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Antonio Basile (Ufficiale)

Antonio Basile (Ufficiale) ha scritto 2098 articoli per Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

Le cantatrici di Ischitella a Daunia Enoica



Venerdi 16 ottobre 2009
alle 20:30
presso la Daunia Enoica (San Severo) verrà presentato l’evento
TRADIZIONI AL CONFRONTO 
con la partecipazione delle CANTATRICI DI ISCHITELLA

(da sinistra Nunzia Dionisio, Caterina Candito, Angela Maiorano, Vittoria Di Stolfo, Adelina Martucci, Libera Cugnidoro, Libera Prencipe, Raffaella Antonietta Basile – COORDINATORE EVENTO  Salvatore Villani- musico)
Durante la serata verranno degustati vini, oli e pietanze di San Severo e di Ischitella.Per partecipare a questo evento è necessario prenotare chiamando il 328.8212384  oppure  349.0927971

http://argoiani.blogspot.com

SudFolk campioni d’Italia!

La band di Monte Sant’Angelo si aggiudica il primo premio al "Festival Nazionale della Canzone Popolare" svoltosi il 2 e 3 ottobre 2009 a Sgurgola (FR) e organizzato dal Ministero per i beni e le attività culturali, dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari e dall’ associazione bandistica musicale "Città di Sgurgola".


In gara 18 gruppi provenienti da tutta Italia, per aggiudicarsi l’ambito premio del concorso nazionale più importante tra le band di musica popolare. La giuria, presieduta dal M° Catello Milo (Maestro concertatore del Vaticano) è composta da musicisti ed etnomusicologi di calibro nazionale.

Il livello artistico dei gruppi partecipanti è stato notevole, per la giuria è stata un’impresa ardua decretare un vincitore. Anche il prof. Corsi (direttore d’orchestra) del Ministero per i beni e le attività culturali, si è detto sorpreso dell’elevata qualità artistica presente nei gruppi di musica popolare.

In gara si sono esibiti i migliori gruppi italiani di musica popolare. Ognuno ha rappresentato la propria cultura, la propria tradizione, la propria musica. Lo spirito non era quello di un concorso, ma di incontro e di confronto tra le varie realtà culturali presenti nella nostra penisola: dopo lo spettacolo, è stata un festa continua tra tutti i partecipanti, si è cantato, suonato e ballato insieme. "E’ stata una bellissima esperienza, tra i diversi gruppi c’è stata molta allegria e complicità, ed è stata questa la vera vittoria di tutta la manifestazione" – afferma Angela Bisceglia, cantante e ballerina dei Sud Folk.

I SUD FOLK di Monte Sant’Angelo, in gara con un arrangiamento particolare di quello che è il brano simbolo della tradizione montanara "Li strusce", si aggiudicano il primo premio della giuria di esperti, poi confermato anche dai lunghi applausi del pubblico, che ha sostenuto a gran voce la vittoria della band.

"Ci sentiamo onorati di essere arrivati primi a questo importantissimo festival e davanti a gruppi di altissimo livello" – affermano i SUD FOLK per voce di Bernardo Bisceglia, che poi aggiunge –  "la soddisfazione maggiore? Quando al pubblico è stato chiesto di confermare con un applauso il verdetto della giuria: il pubblico ha risposto alzandosi in piedi e facendo partire un lunghissimo applauso, tutto per noi".

Questo riconoscimento rappresenta per il gruppo montanaro la "ciliegina sulla torta" di una stagione già ricchissima di successi, che gli ha visti protagonisti in molte città italiane. Il "Pane Amore e Tarantella Tour" è stata la conferma del precedente "Taranta Caos Tour", che ha dato modo alla band di affermarsi nel panorama nazionale.

Per il gruppo SUD FOLK è la quarta partecipazione ad un concorso e la quarta vittoria. La prima ad agosto 2008 a Santa Croce di Magliano: concorso di musica etnica "Giovane Madre Terra", la seconda e la terza, in collaborazione con il famosissimo gruppo folkloristico di San Giovanni Rotondo "L’Eco del Gargano", in Croazia "Festival folkloristico internazionale" ed a Gorizia al "Festival mondiale del folklore" (il più importante al Mondo),  risalgono ad agosto 2009.

I SUD FOLK, con quest’ultima vittoria importantissima, i loro successi ed il loro curriculum, sono considerati oggi uno dei gruppi italiani di musica popolare più rappresentativi, e questo non può che essere un forte motivo di orgoglio per Monte Sant’Angelo, per il Gargano e per la Puglia intera.

ildiariomontanaro.it

Insediamento giovani agricoltori e pacchetto “multimisura giovani”: Bando

Approvato, con atto dirigenziale n.2461/2009 del Servizio Agricoltura, il Bando pubblico per la presentazione delle domande di aiuto relative alla Misura 112 del Piano di Sviluppo Rurale "Insediamento di giovani agricoltori" e alle altre Misure inserite nel cosiddetto “Pacchetto multimisura giovani".

La misura è finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo strategico del miglioramento della competitività delle imprese agricole pugliesi, promuovendo il ricambio generazionale, attraverso l’insediamento di giovani in agricoltura e l’adattamento strutturale della loro azienda.
L’insediamento è considerato sia nella forma di singola azienda che in forma associata.
I giovani, in possesso dei requisiti richiesti dal bando, possono accedere contemporaneamente alla Misura 112 e alle altre Misure del “Pacchetto multimisura giovani", formulando un’unica domanda di aiuto.
Le risorse finanziarie saranno attribuite al pacchetto giovani per ciascuna misura e per l’intero periodo di programmazione 2007-2013.
La concessione dei finanziamenti sarà determinata dalla valutazione degli investimenti indicati nel Piano aziendale, che sarà reso disponibile nel sito istituzionale e  inviato per via telematica.
La valutazione dei piani sarà demandata ad una Commissione di valutazione appositamente nominata dall’Autorità di Gestione del PSR Puglia 2007-2013.
Per quanto riguarda il termine per la presentazione delle domande, si stabilisce una procedura a “bando aperto” che consente, senza soluzione di continuità, la possibilità di presentare domande sino al completo utilizzo, per ciascuna misura, delle risorse finanziarie attribuite nell’ambito del pacchetto multimisura giovani.
Le domande di aiuto saranno considerate e poste in graduatoria con cadenza trimestrale, fissando la prima scadenza al 1°febbraio 2010.
Il termine iniziale per il rilascio delle domande di aiuto nel portale SIAN e per la compilazione telematica del piano di sviluppo aziendale è stabilito alla data del 25 novembre 2009.
Tutte le procedure e le modalità da seguire per la compilazione telematica e l’invio delle domande di aiuti al Servizio Agricoltura sono esplicitate nel bando.
Al fine di facilitare l’accesso al bando è istituito uno “sportello informativo” presso il Servizio Agricoltura dell’Area Politiche per lo Sviluppo Rurale, operativo nei giorni di martedì e giovedì dalle ore 11,00 alle ore 13,00.

Bando e provvedimento di approvazione sono pubblicati nel Bollettino ufficiale regionale n.162 del 15 ottobre 2009

E i meridionali hanno pagato i buchi di bilancio del Nord

Dalla zecca di Napoli «piastre» d’oro e d’argento, Torino cartamoneta senza valore
Mrs. Ing.

Checché ne dicano i «Padani», storicamente è stato il Sud a doversi accollare i debiti del Nord. La dimostrazione – dati contabili alla mano – fu data alle stampe già nel 1862. Si tratta della ficcante analisi del barone Gia – como Savarese, intitolata «Le finanze napoletane e le finanze piemontesi dal 1848 al 1860» ed oggi ripubblicata dalla casa editrice partenopea «Controcorrente».
Si scopre così che, nel 1860, le casse dei piemontesi erano ben vuote, se paragonate a quelle del Regno delle Due Sicilie. Tre guerre in 10 anni pesavano sui bilanci cavouriani. Eppoi lo Stato Sabaudo aveva un sistema monetario che era un mezzo bluff. Essendo basato sulla carta moneta, ad ogni banconota messa in circolazione dalla Banca nazionale degli Stati Sardi, doveva corrispondere un equivalente valore in oro o in argento. Invece, il metallo pregiato era stato speso (in armamenti) e per la valuta c’era un problema di «convertibilità».
    Il Regno delle Due Sicilie emetteva soltanto monete d’oro e d’argento (oltre alle polizze notate e alle fedi di credito, il cui esatto controvalore era versato nelle casse del Banco delle Due Sicilie). Quindi, un soldino meridionale valeva già di per sè, essendo di metallo prezioso, mentre la valuta piemontese era carta e, in parte, carta straccia.
    La ricca «dote» dei Meridionali servì a coprire i «buchi» della neonata Italia mentre il «vizietto» di stampare banconote senza copertura continuò a essere tollerato fino a quando, nel 1892, esplose un tale scandalo che il capo del Governo, Giovanni Giolitti, dovette rassegnare le dimissioni.
    Ma torniamo ai debiti del Nord pagati dalla gente del Sud. Dati alla mano, Savarese sostiene che nel 1860 non c’era manco un «buco» nel bilancio del Regno di Napoli. Anzi, quell’anno era previsto un avanzo di quasi 314 mila ducati (circa 680mila euro attuali) che sarebbero stati destinati «ad opere per il porto di Brindisi, aiuti ai censuari del tavoliere delle Puglie, a bonifiche del bacino del Volturno».
    Inoltre, i piemontesi avevano il «debito facile»: tra il 1848 e il 1859, il Regno del Sud aveva emesso titoli che costavano annualmente all’erario 5 milioni e 210.731 lire e 98 centesimi; mentre quello del Nord ne aveva per 58 milioni 611mila 470 lire e 3 centesimi. Quindi ogni cittadino del Mezzogiorno era gravato da un onere annuo di circa 55 centesimi per pagare gli interessi per i debiti dello Stato, mentre ogni abitante del Nord doveva pagare per lo stesso scopo 11,7 lire. Ogni piemontese pagava venti volte di più.
    Con l’Unità d’Italia, il mastodontico debito pubblico dei Settentrionali si sommò al risibile debito pubblico duosiciliano e ai Meridionali toccò farvi fronte sotto forma di nuove tasse.
    A proposito d’imposte e gabelle, grazie al barone Savarese (che era stato anche ministro sotto Francesco II) c’è la prova che, storicamente, sono stati i governanti del Nord i più propensi a spremere i contribuenti. Infatti, pare che, tra il 1848 e il 1861, Napoli non impose alcuna nuova tassa; Torino, invece, alle vecchie ne sommò 22 nuove.
    Secondo Savarese l’errore di base era nei principi economici dei piemontesi che, a botte di tasse e debito pubblico, deprimevano l’economia. Invece, secondo lui «le risorse finanziarie dello Stato non bisogna cercarle né nel debito, né nei nuovi tributi, ma esclusivamente nell’ordine e nella economia. Perché veramente il miglior governo è quello che costa meno».
    Parole (sante) d’un alto funzionario del Sud, barone e borbonico, di cui nessuno ha sentito parlare per quasi 150 anni.

Lager al Nord per sterminare i meridionali internati

Nei mesi scorsi ho postato un commento in cui esprimevo preoccupazione in merito all’imposizione del federalismo alle regioni del sud e sostenevo l’urgenza di prendere posizione prima di arrivare a considerare i meridionali ribelli dei delinquenti da internare.
In questi giorni la gazzetta del mezzogiorno sta pubblicano articoli che richiamano le preoccupazioni che manifestavo.
Ve ne propongo alcuni.

«I ribelli del Mezzogiorno deportiamoli a Timor Est»
Dai documenti diplomatici dell’epoca altre drammatiche conferme
MARISA INGROSSO

• BARI. La notizia (pubblicata dalla Gazzetta) che, per sconfiggere il Brigantaggio, la neonata Italia ha tentato di disfarsi dei Meridionali anti piemontesi deportandoli in una «Guantanamo» lontana mille miglia dal Belpaese, ha destato scalpore. Decine di e-mail sono arrivate in redazione. Molte sono di cittadini sgomenti: ignoravano questa parte di Storia, della «loro» Storia.
Ma i documenti diplomatici conservati presso l’Archivio storico della Farnesina offrono nuove sorprese. Infatti, da un dispaccio emerge che, manco un anno dopo l’Uni – tà d’Italia, il nuovo regime stava già tentando di spedire all’estero i «ribelli» del Mezzogiorno. Si tratta di un documento datato 17 novembre 1862. Lo firma il ministro a Lisbona, della Minerva, e il destinatario è il ministro degli Esteri, Giacomo Dur ando (che era di Mondovì, in provincia di Como). Della Minerva “stoppa” i Piemontesi e li avvisa che il loro piano è stato scoperto e reso pubblico da alcuni (non meglio identificati) giornalisti.
Il messaggio, tradotto dall’originale che è in francese, fa esplicito riferimento al fatto che il carteggio contenente le trattative tra Italia e Portogallo «per la cessione di isole nell’Oceano, allo scopo di relegarci i briganti» è stato pubblicato. Durando deve quindi sapere che la pressione esercitata da un’«opinione pubblica» sdegnata, ha costretto le autorità portoghesi a smentire ogni cosa.
    «Io penso che, per il momento – conclude Della Minerva – è meglio sospendere» ogni iniziativa e tentare di portarla a termine «con successo» in un «secondo momento».
    Quindi alle «mete» di deportazione già riportate dalla Gazzetta (ovvero il
Borneo, un’Isola dello Yemen, un tratto desertico tra Argentina e Patagonia, un pezzetto di Tunisia), bisogna aggiungerne di nuove. Ma in quale colonia oceanica del Portogallo, l’Italia neonata voleva spedire i meridionali anti Savoia?
    Venirne a capo non è semplice. I portoghesi, infatti, furono tra i più attivi (e longevi) colonialisti. Già nel XVI secolo erano i numeri uno.
    Prendendo a riferimento il documento odierno, possiamo certamente escludere che si tratti di terre dell’Oceano Indiano (colonie già tutte perse al 1862). Spulciando, invece, i possedimenti portoghesi nell’Oceano Atlantico, troviamo: Capo Verde (che è stata colonia della corona fino al 1951); Le Azzorre che erano distretto d’oltremare tra il 1831 e il 1979), così come Madeira (1834-1978); sennò c’erano São Tomé e Príncipe (colonia della corona dal 1753 al 1951) e che oggi è un piccolo Stato dell’Africa centro-occidentale, composto da due isole del golfo di Guinea, a oltre 200 km dalla costa nord-occidentale del Gabon.
    Nell’Oceano Pacifico, infine, il Portogallo ha avuto una miriade di territori in India, ma anche Indonesia. Per cui forse l’Italia dei Piemontesi voleva mandare i Meridionali in quella che allora si chiamava Timor-Leste (oggi VA R I E
Timor Est), colonia subordinata alla così detta «India Portoghese» (1642-1844). O forse il loro piano diabolico aveva nel mirino Macao che è stato provincia d’oltremare tra il 1844 e il 1883 e, comunque, colonia portoghese fino al 20 dicembre 1999 (oggi è regione sotto amministrazione della Repubblica Popolare Cinese).
    Quale che fosse la meta ultima, è certo che – anche grazie alla stampa dell’epoca – il piano naufragò. Per i successivi dieci anni, però, i Piemontesi continuarono a far pressioni sulle
    diplomazie internazionali. A tale riguardo, vale la pena di ricordare cosa disse il ministro degli Esteri, Emilio Visconti Venosta (milanese e mazziniano), al ministro d’Inghilterra Sir Bartle Frer e, nel loro incontro del 19 dicembre 1872: «Se ci ponessimo in Italia ad applicare la pena di morte con un’implacabile frequenza, se ad ogni istante si alzasse il patibolo, l’opinione e i costumi in Italia vi ripugnerebbero, i giurati stessi finirebbero o per assolvere, o per ammettere in ogni caso le circostanze atte nuanti».
    «Bisogna dunque pensare – disse il ministro della neonata Italia – ad aggiungere alla pena di morte un’altra pena, quella della deportazione, tanto più che presso le nostre impressionabili popolazioni del Mezzogiorno la pena della deportazione colpisce più le fantasie e atterrisce più della stessa pena di morte. I briganti, per esempio, che sono atterriti all’idea di andar a finire i loro giorni in paesi lontani, ed ignoti, vanno col più grande stoicismo incontro al patibolo».
    Merita d’esser sottolineato che le «popolazioni del Mezzodì» che Venosta voleva terrorizzare erano italiani. Italiani a tutti gli effetti, da 11 anni.

Il lager Fenestrelle fortezza della morte
Migliaia di meridionali internati al Nord dai Savoia
Mrs.Ing.

    • Nell’impossibilità di rinchiudere i ribelli Meridionali in una Guantanomo lontana, i Piemontesi trovarono una «valida» alternativa: i lager. «Nell’ar – chivio dello Stato maggiore dell’Eser – cito ci sono le prove che, tra il 1861 e il 1870, 30mila giovani meridionali, tutti soldati del Regno delle Due Sicilie, furono deportati in due lager piemontesi». Ad affermarlo è Fulvio Izzo, storico e vice direttore generale dell’ufficio scolastico regionale delle Marche.
    Lo studioso si riferisce al carcere di Fenestrelle e al «campo di concentramento» di San Maurizio Canavese (a una ventina di chilometri Torino). Di quest’ultimo, non si sa moltissimo. Secondo Izzo, era «nato come campo d’esercitazione», poi, dopo l’Unità d’Italia, era stato riattato a campo di «rieducazione e prigionia dei giovani meridionali».
    Fenestrelle, invece, è ancora tutto lì ed è un luogo che fa spavento. È una struttura di 1.300.000 mq, un forte che – trovandosi a un tiro di schioppo dalla Francia – fu inizialmente concepito per difendere il confine. I suoi edifici ringhiosi di montagna (lì si superano i 3mila metri), le feritoie e quella bava di scale di roccia che sale tra i dirupi colpirono persino Edmondo De Amicis che lo definì «necropoli guerresca». E De Amicis, va detto a vantaggio di chi non lo sapesse, il papà del libro «Cuore», non era certo tipo facilmente impressionabile, giacché – prima d’inforcare la penna – aveva passato la vita sul campo di battaglia. Era un ufficiale sabaudo.
    Secondo le ricerche di Izzo, a finire nei lager piemontesi «furono ragazzi del Sud tra i 20 e i 30 anni. Erano soldati semplici e bassa ufficialità, che non vollero giurare fedeltà ai Savoia dopo aver giurato per i Borbone. Mentre, invece, praticamente tutti gli alti ufficiali dell’esercito duosiciliano passarono ai sabaudi». Ecco, quindi, perché migliaia di giovani vennero messi in ceppi e mandati in «campi di prigionia e rieducazione», perché «un uomo vero non è spergiuro», chiosa Izzo.
    Per fiaccare le loro resistenze ad aderire al nuovo regime, pare che i Piemontesi siano stati piuttosto duri coi soldati del Mezzogiorno. «Ci sono le prove che, a Fenestrelle, non c’erano i vetri alle finestre e che i deportati venivano incatenavati. Inoltre – dice Fulvio Izzo – dormivano su pagliericci. I meridionali non avevano l’abbigliamen – to adatto e molti sono morti di freddo». Lo studioso ha raccolto l’esito delle sue ricerche storiche in un libro («I lager dei Savoia. Storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali») che è stato pubblicato dalla casa editrice napoletana Controcorrente.
«Quella lettura mi ha molto colpito – dice Antonio Pagano, direttore della rivista “Due Sicilie” – così sono andato personalmente a Fenestrelle. Sono rimasto scioccato. Ci sono ancora i ceppi con le catene e quei vasconi che i Piemontesi usavano per far sparire i cadaveri dei prigionieri. Li riempivano di calce. Che immagine terribile».
A dire il vero, i documenti dello Stato maggiore dell’Esercito non parlano nè di vasconi di calce, nè di corpi disciolti.
Due dati inconfutabili, però, ci sono. Il primo è che su quelle mura che chissà quante urla avranno attutito, campeggia la tetra scritta «Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce». Una suggestione nera, che colpisce come un pugno e che – con i debiti, evidentissimi, distinguo – porta a galla il ricordo di un altro posto da incubo: il campo di sterminio di Auschwitz e quell’«Arbeit macht frei», cioè «Il lavoro rende liberi», monito per l’umanità a ricordare, a non dimenticare.
Il secondo dato inconfutabile è che questo «lager» di italiani meridionali è stato completamente rimosso dalla storia nazionale.

34^ edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”

VINCONO MAX MANFREDI, ENZO AVITABILE, ELISIR E GINEVRA DI MARCO

Sono Max Manfredi, Enzo Avitabile, Elisir e Ginevra Di Marco i vincitori delle Targhe Tenco 2009, i riconoscimenti ai migliori dischi dell’annata assegnati dal Club Tenco in base ai voti di una giuria di circa 160 giornalisti musicali. I quattro artisti faranno parte del cast della 34a edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, che si terrà dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.

I vincitori delle quattro sezioni si sono affermati in modo netto, in particolare in quella sul “miglior album” dove uno schiacciante consenso ha portato alla vittoria di “Luna persa” di Max Manfredi, votato da ben metà dei giurati. Da segnalare inoltre che in tutte le categorie si è verificato un sostanziale equilibrio fra gli altri finalisti scelti dalla giuria nella prima fase di votazione e qui sotto elencati in ordine alfabetico per artista.

Nella categoria “Album dell’anno” il disco di Max Manfredi ha prevalso su Vinicio Capossela con “Da solo”, Dente con “L’amore non è bello”, Ivano Fossati con “Musica moderna”, Bobo Rondelli con “Per amor del cielo”.

Tra gli album in dialetto Enzo Avitabile con “Napoletana” ha avuto la meglio su Luca De Nuzzo con “Jomene jomene”, Vittorio De Scalzi con “Mandilli”, Radicanto con “Il mondo alla rovescia” e Loris Vescovo con “Borderline”.

Nella sezione dedicata agli album d’esordio la vittoria è andata a “Pere e cioccolato” degli Elisir davanti a “Lo so che non c’entra niente” di Franco Boggero, “Dico a tutti così” di Roberta Carrieri, “Segreto” di Gina Trio, “Popular greggio” degli Humus e “Al bar della rabbia” di Alessandro Mannarino.

Alle tre categorie riservate ai cantautori si affianca tradizionalmente quella per i dischi di interpreti, vinta quest’anno da Ginevra Di Marco con “Donna Ginevra”, che ha superato Gerardo Balestrieri con “Un turco napoletano a Venezia”, Franco Battiato con “Fleurs 2”, Luca Carboni con “Musiche ribelli”, Morgan con “Italian Songbook vol.1”.

Negli ultimi anni la Targa per il miglior disco era andata a Vinicio Capossela con “Ovunque proteggi” (2006), Gianmaria Testa con “Da questa parte del mare” (2007) e Baustelle con “Amen” (2008). Quella per l’album in dialetto a Lucilla Galeazzi con “Amore e acciaio” (2006), Andrea Parodi e Elena Ledda con “Rosa resolza” (2007), Davide Van De Sfroos con “Pica!” (2008). Fra le opere prime avevano prevalso Simone Cristicchi con “Fabbricante di canzoni” (2006), Ardecore con “Chimera” (2007), Le Luci della Centrale Elettrica con “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008). Tra gli interpreti: Petra Magoni & Ferruccio Spinetti con “Musica nuda 2” (2006), Têtes de Bois con “Avanti Pop” (2007), “Il cantante al microfono – Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” (2008).

Nelle prossime settimane saranno comunicati il cast completo della “Rassegna della canzone d’autore” ed i Premi Tenco, attribuiti, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali soprattutto internazionali. Maggiori informazioni sulla manifestazione e sulle Targhe si possono trovare all’indirizzo: http://www.clubtenco.it

Quist je….

Maltempo in Puglia isolate le Tremiti – 4°C sul Gargano

FOGGIA – Una ondata di maltempo ha investito il Foggiano, e a causa delle avverse condizioni meteo marine, da stamani sono sospesi i collegamenti via mare con le Isole Tremiti. I vigili del fuoco del comando provincia di Foggia hanno effettuato nelle notte decine di interventi a causa del vento forte che in numerosi centri della Capitanata ha abbattuto alberi, cartelloni pubblicitari e anche ponteggi. La situazione più difficile è stata registrata sul Gargano, in particolare nei comuni di Manfredonia, Zapponeta, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis.

All’alba, due squadre dei vigili del fuoco sono intervenute sulla provinciale 53, tra Mattinata e Vieste per un albero caduto sulla carreggiata che ha provocato rallentamenti alla viabilità. Stessi problemi registrati anche alla periferia di San Ferdinando di Puglia. Ieri sera vento e pioggia si sono abbattute anche su Foggia, creando non pochi problemi soprattutto nel centro storico.

E’ stato proprio il forte vento a causare però i disagi maggiori. In via Arpi ieri sera un ponteggio è caduto sopra alcune auto in sosta, causando fortunatamente solo qualche problema alla circolazione stradale che ha subito rallentamenti per le operazioni di messa in sicurezza della zona. Il vento, in alcune zone, ha raggiunto anche i 67 nodi accompagnato anche da un repentino calo delle temperature. Stamani alle 10 la stazione meteoreologica militare di Amendola ha registrato quattro gradi a Monte Sant’Angelo, la città più fredda della provincia di Foggia.
da gazzetta del mezzogiorno

QUELLE NAVI DEI VELENI AL LARGO DEL GARGANO, ORA VOGLIAMO TUTTA LA VERITA’

A seguito dell’inchiesta “Un cimitero di navi inquinanti tra il Gargano e le Isole Tremiti”, pubblicata sulla rivista LEFT ’08 del 23 febbraio 2007 dal giornalista Gianni Lannes, oggetto di una interrogazione parlamentare ai Ministri dell’interno, della salute, dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, del senatore Francesco Ferrante, le associazioni attive del Gargano organizzano per il 28 ottobre 2009 a San Nicandro Garganico un convegno dal titolo: “Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica dei garganici?”.

Tra i promotori dell’iniziativa: Centro Studi Martella, Rimboschiamo Peschici, Punto di Stella, Carpino Folk Festival, Argod, Anapie, Giacche Verdi, Circolo Giulio Ricci, Centro Studi Paglicci, Legambiente S. Nicandro, Legambiente S. Giovanni, Legambiente Manfredonia, Legambiente Festambiente sud, Arci Nuova Gestione Monte Sant’ Angelo, Arci San Marco in Lamis, Obiettivo Gargano, Io Sono Garganico, A.Ge. Vico del Gargano, Artrabuc, Uriatinon, Venti del Sud, Cambio Rotta.

Durante il convegno si cercherà di approfondire il discorso sulle navi affondate lungo il tratto di mare compreso tra Gargano, Isole Tremiti e Isola di Pianosa.

E’ auspicabile e fortemente richiesta la Vostra presenza al fine di divulgare a tutti i garganici, ricevendo ulteriori informazioni sulla situazione avanzata dall’inchiesta giornalistica e, nel caso le risposte chiare rispetto ai seguenti punti:
– bonifica del tratto di mare compreso tra il Gargano, le Isole Tremiti, Pelagosa;
– controllo continuo da parte delle Autorità del tratto di mare sopra indicato;

Il convegno avrà luogo alle ore 18:00, presso palazzo Fioritto – Terra Vecchia, a San Nicandro Garganico.

La Campania di Alan Lomax: 1954-1955 – Caggiano, Montemarano, Mercogliano, Letino


Oltre 1.300 fotografie in bianco e nero di Alan Lomax illustrano, sei mesi di registrazione sul campo in Italia, con Diego Carpitella fra il 1954 e nel 1955. L’abilità crescente di Lomax con la fotocamera ha prodotto una collezione di immagini che evocano la cultura musicale di contadini, pastori, pescatori, artigiani e di oltre un centinaio di località, dalla Sicilia alle Alpi. Essi testimoniano un’epoca nella vita italiana e della storia che è stata tragica ma estremamente feconda.

DAI COMUNI VIA LIBERA AL RICONOSCIMENTO DEL «SISTEMA TURISTICO DEL GARGANO»

Il «giallo» del tentativo parallelo promosso dall’Ente Parco
In vista della scadenza del prossimo 15 ottobre per la presentazione alla Regione Puglia delle richieste di riconoscimento dei Sistemi Turistici Locali, si è tenuta mercoledì scorso presso il Municipio di Vieste, padrone di casa l’assessore al Turismo Nicola Rosiello  una riunione fra i rappresentanti dei Comuni del Gargano.
Obiettivo dell’incontro, presenti inoltre l’assessore provinciale al Turismo Nicola Vascello che da tempo ha attivato un percorso finalizzato a tale progettualità fra le comunità del Promontorio, il presidente del GAL Gargano Nicola Abatantuono, il segretario della Camera di Commercio di Foggia Matteo Di Mauro, in rappresentanza del Parco del Gargano Fabio Sciannameo ed il presidente del consorzio turistico Gargano Mare Vittoria Vescera, era appunto arrivare alla formalizzazione di tale richiesta.

Nel corso della discussione si è appalesata una novità che ha suscitato notevoli perplessità se non anche sconcerto.
Nell’ambito di alcuni incontri, di cui uno a maggio scorso ed uno più recente a settembre, il Parco del Gargano avrebbe ottenuto l’assenso dei Comuni del Promontorio ad attivare una procedura per il riconoscimento di un sistema turistico locale, da denominarsi “Sistema Gargano e Tavoliere”.
Tale adesione, con l’Ente Parco come sorta di Ente capofila, è stato prontamente negato, in particolare dai rappresentanti dei Comuni di Vieste e Peschici.
Approfondendo la questione sembra che l’Ente Parco, guidato dal commissario Giandiego Gatta, abbia sì convocato i Comuni del Gargano ma solo per discutere di temi ed obiettivi rientrati nella programmazione di “Area Vasta” (tanto che per Vieste ha partecipato l’assessore all’Ambiente D’Errico) per cui non si è compreso come si sarebbe arrivati all’avallo di quel sistema turistico proposto in maniera sicuramente alternativa a quello denominato “Sistema Turistico Gargano” per cui da mesi si lavora sotto l’egida della Provincia di Foggia.
La posizione del Parco del Gargano, in merito al percorso di riconoscimento dei sistemi turistici locali comparato con la programmazione di “Area Vasta”, è stata poi delineata dal rappresentante Sciannameo.
Chiarita, almeno nell’occasione, l’iniziativa parallela dell’Ente Parco, ci si è poi accordati per presentare alla Regione Puglia, così come concordato nelle innumerevoli riunioni precedenti, la documentazione unitaria per il riconoscimento del “Sistema Turistico Gargano” che in Capitanata si abbinerà ad uno analogo per i Monti Dauni.

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