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Carpino/ Addio a Michele Di Perna

di Mimmo Delle Fave
Pochi giorni fa, all’età di 86 anni, in un mesto mattino autunnale e deceduto Michele Di Perna. Forse è tra quelle persone di Carpino, in assoluto, che ha scritto più poesie (in lingua ed in vernacolo). Lo si può definire l’autodidatta per eccellenza. Al conseguimento del 5° Ginnasio, frequentato a Foggia dove viveva con la sua famiglia, dovette precipitosamente rientrare in via definitiva a Carpino. Foggia infatti era diventata un terribile teatro di guerra (quella del 1940-45) ed era oggetto di frequenti bombardamenti , ormai noti nella Storia. Nel 1947, a 20 anni, con l’Italia ormai liberata dal nazi-fascismo, Michele Di Perna assolve agli obblighi militari di leva nell’Esercito Italiano terminato il quale rientra a Carpino dove inizia a svolgere attività lavorativa. Prima come segretario nella locale Cooperativa di Pescatori, poi – agli inizi degli anni ’60 – come segretario presso la Scuola Media Statale appena istituita con la nuova riforma. Nel frattempo si sposa, ha tre figli: due femmine ed un maschio. Ed eccolo il Michele Di Perna che tanti cittadini di Carpino ricordano di più: dopo l’esperienza alla Scuola Media viene assunto alle dipendenze del Comune di Carpino prima presso l’Ufficio Anagrafe-Stato Civile e successivamente, in via definitiva, passa alla Segreteria comunale alle dirette dipendenze, quale persona altamente competente ed affidabile, dei tanti Sindaci, Commissari Prefettizi e Segretari Comunali che lo hanno conosciuto ed avuto accanto. Tra le sue attività, per così dire culturali e di hobby, oltre ad aver composto numerose poesie ricordiamo che Michele Di Perna fu anche, per qualche tempo, Corrispondente da Carpino per il Quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”. In due delle sue poesie-testamento, come possono essere definite e di cui una viene riportata qui in calce integralmente, Michele Di Perna, alla sua morte, avrebbe desiderato essere sepolto “Nel bosco, nei campi dei miei avi, dove voglio morire abbracciato alla terra nera come se fossi seduto sulle ginocchia della mamma mia” (A’ Vicchiaia), oppure “In cim’ a mont’ Frnon’ (dal titolo omonimo). Oltre alle due poesie citate ne ricordiamo quì i titoli di alcune altre molto significative: la serie dedicata ai mestieri di una volta, oggi quasi del tutto scomparsi, “Muntagn fatat’”, “Cant’ nu’ gridd’”, “Natal”, “Fatt luver”, “Canto la donna” (quest’ultima composta in Lingua).
A VICCHIAIA
(1° Premio al Concorso di Poesia “Giuseppe d’Addetta “- Carpino 1986 – Sezione in Vernacolo. Nella stessa edizione un altro carpinese, Matteo Cerrone, si aggiudicò il 1° Premio in Lingua con la poesia “Notte d’Estate”).
Chia mai c’ po’ rcurda’ d’ me mo che so’ fatt’ vecch’, pass’ la vit’ n’nt la strad tutt’ li jurn ‘assttat.
Migghieram’ je’ mort da nu munn d’ann’, figghim’ vann’ semp fuienn e addov’ stann fann’ li dsprat’.
Maramè, chi m’adda cunfurtà mò che song d’vntat minghiaril!
Li cunpagn’ mija che stann a quidd’ munn sapevn’ quant’ jiev’ fatgator’: lu megghijo d’ li mtitor’, lu chiù furzant d’ tutt’.
Quann’ stev’ sop’ li vuliv’ cantav’ p’ na voc d’ pett tanta sunett paisan’; vulev ben’ pur alli pret’ d’ la via
Tat’ jiev pacion’ e cunpagnon’.
Mo’ che nun val’ chiù nent’ avit’ cumpassion’ bon’ vucin: purtatm’ ‘a la terr’ d’ lu tatt’ mij, a lu vosch,
addà jiè campà cuntent tutt’ la vit’ e addov’ voij murì abbrazzat’ alla terra ner’, com’ se stess ‘nzin a mamma mia.

Traduzione: LA VECCHIAIA – Chi mai può ricordarsi di me ora che sono vecchio, passo la vita nella strada tutti i giorni seduto. / Mia moglie è morta da molti anni, i miei figli vanno sempre correndo e dove vivono fanno i disperati. / Povero me, chi mi conforterà ora che sono diventato inutile. / I miei amici che sono già morti sapevano quanto fossi lavoratore: il migliore tra i mietitori, il più forte di tutti. / Quando ero sopra gli alberi di ulivo cantavo con una voce possente tanti sonetti paesani; volevo bene anche alle pietre della strada tanto ero buono e di compagnia. / Ora che non valgo più nulla abbiate compassione, voi buoni vicini:
portatemi alla terra del padre mio, nel bosco, là vivrò contento per il resto della mia vita e lì desidero morire abbracciato alla terra nera, come se fossi seduto sulle ginocchia della mamma mia.

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