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Antonio Basile (Ufficiale)

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Alluvione sul Gargano, Amati: “Intervento in tre fasi”

Regione Web News – Notiziario istituzionale di sintesi dei fatti
d’attualità della Regione Puglia.

Al via i campionati italiani di fotografia subacquea alle Isole Tremiti

Stamane a Palazzo Dogana la presentazione

Foggia – “Ospitare in provincia di Foggia l’edizione 2009 dei campionati italiani di fotografia subacquea è per noi un motivo di orgoglio ed insieme un’occasione per proseguire sulla strada di una politica finalizzata ad una valorizzazione del nostro patrimonio naturalistico e ad piena e reale destagionalizzazione dei flussi turistici”. Così Nicola Vascello, assessore provinciale allo Sport e al Turismo, ha introdotto la conferenza stampa di presentazione dei campionati nazionali di fotografia subacquea in programma dal 19 al 27 settembre nella straordinaria cornice delle Isole Tremiti. “Siamo convinti – ha affermato l’assessore Vascello – che questa iniziativa rafforzi le strategie che l’Amministrazione provinciale ha messo in campo fino ad oggi. Lo sport è infatti un veicolo importante per l’attrazione di nuovi flussi turistici in periodi dell’anno non propriamente ‘canonici’, come dimostrano le risposte che ci sono arrivate in relazione alla pratica dell’Orienteering, disciplina di cui siamo certi la provincia di Foggia riuscirà ad ospitare i campionati mondiali. Molti, non a torto , hanno definito le Isole Tremiti isole ‘selvagge’. Il loro paesaggio incontaminato, i variopinti colori del mare, dei coralli e delle stelle marine, hanno reso le cinque isole, diventate Parco Marino nel 1989, un’attrazione unica.
isole_tremiti.jpgL’opportunità che ci viene offerta dai campionati mondiali di fotografia subacquea, dunque, ci consente di attivare una vera e grande azione di marketing territoriale”. Una tesi, quella dell’assessore provinciale allo Sport e al Turismo, condivisa anche dal sindaco delle Isole Tremiti, Giuseppe Calabrese, secondo il quale “questi campionati ci permettono di rilanciare l’immagine ambientale dell’intera provincia di Foggia”. Ringraziando le istituzioni che hanno sostenuto e creduto in questa iniziativa, il primo cittadino delle Isole Tremiti ha sottolineato la valenza di un evento “che ricorda a tutti noi quanto sia fondamentale saper coniugare la pratica sportiva con la tutela e la difesa del nostro meraviglioso patrimonio ambientale”. Il sindaco Calabrese ha annunciato inoltre che proprio in vista di questa competizione, e nella prospettiva di un sempre maggiore rafforzamento del rapporto tra le Isole Tremiti e Foggia, sarà attivato dal capoluogo dauno un collegamento aereo con le cinque isole attraverso un velivolo da 17 posti.

Saranno in tutto 130 i concorrenti che parteciperanno ai campionati, come ha spiegato Arturo Santoro, già campione mondiale di pesca subacquea, tra i quali alcuni componenti della squadra che ha recentemente partecipato ai campionati mondiali tenutisi in Cina. “Siamo fiduciosi – ha concluso Santoro – del fatto che questi campionati possano inaugurare una stagione che veda il nostro territorio protagonista in questa disciplina, magari anche candidandoci ad ospitarne i mondiali”.

http://www.ilgrecale.it

Ritrovo in un paese sperduto

Jonas era appena arrivato con la sua moto a vedere il lago di quella che una volta chiamavano Lesina, diretto nel luogo dove da decenni viveva, e gli venne in mente della sua prima volta che raggiunse il Gargano da ragazzo: era un ragazzo ventenne che viveva ad Harlem, pieno di disagio per quella che era la società e le regole che imponeva, allora decise di affrontare il viaggio della sua vita. Aveva visto molti partire e non ritornare, ed ora sentiva che toccava anche a lui, era il suo turno. Doveva affrontare il suo viaggio, quello che trovare se stesso.

Decise allora di prendere il primo volo verso la vecchia Europa che le sue tasche permettevano. Giunse a Roma, quella città che nei millenni era stata la capitale del mondo intero. In viaggio per l’Italia senza una meta precisa, cerco’ di andare a vedere quella città tanto nominata dai suoi genitori una volta, per la tragedia delle case che crollarono a causa di un terremoto, inghiottendo centinaia di persone, e di lì scese verso il mare eppoi verso le coste del piccolo Molise. Giunto agli inizi della Puglia scorse in lontananza levarsi in mare modesti rilievi verdeggianti, così decise di visitare il promontorio. E mentre si inoltrava il sole sorgente gli prometteva di riscaldargli la giornata, i riflessi sulle acque del lago di Lesina emulavano i colori del cielo albeggiante.

Alle spalle il lago e monte Delio si ritrovò un altro lago, quello di Varano a riflettargli forse l’azzurro del cielo. Di lì in avanti seguì sempre più stupito il succedersi dei paesaggi, a destra irti rilievi, a sinistra il lago ed in lontananza delle isole. Ad un tratto un mucchio di case che suggerivano un vecchio indumento intimo femminile usato per contenere il traboccare mammellare. Tali case abbarbicate su una piatta collina ne avevano invece ricoperto una più modesta. Non fù per un motivo preciso che, appena giunto un vecchio cartello, decise di uscire dalla strada, per raggiungere questo piccolo paesino.

Una lunga ma leggera salita prima di giungere in una piccolissima piazza avvolgente. Persone che camminavano in quel ristretto anfiteatro, vecchietti sulle panchine a fissarlo per qpogliarlo dei suoi segreti più intimi, il tutto molto lontano dal caos delle città nordamericane. Si fece coraggio ed armato del suo scarso italico idioma, si diresse verso uno dei tanti bar che riempivano la piccola piazza, ordinando una birra locale. Al barista chiese informazioni sul luogo, quali erano i monumenti e i luoghi da visitare, ma ben presto si accorse che essi scarseggiavano nella conoscenza comune. Il ragazzo chiamo’ il più maturo proprietario che gli rispose: “vai a parlare con quel vecchio seduto là fuori che ti saprà ben indirizzare”. Incoraggiato Jonas si avvio’ mentre alle spalle il barista avvertiva il ragazzo ed alcune persone al bancone:”godiamoci la scenetta, l’ho mandato dal visionario Giotto, che gli dirà una delle sue fesserie. Appensa giunto al suo cospetto Jonas, si presentò dicendo:”Buongiorno sono un visitatore d’oltreoceano e vorrei sapere che cosa c’è da vedere qui in loco”.

Il canuto Giotto rispose disturbato dal torpore iperglicemico: ”qui non c’è alcuna cosa che possa stimolare appieno il tuo nervo ottico, tranne i paesaggi di campagna”. Insoddisfatto, Jonas continuo’: ”scusi intendevo chiedere quali sono i monumenti e i posti di interesse da visitare”.

Giotto rispose: “ Qui non ci sono luoghi, qui si visitano cose non visibili”. Jonas meditò sulla risposta non trovandone significato. Forse non si era espresso bene oppure non aveva capito la risposta, quindi si girò in aiuto verso il barista, che vide sghignazzare attorniato da persone sorridenti. Allora ritornò da lui e gli chiese spiegazione, ottenendo un:” non fare caso a quello che dice e un visionario con qualche rotella in meno; lo era anche da giovane e nel tempo ha capito che immaginava sciocchezze”.Jonas per quel giorno decise di riposarsi cercando da dormire, si risveglio’ nel pomeriggio e decise di fare un giro in paese. Vide stradine anguste ed un fantasioso modo di addossare le case, salite e scale, tante scale, diseguali, a volte alte, a volte bassissime, spesso insidiose per lo straniero. La sera potè godersi lo spettacolo che forse una volta aveva visto nei film su Harlem, tutta la gente sedersi fuori e chiacchierare, godersi il fresco venticello serale.

Lui tento’ di socializzare e presentarsi nel migliore dei modi a quella gente. Avendo raccontato un po’ di sé chiese informazioni sul vecchio Giotto adoperando il compreso metodo di parlare di un argomento per indurre questa gente a commentare ed incentrare la discussione principalmente su di esso: aveva capito che era gente molto chiacchierona, a cui bastava uno spunto per scrivere epopee. Riuscì a capire che il vecchio Giotto era una persona diversa dalla maggior parte dei suoi coetani, non per gravi carenze fisiche o mentali, bensì per l’apertura mentale e la fulgida immaginazione. Egli aveva molte idee che voleva realizzare ma non vi era riuscito. Molti decenni fa lui faceva parte di un gruppo di giovani che organizzavano dei concerti popolati da persone agli occhi dei più poco raccomandabili, essi vestivano abiti usurati e facevano poco uso dell’acqua e del sapone. Perciò la gente del posto decise di riprendersi i suoi spazi impedendo ai forestieri di partecipare ai concerti, che poi furono annullati e sostituiti da musica più adatta all’epoca moderna. Jonas chiese che tipo di musica si eseguiva durante questi concerti e si sentì rispondere:”musica dei vecchi, con chitarre stonate e tamburi fatti con pelli di capra…”. Jonas aveva iniziato a capire che tra questa gente il disprezzo era la miglior arma per rendersi lindo agli occhi degli altri, ma che si potevano fare molte cose, a patto poi di criticare gli altri che lo fanno. L’immagine descritta gli fece ricordare che suo nonno gli suonava qualche volta quel blues ormai caduto in disgrazia tra il popolo ideatore,e questo da bambino lo rendeva molto felice, erano i pochi ricordi di suo nonno. Si chiese allora perché tanto disprezzo della gente per una musica del popolo. Quindi il giorno dopo cerco di intratterere discussione con il vecchio Giotto per capirne qualcosa in più: ”Mi scusi se disturbo, ieri le ho chiesto che cosa posso visitare e lei mi ha risposto che qui si visitano non luoghi, che cosa significa?”. Giotto rispose: “siediti, ma non prima di avermi potato qualcosa da bere”…”dunque, qui si visitano morti ed i loro lamenti..”. Dopo che Jonas ebbe chiesto chiarimenti, si sentì rimproverare: “sarai pure forestiero, ma non capisci proprio niente: qui si visitano morti e si odono i loro lamenti. Un tempo i lamenti dei morti erano ascoltati dai vivi, ma venne un giorno in cui i vivi seppellirono definitivamente i morti e non gli fecero più omaggio coi fiori…”.

Il gesto di onorare i morti coi fiori era ormai caduto in disuso da qualche decennio, che cosa intendeva con tutta questa storia Giotto?Jonas azzardò: ”scusi, ma io non parlo molto bene l’italiano, per cui chiedo se puo’ esprimersi più esplicitamente con me, per favore, mi spieghi le cose come farebbe ad un bambino”. Giotto rispose :” Povera Italia, allora un tempo qui i cafoni modulavano i loro lamenti accompagnandoli con una musica grezza eseguita da chitarre fatte con freni di biciclette e tamburi di pelle di capra; ma figlio mio, i loro lamenti, seppur espressi con strumenti musicali di fortuna, giungevano in cielo e con le loro serenate hanno rubato le donne più belle. Dopo la prima modernizzazione a seguito della fine della seconda Guerra nessuno faceva più quella musica e a nessuno piaceva, finché le visite frequenti di molti esploratori fecero rinascere l’apprezzamento e alla fine del millannio scorso i pochi conoscitori rimasti venivano osannati e i giovani erano avidi delle loro esibizioni. Ma quando divennero morti, la gente smise di ascoltare i loro lamenti e quella musica venne disprezzata fino ad esiliare dalla società i paesani che ancora la eseguivano. Ora ne sono rimasti pochi e fra poco i loro canti diventeranno lamenti di morti. Un tempo noi amavamo quella musica e quella cultura, tutti i nostri sforzi erano rivolti a garantirne una degna espressione, ma abbiamo fallito e perso nello scontro contro le forza modernizzatrici, che in realtà sono espressione del conservatorismo più estremo..uno scrittore antico diceva:tutto deve cambiare affinché tutto resti com’è. E’ una questione sociale, non solo prettamente musicale. Ha vinto l’omologazione alla cultura dominante, che ci vuole tutti uguali nei pensieri e nei comportamenti per garantirsi il futuro nel nostro consumismo”. Le parole di Giotto sembravano le parole di un vecchio socialista, uno di quelli che il secolo scorso avevano sfidato il capitalismo in imprese dalla riuscita molto improbabile, come realizzare società in cui vigeva la comunanza dei beni, ideetanto lontane dalla sua società occidentale….

Ma Jonas sentiva che Giotto poteva insegnargli molto, per cui decise di carpine quante più informazioni su chi fossero i sommersi dalla cultura moderna e potessero fargli sentire i canti proibiti. Capiì che Giotto non erano un grande esecutore, ma conosceva molti canti e molti aspetti della vecchia cultura e che in gioventù era stato una forza viva nel promuoverla, ma che si era scontrato contro l’insormontabile scoglio della integrazione sociale con gli altri paesani.

Jonas fece visita ai profughi della musica popolare e con una modesta videocamera ne fermò a futura memoria i gesti e le espressioni, nonché i lamenti.

Spesso nei discorsi di Giotto aveva sentito parlare di un vecchio edificio crollato ed abbandonato dall’interesse comune; tale costruzione era situata nella parte piana delle campagne cittadine e molto probabilmente era una chiesa qualche secolo prima. Un giorno decise di farne visita e s’inoltrò tra rovi e macerie: che scempio, un edificio di tal importanza per questo popolo, lasciato alla furia del tempo, abbandonato al succedersi delle stagioni, dimenticato dalla stessa gente che lo aveva costruito. Quel giorno decise che qualcosa si doveva fare, non riflettè molto su come usare i suoi pochi risparmi accumulati in qualche annetto di lavoro nel piccolo borgo, sotto copertura di un comportamento moralmente onesto e di una linda reputazione (aveva ben celato i suoi incontri con Giotto e gli altri diseredati), decise di comprare quel piccolissimo fazzoletto di terra desolata.

Con duro lavoro rimosse la vegetazione che copriva quella vecchia chiesa e ne tento di rimettere in piedi le macerie. Vi riusci, con imperturbabile dedizione e vi depose le memorie dei lamenti dei morti che negli anni aveva raccolto. Poi decise di rendere pubblico il suo lavoro e a decine nuovi esploratori si presentarono, da lui ospitati, e fecero risplendere la gloria dei morti. Il suo ruolo divenne quello di custode di questa nuova biblioteca di Alessandria, situata nei campi di uno sperduto paese del Sud Italia. E lì per decenni custodì il suo tesoro dell’archivio di Sant’Anna, avendo trovato finalmente il senso del suo viaggio. Ne era valsa la pena lasciare tutto quello che aveva nella moderna America, per salpare daoccidente ed approdare ad oriente e trovare il suo ruolo nel ricordare i lamenti dei morti.

Rocco D’Antuono

Nulla è impossibile a Vieste, dove nulla è possibile!

"La Grande Implosione"

In vendita nelle edicole e cartolibrerie di Vieste
Prenotazioni e spedizioni 0884/704191

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(….) Le principali vittime del materialismo viestano sono state la bellezza ed il rispetto della natura diventata preda della cementificazione, l’amicizia disinteressata e gratuita, l’accoglienza generosa, la vita familiare basata sulla fedeltà, la solidarietà e soprattutto le giovani generazioni che sono state, di fatto, abolite, come riferisce delli Santi: “Noi non ce ne siamo accorti, ma nel 2008 a Vieste hanno abolito la gioventù. Esistono solo adulti in via di sviluppo o bambini in età avanzata; esistono soprattutto come singoli, al più come accoppiati o al massimo come membri di qualche branco. Non esistono invece come generazione, come soggetto pubblico o sociale”.
Alla fine della lettura del saggio di delli Santi si percepisce che la vera causa dell’implosione viestana è la sua tragica mancanza di cultura. Infatti, ad una rapida crescita economica non è seguita una conseguente crescita culturale, capace di ridefinire il rapporto di un popolo con la natura, tra le persone e con il mondo simbolico.
In conclusione, è fondamentale per Vieste (ed i suoi cittadini) avviare un nuovo progetto educativo, capace di riconoscere ed inserirsi in una tradizione, cioè in un continuo processo di trasmissione dei valori, non tanto per conservare e ibernare la memoria di un passato che non torna più, ma per rielaborare modelli di vita in accordo con le necessità del presente e del futuro, al fine di ottenere una rinnovata società civile. delli Santi ricorda, allora, che un territorio è forte se investe in formazione, se forma debitamente i propri giovani e prepara progetti culturali ed imprenditoriali capaci di utilizzare le risorse date; solo un territorio che inizi a muoversi in tal senso è un territorio che ha un futuro, perché alla base c’è un progetto, un progetto condiviso ed accettato, che può fare ben sperare per il domani.
In questo progetto educativo, senza l’ancoraggio che viene dalla coscienza e dalla ragione, l’assolutizzazione del particolare può portare l’uomo a qualsiasi aberrazione: dall’eresia della “purificazione” etnica o religiosa, all’eliminazione di ogni solidarietà e giustizia e alla perdita della stessa libertà. Infatti, come ricorda Montesquieu nei suoi “Pensieri”, “se scoprissi qualcosa di utile a me, ma dannoso alla mia famiglia, lo cancellerei dalle mie conoscenze. Se scoprissi qualcosa di utile alla mia famiglia, ma dannoso alla mia patria, lo eliminerei dal mia mente. Se scoprissi qualcosa di utile alla mia patria, ma dannoso all’Europa, o di utile per l’Europa, ma dannoso per il genere umano, considererei tutto questo come un vero crimine”.
In tale prospettiva di sempre nuova relazione da ripensare tra il locale ed il globale, tra Vieste e il mondo, non bisogna mai dimenticare che, come affermava Mons. Scalabrini: “il cammino delle idee è di una lentezza disperante, soprattutto quando urtano interessi e passioni, ma è continuo quando le idee proposte sono giuste e di vera utilità. Insistiamo, dunque, poiché ogni lentezza giunge alla meta, a condizione che la stanchezza non vinca chi se ne è fatto banditore”.

Buona lettura.
Lorenzo Prencipe, scalabriniano
Presidente Centro Studi Emigrazione, Roma

SOS DELLE ASSOCIAZIONI PER KALENA

PESCHICI – “Kàlena chiama, Gargano risponde”. Nelle parole di Piero Giannini dell’associazione “Punto di stella” (a fare gli onori di casa insieme a Teresa Maria Rauzino del “Centro Studi Martella” ed Armando Quaglia di “Rimboschiamo Peschici”) il senso della massiccia partecipazione delle associazioni culturali ed ambientaliste riunite nell’Associazionismo Attivo del Gargano alla festa di S. Maria di Kàlena, presso l’antica abbazia di Peschici. Le numerose associazioni aderenti al movimento garganico hanno scelto infatti proprio Peschici quale sede del loro ottavo incontro, per testimoniare l’impegno unitario per una causa comune: salvare il complesso di Kàlena dal disfacimento e restituire questo prezioso bene di interesse storico-culturale alla fruizione collettiva con una serie di iniziative, fra le quali anche la raccolta di firme per la petizione cartacea (dopo quella on-line). La manifestazione pro-Kàlena è proseguita nella sala consiliare del comune di Peschici, con l’incontro dell’Associazionismo Attivo che ha individuato nella tutela dei beni culturali, la questione legalità e la tutela della salute pubblica contro gli interessi legati ai traffici di rifiuti pericolosi, i temi prioritari dell’azione del movimento garganico, sottolineati anche dai giovanissimi del gruppo: Domenico Sergio Antonacci, Giuseppe Bruno e Domenico Maria Mascolo. A Mascolo il compito di illustrare un documento d’intesa al movimento con l’intento di avviare un percorso di informazione e sensibilizzazione su “Gargano e legalità” per l’attivazione di una serie di iniziative strettamente legate al territorio, la prima delle quali in programmazione per il prossimo autunno. Ribadito l’impegno per Kàlena, il dibattito si è sviluppato intorno alla proiezione di un accuratissimo video-documentario realizzato dal team archeo-speleologico Argod e commentato da Giovanni Barrella che ha rimarcato l’importanza storica e il ruolo di rilievo rivestito nelle varie epoche dall’abbazia di Kàlena (risalente all’872 d.C), evidenziandone le caratteristiche architettoniche e le numerose incisioni e fregi rinvenibili sui muri interni ed esterni. Desolante constatare la vulnerabilità dell’antico altare di pietra della chiesa nuova (dov’è stata “ospitata”, solo in occasione della ricorrenza di S. Maria, l’antica statuetta lignea del 1400 della madonnina di Kàlena) completamente esposto alle intemperie che, con l’approssimarsi della stagione invernale, provocheranno ulteriori danni all’interno, dopo il crollo della residua copertura del tetto dei mesi scorsi. Urgenti ed improcrastinabili gli interventi di messa in sicurezza, come aveva già intimato fin dal giugno scorso la Soprintendenza ai proprietari privati, cui è seguito anche il sollecito al Comune dalla direzione regionale del Ministero per i beni culturali. Intanto il sindaco Domenico Vecera, che ha portato il suo saluto alle associazioni garganiche riunite, ha assicurato l’impegno ad eseguire almeno i lavori per la copertura delle due chiese, mentre, al momento, lo scoglio da superare pare sia quello della consegna delle chiavi da parte degli eredi Martucci. Per il recupero, invece, ci vorrà ancora del tempo: occorrono risorse difficili da reperire e per questo motivo anche la strada dell’esproprio non pare trovare tutti d’accordo in amministrazione. Coda polemica al termine dell’incontro, sulle colpe per il degrado di Kàlena, con l’intervento dell’ex sindaco Franco Tavaglione che ha chiamato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, accusando l’ex arcivescovo D’Ambrosio, il Centro Studi Martella e il comitato pro Kàlena di aver impedito la firma di una convenzione con i Martucci nel 2005 con conseguente perdita di un finanziamento di 300.000 euro, così come la mancanza di accordo nel 2007 non consentì, a suo dire, di accedere ad un ulteriore finanziamento di 500.000 euro assegnati dall’ex ministro Francesco Rutelli alla Soprintendenza regionale, per Kàlena. Ma le contestazioni a quella convenzione (che doveva avere la durata di soli 5 anni) a quanto pare furono motivate da condizioni eccessivamente sbilanciate a favore dei privati, per le quali a fronte di un recupero con denaro pubblico non ne garantivano una completa fruibilità. Ora su Kàlena insiste un’altra convenzione tra il Comune e i proprietari, firmata l’anno scorso e della durata di 40 anni, che prevede la gestione delle due chiese all’ente e dell’abbazia e pertinenze ai privati. L’accordo c’è, dunque, ma mancano i finanziamenti. Ulteriori polemiche fra Tanaglione e il Centro Studi Martella sulla “questione esproprio” che l’ex sindaco asserisce di aver avviato, mentre una nota dettagliata del 2007 del Ministero (in risposta all’interrogazione dell’on. Di Gioia) in possesso dell’associazione chiarisce che “nessuna specifica attività volta all’espropriazione dell’Abbazia di Calena da parte del comune di Peschici risulta agli atti d’ufficio”. Sulla messa in sicurezza, intanto, resta l’urgenza di provvedere in fretta ed è questo che chiedono i garganici. Ora sono in tanti, infatti, a reggere i riflettori puntati su Kàlena e probabilmente non sarà più possibile nicchiare sulla questione. L’Associazionismo Attivo non intende abbassare la guardia: “Kàlena sarà il simbolo di tutte le nostre battaglie per i beni culturali del Gargano” il messaggio di Michele Eugenio Di Carlo nel sottolineare l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione dei tanti monumenti, chiese rurali, santuari del promontorio preda dell’incuria e dell’indifferenza, cui è seguita la proposta, avanzata da Armando Quaglia alle associazioni del movimento di predisporre schede tecniche dei beni culturali in decadenza in ogni località del promontorio garganico. Impegno ribadito anche dai giovanissimi dell’Associazionismo Attivo, come Domenico Sergio Antonacci: “Kàlena è il nostro primo obiettivo. La chiesa di Sant’Anna di Carpino, quella di S. Barbara di Rodi, Grotta Paglicci di Rignano sono solo alcuni degli esempi più emblematici dei tanti nostri monumenti in disfacimento. Noi daremo voce a quella parte del Gargano da sempre dimenticato, che ha interesse per la propria storia”.

di Anna Lucia Sticozzi

tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" – ed. "La Gazzetta di Capitanata" del 12-09-09

Il silenzio del mare

Al largo delle nostre coste sono segnalati depositi di armi chimiche residuate dagli ultimi conflitti bellici

Alla fine della II Guerra Mondiale la parte più a sud del Mar Adriatico rappresentava la principale “dumping area in the basin for chemical weapons ”. La maggior parte del materiale bellico scaricato in mare proveniva dai depositi di armi convenzionali e chimiche che i tedeschi prima e gli Alleati dopo avevano installato nei pressi di Foggia e Bari.

A peggiorare la situazione, con la fine della II Guerra Mondiale, sui fondali del Mare Adriatico al largo della Puglia venivano abbandonati gli ordigni recuperati dalle navi affondate nei porti e nelle baie pugliesi, oltre bombe inesplose della Luftwaffe. Da molte interviste con i pescatori locali (pugliesi, ma anche maltesi, albanesi e croati), risulta evidente l’esistenza di “dumping sites non offi cially reported”. La Convenzione internazionale che disciplinava gli armamenti durante la II Guerra Mondiale era il Protocollo di Ginevra del 1925, proibiva «l’uso in guerra di gas asfi ssianti, tossici o simili, nonché di tutti i liquidi, materiali o procedimenti analoghi». Il Protocollo di Ginevra non vietava la produzione e l’immagazzinamento di armi chimiche e non escludeva l’uso dei gas asfissianti come rappresaglia ad un’eventuale attacco militare con l’uso di armi chimiche. Ciò spiega la presenza sul territorio pugliese, durante la II Guerra Mondiale, di un loro vastissimo arsenale. La Convenzione sulla loro proibizione firmata a Parigi il 13 gennaio 1993 stabilisce che tutti gli Stati Membri devono procedere alla distruzione di tutte le armi chimiche nei territori sotto la loro giurisdizione; devono, inoltre, provvedere alle rimozione delle armi lasciate sul territorio di altri Stati.

Queste disposizioni non si applicano «a discrezione dello Stato Parte, alle armi chimiche sotterrate nel suo territorio anteriormente al 1 gennaio 1977 e che rimangono sotterrate, o che sono state scaricate in mare anteriormente al 1 gennaio 1985». Dalla lettura della Convenzione di Parigi, si evince che il recupero delle armi chimiche rilasciate in mare è di assoluta responsabilità dello Stato che effettua il recupero, senza distinzione tra acque territoriali o internazionali. La Convenzione di Parigi non affronta l’impatto sull’ambiente delle sostanze chimiche rilasciate dagli ordigni inesplosi. Gli esperti affermano tuttavia l’assoluta necessità di localizzare i luoghi dove si trovano le armi chimiche, di approntare studi ecologici per valutarne l’impatto sull’ambiente e di raccogliere informazioni sullo stato di corrosione delle munizioni. Al largo del Gargano è stata segnalata, dagli operatori dell’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifi ca e Tecnologica Applicata al mare, un’area contenente armi convenzionali e chimiche alla profondità di 230 metri, su un’area estesa approssimativamente 2 x 5 miglia nautiche. Sempre al largo del Gargano è stata segnalata, dagli operatori dell’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifi ca e Tecnologica applicata al mare, e confermata grazie alle interviste con i pescatori, la presenza di armi chimiche con iprite a profondità variabile tra i 200 e i 400 metri, su una estensione di circa 14 x 29 miglia nautiche, distante dalla costa di Vieste approssimativamente 30 miglia nautiche.

Un’altra area di forma circolare di fronte al Gargano, è segnata sulle carte nautiche come “unexploded ordnance dumping area”: profondità 50 metri, distanza dal centro dell’area alla costa di Vieste approssimativamente 5,5 miglia nautiche, raggio dell’area 1,4 miglia nautiche. Per quanto riguarda gli effetti sull’ambiente marino delle sostanze chimiche contenute nei residuati bellici, grazie al progetto A.C.A.B. (Armi chimiche e affondate e Benthos) realizzato dall’I.C.R.A.M. (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e al progetto R.E.D.C.O.D. (Research on environmental damage caused by chemical ordnance dumped at sea), nato dalla collaborazione tra l’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e tecnologica Applicata al Mare, il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena, l’Istituto di Biomedicina e di Immunologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Centro Tecnico Logistico Interforce NBC, pubblicato nell’ottobre del 2006, la comunità scientifica dispone di dati attendibili che preoccupano gli studiosi.

Da un punto di vista generale, gli alti livelli di arsenico rintracciati negli organismi marini pongono dei serissimi interrogativi sulla salute umana. Gli studiosi non escludono che le cause dell’elevata presenza di arsenico riscontrate nelle aree di studio sia dovuto esclusivamente agli ordigni inesplosi adagiati sui fondali marini. Non sono state rilevate tracce di iprite negli organismi marini, e questo è dovuto probabilmente al rapido passaggio nella circolazione sanguigna.

L.S. Gargano Nuovo Settembre 2009

Il Gargano nuovo di Settembre

Scaricalo qui

“Ma quanta qualità è passata dal Carpino Folk Festival”

Vinicio Capossela, Enzo Avitabile, Radicanto, Ginevra Di Marco, Luca De Nuzzo

Se non è qualità questa!

Dopo la prima fase di votazione, il Club Tenco può annunciare i finalisti delle Targhe Tenco 2009, i cui vincitori saranno premiati nel corso della 34a edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, in programma dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.
Il voto della giuria di giornalisti avviene in due fasi. Nella prima vengono selezionati i finalisti; nella seconda, che si svolgerà nei prossimi giorni, il vincitore di ogni sezione.

Ecco i candidati per questa edizione (elencati in ordine alfabetico per artista):
Sezione 1 – Album dell’anno (di cantautore non esordiente):
Vinicio Capossela “Da solo”, Dente “L’amore non è bello”, Ivano Fossati “Musica moderna”, Max Manfredi “Luna persa”, Bobo Rondelli “Per amor del cielo”.

Sezione 2 – Album in dialetto (di cantautore):
Enzo Avitabile “Napoletana”, Luca De Nuzzo “Jomene jomene”, Vittorio De Scalzi “Mandilli”, Radicanto “Il mondo alla rovescia”, Loris Vescovo “Borderline”.

Sezione 3 – Opera prima (di cantautore):
Franco Boggero “Lo so che non c’entra niente”, Roberta Carrieri “Dico a tutti così”, Elisir “Pere e cioccolato”, Gina Trio “Segreto”, Humus “Popular greggio”, Alessandro Mannarino “Al bar della rabbia”.

Sezione 4 – Interprete di canzoni non proprie:
Gerardo Balestrieri “Un turco napoletano a Venezia”, Franco Battiato “Fleurs 2”, Luca Carboni “Musiche ribelli”, Ginevra Di Marco “Donna Ginevra”, Morgan “Italian Songbook vol.1”.

La sezione “Opera prima” comprende sei album in conseguenza di un ex aequo, contro i consueti cinque delle altre.
La giuria (che, composta da circa 160 giornalisti, è di gran lunga la più ampia e rappresentativa in Italia in campo musicale) procederà ora al secondo voto su queste rose di album. Nelle prossime settimane saranno anche comunicati il cast completo della manifestazione ed i Premi Tenco, assegnati, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali segnatamente internazionali.
Lo scorso anno le Targhe Tenco erano andate a Baustelle (“Album dell’anno” con “Amen”), Davide Van De Sfroos (“Album in dialetto” con “Pica!”), Eugenio Finardi (miglior interprete con “Il cantante al microfono. Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” realizzato con Sentieri Selvaggi e Carlo Boccadoro) e Le Luci della Centrale Elettrica (migliore opera prima con “Canzoni da spiaggia deturpata”).

Maggiori informazioni sulla manifestazione e l’elenco dei giornalisti chiamati a votare si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it
 

di Mario Guglielmi

RAGAZZI… CHE GIORNATA!

Cronaca di un incontro: l’ottavo dell’Associazionismo Attivo del Gargano, tenuto a Peschici in occasione della tradizionale festa della Madonna di Calena. Piccolo salto di qualità e maggiore coesione

E’ cominciata a suon di banda nella piana di Peschici la festa della Madonna delle Grazie di Càlena dell’8 settembre scorso (foto del titolo, il cortile dell’Abazia; ndr). E a suon di banda, mutuandone il coreografico “saltello”, si sono riunite le associazioni garganiche per l’8° incontro dell’Associazionismo Attivo del Gargano (AAG) organizzato da tre associazioni locali: Centro Studi "Martella", "Rimboschiamo Peschici" e "Punto di Stella". “Saltello” che si voleva e si auspicava, per questo ulteriore appuntamento, come propiziatorio di un “salto” di impegno. Tanti i sodalizi convenuti e gli interventi di spessore, a cominciare dalla bella presenza del sostituto (nero) del parroco della Chiesa Madre che ha ringraziato la Madonna, dopo la breve processione sviluppatasi sulla strada adiacente l’Abbazia e terminata alla chiesetta dell’ex cenobio benedettino – ormai priva del tetto, crollato a giugno – e salutato i presenti, fedeli, curiosi e autorità pubbliche.

Tra i fedeli – ben più numerosi delle passate edizioni – la presenza delle donne peschiciane, custodi del culto della Madonna rimasto invariato, che con le loro litanie hanno scandito i passi della processione. Assenti, purtroppo, la colonna sonora che un tempo accompagnava la festa, fatta di bambini con le loro “roc’lë” (leggi al link http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2763) e gli uomini dl paese, probabilmente impegnati nelle quotidianità estive dei tempi moderni o distratti dalla voluta “ignoranza” di tradizioni secolari.

Dopo la breve funzione le associazioni che hanno risposto all’appello, capeggiate dalla presidente del peschiciano Centro Studi “Martella”, Teresa Maria Rauzino (foto 1 sotto), entrambi strenui difensori di una struttura abbandonata al degrado, hanno subito richiamato l’attenzione sulla cruda realtà dello stato in cui versano le due chiese, rievocando l’importanza storica e culturale legata al culto e alla festa, ormai ricordata solo da sparuti libri e articoli di giornali locali. Forse per la voce persuasiva della presidente – o merito della Madonna… – o ancora per la bella giornata, i fedeli, come di fronte ai saldi estivi, si sono disposti in fila a ritirare i volantini pubblicitari e firmare la petizione “Salviamo Kàlena”.

Quindi, alle 19.30, tutti nella Sala Consiliare del Comune di Peschici per l’inizio dei lavori dell’AAG. Si è partiti con la proiezione del video-documentario su Càlena realizzato dal team archeospeleologico sannicandrese “Argod”, in occasione di una sua precedente visita all’Abazia, e illustrato dal presidente Giovanni Barrella (foto 2), “ispezione” cui è legata la scoperta della terza triplice cinta sacra, “segno lapideo” al quale si attribuisce simbolicamente una estrema sacralità esoterica a testimonianza dei frequenti pellegrinaggi europei di cui era oggetto il luogo.

Al termine del video il presidente della locale Associazione “Punto di Stella”, Piero Giannini, moderatore della serata, ha letto un comunicato di solidarietà alla manifestazione inviato dall’Associazione salentina “Torre di Belloluogo” e un messaggio di partecipazione dell’Arcivescovo mons. Domenico D’Ambrosio (ex guida della diocesi garganica, di recente trasferito a Lecce). Quindi ha invitato il sindaco di Peschici, Domenico Vecera (foto 3), a portare alle Associazioni presenti il suo saluto, che si è ampliato con l’elencazione dei passi fatti dall’Amministrazione comunale per salvare l’Abazia dal degrado, le difficoltà legate alla proprietà privata del complesso e la conferma che l’impegno del Comune non verrà a mancare fino al recupero definitivo di Càlena.

La serata è proseguita, secondo ordine del giorno, col 21enne carpinese Domenico Sergio Antonacci (foto 4) che ha elencato lo stato di degrado di molte chiese, monumenti e torri che impreziosiscono da secoli il paesaggio garganico e ne caratterizzano il naturale aspetto offrendo un’immagine di unicità e fierezza di un popolo spesso, e a torto, ritenuto “selvatico” eppure portatore di una autoctona cultura legata a terra e boschi – ma sempre proiettata verso il mare – la quale sembra non meritare riconoscimenti istituzionali.

Il secondo punto, suggerito dal 17enne rodiano Giuseppe Bruno (foto 5), si è incentrato sui Sistemi Turistici Locali (STL), di cui ha meticolosamente denunciato una totale mancanza di programmazione turistica legata all’assenza di professionalità di operatori e amministratori pubblici, colpevoli di un turismo approssimativo, poco rispettoso delle regole (abusivismo edilizio), del lavoro, della salute (inquinamento), dell’ambiente (incendi boschivi) e della legalità. A quest’ultimo punto si è collegato l’intervento di un altro giovane, Domenico Maria Mascolo (foto 3, in maglia arancio) di San Nicandro, che ha presentato un documento da sottoporre alla firma di tutte le Associazioni col quale si annuncia l’intenzione dell’AAG di portare avanti la bandiera della legalità – tanto da implementarne la cultura soprattutto fra i giovanissimi – poiché in sua assenza un futuro dell’associazionismo e lo stesso sviluppo del territorio sono impensabili.

Non sono mancati gli interventi. Di seguito le sintesi.
Franco Salcuni (Legambiente, Monte) = L’immagine del Gargano deve discostarsi da quella della illegalità, non nascondendo o tacendo quanto avviene in nome della tutela dell’immagine turistica, tuttavia facendo attenzione a non dare credito alle mistificazioni.

Michele Eugenio Di Carlo (Vieste) = Necessità di andare avanti e pretendere chiarimenti dovuti dalle istituzioni ed enti preposti, affinché sia tutelata la salute dei garganici.

Gaetano Berthoud (Io Sono Garganico, Vico) = Necessario il coinvolgimento dei giovanissimi garganici che si facciano fautori di un’opera di sensibilizzazione sia dell’opinione pubblica sia delle istituzioni a livello regionale e nazionale, offrendo sostegno alle autorità locali (sindaci ed esponenti politici).

Menuccia Fontana (Italia Nostra; foto 6) = Entusiasta di vedere giovani così preparati sui problemi del territorio e felice della loro voglia di mettersi in gioco.

Lazzaro Santoro (Vieste) = Dopo aver elencato gli aspetti scientifico-tecnici a sostegno del documento “Gargano & Legalità”, ha messo in risalto come oggi il turismo nel Gargano occupi il 90 percento della popolazione, direttamente e indirettamente solo per una marginalità dei profitti, mentre questi sono gestiti quasi esclusivamente da poche famiglie.

Giovanni Barella (Argod) = Salutando le associazioni, ha sottolineato quali compiti aspettano l’AAG e come si è gia maturi e pronti a metterli in cantiere tutti insieme.

Anche la polemica, nata sulle sorti di Càlena, ha fatto la sua comparsa tra le Associazioni e l’ex sindaco di Peschici, Franco Tavaglione, cui il moderatore dell’incontro ha rivolto l’invito a mostrare e pubblicare su “Punto di Stella” i documenti che attestino quanto è stato fatto per Càlena nella sua decennale amministrazione e quanto le è stato negato.

Concludendo, il salto di qualità è stato fatto, gli organizzatori si sono reputati unanimemente soddisfatti dell’incontro, che non si è limitato a un rendez-vous informale tra amici, ma ha predisposto l’AAG ad agire e mettere in cantiere progetti, ora decisi tutti insieme, ora proposti da singoli, che nell’associazionismo possono trovare la sede più consona, naturale e ideale. Come accade di solito, si poteva osare di più e quanto rimasto nell’aria dovrà trovare soluzione nei prossimi incontri. Tuttavia, da oggi, l’AAG si pone quale fautore di un cambiamento culturale affrontando soluzioni legate al territorio e influendo sulla vita sociale del Gargano.

Armando Quaglia da puntodistella.it

Non è più il tempo del silenzio. E’ il tempo di agire, di dare senso alle parole e valore alla vita

Vieste, 11 settembre 2009
Lettera aperta sulla salute pubblica ai cittadini del Gargano
di Michele Eugenio Di Carlo

Non è più il tempo del silenzio. E’ il tempo di agire, di dare senso alle parole e valore alla vita.

     Ancora una volta, non più soli, ripetiamo che ci sono bisogni che meritano particolare attenzione e che la salute dei cittadini è uno di questi. Se nel passato, ci siamo occupati della salute che riguardava i cittadini di Vieste, oggi è doveroso estendere la preoccupazione a tutti i cittadini del Gargano.

Letti i dati provenienti dal bollettino dell’ufficio statistico del Comune di Vieste, attestanti l’alta incidenza percentuale dei decessi per cancro a Vieste nel decennio 1994-2003, che indicavano per l’anno 2003 una percentuale allarmante superiore addirittura al trentacinque per cento, consigliammo l’Amministrazione ad intervenire presso gli organi di controllo competenti, al fine di monitorare l’eventuale presenza di fattori o cause di rischio presenti nel nostro territorio.

        Invitammo pubblicamente il primo cittadino di allora a confermare o a smentire i dati resi noti dall’ufficio demografico e a far controllare l’aria, il suolo, le acque del territorio comunale, al fine di indicare le linee guida per la difesa e la tutela della salute pubblica, mai ottenendo le risposte auspicate e gradite.

Nel dicembre del 2007, venuti a conoscenza dell’inchiesta investigativa del giornalista Gianni Lannes, “Un cimitero di navi affondate al largo del Gargano”, in punta di piedi e senza menzionarla per non creare allarmismi, interpreti dell’ansia della popolazione di Vieste che con una petizione pubblica chiedeva certezze, sicurezza e tranquillità, lanciammo nuovamente la nostra proposta alle istituzioni di fare chiarezza sulle tante voci ufficiose che circolavano incontrollate, ma anche sulle notizie che ormai filtravano indiscrete sui tanti mezzi di comunicazione.

Risposte non ne abbiamo avute, né a confermare né a smentire, solo un silenzio incomprensibile e preoccupante.

     Responsabilità, senso delle istituzioni, trasparenza e correttezza avrebbero richiesto ben altro atteggiamento: i cittadini hanno il diritto di sapere con certezza se la loro salute è in pericolo e, se lo è, quali sono le indicazioni istituzionali proposte e atte a difendere e a tutelare la stessa.

    Oggi non è più il tempo di tacere, anche perché tacere non ha prodotto nessun risultato.

Tuttora ignoriamo se alle nostre richieste siano seguiti fatti concreti tesi a verificare, smentire, confermare le motivazioni dell’elevata incidenza percentuale dei decessi per tumore nel nostro territorio, privo peraltro di industrie inquinanti.

     E’ quindi finalmente il tempo, di fronte al silenzio raccapricciante di istituzioni e partiti politici, che il mondo dell’associazionismo attivo, della cultura autentica, dell’informazione libera alzi la voce e segni la cadenza di una rinascita culturale del Gargano, che non potrà mai compiersi con “il silenzio”. E’ quanto abbiamo proposto l’8 settembre a Peschici all’VIII incontro dell’Associazionismo Attivo del Gargano.

     “Tacere è ormai inutile” ha sicuramente scritto, senza mezzi termini, il giovane campione della legalità, dei diritti, della difesa del territorio, il viestano Lazzaro Santoro, quando qualche mese fa, dal foglio dei socialisti di Vieste (unico partito a occuparsi della problematica), ha chiesto, inutilmente, ai tanti ciechi, sordi e muti: “Se dovessero nascere malati o ammalarsi i vostri figli?”.

     E il nostro giornale storico, il “Gargano Nuovo”, non ha esitato un attimo, ha scelto la vita, ha dato valore a ciò che più conta, pubblicando integralmente l’inchiesta di Gianni Lannes, mentre le istituzioni continuavano ad osservare l’ormai abituale, rituale, rigoroso silenzio.

      Veleni di qua, veleni di là, dalle acque del Gargano ai sottosuoli del Salento, facevano, intanto, esclamare a Beniamino Piemontese dell’Associazione culturale “Osservatorio Torre di Belloluogo” di Lecce, assertore dell’urgenza di un ponte ideale culturale tra Gargano e Salento: “Ma è questa "la Puglia che vogliamo"? Ma è questa "la Puglia prima di tutto" in cui viviamo e che capiterà in dote ai nostri figli e ai nostri nipoti, e a chi verrà dopo di noi?”

      Ed ecco che, come uno spiraglio di luce beneaugurante nel bel mezzo di un cielo plumbeo, dalla terra dell’accoglienza e dell’integrazione di San Nicandro, Costantino Squeo ha aperto il cuore e con esso le porte istituzionali della Città Gargano ad un confronto che finalmente diventerà realtà:

“ Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica dei garganici?”

Ci siamo per la prima edizione della “Borsa Turismo del Gargano” (BTG)

Fervono i preparativi per l’imminente prima edizione della "Borsa Turismo del Gargano" (BTG), iniziativa che porterà sulla Montagna del Sole un folto gruppo di tour operator internazionali e buyers, interessati a scoprire le bellezze paesaggistiche e le risorse turistiche di cui è ricco il nostro territorio. Dal prossimo 14 settembre, e per tre giorni, gli imprenditori turistici del Gargano avranno modo di confrontarsi con tour operator provenienti da diverse parti d’Europa, interessati a cogliere le opportunità di sviluppo che il territorio è in grado di offrire. Dal turismo balneare all’enogastronomia, dai tour storico-culturali al turismo benessere e offerte ad hoc per i vari segmenti: sono queste le risposte alle esigenze dei propri clienti che i tour operator internazionali cercheranno di trovare tra le città, le strutture turistiche e i paesaggi del Gargano.

Molti dei buyers coinvolti includono già la Puglia all’interno della propria offerta, alcuni specificatamente il Gargano, ma comunque tutti interessati ad arricchire la propria offerta includendo strutture turistiche e città garganiche. I consorzi turistici che, in collaborazione con il consorzio "Gargano Mare" di Vieste e l’ausilio della "Mgf Comunicazione e Immagine" di Lucera, hanno dato vita ad un mirato programma, centrato sul momento commerciale che si svilupperà nel corso di un apposito workshop con un confronto diretto fra domanda ed offerta. Prevista, inoltre, una serie di escursioni sul territorio.

Le aziende che partecipano al BTG sono strutture alberghiere, residence, villaggi, agriturismi, bed and breakfast, campeggi così da offrire un’ampia selezione dell’offerta turistica garganica. Ai buyers stranieri saranno proposte degustazioni di prodotti tipici locali, per favorire anche la promozione delle aziende agroalimentari del territorio, in un’ottica sempre più orientata a sottolineare il connubio tra cibo e turismo.

Non mancheranno, ovviamente, i momenti istituzionali, con la presenza dei rappresentati degli Enti locali, provinciali e regionali, per un momento di riflessione e di programmazione riguardo al "brand Gargano" che può aprirsi a nuovi mercati proprio con la "Borsa del Turismo del Gargano" che ambisce a divenire un appuntamento fisso sul territorio.

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