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Antonio Basile (Ufficiale)

Antonio Basile (Ufficiale) ha scritto 2098 articoli per Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

Festa delle Apparizioni di San Michele l’8 maggio a Monte S.Angelo su una delle vette più alte del promontorio garganico

da http://www.newsgargano.it
I pellegrinaggi ai grandi santuari della Cristianità, Roma, San Giacomo di Compostella, Gerusalemme e il Monte Gargano dell’Arcangelo Michele, determinarono il configurarsi delle grandi vie come ”Romea”, ”Francigena”, ”Camino de Santiago”… Una strada dei pellegrini che nel tempo si consolidò come "Via Sacra Langobardorum", è il tratto che collegava direttamente la capitale longobarda Benevento al Santuario di San Michele sul Gargano.

Infatti, questo nobile nome, secondo la tradizione, è legato alla devozione dell’Arcangelo che i Longobardi, fin dal sec. VI, diffusero dapprima nella Longobardia Maior (Lombardia-Veneto-Friuli) e più tardi in tutta l’Europa.
Con la diffusione del culto micaelico, il Monte divenne santuario nazionale dei Longobardi e la "Via Sacra Langobardorum", uno degli itinerari privilegiati dai pellegrini, in Italia meridionale, alla grotta dell’Arcangelo. Il nome e la funzione di "Via Sacra" sono attestati, fin dai primi decenni di questo Millennio in documenti che la presentano col nome di ”Via Francesca”. Con questo nome essi affermano in modo chiaro il suo inserimento nel percorso della Via Francesca o Francigena che, proveniente dalle regioni settendrionali della Francia, attraversate le Alpi, percorreva tutta la penisola italica, conducendo le comitive dei pellegrini del Nord Europa alle grandi mete religiose già sopra citate.  La Via Sacra ”Langobardorum”, s’insinuava (dopo S. Severo) nella Valle di Stignano, fino a raggiungere il convento S. Maria di Stignano; di qui risaliva al convento di San Matteo e a San Giovanni Rotondo; giunta, poi, a Pantano (oggi dopo il bivio per Cagnano) si biforcava: un tratto proseguiva per Ruggiano, toccando l’abbazia di Pulsano fino a Monte S. Angelo, l’altro s’inoltrava nella Valle di Carbonara per risalire anch’esso sulla montagna dell’Arcangelo. Essa era aspra e faticosa per l’accidentalità del terreno, per la presenza di fitti boschi, d’animali selvatici e predatori. Il tracciato della ”Via” era costellato da tanti "hospitia", romitori, monasteri, cappelle votive munite di pozzi, idonei ad ospitare e soccorrere viandanti e pellegrini. Alcuni di questi luoghi sono diventate famose abbazie, altri dei centri abitati. Ad ogni principale punto della "Via Sacra" era sempre presente un antico tracciato viario che metteva in comunicazione le altre strade frequentate dai pellegrini, provenienti da versanti diversi, diretti alla Basilica. Da San Giovanni Rotondo una via scendeva verso Sud e conduceva all’abbazia di San Leonardo di Siponto (o in Lama Volara), un’altra si dirigeva verso Sud-Est e, attraverso la Valle dell’Inferno giungeva a Siponto, che in seguito divenne passaggio obbligato dei pellegrini verso la Sacra Montagna. ”La Via Sacra” è ancora oggi percorribile in tutto il suo tracciato e rappresenta nella successione delle tappe con i suoi santuari ancora attivi, il cammino di conversione che il cristiano è chiamato a compiere. Per raggiungere il Santuario il pellegrino poteva percorrere un’altra strada che, in direzione Sud-est, scendeva verso la piana di Siponto, lungo la quale trovava un servizio d’assistenza pari a quello della "Via Sacra". Su questo percorso incontrava chiese, monasteri, castelli, ed ospizi. Importante punto di, riposo e di sostentamento fu l’abbazia di San Leonardo in Siponto: in questa zona diversi erano gli insediamenti preistorici e paleocristiani che attiravano l’attenzione del pellegrino. Fra questi il complesso preistorico di Scaloria e di Occhiopinto e il complesso ipogeico di Capparelli, espressioni della civiltà rupestre altomedievale. Oltrepassato Siponto, la ”Via” saliva a Monte Sant’Angelo attraverso i valloni che "rigavano" a pettine tutto il paesaggio costiero. Lungo il Vallone di Scannamuliera il pellegrino s’inerpicava sullo sperone roccioso di Ripasanta per una scala di gradini scavati nel costone, detta Scala Santa e, seguendo la cresta montuosa, raggiungeva la grotta di San Michele Arcangelo. Le tracce del pellegrinaggio garganico sono ancora impresse nei solchi di queste vie e tratturi: su molte rocce è scritta la storia silenziosa dell’uomo medievale. I graffiti e le iscrizioni rinvenuti sono la testimonianza esatta e visiva di un afflusso di pellegrini provenienti da tutte le parti d’Europa, spinti da un unico intento che era quello devozionale e penitenziale. Il pellegrinaggio garganico ha avuto anche una valenza sociale e culturale: le soste convenzionali consentivano la comunicazione e la trasmissione delle diverse tradizioni. Fu proprio sulle strade del pellegrinaggio, lungo le tappe che portavano ai santuari, che si venne a creare quella che fu in tutta l’Europa l’unità della cultura.

Più di 200 telai a Carpino nel 1866, ma si tesseva già nella villa romana di Avicenna

‘TELAI E PANNI DEL GARGANO’
Tra passato e presente – recensione di Teresa Rauzino

Disvela i tracciati dell’antica arte della tessitura. Nasce dai ricordi personali che hanno radici profonde nel cuore di chi scrive. Come le tradizioni narrate. Ricordi che riportano alla mente i rumori operosi dei telai a mano su cui le donne, fin dalla più tenera età, un tempo realizzavano i capi del corredo delle future spose. Ma anche, non dimentichiamolo, quello degli sposi.
 
Il telaio rappresenta il simbolo della civiltà agro-pastorale, fino agli anni Sessanta del Novecento componente fondamentale dell’economia pugliese, ma non solo. Fu una costante di tutta l’area mediterranea. Fino a qualche tempo fa, in Sardegna, la nascita di una bambina veniva salutata con una frase emblematica: ‘hamus una filonzana!’, ‘abbiamo una filatrice!’. Le candide telerie pugliesi erano apprezzate in tutto il Mediterraneo fin dai tempi più remoti. Nelle zone archeologiche dell’area oggi inclusa nel Parco Nazionale del Gargano sono stati ritrovati dei reperti tipici di questa antica attività, come i pesi da telaio e le spole. Testimoniano, se mai ce ne fosse bisogno, la diffusione a tappeto dell’arte della tessitura nelle nostre contrade. E questo è attestato fin dal tardo Neolitico.
In epoca greca, l’attività è documentata dall’iconografia vascolare. E dalla figura-simbolo di Penelope che, in attesa del ritorno ad Itaca del suo errante Ulisse, ‘finchè il giorno splendea, tessea la tela/superba, e poi la distessea la notte/al complice chiaror di mute faci(Odissea, libro II)’. Anche tra i ruderi delle antiche ‘villae’ romane di Santa Maria di Merino (Vieste), di Agnuli (Mattinata), di Avicenna (Piana di Carpino) di Sant’Annea (Sannicandro ) sono stati trovati antichi pesi da telaio.
Per l’età medievale, il ‘Codice diplomatico di Tremiti’ ed il ‘Regesto di San Leonardo’ di Siponto documentano che la realizzazione di panni di seta, di lana e di lino era un’attività esercitata presso i monasteri femminili, oltre che dalle tessitrici laiche. Erano ‘le donne di Dio’ a confezionare i capi di vestiario dei frati di Pulsano, come testimoniano le ‘lamentazioni’ delle Monache del Convento di Santa Cecilia di Monte Sant’Angelo, dipendenti dal suddetto cenobio. Le ‘mistiche’ fanno presente ad Alessandro III, di passaggio sul Gargano, che i monaci pretendono troppo da loro, sollecitano troppo spesso una maggiore produzione di ‘pannos, suderas, cingolas, besaciolas, saccos’. E, sicuramente, esse preferirebbero impegnare il loro prezioso tempo nelle salvifiche preghiere. Oppure miniando pregevoli codici, come quello oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli e realizzato dalle consorelle foggiane del loro stesso ordine monastico.
Panni d’altare, tovaglie, parati di lino, pianete di seta, imbottite di lana e penne d’oca, oltre che cuscini, coltri, tovaglioli, ‘tele grosse’ utilizzate in cucina sono ‘donati’ dagli Oblati dell’Ordine Teutonico alla Chiesa di S. Pietro di Vico del Gargano.
La produzione della lana aumentò in modo eccezionale in epoca aragonese con l’istituzione della ‘Regia Dogana della Mena delle Pecore’. Il prodotto grezzo era conservato nei fondaci appartenenti a commercianti locali, ma anche a quelli esteri. Furono i Veneziani a monopolizzarne lo smercio.
L’attività tessile si affinò sempre più. Il frate minore Michelangelo Manicone, autore di una delle più singolari opere dell’illuminismo europeo, ‘La Fisica Appula’, in una lettera all’Intendente di Capitanata datata 8 luglio 1809, afferma che le telerie che si lavorano in Vico del Gargano, suo paese natale, ‘potrebbero gareggiare con quelle delle Fiandre, se vi si introducesse il metodo d’imbiancar le tele, e di darle il lustro, come in quella Nazione si usa’.
La ‘Statistica’ del prefetto Scelsi elenca il numero dei telai e delle tessitrici di tutta la Capitanata nel 1866: l’arte della tessitura è esercitata in 39 comuni con 2426 telai. Il numero delle addette è pari al numero di telai presenti in ogni paese, ma le apprendiste non vengono contate. L’attività è concentrata quasi esclusivamente sul Gargano: si distinguono Vico (800 telai), Rodi (250 telai), Carpino (200 telai), Monte Sant’Angelo (130), Cagnano Varano (80), Vieste (60), San Severo (50), Peschici (48), Ischitella (42). Fanalino di coda: Foggia con 12 telai e Cerignola con 10.
Il libro di Lemme e de Leo riporta innumerevoli ‘carte dotali’ ritrovate negli Archivi di Stato di Foggia-Lucera. Documenti estremamente interessanti, che elencano i vari tipi di capi presenti nelle cassapanche delle famiglie di rango, e che illuminano un buio passato. Scrigno di tesori artistici e naturali, il Gargano ha custodito immutate queste antiche tradizioni, che rischiavano di essere disperse.
Dobbiamo al ricordo ed alla manualità delle anziane tessitrici di Vico e di Carpino la conservazione di originali tecniche artigiane. Oggi sono rivissute e rivisitate dalle giovani imprenditrici delle cooperative ‘Telaio di Carpino’ e ‘Penelope’ che, dopo un periodo di specifica formazione professionale, hanno incominciato a produrre i manufatti in fibre naturali. Rispettando la tradizione nell’innovazione, con esperte di ‘design’ come la ventisettenne Alessandra Ruo, che diplomatosi all’Accademia delle Belle Arti, e già affascinata dalla storia del laboratorio tessile della Bauahus, scuola tedesca di arte e mestieri in cui insegnavano ‘maestri’ del calibro di Paul Klee e Wassilj Kandiskij, decise di iscriversi al corso di formazione per tessitrici del Parco Nazionale del Gargano. Divenendone, di fatto, la stilista.
Il merito di aver creduto fortemente nell’iniziativa, presentando il ‘Progetto Penelope’ fin dall’Istituzione del Parco, va comunque tutto ascritto a Menuccia Fontana. Il concreto sostegno dell’Ente e delle leggi sull’imprenditoria giovanile ha reso fattibile il suo sogno, la sua ‘utopia’: l’artigianato tessile è risorto dalle ceneri dell’oblio e della dimenticanza. Come l’Araba Fenice.

Telai e panni del Gargano di Carmine de Leo e Mario Lemme,  Edizioni del Parco, Grenzi, 2002

La chiesa di Sant’Anna a Carpino

da http://www.puntodistella.it
Vorrei richiamare l’attenzione dei lettori di “punto di stella” sulla storia di un monumento del mio paese.
Carpino, fin dalle sue origini, è sempre stato un borgo agricolo. Per questo fu fatta costruire la chiesa di Sant’Anna: per consentire agli abitanti impegnati nella coltivazione dei campi di assistere alla messa.
Nominata per la prima volta in un documento del 1736, e annoverata tra le chiese rurali, in origine fu affidata alla custodia di un eremita, per il quale era stata realizzata una abitazione annessa alla chiesa, presto abbandonata, e che risultava già parzialmente distrutta agli inizi del Novecento. In seguito al primo crollo della copertura, l’edificio fu sottoposto a diversi interventi di restauro, che ne hanno, per fortuna, conservato l’aspetto originario. La semplice facciata in pietra bianca è ancora visibile; sulla parte alta del muro posteriore, un arco campanario sorregge una campana. Sull’unico altare in stile barocco, con colonne decorate da tralci di vite a spirale, campeggiava un bel quadro di fattura settecentesca raffigurante la Madonna col bambino e Sant’Anna, sottratto purtroppo nel 1969. Tale evento, unito alla distanza dal centro abitato, ha contribuito al suo progressivo abbandono, per cui, dopo un ulteriore crollo della copertura, appare allo stato di rudere.
Oggi questa chiesetta è dimenticata, nessuno più ne parla; i ragazzi del paese non sanno neppure dove si trova. La Chiesa di Sant’Anna si presenta in una condizione di totale abbandono, se la si guarda, si nota come essa ha preso la forma di una vecchia “torre” di campagna, ormai dimenticata dal mondo. Ora vi chiedo: perché questa chiesa, che ha contribuito a costruire la religiosità degli abitanti di Carpino, deve essere dimenticata e abbandonata? Perché nessuno fa niente per salvare questo nostro pezzo di storia? DONATELLA MARCANTONIO
Ringraziamo Donatella e per merito di Crono88 accendiamo i riflettori sulla Chiesa di S.Anna cliccando qui

UN LUOGO CHE VORRESTI SALVARE DALL’INDIFFERENZA

da http://www.puntodistella.it
Il posto che mi sta più a cuore è un luogo bellissimo ma rimasto a marcire come le foglie che cadute dall’albero rimangono lì, fin quando non spariscono del tutto. Questo luogo si trova in cima a una collina, è una piccola chiesetta dove si può vedere un panorama meraviglioso. Però ogni anno che passa tutti la dimenticano tranne noi ragazzi che vi andiamo molto volentieri.
Noi la chiamiamo la Santa Croce, è sempre chiusa tranne il 3 maggio. Il pomeriggio si svolge la messa ed è un giorno diverso dagli altri perché tutti i ragazzi ci vanno a trascorrere una giornata diversa, non solo noi di Carpino ma anche ragazzi di altri paesi. Come sarebbe meraviglioso curarla un po’, darle delle piccole attenzioni qualche volta.
Dall’apparenza sembra una normale chiesa, ma non è così. Non penso che dalle altre chiese del territorio si possa guardare il sole mentre sta tramontando dietro il lago di Varano; non penso che puoi rilassarti mentre guardi tutto ciò che hai intorno. In primavera è molto piacevole andarci; un po’ più sopra di questa chiesetta c’è un grande spazio verde. Questo luogo però viene lasciato degradare, tra bottiglie di ogni genere, anche rotte, panchine e cestini rotti, siringhe (ne possiamo trovare a centinaia) e anche profilattici! Sarebbe bello se quelle schifezze non ci fossero.
Non chiedo un miracolo, vorrei solo che gli dessero uno sguardo per dire: «Cavolo, ma perché non facciamo qualcosa!?». Invece no! Se la guardassero in che condizioni è ridotta, di sicuro direbbero: «I ragazzi di oggi non hanno rispetto più di nulla.» ROSALBA BASILE

Stabilite le date della XIII edizione del Carpino Folk Festival

Scritto dal Comitato Direttivo dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival   
 
Grisetti fotografato da alemacrini La riunione di ieri sera del Comitato Direttivo dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha stabilito le date della nuova festa della musica popolare italiana.
La tredicesima edizione del Carpino Folk Festival si terrà dal 01 al 09 Agosto 2008.
 
Tutto il meglio della musica popolare, anziani cantori, artisti e gruppi di riproposta, si troveranno in quello che negli anni passati è stato un evento e una festa, un equilibrato mix tra riti pagani e religiosi, un magico binomio tra un festival/concerto e una festa paesana/patronale alla scoperta di un mondo antico, per molti sconosciuto e incomprensibile, ma proprio per questo carico di un fascino inesauribile che fa del nostro festival qualcosa di unico nel panorama musicale popolare.
 
Ogni edizione è sempre un nuovo punto di partenza. Il programma del 2008 sarà un grande spot per il patrimonio immateriale culturale del Gargano affinché i numerosi Suonatori e Cantatori del Gargano, i loro canti e la loro funzione, la chitarra battente, i balli e i tre principali motivi ritmici della musica del Gargano, la rurianella, la viestesana e la mundanara, entrino di diritto nella lista dell’Unesco rappresentativa del “Patrimonio Culturale immateriale dell’Umanità”.
 
Il Carpino Folk Festival 2008 si inserisce all’interno di F.F.S.S., l’iniziativa fortemente sostenuta e voluta dalla Regione Puglia, dalla Provincia e dall’Azienda di Promozione Turistica di Foggia per proporre un unico festival di grande qualità, con ben due mesi di programmazione, luglio ed agosto, per attrarre molte migliaia di spettatori grazie agli oltre 250 artisti coinvolti negli spettacoli (dal Teatro Civile al Folk, alle Tradizioni Popolari, alla Musica Classica, al Jazz), diffusi su un territorio di venti comuni tra il Gargano e i Monti Dauni.
 
La line up del Carpino Folk Festival 2008 è in via di definizione, molte le sorprese e gli appuntamenti. Saranno pubblicate anticipazioni sul sito man mano…

Il Canto a Tenore di Bitti nella terra della tarantella

BASILICA – CATTEDRALE DI VIESTE – FESTA A MARIA

5 MAGGIO 2007 – ORE 21.00

I TENORES DI BITTI – “MIALINU PIRA”
IL CANTO A TENORE

Il canto a “tenore” è l’espressione etnico musicale più arcaica della Sardegna centrale ed è la prova dell’esistenza della pratica polifonica in tempi remotissimi. E’ realizzato da quattro cantori chiamati Bassu (Basso), Contra (Contralto), Mesu Oche (Mezza voce), Oche (Voce), disposti in cerchio, riproponendo la forma architettonica dell’antica civiltà sarda, quella nuragica. Ci troviamo di fronte ad un modo molto particolare di cantare dal punto di vista timbrico. Delle quattro voci due sono gutturali: Bassu e sa Contra. Esse caratterizzano in maniera peculiare il canto a tenore. Su Bassu con un suono grave e profondo e un caratteristico vibrato mantiene la stessa tonalità della voce solista, ovvero la  fondamentale della triade su cui si accorda la polifonia del tenore; una quinta sopra si trova la Contra che si caratterizza per un suono più lineare, metallico e meno vibrato. E’ difficile stabilire le origini del Canto a Tenore che secondo alcuni risalirebbe addirittura a 4000 anni fa. La natura del canto sembrerebbe strettamente radicata nella vita pastorale, nella solitudine della campagna, a stretto contatto con il bestiame e con la natura. Bitti è uno dei paesi in cui si pratica il Canto a Tenore. Immerso nel centro della Sardegna, nelle vicinanze di Nuoro, in Barbagia, Bitti è il paese di Michelangelo “Mialinu” Pira, antropologo e studioso della cultura bittese, alla cui memoria è intitolato il gruppo.  Il 25 Novembre 2005 il Canto a Tenore di Bitti è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Intangibile dell’Umanità.
Il repertorio della serata è caratterizzato soprattutto da antichi canti religiosi della tradizione sarda dal 1500 al 1900. Due particolarità accomunano questi canti alla devozione mariana dei viestani. La prima riguarda  l’affinità di melodia tra alcuni canti a tenore e quelli classici delle novene a S. Maria di Merino. La seconda è che tra i canti a tenore più famosi figura “Grobbes de  s’Annossata”, ossia canti in onore dell’Annunziata, e  la statua di S. Maria di Merino altro non è che una classica rappresentazione dell’Annunciazione.

Il Concerto è organizzato dalla Società di Storia Patria per la Puglia – gruppo di Vieste “Pasquale Soccio”, in collaborazione con la Comunità Parrocchia Cattedrale di Vieste e L’Associazione Musicale Onlus “Nuova Diapason” nell’ambito della “Festa a Maria”. Si ringraziano vivamente tutti i viestani che con il loro contributo hanno permesso la realizzazione di questo grande evento religioso e culturale.

Palazzo Dogana cinque i rappresentati dal Gargano

La pattuglia alla Provincia espressa dai due collegi del Promontorio. Una trentina i delusi. Cinque i rappresentanti dei due collegi del Gargano nord: Vico del Gargano (Cagnano, Carpino. Ischitella, Vico del Gargano) e Vieste (Peschici, Rodi Garganico, Vieste) eletti in seno al nuovo Consiglio provinciale. Altro dato numerico: la pattuglia che rappresenterà questa parte di territorio è un sesto di coloro che il 13 e 14 aprile erano nelle liste dei cinque candidati alla presidenza della Provincia. Un risultato che si può leggere in chiaroscuro, nel senso che con l’occhio dell’ottimismo si può tranquillamente definire più che buona la consistenza della componente nordgarganica; sull’altra faccia della medaglia: il numero dei delusi è abbastanza consistente, ben venticinque.
A1 di là di ogni altra valutazione, c’è un dato oggettivo che nessuno può disconoscere: per la prima volta nella sua storia, cinque esponenti politici di quest’area geografica entrano a far parte della massima assemblea provinciale, e ciò non può che essere salutato come un successo di proporzioni, forse neppure pensabili alla vigilia del voto. Dobbiamo andare indietro di qualche anno per trovare due esponenti nord garganici in Provincia: gli ultimi, in ordine temporale, Vincenzo Caruso (Vieste), Guido Pupillo (Vico del Gargano); nella giunta del presidente Antonio Pellegrino, l’ex assessore (esterno) Pierino Amicarelli. Rappresentanza nord garganica tutta spostata a destra: quattro su cinque, un dato che è in linea con il piccolo tsunami che ha travolto il centrosinistra che ora sta leccandosi le ferite. Per la prima volta siederanno a Palazzo Dogana: Carmine D’Anelli, Giuseppe Di Pumpo e Rocco Ruo; conferma, invece, per Angelo De Vita e l’uscente assessore al bilancio, Nicola Tavaglione.
La geografia degli eletti: Cagnano Varano ha due rappresentanti, un ex sindaco, Giuseppe Di Pumpo, e l’attuale primo cittadino, Nicola Tavaglione; Carpino, Rocco Ruo; Rodi Garganico, il suo sindaco, Carmine D’Anelli; Vieste, Angelo De Vita.
A bocca asciutta, Ischitella, Peschici, Vico del Gargano (si può consolare con Rocco Ruo, visto che vi risiede da qualche anno avendo sposato una vichese), comuni che avevano candidato rispettivamente: Michele Dionisio, Michele Di Fine, Matteo Tricarico; Fabrizio Losito, Giovanni Maggiano, Giampiero Protano, e l’ex sindaco, Francesco Tavaglione; Nicola Apruzzese, Roberto Budrago, Costanzo Di Iorio, Michele Pupillo.
Con la campagna elettorale ormai alle spalle e il dato numerico è incontestabile, d’ora in poi i cinque eletti dovranno misurarsi con i problemi legati al Gargano nord: dalla viabilità al turismo, dall’edilizia scolastica all’ambiente.

E’ Antonio Pepe il nuovo presidente della Provincia di Foggia, Rocco Ruo di Carpino al momento è consigliere

E’ Antonio Pepe il nuovo presidente della Provincia di Foggia. Il candidato del centrodestra è stato eletto con 132.455 voti e il 54,02% delle preferenze.

La vittoria di Pepe rappresenta la conquista storica di Palazzo Dogana della destra, dopo oltre 50 anni di ininterrotto governo della sinistra. Professionista stimato, Pepe ha sempre vissuto a Foggia, dove è nato il 10 gennaio del 1946.

Ecco nel dettaglio la composizione del consiglio provinciale.
Dieci seggi al Popolo delle libertà, e cioè Aniello Maciulli (collegio di Trinitapoli), Francesco De Monte (collegio Cerignola 2), Pasquale Dotoli (collegio Lucera 1), Domenico Farina (collegio Cerignola 1), Francesco Di Paola (collegio Margherita di Savoia), Angelo De Vita (collegio Vieste), Emilio Gaeta (collegio di San Severo 1), Giuseppe La Torre (collegio Manfredonia 3) e Paolo Mongiello (collegio Foggia 2). Primo dei non eletti per il Pdl è Paolo La Torre (collegio Foggia 6).
Un seggio per Alleanza per la Capitanata, e cioè Nino Santarella (collegio di Accadia), primo dei non eletti Giuseppe Moscarella (collegio di Orta Nova); un seggio alla Capitanata prima di tutto, con Rocco Ruo (collegio di Vico del Gargano); un seggio alla Lista del presidente Pepe, con Carmine D’Anelli (collegio di Vieste); tre seggi all’Udc, con Nicandro Marinacci (collegio di San Nicandro Garganico), Antonio Bonfitto (collegio di San Marco in Lamis) ed Enrico Santaniello (candidato presidente); un seggio alla Rosa Bianca, Pasquale Pellegrino (collegio Foggia 6); un seggio alla Destra, con Paolo Agostinacchio (candidato presidente).
Il centrosinistra prende invece dodici seggi: quello del candidato presidente Paolo Campo, quindi altri sette seggi al Partito democratico: Antonio Prencipe (collegio Manfredonia 2), Antonio Angellilis (collegio Manfredonia 1), Vincenzo Balzamo (collegio Manfredonia 3), Gaetano Cusenza (collegio di San Giovanni Rotondo), Nicola Sgarra (collegio Cerignolam 1), Rocco Pezzano (collegio Cerignola 1) e Sergio Clemente (collegio Foggia 5).
Due seggi per il Partito socialista: Bernardo Lodispoto (collegio Margherita di Savoia) e Nicola Tavaglione (collegio Vico del Gargano); un seggio alla Sinistra Arcobaleno con Michele Augello (collegio di San Marco in Lamis) ed infine un seggio all’Italia dei valori con Massimo Colia (collegio Cerignola 1).

La passione per la politica è stata ereditata dal padre, Giuseppe Pepe, stimato primo cittadino di Foggia. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza con 110 e lode è diventato notaio all’età di 27 anni.

Componente del Consiglio dell’Ordine Notarile del distretto di Foggia, Pepe è stato eletto per la prima volta deputato nella XII legislatura per poi tornare alla Camera dei Deputati nel 1996, nel 2001 e di nuovo nel 2006.

Nelle varie legislature è sempre stato componente la Commissione Finanze, oltre che componente del Comitato paritetico Camera/Senato sull’attuazione del federalismo fiscale, membro della Commissione parlamentare consultiva in materia di riordino fiscale, membro della Commissione speciale per l’esame della relazione del Governo in tema di riordino delle norme legislative e regolamentari.

Nella legislatura 2001/2006 Pepe è stato capogruppo di Alleanza Nazionale in Commissione Finanze, e membro della Giunte delle elezioni (giunta che ha presieduto nella sua prima seduta in questa legislatura).

Nella legislatura 2006/2008 Pepe oltre ad essere componente la Commissione finanze è stato segretario della Giunta per le autorizzazione a procedere.

Buon lavoro a tutti e che la popolazione di Capitanata sia orgogliosa di voi tutti. Un particolare augurio per il nostro concittadino Rocco Ruo affinchè fra 4 anni tutti i carpinesi ti siano riconoscenti per il lavoro svolto.

Il nuovo numero di Fuoriporta, il mensile di Vico del Gargano

Scarica il Fuoriporta di Aprile!
Una “maledetta primavera” per alcuni, che non si presta a canzoni di nessun genere, mentre gioisce chi ha saputo aspettare con pazienza il logorio del potere.
Coloro che devono purtroppo soccombere, indipendentemente dalle vittorie o dalle sconfitte elettorali, sono i cittadini del Gargano. L’ultima in ordine di apparizione è la notizia, (pare non buona) che proviene dal settore della sanità. La Regione Puglia si conferma Ente con molti gradi di miopia, non solo per non vedere in lontananza un sacrosanto diritto, ma per non saper cogliere i reali bisogni di un territorio, più che di una comunità, mortificato da una politica manageriale che affida ai conti e alle spese, l’unica via di uscita per risolvere le crisi. L’ospedale di zona non è un optional ai servizi (magari!) già esistenti, ma rappresenta per la gente garganica, una speranza di sopravvivenza. In luoghi storicamente isolati da una rete viaria obsoleta ed impervia, difficile da percorrere, prevedere un centro di accoglienza e di cura che assicuri quantomeno il primo soccorso ed esami diagnostici di qualità non è certo un reato. O una richiesta indecente.
Se poi, il prezzo da pagare grava sempre sulla pelle della povera gente…
Come da tradizione, non ci resta che pregare. Pregheremo i nostri Santi, ora che Padre Pio sarà anche più visibile, pregheremo i nostri politici, che hanno bisogno di grandi stimoli per operare o fare “miracoli”, pregheremo i nuovi governanti, che tra tasse e voli aerei potrebbero anche prendere in considerazione migliaia di garganici, che vivono con coraggio e abnegazione, una terra che nel bene e nel male fa sempre e comunque parte dell’Italia…! Bossi e Calderoli permettendo.Editoriale di Michele Lauriola

Premio Biol in Puglia all’olio di Carpino

Il Premio Biol in Puglia è stato assegnato all’extravergine ‘Dop dauno Gargano’ dell’azienda Sio di Carpino che se lo aggiudica per il secondo anno consecutivo. Il Biolethic per il miglior contributo etico è andato all’olio palestinese della cooperativa Al Reef.
Gli altri vincitori della tredicesima edizione del Premio Biol-BiolFish – la cui giuria ha valutato 310 oli di 19 Paesi – saranno proclamati e premiati nel prossimo mese di giugno. Dietro il dop garganico si è piazzato il ‘Fruttato medio’ dell’azienda Minervini di Molfetta. Altri riconoscimenti, come il Biolphoto agli scatti, sono andati ad Antonella Roscino di Conversano per la sezione olio e Vito Centomani di Monopoli per la sezione mare. Oltre alle prime premiazioni, domani verrà presentata una ricerca su pesca ecosostenibile e acquacoltura bio condotta dall’Istituto certificazione etica e ambientale Coispa in collaborazione con la Regione Puglia e si terrà la manifestazione ‘Il pesce in piazza’, degustazione organizzata dai pescatori monopolitani.

La Compagnia del Caffè sceglie Carpino come ‘sede’

“Il buon caffè” a Carpino per presentare le nuove modalità di preparazione Come cambiano gusto e preparazione del caffè. La classica "taz­zulina" di caffè sotto la lente di in­gradimento nel corso di uno stage sulle nuove tecniche di elaborazione del caffè espresso che s’è tenuto a Carpino, or­ganizzato dalla "Compagnia del caffè" dell’Associazione internazionale Scae (Speciality coffee association of Europe), rappresentata dal barman Aibes – Iba, già campione mondiale 2001; Marcello Vi­tellone, docente di questo primo incontro tenutosi a Carpino. Notevole l’affluenza degli addetti, ri­gorosamente presenti su invito e gra­tuitamente, ai quali è stato spiegato che «la fortuna di un bar non si realizza solo con una attenta igiene, prodotti di buona qualità e molta buona volontà, ma anche con una propensione a spostare le proprie iniziative commerciali verso una evolu­zione della solita somministrazione di un buon caffè espresso, e, quindi: attenzione particolare alle origini del prodotto del caffè; alle nuove tecniche di estrazione dell’espresso con alcuni segreti; analisi attenta ai parametri tecnici delle attrez­zature di macinatura ed infusione, pu­lizia, manutenzione e controllo qualità acqua». I partecipanti hanno potuto verificare "de visu" le nuove tendenze del gusto del "mondo caffè" eseguite con decorazioni suggestive, affinando anche la loro bra­vura nel realizzare il "cappuccino per­fetto". Un’iniziativa che in un primo momento poteva apparire fuori luogo, soprattutto in una terra che produce in particolare agrumeti, ma che si è ben inserita nel paessaggio del Gargano ed in particolare in quello, aspro e naturale, del Gargano interno dove il promontorio ha ancora molto da offrire. Al di là della manifestazione, va sot­tolineato come anche questo genere di iniziative consente una destagionalizza­zione del turismo, perché l’offerta viene appunto allargata per convention di que­sto tipo, anche se riservati ad una quota minima di persone, che fanno appunto aumentare i flussi turistici e dopo il sole ed il mare è quello che ci vuole per consolidare l’offerta turistica del Gar­gano, anche di quello interno.

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