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Antonio Basile (Ufficiale)

Antonio Basile (Ufficiale) ha scritto 2098 articoli per Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

Canzoniere Piceno-Popularia –

“Viaggio in terza classe”, l’ultima produzione del Canzoniere Piceno Popularia, segna un’occasione di sintesi dopo trent’anni di attività di ricerca e proposizione di repertori di musiche medievali e popolari del centro Italia. Quindici brani, il più tradizionali su musiche di Angelo Polloni (voce, chitarra battente, ghironda, flauto di canna, ciaramella e buzouki), con alcune scelte eccentriche (“La Zolfara”, storico pezzo di Cantacronache, composto da Straniero e Amodei, e “Lu Rusciu de Lu Mare”…), legate dall’idea di rappresentare l’umanità dei “vinti della storia”, gente da “terza classe”, con il semplice obiettivo di non dimenticare, “affinché quei canti riemergano dall’oblio del tempo e restino nella memoria, riletti e reinterpretati da quello che ci ha suggerito la nostra storia musicale”.
da Luca Ferrari

Canti e Incanti della Taranta

Le sonorità dei NIURI TE SULE affondano le proprie radici nella  penisola Salentina, quella terra in cui da secoli si insinua il mitico  morso di una tarantola velenosa che solo certi ritmi musicali sono in grado di sfidare.
Per definizione le ballate del gruppo sono proprie di quella pizzica tarantata che un tempo gli antichi suonavano per curare dal morso del temuto ragno.
I testi delle canzoni infatti sono quasi interamente tradizionali e perciò cantati perlopiù nel dialetto salentino: sono melodie d’amore ma anche di lavoro, che rimandano ai tempi più lontani in cui le donne cantavano nei campi e gli uomini inventavano nenie e serenate.
La musica che avvolge questi testi e’ una musica energica, vitale al cui suono è impossibile restar fermi.
 Registrato presso lo Studio  Parsifal di Sesto Fiorentino nella primavera del 2003,  completamente autoprodotto, rappresenta la  prima impresa discografica dei Niuri Te Sule.
In questo CD il gruppo propone alcuni dei testi più conosciuti della tradizione pugliese, ed in particolare di quella salentina, arrangiati seguendo due direzioni distinte: l’interpretazione quanto più fedele possibile alla tradizione, nel tentativo di mantenere l’antica eleganza degli originali, e la completa o parziale rielaborazione musicale, alla ricerca di nuove melodie che caratterizzino lo stile del gruppo.
Non manca la Tarantella del Gargano.

Il Nuovo progetto di Stefano Miele si chiama Glocalizm Vol.1 Samples, traditionals & folk!

Quella risultante che sgorga imprevista dall’incrocio tra le melodie popolari e gli arrangiamenti universali. Venerdì 15 settembre, il dj e produttore partenopeo Stefano Miele ha trasformato per una sera la libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri in un club in cui è stato garantito libero accesso a chiunque. L’occasione della speciale festa open era la presentazione del suo terzo album, “Glocalizm vol. 1 – Samples, Traditionals & Folk!” (MòGlocal – Animamundi). Un collage sorprendente di ritmi ancestrali e tradizionali – tammurriate e pizziche – reinterpretati in chiave dub, trance, psichedelica e ragamuffin. Dalla “Tammurriata nera” di E. A. Mario (1944) alla serenata in greco antico “Matinata”, scritta a cavallo tra Otto e Novecento da Vito Domenico Palumbo, ogni traccia esprime passione, erotismo, senso e desiderio di comprendere in maniera moderna i segmenti della musica del passato. Dal vivo, Stefano Miele ha presentato alcuni brani del suo album, esibendosi al computer e alle macchine-effetti digitali. A supportarlo, le voci veraci di Brunella Selo (che ha riproposto la Tarantella del Gargano), Marcello Colasurdo – che naturalmente ha portato con sé una tammorra – e Rosapaeda, magnifica espressione del canto pugliese. A raccontare i retroscena e le tante ricerche alla base di questa particolare analisi ritmico-linguistica è stato lo stesso Miele, in compagnia del musicologo e compositore napoletano Pasquale Scialò e di Alex Giordano, responsabile dell’osservatorio sul marketing non-convenzionale Ninja Marketing.

ISO e’ il titolo del disco di Brunella Selo

Brunella Selo è una delle voci più interessanti uscite da Napoli. Una scuola, quella della città, notoriamente di grandissima tradizione, anche se oggi a corto di idee rispetto a qualche decennio fa. La ricordiamo nell’esperienza di Claudio Mattone Gruppo Aperto – ‘A città ‘e Pulecenella oltre che ne La cantata dei pastori sotto la guida di Roberto de Simone. Il grande pubblico la conosce per la partecipazione come vocalist di Nino d’Angelo al Festival di Sanremo alcuni anni fa, ma sostanzialmente rimane ancorata alla sua città, dove lavora anche come musicoterapeuta. Dopo vari anni di carriera ha deciso di dare alle stampe Iso, il suo primo lavoro solista. Non deve essere stata una scelta facile: la Selo (come pochi altri nomi in Italia) ha un grande potenziale che solo un mercato discografico poco propenso al rischio non ha sfruttato al meglio. Un disco dedicato alla cultura popolare, già toccata dalla cantante, avrebbe infatti trovato uno spazio più adeguato una decina d’anni fa seguito poi da lavori più sperimentali per la voce. Questo anche perché spesso e volentieri ci siamo trovati di fronte ad artisti che hanno recuperato moltissimo materiale trasformandolo con strumenti ormai di uso comune (violoncello, oud, bouzouki) e che troviamo in questo disco. È anche vero che la scelta effettuata dalla Selo è comunque coraggiosa, perché la sua Napoli compare solo in poche occasioni. Toltasi quindi in parte “la coperta di Linus” ecco che compaiono brani originali (in alcuni casi della stessa solista) e rielaborazioni; il sardo, il gaelico e il portoghese si accompagnano al napoletano e la voce preferisce privilegiare il lirismo piuttosto che la potenza timbrica. L’inziale Arvolera, Rosa Baccana e la rivisitazione della Tarantella del Gargano (che insieme a In galera li panettiere era ed è tutt’ora uno dei punti di forza della Nuova compagnia di canto popolare) sono sicuramente tra i momenti migliori di un album che è comunque ben costruito e dall’ascolto gradevole. Ma aspettiamo una nuova prova, magari interamente di brani originali.
Michele Manzotti

Scaramouche, folk’n’roll e commedia dell’arte

Scaramouche è il nome di una nuova band di «fiorentini importati dal Sud». Il gruppo è guidato dal pugliese Michele Lombardi, (l’agrigentino Pino Fidanza alla batteria) ed ha trovato nei Litfiba un autorevole «sponsor» per spingersi lungo la trafficata strada del «folk’n’roll». Nel disco di debutto, che prende il titolo dal nome della formazione, s’intersecano atomi di country, elettroni di gothic, briciole underground, coriandoli di jazz, stelle filanti di hard rock. A unificare i tasselli, la tradizione italiana (da Modugno agli Avion) e la commedia dell’arte, con personaggi che prendono vita in canzoni come
«La tarantella del gargano», «L’ultima mano», «Il netturbino», «Il presidente» (con citazione di Totò) e la stessa «Scaramouche».
La musica è ibrida al massimo grado che siamo riusciti a immaginare.
La ricetta è questa: prendi la musica cantautorale italiana e fagli un primo innesto con il folk (del sud Italia e non solo). Riuscito il primo esperimento, come un piccolo Frankenstein, bombarda di particelle il prodotto della prima fusione: ogni particella, un genere musicale. Un atomo di country, un elettrone di gothic, briciole di scena underground, coriandoli di jazz, stelle filanti di hard rock. Istanti metal, soul, progressive. Niente più che spezie, però: mai abusarne.
Ora che il mostro è stato creato, immergilo in un bagno chimico rock e lascialo marinare un bel po’. Estrailo, battezzalo Scaramouche e mandalo a giro per il mondo, sperando che non faccia troppi casini. O che li faccia, se preferisci.

Passione per la propria terra e per la musica come espressione dell’anima di cui la terra vive ed ha vissuto.
I Terranima nascono dall’incontro di musicisti professionisti i quali, spinti dalla passione di riscoprire la musica popolare incidono un cd intitolato La Tarantolata. Questo lavoro è il frutto di svariate esperienze musicali da cui i musicisti provengono. Come si evince dall’ascolto del cd, la musica tradizionale assume un carattere armonicamente elaborato di immediato impatto nell’ascolto.
Nel mese di Luglio 2006 la Band ha presentato il nuovo album dal titolo “Tarantè” distribuito dalla Venus di Milano.

Si chiama Speranza il Cd de I Coribanti

Canti d’amore, pizziche scatenate, canti di protesta, stornelli e serenate fanno parte del repertorio di questo gruppo che è condensato in questa incisione che vede insieme cinque brani tradizionali e cinque nuove produzioni, quattro delle quali con testi di Giancarlo Colella. La parte classica tradizionale comprende Lu rusciu de lu mare, Kali Nifta, Pizzica per flauto, Nia nia e Lu paulinu. La nuova produzione abbraccia Pizzica de li Coribanti, Comu focu de ristucciu, Luna Rufiana, La morte de l’anima e Speranza.

Il suono della tradizione

Un progetto di Carlo Faiello
Il suono della tradizione nasce all’interno del festival La notte della tammorra, ispirato all’omonima festa che, in onore di san Severino, si svolge a Comiziano al suono dei tamburi: un grande raduno, trasformato anche in spettacolo itinerante che, a ridosso del solstizio d’estate, riunisce a Napoli vecchi esponenti della scena popolare come Umberto Cantone, Giovanni Coffarelli, Salvatore Donnarumma e giovani musicisti e cantatori come Gianluca Zammarelli e Alessandro Mazziotti che hanno appreso l’arte dai "vecchi" maestri, nel frattempo scomparsi, presenti in alcune opere memorabili di Roberto De Simone.
Tarantelle e tammurriate, "fronne’ e fanfare, invocazioni rituali e ritmi di banda offrono una rappresentazione in presa diretta di cosa sia la tradizione oggi in Campania.

Il gargano sbanca al salone del gusto di Torino

Al Salone del Gusto anche il Gal Gargano, unico della Puglia. Sta riscuotendo più successo del previsto la partecipazione del Gal Gargano al Salone del Gusto di Torino, dove oltre a promuovere il territorio, sta rendendo ancora più celebri i sei Presidi del Gargano (caciocavallo podolico, fave di Carpino, Agrumi del Gargano, Anguille di Lesina, Carne di bovino podolico e di capra garganica ) attraverso un progetto che mira alla valorizzazione dei giacimenti gastronomici del Promontorio.
Saverio Serlenga da garganopress

Immigrati senza diritto a Carpino denunciato il drammatico quadro della situazione

Carpino è il centro garganico maggiormente interessato al problema degli immigrati «senza diritti». Infatti, oltre ad avere una popolazione effettiva di residenti stabili di circa 400 albanesi e 200 rumeni, vede in questo periodo, e fino ai primi mesi del nuovo anno, un considerevole numero di stagionali arrivare, non solo da diversi Centri della Capitanata, ma anche da altre regioni italiane. Il dato è emerso nel corso del convegno tenutosi nella sala consiliare del municipio di Carpino, organizzato dal locale Circolo del Prc, sul tema «Diritti, integrazione, solidarietà».

Radici il programma radiofonico di musica etnica e popolare italiana, a cura di Aldo Coppola Neri

E’ un contenitore che nasce dall’esperienza di lavoro di Aldo Coppola Neri nell’ambito della musica etnica e popolare italiana, ma che si apre anche ad altre forme d’arte e di cultura quali la danza, il teatro, il cinema e i libri.
Il titolo Radici è stato scelto per evidenziare quelle forme d’arte che nascono dalla cultura legata al territorio e che si sviluppano sulla base delle esperienze personali di ogni artista producendo nuovi progetti originali ed attuali che si inseriscono perfettamente nel quadro culturale italiano. 45 minuti settimanali di musica e parole con la presenza di ospiti in studio ai quali viene dato ampio spazio per presentare i propri progetti e raccontare la propria storia ripercorrendo il loro percorso artistico.
La musica si alterna alle parole e in ogni trasmissione fa da colonna sonora agli interventi e spesso sono gli stessi musicisti che molto semplicemente si raccontano attraverso gli strumenti in sessioni live acustiche. Ospiti in studio: musicisti, attori, direttori artistici di rassegne musicali, registi, operatori del settore discografico.
Ascoltabile su internet ogni venerdi dalle 17:15-18:00

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