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Il rito antico della tarantella (di Carpino)

di Sergio Torsello
da Anci Rivista, marzo/aprile 2013

La recente “fortuna” delle tradizioni popolari in chiave identitaria ha innescato in numerose comunità locali, in special modo nel Meridione d’Italia, processi virtuosi di valorizzazione dei patrimoni etnografici territoriali. In Puglia la clamorosa risonanza mediatica della scena della pizzica salentina ha talvolta oscurato il dinamismo di altre realtà in cui da più di un decennio si registra una significativa opera di riscoperta del patrimonio musicale di tradizione orale che coinvolge intellettuali, musicisti, amministratori locali. È il caso delle tradizioni musicali di Carpino, piccolo centro agricolo in provincia di Foggia, nel cuore del promontorio del Gargano, “scoperte” dall’etnomusicologia storica sin dagli anni 50 e 60 e oggi oggetto di un vasto ritorno di interesse soprattutto giovanile. A questo prezioso patrimonio musicale (di cui la celebre “tarantella del Gargano” è l’esempio più noto) è dedicato ora un raffinato volume di Salvatore Villani, Le tarantelle del Gargano. I cantori e musici di Carpino (pp.142, euro 25) recentemente edito per i tipi delle Edizioni Nota di Udine. Etnomusicologo, musicista e operatore culturale, Villani convoglia nel testo i risultati di un trentennale lavoro di ricerca e documentazione soffermandosi in maniera sistematica su due particolari forme di canto: il “sunëtte” (sonetto) che si esegue sulle varie forme di tarantella, e la “Canzone” (canzone) un canto a distesa accompagnato dalla chitarra battente, lo strumento principe dell’area in esame. In un percorso metodologicamente ineccepibile, Villani ricostruisce gli scenari performativi, le forme e le articolazioni del testo verbale, le pratiche musicali e gli aspetti organologici, le figure di esecutori e quelle dei costruttori di strumenti, offrendo al lettore un compendio non del tutto esaustivo ma largamente attendibile di forme e generi della musica tradizionale dell’area. Canti d’amore e di sdegno, soprattutto, ma anche tarantelle e canti narrativi, testimoniano l’unicità di repertori strettamente legati ad un mondo agropastorale ormai quasi del tutto estinto, a spiccata vocazione conservativa, ma non per questo privo di echi ed influssi che rimandano ad una più ampia civiltà musicale euromediterranea. Al volume sono allegati due Cd che raccolgono 40 documenti sonori registrati tra il ‘54 e il 2011 da Alan Lomax, Diego Carpitella, Roberto Leydi, Gabriele Leggieri e Giovanni Canistro e dallo stesso Villani che restituiscono tutto il fascino “poetico” e insieme il “furore panico”, come disse Leydi, che emana dalla tarantella del Gargano e dai suoi leggendari interpreti: Andrea Sacco, Antonio Piccininno, Antonio Maccarone, per citare solo i più noti. Un libro per certi versi esemplare perché oltretutto dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, come la conoscenza,la documentazione e la divulgazione dei risultati delle ricerche siano il presupposto fondamentale per ogni iniziativa di tutela e valorizzazione del folklore musicale.

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