

I 13.647 apricenesi, gli 8.617 cagnanesi, i 4.704 carpinesi, i 4.562 ischitellani, i 367 tremitesi, 6.286 lesinesi, i 57.704 manfredoniani e sipontini, i 6.333 mattinatesi, i 13.917 montanari, i 4.339 peschiciani, i 2.309 rignanesi, i 3.778 rodiani, i 26.106 sangiovannari, i 15.739 sammarchesi, i 18.074 sannicandresi, i 4.356 serrani, gli 8.107 vicaioli e i 13.430 viestani  neanche si accorgeranno dell’arrivo dei Fondi Europei destinati allo Sviluppo (fonte www.comuni-italiani.it).

I 212.375 abitanti su 640.752 dell’intera provincia di Foggia che in queste ore stanno ricevendo nelle proprie abitazioni gli  inviti al voto da parte dei nostri rappresentanti politici, non sono neanche a conoscenza di questa realtà.
Ma la cosa che più colpisce è il silenzio assordante di tutta la politica del Gargano in piena campagna elettorale per le Europee.
Tutti d’accordo? Nessuna nota stonata?
Per quale motivo non avete preteso una ripartizione analoga a quella adottata dalla giunta regionale, ossia un attribuzione fissa per ciascuna area della provincia di Foggia e una dotazione variabile in funzione della popolazione e della superficie territoriale, ossia il 33% dei finanziamenti pari a 20,5 milioni di euro?
Cari politici del Gargano, non credendo alla scusante della vostra presunta incapacità e pochezza politica, vi chiediamo di portarci a conoscenza dei termini di questo accordo.

Scrivete a magazinedelgargano@gmail.com

2° PREMIO INTERNAZIONALE TORRE DI BELLOLUOGO – Premiata Teresa Maria Rauzino

Nota di Michele Eugenio Di Carlo

2° PREMIO INTERNAZIONALE TORRE DI BELLOLUOGO.
Cerimonia di premiazione nella Torre di Belloluogo a Lecce.

La Presidente dell’Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo Prof.ssa Carla De Nunzio legge la motivazione del premio a Teresa Maria Rauzino:
“Per la sua attività letteraria e di ricerca delle tradizioni popolari della Puglia settentrionale, e quale Presidente del Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici (Fg)”.

Si prosegue con la lettura della lettera inviata dalla Prof.ssa Teresa Maria Rauzino: “Con i soci del Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici (FG), che ho l’onore di presiedere dal 1977, perseguo un sogno, che spero diventi presto realtà: veder rinascere, e restituita alla pubblica fruibilità, Santa Maria di Càlena, un’antica abbazia che ha segnato la storia del Gargano, segnando la civilizzazione della sua gente all’insegna del motto benedettino "Ora et labora". "Questo impegno per la tutela e valorizzazione del Patrimonio artistico pugliese, continuamente minacciato da tentativi di cementificazione delle aree territoriali circostanti, accomuna nello stesso percorso di lotta civile la mia Associazione all’Osservatorio Ideale "Torre di Belloluogo". Un ideale ponte che collega il Salento al Gargano. A ricevere il Premio, che mi è stato attribuito, vorrei per questo delegare BENIAMINO PIEMONTESE, coordinatore dell’Osservatorio Ideale "Torre di Belloluogo". Un intellettuale originario della mia Terra che vive nella vostra Terra. Una Terra, il Salento che lo ha accolto con amore, contribuendo a fortificare il suo DNA culturale e artistico. Augurando la piena riuscita della manifestazione, La saluto cordialmente, insieme a tutti coloro che domani saranno con Lei. Teresa Maria Rauzino

Il Premio è consegnato nelle mani del delegato, Sig. Beniamino Piemontese, dalla Presidente dell’Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo Prof.ssa Carla De Nunzio.

Torre di Belloluogo – Lecce, 30 maggio 2009

Ritengo questo premio un grande onore per Tersa Maria Rauzino e una grande soddisfazione e gratificazione per la cultura del Gargano e della Capitanata, di cui Teresa si conferma decisa protagonista, anche nel segno di un ideale ponte culturale tra Salento e Gargano.

L’adrenalina a 1000 del Carpino Folk Festival

DI TRABUCCO IN TRABUCCO… A MONTEPUCCI

Piccolo trabucchista a San Nicola
I trabucchi sono testimonianza della fatica dell’uomo per fronteggiare i pericoli del mare: le loro travi erose parlano della lotta per la sopravvivenza in una terra ingrata.
I trabucchi, antiche strutture per la pratica della pesca a vista, sono fatti di legno di pino. Il che dimostra l’ancestrale rapporto che li lega alla costa garganica. Il pino d’Aleppo, infatti, da secoli, cresce rigoglioso sulle sue ripide falesie. La posizione dei trabucchi non è casuale. Trattandosi di strumenti statici, e non dinamici, per la cattura del pesce, essi sono collocati laddove il passaggio dei banchi è frequente; si trovano in confluenza di correnti marine, notoriamente ricche di prede. Consentono ai trabucchisti di pescare senza inoltrasi in mare aperto: sono infatti costituiti da un palco o piattaforma, che si protende verso il mare, da cui sporgono lunghi pali, le antenne, sistemate in posizione orizzontale, che sorreggono una rete enorme (54 per 45 metri).
Il trabucco nacque dalla osservazione dell’emigrazione di cefali che, stagionalmente, uscivano in mare aperto, lasciando le acque salmastre dei laghi garganici di Lesina e di Varano, per raggiungere le cale di mare profonde della Testa del Gargano. Qui venivano per depositare le uova, e poi, in autunno, ripercorrevano la strada del ritorno. Si muovevano in banchi più o meno numerosi, sottocosta, per sfuggire agli assalti dei voraci delfini, i quali riuscivano talvolta a farne strage, abbrancandoli nelle acque alte. Erano mattanze tremende cui l’intero paese assisteva dall’alto delle "Ripe". Fu questa osservazione a suggerire l’idea del marchingegno atto a catturare questi pesci, nei punti più adatti della costa rocciosa. Grazie ai trabucchi la pesca, che nel passato riguardava solo il pesce azzurro, ebbe una diversificazione. Ci fu un salto di qualità e fu possibile portare sulle tavole dei garganici pesci di qualità superiore.
Di solito i pescatori impegnati erano quattro. Due di loro erano preposti alla manovra dell’argano, uno strumento che consentiva di calare in mare la rete e poi di ritirarla. Un trabucchista era addetto all’avvistamento dei banchi di pesce. Un altro si occupava di dare i comandi e di scandire i tempi per l’effettuazione delle varie manovre.
I pescatori, a Vieste, erano chiamati trabuchelande, a Peschici trabucchisti. Non hanno nome altrove, per il semplice fatto che questo strumento di pesca è nato sulla costa garganica, nel tratto che va dalla Punta di Monte Pucci a Cala della Pergola (faro di Pugnochiuso). Impianti simili si notano sulla costa abruzzese-marchigiana, o anche su alcuni tratti di quella laziale ma, tolta la finalità, che è quella della cattura del pesce, sono differenti per concezione e struttura.
Come è strutturato un trabucco? "Ogni cosa è studiata con cura: i vecchi pescatori, dopo aver esplorato per bene i posti adatti alla pesca, e soprattutto il passaggio dei pesci, pensarono di mettere su una piccola costruzione di legno di pino, e pali di quercia, utilizzando anche sacchi o corde. Il tutto per mettere in piedi quattro piloni, tre dei quali dovevano restare rialzati di circa un metro e mezzo dall’acqua ed uno invece completamente immerso. I piloni sorreggevano una rete che veniva immersa nel fondo. Al centro della rete era posta un’esca vera o posticcia e sulla parte alta del trabucco rimaneva un pescatore a sorvegliare. Non appena intravedeva il passaggio del pesce, faceva un segno ai suoi compagni che tiravano su il quarto pilone che rialzava la rete.
Naturalmente con questa pesca non veniva meno il principio fondamentale, e cioè l’attesa: poteva durare cinque minuti o cinque ore. Il fatidico "Vire, vire" era il grido di incitamento che l’uomo appostato sull’antenna lanciava ai compagni, per spronarli a girare l’argano con quanta più forza avevano in corpo. L’evento era costituito da un mare di pesci nella rete.

Trabucco Fasanella
Trabucco Fasanella a Monte Pucci

-Denominazione del trabucco
Montepucci. Veniva chiamato: “La punta d’oro”.

-Collocazione, località della costa su cui è ubicato
Promontorio del Gargano, trabucco Montepucci, Peschici, Foggia, Puglia.

-Toponomastica dei luoghi e cartografia territorio

Cartografia di riferimento: Carta I.G.M. 1:25.000 – Foglio 157 IV SO – Vico del Gargano e Foglio 157 IV NO – Peschici. Carta I.G.M. 1:50.000 – Foglio 384 Vico del Gargano.

– Collegamento del trabucco con le torri costiere, i monumenti o gli ipogei del territorio

Il trabucco, posto dopo la lunga spiaggia di Calenella, apre la sequenza dei trabucchi del Gargano. E’ affiancato dalla Torre di Monte Pucci, a poca distanza sono ubicati un ipogeo paleocristiano; l’abbazia di Kàlena (in agro di Peschici); la Torre del Ponte e il Castello medievale (nel centro storico di Peschici).

-Epoca di costruzione
La comparsa dei trabucchi sul Gargano risale alla fine dell’Ottocento, inizio Novecento. Questo trabucco è documentato dalla seconda metà del Novecento.

-Materiali utilizzati per la sua costruzione
Il trabucco è costituito da pali di legno, fili di ferro, corde, argani, reti e carrucole.

-Tipologia
Il trabucco è la più complessa macchina da pesca, realizzato in legno e costituito da un palo centrale proteso sull’acqua, sul quale si pone a cavalcioni la vedetta che, con lo sguardo sorveglia il passaggio dei banchi di pesce nella rete, segnalandone l’entrata con un grido convenzionale (Vira!).

-Stato di conservazione
Il trabucco di Montepucci è il migliore trabucco del Gargano, per la capacità di pesca e per la costante manutenzione, cui i proprietari lo hanno sempre sottoposto.

-Dimensioni
E’ il trabucco più grande della zona. Gode di una licenza governativa di 530 mq complessivi, di cui 55 sulla costa e per l’impalcatura e 475 per lo specchio d’acqua circostante.

-Destinazione attuale
E’ utilizzato come luogo di pesca e come ristorante.

– La storia del trabucco e dei suoi attuali possessori
Il trabucco di Montepucci è il primo costruito in questa zona; il primo titolare fu Michele Lagroia, che lo lasciò in eredità alla figlia maggiore, che sposò un Fasanella. Da allora è stato tramandato in eredità: gli attuali possessori sono Matteo Fasanella e i suoi fratelli. Qualche anno fa, dopo un maremoto, esso fu spazzato via, ma è stato rimesso in piedi dal titolare e dai suoi collaboratori.

INTERVISTA AL TRABUCCHISTA MATTEO FASANELLA

Il signor Fasanella è titolare di due trabucchi di Peschici, quello storico di Montepucci, che appartiene alla sua famiglia da circa sette generazioni, ed un altro ricostruito affianco per non far perdere questa importante testimonianza di cultura materiale presente solo sul Gargano e sulla costa abruzzese-molisana. «Noi Fasanella – ha affermato – siamo costruttori di trabucchi e trabucchisti e questo antico mestiere viene tramandato di generazione in generazione. Alla morte di mio padre ci siamo tutti quanti messi a lavorare sodo: non abbiamo abbandonato il nostro trabucco, che abbiamo riconvertito in un piccolo ristorante. Abbiamo ricostruito, vicino, un altro nostro trabucco dismesso da tempo».
Matteo Fasanella di trabucchi se ne intende veramente, è lui che ha scritto il primo libro sul tema, spiegando l’importanza di questo strumento di pesca per lo sviluppo del nostro territorio, ma anche per recuperare le tradizioni e la storia del Gargano: «Grazie ai trabucchi – ha affermato – la pesca, che nei tempi passati riguardava solo l’ottimo pesce azzurro, ebbe una diversificazione. Con i trabucchi abbiamo avuto un salto di qualità, portando sulle tavole dei garganici pesci di entità superiore. Oggi, questi strumenti quasi in disuso, ma non dimenticati, stanno rinascendo. Per gestirli è necessaria una manutenzione accurata, ma anche sforzi economici notevoli. Essendo strutture non più redditizie, c’è stato bisogno dell’intervento di enti pubblici per la loro salvaguardia».

– Com’è strutturato un trabucco?

"Ogni cosa è studiata con cura. I vecchi pescatori, dopo aver esplorato per bene i posti adatti alla pesca, e soprattutto dopo aver studiato il passaggio dei pesci, pensarono bene di mettere su una piccola costruzione di legno di pino, e pali di quercia, ricavate da costruzioni abbattute, utilizzando anche sacchi o corde. Il tutto per mettere in piedi quattro piloni, tre dei quali dovevano restare rialzati di circa un metro e mezzo dall’acqua ed uno invece completamente immerso. I piloni dovevano sorreggere una rete che veniva immersa nel fondo. Al centro della rete veniva posta un’esca vera o posticcia e sulla parte alta del trabucco rimaneva un pescatore a sorvegliare. Non appena intravedeva il passaggio del pesce, faceva un segno ai suoi compagni che tiravano su il quarto pilone che rialzava la rete. Naturalmente con questa pesca non veniva meno il principio fondamentale, e cioè l’attesa, questa poteva durare cinque minuti o cinque ore, nulla accelera il corso della natura. Un tempo i trabucchi di Vieste aspettavano notizie dal trabucco di Montepucci. Però quando la situazione si rovesciava, aspettavamo noi notizie dall’altra parte.
Con il passare del tempo, il trabucco ha visto cambiare i suoi materiali, dal sacco alle reti, dalle corde al nylon, ma l’evoluzione di questi antichi strumenti non è andata oltre, tutte le operazioni di pesca vengono ancora effettuate manualmente.

– Ci sono giornate in cui è vietato pescare?
Ricordo che il giorno di san Matteo mio padre diceva sempre: “Non andate a pescare: è punto di stella”. Qualche anno fa, durante le riprese della trasmissione "Linea verde", era un giorno di festa, il mare era brutto, non era proprio il caso di pescare. Mi hanno chiesto di farlo solo per un minuto, come dimostrazione. I miei fratelli non volevano, io ho ceduto, ci tenevo… Mio fratello era su un’antenna. Si è spezzata a causa di un’ondata. Poteva succedere una tragedia. I pali li abbiamo poi aggiustati noi. Abbiamo smontato i pezzi e, in un paio di giorni, abbiamo rimontato il trabucco.

– Quanti trabucchi funzionano sul Gargano?
In tutto saranno una quindicina. Cinque a Peschici: i due nostri, quelli di san Nicola e della baia di Manaccora. Anche a Vieste, in qualche modo, li hanno tenuti in piedi o li stanno ricostruendo.

– Qual è il suo programma per questa estate? Fare pesca dimostrativa?
Anche, perché no?

Sant’Elia al trabucco di Montepucci (dal racconto di Matteo Fasanella)

L’estate era finita. Era un giorno di settembre, e cominciava a sentirsi nell’aria il fresco avvicinarsi dell’autunno. I pescatori del trabucco di Monte Pucci pescavano dall’alba al tramonto. La pesca, quel giorno era stata nulla: erano le quattro del pomeriggio e non avevano ancora preso un pesce. Ad un tratto arrivò un frate con la barba lunga ed un bastone fra le mani, col quale si aiutava a scendere. «Salve!» – disse tutto gentile. «Salute!» risposero i pescatori che fra loro dicevano: «Ci mancava anche il monaco adesso, non basta la scalogna di oggi». «Preso niente?» chiese il frate; «Neanche una carogna!» rispose il pescatore più anziano. Il frate si guardò intorno, guardò il mare fissandolo come se volesse parlargli, poi tutto d’un tratto disse: «Non preoccupatevi, vedrete che prenderete tanto di quel pesce da non sapere più dove metterlo». Sorridendo salutò i pescatori e pian piano si avviò. «Andiamo via! tiriamo su la rete e andiamo a casa» disse uno dei pescatori, «Ci voleva pure il prete a portarci scalogna».
Uno dei pescatori s’avviò verso la casetta per prendere un po’ di pane; ad un certo punto chiamò gli altri, aveva un santino in mano; «Matteo, Antonio, guardate! Non vi sembra la fotografia del frate che è venuto qui adesso?». Tutti meravigliati guardarono l’immaginetta di Sant’Elia: era lui, era identico, non c’era dubbio. In quel frattempo, mentre cercavano di individuare, con gli occhi sul sentiero, il frate che s’allontanava, la vedetta con un grido concitato urlò: «Veir, forza! C’è la rete piena di pesci!» così uniti dallo stesso spirito cominciarono a girare gli argani. La rete venne su colma di pesci. Scesero tutti sul palchetto «Dio mio, quanti pesci» gridò un pescatore!
Un attimo: tutti ebbero la stessa idea, si voltarono a guardare se ci fosse ancora il monaco.
«Eccolo là!» gridò Matteo. Ma il frate, con un gesto del braccio, salutò tutti e sparì nel nulla .

TERESA MARIA RAUZINO

Let’s go on Organizzate escursioni guidate? Gargano needs you

Un interessante incontro si terrà lunedì 1 giugno alle ore 16.30, nella sede dell’Associazione Io Sono Garganico, dove si riuniranno tutte le agenzie, le cooperative, le associazioni che organizzano escursioni turistiche nel Gargano, attività di supporto al Turismo ed escursioni di vario tipo: dai percorsi in bici al trekking, dalle passeggiate in gruppo agli itinerari gastronomici, dalle escursioni marittime alle visite culturali guidate.

L’appuntamento nasce dal desiderio di mettere in contatto tutti coloro che si occupano di promuovere il territorio garganico, con l’obiettivo di creare un “cartello”, che sarà distribuito in tutte le strutture turistiche del Gargano, nel quale verranno riportate varie informazioni sul tipo di attività e i contatti di tutte le organizzazioni che si prestano a questi servizi per il turista.

Questo incontro potrà essere un’occasione per riunire le organizzazioni garganiche che operano in questo settore e coordinare attività comuni per il turismo.

Quale miglior modo per conoscersi e collaborare insieme per promuovere il nostro territorio?! L’invito è rivolto a coloro che organizzano escursioni nel Gargano: vi aspettiamo numerosi.

Associazione Io Sono Garganico
Per info:
0884 993048 | info@garganonews.it

L’ASSOCIAZIONISMO ATTIVO DEL GARGANO CONTRO GLI EPISODI DI MALAVITA ORGANIZZATA

La legalità è un valore indispensabile, dal quale non è possibile prescindere per poter puntare ad un significativo progetto di sviluppo del territorio. Il Gargano è purtroppo martoriato, specie di recente, da episodi gravissimi di malavita organizzata, come i recenti omicidi – ben 6 negli ultimi nove mesi – in particolare quelli avvenuti nel territorio di Manfredonia-Monte Sant’Angelo-Mattinata. A questi si aggiunge una probabile “lupara bianca”.
L’associazionismo garganico non può più tollerare questa escalation di episodi negativi che stanno danneggiando oramai in modo indelebile l’immagine del nostro amato territorio. La faida garganica sta tornando alla ribalta con una naturalezza unica che crea in noi ansia e preoccupazione. La società civile deve reagire di fronte a questi episodi intollerabili.
Noi vogliamo un altro Gargano, ed oggi ci sentiamo a disagio. Questi personaggi, che stanno causando morte e paura, sembrano piuttosto a proprio agio nel nostro territorio. Bene, noi non lo siamo! Chiediamo alle istituzioni di intervenire tempestivamente per arginare questi episodi di malavita organizzata che riportano le nostre menti agli anni della grande paura per la faida Garganica.
Chiediamo alle istituzioni politiche e giuridiche di intervenire per garantire ai cittadini sicurezza e tranquillità. Il nostro territorio ha bisogno innanzitutto di questo per poter puntare ad una concreta possibilità di sviluppo.

Il movimento “Associazionismo Attivo del Gargano”

LE ASSOCIAZIONI:
ARGOD, Io sono Garganico, Legambiente FestambienteSud, Arci Nuova Gestione, Venti da Sud, Green Tourism Gargano,Carpino Folk Festival, Obiettivo Gargano, Arci SMiL, Cittadina Macchia Libera, Rimboschiamo Peschici, Provo Cult, Circolo Culturale Giulio Ricci, Centro Studi Paglicci, Cala la Sera, Archeo-Speleo Club Rignano, ANAPIE, Motoclub “Lo sperone d’Italia”, Legambiente Ischitella, ENOCIBUS, Superamento Handicap, Legambiente circolo Iride ed altre.

A RIGNANO SI CENA COME I BRIGANTI NELL’OTTOCENTO

TRE FESTE ENO-GASTRONOMICHE, 9 TAPPE, 9 CONCERTI DAL VIVO

RIGNANO GARGANICO. Arriva l’estate e a Rignano Garganico, il più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano, si lavora per attirare i turisti diretti alla tomba di San Pio da Pietrelcina e alle località di mare, ma anche gli amanti della preistoria, della storia, della cucina tipica e dell’ambiente. L’ultima trovata è "A cena con il brigante Jalarde" (al secolo Gabriele Galardi da San Paolo di Civitate), una serie di tre feste eno-gastronomiche suddivise in 9 tappe e in 9 momenti musicali dal vivo.

L’idea è del Nuovo Circolo Culturale "Giulio Ricci", una delle più importanti e conosciute associazioni culturali del Promontorio di San Michele. Il brigante Galardi, come noto, amava rifugiarsi con la sua banda a Grotta Paglicci, conosciutissimo giacimento paleolitico, dove pare avesse seppellito un ingente tesoro, talmente consistente da acquistare con esso ben sette castelli. Gli ori di "Jalarde" non sono stati mai rinvenuti, nonostante la caparbietà di un cercatore di tesori, tale Leonardo Esposito da San Nicandro Garganico, che ha messo a soqquadro l’intero sito preistorico portando indirettamente alla luce reperti archeologici di inestimabile valore. I rinvenimenti di Paglicci, circa 45.000, sono databili tra i 500.000 e gli 11.000 anni da oggi (http://www.paglicci.net) e sono oggi studiati dai ricercato dell’Università degli Studi di Siena.

L’idea dell’associazione rignanese è quella di far conoscere e riproporre le pietanze tipiche dei briganti di Grotta Paglicci, partendo da "Lu panecutte" (il pancotto), passando per "Lajne e ciammariche" (pasta fatta in casa con sugo di lumache) e concludendo con "Lu pesce fijute" (zuppa con pane e aromi naturali al sapore di pesce). Tutto ciò contornato dall’ottimo caciocavallo podolico del posto, dalle verdure dei campi, dalle bufaline della piana, dall’olio di Paglicci, dal pane tipico, dal buon vino della prima fascia pedegarganica e dai volumi di autori locali.

Ecco il programma completo e le date delle tre feste:

20 e 21 giugno 2009
11 e 12 luglio 2009
LU PANECUTTE DE NONONNE
Pancotto alle 16 erbe dei campi
Ore 21.00 – Corso Giannone n.7

4 e 5 luglio 2009
25 e 26 luglio 2009
LAJNE E CIAMMARICHE
Pasta fatta in casa con sugo di lumache
Ore 21.00 – Corso Giannone n.7

2 agosto 2009
LU PESCE FIJUTE
Zuppa con erbe locali al profumo di pesce
Ore 21.00 – Corso Giannone n.7

Durante i vari eventi possibilità di visitare il Museo di Grotta Paglicci e della preistoria del Gargano.

Per informazioni e prenotazioni:
Cell. 349/4009003 – 340/9696989
http://www.ilrifugiodelbrigante.com
info@ilrifugiodelbrigante.com

L’acqua a sbafo ,27 prelievi illegali..anche a Carpino

Foggia – Rubare l’acqua è una delle pratiche più diffuse in agricoltura e attività… collaterali, accade purtroppo da tempo in numerose aree della Capitanata, sul Gargano hanno addirittura scoperto un’intera rete di tubazioni completamente illegale. I tecnici dell’Acquedotto pugliese hanno smantellato negli ultimi mesi sul promontorio 32 chilometri di reti abusive: ieri l’annuncio ufficiale dell’Aqp a conclusione della prima attività di individuazione degli illeciti, smantellamento delle condotte abusive e, speriamo ora, di controlli più ferrei.

 
I tecnici dell’Aqp hanno agito in questi mesi (l’azione è partita nell’autunno scorso) in collaborazione con le guardie della forestale, gli agenti di pubblica sicurezza, il coordinamento della prefettura e delle amministrazioni locali che hanno operato sul territorio finalmente all’unisono per scoraggiare (almeno così si spera) una delle pratiche più truffaldine che la cronaca registra nelle nostre aree rurali anche se generalizzare sarebbe un errore. 
Non è però una novità quanto viene oggi alla luce. Sul Gargano erano decine, forse centinaia coloro che si approvvigionavano dell’acqua potabile a sbafo, semplicemente infilando un tubo nella condotta principale. Da Carpino a Vieste, lungo i 142 pozzetti di sfiato, sono stati scoperti al termine delle indagini ben diciotto allacci completamente abusivi per complessivi 27 prelievi. Gli «utilizzatori», che sono stati denunciati all’autorità giudiziaria, agivano praticamente indisturbati. Chi sono? L’identità non viene resa nota dall’Aqp (per un reato così grave la semplice denuncia non sembra affatto la pena commisurata), ma l’arcipelago degli scrocconi è abbastanza variegato e attraversa trasversalmente un po’ tutti i settori trainanti dell’economica locale: agricoltori, allevatori, semplici cittadini. L’Acquedotto definisce «eclatante» il caso di una presa abusiva sul tratto di attraversamento della condotta del Fortore sul Vallone Caramanica che serviva una piccola "rete" di distribuzione interna nell’abitato della frazione di Macchia della Libera.  A via Cognetti non hanno dubbi che i disservizi dell’estate di un anno fa, quelli che lasciarono a secco i rubinetti di Vieste in piena estate, furono causati non dalle condotte troppo piccole per l’aumento di popolazione (come si disse all’epoca), ma a causa dei continui prelievi abusivi lungo tutta la rete. I prelievi avvenivano con modalità talmente indisturbate che nel corso del tempo (anni?) gli abusivi avevano provveduto a realizzare, sempre illegalmente, costruzioni nella fascia di pertinenza dell’acquedotto (12 casi di inglobamenti non autorizzati) proprio con l’obiettivo di impedire agli stessi tecnici dell’acquedotto di intervenire.
 

Fonte. La Gazzetta del Mezzogiorno

Sequestro beni archeologici in provincia di Foggia

Ammontano a oltre un milione di euro i reperti archeologici sequestrati in provincia di Foggia dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari e dai colleghi del comando provinciale di Foggia.
Il blitz è partito dopo una segnalazione della Interpool su un personaggio della provincia di Foggia che era stato fermato in Germania con alcuni reperti archeologici. Dopo quella segnalazione i militari dell’Arma hanno effettuato 23 perquisizioni, di cui 19 in Capitanata, in particolare tra Orta Nova, Stornara, Stornarella e Cerignola. Altre perquisizioni sono state effettuate a Milano, Torino e nella provincia di Avellino.
Al termine dell’operazione i carabinieri hanno denunciato all’autorità giudiziaria diciotto persone con l’accusa di impossessamento e ricettazione di beni culturali appartenenti allo Stato. I reperti archeologici recuperati dagli investigatori risalgono al III-IV secolo avanti Cristo. Nel particolare sono stati sequestrati 619 manufatti in ceramica, 32 monete, 7 manufatti in metallo tra cui 2 asce, 23 oggetti in pasta vitrea e 61 sacchi contenenti migliaia di frammenti riconducibili a reperti archeologici. La maggior parte dei reperti sono stati recuperati nelle abitazioni dei tombaroli ma anche in abitazioni di ricettatori tra cui anche alcuni imprenditori della provincia. Nel corso delle perquisizioni, inoltre i carabinieri hanno anche recuperato due metal detector e numerosi attrezzi da scavo.

teleblu.info

Persistenze sul confine dell’immagine

Persistenze sul confine dell'immagine

San Severo. Conclusasi, dopo aver riscosso grande successo di pubblico e di critica, la mostra “Andrea Pazienza. Il graffio del Segno”, a cura di Elena Antonacci, Teo de Palma ed Antonello Vigliaroli, giovedì 28 maggio sarà inaugurata al MAT (Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo) la mostra  Persistenze sul confine dell’immagine.

Ripensando ad Andrea Pazienza,  secondo momento espositivo all’interno del  programma “Ad Andrea & C. Fatti e personaggi dal mondo del fumetto” progettato e curato da Teo de Palma e promosso dalla Provincia di Foggia e dal Comune di San Severo in collaborazione con la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università di Siena, il Frac-Baronissi e l’Associazione Sorvillo per l’Arte Contemporanea.

La mostra curata da Massimo Bignardi propone una selezione di opere di artisti contemporanei, il cui denominatore comune sembra scorgersi nell’idea di immagine o, meglio, sul valore che essa assume nella contemporaneità: una scelta di opere provenienti da collezioni private e da istituzioni museali, che intreccia linguaggi diversi, dalla pittura alla fotografia, alla ceramica, agli extra media,alla pittura digitale.
In esposizione le opere di: Antonio Ambrosino, Paolo Bini, Paolo Borrelli, Angelo Casciello, Bruno Ceccobelli, Franco Cipriano, Paolo De Santoli, Gerardo Di Fiore, Giuseppe Di Muro, Stefano  Di Stasio, Lorenzo Foschi, Omar Galliani, Salvatore Lovaglio, Ruggero Maggi, Maria Mulas, Tommaso Ottieri, Arturo Pagano, Giusy Parisi, Eliana Petrizzi, Piero Pizzi Cannella, Virginio Quarta, Angelomichele Risi, Errico Ruotolo, Sandro Scalia, Giovanni Tesauro.
Momenti, personalità, pratiche e linguaggi diversi tra loro proponendo tangenze e confronti fra generazioni di artisti che hanno scandito gli ultimi quattro decenni: dagli ultimi esiti di Nuova figurazione dei primi anni Settanta alle giovanissime esperienze che operano nella sfera del digitale, passando per le interferenze e le aperture transavanguardiste, per il citazionismo, per la nuova astrazione italiana, intercettando la fotografia come linguaggio non appartato da pratiche immaginifiche.
 La mostra è strutturata in tre sezioni: la prima Attraversare i luoghi  traduce l’esercizio del viaggio, del suo procedere in un luogo e, al tempo stesso, del pensiero come “movimento dello spirito”, concentrando l’attenzione, spiega Bignardi, sull’ “alveolo della città, l’urbano come viaggio nel sé”. La seconda è posta sotto il titolo  La pratica della figura e propone  lo specchio, il doppio, il riflesso, dunque, l’immagine come ritratto-autoritratto. In fine La seduzione del mito guarda alle figure che abitano i ‘vivi’ territori degli archetipi.
È un itinerario che appare ben chiaro dalle traiettorie che tracciano le sezioni, rivolte a tessere una trama tra presente e memoria, tra reale e immagine, tra tempo e futuro, poste, ciascuna, su una linea di confine, in pratica, rileva Bignardi, “prima che l’azione silenziosa, discreta ma corrosiva della persistenza, intesa quale processo che afferma e cristallizza, renda l’immagine icona. È un ulteriore omaggio ad un grande disegnatore qual è stato Andrea Pazienza, ad un artefice che ha sobillato e sobilla il nostro tempo, ad un artista che ha concesso alle sue immagini, alle sue figure, di muovere nell’infinito bianco del foglio, di sfuggire al tempo”.
  "Quello che mi interessa – con questa frase di Pazienza, Bignardi chiude il catalogo – è comunicare, comunicare in un certo modo. Io sono alla ricerca continua di motivi validi per comunicare qualcosa, per continuare a raccontare favole".

PROGRAMMA CERIMONIA INAUGURALE DELLA MOSTRA TEMPORANEA
GIOVEDI’ 28 MAGGIO 2009
Ore 18.30

Museo dell’Alto Tavoliere – Città di San Severo
Piazza San Francesco 48
San Severo

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Saluti

dott. Antonio Pepe
Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Foggia

avv. Maria Elvira Consiglio
Assessore alla Cultura – Amministrazione Provinciale di Foggia

dott.ssa Daniela Aponte
Commissario Prefettizio della Città di San Severo
Interventi
Dott. Elena Antonacci
Direttore del Museo dell’Alto Tavoliere – Città di San Severo

Dott. Augusto Ferrara
Dirigente Area Organi Istituzionali

Prof. Teo De Palma
Direttore artistico del progetto Ad Andrea & C.  Fatti e personaggi dal mondo del fumetto

Presentazione della mostra
prof. Massimo Bignardi
Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici, Università di Siena
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La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Claudio Grenzi Editore di Foggia che, oltre al saggio introduttivo di Bignardi, presenta testi critici di Irene Biolchini, Marcella Ferro e Claudia Gennari, nonché un ampio apparato di illustrazioni delle opere in mostra e profili biografici degli artisti.

La mostra resterà aperta fino al 20 giugno con i seguenti orari:  
lunedì – venerdì: 9.00 – 13.00; 17.00 – 20.00

Eventuali aperture straordinarie o serali  saranno segnalate sul sito istituzionale del Comune di San Severo.

Per info:
rivolgersi al MAT (Museo dell’Alto Tavoliere – Città di San Severo)
Piazza San Francesco, 48    San Severo
tel./fax  0882 334409 (MAT);
0882 225738 (Ufficio Informazioni Turistiche “Passione Barocca” presso MAT)
 e-mail: museocivicosansevero@alice.it
www.comune.san-severo.fg.it .

Monte Sant’Angelo, La Chiesa Trinità in abbandono

Monte Sant’Angelo – Chiesa della SS.ma Trinità di Monte Sant’Angelo necessita di interventi urgenti sulla tettoia per evitare infiltrazioni di acqua. Le ultime piogge hanno causato problemi alla struttura.Di qui la necessità di intervenire in maniera urgente.
Come si ricorderà la Chiesa della SS.ma Trinità e l’annesso ex monastero delle clarisse occupano una vasta area nel cuore del centro storico di Monte Sant’Angelo e dominano con le loro fabbriche il caratteristico rione ”Junno”.
La Chiesa attuale, di stile prettamente barocco, risale alla metà del 1600; essa poggia su una più antica e preesistente Chiesa risalente al 1400 della quale restano le imponenti strutture murarie che si possono osservare dall’attiguo monastero.
L’intero complesso venne eretto ufficialmente il 17 agosto 1404 con atto dell’arcivescovo sipontino Niccolò II di Imola, il quale concesse al ricco e nobile cittadino garganico Antonio Poldeo di fondare il monastero che ebbe vita floridissima per quasi cinque secoli e che fu un grande centro – ha visto la presenza mediamente di 29 monache, oltre alle educande – sia di preghiera che di cultura, in esso, bisogna ricordare, ci fu nel 1700 una scuola di pittura e di artigianato sacro.

Fonte:lagazzettadelmezzogiorno.it

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